Mitteilungen des Deutschen Archaeologischen Instituts, Roemische Abteilung

Title also in Italian: Bullettino dell'Instituto archeologico germanico, Sezione romana, 1925- Some no. issued combined Vol. 59 (1944) issued 1948; ...

0 downloads 27 Views 22MB Size

Recommend Documents


Mitteilungen des Deutschen archaeologischen Instituts, Roemische Abteilung=
Book digitized by Google from the library of the University of Michigan and uploaded to the Internet Archive by user tpb.

Mitteilungen des Deutschen Archaeologischen Instituts, Roemische Abteilung
Art index Avery index to architectural periodicals. Second edition. Revised and enlarged. Supplement Some no. issued combined Vol. 59 (1944) issued 1948; v. 60/61 issued 1953/54 Special supplements accompany some vols 26 26

Mittheilungen des Kaiserlich Deutschen Archaeologischen Instituts, Athenische Abtheilung
Book digitized by Google from the library of Harvard University and uploaded to the Internet Archive by user tpb. Vols. for lack issue numbering Bd. 6 (1886)-Bd. 10 (1891) 1 v.; Bd. 11 (1892)-Bd. 20 (1901), 2 v

I

in

eilungen des Deutschen archäologischen Instituts, ... Deutsches Archäo

Institut.

Römische

Abteil

Digitized by

Google

Digitized by

Google

MITTHEILUNGE N DES KAISE BLICH DEUTSCHEN

ARCHAEOLOGISCHEN INSTITUTS ROEMISCHE ABTHEILUNG Band

IV.

BÜLLETTINO DELL' IMPERIALE

ISTITÜTO ARCHE0L0G1C0 SEZIONE

GERM ANICO

ROMANA

Vol. IV.

ROM VERLAG VON LOESCHER

&

C.°

1889

/



Digitized by

^1

Google^

Rom»

— Tip. della

R. Accaderaia dei Lincci

Digitized by

Google

SUAVI DI POMPEl INSL'LA

IX,

(Tav.

Contemporaneamente

1).

Ne diamo lato N,

1881

113

p.

1888

agli scavi descritti Bull.

sgg.); le fu dato

il

0

N.

(cf.

(Jcn-

n. 7 nella regione

IX.

cominciando dal

la pianta sulla tav. I e la descriyiaino

procedendo da

181 sgg.

p.

ad E della casa detta del

fu dissotterrata in ^ran parte l'isola

tenario (Bull.

1880-88. 7.

ad E. »

La casa

[11]

2,

1,

angolare

Not. d.

NO

il

rauro

ove perö la porta

a,

si

angolare

SO

fosse

giunta con

E

fino

da tempi

fin

stile

vi

deco-

il muro in fondo La decorazione nello stile

a tntto h ed

e posteriore.

una caupona,

l'atrio

sonza

triclinii,

sg.).

perö nolla disposizione interna

da questo lato la casa non ebbe sempre

Che

514

conserva in f\ le puö essere contemporanea la colonna di A, che e di tufo ; k-o sono d'origine posteriore, e

suddetto

forse

p.

cambiamento. Rimonta all'epoca del primo

rativo la facciata,

ad

;

1888

essen zialmcnte

esisteva

antichi nell' estensione attuale fu qualche

sc.

me

lo

la stessa estensione.

fanno credere la bottega con-

trasformato in un locale

coperto, ed

i

grandi

comunicaziono fra loro e semplicissimi, mentro

in

case particolari triclinii di questa estensione sogliono essero decorati

con un po' piü di cura. a,

sono

bottega spaziosa

incastrati

(in.

5,52

quattro vasi, di

X

4,36). Nel podio (largo 0,82)

cui

quello ad

0

e iu parte co-

perto dai cioque piccoli gradini (opera incerta rivestita di stucco) destioati a collocarvi vasetti ed altri utensili. dietro

il

podio, e ricavata

una nicchia a

Nel muro

volta,

d.,

appena

alta 0,42, larga

Digitized by

Google

SC AVI DI POMPEl

4

0,43, profonda

da 0,17 a 0,21.

babilmente di legao.

— Manca

la soglia, che era pro-

materiale

di

II rialzo

nell'angolo

priucipio d'una scala di legno, la quäle, addossata al

verso

iirigeva

X

ed era in

e d.

anche da c

aecessibile

origine

quell'ingresso fu muralo e avanti ad esso, in

SO

muro

fu fatto

c,

il

si

poi

;

un fuso-

rium, vale a dire uq poggiuolo di fabbrica col margine rialzato c

un

superticie inclinata verso l'angolo, ove

l'acqua sulla strada.

NE

l'angolo

Un

foro nel

muro conduceva

tubo di creta incastrato nel muro

presso

sin.

puo provenire dalla latrina del locale superiore. a e c

erano strettamente imiti per mezzo della larga porta, e l'atrio fa-

ceva quasi

d'una retrobottega

le veci

fauce (1,65

b,

diatamente sulla

immcssa una

X

(').

4,68) con porta (soglia di lava) postaimme-

nella.massa ordinaria del pavimento e

strada;

pietra di lava con incavo per la trave obbliqua che s'ap-

poggiava contro la porta per fermarla

sulle pareti

;

in su intonaco grezzo deH'epoca del

primo

Stile,

du circa m. 1,40 inferiormente in-

tonaco posteriore bianco diviso in scompartimenti da linee rosse. c (7,45

X

6,62) occupa

il

posto

fasse coperto e servisse agli usi della

la bocca di cisterna, fra le porto di

piü

alto,

dell'atrio.

caupona

d ed

e,

:

Pare

che

certo

manca l'impluvio

;

sta quasi nel punto

senz'apparecchio di sorta per farvi entrar l'acqua

;

il

pa-

vimento, d'una massa non molto resistente e che mostra di non essere recente, non potrebb'essere cosl conservato, se fosse stato a cielo aperto. Sulle pareti stucco di mattoni fino a

m. 1,32, quindi

naco bianco e piü sopra stucco grezzo dell'epoca del primo la parete d. e bianca del tutto. Sul

muro

dipinto rozzamente in color rossastro

una corda,

forse

un animale

fra b e la porta di

ucciso, piü in su qualche altra cosa,

duceva con 15 gradini a locali sovrapposti a

l

(

Galba)

)

;

(*)

tre volte

defg;

d.

con-

e tutta

mu-

2

( ).

Nclla bottega ftirono trovate 2 monete

di

bronzo

(di

Tiborio c di

2 tazze cd una lucerna di tenracotta, quest'ultima con maschera scc-

nioa in rilievo

a.

da

a era

qualche oggetto sospeso con

pure iniconoscibile, in turchino. La scala addossata al muro

rata, sorretta

intostile

;

una bottiylia

di vetro

;

frammenti

indefinibili di ferro.

Sotto la piü alta di queste sta un mulino a

0,35 diain. 0,40, di lava. I duc incavi

]>er

i

mano

della forma baasa,

roanichi souo rivestiti di piotnbo

inancano quclli del solito ferro perforato nell'apertura del catillus, e pare che

Digitized by

Google

INSDLA

La a volta

d

porta di

costruendosi la scala

;

Fu murata prima

X

sulia strada, a. 0,58,

1.

triclinio,

3,38

si

üna

accessibile. stile.

un'altra

pavimento 2,33,

dal

che

porta

ed

c

SO

nell'angolo

murata anch'essa prima che

fu

/",

ed era fatta

facesse la decorazione del terzo stile a fondo bianco.

un

corridoio

m. 1,0) a

(1.

si

fece

dopo

adunque che nell'epoca del pona

fu-

carabiamonto fu

essa, e tale

sin. di

bianco

decorazione della pareti a fondo

d

quella che in

Per formarlo

3,4(5.

conosce dal pavimento) una camera (cubicolo ?)

si

seguito da una

X

3,30

e triclinio con larga apertura,

rono riuniti (lo e

finestra su

circa 0,37, discosta

comunicazione d e

io

di c,

che e nel terzo

rf,

ha una

;

con impronta del telaio di legno.

metteva

SO

procurd di lasciarla

si

della decorazione di

4,15

d

5

IX, 7

era in origine nell'angolo

simile a

due porte

l'abolizione delle

:

pare

terzo stile la casa fosse ridotta a cau-

(').

Questi sono

locali aperti suH'atrio c.

i

saggio nel tempo stesso,

e#(l,94 [2,07]

X

Per

triclinio e pas-

e,

3,90), che non era altro

che un passaggio, s'entra nel portico dell'ambiente che per analogia

chiameremo

peristilio.

Centro della parte posteriore della casa e lo spazio aperto (giar-

dino?) si

«,

circondato dal portico h. Credo che nell'estate qui pure

trattenessero

largo

i

della cucina.

La larghezza

caupona:

della

frequentatori

m. 0,90 dalla parte dei

vi e

da colonne

nell'angolo SO, e poligona nella

vertino,

a.

0,18, largo 0,16

(diam. 0,053

;

una con

iscr.

piuttosto gTcca: (•)

ft

una sccchia

poco

superiore, liscia probabil-

di stucco). piü

mcno. Di piü

.H

vi si trova

di sotto, 0.215

prof. 0,01) nel centro

neH'atrio, sul lato d., cui

X

di

della

1887



da pi-

tardi

un altaretto

X ®M ü

superficie.

bronzo

chiara (Not.

del por-

II tetto

di tufo (l'unica conservata,

parte

mente nella parte piü bassa coperta

in questo «caso sc ne facesse a

ingresso

del poslicum (m. 1,73) lascia supporre

che anch'esso fosse un ingresso per gli avventori. tico era sorretto in origine

un

ed un altro stretto dal lato

triclinii

di tra-

sopra, con incavo

Fu

raccolta anche

frammcntata c due anfore, p.

211

:

SOHP

;

ma

fra

mi sembro

"Ghp).

In d e furono trovati fraramenti indefinibili di ferro, un piccolo un-

guentario di vetro, 16 globetti forati di cotta con

maschera scenica

pasta

in rilievo (Not.

vitrea,

1887

p.

una lucerna

di terra-

214).

Digitized by

Google

SCAVI Dl POMPEI

0 obloogi,

lastri

diversa,

due passaggi giä menzionati.

intorrotto dai

tanto

lastri si facessoro

me

sembrato di

angolare, passava nella cisterna

80

il

portico ed e

il

(m. 0,80

X

muro conduce un

rivestito

Un

tubi di sotto

il

scanalato di

altro

canaletto

AI

N

lato

con

.focolare

del pilastro

tracce

fuoco

di

0,49, alto 0,27): anche questa una testimonianza che

spesse

volte

vicino ai triclinii

giardini s'incontrano, si vedono focolari

(')•

Nel muro 0, corrispondente uicchia

dei

l'altezza

Lari,

1.

solita

meta

alla

non e conservata; nel fondo

pittura

(1,40

X

per

il

0.40): a

Genio

pavim.

1,27;

avanzi di pitture su

fondo

una

statuetta. Sotto di essa la

serpente

sin. il

rossi si dirige verso l'altare, sul

dell'altare

del portico N, evvi la

0,40, prof. 0,30, disc. dal

in.

bianco, nel piano un incavo

d.

quindi,

e

puteale

il

:

snlla strada.

piccolo

mnrati, che in non pochi

fiori

NO

presso l'angolo.

nel giardioo si pranzava, giacche

simili

lato 0,

intorno la colonna angolare e passando sotto

gira

addossato

angolare

0

portico

nel

sta

nell'angolo

pi-

i

stava m. 0,15 piü in

piovana scolava, per due

un piccolo bacino nell'angolo

travertino

S del

vedere, all'estremitä

sue travi, che

di sifjniiium, dal quäle l'acqua

pilastro

probabile che

Appie del podio scorre un canaletto

alto del soffitto di k.

in

senza lo

per poter sorreggere un ambulacro

forti

la traccia dell'ultima delle

creta,

m. 0,295

grossi

da un podio alto 1,0 sul lato 0, 0,80 sul lato N,

stucco, coDgiunti

superiore, e

lunghezza

di

quäle

si

in atto di libare, col

con

piante

fra

distingue l'uovo

;

a

corno d'abbondanza,

coronato, vestito di toga bianca con largo orlo rosso e tunica bianca

con larga striscia verticale rossa sul lato perta dalla toga)

;

il

faccia parte della toga

a

;

d.

del Genio

due

tunica bianca con le solite sulla sin.

del petto (a sio. e co-

bende e fronde. Piü a conduce

la d. col coitello verso

d. il

il

il

un giovanetto

che porta

definibili, nella d.

abbassata

popa, coronato, nuda

la parte

maiale cinto da larga benda rossa

(>)

;

supe-

stende

piatto tenuto dal giovane, forse per pren-

deruo la mola salscu Esecuzione grossolana. Del resto rassomigliano a quelle di

coronato, in

rosse,

strisce verticali

un piatto con oggetti non

riore del corpo,

d.

panno rosso che cuopre la testa pare che non

le pareti di

h

c.

Overbeck-Mau Pompeji*

p. 3. Bull.

1884

p.

128

;

cf.

qui avanti

p. 11.

Digitized by

Google

INSÜLA

SB

Nell'angolo

del portico

Sopra h

apre

si

grande

il

rimase fino agli Ultimi

duno

triclinio

di

calce,

Murando

passaggio fra

il

3,51).

La

de-

l'estensione attuale



fu rimpiaz-

tempi, soltanto lo zoccolo

stucco rozzamente dipinto.

porte.

f (5,54 X

— che presuppone

corazione nel primo stile

due

h sta un mucchio

un paTimento di opus signinum.

materiali per fare

zato

di

prossimo pilastro un mucchio di mattoni o cocci pesti

e appie del

vi

7

7

IX,

N

Rimane oscuro lo scopo delle e d (nell'angolo NO di /)

/

muratura

fu lasciata la porta di legno, di cui nella

vede l'im-

si

pronta. II pavimento e di signinum.

Tutta la parte a S di h

i

piü recente

e di costruzione

:

gli

pietre di forma

son di mattoni alternati regolarmente con

stipiti

simile, le decorazioni tutte dell'ultimo stile.

La cucina p ha

nell'angolo

SE

focolare

il

X

(1,80

0,93, a

0,88) formato da tegoloni posti sopra tavole di legno sorrette da

due

sostegoi

muro

E.

e sul

lato

grezzo; in

murati ed inoltre con una estremita

NO

L' angolo

E

al

fino

resto

del

e

occupato

focolare

son

prive

m. 3,00

strada

pareti

le

d'intonaco.

altezza le camere sovrapposte

linestra sulla

dalla

(circa 0,40

latrina

son

incastrate nel

rivestite

La

cucina

di

0,50)

stucco

uguagliava

alle localita adiacenti

X

qui

soltanto

:

;

ha una

dal pavimento

discosta

l

(

Per

il

).

passaggio

disc. dal suolo

0,93)

con fioestra su e alta 2.64

;

i

con pareti rozze e finestra su

/,

si

entra nel cuhicolo

(0,93

X

m (3,25 X

i

(0,87

0,86, disc. dal pavim. 0,87).

immediatamente

sotto

il soffitto

X

0,73,

2,64), anch'esso

evvi nel

La camera muro E una

piccola finestra che si restringe verso l'esterno: superflua per dar

luce ed aria essa non poteva avere altro scopo che di far entrare il

primo raggio del

sole.

In questa sola camera la

decorazione e

quasi completamente conservata: e fatta neli' ultimo stile a fondo giallo, con soliti

zoccolo

rosso ornato di piante, la parte superiore

ha

i

motivi, qui semplicissimi, su fondo bianco. In ognuno degli

scompartimenti grandi del muro di fondo e cosi anche a

())

eonca di

Vi

si

raccolsero

uoa vaschotta, una pentola, una

bronzo, un tripode, un rastrello ed

una lama

d. della

raldaia cd

di coltello

di

una fem»

(Not. 1887 p. 243).

Digitized by

Google

SCAVI DI POMPE!

8

uu piccione bianco; se ne vedono due, che s'im-

tinestra, e dipinto

muro

hoccano, in mezzo al

n scala del piano

d. (').

un

di sopra: due, e piü in lä

gra-

terzo

dino verso S, uno verso 0, sette (di cui tre conservati) verso N.

Dal pianerottolo due gradini

fra

secondo ed

il

terzo gradino si scende

il

e picoola ftnestra. che esternamente si restringe, nel

mancano di h in

soglie,

lo

muroE. In Imo

che probabilmente erano di legno.

II

pavimento dei locali superiori stava a m. 3,50 sopra quello

/:.

Dalla scala n s'entrava in una camera sopra

una grande sopra

loggia (son visibili

m

i

o,

ambedue precedute sul

La

una

N

da una

come

si

Tede sul muro

loggia era accessibile per una porta larga 1,55

e per un'altra porta, di larghezza ignota, sopra

iuoltre

da qnesta

/,

lato

buchi delle travi) larga 0,82, raunita di un

parapetto murato, alto almeno 0,90, giardino. ,n

sopn

che credo un cubicolo servile, con pareti rozze

in o,

tinestra larga 1,20 verso E.

ancora in uno sovrapposto a

/,-,

/.

s'entrava

/

S del

cioe all'estremita

neü 'ultimo stile a fondo giallo. Quanto al tetto della casa, non si pud della parte posteriore, compresi forse d e, non

del

sopra

m eravi

Sopra

Dal locale sopra

E

portico 0,

dipinto

dubitare

che quello

fosse inclinato verso

Quello di a b c poteva essere inclinato verso la strada

Poche fauce b

iscrizioni

1.

CIILIIRVIRTORiV

2.

a d. di

3.

sotto

(')

zolina ed

In

leggono

1

(Not.

ALLICIAII

:

c.

1.

(

acb

)

m

ei

(l'ultima asta e forse casuale).

trovarono una bottiglia cd un balsamario di velro, una tazdi terracotta, quest'ultima ornata

Aggiungo alcunc fra

grossi 0,41, fra

rnisure. II

a e c 0,39, quelli

d ed

d

d'una testa di Sclene

p. 243).

muro de

fra.

e 0,28. I/ingresso n.

di strada e grosso 0,405, quello fra

e

f g,

fra

2 t largo

tega a 3,50; la porta fra a e c 1,66, quella murata di

della

sin.

FAVSTVS

:

una lucenia

0,29,

parete

Sil invece di VI).

GARVMI

sormontata dalla mezza luna (Not. 1887 2

sulla

i.

2 ( ).

Not. p. 514).

(cf.

1

graffite si

0

tnisura internamente 1,15, esternamente

1,08;

de e

c,

fra

f

1,70, quello

e

g

h soti

della bot-

La porta d e larga

iti stesso 0,73.

la

finestra di

0,74, la scala 1,145 col parapetto.

Digitized by

Google

INSÜLA

N. 3-5

Not

(cfr.

7

IX,

c.

1.

La casa seguente ha una bottega su 4.

n.

Rimonta all'epoca sannitica

ciascun lato della fauce a,

a

ciö che sta

e b, bucato per ricevere

almeno m. 3,50, era

L'ingresso a, alto

decorazioue.

sg.).

la facciata e tutto

avanti all'atrio, compreso lo stucco di

una nuova

515

p.

traversato allaltezza di 2,30 da una trave

dunque non

la porta

;

poteva arrivare ad un'altezza maggiore di questa, e possiamo supporre che sopra di essa

ü vano

ha nella

soglia di travertino

anlepagmenla, nella

delle

catenacci,

fosse chiuso

da una

parte esterna e piü

parte

interna e piü

La

inferriata.

alta gli incavi

bassa quelli dei

non perö quelli dei cardini.

L'atrio

d ha

il

medesimo pavimento di sigainum come dobbiamo perciö crederlo coperto; la

fauce, senza impluvio, e

sterua (apertura in lava presso ricevere acqua dal peristilio.

l'angolo

Non

lo credo

sin.

la ci-

della fauce) doveva

un atrium testudinaium

quäle lo descrive Vitruvio, non vedendosi alle pareti le tracce degli

apparecchi per portar via l'acqua piovana

;

forse

il

tetto era incli-

nato parte verso la strada parte sul giardino.

De' locali adiacenti e e la scala dei piano superiore, col sottoscala che poteva chiudersi e servire p. es. da dormitorio servile.

f

m. 3,0) potra chiamarsi

(a.

giardino, con ingresso senza

poträ forse darsi

nome

il

ala.

A

i,

con

finestra e porta sul

porta (cosi pare) dal lato

dell'atrio,

di tablino. Gli sta accanto il triclinio h,

anch'esso con finestra sul giardino ed accesso al piccolo cubicolo g.

La

decorazione e semplicissima.

zoccolo nero sannitica

coperto

rozzamente

Posteriori allo zoccolo

nero

sul lato sin. dell'atrio, in

similmente in

mezzo

c) il

di strisce

che e rosso

:

II lato d.

dell'atrio

1,40, e sopra di esso lo stucco

a.

gli

In

tenue strato di

sono le decorazioni

acghi.

fondo

gialle.

d'un

grezzo

il

color bianco.

deH'ultimo

Nell'atrio e nella fauce

rosso e diviso

f

ha uno

dell'epoca

in

scorapartimenti

stile

a

(e

per

fondo ö bianco, raeno lo zoccolo,

scompartimenti grandi delle pareti

laterali con-

tengono ognuno un uccello, sul muro di fondo quello a d. un quadretto

In

i il

con

pesci

(0,35X0,18); quello a

sin.

non

e

conservato.

fondo e nero sopra zoccolo rosso. Nel centro dei

muro d

un quadro mal conservato e poco riconoscibile rappresenta

il

noto

Digitized by

Google

SCAVI DI POMPEI

10

gruppo di Chirone ed Achille.

di carne cruda (a. 0,18,

pani

0,22,

(a.

In h

0,38).

1.

figure

muro

hanno coda e piedi

d'uccelli, a guisa

— h ha

negligentemente in giallo.

ha

d.

la teste

ha

cigno, quella a sin.

il

d'uomo vecchio con cappello, messa

testa

d'ingresso vedonsi

quaü quella a

delle

alate,

un cigno che

e dipinto a sin.

sin.

un nastro come

d'un gatto e porta

muro sin. a sin. due La decorazione e

fondo e rosso.

nel becco ed ai piedi porta un nastro; sul

due fantastiche

a d. e rappresentato

d.

0,30), sul

1.

il

muro

rozza, senza quadri. Sul

muro

Sul

an pezzo

in caricatura;

la

ambedue

Sirene, e sono eseguite

di

la sogiia di lava e si chiudeva

con una porta a due battenti. cubicolo

II

Manca per

il

(j

ha

nel quäle si vedono due buchi per

k

si

i

rivestito,

y

(largo

i

di fondo evvi l'incavo

dunque appie del murod.,

mutuli di una scansia.

i

passa nel giardino, preceduto da un rialzo largo

come anche

0,75), di

porta di

che scorre

appie di

canale e traversato

incontro

canaletto

il

signitwm.

II

da un ponticello formato da tegoloni un gradino

di anfore, dal quäle sopra 11

muro

lato corto d'un letto, che stava

Per

a m. 1,60, quindi bianche.

le pareti rosse fino

la sogiia. AU'estremita d. del

si

dubbio dal

rialzo k, protetto senza

sta a sin. di chi esce dalla porta

un

posti sopra

1 ,25,

esso alla

punte

scende nel viridario. Sopra

tetto sporgente

gran

della casa,

puteale di terracotta

(diam. interno 0,62) sopra un basso cilindro murato, nel quäle e incastrata

esteriormente

sul

lato

larga 0,23, con un incavo (0,06 ficie: forse qui era

X

S una pietra di

color

grigio,

0,05, prof. 0,035) nella super-

immesso qualche apparecchio per

tirar l'acqua;

nel puteale stesso son pochissime le tracce delle corde.

Nell'estremita nicchia a volta, larario. tino,

a.

0

del

0,40.

muro 1.

di fondo (N) di

k

una il

Avanti ad essa giace sul suolo un cubo (0,24) di traver-

che poteva servire da altare. Sul lato anteriore del giardino evvi ancora a

con due

grandi

porte,

evidentemente un

son rivestite soltanto di stucco di mattoni,

Un

e ricavata

0,40, profonda 0,12, probabilmente

sedile

murato sta a

colo vauo adiacente

m

d.

sin.

triclinio, il

una stanza

/

perö le pareti

pavimento di signiaum.

fuori dell'ingresso occidentale.

II

pic-

non poteva essere che una specie di armadio

vi sono nelle pareti vari

buchi come di chiodi.

Nel giardino n troviamo a

sin.

un

triclinio

murato

.

rivestito



Digitized by

Google

INSULA

7

IX,

11

com'anche la parte corrispondente del muro



E

di stucco rosao.

E

curioso, ne saprei spiegarlo, che qui la parte d. del triclinio e

di

m. 0,40 piü lunga conformemente

nistra,

modo come

muro 0,

0,58

X

un

sta

0,61 di sopra, ove stanno

Poco

stucco di mattoni.

muro, sta un piccolo

la parte

muro

iudicata

0,37 di

angolo

formato

dal

internamente

non

La

cesso p.

il

E, la latrina nell'angolo

pianta (1.70

nella

un piccolo

in fondo al giardino,

X

cucina ha

NE

di calce.

tato

Accanto allu porta evvi una



da un

II

nell'angolo

;

basso

di o, alla quäle si tatile.

Una

i

un mucchio suolo

finestia, discosta dal

con

tetto, anch'esso

il

una porticina

soltanto per

sopra

doveva ascendere per mezzo d'una

porta fra o e

son conservati

sotto

locale

SO un

in

1,90, con finestra verso E, era sormon-

cesso p, alto

verso E, accessibile

edifoco-

il

1,90) e rinchiusa

rialzo di stucco a. 0,12, e qui, nell'angolo stesso, giace

m. 1,83.

sotto,

rivestito di

0,96.

contenente la cuciua o ed

lare addossato al

un

X

S a N)

pulvini da

piü avanti, in

Finalmente ovvi ancora, fizio

i

focolare, coperto a volta,

X

piü grande di 0,52

Dirimpetto, presso

bianco.

altare raurato (0,43

piccolo

lo e la si-

giaceva a tavola. II tavo-

si

marmo

lino ö coperto d'una lastra di il

mentre generalraente

dell'altra,

al

p

fu

finestriua

focolare

il

scala por-

murata anticamente. Sopra ambcdue

margini superiore ed inferiore del tetto inclinato

verso N.

La

costruzione di o e

p

e posteriore allo stucco del

30Q0 addossati. Prescindendo da questo stucco le pareti

hanno rivostimento alcuno mattoni tino all'altezza

;

in o

il

muro

d'ingresso

muro di

ha

p

stucco di

1,40, e la parte corrispondente alla

di

cui

non

la-

trina fino a 1,10.

Nel giardino n sono

riconoscibili

delle piantc (piccoli alberi,

come

.canto ai quali la teiTa e rialzata

con curvatura a sin. dietro

il

i

pare),

bucbi che segnano

com'anche

un poco

triclinio,

;

i

posti

gli stradelli ac-

uno conduceva a

sin.,

parte piü

nel fondo della

stretta del giardino, ove fu trovato qualche materiale proveniente

da muri distrutti

ad

o,

un

;

altro si dirigeva dal focolare

Stanno appoggiate ad op cinque anfore piono

ed una cui manca nella

lungo

il

muro 0

poi passando avanti ad op iraboccava in quel primo.

qnalo non

la parte superiore, piene a meta,

ve ne

sono che

tracce

;

e

di

calce, due,

una finalmente

un' altra simile sta

Digitized by

Google

12

SCAVI DI POMPEI

SO

nell'angolo

NO

golo

k

di

del giardino. Due, che son

uq recipiente

sta

vuote, stanno

SO

e all'angolo di p. Presso l'angolo

nell'an-

del giardino

cilindrico di tufo, al'o internamente 0,24, diara.

interno 0,24, esterno 0,35.

Basta uno sguardo sulla pianta per convincerai che la parte

n.

6-8. In fatto lo stucco del rauro di fondo

il

inuro che divide

i

che in quel tempo

0

verso

il

muro

0

cui op sono addossati, anche ad la casa

1.2 col n. [12.13]

locali posteriori di

giardino del

il

giardino del o. 6-8

lo stesso stucco del

:

1.2.

:

si

n.

Uno

quindi segue

il

al

un gran giardino,

sui

muri

muro piü recente

Pare adunqae che una volta parte

pare

punto ove confina

il

e che poi ne

dei

proprietadella casa

posteriore

[12.13], la quäle probabilmento non era sempre e ne abbia fatto

Ma

6-8.

estendesse piü ancora

di fondo comparisce

di o,

6-8 abbia acquistata tutta la

rio di

prosegue dietro

(S)

due giardini, e simiiinente sul lato anteriore che precede

lo stucco dell'arcata

E

nna volta alla casa adiacente

del giardino deve aver appartenuto

tanto

ristretta,

abbia ceduto una

parte (con una striscia del suo giardino antico) al n. 3-5. Ovvero,

quando fu acquistata

la parte posteriore del n. [12.13], le due case 3-5 e 6-8 erano riunite in una mano, e furono poi divisi le case

ed

modo come adesso

giardino fra piü eredi nel

il

£ da

Ii

vediamo.

osservarsi ancora che dalle parti superiori, sopra

/,

pro-

vengono, come potei osservare durante lo scavo, tre mezze colonne sporgenti da pilastri e due colonne, nell'atrio parte nel vico

ad

0

cui rocchi ora stanno parte

i

diametro dei rocchi e fra 0,28 e 0,35 grossa,

ma

Erano alte circa 2,15

dell'isola.

;il

una delle colonne era piü

;

l'altezza e esattamente quella delle altre.

lavorate rozzamente e rivestite di stucco

Sono di

tufo,

due delle mezze colonne

;

erano congiunte, a m. 1,47 sopra la base, da una trave.

La casa

dun

fin

qui descritta

ritrovamento fatto

1887

(Not.

p.

413)

(•).

il

2

Vi

si

crede quella d'un chirurgo a causa

sett.

1887

nell'angolo

trovarono gli

si

SE

dell'atrio

avanzi di una cassa

di legno totalmente disfatta e gli oggetti che in essa erano stati

conservati, onumerati nelle Not. l

(

vasi ed di

)

Si

un coperchio

piombo

In e

(1.

trovarono

c.

;

1.

c.

Primeggia

di

cassemola

di

bronzo

16 cerniere di osso, e nell'angolo p.

fra essi

inoltre nell'atrio (Not. d. sc. 1887, p. ;

un braciere

SO

564): una boccetta di vetro; pochi

414

un gran

sg.):

di ferro

;

pocht

un peso

un'anfora con iscrizione. vasi

di



terracotta, fra cui

Digitized by

Google

INSULA

numero

IX,

un imbutino ed le lame dei

pinzette, tasti, coltellini,

mancano. Di piü vi

ciaio ed in parte

doe calamai

strumenti non deche sono d'ac-

coltelli

trovarono, anche di bronzo,

una misura d'un piede romano (0,295), diun altro in 12 parti, una bilancia

cilindrici.

un

viao sopra

si

un forceps,

uteri,

altri

meno

tutti di bronzo

finibili,

13

7

un speeulum

di strumenti chirurgici:

16, sopra

lato in

a due coppe coi pesi relativi, che

sono in numero di cinque, se-

gnati coi numeri

vale a dire 4-7, 10, ed

greci

? f

<

rf

«,

peso conduce ad una unitä fra gr. 3,50 e 3,60

un piatto aretino chini d'oro,



coi

n t

p in forma di piede e



c.

(1.

;

p.

3 boccette di vctro

lucignolo



stoppa.

di

piede di mobile di bronzo

414:

un vaso

;

In

/ (1.

c.

un'antefissa con busto muliebre di tegole,

ambedue

coi bollo

un'anfora con l'iscrizione (1.

c.

p.

bronzo

;

>



di

Sagini



due dadi di

prodm.

iscrizione

(C.

L X

9

osso.



globetti

In n



In b

(1.

c.

un

;

p.

forsc

9



In ro

nella

fauce

bianchi ed uno

un vaso di

p. 528):

c.

frammen to

di tegola coi

un piecolo piede

244):

di

bronzo in forma di grifo con piede leonino; una bottiglia di vetro;

un'antefissa con testa muliebre; 4 sulla soglia coltello

;

;

frammenti

due

8042,44).

neri,

(1.

tre lu-

marca strobili

la

M. Nella parte anteriore,

2 anforc con iscrizioni poco leggibili

noto bollo L

mobile

m a

con

/.

;

una vaschetta ed un

:

un pignattino e

;

e

un'anfora senza

;

domiti . alexn

411 sg.): carafinette di vetro;

giallo di pastavitrea;

528)

alcuni vasetti di vetro

;

cerne di creta, fra cui una con testa muliebre

2 orec-

2 globetti di sottili launa lucerna di

di alabastro

p.

XXXX

numero

coi

cui

il

altri pesi,

dr. del tablino »):

a

«

di madreperla;

ognuno con un globetto

minette d'argento creta



In

coi bollo l

esternamente.

jrraffitovi

Due

(').

:

monete di bronzo. un piecolo anello d'oro 23 cerniere di

ed una lucerna di ferro

nito e qualchc

;

In c

osso

(1.

c.

p. 412),

una chiave, un

;

una moneta, un ago saccalo, un pomo

ornamento

tor-

di mobile in bronzo un pezzo informe di cristallo un orecchino d'oro; un piecone, una chiave, un colquest'ultimo (1. m. 0,11) con manico d'avorio due borchie

di rocca. Piü in dentro tellino di ferro,



;

;

:

;

con anello, due pinzette, una pentola ed una casseruola di bronzo ornata nel fondo di un dischetto d'argento con una testa poco conservata in rilicvo stava dentro un eucchiaio d'argento corallo,

due unguentari

;

due monete di bronzo cd una

d'argento.

permettono una conclusione sul genere del commercio esercitava; pare che vi (')

si

1888

(estr. del

Archeologia, Lcttere e Belle

Uatimonia, Bonnae 1888

che

:

vi

un ramo di non

vetro,

oggetti

questi

nella bottega si

r

trovassero casualmente e per esser portati via.

Vd. su questi pesi Sogliano, Di

Pompei, Napoli

di

Tutti

p.

vol.

arti).

alcuni pesi recentemente scoperti in

XIV

Pcrnice

63 »gg.

degli Atti della R.

Accademia

Gakni de ponderibus

Ct. Hultsch,

Metrologie

9

et

di

menswis

p. 149.

Digitized by

Google

14

SCAVI DI POMPEI

di forma sferica, sono segnati

punti in argento, del peso

nno con un punto,

I

di

nero, non segnato, di gr. 85,02.

una lama

determinata.

Che

gliano (Not.

1.

lita,

Di ferro

p.

una sostanza non

di terracotta contenente

da un chirurgo,

la casa fosse abitata

c.

marmo

uno scalpello,

trovö

si

una forbice; finalmente una cote di are-

di coltello ed

naria ed una pignatta

con due

l'altro

27,70 e 56,55 ed uno in

gr.

516)

lo trova

prof. So-

il

confermato, non seoza probabi-

dalla summentovata rappresentanza di Chirone.

N. 6-7.

Lo moltissime anfore vinarie trovate

in questa casa

inducono a cre-

dere ch'essa fosse abitata da un negoziante di vini,

bottega n. cio.

Puo

affittata

7,

e forse nella casa stessa esercitasse

darsi che anche la bottega n. 8 fosse

a chi vi faceva un commercio simile

gnificanti ivi pure

si

7

raccolsero

il

quäle nella

suo conimer-

il

proprietä oltre

:

sua ed

oggetti insi-

cui

una con

aperta

sulla

anfore, fra

iscri-

zione.

La

fauce

a

(2,0

X

4,45) in origine era

nell'intera sua larghezza sin.

ante

delle

:

fu aggiunta posteriormente, mentro a d l'intero

di b, che

una volta era una bottega, e

tanto lo stipite a d. dell'autica bottega, il

muro da

7 fino a tutto

il

muro

strada

che la restringono quella a

d' origine il

muro

di strada

posteriore

pilastro

fra

divisorio fra 7 o 8,

sol-

;

6 e 7 ed rimontano

all'epoca sannitica.

La conserva

il

cilindretto in ferro del cardine a d.

pezzo relativo della soglia. discosto m.

1,16 dailo

quello

provano che

sin.,

I

9tipite il

buchi d.,

dei l'altro

piü

e

soglia di lava

manca

a sin.

parte corrispondente del pavimento. Appie del

grande e piü

lo

visibilmente

il

grande,

da

piccolo, a 0,74

battente d. era piü

soltanto, ed in fatto

;

catenacci, l'uno

temente fermato deü'altro. Senza dubbio per st' ultimo

La

porta stava imniediataniente alla strada.

for-

piü s'apriva que-

piü

mura

consumata d.,

la

a m. 1,65

dal cardine, e immesso nel pavimento un pezzo lavorato di marmo, per appoggiarvi contro la trave obliqua con la quäle

si

assicurava

la porta.

Nel muro

sin.

evvi,

immediatamente

alla porta, un buco con-

tenente un tubo di terracotta, mentre a d. nulla vi e di corrispon-

Digitized by

Google

INSUL* dente. Pare

adunque che

e che dopo

le

IX,

15

7

tempi piü antichi s'adoperasse

in

summentovate

la

sera

ricostruzioni a d. vi rinunziassero,

contentandosi dells trave obliqua.

Vi sono nella casa quattro bocche golo interiore a d. di a nel oorridoio

f

;

/ (ambedue

cisterna

di

di travertino)

ma

ne sta

d

;

hanno molte tracce delle

uno

sono an-

tracce

le

Le due

cora piü forti nel margine che ora sta di sotto.

sin. dell'atrio,

l'an-

dell'atrio

sin. del giardino. I puteali

quest' ultimo e pure stato rovesciato, e

ture non hanno puteali;

presso

:

corrispondente

neH'angolo anteriore a

;

nelTatrio ed in

eorde

neH'angolo

;

altre aper-

posteriore a

neH'angolo

anch'esso con tracce delle corde. Perö non

com-

si

prende in qnal modo l'acqua sia entrata nella cisterna. Dal canale che precede

il

giardino un canaletto coperto

dirige sulla strada,

si

passando sotto fda, con chiusino presso la porta fra a e 8C0I0 nella cisterna. Soltanto, nell'apertura in sotto terra, dal lato

f

si

SO, dunqne dalla parte del giardino

un tubo foderato inferionnente di metallo (probabilmente

ma

non

una

in

3-5,

n.

di piombo);

vede da dove possa proveoire.

si

Fra

senza

c,

vede imboccare

ritrovamenti fatti in

i

d

notansi tre lucerne di terracotta:

forma di nave, a 16 lumi, che sono disposti nelle sponde,

con due manubri ad anello nella superficie; una a tre lumi, vale a dire una

lucema piü grande sormontata da due

mente una

lucejrna a

piccole

final-

;

due lumi. Siccome accennano ad un'illumina-

zione piuttosto forte, e percio a riunioni aerali di piü. persone, cosi

sembrano favorire il

commercio del

dagü

altri

(»)

loro

;

Vi

la supposizione che qui s'esercitasse

vino,

ma

anche una

non soltanto

caupona, supposizione che

ritrovamenti non e ne confermata ne oontraddetta

si

trovö di bronzo

di terracotta

:

:

un'arta di bilancia e 12 anolletti diversi fra

un collo d'anfora con iscrizione poco

leggibile

tenssa con testa muliebre e tre manctaere comiche per grondaia;

un mortaio

col pcstello in

(').

forma

di dito piepato

di pasta vitrea

;

;

nn'an-

di

murmo

98

fjlobotti

una moneta; di vetro due boccette; NeH'angolo NO di d sta una luccrna (Not. 1887 p. 412-414). un recipiente di lara, fatto da un'antica meta di mulino diam. interno al margine 0,58. L'antefissa e le grondaie sembrano indicare che l'atrio d fosse scoturchini. In a di bronzo: 12 chiodi e

:



di terracotta:

;

porto e che verso

di easo si abbassasse quatche

tetto

;

non vorrci

troppa importanza a simili ritro?amenti, viato che antefissc spesso

anche in luoghi ovo non pntevano esserc in opera u.

3

(vd.

sopra

p.

;

per«) si

dar

trovano

cosi p. es. nella bottcga

13).

Digitized by

Google

16

SC AVI DI POMPEl

A

d

di

sin.

gradino di pietra,

eravi )a scala del

piano

(N a

superiore

resto di legno) ove forse abitava

il

tario.

Ivi si trovarono (» negli strati saperiori delle terre

1887

p.

452) 7 lucerne bilychne e 2 monolychne

muro

Sul

due

d'ingresso dell'atrio copiai

S,

an

proprie-

il

»

Not.

(').

iscrizioni graffite

1VCVNDVS

1.

VIINVS VITALIS ROiy///

RE VT NOMINII 2, sotto 1

Duo camere

(*)

QVOIVS LABORE

:

b e g

aprono sull'atrio

si

;

penaria ?)

in b (cella

stanno ancora al posto alineno otto anfore, e ne fu tolta un'altra

con liscrizione

T HAD Sul principio del muro

(»)

evri una nicchietta

(a.

0,45,

1.

0,41,

pavim. 1,27) dipinta di color bianco con mac-

disc. dal

prof. 0,18,

sin.

COL





chie gialle, verdi e paonazze, che seinbrano indicare fiori: proba-

muro

bilraente la nicchia dei Lari; nel

una

suolo,

finestrina che

esternamentc

a b d f hanno intonaco grezzo

il

;

di strada, a

pavimento

e

m. 2,50 dal

Le

reitringe.

si

pareti in

d'una massa ordi-

naria grigia. fa

g (')

con

impressione d'una stanza per gli avventori della cau-

1'

Fra

le

una ha il mairico ad anello sormontato dall'aquila una Corona d'alloro un'altra ha in rilievo l'a-

bilychne

le ali spiegate, buI disco

;

quila con le ali spicpate stantc sopra

ha

un rosono cd

sul disco

lare in cui e a riliero

un'altra (*)

n;

il

il

al

;

fiore di loto in le

uno

monolychne una

manico ad anello sormontato da «udo trianpo-

busto radiato di Helios fra due corni d'abbondauza

sul disco un'anitra e sul fondo la lettera H.

ha

L'ultiraa rijra non h molto chiara

doll'O

fulmine, dictro cui la luna crescente

una terza mostra un manico ad anello. Kra

qui pure sul disco Corona d'alloro

scudo triangolare sovrapposto

il

si

vede soltanto la parte

d.,

:

la terza lettera e piuttosto

e l'ultiina asta dell'N

si

v

che

confonde con

un'altra linea. 3 (

la

)

II

gentilizio di lladix* si

persona qui indicata

ha

e identica col

nel

praffito Bull.

Columbus

1878

p.

190.

dcll'anfora C. I. L.

Forse

IV 2633.

Digitized by

Google

INSUL A

IX,

17

7

pona, per la cui decorazione si e voluto far qualche cosa, in

modo

perö da spendere poco: appie dello zoccolo di stucco di mattoni (a.

1,45) alcuni

sopra intonaco grezzo in parte.

Una

o nessuna luce,

Fra

i

1,45) sul passaggio h poteva dare poea

(1.

ma

commoda per

era

il servizio.

Nelle pareti contai

chiodi.

ritrovamenti notiamo 2 anfore ed nn collo d'anfora con

1887

iscrizioni (cf. Not. 1,

pavimento di sigainum, conservato soltanto

;

finestra

almeno 12

le tracce di

(')

son dipinti rozzamenie in giallo e bianco; di

fiori

un

in

p.

561)

d'anfora (forma XII, dal collo lungo), con

collo

color bianco:

SVRR

FAB

IMP VESPASIANO •

cf.

C. I. L. I

V

2556-2559

ma

rentino Fabiano, 2,

:

dell'a.



II



COS

(70

d. C.)

quattro anfore del modosinio vino Sor72.

(forma XI) in rosso: AR////////

C Not

1. c.

parte

vs. 1

duu'A 3,

(f.

:

AB

CAESIO RESTITVTO •

mi sembrö

;

quindi

,



R

XII) con

di yedere avanzi che possono far

e tracce illeggibili.

1'

inchiostro

O

V

RASL cosi pubblicata Not.

ritrovamenti

2 ( )

1.

c.

;

io

non vidi che tracco

incerte. Gli altri

ma

non contradicono

nulia hanno di caratteristico,

alla congettura suaccennata. c,

bottega

n.

7

;

la porta che la congiunge con

era situata piii in dentro; quella attuale

toni

(a.

1,73,

a anticamente 1.

0,79) era a

(•) Non «uu forsc inutile di rammentarc che io chiamo stucco di matnno stncco cui per l'aggiunta di mattoni polvcrizzati c stato dato un color

giallastro. (*)

Di vetro: 2

vasctti, di cui

uno

2 boccette ed un unguentario. Di ferro

:

(a.

0,045), conticne dclla cordicina

parte d'un'asta di bilancia. Di bronzo

un paio di pinzette ed un eucchiaio. Di pasta vitrea: 5 globetti violacei (Not. 1887 p. 412, 29 ag. p. 561, 3 nov.).

2

Digitized by

Google

18

SCAVI DI HOMPEI

due battenti, fermata con catenacci dalla parte di dalla strada evvi

Pompeji

4

la solita

Le

poteva

bianche;

hanno stucco

d.

di mattoni

d. dell' ingresso

(12

in

sett.

di

e

muro

crni-

di fondo, a

evidentemente significano conti. Vi furono

,

;

un piatto aretino con

forma di piede; una moneta ed un piombino di bronzo

1888): e

ago saccale
son rosse ftno a

,

di linee tracciate col carbone sul

file

trovate 5 anfore, fra cui una con iscrizione

marca

c

a 2,10. di sopra son

fino

pavimento, di una massa ordinaria grigia, e poco

il

servato. 5

(Overbeck- Mau

collocarvi p. es. anfore

per

servire

pareti a sin., fino all* ingresso di

m. 1,80, a

Neil* ingresso

c.

botteghe

delle

378). L'angolo a sin. per chi entra. separate per ruezzo

p.

d'un sottile tramezzo, vinarie.

soglia

un fuso

negli strati superiori

bronzo (Not. 1887

di

p.

spaziosa retrobottega, alta tino

decorativa m. 2,72; le pareti

son

fondo bianco, iueglio perö cbe in

rj.

di osso

ed un

415).

nascimento della volta

al

dipinte

assai

modestamente a

Negli scompartimenti son con-

servate le segnenti piccole rapprosentanze. 1,

muro

d"

ingresso a sin.:

vaso posto sopra una pietra qua-

drangolare, e due giavellotti appoggiativi. 2, lotti

a

d.

muro

sin.

a sin.: nel mezzo un tavolino; a

appoggiati non

si

sa bene dove, per terra

sin.

due giavel-

una pietra cubica

un'anfora cui e appoggiato un ramo di palma.

muro

3, nel centro del 4,

muro

a

di fondo

sin.

Bin. :

:

grifone che salta verso d.

tavolino cui sono appoggiati, non

vede bene come, due rami di palma: a 5,

muro

d.

a sin. un rullo

un muro

rossastra, 6,

;

si

sin. un'anfora.

a sin.: una palma sta inclinata a

d. sotto

un arco;

a d. un vaso panciuto azzurrognolo sopra base cubica

alto vaso d. a d.

:

rossastro

nel

ad un manico. un cerchio verde.

mezzo un'anfora turchina, che invece dei

raanichi ha su ciascun lato al margine superiore della pancia una

maschera barbata

;

a sin. due giavellotti appoggiati non

cosa; per terra una pietra cubica; a d. un grande rosso appoggiato ad

l

(

al

)

sa a che

un oggetto poco chiaro che ha due piedi;

sta appresso, appoggiato non si sa come, di nastri

si

scudo rotondo vi

un ranio di palma ornato

(').

Non

pavimento

vidi si

egombrata

la retrobottega; in

uno Strato alquanto snperiore

raccolsero an vasetto cilindrico di terracotta dalla patina inve-

Digitized by

Google

INSÜLA Torniamo ora /, corridoio

ba a

d.

il

19

che dall'atrio

si

dirige verso le parti posteriori

passaggio A, con pareti rozze; esso

puö crederei una dispensa:

Vi

indizio di chiusura.

ci

La

tre scansie.

sta per terra

con stucco

di

soglia e di lava, senza

margine

il

('),

porta in i, che

tutt'e quattro le pareti,

mostrano tracce di

inattoni,

7

IX,

nell" interno della casa.

di

un dolium

del

;

resto nulla vi fu trovato.

Proseguendo

f troviamo, anche a d., k\ non e la cucina: muro di fondo e un letto (1.90 X0,80)

in

rialzo di fabbrica appie del

il

destinato forse per

servo che custodiva le parti anteriori. Vi

il

trovarono sette anfore fra cui una con

1'

si

iscrizione dipinta in rosso

A FAL ARB CAL •

La R non certa

6 inolto chiara

mentre in II

ARB CAL

B

e puö credersi

Not. 1887 p. 414).

(cf.

Ü

pare abbreviato



portico m, che precede

golarmente irregolare.

II

il

invece la

;

chiaro die

si

nome

il

C

del producente.

giardino p, e di una forma sin-

suo tetto era sorretto da pilastri di pietra

primo a

di Sarno rivestiti di stucco, di cui

il

inuro d. mediante un arco, mentre

la

d.

e congiunto

congiunzione

col

pilastro a sin., e cosi pure fra quest' ultimo e l'angolo

ove un pilastro simile travi di legno.

E

E

ciö

e incastrato, era fatta

vi

furono

NO

chiaro anche, che in tempi piü antichi

lato sin. (E) del giardino: nel

muro

0

il

di

di

u

,

per mezzo di archi-

pilastri, e

i

col

prossimo

non rimonta a cambiaraenti posteriori,

da quando

chiaro che,

mi sembrö

tratta di vino falerno,

ma

sempre stato

e

cosi.

portico proseguiva sul

no

sono incastrati, a

distanze uguali (2,80-2,88), quattro pilastri simili, fra cui due agli

triuta

con due uccelli ed un quadrupede

in rilievo,

un vasettino

martello di ferro, nn frammento di mattone col bollo

metzo S (Not 1887 (')

p.

circolare

nn

e nel

i

frammenti, fra cui uno piü considerevole, d'un di piastrine

rotonde di bronzo, disposte a tre a tre in serie verticali, ad ugaale distanza

u fra loro.

udoppia 5

ACTI

415, 17 sett).

Vi furono trovati

cerchio di le^no dal diametro di m. 0,15 « ornato esternamente u

di vctro,

sett.).

In tre punti queste serie verticali di piastrine sono divise da una

serie

Non

si

verticale tratta di

di

piccole

borchie di bronzo»»

un tamburino, come

si

(Not. 1887, p. 414,

potrebbe congetturare.

I

20

SCAVI DI POMPEI

NO

angoli

e

SO

non

;

ora occupato da n o

.

puö decidere,

si

Su

era ripetuto: pare che in tal inodo

saggio corrispondente a

se proseguisse oltre

tutto questo tratto

sia voluto raarcaro

si

posto

il

motivo dell'arco non

il

pas-

il

L'arco e alto 3,30, l'architrave di legno

f.

stava all'altezza di 3,25, in

modo che

col corpo dell'arco stesso

una parte, e l'opera incerta sovrapposta all'architrave

da

dall'altra, fu

raggiunta la stessa altezza. I pilastri, disposti in maniera da corrispondere a

f

congiunti da un podio che incontro a

e /, sono

e alto 0,75, grosso 0,58 ed

mentre a

ed a

d.

e grosso 0,28,

sin.

1,08, a d.

alto a sin.

larario (a. 0,44,

il

quäle e incavata nel

l.

muro

1,0

muro

qui cioe doveva restare al disotto dell'altaro addossato al alto 1,13, sopra

l

ha nel mezzo un passaggio largo 0,85,

d.,

stesso la nicchia del

0,40, prof. 0,18), rivestita di stucco bianco. II

lato interno del podio e le parti corrispondenti

hanno

dipinti di color nero; esternamente

dei pilastri erano

fino alla stessa altezza

strisce irregolari verdastre e nere su fondo bianco

:

una rozza

forse

indicazione di piante.

In ognuno dei pilastri e incavata dal chietta, a. 0,08,

1.

diflicilmente potevano servire

ad

una

interno

nic-

altro che a mettervi delle lucerne,

potrebbe scorgere un indizio che

e vi si

lato

0,10, discosta dal pavimento 1,47;

0,12, prof

fin

qui pure s'estendesse

l'esercizio della caupona.

Sulla

parete in fondo

portico uno

al

zoccolo nero

1,44,

a.

tenninato da una striscia rossa, s'estende tino ad un'auta corrispon-

dente allangolo di

/<,

dipinta

blanche su fondo nero.

a

n,

com'anche

semplicemente

Nell estremita del

al disopra dello

con strisce rosse e

portico, corrispondente

suddetto, non

zoccolo

che

evvi

stucco grezzo.

E

Merita attenzione la porta fra f e m. incavi delle aiitepagmenta 1,25.

I

steriore della soglia, la quäle ö di

parti

;

mancano

gli

incavi

mezzo, un poco piü verso

E

uguale altezza in tutte Invece evvi

catenacci.

dei

larga 1,47, fra gli

cardini starano al margine pole

sue

quasi nel

(a ra. 0,ö0 dalle aiitepagmenta

ad 0,

0,57 da quelle ad E) un grosso incavo, profondo circa 0,25.

Pare

dunque che qui era immessa una trave battevano

E

giova

le

due partite della porta

ricordare

che

in

modo

calcidico della basilica (Bull.

e alla

simile

1888

verticale, contra la quäle

p.

quäle furono

orano

fermatc.

fatte le porte del

00).

Digitized by

Google

INSUL A

coi locali adiacenti del n. 3-5.

muro

II

comnnicazione

in diretta

divisorio fu addossato

summentovato mentre questo era giä

pilastro dell'arco

stucco, e

21

7

IX,

im tempo anteriore era

II portico in

ma

nenimeno esso fece una separazione,

al

rivestito di

era iuterrotto da

una porta larga 2,20, che piü tardi soltanto fu murata. Ciö conferma la congettura sopra espressa (p. 12), che cioe una Tolta le due case fossero riunite

Non pochi

hmga

di gran

una mano.

in

oggetti furono i

oel portico

trovati

vasi di terracotta, fra

i

quali

Prevalgono

(').

notano due urcei

si

con le iscrizioni

G

F SCOMBR. AB SCAVRO

1.

LIQVMEN

2.

OPTIMVM CAMPAN e

im corno potorio perforato nella punta

Amorino. Fra gli

(i)

Not. 1887

fora con iscrizione

p.

562. Sono, oltre

non

intelligibile

;

una ßgura

di

e cinque boc-

resto e insignificante.

il

;

e ornato di

una bottiglia

altri oggetti notausi

cottine di vetro e sette pesi

|

i

vasi sopracitati, di terracotta: Un'an-

una pelvi col bollo PRISCI

l'orlo di



af |

domiti glia

una coppa contcncnte una sostanza non determinata involta

;

un urceo fraramentato eontenentc gusci

;

alto piedfi

X

con animali in rilievo cd

8055,8), ed altri vasetti simili

;

il

di

uova; un piatto arretino sopra

di

e nel fondo la niarca

bronzo

f
;

:

.

t

di

|

f

;

di

disco la protomc di

;

bronzo

martno

di pictra in

;

;

;

altri

di ferro

:

con lama di

coltello

di cavallo col piede

due manichi, 3 aghi

crinali,

una palettina e quattro

di

cono tronco, di

gr.

1086

(3 ] libre ?)

;

321

un

listello

falcette

un arietc accovacciato di pasta smaltata egizia.

forma

jR (C.f.L.

argento: un piccolo cucchiaio;

:

rettangolare e varie ccrniere

novo

sabinvs

un ago saccalc, una fibula ed un oleare un un manico di coltcllino flnicntc a zampa

di osso

rivestito di laminctta di

cn-te

bollo in forma di piede

16 vasi rustici ad un manico; 6 pignattc;

2 anforotte; 6 lucernc ad un lumc, fra cui una ha nel

Medusa

pa-

in

;

I pesi

303

J

due

;

un

sono ;

298;

di pietra, rotondi con duc facce piane, di gr. 289,2 (con l'indicazionc un qninto forellino fu impiombato anticamente) e di 288 £ (libre poco esatto,

come

.

anclie

i

precedcnti ? non so spiegare

(0 libre roinane). Stanno

ancora

al

i

4 punti)

;

uno

di

piombo

posto, negli angoli ad

O

di gr.

:

.

1918

]

del portio», un

piooob» doli um ed un alrro vaso di cr.ta piciio di calce.

Digitized by

Google

22

SC AVI DI POMl'EI

Sul portico (4,60

X

6,54

mente fu

;

apre

si

che ha la forma d'uno spazioso triclinio

/,

cornice 4,27), e a tale

tiuo alla

a.

La

fabbricato.

nero, rosso e bianco, e fatta

Di rappresentanze non

probabil-

bella,

fondo

a

tempi del terzo

Ultimi

negli

nou la credo un'imitazione di tempi sospettare.

uso

semplice e non

pittura

posteriori,

come

si

stile

potrebbe

y'e che qualche uccello e qual-

che testa poco riconoscibile (sul muro di fondo una testa di

Me-

dusa) riochiusa in medaglione. Sul muro sin. scorgonsi tracce non

dubbie d'incendio. e meglio

pavimento,

II

una massa ordinaria

di

cooservato, probabilmente

perche

grigia,

piü nuovo, che nelle

Pare perö che la stanza non fosse adibita,

altre parti della casa.

negli Ultimi tempi, all'uso cui fin da principio era destinata,

dovesse serrire anch'essa al commercio del vate (Not. 1

1888

p.

527) 9 anfore,

fra cui

(forma VIII), in rosso: TI

ti[ochi?] trovo coll'epigrafe

fra le



vino.

5 con

CL ANTI •

mie schede due

Vi

ma

furono tro-

iscrizioni: (Ti.

anfore, forme

Claudi An-

VIII

e

X

K.ÄNTIOXOY).

2 (XI), in rosso:

TI

CL-ANTI;

sull'altro

lato in nero:

MOL LAA 3 (forma 10, Bull. com. 1879

t.

X

VII. VIII), in rosso:

OP0PI 4 (VIII),

in rosso:

LIQVAMEN OPTIMVM

5 (urceo VI):

NO

Nell'angolo la calce fu

sta

stendeva

un mucchio

di calce; e tutti

adoperata nella preparazione dei vini

Due camere no si

P

stanno

sul

lato

E

sanno che

(').

del viridario, ove prima

portico.

il

(') Vi si trovü ancora un pignattino ed 8 luwrnc di terracotta, fra una con rapprescntanza di (iiove con l'aquila una boccetta ed una vaschetta di vetro una casseruola e 7 pezzi di ornauiento di mobile di bronzo

cui

;

;

un'accetta di ferro

;

C6 globetti di pasta

viirea.

Digitized by

Google

INSÜLA

23

IX, 7

n (2,66 X 3,03 ; a. 3,43) e, o era in origine, un estivo; ha una tinestra sul viridario (a. 1,31. 1. 1,25,

cubicolo

grigia del pavimonto e coperta d

conservato in una

striseia

un tenue strato di stucco

larga circa m. 1,15 lungo

rosso,

muro

il

E.

scompartimenti da linee

foudo bianco dello pareti e diviso in

II

dal

disc.

La massa

pavim. 0,65) e sopra questa una finestrina quadrangolare.

rosse e nere.

Pare che qui

trovassero

si

due boccette

(')

di vetro, uu'anfora,

unanforetta e due urcei con le iscrizioni:

G FLOS SEXTILLO

1.

i

sembrano indicare che anche questa camera

quali ritrovamenti

sorviva all'industria del propriotario. Nel

N

muro

uno piü piccolo nel muro

grosso chiodo, i

MVR

2.

e conservato

un

e

di altri si vedono

II

margine superiore

S,

buchi.

Sopra n non eravi

alcun

altro

del tetto, che s'abbassava verso

locale.

viridario, sta all'altezza di 5,05,

il

come anche quello del portico: senza dubbio lo stesso tetto di n copriva una volta quella parte del portico che si estendeva sul lato

E

del viridario.

Invece o (5,69

X

2,74)

due

erano

sovrapposti

locali

ricavata

fondo e

(1,18

X

la

latrina

precoduta

Nel tempo stesso

deposito di anfore vuote, che vi fra cui

e formata

si

il

locale

serviva

come

trovarono capovolte in numero

11 con iscrizioni; di piü 4 frammenti ed un'anfo-

retta pure con iscrizioni.

le

di

grande fusorium

1,25); una larga apertura la mette in comunicazione con

un canale sotterraneo.

di 24,

da un

Vuno

Nel muro

aü'altro. L' inferiore era alto in. 2,20, la porta 1,55.

da uu'anfora

Accanto alla porta una tinestra rotonda incastrata

nel

muro

e rotta in

estremita. II locale superiore era accessibile, presso

il

ambedue muro S,

per un'apertura nel pavimento sorretto da travi rotonde (E ad 0) il

muro non

fu ancora pulito in

addossata una scala.

II

luce due tinestre, una sul giardino

(>)

modo da

locale era alto (a.

poter vedere se vi fosse

almeno m. 3

0,90,

Not. d. sc. 188H p. 52:?: stanzetta a dr.

1.

dd

;

gli

davano

1,15), l'altra, piccola

viridario.

Digitized by

Google

SCAVI DI POMPEI

24

Le pareti pare che ambedue i locali. Le summentovate iscrizioni di anfore furono pubblicate dal Sogliano nelle Not d. Sc. 1888 p. 571 sg. Ne rileviamo le

e che esteraamente si restringe, sulla strada. fossero rozze in

prof.

seguenti, scritte, ove non dico altro, con linchiostro:

1

MOL

(forma XI):

LCPM e con color ros90, posteriore 2

:

FELVI

ZOS



MOL

(forma XI):

LAA e in rosso: I-ELVI 3



ZOS

MOL

(XI):

CSA e col carbone:

4

CVI,

e sotto

S"R

(XI):

il

«

(XI):

CCPR

SR CSi*///

Z

rosso: 7

st

(XI):

5

CSF c in

manico: XII

S Ii

(XI):

8

P

(XII):

C VITALj

SPP«

RVRIANVM MMVS

(XI):

In 9 non e possibile di leggere Allianum,

come

si

potrebbe

congetturare (Bull. 1877 p. 93). 10

AFRICANO

(XI):

TEB,

ine); in rosso: 11

(XI):

12

(cos\ Not. d. Sc. n.

12; non veduto da

e col carbone FII1I e VIII.

Q.CP, e in rosso: QJ» C; HALLEX

e con carbone

/fil\

e

III.

(urceo VI):

OPTIMA In un'anfora, senz'altra iscrizione, esso

uua croco sono II

graftiti

viridario p, col

letto traversato

ostremita

0

il

nome FELIX

posticum

n.

10, 6 preceduto

da due ponticelli corrispondenti a

l'acqua piorana di

mezzo d'un canale

e sopra di

neU'argilla ancora molle.

mno

fu portata

/

da un cana-

ed

sulla

o,

dalla cui

strada per

coperto. che passa sotto [da. II canaletto,

come

Digitized by

Google

INSDLA

25

IX, 7

anche la bocca di cisterna nell'angolo

NE,

sono di opera incerta

ri?estita di stucco di mattoni.

p

Gli oggetti trovati in

NO

Presso Tangolo

sta

terra,

buco quadrangolare,

a.

stata tolta tutta la parte superiore che

con un senza

coperchio.

Ivi

ed ha nel ventre un

all'altra

punta

la

(a.

restringe

si

al posto loro; altri si

chiaro che vi stanno per caso

;

0,30)

Presso l'angolo

NO,

lino ridotta a recipiente cilindrico,

a.

a.

(a.

0,45, diain. sup.

(1.

quadrata (0,30); di

marmo

int. 0,60,

1 ,0,

<

traver-

mo-

margine 0,42;

al

forte, rettangolarc

ogni angolo; di

est.

0,54)

0,53; di lava: una meto, d'un

del tutto regolare (0,33X°.20XO,14). Nell'angolo

anch'esso fatto da una meta

1.

bagno; un rozzo

d'un

0,55, diam. interno

una pietra per fermarvi sopra una cassa in

e

(').

lastra

un sostegno di tavola scanalato,

ma

di costruzioni,

terracotta: 16 cilindri (diam. 0,15,

di

chiuso in una estremita con nna

un incavo pure rettangolarc

parti;

altre

di cemento, che potevano formar la suspensura

;

(a.

vedono dispersi nel giar-

sostcgno di tavola, vale a dire un cilindro poco regolare

tino »

e

essa e chiusa

;

sono materiali e avanzi

parti di mobili scartati o cose siraili

l

messa

m. 0.22,

un grande doiium coperchiato

stesso

dino, alcuni presso quell' angolo stesso, altri in

( )

0,55),

vi entra per

coperchio 0,90) e fermato con muratura sul suolo. Questi

il

due oggetti stanno

pieni

posto.

da due anfore,

fuoco, alta ra. 0,50 senza la

0,15;

1.

modo che

sopra quelia prima in

il

e priva del collo

0,11,

tuttora al

rustico, formato

di cui quelia che doveva contenere

punta che sta nella

stanno

parte

in

im fornello

(1,30x0,75) con

bianco: un tnasso non

NE:

un recipiente

diam.

int.

di lava,

0,66) con avanzi

SO, di terracotta: un cilindro (puteale?) a. 0,57, una specie di margine, ovvero una lastra (0,60X0,64, gross. 0,06) ad un'apertura (0,43X0,47) si aha un margine verticale, a. 0,12 e ripiegato alla sommitä orizzontalmente verso Terterno, in modo da presentar superiormente nna superficie larga 0,055 0,07. Tresso l'angolo SE, di terracotta; un sostegno di tavola a. 0,70; una tegola a grondaia che rappresenta la parte anteriore d'un cane con ovoli e dentelli al margine superiore, e a ciascun lato del cane qualche Cosa coine una palmctta e nuova e di lavoro gros8olano, a. 0,25, 1. 0,22, lunga 0,65. AI muro N di q due grandi lastre di terracotta (0,68 0,96) dal margine rialzato (a. col margine 0,12) e perforato in un angolo; una grande tegola 0,98X0,67 che pare dovessc formare il mardi calce. Presso l'angolo diara. 0,32;

sulla qaale intorno



;

:

X

gine d'un tetto

;

ha

(al lato superiore,

ai lati corti

i

soliti

margini alzati

ove doveva sovrapporsi

raggiunti da un rialzo che riveste 1'

inferiore



il

mentre qnello opposto

;

esni in

i

quali invece non sono

lato lungo adiacente i>

una estremilä

un'altra tegola) non arrivano fino

aU'angolo, nell'altra eslremitä raggiungono gli angoli,

— necessariaraente

senza marginc; sc nell' interstizio fra

SCAVI DI POMPEI

26 Dere

anfore, fra cui p.

524

almeno 42

notarsi perö, che nel giardino furono trovate

sg.

n.

26 con 4-22;

1888

iscrizioni, pubblicate nelle Not. d. Sc.

530

p.

1

(aoforetta, forma

2

(forma VIII)

n.

49-51.

XV):

OKTA KOKY

Ne

rileviamo le seguenti

A di segni

3

non

*IA AY

:

.

.

.

irOY

i

:

punti segnano

posto

il

leggibili.

(VIII) in rosso

L V CR,

:

e sull'altro lato, in rosso:

£A LV •

IN 4

(XI) in rosso

5

(VII) (Not.

:

i hELVI

1. c.

n.

16)

ZOS



iscrizione di C. Hostio

:

Agatemero;

pag. 28.

cf.

(XII) evanescente:

6



L

SER

E'NENHEL

CALVI

Sull'altro lato e graffito:

IVVIINA

DAE

7

(VIII) in rosso:

8

LIV7' (Liviaef)

*

(XI)

HEMERAES Pare che uoa volta

muro

il

quel lato del viridario, e che

un pezzo all'estremitä

piedi

0

poi

S,"

sua estremita

N

di no proseguisse lungo tutto fosse

muro 0

non e terminato

lasciandone in

deniolito,

lungo 1,95, che e

questo cioe sta nella direzione del alla

VIR /VE

ma

il

rotto per forea.

distanza da questa estremita evri incavata dal lato

i

dao

inarvrini

iiiHulito.

i

duvevano entrar

mar^ini laterali;

raecolti ancora nel viridario

di q\

esse lasciavano

0

A

poca

uoa nicchia

virtibili,

in



modo



due coperchi di



oltre qualche oggetto del tutto insignificante

dolii (diam. 0,51).

Kurou«»



bronzo c due guarnimonti di mobili pure di brunzo, che do-

due maniglie

di

vevano

come

stare,

le antefisse,

muroE

di »o, ed e chiaro che

pare, intorno alle toppe di due gerrat ure.

Fu trovato anche

uno schelotro utnano e vicino ad esso un bracciale d'argento, 4 monete d'argento e 2 di brnuzo. Not. 1888

p.

525.

Digitized by

Google

INSULA a.

fu

0,45,

1.

trovata

una

statuetta

dalla faccia grossa (a.

IX,

27

7

0,38, prof. 0,24, discosta dal suolo di

im uomo

rappresentante

terracotta

naso prominente,

col

quäle

1,65, nella

avviluppato

toga

nella

0,155).

A

muro dunque ed a

questo pezzo di

N

dal tetto a scbiena

senza

il

muro

nel lato 0,

mente

fino

1.

quello in fondo

una piccola fabbrica

ridario fu poi addossata

a S, senza

0,81,

1,60, e

a.

una

X

grande m. 3,11

soffitto,

E, alta fino al margine del tetto 2,05, con finestra,

a 0,30X0,08, nel lato N.

al vi-

soltanto

coperta

q,

Non

che

si

3,45

una porta

restringe esterna-

vidi sgombrato l'interno,

che e rivestito di stucco bianco. ed ha nei muri tre nicchie a volta

una presso l'estremita S del muro E, due nel muro N. Sotto queste

ultime

si

e contorniata

vedono tre buchi dei mutuli di una scansia, quella

da una

periore son dipinti

striscia colorata, sotto la quäle nel lato su-

due festoni o

tenie.

E

Nel muro

aon

conser-

vati molti grossi chiodi di ferro, fra cui quattro disposti con

certa regolarita intorno alla nicchia

:

mi par

visse al culto dei Lari e che a quei chiodi si appendessero

lande

(cf.

Bull.

1887



114).

p.

II

tetto, conservato in

tre tonde,

sorreggevano

le

— che

cucina

e piü

:

nella casa

di ogni

lato,

tutte

e

10 e 11 travi oblique, tonde anch'esse,

sulle quali posavano le tegole,

con apertura tonda

meta

ghir-

modo da

una trave maestra

potersi ricostruire, e di pochissima pendenza;

ed una trave ad essa parallela nella

una

certo che questa ser-

una,

fra cui

probabile

che stessa

non

l'angolo SO,

presso

che

il

locale fosse la



trovammo

e che questo

posto del focolare. Si raccolsero in q y all'altezza di m. 1,20 dal pavimento, tre vasetti di vetro,(Not. 1888 p. 573, 20 luglio). fosse

il

N.

La bottega

n.

8

coi locali

8.

annessi

puö

appena

un

esservi

dubbio che non fosse anch'essa una eaupona, quali molte dovevano trovarsi in questa frequentissima strada.

Fra

gli oggetti trovativi,

del resto insignificanti, 7 anfore ed un vaso di vetro in forma di

cratere a. 0,08, riori,

diam. 0,11, incontrati, in uno

zione dei locali stessi. il

dei

locali

poste-

possono confermare tale supposizione, fondala sulla disposi-

Delle

anfore

una conteneva

producente, C. Hostio Agatemero, chiamava

*

il

vino

che

linfa vecchia

* ,

Digitized by

Google

28

SCAVI DI POMPEI

lumpa vetw

Not. 1881 p. 195 sg. 321). Easa cioe porta l'iscri-

(cf.

zione ('):

CLPOST LYM VET LX

C HOST1 AGATHEMERI Dalla strada

giallo e bianco

rimane

muro

Manca

due fra quelle bianclie erano nna volta collocate

:

un inuretto

un canaletto, traversando

il

muro, sbocca sul vico E.

0,65

soltanto

ali

;

carainina verso sin., reggendo

gomito

caduceo, nella d. alzata fino al

punte

al fondo.

£

la

nudo

piedi,

ai

la clamide turchina affibbiata sulla spalla d. e

torno al braccio sin.

pareti

l'anta a d. dell'ingresso

Mercurio, con petaso alato ed

:

quäle

— Le

vede dipinto:

di b e rossa, e qui si a.

e addossato al

0,80, sulla superficie del

a.

sono coperte d'intonaco grezzo;

per

SE

altro che qualche avanzo. Nell'angolo

1.

dei

cilindretti

i

che forse era di legno, ne del pavimento

la soglia,

di fondo (S)

meno

marmo

con lastre di

anteriore

in qualche porta e mostrano ancora gl'incavi per cardini.

piegato ad

entra nella bottega a, con podio

si

angolo retto e coperto nella parte

avvolta innella sin.

il

borsa bianca, con tre

preceduto da un gallo che apre

11

becco corae

cantarts.

2. Sul pilastro fra gli

ingressi di b e c c dipinto rozzamente

un cigno volante.

muro

3. Sul principio del

sopra un sin. 1'

ayanzo

d'

intonaco

sin.,

piü

a circa m. 2,0 dal pavimento.

antico

si

e conservata la

della rappresentauza d un combattimento

di

intonaco e stato rinipiazzato da stucco piü recente)

un oplomachus, armato

di grande elmo, dello

;

a. 0,(30,

dorato)

l

( )

ha

fino al ginocchio,

nella

d.

corto gladio

uoa cintura

con

custodia

Cos\ copiata dal prof. Su^liano (Xot. 1887

incno completa. Nella per".

il

e di

Efik. ep. I p.

108

priina n.

rijya,

che

io

208; Not. 1876

non p.

27

p.

0,50

gamba

(tutto

:

sin.,

questo

che cuopre la

562); io la vidi niolto

vidi, cgli lesue

=

1.

scudo grande qua-

drangolare curvato orizzontalmente, d'un gambale alla

che non arriva

parte

gladiatori (a d.

q_host: VM.

cf.

Bull. 1877 p.

Digitized by

Google

IVSÜLA

IX.

29

<

mano. Una specie di eorto grembiale

pende sul rentre: corde

gli

che finisoono in fiocchi srolaxiano dairelmo, altre corde presse braccio d. involt-o in bende indicate con linee traverse nere

benda nera

e arrolta intorno

seudo. abbassandolo quasi

d„ sopra

ganiha

alla

Egli con un gTan passo mett«? aranti

piede

il

fino alla terra,

sin.

protende lo gladio

d. col

la

ritira

ginoechio.

il ;

il

una

:

aeeanto al tianco, come per colpire di punta. e volge in dietro la

senza dubbio Terso

testa,

pubblico per saper

il

A

sulla sorte deH'avTersario caduto.

con lettere nere, alte 0,010

:

SVLEXIIX

IC II

nnmero

si

sua decisione

la

della sua testa e scritto

sin.

combattimenti sostenuti dal vincitore.

riferisce ai

Gli oggetti raecolti nella bott«?ga a sono registrati nelle Xotd.sc.

1887

Vi

501. 563, 4.22 nov.

p.

liero, rappresentante

un frammento d un

trovö

si

una rigura nmliebre, Testita

di chitone

ri-

mani-

cato cinto da una corda con nodi; e reduta di faccia: ha intorno

una grossa collana della nota forma che

al collo

mente da ogni aveva

le

nn bottone

lato in

mani sul dorso

manea

;

una benda cade sulla spalla

La

sin.

retrobottega b (3.38

e evidente che

X

caupona

nell' ultimo stile

alt.

2,85,

(•).

Le

Vi

si

Ognnna

trovo inoltre una

lucema

testa radiata di Helene con la luna

col bollo tro

;

fonna di piede sex

sab ÄPi

monete

1

l (

)

Vi

si

l'ingresso

;

ma

1.75),

1.

serviva agli

(CLL.

m

pareti ha due scomparti-

delle gli

di terracotta

falcata

;

dei

interni

una

muri

ha

che

scodclla

laterali

sul

diso» la

arretina

con la

(C.f.L.X, 8005,2')); un frammento di tegnla

X, 8042,98)

;

una tazza e

tre

unguentarü

di

vi-

una

t<-

di bronzo. trov<">

di bronzo:

stina ornamentale di tifjre;

una serratura (m. 0,11

una casseruola; una conca;

(con manico di lejrno); una paletta di cratcre; di terracotta p.

2.85

a.

gambe

delle

(').

pareti sou dipinte seinplicomente

meuti; quelli del muro di fondo e

in

m. 0.38

abbassato

a fondo rosso e giallo, con zoecolo nero e la parte

superiore a fondo bianco.

(')

parte

la testa e ;

anterior-

finisce

molto

e

non era abitata dal proprietario.

avTentori della

marca

petto

il

:

:

7 anfore

;

una zappa (vd. p. 27).

;

in opni lato);

di ferro:

di votro:

nn inartello

un vaso

forma

in

Not. 1887 p. 561 sp.

;

1888

J>2tf.

Digitized by

Google

30

SCAVI DI I'OMPKI

contenevano ognuno un quadro, gli anteriori dei muri laterali una

Dei quadri uno soltanto e

figura volante.

muro

4, sul

di fondo a d., a. e

Heibig 856-857). dalle spalle,

;

mette la mano

volge la testa a

mentre della terza

riore,

modo assai Anche 5, sul

modo da mostrarla mano d.

d. in

d. sulla spalla d., la sinistra sulla

Di queste due

della compagna.

(cf.

braccio d. ad., e quella a d. che sta

il

ma

rivolta allo spettatore di profilo

Grazie

tre

le

:

riconoscibile quella che sta nel inezzo, veduta

stende

e

in parte consorvato

0,31

1.

e conservata

vedono

si

supe-

sola parte

la

soltanto

piedi, e questi in

i

indistinto.

delle figure volanti

muro

sin.

;

una soltanto

fondo rosso

con veste svolazzante a guisa di sciallo

e conservata.

Amore volante porta con ambeduo

0,25

a.

;

;

:

verso d. le

mani

un oggetto lungo a guisa di bastono, dei resto non riconoscibile. cd conduce

II corridoio

pare che nel terapo

muro

fra il

ai locali posteriori

da

stesso servisse

posteriore di a ed

pianta vi fosse

visibili sulla nostra

Sembra

primo dei due

il

focolare

il

usciva

il

ambedue fra

fumo

;

poi

all'altezza

nell'angolo d. di

:

il

di

Non

so che cosa fosse

nel

muro (senza

circa

E

fumo per un'anfora incastrata nel muro le estremitä.

cioe che

corti muricciuoli

quel vano vedonsi avanzi di materiale e di sopra intonaco) e annerito dal

prima parte c

la

;

cucina.

m. 2,80

o rotta in

vano seguente,

due muricciuoli.

i

Segue a

di

sin.

d

l'uscita

quäle era addossata al muro

sin.

secondaria la scala di

n.

9,

al

di

della



legno per montare al

piano di sopra. e reti

(3,0x4,23, non sgombrato); ha

con stncco di mattoni

;

nell'angolo

per una finestra larga 1,60 da h, cortiletto scoperto e

0,44, al cubicolo il

caupo sia

il

l'aspetto d'un triclinio

SO

pa-

che perciö avrä a credersi

dava luce anche, per una

g (intonaco

;

un'anfora. Riceveva luce

tinestra a. 0,56,

un 1.


suo servo.

Del resto di e f g h

si

potra forso giudicar

meglio quando

saranno dei tutto sgombrate. Intanto osserviamo che in h nell'angolo il

NO sta

uq altare (0,50

pavimento

X 0,35)

di d) fa sospettare

che in d. Sul lato

esterno dei

la cui altezza (circa 1,60 sopra

che

il

muro E

bianco un serpente che fra piante

si

suolo di

g

fosse piü alto in

h

e dipinto su fondo

dinge verso

sin.

Digitized by

Google

IN SU LA

Per

ciö

nerottolo in

che riguarda

cima

IX,

camere

le

alla scala in

d

si

da questa

in un'altra sopra b.

pia-

entrasse di fronte in qualche

una camera sovrapposta ad

locale sovrapposto a />/, e a sin. in

e

31

7 superieri, pare che dal

Quanto

alla bottega a,

e,

non vorroi

ne negare ne affermare che sopra essa vi fosse qualche camera; in ogni

modo a

era piü alta di b; e

se vi fosse stata

superiore, si aspetterebbe di trovare

una scala

in

una camera

uno dei

locali

anteriori.

h pare che fosse un

cortiletto scoperto (vd. sopra)

:

su questo

particolare si potrebbe giudicar meglio, se avessimo im' idea chiara

modo come

del

mi pare che

l'intera casa n. (3-9 era coperta. Certo

non s'abbia a pensare ad un tetto unico, che anzi l'aspetto della casa



e probabilmente della maggior parte delle case porapeiane



dovesse essere abbastanza irregolare. 1

due ingressi laterali

n.

U-10 erano protetti ognuno da una

piccola tettoia sporgente dal muio, e sotto di essa erano intisse nel

muro, almeno sopra 11

il

loro scopo e ignoto;

n.

9,

due

travi,

un poco a 8 degli

non servivano a sorreggere

era fatta senza legname e consisteva di una sola

stipiti.

la tettoia,

fila

che

di embrici e

tegole incastrate nel muro.

(sarä contiiiuato)

A.

Mau.

BEITRAEGE ZUR GRIECHISCHEN IKONOGRAPHIE (Tafel Ii, III)

V. VI.

SELEUKOS NIKATOR. PTOLEMA10S SOTER.

Derselben reichen Herkulan ischen Villa, welcher die Bd. III S.

113 auf Archidamos gedeutete Marmorherme entstammt,

danken wir auch die auf Tafel

und eine gute Vorderansicht bietet das schon genannte

Litteratur

Werk Ton Comparetti und De Taf.

10,

1

S.

Dass wir ist

ver-

Die ältere

II abgebildete Erzbüste.

Petra,

La

Ercolanese

Villa

264, 19. in

diesem Bildniss einen König zu erkennen haben

und nicht wohl zu bezweifeln. Die Haupt umgiebt, ist ein genügender Beweis Richtigkeit jener Annahme. Zwar fehlen jetzt die langen, zugestanden

allgemein

breite Binde, welche das

für die

lose herabfallenden Enden, welche für die Königsbinde ristisch sind

;

wir werden aber annehmen dürfen,

wenn wir auch erkennen können ('). Denn

einst vorhanden waren,

mehr

sicher

ihre so

charakte-

dass

nicht

c

wie die Binde heute

ohne irgend eine Verknüpfung zusammengelegt erscheint,

vom

dieselben

Bruchstellen

so dass

Ohr herkommende Ende das andere bedeckt und weiterhin unter dasselbe gesteckt ist, und in Folge davon beide Enden in lange Spitzen auszulaufen scheinen, die nebeneinander das

linken

liegend die Breite des übrigen Bandes

ausfüllen,

kann

sie

doch

ursprünglich nicht dargestellt gewesen sein. Das Fehlen der langen

Enden müssen wir

(')

also

auf die

Uober diesen Punkt verdanke

Beschädigungen und zum Theii

ich

E. Fetersen

und

K.

Wernicke

einige Notizen.

Digitized by

LaOOQle

SKLKCKOS NIKATOK. PTOLEMAIOS SOTKR recht starken Ausbeaaerungen schieben, welche diese Erzwerke er-

fahren haben.

Dio Herkulanischen Akademiker hatten die Büste für Ptole-

maios VI Philometor erklärt; E. Q. Visconti

(Iconogra/ia greca

289 der Mailänder Ausgabe) glaubte vielmehr den

III S.

Lagiden, Ptolemaios Soter zu erkennen, und diese Ansicht

ersten ist die

herrschende geblieben.

Beide Deutungen scheinen mir unhaltbar. die erstere zurückweisen,

seit

J. Six

des Philometor nachgewiesen hat S. 212).

zwar

Aber auch die zweite

tritt

ist

ein

sich

(Athenische Mittheilungen XII nicht haltbar. Recht wechselnd

uns das Bildniss dieses Königs

der Aegyptischen

Leicht lässt

authentisches Bildniss

Münzen entgegen,

Uebertreibung der charakteristischen Züge

auf der langen Keine

mit einer

oft

;

fast

karikirten

aber diese eben kehren

immer wieder ('). Die Stirn ist im unteren Theil stark vorgewölbt, und auch die Nase ladet stark aus, während der verhältnissmässig kleine und etwas eingefallene Mund dieser gegenüber ganz besonders tief liegt und das Kino, an und für sich nicht klein, doch gegen Stirn und Nase zurücktritt. Charakteristisch sind auch die weit aufgerissenen Augon. Von alle dem rinden wir nichts in

dem Broncekopf

der Herkulanischen Villa, während andererseits

Mnnd umgeben, sich auf Münzen Noch deutlicher wird der Unterschied

die starken Falten, welche seinen

des Ptolemaios nie zeigen.

durch den Vergleich mit

dem auf

Tafel III

abgebildeten Kopfe,

meiner Meinung nach dem ersten sicheren Bildniss des Ptolemaios Soter.

Die Büste, an welcher Hals, Hinterkopf, die Ohren und dio

Nasenspitze ergänzt sind, von der also nur das eigentliche Gesicht

und ist,

ein Stück Haar mit der Binde über der rechten Schläfe alt stammt nach ihrer jetzigen Aufschrift (-') aus Griechenland

und kam aus dem Besitz des Bildhauers

Pajou

wo

Als Material wird Pa-

sie in

rischer

der Salle du glad'udeur steht.

Marmor angegeben.

Der

Kopf

gilt

in

jetzt

den Louvre,

für Demetrios

Vgl. Poole, The Ptolemiet. Head, f/istoria numorum S. 711 ff. Nach Conze's freundlicher Mittheilung, der auch die an gleicher Stelle angebrachten Angaben über die Ergänzungen, übereinstimmend mit meinen früheren Notizen, bestätigte und die Aufnahme der Photographie vermittelte. Die Büste trägt die alte Museumsnummer 457. (')

(*)

3

Digitized by

Google

BEITRAEGE ZUR GRIECHISCHEN IKONOGRAPHIE

34

Poliorketes, früher für Otho. Die letztere

aufgegeben, wie ein Vergleich mit

Münzen

1,

Benennung

Münzen des

4. 2,

8)

7.

(Imhoof-Blumer,

Poliorketes

Dagegen

mit Recht uns die

Aber auch Porträtköpfe

hat er nur eine oberflächliche Aehnlichkeit

grade der so charakteristische tief liegende wieder.

ist

steilen Profil, das

dieses Kaisers zeigen, ohne weiteres darthut.

mit den

Taf.

dem

finde ich

Mund

kehrt dort nicht

die bezeichnenden Eigentümlich-

alle

keiten in diesem Antlitz, welche ich soeben an den

des Ptoleraaios Soter hervorhob

narchen gleichzeitigen Taf. in

1,

die

Goldstaters

Münzbildern Wiederholung des dem Mo-

(Imhoof-Blumer,

2) auf unserer Tafel wird das anschaulich

den Haaren

die des

;

scheint

eine

Marmors scheinen

kleine Verschiedenheit

Porträtköpfe

machon.

Nur

obzuwalten

dichter, gleichmässiger, die der

Münzen

Digitized by

Google

SELEOKOS NIKATOR. PTOLEMAIOS SOTER lockerer

und

freier behandelt.

35

Einen Zweifel an der Identität der

Person wird auf diese Aeusserlichkeit niemand begründen.

Die beiden bisherigen Deutungen des Herkulanischen Broueekopfes haben sich

als

ihrer Stelle eine neue

unrichtig

Zeilen andeutet glaube ich in

So viel ich weiss,

herausgestellt;

vorschlagen.

ist

Wie

die

ich

möchte

Ueberschrift

an

dieser

ihm Seloukos Nikator zu erkennen.

bisher nur einmal der Versuch gemacht

worden, ein Bildniss des Seleukos nachzuweisen.

Die

Herkulan i-

BK1TRAE0E ZUR GRIECHISCHEN IKONOGRAPHIE

36

sehen Akademiker wollen

('),

haben

ihn

Broncestatuette erkennen

einer

in

Mann

welche einen jungen

Fuss auf einen ziemlich hohen Felsblock auf das rechte Knie legt und

in der

der den rechten

darstellt,

Arm

den rechten

setzt,

Rechten einen Gegenstand ge-

halten zu haben scheint. Eine dicke Chlarays ist auf der rechten

Schulter zusammengesteckt und verhüllt den Rücken und den

Arm

die Seite gesetzten linken

die Füsse

in

sind mit Stiefeln be-

Die äussere Erscheinung könnte zuerst an Hermes denken

kleidet.

welchen diese Stellung ja nicht ungewöhnlich

lassen, für

man Annahme

Rechten würde

in der

;

Aber gegen

diese

alsdann

sprechen ausser

flügel die kleinen Stierhörner

über

Münzbild

von

Hand:

Segcsta

(Poole,

Bild eines

ches

:

diese

;

der Fuss-

führen zu-

würde dann ganz mit dem

Sicily S.

numomm

Gardner,

133.

Typen

145) übereinstimmen, das

S.

uns einen jungen rastenden Jäger zeigt. das

dem Mangel

Stirn

ist (*)

voraussetzen.

Lange giebt der Statuette

Motiv

ihr

Taf. 6, 4. Head, Historia

der

3 ( ).

nächst auf ein Diadochenporträt

Jagdspeere in die

Kerykeioh

ein

In einer solchen Gestalt

Diadochen wiederzufinden

hat

nichts

befremdli-

aber bei der Deutung auf Seleukos Nikator haben sich die

Akademiker offenbar zu sehr von der Nachricht leiten lassen, dass die Statue dieses Königs Stierhörner getragen habe ( 4 ). Auch wenn diese Nachricht vorständiger motivirt wäre würden wir weder folgern, dass alle Statuen des Seleukos gehörnt

gewesen

seien,

noch

dass alle gehörnten Porträts diesen Herrscher darstellen. E. Q. Visconti ist deshalb von

dieser

Deutung abgewichen,

da er keine

genügende Aehnlichkeit mit den auf Münzen überlieferten Zügen

(>)

Bronzi

gra/la (jrexa

(*)

3 (

)

Statuette

II Taf. 60. Clarac

II

Taf. 50, 221 a.

Taf. 3

8.

80

V

Taf. 840, 2113. E. Q. Visconti, Icono-

der Mailänder

Im Neapeler Museum N.

K. Lange.

Ausgabe.

Das Motiv des aufgestützten Fusses

Athen. Mittheilungen III

8.

294,

Müllcr-Wicselcr I

5020.

1

S. 20.

erwähnt Furtwängler eine dieser

im Typus verwandte und eine zweite.

der Stierhörner für Diadochenbildnisse halt.

Bittende,

welche er auf Grund

Vgl. auch K. Lange, Motiv des

aufgestützten Fusses S. 30. («)

E. Q. Visconti, Iconografin f/reca II S. 371 der Mailander Ausgabe.

Eckhel D. N. III

8. 211.

Kodinos, Tlu^txßoXtd

S.

Appian, 2'vQiaxtj 57. Suidns

27 der Bonner Ausgabe

tale (1729) S. 110. Libanios,

\4moX txö(

I 8.

=

u. It'Xfvxoi.

Georgios

Banduri, Imperium Orien-

301 Reisice.

Digitized by

Google

SEI, EU KOS

Wie Recht

fand.

gleichung

37

NIKATOR. PTOLEMAIOS SOTER

er darin hatte lasst sich durch eine weitere Ver-

Vorstehend

zeigen

35

S.

Marmorherme

eine

ist

(')

abgebildet, die ebenfalls der Herkulanischen Villa entstammt und,

dem gegenüber

wie der Vergleich mit cestatuette

wiederholten Kopf der Bron-

mit dieser auf dasselbe Original

zeigt,

Die Herme, welche die Züge deutlicher erkennen klar, dass

an Seleukos hier nicht gedacht werden

Grund

ohne genügenden

gilt

für

Aleiander,

Für unmöglich obwohl

nicht,

der

Gardner,

aber

Herme hat

die Statuette

halte ich auch jetzt noch diese Beziehung

muss,

werden

zugestanden

Herme mit den Münzen

2, 7. 8.

Die

darf.

(Iconografia greca II

Visconti für Demetrios Poliorketes erklärt S. 80).

zurückgeht.

lässt, zeigt

dass

die Aehnlichkeit

(Irahoof-Blumer, Porträtköpfe Taf.

1

.

4. 2

Types Taf. 12, 19) nicht grade schlagend

ist ( ),

und man auch andere Porträts zum Vergleich heran ziehen dürfte, etwa das des Antiochos II Theos, allerdings weniger das treuere,

dem Vater

so offenbar ähnelnde (Imhoof

Seleucid kings Taf. 5) Taf. 5, 2. Gardner,

(')

Blumer

zum Hermes

das

als

Types Taf. 14, 28)

Villa Ercolanesc Taf. 20,

3.

Taf. 3, 11. Poole,

(Poole

idealisirte

3 ).

(

S. 275, 73.

Von dem Fragment einer Böstc des Demetrios, das 0. Müller, Handbuch § 158, 3 erwähnt, ist mir nichts genaueres bekannt. J

(

)

3 ( )

Ich dalte daran

feBt,

dass uns in der Herrae und der Statuette Ko-

wegen der

pien einer Porträtstatue erhalten sind, besonders tigen

Hennen der Herkulanischen

vielen

Villa, in deren Gesellschaft diese

gleichar-

gefunden

wurde. Sonst kannte die oben berührte Uebereinstimmung mit den Sogestaner

Münzen zu diesen

rum

S.

einer ganz anderen

ist für

Deutnng führen

der jugendliche Jäger auf

;

den Flussgott Krimisos erklärt worden (Head, Historia numO'

144. 145.

Gardner, Types

S. 125.

Servius zu Vergil

V. 30).

Diese

Deutung des Jünglings ist höchst wahrscheinlich, obwohl er nur mitunter kleine Hörner zeigt (Salinas, Tetradrammi di Segesta, Periodico di Numismatica III

S.

14

ff.)

:

gegenüber dem

ausdrücklichen Zeugniss des

Aelian

und vor allem der Münzen wie etwa Poole, Italy (Krathis) 1 Gardner. Types Taf. 2, 16 (Hypsas); 6, 1 (Selinus) fällt das nicht ins Gewicht, wie auch die sonst nahe liegende Deutung auf den von Hunden umgebenen (Aelian, Thiergeschichte XI 20) mit der Lanze bewaffneten (Plutarch, Timoleon 12 zu Ende) Adranos, dessen Verehrung in ganz Sizilien Plutarch, in Messana eine Münze, in Ha(Bunte Geschichte S.

356, 111. 112

II,

33)

(Aisaros); S. 370,

läsa eine Inschrift (CIG. III 5594,

;

1

Z. 54.

62

;

vgl. Kaibel,

De

inscriptionc

llalaesma, Rostock 1882 S. 17) bezeugt, durch den Umstand widerlegt wird, dass Adranos auf der genannten

Münze der Mamertiner behelmt und

bärtig

Digitized by

Google

BEITRAEGE ZOK GRIECHISCHEN IKONOGRAPHIE

38

Wir kehren zurück

zu

Broncebüste

der

Der Deutung auf Seleukos Nikator

Wege;

rungen nichts im

aus Herkulaneum.

steht nach den obigen Erörte-

es handelt sich also

nun darum, aufzu-

suchen, was für dieselbe spricht.

Wir kennen

die

Züge des Seleukos

eigenen, denen des Antiochos Soter

von den Münzen, seinen

(')

2

und des Philetairos

(

).

Das

boste Bild des Fürsten bieten uns ohne Zweifel die Tetradrachmen seines Sohnes

(Imhoof, Monnaies grecques S. 424)

Tafel II ist links

zum

rechts

von

der Büste

derselben

eine

auf unserer

;

3

abgebildet

( ),

Vergleich eine der Pergaraenischen Münzen. Leider

Münzen

die Stellung des Kopfes auf den

stimmung mit der Büste, doch sentlichen Züge,

wie

ich

tritt die

raeine,

nicht ganz in Ueberein-

Verwandtschaft aller we-

auch so hervor.

bestimmend wirkt bei diesem Bildniss

nung des schön gewölbten Hinterkopfs

ist

nächst

der

Eigentümlich klaren Zeich-

die in ihrem grösseren

un-

teren Theile so stark gewölbte Stirne, von welcher sich die feine,

wenig gebogene Nase deutlich absetzt, die dann aber

nicht,

wie

erscheint (Poole, Sicily S. 109. Vgl. E. Q. Visconti, Opere varie II S. 197.

Ruschcr's Lexikon

Ist

S. 77).

die

also

Deutung der Segcstaner Münze auf

den Flussgott Krimisos richtig, so konnte

man

versucht sein auch

die Her-

kulanische Statuette auf einen solchen zu deuten, wozu die kleinen Hörnchen trefflich

stimmen würden.

Dagegen sprechen aber wie bemerkt

die

Fundum-

stände der Herine sowie die Ungewöhnlichkeit des Gegenstandes.

Die im Catalogue of engraved gems in the British Museum 8. 171, 1520 verzeichnete Gemme, welche nach der Inschrift zeae. doch wol Seleukos (>)

darstellen soll, schien mir von zweifelhafter Echtheit

KAPnOY, den (*)

S. 22.

sie tragt vgl.

Brunn, G. G. K. II

Vgl- Imhoof-Blumer,

Monnaies grecques

Porträt köpfe

S. 422.

Gardner,

;

Aber den Künstlernamen

S. 615.

von Pcrgamon The Seleucid kings of Syria.

S. 28.

Dynastie

Dass ich neben diesen Veröffentlichungen eine ganze Reihe von Münzabdrucken benutzen konnte verdanke ich der unermüdlichen Zuvorkommenheit

Imhoofs. Ich bemerke nebenbei, dass des Seleukos

ich in

(Gardner, Seleucid kings

Imhoof folgend (Monnaies

S. 424.

dem behelmten Kopfe auf Münzen

Taf. 1, 11-13.

Porträtköpfe S. 5)

Types Taf.

14, 8. 9)

kein Bild dieses Für-

sten sondern des Alexander erkenne; das jugendlichste Bild des Seleukos auf

dem

Goldstater (Seleucid kings Taf.

1, 6)

stimmt mit diesem jugendlichen

Kopfe nicht genügend überein. 3

stammende t ) Es ist das aus der Sammlung des Baron L. von Hirsch Exemplar; die zweite Münze ist das Dynastie von Pergamon Taf. 1, 4 abgebildete Stück.

Digitized by

Google

39

SELEÜKOS NIKATOR. PTOLEMAIOS SOTER etwa

dem Ptolemaios

bei

noch

Soter

weiter

sondern

ausladet,

an der Wurzel gegen die Stirn zurückweichend im ganzen dieselbe wie die Stirne. Auch das Kinn

Richtung

zeigt,

und hebt

sich sehr klar

gesichts ab

;

starke bildet

bei

sich

Trotzdem zeigt sich ist

in

diesem Gesicht

keine

Kraft

geistige

welche keine träge Ruhe kennt noch kennen

Kinnes.

des

Schlaffheit

;

nichts

durchgearbeitete

das

besonders

lässt

angespannte

eine

gezeichnet

den Mund, eine besonders

genannten Absonderung

der

matt an ihm, vielmehr

Untergesicht

umgeben

Falten

starke

ist fein

gegen die weicheren Massen des Unter-

werden,

sichtbar

will.

Ich habe früher den Versuch gemacht, eine Büste

chen als Bild des Antiochos Soter nachzuweisen

(')

;

Mün-

in

ich

glaube

auch jetzt noch an dieser Deutung festhalten zu dürfen, trotz des

Widerspruches den Brunn

2 (

)

dagegen erhoben hat, und finde in

Münchener und der Neapeler

der nicht geringen Aehnlichkeit der

Büste eine gegenseitige Stütze meiner Autfassung derselben.

Wir haben Nachricht von (Löwy

Lysipp

G. B. 487)

I.

werden Statuen von ihm (VI, 11, S. 27(3

1),

einer ganzen Zahl

von Bildnissen

Bryaxis (Plinius 43, 73), Aristodemos (43, 87) und

des Seleukos.

Antiochien

der Bonner

hatten

Ausgabe)

auch

HctQBxßoXiii S. 27 Bonn) erwähnt.

anderen identisch

sein,

ihn

dargestellt;

ausserdem

Athen (Pausanias I, 16, 1), Olympia (Libanios I, S. 301 Reiske und Malalas in

auch

die

in

Konstantinopel

(Kodinos,

Letztere könnte mit einer der

nach Künstlern

und

die nach

Orten bekannten brauchen nicht durchaus verschieden zu sein. Bei

diesem Stande der Ueberlieferung bleibt es

natürlich ganz unsi-

wenn wir das erhaltene mit einem der erwähnten Werke in Beziehimg setzen. Immerhin ist eins zu beachten. Die Nachricht cher,

über die Seleukosstatue des Bryaxis sowohl als des Lysippos

den Forschern Bedenken erregt wegen des späten Datums, das

hat sie

anzunehmen zwingt. Aber die Ueberlieferung diesem Punkte wirklich Recht zu haben ( 3 ) (vgl. Brunn,

für diese Künstler

scheint in

(>) (*) 3 (

)

Arch. Ztg. 1884 S. 157.

Glyptothek 5

S. 226, 172.

Aus dem Umstand

allerdings, dass die

Tyche von Antiochien nicht

Lysipp selbst sondern seinem Schüler Obertragen wurde, könnte man schliessen, dass der Künstler

mehr

die

Gründung Antiochiens nicht mehr, oder nicht

in voller Schaffenskraft erlebt habe.

Digitized by

Google

BEITRAEGE ZUR GRIECHISCHEN IKONOGRAPHIE

40 G. G. K.

1.

S.

MittheihiDgen

X

251. 383;

Löwy

G. B. 94. 487.

I.

492; Athen.

149); sicher ist es für Bryaiis, bei

S.

serten die Bedenken

am

ersten begründet wären.

dem

Aber da

äus-

er noch

Gründuog Antiochiens die Apollostatue für das neu erHeiligthum in Daphoe (') ausführte, liegt kein Grund vor, ihn nicht auch die Erhebung des Seleukos zum König erleben zu bei der

richtete

Unsere Büste

lassen.

stellt

stens vierzig Jahren dar;

König war,

als

dies

Seleukos in einem Alter

minde-

von

Kopfbinde beweist, dass er schon

die

Bildniss

gemacht wurde.

Die Möglichkeit

dasselbe Bryaxis zuzuschreiben wäre also da, doch sehe ich nichts,

was besonders für diesen spräche. Dagegen kann ich nicht umhin, eine grosse Verwandtschaft der Büste

vorzuheben.

Es

ja

ist

allerdings

Idealfigur, einen gealterten

zu vergleichen, aber

mit dem Apoxyoraenos her-

schwer, ein Porträt mit

einer

Mann mit einem blühenden Jüngling

trotzdem

ich

finde

eigentümlichen

der

in

Haltung des Kopfes, der Bildung der Augen, vor allem nigen der Haare eine so grosse Aehnlichkeit,

dass

in derje-

ich die Frage

aufzuwerten wage, ob wir nicht in dieser Büste eine Wiederholung

Werkes des Lysipp besitzen, dessen einst in Rom beKopie uns durch die erhaltene Inschrift bekannt Wie man aber auch hierüber und die versuchte Benennung

desselben

findliche zweite ist.

urteilt, eines zeigt

klar

:

der Vergleich

mit

dem

die Herkulanische Büste ist in der

Werke

Lysippischen

That ein Königsbildniss

aus der ersten Diadochenzeit.

Athen.

Paul Wolters.

(')

Der Ausweg, den

Brunn vorschlägt,

diese Statue

schon aus Anti-

gonia stammen zu lassen, scheint mir wegen des persönlichen

Verhältnisses

zum Apollokult im allgemeinen wie zu diesem Heiligthum im besonderen (0. Müller, Kunstarchäologische Werke V S. 43. Libanios I S. 302 Keiske) nicht möglich aber auch wenn wir ihn einschlagen, müssen wir die de» Seleukos

;

Lebenszeit des Bryaxis bis

nahe

an

die

Seleukiden&ra

ausdehnen.

Leugnong der ganzen Xachricht (Mittheilungen ans Oesterreich V

Klein'«

S. 90, 30)

scheint mir nicht berechtigt.

Digitized by

Google

MONTE CITORIO

ANTICHITÄ. DI

II

monte

dore sorge la grandiosa fabbrica della Curia

Citorio,

Innocenziana, ora palazzo del Parlamento, ha attirato l'attenzione dei topografi

dal

fin

secolo

XV

XVI. Molti

e

lo

credevano una

haano

collina naturale, altri rigettando giustamente questa opinione st'oggiato

molta dottrina per spiegarne la formazione. Generalmente

a causa della denominazione mons tagli nel septi.

L'nnico aranzo

allora visibile,

lonna di granito rosso

sporgente

per conseguenza fu spiegato serrito

per affiggerri

assurdamente

Altri

come

i

comizi o

i

tronco di una enorme co-

il

fuori del suolo quasi sei metri, la

columna citatoria che a?esse

citazioui giudiziarie e bandi di magistrati.

lo ritenevano

mere

le inondazioni del

XVI

correva la favola, essere

la

Citatorius o Accepiorius da-

medio evo fu creduto stare in relazione con

per un argine

Tevere: infine nella

terra con cui

stata

Rotonda per fabbricarvi sopra

fatto per repri-

bocca del volgo nel

la cupola (Nardini

Agrippa empi R. A. III

p.

83

ed. Nibby).

Tutte queste opinioni erano prive del fondamento necessario, cioe di ricerche nel suolo dell'antica citta. Tali ricerche non furoDO fatte

nemmeno

nella

prima meta del secolo XVII, quando

nini cominciö ad erigervi visi,

e

un suntuoso palazzo per

e furono corainciate soltanto circa

demente XI, quando

di Carlo Fontana. di granito e

si

il

1700

palazzo

il

Ber-

Ludo-

sotto Innocenzo

XII

Ludovisi per opera

Nel 1703 e 1704 fu sterrata la sudetta colonna

ne fu scoperto

dagli scienziati

terminö

il

la famiglia

il

contemporanei

basamento.

I

commenti

pero

fatti

mirano piuttosto a problemi anti-

quari e cronologici, mentre per le que.4ioni topogratiche le notizie finora

conosciute

erano

assai

molti dubbi, con cui parlano

scarse. Cid diventa

anchc

i

topografi

chiaro giä dai

moderni

dell'an-

Digitized by

Google

ANTICHITÄ DI MONTE CITORIO

42 tico

stato

zona fra

della

Augusto; dubbi,

Piazza

almeno

quali

i

Colonna e l'obelisco

solare di

saranno schiariti dalle

in parte

notizie pubblicate nelle pagine seguenti.

La

1.

Qnaudo

constato per gli scavi del 1703, che

si

lonna chiamata conservato

il

colonna del Divo Pio.

citatoria

basamento

udo stato

esisteva in

con

la sna

sotto la co-

ben

abbastanza

iscrizione e rilievi

figurati,

questa scoperta inattesa diede origine ad una lunga serie di pubblicazioni

XVII

Gli antiquari del secolo

(').

avevano, da certi

monetari, la conoscenza di una colonna dedicata al Divo Pio, essi la ritennero

erroneamente per identica

stente in piedi:

e siccome

fatti

quella tuttora

questultima

rilievi di

i

della gnerra Marcomannica, cos)

a

avevano

tipi

ma esi-

raffigurano

i

formato la strana

che la colonna di Piazza Colonna fosse cominciata in onore

teoria,

del Divo Pio,

um

modo. Allora

essi si videro

termmata soltanto da Marco Aurelio o da Comcostretti ad abbandonare le loro teo-

molta

rie e con

erudizione

vollero constatare l'identita del

numento recentemente scoperto nete, e spiegar miuutaraente

i

con

quello

maggior parte dei

libri

pubblicati

dalle

momo-

rappresentanti l'apoteosi di

rilievi

Faustina, e le decuniones ßnebres.

conosciuto

Del

ritrovamento

come

parla

di

stesso la

una cosa abba-

stanza conosciuta ed in termini generali. Intorno allo scoprinionto ed al trasporto della colonna

si

co-

nosceva gia una relazione abbastanza estesa, quella pubblicata dal Cancellieri (Effemeridi lett. di

Misccllanea

la trasse dalle

per autoro

l'abate

Roma

del

Francesco

1821

II,

Valesio,

214-236):

p.

egli

Garanipi, e ne ritenne

cardinal

diligentissimo

ricercatore

0) Fr. Bianchini de Kaiendario et cyclo Caesar is dissertationes duac, quibus inseritur descriptio et explanatio basis in Campo Martio nuper detectae sub

Columna Antonino Pio olim sacra. Jtomae, 1703,

del sig. Michelaguolo de la

nuovamente trovata Bulifoni, del sig.

in

Chausse

Roma

nel

la

Chaasae

.

.

.

.

.

de Trevoux .

.

.

.

1704

Napoli 1705;

Io.

XXXIII

p.

785

;

Lettera

;

Colonna

data in luce da Niccolft Sett.

;

Seconda

lettera

Viguoli de columna Im-

peratoris Antonini Pii, Jtomae 1705. 4; Journal des Savans p. 542,

fol.

in cui ei fa parola della

Campo Marzo

Napoli 1704; Journal

M. A. de

.

Ap. Zeno Giornale de' letterati

t.

XXXII

(1704)

VIII p. 12.

Digitized by

Google

ANTJCHITA DI MONTE CITORIO

43

degli ayvenimeoti romani del «uo tempo. Confrentando perö qnesta

relazione pubblicata con

del Valesio conservati

autografi

diarii

i

nellarchino Capitolino, m'avvisai presto che essa non possa es-

Che

sere desunta da quegli Ultimi.

rampiana

da uno

nosce

faso tntto

il

sbaglio

racconto

Ga-

nei casi di discrepMua la

debba considerare conie meno autentica,

si

giä

si rico-

grossolano, e che rende

cronologico

con-

sono attribuiti al luglio e settembre del-

:

lanno 1704 cose accadute nel 1705, vale a

dire,

l'autore racconta

come felicemente

torna

poi a descrivere

l'operazione

rainutamente

rari tentativi

i

dopo

fatti

Garampiana non

della relazione

Fontana,

architetti

modo

giudicati in un

sono

e

prima operaziono non

la

Vi sono altre ragioni che m'inducono a ritenere per autore

riuscita.

con gli

riuscita

Valesio,

il

ma

nno dei concorrenti Ultimi vengono

questi

mentre

assai sfavorevole,

estranee alle notizie

affatto

che

essendo

tali

tendenze

del Valesio.

originali

Ed

ostili

da

e

notare, che quei passi, ove l'autore della relazione stampata parla

non

di se stesso (<),

trovano

Capitolino. Si

nel Diario

riscontro

potrebbe per mezzo delle notizie di questo diario tessere l'intera

queU'awenimento, che desto grandissimo interesse

storia di

Roma

la popolazione

di

passa

del nostro

i

limiti

darne un saggio,

le

e fuori

prime

Bullettino, notizie,

pubblico soltanto per

cos\

aggiungendovi poi quelle che

danno qualche particolare archeologico intorno

La prima

in tutta

siccome perö tale racconto oltre-

:

ci

monumento.

al

notizia si trova nel diario sotto la data

del

25

set-

tembre 1703: gUrdino de PP.

Nel

di

Monte Citorio

1'estremitä d'una gran colonna di granito

si

vedeva sopra terra

Orientale reputata

eretta

da molti autori

falsamente la supposta colonna citatoria, nel passato pontificato d'Innoccnzo XII, allhora che fabricu ivi appresso la Curia, si divulgo che Barebbe stata canata e portata »ulla piazza della med». Curia,

P. es. p. 11: 'al

(»)

per trascrivere ritrovano fatti,

.

.

.

i

'

senza accennar

II diario

di ottobre

(1705) essendo

si

che

Garampi abbia

noto come

io

stato

nella testa e piede di detta

Capitolino

menomamente

che non segui, hora S. B. la fa

sotto

alla copia

introdotto

colonna

si

queata data riferisce direrdi deiriscrizione

tTova giä riferita nel settembre del 1704.

invece il

1

carattcri greci che

ecc.

il

Puo

greca, la quäle

esacre pero benissirao

tratto questa relazione dalle carte del Valesio, essendo

quest'ultimo, oltre a compilar lui

raccoglitore di diarii coinpilati d'allrui.

stesso

delle

notizie, fu

anche

ANTICHITÄ Dl MONTE CITORIO

44

scoprire tutta, ed e stata ritrouata alta palmi 67 et la base guasta posta al-

piano di Piazza Colonna e disopra v'e intagliato

l'istcsso

Traiano Augusto, il

la base l'hanno

in

grcche

lottere

sooperta nella casa che e quasi a

meuo

Monte Citorio che vicne da una banda monastero delle tnonache di Campo Marzo (>).

vicolo che e alle radici del

mato dal muro

del

for-

Segue: Martedl 4 dicembre 1703. Monte Ci-

Si e cessato di cavare la colonna dedicata ad Antonino in

essendo stato

torio,

scoperto digia

mano a

di S. B. per porre

Dopo aver

tutto

basamento, e

il

aspetta l'ordino

si

cavarla fuori.

(1704, maggio 5, giugno

riferito

preparativi relatiri al trasporto della colonna,

23) di diversi

Valesio aggiunge

il

(mercoledi 13 agosto):

E

hoggi misorato

stato

sito ch'e dietro la fontana di Trevi,

il

medi-

tando S. B. di formare a quella acqna una sontuosa facciata e porvi la gran colonna Antonina di Monte Citorio spaziosa

La 30

sett.

Monte

stessa notizia si ripete sotto

(martedi)

il

filo

Madonna

della chicsa della

il

giorno 28 agosto

giorno

il

:

cronista riferisce:

famosa colonna Antonina

castello per togliere la

il

Citorio, in breve si farä

fatti cancelli

l'operazione di calarla, e digiä sono stati

dirimpetto all'ofßzii de notari del vicario all« spazzo delle case

demolite, d'ondc deve uscire la colonna per rimnovere in

fontana una

avanti la detta

(«).

Essendosi compito di

formare

addietro a

piazza con tirare quella

dc'Crociferi

e

concorso del popolo

il

tempo della operazione.

(')

Intorno al tempo della scoperta

cyclo Caesaris

p.

dum

72:

si

veda Bianchini de ealendario

saris postrema folia praelo subduntur per faustam diera

qua

literarii

munusculi nuneupatio

optimo prineipi

titulo indulgentius excipienda, aut excusanda, felici tigit,

ut e ruderibws

catur antiqua

buiscono

il

basis,

ad palmos quadraginta cum columnae adhuc supposita.

riirovamcnto

(*)

1704 (Canina,

al

(Gemmae

l'autoritä del Ficoroni

et

huiusce lucubrationis de ealendario et cyclo Cae-

ant.

litt.

p.

kal.

Decembris natalitii

eventu con-

solo egestis in lucem eduI

moderni

parte attri-

in

edifizi III p. 127),

secondo

altri

112) al 1705.

226, citando dall'Appendice

II Cancellieri p.

IX

offerebatur

admodum

Biblioteca Fir-

della

miana (Milano 1783 p. 127) il passo seguente: questa insigne colonna erigere fu dissotterrata a Monte Citorio nel 1704, e nel 1707 dovevasi '

.

.

nella Piazza di Trevi, coll'opera del

Ma

cio poi

Pontificio

1

non succedette, atteaa aggiunge

per csser vi situata,

termo

:

si

'

ma

dimenticato intorno

.

.

.

.

Francesco Fontana.

la ristrettezza in cui allora trovavasi l'erario

piuttosto

Diocleziani, dal volgo i

architetto

siecome alla fontana di Trevi non v'ha piazza capace

sarä

Valesio, oltre a riflutare

celebre

pensato di situarla

chiamato

Piazza di

sulla

Termini

'.

piazza delle

La

notizia del

dubbi del Cancellieri, aggiunge un particolare quasi

ai progetti edilizi di

demente XL

Digitized by

Google

ANTiCHITA

La prima non

riusci,

operazione,

essendo

il

MONTE CITORIO

DI

fatta

45

giorni 15 e 18 ottobro

i

castello troppo debole per sostenere

tanto enorme (Cancellieri p. 216).

1704,

un peso

Valesio aggiunge in questa

II

occasione una descrizione della colonna e del basamento, che non

prima che molteplici

sarä inutile di riprodurre, essendo fatto

ri-

stauri fossero aggiunti alle scolture. '

Per qoalche ragguaglio

composta di granito

rosso

mentovata colonna,

di questa tanto

pezzo

Orientale di un sol

d'altezza

com'

e ella

palmi 66 e

Un

mezzo, e di grossezza p. 26 e 3 quarti con diametro di palmi 8 c mczzo.

frammento del capitello ritrovato Toscano. L'iscrizione che

vi si

sotto terra pare indichi esserc stata d'ordine

legge nella cima con lettere greche Tqiu «^o? di-

mostrano che portata Costa ne impiegata dal medesimo imperatore fossc drizzata da

M. Aurelio

dopo la consecrazione deno-

e L. Vero ad Antonino Pio

tando ciö l'iscrizione Divo Antonino Aug. Pio Antoninus Auyustus

August us



filii.

E

M. Aurelio,

perche

sono scolpiti

i

come perche

quella e dedicata dal solo

verisimile iscrizionc

fatti di

questa essere

quella

Divo Pio essendo

si

vi

nella

La cimasa

zionc, nell'opposto v'e l'apoteosi con figure assai niera. Vedesi nel

Vcrus

lo istorie,

da ambidue.

E

mcdaglia d'Antonino con

la

e questa

del piedistallo e ornata di bel-

mausoleo

il

et

dell'altra nella quäle

voleva del tempo per

M. Aurelio

scolpita

liscia.

Nel lato principale verso

lissimi fogliami.

prima

verisimile sia stata eretta

d'Augusto

consumate e di

v'e l'iscri-

bmma ma-

mezzo un giovane alato con ali distese in atto di volare, un panno svolazzante, che gli serve di mantello, porge st el lato con una mezza luna e la fascia traversale

tiene con la destra

con la sinistra un globo

del zodiaco sopra cui sono scolpiti gli scgni de'pesci e deH'ariete. Ergesi

serpe con tortuosi

giri

intorno ad detto globo, porta

Antonino e Faustina, quello con

lo scettro in

mano

il

un

giovane sulle spallc

nella di cui

sotnmitä e

un'aquila, questa col velo in testa in segno della conBecrazione. Vcggonsi in alto

due aquile, una per parte con

Roma

distese, siede di sotto

a mano dritta

una mano verso il giovane alato accennando col dito ad uno seudo ove e efBgiata la lupa con dall'altra parte un giovane seminudo giacente che abbraccia un'obelisco e porge la destra ha manca, al di fuori sotto il

galeata, e stende

appoggiato con

Komolo con

ali

e

il

sinistro braccio

Remo,

la sinistra

giovane alato

scorgonsi diverse

armi, vlmi c faretre,

dallc

due

bände che

sono simili rappresentasi qualche spedizione o decursione del medesimo imperatore, sono 1c figure assai maltrattate da

Trascorse un anno intero prima che zione.

Avondo

secondo

tali

i

tempo si

piü celebri meccanici dato

consigli

rinforzate

le

e

da barbari.

tornasse a ripetere l'operail

loro parere et essendo

macchine

fu effettuato

il

tra-

8ferimento nei giorni 24 e 25settembre 1705. Nei giorni seguenti sino alla fine dell'ottobre fu calata la colonna in piazza di

Monte

ANTICHITÄ DI MONTE CITORIO

46

ed estratto

Citorio,

basamento insigoe per

il

Sopra alcuni trovamenti

sue sculture

le

questa occasione,

fatti in

come segue:

ri8ce

Sabato 17 ottobre.

Fu

questa mattina con l'intervento di

naggi fatta dal cav. Franc. Fontana l'operazione di tirare il

(').

Valesio rife-

il

piedestallo della

Colonna Antonina

alla

forma che

si

molti pcrso-

piano della strada

al

legge descritta

nel-

Tannessa relazione, restando delusi coloro che credevano dovervisi ritrovare

numero

sotto qualche

di medaglie, se

pure non sono tra

primo piano della platea di trevertino che attaccato

il

medesimo

et

il

con perni im-

adesso

piombati b venuto fuori unito al medesimo.

Venerd\ 30 ottobre. Cavandosi gli travertini che erano sottoposti alla co-

lonna Antonina, fra accio havesse

il

il

primo piano di

essi et il

secondo vi

piano perfetto, calcc bianca freschissima,

il

masso durissimo dol fondamento composto

si

b ritrovata quantita di pozzolana fina. Gli travertini

tati

si e ritrovata, forse si

come

Le vicende

2° et vi

vengono cavati e por-

ulteriori della colonna, la qnale

dopo essere stata

tempo in un angolo della strada presso la Curia

Innocenziana fu da un incendio nel 1764 danneggiata in pezzi servirono per risarcire

l'obelisco di

raccontate da aitri e non vorrei ripeterle. topografia antica e

Ne

di Pio.

il

dissertazioni

il

Monte

definire esattamente il sito

Bianchini, ne

il

Vignoli hanno

una pianta icnografica dei

indica la

'

e Faustina

',

come pure

questa colonna

del

aggiunta alle

siti allora scoporti. il

la

monumento loro

L'unico

la

4

Piranesi. Egii

casa del

'

(e quella casa

sig.

Carlo Eustachio, a tempi

fosse demolita per

comodo

di estrar

che forma l'angolo della piazza di

Citorio con la yia degli Uffizi, e sta all'incontro del palazzo

(»)

quanto

sono

situazione antica della colonna dell'Apoteosi di Antonino

papa demente XI prima che

Monte

modo che

Citorio,

Piu importante per

autore del secolo passato che ne abbia data una e

di

il

su la piazza di Monte Citorio.

ripo8ta per molto

i

tra

di scaglie di pietra e calce

si

Furono pubblicate da Francesco Posterla romano una Relazione di ö operato per Tinnalzamento ed abbassaraento dell'antica Colonna

Campo Martio (Roma 1702, 4, pp. 8), ed una Relazione operato nel trasporto dell'antica Colonna Antonina, e nell'ele-

Antonina trovata nel di

quanto

si b

vazione della sua base o sottozoccolo (id plare fra ei

le

id.).

collottanee del Valesio. Secondo

il

Di ambcduc Canccllieri,

si

trova un esem-

questc

relazioni

trovano ripetute nella seconda edizione dell'opera di Carlo Fontana, discorso

sopra l'antico Monte Citatorio (R/>ma 1708,

fol.),

edizione da nie invano ricer-

cata nelle maggiori biblioteche di Roma.

Digitized by

Google

ANTICHITA DI MONTE CITORIO della

Nonostante l'apparente

Missione).

zioue

il

la

266) sono indotti

p.

quäle d'altronde non

vamenti

fatti

si

es. il

Reber, Ruinen

dubbio dall'autorita del

in

Piranesi,

mostra testimonio esatto intorno a

ritro-

a Monte Citorio. Kimarrebbe come testimonio unico

grande veduta delTinnalzamento incisa in rame dal Westerhout

XXXIII)

(Piranesi

Campo Marzio

servito il

Ganina per stabilire

in

quest'indica-

del Piranesi e affatto sbagliata: ciö che oon e superfluo di

(')

annotare espressamente, perche autori moderni (p.

Roms

47

precisione

grado di defioirne

documento

il

tav.

sito

e pare che di questa si sia

Ma

monumento.

posto del

il

siamo

con molta piü precisione median k un

inedito.

rf
Cerrvlt

cm«

«1 1

• !

*H«rU

C

f

au

c«? Nie

fiiy.CW €

f

: -S

'4

Ctrtik 4 Uta c*4

>

«

i

n ""TTTTTTj

1

II

1

3 C)*OW3

1

1

1

ii

r

i

,

0p+*4*»*t

i

i

i

i

I

J^*4<*Ätay

t "'

r

-

im progetto

codice Chigiano P. VI, 10 a foglio 16 contiene

per la casa dei padri della Missione fatto sotto Alessandro VII,

(')

La

crederei provcniente

da questo

passo del Nardini

del »ig. Carlo Eustachi iucontro al monastero

colonna

antica la piü parte

sottcrra

'

di

(Nardini III

Piranesi ha fraiuteso la parola incontro.

:

Monte Citorio p.

85

'

Nella casa e

ana grau

ed. Nibby),

ove

il

ANTICHITÄ DI MONTE CITORIO

48

riprodotto qui approsso

questo

di

riore

secolo

XVIII.

II

sito, '

conie unico documento dello stato ante-

(')

totalmente trasformato per

vicolo incontro a S. Biagio

tuale via della Missione

2

k

)

(

;

il

vicolo

una casupola, ancora

e chiuso da

si

comune

le

fabbriche del

corrisponde all'at-

'

che ora

col cancollo

scorge sulla pianta del Nolli,

ove pure sono segnate le proprieta Mare9cotti e Paloinbara. Met-

conseguenza la colonna distante

per

tendo

dalla via della Missione, e essa

40 metri nel bei mezzo dello

trova piü di

si

Canina, e

che ne

trova

si

palnri

= m. 14

palmi 62

175

= m. 39

dal detto

vicolo,

distante dal posto assegnatogli dal stadio da lui ideato delle Equirrie,

menzionato negli autori antichi, ne puö avere

inai esistito.

2.

Edifisio antico scoperlo nel 17 03 sotto la casa della Missione.

Mentre la scoperta

della

colonna

Antonina, come

abbiamo

veduto, ha dato luogo a molte pubblicazioni, un altro ritrovaniento

medesima epoca

fatto negli stesai dintorni e nella

vato da pochi contemporanei, e le notizie da loro sconoschite a tutti

i

topografi della

Roma

e

stato

osser-

prese rimasero

antica.

Valesio in data di mercoledi 29 agosto 1703 riferisce come

II

segne: PP. della Missione nel cavare gli fondamenti della noova babitaMünte Citorio tirandosi in dentru e slarpando la

Gli

tione die aggiungono in

*trada che cala dal detto monte verso

il

Campo Mario,

oltre quantitä di gran-

dissimi travertini vi hanno ritrovati intieri gli atipiti e traversa di una gran

porta di

marmo

gentile e d'esquisito lavoro, indizio certo che ivi fosse qual-

che fabbrica cospicua.

(•)

presentc schizzo, in proporzionc tnolto ridotta, non affetta a darc

II

esattamente

i

particolari delParchitettura interiore delle case rappresentatevi.

Inveco del nome Bonisi (*)

Navona

La p.

vi si

deve leggere Bonnesi.

ebiesetta di S. Biagio

35

Innocenziana,

not.), si

(vedasi

Gigli

presso

Cancellieri,

piazza

che scomparve per dar luogo airingrandimento della Curia

trova indicata nella pianta prospettica del Falda (1670): da

A

B

cio si scorge

come

strano che

Bufalini la metta proprio nel lat» op{>08to, a siniidra della Via

il

ste&se quasi aU'incontro

dei

nunieri moderni

1

e 2.

della Missione.

Digitized by

Google

ANTICH1TA

Una

seconda notizia

Carando

gli

PP. della Mission©

de notari del Vieario

gli

hanno trorata

la strada,

MONTE CITORIO

Dl

trova

si

40

martedl 22 gennaio 1704: Monte Citorio dirimpetto agli Offizii

il

in

fondamenti della noova fabbrica per eni

in essi

una langa platea

obliquo passa sotto la strada verso gli

oflizij

slargano

di gran traaertini

de Notari, e mostra

che per essere

di

stata fabbrica grande e magnifica, che faceva facciata avanti la gran colonna

che raedita d'inalzare

Non puö

sono vestigij della Basilica di Antonino

B., c forse

S.

hanno inenminciato

e gli detti Padri

di giä a carare detti travertini.

esservi dubbio che l'opera della distruzione fosse

piuta con la prontezza ed eoergia pur troppo usuale, di presto si spense ogni le scarse notizie del

cua

»

Ma

.

memoria

Ne

di tale ritrovamento.

Valesio per darci un'idea della

-

com-

modo che

basterebbero

fabbrica cospi-

a tale difetto per Ventura rimedia un documento da

me

scoperto nella biblioteca capitolare di Verona.

Fra

meccanici invitati a dare

i

chini

un'opera particolare

le

pera, che per ragioni a

a terraine,

concepl

il

antichitä

me

del

celebre Francesco Bian-

codice Veronese

l'opera; quella che

De

ha l'apparenza

libri dno.

quem vnlgo

d'illustrare in

Di questomai condotta

Citorio.

356 contiene parecchi abbozzi

clivo Citorio sive aggere

mcmorabilibus

disegno

il

Monte

sconosciute non e stata

L'autore ha per piü volte cambiato

Martii,

il

Egli profitto di quest'occasione per prendere notizie esatte

(').

delle antichitä ivi ritrovate, e

«

consiglio per l'estra-

loro

il

zione della colonna Antonina, v'era pure

il

piü, definitiva e la

Campi Martii

In priori agitnr:

(*).

titolo e la disposizione del-

de

et

seguente:

columnis veterum

De aggere

Citoriura appellant: de nstrino

scu tmnulo (clivo) Campi Caesarum ac de Columna

Antonini cognomento Pii, inde nuper extracta: et de collectis

atque litaniis

Christianornm hoc in loco institutis ad abolendas ethnicorum

saperstitiones.

Bccando exponuntur tria genera columnarura

« In

cum

antiquos et cuiusqne gencris origo usus conerio

raemorabilinm historia

phana, quarti pracsertim et quinti saeculi aerae Christianae

(')

Le

'

apud

sacra et pro-

».

coneiderazioni teorichc o pratiche intorno al trasporto della Co-

lonna d' Antonino Pio collocata in Monte Citorio' (Roma 1704, parte

I c II,

pp. 52 in 4, con due tavole) pubblicate per questo scopo dal Bianchini, non si occupano dei ritrovaroenti di cose antiche. Nc viene ad alimentäre il nostro

matcriale

il

codice Veronese 438,

segni appartenenti alle sudette (*) II

'

contenentc

una quantita

di appunti e di-

considerazioni

codice Veronese 441 contiene una copia dei capitoli 3 e 4 del libro

primo, fatta da uno scrivano abbastanza iraperito

;

essa

manca

oltracciu di ogni

disegno e pianta. 4

Digitized by

Google

ANTICHITA

50

MONTE CITORIO

DI

Capita libri Primi. I.

De ornamentis Campi

u

Martii, et de superstitiosis

cthnicoram

sacris

olim in eo pcractis ».

n.

De

"

Campo

indigitamcntis Heronm, seu

Martio, iuita regis

divorum

indigetum

egcstione tumuli, seu clivi,

phica descriptionc

apntheosibus iu

Numac, aliorumque veterum Romanorum

ac de loco Indigetoriu, sive Indecitorio nec non de

quem vulgo Citorium

crrores

aggestu, ethymologia et

appellant, eiusque topogra-

».

III.

De

u

ad titulum

institutione Litaniae et collectae Christianorum in 8.

Laurent ii in

Kursus agitur de apotheosi

campi phiam cx

Lucina post principum

ethnicorum

eversas

ethnicorum

cclebrata

Campo

Martio,

superstitiones. in

hac

parte

qua parietinae ac rudera nuper egesta ichnographiam et ortbograustrini Caesarum indicabant. Utraque figuris cxhibetur, et confirmatur in

:

aliis vettribus

monuraentis rogi et ustrini

».

IV. u

De

et de Providentia

dcndis

Magni Tbeodosii ex Gothorum

occasione arrepta post obitum

cursu per ethnicos ad tentandum in

Campo Martio

in-

restitutionem superstitionis

principum christianorum in eisdem superstitionibus excin-

».

non

I difetti derivanti dallo stato

compito

manifesti: vi si trovano ripetizioni, qualcbe

manca

dizioni sui particolari, lo stüe e prolisso e

appunto perciö e indispensabile

che

qui

volta

si

dell'opera sono

anche contradd'eleganza.

Ed

dia uno spoglio oom-

pleto delle notizie topograficho cd antiquarie.

La prima

parte di tali notizie si trova negli abbozzi del ca-

pitolo JI del libro prirno. Ivi l'autore le

indigilamenta heroum da (p. S) «

forme

LXXX

(')

quem Citorium hodie nuncupant iacta

fuerunt ante annos

Ludovisiani palatii magnifica fundamonta, quibus ab Innocen-

XII coemptis superstructa est curia

(')

prosegue cosl:

Pracstat vero in ipsius loci vestigio ethnicac consecrationis areain

contemplari. In tumnlo

tio

dopo aver ragionato sopra

lui supposte,

Quest'asserziono non e esatta,

iis

inagistratibus incolenda qui iuri

essendo

cominciata la fabbrica del

detto palazzo dal principe Nicolo Ludovisi nel 1653, secondo la testimonianza del Gigli (presso Cancellieri, piazza

Navona

p.

38

not.).

Digitized by

Google

ANTICHITÄ DI MONTE CITOIUO dicando praesunt. Proximae autem aedes, quae

summam

clivi seu

tumuli Citorii

partein in hortaluux cxplicatum intra se claudunt, ante annoa circiter

L

tri-

butac fucrunt saccrdotibus miaaionum munera eo instituto obcuntibus. Intra hortuli

aream domestico sacello adhaerentem cminebat colamna Thebano seu

Syenitico saxo vulgo granito Orientale dimidia taatum parte styli conspicua;

nam

imum scapum cum

reliqua portio ad

basi et stylobate ad paltnos sexaginta

infra hortuli superficiem latebat. Licet vero

Innocentio, ad

omamentum proximac

quominu8 educeretur.

Nam

eruendam pleriquc eenscrent sub impensae gravitas obstitit,

curiae, attamen

diruendac fuissent aedes non paucae, ut carundera

per laxamenta moles adeo ingens traheretur ad ampliorem aream curiae, quae

columnam Antoninianam. Nonnulli molem tanta anaglyphorum copia specta-

tractu continuo producitur ad cochlidem

etiam opinabantur eiusdem cochlidia

bilem derogaturam esse plurimum pretio huius saxi, nulla artis aut historiae,

quod tunc quidem appareret, (memoria?)

illustris, ruinis

vero et incendio ita

vexati et corrupti, ut areae dignitati et curiae ornamento aegre responsurum

augurarentur. n «

Verum

ex terrae coneussione, qua infinniora urbis aedificia paulo ante

agitata labern contraxerant

ximis domibus sublata

admonuerunt

('),

est.

prior illa diflicultas expensarum in diruendis pro*

Proximarum enim domuum

cum

portio

concidisset,

aliarum adhaerentium ruinis obviam iretur; fun-

architecti, ut

dorum autem domini, ac praeeipue sacerdotes missionarii non tantum

ruinis

occurrere, sed ex integro excitare solidiores et laxiorcs aedes curarent.

vero diligentia et Studium del Giudice Vicarii Praefecti

maxime damit Hl." (*),

1

et It.» 1 Praesulis

Tum

D. nl Nicolai

qui occasione utendum ratus compendia expen-

sarum in egestione per aedes a dominis iam Beatissimo Patri ac D. B0 N. r° Clementi XI

disiectis

ita

dum

novas moliuntur,

providenter indieavit exposuit,

non minus studioso artium elegantiorum quam publicae felicitatis et ornamenti facile impetraverit monumenti tamdiu neglecti curam et restitutionem. Actum felicitcr. Sub columnae scapo reperta est basis e candido marmore, cui stylobata subiacebat amplissima palmis 16 quaqua versus expansa, figuris quoque apotheoseos et decursionum et epigraphe quartuor in lateribus insignita. Intcrea etiam sacerdotes missionarii novarum aedium fundamenta iacientes centum et quinquaginta circiter palmis dissita a columna ut a principe

et basis latere australi,

detegunt

vestigium triplici constans

aedificii quadrati

praecinetione ex lapidibus Tiburtinis. Utraque fabrica tulit

mirum

inscriptio et figurao referunt consecrationem Antonini patris a

et L.

Vero Augustis

triplex

(•)

indicat

modum

con-

(«)

filiis

ibi

peractam:

'

I

Marco Antonino

ita illius quadrati operis praecinetio

bustum Augustorum cadem forma quadrata consignata

in

spaventö la cittä dal Gennaio

al-

Intorno a questo terremuoto, che

l'Aprilc 1703, si

veda Cancellieri, piazza Navona

p.

161. 162.

monsignori del Giudice e Bianchini erano loro svisceratissimi amici

dice Pautore

vona

in

ad Urbis veteris partem banc praeeipuam illustrandam. Ut enim columnae

della

relazione

Garampiana

p.

219. Cf. Cancellieri piazza

Na-

p. 269.

Digitized by

Google

ANTICHITA

52 numis Pii

et

DI

principum

reliquorum

MONTE C1TORIO post

Antoninos

Romae

imperantibus.

Subicicnda tarnen est oculis ichnograpbia montis, ut vocant, Citorii,

proxima columnae cocblidis detectae, nec sibi

A

vestigio alterius

cum

area

eolumnae ac basis nuper

non proiimo cum ustrino sen busto principum, quae omnia lucem

invicem impertiuntur

«

cum

et

».

exhibet vestigium novae curiae Innocentianae

area R. Litera

B

indicat

aedes

cum

adiaccnti foro seu

Chisianas ad viam curricularem sive Hippo-

dromum NQ: quibus appositum furum M continet columnam cocblidem M. Antonini gcstis insculptam, quam vocant columnam Antonini. Forum Antouinianum cingunt aedificia KDC. Forum vero Innocentianum R concluditur aedibus CFG. Pmxinia

cum

c

Ii

sacerdotum domus H,

est missionariorum ita

obvcrsum

babuerit fundamenta externae et quadratae

est, ut

ca pars eius

anguli g

fdg

e,

df

,

cui

in qua sacellum dotuesticampanula imminet, subiecta

cffonnati a duobus latcribus praecinctionis

cuius notitiam et dcscriptionem hic tradimus n.

Digitized by

Google

ANTICHtTA DI MONTE CITORIO

53

Primum adnotabo directionem parictum huiusmodi aedificii cum utraque colurana, deinde libramentum ut apparcat planities ad quam pertinuit». u Versorium magneticum gradus singulos distincte notans cum attulissem, exploravi angulum quem bases columnaram cochlidis M et Pianae P cum acu (?) «

magnetice excitata constituebant. Reperi latus a b columnae Pii et latus h

i

parallela. Utrumque enim cum versorio constituit angulum graduuui Septem ad easdem partes. Declinat magnes hoc anno gradus 9 a Borea rersus magistralc seu Quam (ob remj latera columnarum a b, h i constituunt angulum grad. 16 cum linea meridiana. Hisce latcribus parallelae erant facies d f, g e praecinetionum, quae detectae sunt in fundamentis domns missionariorum hoc anno excavatis et eodem anno exploratis. Quae ad «andern aream pertinuisse olim videntur ex laterum parallelismo. Aceedit observatio complanationis soli columnae P et praecinetionum S quam peritus magister fabmm a missionariis adhibitus ad cavandum et probandum opus novae construetionis aedium in loco g m, quae modo perficiuntur, acute collegit ex aquae libramento in proximis puteis conspecto. Narrabat enim sc studiose me-

columnae Marci esse

,

titum fuisse depressionem aquae infra planum basis columnae

P

ex proximo

puteo et eodem libramento explorasse superficiem plani marmorei praecinetio-

num g f

insistentium lapidibus Tiburtinis, quo loco ex architecturae legibus

complanatio areae

cum

aedificio apparebat

,

quibus in vicem collatis apparuit

ad idein planum horizontale pertinuisse infimam basim columnae

et

basiin praecinetionum; unde colligitur referri ad invicem coluinnam

cinetionem

MO

palmis ab

illa

P

infimam et prae-

distantem et in eadem area constitutam: prac-

serüm cum linea ex centro columnae P dueta ad rectos angulos cum proxime «. obverso latere praecinetionis g d medium ipsius lateris teneat II

scopo:

del

resto

ma

il

capitolo

non

contiene

notizie

utili

nostro

al

Bianchini ritorna sopra lo stesso argomento nel ca-

pitolo terzo. (p. 19)

"Suimnn

sive aeclivitas tumuli Citoriani aedibus iisdem includitur

proxime adiacentibus columnae nuper effossae in loco

P

superioris figurae,

quam

Antonino Pio ab Augustis fratribus Marco et Lucio positam post eiusdem priueipis consecrationein

T

aperte docent litterae lateri basis insculptao (6

.

/.

L.

VI, 1005):

DIVO ANTONINO AVG PIO ANTONINVS AVCVSTVS ET •









VERVS-AVGVST VSu

gusti

FILlI

Praeter litteras ita consignatas in ea superficie basis quae respicit Au-

mausoleum

facies adversa

ad australem

et

orientalem

plagam posita

continent auaglyphico opera expressam apotheosim Divi Pii et Faustinae eius coniugis. Huic vero lateri ad austrum praeponitur quadrata praecinetio triplex:

quae ad bustum prineipum pertincre

intelligitur,

t»i

eiusdem ichnographia con-

cum nummis antiquis consecrationem Pii referentibus et aliorum qui Pium imperaverunt. Expandebatur enim aequis lateribus quadratum vesti-

feratur

post

gium

operis

basi

columnae

parallelum

et

ad eandem superficiem et aream

Digitized by

Google

54

ANTICH1TÄ complanatum

antiquitus

cuius

:

MONTE CITORIO

DI

P

centrum S a centro columnae

palmis

cir-

ctter centenis et octuagenis distabat ». « Interior praecinctio quadrati

palmis quinquagenis

•'



huius

S latera singula extendcbat

Testig-ii

Intervall um praecinctionis iutimae ad mcdiain definie-

•'<•).

batur palmis quindecim

cuius

modo

distantiae

a

secunda ad externam intercapedo constabat. Verum

i

\

j^ljLt!.^

^=~~~

ff

\

V-

\

1

externa« praccinctionis diversa erat struetura.

Nam

paegmata quadrilatera ex lapide Tiburtino

latus

eiusdem constituebant, stereobate infra supposito ex

n

lapide

Albanen« nulla maceria

suffultu.

At secundi

ac ttrtii ambitos latera multo erant solidiora. Ti-

burtino enim saxo ad areae intimam partem e fun-

damentis assurgenti imposita fnerant marmora ex

n n q

0

q

iis

quae Graeca dieimus

connexa

Nam

saxa eiusdem

ita elevari

solidum

et in parietem

videbantur ut tecto carerent

(').

molis disiecta iacebant, quae Corona superius ornata de-

finitionem culmiois indicabant ex proiectura et sectione fastigii, qualia ferme

visuntur

(*)

in rogo

Faustinae minoris expres60

in

tabula Capitolina (olim in

cum eiusdem Augustae apotheosi. ad viam Appiam quinto ab urbe lapide a

arcu Portugalliae dicto ad Hippodromum)

Paulo rudior strnetura est ustrini

Pomanarum antiqnitatum rata ac deliniata

consultissimo

ueterum

Raph. abb. Fabretto

explo-

fideliter

inscriptionum cap. 3° pag. 231. [Seguono srhizzi

del rilievo Capitolino e drt

muro

di cinta delTustrino

suüa via Appia, che

sarebbe inulile di riprodurre] « cuius area quidem est amplior, forma tarnen et materies

non dissimilis a secunda ex bis praecinetionibus ante columnam

detectis: cuius

latera singula palmis

centum extendebantur. Intima praecinquaqnaversum patens nihil

ctio sexaginta palmis

aliud

habenda

pyra seu rogus

est

quam fulchrum

sive basis cui

in apotheosi superstrueretur, cuius

figuram a «e conspectam in consecratione Severi describit Herodianus ».

Segue un'estratto lungo del passo Erodiano u

lib.

IV

cap. 1 (vedi sotto p.

Quaternis igitur aut quinis

plerumque

tabulatis constabat rogus, ut historicus et

T mUm

in

mensurae quae ichnographiae harum praecinetionum respondent

(•)

«

[hoc

A

nummi

quorum secundo cum lectus funebris esset ab equitibus Romanis inferendus per eam codem ostendunt construetam, colliguntur eaedem testantur,

I*«

quam numismata fere

di

63 not).

».

questo perio'lo e annotato sul margine con lettcre assai dubbie:

itaj esse

cognoseimus ex canaliculo sive excavatione

et ex

foramine

ine-

dio in singulis [lapidjibus insculpto n. (*)

Sul margine: in plcrisque basibus antiquis.

Digitized by

Google

ANTICMTÄ

DI

MONTE CITORIO

55

enim distributum videmus singularum partium raodum, ut extima praecinctio prismatibus ad perpendieulum erectis imitetur periphragma fita a Strabone dictum in busto Octaviaui August i), quod ferreis rcpagulis arcebat u Ita

ab interiori peribolo accedentes

(')•

Interiorem praecinctionem palmis centum

formatam ad auertendum incendium

extensam per latera singula,

Bione rogi, referendam puto ad ustrinum

:

cuius

in succen-

medium tenebat minor

parastata

quadrato vestigio assurgens palmorum circiler sexaginta. Huic vero pyram seu

rogum superstruetum

arbitror mensuris aptissime respondentibus ad sustinenda

palmomm

quattuor aut quinque tabulata, quac ab inferiori et latiori fulcro citer

60 sensim ascendebat

angustiorem suggestum

in

poterat leetum funebrem ab equitibus

Romanis

illatum,

:

et in

cir-

secundo continere

cum palmis

circiter qua-

dragenis aut quinquagenis idem suggestus patere posset, ut constat ex proportione ianuae et ex infima basi

in

contrarius tabulatum perveniretur collucatam, ut iidem

quaquaversum

nummi

:

quorum ex

busti Cacsarei descriplione

quam

Strabo-

ita

conformari potuisse, ut

quadrata basi semper assurgens

rogus

aetate

et

Augusti

22) Alia tarnen forma clecta videtur ab Anto-

(p.

qualem describunt

Romanorum Dio

Ex

nec inficior ustrinum

Mausolei figuram imitaretur.

conspicitur,

;

exponit, scio eiusdem strueturam plerisque videri circulari

nis liber quintus

ninis,

:

demonstrant, necesse est palmis saltcm yicenis

fuisse explicatum.

forma praeditam

nummis expressa donec ad supremum et in quo cum videamus quadrigara aliquando

in

bistorici qui iiiterfuernnt apotbeosi

Hcrodianus.

Talis

etiam

minoris a marito Marco inter divas relatae

:

observatur

quem

in

in

nummis

prineipum

rogo Faustinac

mannorea tabula ex arcu

ad Hippodromum translata in aedes Capitolinas antiquitus expressum videmus. Succensis enim tabulatis ac trabibus quadrato cius molis, ac Dione paulo ante

descripsimus ut ex pyra in

cinctio intima ex pluribus ordinibus iunetoruin

superne referens, regula

(')

Strabo V,

3,

8

236: l»

[*e

quam

ex Herodiano

redigeretur,

lapidum constans

sima cymatio

p.

bustum

et

proiecturis

die

iw

prae-

coronidem distinetam,

vtdiut u lijs x«f'
av-

tov nfoißoXof, xai ovrot ki»ov Xtvxov, xvxXy pir ntqtxtipevoy t^tay atör govy 4

TKQiifQayua, ivrus d" niyfigon

XttT(ttfVTO$.

Digitized by

Google

ANTICHITÄ. DI

f>6

MONTE CITORIO

autem ornamentnm basis ex regula aima

inferne

inversa, torulo, et plintho,

ingentis arae speciem praeferebat, ut figura exhibet eiasdem anaglyphi ». « Basti aero Antoniniani ornamenta pcrqoaro similia uisuntur in fragmentis lapidum ex graeco marmore ibidem rcpcrtis quorum alia ad coroni-

dem mus

pertinentia distinguimus flgura A, reliqua vero ad basim referenda exhibein figure B(').

Addendum

est etiam nonnnlla ex

nidem constituebant sub coronae proiectura ornari carere

tum

praeterea

:

etiam

superciliom

ostii sive

iis

marmoribns quae

coro-

denticulis, alia uero iisdem

superliminare ibidem

reper-

et quidem utrimque laboratum, ut constet utrimqne fuisse spectabile quod puto impositum ostio secundac praccinetionis sive ustrini, undo scilicet :

aditus pateret in tertium peribolum busto seu rogo dt-putntum, qnibiiR ox indi-

PC.

CÜ8

possumus praecinetionem secundam ac tertiam corocoronidc zophoram et epimembris enatum propagari debaisse circa perimetrum ustrini, u«ro undam sive cymatium inversum ut specietn redderet appositi

et rcliquiis colligere

nidc simili saperne fastigiatam: sed in aecundae

stylium ab interius

ostii

Kchcmatismi. u Itepertura

etiam

demonstrant tympanum breuius impositum

(ut vide*

tur) loculamento, in parictibus ustrini forsitan

excavato ad continenda Antoninorum aut aliorum prineipum simulacra iuxta mensuras in figura diligenter servatas cuius tympani diametor est pal. 7. (*) ».

(')

In un foglio

un'altro disegno

die

non numerato, verso la fine del codice, se ne trova poche varianti, e percio si e riprodotto qui ap-

offre

presso. (*)

trovano

Oltre agli schizzi dei dettagli alrri neiroriginalo in

un

apposti

foglio, ora

il

al

margino del

28° del

tesfo, se

ne

codice, fuori del Co-

Digitized by

Google

ANTICHITÄ DI MONTE CITORIO «.

fani

57

Erat igitur intra periphragma externum quadrata praccinctio in

modum

absque tecto, qualis apad antiquos etiam Latinos templa olim extitisse ex

Gabinum vidimus cum felicis recordationis praesule veterura monumentorum ('). Intra quam tertia eleuata pyram seu rogum in consecrationibus continens prae so

co quod superest ad lacum

to. 1°

Joanne Ciampino pag. 4 praecinctio

ferebat incenso busto specimen ingentis arac

:

qualem substructio

imitatur

illa

Faustinae rogum repraesentaus in anaglypho Capitolino. Ceterum aras eiusmodi

mira altitudinc sublimes

|

stalui iubet Vilruvins Iovi et Diis supcris

Sull'originale di questa figura si trovano lc postille scguenti:

Praccinctio prima sive periphragma praec. tertia teu bustum, ubi rogus le quali,

praec. secunda sive



ustrinum

il



Sectio verticalis ustrini

dovendo rimpiccolire la misura del disegno, abbiamo preferito

porle sotto

di

medesimo].

nesso e questi ultimi e



excitabatur

sono

riprodotti sulla pag. 58.

Ncllo stesso

foglio 28

pure notato: t» angulo novae domus missionarium fundando 60 pal. ex-

cavato solo fundamcnta reperta fuerunt super triplicis generis materie erecta et inter

spatium palm.

(!) II

4.j

per longum

stratis veluti distincti.

Ciaropini infatti asserisce di arer visitato quel fano

insicmc con

Emanuele Schelstrate, Raffaele Fabretti c Francesco Bianchini: siccome i due erano morti prima del 1700, questo passo basterebbe per togliere

prirai

ogni dubbio sopra l'autore della disscrtazionc.

ANTICHITÄ DI MONTE CITORIO

58

travertini dello

angolo

2° recinto

'i

3

piomlo ujuugliato con perno di ferro

travertini dello •3°

recinto

similes cuniculi prominentes

visuntur in opere aed. H.

.

.

in cellis vinariis Quintiliorum,

quod videtar lica. (v.

fuisse Basi-

p.

62

not.).

sopraliminare lavorato da dus

da una con daWaltro con /regio

facciate,

la gola,

Q

D—D-D— Vacqua era ba%m tino

palmi 13 con

D-

sotto i

U

pozsi

travsrvicini

Digitized by

Google

AXTICHITA II

M

MONTE CITORIO

59

interamente

occupato da una

resto del capitolo e quasi

longa digressione intorno a questi Olimpia. Sulla all'origine del

fine il

Monte

altari,

gpecialmente a quello dl

Bianchiui pronuncia

suo

il

« Intelligimus etiam

causam aggerandi eins

clivi

hanc parteni carapi, quam frustra peteremus aliunde,

mus ad sanctorum pontificam

nili

studia et christianorum

lendis ethniconim superstitionibus

mnm

parere

intorno

Citorio:

maxime

intcntas,

supra

inducitoriam

referondam ducere-

principum

post

impios

leges abo-

ausus pri-

desertoris Iuliani Augusti, qui abolitam superstitionem restituerat, deindc

gentilium magistratuum, qui potestate

annum

publica

abusi

sub Honorio August o

vigesimum nondum ogresso ludos seculares in campo Martio deorum instaurare in foris curaverant ab anno aerae Christi 400

aetatis

et sacra

ad 420.

La

dissertazione contiene tutti gli elementi necessari per rico-

struire la pianta

(•)

«

E

e

lo spaccato delledifizio ('):

vero che per alcuni particolari vi sono incertezze oppure contra-

dizioni. II lato del recinlo interiore

vecc di 60;

siccome perö gli

il

lato del recinto

dallc Irro groHsczze

a

palmi

una volta viene indicato con palmi 50

medio 101

si

calcola

dalle distanze delle

invece dclla cifra tonda

di

in-

mura

e

palmi 100;

Digitized by

Google

ANTICHITÄ DI MONTE CITORIO

60

schizzi aggiunti al codice Veronese non strativo, coa\ ne proponiarao

La

hanno che un valore dimo-

una ricostruzione

in scala nietrica.

relazione del Bianchini in primo luogo ci conduce ad un

Vuol

risultato importante sebbene negative

dire che ci libera defi-

nitivamente da certe fantasie

che dal secolo passato in poi sono

state sostenute

dai

II

un soprastante

alla

brica

della

come pure profonditä

topografi.

Piranesi

fabbrica della

Curia Innocenziana, nelle

di

alla

profonditä

fondamenta della casa

80 palmi

sotto

I,

10).

A

dei

l'asserzione di

sotto

di

la

fab-

cento palmi,

PP. Missionari

attualo.

livello

il

avanzi di alcuni sedili circolari

Tauro (Ant. Rom.

secondo

Missione che

fossero

alla

scoperti

vi collocö l'anfiteatro di Statilio

,

queata supposizione, accettata dal Venuti,

dal Nibby ed anche da altri fino ai giomi nostri, combattuta invece dal Becker (Topogr. p. 642. 081) con ragioni convincenti,

cosi pure la niisura

compulsiva una pircola correzione per

di pal.

saria

la -distanza

sirno.

Abbiaino sopposto ehe sopra

un

attico,

essendo itnpossibile di far sporjrere

la

relazione

Canina

140 del recinto esterno, retide necesindicuta delle stipiti del mede-

la cornice del

periinetro dellc'mura. Basta indicare qui

sendo che

il

U

secondo reeinto

vi eorresse

fastipo della porta sopra

brevemente

tali

da noi completamente ripetuta, permette ad ogni

tendente di esaminare la ricostruzione da noi tentata.

il

contraddizioni, esin-

ANTICHITÄ

(31

Egli cioe vi credette

felice.

udo stadio destinato al giuoco delle Equirria,

situato

mai

MONTE CITORIO

DI

anch'essa poco

ne sostitul an'altra,

Credo ehe

esistito.

le

memorie da

edifizio

non

noi raccolte, oltre a distrug-

gere definitivamente queste congetture, ci spieghino pure l'origine

intomo

della vaga supposizione

ai 4

osservi la forma delle pietre del

58)

p.

marmo

sedili di

'

accorgera della somiglianza tra esse ed

si

chinnque

'

:

secondo e terzo recinto i

(sopra

'

sedili dei veri

Romani.

teatri

Dunque invece abbiamo una

fila

un

edifizio destinato

a spettacoli e giuochi

monumenti onorar per

la casa imperiale degli

di

di

i

Antonini. Con ragione

il

Bianchini attribui un' importanza speciale

all'identita della orientazione e della livellazione, che fu constatata

Antonino Pio, quella di Marco Aurelio, ed

fra la colonna di

mento dei

Ne

tre recinti.

monu-

il

contraddicono le scarse notizie intorno a

ritrovamenti fattivi in tempi posteriori. Primeggia fra essi la scoperta della casa di Adrasto, custode

M. Aurelio

(')

vati, sulla

piazza

tico

A

2 ( ).

della

stessa

di

Monte

Citorio,

(») il

si

il

Se ne

vedano

e

lc

il

muro

mezzo

piedestallo

si

puö

perche

una distanza

in

di

di cinta del Portiens Argonaii-

3 ( ).

11 sig.

iscrizioni C.

(Diss. sulle rovine di

di inonte Citorio in

accanto

il

palazzo Cini

sotto

Fea

trova

ritro-

un por-

che la zona da esso occupata non

e,

poteva estendersi di molto verso sud,

appena 50 metri

tlice

gli avanzi di

quäle edifizio appartenesse questo portico, non

sapere con precisione: certo

tarum

colonna centenaria di

avvenuta nel 1777: pure in quell'anno furono

f.

Roma,

fra la casa di

Middleton recentemente

L. VI, 1598.

p.

351

Esse furono trovate,

not.), nella

parte della piazza

Monsignor Viccgercnte,

della Colonna d'Antonino Pio

posto

in

l'altra

casa

mezzo

alla

piazza; e furono trovate» al loro luogo cogli avanzi della casa di Adrasto, alla

profondita per lo (*)

Fea,

meno

di dieci in dodici

integrita del

Panteon

p.

palmi dal piano della piazza suddetta. 3: 'nel 1777

seavando sulla piazza

dalla parte di ponente in linea parallela al palazzo fu trovato sotto

attoale II

un portico assai profondo,

Fea erroneamente

in

gran parte conservato

e

il

piano

lasciatovi

lo attribuisce alla fronte dei Septi.

3 questi si veda la dotta disstrtazione del Lanciani, Bull, coinm. ( ) Sopra VI (1878) p. 25 agg. Alle memorie da lui raccolte si puö aggiunpere la seguente inedita, che traggo dallo stesso codice Veronese 356 del Bianchini.

Ivi a foglio

28

si

trova Tabbozzo di

un pezzo di cornicione iutagliato con

ovolo e fasarola, non pero corrispondente a quelli pezzi pubblicati dal Lanciani

1.

c.

tav. III,

con l'indicazione

'

nei marrai del «ig.

aw.

Quintiii; e la

ANTICHITÄ NI MONTE CITORIO

62 (Ancient Monte

p.

Citorio,

i

quali avanzi

Diyo Marco.

Ed

gli avanzi di

gtandi

?ari pahrcri moderni a

Monte

385) dice di aver scoperto

inaasi ed arcate di travertini sotto

egH ö disposto ad

attribuire al tempio del

e vero che sono molto deboli le ragioni addotte

dal Canina per provar che questo tempio fosse situato sotto lazzo Chigi

;

misura di nn palmo il

8ig. arv. Quintiii

tina, posti

il

pa-

specialmente l'esistenza della casa di Adrasto al lato

da noi

'

(hwghezza), e

la po.stilla

mi ha detto che in

i

scguentc

meridiana porta per cura del Bianchini nella chiesa di

ma

erano colloeati fuori del sito

che aveva la pianta di sotto lazzo de' sig. Ferrini

' :

a

d.

10 aprlle 1704

tnarmi grechi ritrovati nella Bua can-

opera alle ternie Dinclcziano nella Hnca fvuol dire la

|e

le

qnesta

accanto al Teatro Capranica;

prossimi a

casc prossime

casa

v. la

postta

'

S.

Maria degli Angeli]

cementi della grau fabbrica, della »na isola c sotto al pa-

tmll'angolo

della via in Aqnirc,

pianta topografica annessa alla disserta-

Digitized by

Google

ANTICHITA

MONTE CITORIO

DI

ovest di piazza Colonna non esclude

03

afiFatto l'eaistenza

del tempio

medesimo. La casetta del custode della colonna centenaria mezzo di una grande piazza,

nel lato

difficilmente potova star isolata in

invece

molto probabile che fosse adossata a qualche altra fab-

e

brica piü cospicua

Piü

difficile

complesso di Antonini,

il

(').

monumento

Che

avesse in quel

destinazione

della casa imperiale

culto

al

degli

dei tre recinti. Merita attenzione la ipo-

che cioe in esso

la cremazione

Campo Marzo,

quäle

dire,

il

edifizi dedicati

tesi del Bianchini, cipi.

e

si

solenne

abbia l'ustrioo di quei prin

si

quell'epoca

in

si

e proprio nella sua parte piü larga,

samente afFermato dalle parole di Erodiano

2 ( ).



nel

eseguisse

viene espres-

Quindi, data

l'esi-

stenza di un edifizio destinato a tal uopo, non potremo cercarlo ne

a nord del Mausoleo di Augusto, perche ivi le elevazioni del terreno

avvicinano al fiume, ne al sud di piazza Colonna, essendo

si

Ne puö

questa zona occupata da terme ed altri edifizi pubblici.

es-

sere casuale che su quel lato della base della colonna di Pio vicino ai tre recinti fosse effigiata Vapoteosi

zione del Fontana, sul verso

Seminario

il

Monte

Citorio ed. 1694].

Romano dovendotf

di Alcssandro VII, furono scavati quei le scale del

palazzo ove abitava

rapprescntano duc provincie,

sig.

i)

ma

Vacca

Pietra

S.

al n. 20.

II

«ig.

terra,

ff

Quintiii

veno

di

gli Orfanelli vi c la

Ora

S.

tempo

di rtiina in

tempo

che stanno ora a mezzo

si-

III conie racconta

di

dice che sotto la cappella di piazza di

Giuliano in tempo c

di

Alcssandro VII

bcllissimc pietrc. in mi

Dovo

e i>ra

cantina della casa

muraglia maestra della fabbrica che scorre

la tiene l'orefice si

tema

Card. Chigi incontro SS. Apostoli, che

scavanmo grandissime

sponde al palazzo Cini, come

angolo di qaesto rivolto

rilievi

Ignazio era la chiesa della Nunziatella

verso gli Orfanelli.

e dell'impe-

per base alle quali furono scavati alcani

Awocato

ove prima fu la chiesa

gittata a

Un

rifondarc per

dne bassi

mili sotto la chiesa degli Orfanelli in il

deH'impmtore

'

[il

puo vedere

sito della

casa Quintiii corri-

sullo schizzo sopra p.

52 e sulla

suddetta pianta del Fontana). (')

Questa

e

pure l'opinionc del ch. Richter,

grafia teste pubblicata,

p.

148 dice

:

il

quäle

nella

sua topo-

(der Tempel) lag unzweifelhaft an der

Westseite des Platzes, mit der Front nach der Via Lata su. Daselbst befand sich auch ein (*)

Häuschen für den procurator columnae centenariae Divi Afarci. n«tiov inny

IV, 1... xttreaxevnOTM iv tw ixXutvtüim rov ("/fpfo?)

TtiQuytovov

rt

»ai

iaön\tvQ0t>

,

nXXtjt

piv

v\r,$

ov
uett/ot', ix fiörtjs

dl ovtiTtt'jSttoi Zi'Xwy fityiattav i$ ax'if"* oixfjutttoi.

Digitized by

Google

64

ANTICHITÄ Pinalmente

ralrice.

DI

MONTE CITORIO

rilievo deü'arco

il

presentante l'apoteosi di Faustina,

luogo della consecrazione

anche non

si

ovest dell'arco, essendovi

attiguo al lato

dell'Ara Pacis

- se

chiamato di Portogallo rap-

accresce la probabilita, che

-

non fosse molto lontano.

il

puö credere strettamente il

grandioso



monumento

Si potrebbe contrap-

porre all'opinione del Bianchini, che le parole seguenti di Erodiaoo 4

non yi e altra materia che

edifizio di costruzione

legno

il

zione del rogo da farsi apposta

senza

dell'ustrino

stesso

'

,

di

3,

9

p.

cinta tonica

un muro 236):

tanto

nell'epoca

piü

marmo

di

per ogni

E

addattano al nostro

consecrazione

l'ustrino di

con cancelli

meno puö

degli

suntuosa.

si

:

il

luogo

dubbio aveva un recinto monumentale.

Giä viene attestato espressamente che cinto

non

Per6, lo storico parla della costru-

solida.

Antonini

sebbene

recare

Augusto fosse

ferro

(Strabo 6

maraviglia che una tale

assumesse io

di

una forma

architet-

non vorrei attribuire troppo

peso alla somiglianza fra l'architettura dei recinti coll'ara effigiata sul rilievo deirapoteosi di Faustina, non sarebbe giusto

U

disprez-

zare la testimonianza del Bianchini, osservatore esperto e coscienzioso dellantica architettura

che ricerche

locali venissero

asaerzioni, e cosi schiarirci

golari

monumenti

Romana. Sarebbe perö da desiderare a confermare o a correggere

le sue

detinitivamente sopra uno dei piü sin-

dell'antico

Campo Marzo. Cii.

Hülsen.

Digitized by

Google

HKLU VON ALKÄMENKS.

In Overbecks Kunstmythologie III S. 161

verschiedenen

in

Museen

vorhandenen

5

n.

Copien

— 12

sind die hervorra-

eines

genden statuarischen Typus zusammengestellt und vergleichend besprochen

(').

Die Grundzüge dieses Typus sind die folgenden. Kine Frauen-

vom

gestalt steht aufgerichtet,

r.

Bein

mit eingebogenem Knie zurücksteht. Linke

denkt

man am

die etwas nach

vorn

Die Kleidung

halten.

Chiton mit Kolpos

ist ein

und

Vgl. daselbst S.

(')

natürlichsten von einem

gehobene

in

tnid S. 428.

der Villa Horghcse

(s.

1.

gestützt;

eine Opferschale

ärmelloser beiderseits geschlossener

Copien linden. Eine wenig sorgfaltige vornan

Scepter

mochte

Rechte

Ueberschlag

H7 h

während das

getragen,

Die seitlich hoch gehobene

ist

(

dazu

'),

Mäntelchen,

ein

Cewiss werden sich noch andere

vom Asklepius

vielleicht die recht«

Bcschr. Korn»

III.

3

aufgestellte

S. 207)

kommt die 'Muse' des Lotivro (Krochncr Xotnc n. 31»r>, Clarac J/imA: />/.321, 99
%

:

tons

um

die Beine sind nach hellenistischem (ieschmack

umgestaltet. Dass das Madrider

Hotonde

(n.

12)

enger

Exemplar

zusammengehören,

(n. 11)

lässt

(s.

nuten

und das der die

S. 72,

A.2j

vatikanischen

Abbildung jener nicht

Ueber die letztere s. die folgenden Anmerkungen. Auch ich habe im Text vorzüglich das capitolinische Exemplar berücksichtigt. Die Lands-

erkennen.

downesche Tychc (Michaelis ist

Am:

tnardles n. 33; Clarac,

Murfc

454,83915

pl.

aus unserem Typus abgeleitet. (*)

Die vaticauische Statue

dem Ueberschlag

gegürtet, und

n.

12 hat den Chiton ohne Kolpos und über

zwar

ist

der Chiton

Seite bis dicht unter die Achsel geschlossen,

an

oben

nur an ihrer

1.

der rechten dagegen unge-

näht und nur durch Vorziebn des den Kücken deckenden Theiles geschlossen.

Der starkgekrümmte untere Kand des Ueberschlag:;

findet

:,ich

s(,

.tuf

Va-

5

Digitized by

Google

HERA VON Af.KAMENES

66

welches, gedoppelt mit einem Zipfel über jede Schulter nach vorn

Saum

gezogen, hinten die seitlichen wie den unteren

Es

lüsst (').

ist eine

vom

Tracht die wir

doppelt sehen

sechsten Jahrhundert

neben anderen sich allmählich entwickeln sehen, mit zunehmender

Mässigung einzelner anfangs überschwänglicher Theile.

Auf

attischen

Werken

hunderts, auf den Friesen

der zweiten Hälfte des

Jahr-

fünften

Parthenons, des Niketempels und

des

Mäd-

Erechtheions erscheinen göttliche und sterbliche Frauen und

chen in dieser Tracht

mit

dem Mäntelchen,

häufiger noch ohne

dasselbe.

Die Formen des Körpers sind an unserem Statuentypus weder von jungfräulicher Zartheit, noch von mütterlicher Fülle

etwas nach links

v.

B.

geneigt,

und

reif

;

Kopf

der

würdevoll, doch nicht

herbe von Bildung und Ausdruck. Der Schädel

ist

lang und oben

Haar geht anfangs nur ganz wenig,

flach gewölbt, das gescheitelte

Ueber den Schläfen zurückgenommen,

dann breiter auseinander.

kräuselt es sich in charakteristisch grossen Wellenlinien, hinten in

einen Kokryphalos gefasst. zu

welchem man das nur vorn sichtbar

das Haar durchziehende Band in Beziehung setzen muss. falls

war aber über diesem Bande auch

oder Stephane, angebracht.

nämlich

ist

An dem

auf jenem Bande

der Abbildung bei Overbeck, Taf.

Exemplar (1)

capitolinischen

mitten

über der Stirn ein auch in

XV, 20

deutlicher als 13, sicht-

bares Zapfenloch, dazu zwei kleinere Bohrlöcher da, seitlich

im Haar verschwindet.

Ausserdem

ist,

vielleicht

der

Haarbehandlnng,

von

der

nicht

Pheidiassischem Stile näherstehend, so wird

sind in

breite Gürtel

in Augusteischer Zeit

hier die treue Nachbildung eines

als

nicht

Ist die

über dem Gürtel ein-

feinen Ausführung

man

abgesehen,

dies neben der übrigen Ue-

bercinstimmung mit dem besprochenen Typus doch

Umbildung etwa

(12)

von der feierlichen Kitharodcntracht herstammt.

ganze Haltung strenger, die Fältelung sowohl unter facher, die

wo das Band Band selbst

eines Gegenstandes

Auch an dem vatikanischen Exemplar

senbildern häufiger als an Statuen, bei denen auch

üblich

das

ist

durch seine Abplattung oben zur Auflagerung hergerichtet.

Jeden-

Kopfschmuck, Diadem

ein

gewiss

eher aus einer

erklaren, als mit der

Annahme, dass

älteren

Typus

vorliege,

aus welchem das

jüngere Original der zahlreicheren Copien abgeleitet "wäre. (')

An dem

vatikanischen Exemplar

läuft,

wenn ich recht gesehen,

so-

gar eine dreifache Kaute quer, was ich nicht verstehe.

Digitized by

Google

HERA VON ALKAMENES

dem Kopfband

und links

rechte

67

zwei ausgebrochene Löcher zu

bemerken, welche nur gleichem Zwecke gedient haben können.

An dem

von Overbeck mit Recht

vorangestellten

capitolini-

schen Exemplar wird der Eindruck des Antlitzes nicht allein durch die ergänzte Nasenspitze, sondern auch hereinträchtigt.

Allgemein denkt

man

bestossene Oberlippe

die

als das Original ein

des fünften Jahrhunderts, genauer der zweiten Hälfte

das Ende desselben

Werk

oder gegen

(').

Die verschiedenen Exemplare sind verschieden gedeutet und ergänzt, vorwiegend als

glaubt Overbeck

a. a.

eleusinischen Reliefs

haben.

Aber

Demeter oder Hora.

Letztere Benennung

0. durch den Vergleich mit der Demeter des



das

ist die

Figur links



zu

erhärtet

die Kleidung ist wie bemerkt nicht charakteristisch

genug, auch das Scepter natürlich nicht ausschlaggebend für De« meter, zumal dessen Haltung bei der Relieffigur bescheidener ist als bei den Statuen.

Die Anordnung des Haares dagegen

an

ist

diesen durchaus verschieden von der Demeter des Reliefs, an wel-

cher es weder zurückgestrichen,

noch

in

einen Kekryphalos

sammelt, noch mit einer Stirnkroue geschmückt bei anderen Demeterfiguren nachweisbar

genden Typus nichts beweisen

ist,

— namentlich

ist.

kann für den

dann

ge-

Dass dies alles

nicht,

vorlie-

wenn wir

Darstellungen, welche nicht blos den einen oder den anderen Theil der angeführten Züge sondern sie alle

zusammen

Demeter sondern anders zu benennen genöthigt Eine solche war die ?chon

von

Overbeck

enthalten, nicht

sind. a. a.

0.

S.

428,

1

angeführte Relieffigur, welche, mit Athena durch Handschlag ver-

xu\iim

bunden, über einer Urkunde der

(»)

r.

/.

xq- r *j$ *Al}it vaia$

Die von befreundeter Seite mir geäusserte Meinung, dass ein schöner in Wien, Sacken und Kenner n. 40 (cf. v. Sacken,

Kopf des unteren Belvcdcre

die antiken Sculpturen u.s.w. T. XII, 3 als Hygieia bezeichnet, welcher als

dem Berliner Kopf (Katalog n. 608, L. Mitchell hutory sculpt. zu S. 320) erklärt wird, dass dieser Kopf mit denen des Typus zusammenstimme, scheint mir nicht richtig. Ich finde den Schädel, welcher allerdings fast gleiche Länge mit demjenigen der capitoli-

'wohl identisch mit

of ancient fraglichen

nischen Statue hat (jener 0.29, breit, das Gesichtsoval länglicher,

on

ihr

Wangen

abgehenden Haarmassen gerundeter.

dieser 0 30) die

in

der

Umrahmung

anders

Vorderansicht

der Stirn

gezeichnet, die

minder

wie auch die

Lippen, ebenso die

HERA VON ALKAMENES

H8 xui

Mv

rwp äXXwv

aus Olympiade 05,

1

steht

diese Figur als Darstellung

Hatten

andere

oder des Collegiums

Polis

de.-

beistehend

('),

Dach Photographic gezeichnet und zincographiert.

der

Schatzmeister, oder des Rathes oder sonstwie verstanden, so dachte

Schoeue

a. a.

0. S. 30

richtig

an

anderen

der

Vertreterin

eine

Götter und zwar zunächst au Hera, zog aber dann wegen der Ue-

bereinstimmuug mit der Figur des cleusinischeu Reliefs

Demeter

vor. Jetzt ist es leicht einzusehen,

und das Relief

die Statuen

dass

nicht mit der eleusinischen Figur,

von welcher sie

beide in densel-

ben Punkten abweichen, miteinander

und dass Schoenes war,

richtig

Ansicht

erste

beweist

einer zweiten Ol. 05,

sondern

Gemeinschaft haben,

das

fünf Jahre

Relief früher,

abgefassten Urkunde, wel-

1.

ches im Deltion 1888 S. 124 abgebildet ist

und hier nach Photogra-

phie gezeichnet jenem gegenüber-

Offenbar

steht.

Steinmetzen

demselben

von

sind

Zug übereinstimmend zwei einer anderen Göttin in gleicher

nun

durch den Inhalt der Urkunde

ist

Gestalten



für

dieselben

,

Athena

der

Weise verbunden

Zug

hier,

und

dargestellt. Hier

es ist ein Beschluss der

athenischen Gemeinde zu Khren derjenigen Samier haut /<«« tov y

tov AOr

th' iiov

Steinmetz

Man

Synovia

(s.

nicht

als Vertreterin

die

dass

der

Overbeck K. M.

beweist,

sie

III,

Münztafel

in

einem, wie

man

schon

den

athenische

I)

wohlbekannte

Reliefs

Bildes

die erste

ihm geläufigen attischen Typus des hohen

Sieht

von Samos

dem Archäologen aus samischen

des altheiligen und stets in Ehren gebliebenen

Smilis gegeben hat, sondern

hat,

— Hera

wird sich nicht verwundern,

der Hera

Münzbildern

Form

rttio)y

t

t

gesichert.

von

Urkunde

Stils dargestellt

an, dass es ein

Cultbild sein

muss, so wird das durch die Statuen bestätigt.

(»)

Vgl. Schoene Griech. Hcliefs T. X, 54. Corp. >n$cr. att. II, 2, n. 643.

Digitized by

Google

HERA VON ALK AMEN ES

60

Eine athenische Statue der Hera ans der zweiten Hälfte des fünften Jahrhunderts

wer dächte da nicht an Pheidias und seine

:

Schule, und wer fühlte sich nicht versucht zu fragen, was wir von

Y

H +

l

Herabildern jener Zeit

mehr

AN TAI AN IE YS?

io in

Athen

als eines sicher bezeugt,

In der That

wissen.

und dass

weist der gänzliche Mangel von inschriftlichen

Natürlich haben die Athener unter begriffen,

Schol.),

haben

und

zu

ihr

bei ihr geschworen,

des Pheidias und

seiner

Hera ihren Platz, aber

den Zwölf Göttern Hera

und hat

Schule

in

dies alles lässt sich

den

auf

Cultstätten

Hera

eine

Attika sicher bezeugt nur

be-

ein-

973 mit

Göttervereinen

wie in denen der Vasenmalerei

nationale Mythologie zurückführen. in

kaum

ist,

Weihungen an Hera.

(Aristoph. Yhesmoph.

gebetet

ist

dies kein Zufall

aetles

Homer und

die

dagegen sind für in

Eleusis

unge-

Digitized by

Google

HERA VON ALKAMENES

70

wissen Alters bei Servius zu Vergils Aeneis 4, 58 und ein Tempel

an der Strasse von Phaleron nach Athen, mit welchem die *VX" (Corp. inscr. att.

"Hga

194) füglich identisch sein kann.

I,

Von dem Tempel an der

phalerischen

Strasse

sagt Pausa-

folgendes: tffrt 6* xaxd jr]v 666v rtjv eg 'Ai}r]vug ix ag ix byv oiirf OQoyov. MccqSÖviov nias

1

I,

ifafftv

arrov

iitrtQrjdat

tov r
xa!/d Xiyovffiv 'AXxctiiivovg th,

iffriv

Pausanias also

ktXwßrrfiirog.

beruft sich ja auf andere

— fand

vom Urheber

üeberlieferung

äyctXiia ro vvv

dt

Si]

ioyov orx av rovtd yt 6 MijSog er oder sein Gewährsmann



einen Widerspruch zwischen der

des Brandes und derjenigen

vom Ur-

heber des Bildes, einen Widerspruch, der nicht vorhanden gewesen wäre,

wenn

es einen älteren, eiDen

so

Alkamenes gegeben 490 oder kaum nach

alten

hätte, dass er vor 480, wahrscheinlicher vor

500 hätte

eine Statue der

derholt

aus anderen Gründen angenommene Scheidung eines älte-

ren

(')

Hera arbeiten können. Die schon wie-

und eines jüngeren Alkamenes kann meines Erachtens an dieser

Stelle des Pausanias keine Stütze rinden, weil der zeitliche

minder gross geschriebenen

dem

Abstand

dem Westgiebel in Olympia kaum wäre als derjenige des jüngsten dem Alkamenes zuWerkes von dem Werke in Olympia, so dass man

einer vorpersischen

Hera von

anzunehmen Weit gerathener scheint es mir, den Widerspruch mit Pausanias und wahrscheinlich seiner Quelle anzuerkennen und eiuo der beinen unvereinbaren Ueberlieferungen zu verwerfen, entweder den Mardonios oder den Alkamenes fallen zu lassen. Pausanias freilich dies dürfen wir nur ihm zuschreiben

zu

zweiten wohl auch einen dritten Alkamenes

sich entschliessen müsste.

— hat das Unvereinbare die



zu vereinen verstanden

Verwüstung durch Mardonios,

denn

:

er verwirft

auch X, 35, 2

den Tempel an der phalerischen Strasse zu den von

weder

zählt er

den Persern

verbrannten Heiligthümern, noch äussert er einen Zweifel an Al-

kamenes Urheberschaft, das

zeigt ro vvv

dij.

Er nimmt vielmehr

*

(')

Olympia

Zuletzt Loeschcke, Die westliche Giebelgruppe S. 7.

einer doppelten

des Zeustempels in

schon Roberts (Archäol. Märchen S. 43) Scheidung Üeberlieferung von Alkamenes wohl zu scharr, so ist die

Ist

aber

darauf gegründete Scheidung zweier Personen noch gewagter, von Robert auch

keineswegs angenommen (Deutsch.

Litt.

Zeitung 1888

S.

603).

Digitized by

Google

HERA VON ALKAMENES

71

an dass das vorhandene Bild später aufgestellt und bei andrer Gelegenheit beschädigt worden

da die Athener

Für uns

sei.

natürlich in ein

unannehmbar,

ist dieses

zerstörtes

und absichtlich nicht

wieder hergestelltes Heiligthum nicht ein neues Bild

oinem

von

wenn

der ersten Meister stellten. Ich irre mich nun vielleicht,

ich

aus den Worten des Pausanias, namentlich jenen orx vv tovtö yt

«so hat dies wenigstens nicht der Meder beschädigt», aushöre, dass der

(')

her-

Gewährsmann des Pausanias eher den Mardonios Jedenfalls kann

preiszugeben geneigt war.

man

der Arbeit des Alkamenes darin nicht finden.

einen Zweifel an

Ist aber die

uns selbst überlassen, so kann es schwerlich zweifelhaft wir eher den Perserbrand

als

die Thätigkeit des

Wahl

sein, dass

Alkamenes der

Legendenbildung zuzuschreiben haben. in Attika legt es nun aber Urkunde der rafuat uör «\)mv &*oir C. I. A.

Die Seltenheit von Herabildern nahe, die in einer I,

194, 11 genannte

"Hqu

mit jener von der phalerischen

*yx~.

man in mit X begennenden Demen

der Lücke den

Strasse zu identificiren. Müsste

der beiden

:

Namen

eines

Cholargos oder Cholleidai

ergänzen, so wäre die Identifizierung allerdings misslich, da nach freundlicher Mittheilung Milchhöfers keiner

zwischen

der beiden

Phaleron und der Stadt gelegen zu haben scheint Die Buchstaben ty% lassen ja aber

auch

Beinamens der Göttin, Ist es

mehr

als

eine Ergänzung,

sei es eines

sei es einer Oertlichkeit zu.

nun gewagt dieses

einzige

in

oder bei Athen nach-

weisbare Cultbild der Hera aus der Schule des Pheidias für dasjenige zu halten, welches ein Steinmetz, der nach den Zeitverhältnissen gar wohl in der Werkstatt des

könnte, zweimal nachgebildet hat ?

Alkamenes gearbeitet haben

Dass der von ihm wiedergege-

bene Typus durchaus das Gepräge Pheidiassischer Schule hat, braucht nicht weiter nachgewiesen zu werden. Sehen wir uns jedoch nach

dem um was von vorhandenen Werken mit dem Namen kamenes

in

Verbindung gebracht werden kann.

Trotz

des Al-

aller

Ein-

wendungen wird dazu immer auch noch der Westgiebel von Olym-

(i)

Overbeck Kunstmythologie III

dition des S. 235,

Alkamenes

verwirft,

billigt

S. 192, 31,

die

welcher vielmehr die Tra-

Erklärung lirunns ö. Gr. K.

I

welche dem ye nicht gerecht wird. Uebrigens verwarf Brunn vielmehr

die andere Tradition.

Digitized by

Google

HERA VON ALK AMENES

72 pia gehören.

Eine

vielleicht die älteste, welche die an unserem Heratypus wahrgenommene Tracht hat, die Hippodameia

Figur,

oder nach Studniczka

nicht

im

Westgiebel des Alkamenes sondern im Ostgiebel des Paionios

(').

stand

besser Sterope,

allerdings

In gleichem oder noch etwas grösserem Abstände sodann, wie

vom

Ostgiebel die Nike des Paionios, steht

vom Westgiebel der

von Furtwängler (Koschors Lexicon S. 412 für Alkamenes' Aphro*V

dite

xfy'/ro/c

in

Anspruch genommene

Wiederholungen erhaltene Typus mit der Nike von Olympia

seits

2 (

).

in

schöne

zahlreichen

in

Derselbe hat nicht nur einerder Behandlung und

lung der weiblichen Köpferformen, in der Entblössung

Darstel-

der einen

Brust, in der Bewegung der Arme, in der Zeichnung und Faltengebung des anliegenden Gewandes ausgesprochene Verwandtschaft,

kommt

sondern die

andrerseits auch unserem

Neigung des Kopfes, auch

Bewegung der Arme,

die

nahe

durch

Anordnung des Haares, sowohl mit der

anfangs nur wenig über der Stirn

(')

Heratypus

wieder anders motivierte

die, freilich

öffnenden Scheitelung als

sich

Bochlans (Quaextiones de re vestiaria Graecorum

zwischen dieser Trachtgcstaltung

S. CA) Scheidung und der attischen vermag ich nicht anzu-

Unter den Herkulanerinnen scheinen mir z.B. diejenigen welche hei Comparetti und De Petra, La Villa Krcolanense Taf. XIV, 3 und 6 abgebildet sind die Verbindung beider Gruppen herzustellen. erkennen.

(*)

(jenelrix

Vgl. Bernouilli, Aphrodite S. 92. Dass diesen

des Arkesilaos

zurückzuführen

Grund

kein

von Wissowa, de Veneria sitnulacris romanis S. 23

gang dargethan zu III PI.

I

S.

1

ff.)

ff.

Typus auf

die

Venus

vorliegt, scheint

mir

nach Reifferscheids Vor-

sein. Waldsteins (77«? American journal of archaeoloyy Zusammenstellung des besten Exemplars mit der 'Elektro' Aber diese Aehnlichkeiten

der Neapler Gruppe lässt Achnlichkeiten sehen.

erklären sich daraus, dass der stilmischende Urheber der Gruppe von

Statuentypus Einiges entlehnt hat. des Kopfes, der mageren Schulter,

Formenbrauch zurückgegangen, in

Ist er

dabei in

jenem manchem, wie der Bildung

den schmalen Hüften

so hat er, von

der Nabelsenkung, in den in hellenistischer

gruppen neben und zwischen den Beinen einheitlich, nicht zweigeteilt wie an



auf noch

älteren

dem Hüftcngürtel abgesehen, Zeit

und die

beliebten

drei

letztere wie

dem Aphroditetypus



Falten-

gewöhnlich

spätere Dinge

Von solcher Mischung ist die Aphrodite rein. Die dem Körper anliegenden Gewandmassen, zu denen die Aphrodite im Ostgiebel des Parthenon, die Nike des Paionios und manche Gestalten der Nikebalustrade zeitbeigemischt.

nahe Beispiele

liefern, sind in ihrer kunstgeschichtlichen Bedeutung von Benndorf erfaßt (Archaeolog. Untersuchungen auf Sainothrake II S. 71 ff.).

Digitized by

LaOOQle

HERA VON ALKAMENES

73

auch mit Haarband und Kekryphalos odor Netz, endlich auch der Tracht, deren

Abweichungen

wesentliche

:

der

fehlende Gürtel,

die eine entblösste Brust, das zierliche Anfassen des Mäntelchens

über der

(')

Kopf

r.

Schulter, alle der Charakteristik Aphrodites dienen

Für diejenigen welche

in

(').

Lage sind einen echten und guten

der

dieser Aphrodite zu vergleichen gebe ich ein par Masse der capitolini-

sehen Hera in Millimetern: Scheitel bis Kinn

Von da

286

Augenhohlenrand

Stirn bis ob.

bis unt.

67

Nasenende

80

Untergesieht Inn.

Augenwinkel

bis unt.

Nasen flü gel rand

.

Mundbreite

54

Ohrlänge (oben bedeckt) Innere Augenweite

Aeussere ,

80 59

»

(incl. Lider)

t.

59 '35 121

Augcnlfinge

40

Augenhöhe

16

Unteres Lid bis Braue

30

Digitized by

Google

HERA VON ALKAMENES

74

Endlich die Hekate.

Es giebt bekanntlich zahlreiche kleine

Bilder der Trimorphos, vorzüglich athenischen Fundorts, welche die

aus der Epipyrgidia des Alkamenes

mehr oder weniger

einer

starken

Dass diese Archaistik

geben.

Alkamenes

abgeleiteten

Grundzüge mit

archaistischen

Färbung wieder-

nicht, wie

selbst zuzuschreiben

man gemeint

über die dreigestaltige Hekate bewiesen zu haben

(').

dem

hatte,

glaube ich in meiner

ist,

Arbeit

Ich kann jetzt

im Bereiche der Sallustischen Gärten gefunden ist, und welches Herr Spithöver mir zu schenken die Güte hatte, bekannt machen in vorstehender Ansicht. Vollständig einst etwa 0.35 hoch, misst es jetzt nur noch 0.22 und trug den Kopf ein Hekataion, welches,

wohl nicht durch ursprüngliche Stückung sondern durch nachträg-

Ergänzung mit einem

Nagel

angeheftet.

Schulterlocken in

der archaischen Weise waren nicht vorhanden.

Stand und Tracht

liche

sind frei

Denn

und dem

dass

besprocheneu Heratypus

vom Ueberschlag

bei der Kleinheit des Bildes

möglich ins Gewicht

ein

kann

ist,

und der Unfeinheit der Arbeit un-

fallen. Trotz dieser stilistischen

kann nicht im mindesten zweifelhaft in die

entsprechend.

völlig

Kolpos nicht gesondert

sein,

Abweichung

dass diese Nachbildung

von mir aufgestellte erste Klasse

gehört,

und dass wir

die fehlenden Attribute nach dieser zu ergänzen haben. Die Ober-

arme heben

sich

etwa wie beim Metterniohscheu Hekataion

(a. a.

0.

Taf. III), doch lässt sich die

immerhin nothwendige Scheidung der

je zwei aneinanderliegenden

Arme

Spur eines

Ansatzes

unterwärts

nicht

mehr erkennen. Da keine

sichtbar

ist,

scheinen

mir nur

Kanne möglich, also etwa der a. a. 0. S. 150 C bezeichnete Typus, oder in jeder Hand die Fackel. Wie zu diesem Hekataion die grosse Masse der übrigen der ersten Classe, so stellt sich in mancher Beziehung zu der dem Alkamenes Fackel und Schale,

zugeschriebenen

K. M. III

S.

weniger

die

Hera derjenige Statuentypus, welchen Overbeck

119 unter denen mit Schleier vorangestellt hat.

Petersen.

(')

Archaeol.-tpigrapli. Mittheill. aus Oesterr.

IV

ß.

140 und

V

S.

1.

r

1

Digitized by

Google

SITZUNGSPROTOCOLLE

4.

Januar: Ficker setzt seinen Bericht über die Zeichnungen

des cod.

Escorialeam

Typus der Hera

fort.

S. 65).

(s.

— Petersen über einen statuarischen — Hülsen das m. Lowenbild im a.

:

Senatorenpalast.

FlCKER Di

sareofaghi antichi oltre quello giä riprodotto in futografia

:

col giudizio di Paride

(f.

VIII

r°,

segnato

'

A

saueta raaria a monter«ne in

roma') e un allro f. 27 'nella turpea' con Eroti e la testa della Medusa mezzo: l'Anonimo Escorialense ha disegnato i seguenti: 1.

pl.

206

f.

n.

V

Nereidi sodate sopra Tritoni, Amoretti con delfini (Clarac

v.:

192) nel Museo del Louvre;

il

nel

(II)

disegno sta segnato 'in sau fran-

cescho in testeverj \ 2.

f.

28

(II) n. 2272),

v.

Trionfo indico di Bacco, ora nella villa Medici (Matz-Duhn

con la nota topografica non abbastanza chiara

*

in chasa el can-

polino 3.

nuova Tindicazione della provenienza per

Altrettaiito e

tanza della caduta di Faötonte nella Oalleria degli

XXXVII; Dütschke 4.

f.

145): ara celi

n.

32 A. Ratto

di

33

III,

Soane Museum (Overbeck.

Michaelis, Ancient Marblet p. 477 n. 26).

5.

Anchc per

v.

(Heydcraann, Berichte der Suchst. Ges.

il

la rappresen-

a Firenze (Gori

29).

Proserpina, a Londra,

Kumtmyth. Atlat XVII, 33; f.

(f.

Uffizj

sareofago del Museo Kirchi-riano con la fucina di Eroti, d.

W. 1878

S.

133) e nuova

Tindicazione 'santa cicilia 6. II

codice

(f.

33

v.)

esibisce la sola

meta

sinistra della parte anteriore

del sareofago di Filottete, oggi a Firenze in uno stato di assoluta distruzione

(Dütschke 7.

n. 405).

E

indicato

'

in santa

maria

in tristeveri

Sareofago con combattimento di Amazzoni, della cui parte anteriore

un frammento parti lateral i

si

nel

conserra nel palazzo Salviati (Matz-Duhn

Museo Chiaramonti

:

disegno a

f.

44 A.

(11) n. '

2221);

le

«an chosimo c

damjano \ 8.

f.

25. Coperchio di sareofago

:

quattro Amazzoni sedenti, che con una

roano s'appoggiano sulla terra, colFaltra tengono la pelta.

La mano seconda

76

SITZUNG Sl'ROTOCOLLE

del manoscritto s»'gno

'

uggiunge

freso optimus adüte

e sorto

'

di-

il

'.

Per l'areheologia cristiana sono

di

grande importanza

spettanti all'arte musiva. Nel primo (dichiarato

disegni

i

musaicho

'

clamide e penula appoggiatn *ul pedo con

in

dtlamazone

fregio del choperchio

'

:

gambe

le

r.

e

v.,

vede un pastore

si

')

IV

f.

rrociate, tra buoi;

nella seconda zona un aviarium o oQviSorQotftiav, al fine un pastore che acea-

rezza dne peeore: sono questi

i

motivi principali della deeorazione nell'abside

Rufina e Seconda,

sinistra in SS.

V-VI

Rossi, Musaici crist.

ripetuti

1-2).

f.

II

musaico di

nel

demente (De De

S.

disegno conferma la congettura del

Rossi int'imo ai disegni del Cod. Vat. 5407,

Panvinio (De praecipuis baxilicis Urbts restituzione del musaico, dimoatrando

e,

p. 158),

che

i

con

d'accurdo fornisce

pastori

si

il

le

notizie

materiale

di

per la

vedevano nella zona

principale. I/altro, segnato

tutto

'

musaicho

in santa

ghostanca

',

da piena luce

sul

celebre cielo di musaici di S. Costanza: vi erano tre zone fra cui due con scene storiche, le inferiori

confrontando

veccbio, le superiori del nuovo testamento. Qui pure,

«lel

disegni di Francesco d'Olanda, di Sangallo e

i

altri, si

restituire quasi interainente la decorazionc e le singole scene.

XVII-XVIH

saici crist.

Fra

gli altri

f.

possono

(De Rossi, Mu-

5 segg).

disegni due rappresentano oggetli che ebbero qualcbe

In-

fluenza sugli artisti del rinascimento f.

17: framtnento del sarcofago Bartoli,

negli Uffizj (Dütschke n. G contro

che fu f.

il

modello per

IX

Crowe

Admiranda

e Oaralcaselle,

a Firenze

82, ora

Raftael

II, p.

compusizione somigliante alle Nozze Aldobrandine ed

v.:

244),

sagriflzio di Listra.

il

alle pit-

del Sodoma e di Raflaello rappresentanti le nozze di Alessandro con Roxanc, copia probabilmente d'una pittura antica, rapprcsentante forse Marte

tnre

e Venere sorpresi dal Sole.

HÖLSEN: La

silloge

epigrafica

Nicola Signorili, compilata sotto

Campido-

Tabulario, riferisce la segueute del medio evo

glio e del

IRATVS RECOLE

aggiungendo

la postilla:

scriptum,

fertuc de

et

QVOD

NOBILIS IRA LEONIS

PROSTRATOS SE NECAT ESSE

IN SIBI

H

di

del tribuno Cola di Rienzi, fra le antiche iscrizioni del

gli auspizi

'



FERAM

inyressu secundae portae CapitolU et in limite

more ostendi cuilibet senatori cum officium intrabat : ex alto catulum inspiciens humüiter ante,

erat leo depictus feroci axpcctu

cum iacenlem

\ Di questa singulare pittura, memorabile ancbc

pcrche entra

nella storia delle ultimo vieende tragiche del tribuno ((iregorovius Gesch. der

Stadt

Rom

notizie

piii

6, p.

esatte, se

Italia IV, 2, piii

350: Camillo Re, Bull, comun. 1882

1881

p.

non che

il

Com in.

p.

105) finora non

de Rossi ha dimostrato

si

avevaim

(gli

Studi in

231) esser stata quest'imagine una imitazione di un'altra

antica esistente presso

il

Laterano gia dall'epoca

di

Urbano

II (1088-1099).

Merita dunque attenzione un disegno conservato nella raccolta degli

Uffizi di

Digitized by

Google

SITZUNGSPROTOCOLLE

77

Firenze, appartenente al libro (sched. 3275-3381) di Pier nese. L'autore ad

uno dei

fogli ascrivc la

Giacomo Catani Sa-

ma

data del 1533:

probabilmcnte

egli copio molti disegni piü antichi, in parte foree dcl suo compatriuta Fran-

La maggior parte dei disegni sono di ornamenti c non mancano perü altri che si riferiscor.o all'antichita. Stil

cesco di Giorgio Martini. di fortificazioni

foglio il

3280

:

un disegno della base della colonna Traiana e due

vi e

fogli

dopo

disegno di un lionc, guardantc un cagnolino che gli sta appiedi: rappre-

scntanza affatto idcntica con la dcscrizionc dcl Signorili, di

non

vi sia indicaziotie di luogo,

etiriosa

non

modo

esiterei di riconoscervi

ehe, sebbene

un rieordo della

del Campidoglio, perita probabilmente nei restauri del

pittura

Cin-

quecento.

Januar:

11. theill.

später).

linischen

S.

Pompeji

Mit-

(s.

über eine Gruppe des Neuen Capitc-

(s.

Ballett, della commiss. archeol.

comua. 1889 Tav.

1-11

17).

18. Januar:

Ficker:

Mau

über antike Handmühlen

(s.

Mitth. später)



die christlichen Sarkophage Spaniens.

FlCKER fuori di

über antike Mühlen von

Museums, zwei Satyrn im Kampfe mit einem Giganten

darstellend

und

Mau

— Petersen

:

primi sccoli cristiani sono sconosriuti

I seguenti rilievi dei

Spagna; ne furono riprodotti alcuni

in

modo

insufficiente,

gli

altri

sono affatto ignoti. 1.

ora nel tra loro

Sarcofago, trovato nel 1846 nelle rovine di Emporion, oggi Ampurias,

Museo provinciale il

di

Eroli

(ieroiia:

che simboleggiano

Ic

stagioui,

Pastore ßuono. imberbc; sul coperchio vendenunia e raccolta dellc

Noticia historica y arqueolögica Foaquin Botcs y Gisö, Madrid 1879

olive. fabbricazione dell'olio e dcl vino. Cfr.

Empor ton por

de

la

p.

118 sg. Nell'istessa opera

antiyua riiidad de

122

p.

1).

menzionato, come proveniente dalle

e

stesse rovine.

un framniento di sarcofago strigitlato con il monograimna tra « e circondato da una Corona. Si con.serva presso il lnogo del ritrovaincnto. 2.

3.

Tra la^ollezionc nella chiesa

strigillato con la dotina orante in

di

S.

Feiice a Gerona:

piccole proporzioni in

un Pastor Buon» imberbe; quasi identico con un

un sarcofago

mezzo;

rilievo che

to,

il

agli

angoli

Garrucci at-

tribuiscc a Pisa (375, 2). 4.

Sopra

la porta destra della cattedralc

parte anteriore di un sarcofago,

(Lc Blaut. Sarcopk. de correggere

i

la

replica

Gaule

ristauri dell'esiiuplare

p. 08); la

Non abbastanza

Tarragona sta murata piii

la

volte ripetuto

buona eonservazione pennette di

vi

fu la vocaziune di Zaccheo.

certa e l'origine cristiana di un sarcofago di lavoro,

grossolano nel Museo provinciale di Tarragona, angoli, nel

di

im prototip»

Lateranense (Garr. 314,5) e stabilire che

a Mnistra dell'entrata a Gerusalenune 5.

di

mezzo uno scudo,

ai

lati

coli strigille ritte, pilastri agli

del quäle vedoiisi due delfini rivolti uno

SITZUNG SP ROTOCOLLE

78

verso l'altro. L'iscrizione, pubblicata insufficieiitemente da manoscritti nel

CLL.

II n. 4518, dice:

M

D

CL SATVRNI NO CL FELI CISSIMVS AFR S /AXO FAB

BM

M

F

Anche le due figure nella Puerta del Sol a Toledo, enigina per i cronon sono che un gruppo preso da an sarcofago: Gesü Cristo annun-

6.

nisti,

ziando la negazione a Pietro. 1-6 appartengono a Hispania Tarraconcnsis.

7. I nn.

la\'era

dodici apostoli indicati con

i

i

loro nomi, in parte ancora esistenti.

Gncrra v Orbe nel Museo espahol de de la R. Arad. de la

Kita, Boletfn

Nell'anno 1886

8.

si

Ilist.

anti
VI

Daniele tra

dicazioni greche:

abpaa eiCAK nYMH N aanjha

sg.).

i

T. X, 1887 p. 267

leoni

;

a tutte e tre

le

:

il

Pastore Bnono, sa-

scene sono apposte in-

(Fita, Boletfn

de la R. Acad.

gg.).

Trovato presso Jaen nella Baetica, ora nel Museo arq. nac. a Madrid

9.

di stile

591 e 599. Fidel

trov6 a Ecija in Andalusia nn sepolcro cristiano,

contcncnte nn Bareofago con bassirilievi del VII. secolo

Ilist.

p.

T. IL Cuad. IV, 1883 p. 287

crifizio d'Isaacco,

de la

solo viene dalla

un sarcofago, trovato sul terreno dell'antica Ilorbida, presso Tala Heina, oggi nel Museo arqncolögico nacional a Madrid: Gesü Crislo

scduto fra (Cfr.

Uno

E

Lusitania.

affine al n.

8

:

core, la presa del nostro

a Marco.

E

La

risnrrczione di Lazaro,

il

Pastore difendendo

le pc-

Signore con l'episodio di Pietro che taglia l'orecchio

evidente la somiglianza con gli affTeschi della Reichenau e altre

opere dell'epoca carolingo-ottonica, e cosi anche questi monumenti fanno testi-

monianza di uno sviluppo storico medio evo.

c artistico

non interrotto dai primi secoli

cristiani fino al

25. Januar:

Hülsen über

die

und

Titusthermen

die Por-

ticus Liviae.

HÜLSEN

:

Intorno l'architettura delle terme di Tito avevamo finora duo

documenti d'importanza speciale, la pianta rilevata da Andrea Palladio, ed fraramento 109 della arbitrarj,

ed

il

Forma

Urbis Romae. Peri>

il

primo non

il

e esente di ristauri

fecondo non abbraccia che una parte del recinto esteriore Nord,

con una piecola porzione deU'edifizio centrale. Vengono a compiere questa

la-

cuna duc piante inedite, della raecolta Destailleur, ora del Museo di Berlino: esse rilevate da un architetto esperto e corredate di misure esattisshne danno correzioni ed aggiunte preziose

non soltanto per

la ricostruzione deU'edifizio

«principale raa specialmente per la parte centrale del recinto nord. Quest'ultima, qtiasi

in

tempo del Palladio, fu veduta daU'anonimo conservazione abbastanza bnono, e si riconosce come ingresso

completnmente distrutta

uno stato

di

al

Digitized by

Google

SITZUNGSPROTOCOLLE monomentale

alle

Terme.

79

Forma Urbis

I firammenti dalla

11 e

100 sagacemente

ricongjunti dal ch. Lanciani (Bull, comun. 1886 p. 272) ci fanno vedcre che que-

nna piazzctta triangolare confinante verso Nord

sto ingresso st aprira sopra

portico di Livia. Intonio alla situazione di questo portico

ch. Gatti 0-

il

c. p.

col

274)

non ha espresso un'opinione positiva, limitandosi a dire che doveva estendersi sull'altopiano compreso fra il lato nord-est delle Terme di Tito, e la chiesa di Lucia

vale a dire proprio in quel luogo, ovo il Palladio ha rilevato un complesso di rovine, chiamate da lni « Tonne di Vespasiano Iinperatore»; i moderni cambiando soltanto il nome di Vespasiano in qucllo di S.

in Selci

:

la pianta di

Traiano non hanno dnbitato che

si

trattasse di

nna Terme, montre

mostra poco adatta a tale scopo. Un confronto

l'icnografia si

in vcritä

fra l'icnografia Se-

veriana e la pianta del Palladio mostra somiglianze cosi caratteristiche, che non csiterei di attribuire al

complesso

tennc

di rovine, flnora credutc le

di

Traiano (

il

nome

vere

del Portico di Livia

Stabilito questo, siarao purtr in grado di risol-

(•).

problcma agitatissimo deirorientazionc della Forma Irbis:

il

ricongiunti

ticolare

1 1 -t-

una

sciuto; 2)

non

109

si

i frammenti la prima volta: 1) un edifizio di ftit<> conouna commettitura antica di lasire. 0,uest'ultimo par-

danno per

ci

iscrizione

;

3)

ma

scorge nella pubblicazione dello Jordan,

invecc in quclla

monumcnti dell'Inst. VIII tav. XL VIII A. come nella fotografia Parkeriana Archeology of Borne II *= Forum Komanum tav. XLIV. Ne risulta che l'icnografia Severiana aveva in alto il SOvest, di modo che la via Appia ed il Circo nei

Massimo stavano posizione della

in direzione perpendicolare.

Forma

Quest'argomento, come la ricom-

ampiamentc

Urbis, spero di poterlo svolgere

in altra

occasione.

Februar: G. B.

1.

De

Rossi: Die Mosaiken von S. Costanza.



Petersen: Antike Vorkehrungen zum Schutze von Tempeln und Bildwerken gegen Vögel

De

ROSSI

csibisce

atruire secondo la

(8.

Athen. Mittheil]. 1881)).

un disegno

fatto sotto

forma priraitiva tutta

la

a lavoro di tanüa marmorea (opus sectile tiniano della

via Nomentana,

architetti del ßecolo

l'Eecuriale della »ig. dott.

8.

später).

XV

e del

XVI

fine del secolo

;

XV

della degli

specialmente da quelli di un codice delfotografati nel

Februar:

Winnefeld:

— Petersen

über

il

passato

anno 1888 dal

(s.

die Alterthümer von Alatri

(s.

Mitth.

einen Typus des Herakles, der bisher

Mitth. später).

Dalla pianta aggiunta alla Topographie von

(Noerdlingen 1889) giuntami dopo che questo

che

del mausoleo costan-

Costanza.

Gli elementi

S.

Kicker.

für Ares gehalten ist

(')

marmoreum)

varii e schizzi editi ed inediti

appollato di

restituzione sono stati preßi da disegni

la sua direzione per rico-

decorazione interna a lnnsaico ed

Rom

del ch. 0. Kiehter,

discorso era compiuto, rilevo,

mio dotto amico abbia approvata questa congettura, comunicatagli

dall'anno passato.

fin

80

SlTZrTNOSPROTOCOLLE

Reisoh

15. Februar: vor,

den

Band

II.

legt zwei Oesterreichische Publicationen

im SW. Kleinasien und den ersten Sammlungen des Al-

der Reisen

Theil der im Jahrbuch der kunsthistorischen

lerhöchsten Kaiserhauses von Benndorf herausgegebenen Reliefs von

— Lignana:

Gjölbaschi.

LlONANA: A

eine oskische Inschrift.

Captin vetere nel foudo Patturelli, onde giä sono venuti

monumcnti

fuori negli anni precedcnti

insigni di epigrafla Osca, furono rinve-

nute nelle scorse settimanc altre iscrizioni Osche. generale degli seavi e musei nel regno, ha voluto

nicannene

i

tneglio che per ine relli

lc

La prima

mi

V IT M

eiduis

.

:

diuvtlam

.

rvitt

luisarifs

lette,

IT



segnen tu.:

WV>D//r'WVII>R>l

segni che sono ancora nunifesti ed evidenti

i

tirrntium iiuk

.

e la

MPHMVK

.

.

tum muimkam

...latjiium

.

destrst.

L'alfabeto di qnesta iscrizione non distingue ancora

Diuvilam b ekio) diuvil(o) al

Kenano

XXXIX

acc. sing.

nom.

La parola

e al

nom.

V

da

V.

h,

musco

plur. nella iscrizione pubblicata la

volta dal Minervini eka.% iuvilas luvet Flngiui.

Con qnesta parola

dono che spetta a

qualche cosa o qnalchc

indicata

I,

oecorre spesso nella epigrafla Osca, p. e.

sing, nella iscrizione pnbblicata dal Bücheler (nel

3l
p.

il

permettono,

lo

soggiungendo brevi osservazioni.

conmnicata

3 >

Mettendo adunque assieine legge facilinente

ho

le

fu

kMN>llkllVi41

.

direttore

Fiorelli,

me

collcghi dell'Istituto

i

come

lo iscrizioni

iscrizione che

kM

siais

sen.

singolare cortesia comu-

potessc alla cortesia usatami ho comunicato al sen. Fio-

si

mic osservazioni. Ora, sc

comunichcrö loro

si

II

coli

calchi, c ai 19 del corrente inese di febbrain per corrisponderc

esclusa la spiegaztone che ne da

prima

dev'cssere

rimane quindi

(iiove, e

Corsscn, c qnella pure del Minervini che

il

vorrebbe vedervi nna cosa preziosa, cioö im yioicllo.

Seguono

genitivi

tr«:

sono appnnto per cettuato

il

la

m

l'Osco

che quando siano

collettivi.

Ec-

il

gli allri due sono guasti nelle lettere onde incoprimo segno che riinanc del secondo nume cioe ^

risulterebbc mar/iium,

ma quando

diventa h, oppurc scompare,

quando non

non pos-

di noini proprii,

primo tirentium

minciano. Prolungando in

pl'.trali,

fonna plurale essere nomi individnali ina

si

voglia anunettere

mazione fonetica dell'Osco

II

il

si

consideri che

il

g

intervoeale nel-

risnltato difticilmente poträ persuadere,

como ancora non esistente l'accennata trasfornome presenta ancora maggiori difficoltä.

terzo

L'nltima sillaba tum. e se non erriamo, A'lum suggerisce subito la combinazione Paklum,

supporre

ma

la linea piegata

della

prima lettera piuttosto che p

fa

s.

Si potrebbe supporre che

non

si

tratti

di

nomi individuali

e

legg^Te

Digitized by

Google

SITZIJNGSPKOTüCOLLE quindi siklum



81

serulorum, oppure saklum-sacellorum, oppure supporre uomi

di tre popoli, tirentium, tlatiium, siklum, cioe Tarentini, liatini e Siculi. In

questo caso nel secondo noine

segno che

il

Afuinikam acc. singolare che e nun

ha bi.sogno

di spiegazione.

frsiais c all<>ra sarebbe



Luisarifs.

/.

c
Supplisco siais della terza linea con fasiais

Kid Iiis

parso y sarebbe invece

ci e

accorda

si

il

— fastis potn-bbe anehe essere

latiim frriis. o imii altm sufHss'»

ft-s-tis.

idiius.

Una prima «upposizione sarebbe che

un

fusse

phir. e
abl.

rispondente al latino ladificis. La iscrizione di Luceria ha Utucarid invece di lourod. Allo stesso mod»» invece di ludus, lusus polremuiu avere lux eol suf-

quindi l'Öscu luisari

fissu ari,

Sicconie poi nella lingua Osca

mediks

;

fs il

sarebbe per f(iki)s, e cadute

gruppn ks divcnta spesso

Ma

luisarifs per luisarifks sarebbe spiegato.

cüs'i

le vocali f{k)s.

* p. e.

gazione prima di tutto e da osservare che la lingua Osca non sizioni e

uma

le

compo-

solo escmpio che occorre nella iscrizione di I'ietrnbbondante

il

krimiss e

meddis per

eontro questa spie-

supplisce con lüvfrikunüss e

si

esente d'ogni difticolta. Inoltre la vocale

/

i'tvfrf-

traduee liberiyenos non va ancora

si

non manca mai nei dativi ed abla-

tivi plurali dcll'Osco.

Proporrei quindi di vedere in luisarifs una forma verbale. So nella nostra

non mancasse

iscrizione il

il

soggetto o per meglio dire

verbo, la Cosa sarebbe stata certa a prima vista.

pure questa

Sono

dici,

i

membri

del cidlogio cioe

onde dipende

alle allre si

aggiunge

formola loidos fece-

occorre spesso la i

maf/istri per lo piu in

quali nell'entrare in uflieio celebrano

i

soggetti,

difticolta.

Nelle iscrizioni laline di C'apua runt.

i

Ma

i

ginochi.

II

numero

di do-

nostro luisarifs che

come Quando si

nel senso corrispoude certamente al loidos fecerunt dev'essere spiegato

una forma verbale ricorda

il

perifrastica ? Luisarifs sarä per luisari/\cken)s ?

profts della iscrizione pubblicata dal Minervini e dal Bficheler. che

sta per prof{at)t(en)s

— probaverunt

la eosa diventa verosimilc.

che qni sarebbe caduta,

la reduplieazione,

si

Ma

nell'Osco

mantiene. Sarebbe quindi meglio

come derivato da un vCrbo denominativo p. e. lusaria-re avremmo un perfetto indicativo luisarif(en)s o un perfetto congiun-

spiegare luisarifs e allora

tivo luisari f{in)s

— luserunt

oppure luserint.

reist della quarta linea

cioe

si

a mio

avviso dev'essere la forma

e dal Bücheler. Sakruvit non b plovit, statuit, lante. al

Da

della iscrizione

come vorrebbe

semplicemente sakruvist



i)

ist

— sacru

pubblicata

E

est.

dal

tale

Minervini

Bücheler. una forma come tjetreiht, tralasciata la sibi-

approvarsi c la congettura del Bücheler che nella predetta iscrizione

postrei soggiunge iuklei. iiuk

— ea nom. sing. fem. — dextera est, che

destrst il

ma

inorganico.

dev'essere supplito sakrueist: r e

sviluppa nell'Osco fra due vocali. quindi sakrueist

il

equivale propitia est

d<;iöv significa qualche volta lo stesso che uloios

oQyt(,

ne punto differiscono nel Sanscrito ddksa

>•

;

e cos\

come Od.

in

greco

16.

fobof

pure

XV

ddksina.

6

Digitized by

Google

SITZUNGSPROTOCOLLE

82

Premesse queste osaeryazioni non posso per ora riassumere altriraenti

il

modo

risultuto che nel seguente

Rem ad Iovem

spectantem Tirentium

lorum communem

iorum

Fastis idilius Juserunt

Sacra 22. Februar:

Winter:

propitia

est ea,

Lignana über

est.

eine zweite oskische Inschrift.

über die kunstgeschichtliche Bedeutung der zusammen herculanischen

gefundenen

Bilder:

Telephos und besonders der Medea.

Cheiron

Marsvas, Theseus,

,

— Hülsen:

der

Meilenstein

von Mesa.

LlGNANA:

L'altra iscriziono

Osca trovata nello stesso fondo Patturelli

e la seguente:

iim MlUM *I3I3V>IN>I<

III

2\M



I !!!•:!;

//T^3->IINIVH1-/7

f.'!

/••/./

-wivn

«n

.

^in

7/

uns

*nnt//////roi
NITT
*V3La prima parola bile, cli« la

INIX)tl5l)l

della seconda linea essendo nn gen. sing, rcnde proba-

prima linea

gran parte perduta contencsse un nome, ehe aeror-

in

dandosi colla terminuzione che e rimasta

prineipio della terza linea foxse

al

un nominativo neutro. Kilenendo adunque che paiono

ancora

traccie

le

siano

da leggersi

le Ire h-ttere delle quali a, k,

si

l,

potrebbe

ap-

supplire

Sakaraklum.

La

parola, di

cui

linea e la eni flessione

una in

sillaba,

prineipio

cioe

me

della

si

legge in fine della seconda

torza

potrebbe

che oecorre uella lamina di piombo trovata nel 1857.

Non

essere

me/nniui,

tralascio

via di notare che l'intervallo che precede quella che noi ehiainiamo

sione

m, non

pare sufficiente a contenere tre lettere.

tuttala fles-

La combinazione quindi

e incerta.

Quäle sia linea

la origine e la signifieazione della

non sappiamo, solamente fratr.



la flessione

prima parola della seconda

che e di genitivo singulare, e chiara.

fratrum.

Dubbia mi

e la letturu dei segni ehe

seguono;

ma

nel caso che si deb-

Digitized by

Google

S1TZDNGSPR0T0C0LLE baiio leggere

scomparse

Korn

Komb,

e forse

al principio della

si

potrebbe sapporre assieme colle lettcre

quarta linea una abbreviazione di

Kombenniels

o Kombenniei.



Moinik. sta per moinikom



est

commune.

est.

In fine di questa qaarta linea

st als

manca nna

forsc

nella precedente

essere eiduis, die oecorre

iscrizione

che potrebbe

parola,

aecompagnata con

fa-

fastis.

pom rola, e so

in line di qnesta quinta linea manca una paim por taute per interniere la seconda parte della i pronomi pas, ias che vengoiio in «e-

quam, cd anchc

---

nun errianio

la piü

iscrizione e a cui si dovrebberu riferire

gaito.

herin

ma

sebbene

/////,' 's

anchc due

pas Ii



1« spazio

a c

fra

*

possa eoiitenere

11011

leggiamo tuttavia herians terza persona

lettere



giuntivo; herians

una

sola,

plur. del con-

reimt.

quae. nom. fem. plur.

calco guasto e lacem

non

ci

lascia diseernere

della parola che la

prima sillaba pra, o prai. Afamerttiais set



sakras ias



Martus.

sunt,



saerce.

illte

L. Pettieis



Meddikkiai fufens





Lucii Pettii.

loc. sing.

fuernnt.

Premesse queste Sacelhun

quam

velint,

Ofvservazioni

eii

proponiamo

la seguente spiegazione.

monumentum, fratrum ronveatus commune

quae pr Martiis sunt,

sacrae

Lucii

illae

Pettii

in

Fastis

est.

magistratura

fuerunt.

HÜLSEN:

Nel 1872

il

richiamö

ch. Brizio

l'attenziotie degli epigrafisti

ad una colonna miliaria cniiservata nel palazzo postale di Mesa, l'antica sta« zione ad Medias nellc Paludi Pontine.

suo apografo (Eph. epifjr. II

II

p.

209)

fu poi riveduto c corretto dallo Stevenson, dal Dressel e dal de la Blanchere

(Bibliothrque des icoles Eraneaises fu pubblicato

modo

nel

t.

34

p. 188).

mWauctarium addendorum

Secondo Papografo del Dressel,

del vol.

X del

Corpus,

n.

6838

p.

1019.

seguente: P

CLAVDIO \p. f j FOVRIO -ff •



AIDIL es fac. ro II

Mommsen

ER

riconobbe nel priore dei duc magisrrati P. Claudio Pulcro, con-

sole nel 505, 249, fanioso per la sua parteeipazione alla prima guerra Pnnica.

Quindi la colonna pia,

di

Mesa sarebbe

ma dell'intero mondo Romano.

il

pin antico miliario non soltanto dell'Ap-

Volendo la Direzione dell'Imp. Museo postale

Digitized by

Google

84 (Ii

SITZUXGSPROTOCOLLE arricchirc le sue collezioni

ßerlitio

monumento, coli

io

esaminai diligentemente

«Ii

una copia

l'originale,

in gesso

di tal insigno

quäle cssendo ripulito

il

supra

eura, mostro in alcuni punti differenzc considerevoli coll'apografo

propostu.

facsimile aggiunto

II

fa.

vedere come nell'iscrizionc prineipale, cioe quella incisa sulla superficie

piana della colonna, non

una riga quarta,

sia

ma che

vi

le parti

inferiori delle lettere ES, ritennte

erroneamente per

le

periori di queste er

( i

estremitä su-

fecem sospet-

l'csistenza della fonnula fa-

tarvi c

,

und um

adatta

coer ( averunt )

)

poc

,

antichitä dellepi-

all'alta

grafe. l^uänto

due

ai

inagistrati,

riconosceremo nel secondo C. Knrio Pacilo console nel 503 la edilitä

cm

ch'egli »oüttenne

Claudio Pulcro

dovrä ascriversi all'ultim

j

decennio

Per

dcl secob» quinto della cittä.

la

paleografia e interessante la forma del PK che trova nello inscriptiones

antioumtmae un vale a dire

Falernu lare

poi

(C

171!»).

K

sing..-

numeru X abbia ccrtamenle

ati-

März: Lignana über oskische Ziegelinsebrifteu.

8.

sia

nuniero milk-nario.

il

über eine pompejauische Amphoreninschrift

dem

r\os] aus

.Tabre

55

n.

— Bethe

blikanischer Zeit

zum

il

lint-a,

cui signitkato imlla saprei dire, essendo poco verosimile che vi

(ica, sul

indicato

X

I.

che

accantu una

riscuntro,

solo

terminone dell'agro

il



Chr.

Cestio

;V.

Gerckr:



Mau

A. Antestio

Porträtbüste repu-

weist die allmähliche

Umbildung der

Palladiou laufenden Kassandra in die knieende nach.

LlGXAXA Dubn ha

:

Xel

bullvttiiio dell'ann»

pubblicato una d«tta

«•
1876

p.

171

il

nustro c^llega K. von

impurtaute «li>sertazi«ne snlla neoropoli e

m

il

tuariu di Capua, e per la prossitnifä di q liest u «um quella ba «umgetturato. che

i

il

santuario potesseesserededicato a unadivinitaaveute rolaziom? cid eultodfi nv»rti II

santuario non e veramente. cum«? .H'rive

necropoli

O'j'Uana, ma. omne osserva

pania 1879 cirta.

II

p.

sito

356,

«lista

udunque

il

prüf.

il

lhihu.

solamcntc una cinquantina

del santuario

mm

>»<7 ftel

mezza della

Belach nel suu libn« snlla di

metri dallc

mura

basterebbe per rendere certa

relazione colla necropoli, e la sua dedieazione a

(.'am-

della

la

sua

una misteriosa Dea della morte.

Digitized by

LaOOQle

SITZÜNGSPROTOCOLLE

Ma

che

santuario fasse dedicato non a un Dio, ina a una

il

Dea

risulta

dalla statua di inartno e dalle altre di tufo, che vi furono trovate e rappre-

Dea aveute

sentano tutte una

fra le braccia tuio o piii figliuoletti.

niento di iscrizione trovato in questo «ito al teiupo che e la cui terza linea

Duhn

il

fram-

II

fu a

Capua,

incumincia deif...., proverebbe a mio avviso la stessa

cosa. ed io vi lcggo un dativo singolare cioe dcloai.

Quäle

fos.se

questa Dca e per ora molto

difficile il

decidere;

il

Duhn.

coine abbiaino giä detto, supponc una I)ea che ha relazione col culto dei morti il

Beloch invece,

trice.

Se

si

dovesse ritenere come certa questa scconda ip»tesi

come

dativo deioaf,

Dea

con nnggiore probabilitä una

e a nostro avviso

noi leggiamo, aggiungere yenetai

;

il

che

potrebbe

si

ci

-.

genial

suggeiito

e

dalla tavola di Agnonc.

Ma comunqne

sia nellu esain inare le brevi e rautile iscrizioni osche dei

mattoni trovati recentementc presso

il

santuario

una oecasione

ci e offerta

di

esprimere una terza ipotesi sul noine della Dea.

Giä nel 1876 erano

stati trovati

fu regalato dal Patturelli al prof. II

frammento incomincia Se non erriamo,

di supplire ciö

Duhn, e

recentemente

V

scoperti ci

v quindi le due sillabe mame.

I

si

in

grado

legge:

3 .

lel il

mattonc regalato

rovescio del nosfro mattonc e pure soritto, cioe f f

prof.

Duhn vanno

Se nel primo erano indicuti gli

idi di

SS. Non

e facile

il

non e indicata una qualche

forma del verbo fucere o fingere non saprenimo che In un altro mattone si legge:

il

al

sostantivo eiduis.

proporre una congettura e quindi se coi due

serc indicato

pougono

e evidente ehe si deve supplire eiduts mamerttiais-Idibus martiis,

completate mamertiais taciuto II

mame

che manca. In un frammento di questi mattoni

Y_ Per noi

trova ora al museo di Berlinn.

si

colle seguenti sillabe

muttoni

i

mattoni; e di quelli un frammento

altri

Marzo,

in

dire.

questo secondo pu



e*-

niese di Uennaio.

In un tcrzo frammento di mattonc

si

legge:

jim. ...77 Senza dubbio un chiaramente

ilal

abl. sing, e l'ultima sillaba di sakrtd,

come

e indiialo

quarto:

JIM**..

...

|

Digitized by

Google

86

SITZUNGSPROTOCOLLE Dunque xacre, ed in rs genitivo singulare potrebbe essere nome della Dea cui era dedicato il santuariu. Pruponiamo, senza

cioe rs (s)akrid.

accennato

il

volcre escludere altre combinazioni, che potrebbero in seguito parere piü probabili, di supplire entras che c il norae di nna Dea nutninata nel bronzo di

Agnone. 15. März:

lung

;

Petersen über

eine archaische Atuazonendarstel-



Athena unter den neun Musen im Fries des Nervaforums. Reconstruction der Regia mit den Consular- und Triura-

Hülsen

:

phalfasten.

PETERSEN

prescnta COS gcntile pennesso del ch. C. L. Visconti

le fo-

nna statna greca del secolo VI, trovata Deila Villa Ludovisi. Lo *tile arcaico della figura e l'avere essa servito di decorazione architettonica fu riconusciuto bene nel Bullett. couiun. lüüb p. 417. Le tografie riprodotte qui giü di

il vestimeutu COB la punta p«-ndente del berretto frigid vi.»ichk>ma «ndeggiante e tinalinent«- l'annatura fanno conoscere l'Amazzone. Sulla coseia s. cioe un incavo di f'.lO e 0.13 col (>>r
  • ntoni di Egina. opponendosi a tale azionr la tenuta delle hraccia. L'avanibra« ri.> d. ha lasciat" pCfMM il *u<«

    forme verginali. bile salla

    >

    Digitizcd by

    CjC

    87

    S1TZUNGSPR0T0C0LLE

    puntello sul ginoccliio .sinistro. Moneto di Tebe (v. Catalogue of greek cnins in the Brit. Mus. Central Qreece pl. XII) rapprescntann Ercole giovane oltre nell'atto di tirarc, anche in quello d'incordare l'arco, tanto ritto in piedi (n. 5) quanto inginocchiato (n. 2 riprodotta qui accanto, e 3). Qui il mantenimento delle braccia f tale quäle si deve ristaurarc nella nostra statua, sc non oh«: 1'Ercole sta ripiegato piü addietro, nientre l'Amnzzone rassomifrlia piü alla figura di uno Scita sul vaso

    nrgento raftigurato naWv Antiquitts du Bosphore Cimmtrien Tav. XXXI. ove nel testo e detto che tal msniera d'incordare l'arco csiste ancorn presso i Tatari. L'una estremita dell'arco sempre preme la cuscia deatra lä ove nella nostra statua si truva un forame di 0,01


    diam. e 0,01.r> profonditsi, perdnto disjrraziatamente nella zineoprafia. L'altra estremita poteva essere tenuta o c<>n la mano destra coine fa 1'Ercole, o con la sinistra il bracuio s. como fa vedere la tisr. 2, era lavorato separatamentc come fa lo Scita. E questo ultimo io preferitco perche sul ginocchio s. avanti quel puntello im sottilissimo perno di bronzo pare indichi la direzione della





    corda.

    La nel cui

    figura

    mezzo

    X

    ha nel dorso sotto la chiuma un incavo quadrato di 0,10 0,10, un altro incavo quadrato di 0,05 0,06, Quello piü grande

    vi b

    X

    SITZU.VOSpROTOCrtM.E tagliato a sgheinbo, nieutre a destra e profondo 0,0. a sinistra K< h, 0.O35 e Vincavo piccolo vi aggiunge altri 0,035. Se questo incavo, molto simile a quelli r.vvii nelle figure frontonali (Ii Olimpia. nervi, com»1 credo. ad attaeeare la tigara ad un fondo architettonico, <|u<-sta per l'obliquitä dell'incavo doveva pre-

    come nella int;. !. Ed i* questa retazicne con l'architettura, che inlo stile »*d il soggetto rainmenta qu«*IIo ein- Plinio h. h. 36.12 ri* intorno agli ncultori di <"hio Bopal« ed Atenide. tigli di Archernio: Romne eorum si;/na sunt in Pnlalina aede Apollinis tn fattitjio et omnibus f'ere (il Loe8<;h«ke obsero. archaeol. 1x80 p. 4 voll»* correggere ex manulnis fern) ouae fecit divu* Autjustus. Stil (regio del portieo di Nerva (v. Monum. in«*»l. d. Inst. X t. XL sg.) certi pernonuffjfi non sono stati rio«»nosciuti se n«»n du»- volte Minerva I>* 20 sg., ove r sta castigando Aracne e H >7 <»v»'di nu«»vo si erede seduta framniezzo di donne lavoranti. Ma non oatante la cimtposizione siiimietrica di tutta questa parte, le figure 48-58 sono divUe dalle fig 5fM!l si per il locale cht* per le oecupazioni divers«*. Quelle priori, ehe stanno tutte riv«dte verso Minerva con oertezza si riconoscaiio com.* le Muse per il nuniero. p«-r il loro carattere gen«-rale come per la /»Tande somigliutiza di 53 e 52 con rioti.ssimi tipi «Ii Mtise(M, e finalmente per la lira a bastanza visibile di 49. Altri simboli «> strumenti musici par« non mancassero alle figure 45. 50, 56. 58, e se Josse diflicile di supplire maschere o globo, siffatta inancaiiza non proverebbe altro che l'antichitä dei tipi riprodotti (*). Siccome la base di Alicarnasso e la tavpp«.ste abbia v
    con

    sienie

    (»•risce



    .

    22. Mürz: Pkterskn: der ursprüngliche Zusammenhang der Trajanischen Keliefmedaillons am Constantinsbogen (s. Mitth. später). Mau Büsten der Livia (s. Mitth. später). Hülsen: über ein Relief von Terracina.



    :



    (Visconti, Mus. Pir-CUm. I. 17 addubitata dal (') L'Euterpc vatieana Bie (v. la nota 2) p. 89) |>cr il eonfronto del frejfio e del rilievo di Mantinea confermata essere una Mus». (*) V. Trendel^nburg. der Musenchor p. II e Bie, die Musen in der antiken Kunst p. 29, 49, 53; Kotigeres, Pullet in de corr. hell. 1888 p. 125. hellen 1888 pl. II III. cf. «Iverbeck nelle Be(') Bulletin de correy. richte der A*. sfu-hs. Ges. d. IViss. 1888 p. 28-1 sgg. Con queste Muse di Mautinea quelle del nostr«» (regio xtann» in piii stretta relazione che con le Muse di Alicamasso e di Archeiao. Si confronti II. 1 («la sin.) e 54, 2 e 51. 3 e 55, III 1 e 56, 2 e 53, 3 e 52. (*) Die Befreiung des Prometheus p. 3. e

    Digitized by

    Google

    IL Discorso

    MATR1M0NI0 ITALICO. leito

    dal comm. G. P. Gamurrini

    nella seduta solenne del Natale di il

    Roma

    12 aprüe 1880. (Tav. IV)

    Molto ehe qui

    si

    addice alla ricorrenza solenne del natale di Roma,

    si festeggia,

    il

    suo votusto

    italico nel

    monumento, nel quäle

    Che

    rito.

    figura

    si

    il

    matrimonio

    la origine di ciascuna citta

    com-

    ponendosi doll'aggregazione delle famiglie, conviene, che queste, per formare la societa e tali

    1'

    ins civitatis, da legittime nozze derivino

    Don possono divenire,

    un costume non espresso in

    ae

    le sancisca.

    un monumento

    un

    non

    rito

    Ora

    il

    tratto

    rito,

    che

    :

    e

    consacri o almeno

    le si

    presenta, sebbeue

    da una tomba di Ghiusi

    J

    ( ),

    e scolpito nel periodo piü antico dellarte etrusca, pure in tutto si

    conforraa a quanto ci e dato di sapere,

    Roma:

    di

    che

    usasse nei primitivi tempi

    vedra meglio,

    tigurato

    il

    titolo

    di di

    non ben

    definita,

    ed unificava nel costume e

    anche nella lingua l'Etruria col Lazio

    forae si

    spandeva nell'Italia centrale,

    si

    si

    e ci conduce a quella civiltä italica,

    :

    onde mi pare, come

    non essermi male apposto dando al soggetto matrimouio

    italico.

    Se poi considero, che la

    maesta di Roma, l'impero, e la sapiente costituzione perirono, ed il

    tempo va consumando

    solo

    il

    rato

    i

    le

    vestigia

    dellarte ammirabile; e che

    monumento del senno romano, ha supediede e dä lume alle genti, a ragione mi

    dritto privato, vero

    lunghi secoli,

    congratulo, che oggi

    e

    qui

    si

    esponga un argomento,

    origini della civile e familiäre convivenza di fi

    un cippo quadrangolare foggiato a modo

    (»)

    II

    monnmonto

    si

    che tocca

    le

    Roma. di casa col tetto

    conserva oggi nel pubblico museo di Cliiusi. 7

    90

    MA TRI MOS 10 ITALICO

    IL

    a doppio piovente, e

    assomiglia ad alcune urne sepolcrali, che

    si

    rinvengonsi nell'Etruria. Tre dei snoi lati

    si

    adoraano di figure a

    rilievo bassissimo, e quasi piano, e nel quarto fu incavato

    spetto di

    una

    di rilevare; e dati

    confronti coli' arte greca, che alquanto prima

    i

    dell'etrusca si svolse per essere piü prossima e

    da

    stiraare,

    alle rive asiatiche,

    che l'etrusco monumento, come non preceda

    colo sesto, cos\ non succeda al quioto. Allorche al posto suo entro

    p:c-

    il

    Contrassegna una grande antichitä quel modo

    porta.

    il

    se-

    integro ed

    stava

    tomba, fu segato orizzontalmente per mezzo

    la

    dagli etruschi stossi;

    e volle fortuna,

    motä superiore

    tigure,

    delle

    onde

    che a noi fosse serbata la dato ragionare dcll'argo-

    e

    ci

    mento. Vigeva nel territorio chiusino (che altrove non mi fu dato osscrvare) la pietosa,

    ma

    agli occhi nostri barbara,

    costumanza di

    segare e torre via dei pezzi di tali cippi scolpiti in pietra tenera, e collocati

    nei sepolcri

    piü antichi:

    i

    o

    questo fosse per ricordo

    e venerazione in famiglia, o per cagione di partenza in altrc regioni:

    sta

    il

    fatto che di rado avviene, che interi si riscontrino,

    done invece

    in

    piü parti

    veggcn-

    accuratamente segati, ben poco quella

    gente badando, che le figure scolpitevi restassero offese e sformate.

    Or corainciando a descrivere per

    il

    soggetto, per

    il

    numero

    viamo nel gruppo principale

    il lato,

    che apparisce

    il

    piü nobile

    delle figure, e per l'esecuzione, osserdi destra due donne,

    luna

    (a d.) di

    aspetto ansiano, con tunica senza maniche ed aperta sotto l'ascella, l'altra

    puro con tunica sopra la stola affibbiata aH'omero sinistro.

    che sorrcggono con ambe doncini

    ('),

    le

    tutta la testa fino al petto.

    dal mantello (paentäa)

    per

    il

    mani

    in alto

    un drappo

    ,

    La prima

    come a

    di dietro dell'abbondante veste, e

    se la traesse.

    composto della persona,

    Quella che viene tratta,

    chiude nel manto cosi, che tiene pure

    accenni coll'indice della

    sinistra

    nulla di

    come

    mano

    la

    Mentre

    mauo, rimane poi quieto

    colla

    le sta di fronte,

    uomo

    di queste si distingue per

    soprapposto alla tunica, che afferra l'altra

    fa tale atto di violenza

    lei si scorge.

    prima

    il

    si

    involge e

    La

    terza,

    e si

    che

    mantello, e pare che

    destra quasi a significare, che debba

    partire con colui, che a so la tragge

    (»)

    orlato a cor-

    col quäle coprono alle tre persone, che vi stanno sotto

    ;

    o la spioge anch'esso verso

    Probabilmcntc qucl drappo altro non era che una coperta da

    letto,

    stragulum, peristroma.

    Digitized by

    Google

    MATRIMONIO ITALICO

    IL di quello,

    forma allungata del

    la

    abbiamo nel quadro

    cui

    91

    Ma

    che per lo scopo dell'azione varrebbe lo stesso.

    il

    dito,

    non

    la quäle

    si

    per

    addice al pollice (di

    stesso gli esempi), conviene preferire la spie-

    gazione del comando coll'indice. Separatamente fuori del descritto

    gruppo

    addimostrano l'esser pronti all'accompagnamento

    tre glovani

    festivo.

    II

    forma delle foglie essere di »tanno sotto si

    compia.

    ramoscello

    il

    quel di mezzo, pure dritto reggendo lo stesso

    raano

    nella

    e

    non

    rito sacro e

    il

    puö vedere che cosa

    ha

    un

    involto, che per

    sia, si

    distingue per

    in testa, e colla sua presenza

    solenne. II terzo, che va innanzi a tutti, e

    che giä suona la dobbia

    tibicine,

    stringendo

    sinistra

    si

    pileo o tutolo sacordotale, che

    rende

    duce, che la cerimonia

    tibia,

    dei tre, che

    e

    ßi

    avvia.

    stanno sotto

    il

    Da

    prima

    mento,

    ci

    Come

    procedere ad osservare

    di

    il

    cid s'in-

    drappo, deve

    essere breve e disciogliersi per scguire la lieta comitiva. noi,

    la

    e si volge verso di quei, che

    alloro,

    drappo, aspettando desideroso, che la loro cerimonia

    11 secondo,

    la rottura della pietra il

    un ramoscello, che sembra per

    piü prossimo tiene

    E anche

    gli altri tre lati del

    monu-

    fermeremo alquanto alla dichiarazione di quello. preparazione a mcglio intendere

    tato giovano

    quegli

    scarsi

    ricordi,

    che

    ci

    il

    soggotto rappresen-

    furono

    trasmessi delle

    costumanze del matrimonio romano. Delle quali, perche

    votuste

    note ed ampiameute trattate da uomini dottissimi, non trarrö che

    quanto ratto,

    si

    riferisca e coufaccia

    aH'argomento della simulazione del

    aggiungendovi alcuna nuova osservazione. Sappiamo, che noi

    tempi della repubblica

    le

    imiae nuptiae

    si

    contraevano dai romani

    o usu, o coemptioae, o confarreatione. L'uso non interrotto di un anno

    coH'uomo rendeva

    la

    donna

    wu

    capta, e moglie legittima, e quella

    continuitä era dalle dodici tavole prescritta.

    trimonio apparisce

    a

    giudizio

    antichissima, quasi che legittimasse

    il

    sopra la donoa e per la sopravveniente

    mava

    in

    Roma

    leggenda, che

    ptiouem

    la

    si

    il

    La quäle forma

    di

    ma-

    d'illustri giureconsulti essere stata

    ratto per l'uso e la potesta

    famiglia; e se ne richia-

    fortunato esempio del ratto delle Sabine, popolare

    connette a quell' uso, o ne deriva. Quando per coem-

    donna passava a marito (in viri

    manum

    conveniebat)

    si

    simulava la vendita per la quäle era ella comprata dall'uomo colla bilanoia in

    mano

    e alla presenza dei testimoni, e d'allora addive-

    niva mater familias in in fatto la legge

    ed

    il

    mar Iii

    maivt mancipioque

    costumo non

    :

    sebbene poi

    la riguardasso di condizione

    Digitized by

    Google

    02

    MATRIMONIO ITALICO

    IL

    n

    servile, fizio

    della confarreatio

    rito

    a Gioye, nel quäle

    libum), e

    si

    esprime?ano

    ci

    le

    un solenne

    pane di

    il

    fai-ro

    raodi piü antichi del matri-

    i

    porgono l'immagine dei tre stadi, per ciü esso tra-

    scorse per effetto ed ordine di civilta nelle genti latine. il

    ratto, legittimato dall'uso, che

    da Virgilio:

    ricordato

    l'altro

    mutuo consenso iosieme si

    farro

    il

    della

    che

    vendita,

    primo

    padre faceva

    il

    terzo del

    il

    :

    convivium (da cui convivere), mangiando

    e del

    contratto reso perpetuo e sacro dal rito religioso.

    :

    tenga conto, che in tutti questi tre modi, allorche la sposa

    (spoma da spondendo, onde sponsalia) doveva terna, fingevasi che l'uomo la rapisae, e fosse cioe

    II

    corri^oade a quel vivere rapto

    della figlia, trasmettendo cosi al marito la aua potesta

    Ma

    sacri-

    {farreum

    formale del mutuo coasenso innanzi a

    Questi in sostanza

    dieci testimoni.

    monio, che

    consisteva in

    forniva dalla sposa

    si

    mancipium : per

    la qual cosa si rileva,

    prima forma e

    Italia la

    uscire della casa pa-

    veramente che

    dell'uomo (del vir da vis)

    ;

    e

    a tal proposito

    si

    capto.

    donna

    l'origine del connubio, e quindi la

    stata considerata (quäle presso molti popoli barbari)

    come

    sia

    la serva

    addice la testimonianza



    Maiores vestri feminas votuemanu esse parentum fratrum virorum ».

    (34,2,11):

    di Livio

    manu

    ratto sia stato in

    il

    runt in



    ,

    ,

    Essendo appunto questo, che convieue porre in chiaro (quan-

    tunque sia

    in

    qualche

    modo da

    altri scritto

    od accennato), giova

    richiamare le prove, e considerarne la resultanza. Fingeva lo sposo di fare violenza alla vergine per trarla fuori di casa; e rapivala dalle

    braccia della prossima parente

    a meno, e

    ma si

    il

    legittimo

    1

    (

    ).

    Come

    ancora nell'atto del possesso violento

    conduceva alla casa dello sposo;

    al giungervi,

    casa,

    ma

    di ciö

    non

    si

    potesse fare

    imeneo consistesse non solo nel consenso,

    e

    (-).

    Cosi rapita la yergine

    la simulazione ripetevasi,

    che non doreva essa toccare col piede la soglia della

    era levata su di peso, e v'entrava,

    come

    fosse rapita

    3

    ( ).

    \5:Nuptiae in quibus vis fteri virgini videtur. Festus p. 289 M.: Rapi simulatur rirgo ex gremio matris, aut $i ea non est ex proxima necessitudine, cum ad virum trahitur. (>)

    MaCT. Sat.

    I,

    l Virg. Aen. X, 79: Et gremiis abducere pactas. Catnll. Epith. 61,3: ( ) Qui rapis teneram ad virum virginem, o Hymenaee. E altri passi raecolti dal De la Cerda in Virgilio, e da Marquardt Privatleben I p. 53. 3 Plut. Quaest. Rom. 29: Jt« ti rijv yutiovviivr v ovx iüoty ttvttjv intQ( ) t

    ßfjvui ioy

    ruf

    ovdoy

    TtQbira*;

    r»,f

    oixiut, rrAA' vntQu'iQOtxiiv oi

    jtQonffinoytfi

    ;

    nörtgov ort

    ywnixit; «Qnaotivtti, oi-rw? eiif vfyxav, «vx«i de ovx

    fi'?»,A#or;

    t

    Digitized by

    Go

    il

    03

    MATKIMOXIO ITALICO

    IL

    Senza ricordare

    rapimento delle

    neiraccorapagnamento

    faci

    degli spoai, dandosi loro dagli antichi vario significato, e che allu-

    dessero al presidio della vita, non e atfatto dubbio, che nelle nozze

    Vapparenza del

    chiaramente serbavasi

    ratto,

    per queU'aiDore, che

    ritiene gli uoraini alle antiche usanze, e per la credulita, che col .

    distaccarsene, valore.

    Lo

    quando

    ci

    si

    riconosce nella forma, che piü risente deU'origine sua,

    volgiamo ad esaminare

    vestali. II pontefice

    mano

    Vatto solenne perdano di loro legittimita e

    rito e

    il

    e la toglieva

    afferravala,

    in potestä,

    come

    il

    modo, con cui

    massimo entrato nella casa

    fosse

    presa

    dal padre,

    guerra

    in

    (').

    si

    creavano le

    della vergine colla

    o da colui, che Tavea

    E

    la formula, che in

    quell'atto pronunziava il pontefice, trasmessa da Fabio Pittore, e ser-

    ita te

    bata da Gellio, finiva con le parole

    :

    Per dar ragione

    amata

    di

    quella

    se

    Ma

    *

    non aveva

    nella bocca del pontefice

    tuna e sconvenevole,

    voce

    amata capto

    » (-).

    rivolta alla vergine, che

    anzi era inoppor-

    significato,

    non rinvennero altra spiegazione,

    gli antichi

    non che la vergine, che fu tolta per prima, avesso quel nome se noi riconosciamo nel ratto della vergine la primitiva

    3 ( ).

    forma

    del matrimonio, vi discopriremo essere stata quella la formula stessa,

    che

    ripeteva

    si

    noU'antichissimo

    rito

    dell'elezione

    a se la vergine in un

    Allorche lo sposo traeva

    della

    modo

    vestale.

    simigliante

    a quello scolpito nel monumento di Chiusi, ad esprimere la violenza amorosa, e compiere l'atto del possesso,

    possiamo

    afferraare,

    che

    gli erano

    bene ac-

    ita te, amata, capto «. Onde pontefice massimo faceva le vcci dello

    conce le lusinghiere parole: il

    «

    sposo, e serbava colla vergine

    la

    costumanza di

    farla

    manucapta

    nella sua formula tradizionale.

    Riaalendo pertanto alle origini, le vergini spose furono raptae,

    manucaptae con

    e poi

    modi

    i

    prescritti dalla legge, e dalla reli-

    gione. II rapimento delle Sabine fu compiuto con barbara ed oltrag-

    (')

    Gell. Noct. Att. I,

    quia pontifici

    c.

    maximo manu

    12: Capi autem virgo propterea dici videtur,

    prehensa, ab eo parente, in cuius potestate

    est,

    veluti hello capta, abducitur.

    Sacerdotem Vestalem, quae saera faciat, quae ious

    («) Gell. I.e.:

    sacerdotem vestalem facere pro populo lege fouit, ita te, amata, capto. 3

    ( )

    Gell.

    1.

    c.

    :

    Amata

    quoniam quae prima capta

    inter est,

    Romano

    siet,

    Quiritium, utei quae optuma

    capiendum a pontißce maximo appellatur,

    hoc fuisse nomine traditum

    est.

    Digitized by

    Go

    94

    MATRIMONIO ITALICO

    II.

    giosa violenza, onde disse bene Virgilio vale a dire

    sine

    t

    non sfugga,

    modo

    more maiorum,

    Romolo

    convenuto

    il

    rito.

    E qui

    che la leggenda delle Sabine ha voluto adornare in

    Roma

    poetico e glorioso per

    matrimonio

    raptas sine inore Sabinas,

    :

    senza

    o

    Se

    italico.

    eonfortö

    si

    rapite

    lo

    prima

    la

    ma

    di Alicarnasso ('),

    che quel ratto non

    dicendo.

    vergini

    volgevasi a loro contumelia,

    forma del

    e selvaggia

    da ascolto a Dionigi risguardava

    counubio,

    giusto

    il

    mostrando esscre un simile costume assai vetusto fra

    Greci ed

    i

    arrecare graodissimo compiacimento ed onore alle desiderate donne

    pensare ai Pelasgi, che con piü

    che, se vero fosso, ci farebbe

    il

    oneste forme l'avessero introdotto in Italia.

    Ne

    conriene di omettere, che mentre gli sposi

    a casa,

    si

    come

    greci,

    i

    dagli antichi

    Imeneo. Sopra l'una che

    :

    e piü accettata, che

    quäle rapita

    qual

    il

    Talassio

    fosse

    canestro della lana da

    il

    Talassio fosse

    nome

    il

    di

    im giovane romano,

    Sabine una vergine di rara bellezza,

    fra le

    gli riuscirono le nozze, quindi la sua invocazione di

    Ma

    conducevano

    segno delTopera assidua addetta alla novella sposa; l'altra,

    filare,

    il

    si

    Talassio, Talassio! nome due versioni si arrecano

    gridava dalla lieta comitiva:

    QalaGGioq, come ben

    se

    egli possa avere

    e

    il

    greco appellativo di

    conriene ricercare, quäle relazione

    ,

    avuto col raomento, che la sposa vieoe alla casa del

    giovane condotta. Sabine,

    estima,

    si

    Nettuno (&aläaaio<; IJoGudutv)

    felici

    buono augurio.

    E non

    distaccandosi dalla leggenda del ratto delle

    quivi la ritroviamo,

    essendo

    quello avvenuto, allorche

    si

    celebravano con gründe freguenza di popolo le feste al dio Conso,

    secrelonunque deo, id

    consilioruM,

    tunque apparisca strano, origini di

    Roma, per

    stabilire le

    zione abbia trasmesso

    Roma

    era del

    Come

    per

    col

    le

    l

    )

    (*)

    3 ).

    Archacol, 2. 30

    EXX^tixöy it Ascon.

    prime famiglie,

    al

    mare,

    di Talassio, quasi che (

    :

    xtti

    Come «Je

    NejUuno

    orx iy 'vfcti

    ed si il

    dai latini

    (-).

    Ma

    quan-

    tener conto, che in quelle

    di Nettuno,

    lunghe eta costantemento

    una greca origine (

    nome

    estranea

    tutto

    nome greco

    yofiirt^,

    il

    est,

    bisogna

    pure

    si

    r»; s-

    ed

    in

    la vetusta tradi-

    un tempo, che

    commea-io marino.

    al

    proseguisse ad invocarlo rito

    nuziale aves?e avuto

    considerasse

    il

    aprnty»t <. bU'ijii

    Septumis ;'«'."?»

    yt-

    ap/"' 0 »1 «nMfttirwv To i9o*.

    Peil, in Cic. Verr. I.

    (Vedi I'reller Römische Mythologie

    ]k 281»,

    e 347), 3 ( )

    C'atuH

    Ol, 34: LuLet tarn servire

    Thalatsio.

    Digitized by

    LaOOQle

    MATRIMONIO ITALICO

    IL

    noD solo consul),

    nume

    il

    ed

    Ma

    non

    donde la vita nuova e

    italici,

    il

    suo culto

    la famiglia deri-

    che nella meote e nella

    e ancora improbabile,

    gione dei popoli

    pubblica

    atti della vita

    puö intendere, che

    in questo aspetto si

    fosse congiunto alle nozze,

    vano.

    95

    Consus (da cui consilium e

    nei supromi

    quäle s'invocava

    il

    e privata:

    ma

    acque,

    delle

    reli-

    Nettuno, nel senso di Tulassio dio delle

    il

    acque, abbia avuto un intimo rapporto colle nozze e colla fecondazione.

    Sebbene la

    namente ne convengo

    (') )

    pure per

    ,

    greci nel primitivo concetto di Iloaetdaiv

    il

    Due donne stendono

    ,

    ma

    monumento

    in alto

    di frange sopra le tre persone,

    ed

    iustae, lo sposo, la sposa,

    ancora la idea cosmo-

    E

    che questo fosse

    bere ebbe

    il

    nuptiae divengono

    le

    padre. Sono le pronube, le para-

    modo

    precisamente

    e operire,

    mbes, che vela la serenita del cielo, e prepara la feconda Formano le pronube col disteso panno una nabes sopra che cos! addivengono tragga

    l'origine

    la

    i

    nupti,

    voce

    ignorato, venivano coperti.

    mato, che

    anche

    il

    Barth nei suoi Adversaria parole di Lucilio e

    Pomponio, ed

    (•)

    1.

    III),

    Neptunus

    di loro,

    qui penso, che

    chiarameute indica,

    la quäle

    con qualche rito finora

    fino dallo Scaligero siasi affer-

    appropria che alle donne, pure

    lo rivendicö

    anche

    Nonio, che riporta

    ad ambedue gli sposi

    OHre non ammettersi

    italico di

    si

    Da

    coperti.

    dalla

    pioggia.

    ai

    maschi citando

    passo

    il

    del

    comico

    che nella lingua italica volgare esso serbava

    atferraa,

    significato allusivo

    nome

    di

    i

    lo sposo,

    Sebbene

    verbo nubere, non

    il

    le

    il

    cioe

    conubium,

    ma

    che non solo la sposa,

    ascon-

    mlstero dell'origino della famiglia. II nu~ di legere

    significato

    il

    tennero

    comprova.

    un drappo o larga coperta ornata

    per le quali il

    nume

    di Cbiusi ce lo

    ninfe dei greci, le quali coprono (nubunt) e in qualche

    dono latto solenne, ed

    si

    la

    2

    Ciö accortato,

    ( ).

    motazione nei radicali

    dell'

    u lunga in e

    (copiando forae qualche antico) nun ebbe scrupolo di scrivere:

    te

    si

    ,

    il

    riscontra in Nethuns, etrnsco. Arnobio (Adv. Oent.

    aqua nubat terram, appellatus est cognominatusque Neptunus. 8 ( ) Adversaria 1. VI. cap. 14. Lucil. Satur. XVII, fragm. 4

    Nupturum

    di

    quäle fu considerato dai

    profondo simbolo, che dell'acqua e del suo

    gl'italici, il rito raanifestato dal

    nome

    ricompare

    le fatte osservazioni,

    virile attiva,

    gonica della virtu dell'acqua fecondante la terra. stato

    il

    cangiamenti da Nupiunus (e pie-

    fonetici

    non solo la potenza

    in lui

    non possa concedere, che

    filologia latina

    Neptunus discenda per

    nupta neyas, quod viverc Ulixem speras

    ;

    ed.

    Quod

    Donsa

    Non. pag. 143 Merc.

    96

    MATRIMONIO ITALICO

    IL

    possono allora comprendere le modificazioni, che arrecö nel rito primitive», e la ragione,

    mine

    colla flaminica fossero

    il

    perche nel matrimooio

    ambedue

    tempo

    del

    fla-

    collocati a sedere insieme, e si

    gettasse sopra dal loro capo la pelle deU'animale iramolato per la

    celebrazione delle nozze (Serv. ad Aen. 4, 374) Iis

    Le pronube dai romani collo stendere

    come

    si e

    nuvola terra

    :

    si

    il

    elette fra quelle, che

    quaoto avyiene

    detto, rispondeva a

    Ne

    consegue da

    nube stessa diviene

    e la

    forma

    il

    velo,

    Lucina nel parto:

    umida

    E

    si

    la Celeste

    sostanzu, che solle-

    naturalmente

    si

    Jupiter

    appella pronuba, e quindi

    che rende legittime

    ella,

    (').

    l'aria in

    e gli si oppone, contiene la

    suprema virtü generativa, ed a ragione

    il

    dove

    compressa dal calore luminoso, cioe da

    e

    padre della luce)

    fondere

    in cielo,

    che Giunone, la quäle nell'originario

    cid,

    concetto non fu che l'aria stessa,

    matrimonio

    semel nupserunt,

    ed e la prima causa della fecondazione della

    raccoglie,

    vata, mossa,

    il

    ut ibi nubentes ocla-

    panno simboleggiarano la mistica nubes, la quäle,

    in tal guisa nel rito nuziale la

    prouuba.

    (il

    :

    capitibus in confarreatione flamen et flaminica residerent.

    doveva

    culto di Giunone con quello di

    le

    nozze, e fecondo

    in tale riguardo con-

    Diana

    e della

    Luna, in

    speciale presso gli italici per la etimologia e rassomiglianza del nome.

    L'idea pertanto dell'acqua, che in maniera nascosta e misteriosa col yario

    umore infonde

    nube nel

    rito delle

    la vita nel

    nozze

    :

    mondo

    porse occasione a comporre la

    onde non farä meraviglia che

    il

    suo

    nome

    s'invocasse coll'epiteto di Talassio nel tragitto nuziale: se non che i

    romani

    col progredire

    della civilta

    e

    del dominio nella terra e

    mare perderono di lui il concetto ed il simbolo primitiro. Lo sposo sotto quel drappo fa l'atto del rapimento, traendo a se la vergine, la quäle gli volge le spalle, rimanendo dinanzi al padre. Questo e il momento, in cui egli espriraeva la formula. che, come si e veduto, presso gli antichissimi romani terminava: nel

    ita

    te,

    amata, capto. A

    quel atto

    il

    padre presta

    il

    consenso

    ed alla manucapta ordina, coll'espressione del dito indice, di par-

    Nubere veteres non solum mulieres sed e:iam viros dicebant, ita ut nunc Pompon. Pannuceatis : Sed meus frater maior, postquam vidit me inde

    Itali.

    eiectum domo, nupsit posterius dotatae vetulae, varicosae, afrae. (>) Virg. Aen. IV, 59: Junoni ante omnes,cui vincla iugalia curae. Ovid.

    Heroid.6,43:

    Non

    ego

    sum

    furto tibi cognita, pronuba Juno ajfuit.

    Digitized by

    Go

    MATRIMONIO ITALICO

    Iii

    97

    tire e di passare dalla

    sua potesta in quella del marito. Spettava

    al padre promettere

    collocare

    e

    onde udiamo nei versi

    la figlia,

    Ennio questo lamento: Iaiuria abs

    di

    adßcior iadigna pater ....

    te

    Cur me loeabas nuptui » ? Cos\ presso i greci, della qual cosa, come naturale e ben nota sarebbe fastidioso l'addurre i relatm Coinpiuta l'apparente

    testi.

    violenza

    per coemptionem

    modo

    mancipium, addiviene

    acconciata non

    sia qui

    forse

    Caia. e la domitia della novella casa. In qual

    la

    che un manto tutta

    e dato l'ordine

    dal giovane,

    dal padre, la vergine, fatta di quello

    l

    puö ben dire:

    si

    si

    avvolge, e forse coprivale anche

    vede il

    soltanto,

    capo, onde

    ne venne

    il

    fiammeum non mai

    lenne

    E

    ne consegui, che essendo da quello coperte o nuplae,

    (').

    a loro soltanto

    applicasse

    si

    nuptiae; delle

    le

    quali

    ne siano stati l'origine ed

    Or mentre festiva schiera

    il

    che ha in

    significato.

    si

    gli sposi.

    testa,

    per

    si

    primo

    nube, una

    col ramoscello

    stesso ramoscello

    lo il

    sacerdote

    taroente augurate da un sacrifizio

    giä suona, e

    11

    2

    ( ).

    :

    onde

    Precede tutti

    similmente nel

    inuove:

    si

    rito

    distingue dal

    le nozze furono ceril

    tibicine,

    ci

    narra Plutarco,

    piii

    suonatori

    di

    che

    nuziale dei romani,

    praecedebat spo/isam frequenti comilatu slipatam tibicen

    come

    proba-

    volge indietro quasi impaziente a vederli. II se-

    condo tenendo nella destra pileo,

    conubium abbiamo esposto quali

    del

    rito nuziale si celebra sotto la sacra

    il

    aspetta

    bilmente di lauro

    verbo nubere e da loro fossero dette

    il

    e

    dalle spose nellatto so-

    lasciato

    tibia

    :

    o anche

    andavano innanzi,

    con quello che esclamava Talassio.

    Molto

    difficile

    sarebbe l'investigare.

    se

    il

    rito stesso nuziale

    sia provenuto dall'oriente, o introdotto dai contrastati Pelasgi o dai

    Dori

    sebbene non e a tacersi, che altro ceriraonie, che

    :

    uelle nozze,

    con

    gl'italici.

    Ci traamette Varrone

    3

    ( ),

    che

    i

    lavano un porcello,

    O) Come

    usavano

    personaggi piü cospicui

    di Etruria (cioe la casta patrizia)*nel contrarre

    in

    si

    indicano una antichissima comunanza civile dei greci

    ai

    ed aggiunge:

    Prt'sci

    matrimonio immo-

    quoque Latini

    et

    etiam

    acconci la sposa ctrosca innanzi al rito del connnbio vedesi

    an monamento di Chiusi I. tav. LVI.

    :

    Micali,

    Monnmenti

    etc. tav.

    LVIII.

    ;

    Museo Clnu-

    sino p.

    (*) 3

    ( )

    Jnven. 10. 334: Veniet

    De

    r.

    cum

    signatoribus auspex.

    rust. 2, 4, 9.

    Digitized by

    Google

    08

    MATRIMONIO ITALICO

    IL

    Graeci idem factitasse videntur. La grande idea Orientale

    mento umido fecondante lico,

    e lo

    forma va, comunicö alla Grecia la Giunone Lucina, che

    i

    commore

    secondo Omero c tfkfia

    e pronuba, e

    .

    fecondo aere: onde divenne yufu

    il

    si

    t

    Ancora nel culto

    davano come promoventi seni del

    mare

    si

    volnttuoso bacio si

    la fecondazione, e si sparee e si il

    nome

    riguar-

    adorö nei

    di Peronia e di Cupra.

    leggiadra personificaxioue dell'eiemento

    le ninfe,

    umido, col cui nome

    il

    due divinitä

    italico quelle

    e le copiose sorgenti

    Ricorderemo forse

    Mu

    confonde per qaesto con Venere Afirodite,

    che sorge dalle onde marine, allorche donarono alla terra.

    dell'ele-

    che dava origine al rito ita-

    le cose tutte,

    chiamarono in Grecia

    piü m'inoltro in tale argoraento

    nozze?

    le Stesse

    Ne

    timore, che dovendomi atte-

    nel

    nere alla forma concisa, gli stessi pensieri perdano della loro evi-

    Anche

    denza.

    nella Laconia simulavasi

    scrivendoci Plutarco

    tane:

    ma

    dovevano

    se ne

    che

    quello

    si

    avere

    tutta la Grecia, se Dionigi lo fa

    per bocca

    vedere nei vasi dipinti esp:es.so tanto revole ed

    il

    che raffigura tificano

    il

    ratto della vergine, de-

    nozze spar-

    mono preciai ricordi in affermare come colä vetustissimo piü

    o

    ancora

    Si rappresentö

    di Roraolo.

    il

    costumara nelle

    ne e raro

    nell'arte,

    ratto violento

    il

    quanto l'amo-

    tranquillo nella fanciulla dinanzi a persona di dignita, il

    padre consenziente. Accennate

    matrimonio etrusco con

    ramente apporre

    il

    nome

    di

    il

    le relazioni,

    che iden-

    quäle

    puö sicu-

    latino, al

    e

    italico;

    si

    come questo nel concdtto

    originario e religioso non ditferisce dal greco, proseguirö a dichia-

    rare le altre parti del raonumento.

    Nel lato

    vediamo

    sinistro

    sua trabeazione,

    nel

    e

    mezzo

    culmine (culmen) del

    tetto

    travi laterali (muiuli)

    ,

    raando cosi

    il

    tra

    efligiata la fronte di

    la

    una

    casa, colla

    porta. Si partono dal trave del

    due cavalloni (asserex), che posano sui

    i

    i

    quali corre la corda (trabicida)

    triangolo del fastigio o timpano, dal quäle al

    ,

    for-

    modo

    primitivo la casa ricevera la luce. AI di sotto la porta col suo architrave

    {Ur>i:,i

    robustnm),

    verso la base al

    modo

    ed approfondirla

    si

    e

    i

    cui stipiti (postes) tendono ad allargarsi

    arcaico etrusco od Orientale. CoH'iucavarla

    voluto fare scorgere anche l'interno vestibolo

    dipinto in rosso, che in questa festa

    Catullo

    (>)

    (f>4, 2i»4)

    Juvcn.

    .S„t.

    :

    si

    ornava di verdi rami, onde

    Vestibül um ut molli velatum fronde virerei

    VI: Ornentur poste*

    et

    (').

    grandi ianua lauro.

    Digitized by

    Go

    99

    MATRIMONIO ITAL1CO

    IL

    Nel terzo lato osserviamo un uomo, distinto dalla barba, quäle e vestito egualmente nozze, colla tunica, e vsopra

    il

    il

    nella rappresentanza delle

    sposo

    allo

    mantello, che dalle spalle gli scende

    a pieghe aperto dinanzi. Egli sta fra due donne, avvantaggiandole

    pronuba

    assai di altezza. Quella a destra, che si riconosce per la

    ansiana

    debba essere di

    ciö

    mano

    sorreggendo

    gli tiene alto il braceio sinistro,

    sinistra

    le

    piccola

    \ina

    stesso riceve da lui nella destra

    cosa,

    perche la gusti,

    o un sacchetto

    fico,

    come

    sibi

    generum

    soggetto

    riium

    mus la

    commentano

    fatto

    qui rappresentato.

    quo se maritits

    in iure

    »

    (').

    per coemptionem. Le parole

    verso yirgiliano (Georg.

    il

    emai omnibus undis

    Theti/s

    «

    un asse : essendo che

    et u.cor

    iavicem emebant, aicul habe-

    riceve

    fronta,

    il

    prezzo dallo sposo, che

    coemptio

    tenesse un asse in

    marito compratore, e un altro nel piede, ed

    modo

    il

    fosse per la vicendevole si

    il

    la

    costurae,

    mano per

    darlo al

    terzo in

    forma della coemptio

    almeno

    il

    un sacchetto

    matrimonio etrusco coH'antichissimo romano

    onde ancora

    di

    Teque

    bastano per dichiarare

    sacchetto, dove stanno tre assi, o

    il

    che dalle romane donne

    In tal

    :

    31):

    I,

    Kmat ad antiquum nuptiarum

    La sposa mentre

    compra, gli mostra

    dall'altro

    casa dello sposo. Niun dubbio, che tale

    eftigiata la porta della

    matrimonio etrusco e stato

    il

    La sceua

    dovera prima della solennita delle nozze,

    si

    ed appunto l'artefice l'ha scolpito da questo lato,

    Servio, che

    nel

    :

    una moneta, come pare che

    paghi dall atütudine delle dita della piegata mano.

    manifesta quanto far

    ha

    gomito, come

    L'altra di aspetto giovenile gli porge colla

    rito.

    presso al volto

    ovrero bene la vegga, un frutto come un

    tempo

    ii

    si

    2 ( ).

    con-

    deve gindicare

    si

    italica,

    Nel quarto lato corrispondeate alla fronte in

    una

    selva, veggendosi tre alberi

    piante tre uomini

    (')

    Lo

    stesso

    si

    ripete Servio et

    in

    raffigura

    una caccia

    Aeu. IV, 103:

    mulier atque vir

    le

    una belva, della quäle

    affaticano ad uccidere

    libra atque aes udhibetur,

    si

    probabilmente di pino: fra

    Coemptio

    in(ter) se

    mim

    est,

    ubi

    quasi emptionem

    faciunt. (*)

    Da Varrone

    citato

    da Nonio Marcello

    p.

    531 M.

    :

    Asses (res ad ma-

    ritum nubentes deferebant, quorum unum, quem in manu tenebant, tamquam

    emendi causa marito dare, alium, quem in pede haberent, familiarium ponere, tertium quem

    in foco

    Larium

    in sacciperio condidissent, compito vi-

    dnali solere resonare.

    Digitized by

    Google

    100 non

    MATRIMONIO ITALICO

    IL

    puö scorgere che un orecchio, presso

    si

    destra coperto della sola tunica tira

    e libero

    il

    un panno avrolto

    il

    Richiama l'attenzione

    non avendo locchio,

    Non

    piü in basso.

    ma

    quello

    il

    come

    il

    che puö darsi che per gl'imenei

    sacro

    come

    modo,

    manico

    al

    la scure

    di legno ritorto,

    si

    distingua per le

    l'artista

    Y abbia prescelte

    bosco

    (').

    Ne

    importerä

    cercare

    la ragione, onde qui siasi figurata la caccia, la quäle poteva strare tanto

    il

    valore

    al nuziale banchetto.

    del

    A

    lancia.

    giovine

    sposo,

    mo-

    qnanto la preparazione

    chi talenti di scorgervi la caccia al cignale

    Caledonio, non contrasto. della scure uccide

    nudo

    e pare che egli pure

    con una legatura forse di cuoio

    l'incastro,

    sfuggira poi

    sole piante di pino;

    nell'essere

    e appiicata

    taglio e rotto)

    alla Tita,

    terzo colla clamide, che gli lascia

    destro braccio si piega in basso,

    abbia la lancia. (di cui

    il

    :

    tronco di una pianta,

    del

    col camiciotto aperto alle ascelle. e con

    vibra un colpo di scure

    il

    monumento. Quello a della lancia, l'altro di mezzo

    essendo perita tutta la parte inferiore

    Sarebbe allora Meleagro, che col colpo aiutato dai suoi

    la belva,

    Molto a proposito e sovente alludevano

    compagni armati gli antichi a

    di

    Melea-

    gro in argomento nuziale. Ricorderö soltanto uno specchio etrusco

    ('-')

    uel quäle egli colla testa del cignale in spalla trae a se Atalanta alla presenza del padre.

    Ma

    avuta la sorte di cogliere

    il

    poco omai cureremo di fiore

    in questo egregio

    Chiusi, che ci ha per la prima volta disvelato

    monio

    il

    tali

    frondi,

    monumento rito del

    di

    matri-

    italico.

    (>)

    Catullo 61, 15:

    Pineam quate taedam.

    Virg. Ciris 439:

    Pronuba nec

    castos incendit pinus amores. (*)

    Gt-rhard etrusk. Spiegel

    CCCUV,

    2.

    Digitized by

    Go

    SCAVI DI POMPE! INSULA

    IX,

    1886-88.

    7.

    (Cuntinaazione)

    N. [12.13]

    Passiamo ora sul

    0

    lato

    per occuparci dclla piccola

    dell* isola,

    casa che confina col lato posteriore del n. 1.2, e alla qnale, perche

    non ha ancora la sua nomerazione i

    nn. [12.13].

    sia stata tolta fra le case

    i;fficiale,

    una parte per formare

    3-5 e 6-8.

    L

    il

    il

    posticum. Checche ne sia di

    Pompei la casa non aveva che due [12] conduce

    raggiungeva l'altezza di la piü alta e

    ha

    ra.

    le pareti a.

    tempo

    peristilio,

    il

    ciö,

    e

    affittato

    non avendo comunicazione separataraente.

    in

    un

    La

    3,45: delle camere del pian

    m.

    ciö che

    ingresso

    negli ultimi teinpi di

    3,

    locale situato sopra c, al cui

    scala

    terreno

    con la volta decorativa po-

    e

    teva arrivare a quella stessa altezza. In cima alla scala

    prima

    1'

    ingressi dal lato 0, di cui l'uno

    al piano di sopra, il quäle

    terreno, deve credersi

    col pian

    grande giardino diviso poi

    possibile anche che in quel

    rimane tuttora fosse la parte posteriore, attuale

    abbiamo dato intanto

    probabile che una volta fosse piü grande, e che ue

    tl

    muro E

    si

    entrava

    la scala si avvicinava

    tanto che e quasi inevitabile di supporre incontro ad essa una porta nel

    muro

    Per conseguenza

    stesso.

    anche sopra m, mentre e non

    lo era

    sopra

    deva sopra h

    (a.

    l

    :

    certo,

    il

    piano superiore

    corae

    vedremo

    corrispondeva dunque a

    3,90) ed

    giacche caraere

    si

    estendeva

    in appresso,

    ctnae fg. Non ivi situate

    che

    si esten-

    non potevano

    essere accessibili da questa casa.

    NeH'altra porta [13] risulta dagli incavi dei catenacci nella soglia di travertino, che

    il

    battente d. era piü grande del sin. (0,71

    Digitized by

    Go

    Iu2

    SCAVI DI POMPEI

    antepagmenta che esistevano

    contro 0,61), e da quelli delle süI lato sio.

    avremo a supporre che ordinariamente

    ;

    solo battente sin. e

    (a.

    (').

    0,17), che

    1.

    Negli stipiti osservansi

    come

    il

    buchi per la sera

    i

    non stanno

    al solito

    solo

    apriva

    si

    uguale:

    in altezza

    quello a d. a 1,20, l'altro a 1,28 dal pavimento.

    Dalla fauce a

    scende sopra im gradino di lava in

    si

    puö chiamarsi

    atrio corintio,

    che un antico

    peristilio.

    di ra. 0,15-0,30 sopra

    ma, come giä

    d, che

    fu detto, forse non e altro

    Ciö che puö chiamarsi impluvio, inalzato

    i

    ha

    portici,

    pavimento di signinum con

    il

    pendenza verso S 0 ed e circondato dal pilastro angolaro S 0 (vd.

    muro 0

    la pianta), da 4 colonne e dal

    golo S

    0

    e incastrata

    della cucina k, nel cid an-

    una quinta colonna. Le colonne ed

    son congiunti da un podio, alto

    pilastro

    il

    esternamente 0,55-0,75, rivestito

    sulla superficie di signinum, del resto di stucco di mattoni.

    La

    nostra

    stessa

    N

    lato

    neanche in

    una linea

    forse

    pilastro

    il

    N

    portico

    con

    angolare

    cho dalla colonna angolare

    SO.

    S,

    In

    colonne

    0

    fatto

    non sono

    d'ori-

    tutte

    N0

    testimonianza

    si ;

    e gli avanzi d'un

    :

    stendeva verso esso

    fece

    altre

    N

    le

    due del

    E

    il

    muro

    (indicati sulla

    conservare

    colonna

    la

    lato

    N E

    probabile che contemporaneamente nel portico

    nell'angolo 8

    del

    stanno

    im tempo posteriore poi

    In

    che vi fu inclusa, mentre le

    E

    N 0.

    fu occupato da altre costruzioni

    pianta) ne fanno

    tolte.

    angolare

    1'

    due

    le

    compresa quella incastrata nell'angolo della cucina,

    altre colonne,

    stessa,

    che

    Del portico piü antico facevano parte

    gine posteriore.

    e

    mostra,

    pianta

    non corrispondono a quelle del lato

    furono (ovvero

    dell'area scoperta) fosso fabricata la cucina k\ con-

    ser?ando nel modo stesso la colonna angolare SE. In quel tempo fu fatto anche

    il

    podio

    (a.

    0,55) del

    lato

    SO

    fino al puteale

    che occupa

    il

    centro

    colonne rimaste in piedi ricerettero

    il

    0

    del portico S,

    si

    laaciando

    libero

    il

    dal pilastro angolare

    di quel lato.

    Quindi

    le

    loro rivestimento di stucco,

    la cui dipintura, por la corrispondenza con

    l'estremitä

    S,

    0

    passaggio alla cucina A\ e quello del lato

    quella conservata

    al-

    riconoscc appartenere ai tempi del

    terzo stile. In unaterza epoca tinalraente furono demolite le costru-

    (')

    E

    sbagliato quanto a pa^r. 14 scrissi sulla porta n. 6;

    gito un buco per un catenaccio, corrispondente a quello sin. tre, 0 la

    :

    mi cra sfug-

    cosi ve no sono

    porta cra a tre battenti.

    Digitized by

    Go

    1NSÜLA

    IX,

    108

    7

    mentovate nel portico N, e furono ricostruite

    zioni ora

    due co-

    le

    lonne di quel lato (non perö ai posti antichi, che senza dubbio corri-

    spondevano a quelle del lato opposto) e fu fatto dal

    muro

    mento

    uno

    :

    un canaletto che passando

    in

    muro S

    portico e appie del

    cisterna presso

    Fu

    il

    un poco piü

    vello

    SO

    opus signinum, con pendenza verso

    di

    l'acqua

    pilastro sporgente

    il

    E. L'area scoperta fu inalzata e ricevette

    di

    suo rivesti-

    il

    due

    e

    scoli per

    l'angolo

    sotto

    f g sbocca sulla strada,

    S0

    del

    l'altro nella

    0; quest' ultimo sta in un limodo che l'acqua vi cntrava piü pura.

    puteale sul lato alto, in

    fatto finalmente

    podio del lato N,

    il

    a.

    0,75, prima che le co-

    lnnne nuove fossero rivestite di stucco; pare aDzi che non ricevesr sero

    mai

    tale rivestimento.

    Presso

    il

    passaggio alla cucina sta una seconda bocca di ci-

    sterna, fatta in

    una

    dio sta

    una pietra di

    lava. Ivi stesso suü'estremita del po-

    come

    piccola vasca, murata,

    pare, e rivestita di stucco

    di mattoni r col fondo formato da una lastra di lavagna cui ad e aggiunta

    gine,

    una

    marmo

    lastra di

    bianco (m. 0,(i0

    0,42X0,18 al fondo, prof. 0,15); ha uno Le colonne sono alte m. 2,48. II margine

    del portico era alto la stessa

    m. 2,65,

    il

    cui margine superiore

    e

    visibile dal

    giardino

    dunquo

    il

    mitä

    del portico S, accanto a A% aveva

    fi

    N

    scolo verso N.

    di sotto che di sopra

    fonda m. 0,49: di sotto e

    0,42; di sopra arrivava

    eravi

    soffitto

    /.



    piano

    a.

    fino al

    1,66,

    muro E uua

    nel 1.

    /,

    il

    della casa n. 3-5

    ed era sormontata da un locale superiore con finestriDa

    Tanto

    con

    poi

    tetto

    il

    da quello di

    piano superiore non poteva estendersi sopra il

    0

    mar-

    al

    inferiore del tetto

    superiore 3,50;

    pendenza era continuato sul lato

    X 0,3ä

    L'estre(a.

    2,70)

    verso

    E.

    nicchia pro-

    pavimento

    1,38, discosta dal

    pavimento ed e alquanto piü stretta;

    l'altezza ivi non si conosce.

    Fra

    le porte di / e

    m

    sta la nicchia del larario, a. 0,30,

    0,28, prof. 0,20 diso, dal pavim. 1,38, incorniciata fra due

    colonnette ed un timpano,

    il

    1.

    mezze

    quäle su fondo turchino contiene una

    patera.

    Nel

    peristilio furono

    altri oggetti (').

    Fra

    trovati vari vasi di

    essi rileviamo

    20

    bronzo

    e

    vetro

    anfore, delle quali

    ed

    10 con

    una piccolis (') Di bronzo: 5 vasi di varic furmu; un tat>to cliirurgico süna stadcra; una pinzutta; un copcrchio di calamaio; ö battenti di serratura; ;

    Digitized by

    Go

    SCAVI DI POMPEI

    104

    ed una quinta la indica con

    ffelpis,

    nome di Caetia nome nuovo nel-

    Quattro di queste iscrizioni contengono

    iscrizioni.

    pompeiana. Non

    l'epigrafia

    ardita la congettura che

    troppo

    sara

    il

    le iniziali:

    Cesia Elpide avesse qualche relazione speciale con la casa: forse

    ne era la proprietaria; forse era moglie di Q. Nolano Primo o di C. Sulpicio Rufo, dei quali in

    furono trovati

    /

    La

    fa-

    centurione

    M.

    suggelli.

    i

    Pompei: ricordo

    miglia dei Cesii e ben nota a

    il

    Cesio Blando che abitö la casa VII, 1,40 (Fiorelli Descr. p. 172. C.

    L.

    I.

    IV 1711. 1717. 1719. 1733), Cesia

    n.

    24) ed

    Optata, alla quäle

    una vendita (De Petra, Tavolette cerate

    Cecilio Giocondo fece

    p.

    40

    sepolcro d'uoa famiglia di Cesii incontrato probabil-

    il

    mente sulla via Nucerina (Bull. 1888 biamo trovato (sopra

    M. Cesio Celere

    (C.

    I.

    p.

    In un'anfora ab-

    132).

    Cesio Beatituto, e fu trovato prima

    p. 17)

    L. IV, 2629).

    — Le

    iscrizioni delle anfore

    trovate in quest'atrio sono le seguenti, scritte, o?e non dicoaltro,

    con inchiostro 1

    Not.

    (cf.

    (forma IX)

    1887,

    d. sc.

    244; 1888,

    p.

    244 a

    Not. 1887 p.

    cf.

    p.

    527-529):

    :

    PVIIII

    PLX

    PVIIII

    CAESIAE HELPID •

    2

    3 (X. XI):

    rosso)

    (in

    CAESIAE HELPIDJS •

    CAC

    sopra 3 suH'altro lato in rosso, evanescente:

    4 (XI),

    in rosso

    :

    CAESIAE FELPIDI •

    a questa iscrizione fu sovrapposta posteriormente un altra,

    scritta

    VIR

    con inchiostro:

    TOLM sull altro lato con carbone:

    5 Not. 1888

    p.

    II

    A X C H I

    529, 45 (XI):

    rtBVIBIA Vibia,

    che

    regalö

    potrobb'essere

    ed :i

    ;

    che col

    quella

    4 borchie con anelli,

    centro

    quest'anfora

    omamcnti

    nna maschcrttta

    altri recipicnti.

    ;

    marito

    di mobilia

    un palottino

    contenuto

    col

    suo

    ;

    ;

    mm

    di

    a

    1887, 24

    1

    ;

    Elpidc, chiaro

    piccola borchia con fallo nel

    una moncta.

    T»i

    vetro:

    1»5

    fra botti^lic

    Di ferro: una paletta; 2 tripodi; una cbiavc. Di terracotta:

    luccnie; un calamaio; un vasellino; un piatto aretino

    s c.

    Cesia

    nome poco

    con

    bollo.

    (Not. d.

    1888, 528.529).

    Digitized by

    Google

    1NSULA

    (AMBRIAEVS) casa

    del Centenario

    «

    105

    7

    IX,

    tenne probabilmente una bottega sul lato

    tega 9te88a (Not. d.

    »

    N

    della

    e in un'iscrizione dipinta accanto alla bot-

    ,

    1879

    sc.

    281, 16) raccomandö un candidato

    p.

    alledilita.

    CPOPPAEI

    6 (X), in rosao:

    APOLLONI

    IPC-

    7 (XII):

    sullaltro lato, con pietra gialla

    8 (XI);

    Not. 1887 p.

    cf.

    M

    :



    <\



    V

    sH

    244*:

    CLP a d. in rosso con lettore grandi

    C HIN •

    :

    sull'altro lato con pietra gialla:

    HVM

    sul collo graflito nell'argilla molle:

    M

    X

    NIMI 244 c;

    io

    10 (XII) trovata col coperchio

    il

    9 (XI):

    1887

    cosi publicata Not.

    che avanzi non

    p.

    non vidi che tracce incerte.

    28 maggio 1888: non

    vidi

    intelligibili.

    Sul muro d'ingresso dell'atrio, a

    d.

    per chi entra, e graflito

    PIERIS All

    prima

    e a d.: PIE, e sotto la

    somma (cf.

    p.

    iscrizione: PIERIS.

    che con

    Varie iscrizioni

    non sia indicata la

    All

    2 assi che la meretrice Pieride esigeva per

    di

    IV 1751. 1969. 2028;

    L.

    C. I.

    1883

    lasciano dubbio

    non

    analoghe

    149

    fiull.

    1877

    p.

    131

    ;

    i

    suoi favori

    1881

    p.

    32;

    n. 3).

    Rivolgendoci ora ai

    locali che

    circondano l'atrio e la fauce,

    troviamo in b la latrina che per mezzo d'un tubo di creta (verso 0) coraunica con una cloaca, in c una camera di forma irregolare, che

    ha

    forma e la grandezza di un eubicolo

    la

    pittura delle pareti (fondo bianco)

    da un

    servo che da un merabro

    (>)

    Di bronzn

    :

    e

    per la rozzezza della

    crederebbe abitata piuttosto

    della

    famiglia. Fra gli oggetti

    insignificanti ('), merita

    raecoltivi, del resto

    senre,

    si

    uu

    piecolo

    ramaiuolo e 2 aghi saccali

    una martellina, nna chiave, un piombino ed un

    castone

    un globo

    un'agata »

    ad un lume

    ;

    con

    di vetro

    e

    :

    l'incisione

    ;

    ;

    di ferro

    :

    ana

    anello « portante ncl

    d'un'aquila dalle ali spiegatc stante sopra

    2 bottiglic c 10 unguentarii

    due vasetti

    menzione un pieco-

    di avorio

    :

    ;

    di terracotta:

    una lucerna

    un cassettino con coperchio scorritoio e

    8

    4

    Digitized

    SCAVI DI POMPEI

    106 lissimo idolo.

    m. 0,039

    a.

    poggiando

    la quäle,

    ramoscello e oella

    che

    poggia sulle ginocchia

    le

    «

    coronata e sedata in trono,

    suppedaneo, tiene

    sul

    Deila

    m

    Segue

    si

    ai lata del trono

    ;

    a?volge un serpente

    »

    due alberetti (Not. d. sc.

    X

    (2,15

    m. 1,42

    fino a

    in-

    1887

    2,40) di carattere simile

    ;

    ha

    le pareti rive-

    di stucco di mattoni con strisce nere e rosse,

    quindi bianche, con avanzi di qualche rozza pittura

    Invece

    /

    (2,40

    corativa 2,85, fino

    X

    1,04,

    (a.

    poi nel

    muro

    metä

    E, che sta a

    ;

    una finestrina tonda

    nella lunetta e

    namente (diam. 0,20-0,70) non poteva avere entrare

    lasciar

    primo

    il

    m

    del

    si

    scopo che di

    modo

    1-2

    n.

    restringe ester-

    altro

    raggio del sole. nel

    osservato nel cubicolo

    l'abbiamo

    (p.

    stesso

    muro

    su tre pareti

    ;

    d'ingresso





    a

    a

    d.,

    e conservata

    ed in

    sin.

    una massa

    i

    Mesons

    con la differenza perö che qui

    (•),

    d'ognuna

    parete

    un

    contiene

    terzo stile,

    sono molto

    dettagli

    rassomiglia ad una bella parete della

    parte sul

    piccola

    una decorazione del

    qualo nella composizione (l'esecuzione ed

    inferiori)

    domus M. Spuri

    padiglione nel mezzo

    il

    quadro soltanto, e che le

    piccolo

    leggiere architetture arrivano fino al margine superiore e

    appoggiare

    il

    soffitto.

    Nel fregio nero degli

    rali son rappresentati uccelli d.

    due piccioni che

    line di

    Faraone(?) a

    s 'imboccano,

    d.

    due

    In

    sqnadri di bronzo agli angoli. framraentato (0,10 ;

    di rocca (Not. (')

    Vi

    si

    1887

    x (

    )

    Mau

    :

    Gesch.

    X 0.05 X 0,03)

    sin.

    ;

    vi fu

    :

    anchc

    ellittica (0,01)

    un plobetto lorato

    di cristallo

    11.212).

    p.

    tn»vö un

    aretino framnientato

    ognuno degli scompar-

    una piccola pictra bianca

    con incisione d'nn cavallo che galoppa a

    late-

    due pavoni,

    sulla parete d. a sin. due gal-

    piccioni.

    la piccola scrratura, lunjra m. 0,003

    sembrano

    scoinpartimenti

    sulla parete sin. a sin.

    :

    corae

    La porta

    7).

    era a due battenti. senza catenacci. II pavimento e di

    ordinaria

    rolta de-

    sommitä 3,15) potrebbe credersi il cubiRiceve luce per una finestra accanto della

    0,09, diac. d. pavim. 0,62)

    1.

    (').

    2,50, a. fino al nascimento della

    alla

    colo del proprietario.

    porta

    a

    un

    41).

    stite

    la

    sin.

    una patera, nella quäle mangia un serpente

    d.

    torno a ciascuno dei quali P-

    di Igia,

    piedi

    i

    candelabro ed una

    Not. 1887 d.

    decor.

    p.

    »errat ura di bronzo

    ;

    un vasetto

    11.

    Wnndm.

    in

    Pompeji

    tav.

    12.

    Digitized by

    Go

    INSÜLA timenti

    circolo

    di

    0,11,

    (a.

    con un capriuoletto

    di

    forma

    in

    l'arco

    e

    segmento

    di

    accompagnato

    un

    contiene

    foglie,

    in-

    capriuolo

    Vi sono poi

    atteggiamenti.

    vari

    in

    nero

    cui

    di

    0,34),

    1.

    una ghirlanda

    da

    ternamente

    107

    7

    IX,

    un piccolo campo

    laterali

    quadri

    i

    seguenti 1,

    nel centro

    muro

    del

    disegno presso l'Istituto

    uomo

    biancastra un

    :

    A

    sin.;

    0,43,

    a.

    d. siede

    0,40 col margine

    1.

    per terra sopra una veste

    (?)

    igoudo, rivolto a sin. e nellinterno del quadro.

    La Corona che gli cinge la testa e gialla ma cid dipende forse modo come e dipinto il quadro, con la massima economia cioe di colori, in modo da farlo comparire quasi monocromo. In ;

    dal

    caso potrebbe essere una Corona di pino, con la quäle l'uonio

    tal

    sarebbe caratterizzato da Satiro brano aguzze sin.

    verso

    ma

    ;

    e vero che le orecchie

    ;

    non e abbastanza chiaro. Volge

    cid

    un grau cane, che lecca per

    non semla testa a

    terra ciö che egli con la d.

    versa da un vasetto dal collo stretto ad un mauico, mentre si ap-

    poggia sulla

    sin.

    Due

    stanno piü in dietro: uno

    altri cani

    (v. sin.)

    a d. del giovane. in parte nascosto dietro di lui, l'altro (di faccia),

    piü a

    sin.,

    taraente

    il

    montato sopra alcune pietre; questultimo guarda attengiovane.

    che rassomiglia ai

    Ambedue lupi,

    portano collari, e sono di quella razza

    primo

    il

    giallo,

    gli altri bianchi.

    Nello

    sfondo pietre e raontagne nude. 2,

    muro

    nel centro del

    l'Istituto:

    che

    Vittoria

    nica, corazza, scudo,

    d.

    un

    fa

    elmo

    0,42,

    a.

    ;

    e gladio

    :

    ;

    Ella, con

    verdi, e vestita di

    ali

    che pare

    fermata

    la parte superiore del corpo

    Hegge nella

    un gladio tenuto per

    a.

    0,lti,

    due

    1.

    disegno presso

    composto di tu-

    d.,

    d'una

    sulla

    tunica* cinta

    una

    lancia.

    biancastra,

    clamide paonazza guarnita

    spalla sin. e lasciando libera

    cuopre le gambe, e di scarpe gialle.

    abbassata un oggetto irriconoscibile, che puö essere

    d.

    3, sopra

    ;

    la Vittoria con la sin. vi mette

    che scivola giü dalla spalla di frange,

    0,40

    giacciono appie di esso un altro

    scudo ed una corazza grandi

    1.

    Ii trofeo e

    trofeo.

    0,32

    il

    manico. Lo sfondo e Celeste.

    dipinto con pochi colori biancastri sul fondo rosso;

    1, :

    Amore che guida un

    carro a due ruote tirato da

    cigni. 4,

    sopra 2, grandezza e maniera

    in dietro

    dal

    medesimo

    carro (che

    come 3 qni

    :

    Amore che casca

    perö e verde), mentre

    i

    cigni fuggono spaventati.

    Digitized by

    Google

    SCAVI DI POMPEI

    10* Si trorarono in

    una delle anfore

    4 anfore ed un urceo con

    l

    e scritto

    (')

    TI

    CLAVDIO



    Sopra

    iserizioni.

    con color bianco:

    CAI/// ///R

    LVITE/// 11/

    GAVR 43 o del 47

    I consoli sono del

    p.

    2 ( ).

    Monte Gauro

    del

    243, 31 genn.)

    Le

    sembravano

    rai

    C.

    d.

    Tino pare che fosse

    il

    ;

    (Not 1887 nome VALERI

    tracce poco chiare sull" urceo

    accennare

    Heliadis. Certo tali ritrovamenti non congettura, che cioö qui dormiase

    al

    confermano

    la

    suaccennata

    padron di casa, pero mi pare

    il

    che non la escludano. Sul

    0

    lato

    a

    dell'atrio,

    d.

    d^lla

    troviamo

    fauce,

    che

    e,

    X

    porta larga (2,33), le dimensioni della camera stessa (4,15

    nonche

    solito incavo per

    il

    muro

    riore del

    al

    il

    lectm medius

    come

    caratteiizzano

    sin.

    e visibile). di

    rivestiti

    mento sin.

    (di

    Gii

    antejmgmetita

    del

    gli

    d'ognuno di

    appie

    ;

    cardine.

    di

    t

    alto 3,0

    fino

    ma

    non

    puö supporre

    si

    avevano

    massa ordinaria) una lastra

    trovai la traccia

    spigoli

    esterni

    pavi-

    essi sta nel

    ma

    marmo,

    Nel pavimento

    e

    soltanto a

    formato con

    blanche un rettangolo largo 0,11, che a m. 0,35 dalla

    pietruzze

    1'

    soglia attraversa

    camera

    intera

    diretto verso l'interno

    namento

    dell'ingresso

    stipiti

    neU'estremita poste-

    triclinio.

    nascimento della volta decorativa (che

    la

    3,47)

    (1.

    Pare che non

    circolare.

    ;

    quindi piü in dentro un fallo

    0,38) e nel centro

    camera un

    della

    Non

    vi fossero finestre.

    or-

    trovo no-

    tizia di oggetti raccoltivi.

    Le

    pareti son dipinte nel terzo stile a fondo

    zoccolo, che e nero con

    rete e occupato

    ornamenti

    lineari.

    II

    rosso

    meno

    lo

    centro d'ognuna pa-

    da un gran quadro rinchiuso nel noto padiglione.

    Nella parte media (contando verticalmente) delle pareti lunghe cid

    che rimane a ciascun lato del padiglione ö diviso in due scomparti-

    menti mediante una

    striscia verticale nera contenente

    un candelabro

    dipinto in colori biancastri. Sulla pareto di fondo evyi al posto corril

    ( )

    Lc

    altre,

    non

    intclligibili vd.

    Not. d.

    sc,

    rono inoltre una conca ed una lagcna di bronzo

    una mart^Uina («)

    ;

    1887

    p. 41.

    — Vi

    si

    trova-

    un piccone, una chiavc od

    di ferro.

    Cclcbre per

    i

    suoi vini

    :

    Marquardt Privatleben der Römer

    *

    p.

    451

    nota 14.

    Digitized by

    Go

    1NSULA

    109

    7

    IX,

    spondente, sul fondo rosso, iu color bianco-azzurrognolo con pochi or-

    namenti policromi, un tripode di forme fantastiche

    sopra una base

    :

    tonda stanno tre erme, dalle cui teste s'inalzano

    un quarto della

    8imi, coogiiinti a circa e

    bastoni sottilis-

    da due dischi

    loro altezza

    sormoDtati da un piattino (o cerchio?), sull'orlo del quäle stanno

    tre calici color d'oro. Nella parte superiore evvi al di sopra d'ognuno

    quadri un semplice

    dei grandi

    candelabri e tripodi stanno

    i

    prospetto

    architettonico

    quadri da descriversi

    architrave ornamentato nella tnaniera di questo

    una Sirene (con

    coda

    ali,

    contenenti

    padiglioni

    gambe

    c

    i

    quadri

    ove una sola e conservata, regge lira e plettro, sul

    un ramo con con foglie,

    foglie,

    fiori

    muro

    sin.,

    di fondo

    che serve di ornamento alla parete. Rami cioc su-

    motivi suddetti.

    i

    le rappresentanze seguenti

    5, nel centro del

    l'Istituto.

    ogni

    grandi sta

    e frutta, e cose simili, riempiono nella parte

    periore gli spazi vuoti rimasti fra

    Vi sono

    Sopra

    stile.

    che sul muro

    d'uccello),

    i

    10)

    congiunte da un

    rinchiusi entro due strisce ornamentali verticali

    estreniita dei suddetti

    sopra

    ;

    (n. 7. 8. 9.

    muro

    sin.

    1,37,

    a.

    ;

    d un sacro

    Si vede l'interno

    1.

    1,06

    recinto

    disegno prcsso

    ;

    e se tale

    ;

    contiene un tempio, ci troviamo avanti ad esso, rivolti verso di cinta di color paonazzo

    chiaro, sormontato

    da

    recinto il

    muro

    epistilio, fregio e

    cornice a dentelli, dalla quäle pendono ghirlande, con la porta d'in-

    gresso (color biancastro

    ,

    massiccia nella parte inferiore, mentre di

    sopra e formata a guisa di cancello.

    E

    aperto

    il

    battente

    d., o

    vi

    entra da sin. un asino bianco con la testa abbassata e la lingua fuori dalla bocca.

    che tocca

    il

    ciö si rileva

    Piü vlcino

    allo spettatore sta su ciascun lato un'edicola

    margine del quadro

    ;

    non sono addossate al muro di cinta

    dall'ombra che quella a

    rette sul loro lato anteriore (verso

    lonne ioniche,

    mentre

    agli angoli

    sin. il

    getta su di esso. Sono sor-

    centro del quadro) da due co-

    posteriori

    stanno due pilastri

    hanno pareti sul lato posteriore e su quello'opposto sul lato rivolto allo spettatore la colonna ed

    giunti soltanto da un basso

    muro

    bianco (con appesovi un bucranio),

    menti bianchi, ed giallo.

    Le due

    il

    (a. il

    0,31).

    il

    allo spettatore;

    pilastro sono con-

    Essi portano l'epistilio

    fregio paonazzo chiaro con orna-

    cornicione; e visibile anche

    il

    tetto di color

    statue feraminili poste nelle edicole (rivolto verso

    il

    centro del quadro) pur troppo sono poco riconoscibili. Quella a sin. ha i

    capelli biondi cinti

    da

    foglie verdi

    ;

    il

    naso e aquilino

    ;

    appoggia

    110

    SC AVI DI POM PK

    ad im

    la d. alzata

    lungo

    I

    scettro e regge

    sulla

    nn

    protesa

    sin.

    oggetto che puö sembrare un frutto. L'altra ha la testa cinta da foglio (?) giallo

    la d. protesa

    pare che nel braccio

    ;

    regge

    qualche

    primo piano sta nel bei mezzo un e

    mi par

    afFatto

    la

    poco vestito, che pare sopra una

    forma poco chiara,

    nna tiamraa.

    uomo

    d'un

    figura

    mano

    Nel

    irriconoscibile.

    altare, di

    certo che sopra di esso arde

    volta all'altare, sta ritta

    una cornucopia

    porti

    sin.

    oggetto

    (a.

    A

    sin.,

    e ri-

    0,29) nudo o

    protesa regga un piatto.

    II

    confronto del quadro seguente lascia appena un dubbio che sull'altro

    non fosse rappresentata

    lato dell'altare 8acrifica il

    ma

    ;

    muro

    la divinita alla quäle qui si

    ne e rimasta soltanto qualche traccia incerta. piante con

    di cinta e le edicole sorgono

    — Dietro

    che

    rossi,

    fiori

    riempiono quasi tutto lo sfondo. Fra esse ergesi una colonna ionica

    sormontata da una tavola (0,13

    X

    0,26) con la rappresentanza mo-

    nocroma di Amore che

    lotta

    piante e della colonna

    dovrebbero comparire nella porta aperta;

    ma

    ciö

    non

    si

    Le

    con Pane.

    verifica: vi comparisce

    il

    parti

    inferiori dello

    una pianta

    cielo ed

    iso-

    lata che nulla ha che faro con quelle. 6,

    nel centro del

    muro

    presso l'Istituto. Qui pure 10

    spettatore

    si

    trova di

    si

    di fondo; a.

    vede

    tempio prostilo

    faccia al

    quäle nel bei mezzo del quadro

    Esso sorge sopra un basainento

    1. 0,985; disegno un sacro recinto

    1,36,

    l'interno di

    addossato al

    sta

    tetrastilo,

    muro

    il

    di cinta.

    0,15) preceduto da duo gradini,

    (a.

    ed e accessibilo (benche ciö sia poco chiaro) per una scala che in larghezza non oltrepassa le due colonne medie. laterali son chiusi l'epistilio,

    da un parapetto

    con ghirlande

    appesevi,

    giallo

    ;

    le

    nei

    quali

    com'anche

    cranii e patere, dipinte in bianco,

    per mezzo di

    diviso

    fregio

    il

    monsole (cos\ pare) in scompartimenti

    Gli intercolunnii

    colonne sorreggono

    s'alternano bu-

    l'ornamonto

    (irrico-

    noscibile) del fastigio. II tetto e giallo, con antefisse tutt'intorno. 11

    fondo del

    stipiti

    pronao e

    non sono

    rosso,

    visibili)

    giallo

    giallo in veste lunga, posto sopra

    gida, con

    le

    l'architrave

    per la quäle

    avambraccia

    alzate

    si

    vede

    della

    nella

    una bassissima base

    porta (gli

    cella l'idolo in

    corpo nella nota guisa delle divinita che portano fiaccole.

    scun

    lato

    poi del tempio

    posa

    ri-

    obliquamente e allontanatc dal

    A

    cia-

    evvi la rappresentanza identica di una

    parte d'un altro odifizio, cioe del lato corto rivolto al tempio e di

    una parte del

    lato lungo, uguale iu lunghezza press'a poco al lato

    Digitized by

    Google

    iNsn.A Questi

    corto.

    111

    7

    ix,

    ambedue

    preceduti in

    edifizi,

    sono a tre piani. II pian terreno ha vgrso

    due

    l'altro lato

    finestre

    tempio

    il

    la porta e protetta

    ;

    da tre gradini,

    lati

    i

    la porta, dal-

    da un tetto sporgente

    ü

    quäle ha

    tre feritoie al disopra di

    quel tetto.

    dal muro, che perö sta all'altezza del secondo piano,

    una grande Qui con

    finestra sul lato

    coraicione ed

    fregio,

    epistilio,

    luogo e

    montato da una specie di merli dirsi

    un

    muro

    bassissimo

    sor-

    propriamente puö

    finisce ciö che

    corpo dell'edifizio. Segue una costruzione leggiera, dipinta

    il

    una specie

    in bianco, cioe

    di pergolato, coperto con soffitto piano,

    muro

    chiuso soltanto sul lato lungo rivolto allo spettatore con un

    evidentemente

    opposto e aperto

    e

    da una

    e interrotto

    sottile

    un parapetto a guisa

    protetto da

    e aperto anche sul lato

    corto

    mentre sul lato

    finestra,

    di cancello

    non dubito di riconoscere qui ciö

    ;

    che intendono gli antichi quando chiaraano pergula una parte alta della casa

    (').

    Fra questi

    ed

    edifizi

    il

    tempio

    e visibile

    da un'alta

    terstizi

    siede sopra

    un

    non riconoscibile una figura

    di

    faccia,

    i

    piedi

    sin.

    di

    una figura femminile

    sin.

    anche la testa

    regge nella

    ;

    al sedile

    accanto

    alla spalla

    mal conservato),

    protesa un oggetto irriconoscibilc,

    sin.

    perö e rotondo e potrebb'essere

    che

    in

    quella prima figura

    e presso l'edifizio

    in piedi, con veste chiara che cuopre

    che

    nita,

    parte superiore

    nel raezzo del primo piano del quadro,

    sta,

    un'altare, tondo a quanto pare (e

    a

    (mal con-

    avvolte d'una veste, visibili perö

    uno scettro sta appoggiato

    ;

    Avanti al tempio

    La

    forme robuste.

    gambe sono

    del corpo e nuda, le

    virile

    di in-

    tempio

    finestra a volta. Presso l'angolo d. del

    sedile

    servata), veduta

    muro

    il

    ognuno dei due

    cinta sormontato da bassi merli ed interrotto in

    non

    un

    frutto.

    Non

    dubbio

    v'e

    una

    s'abbia a riconoscere

    divi-

    probabilmente Giove, e nella seconda un'adorante. Qui como

    nel n. 5 sorgono

    un altro

    dietro

    edifizio,

    cioe

    muro

    il

    un breve

    di cinta varie

    piante e fra

    portico, chiuso in

    essi

    ambedue vede, come i

    lati

    sia 4 colonne congiunte da un parapetto; non si accessibile. Le colonne ioniche sono sormontate da trabeazione do-

    con

    rica con triglifi, ciö che le

    7, 8,

    parte

    nella

    presentanza quasi 1.

    non farä meraviglia a chiunque conosca

    architetture pompeiane.

    0,52

    (»)

    ;

    disegno presso

    Cf. Bull.

    superiore

    identica

    1887

    p.

    l

    della

    dirimpetto

    lstituto.

    parete sin. a sulla

    sin.,

    parete d.

    Architetture.

    Due

    ;

    e

    a.

    rap0,57,

    coipi d'edi-

    219.

    Digitized by

    Google

    POMP EI

    SO AVI DI

    112 fizio

    sopra di essa

    quadrangolari, con porta e finestra

    lato rivolto allo spettatore quanto in quello

    muro

    quadro, sono coogiunti nel fondo da un si

    a

    apre una larga porta a due

    (paonazzo), nel quäle

    quali quello

    battenti (gialla) dei

    una

    e aperto, e vi entra

    sin.

    nel

    tanto

    centro del

    rivolto al

    muro d. e le avam-

    figura cbe soltanto sul

    abbastanza conservata per riconoscervi una donna che con braccia protese

    dirige verso sin. Ciascuno degli editizi quadran-

    si

    un portico

    golari e sormontato da angolari), che

    estremita

    due

    i

    di quattro colonne (comprese le

    ha aperta lestreuiita

    rivolta allo spettatore

    disopra della summentovata porta,

    il

    all'altra

    ;

    d un

    congiunti per inezzo

    portici sono

    terzo al

    quäle ha otto colonne, com-

    prese le angolari, ed e sorretto, cosl pare, da travi oblique. portici laterali son preceduti

    parapetto (giallo), basi

    margine

    cui

    il

    sta al

    superiore

    colonne, mentre un altro

    delle

    I

    due

    ognuno da una galleria munita d'un parapetto

    delle

    livello

    imme-

    stende

    si

    diatamente avanti alle colonne del portico in fondo, ed allo stesso loro livello

    :

    mi pare

    almeno

    cos!

    zione non troppo

    altro breve portico che, col suo

    di

    un tempio

    ha

    fastigio,

    mentre

    prostilo esastilo,

    montati, sulle

    di dover

    portici

    i

    muro sin. 6 sul muro

    cuna sia svaniti, Dietro agli edifizi

    nella porta aperta nulla

    si

    d.,

    ma

    vede,

    nella parte superiore del ;

    rico-

    ove quella parte non e completa.

    sorgono

    descritti

    bianche in

    tigure

    dubbio abbiamo a

    se ne contano 10, e pare che qual-

    noscere statue. Sul

    0,

    son sor-

    laterali

    stanno

    vari atteggiamenti, nelle quali senz'alcun

    0,61

    da un

    forma del pronao

    la

    estremita rivolte allo spettatore, ciascuno d'un an-

    golo di fastigio. In tutti questi portici

    1.

    spiegare la disposi-

    chiara. 11 portico in fondo e sormontato

    comparisce

    muro

    cielo.

    il

    di fondo, a sin.

    A

    disegno presso l'Istituto. Architetture.

    pure

    qui

    quali

    alberi. dei vi

    ;

    a.

    un

    sin.

    0,485, edifizio

    rettangolare, veduto dall'angolo anteriore a d. II lato corto rivolto allo

    spettatore e aperto

    sopra im basso podio fizio

    ;

    il

    lato d. consiste

    seguente, quello sin. chiuso

    sta un piccione bianco

    ;

    il

    quadrato, a due piani, col

    ma

    ha

    una

    tetto e fatto a

    seguente e a con tat to col primo,

    d.

    di

    ma

    sporge verso

    tetto a schiena

    porta.

    ;

    il

    d.

    d.

    si

    Stende un

    muro

    ;

    nella

    quäle

    e press'a poco

    terrcno ha a

    pian

    ciö che forse dipende daila cattiva couservazione.

    margine

    poste

    due pioventi. L'edifizio

    la porta, quello superiore nessun'apertura nei

    fino al

    6 colonne

    quello posteriore (corto) e addossato all'edi-

    ;

    due

    lati visibili,

    Da

    quest'cditizio

    in+errotto da

    un

    passaggio

    Digitized by

    Google

    113

    1NSULA. IX, 7

    a volta

    comparisce al margine

    al disopra del rauro

    ;

    d'un editizio alto, di cui perö non

    stesso parte

    distingue alcun

    si

    particolare.

    ma

    10, ivi stesso a d. Quasi identica rappresentanza,

    in di-

    rozione opposta. Nel primo editizio (a d.) le colonne sono congiunte

    a

    V3

    dell'altezza raediante due sottili travicelle bianche

    parti-

    i

    ;

    colari del tetto e della trabeazione sono meglio conservate. L'edifizio

    a due piani ha

    piano superiore aperto

    il

    11, sopra 1; a. 0,09,

    v.

    con sei colonne.

    sin.

    Amore (mancano

    0,19; fondo nero.

    l.

    perö le ali) che con una lancia s'avventa contro una pantera. 12, sopra

    quäle spesso

    2

    Contiene su fondo faccia sin.

    rossa,

    0,16,

    a.

    ;

    0,33. Tavola con margine sporgente

    1.

    osserva fra le architetture delle pareti pompeiane.

    si

    maschere

    due

    scuro

    barba e capelli

    una donna veduta di

    faccia,

    che scendono da ambedue

    Accanto a

    stanno

    e

    un

    sin.

    i

    lati.

    le

    due

    di espressione

    camerette

    /g

    vecchio con

    profilo v. seria,

    d.

    ;

    a

    coi capelli

    le quali,

    y

    almeno

    credersi un cubi-

    possono

    secondo la loro originaria destinazione colo col procoeton

    a

    :

    Manch), veduto di

    questo perö pare che negli ultimi tempi ser-

    ;

    visse per conservarvi ogni sorta d'oggetti.

    f

    grande 2,13

    e

    sommitä

    fino alla

    X

    2,62,

    a.

    2,30 tino al nascimento, circa 2,70

    della volta decorativa.

    X 0,63 (1,78 X 0,83)

    X

    accessibile dal portico

    t,

    per due porte (2,25

    e 1,93

    porta raurata

    che la congiungeva

    £

    casa.

    ciö fu ai

    ambedue

    evvi

    una

    con la camera e

    camera dunque un tempo fece parte

    della casa adiacente, la quäle di questa

    muro S

    0,70); nel

    tempi del

    secondo

    stile decoratiro,

    camere, ed auche g, son dipinte. In f e g la decorazione rappresenta un incrostazione di marmo, in f di prenel quäle

    ferenza in alta a.

    come

    g a fondo bianco. g e grande 2,47 Appie del muro S di ambedue le camere un

    giallo, in /.

    0,22 contiene

    il

    di

    coperto di

    polverizzat',

    Q

    f

    sta per

    tre tegole.

    nn

    terra

    Non

    mucchio

    pochi



    NOLANI

    («)

    2.

    C

    PRIMI (')

    Sopra

    HQbner Eph.

    2,15,

    di

    mattoni

    oggetti vi furono

    due suggelli di bronzo

    fra cui 1.

    X

    gradino-,

    condotto che dall'impluvio conduce sulla strada.

    NO

    Nell'angolo

    raccolti,

    le

    pentilizi

    epiyr. II p.

    come Nolanus IlU.

    vd. Borfrliosi

    SVLPICI RVFI Oeuvres IV

    p.

    319

    SCAVI DI POMPEI

    114

    Gli altri oggetti sono insignificanti o senza importanza, tutt'al piü

    uno specchio (rettangolare) ed ud nettaorecchie, ambedue di bronzo. potrebbero dirsi non disadatti a stare nel procoelon in

    y

    nina,

    si

    trovasse

    ambedue Sul

    lato

    terzo stile

    :

    (Not 1888

    Paro che

    (').

    527, 3 apr.) un vaso ed una lucer-

    p.

    di bronzo.

    S

    dell'atrio

    cubicolo h ba le pareti

    il

    zoccolo nero con ornamenti

    da un

    tinienti rossi sormontati

    lineari

    fregio nero (con uccelli

    giano) rinchiuso fra due strisce ornamentali biancastre diglione in mezzo ad ognuna parete

    nel

    dipinte

    grandi scompar-

    ;

    ;

    che man-

    nel noto pa-

    fondo nero, traversato da due

    :

    un piccolo quadro, conservato sul muro

    strisce gialle, e nel centro

    (a sin. tracce incerte); negli scoinpartimenti laterali su

    i

    muri

    medaglioni, sul

    e sin.

    ro di fondo

    d.

    mu-

    campi

    piccoli

    a lozanga, tutti con

    La parte

    d.

    teste.

    superiore ha su

    fondo bianco piccole archiriempite in parte

    tetture,

    con

    giallo e

    color rosso.

    turchino. Son conservatc le

    rappresentanze seguenti 1 3,

    ro d.

    nel centro del

    margine disegno

    a.

    ;

    0,47,

    presso

    1.

    0,3ß

    servir di fondo

    alla figura) sta ritto

    giovane nudo

    (0 Vi

    si

    trovarono

    una moneta;

    un martello

    ;

    di

    inoltr»'

    di ferro

    terracotta

    :

    :

    di

    bronzo

    2

    verjrhc,

    2 scodelle

    :

    gri-

    gio-verdastra (fatta nnica-

    mente per

    panclla,

    ;

    l'Istituto.

    Avanti ad un'alta base i

    mu-

    senza

    fondo nero,

    ;

    8 vasi di varie

    un bei

    meno un

    ber-

    forme, una cam-

    3 chiavi, una lucerna, una scure,

    aretinc con

    le

    marche

    L



    c mom,

    uua pi^natta con materia bituminosa, * un vasctto dal cui fondo iiiternamentt' tt-rracdta, il quäle e immesso in un op^elt«» elissoide si eleva un pitiolo in vuoto, ancbe «Ii terracotta, che 8Com; ma non pu>'- to^lursi dal detto piuolo » un picrolo mortaio col pe.stcllo, un peso di inanno di vetro: un mi^uentario .

    ;

    (Not. d. sc.

    1887

    p.

    :

    245-379).

    Digitized by

    Google

    INSDLA retto frigio turchino-chiaro,

    115

    7

    IX,

    clamide dello stesso colore che pende dalla spalla intorno

    quel

    a

    La

    braccio.

    una

    cui lembi cadono sulle spalle, ed

    i

    sin.

    ed e avvolta

    abbassata regge l'arco, la

    sin.

    sta

    d.

    avanti al petto, pronta a cavar la freccia dal turcasso che gli pende al

    da un nastro che traversa

    tianco sin., sorretto

    una

    nome

    il

    di Paride.

    Dal piede

    E

    l'ombra.

    con la luce che cade sul

    corpo

    messo un poco in

    d.,

    striscia giallastra si stende verso

    non significhi altro che

    in

    La

    petto.

    testa

    Non isbaglieremo dan-

    bio verso l'oggetto che vuol prender di mira.

    dogli

    il

    guarda attentamente da quella parte, senza dub-

    e rivolta a sin., e

    in su

    sin.

    dietro,

    credo che essa

    ;

    vero che sta in contradizione

    giovane

    del

    raa forse fu fatta

    ;

    corrispondenza con la porta della camera. 14, nel centro del rauro sin.

    parte d.

    0,82,

    a.

    ;

    la

    1.

    son conservate tracce della sola

    ;

    cons. 0,25

    p.

    disegno

    ;

    presso

    l'Istituto.

    Sopra una sedia sta seduta una tigura nuda o poco vestita (uomo v.

    sin.,

    che alza ambedue

    orecchie)

    pedum

    pare che un

    ;

    muro

    15, sul

    mani verso

    le

    stia appoggiato al sedile.

    di fondo, a sin.

    a.

    ;

    0,155,

    presso l'Istituto. In lozanga a fondo nero

    nomia molto individuale, non cadono sulle spalle di

    ?)

    la testa (all'altezza delle

    :

    1.

    0,125

    disegno

    ;

    busto di donna, di

    fiso-

    bella, con ricchi capelli biondi

    che

    ha grandi pendenti nelle orecchie ed e vestita

    ;

    una veste paonazza.

    medesimo muro a

    16, sul tute.

    Busto di uomo

    d.,

    imberbe

    di

    come 15 forme

    ;

    disegno presso

    individuali, dai

    l'Isti-

    capelli

    biondi e ricciuti.

    Nella

    superiore in campi

    parte

    bianchi

    basso canestro con tralci di verdura, una 17, sopra

    14

    :

    :

    10, sopra 13

    siringe ed

    canestro, rhyton e cantaro

    lo stesso

    un

    :

    un rhyton. siringe,

    :

    rhyton e cantaro sono ornati ognuno d'una tenia. 18, sul a d.

    muro

    d.

    un tamburino, a 19, sul

    quella a protilo,

    sin.,

    virile,

    muro

    a

    a

    d.

    di faccia, gialla,

    guisa d'una Corona

    maschera gialla coronata di edera

    sin.

    sin.

    una pantera. d.

    due

    ;

    maschere coronate

    femminile con lunghi

    cui non so che cosa

    dentata

    a d.

    ;

    si

    un basso

    di

    capelli,

    rizza

    foglie

    l'altra,

    di

    sulla fronte a

    canestro, a

    sin.

    una

    siringe.

    20, sul l'altra gialla

    muro ed

    sio. a sin.

    :

    due maschere, quella a

    sin.

    imberbe, ambedue di faccia, corouate di

    barbata, foglie;

    Digitized by

    Google

    116

    SCAVI DI POMPEI

    a sin. qualche

    una statuetta

    riconoscibile, a d.

    poco

    oggetto

    di

    Priapo sopra una base.

    muro

    21, sul

    un

    sin.

    e

    i

    a d.

    sin.

    due maschere

    :

    poco riconoscibili

    ;

    a

    tirso.

    un

    a fondo nero, con strisce

    triclinio, dipiuto nel terzo stile

    media ed uno scoropartimento

    rosse fra gli scompartimenti della parte

    Non

    rosso con margine nero nel centro d'ogni parete.

    presentanze figurata

    vi sono rap-

    soltanto nel centro d'ogni parete era rappre-

    ;

    muro

    scntato un uccello (sul

    un cigno volante che porta nel

    sin.

    hecco e coi piedi un nastro giallo con piccoli pendagli puntuti), in

    ognuuo degli

    k

    altri

    scompartimenti un vaso.

    da travi tonde

    retto

    N,

    sor-

    riposano

    sul

    e la cucina, copcrta d'un tetto che s'abbassa vereo

    che

    con

    l'estremitä

    inferiore

    muro N, con quella superiore sopra una grossa trave tonda parallela al muro S. Una dello tegole ha un'apertnra tonda dal diauna

    metro di m. 0,22. Accanto alla porta evvi 1.

    finestra a. 0,38,

    0,40.

    22,

    muro

    La

    sin.

    pittura lararia e distribuita sul

    Su quello

    muro

    d'ingresso e sul

    Genio vestito di tunica bianca con

    il

    rossa al collo e due strisce verticali,

    pure

    toga biancastra, della quäle non e certo che faccia parte

    che cuopre la

    testa,

    e di stivali.

    spalla sin. ed e in atto

    piante.

    attortiglia sin.

    i

    muro

    Sul

    sin.,

    avanti

    albcretto.

    Di

    sotto

    due

    verso Taltare su cui stanno

    23, sullo

    stesso

    muro

    mezzo una piguatta sul

    Hanno

    ;

    piü sopra

    ;

    fuoco.

    A

    vi

    si

    d. e a

    che ha nel mozzo nella

    intorno ad

    fra ciascuno di

    serpenti il

    meta

    ambedue

    ri-

    le

    sin.

    ancora

    che

    fra

    essi o l'altare

    piante

    si

    dirigono

    fuoco acceso e due uova.

    accanto al focolare. Di sotto nel

    fuoco. a d.

    unanguilla allo

    sopra a sin. spiedo

    il

    altare, ;

    vesto rossastra a guisa di sciallo e stanno nel solito

    atteggiamento con rhyton e situla

    allo

    la testa sopra

    rossa mentre c gialla

    volta all'altare, turchina nell'altra.

    un

    mezzo un

    di foglie, con corta tunica,

    striscia verticale

    braccia una

    sull'altare col fuoco

    fuoco e a d. un uovo

    col

    un serpe crestato che alza

    due Lari, coronati

    una larga

    d.

    rosse, verdi e gialle, di sotto

    focolare, nel

    al

    ad imitazione di marmo,

    panno

    il

    corno d'abbondanza alla

    il

    con la

    libaro

    Di sopra bende

    acceso, che sta a sin.

    giallo

    di

    Ha

    striscia

    sul petto, d'una

    rosse,

    un vaso poco riconoscibile

    spiedo, a d. carne (costole ?) nel

    mezzo

    una

    ;

    piü

    pure

    grande testa di

    Digitized by

    Google

    117

    1NSDLA. IX, 7

    maiale, a sin. due salsicce, a d. 5 uccelletti a una corda legata con le

    due estremitä ad un bastone. 24, sul lato anteriore del focolare stesso

    :

    un

    presciutto. Tutto

    questo e dipinto rozzamente con color paonazzo su fondo bianco.

    N. [14]. Parleremo brevemente soltanto della casa seguente, non ancora

    completamente scavata.

    a

    anche

    l'impluvio

    Yopus »ignUum

    quäle

    b atrio, nel

    fauce,

    cuopre

    sterna in lava, senza puteale

    nell'angolo

    ;

    0,86

    bocca di

    cubicolo a (con

    il

    0,07 sulla strada) a fondo bianco.

    1.

    Invece nel

    triclinio e e conservata la decorazione nel secondo stile,

    un'incrostazione di marrao

    rosso

    ;

    (N a

    II tablino

    S).

    pavimento e

    il

    e dipinto nell'ultimo

    f

    stile

    bianco

    cubicolo g e dipinto

    II

    nell'

    a fondo

    pietruzze bian-

    di

    che. Seguono due camere non scavate: a d. del tablino, e

    a d. dell'atrio.

    ma

    mezzo d'un muro

    parti per

    signinum con disegno

    di

    che imita

    era in origine un grande triclinio,

    ;

    negli ultimi tempi era diviso in due

    traverso

    ci-

    d un armadio murato.

    L'atrio e. dipinto neU'ultinio stile a fondo nero, finestra a.

    epoca tarda

    di

    a d. di quest' ultimo una

    ;

    ultimo

    1*

    ultima

    stile a

    fondo

    nel pavimento di signinum un rozzo disegno di pietruzze

    ;

    Manche forma un

    —k

    la latrina.

    —h

    corrispondente alla porta.

    rettangolo

    del piano superiore; sotto 3i essa in

    i,

    presso

    il

    muro

    scala

    di strada,

    era in origine un triclinio, dipinto nol terzo stile a

    fondo rosso; piü tardi perö fu addossato al di materiale a. 0,53,

    muro

    un rialzo

    sin. (S)

    1,10, nel quäle, presso l'estremita 0, era

    1.

    immessa una grande caldaia con apparecchio per scaldarla

    di sotto.

    Sülle pareti son conserrate le rappresentanze seguenti

    il

    2

    e

    1

    0,48,

    1.

    grande

    alla

    nell' atrio

    0,70

    ;

    scudo

    gamba

    sul

    1,

    ;

    muro K

    poco conservato

    sin.,

    giallo ed l'altro

    in

    due

    :

    elmo

    (manca

    il

    piede).

    Pare

    dente. Altri particolari non 2, sul

    muro

    sin.

    servato: gladiatore

    v.

    a

    d.

    che si

    d

    sul

    fondo

    Quello a

    bianco

    ;

    a.

    Ambedue hanno

    dorato, quello a d.

    ambedue.

    (cosi pare) intorno al ginocchio d. o d.

    di

    gladiatori.

    d.

    un gambale

    ha una benda

    qualche cosa dorata al malleolo

    quello a sin. avesse un

    corto

    tri-

    distinguono.

    della

    d. dipinto

    porta di e in

    rosso

    ;

    sul

    a.

    0,95 fondo

    :

    poco conbianco. Si

    Digitized by

    Google

    -

    118

    SCAVI DI POMPEI

    distingue la d.

    gamba

    sin.

    messa

    avanti

    piedo sta piü alto del

    il

    ;

    ed e munito d'un gran gambale che s'inalza sopra

    vede una corda. La mano

    e presso al quäle si

    ginocchio

    il

    sin. (cosi pare), col

    braccio involto, e stesa in dietro accanto alla coscia e regge oriz-

    zontalmento un'asta

    3-6 in c ; 3-5

    :

    :

    bianco della parete;

    la

    lunga linea rossa

    si

    0,17,

    a.

    vede per m. 0,85.

    ma

    qnadretti incorniciati

    dipinti

    fondo

    sul

    0,25.

    1.

    3, muro sin., 1° scompartimento putto seduto v. d. che con ambedue le maui regge un uccello. putto v. d. che tieno un porchetto 4, muro d., 2° scomp. :

    :

    mettendogli

    le raani sul dorso.

    muro

    5,

    d'ingresso, a d.

    regge con ambedue

    le

    :

    mani un

    putto che messosi in un ginocchio

    una clamide verde che svolazza

    0,23,

    0,33

    1.

    :

    e tre sono nüdi

    meno

    in dietro.

    sul fondo bianco senza cornice

    6, a.

    — Tutti

    lepre.

    cigno volante, sopra

    sul

    ;

    il

    muro

    di fondo a d.

    quäle s'inarca un diadema

    dentato giallo, munito di nastri per legarlo sotto l'occipite. 7 e 8 in /; 7

    presso l'Istituto

    sul

    muro

    fondo, a. 0,50

    di

    Venere pescatrice

    :

    poggiandovisi con la

    sin.,

    ;

    ed ha la verga nella

    gambe; ha

    la veste gialla che avvolge le

    0,47

    1.

    :

    disegno

    siede v. sin sullo scoglio, apd.

    ö

    ;

    nuda meno

    braccialetti ai polsi ed

    alla parte superiore del braccio, e nastri (o catene) che s'incrociano

    sul petto. d.

    Amore

    un cestino. sul

    8,

    la

    muro

    sopra un altro scoglio, nella

    le sta incontro ritto

    verga nella d.,

    Narcisso, seduto (le

    a.

    protesa. Nello sfondo

    sin.

    0,50,

    gambe a

    0,45;

    1.

    sin.)

    disegno

    il

    mare.

    presso l'Istituto;

    sopra un sedilc cubiforme, sul

    quäle giace una veste rossa che gli cuopre anche le cosce, appoggiandovi la sin.; la testa e coronata

    ;

    d.

    regge la lancia con

    verso l'immagine visibile sotto

    un Amore (quasi bedue

    le

    la

    sedile.

    il

    di faccia), che

    sin.

    La non

    il

    sedile sta ritto

    guardando Narcisso alza con am-

    raani v. d. una tiaccola.

    In h sulle pareti

    Dietro

    in giü.

    d. e in giü,

    punta

    guarda con mesta espressionc a

    A

    sin.

    un albero.

    e di fondo son dipinti

    trascuratamente

    sacelli rustici.

    Delle case [15-1 7] piccole parti soltanto n. I

    furono scavate. II

    [17] era l'abitazione di Emilio Celere, scrittore suoi programmi si trovarono finora esclusivamente

    e sono

    i

    di

    programmi.

    in questo vico,

    seguenti

    Digitized by

    Google

    INSÜLA II

    1.

    grande programma

    119

    7

    IX.

    gladiatorio

    cadtito dal rauro)

    (ora

    Not. d. Sc. 1880 p. 299, apparteoente agli Ultimi anni di Claudio Cesare. 2.

    II

    programma

    Ti. Claudio Vero, p. 148),

    il

    forma

    che

    elettorale Not. d. Sc.

    1887

    40, nel quäle

    p.

    proprietario della casa del Centenario il

    lato

    0

    ora

    scoperto sul lato

    (1. c.

    1880

    di questo vico, e raccomandato al

    duuravirato dai viciai. 3.

    Un programma

    poco incontro al

    n.

    [17] (Not. 1888

    p.

    0

    del vico, press'a

    522):

    STATI VM RECEPTVM

    L



    II



    SCR

    VIR D OV F VICINI DIG 1 AEMILI VS CELER VIC Z«™> •

    I











    AKliR > TES

    Numerose iscrizioni dipinte e grämte indicano l'abitazione di Emilio Celere, e specialmente del

    n.

    V.

    INAVOSCIYDIIDE

    ner lettere senza senso:

    AENEIA NVTRIX INERVA'



    AEMILIVS Anche

    anche a

    su, •

    CELER,

    graffiti s'incontra

    d.

    e

    uua

    AEMILIO CELERI

    ,

    questo

    /11LIVS

    A

    nome

    :

    piü a

    d.

    :



    CELER

    volta a sin. della porta; fra o

    D3C131E



    e sotto questa a d.:

    i



    .

    della porta, e dipinto in nero

    fra

    due volte a

    CELER si

    legge

    [12] e [13]:

    AEMILI CELERIS,

    e sotto que-

    AEMILIVS-

    sta:

    Vi sono (cf.

    d.

    .

    (Virg. Kn. VII, 1), e sotto

    principio della riga prima:

    Piü in

    .

    seconda riga, che sembra conte-

    verticalmente sotto la tine della

    il

    dipinta in nero a d.

    CELER HlC HABITAT

    A

    P

    seguente,

    la

    [17J:

    inoltre nel vico

    stesso le seguenti

    iscrizioui dipinte

    Not. 1888 p. 517 sgg): 1-14 lato E. 1.

    presso l'angolo

    NE

    dell isola IX, 7, visibilo da piü anni:

    M SAMELLI VM •

    MODESTVM AED oT 2

    -

    a d. del u. [13], evanescente

    perto di stucco posteriore:

    //

    e nella

    TVIVM AED. •

    parte

    inferiore co-

    Si tratta di L.

    Nae-

    Digitized by

    Google

    120

    SCAVI Dl POMPEI

    vius Kufus, di cui

    N

    475,

    della via Nolana.

    3,

    sullo zoccolo sotto 2, evanescente

    4,

    fra

    nn.

    i

    [13]

    nn

    Si conosceva

    [14] (Not. 1880

    e

    programma

    solo

    (C

    a poca distanza

    letto

    CLL. IV

    evidentemente di data antica; fu letto a poca distanza

    anch'esso sul lato

    conosceva un solo programma,

    si

    Segue, a d. di 4,

    I.

    L.

    IV

    MVNATIO FELICITER NEPOTE AED •

    :

    299, 2) :



    di Nepote, di gentilizio ignoto,

    401).

    programma

    il

    p.

    1880

    gladiatorio Not. d. Sc.

    p. 299,3. 5,

    piü a

    11

    prof.

    d.

    PRO SALVTE NER INTERR

    :

    Sogliano (Not. d. Sc. 1888

    p.

    547) supplisce Pro saluie

    Neronis in terrae motu e pensa al fatto raccontato da Tacito (Ana.

    XV

    e Svetonio (Ner. 20), che cioe a Napoli,

    34),

    sia crollato

    giono

    nellanno 64

    Nerone avea cantato. Forse

    ove

    teatro

    il

    egli

    d.

    C,

    ha ra-

    bisogna notare pero, che Tacito non fa menzione del terre-

    ;

    moto, mentre Svetonio racconta cose incredibili. a

    6,

    Segue a 7,

    di 5:

    d.

    d. del n.

    fra

    nn.

    i

    VITELL77/7 [14]

    [14]

    programma

    il

    15]

    e

    :

    di Claudio Vero.

    ATTIVM DRP AED

    Veniamo qui a conoscere

    gramma Kph. ep. golo SO dell isola 8,

    a

    9,

    fra

    i

    n.

    manca niente



    n.

    165, scritto a poca distanza sull'an-

    IX, 5.

    [15] sopra intonaco piü antico: L

    del n.

    sin.

    AMPLV////

    MO V

    gentilizio di Araplo, noto dal solo pro-

    il

    53

    I p.



    [15]

    e [16], in lettere

    ;

    cf. n.

    :

    MVNA

    sotto

    9

    11,

    sotto

    10:

    12,

    a d. di

    :



    RV

    P M ROS

    5.

    (•)

    10,

    grandi

    manca

    ;

    PROS; manca CELER 11

    niente.

    niente.

    :

    o a sin. in dirozione obliqua

    :

    INT7///CER



    DELECTA

    MECVM CANE •

    l

    (

    )

    H

    prof. Sogliano Not.

    pinta in rosso

    IV 1107

    :

    1888

    p.

    517 g

    pro salvTE NEronis, da

    8g. 30r»3.

    Le

    iscr.

    programmi da eseguirsi

    riferisce

    me non

    surriferite pare

    ancora un'iscrizione di-

    veduta, e confronta C-

    che per

    1.

    L.

    lo piü siano esereizi per

    altrove.

    Digitized by

    Go

    INSULA 18,

    a

    d. del n.

    14,

    a

    d.

    13

    di

    :

    121

    7

    IX,

    [17]:

    A RV STIVM

    A R

    probabilmente

    ;

    ambedue

    ad

    riferibili

    A. Rustio Vero, noto candidato all'edilitä ed al duumvirato. 15 e 16 sul lato

    gramma 15,

    0. Sull'angolo

    stesso, incontro

    di N. Erennio Celso Not. d. Sc.

    1880

    ad

    1 sta il pro-

    299,

    p.

    1.

    incontro al n. [16J, evanescente

    OI///'//"TIVM



    BALBVw

    uiifiiiifi/iif/miiiH jon'MIGENIA gat

    RO

    /'•777A

    ET

    M AERA 16,

    a

    d.

    (')

    della prima porta contando da

    N,

    sull'angolo di un

    angiportüs poscia abolito, sta addossato al muro un altare (0,70

    X0,55,

    1,05), la cui superficie e stata allargata per

    a.

    mezzo

    una nicchia a volta incavata nel miiro (a. 0,37). Sopra Y altare intorno alla nicchia evvi sul muro un rettangolo di stucco fino bianco (0,74X0,70), sul quäle son dipinti sotto riore

    una ghirlanda

    di e e

    margine supe-

    il

    (in verde, rosso e giallo) e piü in basso

    due

    corni d'abbondanza (in verde e giallo). Sotto la ghirlanda e scritto

    con color paonazzo, in lettere

    a.

    0,02: SALVTIS.

    non appartiene agli Ultimi tempi di Pompei posti succes8ivamente e

    non pochi sottilissimi

    :

    le

    Questa pittura

    erano stati sovra-

    strati di stucco bianco,

    su questi eseguite altre pitture, di cui non rimasero che avanzi

    irriconoscibili. D'altra parte la pittura

    evidentemente

    sudescritta

    ne ha rimpiazzato una piü antica. Intorno ad essa cioe una striscia larga 0,12

    —0,20

    e dealbata, e

    su questa

    A L V T E

    S

    striscia,

    sopra la pit-

    paonazzo:

    tura, si legge in lettere sottili di color I

    SACRVM Perö deile lettere delle 2" riga manca la meta

    ed e evi-

    inferiore,

    dente che questa parte andö perduta appunto quando fu messo lo

    (')

    Not.

    loc.

    cit.

    521: C

    p.



    rvstivm; ma

    e

    noto Q. Bruttio Balbo,

    mentre C. Rustio Balbo sarebbe imovo. Tolgo dalle Not. cano invece

    a F

    ,

    cf.

    le

    tracce ts. 3. Va. 4

    perö Eph. ep. I

    p.

    :

    152

    afra Not.

    ;

    il

    infatti la lettera

    vs. 2,

    ove man-

    rassomiglia piä

    n. 163.

    Ö

    Digitized by

    Google

    122

    SCAVI DI POMPEI

    stucco fino per la pittura sopradescritta. L'iscrizione donqae

    sposta simmetricamente

    prima riga supera

    la

    :

    pio di in. 0,10, nella fine di m. 0,01

    mezzo a quella

    sta proprio in

    dopo essa (ove

    manchino

    siccome perö la parola Salutei

    striscia dealbata, cosi

    non credo che

    surriferito

    il

    programma

    le iscrizioni graffite (cf. Not.

    1.

    di Stazio Becepto.

    riloviamo le seguenti

    c.)

    sullo stipite d. del n. [13], letta dal prof. Sogliano

    1,

    me

    di-

    seconda nel princi-

    altre lettere.

    Fra

    ARM

    non veduta:

    2,

    fra

    3,

    a

    1.

    c.

    VIR

    [13] e [14]: VIISTITVS di 2: ORVSTIVS

    d.

    vfc

    =

    Carustius altra

    ;

    la

    caduto quello strato su cui l'iscrizione e dipinta)

    e

    Segue finalmente

    da

    si ri-

    ad una pittura anteriore. Ognuno vede che essa non e

    ferisce

    mano. Le altre 4,

    a

    d.

    di

    3

    :

    5,

    a

    d. di

    4

    :

    5,

    piü a

    d.

    :

    [14]

    fra

    8,

    a

    9,

    sotto 8, a d.

    7,

    fra

    8,

    a

    [15]

    e

    :

    SECVNDVS

    SVCCESS

    :

    CnOPOC

    :

    NIIRV

    :

    [15] e [16]: del n. [15]

    d.

    hic.

    SVCCESSVS IANVARIVS

    piü in giü 7

    pare scritto da

    sembrö certo che non dicesaero

    MNHAIO

    7,

    di

    CVMX

    Nella riga 2*

    ?

    tre lettere rai

    6,

    d.

    CvmX

    Carystius

    citando a confronto C.

    SVCCESSVS HIC

    AVCTVS L.

    I.

    IVL

    XXX"



    Sogliano,

    II prof.

    IV 1170. 1173. 1182. 2508, ha

    giu-

    stamente riconosciuto trattarsi d'un gladiatore iuliarius col numero delle sue vittorie. sotto 7

    0,

    '"HAR AVCTVS

    :

    M VAFER AVREVS EST DANAE

    10,

    a sin. del n. [16]:

    11,

    ivi stesBO

    Pare che qni Ovidio met.

    6,

    :

    abbia

    si

    .

    un ricordo poco esatto del verso

    113: Aureus

    et

    Asopida luserü

    Danaen,

    di

    ignis

    (Jupiter).

    Sul muro

    12,

    O VTINAM OSCVLA CRIIDII

    '





    LICIIAT

    F II RR II

    MIHI

    '





    d. dell' ingresso n.

    COLLO

    LABELIS

    LIIVIS

    *

    II

    *

    I



    COMPLllXA

    NVNC



    VIINTIS

    ST NATVRA

    '

    [16]

    TIINIIRII •



    BRACIOLA*

    TVA CAVDIA

    VIRORVM





    SA|IJ*II



    *

    IIT *TII

    PVPVLA IICO

    '



    N I1R1S

    CRIIDII

    CVMIIDIA

    Digitized by

    Google

    INSULA VIGILARII

    FORTVNA

    PIIRDITA





    QVOS

    PRAIICIPITIISQVII

    CORPORA



    t

    SVPSTVL1T



    PRI1MIT



    AMANTVM

    QVID

    AARIIIIS

    NOCTII





    ALTII

    -

    SIC

    DIVIDIT





    MIICVM

    HOS



    123

    7

    IX,

    HAlIC



    MODO

    VIINVS



    LVX



    IIT



    VT









    MIIDITAS



    MVLTOS

    PROIIICTOS SVBITO

    SVBITO





    COIVNXIT

    Sil

    AAM



    mi

    inutile 1'aggiuDgere cbe

    riga e la fine

    riraane inintelligibile l'ultima

    penultima; pare che all'autrice non proce-

    della

    desse piü. la composizione della sua quasi-poesia. 13,

    CROCINI

    12:

    sotto

    ISMARE 14,

    a

    sin.

    13:

    di

    V\•

    V\-

    ISMARVS CROCINEN SVAE SAL

    15,

    13 e 14:

    fra

    Nel muro

    DEVRONYM

    (i. e.

    dei>Qo vvfi...)

    deir ingresso [17J e a d. di esso sod tracciati col carbone non pochi segni numerali ed alcune date (Not. 1. c. 520, v.).

    a

    18,

    d.

    d. del n.

    [17]: VI

    A

    K-APR *II

    Nel piano superiore della casa di Etnilio Celerc fnrono vate 7 anfore con

    iscrizioni

    (Not.

    (forma VII) contenevano la lumpa

    1888

    p.

    526

    vetus di

    n.

    23^29).

    M. Valerio

    tro-

    Due

    Eliade,

    una terza (X) vino del medesimo negoziante o produttore, indicato con le

    quarta lu(mpa vetus?) d'un altro produttore di

    iniziali, la

    norae non leggibile, la quarta vino di Filampelo,

    ad una famiglia di

    viticoltori;

    segni non intelligibili.

    1.

    LW

    Le

    le

    due

    nome che accenna

    ultime portano numeri e

    iscrizioni intelligibili sono le seguenti

    5

    >£•

    AlIIlX

    f

    E VALERI HELIADIS 2.

    come

    1,

    essere P 3.

    M



    %

    soltanto vs. 3 VIII preceduto da un segno che

    V



    H.

    puö

    SCAVI DI POMPEI

    124

    LV

    4.

    AimA

    XX MA/////////CAET//////

    (Not. I.e.

    M

    L...)

    *IAA.Mn€AOY

    5.

    w ee Nel

    <\

    £16]

    n.

    fu trovata un'anfora con l'epigrafe in rosso

    M JO \£ Delle isole

    sul

    situate

    N

    lato

    della via

    quella cui appartengono le case

    fin

    del Ceotenario, furono

    soltanto

    scavate

    Nolana incontro a

    qui descritte ed alla casa detta le parti

    anteriori; se

    ne

    parlera meglio quando le case saranno ridate interamente alla luce.

    Intanto notiamo che vi furono trovate quattro anfore con iscrizioni (cf.

    Not. 1

    1887

    d. sc.

    (forma XII)

    243)

    p.

    N CESTIo ANTISTIO •

    :

    L

    £ e che

    probabile che

    N. Cestio

    lato soli

    consoli appartengano all'a.

    questi

    55

    a Nerone, che tenne

    sia stato sostituito

    il

    d.

    C.

    conso-

    due mesi (Svet Nero 14).

    riAOYTOC

    2

    (X):

    3

    (Vin)

    4

    (XI):

    :

    OINoC

    Aio Nr
    MOL C A N C

    non vidi che tracce della

    Vi fu trovato pure (V,

    ;

    Not

    cosl

    1.

    c.

    Io della riga seconda

    *

    4, 7)

    uno dei noti

    SPATALI CORlvELI





    sigilii di

    bronzo

    SER

    ZOSlM

    Finalmente voglio menzionare una replica della nota composizione di Teseo che

    531

    sgg.), assai

    abbandooa Arianua (Heibig 1217 sgg. Sogliano

    mal

    cooservata, Tenuta alla luce in

    vata soltanto in piccola parte a

    T ingresso da E.

    t

    a. 0,90.

    1.

    S

    1,0.

    una casa sca-

    della casa del Centenario, col-

    A

    sin.

    Arianna irriconoscibile.

    Digitized by

    Google

    INSDLA

    A

    d.

    125

    IX, 7

    Teseo, con la spada al fianco, la lancia nella sin.,

    mette

    braccio sin. avvolto nella clamide,

    il

    piede

    l'avam-

    sin. sul

    ponte

    che conduce sulia nave, rivolgendo la testa ed afferrando con la la

    mano

    sin.

    del

    compagno barbato,

    che lo riceve e lo aiuta a montare.

    d.

    vestito di esomide biancastra,

    A

    d.

    sopra uno scoglio com-

    parisce Pallade librata in aria, che nella sin. insieme con lo scudo

    regge la lancia e con la d. alza

    sopra la spalla un lembo

    della

    veste.

    A.

    Mau.

    Digitized by

    Google

    ANTICHITÄ DI ALATRI. (Tav. V. VI).

    Alatri, l'antico Aletrium, citta degli Ernici, a tre ore iucirca

    dalla stazione di Frosinone sulla linea Roma-Napoli, e nota

    come

    esempio di fortißcazione preromana. Negli Ultimi anni

    grandiose»

    perö l'atteozione degli archeologi vi fu attratta piuttosto dalliscnzione (appresso riportata) in onore di Lucio Betilieno, la quäle fra le altre

    opere fatte fare da questo benemerito cittadino

    mora anche una condottura Sopra questa

    Mommsen

    il

    P. Secchi

    poi per

    il

    una memoria

    scrisse

    volume

    X

    italiano e Bassel

    fin

    Corpus inscr.

    del

    pulso ad una nuova ricerca, di eni furono

    Tucci

    In

    prussiano.

    dal 1865. II

    lat.

    incaricati

    i

    un tempio

    fra quali

    racotta, che ne avevano formato

    tempio, sin dal primo

    momento

    che

    perö

    Siccome

    il

    lastre

    l'oroamento.

    si

    Lo seavo

    di questo

    dalla

    R. Direzione delle an-

    liberalmento la pubblicazione dei risul-

    tempio risultö di dimensioni piecolissime e di pes-

    sima conservazione,

    cos\ lo seavo fu presto finito.

    Esso perö diede

    occasione ad un nuovo esame delle altre antichita di Alatri, e lieti

    fummo

    nel vedere manifestarsi e durare nelle relazioni seguenti Tunione

    di lavoro e di studio, che in

    mezzo

    i

    monumenti

    gnori conte Cozza, R. Ispettore dello seavo, ed feld.

    scoper-

    ed antefisse di ter-

    cortesemente invitö Vlstituto a parteeipare al

    lavoro, per lasciargli poi tati.

    Di

    progettato dall'Istituto, fu effet-

    tuato, sul prineipio di questo anno, tichitä,

    diede imsignori

    quell' occasione, aprendosi

    una trincea per rintracciare l'andaraento dell'acquedotto, sero gli avanzi di

    cornme-

    forzata a trecento piedi di elevazione.

    Ne

    il

    stessi collegö

    nostro dott.

    i

    si-

    Winne-

    vuolsi tacere la solerte cura del soprastante sig. Tomassini.

    P.

    Digitized by

    Go

    ANTICHlTA DI ALATRI

    127

    I.

    La

    citta e situata sopra

    nna

    collina in fondo

    diramazione

    della

    valle del

    0

    congiunta verso

    N

    e

    Cosa nel suo corso superiore.

    il

    m. 440

    circa

    alti

    fertile ter-

    Sacco e nel tempo stesso l'ingresBO

    alla stretta vallata che rinchiude

    Per due gioghi

    ad un

    modo da dominare questa

    reno ondulato percorso dal fiume Cosa, in

    con le alture

    della

    la collina

    citta e

    circostanti, alle quali

    essa

    sovrasta considerevolmente con le sue due ?ette, la piü bassa, a.

    m. 485,

    margine N,

    sul

    della .citta. Sul lato

    S

    la Talle e scosoeso.

    Da

    e la rocca dell'arce, a.

    ancora sul lato

    e piü

    m. 502, nel centro

    E

    il

    declivio verso

    queste condiziooi naturali risulta la posi-

    zione della citta sul colle. Per reoderla possibilmente ioaccessibile dalla parte

    giogo

    del

    settentrionale,

    muro

    il

    di

    cinta su questo

    lato fu condotto in alto quanto era possibile, e l'intera citta dalla

    punta di questa

    vetta

    si

    stende

    piü distante della cinta presso

    a m. 80 sotto

    il

    verso S, in

    punto piü alto del lato N.

    il

    modo che

    La

    il

    punto

    S rimane

    ripido declivio del lato

    troppa ripidezza

    del pendio Orientale non permise di fare altrettanto dirimpetto al

    giogo 0, estendendo la citta verso di piü al

    suddetto

    giogo

    ma

    rialzo della collina,

    Cosi

    alla

    s'abbassa i

    sul

    L'antico mentali,

    e

    della

    alti

    0

    lato

    troppo

    muro

    lungo

    forma d'un

    abitanti,

    citta

    incontro

    il

    della

    muro

    porzione

    km.

    N

    un

    e la rocca.

    che in

    generale

    maggiore che passa per sensibilmente

    retrocede

    cinta

    piü pericoloso, per non

    all'accesso

    4, oltre

    quäle poche

    nelle sue linee fonda-

    l'odierna

    case

    sporgono

    citta

    di

    Alatri, di

    soltanto (in origine torri fuori del

    non coltivato sull'aUipiano

    poco uguale a quella

    coperta

    muro, rinchiude,

    dell'arce, d'edifizi.

    una super-

    Se una pro-

    simile abbia avuto luogo anche nell'antichita, ovvero se

    l'intera superncie

    di antichi

    la

    ;

    montagna; lato N,

    sul

    in quell' abbassamento.

    rinforzi di porte medievali)

    press'a

    come

    oblungo

    di cinta, cosl descritto

    circa

    fra orti e terreno ficie

    lato opposto della

    l'abbassamento fra la vetta

    citta fu data la

    far scendere

    5500

    il

    corrispoode,

    fortemente verso S, con Tasse

    punti piü

    soltanto

    non

    muri

    fosse

    abitata,

    non

    posso stabilirlo: gli avanzi

    di sostegno, visibili in ogni dove, nulla decidono.

    Digitized by

    Google

    ANTICHITA DI ALATRZ

    128

    II sito degli accessi principali e indicato dalla natura stessa

    0

    sul lato

    N

    (Dell'abbassamento) e sul lato

    due porte

    corrispon-

    denti ai due gioghi snddetti (porta S. Francesco e porta S. Pietro).

    Nonostante la minore altezza di quella prima,

    l'altra fin dall'anti-

    chitä dovrebb'essere stata la piü iroportante, essendoche sul giogo

    N

    si

    puö

    piü direttamente dalla pianura, mentre quello

    salire

    0

    ad una stretta

    dal lato della pianura sovrasta con rapido pendio

    vallata che ivi si dirama, ed e veramente accessibile soltanto dal lato della

    montagna. Oltre a queste puö dimostrarsi che ve n'era

    una anche nell'antichita

    NE

    l'angolo

    della cittä.

    al posto

    Che

    dell'odierna

    porta Portati, sul-

    poi al posto e nella

    l'odierna porta S. Niccolö, nel SE, vi fosse

    una

    direzione

    porta

    rende quasi certo la direzione delle strade al margine della spiegabile

    soltanto

    menta antiche

    quando

    del-

    antica, lo citta,

    suppone che essa dipenda da fonda-

    si

    ed inoltre la considera-

    utilizzate nelle costruzioni,

    meto

    zione che altrimenti piü che la

    della cinta sarebbe stata senza

    un'uscita maggiore. All'incontro che anche l'ultima e la

    portante fra le cinque porte moderne,

    meno im-

    porta Dini, nell'O, stia al

    posto d'una porta antica, tutt'al piü potrebbe dedursi dall'analogia delle altre quattro

    Uno sguardo

    (').

    sulla pianta tav.

    2

    V.

    ( ),

    di cinta in generale segue la direzione e perciö. •

    conformemente

    etrusco-latina

    *

    ,

    all'uso delle

    e per lo

    dimostra che

    delle

    il

    muro

    curve altimetriche,

    fortificazioni

    della regione

    piü muro di sostegno, appoggiato dalla

    parte di dietro al terreno che s'inalza e sormontato probabilmente

    da parapetti. Quäle sia e fino a

    fatta

    stata

    su questi

    stata,

    tratti, l'altezza

    quanta profondita, forso sotto l'infimo artificialmente

    scoscesa, non

    dcl muro,

    strato, la roccia sia

    puö essere determinato,

    essendo ignote le alterazioni subito dal terreno dietroposto, ed es-

    muro grandi massi

    sendosi accumulati appie dcl

    l

    ( )

    In Alatri e diffusa

    l'opinionc

    che

    di rottami. Forse

    una porta antica

    si tTovi

    nella

    cantina d'olio del convento della SS. Annunziata, ove di fatto era una porta

    medievale; pero da un accurato esame

    muro proso^uiva sonza (*)

    che su questo

    interruzione.

    L'andamento del muro

    risulta con evidenza

    risult«»

    punto Tantico

    ü

    indicato con doppia linca pnntepgiata ove

    da pochi avanzi

    c dalla direzione di parti adiaccnti megli<»

    consorvatc, con linca puntcg^iata semplice ove fu dedotto dalla conformazione d< i l

    terreno o dalh din^zione dello strade odierne.

    Digitized by

    Google

    ANTICHITA perö qualclre

    qoei tratti del

    Ifl

    ALATRI

    121>

    puö concludersi, per analogia, dall'altezza

    cosa

    muro che stavano

    di

    beoche anche questa noo

    liberi,

    possa stabilirsi con piena certezza.

    Non mancano in parte

    ove

    cioe tali tratti, di estensione

    considerevole ed

    ben conservati, almeno sul lato esterno.

    Erano necessari

    muro traversava ad angolo approssimativamente

    il

    retto le

    curve altimetriche, vale a dire suil'intero lato N, ove passa sopra la vetta

    N

    invece di seguirne

    pendlo

    il

    cesco e porta Dini, ove scendendo per verso

    0; finalmente

    nella

    forse

    il

    tratto raffigurato

    di piü fra porta S. Fran-

    ripido

    declivio s'avanza

    prossimitä di porta S. Francesco, ove

    traversa Tabbassamento che da

    Nel

    ;

    il

    fig. 1,

    meglio oonservato, credo

    0

    si

    stende in alto.

    0 sattacca a porta S. Pietro, possa determinare ad nn dipresso

    che da si

    Fig. l.

    l'altezza del

    e bassi, loro

    i

    muro.

    £

    coronato cioe da due strati di massi lunghi

    quali per la loro altezza pres9 a poco

    direzione, corrispondente

    nella roccia, dell'inftrao resto del

    muro

    ;

    a m. 5,60 sopra del muro, o un

    nguale e per la

    del piano,

    all'inclinazione

    scavato

    strato, si distingnono

    essenzialmente dal

    m.

    in altezza e stanno

    misurano insieme circa la roccia.

    membro ad

    1

    siano

    Tantico coronamento

    esso sottoposto, e

    un pensiero che tanto

    Che

    essi

    Digitized by

    Go

    130

    ANTICHITA Dl ALATRI

    piü spontaneamente

    vano anche quelli

    in

    inquantoche

    si offre,

    tratti del

    altri

    avanzi

    simili si osser-

    muro N, esclusivamente perö

    piü basse. Ora

    il

    gürato sta tutt'al piü a 1 m. sopra la soglia della S. Pietro

    la roccia

    ;

    dunque

    sotto

    il

    muro puö

    massima della

    un'altezza

    m.

    a que* due

    membro che puö

    risnlta

    cosi

    credersi sovraposto

    strati paralleli.

    Pur troppo non massi

    un giudizio sicuro sulla

    era possibile formarci

    gros8ezza e con ciö sulla costruzione i

    E

    punto fra m. 8,50

    fortificazione in questo

    e 9,50, secondo l'altezza del

    vicina porta

    essere stata resa ad

    arte scoscesa per un'altezza non superiore ad 1

    muro:

    in

    ad un'altezza considerevole, mai in parti margine della roccia naturale nel punto raffi-

    conserrati fino

    isolati

    interna di queste

    muro compariscono qua

    e la sotto intonachi e

    non offrono un materiale abpastanza sicuro

    muro accanto

    alle

    parti del

    che nell'interno delle case situate dieLro

    ;

    il

    murature moderne,

    e dalla grossezza del

    che a porta S. Pancrazio e di m. 3,80

    porte,

    almeno, nulla puö dedursi per altre parti, trattandovisi di costruzioni piü

    complicate.

    All'incontro la struttura

    delle

    parti

    fatte

    essenzialmente a guisa di muro di sostegno puö osservarsi esatta-

    mente nel punto piü basso della circonvallazione, ore le acque di filtrazione hanno spinto in fuori un pezzo di muro. I massi della facciata combaciano esattamente e stanno con la loro lunghezza nella direzione del

    muro

    press'a poco

    Stesse dimensioni, con lasse

    delle

    dietro a loro stanno massi non larorati,

    ;

    angolo retto sulla facciata

    ;

    i

    longitudinale ad

    loro interstizi son riempiti di piccole

    pietre e rottami, e dietro di essi piccole

    schegge fanno quasi la

    transizione alla terra vegetale. II

    lato esterno del

    or ora, mostra carattere alti,

    :

    in

    tutto

    muro, meno il

    un'eccezione da menzionarsi

    essenzialmente

    circuito

    massi poligoni, per la maggior

    rare volte eccedenti la misura di

    parte

    m. 2

    in

    il

    piü

    medesimo lunghi che

    una direzione qua-

    lunque, per lo piü di dimensioni non poco minori, dili^entemente lisciati

    tanto

    sul

    lato di fronte

    quanto

    nelle commessure, inca-

    strati fra loro esattamente, approfittando spesso di angoli rientranti,

    di

    modo che

    quasi in nessun punto b occorso riempir le lacuoe con

    pietre piccole. Massi piü piccoli fra

    ma

    i

    grandi non sono affatto

    sono lavorati e adoperati precisamente come quelli

    piü piccoli nella cava,

    ma

    :

    rari,

    sono riusciti

    non serrono mai come espediente, qualora,

    Digitized by

    Google

    ANTICH1TA DI ALATRI

    181

    per rare una amgiunzione esatfca,non fossero basiati

    La

    i

    massi grandi.

    collocazione delle pietre e di preferenza orizzontale, senza perö

    che

    possa parlare di strati che

    si

    si

    stendono per tratti piü lunghi.

    Presso le porte ed agli angoli la collocazione orizzontale, unita ad

    una maggiore grandezza dei singoli massi, raggiunge un tal grado di regolarita, da rammentar qualche volta una costruzione di pietre quadre. Pietre disposte a guisa di volta non ne vidi che in un

    S

    piccolo tratto a

    Per quanto

    di porta S. Francesco.

    pure e la differenza nell'aspetto esterno porta S. Francesco sul lato sui

    lati

    0

    e

    S

    grande

    tale costruzione sia oostantemente uniforme,

    (del lato

    NO) da un

    E

    il

    fira

    rauro

    N

    e le parti rimanenti

    lato,

    nulla e conservato)

    quasi

    (fin oltre

    dall'altro.

    muro liscio, con combaciamenti esatti, qui apparentemente una rozza costruzione di massi appena lavorati che non combaciano, e di una quantita di piccole pietre frapposte da per Ivi

    bei

    il

    tutto fra gli angoli e spigoli dei massi grandi. Per altro tutto cid e effetto parte del vento di scirocco, cui questi tratti sono esposti,

    parte del terreno

    spigoli

    ;

    ma

    con le acque

    retrostante

    delle

    la superficie

    pietre e

    che vi

    corrosa, sbricciolati

    si

    raccolgono:

    gli «angoli

    e gli

    chi guarda da vicino s'accorge che le varie parti della

    superficie retrocedono in grado diverse dietro la facciata originaria,

    mentre in una costruzione di pietre non bero

    sporgere in grado

    diverso

    s'accorge pure, che neirinterno le 8tesso lavoro esatto

    come nelle

    lavorate

    queste dovreb-

    avanti ad una superficie

    ideale;

    commessure mostrano tuttora

    parti rivolte verso

    N

    lo

    e non appog-

    giate ad un terreno umido. II non teuer conto di simili differenze di conservazione, che dipendono da condizioni fisiche,

    varie teorie artificiose ed impossibili

    del

    muro

    lisciati,

    sovraposti ai piü

    p. es.

    ;

    declivii

    scoscesi

    perche non visibili da vicino

    parti piü alte sono rivolte

    appunto

    (');

    verso

    ha prodotto

    che in Norba sui tratti i

    massi non fossero

    mentre in realta quelle

    0

    e SO, e appanto su

    questi tratti una maggiore quantita di acqua deve raccogliersi nel terreno posto dietro al muro. Cos\ si e detto che in Cori

    piü antico

    sia

    ultimo quello

    l'inferiore,

    dell'arce

    («)

    Gerhanl, Ann.

    (*)

    Nibby, Dintorni di

    ('),

    d. Inst.

    quindi

    venire quello di

    mentre

    il

    1829

    Koma

    menti ciclopichi nella provincia

    muro

    inferiore,

    muro

    il

    mezzo ed che

    in

    dice

    si

    p. 68.

    I p. 506,

    romana

    ripetuto in Fontcanive,

    p. 133.

    Monu-

    ANTICHITA DI ALATRI

    182

    uguale a quello di Tiryns, mostra e vero esternamente massi che

    non combaciano e

    fra essi

    frantumi di pietre

    ha commessure

    parti piü riparate

    ben

    scomposte,

    che

    lisciate e

    ma

    in

    combaciano

    non meno esattainente che in qualunque altro muro poligonale.

    Una

    vera e reale differenza nei muri d'Alatri

    Qui

    tanto sull'angolo SE.

    le

    commessure

    tutte le pietre sono orizzontali

    per un tratto piü lungo

    ;

    ;

    manca

    si

    osserva sol-

    soltanto

    un piccolo passo per giunQui senzalcun

    tig. 2).

    2.

    dubbio trattasi d'una costruzione piü recente, la cui presenza cilmente soso e

    si

    spiega.

    meno

    E

    questo

    il

    di

    osservano strati che continuano

    gere ad una costruzione di pietre quadre (vd.

    Fig.

    si

    inferiori e superiori

    fa-

    punto dell'intero circuito piü sas-

    accessibile ed e probabile che qui in origine la roccia

    naturale, resa forse piü scoscesa ad arte, bastasse da se senz'altra fortiftcazione.

    Piü tardi

    le fu

    sovrimposto

    muro, la

    uu

    cui base

    sta per conseguenza considerevolmente piü in alto di quella degli

    avanzi, superstiti in

    ambedue

    i

    lati,

    del

    Delle porte soltanto le due ai posti S.

    muro piü delle

    Francesco e Portati sono piuttosto conservate

    antico.

    odierne

    (').

    porte

    di

    Ambedue hanno

    una disposizione singolare.

    da

    (') Di porta S. Pietro non potei piü constatare tutto ci" che fu rilcvato Marianna Candidi-Dionigi Viaggi in alcune citta dt»l Latio tav. 29, ,

    secondo la quäle due pareti laterali convergcnti, di cui gressore avrebbe avuto doppia

    un paBsaggio piü

    atretto

    dand-'si sulla tav*»la

    lunghezza dellaltra,

    quella a d. dellag-

    avrebbero condotto

    con pareti parallele. Fonteanive,

    della

    Dionigi,

    descriv<> la porta

    con

    1.

    c. p.

    la

    110

    s.,

    ad fon-

    torre d'origine

    Digitized by

    Google

    ANTICHITA

    La

    ALATR1

    DI

    fecciata di porta S. Francesco

    quella del muro; a sin. di

    cM

    entra

    (fig. il

    133

    m. 1,70

    3) sta

    mnro

    dietro

    retrocede di tanto

    in direzione obliqua, a d. ad

    Non päd

    angolo retto.

    determinata ne la larghezza originaria della porta, ne l'al-

    come

    tezza, ne se e

    perta;

    fosse co-

    profonditä non ol-

    la

    trepassava m. 2,20. Per essa

    un 7X11, nel

    s'entrava in

    cortile di circa

    ra.

    cui lato oppo-

    sto sta la seconda porta larga

    m. 4,20, fiancheggiata a sin. da un semplice pilastro che sporge

    4.

    dal

    muro

    e largo

    Fig. 3.

    laterale

    m. 0,74

    m. 1,50 ed

    soltanto, a d.

    da un membro simile di spor-

    genza uguale,

    ma

    largo m. 3,30

    della porta interna si e voluto

    deiraggreasore

    :

    dunque anche nella disposizione

    profittare del Jato destro scoperto

    (').

    Pur troppo molto meno conservata e porta Portati

    tanto

    il

    (fig.

    4),

    della quäle sol-

    lato d. e antico, e

    neanche questo

    completo nella pianta. Anch'essa aveva un cortile,

    ma

    siccome era situata immedia-

    tamente presso l'angolo

    NE

    la parete sin. del cortile

    -

    ..

    mata dal muro

    tarda cbc una volta stara a sin. di chi entra,

    for-

    stesso, il cui lato esterao,

    stante la ripidezza di quel

    Yig. 4.

    del muro, cos)

    doveva esser

    ma

    ora

    »•

    declivio,

    era

    stata demolita, e con

    larco della porta, d'origine receute, che fa tolto in occasione della visita di

    Pio IX nell'anno 1863.

    Ho

    potuto vedere solo quelle pareti convergenti, null»

    del paasaggio ne degli angoli sporgenti ch'esso facera con quelle.

    decomposizione dei sihili

    giä (•)

    ai

    rilievi in alto

    Fuori porta

    « sorretta da

    sulla

    tempi della Dionigi, ha antiche

    S.

    Anche

    la

    parete a sin. di chi entra, poco vi-

    fatto progressi considerevoli.

    Francesco tnttora la strada di Ferentino per un peizo sostruziohi di massi

    poligoni

    con

    an passaggio per

    l'acqna.

    Digitized by

    Google

    ANTICH1TA DI ALATRI

    134

    quasi al sicuro di ögni asaalto. II püastro d. della porta esterna, la cui faccia forma porta, e grosso

    un piccolo angolo con

    m. 2,50, e

    m. 0,87 da questa

    pilaatro largo 0,60 sporge

    aver

    Dal suo lato interno

    3 m.

    ;

    e siccome

    stessa parete:

    che per applicarvi una seconda

    serrito

    m. 1,20

    Alla distanza di soli 2 m. un

    avanti alla parete d. del cortile.

    non puö

    l'asse dell'edifizio della

    col suo lato interno sporge di

    egli

    chiusnra.

    la parete del cortile prosegue oggi per altri

    una

    tale continuazione entro la porta interna sa-

    rebbe priva di senso, e sarebbe troppo piccolo un cortile di 2 m. in

    lunghezza, cosi

    bisogna

    ancora una terza chiusura. quella stessa di porta

    supporre

    La

    che

    piü in dentro vi fosse

    dunque

    disposizione

    e in

    massima

    come

    Francesco, modificata perö

    S.

    lo ri-

    chiedeva la posizione speciale e la minore sicurezza di una delle pareti del cortile.

    Molto piü semplici sono in

    posterle, le quali, se

    le

    inganno la poca conservazione dei

    non

    ci trae

    muri, furono fatte in quei

    punti ove la conformazione del terreno ne permetteva ne rendeva desiderabile una porta, mentre nell'interesse della difesa, essendo

    troppo distanti fra \oro le porte, era richiesta una comunicazione fra

    N

    Tinterno e l'esterno. Si trovano ben conservate al punto a nel al punto b nel S, e sono aperture alte

    m.

    2, larghe fra

    e

    m. 0,90

    e 0,95, che per conseguen/.a facilmente pote?ano chiudersi con pietre,

    ma

    la cui sicurezza speciale consisteva in ciö che stavano tanto al

    disopra del

    mezzo

    suolo da non

    del

    livello

    di scale. L'altezza della soglia

    essere

    della

    accessibili

    posterla

    che per

    meridionale

    non pote esser constatata a causa dei rottami accumulativi ai quali essa sovrasta di

    trionale tuttora si trova a

    m. 2,32 sopra

    per certo che questo nell'antichitä

    Di uguale natura pare che sporgente

    NO

    (
    pur

    troppo

    medievale non accessibile.

    A

    fianco

    L'uscita pare che posterle,

    ma

    le

    il

    fosse un'apertura

    fosse

    puö ritener

    basso ancora. presso

    l'angolo

    coperta da una

    torre

    giudicarne dalla sua posizione non

    probabilmente essa serviva per

    nemico che assaliva

    il

    suolo, e si

    era molto piü

    quasi tutta

    puö essere stata una vera porta; prendere di

    sotto,

    un metro soltanto. Invece quella setten-

    porta

    S.

    Francesco.

    alquanto piü grande che nelle altre due

    condizioni del luogo non ci permisero di misurare

    esattamente ncancbe la parte yisibile.

    Le

    fortificazioni

    della

    citta

    debbouo aver servito come

    tali

    Digitized by

    Google

    13S

    ANTICHITA DI ALATRI anche nel medio evo ed in tempi moderni;

    da porta

    costruitevi innanzi,

    le quali oggi servono

    come

    le costruzioni sporgenti

    Pietro

    le torri

    a porla S. Francesco,

    fino

    abitazioni e ad altri usi

    ;

    dimostrano

    lo

    a guisa di bastioni presso porta

    S.

    France-

    porta Fortati e porta S. Niccolö, com' anche lo stato di porta

    sco,

    Pietro quäle

    S.

    3.

    dimostrano

    lo

    rileva dalle tavole

    si

    28-30 della Dionigi.

    Un* immagine molto piü completa possiamo formarci della rocca, le cui grandiose si

    mura sono

    sgombrö completamente

    allora fu reintegrato

    la gloria speciale di Alatri.

    in occasione d'una visita di Gregorio

    con un parapetto, furono

    altipiano

    l'antico

    una strada che gira

    resi praticabili gli antichi accessi e fatta

    fortificazione e porta il

    torno al piede della

    £ ed

    diyenne fra

    i

    monumenti

    piü facile a studiarsi

    il

    Quasi nel centro della

    0

    nome

    cosi la rocca, quasi tutta coperta di rottami al

    nigi,

    ad E, alzasi la collina non

    altre simili

    per

    il

    si

    di questo genere

    (v. tav.

    cittä,

    loro senza

    in-

    papa.

    di quel

    tempo della Diopiü interessante

    il

    VI).

    ma

    con Tasse longitudinale da

    dell'arce, in origine

    una vetta che dalle

    distingueva che per l'altezza raaggiore e forse

    pendlo un poco piü rapido.

    consisteva di massi

    La

    XVI

    La

    piü antica fortificazione, che

    oblunghi rozzamente lavorati, sovrapposti fra

    combaciamento

    esatto, con le testate in fuori, pare

    abbia circondato la vetta quasi alla stessa

    altezza ove piü

    cominciavano le grandiose sostruzioni dell'altipiano

    che

    tardi

    artificiale, alla

    stessa altezza dell'odierna via Gregoriana. Se ne riconoscono avanzi

    nell'angolo

    rientrante

    che presso l'angolo

    NE

    sul

    lato

    S ed

    in

    quelle

    del

    parti

    muro,

    stanno fuori dell'attuale recinto e seguono

    una rampa naturale che s'avanza sotto di

    esso, e forse

    ancho nei

    massi rozzi nelle pareti interne della porta meridionale (vd.

    fig. 8).

    Questa fortificazione non avendo cambiato la forma del monte, cosi

    anche alcun di

    il

    piü antico edifizio che lo coronö pare che non abbia in

    modo

    dentale del e

    alterata la vetta.

    Non

    se

    ne riconosce che un pezzo

    muro, di costruzione identica alla suddetta, sotto la parte

    un piano

    avanzi, che in alcun

    muro

    N

    dei locali addossati al lato

    N

    inclinato, lavorato nella roccia, visibile

    sembra indicare

    modo

    il

    posto d'un

    ad

    E

    di quegli

    antico accesso, ne puö

    mettersi in relazione cogli edifizi

    in questo luogo.

    occi-

    della cattedrale,

    eretti piü tardi

    Pare adunque che quell' edifizio occupasse press'a

    ANTICHITÄ DI ALATRI

    rsr>

    poco

    il

    posto dell'odierna cattedrale e fosse accessibile dal lato

    N

    per mezzo di una rampa tagliata nella roccia.

    Piü grandiosi

    fiirono

    i

    mezzi e

    una seconda

    le intenzioni in

    epoca, nella quäle si procedette interamente nel senso deila terza, cui

    si

    questa

    deve l'attuale forma della rocca. seconda

    che sul lato

    E

    per un lungo

    puö

    non

    fortificazione,

    Quäle

    fosse la

    stabilirsi

    ;

    forma di

    certo

    e

    perö

    tenne esattamente la direzione di quella attuale, cui tratto

    serve di base (fig.5). Essa dunque sul lato

    Fig.

    N

    retrocedeya dietro la fortificazione antica

    sere stata tolta

    oltrepassava non

    poco

    curva a poco sesto

    si

    stendesse fra

    uguale a quella della i

    massi

    prima

    alquanto

    piü

    e a tale scopo dev'es-



    linea, la quäle

    l'antica

    necessitaTano grandi sostruzioni.

    esatto,



    una parte della roccia naturale

    i

    La

    epoca,

    ,

    meotre

    ruderi conservati

    costruzione

    ma

    grandi Ne

    il

    e

    sul lato

    S

    che in una

    pare :

    qui dunque

    essenzialmente

    combaciamento

    e conservato

    un

    e piü tratto,

    Digitized by

    Google

    ANTICHITA DI ALATRI da una lacuna riempita

    iDterrotto

    roccia sporgente presso l'angolo

    sano vereo S, seguendo

    NE

    137

    muratura moderna, sopra la

    di

    quindi

    ;

    avanzi

    gli

    a'abbas-

    rinclinazione della superficie della

    spor-

    metä meil muro piü

    genza, per sparire poi del tutto e riapparire sull'intera ridionale del lato

    E

    nell'altezza uguale di

    m. 3

    sotto

    recente. Sugli altri lati della cinta non si vedooo

    ma

    coatruzione;

    in ciraa alla rocca stanno a l'antico piano inclinato

    N

    della cattedrale

    0

    si

    molto oltre

    il

    e verso

    del giardino vescovile

    muri di qaesta

    evidentemente gli avanzi che

    corrispondono

    le

    racchiudono quel-

    :

    estendono

    muro

    sotto il

    N

    piü alto della vetta,

    punto

    occupato dalla navata lunga della cattedrale.

    La

    diede

    terza fortificazione

    quäle oggi la vediamo.

    A

    quasi contemporanea al

    muro

    quella forma nella

    rocca

    alla

    giudicarne dal

    modo

    di cinta, forse

    di costruire

    sembra

    un poco piü recente.

    In poche linee dritte essa circonda un altipiano, la cui superficie fu

    formata parte spianando la roccia per mezzo di grandi

    parte

    summenzionati

    edifizi delle

    anche sopra

    livello

    una nuova

    il

    terrapieni.

    ad un corto

    livello, i

    epoche anteriori, la roccia fu lasciata

    dell'altipiano, per servir

    Di questo terzo

    fabbrica.

    fino

    Soltanto ove erano stati

    edifizio

    da fondamento ad

    im gran

    tratto di

    muro

    e visibile nel

    N

    parte sulla

    della prima epoca; con esdo fanno angolo retto

    muro rampa

    della cattedrale: riposa in parte sul muro, in

    due muri dello stesso genere, di cui abbiamo

    trovato gli avanzi

    nei locali contenuti nelle sostruzioni della navata trasversale della cattedrale, in parte altre le

    volte

    serviti

    da prigioni.

    Inutili erano

    noBtre ricerche di altri avanzi, giacche le parti rimanenti della

    chiesa ed

    il

    palazzo

    vescovile stanno

    naturale. Prescindendo dal fondo

    pendenza dell'angolo

    NE

    degli

    immediatamente edifizi e

    sul suolo

    da una leggera

    verso la salita, l'altipiano e esattamente

    orizzontale, e recentemente e stato di

    nuovo munito di un parapetto

    che puö credersi poco piü basso di quello che deve suppofsi esistente nell'antica fortificazione. Sulla pianta della rocca nei punti piü

    portanti e iudicata Taltezza dallo spigolo superiore del

    moderno

    fino alla via

    nerale a quello ove II

    dietro

    il

    Gregoriana,

    muro

    cui livello corrisponde in ge-

    della rocca riposa sulla pietra naturale.

    margine dell'altipiano su il

    il

    im-

    parapetto

    tratti

    piü

    brevi, ove

    retrocedo

    declivio originario del monte, e formato dalla roccia stessa

    lavorata a picco, del resto da poderosi muri a scarpa,

    ma

    di poca

    10

    Digitized by

    Google

    ANTICH1TA DI ALATRI

    138

    prominenza, rimpiazzati qua e la da muratura moderna. II muro e

    composto di massi in parte enornri, lunghi

    2 m.

    e piü, di

    combaciamenü

    poligonale, ben

    forma

    esatti (') (fig. 5).

    La

    (il

    ;

    soltanto sul

    lato

    N

    pare

    disconoscersi la tendenza di collocarli a guisa di arco

    possa

    piü

    pezzo

    alti

    sulla faccia e coa

    disposizione dei massi in ge-

    nerale e del tutto arbitraria e casuale

    non

    a 3 e 4 m.,

    fino

    lisciati

    caratteristico e abbozzato fig. 6)

    ed agli angoli

    le

    Fig. 6.

    commessure anche

    fermamente

    SE

    essenzialmente orizzontali,

    sono

    inferiori e superiori

    relativamente ugnali. Quanto bene e

    le altezze delle pietre

    le pietre fossero incastrate

    fra loro. lo dimostra

    lan-

    m. 10,62), staccato da un fulmine attraverso i massi, nol quäle, le pietre non si sono quasi mosse dalla loro originaria

    golo

    (a.

    disposizione.

    Un muro gando verso al

    muro

    rocca



    del quäle rimangono gli a?anzi e che

    muro 0

    zione del

    E,

    della rocca

    andava quasi

    lo

    dimostra

    In

    lo stato

    uu punto del

    muro

    lato

    verso

    immediato con dell'infimo

    — ma non sembra avere

    pare che servisse come

    (')

    dirigeva

    altre

    in conti nua-

    e quindi, pie-

    m.

    1(3,

    la fortificazione della

    masso dell'angolo SO di

    avuto scopo di fortificazione

    di sostegno del terreno molto declive.

    E

    si

    b corainciato a lisciare

    della fortificazione anteriore, congiunta ivi con questo tal lavoro fn finito;

    S

    parallolo, alla distanza di circa

    S, stava in contatto

    quest' ultima

    si

    rimasero

    col solo

    maro

    :

    anche

    i

    massi

    in alcutie pietro

    margine lavorato,

    la piü

    gran

    parte non fu ueanche toccata.

    Digitized by

    Google

    ANTICHITA

    Non

    e facile indovinare

    «na accanto

    il

    all'altra sul lato

    130

    DI AI.ATRI

    significato delle tro nicchie

    S yicino a quel punto ove

    della rocca rientra ad angolo retto.

    muro

    il

    Queste nicchie, di cui

    tale

    posto

    l'orien-

    ritratta nella fig. 7,

    e

    profonde circa

    ra.

    sono

    0,90, larghe fra

    1,61 e 1,75, alte circa 2,20

    La

    collocazione delle

    mostra che sono originarie,

    Per

    fatte posteriormente.

    (')•

    pietre di-

    non

    la di-

    fesa sono affatto inurili, anzi piuttosto

    nocevoli, giacche indeboli-

    scono

    il

    mnro

    e potevano dar ri-

    covero a qualche nemico avvicinatosi di soppiatto

    (-).

    L'unico cambiamento di

    Hevo che l'arce

    la

    fortificazione

    ha subito

    concerne

    gli

    ri-

    del-

    tempi antichi,

    in

    In

    accessi.

    epoca

    piü tarda, come anche oggi, una larga rampa nella meta Orientale

    N

    del lato

    cazione fra

    Fig. 7.

    serviva alla comunila

    citta e la rocca,

    accesso che per la difficoltä della difesa toglie

    (*)

    addirittnra

    Quella media ora e

    alla rocca

    («)

    pero l'architrave »ta

    a. 3,25,

    di quelli delle altre nicchie, ed

    da danneggiamenti

    il

    livello piü

    Una spiegazione

    narieta della costruzione,

    al

    pare

    neirinterno della

    debbano metters

    antica fortificazione, sol cui

    essi

    qnesto

    Facendosi

    la

    poi

    nicchie

    destinate

    il

    muro

    istituiti sul lato

    con santaarii

    punto c'informa la parte

    fortificazione si

    rcttilinea, si

    volle

    a contenerc immagini di divinitä e cose

    S

    in

    stesso al servizio del santuario, per

    caso quei muri di sostegno rappresenterebbero

    vamente

    sia per Torigi-

    stavano fuori della sua piü

    andaroento in

    le sta accanto.

    modo compensare mettendo tal

    livello

    Essendo csclusa

    citta.

    in relazione

    i

    doTette con essa occupare una parte del suolo ßacro, e ciö

    delle

    medesimo

    piano pare dipenda

    assai ipotetica sarebbe la seguente.

    qui a S della rocca. Probabilmente

    conserrata che

    basso del

    posteriori.

    Tidea di tombe, sia per la posizione

    esistiti

    carattere di fortezza, e sta

    il

    il

    certo

    mezzo

    simili.

    In

    confine di santuarii nuo-

    della rocca in connessione

    con la nuova

    fortifi-

    cazione

    Digitized by

    Google

    ANTICHITÄ DI ALATRI

    140

    somma

    in aperta contradiziono con la straordinaria

    di lavoro e di

    duo celebri accessi primitivi. Di essi il piü grande e quelio anch'oggi molto praticato da S (porta di CiTita), del quäle un'immagine sufliciente e data siille

    arte impiegata nel fare

    i

    tavole di Fonttanive sotto

    n. 2,

    il

    benche

    scom-

    ivi le tracce dello

    ponimento appariscano troppo nella fototipia; la nostra

    8

    fig.

    offre

    Fig. 8.

    un taglio longitudinale per

    il

    passaggio

    A

    (')•

    2 m. sopra

    il

    piede

    del niuro sta la soglia (a. 0,25) della porta, alta 3,75, larga 2,42.

    L'enorme masso dell'architrave ha piü che m. 5 di altezza,

    1

    grossezza

    di

    ,75

    una sporgenza

    inferiore evvi

    doveva battere la porta gli

    incavi per

    Adesso una

    i

    ;

    ;

    al niargine

    di lunghezza, 1,60

    esterno

    del

    suo lato

    alta 0.07. larga 0,20 contro la quäle

    dietro di essa si

    Tedono in ambedue

    i

    lati

    cardini, cui corrispondono incavi siraili nella soglia.

    scala scoperta conduce

    larga

    porta; nell'antichitä, almeno hnche

    fino

    alla

    soglia della

    ebbe cura di poter difon-

    si

    dere la rocca, puo credersi che avanti alla porta vi fosse una co8truzione di legao,

    facilmente

    Dalla soglia la strada con sul

    livello

    12-13

    ra.

    amovibilo

    nel caso di un assalto.

    media

    pendenza

    dell'altipiano, accorapagnata

    in

    dalle antiche pareti della porta, e

    m. 4,67 coperta tuttora

    (')

    una

    Per errore

    in

    qaestu

    almeno

    dai massi antichi, dei

    disegno

    n<«ii

    furuno

    1:4 ascende

    di

    ambedue quali

    indicaU

    i

    lati

    per

    i

    il

    i

    per

    primi

    socondo,

    singoH

    nwsai

    della porla.

    Digitized by

    Google

    ANTICHITA DI ALATRI di

    m. 1,40

    (ora

    1'

    profondita, sta al

    di

    ultimo) di m. 0,50 piü in alto

    di 0,90 ed

    il

    ;

    il

    141

    dell'architrave,

    livello

    terzo

    il

    quarto stava nuovamente

    quinto di altri m. 0,40 piü in su. Pin dore arrivasse

    l'antica copertura,

    non puö determinarsi. La costruzione delle pa-

    reti laterali della

    porta rassomiglia in generale a quella del

    esterno

    ;

    e notevole perö che in

    interna della parte conservata

    i

    ambedue

    i

    mnro

    lati presso l'estremitä

    massi farono lasciati rozzi e s'avan-

    zano molto avanti la linea del mnro

    regolarmente

    Giä

    lavorato.

    fn accennato sopra, che qui si potrebbero riconoscere avanzi della

    prima

    fortificazione, il cui

    troppo esatto

    il

    andamento non contradirebbe

    terali, e difficilmente si

    spiegherebbe'come snl lato

    tutto simile a quei posteriori (cf. gli avanzi del

    ;

    ma

    sembra

    combaciamento nell'interno delle commessure

    muro

    antico.

    fig.

    d.

    la-

    un masso del

    8) sia venuto a stare sotto

    Nulladimeno

    quella supposizione

    mi

    sembra la piü verosimile.

    La lita

    N,

    0 presenta

    fig.

    ora,

    la

    veduta dell'ingresso della piü piocola sa-

    che vi e la comoda rampa, appena praticata, la

    taglio longitudinale.

    La

    fig.

    10

    il

    porta e alta m. 2,12, larga 1,26, l'archi-

    trave lungo 3,35, alto 0,87, grosso 1,15; sulla sua facciata erano

    Fig. 9.

    gcolpiti in alto rilievo

    tre

    falli

    aflFrontati

    talmente, uno verticalmente. Qui pure serva la sporgenza dei cardini.

    fra loro,

    come

    due orizzon-

    nella porta

    S

    si

    os-

    contro la quäle batteva la porta e gli incavi

    La maggiore

    Cacilita di difendere

    una porta tanto

    pic-

    Digitized by

    Google

    ANTICHITÄ DI ALATRl

    142 cola e la circostanza

    che

    scala, la quäle

    tre

    in

    cio corrisponda

    soglia si trova

    stanno

    2 m.

    capi

    di

    al

    livello del

    connessione £ra loro.

    in

    evidentemente

    Nell'interno evvi ed eravi colo piano orizzontale di

    Cho

    sna

    la

    muro, probabilmente

    del

    piede

    fin

    dall'origine

    im pic-

    lunghezza; quindi comincia la

    supera

    l'ascensione di circa l:l,lo.

    csattamente allo

    antico (la scala pare

    stato

    tutta moderna), lo dimostrano le gradazioni dell'antica copertüra,

    qui tutta conservata e formata da grandi travi di pietra, la cui varia e croscente altezza evidentemente ha determinato la disposizione della

    scala moderna.

    I

    massi delle pareti della scala soltanto presso

    gresso somigliano del tutto a quelli del

    sono piü piocoli e disposti in generale orizzontalmente

    :

    l'in-

    piü in su

    lato esterno;

    conseguenza

    naturale del problema, proposto dalle circostanze, di salire ugnaltnente e fortemente in uno spazio ristretto

    Che

    la

    grande rampa del lato

    N

    (•)•

    non possa essere contempo-

    ranea a questi due accessi, fu giä accennato sopra od e general-

    mente

    riconosciuto.

    (')

    l'altro

    La Dionigi

    Per

    lo

    piü non

    si

    crede

    nemmeno

    antica; o

    indica a sin. dae piccoli vani, uno all'estremita inferiore,

    a quella superiore della scala

    ;

    ora ambedue sono

    tnurati e ne dallo

    indicazioui della Dionigi, ne da quelle di personc che dicono di e&servi ancora, enlrate,

    puo

    rilevarei alcun

    ch6 di preciso.

    Digitized by

    Google

    143

    ANTICH1TÄ DI ALATRI ciö sara vero quanto alla sua forma attuale:

    essa ora e sorretta

    parte da muri del tutto moderni, parte da pietre provenienti dal

    muro

    della rocca e rozzamente

    ammassate

    tempi reeenti. Perö

    in

    dalla fine del 2° secolo a. Cr. dev'essem stata una salita nel

    ftn

    medesima

    medesimo luogo,

    nella

    denza

    porticus qua in arcem eilur di Betilieno, di cui

    perche

    ;

    il

    direzione e con la stessa pen-

    piü avanti avremo a parlare, e parallelo al muro

    della rocca, al

    quäle e addossata la rampa, ed ha la medesima pendenza di essa (1

    :

    10) ed inoltre non puö esser messo in relazione con alcuno dei

    due

    Esso dunque presuppone l'esistenza di una

    altri ingressi.

    lita corrispondente fin

    da tempi

    sa-

    esattamente all'odierna, sia che questa vi fosse

    anteriori, sia, cid che pare piü probabile,

    contemporaneamente alla costruzione del onorario di Betilieno (C. I. L.

    X

    porfcico

    5807) prima

    ;

    che fosse fatta

    giacche

    di tutti

    titolo

    il

    gli altri

    suoi meriti dice che egli fece semitas in oppido omnes.

    II.

    tempio

    II

    il

    cui scavo fu

    Alatri, e situato poco piü. di fra le

    il

    centro

    della

    un chilometro a

    N

    nostra

    attivita

    in

    di porta S. Pietro,

    duo strade, l'antica e la nuova, che cooducono a Guarcino,

    sopra un piano inclinato, sorretto da un

    basso

    muro

    sopra la Talle nella quäle Bassel ed altri vogliooo

    campum

    ubei ludunt

    volta a questa

    Talle,

    (').

    Bassel credeva la fronte del tempio

    mentre in Terita ad

    caicare,

    mentre

    il

    i

    sacrifizi,

    il

    ri-

    essa e rivolto un lato

    lungo, e la fronte guarda la citta. Avanti al centro

    eTTi una piccola fossa per

    poligonale,

    riconoscere

    della fronte

    cinta di muratura in pietra

    fondo e composto di scheggo di peperino.

    A

    d.

    del tempio Ti sono gli avanzi, traversati dalla fossa d'esplorazione del Bassel, d'una casa di

    due camere con focolare in ognuna

    anch'essa appartenesse al santuario, non puö .

    improbabile

    ;

    decidersi,

    ma

    ;

    se

    non e

    vi si trovarono terrecotte architettoniche o votive pro-

    venienti dal tempio.

    &

    stato

    un santuario piccolo

    cole dimensioni corrisponde

    (»)

    il

    e di poca iraportanza, e alle pic-

    poco valore del materiale, la negligenza

    Cf. lo schiaxo del Bassel, CentralblaU der

    Daurerwoltunj, 1880

    p.

    197.

    Digitized by

    Google

    144

    ANTICHITA DI AI.ATRI

    del lavoro nei dettagli e la pessima fondazione, tre circostanze le quali f

    stante la qnasi completa distruzione, che lasciö in piedi pochissimo

    Fig. 11.

    di quanto

    s'ergeva sopra

    ricostruzione.

    Le

    il

    suolo aDtico, rendono assai

    difficile la

    parti superstiti sono indicate sulla pianta

    fig.

    11.

    Digitized by

    Google

    ANTICHITA

    ALATRI

    Dl

    145

    a S con una differenza di 13° 48' verso B, era diviso in pronao e cella, di profondita, a quanto pare, approsII tempio, orientato

    siraativamente uguale, almeno se abbiamo a ragione

    an avanzo del mnro

    posteriore in

    riconosciuto

    una pietra che sporge un poco

    so-

    pavimento presso l'estremita della parte conservata del mnro N, a m. 14,40 dallo spigolo della soglia; altrimenti pra

    livello del

    il

    non rimane traccia

    di quest' ultimo

    mente puö .del

    Ne molto

    alcuna.

    piü esatta-

    stabilirsi la larghezza del tempio, essendo

    muro S

    della

    troppo

    cella

    meschini

    partenza della misurazione, mentre

    per

    farne

    gli avanzi il

    punto di

    pronao non aveva fondamenta

    il

    airinfuori dei due angoli che porta?ano le colonne, e queste fon-

    damenta

    parziali erano di natura tale che dopo la distruzione dif-

    potevano restare al loro posto originario. L'attuale di-

    ficilraente

    stanza dei due angoli del pronao e di m. 7,975.

    L'unico interesse che offra la pianta, consiste nella forma del pronao.

    profondo m. 6,79

    fl

    continuate le pareti della

    Ad

    pressoche quadrata.

    Nel pronao

    angoli.

    ;

    meta dei

    fino alla

    cella,

    lati

    lunghi son

    che finiscono in ante di pianta

    esse corrispondono le colonne poste sugli

    poi, sull'asse longitudinale, e discosta dalla fronte

    d'un terzo incirca della profondita del pronao stesso, sta una base che difficilmente d. evvi

    puö aver sorretto altro che un

    un canale

    che in ambedue di sorta.

    La

    altare.

    Pra questo e l'anta

    di destinazione incerta, profondo 0,18, largo 0,12,

    le estremita finisce nel

    pavimento senza continuazione

    disposizione, affatto differente dalle piante di templi

    greci, corrisponde esattamente ai precetti vitruviani sul nico, trasferendo cioe le sue parole, celle,

    a quello ad una

    dice

    Spatium quod

    :

    tempio tosca-

    che riguardano templi a tre

    cella. II passo

    molto commentato (IV

    erit ante cellas in

    pronao,

    ita

    7,

    2)

    columnis de-

    signelur ut angulares contra anlas parietum extremorum e regione, conlocentur, duae mediae e regione parielum qui inter antas et

    median aedem

    fuerint,

    distribuantur,

    ita

    columnas priores per medium isdem

    et

    inter

    regionibus

    anlas

    alterae

    et

    dispo-

    nantur. Ayanti alle ante del muro della cella debbono collocarsi le colonne angolari

    fronte

    ha due

    ;

    che

    e evidente

    soli sostegni,

    non

    si

    in

    un

    tempietto, che nella

    poteva sui lati lunghi del pronao

    aggiungerne un terzo, una colonna cioe

    frapposta fra l'anta e la

    colonna angolare.

    Deila

    cotstruzione,

    staute

    il

    triste

    stato

    della

    conserrazione,

    146

    ANTICHITA DI ALATRI

    poco

    puö

    si

    trabeazione

    dire, (*).

    II

    fuorche delle terrecotte servite per

    U

    rivestire

    tempio, le cui fondamenta son composte di pietre

    calcaree non lavorate, stava immediatamente sul livello del suolo,

    dal quäle le pareti

    s'

    mento ha

    1'

    mentre

    innalzavano senza zoccolo,

    mento del pronao era preceduto da an

    basso

    gradiuo.

    2

    pavi-

    pavi-

    ed e formato

    istessa altezza nel pronao e nella cella

    di piccoli frantami triturati di pietra calcare

    il

    II

    L'edifizio stesso

    ( ).

    consisteTa di muratura in pietra calcaro rivestita di stucco, sull'anta era scanalato

    colo

    3

    Siccome

    ( ).

    il

    e

    formato a guisa

    inferiormente

    gradino del pronao non era

    uno

    che

    il

    quäle zoc-.

    di

    stretto

    orlo di pietre intorno al pavimento, cos\ le basi delle colonne

    potevano stare su di esso,

    ma

    dovevano esser collocate

    tamente sulle pietre del fondamento fig.

    Conformemente a

    12).

    (v.

    il

    del

    prospetto

    un

    ciö esse consistono in

    non

    immedialato

    E

    alto cilindro,

    Fig. 12.

    immesso per due

    terzi nel pavimento, sul quäle superiormente

    il

    toro della base, nel senso piü stretto della parola, e scolpito nella

    pietra stessa. in certo

    modo

    La

    parte del cilindro che sporge dal suolo corrisponde

    ai plinti tondi di

    Vitruvio (IV

    3),

    7,

    mentre del

    resto le misure di queste basi non possono mettersi d'accordo coi precetti vitruviani intorno al tempio « il

    plinto

    diametro del toro 1,095, la sua

    (>)

    toscanico.

    e di 1,118, la sua elevazione sopra

    »

    II il

    diametro

    del

    pavimento 0,09,

    altezza 0,155

    (cf.

    il

    profilo

    Speriamo di pubblicare nel prossimo fascicolo una importante mesig. conte Cozza buIIc terrecotte sudette.

    moria del (*)

    II

    limite del pavimento conaervato e indicato snlla pianta con linea

    punteggiata. (')

    perche

    Lo

    le

    stucco conservato sui dirersi lati deve rimontare a diverse epoche,

    scanalatnre del lato interno discendono fino ad nn livello al quäle,

    e ancora piü

    sopra,

    dorrebbe aspettarsi,

    in

    analogia

    del

    lato

    esterno,

    lo

    «occolo,

    Digitized by

    Google

    fig.

    ANTICHITA DI ALATRI

    147

    13). II diametro inferiore della colonna

    eradim. 0,76; man-

    cando ogni traccia d'un perno, e siccorae per

    la larghezza dell'in-

    tercolunnio la trabeazione doveva necessariamente essere di legno, cos! si sarebbe disposti le

    colonne

    ad ammettere che fossero di legno anche

    (')•

    Fig. 13a.

    Fig. 13.

    in

    Lo modo

    zoccolo dell'altare e profilato ed

    simile

    sottoposto.

    E

    come

    immesso nel pavimento

    le basi delle colonne,

    singolare che esso,

    come

    il

    ma

    alla facciata, consista di peperino, mentre del

    perata per

    il

    senza fondamento

    fondo della fossa avanti resto

    non

    tempio che pietra calcare, meno in una

    fu

    ado-

    parte

    evi-

    dentemente restaurata, ove sono frammischiati anche alcuni mattoni.

    (»)

    Sarebbe interessante so

    si

    potesse portarc

    a certezza la conghiet-

    tura, che la pielra profilata raffigurata qtii appressu nella la

    metä

    dello spaccato,

    quäle adoperata una volta come pietra di molino ora giace rotta nel cortile,

    d'una casa vicina al tempio, fosse un capitello del tempio stesso.

    grandezia e lavoro, per dizio,

    ben

    quanto

    vi si adatterebbero.

    la

    cattiva conservaziöne

    Materiale,

    permetta un

    giu-

    148

    ANTICHITA DI ALATRI

    III.

    BETILIENVS L F VAARVS HAEC QVAE INFER A SCRIPTA SONT DE SENATV SENTENTIA FACIENDA COIRAVIT SEMIT AS INOPPIDOOMNISPORTICVMQVA IN ARCEM EITVR CAMPVM VBEI LVDVNT HOROLOGIVM MACELVm L































    BASILICAM CALECANDAM SEEDES / ACVM BALINEARIVM LACVM AD p ORTAM- AQVAMINOPIDVMADOV •







    ARDVOMPEDESCCCX^FORNICESQ_ FECIT FISTVLAS SOLEDAS FECIT •





    OBHASCERESCENSOREMFECERE

    BIS

    SENATVS FILIO STIPENDIA MERETA ESE IOVSIT POPVLVSQVE STATVAM •











    DONAV1TCENSORINO L'iscrizione e dell'epoca dei Gracchi

    all'

    incirca; fra

    lavori

    i

    enumerativi, fatti per ordine di Betilieao, lacquedotto ad alta pressione e senza alcun dubbio

    zione di esso soltanto

    aggiungere

    voli,

    il

    qualche

    si offri

    mente

    il

    lacus

    (•),

    del

    Di Tucci

    appunto adesso Toccasione di

    ad portam,

    nell'esplora-

    favore-

    circostanze

    in

    nuovo risultato a quanto fu stabilito

    dalle ricerche del P. Secchi

    Invece

    Ma

    piü interessante.

    un tecnico potrebbe,

    2

    ( )

    e del Bassel

    esaminare

    descritto giä dal P.

    Secchi

    3

    ( ).

    accurata(p.

    27).

    Doyendosi cioe fare una strada da porta S. Pietro a porta S. Francesco fa tagliato

    il

    bacino, e le parti cosl tornate alla luce insieme

    con quelle visibili da lungo tempo ed

    (>)

    Intorno ad alcuni avanzi di opcre idraulichc antiche rinvennii Deila

    citta di Alatri. (*) 3 (

    1881

    )

    p.

    alcune altre esplorate con

    Not.

    d.

    Roma

    Centralblatt

    201

    1865.

    ecavi 1879 p. 269. d.

    tav. d'a-g.

    Bawericaltung

    0;

    cf.

    Not.

    d. sc.

    1881

    1882

    p.

    121,

    134; Ann.

    d.

    Inst.

    p. 417.

    Digitized by

    Go<

    ANTICHITA

    blica

    14

    fig.

    una pianta

    esatta che si pub-

    (').

    Fig.

    La

    HU

    ALATRI

    DI

    piccoli tasti permisero di rilevarne



    costruzione di Betilieno

    non permettono

    di dubitarne

    tro, la qualita del

    u.

    la

    e che cou essa

    posizione

    abbiamo da

    presso

    porta

    materiale, le monete repubblicane 2 ( ),

    — era un bacino

    fare,

    Pie-

    S.

    trovate nei

    m. 42,25, in uno strato di cemento grosso 0,10, che poggia sopra uno strato compatto di piccole pietre; sotto questo evvi ancora un altro strato simile raa meno compatto. II muro che lo circonda e grosso m. 2; lavori per la strada

    largo 15,57;

    il

    il

    scoperto, luago

    suo fondo e grosso circa 0,70 e

    suo nucleo e composto di pietre messe

    terno (quello esterno non

    in calcina; il

    trovammo conservato

    ri?estito di raattoni triangolari, che

    consiste

    da parte

    loro

    in-

    lato

    in alcun

    punto) e

    erano

    coperti

    d'uDO strato di stucco.

    Piü tardi sembrö necessario coprire fu diviso, per

    mezzo

    di

    due

    file

    il

    bacino.

    A

    tale

    scopo

    di pilastri lunghi 3,70, larghi 0,90,

    in tre navate, e su queste furono condotte delle volte, il cui na-

    scimento sta all'altezza di m. 1,30; una

    parte

    d'una

    volta

    data illesa sul fondo, dalla corda di 2,20 e dalValtezza di

    (>)

    tinta piü

    Le

    parti visibüi

    scura,

    qnando

    fn

    rilevata

    la pianta

    sono

    ca-

    0,16

    indicate

    con ncro la costruzione originaria, con grafBatura

    con

    le

    ag-

    prora,

    con

    giunte posteriori. (*)

    iscr.

    q.

    No

    ridi tre, fra cui

    una

    di

    ramc:

    A

    testa di Giano,

    R

    Tixr.

    Digitized by

    Google

    ANTICHITA DI ALATBI

    150

    permette di presentare

    il

    taglio

    fig.

    ma

    muro

    si

    piü

    di

    grosso-

    da quelli

    che

    lano, e rivestito anch'esso di mattoni triangolari,

    del

    consistono

    15. I pilastri

    im nucleo simile a quello del muro circondante,

    uno strato di

    distinguono per una tinta piü scura;

    Fig. 15.

    stucco grosso 0,04 cuopre all'

    il tutto.

    Non hanno

    X 0,089);

    il

    son privi di bolli, tanto quelli del e impossibile perciö di

    ma

    muro quanto

    quelli dei pilastri,

    precisare l'epoca di questi

    ultimi.

    nuclei dei

    i

    La

    pila-

    senza rivestimento di mattoni e sempiicemeote coperta di

    mezzo

    stucco. In

    racotta, di lavoro

    in

    manieradanon Pnr troppo i mattoni

    medesimo materiale come

    volta e composta del stri,

    .

    rivestimento di mattoni in

    lasciare alcun dubbio sulla loro posteriorita.

    ed

    (0,44X0.43

    ove sui lati stretti del bacino sono addossati al maro che

    ne toccano

    lo oinge,

    fondamenta

    altre

    infuori d'un semplice strato di mattoni quadrangolari

    ai

    rottami della volta fu trovato un tubo di ter-

    buono e fermo, con incastro

    straordinariamente

    una estremitä e

    parte piü stretta

    la corrispondente

    delle dimensioni seguenti: lungheaxa totale 0,34;

    nell'altra,

    diametro 0,14-

    0,155; gros8ezza delle pareti 0,04; diametro delHncastro al margine

    (si restringe

    internamente) 0,125;

    profonditä del

    medesimo

    0,05; lnnghezza della parte piü stretta all'altra estremitä 0,045.

    Lo

    scopo oui serviva pur troppo

    circostanze del ritrovamento.

    parete rivolta alla citta, cosl di

    non risulta con precisione dalle

    Siccome perö stava vicinissimo alla e

    probabile che abbia

    uno di quei condotti che portavano nella

    fatto parte

    citta l'acqua raccolta

    nel bacino.

    Come cosl lo e

    il il

    lacus

    ad portam sta in relazione con l'acquedotto, qua in arcem eitur con la sistomazione

    porticus

    delle strade (vd. sopra p. 143). Dei suoi avanzi

    scomparsa per

    i

    recenti lavori stradali

    ;

    una gran parte e

    e demolendosi recentemente

    Digitized by

    Go

    151

    ANTICHITA DI ALATRI

    una casa ne fu trovata un'altra parte, che sembra essere l'estremita occideutale. Perö dai tenui avanzi poco all'infuori della piantasi

    puö rüevare

    (fig.

    Era un passaggio

    16).

    largo

    4,12,

    che

    con

    Fig. 16.

    l'ascensione di 1,10 [saliva lungo

    il

    lato

    N

    della rocca. Devere-

    stare indeciso, se gli avanzi tuttora esistenti di ordinaria

    tino alla costruzione originaria

    ;

    m. 0,90 dal muro della

    rocca,

    il

    fondo,

    di

    in pietra calcare.

    una

    distanza

    di

    circa

    quäle dunque non avrebbe formato

    egli stesso la parete di fondo del portico,

    muratura

    muro

    la loro facciata nella continuazione

    Don conservata del portico rimarrebbe ad

    di

    del

    muratura in pietra calcare, con varie nicchie, rimon-

    ma

    sarebbe stato rivestito

    Con piena certezza invece puö

    ascri-

    versi alla costruzione di Betilieno la soglia dello stilobate, alta 0,33, coi posti affondati per

    sciare indeciso se

    un ordine

    quadrati.

    La

    s'accorda

    un masso d un le

    i

    quali dobbiamo la-

    distanza delle assi era di circa m. 2,52

    (')• Con cid come materiale

    fregio di triglifi, adoperato

    nella casa ora demolita, che

    mezzo con

    di sostegni,

    fossero pilastri quadrati ovvero colonne su plinti

    comprende due metope e un

    relative gocciole

    :

    egli e grosso

    m. 0,50,

    risponde esattamente alla larghezza dei posti per

    i

    (')

    i

    relativi triglifi corrispondono

    Lc singole distanzc non possono misurarei con

    dirieione della

    summa

    di otto distanie risulta

    una media

    che cor-

    sostegni, e la di-

    stanza fra un centro di triglifo all'altro e di m. 0,63, di

    quattro metope con

    triglifo e

    cid

    alla

    modo che distanza

    CBattczza; di 2,5275.

    per

    la

    152

    ANTICHITÄ

    ALATRI

    DI

    due sostegni. Purtroppo

    fra le assi di

    la forte decomposizione

    permette di prendere misure tanto esatte da poter Consta tare con certezza negli aogoli una differenza dall'angolo retto corrispoDdente alla

    pendenza di 1:10. Nel lato posteriore del masso alto 0,565

    (VI

    ffl

    UJ

    j

    u

    :

    i

    :

    Ti

    i

    1

    1

    Li.

    i

    i

    i

    mW

    Fig. 17.

    sono incayati al

    raargine superiore

    due

    poco cubici, profondi circa 0,16, con

    buchi per travi,

    una distanza

    0,6125, cid che. tenendo conto del laroro trascurato,

    0

    il

    ra.

    0,68.

    portico fosse continuato da .alcuni gra-

    dini; appie della soglia dello stilobate scorre

    un

    stegno piega vcrso d. Fra

    penultimo

    so-

    settimo e l'ottavo sostegno esso e in-

    il

    un canale che

    com-

    canaletto

    posto di massi di raria grandezza, che accanto al

    terrotto per

    di

    deve consi-

    derarai corae corrispondente alla distanza dei triglifi di

    Paro che yerso

    press'a

    fra le assi

    si

    dirauia

    lateralmente

    e

    nel quäle,

    corae sembrano dimostrare alcuni incavi fatti in questo punto nello stilobate,

    furono condotte le acque piovane cadute dal tetto. Quanto

    ad una soglia coi posti di due

    pilastri,

    che sta a qualche distanza

    dallo stilobate e forma con esso angolo retto, pare piii che dubbioso

    che ossa stia al posto suo, perche in tutt'altro dello stilobate

    spiegare in

    si

    sovrappone

    modo probabile

    ai

    modo che

    la

    soglia

    massi del canaletto, ed e impossibile

    la sua presenza in questo punto.

    H. Winnefeld.

    Digitized by

    Google

    ZU DEN ATTISCHEN KLEINMEISTERN. (Taf. VIT).

    Bei einer Durchmusterung des römischen Apparates

    des Ar-

    chaeologischen Institutes fand ich eine Durchzeichnung der bisher unedirten grossen Schale des Glaukytes, welche Klein als

    MS.

    S.

    78

    nach England gelangt bezeichnet und die ich 1885 im British

    Museum

    sec. vas.

    room. case 57 sah (gegenwärtig, wie Mr. Cecil

    Smith mir gütigst

    mitteilt, n.

    B

    364). Sie

    ist vielfach restaurirt,

    doch sind die Ergänzungen ohne gründliche Reinigung nicht anzugeben. Diese Zeichnung der 1846 in Vulci

    hat wohl der mangelhaften Beschreibung

    und der verbesserten

    in

    im

    (')

    gefundenen Schale

    Bullettino 1847 S.

    Brunns Künstlergeschichte

    S.

    691

    124 zu

    Grunde gelegen eine neue zu geben (Tf. VII) bin ich durch das freundliche Entgegenkommen des Herrn Murray, dem dafür der schuldige Dank ausgesprochen werde, im Stande. Der Figuren:

    reichthum erheischt eine kurze Beschreibung.

    A)

    Von

    1.

    stürmt ein Viergespann vorwärts,

    barhäuptig mit Haarschopf den Stab hält.

    dessen

    Daneben

    Lenker

    verfolgt

    ein

    Panhoplit mit Schild und Speer einen gleichbewaffneten, umblickend

    nach

    r.

    Fliehenden. Unter

    dem

    Viergespann, das Gesicht zu Boden

    gekehrt, liegt ein Gefallener, neben

    dem

    zwei Vollbewaffnete mit

    gezückten Lanzen gegen einen aufs Knie Gesunkenen wordringen,

    den ein zurückgewendeter Flüchtiger mit dem Schilde deckt. Dahinter schwingt ein behelmter, nackter Bärtiger

    mit schuppigem Behelmten,

    mit

    rothem Schild, der vorgebeugt gegen einen auf dem Rücken

    lie-

    Schilde den Speer gegen

    genden Panhopliten

    steht.

    einen gewappneten (?)

    Hinter

    Krieger auf einem Viergespann,

    gegen einen Speerwerfer in

    (')

    Tgl.

    C. /. 0.

    dem

    Angreifer

    eilt

    dessen Handpferd

    Schuppenpanzer.

    nach

    r.

    ein

    gestürzt

    ist,

    Vor dem Gespann

    8144 mit der Litteratar daselbst. 11

    Digitized by

    Google

    ZU DEN ATTISCHEN KLEINMEISTERN

    154

    und Schild

    steht ein langgelockter mit Speer, Panzer, Beinschienen

    neben

    bewehrter, sonst nackter Lanzner, Schild gegen einen zappelnd

    Arm

    am Boden

    dem

    Liegenden vordringt, dessen

    noch im Schild steckt, ohne dass er sich desselben

    Zum

    dienen vermag. herbei, hinter

    dem

    mit

    Nackter

    ein

    Schutze stürmt

    zu be-

    Lanze

    Panhoplit mit

    ein

    einem

    ein Viergespann ansprengt, gezügelt von

    langgewandeten bärtigen Lenker mit Schild. Diesseits des Gespannes Bärtigen,

    gleichbewaffneten

    verfolgt ein bärtiger Panhoplit einen

    der umblickend, mit geschwungener Lanze entweicht.

    Rechts schliesst ein Fliehender in gleichem Schema das Bild ab. r.

    Unter den Henkeln steht

    1.

    AUAVKVTESEPOIESEH B) Links schreitot

    nach

    ein bärtiger Krieger

    neben einem Bärtigen

    r.

    HIPOKPITOS KAUISTO*(') (*).

    mit

    Pilos,

    mit Schild und Speer

    Knieen gefaltetem, herabhängendem Gewand,

    dem Oberkörper

    erscheint,

    während

    dessen

    der rechte

    Vor ihnen sprengt ein bärtiger Lanzner mit und Schurz, mit einem Handpferd. Vor ihm stürzt

    dem

    kopfüber zu Boden. Ihn deckt mit

    dem

    ein Viergespann folgt,

    1.

    Arm

    Mantel

    Pilos,

    ein Panhoplit

    Schilde ein Gleichbewaff-

    dessen

    langgewan-

    unbärtiger,

    dem Kücken, mit beiden Händen

    dcter Lenker, den Schild auf

    vor

    nach der Hüfte

    greift.

    neter,

    den

    über

    gesticktem,

    die

    Zügel führt. Jenseits des Gespannes verfolgt ein Panhoplit lanzen-

    schwingend einen im Fliehen umblickenden, speertragenden Gleichbewaffneten.

    Es folgen zwei Gewappnete, die Speere gezückt über

    einem auf den Rücken Gefallenen gegen einen Panbopliten mit Lanze gestellt. Dahinter stürmt auf einem Viergespann ein bärtiger, langgewandeter Lenker mit Pilos und Schild nach rechts. Daneben licht ein

    Panhoplit mit Schuppenschild und sinkt,

    und Lanze gegen einen Vor den Pferden stürmt ein

    Panhoplit mit Schuppenschild

    Entsprechenden im Schuppenpanzer.

    Lanze nach rechts

    ;

    vor ihm

    den Schild vorhaltend, mit geschwungenem Speer ein Flie-

    hender ins Knie, (»)

    dem von

    Zu Hippokritos

    als

    r.

    zwei

    Panbopliten

    Lieblingsnamen

    vgl.

    zu

    Hilfe

    eilen.

    Jahn, Arch. Aufs. 139; Wcl-

    cker Rhein. Mas. VI, 1848, 395; Roulei, Acad. d. sciences Je Bruxellet Tf. IX, 1; arch. IV, 4 leider stehen mir beide Publicationen nicht zur Verfü-

    UM.

    gung

    ;

    ;

    nach C I. G. 7827 b Zu Glaukyles vgl. The clossicnl Review, Jane

    citirt

    (')

    AkropolUmuBcum

    .

    1888

    p.

    188

    im

    AUAVKUEESKAUOS.

    Digitized by

    Google

    Zü DEN ATTISCHEN KLEINME1STERN

    155

    Hinter ihnen sprengt ein barhäuptiger, speertragender Knappe mit

    Ein

    Handpferd. schliesst

    r.

    nach

    Ein figurenreiches, vielbewegtes Schlachtenbild dar,

    PanhopUt

    speerwerfender

    gewendeter,

    1.

    das Bild ab.

    keineswegs

    »

    wenig übersichtlich

    verständlich, vielmehr jeder Figur ihr Recht so wohl, wie in der sorglich

    den übrigen

    stellt sich

    oder im Detail

    »

    wahrend, inhaltlich

    abgewogenen Composition

    figurengeschmückten Schalen

    grossen

    uns

    kaum mehr (')

    den bei-

    entsprechend,

    welche wir dem Glaukytes zuschreiben dürfen.

    Zweifellos

    der Maler der aus der

    hervorgegangenen

    münchener Schale (1799)

    ('),

    (*),

    Töpferei

    des

    Vulci

    wie der aus

    die durch den Stil,

    Archikles

    ist

    er

    stammenden Berliner

    den mit der unseren übereinstim-

    menden Lieblingsnamen und den lediglich unserem Maler eigentümlichen Superlativ der Schönheitspreisung ihm zugewiesen wird, wenn auch die Stelle unter dem Henkel, welche die Trägerin der Signatur zu sein pflegt, weggebrochen ist

    Der Darstellungskreis

    (*).

    Aussenbilder der in der

    ist für die

    sf.

    Malerei beliebten Heldensage entnommen. Die mythologisch interessante Eberjagd

    erinnert an

    mit

    die Dodwellvase,

    Schwierigkeit der Namensbeischriften

    teuer mit seinem Chor an die Francoisvaso

    ;

    der

    sie

    die

    Minotaurosaben-

    das

    theilt,

    zur

    Gigantomachie

    giebt Meyer Gigantomachie S. 282 die Parallelen an. Ebenso ist

    der Heldenkampf,

    besonders unter

    Anwendung

    des

    Streitwagens

    uns aus früher Kunstübung vertraut. Auch der Typus der Hasen-

    jagd

    5 ( ),

    der sich in

    den unteren Schalenabschnitt gerettet hat,

    weist an dieser untergeordneten Stelle zurück auf eine lange Kunst-

    übung, in welcher

    er,

    wie Löschcke

    6 (

    )

    darthut,

    den Ehrenplatz

    behauptet hatte.

    («)

    Welche schon Brunn betonte, K.-G. a. n. 0. München 333. Gerhard A. V. 235, 36. M. d.

    (')

    Gerhard A. V. 61, 62.

    (»)

    /.

    IV, 59.

    Eine ganz ähnlich dtcorirte, allerdings flachere Schale befindet sich Rom sie hat Einfassung und Behandlung des Inneuund der langen schmalen Streifen der Ausscnseite mit den Glaukytesschalen gemein. Eine directe Verknüpfung lässt sie nicht zu. Vgl. auch («)

    bei Herrn Castellani in

    ;

    bildes

    München

    1035.

    (*)

    Vgl. Arch. Zeit. 1881, Tf. V.

    {*)

    Arch. Zeit. 1881, S.275; vgl. Arch. Zeit. 1869,

    S. 34,

    2; 1883, X,

    2.

    ZU DEN ATTISCHEN KLEINMEISTERN

    156

    Wahl

    Die

    der Stoffe, Jagd und Feldschlacht, erklärt hinrei-

    chend die Lebhaftigkeit der Darstellungen. Denn gegen den Vorwurf, Glaukytes habe nur durch carrikirte Lebhaftigkeit wirken wollen

    verwahrt« ihn der Gegensatz in

    ('),

    Man kann

    sich keine

    Minotaurosscene.

    der

    mhigere Darstellung denken,

    als diese, welche

    den bewegten Typus zweier Figuren, und diesen selbst

    in die Mitte

    mässig bewegt, setzt und daran

    Schemata

    fast identische

    welche ihre Teilnahme an der Handlung nur durch

    anreiht,

    Arm-

    einen

    gestus andeuten.

    Die Anregung zur Bevorzugung bewegter Scenen gab unserem Meister die Lust

    am

    Mannigfaltigkeit

    offenbart,

    neuer Schemata,

    Erfinden

    die

    Verwendimg

    neben

    die

    sich

    in der

    altgeprägter

    Typen, bei Darstellung der Gefallenen auf der Londoner Schale strebt wird

    und die

    er-

    gutbeobachteten Zeichnung des ge-

    der

    in

    stürzten Pferdes, bes. seiner Hinterbeine hervortritt.

    In der Composition herrscht die symmetrische der archaischen Kunst, welche wenigstens

    in

    den

    Gebundenheit Hauptfiguren,

    gleichsam in den rhythmischen Incisionen beide Seiten sich

    ent-

    sprechen lässt. Bei der Londoner Schale zeigen dies die Seiten in

    und

    sich

    in ihrer

    Gesammtheit R. und

    1.

    schliesst

    auf der einen

    Seite ein Reiter mit Handpferd nach innen sprengend, je

    ein Viergespann,

    Dem die

    die

    Kampfgruppe

    entspricht die Gegenseite

    Kampfscene

    in der Mitte,

    wendete Viergespann ist aufgelöst

    ;

    um, wie

    die

    :

    r.

    u.

    1.

    ist

    in

    der Mitte angeordnet.

    Wagen

    als äusserer Abschluss,

    rechts

    davon das nach aussen ge-

    nur der ihm entsprechende schwere Takttheil die aufgelöste

    Länge den klappernden Takt,

    so das langweilige Einerlei zu verhindern.

    Dasselbe Princip

    zwei Viergespanne die

    formell

    zeigt

    Berlin

    Haupthandlung

    isolirte

    1097,

    wo jedesmal

    einsohliessen, inhalt-

    Münchener Schale, wo jedesmal der Kampf mit einem

    lich die

    Ungeheuer, hier kalydonischer Eber, dort Minotauros den Mittel-

    punkt

    bildet.

    Unterstützt

    wird

    Compositionsmethode

    diese

    archaischer Kunst gewöhnliche Erscheinung,

    wegtheit

    Enden

    (»)

    der

    Darstellung,

    erlischt

    die

    dass

    durch

    die

    trotz aller

    Teilnahme der Figuren an

    in

    Beden

    und dann durch eine etwas mehr teilnehmende

    Klein, Eaphronios S. 32.

    Digitized by

    Google

    ZU DEN ATTISCHEN KLEtNllElSTERN Einzelfignr wieder die

    aufgenommen

    Knappen mit Handpferden,

    wird. So traten

    actionslos selbst

    157

    im Londoner Bild

    wo

    sie angegriffen

    werden, an die Stelle, welche ihnen ein langer Gebrauch typisch

    zugewiesen hatte der

    ähnliches

    ;

    zeigen die Typenwiederholungen

    im Chor des Minotaurosbildes.

    Eberjagd und

    Gründe hierfür habe ich an anderer

    Stelle darzulegen gesucht

    Eine besondere Begünstigung brachte des Bildstreifens, welche

    bei

    Die inneren (')•

    unseren Fällen die Länge

    in

    das Typenmaterial des Malers sehr in

    Anspruch nahm, so dass er nicht eine ausreichende Menge feiner Varianten an sich ähnlicher Stellungen aufzubieten vermochte. Zur Befriedigung dieses Bedürfnisses des langen, niedren Streifens die-

    nen die

    vier

    um

    diese consequent 5

    l

    2

    Henkel gruppirten Sphingen

    die

    +S

    statt

    Dass er

    ( ).

    5<|>IAtS schreibt wird sich daraus

    erklären, dass Glaukytes zu der

    immer mehr wachsenden Reihe 3

    Gebrauch der persönlich welcher in der

    rf.

    redenden

    Inschrift

    Malerei verschwindet

    zur chronologischen

    Einordnung.

    Er

    mit

    fju*'

    Der

    oder

    /tf,

    Handhabe ihn mit Exekias und bietet eine

    teilt

    Nikosthenes ebenso wie seine Vorliebe für figurenreiche, Darstellungen

    der

    ( ).

    uns bekannten, in Attika arbeitenden, Nichtattiker gehört

    epische

    3 ( ).

    Die grosse Schale mit figurenreicher Decoration der Aussenseite verdankt,

    Schmuck

    ist ( 6 ),

    ihren

    Auf welchem Wege

    dieser

    wie schon mehrfach erinnert worden

    orientalischen Metallvorbildern.

    Einfiuss vermittelt wurde, scheint uns die Decorationsmethode des

    Innenbildes zu verrathen.

    Freilich entbehren diese Schalen meist

    eines solchen, allein das der

    Es

    ist dort

    Raum

    Berliner ist charakteristisch genug.

    kein Versuch gemacht, das

    geschaffenes Figurenschema

    eine Basislinie

    ein

    zu

    Rund durch füllen,

    ein für diesen

    vielmehr

    Segment abgeschnitten worden,

    selbständige Fläche durch die Hasenjagd ornamentirt ein Viergespann en face, zu dessen Seiten je

    (*)

    Troischer Sagenkreis S. 187, 10; 188, 11 u. sonst

    Ebenso zeigt die

    Schale Neapel 2614

    den

    durch

    ist,

    als

    während

    eine kleine nackte,

    (')

    rf.

    ist

    welches

    bewegten Typus der

    Mitte von unbeteiligten Figuren umgeben, abgeschlossen mit Sphingen. 0»)

    («)

    5 (

    )

    («)

    Arndt, Studien zur Vasenkunde, S. 123. Klein, MS. S. 13. Auch kehrt das eingelegte Weiss an der Munchener Schale

    wieder.

    Klein, Euphronios S. 31.

    Digitized by

    Go

    ZÜ DEN ATTISCHEN KLEIN MEISTERN

    158

    männliche Figur

    tritt,

    Rund nur

    die obere Hälfte einnimmt, das

    mühsam

    durch die Figurenverkleinerungen

    überwindend.

    Dies Verfahren, schon in der rhodischen Kunst gebräuchlich ist

    stehend in der kyrenischen Schalenmalerei

    2

    ( ).

    Auch

    tritt

    Nun

    dort gerade die Hasenjagd in den unteren Kreisabschnitt

    Gefässklasse

    für diese

    macht worden

    M.

    d. I.

    3

    ( ).

    Silberteller des

    Mus. Kircheriano,

    X. 31 welcher ganz dieselbe Ornamentirungsart

    stätigt dies.

    ist

    wahrscheinlich ge-

    orientalischer Einflus?

    Der phönikische

    ,

    ( ),

    schon

    zeigt, be-

    Die schwarzfiguren Malerei nimmt dies Verfahren auf

    ich erinnere nur an Gas. arch. 1887 pl. 14, 1, Brit. Mus. 412 B (*) und den aus Konstantinopel ptammenden Teller im Wiener Industrie5

    museum

    (

    ).

    Dass es sich längere Zeit

    gemalter Teller in Bologna

    6

    ( ).

    erhielt, beweist ein flüchtig

    Freilich hätte die compositionclle

    Schwierigkeit zur selbständigen Erfindung führen können,

    mittels

    Anwendung der Sehne eine Basis zu gewinnen. So stellt eine rf. Schale im Museo Civico zu Verona eine Liebesverfolgung auf eine breite Basisborte, aber sie lässt

    den Abschnitt

    leer.

    Die schöne

    Ergotimos-Aristophanesschale trägt im unteren Abschnitt nur die Signatur. Spätere Schalen erfüllen ihn, wie

    &L

    ctr. II,

    V

    und VII,

    mit Terrainandeutung. Eine genaue Controle unserer Vermutung scheint somit notwendig.

    Wenden wir uns daher der Vasenform und deren Schöpfer dem Genossen des Glaukvtes. Dass die Herstellung

    Archikles zu,

    der Gefässe sein Hauptverdienst war, geht nicht nur aus der Doppelsignatur der Münchener Schale aus, dass Berlin

    Namen

    333

    hervor, sondern auch dar-

    1761 und die Candelorischen Fragmente nur den

    des Archikles, die nolaner Schale des Britischen

    Museums

    nur ein Innenbild, die Castellanische ausser der Inschrift nur zwei (') z.

    B. Salzmann 53 (wiederholt im letzten Heft des Rhein. Mus. mit

    verbesserter Erklärung, Kekute) 49. 55. 54. («) z.

    B. A. Z. 1881, S. 227, Tf. XII, XIII;

    Overbeck H. G. XXXI, 4;

    Urlichs Beitr. X. C) Puchstein, Arch. Zeit. 1881 S. 227. (*) Oberhalb der bärtige, leierspielende Apollon zwischen zwei Satyrn.

    Unten Dionysos mit Trinkhorn zwischen zwei Satyrn gelagert. 5 Unten zwei Fi( ) Oben Herakles mit dem Stier, im Feld Rebzweige. ßche gegenständig. (•)

    will,

    Oben zweimal

    die

    Gruppe eines Mannes, der ein Thier anbinden

    unten vier Figuren.

    Digitized by

    Google

    ZÜ DEN ATTISCHEN KLEINMEISTERN kleine Thierbilder tr>.

    159

    hohem

    Stets liefert er tiefe Schalen auf

    Fuss. Ihre Eigentümlichkeit liegt

    der Dreiteiligkeit, welche

    in

    Henkel und den Schalenrand von einander abhebt. Dies entspricht aber wieder aufs genaueste der Methode der kyrenischen Schalen. die Schalenrundung, einen niedren Seitenstreifen, an den die

    ansetzen,

    Eine Art Prototyp hierzu glaube

    ich

    in

    einem

    Geffiss

    der

    Sammlung der Evang. Schule in Smyrna zu erkennen. Dieses trägt auf dem Fuss ein ganz flaches Schalenrund, an welches senkrecht ein hoher Rand geradlinig ansetzt. Derselbe ist durch eine horizontale Linie gotheilt; beide Streifen sind getrennt mit abwechselnd verticalen Streifen

    und geometrischen Figuren ornamentirt. An den Dies Gefäss stammt aber

    unteren Streifen setzen die Henkel an.

    aus Kypros, darf also auf ahnliche Einflüsse, wie die kyrenischen zurückgeführt werden, nämlich auf phönikische oder doch

    durch

    Phöniker vermittelte. In Kypros würde aber der Ausfall des Nanicht auffallen. Selbstverständlich ist es unstatthaft,

    sals in

    bei den zahlreichen Berührungen, welche vor Alters die

    sche Gultur mit der

    Stammlandes

    hatte,

    hellenischen

    und

    phöniki-

    innerhalb und ausserhalb

    des

    bei der Verbreitung, welche die erwähnte

    Decorationsmethode nachweislich in Athen gefunden

    hat,

    Vermu-

    tungen über die Herkunft unserer Meister aufzustellen, wohl aber

    glaubo ich für die ihres

    Stils aus

    den dargelegten Beobachtungen

    Schlüsse ziehen zu dürfen.

    Bei Ueberwindung der compositionellen Schwierigkeiten, welche dre tektonische Gliederung des Schalenrandes unserer Gefäss-

    gruppe

    bietet, schliessen sich

    Archikles und Glaukytes

    noch

    eng

    an die Decorationsprincipien ihrer Vorbilder an. Diese bezeichnen

    durch das Verticalornament ()

    gende Fläche

    die

    zwischen

    als die sog. todte, d. h. als

    schmückung geeignete.

    die

    den Henkeln

    lie-

    zu bildlicher Aus-

    Glaukytes fühlt sich dadurch an die aus-

    Amphora erinnert, daher sind seine stofflichen Vorlagen meist dem Repertoire der grossen Amphoren mit langem Streifen entlehnt, da der, im Verhältniss zur Höhe sehr gesparte Bildfläche der

    lange, Streifen bei der Theilung des Schalenrundes eine Einschrän-

    kung durch Augen nicht von der kyrenischen

    (')

    duldete. Archikles andrerseits

    Schale

    A. Z. 1881, X, 2

    ;

    die

    von

    Urlichs Beiträge

    den Henkeln

    X

    a. s.

    übernimmt

    ausgehenden

    w.

    Digitized by

    Go

    ZO DEN ATTISCHES KLEIN MEISTERN

    160

    Palmetten, und setzt an Stelle des Verticaloroaments einfach Buchstaben und erhält so das denkbar günstigste Spruchband.

    damit

    Selten verbindet er

    Der

    dessen

    Reiter,

    z.

    (').

    findet zahlreiche Analo-

    Schuppenornament des Randes Übergreift, gien

    Innenbild

    anspruchloses

    ein

    Boss mit Vorderbeinen und Schweif in das

    B. Urlichs, Beiträge VII. Sollte der Aussenseite ausser der

    Inschrift bildlicher

    Schmuck

    verliehen werden, so wird der obere

    Randstreifen mit einer Thierfigur versehen. Es

    ist

    möglich, dass das

    vom

    Thierbild durch die grossen, figürlichen Darstellungen streif aus dorthin verdrängt

    schalen

    II/III

    zu

    zeigen

    worden

    scheint,

    ist,

    wie

    z.

    Mittel*

    B. Gerhard Trink-

    das gleichsam

    des

    Glaukytes

    Manier mit der des Archikles verbindet. So selbstverständlich diese Decorationsmethode erscheint so ist sie

    doch keineswegs allgemein gefunden worden.

    Das

    Bewusstsein,

    Schalenrand

    der

    dass

    Ganzes, nur durch eine Linie, nicht durch eine

    derung geteilt war, war wohl der Grund, dass

    ursprünglich

    ein

    tektonische Glie-

    man

    die

    Figuren

    durch beide Streifen hindurch zog. Dies zeigt Polytechnion 3060

    an einer figurenreichen Gruppe

    2 ( );

    eine Schale sorgfältigen

    sf.

    Stils

    von gleicher Form im Museo Gregoriano bei einer Einzelfigur, die

    umblickend nach rechts

    geflügelt,

    eilt.

    Dieselbe Erscheinung bietet

    Polytechnion 2009 in der laufenden Meduse der Aussenseite, wäh-

    rend die des Mittelbildes

    den Uebergang vom blossen Medusen-

    haupt zur ganzen Figur, zeigt Auch die Aussenseite

    bietet

    den

    Uebergang, indem der obere Streifen die Sonderdecoration von zwei Fischen zeigt. Durch einen Kunstgriff sucht die Londoner Schale Blacas VI

    den missglückten Versuch der einen

    mit

    streifen

    verfcical

    zu verbessern, dafs fen unterbringt,

    Seite, beide

    Rand-

    durchgehenden Figuren zu schmücken, dadurch sie die

    Figuren liegend auf dem oberen Strei-

    während Kline und Esstisch den unteren einnehmen.

    Diese Beispiele mögen genügen darzuthun, wie wenig

    man

    allge-

    mein die Bedürfnisse des zu decorirenden Gefässes verstand. Xenokles,

    der sich in der stilgerechten bildlichen Decoration des Ober-

    streifens

    chikles (»)

    und Anwendung des Spruchbandes im unteren mit Ar3 zeigt im Innenbild die gleiche Unfähigkeit wie ( ),

    trifft

    Brit.

    Mus. Blacas XVI,

    1,

    2 au« Nola.

    Polytechnion 3906. 3716.

    (*)

    vgl.

    (»)

    Trinkschalen

    I,

    6,

    Blacag XIX.

    Digitized by

    Google

    ZU DEN ATTISCHEN KLEINMEISTERN

    Rund zu

    Glaukytes, das

    und Veranstaltung

    161

    füllen, das ihn zur Figurenverkleinerung

    und ihn

    treibt (')

    die Basislinie beibehalten

    lässt.

    Zur Beurtheilung der Darstellungsweise des Archikles können die Thierfiguren einer 0,11 hohen Schale Augusto Castellanis

    (*),

    deren Durchmesser 0,156 betragt, dienen, welche den oberen Rand-

    schmücken, wahrend der untere zwischen Palmetten die

    streif

    AKLEtiPHESN

    gnatur

    die wiederholte Elision des

    A KUES P r IE*N

    u.

    E



    :

    in der

    Verbalendung

    besonders heimisch

    ist

    in

    an der

    auffällt.

    dem geometrischen

    Darstelluug weidenden Hochwilds, schon bekannt,

    trägt,

    der rhodischen

    Malerei

    kehrt bei den sog. protokorinthischen Gefässen wieder

    hebt

    Die Thierfigur unserer Vasenklasse

    sich

    Si-

    Die Stil

    und

    3 (

    ).

    deutlich

    ab

    durch die zierliche, fast übertriebene Schlankheit der Extremitäten, die Eleganz der Stellungen, die an Erzeugnisse eines eigenartigen,

    manierirten, auf spielende lassen könnten

    4

    (

    ),

    ja,

    Niedlichkeit gerichteten

    unserem

    an den in

    Stil

    Stils

    denken

    gehaltenen Thier-

    figuren des Exekias fällt ein bestimmter Gegensatz zu seinen son-

    kräftigen

    stigen

    jedoch

    einer

    Figuren

    ganz

    auf

    5 (

    ).

    naturgemässen

    Dass

    diese

    Entwicklung

    Behandlungsweise entspringt,

    dass

    solche scheinbare Stilinconsequenzen keineswegs aus der Liebhaberei

    des einzelnen Malers abzuleiten sind, sondern sich nach ganz be-

    stimmten, handwerklichen Gesetzen vollziehen, unserem Stilgefühl, (')

    Overbeck, Hcroengallcric IX,

    (*)

    Klein M. S. 76, 3 aus Caere.

    3 (

    )

    («)

    i.

    2.

    B. Syracus Inv. 2409.

    vgl.

    (») vgl.

    Neapel 2500

    ;

    Athen, Polytechn. 704.

    Wiener Yorlegebl. 1888,

    G.

    Digitized by

    Google

    Zü DEN ATTISCHEN KLEIN MEISTERN

    1C2

    das wir von der Arbeitsweise gewisser Epochen zu haben vermeinen,

    zum

    mag

    Trotz,

    Entwickelung

    Betrachtung der

    historische

    die

    eines solchen Thierschemas zeigen.

    Die Amphora im Polytechnion 3749 zeigt die eigentümliche Erfindung eines Hirsches mit hohem Gabelgeweih,

    Auf

    der 4en

    dem Hinterhuf an der Schnauze

    zurückbiegend, sich mit

    grosser Malfläche steht er

    kräftiger, breiter

    in

    Ausfahrung.

    Dieses Schema wird auf das Schalenrund übertragen,

    VorderfQsse aus

    Raummangel verkrüppeln. Noch

    von alter Breite, wie Brit. Mus.

    VI zeigt. Die Schema bleibt in

    sec.

    Kopf reibt.

    ist die

    wobei die

    Zeichnung

    vase-room case 20

    (1885)

    Blacas

    Schale wird kleiner, mit ihr die Thierfigur,

    das

    allen Einzelnheiten gleich, aber eben deshalb

    werden diese zierlicher und feiner

    vgl. Blacas,

    XVI,

    4.

    Die

    letzte

    Phase der Entwickelung giebt die noch kleinere Schale Louvre 3251,

    wo

    Dünne gelangt

    die Extremitäten, zur äussersten

    sind.

    Welcher Contrast hier zwischen Zierlichkeit der Ausführung und Ungeschick der Composition fäss erzwingt in der

    passten

    :

    Schema

    das

    erbt

    aber das Ge-

    Stil.

    Für

    gleichfalls technisch, nicht stilistisch bedingt,

    welche

    eine zweite Erscheinung,

    Gregoriano

    IX mit

    durch

    die

    einem Bauchbild, dessen Figuren die welche

    man

    einer späten, Altes imitirenden

    als

    Wir können

    dem Hals

    Reh

    ('),

    welche ein

    neben

    zerreissen,

    übertrieben schlanken Pro-

    Eigenthümlichkeit

    stilistische

    Kunstübung anzusehen geneigt

    hat schon Brunn Probleme

    wiesen, dass mit

    halte ich

    Amphora Museo

    Gruppe von zwei Panthern

    ganz im Stile unserer Schalen gehaltenes

    portionen zeigen,

    sf.

    der soeben besprochenen Stilgattung verbunden

    wird. Dort erscheint die

    Nun

    fort,

    Zeichnuog einen seinen Verhältnissen ange-

    S.

    ist.

    125 mit Recht darauf hingeFiguren wachsen.

    der Grabvasen die

    dies jetzt für alle Prothesisvasen aussprechen, welche

    nach Art der Marmoramphoren und Lekythen mit langgezogenem

    Hals und Henkel, monumental wirken Polytechnion 6

    u.

    84

    ;

    streng

    rf.

    sollen.

    Polytechn.

    später Polytechn. 1316; ganz spät Polyt. diese

    Dies zeigt gut Cß3, Berlin

    3022

    u. 24.

    sf.

    2372;

    Somit

    ist

    Beobachtung auf die ganze Vasenmalerei zu verallgemeinern,

    (')

    Zahmes Hochwild von

    stilisirten

    Raubthieren zerrissen gibt

    z.

    B. ein

    etwa 0,30 D. haltende Schale des Louvre, ferner Polytechnion 965.

    Digitized by

    Google

    ZO DBN ATTISCHEN ICLEINMEISTERN

    dem Gegensatz

    ja schon in Stil die

    am

    bestätigt,

    163

    welchen im geometrischen

    schlanken Hals gestreckten Vögel zu den gedrungenen

    des Fusses bilden ().

    Wo

    diese

    Dehnung

    bis zur vollen Unmöglichkeit stattfindet,

    wie an den immer wachsenden Untersätzen

    man ohne

    wird

    z.

    B. Polyteehnion 1386

    äusseren Anlass

    weiteres einen

    als

    massgebend

    zugestehn. Anders bei unsern Gefässen, die sich meist durch sehr

    Und

    sorgsame Ausführung auszeichnen.

    gang

    feszustellen.

    doch

    ist hier

    Meist sind es Amphoren, deren

    derselbe Vor-

    einzelne Teile

    Ausdehnung gewonnen haben z. B. Würzburg 306, 338 ( 2 ), München 156, 610, vorzugsweise Amphoren ohne markirten Hals* absatz, wie München 74, 79, 316, 696, ferner ins Schlanke differenzirte, sog. Peliken, wofür die Sammlung in Florenz zwei, die eine grosse

    zu Bologna ein Beispiel giebt, bei denen gleichfalls die Figuren auf den Hals übergreifen. figuren weder durch ihre

    Wir

    dürfen, uns also bei unseren Thier-

    Verbindung mit den

    Figuren noch durch ihre Zierlichkeit abhalten

    sog. langgezogenen

    lassen, sie

    an das

    Ende der archaischen, schwarzfigurigen Malerei zu stellen, vielmehr ihre Abweichung vom Ueblichen als handwerklich bedingt erkeunen.

    Dies bestätigt die Verbindung, in welche Thierfiguren

    unseres Stils mit denen des Exekias treten. Dass dieser auch der

    Decorations weise nach mit Archikles eng verbunden Polytechn. 3757.

    ist zeigt z.

    B.

    Seine kunstgeschichtliche Stellung habe ich an

    anderer Stelle darzulegen gesucht

    Eine noch genauere Datierung des Archikles kann uns seine

    nahe Verwandtschaft mit Tleson verschaffen.

    Um

    kunstgeschichtlich

    diesen selbst

    genauer

    bestimmen zu

    können, möchte ich ein Gefäss heranziehen, welches schon Heyde-

    mann

    in

    seinem Neapler Vasenkatalog N. 2627 ihm

    Klein im

    Anm. mir

    Euphronios

    dies ablehnte.

    zuteilte, während 104 und den Meistersignaturen S. 75 Da, wie Herr Prof. Klein so freundlich war S.

    brieflich mitzutheilen, lediglich die 'Sinnlosigkeit»

    staben seine

    Ansicht

    bestimmt

    hat, so

    glaube

    ich

    der Buch-

    das Gefäss,

    von dessen Zeichnung mir freundlichst gestattet wurde eine Durchzeichnung zu nehmen,

    (i) z.

    erneuter

    B. Stackelberg, Graber IX,

    (•) vgl.

    Prüfung unterbreiten zu dürfen.

    1.

    bca. Urlichs Beitr. Tf. V.

    Digitized by

    Go

    ZU DEN ATTISCHEN KLEINMEISJBRN

    164

    In der That

    TU ES ON heit zn

    wie

    lesen.

    ist die

    Inschrift

    EPOIE$EN,

    nicht

    ohne Mängel,

    Von dem üblichen

    HONEAPXO

    beiden ersten Buchstaben gemeint, bez. leicht

    Das in

    N

    des Anfangs

    Ordnung,

    Wenn

    wir

    die

    des

    Mitte

    Patronyms des

    doch

    ist

    wie ich glaube, mit voller Sicher-

    und das

    Namens

    könnten

    verschrieben

    O

    der

    die sein.

    Endnng

    ist

    verstümmelt.

    freilich sehr

    aber sehen, dass auf Schale 2532 derselben

    Samm-

    NEAPAPXO

    lung neben der correcten Signatur der Gegenseite

    und auf der 0,165 hohen, 0,195 im Durchmesser haltenden Schale des Mus. Greg. "P'AjNHONEAP geschrieben ist ('), so werden wir

    um

    so

    weniger

    ein

    ähnliches Versehen

    bung unserer Signatur abweisen, ähnliche Bildung des

    P im Verbum

    naue Kenntniss der Schreibweise

    (•)

    vgl.

    (*) vgl.

    als

    z.

    in

    der Schrei-

    B. die bei Tleson häufige T

    wiederkehrt

    — läge

    2

    ( ).

    Eine so ge-

    spätere Aufschrift vor

    München V. Tf. IH, 7. u. a. Sammlung Bourguignon D. 0,22

    ;

    A. Hahn, B. Henne.



    ZD DEN ATTISCHEN KLEINMEISTERN

    dem

    hätte sich nicht mit

    Fehler im Patronyra

    Namen

    des Tleson mit einem

    Bilde

    rf.

    auch

    ;

    Niemand gewagt,

    hätte zur Zeit des Bekanntwerdens dieser Schale

    den

    105

    verbunden

    des

    Stils

    unserer

    Schale zu verbinden.

    Der

    Stil verweist

    tischen Kreis,

    ansicht zu

    dem

    geläufig

    uns mit Bestimmtheit in den sog. Epikte-

    laufende, sind,

    unbekleidete Jünglinge in

    als

    dass

    der Anführung

    es

    Rückenvon

    Bei-

    spielen bedürfte.

    Somit wird ein neues Band geknüpft, welches uns erlaubt, Tleson,

    und somit auch seinen Bruder, mit den Führern der

    figurigen Schalenmalerei zu verknüpfen, ihn

    coordiniren

    (').

    Archikles steht ihnen stilistisch sehr nahe sich die Schale mit Spruchband, ein Liebe8gruss, oder ein guter

    selbst *

    eine

    roth-

    etwa Nikosthenes zu

    sinnlose

    sei

    es

    ;

    an

    ihn

    knüpft

    Künstlerinschrift, sei es

    Wunsch zum Trunk, schliesslich welche den Schmuck des

    Buchstabenreihe,

    Gcfässes ausmacht. Glaukytes, dessen Compositionsweise auf etwas frühere Kunst-

    übung ebenso wie seine redenden Inschriften hinzuweisen

    scheint,

    wird sein älterer Genosse gewesen sein.

    Arthur Schneider.

    (»)

    Bolte, de mon.

    ad Odysseam

    pert. p.

    57 setzt Nikoothenes noch nacfc

    den Peraerkriegen an.

    Digitized by

    Google

    BJEtONZI DI

    EPIDAUUO

    Roma

    Sul principio dell'anno scoreo ebbi occasione di vedere in

    alcuni bronzi di proprietä privata, interessant! non soltanto per lo stile,

    ma

    specialmente perche

    dell'antico Epidauro.

    Mi

    si

    dissero scavati in Grecia, nel suolo

    me-

    fu permesso dal possessore, per gentile

    diazione del ch. Heibig, di farne prendere fotografie riprodotte qui

    appresso in zinco. Ora l'anno parte della collezione del conte Michele

    Tyskiewicz a Parigi

    ;

    due di

    essi furono mostrati dall' Heibig all'Acca-

    demia dei Lincei nelle sedute del 22 gennaio poche parole

    le quali

    19 febbraio 1888 con

    e

    non rendono supertlua una nuova discussione.

    La piü

    arcaica (')

    mo-

    delle tre figurine stra

    un

    lico

    che greco.

    tipo piü ita11 la-

    voro assai grossolano

    rammenta pi

    i

    noti grup-

    delle eiste

    stine

    e

    le

    prene-

    Statuette

    poste in eima di candelabri

    etruschi.

    fuor di dubbio del resto,

    che anche la no-

    stra tigurina apparte-

    neva a qualche arnese,perciocche ha posto i

    piedi sullo due estre-

    mitä d'un bastone forcato.

    Anche

    di ribaditi,

    i

    i

    bi-

    chio-

    cui avanzi

    sono rimasti nelle mani distese,

    sembrano

    accennare che la figu-

    (')

    Altezza 0,115.

    Digitized by

    Google

    BRONZI DI EPIDAURO

    167

    ra fo8se attaccata con la concavita che si osserva nella parte inferiore del lato

    dinanzi alla pancia di un bacile

    al

    margine

    stesso.

    mani reggevasi

    bastone suddetto poi accenna ad un tripode

    II

    Mus. Greg.

    di bronzo corae p. e.

    con la

    rotondo:

    parte superiore sovrastava all'orlo, mentre con le

    La

    I tav. 56.

    figura e muliebre

    suo abito consiste in una tunica lunga, che perö non cuopre

    il

    piedi, ed

    una giubba a maniche corte seoza cintura.

    mezzo sono quasi interamento coperti da una specie

    spartiti nel

    note principalmente

    mostrato,

    che

    da tutti

    portate

    Anche

    libero.

    Neanche

    del tutto corrispondente.

    che di greco

    ;

    ma

    1'

    popoli

    i

    Heibig

    me

    ha

    di-

    sue analogie

    le

    ne sia noto un esempio

    volto

    il

    sono

    ci

    (')

    mediterraneo

    del

    giubba trova

    la

    raonumenti etruschi, benche non

    i

    Tali cuffie

    ripiegato.

    pizzo

    dal costiune etrusco;

    erano

    come segno d'uorao fra

    un

    che finisce in

    di cufßa

    i

    capelli

    I

    dolla figura

    gli occhi grandi e spalancati, la

    ha alcun

    forma barbarica del

    naso, la bocca senza grazia con le labbra grosse e Tolgari, tutto cid

    e estraneo ai tipi greci anche del periodo arcaico.

    vero

    bronzo viene da Epidauro

    il

    2

    Dunque,

    se dav-

    abbiamo un nuovo prodotto

    ( ),

    di arte italica proveniente dal suolo greco e che richiama alla

    moria

    Dodona

    p. e. il satiro di

    La seconda

    4

    statuetta

    benche anche essa lavorata in uno

    ),

    (

    primo sguardo la fabbrica pelopon-

    stile assai trascurato, rivela al

    nesiaca.

    Un

    guerriero ignudo procede a grande passo

    nistra protesa tenera

    uno scudo ora mancante

    brandita dalla d. con parte

    me-

    3 ( ).

    delle

    ;

    la raano si-

    ;

    manca pure l'arma

    credo che fosse un' asta,

    dita:

    perche una spada o una clava richiederebbe un'altra posizione del cubito e della

    mano

    molto caratteri8tica

    ;

    5 ( ). i

    La forma

    capelli

    corti

    barba che consiste tutta di piccoli

    (*)

    (*)

    kiewicz

    ;

    3 .

    quadrata

    1880, p. 527

    Cosl disse

    ma

    il

    88.

    ricciolini,

    Homer. Fpos*

    p.

    221

    mercante Ateniese dal quäle

    nessuno s'illnde sul valore di

    20

    segue talmente le

    lo

    Gaz. archiol. 1877,

    («)

    Altezza 0,17. Cf. Atti dei Lincei 1888, p. 59.

    ;

    d. bayer.

    Akad.

    ss.

    comprfc

    H

    contc Tya-

    siraili asserzioni.

    ( )

    pl.

    della testa e

    sono cinti da una benda, la

    Über den PiUus der alten Italiker. Sitsungsber.

    Wmenxch.

    d.

    quasi

    trattato

    dal Brunn, Certosa, p. 5 aeg.

    5 ( ) Certamente la mossa h similo a quclla notissima di Ercole (cf. Roscher Lexxcon p. 2141), ma tutto il tipo del viao e della figura non meno che la lancia da noi supposta proibiacono di ravvisarrelo.

    Digitized by

    Google

    168

    BRONZI DI EPIDAURO

    forme del mento parisce afFatto.

    destinata

    delle guance, che al primo sguardo non

    e

    La

    tigura

    sta

    sur una

    lastra

    ad esser incastrata in im'altra lastra

    sia

    di

    piü regolare, sia di qualche arnese.

    A

    tondo fra

    prima che s'incidesse

    perche se

    le

    i

    piedi del guerriero; fatto

    lettere

    non l'avesse

    i

    e


    del

    impedito

    il

    nome

    com-

    di forma irregolare

    tale scopo

    una base

    ha servito un buco l'iscrizionc

    proprio sarebbero piü avvicinate

    buco giä

    esistente.

    Le

    lettere incise

    Digitized by

    Google

    RROXZI

    EPIDAURO

    1)1

    169

    a colpi leggieri d un istrumento agazzo mostrano forme raolto antiche.

    La c

    e

    composta

    di tre linee

    e espresso nella scrittura

    ß ha

    la

    ;

    vi e

    ;

    gli aiigoli acuti

    anche

    il

    ;

    lo spirito aspro

    nome

    vau. II dialetto del

    proprio 'y/igforag (') e dorico, ed e quello di un corsaro lacedemonio

    2

    ( )

    ;

    il

    dnnque potrebbe eredersi opera d un

    nostro bronzo

    lacedemonio. Che non e di Epidauro.

    :

    l'hanno soltaoto le iscrizioni

    recente; tutte le altre hanuo

    P

    con

    fl

    artista le aste

    forma cstranea, a quanto pare, allalfa-

    verticali di uguale lunghezza,

    beto argolico

    dimostra la

    lo

    ,

    d'

    un tempo molto piü

    anche quella del cuoco Callistrato

    3 (

    ),

    piü antica di tutte, sebbene piü recente del nostro bronzo. D'altra

    la

    parte,

    siccome gli antichissimi

    spirito aspro fra

    dae yocali invece

    dal dialetto

    non

    E

    «roif

    iscrizione argolica) si

    ben conserTata

    parenza d'essersi formati dopo

    La

    testa mostra

    d'Olimpia, p.

    in ispecial

    il

    in

    qualche

    i

    ;

    numerosi buchi hanno

    po' mollicello

    l'ap-

    getto, per rottura di qualche bolla.

    Apolline

    l'acconciatura dei capelli e la stessa,

    tamento un

    (comc

    forma delle lettere e

    modo somiglia

    ai cosidetti

    es.

    (

    tipo quasi quadrato generalmente

    il

    ma

    ossia

    f,7o>'i *

    perciö dalla

    puö dedurre altro che la provenienza dorica.

    superficie e piuttosto

    ponnesiaco;

    monumenti laconici ( ) hanno lo dell' a regolare o del vau degli

    cosi^lovremmo aspettare

    altri dialetti,

    La

    4

    non solamente

    Oladeo:

    e

    ma

    chiamato pelo-

    alle teste dei frontoni

    rassomiglia anche

    del viso. Perö

    chiaro

    e

    dev'essere molto piü antico di quei frontoni

    :

    le

    che

    il

    il

    trat-

    bronzo

    forme schematiche

    del petto e del ventre, a parer mio, non trovano analogia che fra i

    vasi a figure rosse dello stile severo, al quäle paragone non con-

    tradice

    il

    lavoro

    meno

    cattivo

    delle

    gambe

    siamo dunque assegnarlo all'epoca di quello

    meta o

    (»)

    Lo Hclbig

    legge 'YßQiaaxas;

    c.)

    (1.

    ,

    non

    e

    cum

    103 (Phalanna), (»)

    la traccia leggiera

    che egli

    Lacedaemonius mare com-

    iuventute Cepkallenum faciebat, clausumque iam

    Un

    Variante dello stesso nomc, 'Yfyiotat, e ovria in

    iscrizioni tessaliche, v. Athen. Mittk.

    p.

    ma

    che nna lesione accidentale della superficie.

    Liv. 37. 13. Infestum id [jr. Cephalleniam] lalrocinio

    Ilybristat

    meatibu» Italic U erat.

    p.

    Tale a dire alla

    alla fine del sesto secolo.

    prende per l'avanzo delFA (*)

    e delle braccia. Posstile,

    p.

    124

    n.

    1882

    p.

    67

    (iscr.

    di Larisa)

    ;

    ib.

    1883

    54 (Larisa).

    'Etpwffis «e/er»oÄ«y«iy 1885, p. 198, n. 101. Kirchhoff Alphabel*,

    161.

    () V. Böhl Imcr. antiqumimoe

    n.

    79. 80. 83. 85-88.

    12

    Digitized by

    Go

    170

    HKONZI DI BPIDAURO

    La in

    terza tigurina

    ud altro periodo

    (•),

    in dietro, col braccio sin.

    come per

    movenza

    appoggiato al lianco.

    della

    mano

    si

    II

    Non

    ci

    conduce

    destra posta

    braccio d. e alzato,

    e chiara, dal tronco

    destra, dalla quäle puro dipende

    Lo Heibig dubita,

    giudizio sull'espressione dell'intera figura.

    Satiro

    gamba

    Sta in piedi con

    espriniere l'estrema raeraviglia.

    del braccio, la il

    un Satiro ignudo e barbato,

    dell'arte.

    se

    prepari a ballare ovvero versi da im supposto vasetto

    il

    il

    liquore nella bocca d' una pantera, che sarebbe stata aggiunta sulla lia.se

    ora inancante.

    Altre probabilitä ed altre supposizioni ancora potrebbero

    L

    affinita

    Ma

    curo.

    generale col celebre Satiro di Mirone e

    il

    farsi.

    solo punto si-

    questo tipo nei tempi posteriori ha servito per espriniere giusta l'osservazion'j del Furtwaengler

    azioni assai differenti.

    che tanto l'Atteone

    del

    Mnseo Britannico

    3 (

    ),

    quanto

    2

    ( )

    la statuetta

    berlinese d'un Satiro che si difonde contro un qualsiasi nemico sono (')

    (*) a (

    )

    AltejtB 0,115. V. Atti doi Lincei 1888,

    Der Satyr

    am

    Anc. Marbl.

    U

    Pergamon

    p.

    8

    p.

    166.

    s.

    45. Friederichs-Woltcre n. 457.

    RRONZI DI KIMDADRO

    Ad

    derivati dallo stesso tipo.

    essi

    171

    possiamo aggiungero una serie

    di pitture vascolari, rappresentanti

    ritorno di Proserpina o, se-

    il

    oondo una spiegazione recente, l'origine d'una fönte raonumenti esprimono

    improwisa. Non ballano

    rizione

    rale solo

    di

    domina

    piil

    tamente

    il

    movimento natu-

    un piccolo passo

    tranquilla: facendo

    sembra piü attento che

    sia prodotta

    ed

    Satiri,

    i

    nelle loro menibra. AlVincontro la mos>sa del Satiro

    Epidauro e molto

    egli

    (*)

    Tutti questi

    spavento prodotti da un' appa-

    lo stupore e lo

    E

    attogito.

    dall'attenzione

    anche l'azione del braccio destro

    egli alza la

    mano

    indietro.

    mi pare che

    per osserrare atten-

    :

    sopra le ciglia riparando gli occhi dall'in-

    fluenza immediata della luce

    — unodxontvet.

    Quanto a

    cid che at-

    tira la sua attenzione sarebbe inutile perdersi in futili congetture.

    II

    lavoro della figura non e molto grazioso; perö possiamo assegnarla

    ancora all'epoca ellenistica.

    Evvi finalmente

    mento d'una

    fra

    i

    un fram-

    bronzi del conte Tyskiewicz,

    corazza, la parte inferiore cioe della

    metä destra

    d'

    una

    pettabotta. Sull'orlo ripiegato al disotto e incisa l'iscrizione seguente

    Ji Kqoviiavi

    vale a dire 6 dttva «»-fj^^x*

    dubbio, e stando d'

    .

    .

    .

    Era poetica senza

    dopo Mexe, questa era la Mne principio del pentametro o d un

    alTinterpunzione

    un esametro e Ji Kqovtbivi

    il

    secondo esametro:

    — u« — uv — w — oo — Ji KQOVtCOVt o

    La

    ou

    dvt&tjxe



    £
    scrittura, pri?a di carattere locale, e del principio del se-

    un voto come

    colo quinto; era

    Berlino.

    .

    p. e. l'elmo di

    Gerone

    3

    ( ).

    .

    CORRADO WERNICKB. (•)

    V. Annali dell'Ist 1884, Uv. d'agg. M. N.

    Archaeol. Maerchen (*i

    p. 25,

    il

    Neanche

    al

    p.

    179

    sa. tar.

    suono del

    flauto.

    p.

    205

    es.

    (Froehner). Robert,

    JI-V.

    come vnolc

    flauto essendo gia gettato al stiolo

    ;

    il

    Petersen, Arch. Zeit. 1880,

    poi non

    si

    balla cos\ barcollando

    indietro. 3 <

    )

    Koehl,

    1.

    c, u. 510.

    Digitized by

    Go

    MISCELLANEA EPIGRAFICA

    I.

    La lettino

    tessera gladiatoria pubblicata dal

    comunale del 1887

    p.

    uel Bul-

    nostro Gatti

    188

    MODERAT VS LVCCEI SPIIINONOCT LMINICLPLOTIO recentemente e entrata nel museo Britannico, e la

    me

    geDtilissima che studiarla di

    ne fece

    nuovo. Ricorderö

    il

    Murray mi

    sig.

    com

    brevi

    esposto ottimamente dal Gatti, non per

    comunicazione occasione

    fu

    parole

    che

    ciö

    ma

    conträdirlo,

    di

    giä

    fu

    per ag-

    giungervi un supplemento. Egli la giudica

    dell'anno 88.

    GH

    ordinari

    di

    qiiesto

    furono l'imperatore Domiziano per la quartadecima

    Minucio ßufo. Censorino Marini,

    ;

    II

    prenome di questo

    e contrastato

    541

    la pietra urbana C. VI,

    Q_Hübner);

    il

    frammento

    Lucio

    ;

    nomioando

    ed in primo luogo, e l'avanzo che fu copiato cos\ piuttosto

    appartiene all'anno

    mento Arvalico

    L

    lo :

    un

    dubbia (L

    e di lezione

    del 15 Apr. 88, disgraziatamente perduto,

    anno ed

    lo chiaina

    Arvalico C. VI, 2065,

    primo quadrimestre di questo anno probabilmente

    come pare

    yolta

    i

    ii



    C

    65

    consoli del

    nomino pure

    L v| avra dato

    m|. II secondo console, se pure questa tessera

    medesimc fram-

    indicato, viene noroinato nel

    sotto il

    15 Aprile;

    il

    prenome che

    vi

    manca per

    essere rotta la tavola, ora viene supplito dalla tessera nostra.

    Tutto questo fu esposto dal Gatti assai beoe, ed

    io

    non m'op-

    pongo. Resta per6 una difficolta abbastanza seria.

    La

    tessera poteva nominare o

    i

    consoli del primo

    quelli in esercizio; io questa epoca di transizione e

    Vuno

    gennaio o

    e l'altro

    puö

    Digitized by

    Google

    173

    MISCKLLANEA EPIGRAF1CA ammettersi con nguale probabiiita.

    Ma

    la seconda eventualis

    esclusa per la data del 5 Ottobre, essendo

    Gripo era in carica

    il

    certissimo

    che gli

    {Staatsrecht 2 S

    istessi consoli siano stati in carica al

    5 Ottobre. Ordinario di questo anno

    Dunque

    due cose l'uaa

    di

    sciuti affatto, e la tessera

    partiene, e scritta dopo

    sopprimerne

    il

    :

    o

    del 1

    i

    I.

    tratta di

    catastrofe

    si

    di

    fece in guisa

    come L. X, 7852

    successore nei fasci, quasi

    secondo

    si

    e bens\ Minicio,

    consoli

    15 Aprile ed al

    ma

    non Plotio.

    suffetti

    non appartiene all'anno 88

    la

    nome, ciö

    bronzo sardo C.

    che Plotio

    15 Aprile 88, ne potendosi ammettere, in

    qnesta epoca dei nundioi consolari quadrimestri p. 85),

    rimane

    Domiziano che se

    o,

    ;

    e

    gli

    scono-

    se vi ap-

    dovendosi sostitui

    il

    ordinario. Similraente nel celebre

    al

    consoli in carica a quel

    Gennaio, l'imperatore Galba,

    15 Marzo giorno,

    ma

    si

    appose la data ne

    ne secondo

    invece di lui

    prossimo successore imp. Othone Caesare Aug.

    Se questa spiegazione e la vera, come

    si

    il

    console

    nominö

    il

    HL

    lo credo,

    ne ricaveremo,

    che le tessere gladiatorie potevano incidersi parecchi anni dopo la

    data che portano; che alcune nominano giorni interregnali colla data del console entrante dopo l'interreguo, l'ho giä osservato altrove (Her-

    mes 21, 275)

    IL

    Un

    vasetto di terra cotta rossa, di provenieuza incerta, acqui-

    stato anni sono dal

    museo Britann ico da un

    ziante di anticaglie londinese,

    ma esposto

    certo

    Doubl eday nego-

    soltanto recentemente, porta

    sulla pancia la seguente iscrizione tracciata con

    punta acuta prima

    della cottura

    Digitized by

    Google

    MISCELLANEA EPIGRAFICA

    174

    L'autenticita della iscrizione e indabitabile. solite dell'impero, inclinanti

    Le

    ad angolo acuto perche

    lettere sono le

    l'argilla

    meglio

    vi si presta.

    L'interpretazione in gran parte 1'

    e

    chi vi omise l'A avanti

    QVIXIT

    in luogo di

    il

    QVI

    numero o

    lo

    piü

    arbitraria, tanto

    ultima riga mostra ad evidenza, che vi

    e

    corso

    cambiö

    anche in

    X

    e

    che

    errore scrisse

    VIX1T, ha probabilmente pure storpiato

    la terza riga. Tuttavia m'azzardo di proporre la lezione seguente

    D(i$) m(anibus) et

    memoriae piae d\eyi{icata)

    Sditis (?) s(upra) s(cripti)

    tim(a) ord\ituiria) l(is).

    risca ciö





    ossia scriptae)



    Ulp(i) Balbi[ti]i

    ossia victim(i$) ord(inariis)

    Q[ici] vixit[a.~]

    XXXXVIIII.

    Pare che

    conl(iberti) vie-



    rit{e)

    expia-

    lo scrittore si rife-

    ad altra urna giä collocata prossima a questa. L'expialio sarä

    che Cicerone (de

    eaesus.

    Non

    leg. 2, 22,

    57) chiama iwtta facta

    et

    porcus

    conosco monumenti simili.

    Th. Mommsen.

    Digitized by

    Google

    CESTO DE1 PÜGILI ANTICHI.

    IL

    Non sono

    rari

    inonumenti antichi

    i

    riferibili al pugilato,

    che rappresentino Ia lotta stessa, sia singoli atleti

    Ma

    combattimento.

    il

    vasi

    la maggior parte di

    modo

    un'idea abbastanza cbiara del



    sebbene

    di combattere,

    piü

    ci

    braccia col

    dimensioni troppo piccole, o di esecuzione tra-

    cesto, essendo o di

    Ne

    giovano per questi particolari

    i

    rilieri dei sar-

    cofagi, sui quali sono raffigurati dei pugili, talvolta sotto la ,

    Le

    eroti.

    per la maggior parte mancano di autenticita,

    atleti di tal genere,

    cesto di ristauro

    il

    aveva

    opere conservateci nell'originale

    le

    forma di

    statue poi che rappresentano, o si credono rappresentare

    essendo in quasi tutti le braccia con

    Fra

    danno

    ci

    non perö fanno

    conoscere un particolare interessante, l'armatura delle

    scurata.



    monumenti

    questi

    lucerne di terracotta

    specehi,

    dipinti,

    sia

    prima o dopo

    moderno

    primo

    il

    (').

    posto

    il

    celebre rilievo Lateranense (Benndorf e Schoene p. 8 n. 13), chia-

    Co8l sono interamente moderne le braccia di due statue del Louvre

    (>)

    (Clarac tay. 270 n. 2187

    Lansdowne House

    ;

    327

    tav.

    n.

    2042),

    di

    due conservate a Londra,

    (l'una Michaelis ancient marbles in Great Britain 438, 3

    446, 37

    = Clarac

    Clarac tav. 851 n. 2180 A; I'altra

    ivi

    ceppi raecolta 1,21) ed

    Presda (Augusteum

    n.

    2181)

    ;

    una

    di

    856

    190

    = Clarac

    1788

    NegToni ((Juattani mon.

    zioiie
    conte Fries a Vienna (Clarac tav. 856 n. 2182),

    ove attnalmcnte

    Matz (cf.

    gik

    nel

    Duhn

    esista. I cesti

    palazzo

    antike

    an che Clarac

    PAe dal

    c

    n.

    ;

    11.

    ant.

    I),

    passata

    sono conservati soltanto

    Gentiii, ora del

    ßildicerke in Horn

    cc.)

    tav.

    tav.

    n.

    1097).

    tav.

    Questi

    sono ritenuti cume autentici anchc

    858 >ria

    poi nella collela

    858

    180) nella

    D

    ristauri in

    ignoro

    quäle

    in parte (v. p.

    Drago (Clarac



    Cava-

    e lo crano pure quelle di ana statua in basalto nero, conservata

    alla villa

    statua

    2180

    tav.

    2187; moderni

    n.

    opere recenti.

    servisso di raodello a quasi tutti la incisione del riliev« Latcranense data

    DuChoul, De'bagni ed esercitii dei antichi (Lione 1559) p. 34 (ripetuta 260 e dal Montfancon nnt. expt. t»m. III. 2 p. 169).

    dil Fabretti col. Trai. p.

    Digitized by

    Go

    176

    CESTO DE! PUOILI ANTICHI

    IL

    mato giä

    «

    Darete ed Eotello parduti

    ora

    originali

    si

    secondo

    Oltracciö alcuni disegni

    ».

    trovano

    di Raffaele

    nell'opera

    de eolumna Traiana (Roma 1683,

    261);

    p.

    ma

    Fabretti

    queste iucisioni in

    legoo, le quali, nonostante la rozzezza dell'esecuzione, sono le piü istruttive ('),

    pare che siano sfuggite all'attenzione di quasi tutti che hanno trattato della ginnastica degli

    moderni

    gli scrittori

    antichi.

    mo-

    Ora, essendo in questi Ultimi anni venuti alla luce due

    numenti i

    che per importanza superano di gran lunga tutti

    relativi,

    non credo inutile

    finora conosciuti,

    esatti,

    offrirne agli studiosi disegni

    poiche da essi possiamo farci un' idea piü chiara degli stru-

    menti destinati a quella lotta sanguinosa, la quäle, comune cia giä fin dall'epoca eroica, e in

    piü

    terribile,

    progresso

    fece le delizie della plebaglia

    di

    in

    Gre-

    tempo resa viep-

    Romana

    tempi di

    ai

    Orazio. II

    primo dei due monumenti

    statua

    la

    e

    terme Diocleziane. Siccome

    conservata nelle

    atleta trovata

    di

    drammatico Nazionale, ed ora

    nelle fondamenta del nuoro teatro

    la

    pubblicazione di

    qnesta statua {Antike Denkmaeler I tav. 4) non e destinata a dar un* idea anche di tali particolari, cosi

    (!)

    Sono questi

    a)

    :

    ramo

    di

    gentis magnitudinis,

    in

    destra un gran

    hortis Eilensibus

    una figura

    palma: sub

    di pugile,

    Tiburtinis et signo

    Claudio

    mmeo

    destra:

    ex eodem

    benc

    Fabretti che

    il

    i

    Menelreio a

    dott.

    Winter

    gentil-

    con la sinistra alzata, nclla compositi, ut

    Quirinalibus

    marmorco Pollucis

    b) ;

    vocant, in-

    due braccia: es

    mano

    c)

    sinistra

    d) braccio destro ex eodemmet Sequano-Burgundo habitum e) mano :

    ;

    ;

    Francisco

    Soncino

    ccsti descritti o discgnati

    per epistolam VIII)

    sig.

    flore capituli

    hortis pontißcis

    con cesto: ex museo Puteano fragmentum museo, olim a

    il

    lapicida

    habitum.

    Osscrvö

    da Aldo Manuzio giuniorc

    da Girolamo Mercuriale (de arte gymnastica seinplice fantasie 1. II cap. 9) secondo comunicazioni di Pirro Ligorio, sono del famoßo impostore. Non posso indicare finora, se nei volumi Kapoletani o

    (de quaesitis

    Torine8i

    si

    c

    trovino disegni corrisiiondenti a quelle di Mercuriale:

    libro 39 del manoseritto di Napoli lio trovato

    scoperta di un

    cimetero cristiano presso

    il

    '

    invece nel

    una curiosa rclazione sopra tempio del Dio Kediculo

    ',

    la

    che

    spcro dl pubblicare altrove, ove in un sepolcro dico esscre ritrovati parecchi arncsi atletici, che pare gli abbiano dato occasione ad ideare queH'armatura.

    Dal

    resto,

    il

    Fabretti egli stcsso sbaglio, crcdcndo di vedere

    rilievo del gladiatore

    M. Antonius Esochus

    interpretando le linee 7. 8: tir(o) fir(o)

    cum Araxe

    (C.

    cum Araxe

    Cae(»aris) tt(ans)

    I.

    i

    cesti

    anche nel

    L. VI, 10194) malameiite

    caest(ario) viiss(us), invece di

    mmus.

    Digitized by

    Go

    IL

    mente

    177

    CESTO ÜE1 PUGILI ANTICHI

    e incaricato di disegnare esattamente

    si

    da ambedue

    le parti

    la niano destra col cesto.

    La

    parte principale della terribile armatura

    langi

    delle«dita. 11 materiale e certamente

    di cent.

    1

    »/,

    della

    mauo

    insieme

    i

    e

    cuoio

    in circa ed altrettanto la larghezza.

    sieine con quattro

    le

    Sono legate

    grappe doppie di metallo, due nelle

    accreseevano di

    conforme al

    loro

    di cuoio piuttosto duro; la loro

    molto

    dell'armatura,

    1'etretto

    scopo parte

    arma

    di

    di metallo.

    otfenaiva,

    editori

    davano un" idea ben sicura della

    erano

    inferiore riposa sopra

    parte seconda dell'armatura. Di siffatto guanto

    dotti

    in-

    estremitä

    specie di cuscino di stotfa piü molle, frapposto fra esse ed

    couosciuti non

    fa-

    grossezza

    due neH'intermezzo. Queste grappe, oltre a stringere

    tre cuoi,

    tre strisce,

    tre

    prime

    la

    ,

    portaudo sulla parte di fuori due o tre borchie, pure

    Le

    in

    consiste

    modo da avvolgere

    strisce poste l'una dietro l'altra, in

    :

    di

    statua di cui discorriamo

    i

    il

    una

    guanto,

    monumenti finora modo che aoche i paro

    non

    si

    siano

    Digitized by

    Google

    178

    CBSTO DEI PDOILI ANTICM

    IL

    accorti della 8ua esistenza ('). II guanto, di cuoio sottile

    rente strettamente alla pelle, copre l'avambraccio giü, lasciando perö libere le estremita delle dita

    rappresentare

    dettagli e spinto daU'artista

    i

    distioguono, sulle parti meglio

    a

    dal

    grado che

    tal

    conservate, con

    verismo nel

    il

    :

    ade-

    e

    gomito in

    si

    tntta* chiarezza

    i

    punti indicanti le cuciture del cuoio, e cid neirinterno della mano,

    che difficilmente poteva essere veduto da chi osservava la statua.

    Nella parte interna dell'avambraccio

    due punti, non

    si

    guanto pare sia fermato in

    il

    puö sapere se per mezzo di lacci o bottoni, rima-

    nendo coperti questi punti dalle correggiuole. Sulla parte esteriore del braccio

    vede un incavo stretto, luogo

    si

    c.

    3,

    segno di un difetto di

    fusione poi riparato, ed un altro simile piu sopra presso al gomito

    (»)

    Heibig

    c.

    1.

    :

    u

    quellenden Handrücken

    2 ( ).

    Die in stärkster Schwellung aus den Cesten hervor»,

    mentre invece

    dorso

    il

    della

    mano rimane

    affatto

    coperto dal guanto. (*)

    ficie

    L'osservazione del cb. Studniczka, cbe gli incavi visibili sulla super-

    del bronzo significhino frnditure della pelle per colpi di

    pugno

    ricevuti,

    h giustissima per qnanto si riferisce agli incavi esistenti snll'orccchio destro,

    e forse ancbe sotto gli occhi, solle

    guancc.

    Tali

    che distingue tntta la statua, sono caratterizzati

    incavi,

    come

    con lesioni

    mezzo, finiscono a punta, e la pelle scalfita

    essi, largbi nel

    h cos\ per gli incavi visibili sul braccio e snlla

    tagliati dalla superflcie del bronso, senza

    linee

    nna

    dritte o

    leggcrmcnte curve

    ferita cagionata

    da un

    ;

    forma

    la scaltura in

    cbe

    bronzo e incontestabile,

    sig.

    il

    ci

    insu: ferita.

    come

    non potrebbe mai assnmere

    Oltracciö, esaminando

    statua

    la

    A. Sommer, la cui perizia per

    accorgcvamo, che simili rattoppa-

    menti, nei quali perö rimangono ancora le riempitnre, parti della statua, p. es. sul Collo, sulla

    dalla

    spalla: essi sono

    margin i ripiegati, e finiscono in

    i

    colpo di cesto.

    attentamente con un distinto artista,

    della pelle

    si ripiega

    sull'orecchio sono finanche indicate le gocce di sangue stillanti

    Non

    verismo

    quel

    gamba

    si

    trovano in parecchie

    sinistra, sul

    ginocchio destro.

    Tutti sono fatti in maniera simile e ben si distingnono dai restanri moderni

    esscndo pero la superflcie del bronzo cescllata e ripulita con la pubblicazione,

    pos8o credere che

    tali incavi,

    servito per accrescere

    credette

    il

    somma cura,

    cos\ nö

    ne una riproduzione in gesso possono farceli vedere. Quindi non

    il

    ch. Heibig.

    ricmpiti con qualche materia di colore rosso, abbiano

    naturalismo neireffigiare la pelle lacerata dai colpi, come

    Ancbe per

    la formazione della

    cordarci interamente col ch. editore. Se fosse vcro, i

    bro superiore con

    bafli

    i

    bocca non potemmo ac-

    come

    sostiene cgli, che al-

    denti superiori infrantigli in una lotta precedente,

    Tatleta mancasscro

    caderebbe indietro in ben altra manjera.

    La

    nella posizione del labbro superiore e quello inferiore e incontestabile

    ragione e questa, che Tatlota spinge avanti

    il

    il

    lab-

    differenza :

    ma

    la

    mento, segno di ferocita vcra-

    mente selvaggia, e che contribuisce molto ad accrescerne Tespressione brutale.

    Digitized by

    Go

    pure

    principio

    il

    il

    guanto finisce con un

    da due cordoni piuttosto

    pelle Tillosa, stretto

    cm. 0,5

    di

    quell allaccianiento

    incirca), che stringe il

    sono due la parte

    :

    179

    CESTO DEI PÜQILI ANTICHI

    IL

    Nella parte superiore,

    inyüuppo

    sottili, il

    di

    di

    quäle copre

    correggiuole (larghi

    guanto al braccio. Le correggiuole

    esse si avvolgono due volte aH'avambraccio, eircondano

    media della mano,

    e ridiscendono al

    punto di partenza.

    Sul polso, luogo piü esposto ai colpi deU'av?ersario,

    si

    intrecciano

    con altre correggiuole, destinate a fermare le suddette striscie di cuoio e che del sig.

    si

    rannodano neirinterno della mano. I disegni esatti

    Winter per

    altro

    mi dispensano

    dal darne una descrizione

    piü dettagliata. L'altro bnfccio disegnato qui sopra appartiene alla statua marvincitore scoperta nel

    morea

    di

    rabile

    per liscrizione dell'artefice

    pugile

    1888 a

    'AtfQodiatti,;

    Sorrento,

    meuio-

    KußM\vog

    tiQyü-

    Digitized by

    Google

    ISO

    IL

    aaxo

    CESTO DEl PUGILI ANTICHI

    mano

    I disegni della

    (').

    mancante tutto l'avambraccio



    destra, l'unica rimasta

    — sono

    sinistro

    essendo

    dovuti alla cortesia

    del sig. dott. Winnefeld. L'esecuzione e buona, sebbene non arriva

    prima

    alla scrupolosa esattezza della

    mano,

    presentata« la

    vedere qui in

    si

    i

    con

    cioe

    con

    singoli particolari

    :

    inoltre

    modo come

    e rap-

    Perö ancbo

    chiarezza.

    stessa

    la

    il

    ripiegate insieme, non fa

    dita

    le

    scorgono abbastanza chiaramente le tre parti dell'armatiira

    primo luogo

    le tre strisce di cuoio

    duro,

    messe

    insieme

    con

    spranghe e riposanti sopra un cuscino molto piü spiccante di quello della statua romana. Sülle spranghe non v'e traccia di borchie

    mano

    talliche; e l'inviluppo della

    precise di un guanto

    mente

    invece che

    pare

    :

    si limiti

    m. 0,02, sovrapposte l'una

    strisco larghe incirca

    non portano rivestimento di

    le dita

    me-

    e del braccio non assume le forme

    ad una serie di all'altra.

    Certa-

    sorta, essendo le

    unghie

    indicate abbastanza chiaramente sul pollice, mentre snlle altre dita

    tempo non

    ne scorge

    piü corrose

    dal

    semplice

    puö paragonare con quello

    si

    fago del Louvre (Clarac tav.

    pubblicato dal Fabretti

    se

    200

    in

    :

    di pelle copra l'avambraccio

    n.

    anche in questa statua

    si

    sino al polso,

    Sopra,

    il

    e

    fermato

    per

    il

    il

    e il

    vi

    sia

    gomito,

    simile sistema

    di

    correggiuole.

    tre

    si

    pezzo di pelle, largo

    mentre dal-

    esteriore del braccio,

    lato

    mezzo

    Un

    braccio.

    vede adoperato sulla statua Del Drago, ove

    l'altro

    presso

    vede un inviluppo di pelle villosa, la quäle

    sembra non circondi interamente m. 0,08, copre soltanto

    sembra che un pezzo

    ultimi

    gomito

    abbastanza larghe.

    stretto con corregge

    un sarco-

    e col capitello di colonna

    221)

    questi

    dal

    L'inviluppo piü

    traccia.

    visibile p. es. in

    Per stringere

    vieppiü l'armatura dell'avambraccio e legare insieme le tre strisce, serve nella statua sorrentina pure un allacciamento di correggiuole

    piü

    sottili

    cato

    dal

    :

    ma

    sono in numero di tre (conformi al frammento pubbli-

    Fabretti p. 261 ex museo Puteano e della

    Drago), ne

    si

    statua Del

    puö, a cagione della minore esattezza del lavoro, se-

    guirne l'intreccio con la stessa chiarezza come sulla statua romana.

    Quanto

    alla cronologia dei

    monumenti

    di cui

    abbiamo

    l'atleta di bronzo del Quirinale viene ritenuto dal ch.

    (')

    Si

    vcdano intorno a questa statua

    le

    dissertazioni^del

    parlato,

    Heibig opera

    senatore Bar-

    racco, Not. degli scavi 1888 p. 289 e del prof. Sogliano, Atti dell'accadcmia di

    Napoli 1889

    p.

    35-43.

    IL

    CESTO DE1 PUGILI ANTICHI

    originale piuttosto dell'epoca ellenistica

    statua di Sorrento, secondo secolo dopo Cristo, di epoca

    ma

    il

    che

    ch. Sogliano, e

    forse imitata

    molto piü bassa sarä

    il

    dell'etä

    181

    romana

    ;

    la

    da attribuirai al primo

    da un originale

    piü antico

    rilievo del sarcofago nel Louvre,

    corae pure la scoltura del capitello conservato giä negli orti pontitici

    quirinali.

    Supponendo che quest'ultimo

    lontano dal luogo, ove

    si

    sia stato ritroTato

    non

    conservava nel seicento, con molta proba-

    bilita avrä appartenuto alla decorazione architettonica delle

    di Costantino.

    Ch. Hülskn.

    terme

    NOTE DI EPIOKAFIA

    Roma,

    (her. di

    1.

    Sepino, Sardegna)

    In uno dei primi fascicoli del Bullettino della Commissione

    1873

    archeologica comunale (Die. 1872-Febbr.

    p.

    71) e stata pub-

    blicata dal ch. Lanciani, secondo l'apografo di persona poco perita di epigrafia, la seguente

    nelle fondazioni di

    iscrizioncella, trovata

    una nuova casa spettante

    sull'angolo della via di

    8.

    il

    9 ottobre 1872

    al principe Barberini,

    Niccolö di Tolentino:

    SEX COCCEIO

    VERIANO XVR PROC PA Questa iscrizione, a primo aspetto e,

    quanto alla seconda raetä, anche di

    priva di ogni importanza significato, riceve

    una lapide rinvenuta nella lontana Africa. Esiste del villaggio di Telmin, in Tunisia,

    viaggiatori ed ultimamente dal

    una

    ivi in

    lapide, vista

    Wilmanns

    luce

    da

    una casa

    da diverei

    (Corp. Inscr. Lat. VIII,

    84) coH'iscrizione:

    SEX

    COCCEIO VIPIANO

    PROCOS PROVINCIAE AF

    PATRONO MDD E

    PP

    chiaro che qui si tratta dello stesso personaggio, e che nell'i-

    scrizione

    romana

    i

    caratteri

    suli provinciae Africae.

    PROC PA

    Quanto

    alle

    debbono spiegarei proconlettere

    XVR mi

    e agevole

    credere che in questo luogo la copia non fosse esatta o piuttosto

    Digitized by

    Google

    NOTE

    Dl

    EPIGRAFIA

    183

    non completa, e che vi fosse una abbreviazione del tale

    XV VIR SACRIS FACIVNDIS. V originale

    ritrovasse

    titolo sacerdo-

    Sarebbe da desiderare che

    dell'iscrizione passata,

    si

    quanto abbiamo potuto

    sapere, in proprieta privata, per poter verificare la lezione dell'in-

    XVR, quanto

    tera seconda riga, tanto di quelle lettere

    del proconsole Cocceio, fu Veriaiw

    ma

    del

    cognome

    l'iscrizione africana

    non

    Vtbiano.

    Nei 1884 renne

    II.

    pubblico

    edifizio

    quäle, secondo

    il

    il

    alla luce

    segaente

    a Sepino fra

    frammento

    i

    ruderi di un grande

    pubblicato

    d' iscrizione,

    nelle Notizie degli scavi di quell'anno p.

    243

    NE R VA AVG PONTI T-XIM * COS RCELLVS COS IVI

    }



    Appartiene ad un monumento posto a qualche imperatore della

    di-

    scendenza di Nerva da un console Marcello

    (v. 4),

    mente non fu diverso da L. Neratio Marcello,

    fratello del giurecon-

    il

    quäle certa-

    sulto L. Nerazio Prisco, governatore della Britannia sotto Traiauo e coosole

    due volte

    (la

    seconda volta nell'a. 129), nativo di Sepino,

    dove esiste una iscrizione posta a

    1852 pag. 20 numento era i

    di

    titoli

    della

    lui

    per

    ordine

    supremo della

    Corp. Itiscr. Lat. IX, 2456 (ved. anche Borghesi, Annali

    moglie,

    = opere

    t

    5

    p.

    359). L'imperatore, al quäle

    Germanico, Dacico ecc),

    ma

    Adriano,

    rivestito

    tribiuücia potestas per la decimaquarta volta

    dunque

    l'iscrizione alla.

    III.

    il

    mo-

    dedicato, non e Traiauo (nella seconda riga non sono

    Nelle vicinanze

    ch. Nissardi osservö nel

    ;

    allora

    appartiene

    130. di Oagliari, nel

    1878 une

    villaggio

    di Elmas,

    il

    iscrizione, della quäle pote de-

    cifrare queste parole (Notizie degli scavi

    1878 pag. 273):

    HERENNI AE

    MFHIMOIN \ MM \

    CLAVDIPROCVL

    O KARALITA NORVM

    NOTE

    184 Tre anni piü

    tardi,

    il

    DI

    EPIORAFIA

    nostro Giovanni

    luogo, sottomise l'iscrizione ad

    Schmidt, andato sul

    un nuovo esame, nel quäle

    nome di Helvidia invece di Procul., lesse procur. Nel 1886 gli scavi hanno fatto conoscere il nome completo delle persone di riconoscere nella seconda riga

    l'iscrizione sarda. inoltre

    il

    il

    ;

    riusci

    nella quarta di Tivoli ci

    ricordate nel-

    loro alto grado, cioe appartenenti a fa-

    miglia consolare. Venne a luce in questi scavi un piedistallo posto

    Heretmiae M.

    Helviäiae Aemilimae, L. Claudi Proculi Cor-

    f.

    neliani cos. (cioe luvori) (Gatti, Notizie degli scavi 1886 p. 276;

    XIV, 4230). Non dubito che, applicando all'iscrizione di Elmas nuovi studj, si riuscirä di costatare che vi furono gli stessi nomi di Herennia M. f. Elvidia Emiliana e del console L. Claudio C. I. L.

    Proculo

    (»).

    H. Dessau. (sarä continuato)

    dunquc erronco quel che dissi in una nota all'iscrizione tiburtina XIV, 4239 Tarn Herennia Helvidia Aemiliana quam L. Claudius

    (') t,

    C.

    I.

    L.

    :

    *

    Proculus Cornelianus ex hoc

    primum

    titulo innotescunt \

    Digitized by

    Google

    SITZUNGSPROTOCOLLE

    21».

    März.

    Hrn. Prof.

    dem

    auf

    läste

    Maü

    :

    Mau Kopf.

    J.

    La

    römische Porträtbüste

    eine

    :



    Hölsen

    Palatin.

    marmo

    testa di

    pusseduta dal prof. Kopf, di buonissimo

    voro e perfetta conservazione, non puo, com«

    crede

    gcntare M. Bruto, l'accisore di Cesare, mancandolc in ispecie la

    forma quadrata del cranio, che

    Trattasi pcrö di persona conosciuta utfi

    de«

    Besitz

    in

    zur Topographie der Kaiserpa-

    :

    lo

    :

    Prati di Castello (C. L. Visconti

    si

    i

    la-

    proprietario, rappre-

    il

    tratti

    rilevano

    ed

    caratteristici,

    monete.

    8ue

    dalle

    provano due repliche, l'nna trovata

    Bull.

    comm. 18S5

    355

    p. 25.

    ed

    n. 21),

    ora esposta nella sala ottagona dcl palazzo dei Conservatori (questa di lavoro inolto inferiore), l'altra trovasi nel

    cata al

    rif.

    musen Torlonia,

    la cui

    esistenza fu indi-

    dal prof. Haie.

    HÜLSEN

    :

    Nel 1883

    eh. Lajiciaui pubblicaudo alcuni disegni

    il

    inediti

    dell'architetto Gio. Ant. Dosio (Firenze, Uflizi 2039) che rappresentano

    cor-

    montc Palatino, sospetto che

    cnsi

    nicioni di finissimo lavoro. ritrovati

    sul

    stessero in relazione col sacrario Palatino di Vesta, dedicato secondu

    dari

    il

    giorno 28 Aprilo 742

    :

    e dello stesso teinpietto rotondo

    del Dosio (dei quali stile

    il rif.

    grandissima somiglianza con la decorazione della cosl detta

    tali,

    i

    disegni

    propose copie in grandezza originale) moetrano nello

    Domus Flavia

    numerose misure segnate

    e le dimensioni, che si rilevano dalle

    sono

    calen-

    credett«

    egli

    ritroyare la pianta nel noto codice Orsiniano-Vaticano 3439. Perö

    i

    :

    sull'originale,

    che queste cornici, invece di nn portico circondante an tempietto,

    poterano bene decorare una delle sale maggiori del palazzo. Con ciö sta d'aecordo quel poco che sappiamo dell'andamento degli Bcavi Palatiui del Cinquecento.

    La

    pianta inserita nel libro del Panvinio de ludis circetuibm segna

    templum Apollinti Palatini

    di

    timo abbiano servito come raodello detta Jovi» Coenatio, diventa chiaro scari del Cinquecento

    si

    il

    forma rotonda ed avente attiguo verso oc-

    cidente an « atrio * pure di forma rotonda. le

    Che

    alTicnografla

    di

    quest'ul-

    due nicchie dei ninfei attigui alla cosl

    dal

    confronto

    delle

    piante. Quindi

    gli

    sono spinti da questa sala piu verso Oriente, e pro-

    babilment* in questo steaso posto, nel peristilio del palazzo, furono trorate

    le

    Digitized by

    Google

    SITZÜNGSPROTOCOLLE

    186

    cornici disegnate dal Dosio. Quanto alla pianta del codice Vaticano 3439, essa

    appartiene alla serie dei tempj rotondi, piena di fantasie Ligoriane, dolla quäle c tneglio astenersi parlare, ee

    non vengono

    in aiuto altri

    documenti. Dai di-

    segni architettonici del Cinquecento non possiamo dunque ricavare alcuna certezza 8opra

    il

    sito del terapietto di

    Vesta Palatina.

    Coloro poi volessero ritornarc airopinione del il

    tempio

    Tbon

    e del Canina, che cioe

    fasse situato sotto la villa Mills, dietro la cos\ detta loggia imperiale

    da un docomento, il cui valore topografico finora non si pote giustamente apprezzare. II frammento della F. U. R. 163 Jord. (conservato soltanto in un disegno Vaticano) e messo dallo Jordan fra 1c fragmenta operum publicorum incerta rappresenta quella parte della del Circo Massimo, ne sono impediti

    cosidetta casa di Augusto, che confina con le due sale absidate coraunemente

    A

    chiamate Accademie. nell'originale (144 J.),

    La

    questo frammento

    pianta che logiqtie

    il

    1888

    i

    aggiunge un altro conservato

    due frammenti riuniti

    Dcglane un\

    sig.

    si

    che rappresenta la parte Orientale deU'istcsso

    figura aggiunta che mette

    al suo

    la bella

    :

    :

    inodulo adoperato dal disegnatore del Vat. 3439 inisuro della

    peristilio.

    con

    mi dispersa di esporne a lungo osservo soltanto 1) che due frammenti giustifica Topinione dello Jordan circa il

    tav. 36)

    la composizione dei

    in confronto

    lavoro sul Palatino (Gazette archio-

    forma Urbis con quelle

    ;

    e 2) che

    delle rovine esistenti

    confronto delle

    il

    anche qui ben

    adatta alla supposizione, che la forma fosse eseguita nella relazione di

    1

    :

    si

    250

    del

    4.

    Barnabei Grabfund von Gabii (s. Notizie deijU Petersen über einen Kopf in Villa Medici

    April.

    :

    seavi 1889. S. 83). das Original des



    vatikanischen Meleagros.

    — Eiiriiard

    über die

    christliche Epigraphik von Constantinopel.

    EhrIIARD

    :

    La

    epigrafia cristiana di Costantinopoli non coiniucia

    del trasferimento della residenza

    che potrebbero attribuirsi

    Mordtmann Epigraphik vonByzanz n.34. tav. 1 n.

    2 nel SvXXoyos

    a Bisanzio

    imperiale

    al secolo terzo (C. I.

    tXXtjr. tpiXoX.

    :

    lc

    56, M-cxdoroi

    iv KtoanoXti. IIuqkqt. r

    1

    altre iscrizioni simili (C. f. Gr. 4915,

    come l'etä

    4946

    si

    Dethier

    Top. :

    1885)

    l'ultima delle

    riconosce dal confronto con

    Conzc Reize auf Lesbos

    ;

    u.

    imyQ«
    o sono di epoea posteriore, o non provengono da Costantinopoli

    sopra citate che nomina un collegio rw» vimv

    prinm

    poche iscrizioni

    Gr. 9445, 944fi.



    p.

    32

    ecc.)

    affatto priva di carattere cristiano. Poche sono pure le epigrafi delCostantiniona conservateci nell'originale, mentre di un maggior numero

    abbiamo copie piü o meno esatte negli

    stnrici (Eusebio,

    Giorgio Codino, Ce-

    dreno, Zonara). AU'incontro lo Iwtvftßt« di Costantino e di altri imperatori bizantini nelle antologie poctiche (Craraer Aneed. Paris. 4, 309 sgg. ; Ch. Graux catal. des tnanmer. de Copenhague p. 77 non sono proprio iscrizioni).



    Assai notevole per l'epigrafia di Costantinopoli e titoli di

    monumenti pubblici ed

    numero

    inseritc

    iscrizioni

    il

    regno di Giustiniano primo

    oiiorarie ai reggenti

    nell'Antologia Palatina, alla quäle

    :

    sono in gran

    somministrano

    un

    snp-

    Digitized by

    Go

    SITZÜNOSPROTOCOLLE

    Parte d^gli cdifizi I'nlutini secondo Dcglime.

    SITZUNOSPROTOCOLLE

    188 plemento altre antologie

    MV)

    sonnade Anecdota Graeca dite,

    come quella

    quelle pubblicate dal Oramer,

    (p. es.

    ed a queste

    ;

    si

    c, e dal Bois-

    1.

    possono aggiuugere altre ine-

    menzionata dallo Schneidewin (progymneutica in

    di Firenze

    antholog. Graecam, Gfltting. 1855 e dal Dilthey, de epigr.gr aecorum syllogis

    quibusdam minoribus Gotting. 1887), come pure quelle dei codici Ottobon. Vallicell. Ii. 26 Palat. Gr. 141 Bibl. Nationale Pari* suppL Gr. 809 Gret. 392. Di un centinaio d'iscrizioni sopra pitture, immagini e musaici di ;

    ;

    ;

    chiese di Costautinopoli sono conservate le copie dagli scrittori, essen do stati

    ehiesa

    De Rossi come una semplice latino indica esattamentc

    I.

    Gr.

    nel ZvXXoyos



    p. 85).

    1.

    1868

    A

    Rossi. c.

    n.

    dove

    trovavano

    si

    quest'epoca, sono scarse

    di

    i

    del codice Pa-

    Quanto

    singoli versi.

    Una

    anch'esse.

    fu pub-

    9447, un'altra, conservata nel mnseo di S. Irene, nella

    n.

    Jtcvue arche'ologique

    De

    l'epigratnma sulla

    lemma

    poiche nn

    descrizione,

    lu«g
    il

    alle iscrizioni scpolcrali

    blicata nel C.

    essi,

    a torto viene considerato dal Bandori, dal Bayet, dal

    di S. Polieuto

    dall'illuslre

    Fra

    originali al teinpo degli iconoclasti.

    distrutti gli

    p.

    questi

    8555

    t.

    261

    una terza inedita mi fn communicata

    ;

    possono aggiungere quelle poche pubblicate

    si

    2

    83 e nella Revue archfologique 1886,

    p.

    Nel terzo periodo dell'epigrafia di Costantinopoli, che

    mare propriamente bizantina

    (see. 7-15), lo

    si

    II

    puö chia-

    sviluppo dell'epigrafia fu impedito

    tanto dalle lotte degli iconoclasti, quanto dalle guerre dei crociati,

    i

    quali o

    distrussero o portarono via niolti monuinenti cristiani, dispersi

    poi in

    tutta

    l'Europa occidentale. Tra

    quelle

    delle

    fortificazioni

    perdute,

    :

    di

    esse

    un materiale

    1c iscrizioni

    possiamo

    sperare

    assai riceo

    ci

    primeggiano

    conservate

    viene

    una nuova pubblicazione. Per le fornito delle opere di Teodoro

    Studita, l'Alcaino dell'Orientc, di Giorgio Pisida,

    Patrizio ed altri antcriori al secolo decimoterzo.

    Michcle Psello, Cristoforo

    Dopo

    sacco

    il

    di

    Costanti-

    nopoli nel 1204 non era piü possibile una nuova efflorescenza dell'epigrafia, e

    quindi non e da mcravigliarsi che la totale devadcnza dell'epigrafia

    lo

    poesic

    metrica

    :

    di

    Massimo Plannde

    c presentano

    lo

    stesso

    niostrino

    caratterc

    forse le ultime iscrizioni metriche anteriori alla caduta di Costantinopoli, cioe le

    due imivfijlm pubblicate dal Sakkelion

    p.

    286

    p.

    103.

    c dal

    12. April. Festsitzung

    Gamurrini über traits des

    nell' 'Bqc^ufpij ap/«toAo;'txi;

    Papadopoulos Kerameus nel IvXXoyos

    die

    zum Gedächtniss

    italische

    Ehe

    JJ«e«<>r. r

    der

    Top.

    III'

    1886

    1888

    Gründung Roms:

    (vgl. S. 89).



    Mau:

    Por-

    M. Marcellus.

    Digitized by

    Google

    HERAKLES DES SKOPAS UND VERWANDTES. (Taf. VIII. IX)

    Von einem Pappelkranze

    in

    vielen

    Wiederholungen verbreiteten, mit einem

    geschmückten

    (Museo Piü-Cl. VI,

    S.

    jugendlichen Herakles

    Jüoglingskopf,

    in

    welchem Visconti

    93) auf Grund eben dieses Kranzes einen erkannte,

    Archäologischen Instituts

    I,

    plar veröffentlicht; dasselbe

    Tf.

    hat

    Wolters

    im Jahrbuch

    des

    V, Nr. 2 das besterhaltene Eiem-

    stammt aus Genzano und

    befindet sich

    Museum. Wolters glaubte (a. a. 0. S. 55) in diesem Hcraklestypus ein Werk Praxitelischer Kunst zu erkennen, und man wird gewiss zugeben müssen, dass damit Zeit und Stil, so im

    British

    13

    Digitized by

    Google

    HERAKLES DES SKOPAS UND VERWANDTES

    190

    weit dies gegenüber einer späten und trotz ihrer äusseren Sorgfalt

    doch nicht sehr guten Copie möglich

    richtig umschrieben sind.

    ist,

    So hat denn auch Furtwängler in Roschers Mythol. Leiicon S. 2166 zugestimmt. Aber die Betrachtung von besseren Repliken, welche

    ungenügenden Abbildungen bekannt sein

    Wolters nicht oder nur

    in

    konnten, ermöglicht

    einen Schritt weiter in der Erkenntniss der

    es,

    kunstgeschichtlichen Stellung dieses Typus zu

    Eine dieser Repliken

    ist

    druck abgebildet. Die Herme

    ist

    aus grobkörnigem, vielleicht pa-

    im Capitolinischen Museum.

    rischem Marmor, und befindet sich

    Ergänzt

    ist

    Nase und

    die

    Wolters erwähnte Abbildung die

    kommen.

    auf Taf. VIII und vorstehend in Zink-

    Teile

    der

    Da

    Unterlippe.

    im Museo Capitoliao Bd.

    Güte des Originals nicht erkennen

    ;

    der grellen einseitigen Beleuchtung, unter

    Taf.

    87

    schien es angemessen,

    lässt,

    dasselbe in Lichtdruck zu veröffentlichen

    von

    die I,

    wegen

    dieser ist leider

    der die

    Aufnahme

    Da

    schehen musste, für den Gesammteindruck nicht günstig.

    ge-

    er aber

    einige wichtige Einzelheiten besonders scharf wiedergiebt, so orschien er

    gerade für die folgende

    worfen zu werden

    ;

    Untersuchung zu wertvoll,

    mag

    zu seiner Ergänzung

    um

    ver-

    der obige Zinkdruck

    dienen.

    Der Kopf zeigt

    Museum

    Brit.

    dem von Genzano in joder Hinsicht überman auf der Photographie (Photographien des

    sich

    legen. Letzteror, wie

    Nr. 830) besser als auf der Tafel

    erkennen kann,

    ist

    etwas scheraatisch und

    dos

    Jahrbuches

    trocken gearbeitet.

    der Vorderansicht fallen die scharfen Kanten an

    In

    Mund und Augen-

    höhlenrand und dessen Uebergang zur Nase so wie dio kleinliche Regelmässigkeit in der Haarbehandlung ungünstig

    auf.

    In

    jener

    Schärfe und Trockenheit etwa die bosser bewahrten Eigentümlich«

    muss uns der Vergleich

    keiten eines Bronzeoriginales zu suchen,

    mit unserem Kopfe verhindern, welcher bei gleicher Bestimmtheit

    Formen durchweg weicher behandelt,

    aller

    modellirt

    ist.

    Tafel darstellt,

    aber

    ist ein

    reicher und lebensvoller

    Die Umgebung des Auges, wie ist

    sie sich

    davon ausreichender Beweis.

    zweiter

    Kopf,

    zu

    dessen

    auf unserer

    Ausschlaggebend

    Betrachtung wir uns

    nun

    wenden.

    Auf licht,

    Tafel

    IX wird zum

    ersten

    Male

    welche sich im neuen Capitolinischen

    Herme veröffentMuseum (Conservato-

    eine

    renpalast) befindet, nach Üullettiao Municipale

    IV (1876)

    S.

    217. 9

    Digitized by

    Google

    HKKAKLES DES SKOPAS UND VERWANDTES

    191

    im Jahro 187G auf dem Quirinal gefunden. Der Marmor

    ist

    etwas

    grobkörnig, doch scheint er kein griechischer Inselmarmor zu sein.

    Die Nasenspitze und ein Teil dor Flügel sind ergänzt; an der Seite fehlt ein Stück des Hinterkopfes,

    angestückt war. Uebor der Eisenstifte,

    1.

    welches, wie

    es

    r.

    scheint,

    im Haare zwoi

    Schläfe befinden sich

    wohl eine absichtliche Verletzung.

    Dass wir eine Wiederholung desselben Typus

    mit entgegen-

    gesetzter Kopfhaltung zu erkennen haben, lehrt der Augenschein.

    Nicht nur der eigentümliche Schmuck des Kopfes mit Pappelkranz

    und Tänie mit hängenden Enden führt darauf, sondern der Verund Gcsichtsforra, der Gesichtsteile im Einzelnen

    gleich der Kopf-

    zeigt es, die Gleichheit der

    Maasse bestätigt

    es.

    Hier die wesentlichsten Maasse unserer Köpfe in Millimetern, denen einige des Kopfes Oorsini und des Florentiner Kopfes

    den üftizien

    (vgl. die folgende Liste

    Capit.

    Kopftiefe (Nasen wunel-Hinterkopf )

    .

    ca.

    255

    ca.

    240

    Conserv. ca.

    143 Gesichtslänge (Haaransatz-Kinn)

    Haaransatz- Unterrand der Nase.

    .

    .

    .

    Innerer Augenwinkel-Mond

    .

    (bis

    .

    .

    .

    Innerer Augenwinkel- Unterraud

    d.

    .

    .

    1.

    .

    Nase

    .

    107

    117

    123

    125

    123

    129

    75 72

    75 73

    72

    73

    .

    ;

    75

    52

    53

    54

    54

    52 52

    53

    53

    51

    54

    44



    50

    »8

    38

    33

    34

    34 36

    33

    34

    38

    60

    55 ca

    43

    44

    dies hängt aber

    stark

    74

    73

    der Haarbehandlung zusammen, denn es

    weg mit Hülfe des Bohrers

    72

    72

    37

    genommenen Maasje

    124

    74

    Die einzige wesentliche Verschiedenheit bieten die ansatz an

    120

    47 54 48

    Augentiefe (vuin Nasenrücken)

    140

    195 111

    72 r.

    zum AugenhOhlenrand)

    ca.

    :

    Uff.

    245

    110

    .

    j

    Nase

    Ours.

    142

    188

    .

    Kinn-Innerer Augenwinkel

    Haaransatz-Innerer Augenwinkel

    aus

    Nr. 8 und 14) beigefügt sind

    ist

    vertieften

    vom Haar-

    aufs engste mit

    klar, dass die

    durch-

    Einschnitte,

    welche

    Digitized by

    Google

    HERAKLES DES SKOPAS UND VERWANDTES

    192 bei

    dem

    Kopfe die Locken von einander trennen,

    kapitolinischen

    etwas mehr von der Höho der Stirn wegnehmen musstcn, als dies bei der flacheren Arbeit des anderen Kopfes der Fall war. Ks fragt

    ob diese Verschiedenheit im Verein

    sich,

    Haltung

    mit

    der verschiedenen

    Köpfe auf ein und das-

    ein Hindernis sein kann, unsere

    selbe Original zurückzuführen. Die Betrachtung der übrigen Wieder-

    holungen,

    welche

    Kopfhaltungen

    fast

    alle

    Uebergaugsstadien

    Frage

    diese

    lässt

    zeigen,

    zwischen

    beiden

    Besonders

    verneinen.

    wichtig sind aber drei Wiederholungen, von welchen zwei die Hal-

    tung der oinon mit der Haarbehandlung der anderen

    Herme

    nämlich der schon erwähnte Kopf Corsini und der

    in

    (Nr. 9 in der folgenden Liste) während der dritte, der

    vereinen,

    den

    Offizien

    Kopf Chia-

    ramonti (Nr. 4) die Haltung des anderen mit der Haarbehandlung des ersten verbindot.

    Ich zähle daher zunächst die

    mir bekannt gewordenen Wie-

    derholungen unseres Typus auf. Freilich

    Exemplareu nicht scheiden, ob

    man

    ist

    namentlich bei schlechten

    jedem eiuzelnen Falle mit Sicherheit zu

    in

    holung des Originals oder einer Umbildung zu tun hat.

    war im Altertum, wie

    für die

    Der Kopfschmuck

    sich noch ziemlich genaue

    Es mag sich also

    ist

    Bildung des jugendlichen Horakles kein untrügliches Kennzeichen, da

    Wiederholungen ohne denselben linden

    in der folgenden Liste oiniges finden,

    lieber ausgeschieden

    Der Kopf

    es scheint, so beliebt, dass er eine gewisse

    maassgebende Bedeutung erlangte.

    ent-

    mit einer strengeren oder freieren Wieder-

    es noch

    (').

    was Andere

    haben möchton, wie andererseits auch manche

    gute Wiederholung mir unbekauut geblieben sein wird. Die Heihen-

    Exemplare ähnlicher Kopfhaltung zusammenstellen

    folge will die

    und unter sich einigermassen nach ihrem Worte und ihrer Treue gruppiren

    ('-).

    (') Furtwängler schloss aus diesem Umstund (Koscher* Lexicon K. '21(17) und aus dem Wechsel dos Schmuckes, dass das Original schmucklos gewesen sei. Doch haben die meisten und besten Wiederholungen Knutz und liinde,

    und der Kränz 2 (

    ;

    Aus

    ist

    wieder meistens sicher ein l'a|melkraiiz.

    liniii

    wünglcr in Koschere seine nachfolgenden

    sind

    im ganzen

    Lexicon

    S.

    15

    210(1

    Wiederholungen aufgezählt. erwähnt

    12,

    unter

    Furt-

    Verweisung auf

    Worte aus Amiali dclTht. 1*77. S. 21."» zu einer kleinen Dresden {Man.
    Bronzebüste des Herakles yioiHine e ri'xjin'ssiont'

    t/rt

    I

    rixo rieulto an

    %

    po a smisiru, hu im che

    rfi

    mollfl

    Digitized by

    Google

    HERAKLES DES SKOPA8 UND VERWANDTES 1.

    Die Herme des Conservatorenpala.ste9 (Taf. IX).

    2.

    Die Hernie des Mfaseo Capitolino (Taf. Vfll

    Etwa 3.

    e'i

    mi

    pare contrario

    una clause di ad mar) lr

    ctmie pare cotal

    Haltung von

    Nr.

    1

    u. Vigo.).

    haben:

    Paris, Louvre. Herakles.statue.

    e di dolce che

    che

    die

    193

    vtttjo

    i/itati

    e molle desiderio.

    conceda

    di

    al suo caratterc.

    teste d'Rrcole

    yiorane

    in

    rirrlano ancora piü

    Mi

    spieyarmi mcylio

    Tuttavia yiova

    warmo

    ricordarsi

    (tutte apparteneuli

    qU9$tO «Wötftfl*< di rrrlo

    spiace che lo spuzio truppo rixtretto non ;

    ma Ml

    riserbo di rilornare

    su

    uuesto

    heraki.es des skopas ünd

    194

    Aus

    Villa Borghese.

    Clarac,

    PL

    verwandtes

    301, 1968. Vorstehend nach

    einer Photographie abgebildet, welche Herr Heron de Villefosse so freundlich

    war zu besorgen. Demselben verdanke ich auch die

    Nachricht, dass der

    Kopf

    dem Rumpfe

    nie von

    Angabe der folgenden Ergänzungen Beines mit

    dem

    Nase, Teile des

    Ohres und des

    getrennt war, und die

    Unterarme, ein Teil des

    Tänienendcs.

    r.

    fast

    die ganze

    W.

    r.

    Klein, welcher auf meine

    Doch

    scheint, so

    der Photographie urteilen kann, schon eine ziemlich

    Umbildung vorzuliegen; namentlich der Mund

    starke

    Kopf:

    Dass der Kopf dem Typus nach

    Bitte so freundlich war die Statue zu untersuchen.

    man nach

    Am

    Pliüthe.

    Auges, Teil der Oberlippe, dos Kinnes, des

    1.

    hierher gehöre erkannte Herr Professor

    weit

    1.

    Knie, der obere Teil der Keule, Teile des Löwen-

    und des Baumstamms,

    felles

    :

    ist

    recht ab-

    weichend, und die Gesichtsteile scheinen überhaupt verhältnismässig kleiner zu sein. 4.

    Rom, Vatikan, Museo Chiaramouti 693, Kopf.

    Abgeb. als I,

    Pistolesi,

    Vaticaao, IV, 55, 3 (von Wolters

    a. a.

    0.

    im Braccio Nuovo befindlich angeführt) und Mtis. Chiaramonti 43. Vgl. S. 331. Der Kranz wird vom Herausgeber wohl mit

    Recht für einen Pappelkranz erklärt

    ;

    zwar eher

    die Blätter sehen

    denen der Eiche gleich, doch fehlen die bei Eichenkränzen üblichen Eicheln.

    Palermo, Museum, Nr. 736. Kleiner Kopf, auf Büstonfuss

    5.

    gesetzt.

    Laubkranz, dessen Blätter aufwärts gerichtet sind. zu

    scheinen die Bindenansätzo abgebrochen Scheint trotz

    des

    geschlossenen

    sein.

    Im Nacken

    Sehr schlecht.

    Mundes noch hierherzugehören.

    Haltung etwa wie der Kopf Chiaramonti. 6.

    Rom, Villa Albani, Vorhalle des

    Casino, N. 52. Herme.

    Kurzes Haar, ohne Binde und ohne Kranz. Kopf noch etwas weniger nach

    1.

    gewendet

    und geneigt

    als der vorige.

    Tst

    eine

    aryomento nn'altra volta ; prr ora basti dire che di quctta rlasse di teste, fino ad Otjt/i poro onserrata, soltanto in Roma ho contato io slcsxo da ben dodici esemplari. Vgl. dazu die Not«: Qualrht rolta venivano srambiate per Zur Bacco. Un esanplarc e statn pubblicato da Visconti, Pio-Cl. VI, Identification fehlen nähere Angaben. Einige dieser Krtpfe scheint auch Dilthey



    Bult.

    deWht. 1869

    S.

    134 zu meinen.

    Digitized by

    Google

    HERAKLES DES SKOPAS UND VERWANDTES

    195

    sehr vergröberte Wiederholung, hat aber eine gewisse unten zu bespre-

    chende Eigentümlichkeit der Augenbildung, die die meisten Repliken vollständig aufgegeben haben, bewahrt

    In der 7.

    und etwas übertrieben.

    Haltung stellen sich zuNr.

    Abgeb. Spcc. of Anc. Sculpt. I, 60 Tbwnley Galle/y, I, 326 Guide

    Ellis,

    ;

    (1879), S. 199, 105;

    ptures,

    I

    Taf. 5.

    Ebenda

    8.

    2.

    London, British Museum, Herme.

    S. 55> die

    Rom, Palazzo

    Ancienl Marbl.

    ;

    Jahrbuch

    II,

    Graeco-roman

    to

    des

    46

    ;

    seid-

    Archäol. Inst.

    I,

    näheren Angaben.

    Corsini. II.

    Zimmer. Kopf.

    Matz-Duhn, 138. Vorstehend abgebildet. Der Marmor etwas grosskörnig, ich kann

    ihn aber nicht für 'parisch'

    ist

    zwar

    halten.

    Digitized by

    Google

    HERAKLES DES SKOPAS UND VERWANDTES

    19H

    Pappelkranz, iua

    Im

    Binde, Fankratiastenohren.

    übrigen

    Kopf

    der

    ist

    Marmor, der Haarbehandlung und dem allgemeinen Eindruck

    dem Kopf

    aus

    dem

    Conservatorenpalast

    am

    ähnlichsten und das

    beste Exemplar nächst den beiden abgebildeten in

    Rom. Nun

    ist

    aber die Kopfhaltung und Kopfform gerade die des eapitolinischen

    Kopfes (vielleicht

    ein

    mehr

    wenig

    n.

    r.

    geneigt).

    geötfuet, aber

    ohne Zähne. Besonders schön

    der Nase. Es

    ist

    genwinkel

    Rede

    Erhöhung

    Das Kinn

    ist

    erhalten,

    Der

    Mund

    ist

    der erhaltene Teil

    noch eine Andeutung jener vor

    liegenden

    seiu wird.

    ist

    dem

    inneren Au-

    von welcher unten die

    etwas verkürzt (ygl. die Maasse in

    der obigen Tabelle). 9.

    Venedig, Museo Archeologico, IV. Saal. Kopf.

    Dütschke, V, 334. Abgeb. Zanetti, Delle aniiche statue, etc.

    Erwähnt von Wolters.

    Haltung wie

    beim

    capitol.

    I.

    Kopfe.

    2.

    Die

    Kranzes sind nach Mitteilung Winnefelds

    drei grossen Blätter des

    dem 1. Ohr knapp am Kopfe anliegend Von den Eicheln ist die Mehrzahl ganz antik. Von den vom Kranz niederfallenden Bändern sind wenigstens die Anergänzt nach einem über

    erhaltenen.

    sätze erhalten.

    Rom, Villa Martinori.

    10.

    Statue.

    PI. 802 E, 2007 B Den Kopf hält Clarac für modern

    Mafc-Duhu, 100. Abgeb. Clarac, Pal.

    Altemps

    befindlich.

    der aber die Statue auch nicht genau

    untersuchen

    zugehörig."

    nauer untersuchen, der,

    sondern

    Ich

    mich

    ;

    Matz,

    konnte, sieht

    nur ein modernes Zwischenstück im Hals und hält den 'wahrscheinlich

    im

    als

    Kopf

    für

    habe das Stück auch nicht genur

    überzeugen

    können,

    dass

    wie Matz beschrieben, aufgesetzte Kopf hierher gehört, einen

    Pappellcranz trägt,

    ergänzt

    Rom, Vatikan,

    11.

    (')

    dem

    die Tänienenden fehlen,

    und dass

    die

    Nase

    ist.

    Gall. geografica.

    Herme.

    Die von DUtschke mit diesem Kopfe verglichene Büste der Uflizien

    (Ant. Bildw. in Oberitalien III Nr. 9) gehört nicht hierher, der eigentümliche

    und schone Kopf gehört eher dem Kreise Lysippischer Kunst an. Am nächsten steht er ebtem Kopfe des Vatikans (Sala dei Basti 338), welcher eine Binde am das Haar und Löcher zum Einsetzen von Hörnern hat. Aehnlich der Kopf im Lateran, VIU. Zimmer Nr. 512 (Benndorf-Schöne Nr. 265) Dass der vatikanische

    Kopf mit dem Kopfe auf der Münze des Lysimachos (Imboof-Bluraer, und 8. 17) übereinstimmt, hat Wolters gesehen. H,

    Portratköpfe, Taf.

    U

    Digitgßd by

    Google

    HERAKLES DES SKOPAS UND VERWANDTES Museo Pio-Cl. VJ,

    Visconti,

    kles ausgesprochen

    *

    sentlichen nur das Gesicht alt, ein Stück an der

    dem auf

    neben

    und

    dem

    übertreibt

    Einsenkungen

    zu

    äusseren Augenwinkel

    aber die Ueboreinstimmung

    33.

    Vom Kopf

    Die

    Haltung

    Kopf

    Kopfe. Der

    abgebildeten

    gearbeitet

    namentlich alle

    I,

    Seite des Kopfes.

    r.

    Taf. VIII

    decorativ

    Herme. im wevon der gedrehten Binde im Haar

    Capitolino, St. d. Filosofi, Nr.

    Museo Capitolino,

    Hieron.' Abgeb.

    107

    Deutung auf Hera-

    die

    Ich habe das Stück nicht gesehen.

    ist.

    Rom, Museo

    12.

    wo

    12,

    17. ist

    stimmt mit etwas

    ist

    indem

    betont,

    allom

    stark

    vor

    ein tiefes scharfkantiges

    unzweifelhaft. Der

    ist sonst

    roh

    manche Formen,

    er ist

    Loch,

    Kopf

    ist

    lehrreich für die Kraft des Ausdrucks, welche selbst in der schlechten

    Abbildung dieser schlechten Replik nicht erloschen

    ist.

    Rom, Studio Canova. Kopf. Aussen über der Tür in Via delle Colonnette eingemauert, fehlt bei Matz-Duhn III, S. 302. Der Kopf ist nur mit der gedrehten 13.

    Binde geschmückt,

    also

    dem

    wie der vorige, mit

    er

    auch

    der

    in

    Haltung übereinstimmt. Die Arbeit scheint ziemlich gering zu

    sein.

    14. Florenz, üffizien. Kopf.

    Dütschke,

    dem Kopf Corsini

    auch die Arbeit noch äusserlichcr die flache

    Behandlung der Haare

    sich nicht wie

    nur etwas

    um

    im Haar nur

    19. Athletennhren,

    III,

    Binde. Der Kopf steht

    beim

    ist als

    1

    u.

    am

    8.

    eine schmale

    nächsten,

    wenn

    bei diesem. Kr hat auch

    die einzelnen

    ;

    Löckchen ringeln

    sondern

    Kopfe,

    capitolinischeu

    wie bei Nr.

    (Nr. 8)

    biegen sich

    Obgleich dor Kranz

    fehlt,

    ist

    doch die Anordnung der Haare, die sich über der Stirn zu einem grösseren Bausche auftürmen, bewahrt, auch ist die kleine Teilung in

    Haaren

    den

    au

    Kopfe augedeutet.

    derselben

    Bewahrt

    ist

    Stelle

    auch

    wie die

    beim

    starke

    capitolinischen

    Ausbildung des

    Muskels vor dem inneren Augenwinkel wie bei Nr.

    Auge

    sind die

    Tränendrüsen

    Tiefe die Zähne nur in der gebildet.

    Capitolino.

    Abgeb. Mus. Capii. gezogen

    ;

    später

    üblichen

    1

    u.

    Mund ganz

    im

    8.

    Im

    in der

    Manier schematisch

    Die Winkel sind etwas herabgezogen.

    Rom, Museo

    15.

    angedeutet,

    I,

    Herme.

    Taf. 84.

    Von Wolters noch

    hierher-

    hat einen, wenn auch anders angeordneten, Pappelkranz

    ohne Binde.

    Im

    übrigen

    ist

    der Typus fast bis zur Unkenntlichkeit

    entstellt.

    Digitized by

    Google

    198

    HERAKLES DES SKOPAS UND VERWANDTES In geraderer Haltung. Herme.

    16. Brocklesby-Park,

    Am.

    Michaelis,

    CL

    5 {PI. 13,

    II,

    Marli. S.232, Nr. 33. Abgeb. Mus. Wortl. (Ich habe nur die Mailänder

    1).

    sehen können). Nach Michaelis

    a.

    bekränzt, Tänienenden

    herab.

    Mus.

    Worsl.

    47

    S.

    hängen mit

    0.

    a.

    Ausgabe

    Abbildung

    daselbst gegebene

    der die

    ein-

    Kopf mit Epheu Die abweichende Angabe der

    ist

    Ergänzung zu beruhen. Die

    übereinstimmt, scheint auf falscher

    Kopfhaltung scheint ziemlich gerade. 17.

    Rom, Lateran. Herme.

    Benndorf-Schöne, Nr. 395. des Archäol. Instituts

    42.

    I,

    Schlechte Zeichnung im

    Mit Tänie,

    noch

    allenfalls

    Apparat hierher-

    gehörig. 18. Horn,

    Museo Torlonia

    ('),

    53. Herme.

    Abgeb. Gall. Torlonia, Taf. XIV. Kranz. Kopf loise 19. Itom,

    n.

    r.

    Museo

    leiso n.

    ohne

    Mund.

    Torlonia, 57. Kopf.

    Abgeb. Gall. Torlonia, Kranz. Kopf

    Enden

    mit

    Tänie

    geneigt. Geschlossener

    1.

    Taf.

    XV. Tänie mit Enden ohne

    Dem

    geneigt.

    Typus nach noch

    allenfalls

    hierhergehörig. 20. Korn.

    Museo

    Abgeb. Gall.

    Torlonia,

    186. Herme.

    Torlonia, Taf.

    XL VII.

    Kopf

    leise n.

    r.

    geneigt.

    Binde mit Enden. Sehr schlechte Replik des Kopfes. 21. Rom, Museo Torlonia, 263.

    Sehr schlechte Replik des Kopfes. 23. Athen, Nationalmusoum. Herakleskopf mit Löwenfell, h.0,29.

    Inventar der Arch. Gesellschaft '•Aittiva

    2146. Gefunden im

    Februar 1873 beim Dipylon. Vgl. IfQaxitxd 1872/73, S. 19. Unterer woisser pentelischer

    Marmor nach

    der

    Bestimmung von

    Prof.

    Lepsius. Nachstehend nach eiuer Photographie in Zinkdruck abgebildet.

    Die Arbeit

    ist

    gering und handwerksmässig

    stellen die eingchauenen

    sind) den Kopf. beitet: das

    (>)

    1.

    Er

    Auge

    ist

    ;

    Buchstaben (die doch wohl

    ausserdem ent-

    O A

    zu lesen

    an beiden Seiten sehr verschieden gear-

    sitzt viel

    höher als das

    rechte,

    zugleich ist

    Diese vier Exemplare habe ich nur bei flüchtigem Besuche des Museo

    Torlonia notirt, ohne sie näher untersuchen zu können.

    Digitized by

    Google

    HERAKLES DES SKOPAS UND VERWANDTES

    am

    199

    Wulst über dem Oberlid. Denselben Unterschied zeigen auch die beiden Augen des Löwen-

    nur

    i

    echten der

    kopfes. Die

    bar

    ;

    die

    charakteristische

    Uebereinstimmung mit unserem Typus

    Haltung des Kopfes

    ist die

    ist

    unverkenn-

    des capitolinischen.

    23. Athen, Nationalm usoum, N. 4204. Heraklesstatuette, h. 0,55.

    Unterer weisser abgebildet.

    Die

    pentelischer

    Die Kopfhaltung

    ist

    Marmor

    (Lepsius).

    UmsJohend

    die des capitolinischen

    Kopfes.

    Uebereinstimmung mit unserem Typus, wenn auch die Zähne

    nicht angedoutet sind, vollständig.

    Wir kehren zu unseren beiden Köpfen zunick

    :

    die

    übrigen

    Wiederholungen haben den Dienst gotan, uns zu zeigen, dass

    es

    HERAKLES DBS SKOPAS UND VERWANDTES

    200 sich

    in

    der Tat

    .stilistischen

    um

    ein

    gemeinsamen Original handelt. Ueber den

    Charakter dieses Originals können sie gegenüber jenen

    beiden besten nichts lehren. Dass von diesen beiden der Kopf des

    Conservatoronpalastes

    dem

    in

    lebendigeren Mund,

    einigen Teilen

    dem

    feineren

    Schläfe, der besser ausgebildeten

    weiteres

    klar

    ;

    doch

    muss

    die

    der

    bessere

    ist,

    wie in

    Uebergang vom Auge

    Muskulatur des Halses,

    ist

    zur

    ohne

    endgiltige Entscheidung darüber,

    HERAKLES DES SKOPAS UND VERWANDTES

    dem

    welcher von beiden

    am

    Original

    201

    kommt, vorerst

    nächsten

    und wir halten uns zunächst an

    verschoben werden,

    beido,

    durch ihre gemeinsame Zergliederung eine Vorstellung von

    versucht

    erweisen

    zu

    Dabei

    gewinnen.

    künstlerischen Charakter desselben zu gleich

    werden,

    dass

    dieser

    bei

    soll

    um dem zu-

    mancher

    Uebereinstimmung doch ein von Praxitelischer Weise verschiedener ist Ich verbinde also mit einer eingehenden Betrachtung unserer

    Köpfe die Vergleichung mit dem

    Hermes des

    Der

    Praxiteles.

    einem Original-

    naheliegeudeu Gefahr, dio Unterschiede zwischen

    werk und einer Copie für solche der Kunstrichtung zu halten, bin ich mir dabei wohl bewusst, doch bieten die übrigen mit Wahr-

    dem

    scheinlichkeit

    auch nur

    in

    und bestätigen

    kommt

    Praxiteles

    in

    den Punkten auf die es hier hauptsächlich an-

    am

    lediglich die

    sich

    Herraes geraachten Beobachtungen.

    vornehmen

    mit der

    Werke Kuhe der Haltung die

    Erscheinung Praxitelischer

    In der allgemeinen

    bindet

    Werke, welche ja

    zugeschriebenen

    Copien erhalten sind, eine Controlle für den Vergleich,

    verfeine

    Durchbildung der Formen. Zu der leisen Neigung des Kopfes, mit welcher der Hermes ja nicht allein

    sich die milde

    steht, gesellt

    Freundlichkeit seines Ausdrucks, der fast ein Zug wie von Träu-

    merei beigemischt bei

    aller

    Anders der Herakles: seine Formen sind

    ist.

    Jugendlichkeit

    Zügen, namentlich in

    Leben

    derbor; waches

    dem etwas

    liegt

    seinen

    in

    aufwärts und wie in die Ferne

    gerichteten Blick. Die Schädel Praxitelischer Köpfo zeigen in der

    Seitenansicht jene besonders harmonische steigt es

    in

    schlanker coueaver

    linudung.

    Krümmung zum

    Vom Nacken

    Hintorkopfe an,

    der dann ganz allmählig in den schöngewölbten Oberkopf übergeht.

    Dem

    entspricht in

    der

    Vorderansicht

    das

    feine

    Oval,

    das

    sich

    nach unten ziemlich stark verjüngt. Iu fast überall gleicher Stärke decken die Haare den Schädel und lassen so das Ehenmaass der

    Form

    für jede Ansicht gleich deutlich erscheinen.

    Der Schädel des

    Herakles, wie die Seitenansicht des Kopfes aus Genzano (Jahrbuch •

    I,

    Taf. 5), mit welcher dio auderen übereinstimmen, erkennen lässt, ist

    oben nach

    weiteste

    ;

    der

    Ausladung

    Hinterkopt

    bildet beinahe

    sitzt viel dichter

    Schädel erscheint im Verhältnis

    über

    eine

    Ecke

    ;

    seine

    dem Nacken. Der ganze

    zum Gesicht

    kleiner,

    auch das Ohr weiter zurück. Breiter und kürzer

    ist

    darum liegt Form des

    die

    202

    HKKAKLKS DES SKOPAS

    VERWANDTES

    UNI»

    Bau von

    Gesichtes, durch den kräftigeren

    Unterkiefer, Backenkno-

    chen und Stirnbein im wesentlichen bedingt. Lässt sich die Formgebung des Hermes

    attische Kunst eher mit Typen

    verfolgen

    hinauf in die

    weit

    man den Herakles

    möchte

    so

    (').

    peloponnesischer Kunstübung

    Als Beispiel diene die von Comparetti und De Ercolanese. Tafel XXI, Nr. 3

    abgebildete

    Kunstcharakters, auf welche wir noch öfter

    vergleichen.

    La

    Petra,

    Villa

    Herme Polykletischen zurückkommen werden.

    Auch das Haar des Herakles, an Ober- und Hinterkopf noch anliegend, baut sich

    in

    Verbindung mit Kranz

    glatt

    und Tänie hoch

    über der Stirne auf, ladet an beiden Seiton stark aus und giebt so

    dem Umrisse

    des

    Kopfes

    auch

    der Vorderansicht

    in

    äusserlich

    etwas von jenor grösseren Bewegung, auf deren Vorhandensein im Inneren der Ausdruck

    Gesichts

    des

    Form

    seiner fein umschriebenen

    ist

    schliessen

    Innerhalb

    liess.

    Gesicht

    das

    des

    Hermes

    in

    und Einzelheiten mit gleicher Sorgfalt durchgebildet die Wangen zum Beispiel spielen nicht nur um Mund und Augen allen Teilen

    in feinen

    Zügen, sondern sind auch in sich noch belebt; die reiche

    Modellirung der Stirn

    ist oft

    Herakleskopf construirt

    :

    hervorgehoben.

    Ganz anders

    tont sind, so concentrirt sich auch die Einzelausführung

    gewisse Stollen,

    Mund

    sind leer, die Stirn,

    also

    Einzelheiten

    Die

    geopfort.

    Teil der

    ist

    doch viel einfacher. Es

    ünterstirn

    ist

    haupt-

    und»

    vortretend gebildet

    stark

    während diese Partie beim Hermes sowohl vom Nasenansatz seitlich

    von

    geschieden

    dem Augcnbogen

    ist,

    lastet sie

    deutlich

    beim Herakles

    herab und geht seitlich allmählig

    mau den Eindruck gewinot,

    als

    (')

    Vjfl.

    fast

    feine

    als

    Einsenkungen

    auf den Nasenansatz

    zum Augcnbogen erzielt,

    einheitlicher

    beim Hermes der Fall

    durch

    über, so dass

    ob die ganze Stirn dieser Schwel-

    lung zustrebe. Zugleich wird damit

    Auges am inneren Winkel als dies

    ist

    Wangen

    wenn auch nach einem verwandten Schema,

    wie beim Hermes, eingeteilt, sächlich ein

    darzustellen,

    den Kopf zu bringen, darauf

    in

    dem werdon

    um

    nur

    etwa die Nase. Den

    blickend

    intensiv

    Lebens

    regen

    alles gerichtet,

    Mund und

    nämlich Augen,

    athmend, die Augen

    den Ausdruck

    der

    ist

    wie im Bau die Hauptpunkte stark be-

    ist.

    dass die

    Umgebung

    und stärker

    Etwas ähnliches

    KekalC, Der Kopf de« Praxitelischen Herraea

    S.

    des

    hervortritt, ist

    für den

    11.

    Digitized by

    Google

    HEKAKLES DES SKOPAS

    UNI)

    VERWANDTES

    203

    äusseren Winkel durch besonders starke Bildung des Augenknochens

    So liegen

    geleistet.

    am

    springenden, dort

    besonders gross

    die

    also

    von

    beschattet

    stark

    einer

    Augen

    geöffneten

    über

    gleichmässig

    fast

    ihnen

    Aber

    kräftigsten entwickelten Stirn.

    vor-

    dies ge-

    nügt noch nicht. Jener Teil des Stirnbeins, welcher sich bis über den äusseren Augenwinkel

    fortsetzt,

    weit vor, dass er mit

    tritt so

    den unter ihm vorquellenden weicheren Teilen das obere Augenlid für die Seitenansicht völlig verdeckt, das äussere

    Ende desselben

    sogar auch in der Vorderansicht, da es überhaupt sonders ausgearbeitet in

    Umriss jener vortretenden

    den

    Diese

    Eigenheit

    charakteristische

    man

    glaubte seine

    Augenlid

    Hermes

    in

    ist

    fehlt.

    verläuft.

    Durchschnittscopisten

    von

    den meisten übrigen Wieder-

    — wie — und

    Es erschien wohl zu fehlerhaft

    bewusstes Abweichen

    auch ein

    es ja

    nicht be-

    Augenknochenpartio ist

    stets vernachlässigt worden, so dass sie

    holungen des Herakles

    gar

    sondern die Kanto des Lides sich ganz

    ist,

    von

    der Natur

    Vorlago zu verbessern,

    ist

    wenn man das obere bildete. Auch beim

    seinem ganzen Verlaufe sichtbar

    zwar für die Seitenansicht das Oborlid nicht in seinem

    ganzen Verlaufe ausgearbeitet,

    frei;

    aber doch vollkommen bis zu Ende

    es ist

    und weder

    ist

    das Vortreteu des Knochens darüber,

    noch das Vorquellen der weicheren Gewebe annährend so stark

    und auffallend gebildet.

    Bei

    weiter dadurch

    dass

    bewirkt,

    dem Herakleskopfe wird aber nun auch neben dem äusseren Augen--

    winkel zwischen Stirn- und Backenknochen entsteht, schon

    eine tiefe Einsenkung

    etwa ähnlich wie beim Kopfe des Apoxyomcnos. Denn

    auch unterhalb des Auges treten die Massen wieder stark Muskel, wolcher sieh von der Nase schräg herab zur fällt nicht,

    Auges eine unter

    wio beim Hermes, so Stelle bloibt,

    dem Auge

    linische

    Kopf

    wo

    die

    steil herab,

    Wange

    dass

    So

    ist

    Wulst

    Der

    zieht,

    unterhalb dos

    flach ist; sondern unmittelbar

    stark vorgebaut, wie der eapito-

    ist alles gleich

    (Taf. VIII) gut erkennen lässt;

    und bei dem anderen

    Kopfe endlich sieht man wie jener Muskel ganz kleinen

    vor.

    Wange

    ansetzt, der sich vor den inneren

    also alles dazu getan, das

    oben mit einem

    Augenwinkel

    legt.

    Auge mit einem Wall zu um-

    geben, der es bei jeder Beleuchtung wie tief in einer beschatteten

    Höhle liegend erscheinen spricht dieser Tendenz.

    lässt.

    Die Bildung im Auge selbst ent-

    Die Augenlider sind dick, die Unterfläche

    des Oberlides ist breiter als die Vorderansicht, durch

    eine kleine

    Digitized by

    Google

    HERAKLES DES SKOPAS UND VERWANTDES

    201

    Uutersehueidung gut

    am

    der Augapfel davon gelöst; dies

    ist

    capitolinischen Kopfe

    im

    anderen, namentlich

    ist

    besonders

    äusseren Augenwinkel. Das Unterlid

    r.

    zwar bei beiden Köpfen stark verscheuert; doch erkennt getrennt

    So

    ist.

    ist

    um

    Loch

    tiefes

    Kopf

    unnatürlich tief in den dein

    Kopfe aus dem

    dies aufs letzte

    im inneren Winkel und der Winkel ganz

    Tränendrüse, so dass

    die

    an ihrer Stelle ein

    Furche

    also wieder dafür gesorgt, dass

    der Augapfel gegen die Lider zurücktrete, und

    zu steigern, fehlt

    ist

    mau noch

    deutlich, dass seine obere breite Fläche durch eine scharfe

    vom Augapfel

    dem

    aber auch an

    zu beobachten,

    entsteht,

    Dies

    hineingeht.

    Oonservatorenpalast

    sieht schon fast so aus, als ob der

    namentlich an

    ist

    übertrieben;

    stark

    innere Winkel

    tiefer

    es

    als der

    äussere läge, während er doch in Wirklichkeit weit vor denselben vortreten

    niiiss.

    Von dem

    allen

    beim Hermes nicht die

    ist

    Uebertreibungen

    zuletzt ausgeführten

    den

    Bede, ja

    widerstreitet eine oft beob-

    Augim Gegenteil das Unterlid ist so gebildet, als ob es gegen den Augapfol zu ganz dünn würde, und geht daher für die Betrachtung aus nächster Nähe fast unmerklich in diesen über die Grenze zwischen beiden ist kaum achtete Eigentümlichkeit seiner Augenbildung geradezu. Der

    apfel ist nicht von den Lidern gelöst,

    ;

    genau zu sieht

    linden; erst bei

    Betrachtung aus der nötigen Entfernung

    mau, dass der Künstler

    Stelle der

    trotz des fliessenden

    Uebergangs die

    Grenze richtig empfunden und genügend angedeutet hat.

    Und wenn auch

    das Lid

    Knidierin in Olympia,

    nicht,

    wie bei

    noch ausserdem

    Auge nur schmalgeöftnet erscheinen zu

    dem

    kleinen Kopfe

    der

    um

    das

    hochgezogen lassen, so

    ist,

    kann man doch

    Augen dos wenn auch weit

    andererseits auch nicht eigentlich behaupten, dass die

    Hermes

    weitgeöffnet

    seien.

    Auch das

    Oberlid,

    über den Apfel vorspringend, setzt doch weich ohne

    Kante von ihm ab von der natürlichen

    (')

    Also auch hier ein

    (').

    Form zu Gunsten

    einer,

    eine scharfe

    bewusstes Abweichen

    wenn man

    will,

    ma-

    man auch immer wieder Ausdehnung irgend eines Muskels am Körper

    Jener Mangel scharfer Umrisse, welchen

    beobachten kann, wenn

    man

    die

    ihs Hermes

    genau verfolgen will, kann ja geradezu als ein (icheimniss Praxitelisther Kunst gellen weich in allen Ucbergängen zu sein, aber nie verschwommen, weil doch jede Form bestimmt angelegt und richtig ver:

    standen

    iwt.

    Digitized by

    Google

    HERAKLES DBS SKOPAS UND VERWANDTES lerischen

    205

    Wirkung, aber gerade in einem dem Herakles entgegen-

    gesetzten Sinne.

    Für

    die

    Nase des Herakles

    fehlt

    mir leider die eigene An-

    schauung des einzigen Exemplars an dem

    sie vollständig ist,

    des

    Kopfes aus Genzano, aber die Abbildungen, namentlich die Seitenansicht bei Wolters

    a. a.

    0. genügen

    um

    zu sehen, dass, bei einer

    im Grossen und Ganzen der des Hermes sehr verwandten Anlage, die des Herakles doch etwas kürzer und breiter ist. Namentlich ist die Spitze nicht so weit ausgezogen und fein ausgebildet wie beim Hermes. Noch bezeichnender aber ist, dass gegenüber den feinen, anliegenden und kleinen Nasenflügeln, die der Hermes mit den meisten attischen Werken gemein hat, der Herakles die leicht gehobenen etwas breiten Nüstern

    desAthmenden

    zeigt; namentr

    das Exemplar des Conservatorenpalastes, bei welchem dieser

    lieh

    Toil ganz erhalten

    4ässt dies erkennen. Die Bildung ist ähnlich

    ist,

    der des oben erwähnten Neapler Polykletischen Kopfes, und findet sich in

    Am

    den olympischen Köpfen bereits angedeutet.

    stärksten

    im Munde danach gestrebt das Athmen und energisches Leben zur Geltung zu bringen er ist so weit geöffnet, nun endlich

    ist

    ;

    dass die Oberzähne

    Unterkante

    ist tief

    bis

    zu

    ihrer

    Unterkante

    begrenzt. Letztere Eigentümlichkeit hat nur der

    dem anderen zwar

    vatorenpalast, während bei sind,

    erscheinen

    ;

    diese

    unterschnitten, so dass ein dunkeler Schatten sie

    aber durchaus

    in

    der

    Ausser dieser Oeffnung des

    später

    Mundes

    bewegen des Unterkiefers geschieht,

    die

    allgemein

    Kopf im ConserZähne angedeutet üblichen

    aber, welche durch ist

    Weise.

    Abwärts-

    auch noch, wiederum wie

    beim Einathmen, die Oberlippe gehoben, und eben dadurch wird

    Der Vergleich des Mundes am Podem nur leise geöffneten Munde des Hermes, voller Ruhe geblieben ist, macht auch hier

    die Zahnreihe so weit sichtbar.

    lykletischen Kopfe mit

    dessen Oberlippe in

    den Unterschied besonders deutlich. Eine analoge Bildung des Mundes der griechischen

    Plastik

    nicht

    fremd;

    ist

    doch

    auch

    in älterer Zeit

    ist sie

    da nur ver-

    wendet, wenn es sich darum handelte, das Letzte an leidenschaft-

    lichem Ausdruck zu veranschaulichen und auf, in

    wo auch

    die übrigen

    den Metopen des

    lediglich

    um

    tritt demgemäss nur da Züge einen solchen bekunden, wie z. B.

    Parthenon.

    Dieses Mittel aber anzuwenden,

    inneres Leben in äussorlich unbewegten

    Mienen aus14

    HERAKLES DES SKOPAS UND VERWANDTES

    206

    zudrücken, muss schon beinahe als gesuchte Uebertreibung gelten.

    Man

    Mundes.

    überblicke die stufenweise Belebung des

    sind in der ältesten

    Kunst zu

    beginnen sie sich leise so weit von einander,

    dass

    lüften,

    ein

    dann

    endlich

    wirklicher Spalt

    löst

    Auf

    dieser Stute steht der Hermes.

    Um

    man

    entsteht;

    sie

    dann

    Rückwand

    erscheinen in diesem Spalte die Zähne einfach als selben.

    Zunächst

    die Lippen festgeschlossen; schon früh

    des-

    zwei Elemente

    ist

    im Herakles überboten, um das Unterschneiden der Zahnreihe und um das Heben der Oberlippe. Verschieden an Hermes und Herakles ist auch das Ohr: zunächst ist seine Stellung beim Hermes nahezu aufrecht, während dies

    es

    beim Herakles weit

    Köpfen. breit,

    die

    Ferner

    ist

    Höhlung

    hinten

    wie bei Polyklelischen

    und der innere Knorpel schmal, kaum

    gross

    viel breiter als der

    überliegt

    Muschel beim Hermes schlank und nicht

    die

    aufgebogeno Hand der Muschel; das Läppchen

    schliesst lieh in sanftem

    Uebergang

    rundet und so gestaltet,

    als

    an,

    ist

    und schön

    gross

    ge-

    ob es auch mit seiner Vorderkante

    ganz losgelöst wäre. Das Ohr des Herakles hat eine breite Muschel, die

    Höhlung

    innere Knorpelfläche gross, das Läppchen

    ist klein, die

    setzt sich von

    dem

    Höcker ab, der auf man, dass eine

    unteren

    Taf.

    tiefe

    IX

    Rand der Muschel

    sehr deutlich sichtbar

    einem starken

    in ist

    ;

    ebenda sieht

    Furche sich bis weit auf das Läppchen erstreckt.

    Letzteres ist verhältnissmässig klein und vorne nicht ganz losgelöst,

    sondern angewachsen, wie es nach einem in Deutschland verbreiteten Aberglauben bei unmusikalischen

    Menschen

    Ueber die Behandlung der Haare endlich

    sein soll.

    ist

    bei der Ver-

    schiedenheit unserer beiden Köpfe vorläufig nicht zu urteilen, aber

    Anordnung derselben ist ausser der anfangs gemachten Bemerkung noch ein kleiner Unterschied zu betonen. Beim Hermes

    in der

    fallen die vorderen kurzen

    Haare

    in die Stirn, wie dies ja bei der

    grossen Mehrzahl griechischer Köpfe der Fall sind sie über der Stirn ihrer ganzen

    in die

    Höbe

    Ausdehnung nach oben

    ist.

    gerichtet, frei

    wird,

    so

    Beim Herakles dass diese

    und man

    in

    den- wirk-

    lichen Haaransatz sieht, eine namentlich in älterer Zeit durchaus

    nicht häutige Anordnung.

    Ich bin weit entfernt davon zu glauben, dass die aufgeführten

    Unterschiede zwischen

    dem Hermes und unserem

    sämmtlich gleich wesentlich

    seien,

    Herakleskopfe

    und mit gleichmässiger Wahr-

    Digitized by

    Google

    HERAKLES DES SKOPAS UND VERWANDTES scheinlichkeit zur

    Annahme

    ches könnte sich ja

    Vorwurfes

    ('),

    aus

    der

    manches aus

    Verschiedenheit des künstlerischen

    einer anderen Entwickelungsstufe

    Auch das

    Künstlers erklären lassen.

    207

    verschiedener Künstler drängten. Man-

    des

    Urteil darüber, welcher Art

    von Verschiedenheiten die meiste Beweiskraft zukomme, wird ver-

    dem allgemeinen EinForm mehr Gewicht beizulegen.

    schieden sein: der Eine wird geneigt sein, druck, der Andere

    der einzelnen

    ,

    Immerhin aber muss

    und

    die Gesamtheit dieser Unterschiede

    Spuren eines ganz anders gearteten künstlerischen Strebeus,

    Annahme

    ches sich als ihre Hauptursache ergeben hat, uns zu der drängen, der Herakles sei nicht von Praxiteles.

    Und

    die

    wel-

    so

    müssten

    wir urteilen, selbst wenn es keine anderen Monumente gäbe,

    an

    die wir ihn stilistisch anreihen könnten.

    Monumente, und das sind die Köpfe

    Es giebt aber solche aus

    dem Giebel

    des Tempels der Athena Alea zu Tegea. Sie zeigen

    im Ganzen und im Einzelnen

    dieselbe Kunstweise, wie der Hera-

    0) Abgesehen davon, dass ja auch schon die Wahl des Stoffes für den ist, lässt sich auch noch auf andere Weise einem der-

    Künstler bezeichnend artigen

    Einwände begegnen

    des (inaios (Jahrbuch (Roschers Mythol. Lex. dieser

    Kopf im Typus

    S.

    :

    Furtwängler hat auf den Herakles der

    Taf.

    III,

    10, Nr.

    6)

    2107 und Jahrb.

    315).

    Praxiteles recht nahe zu stehen.

    Teil des Ober- und Hinterkopfes ergänzt

    rung der Nackenlinie zu schliessen nahe. Mit unserm Typus hat die

    ist,

    In der Tat scheint

    Und wenn auch

    Gemme

    ein

    FühHermes recht

    so steht doch, wie aus der

    die Kopfform der des

    ist,

    Gemme

    hingewiesen.

    Praxitelisch

    als

    III, S.

    nichts

    als

    die Jugendlichkeit

    ge-

    Furtwängler freilich will auch diesen Kopf zum unsrigen stellen und Wiedergewinnung seiner ursprünglichen Gestalt verwenden. Nun stimmt

    mein. für in

    der Haltung der geschulterten Keule mit der

    Heraklesstatue in PI.

    Sammulang Lansdowne

    40 und danach Clarac 788, 1973).

    (Roschers Lex.

    S.

    2171)

    der unzureichenden

    Praxitelischen

    Gemme

    genau

    überein die

    (abgeb. Spccimenx of Anc. Srulpi.I,

    in

    deren Kopf Furtwängler wiederum

    Stil

    Abbildung schliessen

    erkennt; und so weit

    kann,

    könnte

    man

    das der Fall

    aus sein,

    auch die Verhältnisse des Körpers und seine Stellung mit ausgebogener Hüfte würden das nur befürworten. Eine Wiederholung dieser Statue in kleinerem iMaasstabe befindet sich nach Matz-Duhn (Nr. 93) in R »m im Palazzo Barberini. Endlich gehört vielleicht der von Wolters im Jahrbuch I, Taf. 5, Nr. 1 veröffentlichte Praxitelische Kopf hierher. Danach muss die Möglichkeit offen gehalten werden, dass es einen

    Typus

    für den jugendlichen Hera-

    kles gab, welcher sich innerhalb der uns bisher bekannten Grenzen Praxitc-

    Um

    mehr Gewicht werden wir auf Typus hervortretenden Abweichungen legen dürfen. lischer

    Kunst

    hielt.

    so

    die bei

    unserem

    HERAKLES DES SKOPAS UND VERWANDTES

    208 kies,

    und stimmen

    Punkten mit ihm überein,

    den

    allen

    in

    dem

    welchen er sich vom Hermes scheidet. Treu hat in Abschnitt seines

    über

    Aufsatzes

    405

    Mitteil. VI, S.

    Köpfe aus Tegea

    die

    einer eingehenden

    dieselben

    ff.)

    in

    vierten

    (Athen.

    stilistischen

    Analyse unterzogen und auch gerade das wesentliche dieser Kunstweise an

    dem

    stellung

    unserer

    Vergleich mit Praxiteles entwickelt. Die Zusammen-

    Beobachtungen an den Heraklesköpfon mit den

    Ausführungen Treu's tung zu beweisen, Vollständigkeit

    an sich genügen die obige Behau-

    könnte

    der

    berühren

    vielfach

    so

    sich

    beide.

    Mehr

    der

    Beweisführung wegen sollen daher die Te-

    geaköpfe im Folgenden noch einer kurzen vergleichenden Betrachp-

    im Verhältniss zum Herakles unterzogon werden. Leider macht der traurige Erhaltungszustand dieser Werke das Gelin-

    tung

    gen einer mechanischen Abbildung unmöglich. Sie nach den Puist daher recht mühevoll. Der Kopf Nr. 68 (Kavvadias) verliert am meisten er ist auf der Tafel in Brunn's Denkmälern Nr. 44 unkenntlich; macht aber

    blicationen eingehend zu studiren

    ;

    auch auf der nach Abgüssen hergestellten Tafel 35

    Denkmäler Band druck.

    Für ihn

    vom

    I einen

    unentbehrlich,

    Taf. 14)

    Kopf Kavv. 09 muss man hergestellte Tafel der

    gelungene

    vorzüglich

    Giliierons

    ist

    (Athen. Mitteil. VI,

    der

    Antiken

    recht verschiedenen Ein-

    Originale

    aber

    Zeichnung

    auch

    für den

    die nach desselben Künstlers Zeichnung

    äQxmoloyix,]

    'E
    (188G T. 2)

    mit

    zu Rate zu ziehen. Ausserdem sind recht gelungene Photographien der Köpfe von Moraitis in Athen

    im Handel. Die folgenden Beob-

    achtungen sind vor den Originalen aufgezeichnet, und der daneben aufgestellte

    Abguss des Hermes

    Ab-

    erleichterte es die wesentlichen

    weichungen von dessen Formgebung herauszufinden. Der dekorative

    Zweck und Charakter

    dieser Bruchstücke,

    endlich die Darstellung sie gearbeitet waren,

    sein; es

    verbieten

    kann sich hier nur

    von diesen

    müssen wir

    in der

    subtil

    es,

    um

    für

    ihr Erhaltungszustand,

    bestimmten Handlung, für welche

    einer

    Vergleichung zu

    Hauptpunkte handeln. Aber auch

    einen,

    Schädelbildung,

    die

    auf Be-

    lehrung verzichten; beide Köpfe sind oberhalb abgenieisselt, gerade der unbehelmte

    Kopf

    ist

    in

    gebildet, welche fast eine Vorzerrung der (*)

    Man kann

    höchstens im allgemeinen

    Schädel verhältnissinässig gross VII, S. 115 horTorheht.

    Und

    ist,

    Form

    hervorgerufen hat

    erkennen, duss

    wie dies L.

    und

    gewaltsamen Stellung

    oiuer

    die

    (').

    Tiefe der

    Karuell, Journal of h. st. nnserom Heraklo» der Fall.

    Ii.

    dios ist ja auch bei

    Digitized by

    Google

    HERAKLES DES SKOPAS UND VERWANDTES Für den allgemeinen Eindruck Erhaltung

    seiner schlechten

    ganze Kopf stark

    wichtiger als

    fast

    209

    Kopf gleichwohl und der andere

    trotz

    ;

    der

    wie beim Herakles, von einem intensiven Ausdruck

    ist,

    erfüllt,

    ist dieser

    Augen

    die

    Loben und Leidenschaft.

    blicken

    Die

    kürzere und breitere Gesichtsform des Herakles finden wir in den

    Tegeaköpfen wieder, wie auch die stärkere Betonung des KnochenBreite an den Schläfen des unbehelmten

    baus. Auffallend ist die

    Kopfes, der Fortsatz des Stirnbeins über den Augen, die Backen-

    knochen, das Kinn sind unter den

    massen stark

    als kräftig entwickelt

    betont,

    seinerseits

    noch

    wieder

    stärker

    den

    als

    bei

    Unterkiefer

    entwickelt hat, wie der Herakles in die

    deckenden Muskel- und Haut-

    empfunden und

    in der

    dem behelmten besonders

    dem

    breit

    Formgebung Kopfe,

    und

    Conservatorenpalast

    (').

    Betrachtimg der Einzelheiten muss wesentlich der besser

    Kopf

    haltene behelmte

    der A. Denkmäler zu sehen),

    Kopf

    übertreibt

    dies

    Für er-

    herhalten. Die Stirn ist wieder wesentlich

    darauf angelegt nach unten stark auszuladen

    vortretende Masse tief

    der

    kräftig

    zum Nasenansatz so

    weit,

    (gut

    auf der Tafel

    und wieder sinkt die ungegliederte dass

    herab.

    Der unbehelmte

    der (noch gerade erhaltene)

    Nasenansatz hier eigentlich durch gar keine Einsenkung markirt wird (vgl. die A. D.). So hat nun auch der Augenhöhlenrand nicht

    (')

    Hier einige Maasse der beiden tegeatischen Köpfe,

    um

    sie

    mit denen

    des Herakles zu vergleichen; dass erstere als dekorative Arbeiten nicht so genau proportionirt sind wie dieser, kann nicht auffallen.

    Nr. G8

    Nr. 69

    12G

    132

    100 Haaransatz

    (o.

    Helmrand)-Unterrand der Nase

    101

    111

    108

    Kinn-Innerer Augenwinkel

    67

    .-•7

    58

    43 41 r.

    47

    1.

    45

    Innere Augenwinkel-Unterrand der Nase, j

    38

    52 ca.

    46

    35

    25

    31

    25

    29 63

    HERAKLES DES SKOPAS UND VERWANDTES

    210

    den schönen Schwung welcher beim Hermes dadurch entsteht, dass welche die Erhebung der Unterstirn

    die schräge Vertiefung,

    Kopf des

    gränzt (vgl. Kekule\

    sondern

    einschneidet,

    dieser

    merklich beiderseits zu den

    dem Augenlid

    über

    liegen.

    Prai. Hermes.

    Wülsten über, welche an der

    Der unbehelmte Kopf

    folgen

    wieder

    :

    das

    dem anderen Kopfe

    bei

    Arbeit bis

    die

    charakteristische

    Auge

    ist

    so weit geöffnet, dass von

    Vorderfläche nicht einmal so breit ist

    Ver-

    seitliche

    überhängenden

    dem Lid

    lässt sich

    einzelne ver-

    ins

    vollständige

    schwioden des Oberlides unter dem

    Seite

    nur gerade

    lässt

    Weise unter dem

    noch erkennen, dass das Oberlid in bekannter

    Wulst vollkommen verschwindet, Dank der trefflichen Erhaltung

    abhier

    11)

    u.

    geht fast un-

    Unterstirn

    der

    Teil

    9

    S.

    Wulst,

    das

    selbst die sichtbare

    wie die Unterfläche. Das Lid

    ist

    scharfkantig gearbeitet und durch eine leichte Unterschneidung

    vom Augapfel halten; es

    Das Unterlid

    gelöst.

    nicht ganz

    ist

    so breit,

    ist

    Furche gegen den Augapfel abgesetzt.

    ganz so gut

    nicht

    aber auch

    (Dies alles

    Tafel in

    Brunns Denkmälern gut zu beobachten).

    bildung

    des

    capitolinischen

    von

    stimmt

    also

    Nase

    der

    bis

    Wulst

    schräg abwärtsgehende

    keiner einzigen Abbildung ganz deutlich), von da bis

    knochen

    ist

    auf der

    Die Augenein-

    ins

    Unterhalb des inneren Winkels liegt wieder der

    zelnste überein.

    derbe

    Herakles

    er-

    durch eine kleine

    tritt die

    ganze Partie gleichmässig stark

    (leider

    in

    zum Backen-

    vor.

    Es

    ist also

    durch genau dieselben Mittel das Tiefliegen des grossgeöffneten

    Auges bei sich

    beim Herakles. Es

    erreicht wie

    dem Eberkopfe

    Auge analog

    das

    sei

    noch bemerkt, dass auch

    gebildet

    ist,

    und hier

    findet

    auch jenes starke Zurücktreten des Apfels im inneren Winkel

    gegon die nach

    ausbiegenden

    vorne

    Lidränder.

    Die

    Ein-

    tiefe

    senkung neben dem äusseren Augenwinkel, da wo der obere Wulst

    mit der Backenknochenpartie zusammenstösst, kehrt auch bei den

    Köpfen der Jünglinge wieder. Von den Nasen

    um

    ist

    genug erhalten,

    zu sehen, dass auch hier die Flügel breit und etwas geschwellt

    waren. Der

    Mund

    des unbehelmton Kopfes ist leicht geöffnet, die

    Oberlippe angehoben (vgl. Gillieron's Zeichnung); die Zähue worden sichtbar,

    wenn

    sein können.

    dessen

    Mund

    sie

    auch

    Um

    so

    freilich nicht stark unterschnitten

    mehr

    sind sie dies bei

    gewesen

    dem anderen

    Kopfe,

    auch durch seine starkgeschwungene Oberlippe dem

    unseres Kopfes aus

    dem

    Conservatorenpalast sehr ähnlich

    ist.

    Es

    Digitized by

    Google

    UND VERWANDTES

    IIKRAKI.ES DES SKOl'AS

    kommt noch die

    Mundwinkel abwärts gezogen, der

    Man

    stark.

    übrigen

    eine

    der behelmte

    wenig,

    geneigt das lediglich für ein dio Situation betref-

    ist

    Aber auch der Mund der He-

    fendes Ausdrucksmittel zu halten.

    raklesköpfe

    211

    eine auffallende Beziehung hinzu: beide Köpfe haben

    derselbe, wiewohl die einzelnen

    ist

    Exemplare in dem

    Mundbildung etwas von einander abweichen.

    dor

    man nun

    Ver-

    Mundbildung mit der oft erwähnten Neapler Polykletischen Herme einerseits und dem Herraes

    gleicht

    anderseits,

    diese

    wird

    so

    Eigentümlichkeit zu

    Munde

    attischen

    Art

    man

    der

    geneigt

    sehen,

    die

    darin

    sein,

    eine Reminiscenz

    künstlerische

    eine

    dem

    gegenüber

    mildfreundlichen

    an peloponnesische Herbigkeit

    bewahrt hat

    Bas etwas schräg nach hinten liegende Ohr mit dem angewachsenen Läppchen und der Furche darauf zeigt wenigstens der behelmte Kopf; bei dem anderen aber

    gesetzt,

    wegen

    der

    ist die

    Stellung gerade entgegen-

    Haltung nicht maass-

    eigentümlichen

    Ueber die Anordnung der Haare

    gebend.

    behelmten Kopf noch gerade so

    gemeinen

    Höhe

    und zwar, was die

    dem Kopfe

    un-

    steigen. Also

    auch hier

    Arbeit der nur im allbelebten

    und

    Haarraasse angeht, grössere Uebereinstimmung

    mit

    angelegten, durch

    gegliederten

    dem

    mit Sicherheit erkennen, dass

    viel

    kurze Löckchen von der Stirn in die

    Uebereinstimmung,

    lässt sich bei

    geringe

    Vertiefungen

    des Conservatorenpalastes.

    Wenn nun

    Robert (Phil. Unters. X,

    S. 49),

    mir scheint, mit vollem Recht, zur Vorsicht Tegeafragmente für die

    Erkenntniss

    methodisch, wie

    in der

    Verwertung der

    Kunstweise des Skopas

    der

    mahnt, so glaube ich doch, dass der Nachweis eines im Altertum

    berühmten Werkes von eigenartiger Schönheit, welches das Gepräge der durch jene

    Kunstweise

    trägt, geeignet ist das

    Vertrauen zu den letzteren zu

    steigern. Sio stützen sich gegenseitig,

    höchst

    wahrscheinlich

    Herakles die

    angosehen

    vielverbreiteton

    stilistisch

    Skulpturen bisher allein vertretenen

    und

    werden

    ,

    es darf also

    dass

    wir

    Wiederholungen eines

    in

    wohl

    als

    unserem

    Werkes des

    Skopas besitzen.

    Ehe

    ich einige

    stilistischen

    Monumente

    anreihe welche von der Seite der

    Betrachtung diese Zuteilung empfehlen können, sind

    noch einige Fragen zu besprechen welche sich unmittelbar an unseren Herakles selbst anschliessen.

    HERAKLES DES SKOPAS UND VERWANDTES

    212

    Zunächst hat bereits Wolters

    (Jahrbuch

    I,

    S.

    aus

    55)

    der

    bewegten und wechselnden Kopfhaltung der verschiedenen Wiederholungen geschlossen, dass das Original nicht als Herme, sondern als Statue componirt war.

    Diese Statue

    ist

    Vorrat von Heraklesstatuen zu suchen. finden sich nun nur zwei als

    sicher

    unter

    dem vorhandenen

    Von unseren Köpfen

    be-

    zugehörig auf Statuen, denn

    die Zugehörigkeit von Nr. 11 zu seinem

    Rumpfe muss

    für

    mehr

    Es bleiben Nr. 3 und Nr. 23, welche

    als zweifelhaft gelten.

    in

    der Körperhaltung übereinstimmen, in der Kopfhaltung die beiden

    Da

    die Statuette Nr. 23 schon durch das Lömehr strenge Wiederholung kennzeichnet, so möchte man ohne weiteres geneigt sein, in der Pariser Statue Nr. 3

    Eitreme vertreten.

    wenfell sich als nicht

    die

    sichere

    zumal

    sie

    Wiederholung der Originalcomposition zu erkennen,

    auch in der Kopfhaltung mit der Herme aus dem Con-

    servatorenpalast, die sich ja in

    mancher Beziehung

    Replik erwiesen hat, übereinstimmt. Statue nicht nur der

    Nun

    als die treuere

    aber gerade bei dieser

    ist

    Kopf schon von den übrigen ziemlich abwei-

    chend, sondern auch der Körper zeigt eine gewisse Uebertreibung

    der Formen, namentlich an

    dem Ansatz

    ungern dem Anfang des vierten

    der Hüften, welche

    Jahrhunderts

    zutrauen

    man

    möchte.

    Man

    wird also wie in den Formen so auch in der Stellung schon Umbildung gewärtigen müssen. Dazu kommt noch, dass die Kopfhaltung der capitolinischen Herme, welche ja die bei weitem

    eine

    häufigere

    ist,

    auch ihre Erklärung verlangt. Es scheint

    Zeugniss der Pariser Statue

    Nun

    wird von Pausanias

    allein nicht zu (II,

    genügen

    also

    das

    (').

    10, 1) ein Herakles des Skopas

    im Gymnasium zu Sikyon aus Marmor erwähnt, und die Verfasser des Numhmatic commentary of Pausanias haben eine Nachbildung so weit man das nach den Abbil(') Wiederholungen dieser Statue, dungen beurteilen kann, sind ausser der im Motiv Obereinstinimenden athe-

    nischen Statuette, ein überlebensgrosser ziemlich guter Torso im Capitolini-

    schen Museum, im unteren (Jang Nr. 2 (die Bewegung des Rumpfes und des Sta1. Oberarms stimmt genau mit der athenischen und der Statue im Louvre; dass die Kopfhaltung dieselbe war wie bei dem Ansätze der Halsmuskeln noch gerade hervor. Auf den Achseln liegen die Enden der Tänien); ferner die Statuen Chirac PL 788 Nr. 1975, Matz Duhn 102 und Clarac PI. 784, Nr. 19Ü4A, boide mit

    erhaltenen Ansatzes des tuette

    der letzteren, geht aus

    ergänztem Kopfe; endlich die Bronze aus Byblos

    PL

    im

    Brit.

    Museum, Clarac

    785 Nr. 1966.

    Digitized by

    Google

    HERAKLES DES SKOPAS UND VERWANDTES desselben mit grosser

    Wahrscheinlichkeit auf einer

    213

    sikyonischen

    Kupfermünze des Geta {Catalogue of greek coins, Peloponnesos Taf. IX. 21) erkannt (Journal of. hellen st. VI S. 56 Nr. 24Ö. S. 70; Taf. LIII Nr. 11). Es muss wenigstens die Frage aufgeworfen werden, ob dieses die gesuchte Statue

    Münze

    bisher einzige Exemplar dieser

    man

    sei.

    Leider

    schlecht

    so

    nicht eben viel darauf erkennen kann. Ja, über die wichtigste

    ob der Kopf bärtig oder unbärtig

    Frage,

    bildung gegenüber zweifeln

    kann man der Ab-

    ist,

    Imhoof-Blumer und Garduer erklären

    :

    ihn für unbärtig, Furtwängler (bei Koscher S. 2171)

    womit natürlich jede Beziehung zu unserm Typus bestätigt eine von Herrn

    kunft die Angaben 4

    nämlich

    Smith

    Cecil

    freundlichst

    Imhoof und Gardner

    von

    / have examined the com

    ;

    and seems

    to

    wear a wreath

    Wenn nun

    C.

    kann

    derselbe

    man

    Smith von langem Haar

    bei

    dem Maugel

    Aus-

    schreibt

    judge,

    to

    long

    Thatbestand

    nicht

    I

    hair,

    spricht,

    und

    der That

    in

    herab

    Heraklestypen

    anderer

    nachzu-

    bezweifelt werden.

    etwas Gewelltes vom Hintorkopf auf die Achsel

    wird

    Doch

    erteilte

    und hat mir durch üebersendung

    '

    Bartlosigkeit

    die

    bärtig,

    which you refer, and, as

    to

    Abdruckes Gelegenheit gegeben, den

    prüfen, danach

    für

    fortfiele.

    far as the lad condition of the surface enable me find that the Herakles is certainlij beardless, has eines

    das

    ist

    erhalten, dass

    fällt,

    wallendem Haupthaar, hier das Ende einer Tänie erkennen. Es also durchaus möglich, dass der

    so

    mit langem ist

    Kopf mit unserem Heraklestypus

    übereinstimmt.

    Der

    1.

    Arm

    ist

    auf der Münze gebogen;

    hängt das Löwenfell, welches

    Hand möchte man, Der

    äpfel vermuten.

    ganzen

    der r.

    bei der Pariser Statue,

    deutlich

    Arm wo

    ist

    zu

    Stellung in

    er zwar

    dem Unterarm

    nach die ähnlicher

    sehr

    zum

    auf

    erkennen

    Haltung wie

    ist.

    So würden

    abweichen.

    In den beiden

    Punkten kommt nun der Bronzekoloss aus der Rotunde

    des Vatikans der

    Münze

    VIII 50).

    ist

    nischen

    in der

    und Kopftypus übereinstimmen können, Kopf-

    haltung und Vorteilung der Attribute letzteren

    ;

    Hesperiden-

    Teil ergänzt abor durch

    den erhaltenen Oberarm in seiner Richtung bedingt also Körperstellung

    ist

    Hier

    Herme

    ausserordentlich nahe (abgeb Motu

    die

    identisch,

    trotz aller seiner

    Haltung des

    Kopfes

    mit

    der

    i.

    d. I.

    capitoli-

    und dem Kopftypus gegenüber wird man

    Rohheit nicht ableugnen

    können,

    dass

    er

    aus

    Digitized by

    Google

    HERAKLES DES SKOPAS

    214

    dem

    unserer Köpfe entwickelt die Nötigung, in diesem

    leicht

    VERWANDTES

    UNI)

    Es ergiebt

    sei.

    Spur der Statue des Skopas suchen zu müssen

    dung

    demnach

    sich

    Werke

    unerfreulichen

    die

    viel-

    letzte

    Eine Entschei-

    (')•

    mit dem vorliegenden Material noch nicht zu fällen

    ist

    Und

    Statue zurückzuführen.

    2 (

    );

    Typus auf die sikyonische

    jedenfalls bleibt die Möglichkeit uosern

    noch

    diese giebt

    zu

    weiteren

    einer

    Auseinandersetzung Anlass.

    Treu hat für die

    Skulpturen

    tegeatischen

    den

    stilistischen

    Zusammenhang mit peloponnesischer Art und Kunst nachgewiesen

    (')

    Ein gleiches oder ähnliches Stellungsmotiv zeigen folgende bei Clarac

    abgebildete StAtuen

    PL 802 A

    B Samml.

    Nr. 1999

    Mattet.

    n

    302

    n

    1967,

    Lonvre Nr. 505.

    »

    786

    n

    10»»4,

    Florenz.

    n

    802

    n

    1961

    D

    Ferner scheinen etwa nach

    B Rom der

    Villa Pamfili.

    Beschreibung

    Matz-Duhn

    hierherzugehören

    Nr. 90. 103. 112. (*)

    Um

    kommend

    wenigstens eine Reihe von Typen als sicher nicht

    in

    Betracht

    auszuschliessen, und damit zu einem Skopasischen und einem Pra-

    xitelischen

    Typus

    ein Lysippischer nicht fehle, sei hier angeführt, dass sich

    Schreiber

    zu der Heraklesstatuettc in Villa Ludovisi,

    Kopftypus und

    den

    in

    Proportionen

    wie Furtwängler (bei Koscher S

    herangezogenen Bronze im

    Brit.

    Nr.

    45,

    durchaus Lysippischen bemerkt,

    2172)

    welcher

    Stil

    im

    bekundet,

    ausser der von demselben

    Mus. (Spec. of anc. tculpt.

    IT.

    29

    =

    Clarac

    785, 19G6) und der von Schreiber verglichenen Figur auf der Neapler Brunnen-

    mündung

    ßorh.

    {Jlfusen

    I.

    49) n »cb die Bronzestatue

    im Conservatorenpalast

    E 19C9B), eine Statuette im Palazzo Torlonia (Matz-Duhn 98) und wahrscheinlich der Herakles aus Aequuin stellt (Oesterr. Mitth. IX Taf. 1 Vgl. S. 55, wo in eingehender Analyse R. von Schneider den Lysippischen

    (Clarac 802

    Stil

    Hand mit der Keule scheinen Duhn auch in der Kolossal-

    hervorhebt). Kopfhaltung und der Rest der

    dafür zu sprechen. Lysippischen Einfluss erkennt statue des Herakles im Mus. Torlonia Nr. 401

    vom Kopfe

    alle

    (Matz-Duhn

    97).

    Nun

    sind aber

    den fiesichtstypus bedingenden Teile aus Cyps, nämlich die

    Untersfirn mit Augenhfdileurand, Nasenatisatz und die ganz«« Nase, ausserdem

    das Kinn.

    Ob

    der Kopf überhaupt zugehört, konnte ich nicht

    Museum

    die Wahrscheinlichkeit spricht ja in diesem

    übrigen Figur antik

    ist

    nicht

    untersuchen;

    dafür.

    Von der

    ausser zwei Wadenstücken und einem Fussmittelteil, welche

    scheinen,

    nur der Torso sicher

    alt

    ,

    und dieser

    ist

    stilistisch

    mit

    den olympischen Skulpturen identisch. Dies zeigt namentlich die sehr charakteristische Bildung des unteren

    die

    Schaamhaare archaisch.

    Randes des Brustkorbes, ausserdem sind auch

    Das Stück

    ist

    also

    auch aus der Liste der He-

    raklesstatuen zu streichen.

    Digitized by

    Google

    HERAKLES DES SKOPAS UND VERWANDTES

    215

    im Verlaufe der Betrachtung des Herakleskopfes mehr als einmal auf die Neapler Herme {La villa ercolanease Taf. XXI Nr. 3) hingewiesen worden. Von dieser Herrae sind mir noch zwei Wiederholungen bekannt, eine im Lateran (Benndorf-Schöne 491), und eine sehr schlechte im Museo Chiaramonti (Nr. 139): der Binde fehlen hier die herabhängenden En(Athen. Mitth. VI. S. 407). Aehnlich

    ist

    den. Dass der

    von Benndorf-Schöne

    erkannt.

    Typus Polykletisch

    Wenn

    sei, ist

    a. a.

    0.

    er daselbst als eine 'verfeinerte Bildung' des Dory-*

    phorostypus bezeichnet

    so liegt das

    ist,

    wohl an einer gewissen Ha-

    chen Weichheit, die das nicht bosonders gute Exemplar des Lateran aufweist.

    Das Neapler Exemplar

    ders kräftig gebildet,

    Arbeit bezeichnet werden muss, so in allen

    Formen, der mächtigen

    schwellenden Lippen und

    dem

    den Ausdruck von Leben wird, hier

    dem

    Originale

    dieses als eine ziemlich rohe es doch so charakteristisch

    ist

    den

    Stirn,

    Kraft,

    Augen, den

    grossen

    wirksam durch

    kräftigen Kinn, so

    und

    am

    im Gegenteil beson-

    gerade

    ist

    und wenn auch

    man nicht zweifeln Nun scheint die

    dass

    nächsten zu sein.

    gewundene Binde mit den hängenden Enden eher einem Gotte als etwa einem menschlichen Sieger zuzukommen, der Charakter des Kopfes sich für einen Herakles wohl zu

    Umständen darf wenigstens

    die

    dass die Beziehungen, welche hat,

    und welche

    sich mir

    trachtung desselben

    Unter

    schicken.

    diesen

    Vermutung ausgesprochen werden,

    unser

    Herakles

    zu

    diesem

    immer und immer wieder

    aufdrängten,

    vielleicht

    Anlehnung an diesen Typus zu erklären

    aus

    bei

    einer

    Wenn

    seien.

    Kopfe der Be-

    bewussten

    Skopas einen

    Herakles für die Vaterstadt Polyklets schuf, so lag es für ihn ja eigentlich nahe, an ein

    Wio dem

    Werk

    allem nun auch

    desselben auzuknüpfen. sei,

    schen Gründon unseren Herakles

    die Berechtigung aus

    dem Skopas

    durch die Entscheidung über die an die Statue

    Fragen

    in

    keiner Weise berührt.

    gegebenen Ankündigung gemäss,

    stilisti-

    zuruschreiben, wird sich

    knüpfenden

    Ks erübrigt jetzt noch, der oben anzuführen,

    was zu dieser

    stili-

    stischen Betrachtung bestätigend hinzutreten kann. Es wird nämlich

    das Vertrauen zu der Autorität der tegeatischen Köpfe und zu der Richtigkeit

    der

    vorgenommeneu

    Vergleichung

    durch, dass der Herakles nicht das einzige

    auf diese

    noch

    Werk

    ist,

    Weise Skopasischer Kunst zuschreiben

    dass die bisher

    beobachteten

    Merkmale, und

    zwar

    erhöht

    da-

    welches sich

    lässt,

    stets

    sondern

    wieder

    .

    HERAKLES DES SKOPAS UND VERWANDTES

    216

    noch bei einer Reihe anderer Werke finden, die

    alle vereint, sich

    demnach, mit ähnlichen Mitteln ähnliche Wirkungen hervorbrinwie

    gend, sich auch unter einander nahe zusamraonschlicssen,

    denn auch, gleich dem angesprochen worden ins

    Auge

    Herakles,

    sind.

    bisher

    raeist

    sie

    Praiitelisch

    als

    Ich führe nur einige der

    am

    meisten

    fallenden Beispiele an.

    Im Nationalmuseum

    zu Athen steht neben den Köpfen aus Te-

    *gea der Athenische Mittheilungen I Taf. XIII abgebildete Frauen-

    kopf vom Südabhang der Akropolis. Julius ebda.

    ihm

    die

    '

    S.

    271 erkannte

    originale Arbeit eines bedeutenden Künstlers

    '

    in

    und dachte,

    damals noch vor Auffindung des Hermes, im allgemeinen

    freilich

    an die Richtung des Praxiteles;

    dasselbe tat auch

    nachher noch

    Wolters (Berliner Abgüsse Nr. 1277). Aber die ausserordentliche Achnlichkeit, welche dieser

    Kopf mit den Köpfen aus Tegea

    hat,

    springt bei der jetzigen Aufstellung fast von selbst in die Augen,

    und Wolters selbst war der Erste, der mich darauf aufmerksam gemacht und dabei zugleich auf Einzelheiten, wie die Vorm der Ohren, die Behandlung von Augen und Mund, hingewiesen hat Dass der

    Kopf der Skopasischen Kunstrichtung angehöre, hat Waldstein, mehr auf Grund allgemeiner Erwägungen, wie es scheint, in einer Sitzung des Amerikanischen Instituts in Athen im Januar 1889 ausgesprochen, und durch die Vergleichung mit den Köpfen aus Tegea kommt zu demselben Resultat Treu im Text zu den Antiken Denkmälern (Bd.

    I

    Taf.

    XXXV

    allgemeinen Zuteilung dieses

    S. 22).

    Dass wir uns nicht bei der Richtung

    Kopfes zur Skopasischen

    zu begnügen brauchen, sondern in diesem Werke wahrscheinlich geradezu

    Ansicht

    eine

    ('),

    Originalarbeit

    des

    Skopas besitzen,

    ist

    Wolters'

    für welche die Vorzüglichkeit der Arbeit zu sprechen

    scheint, welcher

    man an dem

    holung (Athen. Mitth.

    I Taf.

    Vergleich mit der Berliner Wieder-

    XIV)

    erst recht inne wird,

    Julius a. a. 0. gebührend gewürdigt hat. Die Arbeit

    nur im Allgemeinen vorzüglich, sondern

    sie

    ist

    und

    zeigt einige

    Eigen-

    tümlichkeiten, welche Originalen eignen, an Copien sich wol finden dürften. Ich

    die

    auch nicht

    kaum

    meine die verschiedene Bearbeitung der Mar-

    moroberiläche an verschiedenen Stellen,

    je nach der beabsichtigten

    0) Ein bedeutendes Oripinalwerk sieht auch Furtwänpler in unserem Kopfe, nur hält er noch an der alten Ansicht, dass der Stil der' des Praxiteles ' sei, fest

    (Berliner philologische Wochenschrift 1888 S. 1482).

    Digitized by

    Google

    HERAKLES DES SKOPAS UND VERWANDTES Wirkung, und

    Ohne

    handelt.

    dessen

    eigentlich

    dass

    einen

    sie

    zu sein,

    polirt

    doch so weit

    sie

    ist

    Dagegen

    ist die,

    ist

    fein be-

    milden Glanz

    eigentümlichen

    besitzt,

    Marmors

    noch durch den Reiz des parischen

    Schönheit

    erhöht wird.

    217 So

    Nebensachen.

    Marmors überall ganz ungewöhnlich

    die Oberfläche des

    geglättet,

    von

    Vernachlässigung

    die

    schon durch ihre Breite auffallende,

    und es liegt Augenwimpern gemalt waren

    Unterflache des oberen Augenlides rauh geblieben, nahe, daran zu denken, dass hier die sie sollten

    Die Fläche

    möglichst lang erscheinen.

    vom Lide

    das was in der Ansicht überhaupt

    Auge noch besonders zu

    so das tief liegende

    ist

    breiter als

    um

    sichtbar wird,

    Es

    beschatten.

    ist

    also durch ein ganz anderes Mittel etwas ähnliches, wie in der ar-

    chaischen Kunst durch die schirmartig vortretenden Lider, erreicht.

    Können wir

    also diese seltsame

    so

    griff auffassen,

    Bildung nur

    muss man anderseits

    machten Tränenwinkel

    bewuxsten Kunst-

    als

    die eckig

    und flüchtig geEbenso ist das

    als Nachlässigkeit ansehen.

    Haar hinten und oben auf dem Kopfe ganz es vorne in Strähnen gebildet ist,

    vernachlässigt,

    für

    die

    die

    während

    Färbung rauh ge-

    lassen sind.

    Das Wichtige an dem Kopfe

    Frage

    für unsere

    seine überraschende Aehnlichkeit mit

    dem

    ist

    nun aber

    Herakles. Sie tritt na-

    mentlich hervor an der im Handel befindlichen Photographie, welche ihn in derselben Ansicht, mit derselben Kopfwenduug zeigt,

    wie

    der Herakles auf unserer Tafel IX., Abgesehen von den geringen

    Veränderungen und Milderungen der Form, welche für einen weiblichen Typus nötig

    kommene.

    Und

    waren,

    ist

    Uebereinstimmung eine

    die

    verschiedener Seite mit einem dritten verglichenen darf als Probe auf die Richtigkeit gelten.

    Uebrigens

    Aphrodito der

    ist

    Weg

    von diesem

    des

    in

    Werken

    angestellten

    rindet,

    Vergleiches

    Kopfe zu dem der melischen

    nicht eben weit.

    Der Athletenkopf aus Olympia (Ausgrab. gemeinen (auch

    voll-

    dass diese sich zwischen zwei verschiedenen, von

    Roschers Loiicon S. 216(3)

    Weise nahe stehend.

    Es genügt aber

    ein

    V

    20) gilt im

    für

    all-

    Praiitelischer

    Blick auf Gillieron's

    Zeichnung des unbehclmten Kopfes aus Tegea und einer auf unseren Herakles,

    um

    ihn in den Kreis Skopasischer Kirnst zu rücken.

    In dor Tat finden sich bis auf eine solche Aeusserlichkeit wie dio

    emporstrebenden Haare alle bisher erörterten Merkmale wieder.

    Digitized by

    Google

    *

    218

    HERAKLES DES SKOI'AS UND VERWANDTES Ferner finde ich diese Merkmale zu einer gleichen Wirkung

    vereinigt,

    wenn auch

    cke entsprechenden,

    vielleicht schon

    Hera

    grossen, raeist als

    mit

    einer,

    späterem Geschma-

    Steigerung an einem weiblichen überlebenserklärten, 4

    seums, welcher in der oberen

    Kopfe des capitolinischen Mu-

    Galleria

    '

    und die Nr. 49

    steht

    trägt.

    Die grossen Augen waren bei diesem Kopfe aus anderem Material

    Abbildung

    eingesetzt. Eine

    mir nicht bekannt, gute Photogra-

    ist

    phien sind im Handel.

    Endlich muss hier noch die besonders durch die vatikanische Replik bekannte Statue des

    dem

    der originale oder

    Medici aufgefunden wird

    in

    dem

    Meleager

    angereiht werden, jeitdem

    kommende Kopf in der Villa Rom. Mitth. IV S. 186). Derselbe

    Original nahe (Vgl.

    ist

    bevorstehenden Heft der Antiken Denkmäler veröffent-

    licht werden.

    Dass er

    Beziehung zu Skopas zu setzen

    in

    Abbildungen zu sehen, erkannt worden. eingehen, stelle ich zunächst, sind,

    die

    sei,

    ist

    von allen

    den Kopf im Original oder in

    die Gelegenheit hatten,

    denen,

    Ehe wir näher hierauf mir bekannt geworden

    so weit sie

    Wiederholungen der Gruppe zusammen.

    Freiere Nach-

    bildungen, zu denen bereits die Statuette in Neapel (Clarac

    Nr. 2022)

    und die beiden von Kekule" Arch. Ztg. 23

    nannten Statuen Seite golasscn.

    in

    S.

    PL 805 15 ge-

    Villa Albani und im Capitol gehören, sind bei

    Unterschiede in der Anordnung der Chlamys, ja

    auch deren gänzliches Fehlen, scheinen jedoch bei sonstiger Ueber-

    einstimmung nicht dagegen zu sprechen, dass wirkliche Wiederholung handelt.

    es sich

    Stücke

    nach

    ist

    um

    eine

    Angaben über

    Torsen, es folgen die Köpfe. In den genaueren

    verschiedenen

    noch

    Voran stehen die Statuen und Gleichmassigkeit

    nicht

    die

    gestrebt,

    sondern sie sind je nach der Möglichkeit genauerer Untersuchung oder der Wichtigkeit eines Stückes gemacht

    (i)

    Die I.itteratur über den Meleager

    ist

    (')•

    Benndorf-Schönes Lateran-

    in

    katalog S. 32 angegeben. Auf die Berühmtheit der Gruppe hat

    Kekule Arch. Ztg. 23 (1805)

    S.

    15;

    daselbst

    sind

    auch

    einige

    hingewiesen

    Monumente

    anderer Art zusammengestellt, welche den Einfluss jenes Werkes zeigen. Zu dem daselbst angeführten Sarkophagrelief aus Palazzo Doria (Braun Antike

    Marmorwerke teilt,

    noch ein

    II.

    61

    kommt, wie mir

    jetzt verschollener

    (Windsor II 53) gezeichnet

    ist.

    H«t

    Professor Bohert freundliehst mit-

    Säulensarkophag hinzu, welcher von del Pozzo

    Meleager steht hier im Mittelfelde die

    r.

    Hand

    Digitized by

    Google

    HERAKLES DES SKOI'AS UND VERWANDTES 1.

    Die vatikanische Statue.

    2.

    Holkham Hall. Nr 20 Clarac PL 807, 2022 A. Dies

    Michaelis

    dem

    vorigen das einzige Exemplar zu sein,

    Kopf Rom, Vatikan.

    antiken zugehörigen 3.

    PL 805, 2020.

    Clarac

    scheint ausser

    welches noch einen

    Die Chlamys

    trägt.

    219

    fehlt.

    Vermutlich stark ergänzt

    Ich habe

    das Stück nicht wieder auffinden können. Die Chlamys stimmt im

    Beginn ihres Verlaufes mit Nr.

    1.

    Rom, Pal. Barberini. Matz-Duhn 1 104 Die Figur hat

    4.

    1

    anlehnt; der

    mehrfach gebrochene

    r.

    Hand

    auf den Rücken gelegt. In der

    Neben derselben und um

    die Lanze.

    Standbein, das sich an

    r.

    :

    Baumstamm

    einen

    des sie

    1.

    Arm

    gesenkten Armes

    zu unterstützen ein

    ist

    mht riesi-

    Neben dem Tronk ein sitzender in die Höhe blickender Hund. Modern sind an der Statue Kopf und Hals '. Modern ist auch der 1. Arm. Die Arbeit ist sehr schlecht. Die einzige Abweichung von der vatikanischen Gruppe besteht darin, dass die Chlamys vollständig fehlt.

    ger Eberkopf.

    Versailles, Park.

    5.

    Clarac



    Kopf

    nicht

    ist

    PL

    806, 2020 A.

    Vermutlich

    Clarac sagt es nicht in

    der



    der anders gestellte

    ist

    nicht zugehörig.

    Weise der

    eigentümlichen

    vatik.

    Die Chlamys

    Gruppe vou

    kommend einmal ganz um den Ann geschlungen, sondern zwischen Brust und Arm horab und ist dann über den letz-

    aussen fällt

    teren gelegt;

    ausserdem

    ist

    Schulter

    die

    bedeckt,

    wie

    Dioskuren vom Capitol. Im übrigen sagt Clarac ausdrücklich Uatjre rrssemble pettl-etre plus

    Neapel G077.

    <3.

    '

    t/u'aucti/t

    Dnmisiano

    Der mit Ausnahme des

    1.

    eine genaue Wiederholung des nicht,

    Schulter

    auf

    tioni

    s

    cc Mc-

    nnlrc d celui du Valican

    '.

    angeblich aus Rom.

    Armes ganz Meleagor,

    erhaltene Körper

    auch

    und nebon demselben befindet sich noch

    für einen Rest des

    r.

    '

    den

    bei :

    der

    Tronk

    ein Klotz, den

    Hundes halten könnte. Die Chlamys

    ist

    fehlt

    man

    lasst die

    frei.

    Kflcken,

    <1io

    linke gesenkt an

    von ihm der aufblickende

    Hund;

    dem die

    Speer, auf welchen er sich stützt;

    Abhfuttrigkeif

    von der Gruppe

    ist

    evident.

    Digitized by

    Google

    220

    HERAKLES DES SKOPAS UND VERWANDTES Rom,

    7.

    Abgeb.

    Villa Borghese.

    Amali

    d.

    1848 Tav.

    I.

    I.

    Matz-Duhn 1048 (nicht erkannt). Meleagertorso, dor ist

    Arm

    r.

    bis kurz über dein

    Baumstammes; vom

    Feuerbach.

    ff.

    Der antiko Teil der

    ist erhalten,

    1.

    fehlt;

    ein

    ist

    das

    Bein

    r.

    Knie erhalten, daneben noch ein Stück des Bein

    1.

    ist

    nur ein Stück des Oberschenkels

    Die Anordnimg der Chlamys,

    erhalten.

    soweit sie auf die Brust

    stimmt mit dem vatikanischen Meleager; ebenso sieht man

    füllt,

    Arm

    zwischen Brust und bei

    255

    Vgl. S.

    Koni, Palazzo Corsini.

    8.

    Nr.

    4,

    Schulter

    die

    noch ein altes Stück ; dann aber

    können, ob dieses Stück modern

    Den Kopf

    ist.

    Dieser Torso

    am

    ist in so fern wertvoll, als er trotz einer

    Rohheit der Arbeit sehr viel reicheres Detail namentlich

    Matz

    hielt

    mir schien der Marmor wesentlich gelber als

    zugehörig,

    Gegend der Hüften

    in der

    ist,

    wie

    habe nicht untersuchen

    Ich

    bedeckt.

    der

    für

    Torso.

    gewissen

    Modellirung

    bietet, als der

    Körper der

    vatikanischen Statue.

    Museum,

    Berlin, Kgl.

    9.

    Abgeb. Mon.

    i.

    d. I.

    Torso.

    III, Taf. 58.

    Im

    Mu-

    übrigen vgl. Königl.

    seen zu Berlin, Verzeichnis dor antiken Skulpturen Nr. 215. Die

    Chlamys 10.

    Dies Eiemplar gilt Rom, Lateran. Torso.

    fohlt.

    Benndorf-Schöne Nr. 49.

    als das beste.

    Die Chlamys

    ist

    etwas anders an-

    geordnet. 11. Verona,

    Museum Lapidarium.

    Abgeb. Maffei Mus. zwar die 12.

    1.

    Schulter

    Rom,

    Clarac

    Pal.

    PL 812

    frei,

    Veron.

    kommt

    CLXVII, 5 Die Chlamys lässt aber von innen an den Arm.

    Barberini. B,

    2022

    C, fehlt bei

    Matz-Duhn. Clarac giebt

    keine Ergänzungen an. Ich habe das Stück nicht gesehen. 13. Der Kopf Medici. Matz-Duhn I, 215. 14. Rom, Museum der Diocletiansthormen. Aus 'parischem' Marmor. Die Oberlläche

    Augenkuochen sind nächst

    dem

    verletzt,

    die

    Nase ergänzt.

    Kopf. ist corrodirt,

    Es

    ist

    die

    der beste

    vorigen.

    15. Neapel,

    Museo Nazionale.

    Digitized by

    Google

    HERAKLES DES SKOPAS UND VERWANDTES Kopf des

    Aristogeiton.

    Vgl.

    221

    Friedrichs-Wolters

    Es

    66.

    S.

    wäre nicht unmöglich, das* er mit der Statue Nr. 5 ursprünglich

    zusammengehörte: die Farbe des Marmors

    ist

    Uebereinstiramung mit dem

    ist

    Die

    sehr ähnlich. eine

    vollständige.

    Museo Chiaramonti Nr. 509.

    Rom, Vatikan.

    16.

    Meleagerkopf

    Nase und Oberlippe ergänzt. Das Untergesicht

    ist ein

    wenig

    schmaler, und dadurch macht das ganze Gesicht einen etwas länglicheren Eindruck, dies ist aber nur ein zufalliger Fehler des Copisten, der

    Im

    etwas zu viel Marmor abgearbeitet hat.

    übrigen

    ist

    der Kopf eine genaue und noch ganz leidliche Wiederholung, die von

    dem eigentümlichen Charakter immerhin mehr bewahrt Kopf der vatikanischen Gruppe.

    hat, als der

    glatte

    17. Kom, Villa Ludovisi. Kopf des ausruhenden Kriegers Nr.

    Dies

    ist die

    schlechteste

    des Meleagerkopfes.

    und

    Im Auge

    die Pupille vertieft.

    55. Schreiber Nr. 118.

    und wohl auch späteste Wiederholung ist

    der Umriss der

    Der Mund

    ist

    eingeritzt

    Iris

    ganz geschlossen, nur eine

    von einander. Im Haar Weise die Bohrgänge stehen geblieben. Zwar kann man im Haar nicht mehr ganz genau die einzelnen Locken verfolgen und vergleichen doch ist im wesentlichen die Anordnung dieselbe, roh gemachte Furche trennt die Lippen

    sind in roher

    ,

    wie die des Meleagerkopfes, namentlich sind die charakteristischen stärker heraustretenden Locken übereinstimmend vorhanden, Schä-

    man

    delform, Ohrform, auch die Maasse, alles stimmt genau;

    Typus

    wie weit ein schlechter Copist einen schönen

    sieht

    entstellen

    kann. Schreiber

    a.

    a.

    0. S. 140 entscheidet sich zwar des verschie-

    denen Marmors und der schlechteren Arbeit wegen, zugehörigkeit des Kopfes, aber seine Worte

    4 :

    Der

    mit dem Rumpf zusammenhängenden Hals auch n.

    r.

    genau anpassende

    rufen. Dieses

    dem Meleager

    Kopf

    genaue Anpassen

    ist

    dieses

    und

    ist.

    beiderseits sehr sauber abgearbeitet

    Stellen sind weiss, während der hier allein sieht

    ein etwas grösseres

    Korn

    man hat.

    Un-

    dem Wendung

    in der

    aber künstlich hergestellt : mit

    verglichen zeigt der Hals

    tat

    ;

    die

    könnten doch Zweifel dagegen wach

    dünner und weniger bewegt, der Grund

    Ton hat

    für

    aufgesetzte,

    Marmor

    Kopfes sich als

    der,

    dass er hinten

    Die abgearbeiteten

    sonst einen bräunlichen

    auch, dass der

    Marmor

    des Kopfes

    Uebrigens hat der dichte etwas 15

    HERAKLES DES SKOPAS UND VERWANDTES

    222

    Marmor der Statue

    geädert«

    in seiner

    äusseren

    Erscheinung mit

    pontelischem nichts zu tun.

    Rom.

    18.

    Villa Albaui, Vorhalle des Casino, N. 57.

    Herme. An der

    r.

    Seite oben absichtlich beschädigt, ausserdem

    im ganzen Gesicht, dazu ist der Kopf durch eine sehr schlechte moderne Nase entstellt. In den Augen sind die Pueinzelne Hiebe

    pillen einfach als kleine kreisförmige Vertiefungen angedeutet,

    auch eine spätere Verletzung. Trotzdem

    ist

    wohl

    Kopf noch

    der

    als

    Wiederholung des Meleager kenntlich, wozu auch seine Wendung stimmt.

    Rom, Museo

    19.

    Torlonia.

    Kopf, welcher der Statue Nr. 473

    und

    geflickt,

    aufgesetzt

    Bestossen

    ist.

    aber unverkenubar.

    Der Kopf Medici, dessen Ideutität mit dem Meleager die Zusammenstellung im nächsten Hefte der Denkmäler lehren wird, zeigt

    trotzdem

    tich,

    ten hat, allen beit,

    seine

    Oberfläche

    stellenweise

    stark

    gelit-

    übrigen Köpfen an unmittelbarer Frische der Ar-

    an Schönheit, Leben und Ausdruck so weit überlegen, dass

    man

    daran gedacht hat, in ihm das Original zu besitzen

    falls

    können diesem Kopfe gegenüber für die kunstgeschichtliche

    (').

    Jeden-



    (')

    Einigen Maassen des Kopfes Medici, die ich leider nur

    genommen

    am Abguss

    habe, stelle ich die des vatikanischen Kopfes nach Winters Messung

    gegenüber. Von den übrigen Kepliken habe ich mich bei dem Kopfe der Diokletiansthcnnen (Xr*14) und

    dem

    der Villa Ludovisi (Nr. 17) überzeugt, das«

    einige Hauptmaasse, so wie die wesentlichsten Gleichungen übereinstimmen. Kopf Medici.

    Höhe

    des Kopfes

    Tiefe

    (d. h.

    250

    Nasenwurzel-Hinterkopf)

    Ohr-Ohr

    160

    Nasenflügel-Ohrläppchen

    122

    Haaransatz-Kinn

    185

    ist

    die durchgehende Haargrenze

    156

    53

    Kinn-Halsansatz

    (Hierbei

    Meleager.

    260

    53 185

    genommen und

    die eine tiefer ins Gesicht fallcndo Locke ausser Acht

    gelassen)

    Haaransatz-Unterrand der Nase

    119

    Innerer Augenwinkel-Kinn

    119

    117 r"

    U7

    Digitized by

    Google

    HERAKLES DES SKOPAS UND VERWANDTES Würdigung

    die Repliken

    kaum

    in

    Betracht

    kommen,

    223 und, da wir

    mit den Bruchstücken

    bei der Vergloichung der Meleagergruppe

    aus Tegea für die Behandlang der Formen des menschlichen Körpers

    und der Tiere

    ein sehr geringes,

    Gewandes gar

    für die des

    kein Material haben, so sind wir wieder lediglich auf die Betrach-

    tung der Köpfe angewiesen. Eine Reihe der offenbarsten

    Augen,

    am

    besten wieder,

    Berührungspunkte

    wenn man

    die Tafel

    Mitth. zu Grande legt, auf welcher der unbehelmte

    gea

    in sehr ahnlicher

    Haltung abgebildet

    ist,

    die

    in

    fällt

    XIV

    der Athen.

    Kopf aus Te-

    wie die Vorderan-

    sicht des Meleager auf der Denkmälertafel.

    Der lebhafte Blick der weitgeöffneten, etwas nach oben geder Ausdruck des Athmens in Nase und Mund

    richteten Augen,

    findet sich ebenso wieder wie der kräftige

    Bau und

    die breite

    Form

    des Gesichtes, ja die Uebereinstimmung des Unterkieferumrisses ist

    geradezu überraschend.

    Das charakteristische Verkriechen des

    Oberlides (welches vollständig keine der übrigen Wiederholungen wiedergiebt) ist hier zwar nur an der rechten Seite ausgeführt, da

    Kopf

    ja für diese Ansicht berechnet war,

    aber ganz kurz

    ist

    auch das linke Oberlid gebildet. Ebenso wird man auch leicht

    in

    der

    dem

    Munde mit den

    geöffneten

    etwas herab gezogenen Winkeln

    die Aehnlichkeit erkennen.

    Es sind

    aber innerhalb

    auch einige Abweichungen

    zu

    dieser

    grossen

    Uebereinstimmung

    bemerken, namentlich wenn man

    Untergesicht

    Nase, bis

    68

    7<>

    zum Augenhöhlenrand gemessen

    Oberrand der Unterlippe-Kinn



    Innerer Augenwinkel

    r

    Unterrand der Nase

    j'

    70

    68

    17

    47

    49

    ^

    Stirnhöhe

    48

    47

    Mundbreite

    48

    45

    Augenlänge Inncro Augenweite

    ,

    35

    34

    35

    35

    Augentiefe (Tom Nasenrücken gemessen)

    30

    Augenhöhe NasenflQgelbreite

    16 40

    Ohrlänge

    C7

    38 \

    ^

    Digitized by

    Google

    HERAKLES DES SKOPAS UND VERWANDTES

    224

    sich nicht nur an den einen

    tegeatischen

    den anderen in Betracht zieht

    Kopf hält, sondern auch

    Abweichungen, die ihn

    ,

    in gleicher

    Weise auch vod der einheitlichen Gruppe der bisher aufgezählten

    Monumente

    Es

    unterscheiden.

    Maass Kopf anzu-

    vor allem ein grösseres

    ist

    einer gewissen äusserlichen Eleganz

    ,

    das mir diesem

    haften scheint, selbst nach Abstreifung jeder peinlichen Erinnerung au

    die vatikanische Statue.

    Das

    zum

    liegt

    grossen Teil

    den

    an

    mit geflissentlicher Sorgfalt angeordneten und behandelten Haaren.

    Das Haar schmiegt

    keineswegs

    sich

    Masse der Form des Schädels an, sondern

    mehr ist

    als

    in

    einheitliche

    einzelne

    sich

    stark abhebende, durch tiefe Einsenkungen von einander getrennte

    Partien von ungleicher Erhobung aufgelöst, des

    welche dem Urariss

    Kopfes oine unruhigere und un regelmässigem Form geben.

    Hierdurch

    ist es

    auch möglich in zweifelhaften Fällen eine Wieder-

    holung des Meleager daran zu erkennen, dass für Locke

    '

    man dem Haar Locke

    nachgehend die Uebereinstimmung

    '

    kann,

    feststellen

    während wir gesehen hatten, dass die Heraklesköpfe diese Ueber-

    einstimmung nicht zeigen;

    und die Behandlung des Haares an

    dem tegeatischen Kopfe, so wie die anspruchslose, mehr auf Oesammt Wirkung berechnete, an dem Kopfe vom Südabhang Akropolis scheint dafür zu

    die

    de;

    sprechen, in jener, gesuchtere Eleganz

    und grössere Bewegtheit gleichmässig erstrebenden, Arbeit das Resultat einer weiter geschrittenen Entwickelung zu sehen.

    Einem ähnlichen Geschmack

    entspricht die starke Einsattelung

    beim Nasenansatz, die grösste formolle Abweichung von den Tegeaköpfen, welche, gewiss zum Vorteil des dadurch viel feiner und reicher bewegten Profites,

    Augen Zähne

    wesentlich ('),

    (')

    der

    so dass

    doch

    abschwächt

    man

    Der einzige Kopf,

    ;

    den

    Eindruck der Tiefe in den

    ferner

    fehlen

    dem Munde

    die

    nur in einen tiefen dunkeln Spalt hinein-

    bei

    welchem

    die.

    Zähne angegeben

    sind, ist grade

    vatikanische. dort aber in einer ganz schematischen Weis» als eine die

    Oberlippe nicht überschreitende Kante, welche also den tiefen Spalt in seiner

    Wirkung keineswegs sirten nichts zu tun,

    beeinträchtigt. sie findet sich

    Diese Art hat mit der oben charakterigerade bei mittelmassigen Copieen sehr

    nnd scheint also in einer gewissen Zeit die gewohnte Weise, den Mund zu bilden gewesen zu sein, die dann unterschiedslos auf alle Werke angewendet wurde, z. B. auch für den sonst so altertümlichen Kopf der Ncapler Venus häufig,

    '

    Gonetrix

    '.

    Digitized by

    Google

    HERAKLES DES SKOPAS UND VERWANDTES gewissermaassen

    sieht,

    Noch giebt

    225

    mehr decorativ-eiafache Wirkung. den Augen zu einigen Bemerkungen An-

    eine

    die Arbeit in

    zwar die ungeschickte Art, wie jetzt das rechte Oberlid von dem Wulst bedeckt erscheint, liegt wesentlich daran, dass das Lid wo es sich zu verkriechen beginnt, etwas gerade an der Stelle

    lass

    :

    ,

    ausgebrochen

    ist,

    immerhin fügt sich der Wulst nicht

    schmeidiger Weise der Linie des Lides

    an,

    wie

    bei

    in so ge-

    den tegea-

    tischen Köpfen. Auffallend aber ist das Fehlen jeglicher

    Andeutung

    des inneren Thränenwinkels, die beiden Lidränder stossen einfach in

    einem etwas abgerundeten Winkel auf einander im Gegensatz zu der sehr deutlichen Ausbiegung für die Drüse am behelmten Kopf aus Tegea und den übrigen oben besprochenen Köpfen.

    (Hier hat

    sich der Copist des vatikanischen wenigstens für das rechte Unterlid

    Auch sind

    eino Correctur erlaubt).

    die

    Lider nicht so besonders

    unbestimmt gegen den Augapfel abgesetzt;

    scharf, sondern etwas

    das Eigentümliche des Blickes

    wird vielmehr dadurch hervorge-

    — wie namentlich

    bracht, dass der gewölbte Augapfel

    ansicht erkennen lässt



    des Oberlidos zurücktritt.

    die Seiten-

    nach oben weit hinter den Vorderrand Also auch hier

    ist

    gegenüber dem Sy-

    stem zusammenwirkender Feinheiten beim Tegeakopf und dem He-

    Wirkung mehr im Grossen und Allgemeinen angestrebt. Der Vollständigkeit wegen sei erwähnt, dass auch die Form des

    rakles, die

    Ohres etwas abweicht.

    Es wäre vermessen, einem Künstler gegenüber, dem man eben erst beginnt

    etwas näher zu treten, sich bereits eine abgeschlos-

    sene Meinung über

    wollen

    ;

    die

    Grenzen seiner Vielseitigkeit bilden zu

    aber wenn die aufgeführten Abweichungen wenigstens

    zum

    Teil mit Recht als Beweise einer geringeren originalen Kraft an-

    gesehen werden können,

    so

    wir vor der Alternative zu

    scheinen

    stehen, dass der Meleager entweder auf Skop.is zurückzuführen sei,

    dann aber selbst

    im

    in

    dem schönen Kopf

    Original vorliege, oder dass dieser

    nicht

    mehr von Skopas

    selbst, sondorn

    lich

    nahe stehenden Künstler

    tere

    Entwickelung verkörpert.

    sei,

    der Villa Medici noch nicht

    Kopf

    ein Original,

    dann aber

    von einem ihm ausserordent-

    der aber bereits eine etwas spä-

    Auf

    einer

    solchen

    Entwickelungs-

    stufe steht ungefähr der von Farnell {Journal

    of h. $t. VII S. 114) abgebildete und auf Grund eingehender Analyse der Schule des

    Digitized by

    Google

    226

    HERAKLES DES 8KOPA8 UND VERWANDTES

    Skopas mit Recht zugeschriebene Terracottakopf aus Oxford ; er

    dem Meleager recht verwandt. Wohin diese Entwickelung sersche Apollokopf, namentlich

    36

    Taf. 2) veröffentlichten

    strebt, in

    mag etwa

    ist

    der Steinhäu-

    der durch Kokille* (Arch.

    Ztg.

    Abbildung des noch unrestaurirten Ab-

    gusses, veranschaulichen.

    Rom, im September 1889.

    Botho Graef.

    Digitized by

    Google

    JAHRESBERICHT ÜEBER NEUE FUNDE UND FORSCHUNGEN ZUR TOPOGRAPHIE DER STADT ROM 1887-1889.

    Der folgende Bericht, welcher sichtigt einerseits über die in

    Rom

    Funde,

    antiken Stadt wichtigen

    alljährlich fortgesetzt

    werden

    soll,

    beab-

    gemachten und für die Topographie der Ober

    andrerseits

    die

    neuen

    Forschungen,

    welche bereits bekannte Monumente betreffen, eine Ucbcrsicht zu geben. Mein hauptsächlicher Zweck war für beides aus eigener Anschauung zu referiren:

    wo

    dann den publizierten Berichten über neue Ausgrabungen etwas hinzufügen lies«, oder wo die Nachprüfung einer neueren Arbeit vor den Monumenten selbst Gelegenheit bot die Untersuchung weiterzuführen, habe ich dies sich

    nicht unterlassen wollen, sehe aber namentlich in letzterein uicht den dieser hauptsächlich referirenden Arbeit. in

    der

    Aufführung

    aller

    Eben

    so

    von Kunstwerken

    Einzclfunde

    angestrebt werden, vielmehr muss dies den

    Zweck

    wenig kann Vollständigkeit

    Nolizie

    oder

    dctjli

    Privatbauten

    seavi

    und dem

    Dullettino dclla commissione archcoloyica comunale überlassen bleiben. Der offiziellen Berichterstattung,

    wie

    sie in

    den genannten Organen namentlich von

    Larciani, Gatti, Borsari in verdienstlicher Weise geboten wird, durch erste

    Bekanntmachung neuer Funde vorzugreifen,

    liegt natürlich diesen

    über längere

    Zeitabschnitte rückblickenden Berichten fern. Systematische Behandlungen der

    Topographie, welche im Wesentlichen mit bekanutem Material operiren, können hier

    im Ganzen nur kurz, im Detail nur an Punkten erwähnt werden, wo

    sie

    sachlich neues bieten.

    Der Epigraphik schriften, welche, wie

    die

    ist z.

    insofern

    B.

    ein

    erheblicher

    Dedicationen

    von

    Raum

    gegönnt,

    als In-

    Gebäuden, Wichtigkeit

    für

    Topographie haben, mit möglichster Vollständigkeit aufgenommen sind

    dagegen würde eine Aufführung der Inschriften von

    rein

    in

    den letzten zwei Jahren

    gefundenen

    historischem oder sprachlichem Interesse die Grenzen

    dieser Blätter weit überschreiten.

    Digitized by

    Google

    JAHRESBERICHT UEBER

    228

    Der vorliegende ernte Bericht erstreckt eich vom Oktober 1887, von wo ab mir meine Rückkehr nach Rom verstattete von Neufunden als Augenzeuge Kenntniss zu nehmen,

    bis

    diese Grenzen überschritten

    so

    :

    April 1880.

    schien

    Nur ausnahmsweise habe

    hinsichtlich

    es

    ich

    der in der zweiten

    Uälfte des laufenden Jahres veröffentlichten Arbeiten nicht angemessen z.B.

    Deglane'a Aufsatz über das palatinische Stadium oder Richters Rekonstruktion der Ostseite des Forums auszusehliessen, den ersteren wegen seiner Gleichartigkeit

    mit Sturms Programm, letztere weil

    sie

    die

    Ausführung mancher

    in

    besprochenen Aufsätzen desselben Vf. angedeuteten Gedanken giebt. Auf Ent-

    deckungen und Arbeiten

    aus

    der

    Hälfte

    ersten

    namentlich dann zurückgegriffen, wenn dieselben 8.

    u. S.

    des Jahres 1887 habe ich

    in Richters

    231) keine Berücksichtigung gefunden hatten

    Topographie (1880

    :

    und doch allgemeiner

    bekannt zu werden verdienten.

    Dass über die in diesen Mitteilungen selbst erschienenen Arbeiten mit möglichster Kürze berichtet

    ist,

    wird

    man

    natürlich finden

    :

    einige Ungleich-

    heiten in der Behandlung hoffe ich in der Folge vermeiden zu können. Ebenso soll

    versucht werden,

    (Gräberstrassen

    n. dgl.)

    den Bericht auch

    auf die

    nähere

    Umgebung Roms

    auszudehnen, wovon für diesmal aus äusseren Gründen

    hat abgesehen werden müssen.

    I.

    Quellen der römischen Topographie.

    Neue Fragmente der Forma urbis Romae. Beim Niederzissen

    einer vor etwa 200 Jahren aufgeführten

    Vicolo del Polvcrone hinter Palazzo heraus, dass dieselbe grossenteils

    aus

    Farnese

    im Sommer 1888

    erbaut war. Nicht weniger als hundertachtundachtzig Fragmente

    den bisher bekannten hinzu (Not. 1888 p. 386).

    Allerdings

    ist

    der

    Grösse von

    p.

    Wert derselben

    da die meisten unbedeutende,

    oft

    Mauer im

    stellte

    sich

    Bruchstücken des antiken Stadtplans 302. 437. 569; vorläufig

    kommen

    Bull. com.

    schwer

    zu

    1888

    zu bestimmen,

    nur bandgrosae Splitter sind, wenige

    die

    20x20

    cm. übersteigen. Unter den Stücken, welche ich zu sehen Gelegenheit hatte, namentlich den mit Inschriften versehenen, war keines mit

    einem der

    seit Bellori als verloren geltenden, in

    den Zeichnungen des Vat. 3430

    Die neuen Fragmente zeigen, was die im Kapitol eingemauerten Stücke nicht erkennen lassen, dass die Stärke der Platten wechselnd gewesen ist. Dies Kriterium würde, namentlich wenn sich die erhaltenen identificirbar.

    Herausnahme jener Stücke aus der Wand ermöglichen

    Hesse, die

    Zusammen-

    setzung des ganzen Plans wesentlich erleichtern.

    Ein auf dem Forum beim Tempel des Divus Antoninus gefundenes Fragment zeigt zwei im spitzen Winkel aufeinander stossende Strassen, und an ihrem Kreuzungspunkte drei runde Basen oder Altäre (Not. 1888 p. 728).

    Man

    könnte an den auf der kapitolinischen Basis in der zweiten Region genannten vicus trium ararum (vgl. C. I. L. VI, 452) denken.

    Digitized by

    Google

    TOPOGRAPHIE DER STADT ROM Betreffs der

    0rientiru

    Forma

    g der

    n

    229

    habo ich in diesen Mit-

    teilungen S. 79 den Beweis beigebracht, dass Südosten oben war, der Circus

    Maximus und Via Appia senkrecht Jord.

    s. u.



    standen.

    Ueber Fragm. 163 und 144

    S. 259.

    Mittelalterliche Quellen zur römischen Topographie.

    De Boss Ts

    Die lange erwartete Fortsetzung von

    Christi an ae in quibus veteres

    In

    s c

    r ip

    t i

    o n e s

    hat zu erscheinen begonnen: der erste Teil des zweiten Bandes,

    ein stattlicher Foliant von über

    500 Seiten, führt den Separattitel: series codicum

    inscripliones Christianae

    praesertim

    Romae

    urbis

    sive

    admixtae descriptae sunt ante saeculum XVI. Eine ausführliche Besprechung des Gewinns, den die antike Topographie aus De Rossis neuster Arbeit ziehen kann, würde die Grenzen dieses Berichtes weit überschreiten, ich hoffe sie an anderer Stelle geben zu kennen hier genüge es, die mit gewohnter Meisterschaft ausgeführte Behandlung des Anonymus Einsidlensis und der alten Beschreibungen des Vaticanischen Gebietes zu solae sive etknicis

    ;

    nennen.

    Mirabilia Urbis Romae. The marvels of Rome, or a picture of the golden city An English version of the medieval guide-book with a Supplement A

    of illustrative matter and notes by Francis Morgan Nichoi.s. London Rom, 1889. XXXÜI u. 205 pp. 8, 2 Illustrationen,

    u.

    giebt ausser

    Uebcrsetzung Noten, welche gut und bequem

    der englischen

    über das durch

    De

    Rossi, Jordan

    und Urlichs für

    Erklärung der Mirabilia geleistete orientiren. sind: 2.

    1.

    the marvels of

    Roman

    Beschreibung Roms von Benjamin

    v.

    die Textconstitution

    und

    Die Beigaben (Mirabiliana)

    A.D. 1375

    churche*,

    dem

    Vatic. 4265);

    latein.

    Uebersetzung

    (aus

    Tudela (nach der

    Urlichs codex topographicus); 3. Ordo Romanus von 1143; 4. Drei Urkunden: Bulle Anaclet II von 1130, Innocenz III von 1199, Tabula Lateranensis; 5. Plan des mittelalterlichen Rom (nach cod. Paris. 4802). Ein

    in

    Titelbild nach Filaretes Bronzethüre von S. Peter

    schmückt das elegant aus-

    gestattete Buch, ein sorgfaltiges Register erleichtert die Benutzung.

    Auf von

    S.

    die Abbildung

    Fran

    c e s c o d'

    Roms auf C A

    s s

    wiesen; seiner Hypothese über

    i

    s

    i

    i

    m a b u e s Fresko

    in der

    Oberkirchc

    hat Strzygowski Mitteil. 1887 S. 62 hinge-

    Cimabue

    als

    Urheber des mittelalterlichen Stadt-

    planes (weiter ausgeführt in des Vf. Cimabue

    u.

    Rom, Wien 1888) kann

    ich

    mich

    ebensowenig anschliossen wie die meisten Beurteiler des genannten Werkes.

    Dem

    Stadtbilde in Assisi hat

    richtig seinen Platz

    an

    der

    Baiern (1328) beginnenden

    De

    Rossi

    Spitze Setie

    (Mitteil. a. a. O. S. 63)

    Nachweis, dass der Künstler 1272 in

    vollkommen

    der bisher mit der Bulle Ludwigs des

    angewiesen,

    Rom

    und daran ändert auch der

    gewesen

    sei, nichts.

    Digitized by

    Google

    JAHRESBERICHT CEBER

    230

    Die bisher nur im

    128.

    rarischen Vereins gedruckte

    Muffel

    Bande der Bibliothek des Stuttgarter

    litte-

    Beschreibung Roms von Nicolaus

    (1452) hat Michaelis in diesen Mitteilungen (1888 p. 254-276), soweit

    auf antikes bezieht, mit italienischer Ucbersetzung und erläuternden

    sie sich

    Noten neu

    veröffentlicht. Als Quellen

    täte fortunae nachgewiesen.

    werden die Mirabilia und Poggio de varieist die bei Parthey Mirabilia S. 47-62

    Hinzuzufügen

    abgedruckte Beschreibung Borns aas Vat. 4265, welche, verfasst fQr den Ge-

    brauch der Pilger im Jubeljahr 1375, vermutlich in Muffels Händen gewesen

    Wenigstens bietet nur

    ist.

    stehenden Notizen bei Muffel

    sie

    erstens

    :

    Parallelen

    zwei

    zu

    zu Muffels

    n.

    15

    di Mario (Parthey p. 50 § 68) Prassedc nach S. Sisto) est memoriale anserum, qui

    Erklärung der Trofei S.

    excitaverunt et de captivitate liberaveru'nt

    ;

    sonst die

    vereinzelt

    entsprechende

    in cadein

    i

    via (von

    Romanos de sompno §85) den

    ferner (Parthey p. 59

    Passus: iuxta illud [templum S. Crücir in Hicrusalem) est cistema cuiusdam imperatoris,

    quam Semper plenam

    habuit vino.et nunc est ecclesia ibi Sancti

    Angeli, wodurch die vergebens gesuchte Kapelle S. Michael bei Muffel n. 27

    nachgewiesen, und die Beziehung des Paragraphen

    auf die Piscina

    in Villa

    Eine Vergleichung des mir hier nicht zugänglichen deutschen Originals auch für die Notizen Aber Kirchen und Reliquien würde Conti gesichert wird.

    das Quellcnverhältniss wohl zur Evidenz bringen.

    Handzeichnungen-Codices der Renaissance. Der codex und 1510, auf den ria delVartc IV p. Justi's Mitteilungen vgl.

    Escorialensis-£-II,7, in neuerer Zeit

    eine

    gezeichnet

    zwischen 1490

    kurze Notiz Garrucci's (Sto-

    aufmerksam gemacht hatte, war von E. Müntz nach summarisch beschrieben (Ree. archM. 1887, 1 S. 175-179; Rome et une vue du Forum ä la fin du XV.

    7),

    noch G. Boissicr, un plan de

    siecle,

    Compte-rendu de Vacad. des

    sodann

    zwei Blätter

    in

    (Müntz Rendiconti dei Instituts

    werden S.

    zuerst

    317

    1888 Hrn.

    ff.;

    S. 94). J.

    1889

    Lincei

    1888

    Photographien

    Ficker verdankt S.

    75)

    inscr. 4, 15, 1887).

    photographischer

    ,

    Im

    vorigen Jahre wurden

    Reproduktion

    S. 71-73;

    einer

    welcher

    De

    in

    in

    Rossi

    grössern diesen

    Rom

    vorgelegt

    Mitteilungen

    des

    Anzahl von Blättern Mitteilungen

    (

    1888

    über die für antike und christliche Kunst wichtigen

    Blätter berichtet hat('). Die Forumsansicht ist unten S. 237 wiedergegeben.

    Die Zeichnungen des Escorialensis haben ausser für die antiken Reste noch einen ganz einzigen Wert, da

    derungen Julius

    II

    sie

    und Leo

    von der Stadt vor den grossen baulichen Verän-

    X

    eine bessere Vorstellung geben als sonst irgend

    eine Quelle. Eine würdige Veröffentlichung wäre sehr zu wünschen. einige Zeichnungen

    M. Heomskerks (früher Sammlung

    — Ueber

    Destaillcur, jetzt im

    Kupferstichkubinct zu Berlin) vgl. unten S. 236. 237.

    (•) [Die Redaction trägt bei dieser Gelegenheit auf Wunsch des Hrn. Ficker nach, dass die Identifikationen der Sarkophage Mitt. 1889 p. 75. 76 gütiger Mitteilung des Hrn. Robert verdankt werden].

    Digitized by

    Google

    TOPOPtRAPHIE DER STADT ROM

    II.

    231

    Darstellende Werke. Baügeschichte der Stadt im Allgemeinen.

    0. Richter, Topographie der Stadt

    Rom

    (Sep. Abdr. aas

    buch der klassischen Altertumswissenschaft, Bd. 8. 206 SS. 4 Pläne.

    Dem Buche

    liegt der

    vom

    Vf. in Baumeisters

    Iwan Müllers Hand-

    III).

    Nördlingen 1889,

    Denkmälern

    S.

    1436-1535

    publizierte Artikel 'Rom' zu Grande, jedoch an vielen Stellen verbessert und erweitert, nicht nur durch einen

    einleitenden Abschnitt (Quellen, Litteratur,

    Abdruck der Konstantinischen Regionsbeschreibung und durch die Angabe der Litteratur zu jedem einzelnen Paragraphen. Ausser der knappen und klaren Darstellung des auf einen

    Stadtpläne),

    einen Index, sondern vor allem

    diesem Gebiete hauptsächlich wissenswerten bietet es nunmehr auch einen Führer zu gründlicher Beschäftigung mit dem alten Rom, und wird hoffentlich zur Belebung und Verbreitung der topographischen Studien in Deutschland einen nachhaltigen Anstoss geben. Eine Besprechung im Einzelnen kann hier nicht beabsichtigt werden

    dem Buche

    möge man

    Bemerkungen, die unten

    S. 234. 256.

    als Beiträge für eine zweite Auflage, die

    nicht fehlen wird, betrachten.

    R. LANctANi, Ancient 8.

    die wenigen

    :

    208. 269 gemacht werden,

    XXIX

    u.

    Romc

    in the light

    of recent discoveries. London 1888,

    329 SS. 100 Illustrationen.

    Eine gründliche, wenn

    auch gedrängte Uebersicht Über die grossen

    Fortschritte, die unsere Kenntniss des alten

    Roms dank den Ausgrabungen

    der letzten zwanzig Jahre gemacht hat, zu geben, dieses Ziel hat sich der Vf.,

    der betreffs jener Errungenschaften mit Recht sagen könnte /tu. in

    Cyklus von hat

    die L. auf einer Reise durch Amerika gehalten Ursprung nicht. Die Ueberschriften der elf Kaof archaeolof/ical Studie»; the fundation and preof Romc; the sanitary condition of ancient Rome ; public

    Vorträgen

    verläugnet

    ,

    quorum pars magna

    diesem Werke noch nicht gesteckt. Sein Buch, entstanden aus einem ,

    diesen

    {the renaissance

    pitel

    hisioric life

    place* of resort

    ;

    the palace

    of the Caesars; the house of the Vestals; the

    public libraries of ancient and medioeval Rome; the polire and fire department of ancient Rome; the Tiber and the Claudian harbor; the Cam-

    pagna

    ;

    the disappearance

    of trorks of art and their discovery in recent Themata zum Teil mit der eigentlichen nur in loser Verbindung stehen, während

    years) zeigen, dass die gewählton

    hauptstädtischen

    Topographie

    andrerseits grosse Gebiete derselben

    stellung

    ist stets

    anziehend

    ;

    gar

    nicht

    gestreift

    werden.

    Die Dar-

    au« der Fülle der ihm zu Gebote stehenden De-

    tails

    wählt L. mit grossem Geschick aus: besonders operirt er mit Rücksicht auf

    sein

    Publicum gern mit Zahlen und statistischen Angaben, deren Sicherheit

    Digitized by

    Google

    JAHRESBERICHT ÜEBER

    232

    manchmal bedenklich

    freilich

    Wenn auch

    ist.

    war

    die Absicht des Vf. nicht

    wissenschaftlich neues zu bieten, hätte doch stellenweise etwas weniger con-

    und

    scrvativ verfahren werden,

    B. die als

    z.

    struetion des Vestatempels nicht wiederholt

    J.

    Rome

    H. Middleton, Ancient

    ist

    nur

    neuem

    mit

    das

    nachgewiesene

    verfehlt

    werden

    Rccon-

    sollen.

    1888 (Edinburgh 1888)

    in

    und Register versehene, sowie durch

    Titel

    Buch desselben

    Schlusskapitcl discoveries 1885-1888 erweiterte

    ein

    Ancient

    Vf.

    Rome in 1885. Das Schlusskapitel giebt auf 11 Seiten einige Notizen über neue Funde, aber weder vollständig noch eingehend: z. B. wird die für die Grenzbestimmung der dritten und fünften Region so wichtige Entdeckung des Tempels der Minerva Medica

    Pom

    des

    nicht

    einmal erwähnt, ebenso wenig die

    Agrippae. Entbehrlich wäre dagegen die ganz ungenaue Copie der

    Inschrift des

    Mausoleums des Lucilius Paetus und

    chtungen Aber die

    am

    die

    ästhetischen

    Betra-

    Quirinal gefundenen Bronzestatucn (der Faustkämpfer

    of very different and inferior s>ylf als der stehende Athlet, a characterislic exemple of purely Roman arl). Die beigegebetie, Pläne und Karten sind natürlich auf dem Standpunkt von 1885 geblieben. ist

    dem

    Vf. zufolge

    Rom

    A. Mayerhoefer, Geschichtlich-topographische Studien Ober das alte

    (München 1887) behandelt in drei Kapiteln:

    1.

    Die Bedeutung des Wortes Pontifex

    Stel-

    ;

    lung des Janiculum in der Königszeit; neue Beiträge zur Brücken frage

    ;





    3. Die Wandlungen der Strassenvcrhältnisse auf dem rechten Tiberufer Thore der aurelianischen Mauer an der Flussseite nebst den Veränderungen Der Vf. sagt welche die spätere politische Entwicklang im Gefolge hatte.

    2.

    ;



    Fragen deren Beantwortung sich nicht

    selbst S. 65, er beschäftige sich mit

    ausgraben

    lasse,

    hoffe

    aber

    dadurch,

    Zuwachs an neuen Gesichtspunkten erweisen. Ich bedaure in

    dass

    das

    erhalte, der

    Untersuchungsgebiet einen

    Forschung einigen Dienst zu

    der breiten und oft verworrenen Darstellung diese

    neuen Gesichtspunkte nicht finden zu können; d«ss Vf. durch die Annahme

    Pons Aemilius-Noronianus in das Brückenverzeichnis Ordnung zu bringen glaubt, war aus seinen früheren Schriften bekannt. In das dunkle Gebiet der Topographie des mittelalterlichen Rom, auf welchem

    u. A.

    eines

    zweiten

    sich die Erörterungen

    M/s über

    Thore an der Engelsburg grossenteils dazu

    die

    bewegen, wird vielleicht noch an vielen Punkten Licht zu bringen sein



    gehört aber sehr viel mehr Methode und Monutnentenkcnntnis als der Vf. besitzt,

    dem

    es

    z.

    B. passirt, dass er (S. 103)

    Engelsbrücke erläutert mit

    Hülfe

    Topographie (1588). Letzterer

    ist

    seine

    des

    kleinen

    M.

    als frühmittelalterlich

    über das Thor an der

    Holzschnitts

    ans

    natürlich "dem grösseren Stiche

    nachgezeichnet und neben diesem wertlos die von

    Ansicht

    ;

    Marlianis

    Du

    Perars

    das Original zeigt deutlich, dass

    angesprochenen

    Partien

    den Bauten der

    Sangallo angehören.

    Digitized by

    Google

    TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

    233

    Lage, Boden, Klima. Tommasi-Crldeu, Alrune gen 1887

    rifiessioni sul

    clima deWantica

    Roma

    (Mitteilun-

    p. 76-89).

    bandelt Ober den Einfluss der Malaria auf den menschlichen und thierischen

    Organismus, Uber die antiken Schatzmittel gegen dieselbe (Drainage, eigentümliche Einrichtung der Canipagnahäuser), endlich über die Malaria im Mittelalter

    und der Neuzeit.

    Fr. Oi.ck, Fleckeisen und Masius Jahrb. Bd. 135 behandelt die Frage

    :

    hat sich das

    dert? mit negativem Ergebnis

    S.

    {65-475.

    Klima Italiens seit dem Altertum geänauch die bekannten Stellen über Tem-

    — wobei

    peraturverhältnisse der Hauptstadt zur Sprache

    kommen.

    Genannt werden muss hier noch das Kapitel aus Lanciam's S. 231 angeführten Buch sanitary conditions of andient Rome, welches sowohl durch des Vf. genaue Kenntnis der antiken Stadt als auch durch die Paral:

    dem modernen Rom einen besonderen Wert

    lelen aus

    erhält.

    Stadt- und Baugeschichte im Allgemeinen. Der Aufsatz von Sti demind, die sacraArgeorum (Philologus S. 168-177) versucht auf die berühmte Varrostelle neues Licht zu dadurch, dass die Lage der sacraria Argeorum mit dem Schema des Auguraltemplums und zwar eines solchen, dessen vier Hauptteile durch analoge Teilung zu einer im Ganzen 16 Quadrate enthaltenden Figur geN. F. I werfen

    staltet sind, in

    Nimmt man diese freilich nirgends man nicht umhin auch der weigeführten Dcduction beizustimmen. In dem

    Einklang gebracht wird

    (>).

    ausdrücklich überlieferte Prämisse an, so kann teren mit mathematischer Strenge

    Einleitungspassus bei Varro wird statt des überlieferten

    Septem

    et viginti

    Argeorum sacraria

    partis urbi sunt disposita vorgeschlagen wird A.

    viginti in quattuor partis urbis

    s.

    d;

    s.

    Septem

    in et

    die Zahl der 27 sacraria wird erklärt

    durch die Annahme von 9 sacraria für die ursprüngliche regio Palatino und je 6 für die drei später

    aedem

    hinzugekommenen. Dass die Lage des Sacrariums apud

    dii Fidii (colli* Mucialis quintieeps), welches durch die

    nicht berücksichtigten Ausgrabungen littst,

    in

    vom

    Vf. noch

    274) sich ziemlich genau localisiren

    das System hineinpasst, darf als Stütze für dasselbe angeführt werden.

    Mein Aufsatz: das (Hermes

    (u. S.

    XXH,

    Pomeriura Roms

    in der

    Kaiserzcit

    1887, S. 615-626) berichtigt Jordans Aufstellungen Top.

    I,

    1,

    Die Möglichkeit, auf einer solchen Figur 27 statt 25 auf den Schnittpunkten liegende sacraria anzunehmen, wird durch die doppelte Zählung zweier Punkte, diese wiederum durch die Zweiteilung der Prozession auf den 16 tan und 17 to » März begründet (')

    Digitized by

    Google

    JAHRESBERICHT UEBER

    234

    Es wird naehgcwir sen, dass

    S. 324-333.

    daudischc Termination den

    die

    grössten Teil der Regio IX zwar hus-, dagegen den Aventin (R. XII und XIII) einschlo8s

    dass

    ;

    von

    späteren Terminalionen

    die

    dieser

    abwichen und die

    Steine weder conlinuirliche Bezifferung noch gleichen Abstand hatten die Termination des Claudius

    ex senatus consulto

    endlich das» die Hadrianischc Termination

    L. Borsari,

    Le mura

    e

    porte di Servio (Bull, comun. 1888

    gefundenen

    zählt die

    seit

    1881

    zweien

    Via

    di Marforio

    (in

    Stücke

    12-22),

    p.

    der Serviusmauer auf,

    73-75 und in

    n.

    via

    dclle

    rinal die Notizen au» der

    Monographie des Gio. Lucio

    Rossi piante di Borna

    117) nach

    nur ein im Garten der Suore di

    S.

    (•).

    Den beiden

    ;

    erfolgte.

    von

    giebt

    Finanze) Pläne und

    Durchschnitte und trägt zu mehreren schon länger bekannten auf

    p.

    dass

    ;

    im Süden begann, die des Vespasian im Norden

    (cod.

    dem

    Qui-

    Vat. 0137;

    letzten Jahren

    de

    gehört

    Vincenzo gemachter Fund an, dessen Zu-

    gehörigkeit zur Befestigung mir fraglich

    ist (s.

    u. S. 260).

    Besondere Erwähnung verdient die dem Aufsatze eingefügte Beschreibung eines

    antiken Steinbruchs Lanciani

    vgl.

    Vigna Querini (1872 entdeckt; dem Plan und Durchschnitte

    (Tuff) in der

    Bull, comun. 1872 p.

    6),

    von

    (bisher unedirt) gegeben werden. J.

    H. Middlf.ton,

    On

    the chief methods of comtruetion

    Borne. {Archaeologia tom. LI, part

    i, p.

    used in ancient

    41-60).

    Der Verfasser, an dessen Ancient Borne in 1885 die auf umfassender Monumentenkenntnis beruhende Berücksichtigung des Techiiisehen besonders zu loben war, handelt über Quader- und Gusswerkbau. Namentlich dem teren wird eine durch 3 Tafeln u.

    A. nach eigenen

    Aufnahmen)

    (Wände vom

    letz-

    Palatin, den Caracallathermen

    erläuterte ausführliche

    Besprechung gewidmet,

    und seine construetive Bedeutung gegenüber den nur zur Verkleidung nenden Zicgclwändon hervorgehoben.

    Einzelheiten

    die-

    sind zu berichtigen

    :

    so

    Karamern der grossen Exedra des Traiansforums bei Magnanapoli nicht Ziegelrohbau gewesen (p. 58), sondern auf Stcinbelag nicht nur berechnet. Ueber seine Vorgänger urteilt Vf. sehr absprechend z.

    B. sind die unteren

    ;

    Canina's sondern auch Choisy's

    and worse than

    Buch

    ist

    ein

    stmply tcork of Imagination

    die des Vfs. nicht treffen

    schädigen, (»)

    Der Vorwurf übergemacht worden ist, wird

    useless to the real Student (p. 41 not.)

    triebener Eleganz, welcher Choisy's Zeichnungen :

    ob

    mögen Fachmänner

    sie

    dafür durch absolute Zuverlässigkeit ent-

    entscheiden.

    Von den Facsimile's der

    Der Lauf der Servianischen Befestigung auf Richters Plan

    Stein-

    (o. S.

    231)

    ist an mehreren Stellen nicht correct angegeben: so sind anf dem Esquilin die Reste auf Piazza Fanti gar nicht berücksichtigt, die bei der Station nicht richtig eingezeichnet. Merklicher noch ist die Abweichung beim Quirinal, wo die Mauer, statt dem Hügelrande folgend von der Hohe bei Magnanapoli nach der zu laufen, im Thalc {Hof von Palazzo Colonna und Piazza SS. Apo-

    An

    stoli)

    gezeichnet ist

    Digitized by

    Google

    TOPOGRAPHIE DER STADT ROM inetzzcichcn

    aaf

    dem

    und der Scrviusmauer

    Palatin

    235 nicht

    sich

    es

    lässt

    behaupten.

    Eine mehr technische als topographische Frage behandeln T. Homoli.e und H. P. Nixot in ihrem Essai de r e s 1 tut i o n de V amp h i. thtatre de Curion {Gazette archc'oloqique, 1880 p. 11-16). Es wird der durch Zeichnungen (Tf 3. 4) erläuterte Nachweis der Möglichkeit einer 1

    Constructinn wie sie Plinius 36, 117,120 beschreibt, gegeben, allerdings mit

    Verwerfung der Lesart des Bambergensis: post primos dies etiam sedentibus aliquis und Rückkehr zum 'texte de nos pfres* : postremo iam die discedentibus tabulis.

    Für sant

    ist

    die

    Geschichte der

    städtischen Wasserleitungen

    188*

    p.

    und Wolkonsky (Xotisie 1883 p.

    die Auffindung einer eigentümlichen sehr alten

    Tiefe liegenden Leitung in Villa

    400; Nardi:c€i

    sulla

    fognatura

    Roma

    di

    p.

    interes-

    bedeutender

    in .*)0

    ;

    Bull. com.

    Durchbohrte

    30).

    Tuffblöcke (wie untenstehende Figur, nach einer von mir in V. Wolkonsky

    genommenen

    Skizze, zeigt) stellten eine Rohrleitung von bedeutender

    stärke her; die Verbindung der einzelnen Stücke

    gende Muffen und entsprechende Vertiefungen

    war durch

    am

    er.

    Wand-

    6 cm. vorsprin-

    anderen Ende bewirkt

    Inneren hatte das Wasser Kalkablagerungen bis zur Stärke von 3 und

    cm. hinterlassen.

    Aehnliche Funde

    (Bull. com. 1886 p. 406),

    zu

    verfolgen

    gestatten:

    waren

    1886 auf dem

    welche insgesamt die Leitung Lanciani

    (rendiconti

    Im

    mehr

    Caelius gemacht

    2000 m. weit

    fast 1

    däVaccad. de Lincei

    1888

    p. 301) erkennt darin den von Frontin de aq. 19 beschriebenen rivus HcrcuUtneux der Aqua Marcia. Richtung (Anfang post hortos Pallantianos

    dann per Caelium duetus

    ment

    finitur

    supra portam Capenam) und Nivelle-

    (ipsius montis usibus nihil, ut inferior, subministrant) stimmen.

    Digitized by

    Google

    JAHRESBERICHT HEBER

    2:J(i

    Pietro Nardccci Sulla fognatura della

    Rom

    citta

    di

    Roma, descrizione

    1889. 124 p. gr. 8°. Atlas von 14 Tf. in gr. q.

    Der

    welcher als

    Vf.,

    tecnica.

    fol.

    Chefingenieur der römischen

    Canalisation

    seit

    langen Jahren auch den antiken Kloakcnnnlagen seine Aufmerksamkeit ge-

    widmet

    hat, giebt

    nach einer kurzen historischen Einleitung eine Beschreibung Kloakenst ränge Roms, unter denen

    der jetzt funetionirenden

    grösseren oder geringeren Teil antik sind

    vom

    Pincio beim Mausoleum

    — X.

    Fluss mündend.

    Werk

    X.

    zum

    folgende

    chiavicone di Schiavonia,

    3,

    an

    vorbei

    der Ripetta

    den

    in

    chiavicone di Trevi, antik der obere Teil bei Via

    4,

    del Bufalo, die weitere Leitung bis zur

    petta

    :

    des Augustus

    Mündung

    unterhalb des ponte di Ri-

    des siebzehnten und achtzehnten Jahrhdts.



    X. 11, chiavica della

    Giuditta, früher chiavica della Rotonda genannt, weitverzweigt, einen grossen

    Monte Citorio ab entwässernd, mündet

    Teil des Marsfeldes von

    gegenüber der

    Insel.

    — X.

    12,

    in den Fluss

    chiavicone delVOlmo, für welchen antike Entwäs-

    serungsbauten des Circus Flaminius benutzt sind, mündet bei Ponte Quattro capi.

    — X.

    13,

    Cloaca maxima. Ausser dem bekannten Stück im Forumsthal

    wird die Zuleitung aus den obrren Stadtteilen (chiavicone dellc terme Diocleziane) beschrieben; ferner ein System von unterirdischen

    des Quirinal bei ufer

    ist

    S.

    1876 verschüttet.

    Vitale, seit

    nur der fognone di Rorgo

    — Auf

    14) vielleicht ein

    (n.

    Gängen im Tuff

    dem rechten TiberWerk der Kaiserzeit;

    im eigentlichen Trastevere finden sich römische Kloaken nicht. Sonderbar ist wenn der Vf. p. 56 behauptet: per quanto si c indagato nei molti autori deWantichitä non fu rinvenuta una notizia, una descrizione di fabbries freilich

    cati

    nella

    abitata,



    regione

    trastiberina

    Ein parte seconda

    :

    da potcrla cosl

    come parle

    riguardare

    delle anlivhe cloache di

    Roma

    bener Abschnitt behandelt besonders die Wasserableitung des aus der parte terza

    ist

    vie,

    welche

    für

    vicoli ecc. con Valtimctria stradale

    e

    hunderte von Punkten des modernen

    Roms

    Der Atlas

    übersebrie-

    Colosseums

    hervorzuheben die tavola sinottica delle piazze,

    enthält, ausser

    delle

    fogne

    exaetc

    (S. 73-117),

    Höhenangaben

    liefert.



    einem Uebersiclitsplan des Kloakennctzes von Rom,

    14 Tafeln meist mit Querschnitten, unter welchen die beiden

    letzten

    (Ent-

    wässerungsanlagen des Colosseums) ein besonderes Interesse haben.

    III.

    Topographische Rundschau.

    Forum Romanum. Ucber den

    Zustand des ganzen Forums im

    hundert geben einige kürzlich kunft.

    Den

    ersten Platz

    lcnsis ein, über welche

    1888

    S.

    94),

    nimmt unter Müntz

    Xichols (ebda.

    15 ,en u. 16 t9D Jahr-

    bekannt gewordene Zeichnungen

    neue

    Aus-

    diesen die Zeichnung im cod. Escoria-

    (s.

    u.),

    S.

    98),

    Do

    Rossi

    Richter

    (Mitteilungen des (Jahrb.

    des

    Institut»

    Instituts

    1889

    Digitized by

    Google

    TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

    237

    gehandelt hab en, und tod welcher beistehende nach einer von Hrn. Dr. Ficker genommenen Photographie verkleinerte Skizze eine Vorstellung S.

    158)

    geben'mag. Dass die Zeichnung

    älter sein muss als 1503/04 zeigt die Wiedergabe der in diesem Jahre zerstörten Reste der Basilica Aemilia (s. u. S. 242).

    Zwei Zeichnungen aus dem Berliner Skizzenbuch Martin Hkemskkrks

    (um

    1535), von mir publicirt Bull. com. 1888 p. 153, tav. VII. VIII, stellen

    Forum einmal vom Kapitol, das andere mal vom Palatin gesehen dar. Die letztere gibt endlich Aufklärung über die Lage der vielgesuchtcn, zur Zeit Pius IV (1550-65) zerstörten Kirche S. Sergio e Bacco, an die sich

    das

    Monumente, des umbilicus urbit Romae und S. 240). Die Kirche kehrte ihre Front nicht, S. 249) und C. Re (Bull. com. X, 1882,

    die Localisirung zweier antiken

    der sog. Schola Xantha, knüpft

    (s. u.

    wie Jordan (Top. II S. 451-57; 1,2 p.

    94-129) annahmen,

    noch

    dem

    Kapitol, sondern

    heut gekennzeichnet

    durch

    das

    dem Forum

    durch die Vorzflglichkeit seiner Arbeit gegenüber den alterlichen Pflasterungen

    des

    Forums

    zu

    :

    ihr Standort ist

    Stuck alten Basaltpflasters,

    sofort

    auffallt,

    welches

    sonstigen frühmittel-

    und für dessen ganz

    singulare Erhaltung bishor keine Erklärung möglich war.

    Westseite des Forums. Von der Westseite

    des

    früherer Kaiserzeit entwirft 0.

    Forum Romanum nach Richter am Schlüsse

    chenden Aufsatzes (Jahrb. 1889

    S.

    ihrer

    Gestaltung in

    seines unten zu bespre-

    137-162) ein Gesamtbild, an welchem als

    16

    238

    .1

    AHRESHERICHT T7EBER

    neu hervorzuheben ist die Annahme eines Triumphbogens des Drusus nördlich Ton der Rednerbühne, entsprechend dem südlichen Bogen des Tibcrius. Die Existenz eines derartigen Bogens wird gefolgert einzig aus der Darstellung einer Münze, welche wegen ihrer abweichenden Details mit dem gewöhnlich so genannten Drususbogen über der Via Appia nichts zu thun sie steht und fällt also mit der (in. Er. verfehlten) Theorie haben könne :

    über die Genauigkeit der Münzbilder. Ferner wird die Stellung des Tiberius-

    bogens da, wo ihn die bisherigen Forumspläne nach dem Fundbericht von Ravioli (1851) hinsetzen, bezweifelt

    ;

    wie mir scheint ohne genügenden Grund,

    da die Spuren desselben bei der sehr starken Restauration der Nordwestecko der Basilica Julia verschwunden sein dürften, und der Bogen doch gewiss über der sacra via, nicht daneben gestanden hat. Das Bild, welches Richter von der schön durchdachten Harmonie der Forumsbauten wirft, ist ansprechend, aber

    dass erst Septimius

    sehr

    hypothetisch

    Severus durch

    wenn

    ;

    z.

    des Augustus entB.

    behauptet wird,

    das an Stelle des (vennutheten) Drusus-

    bogens errichtete Triumphthor den Gesammteindruck unheilbar zerstört habe,

    Denkmäler wie das des Hadrian

    so bleiben dabei

    von

    Mommsen

    ganz

    (Ii.

    höchst wahrscheinlich

    am

    deren Stellung

    dann S.

    (Jahrb. des Instituts 1889

    S. 1-17}

    zunächst eine frühere Ansicht des Verfassers über den sog. locus

    inferior der Rostra.

    Mommsen

    und das

    Clivus durch die Fundumständo

    ist.

    0. Richter, Die römische Bednerbühne berichtigt

    (C. I. L. VI, 974)

    dem Vespasian zugeschriebene

    G. D. A. pag. 128) zweifelnd

    unberücksichtigt,

    aus

    Die Existenz eines Sprechplatzes zweiten Ranges hatte

    Stelle Cic. ad Att. II, 24, 3 vennuthet, Richter hatt.' Wochenschr. 1887 S. 895, und bei Mommsen St. R. III, S. XII Anm. 1) diese Hypothese durch bauliche Gründe zu

    der

    (Bcrl. Phil.

    383 Anm.

    5,

    stützen und den Nachweis anzutreten versucht, dass u. A. die ganze Dreitei-

    lung der Rostra-Fassade auf die Existenz eines in der Mitte hinwiese.

    Er nimmt

    jetzt diese

    tiefer

    Kassade



    die Schiffsschnäbel



    liegenden Sprcchplatzes

    Ansicht sowohl aus philologi-

    schen wie tektonischen Gründen zurück und bietet

    in

    die Seitenfassaden

    fünf Abschnitten (die



    der Aufgang



    die

    Ehrendenkmäler auf den Rostra) wesentliche Berichtigungen und Ergänzungen seiner früheren Arbeit.

    Als gesichert oder sehr wahrscheinlich darf gelten,

    dass die Fassade kein besonders architektonisch hervorgehobenes Mittelstück hatte;

    dass die ganz

    gleichmässigen

    Schiffsschnäbel

    nicht

    wirkliche

    vom

    Feinde erbeutete, sondern eigens zu diesem Zwecke gearbeitete waren; dass die sanft ansteigende cordonata nicht

    ganze Breite der Rückseite, sondern nur die Mitte derselben eingenommen hat; dass endlich die massigen die

    Einbauten aus Gnsswerk und Ziegeln, welche früher für mittelalterlich gehalZweck gehabt haben, der Platform, welche durch Aufstellung

    ten wurden, den

    immer telst

    zahlreicherer

    und kolossalerer Denkmäler (deren Dimensionen vermit-

    der Stilichobasis in Villa Medici und der Abbildung auf

    dem Coustan-

    tinsbogeu erörtert worden) gefährdet schien, eine sichere Stütze zu bieten.

    TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

    239

    Gegen andere Aufstellungen aber erheben sich Bedenken so z. B. gegen das was S. 7 Ober den nördlich an die Quadermauer stossenden Backsteinbau gesagt wird. Derselbe soll ein in später Zeit gemachter Anbau zur Rednerbuhne, und gleich der Hauptfront mit Schiffsichnäbcln geschmückt gewesen ;

    Zum

    sein.

    Beweise werden angefahrt die durch die ganze Wandstärke hinin Stellung und Entfernung den Zapfenlöchern für die

    durchgehenden,

    Schiffsschnäbel entsprechenden Löcher in der Vordennauer. Solche finden sich

    an mehreren Stellen, und zwar entspricht eins an der Vorder- und zwei an S. 5 nicht sichtbar) in der Höhe und Entfernung den Zapfenlöchern der unteren Schiffsschnäbelreihe. Aber

    der Rückseite (letztere auf der Figur in der

    gleichartige sind weder an allen Stellen,

    handen, noch fehlen sind

    B.

    (z.

    Ueberhaupt

    eines ist

    sie da,

    er.

    1

    t

    wo

    wo man

    vermuten

    sie

    muss,

    vor-

    sicher keine Schiffsschnäbel befestigt gewesen

    m. vom Pflaster, unter dem

    grossen Wandloch).

    der Zustand des ganzen Mauerrestes, der seiner Zeit

    in die

    Fundamente des ponte della Consolazione hineingezogen, daher vielfach modern geflickt und überschmiert ist, von der Art, dass ich nicht wagen würde aus so unsicheren Spuren Schlüsse auf die Decoration zu ziehen. Dass der Ablauf an der Ostseite den Rostra entnommen sei, ist richtig, kann aber bei

    dem

    späten Ursprung nicht befremden.

    — Die Frage nach der Befestigung

    der Schiffsschnäbel wird durch eine von Hrn. F. 0. Schulze gemachte Beob-

    achtung

    in

    einem von Richter etwas abweichenden Sinne

    gelöst.

    Nach

    R. waren

    an die kurzen starken Zapfen derselben (deren Construction durch die Abbildung auf

    dem Bogen von Orange

    erläutert

    wird) eiserne

    Stangen

    angeschmiedet

    welche, sowohl durch die Tuffmauer wie durch die Travertinpfeilcr hindurch-

    Nun gehen

    gehend, an der Rückseite verankert waren.

    allerdings die Bohrlö-

    cher durch die ganze Stärke der Tuffwand, und zwar etwas abwärts geneigt;

    wo

    die

    Theilung auf den hinten stehenden Travertinpfeiler

    auch noch durch diesen

    wo

    (so

    am

    trifft,

    gehen

    sie

    zweiten Pfeiler von der N. Ecke gerechnet);

    das Bohrloch gerade auf die Kante

    trifft,

    wie

    am

    ersten Pfeiler (von N.),

    geht es nicht durch, sondern nimmt nur so viel von der Kante heraus, dass

    man behufs

    der Befestigung

    dem Loche im Tuff beikommen

    konnte. Die Ver-

    festigung geschah durch einfache Verbleiung, wie ein noch mit Metall fülltes

    Bohrloch nahe der Nonlecke

    zeigt.

    ge-

    Die ganze Rückwand wurde dann

    verputzt, wie an dem bis zur S Un Quaderlage herauf erhaltenem Stück an

    der Nordecke noch zu sehen

    ist.

    Dies Verfahren war gewiss für die Last der

    wahrscheinlich nicht einmal originalen, sondern eigens angefertigten Rostra

    vollkommen genügend. L. Cantareu.i, Os$erva:ioni sorilievi

    stille

    scene storiche rappresentate nei due bat'

    marmorei del Foro Romano

    {Bull. com. 1889 p. 99-115).

    kehrt im Gegensätze zu Henzens Brizios Jordans und Bormanns Ansicht, dass

    auf den beiden 1872 gefunden Reliefs zwei Staatsacte des Trajan (resp. Hadrian) dargestellt seien (die institutio alimentaria

    Erbschaftssteuer), zu

    und der Erlass der rückständigen

    der Erklärung C. L. Viscontis zurück, der dargestellte

    Kaiser sei Domitian und die beiden Acte die Proclamation des Edicts gegen die

    Digitized by

    Google

    240

    JAHRESBERICHT HEBER

    Entmannung, sowie dio Verbrennung der libelli famoti. Richtig ist die Bemerkung gegen Bormann, der wepen der Barttracht der Lictoren da« Relief unter die Trajanische Zeit herabrücken wollte, dass

    Monumenten

    auf Bicher trajanischen

    Bogen von Benevent) Leute mit Bart unter dem kaisermich C.'s Dar-

    (Säule,

    lichen Gefolge nicht fehlen. In der Hauptsache dagegen hat

    legung nicht uberzeugt, vielmehr erledigt sich m. Er. die ganze Frage dadurch, das« auf dem zweiten Relief nicht Bücher, sondern Diptychen oder Triptychen, sen, dass

    d. h.

    Urkunden verbrannt werden. Der Versuch

    auch diese letzteren zur Darstellung von

    dienen können,

    ist

    nicht besser als

    libelli

    p.

    113 zu bewei-

    vulgo edita hätten

    wenn jemand behaupten

    wollte,

    der mo-

    derne Künstler könne Buch und Brief beliebig eins für das andere darstellen,

    Umständen auch Bücher unter Couvert verschickt würden. Ob

    weil unter

    glaublich

    Monument Domitians,

    dass ein

    sei,

    eines Kaisers bei

    dem

    es

    die me-

    moriae damnatio s.» energisch durchgeführt scheint, wie kaum bei einem wir haben von ihm aus Stadt und Umgegend nieht eine einzige anderen



    Ehreninschrift

    mit

    ungetilgtem

    Namen!



    an

    der hervorragendsten

    und

    zugänglichsten Stelle des Forums unbehelligt weiter existiren konnte, diese

    Frage scheint sich C. nicht vorgelegt zu haben.

    Ueber ein der Rednorbühnc benachbartes Gebäude, Ubrariorum aedilium curulium (gewöhnlich Schola

    die schola scribarum

    X ant ha

    genannt)

    Mitteilungen 1888 S. 208-232 gehandelt und mitHülfo der Fundberichte des \G Ua Jahrdts. den Beweis zu führen gesucht, dass das Ge-

    habe ich

    in diesen

    bäude nicht zwischen Saturnfempel und Tabularium, unterhalb der portiewt

    deorum consentium, sondern westlich vom Satumtempel am Clivus, zwischen Tibcriusbogen und Rostra gelegen habe. Entscheidend ist es, dass Funde, welche zusammen mit denen der Reste der Schola gemacht sind, genannt werden ante aedem S. Sergii et Bacchi. Die chronologische Ansetzung der Bauinschriften, deren eine die Gründung, die zweite die Erneuerung zu nennen scheint, ist bisher nicht richtig getroffen

    :

    die scheinbare Restaurationsinschrift

    ist vielmehr die ältere, wie aus onomatologischen Gründen in der dem Aufsatz angehängten Nota sopra i nomi doppi di servi e liberti della casa imperiale

    gezeigt wird.

    Nordseite des Forums. Th.

    Mommsen

    Stellen aus Cassiodor

    Bezeichnung gowesen

    sei,

    Hermes XXIII S. 631-633 mit Hülfe mehrerer und Ennodius den Nachweis, dass im sechsten Jhdt. die

    giebt

    Atrium Libertat womit

    die

    i

    $ für

    einen Teil der Curie gebräuchlich

    Bedenken Jordans (Top.

    1,

    2

    S.

    460) erledigt werden. Zu

    den beiden mit Recht herangezogenen Inschriften C. /. L. VI, 1794 (S. Adrianu) u. VI, 470 (S. Martina) hätte wohl auch noch VI, 472: Libertati ab imp. Neroa Ca\es)ar{e] Aug. anno ab urbe condita tul[ae]

    s.

    DCCCXXXIIX XUJI[K.]

    Oc[t\ resti-

    p. q. R. hinzugefügt werden können. Dieselbe steht beim Anonymus n. 39) mit der Ortsangabc 'in Capitolio\ d. h. der/. VI p.

    Eiusidlensis (C.

    XH

    Digitized by

    Google

    TOPOGRAPHIE DER STADT ROM selben welche die Inschriften

    der

    Tempel am

    drei

    vorhergehende Bogen des Marc Anrel neben

    241

    Clivus, der unmittelbar

    dem Concordientempel

    (C. I.

    L.

    VI, 1014 ygl. praef. p. XII n. 38) nnd die bald darauf (n. 43) folgende Inschrift ;

    der curatores tabulariorum (C.

    Gottheit

    selben C.

    I.

    Ich möchte sie daher

    unbekannten Libcrtas-Heiligtum auf dem Eapitol, einem dergeweihten Monument bei der Curie zuteilen. Die Inschrift

    einem

    statt

    L. VI, 916) haben.

    I.

    L. VI, 470 könnte nach den Massen der Buchstaben wohl als Dedications-

    mit dem Bilde Mommsen mit Recht als

    inschrift einer aedicula

    sich das von

    Vorkommen des atrium

    Libertatis

    in

    der Liberias gedient haben.

    der

    Sollte

    hervorgehobene vielfache

    auffallig

    allerspätesten

    römischen

    Zeit,

    nachdem vom ersten bis fünften Jahrhundert fast nie von dem Gebäude die Rede ist, in der Weise erklären, dass man nach Entfernung der alten Schutzgöttin der Curie, der Victoria, geflissentlich die benachbarte Liberias in den

    Vordergrund

    stellte ?

    libertatis

    ist

    vorstellt

    :



    dess Stadtplanfragments Jord. 25 mit

    Hinsichtlich

    nach dem oben die nach

    nicht

    Quirinal,

    dem

    229 bemerkten

    S.

    mit VI, 470 sich von selbst seinem

    nach

    damit schwindet m. Er. die Möglichkeit, es mit dem alten atrium

    Was

    Libertatis in Verbindung zu bringen.

    bedeutet,

    sicher, dass es die

    Kapitol zu gelegene Apsis des Trajansforums

    erledigt,

    schwer auszumachen

    ist

    Forum nach Muster

    neuen

    versuchte Beziehung der Stelle

    die Inschrift (deren Parallelisirung

    da an letzterem Ort der Dativ steht) ob Trajan ein sacellum Libertatis auf

    ;

    von Früheren

    des alten errichtete ? die

    Panegyr. 36

    I'lin.

    :

    codem foro utuntur prin-

    eipatus et libertas ist freilich chronologisch unmöglich.

    Einen bietet

    anderen

    De Rossi's

    Beitrag

    Aufsatz il

    emiciclo nel foro von Jordan (Top.

    dem Anonymus

    1,

    2

    zur

    Forumstopographie

    der

    spätesten

    luogo appellato ad palmam

    Romano

    S. 259,

    Anm.

    (Bull. com. 1887 p. 63-66).

    Er

    e

    Zeit

    suo

    fügt den

    91) gesammelten Belegen aus Cassiodor,

    Erstens ist der Beiname der römischen Synode von 502, synodus palmaris, nicht, wie früher angenommen, von der porticus ad palmata beim Vatikan abzuleiten, sondern von dem Orte ad

    palmam

    Valesii etc. zwei neue hinzu.

    bei der Curie,

    handelten.

    wo

    die kirchlichen

    Abgeordneten mit dem Senat ver-

    Die zweite ältere Belegstelle findet sich in den Gesta promulga-

    tionis codicis

    Theodosiani von 438, wo der Palast des praefectus praetorio

    Anicius Acilius Glabrio Faustus gesetzt wird ad

    palmam

    (•).

    (') Einen Nachtrag geben De Rossi und Gatti in dem soeben erschienen Heft 7. 8 des Bullettino municipale (p. 363): die Basis C. I. L. VI 1767. von dem genannten Anicius Glabrio seinem Schwiegervater Tarrutenius Maximilianus geweiht, nnd gefunden in Campo vaccino, hat vielleicht zum Schmuck der domus palmata (der Dedicant nennt sich 'ornator huius loci) gehört. Femer wird vermutet, dass das Atrium Libertatis der auf Pcruzzi's Plan (bei Lanciani Vaula e gli uffizi del Senato tav. I) ersichtliche saalartige Raum zwischen Curie (S. Adriano) und Secretarium (S. Martina) sei.

    242

    JAHRESBERICHT t'EHER Da

    im Zusammenhang mit den neuen Strassenanlagen geplante Freilegung der Nordseite des Forums zwischen S. Adriano und S. Lorenzo in Miranda in diesem Jahre noch keine Verwirklichung gefunden hat, bo die

    sind wir üher das wichtigste dort gelegene Gebäude, 1 i

    a

    ,

    nach wie vor auf Vermutungen beschränkt

    Jordan

    (Top.

    I,

    2 S. 219. 393)

    S.

    Adriano

    (von

    'Janustempel'

    u.

    16 Un Jhdts.

    boar'u?

    genaunt;

    meinen

    Aufsatz

    Annali

    vgl.

    von

    bekannte Ruine bei

    den San Gallo 'Foro

    publiziert;

    zuerst

    die nur aus

    dass nämlich

    ausgesprochene,

    Aufnahmen des IS 1*"

    architektonischen

    Basilica Aemi-

    die

    Eine solche

    von Lanciani

    1884

    323

    p.

    ff.)

    als in

    Wahrheit eine Seitenfront der Basilica Acmilia gewesen sei, erhält eine gewichtige Stütze durch die neu aufgefundene Zeichnung aus dem Codex Escorialensis (s. o. S. 237), welche den Bau durch den einen Seitenbogen des Arcus Severi sehen lässt, womit das bisher vermisste genaue Zeugnis über die Lage Ich habe dies in der Sitzung des Instituts vom 27 Um Jaund hinzugefügt, dass ein 1885 am Nordrand des Forums gefundenes Triglyphon mit Bukraniam, in der Gliederungenfolge nnd einzelnen Maassen zu den Zeichnungen San Gallos und Fra Giocondo's stimmend, das Eine weitere Diskussion einzige z. Z. nachweisbare Fragment dieses Baues ist. über die Basilica Aemilia wurdo in der Institutssitzung vom 3 UM> Februar 1888

    der Ruine erbracht

    nuar 1888

    ist.

    erörtert,



    geführt (Mitteilungen 1888 S. 95

    ;

    vgl.

    röm. Quartalschrift 1888

    p. 407).

    Die

    von Lan ciani aufs neue verfochtene Ansicht, dass die Pavonazzetto-Säulen von S. Paolo fuori le mura aus der B. Aemilia stammten, fand Widerspruch, sowohl weil diese Säulen den aufgemalten

    Namen

    der Julia Sabina

    (d. h.

    der Gemahlin

    des Hadrian) tragen, als auch weil das Fortbestehen der Basilica Aemilia noch ein halbes Jahrhundert nach

    Erbauung von

    S.

    Paolo bezeugt wird durch den

    laterculus des Polemius Silvius.

    Mitte des Forums. üeber Instituts

    PhokasBäulc

    die

    vom 13 to »

    hat

    F.

    M. Nichols in der Sitzung des die Vermutung geäussert,

    April 1888 (Mitt. 1888 S. 99)

    dass sie nicht ursprünglich für den Usurpator aufgerichtet, sondern aus einem älteren

    Monument,

    zurecht gemacht 7 U Jhdt.

    zu

    einem ursprünglich Theodosius d.Gr. geweihten

    vielleicht

    Die

    sei.

    diesen Ausführungen nicht anschliessen Reibst, so

    doch

    die

    Dedication

    der

    Profilirung

    Basis

    für

    sei



    und die Inschrift stehe auf Rasur.

    elegant,

    :

    so sicher es

    das

    beginnende

    Ich kann mich

    dass, wie die Säule

    ist,

    auch die Blöcke der Basis schon einmal verwendet waren, so giebt Beschaffenheit

    an

    Phokas

    der

    nach

    Stufenpyramide als späteren

    Inschriftfläche keinen Beweis dafür,

    dass die

    Tilgung einer älteren

    sei.

    Zusatz

    zu

    betrachten

    Aufnahme

    eingetragen

    ist

    jeder,

    dem

    wird.

    Die Errichtung eines Mouuments aber, welches den ganzen

    die

    genaue

    Valadiersche

    vorliegt,

    der Nordfront des Forums so verdarb wie die Säule

    wird

    man dem

    Die

    unmöglich, wie sich

    mit

    leicht überzeugen

    ihrer

    Eindruck

    Stufenbasis,

    vierten Jahrhundert noch nicht zutrauen dürfen.

    Digitized by

    Google

    TOPOGRAPHIE DER STADT ROM Für das mehrfach (von Hcnzen, einer

    Monumcntalinschrift

    Brizio, Jordan)

    (C.

    I.

    243

    behandelte

    L. VI, 3747), welche«

    Fragment

    man

    anfangs

    der Basis Domitiani, dann einem Denkmal des Augustus zuwies, habe ich nach erneuter Untersuchung des Steines die sichere Ergänzung auf Vespasian vor-

    schlagen kfinnen

    (Mitt.

    1888

    Welcher Art das Denkmal, das sehr muss, gewesen sei, ist bisher nicht

    S. 90).

    bedeutende Dimensionen gehabt haben

    auszumachen.

    Ostseito des Forums. 0. Richter, Der Tempel des Dirus Julius und der Bogen des Augustus auf

    dem Forum Romanum.

    (Alte

    Denkmäler Ip. 14.15; Taf.

    27. 28).

    Die Angustusbauten auf dem Forum Romanum. Jahrbuch des Instituts 1889

    Es

    137-162).

    p.

    sind vornehmlich die im März und April vergangenen Jahres unter

    am Caesartempel gemachten Ausgrabungen

    Richters Leitung

    1888

    p.

    Bull. com. 1888 p. 167;

    226;

    (vgl.

    Notizie

    Mitteilungen 1888 S. 99-100),

    deren

    Resultate die vorstehend genannten sich ergänzenden Arbeiten bringen.

    Für

    den Tempel des Divus Julius haben dieselben eine vollständige Reconstruction ermöglicht, welche die Aufriss-und Grundrisszeichnungen F. 0. Schulze 's (Jahrb. S. 140. 141) geben. Die Grenzen des Tempels nach Norden, Süden und

    Osten sind durch Aufdeckung der Grundmauern genauer bestimmt, wobei sich zeigte dass an der Nordseite Reste älterer Bauten (Caesarische Rostra ?) in die

    Fundamente aufgenommen

    Bind.

    sicht, dass gewisse in 2,95

    m.

    Die

    (=

    seit

    Rosa allgemein angenommen An-

    10 Fuss röm.) Abstand von

    einander

    lie-

    gende Travertinblöcke an der Südseite die Stereobaten einer umlaufenden Säulenhalle gewesen seien, ist widerlegt. Die Entfernung der Schuttmassen

    dem Kern des Unterbaues hat sichere Ansätze für die Cella ergeben. Der Tempel war demzufolge ein Prostylos mit sechs Säulen in der Front, dio Cella auffallend breit aber wenig tief, die Säulenordnung wahrscheinlich komposit. Für die Nische in der Mitte der Vorderfront vermutet Richter sie habe zur Aufbahrung der verstorbenen Mitglieder des Kaiserhauses gedient, welchen, vielleicht nach einer ausdrücklichen Bestimmung des Augustus, hier die laudationes funebres gehalten wurden. Dagegen lässt sich einwenden nicht nur, dass die rostra ad divi Julii wenigstens noch im Jahre aus



    745/9 für Gesetzvorschläge dienten

    dass ist

    :

    eine

    solche

    von einem

    aber R. in der

    Einrichtung

    eingreifenden «

    (Frontin de aq. 102), sondern vor allem,

    für

    Umbau

    den in

    ersten

    Bau von

    718

    unmöglich

    früherer Augustischer Zeit spricht

    Geschichte des Caesartempels

    «

    nicht.

    Die Fortsetzung der Ausgrabung südlich nach dem Castortempcl zu führte

    sodann

    zur Aufdeckung der Fundamente

    Caesartempels stehenden Triumphbogens. mittleren

    eines

    Mittclpfeiler

    ist

    in

    in

    der Qucraxe des

    Derselbe hat drei Durchgänge, die

    Pfeiler sind erheblich breiter als die äusseren.

    An den

    südlichen

    spätester Zeit ein Steinring (Brunnenuinfricdigung?) lie-

    derlich angelegt, den

    man

    bisher Locus Julurnae oder Puteal Libonis betitelt

    Digitized by

    Google

    244 hat.

    JAHRESBERICHT UEBER Die Steine desselben Bind vielleicht

    im übrigen gründlich Architekturstücke

    zerstört worden

    bisher

    eine Wiederherstellung

    vom Bogen

    selbst genommen, der da sich sicher ihm zagehörige

    ist,

    gefanden

    nicht

    des Bogens wio

    haben.

    Richter

    versacht

    daher

    der ganzen Ostfront mit Hülfe

    der

    und der Münzbilder. Wir erfahren aus den Historikern von zwei Bogen des Augustus, einem nach dem aktischen Triumph und einem nach der Rückgabe der au die Parther verlorenen Feldzeichen erSchriftstellernachrichtcn

    Darstellungen dreithoriger Triumphbögen finden sich auf zwei Münzen der augustischen Zeit, einem Denar von 18/17 v. Chr. (Eckhel VI, 101 Cohen Aug. 82) und einem des L. Vinicius (Eckhel VI, 106; Cohen Aug. 544). Richter folgt nun der Ansicht von P. Graef, dass beide Münzen verschiedene Triumphbögen darstellen, und dass die Darstellung des Parthcrbogens auf der Münze von 18/17 die Möglichkeit ausschliesse, als gehörten die gefundenen Fundamente diesem Bogen an; mithin hätten wir uns den Tempel des Divus Julius flankirt zu denken auf der Südseite vom aktischen, auf der Nordseite vom Partherbogen, und besässen für die architektonische Reconstruction des ersteren einen Anhalt in der Münze des Vinicius. Mit dem Partherbogen werden, wenn auch zweifelnd, einige an der Nordseite des Caesartempels gefundene Grundmauern in Verbindung gebracht; ferner wird die Vermutung geäussert, dass er noch im l.V ea Jhrdt. existirt habe. Es soll richteten

    ;

    nämlich der sowohl auf die Escorialzeichnung (oben

    Sodomas bare, in

    S. 237),

    wie auf dorn Fresko

    Monte Oliveto vor der Südwestecke des Faustinentempels sichtein mittelalterliches festungsartiges Haus eingebaute Quaderbogen in

    nichts anderes sein, als der bis an die Kämpferansätze verschüttete Parther-

    bogen.

    Diese Vermutung scheint mir durch die Niveauverhältnisso ausge-

    schlossen:

    Richter das



    in.

    Bogen, dessen Kämpferansatz nach der Reconstruction bei

    ein

    kaum

    5

    in.

    Aber

    dem

    Planum gelegen hat, kann nicht Gebäude eingebaut gewesen

    antiken

    Er. durchaus mittelalterliche

    welches auf der Eskurialzeichnung



    so in sein,

    mit seinem Giebeldach die Säulenhalle

    dos Faustinentempels fast ganz verdeckt Die Benutzung der Münzbilder scheint

    mir wenig glücklich

    :

    eine durchgeführte Vcrgleichung der Abbildungen be-

    kannter Gebäude mit den Bauwerken selbst würde entgegen den von Graef aufgestellten Prinzipien zeigen, dass eine Ableitung tektonischer Eigentümlichkeiten,

    wio sie zur Unterscheidung des aktischen Bogens und des Partherbogens von Gr.

    Auch

    versucht sind, nicht thunlich ist

    bleibt zu erwägen, ob ein dreithoriger

    Bogen, wie ihn Graef an der Nordseite des Caesartempcls annimmt, nicht mit der Basilica Aemilia in Collision gesetzte Ausgrabungen Klarheit

    kommen

    würde. Hierüber können nur

    verschaffen

    :

    die geringen an

    Nordmauer des Tempels gefundenen Reste sind

    ,

    wie der

    fort-

    und unter der

    Verfasser

    selbst

    zugiebt, ungewisser Deutung.

    Für das Besteben

    eines

    Aichungsamts am Castortempel

    die Zeugnisse von Jordan, Top.

    I,

    2,

    p. 374,

    sind

    Anm. 83 zusammengestellt Es

    kommt dazu ein neues {Rev. arch. 1888, 1, p. 422), welches hier erwähnt werden mag, da es vom Herausgeber missverstanden ist. In Brimcux (Departement Pas

    TOPOGRAPHIE DER STADT ROM de Calais)

    ist ein

    anderpassenden Cylindern, gefunden, welche die legten Inschriften tragen

    CAS ;

    I

    ex ad

    1)

    :

    ex a v CAS ; 5) ex a Form nach entsprechende

    4)

    in der

    245 Form von

    Satz von sieben Bronzegewichten, in der

    • •

    CA

    ;

    CAS

    Silberbuchstaben einge-

    in

    2)

    ;

    6 fehlt

    ex a S CAS 7

    ,

    ist

    ;

    EX a

    3)

    ::

    Eine

    unleserlich.

    dem Zehnpfund-

    aber beginnend mia

    Serie,

    inein-

    gewichte und heruntergehend bis zum quadrans (die kleineren fehlen) befindet sich

    im Museum der Brera

    bemerkt zu

    werden,

    Aichungsamts

    am

    Kailand

    in

    (C

    L.

    I.

    V, 8119,

    sämtliche Exemplare mit

    das»

    von

    Castortempel

    Legende exactum ad Articuleianum (Gatti

    u.

    der

    Es

    4).

    verdient

    Bezeichnung des

    sämtliche Gewichte

    Bronze,

    de Rossi Annali 1881

    mit der p.

    181

    ff.)

    von Stein sind.

    Hans Aura, Der Tempel Romanum (22 S., 8 ten

    der Vesta und das Haus der Vestalinnen

    am Forum

    dem XXXVI. Bande

    der Denkschrif-

    der philosophisch-historischen Klasse der kaiserl.

    Akademie der

    aus

    Tff. gr. 4:

    Wissenschaften in Wien, 1888

    S. 209-228),

    Baugeschichte eingehender,

    untersucht zunächst das Vestalenhaus auf seine

    als dies Jordan uud Lanciani gethan hatten, und kommt zur Unterscheidung von wenigstens drei Bauperio Jen 1) der Osttract, sog. Tablinum mit den sechs Zellen und austossendem WirtschafUhof cella penaria bei Jordan 2) der Südflügel, in welchem die Mühle und andere Wirtschaftaräume, weiter Wohnzimmer und ein Saal mit ehemals prächtiger Marmordeco:





    ration;

    ;

    3) Nordflügel

    grossen Säulenhof.

    den zweiten

    samt dem

    Den

    alle

    zu einer Einheit verbindenden

    Teile

    ersten Teil setzt der Verfasser ins erste Jhdt. n. Chr.,

    in die hadrianische,

    oder vielleicht noch später.



    den dritten

    lieber deu

    in

    die

    nachseverische Epoche,

    Tempel der Vesta wird mit Hülfe

    sehr ezacter Messungen namentlich der Kassettendecke, deren Steine in radialen

    Fugen gelagert waren,

    Platten die dazwischenliegende

    so dass je zwei

    trugen, sowie aus den Dimensionen des Unterbaues, der Beweis erbracht, dass die Halle

    20 Säulen (welche Zahl auch Schulze,

    statt

    der 18 von Lanciani

    vermuteten annahm) gehabt habe.

    Die Kassettenplatten sind von ungewöhnund offenbar bestimmt, Cellawand und Säulenreihe zu einer gemeinsamen Stütze für das Gewölbe zu vereinigen, wcsshalb Wand und Säulen einzeln verhältnissmässig schwach gehalten werden konnten. Für die Rekonstruktion des Inneren wird aus einem Architravstücke, welches beiderlicher Stärke,

    seitig bearbeitet

    ist,

    Gewissheit über die

    Hübe des Gewölbeansatzes

    ge-

    wonnen, eine Dreivicrtelsäulc (besonders genau gemessen Tf. VI) der Thüröff-

    nung

    in

    der Cellamauer

    zugewiesen

    ;

    endlich die bisher

    falsch gedeuteten

    Stege an einigen Säulenfragmenten als Kerne und Stützen von Thürgewänden erklärt.

    Schulzes

    Für die äussere Form des Daches ReconstTuction

    vorgezogen.

    In

    ein

    kegelförmiges

    dem ganzen Bau

    ist

    ist

    der

    Zeltdach

    das Vielfache

    flachen als

    des

    Wölbung

    in

    wahrscheinlicher

    römischen Masses

    (aber des Fusscs von 0,295, nicht dessen Viertel, des palmus, wie der Vf. S. 8

    und 19 annimmt) nachzuweisen.

    Digitized by

    Google

    246

    JAHRESBERICHT ÜEBER Die baugeschichtlichen Resultate sind ein bedeutender Fortschritt über

    wenn auch im Einzelnen für Zweifel Raum bleibt. Einwand des Vf. gegen die bisher beliebte Annahme

    die bisherigen

    Arbeiten,

    So

    der

    z.

    einer

    B.

    ist

    als weder die noch die Brcccia-Schäfte einer Stockwerkshöhe von 8 l /i m., wie die

    zweistockigen Säulenhalle gewiss insofern begründet,

    Cipollin-

    des Südtracts plausibel,

    ist,

    dass

    entsprechen können.

    wir uns

    nur

    « eine

    Aber ebensowenig

    relativ

    ist

    seine Ansicht

    ziemlich niedrige, weitgcsäulte

    um den Hof vorstellen dürfen, deren schräg geneigtes Dach an die Umfassungsmauer ziemlich unterhalb der Fenster des Obergeschosses an». Auer hat selbst mit Recht hervorgehoben, dass das Perist yl seiner Anlage nach mit dem Nord(und West)tract zusammenhängt. Sollte nicht hier, worauf schon die geringere Mauerstärke schliesscn lässt, auch Halle

    gelehnt gewesen sei

    die

    Stockwerkshöhe in der That geringer, etwa 7 m. gewesen und die

    Höhe

    lenhalle in zwei Stockwerkon, deren

    nngelegt sein,

    um

    natürlich

    erheben gegen die wir im Osttract frauen

    haben,

    »

    vor uns. dieselben

    (').

    der verschiedenen

    Die Zweckbestimmung der einzelnen

    Bedenken, namentlich

    «den Saal und

    Wohnräume vielmehr,

    «

    als

    Der

    hätten

    Schlafzimmer der Vestalischen Jung-

    durfte das ganze Erdgeschoss nicht

    enthalten

    wie heutzutage in Rom, in die oberen

    gerade

    sein.

    dass die

    die

    Räume

    möchte ich Einspruch

    wie es scheint allgemein werdende Ansicht,

    Stockwerke gelegt worden Jordan dahin aus



    grossen

    Säu-

    nach dem Westtract richtete

    die unglcichmässigen Höhenverhältnisse

    Bauteile zu verdecken? unterliegt

    sich

    Vf. spricht sich

    Wohnung

    am

    Schluss

    (S.

    24) gegen

    der sechs Jungfrauen nicht so gesund-

    heitsgefährlich und weit davon entfernt war, den bedenklichen Eindruck zu machen, den jetzt die grünüberzogenen, durchnässten Mauern, die ein Jahrtau-

    send in der Erde steckten, hervorrufen. Ich glaube nicht, dass Jordan, der Klima und Gesundheitsverhältnisse von Rom aus jahrelanger Erfahrung kannte, seine Ansicht auf eine solche Anschauung begründet hatte. Die sechs Zellen, schlecht beleuchtet (trotz der Ausführungen des Vf.), nicht unterkellert und vor >»

    der Bodenfeuchtigkeit durch eine Amphorenschicht notdürftig geschützt, wären

    heutzutage wahre Fieberlöcher, und können auch im Altertum nie gesund gc-

    0) Der Westtract ist bei Auer gar nicht behandelt, auch auf dem I aus den Nothie 1N82 weniger genau gegeben als bei Jordan Tf. 1. In einer der Mauern fand ich. sicher an ursprünglicher Stelle, nämlich in einem Bogen, einen Ziegel mit dem Stempel Plan

    O

    O D EX PR ANT im

    DOUn/M^VER CL T

    COS

    =

    VER

    Q_V

    II

    p.

    C. 145

    (Marini 508 C. I. L. XV. 1072£), welcher den von Dressel und Jordan {Bull. delVIst. 1884 p. 99 fT.) gesammelten hinzuzufügen ist, und gleichfalls für den nach hadrianischen Ursprung dieses Teiles spricht.

    TOPOGRAPHIE DER STADT ROM wesen

    sein; da* ist nicht

    247

    nur im Winter, sondern erst recht wenn die Julisonne auf

    den (nicht mehr grünüberzogenen) Mauerresten brennt, augenfällig. sagt

    Auer

    a.

    a.

    0.

    «

    in

    kaun

    Andrerseits

    nicht theilen, in die der

    auch

    aber

    ich

    die

    Weiter

    Begeisterung

    genannte Gelehrte gerät, indem er sich im Geiste

    den weiten mit Marmorsäulen und Statuen geschmückten Hof versetzt

    Als

    Gründe

    kleidung

    »

    werden

    angeführt

    u.

    A.

    das

    «

    dünne

    dass

    überhaupt die römische

    Plattenbelag statt in Quadern aus

    durchaus treffend ausgeführt) frühmittelalterlich);

    seitlich

    ;

    Bauweise

    in

    der

    Ver-

    Ziegelwerk mit

    Haustein keineswegs durch Sparsamkeit,

    sondern durch klimatische Rücksichten bedingt

    (ist

    Plattenwerk

    (durch das der Beschauer doch nicht auf deu Ziegelkern durch-

    sehen konnte;

    ist,

    hat

    z.

    B. Viollet

    le

    Duc

    die aneinander gestückelte Fussbodenpflasterung

    der Ober

    dem

    Peristyl nicht in

    den Axen, sondern

    aufragende Osttract (wird im Vergleich mit den Palatinischen Bauten

    nicht sehr ins

    Auge

    Nord- und Südflügels

    gefallen sein);

    die

    verschieden

    gruppirten

    Teile

    des



    « welches alles zusammen vielleicht eine malerische Wirkung gemacht habe, gewiss aber längst nicht mehr den Eindruck herabgekommener Grösse verbergen konnte. « Ich glaube Vf. thut dem Gcbäudo ebenso Unrecht, wie der Zeit des Severus. Doch können diese Nebendinge wie einige andere, wo Vf. auf das philologische Gebiet übergeht (') dem Verdienste der trefflichen Arbeit keinen Abbruch thun.

    Die Kaiserfora. Die Frcilegung der südlichen Hälfte des

    Augustusforums,

    welche

    December 1888 von der Commmione archeologica comunale mit anerkennenswerter Energie und erheblichem Kostenaufwand durchgeführt ist, hat den daran geknüpften Erwartungen bisher nur in beschränktem Masse entsprochen. Das Pflaster des Forums liegt mehr als sechs Meter unter dem jetzigen Strasscnplanum, Reste des kostbaren Marmorpaviments und Architckseit

    turstückc von

    vollendeter

    Elogien sind bisher nur lehrreichste

    ist

    das

    von

    Technik sind gefunden. Von den Augustischen unbedeutende Trümmer zu Tage gekommen: Lanciani

    (Not. 1889 p. 16-33;

    das

    Bull com. 1889

    l wo «der Ansicht entgegengetreten wird, dass in ( ) so z. B. S. 18, diesem Tempel... auch Heiligtümer und Reliquien... aufbewahrt waren n ; vielmehr sei «die Aufstellung irgend welcher anderer Objecte im Inneren des Tempels ausgeschlossen. » Die Ansicht stammt nicht von Jordan, der citirt wird, sondern aus Varro und Verauius, an deren deutlicher Angabc penus voratur locus intimus in aede Vestae durch Intorpretationskünste nicht vorbeizukommen ist. Auch die Ableitung des Namens 'Atrium Vestae' von dem Osttract « in welchem die einst hölzerne Decke dem Gewölbe gewichen sei » wird angesichts der mannigfachen Verwendung des Namens atrium (Jordan Top. I, 533). für welche ein einheitlicher baulicher Typus ebensowenig zu statuiren ist, wie für das deutsche von J. zur Uebersetzung von atrium mit Vorliebe gebrauchte 'Hof,' schwerlich überzeugen.

    Digitized by

    Google

    JAHRESBERICHT UEBER

    248 p. 78)

    (C

    mit Hülfe des Arretiner Eicmplars

    287

    L. I p.

    I.

    n.

    XXVm)

    zusammengesetzte des Appius Claudius Caecus:

    appius Claudius c.

    caecus

    f.

    censor cot. bis dict. interrex pr.

    ii.

    aed. cur.

    it.

    q.

    iii

    mil. iii

    tr.

    Also wenigstens ein Teil der Elogien war auf zwei nebeneinander stehenden

    mit besonderer Umrandung,

    Tafeln, jede

    nung zeigen

    X

    elog. IX.

    motivirt ist

    =

    C. VI, 1311 l

    ( ),

    wo aber

    eingehauen. Die

    I p. 278 elog. n. V.

    Diese auf grosse Platten

    (»)

    ;

    Dicke 0,37)

    die letztere von

    :

    ;

    C. VI,

    gleiche

    1283

    Anord-

    =I

    p.

    279

    cingehauenen Inschriften befanden

    sich wahrscheinlich unter den Nischen in der

    Eine andere Serie besteht aus wirklichen

    X0.37

    VI

    die Zweiteilung durch die Doppelzahl der Personen

    Umfassungsmauer des Forums.

    Statuenbasen

    (Vorderflächo

    0,88

    dazu gehören

    Lanciani ergänzt

    /.

    Cornelius

    l.

    f.

    felix Dt'cf.

    sulld]

    Derselben Serie lassen sich mit ziemlicher Sicherheit zuweisen C. VI, 1279. 1310, vielleicht auch C. VI, 1271. 1273. Charakteristisch

    ist für

    beide Serien

    Angabe der Collegen, mit denen zusammen die Dargestellten die höchsten bekleidet hatten. Zahlreiche Fragmente von Elogien, meist nur wenige Buchstaben umfassend, harren noch der Zusammensetzung und Publication (Not. 1889 p. 69). Von anderen inschriftlichen Funden sind zu die

    Würden



    nennen: 1) kleine Marmorbasis mit Zapfenlöchern auf der Oberfläche: Caesari

    |

    Augusto p.p.

    |

    Hispania ulterior

    |

    Baetica quod

    |

    Imp.

    beneficio eius

    l dieses seit dem 17. Iahrhundert als-verloren gelten( ) Ein Bruchstück den Steines, die Worte... eneficis pr .... .... cum M. Perpema enthaltend, ist 1879 bei S. Martino a' Monti wiedergefunden nnd veröffentlicht Bull. com. 1880 p. 318, wo aber die Zugehörigkeit nicht erkannt ist. in seinem ersten Aufsatz geäusserten Bedenken (*) Das von Lanciani gegen die Zugehörigkeit des Elogiums des I,. Albinius (C. VI n. 1272 I p. 285 n. XXIV) erledigt sich damit ; dagegen ist das angebliche des L. Furius Ca|

    =

    millus auszuscheiden,

    s.

    C. f. L. VI, 895.

    Digitized by

    Google

    TOPOGRAPHIE DER STADT ROM et

    2)

    |

    perpetua cura

    Piedeetal,

    aus

    provincia pacata

    \

    dem Fragment Divo

    eines

    Auri

    est.

    \

    geriefelten

    249

    p{ondo) c(entum)

    |

    Kindersarkophags

    (').

    roh

    Geminius Fettus v. d. rationalis. Die erste bezeugt die Teilung Spaniens schon anter Aagustus (Mommsen Res gestae D. A. p. 222), die zweite klart Ober die Verwandtznrechtgearbeitet

    :

    \

    Nigriniano

    schaftsverhaltnisse des bisher nur ans

    VH,

    \

    nepoti Cari

    \

    |

    Manzen bekannten Nigrinianns (Eckhel

    '

    520) anf.

    Auf dem Minerva

    als

    Fries des

    Ergane und

    Nervaforums

    die

    hatte man die Darstell uug der Züchtigung der Arachno längst erkannt. Penunmehr auch die Deutung der Figuren des

    tersen (Mitteil. ob. S. 88) giebt

    westlichsten Stückes (n. 48-57 auf fellos

    die

    Monum.

    ined. X,

    XLI»).

    t.

    Es sind

    dort zwei-

    neun Musen, Minerva und eine Berggottheit, wahrscheinlich der

    Helikon, zu erkennen.

    Kapitol. Ueber die Massverhältnisse des Kapitolinischen Jupitertempels hat kürzlich L. Holzapfel (Hermes XXTU, 1888 S. 477) die Vermutung ausgesprochen, dass dieselben auf den oskischen Fuss von 0,275 zurückgengen. Die Gründe, die dafür angeführt werden (die Scitenlänge deB Tempels des Jupiter Feretrius, nach Dionys.

    2,

    nXtvQÜs ixov. eino Dimension

    ftfiZovs

    «

    34 iXdtroyat

    ij

    nivit ixoäüv xal dexa tut

    welche in auffallender Weise mit der zwi-

    schen der Lange und der Breit« des grossen Jupitertempels bestehenden Dif-

    X 0,275 = 4,21

    ferenz übereinstimmt» sei wahrscheinlich 16

    römisch-attischen Masses von 0,296 gewesen

    grossen Tempel erhalte

    man 208 und 192

    ;

    wie solches aus Gründen der Symmetrie wahrscheinlich dass

    man

    Rom

    als eine

    sich billig

    zu hören. Bei

    wundern

    darf, die

    m.

    = 14,86 Fuss

    durch analoge Anwendung auf den Fuss: ein Verhältniss von 12: 13, sei)

    sind so schwach,

    Verwendung des oskischen Fusses

    in

    keinem Zweifel mehr unterliegende Thatsache ausgesprochen

    dem Zustande

    der

    gebenden Zahlen des Dionysios

    Trümmer und den

    ist

    sich nur als

    es m. Er. überhaupt vergebene

    ungefähre

    Mühe

    da-

    rüber zu debattiren, ob von zwei nur drei Millimeter von einander abweichen-

    den Fussmassen das eine oder das andere beim Bau zu Grunde gelegt

    und nachdem Mommsen (Hermes 1886

    S.

    nysius und den

    Annahme In

    Trümmern

    in

    sei,

    421) und Richter (Hermes 1887 S. 17)

    die Möglichkeit bewiesen haben, den römischen

    Fuss mit den Zahlen des Dio-

    Einklang zu bringen,

    sollte

    man

    sich bei dieser

    beruhigen.

    meinem Aufsatz

    Ottervasion

    i

    del tempio di Oiove Capitolino

    topra Varchitettura (Mitt.

    1888

    p.

    150-155) habe

    auch z. B. die Inschriften der (') zwischen ett und auri fehlt nichts Weihgeschenke aus dem Concordientempel (C. VI, 91-94) haben die einfache Gewichtsaugabc ohne Praeposition. ;

    Digitized by

    Google

    250

    JAHRESBERICHT HEBER

    ich über zwei ia den Uffizj in Florenz befindliche San Gallosche Handzeich-

    nungen

    berichtet, deren eine die

    Maasse eines kolossalen im Garten

    Caffarelli

    1540 gefundenen Säulenstumpfes, die andere (reproduzirt auf Tf. V) ein ebendort gefundenes Gesimefragment wiedergiebt. Letzteres wird zwar zum Gebäude gehört haben, kann aber nicht das Hauptgesims gewesen sein. läset der

    Ueberhaupt Umstand, dass von einem Hauptgesims, dessen Dimensionen ganz

    kolossale (7 m. freitragender Architrav) sein mussten,

    »ich

    niemals die ge-

    ringste Spur gefunden hat,

    dass

    auch der domi-

    es

    glaublich

    erscheinen,

    tianische Bau, gleich den froheren, ein hölzernes Epistyl trug.

    A. Audollent, Dessein ine"dit d*un fronton (Me"langes da VEcole francaise de "publizirt

    dem Skizzenbuche

    aus

    eines

    du temple de Jupiter JJapitolin Rome, IX, 1889, p. 120-123. französischen

    pteur de Reims fort connu dans son pays), der eine Zeichnung nach

    dem

    um

    Kunstlers

    seub

    (un

    1576 Italien bereiste,

    Relief mit der Darstellung

    des Kapitolinischen

    Tempels, welches bisher nur aus dorn ungenauen Stiche Piranesis (della magnificenza ed architettura de* Romani, p. 198, 'ex schemate veteris annglyphi

    quod adservatur

    in bibliotheca

    Vaticana") und

    von E. Schulze, archäol. Zeitung, 1872, Tf.

    1)

    dem Codex Coburgensis

    (publ.

    bekannt war: und zwar mit

    Der Herausgeber hat Zusammengehörigkeit dieser Zeichnungen erkannt, und auch das Original

    der (bisher unbekannten) Ortsangabe in Campidoglio. die

    des Piraneßischen Stiches in

    dem bekannten Ursinianus Vaticanus 3439

    nachgewiesen. Letzteres Blatt (reproduziert auf S. 251)

    ist

    f.

    83

    von besonderem Wert,

    da es nicht nur, wie die Zeichnungen des Coburgensis und des Bildhauers von Rheims, das Giebelfeld, sondern das vollständige Relief darstellt, und so die Identificirung des seit

    dem sechzehnten Jahrhundert

    tenden Marmororiginals ermöglicht.

    als verschollen

    Die Opferdarstellung

    ist

    andere als das in den Louvre gelangte, bei Clarac tav. 151, dete Relief. le

    gel-

    nämlich keine

    n.

    300 abgebil-

    Audollent hat letzteres gekannt, leugnet aber die Identität, car

    fronton manque au temple reprisenli par cc bas-relief, et ne semble pas

    avoir jamais

    existe".

    das Relief aus

    dem

    zum Einmauern dant ( l ) zu dem

    Da

    Diese Schwierigkeit löst sich m. Er. sehr einfach: als an

    Kapitolinischen Besitz

    die

    Borghesc kam, wurde es

    Kasinos bestimmt, und zwar als Penim Louvre befindlichen Clarac tav. 195 n. 311.

    in die Ostfassade des

    gleichfalls jetzt

    letzteres sehr viel geringere

    beschädigten Oberteil mit

    dem

    Höhe

    hatte, schnitt

    man von

    erstcrem den

    Gicbclrclief kurzweg ab (die jetzigen Höhen-

    masse sind nach Clarac für das früher Kapitolinische m. 1,968, für das zweite mit Ausnahme des auf dem Rem. 1,663). Auch die Köpfe der Figuren, liefgrund haftenden Jünglings mit

    — — dürften damals ergänzt worden

    dem Apex

    (i) Montclatici V. Borgliese (1700) p. 171: {ta prima tnvola) ... rnppresenta sei figure in kabito ronsolart, che stand o d'avanli ad un am rassembrano (Tassisterc a qualche sacri(icio ; et a questo basso rilievo si puö dire che corrisponda Vultimo... nel quäle fra moltc altre figure si vede un toro steso supino in terra u. 6. w.

    Digitized by

    Google

    JAHRESBERICHT DEBER

    252 Die

    sein.

    Kopie wegfallt bei E. Schulze

    l

    (



    )

    a. a.

    stimmen

    in einer



    da Piranesis ungenaue Weise Obercin, dass fast sämmtliche

    Zeichnungen der Giebelgruppe

    drei

    0. bemerkten Widersprüche verschwinden. Die Weglaasung

    dem Wagen

    des einen Pferdes vor

    der Luna

    kommt

    auf Rechnung de« Vati-

    kanischen Zeichners, der auch in der Angabc des Thrones hinter den Göttinen

    weniger genau scheint. Dagegen hat er allein die Angabe des Adlers Aber der Ecksäule

    :

    das Relief im Loavre scheint auf dieser Stelle jetzt über-

    arbeitet zu sein.

    Zu den im ersten Bande des C. I. L. unter n. 587-589 zusammengeInschriften von Weihgeschenken lykischer Gemeinden

    stellten

    nach dem ersteu mithridatischen Kriege sind Stücke gefunden, welche von

    Mommsen

    sie sich

    dem

    den letzten Jahren neue

    Numismatik XV

    nach dem Fundorte in zwei Serien scheiden, von denen die eine auf

    Capitol, die

    auf

    andere

    dem

    Palazzo Barberini ihren Platz

    sichtspunkt

    ausserdem

    in seit

    vollständig,

    seiner

    Quirinal

    hatte.

    zuerst (Ann. delVht. 1858 p. 206

    s. u.

    in

    in Sallets Zeitschrift für

    Topographisch bieten sie ein Interesse, weil

    (1887) S. 207-219 erörtert sind.

    ;

    C. /.

    Capitolium vetus unweit

    hat diesen von ihm selbst

    hervorgehobenen Ge-

    i. I p. 170)

    Behandlung

    neuesten

    beim

    Mommsen

    fallen

    lassen

    ;

    und

    da auch

    1887 einiges nachzutragen bleibt, gebe ich die Texte hier

    und zwar zunächst

    die Kapitolinische

    Gruppe

    (die Quirinalische

    Die Inschriften stehen sämmtlich auf grossen Blöcken von Tra-

    S. 276).

    welche 0,45 dick, 0,95 hoch und am oberen Rande mit einer kleinen 0,13 hohen und etwa 0,01 vorspringenden Randleiste geschmückt sind. vertin,

    f. (Notizie

    1886

    p.

    452; 1887

    rex metradates pilopalor

    p.

    110; Bull com. 1886

    p. 403).

    kDELPVS 'REGVS a\£r/fjADATi-F

    et pil



    populum romanum amiettiai 0T-societatis-ergo\C»Jvae-iam inter ipsum et

    romanos ? optin etlegati-coiravervnt ettna i-ies mahei -F

    nemanes nemanei f.



    ßaaiXcve ni&QaSarrjs ^(ipnATAP KAI lAAAEA*OX tov ßaaiXitas fit&Qadui X «J

    v

    (5

    ai fi

    a

    i

    to

    v

    tp

    iXov

    x «

    i

    OY TON AHMON TON IYMMAXON AYTOY

    tvvoi«( xai tvtQyeaini ENEKEN THE Ell AYTO N nQsoßevvävTtuv vaifi/ VNOYZ TOY NA IMANOYE fittov

    rov fitiov

    Der Block hat links antike Stossfläche und auf ihm stehende griechische Fragment 2a 0,80m

    ist,

    zugerechnet das auch

    lang. Als ich den Stein

    im

    (0 Es erklärt sich andrerseits aus der Orsini'schen Zeichnung sehr wohl, wie bei Piranesi aus der Schmiedegruppe r. ein Mann unter einem Baum werden, und wie die Luna auf dem Giebel r. ihre verkehrte Stellung sitzend, den Rütkcn halb den Pferden zugekehrt, erhalten konnte.

    Digitized by

    Google

    TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

    258

    Mai 1888 im Garten Moroni in Via Leopardi sah, war er in zwei Stücke gebrochen und dadurch wenige Buchstaben der beiden ersten Zeilen verloren gegangen. Die Ergänzungen sind von Mommsen, welcher die Beziehung auf einen König der paphlagonischen Dynastie begründet hat. *. a. Not.

    1888

    138.

    p.

    -

    1.

    c.

    c; Bull.

    1.

    Not. 1888

    o\\

    c.

    tjftOf



    T

    j

    \

    ;

    Not. 1887

    110; Bull. 1887

    p.

    p. 125;

    Bull. 1888 p. 138.

    N

    '.;

    N

    cymmaxoc

    k;ai

    i.'\o?

    b.

    189

    p.

    fOYF

    P

    PO

    P

    V

    L

    O

    P

    V

    L

    P

    Der Stein b hat C.

    I.

    eine

    vorgeschlagenen,

    Gatti

    L.

    I,

    587

    Länge von 0,80 m. und zwei Stossflächen; der von Mammaen gebilligten Zusammenstellung mit

    von

    = VI, 394 kann ich sowohl wegen des verschiedenen Fundorts

    wegen der Massverhältnisse nicht beistimmen.

    Lesung Zeile p.

    1,

    b.

    p.

    :

    c.

    p.

    213) in Not. 1888

    in

    Karicn sind.

    Stück c habe ich nicht ge-

    nach Gatti's Angabe hatte es beiderseits antike Flächen.

    .1.

    p. 59.

    1.

    als

    selbst hat seine frühere

    139 berichtigt, und bemerkt dass die Dedicanten

    Einwohner der Stadt Tabae

    sehen

    — Gatti

    abhnsjn (danach Mommsen

    134 und Bull.com. 1888

    die

    1

    Not. 1887 p. 16. 112; Bull. com. 1887

    p. 14.

    124

    ;

    Mitteilungen 1887

    14o\

    r\EX *\EX



    ARIOB AB

    arzanes

    \F_ZJt-FG INA/ aihenais 4. Not. 1887 p. 110; Bull. 1887 p. 125.

    II

    P

    Grosser Block,

    1,10

    lang,

    zwei

    Stossflächen,

    wohl vom

    rechten

    Ende

    des Monuments.

    17

    Digitized by

    Google

    JAHRESBERICHT UEBER

    254

    Dazu kommen noch zwei im 16 ,en

    Anfang des 17 ten Jhdts.

    resp.

    in

    Ca-

    pitolio abgeschriebene, seitdem verschollene Stücke

    *.

    C

    Gr. 5880

    I.

    ;

    C. I. L. I,

    589

    =

    VI, 372.

    ab co]muni restitutei in maiorum leibertfatcin Lucei] liomam Jovei Capitolino et poplo

    Romano

    vfirtutis

    benivolentiae beneficique caosa erga Lucios ab como[ni.

    Avxitav t6 xotvov xofitattficvov xrt v näxQtov XQttxittv xt]v 'l\äfirt y

    Ja

    KunfxtaXitot xai

    o*r uplt

    d^fttoi Tui[i]

    xtöi

    'Pwuttitay tiotxiji fvtxtv xtti cvvoitt( xai etCQyeoitts

    t» xotvov xtöv Avxitav.

    xiji e
    «. C.

    Gr. 5882 «= C.

    I.

    TtöXts

    [rj

    rj

    .

    .

    [rot; 'Ptütiaitov tfik\ov

    lim

    I.

    L. I p. 169.

    tveQyexTj&tTa« r« fiiyiaxtt vixo xov dtjfiou

    ."\itov

    ovxoi x«t avfifiti^ov x«Qt4t »Jpi« Jii Kanexta-

    7iQt]aßei>0uvxtav Baxfiov xov Aafingiov

    .... xov Ji]ovvaiov, 4>aiÖQ0v xov Ilavoaviov.

    Die Zusammengehörigkeit von 6 mit der neuerdings auf dem Quirinal gefundenen (unten wahrscheinlich,

    S. 276),

    lieber

    welche

    Mommsen

    die bauliche

    S.

    211 annimmt,

    ist

    mir nicht

    Gestaltung des Monuments lässt sich

    Fragmenten 2a bc entnehmen, dass die Basis aus abwechselnd schmalen und breiten Quadern (Läufern und Bindern ?) bestand. Da weder 1 an 2, noch eins der beiden im Original verlorenen Stücke sich an 2 oder 4 aus

    den

    anschliessen

    Mommsen

    S.

    so

    lässt,

    Schriftcharakter

    erhalten

    von

    ein

    ohne das Fragment 3 (dessen

    selbst

    verschiedener

    ist;

    Gatti

    213) zu rechnen, eine lineare Gesamtlänge von über 10 m.

    8ämmtliche Dedicationen Seiten

    wir,

    dem übrigen etwas

    eines

    grossen

    in

    einer

    quadratischen

    Reihe

    standen,

    oder

    bei

    Ob

    auf verschiedenen

    Unterhaus, kann gefragt werden, doch

    haben mich verschiedene Combinationsversuche zu keinem bestimmten Resultat geführt.

    Die grossartigen Arbeiten für das Monument König Victor Emanucls auf der

    Höhe von

    Araceli,

    der alten Arx, haben

    für die Topographie nur geringe

    und auf« neue erkenuen

    Ergebnisse geliefert

    lassen, dass die Zerstörung auf

    Kuppe des Kapitolinischen Hügels nicht minder weit gegangen auf der südlichen. An der Ostseite ist eine Mauer aus 4-5 Lagen

    der nördlichen ist

    als

    Tuffqnadern

    freigelegt {Not. 1887 p. 113; Bull. com. 1887 p. 175. 220), welche aber eher Substruction eines, Gebäudes aus der Kaiserzeit als uralte ist dieselbe war auch bereits auf Nollis Plan (1748) ein-

    Hügelbefestigung

    :

    Wirklich zur ältesten Befestigung gehört dagegen die in Via della Pedacchia hinter dem ehemaligen Palazzo di Pietro da Corona constatirte

    getragen.

    künstliche Abschaffung des Felsens (Bull. com. 1887

    p. 275).

    Wenig

    westlich

    davon, hinter der Kirche der Bcata Kitu, ziehen sich Privatbauteu in mehre-

    Digitized by

    Google

    TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

    2:»:,

    ren Stockwerken, entsprechend den von Bansen and l'rlichs (Beschr. Korns 1

    S. 34)

    3,

    und Reber (Ruinen Roms 3 p. 201) beschriebenen am Berg hinauf, Fundamentinaucrn von Araccli; ausser Resten von Marmorand Wandbekleidung (beschrieben Not. dcgli scavi 1889 p. 68) haben

    bis fast an die pflaster sie

    jedoch keine Funde geliefert.

    zweigtes System von Gängen

    teils

    Im

    Inneren des Berges

    ist

    weitver-

    ein

    antiken teils mittelalterlichen Ursprungs

    constatirt: eine Beschreibung der in mehreren Stockwerken tibereinanderlau-

    fenden Stollen und Schachte die

    ist ohne einen detaillirten Plan, dessen Aufnahme Bauverwaltung sich angelegen sein lässt, nicht zu geben. Die Arbeiten

    dauern

    fort.

    Gelegentliche Funde unter der

    von Piazza del Campidoglio

    nach der

    Seitenfront von S. M. in Araceli fuhrenden Treppe haben Reste von

    gebäuden, welche, wie Vitellianer

    namentlich

    Kapitolinischen Hügels einnahmen,

    den Fussboden

    pflaster bedeckte

    die gefundenen

    Hausgeräthe

    (Not. 1888 p. 497

    ;

    zu Tage gebracht.

    der

    Einsattelung des

    Wertvolles Marmor-

    Raums.

    saalartigen

    eines

    Privat-

    Beschreibung dos Sturms

    der

    aus

    Tacitus bekannt war, die ganze mittlere

    bei

    Die Mauern wie

    Spuren der Beschädigung durch Feuer

    trugen

    Bull. com. 1888 p. 331).

    Die berühmte mittelalterliche Haupttreppe von Araceli, das einzige mo-

    numentale Werk aus der Zeit des Avignoneser Exils,

    ist

    im Jahre 1887 einer

    Reparatur unterworfen, indem die vielfach schadhaften Marmorstufen grossenteils

    Die Hoffnung bei

    durch solche aus Travertin ersetzt wurden.

    Gelegenheit wertvolle

    gangen

    :

    antiken

    fast alle

    oder

    antike

    Reste zu

    ist

    p. 173).

    Trümmer

    ist

    St.

    dieser

    Erfüllung

    die

    von Pomponius Laetus

    des Quirinustempels auf

    zu der Treppe das Material hätten liefern müssen d.

    in

    ge-

    Marmorquadem stammten von Grabmonumenten (Not. 1887 p. 234. 276

    Insbesondere

    gesetzte Behauptung, dass die

    (Gesch.

    nicht

    beschriebenen oder sculpirten

    mittelalterlichen

    Bull. com. 1887

    finden,

    Rom

    VI, 370. 791) energisch



    dem

    in

    Ours

    Quirinal

    der schon Gregorovius

    widersprochen hat



    nunmehr

    auch durch die Thatbcstand der Funde widerlegt.

    Palati n. Der palatinische Hügel

    ist

    durch Ausgrabungen in den letzten Jahren

    so gut wie gar nicht berührt worden

    :

    dagegen

    sind

    mehrere wertvolle Ar-

    beiten über die Ruinen der Kaiserpaläste zu verzeichnen.

    H. Dkglane, 1888

    le

    palais des CCsars au

    p. 124-130.

    Mont

    Palatin. Gazette arche"ologique

    145-163. 211-24-1.

    Der Verfasser konnte

    ausser

    eigenen

    Aufnahmen

    auch

    solche

    von

    Clerget (1838), Arthur und F. Dutert (1868. 1871), Pascal (1870), von Vespi-

    gnani und Scellier de Gisors benützen und auf Grund dieses Materials

    eine

    Reconstruction des sog. Flavier- und des Augustuspalastes unternehmen. Der

    Text

    ist,

    >o weit er historisches behandelt, wesentlich abhängig von Lanciaui.

    Digitized by

    Google

    256

    .TAHRESRERICHT UEBER

    Die eigenen Forschungen des Vfs. betreffen namentlich den südöstlichen Teil des Berges. In den bisher ungenügend bekannten Ruinen unter S. Bonaventura sucht D. die Bibliothek des Palatinischen Apollotempels nachzuweisen in der

    That

    ist

    der imposante im Grundriss

    ein griechisches Kreuz bilund in älteren Quellen gezeichwohl geeignet zu diesem Zwecke wie zu Senats-

    dende Saal, den er nach den vorhandenen neten

    Resten

    constrnirt,

    versammlungen

    und Aufstellung einer Colossalstatue zu dienen. Hingegen

    kann ich der Gleichheit

    in der C'onstruction

    kein entscheidendes Gewicht beilegen,

    Complexes keinesweges

    mit der sog.

    Domus Augustana

    (').

    da der augustische Ursprung dieses

    Die ausführliche Beschreibung

    als sicher gelten darf.

    der Reste unter S. Bonaventura und in den anliegenden Vignen

    in

    den von

    (!) Richter bezeichnet. Top. p. 108 die Reste unter Villa Mills als sicher dnmitianisch. « nach der Bauart, den dort gefundenen Zicgclstempeln und Bleiröhren. » Die beiden letzten Argumente sind nicht beweiskräftig da Wasscranlagen, die gewiss einer häufiger Erneuerung bedurften, nicht notwendig dem ersten Bau anzugehören brauchen. Das sog. Haus der Livia setzt doch auch Richter nicht in domitianische Zeit, obwohl die dort gefunüberhaupt auf römischen denen Röhren den Stempel dieses Kaisers Bleiröhren einen der häufigsten tragen. Betreffs der Ziegelstempel, mit denen R. in seiner Geschichte des Palatins vielfach operirt, wäre wohl der Hinweis am Platze gewesen, dass wir Stempel aus augustischcr Zeit, wie überhaupt mit Namen oder Consulaten aus der ersten Kaiserdynastic, in Rom Auch einer zweiten von Richter mehrmals und mit Nachdruck nicht haben. ausgesprochenen Behauptung muss ich widersprechen. Er sagt (Top. p. 107, Anm. 1): « Gewöhnlich nimmt man an, es seien auf dem Palatin mehrere Kaiserpaläste zu unterscheiden. Dem steht vor allem der Sprachgebrauch entgegen, dass man immer nur von dem Pälatium redet, resp. gleichlautende Bezeichnungen braucht. Trotz der vielen Erweiterungen der kaiserlichen Residenz bleibt doch immer ihre Einheit gewahrt, etwa wie beispielsweise der Vatikan, der zu verschiedenen Zeiten entstanden, verschiedenartige Bauten in sich schliesst, aber doch immer als ein Ganzes gilt, dessen einzelne Teile nur gelegentlich nach ihren Urhebern bezeichnet werden n. Er setzt demgemäss auf seinein Plane den Nomen Palatium dorthin, wo Visconti u. a. die 'Domus Flavia' annehmen. Aber den Sprachgebrauch lernen wir doch am besten aus offiziellen Schriftstücken kennen, und hier entscheidet schon die Notitia, die freilich keine Domus Caligulae, Commodi u. dgl. kennt, wohl







    '

    '

    aber unzweideutig nennt domum Augustianam et Tiberianam. Ferner übersieht Richter ganz die Inschriften der kaiserlichen Hausbedienten, in denen der Ausdruck Palatium nicht vorkommt (denn das colhgium cocorum Aug. n. quod consistit in Palatio C. f. L. VI, 7458. 8750 ist etwas anderes), sondern stets domu(u)m oder domus Palatinarum (Plural!) resp. die Teilbezeichnungen domus August{i)ana und domus Tiberiana; beide häufig und nicht nur im ersten Jhdt, sondern auch in trojanischer und antoninischer Zeit (C. /. />. VI, 8040-8661). Auch der Vatikan ist als Beispiel nicht glücklich gewählt: wie die Existenz von Souderbezeichnunßen sich mit der eines Gesammtnamens wohl verträgt, zeigt z. B. das Heidelberger Schloss. Es ist daran festzuhalten, dass Palatium im urkundlichen Sprachgebrauch noch bis ins 4 U die domut templa und sonstigen Baulichkeiten Jhdt. den ganzen Berg zusammengenommen, bezeichnet; wenn die Schriftsteller der Wort für die Kaiserburg gebrauchen, se ist das eine Uebert ragung, gerade wie der Gebrauch de3 Namens Quirinale im modernen Italiänischen. ,

    Digitized by

    Google

    TOPOGRAPHIE DER STADT ROM De

    G. B. Nolli

    (Rom

    Für den

    verkleinerten Publication

    werth

    genauer

    pianta di

    die Originalaufhahme

    werden

    gegeben

    {Revue archSologiquc 1873).

    der Grundriss des

    ist

    la

    1884) hätte erwähnt zu werden verdient.

    sog. Flavierpalast benutzt der Vf.

    aus welcher Einzelnheiten

    terts,

    257

    monumenti antichi per

    Rossi publizirtcn note di rtuleri e

    «

    Du-

    als in der stark

    Besonders erwähnei-

    Tridinium du palais de Domitien« mit den

    beiden anstossenden Nympheen. von denen das südliche unter Villa Mills un-

    zugänglich

    ist

    lustrationen fouilles,

    einen

    und bisher nicht aufgenommen war.

    sind

    vier

    30 plan

    wesentlichen

    Ausser mehreren Textil-

    darunter Tf. 23 etat

    beigegeben,

    Tafeln

    beide in eleganter und

    restaure',

    detaillirter

    actüel des

    Ausführung

    auch über die neuesten Arbeiten (Lanciani-

    Fortschritt

    Auf dem restaurirten Plan has Vf. für die durch Ausgrabungen weniger beröhrten Gebiete seiner Phantasie manchmal etwas stark die Zügel schiessen lassen das sacrum Vestae sammt anliegendem

    Visconti, Middleton) bezeichnend.

    :

    atrium und lucvs hätte lieber wegbleiben sollen

    dem Garten

    tempcl8 bleiben Zweifel, und in

    man,

    statt

    ältere

    Funde

    über die Lage des Apollr-

    ;

    des Klosters S. Scbastiano wird

    der nirgends bezeugten grossen Kaserne, mit Rücksicht auf dortige

    Mem.

    (Bartoli

    vollen Gartenanlagen der

    6. 7

    pianta del Xolli

    ;

    Adonaea

    Eine zweite Arbeit desselben franeaise IX (1889)

    p.

    184-229

    p. 68. G9) lieber die pracht-

    setzen.

    Verfassers

    behandelt

    den

    in

    AMlanges de Vßcole

    das palatinische Stadium,

    doch wird einleitungsweiso der die Augustusbanten betreffende Abschnitt des vorgenannten grossere

    Aufsatzes, meist in wörtlichem

    Wiedergabe des Plans der Reste bei

    Apollinis), welche ist

    in

    Abdruck gegeben. Die etwas S. Bonaventura {Bibliotheca

    der Gazette archtologique sehr stark verkleinert war,

    dankenswert. Der das Stadium behandelnde Häuptteil

    türlich erheblich

    Drei

    erweitert.

    (p.

    geben

    Lichtdrucktafeln

    205-229)

    den

    na-

    ist

    Zustand der

    Ruinen und die Restauration sowohl im Grundriss wie im Durchschnitt. Deglanc unterscheidet zwischen

    dem ursprünglichen Bau

    der Doinitianischen

    und den Neubauten der Antoninischcn-Scverischen Epoche. Zum ersten Bau Lanciani ausführt, auch die grosse Exedra (tribunc imperiale), wenigstens in ihren unteren Teilen, während in den oberen spä-

    gehört, wie er gegen -

    tere

    Ausbesserungen anzunehmen sind.

    mit flachem Dach den ursprünglichen

    für

    die

    Bau,

    Zuschauer

    während

    die

    vielleicht unter Septimius Severus, ihre

    Auch





    die Porticus

    gehört

    jetzigen

    eingeschossig

    dem Plane nach schon

    in

    Reste einer Roconstructiun,

    Gestalt verdanken

    :

    der frühere

    Bau

    wurde bei dieser Gelegenheit durch Wandpfeiler verstärkt, welche die Eingänge zu den Sälen unterhalb der kaiserlichen Loge zum Teil schliessen. Weiter wird die Arena

    (»)

    und

    die

    anschliessenden

    Thermen beschrieben

    ;

    (») Zu dem figürlichen Schmuck der Arena rechnet Deglane p. 194-227 (ebenso Sturm S. 41) die von Flaminio Yacca mem. 78 genannte aieciotto o venti torsi di statue di Amazzoni poco magqiori del naturale, welche gefunden seien in der vigna del Ronconi, quak f inrlusa nelle ruinc del pa-

    Digitized by

    Google

    258

    JAHRESBERICHT UEBER

    letztere sollen unter sein.

    Augustus erbaut und unter Hadrian wiederhergestellt

    Eine Fortsetzung der Ausgrabungen, welche wir mit

    dem

    Vf. wünschen,

    könnte über diesen interessanten Complcx neues Licht verschaffen.

    Neben

    dieser besonders durch ihre technische Untersuchungen

    und das

    reiche Material an Plänen ausgezeichneten Arbeit bleibt auch der kurz vor ihr J. Sturm das kaiserliche Stadium auf dem (Progr. des königlichen neuen Gymnasiums zu Würzburg, 1888. 62 8/1 Plan) das Lob ungeschmälert, welches ihr 0. Richter (Berl. philol.

    erschienenen Schrift von

    :

    Palatin SS.

    Wochenschrift

    1889

    ruhige Erörterung

    p.

    600) zu Teil werden lüsst

    ausgezeichnet,

    zur Geschichte des Palatin

    Das

    sei.

    in

    :

    dass sie durch klare und

    jeder Hinsicht ein wertvoller Beitrag

    historische Material findet sich bei

    vollständiger und kritischer zusammengestellt als bei Deglane

    sind die

    wo der

    :

    Sturm

    schätzenswert

    Bemerkungen über den Süden des Palatin im

    Mittelalter (S. 11. 15),

    Erklärung des

    rätselhaften Porticus

    Vf. die

    unzweifelhaft

    richtige

    qui vocatur fitotymftvtayy supra septem solia (Urkunde von 975), als porticus

    auf welche auch Stevenson

    Matcrniani (Urknndc bei Mitarelli Ann. ('am.

    4, 337),

    gekommen

    Gegen einige Annahmen Sturms

    z.

    ist,

    selbständig gefunden

    hat.

    B. seine Benutzung der Acta S. Sebastiani,

    Beschreibung des Palatins geäussert,

    denen ich

    der älteren

    Stadtpläne, der

    ans der Hschr. von Farfa hat Richter Bedenken

    mich anschlicssen muss.

    Auch

    für dis rein bauliche

    behauptet Sturms Aufsatz einen selbständigen Wert neben Deglane durch die

    Berücksichtigung der späten Einbauten aus

    dem IV V

    Ausgrabungen welche im Frühjahr 1889 an der

    gemacht

    sind,

    haben keine nennenswerten Fnnde

    Jahrhundert.

    Stelle

    desSept zoni ums i

    geliefert;

    dagegen bietet

    eine wertvolle aus älteren Quellen geschöpfte Bereicherung unserer Kenntnixs

    der Aufsatz von E. Stevenson suoi avanzi solto Sisto

    dem Codex

    V

    :

    il

    settizonio Sevcriano e la distruzionc dei

    (Bull. com. 1888 p. 2G9-298).

    Eine von ihm

    IV, 119 der Marciana in Venedig aufgefundene Zeichnung

    in

    giebt

    laszo magßiore. Deglane identificirt diese v'ujna Ronconi ohne weiteres mit den auf iSolli's Plan verzeichneten orti Roncioni, welche die Stelle des Stadiums einnehmen. Dies ist schwerlich richtig. Die Bemerkung, welche Bianchini an den Fund der von ihm mit den Danaiden im Vorhof des Apollotempels identificirten amazzoni knüpft (essendomi finalmente riuscito di rilecare ove in tempo del Vacca il Ronconi tenesse la viqna) wäre absurd, wenn er den zu seiner Zeit existirenden (»arten des conte Roncioni (Note per la pianta del Xolli p. (>8) gemeint hätte. Es ist aber auch nicht richtig wenn Lanciani sagt [Bull. com. 1883 p. 192): nd corso delVopera tl Bioncliini non nvela ultrimcnti il segreto della sua scoperta, und darauf behauptet, der Garten Ronconi sei identisch mit Villa Mills. Vielmehr besagt die Legende zu Tafel XVIII des Bianchinischen Werkes ausdrücklich vinea Ronconi ubi postea roenobium S. Bonaventurae construetum est, und ähnlich Tf. VIII. Von einer Zuteilung dieses merkwürdigen Statuenfundes an ein bestimmtes Gebäude auf dem Palatin wird man also lieber vorläufig absehen.

    Digitized by

    Google

    259

    TOPOGRAPHIE DER STADT ROM nicht nur die Masse des

    unteren, sondern auch der beiden Oberstockwerke.

    Genaue Angaben Ober diese

    letzteren fehlten in allen bisher bekannten Zeich-

    nungen, und geben dem Blatte des Marcianus einen besonderen Wert

    ;

    Steven-

    son erörtert sachkundig und eingehend die Berichtigungen, welche sich zu der

    von P. Graef und mir (im Winkelmannsprogramm der Berliner archäologischen Gesellschaft von 1886) versuchten Keconstruction ergeben. Ich bin sogar geneigt, die Zuverlässigkeit der

    Marciana-Zelchnuug

    einem Punkte noch hoher

    in

    anzuschlagen, als Stevenson, nämlich betreffs der Dimensionen des Oberstocks.

    Die genannte Reconslruction nahm über zwei Hauptgeschosseu ein niedrigeres Obergeschoss

    an,

    wegen der perspektivischen Zcichuung San Gallos und

    unter Verwerfung der Angabe

    um

    Viertel

    ein

    Scrlio's,

    dass

    Höhe abnahmen.

    ihrer

    die

    nach oben zu

    Stockwerke

    Angabe wird nun aber

    Letztere

    bewahrheitet durch die detaillirten Masse des Marcianm, aus welchen auch eine

    etwas grössere Gesamt höhe

    als die a.

    a.

    O.

    angenommene hervorgeht. Dass

    Berechnung der beim Abbruch gewonnenen Materialien, wie sie Stevenson nach Fontanas Papieren anstellt, für die geringere Höhe zu sprechen die eubische

    seheint,

    ist

    kein entscheidender Einwand, da die Hintermauer des Gebäudes

    nicht an allen Stellen

    hoch

    gleich

    erhalten

    gewesen

    sein

    wird.

    Die Bau-

    rechnungen Sixtus V im Vatikanischen Archiv zeigen ferner, dass die Zerstörung des Gebäudes Ende d. J. 1588 begonnen und bis zum 15 Un Mai 1589 vollendet war; die gewonnenen Säulen und Quadern sind verbraucht für die Basis des Obelisken auf Piazza

    del

    Antonina, für die Kapelle Sixtus

    V

    der Cancelleria, die Fabrikanlagen

    Popolo, in S.

    die Restaurirung

    Maria Maggiore, das

    des Papstes

    der

    Colonna

    Hauptportal

    den Diocletiansthermen,

    in

    den lateranischen Palast. Die genauen Massangaben Fontanas gestatten Rückschlüsse auch auf die ursprüngliche Gestalt des Gebäudes

    besonders

    ,

    über

    den Stylobaten und die Fundamente. Betreffs der Schicksale des Septizoniums

    im

    Mittelalter wird die

    von 975 überzeugend

    Septisolio erst von Sixtus

    Auf

    [uo$Qiamyu>yy in der Urkunde eine unbeachtete Urkunde von 1007 nachgeAngabe Zaccagnis, dass die Kirche S. Lucia in

    rätselhafte porticus

    erklärt,

    wiesen, endlich die ungenaue

    V

    zerstört sei, berichtigt.

    Werke nach

    die Künstler Bupalos und Athenis, deren

    Augustus zum Schmuck des waren, führt Petersen

    Plinius

    von

    Palatinischen Apollotempels verwandt

    (Mitteilungen 1889 S. 88)

    einen

    jüngst in Villa Lu-

    Ludovisi gefundenen Amazonentypus zurück.

    Dass die von Lanciani auf das palatinische

    Sacrarium

    der

    Vesta

    bezo-

    genen Zeichnungen des DoBio und Panvinius wahrscheinlich auf Ausgrabungen

    im Flavierpalast zurückgehen, habe ich oben S. 185 gezeigt ebendort, dass zusammengehörigen Stücke 163 und 144 ( ) der forma Urbis liomae ;

    die beiden

    (')

    Ausgabe

    l

    Letzteres ist, was ich a. a. 0. übersehen habe (anch in Jordans fehlt der Hinweis) schon von Thon (palazso de'Cetari tav. I n. X) casa dt Auyusto' erkannt. als Frngment der

    ganz richtig

    '

    Digitized by

    Google

    260

    JAHRESBERICHT UEBER

    einen Teil der sog. domus Augustana

    samt den anstossenden

    Räumen

    des

    FlavierpaUstes darstellen.

    Die südlichen Stadtteile haben wenig erwähnenswerten Funde geliefert Die

    seit

    Jahrhunderten so oft

    durchwählten Gräberstrassen zwischen Appia und Latina beim Scipionen hat

    letzten Jahre aufs

    beim jüdischen

    Circus maximus



    Der Aventin ist Ausgrabungen am östli-

    31. 65).

    p.

    von Ausgrabungen ziemlich unberührt geblieben. chen Abhänge

    Grabe der

    neue zu durchsuchen begonnen, aber

    dürftigem Resultat (Not. 1889

    sehr

    mit.

    man im

    Begräbnisplatze haben

    die Westgrenzc

    des

    Ueber den Fund von Sitzstufen mit Inschrift (wenige Buchstaben unsicherer Deutung) ebenda berichten Notisie degli scavi constatirt.



    An der Westseite, nach dem Forum Boarium zu. wur1888 S. 191. 227. den Ende Oktober 1887 auf dem Grundstücke der suore della caritädi S. Vincemo di Paolo Reste einer gewaltigen Mauer aus Tuffquadern, etwa rechtwinkelig auf den Tiber zulaufend gefunden.

    Von den mehr

    als

    10 Quaderschichten,

    am 21 1 *» Oktober 1887 nur noch die da die oberen für Durchführung der neuen Kanalisation hatten entfernt werden müssen: ebensowenig habe ich den wohlerhaltcnen Quaderwelche gefunden sein sollen, sah ich untersten

    t'a

    bogen

    30m. Weite) gesehen, welcher nach Borsari's Vermutung (Bull. com. letzteres allerdings nach

    1888

    (3,

    p.

    situ,

    21) der porta Trigemina angehören sollte:



    dem was wir über den Lauf der Scrviusmauer wissen, wenig wahrscheinlich. Für die Strasse n n amen des Aventin bietet neues Material der Aufsalz von

    De

    regioni

    Rossi

    XII

    inschriften

    Hilarionis

    e

    :

    collari di servi fuggitivi con indieazioni topografiche delle

    XIII

    1) die

    :

    \

    (Bull. com. 1887 p. 286-296).

    schon Bull. arch.

    so(=sum), tene

    me

    crist.

    et revo\ca

    1879

    Es sind folgende Halsband165 tav. XI publicirte

    p.

    me quia

    fugi de

    r(egione)

    XII

    a balin(eum) Scrib]oniolum Rome. A. &. Dieselbe ist gefunden in Grottaferrata, vielleicht im Gebiet der Tusculancr Villa der Scribonii Libones. 2) unedirt,

    gefunden in einem Grabe bei Frascati, noch

    Skelettes geschlossen

    tene me Abentmo quia fugi

    und verlöthet

    :

    et

    reboca

    um

    den Hals

    eines

    me Aproniano

    pala-

    3) aus der Gegend von To-

    ad mappa aurea in ; Picenum (Not. degli scavi 1884 p. 220): fugiti\bus so, revo\ca domu Potiti v. c. ad Decia\nas. Die Mappa aurea, bereits bekannt aus der Not. reg. XII, muss eine Strasse auf der Nordseite des Berges gewesen sein, über den carceres des Circus Maximus nach der vielleicht sind Reste derselben Seite des Velabrum und Forum Boarium zu 1881 zwischen S. Alessio und S. Maria del Priorato entdeckt (Not. degli vielleicht scqvi 1881 p. 138). Die domus Potiti ist sonst nicht bekannt ist der Mann identisch mit dem vicarius Vrbis, welcher im Cod. Theodosianus zwischen 379 und 381 öfter genannt wird, und auf den sich Symmatino

    lentino in

    me

    in Aben\tino in

    |

    \

    :

    ;

    chus Ep.

    1,

    19 bezieht.

    *

    Digitized by

    Google

    TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

    261

    Caelius. Die Basilija

    S.

    Giovanni e Paolo

    wo auf Befehl

    der Stelle,

    und Paulus,

    in

    ist

    der Tradition zufolge erbaat an

    des Kaisers Julian zwei hohe Hofbeamte, Johannes

    ihrem eigenen Palaste

    den Märtyrertod

    Seit

    1887

    Räumen

    unter

    erlitten.

    hatte einer der Passionisten des Klosters, P. Germano, in den

    der Kirche Nachforschungen anstellen lassen, welche zur Entdeckung eines

    Hauses mit heidnischen und christlichen Wundmalereien führten comm. 1887 p. 321). Bisher ist nur ein Teil gänzlich ausgefüllten Räume gereinigt, und auch dieser noch nicht ganz veröffentlicht (Röm. Quartalschrift 1888 p. 137-147 322-320; alt römischen

    (Not. degli seavi 1887 p. 532; Bull.

    der

    mit Schutt

    ;

    404-405

    ;

    Tf. XII); der beigefügten Planskizze, auf welcher dies antike schwarz,

    die heutige Basilika

    im Umriss eingetragen

    ist,

    liegt eine

    vom

    Leiter der Aus-

    grabungen überlassene Copie der vollständigen Original-Aufnahme zu Grunde. Soviel lasst sich bereits erkennen, dass der Grundriss nicht dem Typus des altern römischen Atrienhauses, sondern den Plänen auf der

    entspriecht:

    Von der gewöhnlich mit dem Clivus Scauri

    Forma Urbis Romas

    identifizierten

    Via dei

    SS. Giovani e Paolo führen sechs jetzt vermauerte Bogenthüren auf ebensoviele

    rechteckige Gemächer. Eine zweite und dritte hinter diesen liegende Flucht von

    Zimmern

    zeigt weniger regelmässige Anlage, da die Hinterwand mit Rücksicht

    auf die Lage

    wänden tion

    die

    am Abhänge

    schneidet.

    des Hügels sich stumpfwinkelig mit den Seiten-

    Die Säle der dritten Reihe haben von der älteren Dekora-

    bedeutendsten Reste.

    Entdecker tablinum genannt,

    Ein besonders wohlerhaltener Saal ist

    an

    (a),

    vom

    den Wänden mit einer Marmorbelag

    Digitized by

    Google

    JAHRESBERICHT UEHER

    202

    nachahmenden Malerei geschmückt; die Wölbung zeigt, ausser den üblichen Meerwesen, Blumen und Masken, auch drei christliche Darstellungen (Moses

    am

    Horeb, derselbe die Gesetztafeln empfangend, eine Orantin).

    kann die Decoration dem 4 u »-5

    n

    Stil

    nach

    Raum

    (b)

    laufenden Fries: auf weissem Grunde

    Genien in halber Lebensgrösse, hinter deren Schultern sich Blumen-

    gewinde hinziehen

    ;

    zwischen ihnen auf dem Boden Vögel. Ausführung und

    Farbengebung sind geschickt, ob

    dem dritten Jahrhundert oder dem Mangel an Vergleichsmaterial für

    die Malereien

    einer früheren Zeit angehören, ist bei

    Rom

    Dem

    Ein anderer

    Jhdt. angehören.

    dem Boden

    hat einen etwa 2,5 m. über

    nackte

    t ''

    schwer zu sagen, jedenfalls sind

    sie die ältesten und künstlerisch vollenDer gänzliche Mangel an Fenstern lässt für diesen Raum wie Tablinum Beleuchtung durch Oberlicht notwendig voraussetzen mithin kann da» Gebäude an dieser Stelle kein oberes Stockwerk gehabt haben. Für andere Teile wird die Existenz eines solchen (in dessen Höhe die jetzige Kirche liegt) verbürgt durch die Erhaltung der Aussenmauer an der Nordseite (Höhe bis 15 m.) und die Spuren alter Treppen. Hinter der Gruppe von Zimmern, welcher a und b angehören, liegen nach dem Hügclrande und den

    detsten des Hauses. für das sog.

    Bögen der Neronischen Wasserleitung zu einige kleine Gemächer, welche der Entdecker als Bäder und Küche bezeichnet. Wasserröhren (?) aus Terracotta sind daselbst gefunden: von einer Fortsetzung der Ausgrabung darf man auch über den Lauf der Aqua Claudia Aufschlüsse erwarten. Die ursprüngliche Anlage ist bisher nicht nur wegen der Unvollständigkeit der Aufdeckung und der Lichtlosigkeit

    Räume schwer zu

    sämtlicher

    erkennen, sondern namentlich weil

    das antike Haus bereits in frühchristlicher Zeit zu einer Stätte der Verehrung

    Johannes und Paulus umgewandelt wurde.

    für die Märtyrer

    Mancherlei Ein-

    bauten mit Fresken, die frühesten nach dem Urteil der Herausgeber aus dem Ende des 4 Un oder Anfang des 5 Un Jhdts., spätere bis ins 12" Jahrhundert zu datiren

    verdanken diesen Aenderungen

    ,

    ihre

    Entstehung.

    Erst Fort-

    setzung der Ausgrabung, zu der hoffentlich die Mittel nicht mangelu werden,

    wird ein klareres Urteil

    über die Einzelnheitcn

    der

    ursprünglichen Anlage

    ermöglichen.

    Beim Bau

    eines Kanals

    SS. Quattro Coronati, interessante

    ist

    in

    Via Annia auf dem Caelius, unweit die Stadteinteilung vor Augustus

    der

    folgendes

    für

    Fragment gefunden

    SVFFRACIO



    PAG

    LVDOS Da« Material

    ist

    das suffrag io pag{i) prim\i p.

    826) mit

    TR IM

    griechischer Marmor, die Schrift gut. und

    niseben Zeit angehörig. Zeile

    1888



    FECER

    1

    wohl der eiecro-

    wird zu ergänzen sein mag(istri) He\rculani]

    facti]

    bringt

    Mommsen

    (bei Gatti

    Bull. com.

    der Wiederherstellung der 690 unterdrückten. 696 durch

    die lex Clodia wiederhergestellten ludi compitalicii

    zusammen.

    Digitized by

    Google

    TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

    263

    Das Marsfcld. Nördlicher

    Teil.

    einem Neubau

    Bei

    Via dei Bancbi vecchi

    in

    unweit des Vicolo del Pavone fanden sich Bleiröhren, darunter eine mit der Aufschrift /focriONis

    393

    p.

    1887

    ;



    Der Herausgeber

    prasinae-

    {Bull. com. 1886

    Gatti

    bemerkt die Wichtigkeit für die Ansotzung der

    10)

    p.

    in der

    Regionsbeschreibung genannten stabula quattuor factionum und namentlich der prasina, von welcher die Kirche

    namen

    Damaso auch den

    Lorenzo in

    S.

    Bei-

    in prasino führt.

    Bei Piazza della Chiesa Nuova sind Reste eines grossen monumentalen Gebäudes 5 m. uuter dem jetzigen Strassenplanum aufgedeckt (Not. degli seavi 1887 p. 180; Bull. com. 1887 p. 276. 277). Unter den Fundstficken ver-

    Aufmerksamkeit zwei Blocke

    dienen besondere 0.80) «

    (Länge

    2,50,

    von den pulvini eines grossartigen Altares (im Bull.

    Säuleu

    1.

    Durchmesser c.

    falsch

    als

    Die Arbeit, Blattornamente, Mäander, an der Kopf-

    beschrieben).

    »

    da das Mäanderband, welches die Mitte des Stückes ausmachte, erhalten ist, lässt sich die Gesamtlänge auf 3,40 m. berechnen. Eine eingehende Erläuterung des für die Topographie des Marsfeldes seite Rosette, ist äusserst fein

    wichtigen Monuments

    Dass

    ;

    demnächst von Hrn. lanciani zu erwarten.

    ist

    der Gegend zwischen Chiesa Nuova, Piazza Navona und Piazza

    in

    Nicosia in antiker Zeit viele Steinmetzwerkstätten lagen, lehren frühere Funde

    Mcm. 32

    (Flam. Vacca

    Miscdl.

    Roms

    239;

    1,

    3

    III,

    Granitsäule tizie

    degli

    S.

    Schreiber;

    Mem.

    Ficoroni

    82

    Nothie 1883

    ;

    Kirche

    unter

    der

    seavi

    1889

    ähnlichen, welche,

    S.

    S.

    Memorie 08-70

    Bartoli

    100 bei Fea p.

    1,

    146;

    Fea

    bei

    Beschr.

    melden die No-

    erwähne bei dieser Gelegenheit einer

    Ich

    obwohl zu den

    Urlichs

    Die Entdeckung einer grossen

    14).

    Antonio de' Portoghcsi

    S.

    391.

    P.

    n.

    grßssten

    in

    Rom

    existirenden gehörig,

    dem fleissigen Sammler Faustino Corsi unbekannt geblieben ist die Nachweisung verdanke ich Hrn. Cav. A. G. Spinelli. Im Keller des Hauses Via del Governo vecchio 99 liegt etwa 4 ra. unter dem Niveau der heutigen Strasse ein Granitschaft von 'dem kolossalen Durchmesser von er. 2,30 m. Er ist offenbar nie zur Verwendung gekommen, hat am einen Ende eine umlaufende 0,06 m. vorspringende Leiste von 0,77 Breite, und an der einen selbst

    :

    Endfläche (die andere

    ist

    gebrochen) noch die Einkerbungen für die Holzbalken

    des Gerüsts, in welches er

    Gesamtlänge

    ist

    zum Zweck

    (das seiner Bauart nach

    dem

    15

    über die Säule weggehen, und hauses sichtbar wird

    Die

    von

    mir

    :

    in

    sie

    t,B

    ein

    Monte Citorio

    Fundamente des Hauses

    oder Anfang des 16 ten Jhdt. angehört) quer

    Stück

    sogar noch im Keller des Neben-

    war aber nicht geringer

    als 7

    m.

    des Instituts 1889 p. 41-64 verund Fr. Bianchini über Ausgrabungen

    den Mittheilungen

    öffentlichten Berichte von Fr. Valesio

    auf

    des Transportes eingespannt war. Die

    nicht sicher zu konstatiren, da die

    1703 und 1704 ermöglichen eine genauere Localisirung

    Digitized by

    Google

    JAHRESBERICHT UEBER

    264

    der Säule d«B Antoninas Pias,

    and bezeugen

    bisher gänzlich unbekannt gebliebenen antiken tische Basis von 13 m.

    Seitenlänge

    doppelter

    femer die Aufdeckung eines Monuments (um eine quadraMauergßrtcl,

    äussere Seiten-

    länge 30 m.), dessen Beziehungen zu den benachbarten Denkmälern

    (Säulen

    des Pius und Marcus) durch Hohenverhältnisse und Orientirung ausser Zweifel

    Von Bianchini

    steht.

    Kaiser

    des

    tilius

    ist

    die

    Hauses

    Existenz

    Taurus nach Piranesi

    ;

    unwahrscheinlich für das ustrinum der

    nicht

    es

    Antoninischen

    Vermutung über

    erklärt.

    Die

    immer noch auftauchende

    eines Schangebäudes (Amphitheater des Sta-

    stadio delle Equirrie nach Canina) wird damit

    definitiv beseitigt.

    Südlicher Teil. Circus Flaminius, Theater Ausbeute hat die

    Niederlegung des

    Porticus Octaviae

    gebracht.

    Ghetto

    zwischen

    u. s.

    w. Geringe

    dein Fluss

    und der

    Die Dedicationsinschrift der letzteren,



    Digitized by

    Google

    TOPOGRAPHIE DER STADT ROM seit

    dem

    14 t,B Jhdt.

    abgeschrieben

    1887

    scavi

    p.

    gekommene die

    (C

    oft,

    L. VI, 1034) ist vollständig frei

    I.

    in

    degli

    gelegt (Notizie

    Tage

    448; Bull. com. 1887 p. 332), doch bestätigt das nnn zn

    lediglich die

    im Corpus

    a. a.

    0. gegebenen

    genommenen Massregeln

    Aussicht

    Ueber

    Supplemente.

    und zur weiteren Erforschung des Ter-

    zur Sicherung des Freigelegte«

    rains

    2«»5

    mit einer Lücke im Anfang der Zeilen

    aber stets

    das Bull. com. 1888

    berichtet

    p. 132-134.

    dem Seiteneingang znr Kirche dem jetzigen Niveau Keste

    In via de'Chiavari, gegenüber

    della Valle, fanden sich 5,50 m. unter

    S,

    Andrea mit

    eines

    Travcrtin gepflasterten Platzes, südlich davon eine Strasse mit Basaltpflaster. Letztere wird die

    dem modernen Corso

    Bauten

    fende sein, welche die

    Emanuele fast parallel lauund des Pompeius schied.

    Vittorio

    Agrippa

    des

    Daselbst fanden sich Gebälkstücke mit Relief (Opferdarstellunp,

    von Visconti

    Bull. com.

    1888

    (Barbarenstatue, porta

    reliefs

    Fragment

    420);

    p.

    annssiridi

    eines

    Fragment eines grossen bogenförmigen Architravs

    beschrieben

    Hoch-

    kolossalen

    Notizie 1888 p. 569);

    e calzari:

    m.

    (lg.

    1,48,

    hoch

    0,68).

    Die Zugehörigkeit des letzteren zum Pompeiustheater oder zum Hekatostylon an dessen auf der Forma Urbis verzeichnete halbkreisförmige Nischen man zunächst denkt,

    zweifelhaft wegen

    ist

    sconti Bull. 1888 p. 478); dagegen

    (s.

    Vi-

    an einen fast genau an derselben

    gemachten Fund erinnern, von dem Flamiuio Vacca Mem. 2 erzählt

    Stelle (vgl.

    Fundortes wie des Stiles

    des

    mag man

    Lanciani Ann. 1883

    15.

    p.

    16).

    Aus dem Gebiet der pompejanischen Bauten stammt eine Kolossalstatue

    ,

    gefunden

    Bull. com. 1889 a'

    in p.

    Via Tata Giovanni (Not.

    Santacroce bei

    S.

    Carlo

    a'

    p.

    Hermes

    wie

    trug,

    Oft']0tt/uev,

    9e6y

    tt^öutvot xoy

    \

    |

    'EQfiätavn

    9£fite9«

    |

    atv fidxnQOi ßiottjy TiQt'oßvy

    Die Zufahrtstrassc zu dem

    im

    \

    vorigen

    |

    \

    vnooxöutyoy.

    Jahre vollendeten Ponte Gari-

    Via Arenula, durchschneidet das Gebiet westlich der Bauten des PomBei Anlage derselben fand sich,

    Kreuzungsstelle der früheren tolotneo de' Vaccinari, 8 Meter

    scavi

    besagt (Not.

    Inschrift

    xaXoy *Jyxiyooy

    Sutiov ittovouyios, oy «p^rijp«

    pejns.

    die

    17): 'AÖQiuy*} avvodos ae vtoy

    baldi,

    34

    p.

    Fundamenten des Palastes

    Catinari verbaut gefandeno Basis, welche eine (verlo-

    rene) Büste des Antinoos als

    1889

    1889

    scavi

    degli

    93); die Reste einer monumentalen Treppe bei S. Carlo

    Catinari (Not. degli scavi 1889 p. 34) ; eine in den

    1888

    p.

    Strassen unter

    kaum 100 m. vom V.

    della

    dem modernen Boden

    498; Bult, comun. 1888 p. 327. 379; 1889 p.

    ursprünglichen Platz auf Inschrift »irtCJSTRt

    einem

    vici aescleti

    genden Weihiiischriften

    Flussufer, an der

    Mortella und

    Basamcnt

    anni

    von

    di

    S.

    69-72), noch

    Travertinblöcken mit

    villi ein

    Bar-

    (Notizie degli

    Marmoraltar

    mit

    am der fol-

    JAHRESBERICHT LEBER

    20(5 (Vorderseite)

    LAK}j/f AVGVST,'

    C

    JfLANI VS

    MAG



    VICl





    6 .i*8Ti% S

    ANNI NONI

    (Rechte Nebenseite) P

    CLODIVS





    P



    (Linke Neben seite) S



    L



    L



    SALVIVS

    Die Inschrift gehört wahrscheinlich (aber nicht sicher, vgl. Uenzen zu C. I. L. VI, 454) ins

    die Lokalität

    hat

    Jahr 2

    n.

    vielleicht zu

    Chr. Der

    Name

    des vicus Aetcleti

    thuu mit dem von Varro

    neu

    ist

    L. L. 5, 152

    und

    Digitized by

    Google

    TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

    267

    37 «?. Hortemius dietator cum plebs »ecessisset in Iemiculum, legem in Aescukto tulit, ut quod ea iussisset omni» Quinte s teneret) genannten Hain. Der Reliefschmuck der Ära ist den beiden bekannten im Plinius

    TV. //.

    16,

    Vatikan (Sala delle A/use) und in den Uffizien ähnlich, nur dass die auf den

    genius Caesaris bezüglichen Darstellungen fehlen.

    Die linke nicht abgebil-

    dete Seite zeigt einen Lar von entsprechendem Typus, die stark beschädigte

    Rückseite das Unterteil einer corona lemniscata

    Im Zuge

    derselben Strasse, unweit piazza de' Cenci,

    grossen Gebäudes aas Travertin, etwa 5 m. (')

    (»).

    unter

    dem

    sind

    Reste

    eines

    heutigeu Boden, go-

    Technischer Schwierigkeiten halber hat die erste Quader der Funherausgehoben werden können, so dass die von Gatti an dem jetzt im p. 330) copirten Buchstaben vor /TM

    damentinschrift nicht {Bull. com. 1888

    kapitolinischen Museum befindlichen Original fehlen. der grössere Teil der Bekronung, in der Vorderseite

    dem

    Lictor, rechts über

    noni

    in

    -1-

    das

    Am

    Altar selbst

    Stück links

    ist

    über

    Stuck ergänzt.

    ^Digitized by

    Goojf

    2Ö8

    JAHRESBERICHT ÜEBER

    fanden

    worden.

    Zwei

    Säulen

    standen

    Andre Reste bedeutender Ziegelbauten 1888

    p.

    noch

    aufrecht

    1888

    (Not.

    135).

    p.

    Kalegnami erwähnen Not.

    bei Via de'

    277.

    Die rüstig fortschreitenden Arbeiten der Tiberregulirung haben mehrere

    Monumente von hohem topographischem Wert ans Licht der kleinen Kirche

    di

    S.

    Biagio

    della

    Pagnotta

    in

    gefördert.

    Hinter

    Via Giulia, 660 Meter

    man im Sommer 1887, noch an seinem alten Travertincippus mit der Inschrift Paullus Fabius Persi[cus]

    nördlich von ponte Sisto, fand Platze, einen C.

    :

    Eggius Marull[us] L. Sergius Paullus

    C.

    Obellius Ru[fus]

    L. Scribo-

    niu[s Libo] curatore[s riparum] etalv\ei Tiberis) ex auctorit[ate] Ti. Claudi

    ripam eippis pos\itis\ terminaAug. Germanist] prineipis verunt a tr[ig]ar(io) ad pontem Agrippae. Das trigarium, ans der Regionsbeschreibung und der Inschrift C. I. L. VI, 8461 bekannt, wird dadurch nicht näher lokalisirt ('), ausser dass es stromaufwärts gelegen haben muss. (Ueber den Pons Agrippae s. unten S. 285). Caesaris

    Eine 1887 gefundene Inschrift von aus Augustischer Zeit stammend, scharfsinnig ergänzt worden

    itum

    et

    red(itum) pe\d.

    it[um

    et

    red(itum)]

    effieit

    :

    Bajä,

    dem

    effic(it)

    p.

    709-714)

    pe\d.

    DLVI\

    MCXII\, pas$(us) CGXXII [semis] MCXll. Zwei Inschriften, die

    pa[ssus]

    den vor porta Metrovia (Orelli 6600), die andere

    in

    nach

    Schriftcharakter

    von G. B. De Rossi (Not. 1888

    ist

    porticus tri[umphi] long.

    ;

    quinquies eine gefun-

    der Villa Hadriana (C.

    I.

    L.

    XIV, 3695"), sichern die Supplemente und bezeugen die Existenz von porticus in der Nähe von Rom. Alle drei sind Nachahpompa triumphalis im Marsfeldc bestimmten, deren Lage

    triumphales wie in Bajä so auch

    mungen der

    für die

    zwar durch kein directes Zeugniss gesichert, aber höchst wahrscheinlich der Nähe des

    Circus Flaminius

    und der Villa Publica zu vermuten

    ist.

    in

    De

    Rossi glaubt, dass ursprünglich ein Teil der Porticus der Saepta oder der Villa

    Publica triumphalis geheissen habe, dieser

    Umbauten der späteren

    Kaiserzeit

    in

    Name

    aber durch die glänzenden

    Vergessenheit geraten

    sei (*).

    144 (vgl. den Plan von Rom) ausgesprochenen ( ) Der von Richter p. Vermutung, es habe zwischen Ponte S. Angclo und S. Giovanni de'Fiorentini gelegen kann ich mich nicht anschliessen. Dieses Gebiet scheint in der Kaiserzeit von Privatbauten so eingenommen gewesen zu sein dass für einen roTtoi fhov i'nnot yi> ui'ü^omu schwerlich Raum blieb in nachaugustischer Zeit durchschnitten es mindestens zwei grosse Strassen, die auf den Pons Aelius und Pons triumphalis zuführenden. Wahrscheinlicher ist dio Lage nördlich von Piazza Navona, in Verbindung mit dem Stadium Domitiani und den stabula IUI factionum. (*) Einen Nachtrag zu obigem Aufsatz giebt De Rossi Bull, comun. 1889 Bull, comun. 1885 p. 100 n. 1019 publizierte p. 355, wo die von Lanciani s]patia X in Inschrift einer unweit Ponte Sisto gefundenen Priapushemie ci[r]cuitu eßc\i]unt passu[s\mille pedes |V angeführt, und zu der aus Villa Hadriana (welche nur auf einer Abschrift Ficoroni's steht) folgende Ergänzung Bortolotti's mitgeteilt wird: portic[us triumphit] ctreuitum hal\et) pea. MCCCCL; hoc V[II e(Jicit\ pass(us) MUXX\X\. l

    :

    t

    :

    |

    Digitized by

    Google

    TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

    D

    i

    S

    e

    Aare Ii au

    i

    e

    i

    t

    e

    rechts von V i a F 1 a in

    i

    n

    i

    269

    Das

    a.

    localisirt Urlichs (Mittheilungen des Instituts

    t

    e

    mp

    1888

    1

    u

    m

    So

    1 i

    s

    38) überzeu-

    p.

    Gegend von S. Silvestro in Capite. Abgesehen von den Berichten Ober Säulen- und Mauerfunde in dieser Gegend beweist dafür die Inschrift C. I. L. VI, 1785 (Tarif über Transport u. s. w. der Weine vom Tiberhafen ad

    gend

    in der

    lemplum, gefunden 1787

    unter

    dem

    fiscalia

    von

    Kloster

    Verbindung mit der Notiz Vita Aureliani

    c.

    S. Silvestro in

    Capite) in

    48: in portieibus templi Soli*

    vina ponuntur.

    Bei den Erweiterungsarbeiten für Palazzo Sciarra sind vier wohlerhaltene

    Bögen der A q n a V

    i

    r

    g o (Tuff mit Schlusssteinen und Gesims in TraVermutung Lancianis über den Lauf der

    vertin) gefunden worden, welche die

    Leitung in ihrem letzten Teil

    (Bull. com. 1881, p. 21)

    bestätigen:

    nicht

    rechtwinkelig auf den Corso, sondern mit geringer Ausbiegung nach Nordost

    Bei Publication dieses Fundes (Bull. com. 1888 hin, dass die bisher

    den

    in

    Worten Frontins

    p.

    (aq.

    initium habent sub hortis Luculianis, finiuntur in

    frontem

    Septorum; und

    1,

    10:

    1,

    20: arcus

    endigen neben der Front der Septa,

    »

    Man

    existirt.

    Campo Martio secundum frontem Septorum

    Virginis

    Campo Marth secundum

    opere arcuato passuum

    gesuchte Schwierigkeit in der That nicht

    (').

    61-67) weist Gatti darauf

    nicht

    zu

    septingentorum) hat

    ßniuntur in

    übersetzen

    :

    « sie

    sondern « sie endigen, längs der Front

    im Campus Martius. » Letzterer ist der durch eippi eingegrenzte Campus minor (C. I. L. VI, 874 Lanciani in Bull. com. 1883 p. 11). Die Leitung der Aqua Virgo endigte etwa in der Gegend von Palazzo Serlupi so wird auch die Angabe Frontins über die 700 passus betragende Länge der Bogenreihc gerechtfertigt. der Septa entlang

    gehend,

    ;

    ;

    Collis hortorum. Die

    seit

    1808 geschlossene

    Jahre aufs Neue geöffnet. Dabei

    Bau

    derselben, wie von

    Porta Pinciana ist

    constatirt,

    dass

    (»)

    ist

    für

    im vergangenen

    den Belisarischen

    Porta Flaminia und Porta Salaria längst

    bekannt

    (>) Die ungefähr an derselben Stelle 1885 zu Tage gekommenen Reste (Zicgelmaucrn, Porticus mit Cipollinsäulen) gehörten keineswegs einem monumentalen Gebäode aus früher Kaiserzeit, wie Richter Top. p. 149 aus dem Berichte Not. degli seavi 1885 p. 70. 250 zu folgern scheint, sondern einem späten Privathaus an. Borsaris Widerspruch (Mitteil. d. Instituts 1886 p. 61) gegen die von Manzi geäusserte ganz haltlose Vermutung (Castell der Aqua Virgo) kann ich mich als Augenzeuge der damaligen Ausgrabung durchaus

    anschliesscu. (')

    Den Namen Pincius bezeichnet Richter Top.

    S. 151

    als

    unerklärt:

    ist die schon von froheren aufgestellte Ableitung von der Gens Pincta zweifellos richtig.' Allerdings kommt das Gentilicium nur einmal in einer Inschrift aus dem Jahre 895 n. Chr. (VI, 1754 : Aniciae Faltoniae Probae

    m. Er.

    Amnios Pincios Aniciosque decoranti etc.) vor aber es scheint bisher übersehen, dass der Pincio im 4 Un Jbdt. im Besitz des Gemahles der Anicia Faltonia, ;

    18

    JAHRESBERICHT L'EBER

    270

    war, ältere Gräber Material hatten beisteuern müssen. Die Schwelle bildet durch ein

    ans Travertin

    Grabepistyl

    grossen und schönen Buchstaben

    war ge-

    mit der Inschrift erotidJ« in

    {Not. 1888 p. 60; Bull. com. 1888 p. 41).

    Unweit des Thores, nördlich vom Casino delV Aurora der ehemaligen Villa Ludovisi (Via Loinbardia) ist eine Reihe von Ziegclpilastern mit Be-

    krönnng von Travertin gefunden worden {Not. 1888 p. 729), vielleicht einer anf das Thor zuführenden Porticus angehörend (Richter Top. 151): doch ist letzteres nicht sicher.

    N&he von Porta Pinciana stammt eine Votivinschrift 1887 p. 275 Bull. com. 1887 p. 223): numini dom(us) ... (zwei ausMarius Processus signum Dei Silvan[i] radirte Zeilen) ... aedem ipsius mar\moratam a solo sua pecunia fecit dedic(avit). Der Herausgeber \e\t templum marmoris (sie) stravit idemq{ue) nimmt templum als den weiteren {tulta Varea destinata a luogo sacro), aedes als den engeren Begriff. Die Ausführungen Jordan* (Hermes XIV, Gleichfalls aus der

    (Not. degli seavi

    Aug{ustae)

    |

    ;

    T.

    |

    |

    |

    ]

    p.

    |

    571

    ff.)

    über den Sprachgebrauch aedes, aedicula

    berücksichtigt

    unter den von

    :

    J.

    u. s.

    w. sind dabei nicht

    angeführten Inschriften berührt Bich mit der

    neugefundenen besonders nahe die der cultores Silvani von Philippi III, 633), in

    CCCC

    tectae

    welcher

    zuerst, unter

    mehreren

    ad templum tegendum

    statua aerea Silvani

    verzeichnet werden.

    marmorata nur im Gebiet der

    cum aede

    Auch

    (das

    (dies der grössere Bau),

    ist

    Ludovisi (C.

    I.

    und dann

    also die kleinere Kapelle

    in der städtischen Inschrift wird

    die Nische für da« Götterbild sein. Villa

    [CLL.

    bedeutenden Spenden, tegulae



    L. 583. 640

    ;

    also

    die

    im Inneren) wohl aedes

    Dass zahlreiche Funde Bull. com. 1887 p. 223.

    224; 1888 p, 402; Not. degli seavi 1888 p. 267) ein dort beündliches Heiligtum des Silvan bezeugen, hat Gatti {Bull. 1888 p. 402) richtigbemerkt.

    Venus hortorum Sallust ianorum'

    {Bull.

    geht aus von der Memoria 58 des Flaminio Vacca, in welcher der

    Fund

    Der Aufsatz Lanciani's com. 1888

    '

    la

    S. 3-11).

    Rundgeb&ndcs mit prächtigem Marmorschmuck in der Vigna des GaVacca bei Porta Salara erzählt wird. Nicht bekannt war bisher, da' s von demselben Gebäude ein Plan im Vaticanus 3139 enthalten ist, der, von Panvinius Hand mit erläuternder Beischrift versehen, die Angaben Vacca« teils eines

    briele

    bestätigt teils ergänzt. Die Combination ist höchst ansprechend

    dagegen kann ich mich den weiteren von Lanciani

    und interessant

    gezogenen

    Folgerungen

    des Petronius Probus, gewesen ist (Inschr. C. I. L. VI, 1751, gefunden bei Trinita dei Monti). Es mag ihm das Palatiuni Pincianum von «einer Gattin als Erbin der Pincii zugebracht sein.

    Digitized by

    Google

    TOPOGRAPHIE DER STADT ROM Er

    271

    Gebäude für den Tempel der Venus in hortis Sallustianis, welcher mit dem der Venus Erycina ad portam Collinam identisch sein «oll: eine Annahme, welche bei genauerer Prüfung

    nicht anschliessen

    (»).

    erklärt nämlich «las

    des Grundrisses unzulässig scheint.

    Lanciani

    nennt

    hier wie

    in

    früheren Arbeiten

    architektonischen

    die

    Zeichnungen des Vat. 3439 disegni del Ligorio postillati dal Panvinio. Dies ist nicht richtig, der Codex enthält, soweit er sich auf römische überhaupt keine Ligorianischen Autographen, und

    Baureste bezieht, gTrt&»ten

    Teil

    ein von Panvinius

    nur

    ist

    zum

    für seinen Privatgebrauch gemachter

    Auszug a«fi noch existirenden Büchern des Ligorius, daher mit wenigen Ausnahmen ohne selbständigen Wert. Die Grabgrundrisse finden ihre Vorlagen im 49 tw Buche des Neapolitanus, die Tcinpelzeichnungen teils im Bodleianus (vgl. Ann. delVInst. 1884 »»327), teils, und dies ist der Fall für die Vcnm hortorum Salluxtianorum, im Parisinus (fonds St. Germain 86): eine Abschrift des bezüglichen in dieser Hschr. fol.

    W.

    Passus verdanke ich Hrn. Prof.

    Es

    Klein.

    heisst

    309

    In una testa della piazza o vogliavio dive foro Sallustiano (*) fu un tempio di cinquanta dui piedi diametro con tutto il perittcro o cireuitioni di colonne.

    Le

    quält crano di dui

    piedi grosse, del

    svenate di alcunc macchie rosse, erano stricte, piedi.

    i

    muri dentro del tempio erano grossi non

    hanno

    il

    nuwmo

    caristio giallo

    portico era di vano sei

    tre piedi

    a incontro delle colonne, che sportavano infuori spire delle colonne cioe basi

    il

    senza La parastate

    un quarto di palmo. Le

    plinto o rogliamo dire soeco,

    erano alte impiede senza intagli, delfordine composito cioe i

    quali erano alti dui piedi un quarto,

    manco un quarto

    (?) i

    capitelli

    fusti delle colonne piedi deciotto

    di piede. I nichi di fori erano larghi tre piedi e mexzo,

    quelli di dentro al tempio piedi

    due

    c mexzo.

    lonnette picciole picciole, due tersi di

    posavano sopra a

    i

    certi modellcti [che]

    havemo demostrate

    Questi

    piede, del

    ornavano

    erano ornate di co-

    marmo

    alabastrino che

    cssi nirchi, de"

    quali non

    altexza alcuna.per esser stati giärovinati perglitempi

    (') Ebenso scheint mir die von L. versuchte Beziehung von Bartoli -auf denselben Fund durch die Verschiedenheit von Zeit und Ort ausgeschlossen. (*) zur topographischen Fixirung diene folgender Passus aus Ligorius Taur. 15 =' Ottobon. 3374 p. 265: Fokvm Salvstii era una piasxa nel

    Mem. 33

    fondo delli Horti Salustiani, opera giä di Salustio Crispo incominciata, ma per exsere luogo hello, et uano fü dalli imperatori sempre mantenuto, et ornato, et haueano gl horti attorno per portico un deambulatorio di mille colonne, come scriue Philone. Vi furono templi, bagni, et alberghi uartj, et innumerabili statue, et la cui uarictA hauemo dissegnata et rappresentata ntlla Roma stampata (die Effigies Romae des L. setzt das forum Sallustii in dieVl'halsenkung, welche spätere Topographen Circo di Flora zu nennen pflegen) oue sono hogqid\ molle uiqne, trtt le quali e ouclla delli uenerandi Padri di S. Saluatore del lavro, la vigna del vescouo Mutti, quella del vescouo di Pauia,del vescouo Colotio, et di Iranccsco Sibilla, et di uenti altri padroni.

    Digitized by

    Google

    JAHRESBERICHT HEBER

    272

    pas*ati,e quel che era rimasto sotto delle rovine ci ha insegnato la di fjuanto ho »critto e demoxtrato in questa pianta circolare.

    Era

    forma

    di dentro

    e di fuori incroxtato con tavole xottili di alabastro, di porphidi, xerpentini

    cd altri marmi

    ,

    comc anche era

    futto

    il

    tuo

    (?)

    piano del pavimento suo (') gradi que (?)

    di fuori e di dcnlro del tempio, in cui s'ascendeva per te

    attorno tutto

    spesa et di

    il

    ma

    circuivano. Certamente opera picciola,

    vagheaa mirabile

    L'architraei

    e.

    le cornici

    di grandissima

    tue tutte per altri

    Fu trovata una inscrizione che diceva veneri HORTORVM SALLVSTIANORVM C SALLVSTIVS DVRDVS AEDITVVS -DD

    tempi furono portati via. •











    furono gli horti prima fatti da Sallustio che scrisxe le coxe di Catilina, e dopo dalla fameglia mantenuti et nobilitali daW imperatori ( 2 ).

    6*

    Es folgen

    ein Plan

    ,

    dem von Lanciani

    eingetragen sind folgende Masse

    :

    piedi

    publizierten

    XXX

    il

    3

    entsprechend

    ( )

    vano del tempio; zwischen

    der äusseren Säulcnstellnng und der Ccllawand piedi 6

    ;

    als

    Intercolumnium

    als Masse der Nische 3 Vi und 2 '/, Ferner Zeichnung von Säulen ; und Gebälk. Auf Grund dieser Angaben ist beifolgende Skizze nach metrischem Masse sie lässt keinen Zweifel, das« wir es nicht mit einem vtvie aufgetragen («)

    piedi 8

    .

    :

    «SioXoyoi sondern mit einem kostbar ausgestalteten Pavillon der Sal lustischen

    Gärten zu thun haben.

    Wahrscheinlich war er in Verbindung

    mit Wasser-

    (M So in der mir übersandten Abschrift; im Original wahrscheinlich tre. (*) Der Vollständigkeit halber mag auch noch die das templum Veneris hortorum Sallustianorum betreffende Stelle aus Taur. vol. 15 Platz finden, obwohl die Zuverlässigkeit dieser späteren Recension gering scheint fu ancora esso picciolo tempio, ma ornatissimo, tutto del marmo pario con colonne striate bianchissime, delVordine Corintio, di forma rotonaa con peryptero attorno, cioe circondato di portico, comc havemo posto nei disegni degli Horti Sallustiali, lo quäle era in un poggio soprastante al foro Salluxtiano, incirca della valle yerso V Oriente, dove appunto havemo veduto cavare delle tue rovine pretiosissime, et d'ammtrabtle diligentia lavorate, et ouivi incirca fu trovata questa dedicatione, la quäle hebbe Mr. Angelo Colotio {C. VI :

    n. 122). 3 Holzschnitt Bull. com. a. a. 0. S. 4 ist aus Vat. 8439 nach( ) Auf dem zutragen das Mass zwischen Säulen und Cellawand p(iedi) 6; statt des unverständlichen L A palmi zu berichtigen J a palmi. Die von Lanciani nur zum Teil entzifferten, freilich auch schwer lesbaren Beischriften des Panvinius (welche ich wiederhole um das Verhältnis zwischen Original und Ercerpt deutlich zu machen) besagen : T(emplum) Veneris Salustianae in capite fori Sallustii. Columnae e marmore caristio hialo, svenate di alcune macchie roxxe, striate ; spirac basium sine plinto vel soecolo alte p. I, sine intalio, ordo co(m)positus, capitula alta p. 2 et un J. t0 Columnae p. 18 minus 4.° pedis. Columellae (ein Stern auf der Zeichnung beweist, dass P. damit die inneren meint) e marmore alabastrico: incrustata tabulis alabastrims porphyreticis serpenlinis. Etiam solum a pavimento axcenxus tribus gradibus circum circa. haben, es wären ihm (*) Lanciani scheint das gar nicht versucht zu sonst die Wiedersprüche in Panvinius Massangaben, besonders das unmögliche vano del tempio piedi 20 (eine Tempelcella von 6 m. Durchmessor !) auf.

    gefallen.

    Digitized by

    Google

    273

    TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

    Badeanlage, worauf trotz Lanciaui's Widerspruch die von Vacca erwähnten marmorgetäfelten Gänge und Leitungsröhren am ehesten führen. Ich verweise z. B. auf die Aehnlichkeit mit dem künsten,

    wenn

    nicht

    überhaupt

    eine

    lavacrum bezeichneten Grundms forma V. R. fr. 59 Iord., welcher vier Eingänge und Stufen im Inneren hat, gerade wie Vacca von unserem Gebäude zagt: detto ocato aveva quattro scale che scendevano in esso al pavimento

    als

    fatto di mischio.

    Fund

    Uebrigcns melden die Notizie degli seavi 1888

    vortrefflicher Marmorfriese, die ihrer Decoration

    nach für ein

    p.

    497 den

    Nympheum

    der Sallustischen Gärten wohl passen würden, an der Ecke von Via Buoncom-

    pagni und via Quintino Sella, also

    Für

    gerade im Bereich der Vigna Vacca.

    die Gestaltung des Inneren hat Ligorio



    wahrscheinlich seine Phantasie

    walten lassen, und wie häufig, durch Zuthat von Nischen und Säulchen den Grundriss zu beleben gesucht (vgl. Lanciani bei Henzen Scavi nel bosco degli Arvali p. 105. 106).

    Der von Lanciani am Schluss

    seines Artikels versprochenen

    einer Reihe von topographischen Fragen sehen wir mit

    ohne auf das Einzelne vorläufig einzugehen. Nur

    Behandlung

    Inieresse

    entgegen,

    mag bemerkt werden

    dass

    Digitized by

    Google

    JAHRESBERICHT ÜEBER

    274 die Ansetzung des

    1102) in der

    Monumentum

    libertorum Q. Sallustii (C.

    Nähe der porta Salaria

    trotz des

    L.\l

    I.

    p.

    1100-

    Fundes zweier Grabschriften

    von Freigelassenen der ens Sallustia nicht mehr

    ist als

    eine recht unsichere

    Vermutung.

    Quirinal. Beim Bau des Teatro drammatico in Via Nazionale, hinter Pal. Colonna dec SACERDOTIVM videntalivm gefunden.

    sind Bleiröhrcn mit der Inschrift

    Diese bidentales sind, wie Gatti Bull. com. 1887 p. 15)

    auf

    riethig bemerkt, eine in

    dem

    einer

    dem

    alten

    im 16 Ua Jahrhundert ganz

    in der

    dem Unterbau porta

    i

    p.

    8

    ff (vgl.

    ligt u

    werkk'ernes

    I.

    des Tempels die 187« fra

    (T ingresso delle stalle del

    an,

    tempio del Sole

    L. VI, il

    oben

    p.

    Serao Sancus

    auch vorkommen anf

    5(58).

    S. Silvestro,

    Möglicherweise gehören

    cafino Rospigliosi

    deW Aurora

    e

    Bernini aufgedeckten Reste eines fiuss-

    der Not. 1878 p. 92 (vgl. auch 1879

    (s.

    Not. degli seavi 1887

    me des

    Nähe, im Garten der Kirche

    gefundenen Dedication an den Sancus (C. la

    He

    Collis Mucialis fungirende Priesterschaft, welche

    269) bezeichnet wurde.

    p. 39)

    irrtümlich

    Jedenfalls passen

    als

    Lage

    und Dimensionen dieser Reste besser auf das Heiligtum des Sancus, als die von Lauciani (Bull, comun. 1880 p. 5) vermutungsweise auf die aedes Sanci bezogenen Bauten unter dem Rcfectorium von S. Silvestro (drei Fundamente, In das grösstc 6X 12 m., wohl eher Basen oder Altare als Tempelchen). unmittelbarer Nähe des Heiligtums lag bekanntlich die Porta Sanqualis von ihr herab auf das Marsfeld führte eine Strasse, deren obereT Lauf durch das

    — :

    znletzt von Lauciani (Bull, munic. 1870 p.

    126) beschriebene aus ropublika-

    Digitized by

    Google

    TOPOGRAPHIE DER STADT ROM niscber

    Grabes geben

    Zeit

    stammend« Grab der Sempronii bestimmt

    275

    wird.

    Die Lage des

    auf unserer Skizze nach freundlicher Hitteilung Lanciani's ange-

    ist

    Auf

    (*).

    diese

    Weise

    Lage der Porta

    die

    ist

    selbst

    bis

    auf einen

    Spielraum von wenigen Metern bestimmt.

    Auf der entgegengesetzten Seite der Via Nazionale, zwischen der Strasse und der kleinen Kirche S. Maria del Carinine sind unter anderen antiken auch mehrere Travertinsäulen in situ gefunden. Gatti (Bull, coman. 84) erinnert an die 10 Jahre früher an der anderen Strassenseite

    Resten

    1889

    p.

    Damals fanden sich in bewenn diese wirknach einem Monumentalbau aus republika-

    ausgegrabenen (Not. degli seavi 1879

    14. 39).

    p.

    deutender Tiefe dorische Säulen von Travertin und Peperin lich ihrer Grösse

    und ihrem

    Stil

    ,

    so könnte

    man

    sie

    ab porta Fontinali ad Marlis aram zuweisen, welche

    vielleicht der porticus

    Roms Bangeschichte

    in der för

    ;

    — ich habe sie nicht gesehen —

    nischer Zeit angehört haben

    Aedilität des Acmilius Lepidcs

    so wichtigen

    und Acmilius Paulus (193 v. Chr.) aufgeführt wurde. Mit dieser Porticus können jedoch die neu gefundenen Baureste nichts zu thun haben, tragen vielmehr den Charakter der Kaiserzeit.

    Beim Bau

    eines der

    Ammini strasione

    della R. Casa gehörigen Hauses in

    via Venti Settembre, südwestlich von der Rundkirehe S. Andrea in Quirinale

    fand

    man etwa 3 m.

    unter

    dem Strassenplanum

    einen mit Travertin gepflaster-

    umgeben von grossen pyramidal auslaufenden dem gleichen Material, dessen Marmorbekleidung grosscntheils zerstört ist. Das Monument, zunächst ten Platz; in der Mitte erhebt sich,

    eippi aus Travertin, der Kern eines grossen Altares aus

    für die

    Ära

    Quirini (Bull, comun. 1888

    Heia (Not. 1888

    p.

    493) erklärt,

    ist

    dann für eine ara compiia-

    p. 300),

    neuerdings von Lanciani (Rendiconti del-

    Vaccademia dei Lincei 1889 p. 264) durch die überzeugende Combination mit der an gleicher Stelle im 1 Un Jahrhundert gefundenen Inschrift CLL. VI 826

    (cf.

    add. p. 839) als einer der

    zum Andenken an den Neroni-

    schen Brand errichteten Altäre,

    welchen an den

    bei

    nalien ein Sühnofer gebracht wurde, erkannt worden.

    Fundes

    demnächst von Lanciani zu erwarten.

    ist

    Auf demselben tinpfeiler, (

    das

    )

    K

    .

    noch

    die

    rot

    aufgemalte Steinbruchsmarke

    H

    .

    hinzugefügt

    im 6 ,ea Jhdt.

    Teil

    meterhohen Buchstaben trugen. Dieser Marke ist zweimal Apr (iu Ligatur), einmal der Name totil in fast cursiver

    in fast

    Datum Lff.

    Schrift

    Terrain, etwas weiter östlich, fanden sich grosse Traver-

    zum

    welche

    einmal >R

    Volca-

    Eine Publikation des

    (*).

    n.

    ;

    letz

    Periode der Gothenherrschaft

    terer weist in die

    Chr. (Not. degli seavi 1888 p. 187

    ;

    Bull, comun. 1888 p. 108).



    nelVangolo sud-csl del cortile (>) Im Text des Bull. ist. a. a. 0. statt detto di S. Feiice zu lesen nell'angolo nord-est. (*) Dieselbe ist iniwischen im 7. Heft des Bull. Comunale 1889 p. 331:

    339

    erfolgt.

    Digitized by

    Google

    276

    JAHRESBERICHT L'EBER Etwas weiter

    neben der Kirche

    südlich,

    und dem Kunstaus-

    S. Vitale

    stellungspalast, sind zahlreiche Reste von Privatgebäuden aas früherer Kaiserzoit,

    and darin

    Kunstwerke und Hausgeräte gefundeu worden.

    allerlei kleine

    Eine Bleiröhre nennt den Namen der Besitzerin aemilia pavlina asiatice. Spuren der Zerstörung durch Brand sind mehrfach constatirt (Not. 1887

    1888

    321. 374. 400. 446.

    283. 320. 3*>.

    Bei

    1888

    p. 173).

    Niederreissung

    klosters S.

    M.

    275.

    p.

    225. 275. 390; Bull, comun. 1887 p. 222. 253.

    p.

    modernen Mauer im Garten des Kapuziner*

    einer

    della Concezione

    l

    (

    )

    ist,

    antiken Fragmenten,

    unter anderen

    folgende Inschrift verbaut gefunden worden

    1887

    {Not. degli seßei

    321

    p.

    ;

    Bull, comun. 1887 p. 251):

    /OMANVM /



    COGNATVM

    1AE1. BENEFICIQVE

    -

    AMICVM- SOClv\^ LVCIOS- IN COMV

    -

    ERGA



    -

    Pas Material ist Travertin (nicht wie Bull, comun. 1. c. angegeben wird, Mannor), Länge m. 0.62 (beiderseits Stossfläche), Höhe 0.16, wovon 0.12 auf die 0.01 vorspringende Randleiste kommen, welche die Inschrift trägt. Es gehört, wie Gatti

    vetus

    0. richtig auseinandergesetzt hat, der auf

    a. a.

    aufgestellten zweiten Reihe vr>n

    schcr Gemeinden nachdem nischer Serie oben

    (S.

    Mithridatischen Krieg an, von deren kapitoli-

    252) die Rede war.

    Die Inschrift entspricht etwa der

    Die Ergänzung von Z. 2 Anfang macht Schwie-

    n. 5 der kapitolinischen Serie.

    rigkeiten, da aller Wahrscheinlichkeit

    vorliegt. Doch populum R\omanum cogmtum

    nach ein Steinmetzfehler

    empfiehlt sich die nächstliegende Ergänzung

    amicum

    Capitolium

    dem

    Weihgeschenken kleinasiati-

    sociu[tn honoris causa erga se

    Lucios in comu\ne immer noch

    am

    et

    bcnecolent]iae

    erga

    beneficique

    Die beiden bisher bekannten

    meisten.

    derselben Serie, gefunden 1637 unter Palazzo Barberini, jetzt im Vatikan, siehe C.

    I.

    L. VI, 373

    (Weihung der Kphesier) und 371 (Block von 0,75X0,55, Weihung

    der Laodicener). oberen Rande

    ;

    Beide haben die charakteristische 0.12 m. hohe Leiste

    die auf

    dem

    baren Buchstabenreste s des

    kapitolinischen

    sowenig

    |

    N

    zweiten links neben

    N können

    |

    Fragments

    dem griechischen Text

    nicht als Schluss der letzten Zeilen

    werden

    2,c betrachtet

    (s.

    o.

    S.

    Eigentümlich

    als Rest einer älteren radirten Inschrift.

    (wie auch auf Ritschis Tafel P.

    am

    sicht-

    L.M. LXXH. B angedeutet und wie

    253), ist,

    eben-

    dass sie

    ich bei einer

    mit der Leiter angestellten Untersuchung verificiren konnte) auf einer etwas

    erhöhten und umrandeten Fläche stehen, wofür ich keine Erklärung weiss.

    Von den

    Thermen

    älteren

    Bauten,

    welche

    Diocletian

    bei

    (coemptis aedifieiis pro tanti operis magniludine: C.

    demolirte, haben sich

    zu verschiedenen Zeiten

    Anlage seiner I.

    L. VI, 1130)

    ansehnlicjie Reste gefunden

    so auch 1888 bei Anlage der neuen Fontäne auf Piazza Termini, gegenüber

    (*) Nicht wie Zeitachr. für Numismatik Schwelle verbaut im Palast Ludovisi.

    XV

    S.

    211 angegeben

    ist,

    als

    Digitized by

    Google

    TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

    ]>.



    Bull, comun. 1888 p. 36).

    60;

    277

    der Axe der Via Nationale {Not. 1888

    der Kirche S. Maria degli Angeli in

    Die Niederreissang des Hauptpalastes

    der ehemaligen Villa Massimo an Piazza Termini hat zur Aufdeckung einer der grossen Nischen der Umfassungsmaner der Thermen geführt (Not. 1888

    627; Bull, comun. 1888 p. 414); dass dieselbe einen Hauptteil der Fundamente des 1580 von Doracnico Fontana erbanten Palastes bildete, war u. A.

    p.

    schon aus Nolli's Plan (1748) ersichtlich.

    Castra praetoria kommen

    Aus dem Gebiete der phische Funde

    p.

    188; Bull, comun. 1888

    Dea Fortuna Restitutrix geweihter Altar, dessen zum Teil getilgt war; ferner Reste des Mosaiks westecke des Lagers (Not. 1888

    stammt

    seit

    dem

    auf

    S. Vitale

    mit einem

    comun. 1888

    rVS S



    AVR

    COH •

    Umgangs der



    I



    P

    E S C

    V

    0 p

    l|

    ILIPPOPOLI

    MVCIANV^S

    X PR

    A

    \



    I.

    L. VI, 16) wie

    140)

    p.

    klg

    &in:r :nas:

    l

    der Nord-

    Pr&torianerlager

    Pflaster des

    Quirinal gefunden und durch glückliche Conjectur

    NVMINI SANCTI D E

    5

    dem

    der

    im Altertum

    eines Atrium, in

    im

    über 100 Jahren im Vatikan befindlichen (C.

    folgt vereinigt hat (Bull,

    NAE

    p. 109); ein

    Inschrift schon

    Gleichfalls aus

    a. a. 0.).

    ein Inschriftenfragmcnt, welches Gatti

    Kirche

    einige epigra-

    Rehr verstümmelte grosse Ehreniuschrift, vielleicht an

    eine

    :

    Severus und Caracalla {Not. 1888

    SACERDOS



    V Go\RDIANAE •



    i

    ta

    MI Ml

    \

    1 S\£ \ S^E Vit?

    VOTVM QVOD fjVSCEPERAT LIBENZ

    SOLVIT

    CVM



    l'BVS CIVl!



    ET

    COMMIL

    j

    iTONIBVS

    OrDIANO

    SVIS







    vj



    IDVS MAI

    AVC/lT^ ET

    lANf/



    IMP

    G

    POMPE

    COS



    Der Herausguber bringt auch mit Recht die in Z. 1. 2 genannte Gottheit zusammen mit dem Asclepius Zimidrenus der Inschrift C. I. L. VI, 2799 (vom J.

    227

    hortc

    n. Chr.),

    lm Counter dessen Verehrern sich auch ein Prätorianer der \0

    M. Aurelius Mucianns

    cicis Philifpopolitanus findet. In Zeile 4 hatte der

    Steinmetz zuerst geschrieben r

    sev

    ,

    gordiae

    dagegen das falsche vs für

    l

    r

    svv, dann corrigirt

    im Anfang von

    in

    gordianae



    Z. 5 stehen lassen.

    Ausserhalb der Mauern nicht weit von der Nordostecke des Prätoriaund glänzender Privatbauten aus

    nerlagers, fanden sich Reste umfangreicher

    früher Kaiserzeit, darunter besonders zwei SSle mit

    fussboden. (Not. 1888

    p.

    735; Bull, comun. 1889

    wohlerhaltenem Marmor-

    p. 89).

    Die Fortsetzung der

    Erdarbeiten für die grosse dort zu erbauende Poliklinik wird voraussichtlich weitere

    Funde zu Tage

    fördern.

    Digitized by

    Google

    JAHRESBERICHT DERER

    278

    Esquilin. Nur kurz Erwähnung gethan in

    Via dello Statuto, Via

    S.

    sei

    Martino,

    der Funde

    Piazza

    archaischer Gräber

    Vittorio

    Emanucle

    (>),

    welche

    den städtischen Sammlungen Zuwachs an den üblichen namentlich bronze* nen Grabgeräten, jedoch ohne hervorragende einzelne Stücke, gebracht haben.

    Für

    die wichtigen

    Anfang 1887 gemachten Funde von Votiv-Terracotten zwi-

    schen den Tituathcrmen und Via Merulana

    rühmten p.

    179.

    ,

    welche die Localisirung des be-

    TempelB der Minerva Medica 446; 1888

    p.

    133; Bull, comun. 1887

    p.

    ermöglichen (Not. 1887 151. 327;

    1888

    p.

    125

    ff.

    699), wie für die ebendort gefundene Weihinschrift der magistri et ftamine» Montan(orum) montis Oppi («) (Not. 1887 p. 177; Bull, comun. 1887 p. 156)

    kann auf Richters Referat (Topogr.

    p.

    184) verwiesen werden.

    1888 p. 59. 182. 699; Bull comun. Notizie 1887 p. 372. 373. 584. 278. 328. des Steines bestätigt, was das Original dass das nur, bemerke Ich (*) Facsimile (Bull, comun. 1887 tav. VIII) vermuten lässt, das nämlich der Schriftcharakter keineswegs ein besonders altertümlicher ist : ständen nicht innere Gründe im Wege, so würde man geneigt sein, unter die von Mommsen St. R. III, 1 p. VIII vermutungsweise gegebene Ansetzung auf ciceronische Zeit um ein halbes Jahrhundert herunter zu gehen. (i)

    1887

    p.

    Digitized by

    Google

    TOPOORAPHIE DER STADT ROM Im

    der Villa Wolkonsky

    Gebiet

    sind

    270

    Durchlegung einer neuen

    bei

    Östlich von Via Emanuele Filiberto, etwa 100 m. nördlich vom Aqaaeduct der Aqua Clandia antike Gräber aus dem Beginn der Kaiserzeit, an der zum Teil mit ihrem Pflaster wohl erhaltenen Via L a b i-

    Strasse

    an»

    Eins derim Inneren 2,65 m. im Quadrat messend, zeigte ThUr mit 0.65 weiter Oeffnung hatte zwei Pfosten aus Travertin von 40X40 ein. das Thürgewände (einfach profilirto Leiste), der Sturz (mit Ohren) bewahrten ihren Ueberzug mit feinem weissem auf welchen zwei hellrote und Stuck, eine gelbe Linie dem Laufe der Profile f »Igten. Die Wand dem Eingang gegenüber hatte auf weissem Stuck sehr verloschene Malereien einen Mittelbau mit Giebel, daneben r. u. 1. in halber Höhe zwei rechteckige Felder mit Delphinen. Ein anderer Grab aus grossen c

    (Not. degli scavi 1888 S. 624. 679; 1889 p. 12) gefunden.

    selben, au« Tuffquadern erbaut,

    noch feste seiner Decoration

    die

    :

    ;

    :

    Tuffblöcken, zeigte dorische Architektur, Thürpfosten und Oberschwelle aus Tra-

    mit der Inschrift IN

    vertin, letztere

    [Not. 1888

    p.

    tiefen Lage,

    mehr

    als

    zum

    der verschüttet werden müssen.

    berühmten bekannt. s.

    o.



    des Festus

    |



    ACRO

    P





    XX

    in der

    über

    178)

    (p.

    JH. I. Attalus centonar(ius) a Subura war bisher nur aus der die Opferung des Oktoberrosses

    lieber die Reste einer sehr alten hier gefundenen Wasserleitung

    fixirt

    in der

    Gegend der Scala Santa gefundenen Denkmälern durch welche die Lage der Kaserne dieser

    wird, tritt folgendes neue, aus der früheren Villa Giustiniani bei

    Via Merulana (Not. 1889 nus

    IN



    quite s singulare s,

    Truppe sing.

    xxvm



    S. 235.

    Zu den früher der e

    P

    Unter den gefundenen Inschriften bietet topo

    Der Mamilierturm

    Stelle



    Teil gesehen). Die Gräber haben

    M. Octavius

    graphisches Interesse die eines turre Mamilia.

    FRONTE



    wegen ihrer 5 m. unter dem Niveau der Villa Wolkonsky, wie-

    624, von mir nur

    |

    turmes

    genio

    et

    |

    malibus bene

    \

    lucerna aenea

    66

    p.

    I/erculi

    Aur. Maximianus Decio Aug.

    \

    Aur. Ilermogenes

    tcc[t]ores n.

    \

    mer[e]ntes animo \

    Bull, comun. 1889 p. 145): pro salute

    ;

    saneto

    \

    II

    \

    s.

    s.

    f.

    \

    Grato

    cos.

    et

    [

    posuerunt

    |

    Z. 8.

    Gatti tec[t]ores n(umeri) s\upra) s(cripti) [t)(urma)

    9

    liest

    \

    eq.

    V]ibius Sali-

    Maximi ex votum

    animo (sie) pleno et

    \

    tu[r]|

    columna

    \

    et

    |

    der Herausgeber

    Maximi, und macht auf

    den befremdlichen L'mstamd aufmerksam, dass teclores

    als militärische

    Charge

    bisher in ächten Inschriften nicht nachzuweisen waren, wohl aber in mehreren

    Ligorianischen

    Fälschungen

    (C. I. L. VI, 688*. 1788*. X, 73*

    -,

    XIV, 104*)

    vorkommen. Es ist wohl möglich, dass Ligorius zu diesen Erfindungen durch ihm bekannte, jetzt nicht mehr nachzuweisende Inschrift veranlasst wurde.

    eine

    Das Isis - Heiligtum, welches der dritten augustischen Region den Namen gegeben hat (>), ist schon von Frühem unweit der Kirche SS. Pietro

    0) Parisotti ricerche sul culto d'fside e Scrapide in Borna (studi e documenti di storia e diritto 1888 p. 43-55) geht auf die topographischen Fragen nicht näher ein.

    JAHRESBERICHT UEBER

    280

    gesucht worden-, eine neue Stütze

    e Marcellino

    diese Ansicht durch

    erhält

    Beim Abreissen einer fast ganz aus antiken Marmorbruchstücken gebauten mittelalterlichen Mauer zwischen den Titusthermen und der genannten Kirche, etwa 200 m. von letzterer, fand man zahlStatuen- und Inschriftenfunde.

    reiche Fragmente, welche nach Stil und Darstellung aus dein Isis-Heiligtunie

    stammen müssen, darunter nicht weniger piskopf {Not. 1887

    als vier Isisköpfe

    140; C. L. Visconti Bull, comun. 1887

    p.

    und einen Serap. 182 ff.). Die

    im sogen. Auditor io di Me:enate aufbewahrt, erAus derselben Gegend kommt eine warten noch ihre Zusammensetzung. Weihinschrift, gefunden beim Anlegen der Kloake der neuen Via Labicana educatrici valvas cum Anubi et ara Mucianus Aug Hb. Isidi Lydias

    meisten

    Fragmente,

    z.

    Z.



    |

    |

    proc. (Not. 1888

    \

    626; Bull. 1889

    p.

    p.

    man

    Via Merulana (Not. 1888

    p. 222).

    mit Marmor-

    grosse Treppe

    Reste eines grossen Gebäudes, u. A. eine stufen in 2 Läufen, fand

    \

    \

    37. 88).

    bei Fortsetzung der Via Galilei westlich von

    Der im 16*** Jahrhundert neben S. Lucia in Sclci erhaltene, von Palim Grundriss aufgenommene, jetzt fast verschwundene Ruinencomplex den die neueren Topographen als Trajansthermen bezeichnen ist, wie ich ladio

    in der Sitzung des Instituts

    Porticut Li viae

    vom 25 Uo Januar 1889 dargethan

    zu benennen

    (s. o.

    ich bald an anderer Stelle zu publizieren

    tirung der

    Forma

    Urbit

    Romae

    o.

    s.

    ;

    Die

    S. 78. 79).

    Grundrisse der esquiliuischen Thermen aus der

    a.

    Sammlung

    habe, vielmehr a.

    0. erwähnten

    Destailleur hoffe

    über die Cousequenzen für Orien-

    S. 229.

    In via S. Martino ai Monti, ungefähr gegenüber der Apsis der Kirche,

    wurde bei der Fundamentirung eines Hauses etwa, 3 m. unter dem modernen Strassenplanum (Not. 1888

    p.

    ein

    schichten

    :

    Compitalsacellum

    wohlcrhaltencs

    221. 225

    ;

    Bull. 1888 p. 149).

    ausführlich Bull. 1888 p. 221-239

    gehandelt

    unterscheidet

    :

    Imp. Caet[ar\ Divi

    tribunicia potest. apsenti ei contulit

    XIIII \

    \

    ex

    f.

    stipe

    Iullo Antonio

    (

    Augu$t{us) pontif. maximut cot. XI quam populut Romanut k. Januar i ix

    \

    \

    |

    l

    )

    Africano Fabio

    cos.

    |

    Die Inschrift reiht sich den früher auf dem Forum gefundenen :

    Weihung an Mercur sobrius auf dem Esquilin,

    betreffs der

    den vicus

    (Festua p. 397

    freiem

    den Fund zwei Bau-

    zu der jüngeren aus augustischer Zeit gehört eine Marmorbasis mit

    der Inschrift

    an

    aufgefunden

    Gatti, welcher über

    hat,

    Himmel

    C. I. L. VI, 9714).

    ;

    :

    Mercurio tacrum. C. f. L. VI.456-458

    erinnert der Herausgeber mit Recht an in

    welchem

    Die

    dieser Gott verehrt

    Basis stand

    Säulen und Gebälkreste, die

    in

    der

    wie es scheint

    Nähe gefunden

    wurde unter

    sind, ge-

    (•) Ueber diese für die Horazüberlieferung nicht unwichtige Constntirung der wahren Namensform des Sohnes des Triumvirn vgl. meine Bemerkungen in der Berl. philol. Wochenschrift 1888 p. 667 ; Mommscn Hermes 1888 p. IM; Bücheler Rhein. Museum 1889 p. 317-319.

    Digitized by

    Google

    TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

    281

    Die Basis ruht auf einem ehemals

    hören zu benachbarten Privatgebäuden.

    mit Marmor verkleideten Unterbau aus grossen Tuffblöcken ist

    genau nach Süden

    zeigt, dass

    in der

    es sich

    That

    um

    ein compitum, eine

    Strassen handelt, an deren Schnittpunkt sich ein bildete

    (>).

    — Die

    ;

    die Orientirung

    und seitlich Kreuzung mehrerer

    das wohlerhaltene Strassenpflastcr vorn

    ;

    ziemlich geräumiger Platz

    Basis lehnt sich rückwärts an einen älteren

    Bau aus Tra-

    vertinquadern, dessen vorderer Sockel bei Aufstellung des Attgustusmonuments Gatti findet darin einen Rest

    durchschnitten wurde.

    aeditimus habere

    solet.

    Von dem Larenkult ecke des Klosters

    des alten Argeerheilig-

    cpud aedem lunonis Lucinae, ubi

    zweiten Region

    tums, des sextieeps der

    S.

    in

    derselben Gegend legt auch eino an der Nord-

    Lucia in Selci gefundene sehr fragmentarische Inschrift

    Zeugnis ab, welche von der Erbauung oder Wiederherstellung eines den lares

    Augutli geweihten Monuments durch Severus und Cnracalla 203 p. C. spricht Ebendaher kommt ein Kalenderfragment (Apr. 1-3. 18-29. Mai 1-4), welches nach Gatti's sehr wahrscheinlicher (Not. 1888 p. 389; Bull. 1888 p. 211).

    Vermutung zu demselben Exemplar gehört wie 15/16 Jdts.

    bekannten,

    die nur aus

    sog. Fasti Esquilini [C. I. L. vol. I p.

    310

    Von der Compitalcapelle nur durch mittelalterliche Torre Cantarelli

    n.

    VII;

    Sammlungen des

    Monti abgeschriebenen

    gleichfalls bei S. Martin« ai

    vol.

    VI

    Strassenbreite

    n.

    2296).

    getrennt

    neben dieser wurden 1888 sehr

    :

    liegt

    die

    alte Sub-

    struetionen aus grossen Tuffquadern aufgedeckt {Bull, comun. 1888 p. 394), und

    weiter westlich eine

    Mauer aus kleinen rechtwinkligen

    Tuffsteinen, deren einer

    die eingeritzte Inschrift .trägt

    ii

    I

    K •

    C

    MA





    VAL DAT

    Gatti (Not. 1889 p. 13; Bull. 1889 p. 40)

    schenk in dem berühmten,

    am

    l

    toa

    bezieht diese

    März dedicirten

    auf ein Weihge-

    Tempel der Inno

    0) Auf die Regulirang dieses Platzes bezieht Gatti eine gleichzeitig gefundene Inschrift (Travcrtincippus, am ursprünglichen Orte), welche er mit Hülfe von C. I. L. VI, 1262 wie folgt ergänzt: imp. caesar augustus

    ex privATO IN publicum RESTITVI*

    PARTEM SINISTRAM REC/fl RECIONE AD PROXIM CIPPKWl IN

    5

    et in partEto

    ad





    PED CXLIVS dextram recta regione proxim eippum PED LXXVI •



    282 L

    JAHRESBERICHT t'KHER dem

    Die Combinaffoir Mi ansprechend, wenn aoeh Anbringung der Inschrift auffällig bleibt und dW Annahme der Vermutung zu der Folgerung führen muss, die bekannte Inschrift C. T. h. VI, u c

    auf

    n a

    i

    Esquilin.

    die Art der

    ,

    358 (gefunden etwa 200 m. davon auf der anderen Seite der Via S. Lucia in Seiet, beim Bau des Klosters der Oblate di S. Francesco di Paola 1763) sei Entfernung von ihrem ursprünglichen Standorte zu Tage gekommen.

    in einiger

    Gewissheit kann erst die Fortsetzung der Auegrabungen bringen.

    Bei Durchlegung

    Paola und

    di

    chene

    squalorem

    (sie)

    Flavius Philippus

    :

    |

    1728 ab); da eins

    p.

    S.

    c.

    genannten Ort, abgeschrieben

    Christi

    den Kirchen

    S.

    Francesco

    zwei Stücke gebro-

    in

    praef. urbi

    |

    nymphium sordium

    et marmorum nuditate defor\mem ad cultum priVon derselben sind mehrere Eiemplare bekannt (C. VI, derselben im 16 Un Jhdt. unweit des Trajansforums, bei dem

    445; Bull, comun. 1887

    lipp

    v.

    foedatum

    stinum revoeavit. Spolia

    der Via Cavour, zwischen

    M. dei Monti, fand man folgende

    S.

    Inschrift

    p.

    ist,

    vermutet Gatti {Not. 1887

    333-335) die Lsge des

    Ny mp h

    a cu

    m Phi-

    an der Südseite des Quirinais, zwischen piazza del Grillo und via

    %

    Agata

    de' Goti.

    Die in der Gegend von

    S.

    Lorenzo in Panisperna gefundenen Reste von

    Privatbauten (Badezimmer mit Mosaiken,

    Notizie 1888

    p.

    zum

    Wert

    Teil von künstlerischem

    437. 492. 728; Bull, comun. 1888 p. 263) haben kein allge-

    meineres topographisches Interesse.

    Die von Gatti Not. 1888

    Reserve versuchte Beziehung auf die Thermae Olympiadis

    ist

    p.

    437 mit

    aller

    nicht eben wahr-

    scheinlich.

    Der Tiber und die Brücken. Da

    der Flnssarm westlich der Insel erheblich

    verbreitert wird (von

    48

    muss der P o n s C e « t i u s (S. Bartolomeo) vollständig umgebaut werden, und ist die Abtragung bis zum Wasserspiegel bereite vollendet. Die neue Brücke wird, statt des einen Bogens mit seinen zwei kleinen Seitendurchlässen, drei grosse Bögen von fast gleicher Spannung erhalten. Der Ingenieur P. Bonato, welcher in den Annali della Societä degli ingegneri e degli archttelti Italiani (tom. IV fasc. l>, Koni 1889 S. 139-152 nnd Taf. VIauf

    er.

    VIII,

    76

    in.),

    so

    wonach unsere Figuren) einen interessanten Bericht über diese Ar-

    beiten geliefert hat, beklagt die auf Veranlassung der archäologischen

    mission alten

    getroffene Entscheidung, dass der

    Formen und mit dem

    der Bogenquadern

    werden können.

    Neubau des Mittclbogens

    alten Material erfolgen solle.

    sind so erhalten, dass Viel Schuld

    trägt

    die

    sie

    von

    Kaum

    Com-

    in

    den

    ein Drittel

    beim Wiederaufban verwendet den

    antiken

    liebte Construction, welche, sei es in der Absicht die

    Architekten

    be-

    Wölbung im höchsten

    Grade zu sichern, oder um die Gerüste für die Brückenbogen Baus möglichst zu entlasten, die einzelnen Quadern durch ein complicirtes System bleivergossener Eisenklammern verbunden hatten (s. S. 281): der Erfolg

    während des

    TOPOGRAPHIE DER STADT ROM igt

    283

    kein günstiger gewesen, da die vielen Löcher die Zerstörung durch atmo-

    sphärische Einflüsse begünstigten, und die Last der Verbindungen die Stabilität

    der Wölbungen beeinträchtigte.

    Ueber die Fundünrng der Pfeiler sind

    Aufschlüsse gewonnen, welche, wie zu erwarten war, Piranesis Zeichnung (Ant. di

    Roma

    IV

    tom.

    tav. 23. 21)

    ab» ganzlich phantastisch erweisen.

    Während

    nach ihm die Pfeiler auf einem Fundament von kolossalen Travertinblöcken, diese wieder auf einem Pfahlrost der nicht weniger als 26 m. unter dem



    FlussbetU läge



    ruhen, haben sich jetzt

    die

    Fundamente schon

    in einer

    Tiefe von 1,52 nnter Niederwasser (3,48 ü. M.) zu zeigen begonnen.

    Sie be-

    stehen aus Gusswerk, welches von einem doppelten Gürtel (etwa 1,10

    ra. breit)

    eingerammter

    Eichenpfähle

    Construction in Travertin.

    ner Stelle verwendet

    umgeben

    finden,

    unmittelbar

    Aus dem Umstände, dass

    Rüstbalken in den Pfeilern 0,70 unter derwasser

    ist:

    schliesst

    darüber beginnt die

    Zwischen den Quadern fand sich Mfirtcl an kei-

    dem

    sich Löcher

    zum Einlassen von

    jetzigen (durchschnittlichen) Nie-

    der Vf. auf eine (unbedeutende)

    Aufhöhung des

    Flussbetts seit der römischen Zeit.

    Es hat

    sich herausgestellt, dass die Restauration der Brücke unter Gra-

    tian eine äusserst tumultuarische flicken

    gewesen

    ist.

    Unter den

    damals zum Aus-

    verwendeten Materialien haben sich gefunden: Architekturstücke, welche

    Lanciani aus stilistischen Gründen

    dem

    Marcellustheater resp. den anschlies-



    Digitized by

    Google

    JAHRESBERICHT UEBER

    284

    senden Hallen zuschreibt {Not. degli scavi 1886

    p.

    159); ein Fragment einer

    Dedicationsinschrift der pueri et puellae alimentär ii an Trajan

    dings ein Travertinblock •

    CANINIVS

    L



    VOLVSENVS

    CAEDICtVS ACILIVS Q_- FABIVS

    C SIC

    M

    ganz neuer-

    2.57, h. 0.85, dick 0.64) mit Inschrift:

    (lg.

    L

    ;

    GALLVS CATVLVS -F ACR1PPA GLABRIO BALBVS



    MEMMIVS



    CVRATORES RlPARVM ET ALVBI T1BERIS EX S C REFICIVNDAM CVRAVER IüEMQVE PROBAVERVNT •

















    Digitized by

    Google

    TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

    285

    Borsari (Not. degli scavi 1889 p. 70; Bull, comun. 1889 p. 165

    ripam und versteht

    dies von den

    ff.)

    ergänzt

    hohen den ganzen Flusslauf innerhalb der

    Stadt einfassenden Quaimauern, die als Schutz gegen die Ueberschwemmungen

    im Altertum noch nötiger waren als bei der jetzigen, im Vergleich zur Hebung des Tieberspiegels sehr bedeutenden Aufhöhung des bebauten Terfreilich

    Borsari zählt die seit 1880 gefundenen Reste solcher Ufermauern auf

    rains.

    (eines gefunden 1887 zwischen Piazza

    Bocca della Veritä und dem Arco della ist wünschenswert die Methode

    Eine sorgfaltige technische Analyse

    Salara).

    :

    mit der Servianischen Mauer zu erklären Von einem innerhalb der Stadt das dürfte gerade hier gründlich fehlgehen.

    Tuffmauern

    alle

    gleichaltrig

    als



    Ufer begleitenden Leinpfad

    sind

    an keiner Stelle Spuren gefunden

    die Steine der Tiberterminirung den

    Zweck

    solchen

    hätten, einen

    abzugrenzen, wie Nissen (Kai. Landesk. p. 318

    Anm.

    2)

    annimmt,

    ist

    :

    dass

    Leinpfad

    mir nicht

    glaublich.

    Unter den Tcrminalsteinen des Tiberufers besonders wichtig in

    der

    römischen

    durch

    die

    Erwähnung

    Topographie

    völlig

    ist

    der oben

    S.

    268 genannte

    pons Agrippae. Dieser Name fand seine erwünschte

    eines

    neue

    Erklärung durch die im Flussbette selbst 160 m. oberhalb Ponte Sisto geBei den Tiberregulirnngsarbeiten wurden dort die

    machten Entdeckungen.

    Fundamente von bezog

    sie sofort

    vier Brückenpfeilern constatirt : Borbari (Not. 1887 p. 823) auf den pons Agrippae und begründete gegen die von Gatti

    (Bull, comun. 1887 p. 306-313) geäusserten Zweifel seine Ansicht ausführlich

    im

    Bull, comun. 1888 S. 02-98. Plan und Aufriss der Reste gebe ich nach der

    (auch der Tafel im Bull, comun. 1888 zu Grunde liegenden) Originalaufnahme des Ingenieurs der Tiberregulirung Hrn. O. Zehnder, welche mir von demselben gütigst zur Publikation mitgeteilt wurde.

    Die Untersuchung hat sich 5 m. unter den 5,19

    ü.

    M. betragenden Stand

    des Flusses bei Niederwasaer, erstreckt. Dabei sind die Reste von vier Brückenpfeilern in den aus der Figur ersichtlichen Tiefen

    entdeckt worden. Sie

    waren sämmtlich auf Gusswerk (Lava mit Kalkmörtel) fundirt: vom rechten Landpfeiler waren fünf, von den Mittelpfeilern 2-4 Schichten grosser mit Eisen-

    klammem gebundener

    Travertinblöcke erhalten.

    Von dem

    weiteren Oberbau,

    den Pfeilern und Bogen fand sich nicht die geringste Spur, was auf eine absichtliche

    sen

    Demolirung, wohl zur Zeit der Erbauung des pons Aurelius, schlies-

    lässt.

    Die Brücke scheint einen mittleren Bogen von circa 23 m. Spannweite,

    nach dem rechten Ufern zu zwei, nach dem linken mindestens einen Bogen von 9 resp.

    UM. Weite

    gehabt zu haben. Dass auf dem rechten Tiberufer keine werden konnte, erklärt sich aus dem Zustande der

    Zufahrtstrasse constatirt

    Gegend, welche, soweit

    sie

    später Kaiserzeit besetzt

    innerhalb der Aureliansmauer lag, mit Bauten aus

    ist

    (Lanciani Not. degli scavi 1880 p. 128): für die

    frühere Zeit wird die Existenz einer Strasse wahrscheinlich schon durch das

    Grab des Sulpicius Platorinus, welches von dem Endpfeiler am rechten Ufer nicht

    mehr

    als

    12 m. entfernt und fast genau in der Flucht des vorauszuset-

    zenden Nordrandes einer solchen Strasse

    liegt.



    Die Richtung der Brücke 19

    286 ist

    JAHRESBERICHT UEHER sondern weicht um etwa 20° nach was auf eine Aenderung des Tiberlaufes, der früher weiter nach lässt. In der That haben die Arbeidie Quaimauern in dieser Gegend keine Reste von antiken Gebäuden

    der des ponte Sisto nicht parallel,

    Norden

    ab,

    der Seite des Marsfeldes ausbog, schliefen ten für

    t^itdu. ((44



    „4»»r

    r

    4

    *

    r r

    .



    r

    *

    i

    i'

    .*

    «-

    t

    /

    .

    .

    t

    i

    nttd+n

    uu-vete



    ———— i



    .

    auf dem linken Ufer, sondern nur Anschwemmungen von Flugsand con«tatirt: Palazzo Falconieri und die benachbarten Häuser sind deshalb auf Tfahlrosten erbaut.

    Von den

    sonstigen in den letzten Iahren

    Grenzsteinen des Tiberufers

    zum Vorschein gekommenen

    beansprucht ein besonderes Interesse

    Digitized by

    Google

    287

    TOPOGRAPHIE DER STAUT ROM degli

    der Not.

    scaoi 1886 p. 363 and Bull, comun. 1887 p. 15 pablizirte

    [ex auctoritate Imp. Caes. Vespasiani Aug. cos. iiii desig.

    V

    censor

    Tiberis [termina]vit rip. die hier

    zum

    ersten

    nfers als ripa

    .

    .

    .

    />.]

    m.

    tr.

    p. [iiii] imp.

    Dillius Aponianus curator

    Veimt.

    [r. r.

    riparum

    X p.p. et alvei

    prox. cipp.] p. CCCXXXVI, durch (») Bezeichnung des rechten Tiber-

    Mal ausgeschriebene

    Veientana

    (*).

    Die Verbreiterung des Flusses bei Ponte S. Angelo. würde, nach dem Entwurf, teilweise Abtragung und Neubau der Brücke und Dcmolirung eines Teiles des Unterbans der Moles Hadriana zur Folge haben. Die archäologische Commission des Municipioms hat sich gegen ministeriellen

    dieses Project ausgesprochen (Bull, comun. 1888 S. 129-131), hoffen, dass es gelingen wird,

    und

    es bleibt zu

    den technischen Ansprächen zu genügen, ohne

    die einzige noch ziemlich erhaltene antike Brücke Roms in ihrem Bestände

    zu gefährden.

    Das rechte Tiberufer. Auf den früheren

    Prati di C aste

    den neuen Justizpalast begonnen

    ;

    II o haben

    die

    Erdarbeiten für

    über die dort gemachten Funde und den .

    Bauzustand der Gegend im Allgemeinen berichtet Lanciani Bull, comun. 1889 S.

    178

    ff..

    Demzufolge bezeichnet eine Linie

    in der

    Axe des neuen Palastes

    annähernd die Grenze zwischen den kaiserlichen Bauten (horti Domitiae) welche sich hinter der Moles ffadriani erstreckten

    ,

    und den

    Privatvillen.

    Auf dem

    l ( ) Wahrscheinlich ist sie auch zu verstehen auf dem früher, gleichfalls unterhalb des Gartens der Farnesina, gefundenen Cippus (Not. degli seavi 1880 des Severus und Caracalla (des einzigen von dieser Termination erhal142) p. tenen) wo es heisst terminos vestustate dilapsos exaltavit et restituit r{ipa) V(eientana) lins Valerius Maccdo curator alvel Tiberis et riparum et cloa:

    .

    .

    car. urbis.

    Die Thatsache, dass im ersten nnd zweiten Jahrhundert n. Chr. das Tiberufer u der Vejantaner Quai » hiess, fällt vielleicht ins Gewicht

    (*)

    rechte

    für die Erklärung der bekannten Hnrazstelle I, 2, 6: Vidimus ftavum Tiberim retortis Utore Etrusco ciolenter undis ire deiectum monumenta regis

    templaque Vestae. Die meisten Ausleger verstehen Vitus Etruscum von der Meeresküste und retortis undis von dem Rückstau an der Mündung. Ganz abgesehen davon, ob letztere Theorie möglich ist (Nissen Italische Landeskunde 1, 322), darf man wohl fragen: werden die Wasser des Tiber litore zurückgeworfen, wenn sie bei starkem Scirocco nur langsam sich ius Meer ergiessen können ? ist es richtig an der Tibermündung von litus Etruscum zu reden? und vor allem wird der Zuschauer, der beim Hochwasser die Tiberwellcn am rechten Ufer anschlagen sieht, und gewärtig sein muss, sie baldigst an den gefährdetsten Stellen zu Horaz Zeiten am Forum, heut beim Pantheon und der Ripetta sich in die Stadt ergiessen zu sehen, dabei an die hydrographischen Verhältnisse der meilenweit entfernten Mündung denken? Mir ist diese Auffassung immer äusserst unpoetisch vorgekommen, während andrerseits der Gebrauch von litus stalt ripa nicht mehr als eine dem Dichter gestattete





    Freiheit sein dürfte.

    Digitized by

    Google

    288

    JAHRESBERICHT ÜEBER

    erstgenannten Terrain finden sich ausgedehnte einheitliche Anlagen in Reticulat mit kostbaren Marmorresten; das letztere zeigt Banten aus später Zeit in viel schlechterer

    den

    Namen

    Eine Bleirohre (Rull, comun. 1889

    Ausführung.

    p.

    212) tragt

    des Crispus Passienus, wohl des Gemahls der Domitia, der Vaters-

    schwester Neros.

    Im ganzen

    gepflasterte antike Strassen,

    gebäuden gefunden.



    Am

    Bereich des neuen Quartiers der Prati sind weder

    noch Cloaken, noch Reste von stadtischen Wohn10.

    Boden, zwoi antike Sarkophage,

    Mai 1889 wurden, 8 m. unter dem jetzigen in die Erde eingesenkt ohne jegliche Spur Der eine hat am Kopfende die

    eines oberirdischen Denkmals, ausgegraben.

    ungleicbm&ssig tiefen Buchstaben

    Inschrift, in sehr schlechten

    CREPEREi* pereia

    e

    dm

    »l»

    |

    o evhod s (Genetiv aus Dativ corrigirt), der andere auf der einen

    Schmalseite des Deckols, mit etwas besseren Buchstaben, den

    tryphaena

    ,

    darunter

    ein

    Namen

    »

    CRE-

    sehr roh gearbeitetes Relief (die Todte

    mit zwei Trauernden, wohl den Eltern). Der Sarkophag enthielt den Goldschmuck der Verstorbenen (Kranz; drei Fingerringe, davon einer mit dem Namen FlLETVS, einer mit zwei verschlungenen Händen; zwei Ohrringe; eine Gürtelschnalle mit Amethystgemme Greif eine Hirschkuh verfolgend eine Halskette), ;

    :

    ferner eine

    Puppe aus Eichenholz, 30 cm. hoch, von guter

    Arbeit, mit

    zwei

    Miniatur-Fingerringen, die Haartracht etwa die der älteren Faustina (vgl. Lanciani u. Castellani im

    Bull comun. 1889

    S. 173-180,

    wo auf

    Tf.

    VIII diese und

    noch einige weniger bedentendc Objecte in Lichtdruck wiedergegeben

    sind).

    Zwischen Ponte di Ripetta und Via Reale wurden im Mai 1888 Reste a. ein Saal mit schönem Marmorfussdoch gestattete dier Ortlichkeit und der hohe Wasserstand

    einer Villa aus guter Zeit (Reticulat), u.

    boden aufgedeckt

    ;

    keine Fortsetzung der Ausgrabung.

    Unter den gefundenen Kunstwerken ver-

    dient eine weibliche Figur in halber Lebensgrösse (Haltung der citia)

    wegen der wotlerhaltenen

    Bemalung

    erwähnt zu werden. {Bull, comun. 1889

    (roter

    D. Marchetti in den Notizie degli seavi 1889

    ein

    sog.

    Pudi-

    Mantel mit violettem clavus)

    174; Beschreibung mit Plan von

    p.

    p.

    188-189).

    Am Ianiculum ist zwischen Palazzo Salviati ond Salita S. Onofrio Grab aufgedeckt, nach der Beschreibung Not. 1888 S. 499 aus später Zeit. J. 130 Mar. 335. 388 vom J. 123) lehren

    Die Ziegelstempel (Marini 459 vom

    ;

    über die Zeit nicht«.

    Im

    eigentlichen

    Trasteverc

    sind die Funde, trotz der grossen Erd-

    bewegungen bei Anlage der neuen Quartiere, spärlich. An der Ecke von Piazza S. Callisto nnd Vicolo della Cistcrna wurde eine sehr zerstörte Inschrift gefunden, welche in 26 Zeilen das Statut eines Handwcrkercollegiuras enthält, aber nicht, wie der Herausgeber Borsari (Not. 1887 p. 17; Bull 1887 p.3-7) gelosen

    hat,

    der Gerber

    und Citronenhändler, corariorum et citriariorwn, eborariorum et citriaria,

    sondern der Elfenbeinarbeiter und Kunsttischler,

    Digitized by

    Google

    289

    TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

    von B. aufgestellte Cnrabination mit den im Curiosum genannten eoraria Septimiana der 14*° Region. Gleichzeitig zu Tage

    rum

    Damit

    (*).

    gekommen

    (Kapitelle, Gesimse, Säulenfragmente), viel-

    sind Architekturreste

    dem

    leicht von

    fallt die

    in der

    Urkunde

    öfter genannten tetrastylum.

    Eine in der Campagna, 15 Miglien vor Porta del Popolo Clodia gefundene Inschrift muss hier erwähnt werden

    Der

    nannten Anlagen des Augustus in Trastevcre. serleitung verbaut

    und auf

    der Via

    in ihr ge-

    Was-

    allen Seiten unvollständig, besagt:

    / AVGVSTVS



    f

    an

    wegen der

    Stein, in eine spätere

    '

    -

    ONT

    MAM IVO



    F

    I

    MAX



    MENTIS





    ATTRIB



    VAE PERVENIT

    N EMVS EX