Mitteilungen des Kaiserlich Deutschen Archaeologischen Instituts, Roemische Abtheilung = Bullettino dell'Imperiale instituto archeologico germanico, sezione romana

...

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Mitteilungen des Deutschen archaeologischen Instituts, Roemische Abteilung=
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Mitteilungen des Deutschen Archaeologischen Instituts, Roemische Abteilung
Art index Avery index to architectural periodicals. Second edition. Revised and enlarged. Supplement Some no. issued combined Vol. 59 (1944) issued 1948; v. 60/61 issued 1953/54 Special supplements accompany some vols 26 26

Mitteilungen des Deutschen Archaeologischen Instituts, Roemische Abteilung
Title also in Italian: Bullettino dell'Instituto archeologico germanico, Sezione romana, 1925- Some no. issued combined Vol. 59 (1944) issued 1948; v. 60/61 issued 1953/54 Special supplements accompany some vols

Mittheilungen des Kaiserlich Deutschen Archaeologischen Instituts, Athenische Abtheilung
Book digitized by Google from the library of Harvard University and uploaded to the Internet Archive by user tpb. Vols. for lack issue numbering Bd. 6 (1886)-Bd. 10 (1891) 1 v.; Bd. 11 (1892)-Bd. 20 (1901), 2 v

3

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EX LIBRIS

CAROLI WALDSTEIN.

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MS

LIBRARY

JOHNS HOPKINS UNIVERSITY

PRESENTED BY

Lady

Vtfalston

MITTHEILUNGEN DBS KAISERLICH DEUTSCHEN

AßCHAEOLOGISCHEN INSTITUTS ROEMISCIIE ABTHEILUNG Band

YI.

BULLETTINO

>,j

DELL' IMPERIALE

ISTITÜTO ARCHEOLOGICO GERMANICO SEZIONE

ROMAXA

Vol. VI.

ROM VERLAG VON LOESCHER 1891

&

C.°

Alf ^^

Gift ov Lady Wai,ston.

STORIA DELLA COLLEZIONE CAPITOLTNA DI ANTICHITA FINO ALL'INAUGÜRAZIONE DEL MÜSEO (1734). (Tav.

II,

I,

III).

Esaminando poco fa un taccuino romano del pittore olandese Marti QO da Heemskerck, ora posseduto dal Gabiuetto delle stampe del R. Museo di Beiiino ('), m'imbattei in alcuni abbozzi di antichitä capitoline che m'indussero a studiare

monumenti

lezione capitolina di

triennale

neH'eteriia cittä

anni 1533 a 1536,

dell'

antichi

{-).

Heemskerck

della

le origini

Siccome cadde

il

col-

soggiorno

incirca

nfigli

nuovo progetto della piazza capitolina, ideato dal Buonarroti, fosse messo in esecuzione, cosi quegli abbozzi occupano un posto importante nella serie delle vedute di quella piazza strano

la

prima che

come

statua

le

di

il

piü antiche, essendoche tutte

Marco Aurelio

giä

al

posto

le

altre

mo-

assegnatole

(*) Ne pubblichero fra poco un indice particolareggiato neWJahrbuch des archäol. Imtitvts. [Finita questa memoria, venne alla luce un nuovo volume di disegni dell'Heemskerck contenente alcune nuove vedute del Campidoglio,

due delle quali servono a chiarire

certi dubbi.

Ne

darö conto fra poco nella

Zeitschrift für die bildende Kunst, periodico diretto da C. von Lützow]. (^) Cf. Justi Im neuen Reich 1871, II p. 121 Segg. Winckelmann II, p.

140 segg.

arch. 1882, I

Müntz Les p.

1

cour des papes III p, 169 segg. Bev. 24 segg. Lanciani Archivio d. Soc. rom. di storia patria

VI, 1883, p. 237 segg.

arts

ä la

MICHAELIS

4

nel 1538, e quasi tiitte giä esibiscono lo scalone del palazzo

se-

1550 (^). Dei quattro abbozzi uno (fol. 11) e giä stato pubblicato ed illustrato dal eh. Huelsen nel Biillettino comunale 1888 tav. 9.

natorio, finito circa

il

La guglia capitoUna cospicuo il

palma, che ue formano rornamento piü

e la

il foglio 61, 11 quäle a mio parere e viene riprodotto in facsimile suUa tavola IL Lo

ricoiTono sopra

(*),

piü importante

;

spettatore sl troya nella loggia inferiore del palazzo

guardando piazza stessa, si mirano vatori,

Le Vedute

(*)

guenti

due delle

Dietro

sulla piazza.

dei

conser-

suUa

colonne,

due fiumi colossali trasportati piü tardi

i

venute

piü importanti

mia cognizione sono

a

se-

le

:

A. Abbozzo deirn

mskerck

e e

f.

61, riprodotto sulla nostra tavola

IL

[1 533-1 535J.

[A*. \_A**.

Zeitschr.

Abbozzo del medesimo, vol. Abbozzo del medesimo,

f.

f.

72, riprodotto

II

f.

2 sulla p. llj.

flg.

da riprodursi nella

92,

hild. Kunst.].

Käme

B.

II

vol.

di

Girol.

Cock

Romanorum

Ojperum antiquorum

...

reli-

quiae, 1562, riprodotto nel Bull, comun. 1882 tav. 15 con dotta spiegazione del prof. Cam. Ke, p. 94-129. [Circa 1549 ?].

Planta prospetticadi

C.

ßoma, una parte della quäle fu riproMißces de Rome p. 720 dell'edizione di Brusselle.

dotta dal Letarouilly Les [1555]. in

D. Incisione p.

legno

Gamucci

presso

Antichitä

di

Roma, 1565,

18. 1569, p. 17. 1588, p. 22. [1565].

^. Käme anonimo presso Lafreri Speculum Rom. mägnificentiae, riprodotto dal Letarouilly p. 721, in facsimile ^aX M-üniz Antiquites de la ville de Rome, 1886, p. 152 Rev. arcli. 1886, I tav. 5. Cf. de Rossi Bull,

=

comun. 1887

p.

61 segg. [Veduta contemporanea con D.\

Girol. Francini,

F. Legno fatto per liani

R. topographia, 1588,

V.

p. 15.

ripetuto per es. presso MarFulvio Antichitä, 1588, p. 35. Roma

Sacra ant. e mod., 1687, II p. 162. [1588]. a g g i o nella pubblicazione di Andrea della Vac0. Rame di G i o.

M

Ornament!

caria,

di

fabriche

...

di

Roma, con

le

dichiar.

fatte

da

Gio.

Rossi. [1600].

Pare

H. Veduta iudicata dal Letarouilly p. 722, non veduta da me. [1600]. sia simile a quella pr. Jac. CruUi de Marcucci Grandezze di

Roma, 1625, deirist. vol.

n

p. 27.

Cf. inoltre Bull,

{*)

1888 f.

p.

comun. 1882

p.

112 (Re). 1887

p.

62 (de Rossi). Bull,

264 (Michaelis). L'obelisco apparisce anche presso Heemskerck

12. 16. 72, l'obelisco e la

palma

ivi

f.

50. 92.

LA COLLEZIONE CA.PITOLINA DI ANTICHITA

5

Questo palazzo e indicato nel fondo con quali diventano piü chiari confrontandoli pochi con la veduta del Cock (B) e coi disegni Ä* ed Ä**. Mentre a al palazzo senatorio

{^).

tratti leggieri,

i

sembra accennato un miiro rozzo ad eccezione

sinistra

di qualche

'

gentilizia C*), la

metä

destra

esibisce

un doppio colon-

insegna nato sia loggiato, l'uno sovrapposto aU'altro. Quello inferiore e accessibile merce uno scalone o sia cordonata, di cui sono visibili

solo

tre.

II

altezza

(*)

due capi, mentre

parapetto dilata

si

il

in

B

disegno

della scala situata

f.

45''

Araceli

una larga base, portante

Questi due fiumi e la testa colossale

principale del

mostra che ve ne erano

verso

(v.

il

ad

iina certa

frammento ben

piü sotto) forraano Toggelto il palazzo de' conserva-

deH'Heemskerck, nel quäle per5

rr-

Fig.

1.

appena indicato ; nel fondo si scorgono il Panteon ed il Castello Angelo, raessivi con una libertä artistica, che ricorre anche in altri abbozzi

tori e S.

del

medesimo (*)

Fichard

pittore.

del Fichard {Frankfurtisches Archiv pubbl. da 1815, p. 27) che appartiene al 1536 : Praetoris Palatium nihil

Cf. la descrizione III,

vel ex aliis audiverim memorabile continet. ... Et intus tantum veterique Romano nomine conspicuum est. Ascenditur intus clivo continuo mulis fjotius quam hominihus facto. Foris parietes

quod ego viderim et foris vetustate

superiorum praetorum insigniis oppleti p.

181-184.

sun":.

Cf.

Ke

nel Bull, comun. 1889

MICHAELIS

conosciuto

del

im

che sbrana

leone

soverchia-

gmppo

cavallo,

da Michelangelo, come ce ne fanno testimonianza TAldroandi ed il Boissard (^. E appunto questo gruppo che da

mente

lodato

im Interesse speciale all'abbozzo dell'Heemskerck, alla sfiiggita;

ricorre peraltro

pur troppo Ä* ed A**.

fatto

del resto

quel gruppo sugli

ab-

bozzi

I.



I

PRIMORDI. Il gruppo del LEONE (TaY. DUE CIPPI SEPOLCRALI.

L'asserzione,

leone

che

spesse volte ripetuta,

sia stato trovato sotto

della Caffarella (l'antico

quel

I).

gruppo del Marana

Paolo III (1534-1549) nella

San Paolo,

fuori porta

Almone)

basata

e

sopra la testimonianza di Vincenzo Rossi serbataci dal suo discepolo Flaminio Vacca nelle sue Notizie dettate nel 1594 (n. 71) (^).

Perö

e

un

fatto

esiste la piü.

degno

attenzione

di

stesso,

da testimone oculare,

quelle

da

lui

dire », e sim.).

fa

si

Quelle

in

all'autoritä,

(

meritano

genere

il

Vacca

me ricordo "), e me ricordo sentii fede, ma queste so-

garante («

autoritä

sull'altrui

riferite

quanto

che,

quelle notizie di cui

grande ditferenza fra

«

,

gliono contenere dicerie false e male intese, o sorte da conghietture erronee. Per non allontanarmi dal Campidoglio, rammento

come appartenenti a quest'ultimo genere l'Ercole di bronzo l'arco di Severo

(')

inento fra

;

la lupa

e

18 che la statua

n.

di

le

n.

3 che

foro

presso

tradizioni

scoperti

sul

Marco Aurelio

sia stata

Aldrovandi Statue, 1556, p. 270. Boissard Topogr. I p. 47. II frampubblicato dal Cavalieri Ant. statuarum V. R. üb. I (pubbl.

venne

1566 e 1570) tav. 50

arbitrari

stauri

siano stati

dal

Lafreri

(=

(rame

Ant. di

stat.

P. P.

l.

I.

II, 1585, tav. 79);

Palumbo

con ristauri

di Novara, 1578)

;

con

i

ri-

moderni da Montagnani-Mirabili Eaccolta tav. 118. Eighetti tav. 153. « Me (*) Vacca Notizie d'antichitä n. 71 ed. Schreiber (n. 70 ed. Fea) :

ricordo, sentii

dire a

Messer Vincenzo Eossi, mio maestro,



che



il

cavallo e

dicono Thistorie de' Tivolesi al tempo di leone che sta in Campidoglio Paulo terzo, ritrovandosi esser maestro di strada Latino luvenale, quäle era molto curioso dell'antichitä, ritrovi) il detto torso di cavallo e leone in quell'acqua dove stä un molino, fuor di porta San Paolo, quäle stä a mezza strada per andare a detta chiesa di San Paolo, e lo condusse in Campidoglio per5 ;

non

meravigli se la pelle del lente di mano dottissima ». si

marmo

e

mangiata daH'acqua

;

opera eccel-

LA COLLEZIONE CAPITOLINA DI ANTICHITA

trovata

una vigna presso

in

mano

colossale e la

Meta sudante.

7

Laterano; n. 72 che

il

di bronzo siano

Dell'istesso genere si

la

testa

comparse fra il Coliseo e la e anche l'asserzione del Eossi

intorno al griippo del leone e cavallo. Imperocche, come giä hanno fatto osservare tanto il Gregorovius, quanto remditissimo Müntz ("),

a qiiesto gi'uppo

romane

tiche

»

di recente dal

la stanza

si riferisce

del

«

Govi Po

64

delle

«

Antiqiiarie prospet-

Prospettivo Milanese dipintore ('o)

" ,

ripubblicate

:

sulle scale della

gran giusticia

un tozze d'un caval preso nel venire d'un leon chinho da lui leticia.

Essendo questo cosidetto poema scritto incirca il 1500, ne risiilta che quel gmppo fin d'allora, come nell'abbozzo dell' Heemskerck, si trovava sulle scale del palatium Capitolü o sia imlaüum iustiiiae

('^),

nel

simamente rintracciare

senatore soleva sedere a scranna, mascause criminali. Anzi, se non m' inganno, possiamo leone nel medesimo luogo almeno da un secolo e

ciii

salone

il

-nelle il

mezzo prima. gradus quibus aseenditur in aedifieium Capitolü, ristaurati anziehe costruiti nel 1348 {^'^), avevano grande importanza nella vita I

pubblica del popolo romano, specialmente quando si trattava della punizione dei malfattori. Ora giä lo statuto della cittä di Roma del 1363 fa menzione del leo marmoris existens in scalis Capitolii

cui

si

(^^),

fa

Cola

di

ne vi e dubbio che sia appunto questo leone quello di

menzione in di

Rienzo,

nella vita di lui da il

nobile

{^)

p.

avvenimenti piü memorandi della vita desciitti con forza veramente drammatica certi

un anonimo contemporaneo. Cosi

Martine Stefaneschi

Gregorovius Geschichte

d.

di Porto

Stadt

Rom

«

\'Il^

fii

]).

fatto 554.

circa

il

1347

inginocchiare

Müntz Z es

ß/Ys III

169. Rev. arch. 1882, I p. 26. (10) Atti deH'Accademia dei Lincei 1875-76 p. 39 segg. (")

pretando

Palatium

iustitiae

:

II Govi (p. 61) sbaglia interper la salita a Monte caprino quäl luogo delle

Boissard I p. 46.

le scale della giustizia

es-cuzioni criminali. ('^) Cf. Re Bull, coraun. 1882 p. 100 segg. Le scale si riconoscono nella mantovana pubblicata dal de Rossi Piante di Roma. della cittä di Roma ed. Cam. Re II cai). 120. Cf. Bull, ('") Statuti comun. 1882 p. 101.

tela

8

MICHAELIS

nele Scale canto

lo

sentenza di sua morte

", per essere poi appiccato nel

Campidoglio

mese

monte Tarpeo

cioe sul

" ,

lionenel locousato. o sia Caprino

La

odio la

piano di nel (^'^). Poi «

« condotto fra Moreale ne le scale al agosto del 1354, llone, stava inginocchiato dinanti a madonna santa Maria... odiva

di

C^); ed ancora, poche settimane piii tardi, il tribuno preso per le braccia, liberamente fu addotto per tutte le Scale senza offesa fin al loco del lione, dove li altri la sentenza la sentenza stesso,

»

tt

odono. Dove fi

esso sentenziato

li

altri avea,

manifesto, dal tenore di qiiesti passi, che

era

lä fu addotto il

«

"

(^^).

loco del lione

«

liiogo consueto, in cui si

pronunziavano le sentenze di morte, primo passo sembra dimostrare che questa segnatamente usanza rimonta a tempi molto anteriori all'epoca di Cola e dello il

e

il

Statute. Si potrebbe fino arrischiare la congettura, che

marmoreiim aggiunto

con l'erezione

in connessione

non fosse altro che che allora

si

il

qxieWopus

dai senatori al palazzo capitolino nel 1300, della loggia (e forse delle scale?), (''). In ogni caso e notevole scultura antica per tale scopo,

gruppo del leone

una

fosse prescelta

come

nel

latio

Lateranensi ad locum ubi dicitur a lupa ovvero ad lupam

piü remoto raedio evo, almeno sin dal secolo nono, le sentenze erano pronunziate e i condannati giustiziati in pa-

('*)

p.

Viia di Cola di Eienzo

114. 124. Fichard ('^)

locum « la

Ivi II

c.

iustitie cf.

1.

Bull, coraun.

gloriosa N. D. V. ('«)

Ee

I

M. che

Vita di Cola II

c.

1.

cit.

p. 110.

(cf.

11.

Cf. Bull. com.

1.

cit.

Madonna ante furchas et Müntz Les arts III p. 150

stao in capo le scale de Campitoglio n.

16. Gregorovius

VP

Papencordt Cola di Rienzo p. 293. 304, riferi il del leone vivente mantenuto allora dal comune pidoglio

c.

Intorno airimmagine della

22.

Re

ed. Zef.

p. 30.

cit.

Statuti III

c.

80).

"

p. 3-51. 356, sulle

luogo del lione

in

non

»

orme del

alla

gabbia

su quäl luogo del

Cam-

Questa opinione fu giustamente rigettata dal

Re 1. cit. p. 103, e giä prima tanto il Cancellieri (Mercato p. 7) quanto il Bulwer nel suo romanzo Cola di Rienzi 1. X [Hon of basalt), il Letarouilly 719 {lion de porphyre egyptien), e Fesattissimo Reumont Gesch. d. Stadt ]). Rom II p. 915 {Marmorlöwe) aveano giudicato piü giustamente. II prof. Re cit. p. 105) volle riconoscere quel leone famoso nel " bei leone di paragone senza testa " mentovato dairAldrovandi p. 270, ma i versi del Prospettivo ed il disegno deH'Heemskerck parlano in favore del gruppo di marrao. (1.

p.

("} Forcella Iscr. d. chiese I n. 5. Dal sommo De Rossi (Bull. com. 1882 138) riscrizioi>e viene riferita piuttosto alla loggia {lovium) e agli altri lavori

eseguiti circa quel tempo.

LA COLLEZIONE CAPITOLINA

9

ANTICHITA

DI

avanti all'opera de metallo » ('^), e nel 966 fu appeso nn Roma ante caballitm Coiistantini ('^). Non poteva eleggersi luogo piü appropriato a tale scopo, che quel posto elevato a «

oppure

prefetto di

metä

delle scale del palazzo, visibile da tutta la piazza capitolina

;

ne saprei dire se sia troppo ricercata la spiegazione del leone che sbrana la sua vittima per simbolo della giustizia vendicatrice {-% iu contrasto con quella pittura collocata in ingressu secundae portae

un leone che quetamente rigiiarda un cane proammonire i senatori che la clemenza

in cui

Caiyitolii,

strato ai suoi piedi serviva ad

indispensabili ad

sono

e la placidezza

un giudice giusto

un'opera poi di marmo, esposta alla pioggia per tanti

come

far maraviglia se,

il

Vacca,

Finalmente

».

giata dall'acqua

rileva

si

a

«

la pelle del

nome popolare

il

mandatoci dallo stesso Vacca,

«

(2').

non puö

secoli,

marmo

man-

e

del gruppo

l'historie de' Tivolesi

che

ti-a-

pare non a

» ,

di

In

riferirlo

quella piü semplice guerre accanite fra i Romani ed i Tivolesi, finite con la conquista di Tivoli, accaduta circa la metä del secolo presti

quelle

spiegazione

ripetute

decimoterzo, cioe un

nata

mezzo

secolo

dell'

prima

epoca sopraccen-

(22).

Se la congettura qui esposta colpisce nel segno, cellente di

mano

un considerevole

al pregio

oltre

»,

opera ec-

artistico,

acquista

Interesse storico. Dall'una parte associandosi,

monumenti per

a quei

dissi,

dottissima

1' «

cosi dire giuridici del

dievale, dall'altra parte si mette accanto a quei

del Quirinale

blici

Costantino — che

memoria

vato la del

secolo



due

i

cavalli,

per tutti

ivi

i

dell'antichitä. il

decimoquarto

Stevenson Ann.

('*)

Fea Storia deirartelllp. 412. cit.

1.

II

(^0)

Re

1.

tiumi,

(") un'altra taorine.

p. II

1877

di

p.

379.

Cancellieri Storia dei possessi p. 197.

cit. p.

102 vorrebbe ravvisare

Re

1.

cit

p. 104.

il

leone

Lanciani Arch.

470. Hülsen Bull, dell' Inst. 1889 testo

statue

p. -373.

C') Forcella I n. 6.

patria

le

criminale del gruppo del

come insegna

Starebbe bene questa spiegazione se fosse un leone solo, ad una tale insegna il gruppo del leone rapace.

VI

monumenti pub-

secoli di

significato

dell' Inst.

due

mezzo avevano conserE vero che almeno verso la fine

(>8)

Stevenson

i

come

Laterano me-

della Raccolta

spiegazione, cioe

p.

ma

poeo

d. Soc.

si

guelfa.

adatta

rom. di storia

76.

di Montagnani-Mirabili II p. 93 allude ad ad un'allegoria della vittoria romana sopra Car-

MICHAELIS

10 era alfatfco

leone

dimenticato,

ma

ciö facilmente

si

spiega dalla

diversitä dei tempi, dello stato politico e dei costumi pubblici. Forse

anche quella denominazione volgare delle « historie de' Tivolesi » ayeva contribuito ad oscurare il significato originale dei gruppo. 11 posto perö snlle scale dei palazzo gli

rimase

fino

alla sistema-

zione della piazza sotto Paolo III.

Due palazzo

altri

monumenti alVepoca

capitolino

classica,

diana. Yoglio

quanto

due

parlare dei

Nerone Cesare

(^s).

di

tanto servire

per

Agrippina Maggiore, moglie di giore

Cola

di

prima, aneh'essi non

te alquanto

l'antichitä

antichi trovavansi

grandi

esposti dinnanzi al

Kienzi,

e

probabilmen-

come testiraonianze all'uso

della

vita

delcoti-

cippi sepolcrali di e dei suo figlio mag-

Germanico,

Ambedue

questi personaggi essendo morti

erano state deposte posteriormente da Caligula nel mausoleo comune della famiglia di Augusto onde, per una strana coincidenza, appimto questi due cippi furono prescelti ad essere nell'esilio, le loro ceneri

;

Campidoglio per servire, durante il medio evo, come misure pubbliche di grano e di sale. II carattere paleografico delle iscrizioni, rvgitella de grano e de calce, addita il secolo decitrasportati sul

moterzo

(-^),

probabilmente l'epoca dei trasporto dalla «Lausta«;

la quäle origine e attestata espressamente dalla cosidetta collezione d'iscrizioni signoriliana, che loro assegna quel posto dinnanzi al pa-

lazzo capitolino.

E

collocamento dei due cippi e di stava in relazione con {-'') sopra quella piazza aveva luogo durante tutto il medio evo fino alla beninteso che

il

alcune altre misure il

mercato che

ivi

0») C. I. L. VI, 886. 887. Boissard III, 96. 98. P. S. Bartoli Ant. Sepolcri tav. 72 B. Cf. Gatti Mostra d. cittä di Eoraa alla esposizione di Torino, 1884, p.

94 segg. Nerone Cesare dalla tradizioue volgare fu scambiato colcf. Nie. Muffel (1452) in questo Bull. 1888 p. 275 n. 30

l'imperatore Nerone, {vor

dem Capitolium, (^*)

c\oh

Foreella I n. 130,

il

palatium Capitolii).

cf.

Wickhoff nelle Mittli eilungen

Boissard 1. cit. Sull'epoca v. la memoria dei des Instituts für oesterreich. Geschichtsf. X,

1889, p. 247. C^) I quattro « cogni n, misure

(Forcella In. 7-10), servatori.

tavano 1.

cit.),

uel

II

eh.

si

di vino, di grano (scuorzo) e di oglio conservano ora in una delle stanze dei palazzo de' con-

Hülsen mi avverte che

i

due cogni di vino

e di oglio por-

armi dei Caetani, cioe di papa Bonifazio YIII (1295-1303 cf. Gatti e che probabilmente tutte queste misure furono erette sul Campidoglio le

medesimo tempo.

;

LA COI.LEZIONE CAPITOLINA

DI

ANTICHITA

Piü tardi quei monumenti

fine del secolo decimoqiiinto.

11

fiirono tra-

sportati nel palazzo de'conservatori, ove la lapida di Agrippina ansi conserva, mentre quella di Nerone, veduta nel medesimo ancora dall'Aldrovandi e dal Boissard (-^), sin da piü di tre luogo

ch'oggi

secoli

andö perduta. II.

La collezione

Circa un secolo dopo lazzo

capitolino

quello

l'epoca

di Sisto IV.

di

Cola sorse accanto

de' conservatori,

nobile

edifizio

al

eretto

pa-

da

Fis:. 2.

con poche variazioni, le vedute L'ornamento piü insigne n'era una

Nicolö V, quäle ce lo mostrano,

B DE,

Q

segnatamente Ä*

f «) Aldrovandi

p. 270.

.

Boissard

1.

cit.

MICHAELIS

12 sia arcata

loggia

che

stendeva lungo tutto

si

il

pianterreno

(2"),

dalla

quäle la porta principale conduceva al cortile del palazzo, aiich'esso circondato di colonnato. Nel piaao superiore danno nell'occliio le due loggie agli angoli della facciata, l'una delle quali, visibile anche in

C,

apriva verso

si

campo marzo con

cordonata

la

una

palazzo senatorio spiccava

moderni

dominando

attuale,

medievale. Nell'ultima

la cittä

arcata

tutto

il

verso

il

testa colossale, secondo alcuni autori

posta in questo luogo giä dallo stesso Nicolö V. so perö sopra quäle autoritä sia fondata tale opinione, anzi,

come

(^^).

Non sic-

che la testa proveniva dal Laterano, cosi sembra piü che questo trasporto abbia avuto luogo insieme con quello probabile e certo

di altre antichitä lateranensi. II

15 decembre 1471, pochi

al soglio pontificio,

di

lina

IV

Sisto

antichitä merce

mesi

dopo

die principio

una douazione

di

il

alla

avvenimento

suo

collezione capito-

monumenti

bronzo.

di

Aeneas insignes slatua», priscae excellentiae virtutisque monumenium, Romano populo, imde exorte fuere, restituendas con-

donandasque eeasidt:

dice

cosi

dedica

la

prestando omag-

(29),

Campidoglio del quäle come nei tempi antichi doveva riempirsi di monumenti di bronzo. II nuovo palazzo dei conservatori fu destinato per riceverli. II monumento piü imgio al popolo

romano,

il

portante senz'altro era quella lupa

marsi mater il

Romanorum

(^o).

13 novembre 1471. erano

lateranense,

che

soleva chia-

Giä un mese prima della donazione,

stati assegnati cento

conservatori per la fabrica loci in quo staiuenda est

palatium lazzo

(3^).

luppa enea, e per

La lupa

fu

tezza: eminet ante fores

(*')

Roma

Lovium

primoque

Platner Beschr. d. St.

Eeumont Gesch. III, 2 (") Forcella In. 16. Stevenson

in

in limine portae, dice

comervatorum

:

del pa-

considerevole al-

Andrea

Statuti dei mercanti di

170. 174. 177.

p. 119.

(^0)

apud eorum

abbellimento

altro

collocata all'ingresso

2)alatii residentiae

ed. Gatti p. C'*)

qualche

d'oro ai

fiorini

1.

cit.

Rom

p.

III, 1

397. Justi

p. 379.

p. 109.

Braun Ruinen

Im neuen Reich

Cf. Stef. Infessura

ed.

u.

Museen

1871, II p. 123.

Tommasini

tav. 3,

che mostra locum uhi dlcitur a lupa (indicatomi dal eh. Hülsen). Lascio da banda i dubbi, al mio parere non abbastanza fondati, che da parte autorevole si

bono sollevati cotitro l'origine antica della lupa. CO Mttntz Les arts III p. 170 n. 1.

LA COLLEZIONE CAPITOLINA

ANTICHITA

DI

13

(1513), oppure pro aedibus conservatonim (l'istesso nel 1527), in frontispicio ipsariim aedium (Maiiiani e Fichard) i^')\ ora il disegno A* mostra evidentemente quäle sia stato il posto cospicuo assegnato alla lupa {^^). Pare che nell'istesso tempo, o

Fulvio

poco dopo,

si

sia aggiunto

im supplemento

alla lupa per faiia ve-

rameute apparire da mater Romanorum. Imperocche mentre nelle meozioni piü antiche, riferibili al Laterano, sempre si parla della lupa sola, ora accedono

gemelli. II Prospettivo (1500) tace affatto

1

aenea

ma di giä l'Albertini (1509) cum Remo et Romulo; e similmente

e gli

ambasciatori veneti nel 1523.

della lupa,

I

menzione della lujM Fulvio (1513 e 1527) gemelli ristaurati che oggidi fa il

figiirano sotto l'animale, sogliono ascriversi a il

quäle

si

domiciliö in

Roma

Guglielmo della Porta,

nel 1537. Siccome la pubblicazione

piü antica, quella del Marliani, fatta sette anni piü tardi (3''), esibi.ce giä esattamente i medesimi bambini, cosi se non puö dirsi impossibile che questi siano stati fatti nel frattempo e posti in luogo di

un ristauro

il

milanese Marliani non

anteriore,

pure non e molto probabile, stanteche avrebbe passato sotto silenzio l'opera

Guglielmo suo compatriota. Laonde vorrei pregare quegli esperti, che sono in grado di esaminare l'originale, di stabilire se per avventura i gemelli siano quegli stessi fatti fra il 1471 e 1509,

di

non

cosicche

avrebbero mai

cambiato

il

loro

onorevole

posto.

(*') Per brevitä compongo un elenco degli autori precipui consultati in Albertini questo lavoro. Prospettivo milanese, 1500 (cf. nota 10). Fulvio Antiquaria Vrbis, 1513 Opusculum de mirabilibus V.R., 1510.





(cf.

Rev. arch. 1882,

I p. 28)

;

Antiquitates Vrbis, 1527.



Ambascia-



tori veneti

del 1523, pr. Alberi Eelazioni, ser. II, vol. III p. 114segg. Ant. Romae topogr., 1534 (1588); edizione interamente rivista,

Marliani 1544. — Fichard,

1536

(cf.

nota

6).

— Fauno —

Delle

antichitä di E,,

1548 (1553); De antiquitt. V. R., 1549. Aldrovandi Statue (scritto nel 1550), pr. Mauro Le antichitä, 1556 (1558. 1560. 1562). L a f r e r i Spe-



culum Rom. magnif., con date \hoh-&\)

Romanae

V. topogr.,

diverse.

1597



Boissard

(1627).



(dimoro in Roma Deirantichitä

Gamucci

di R., 1565 (1569).

Nel

cortile del palazzo Valle una lupa di porfido (Cavalieri I. II coUocata similmente in alto sopra la Venere ed il Ganimede, che stanno ora in Firenze (Aldrovandi p. 214). (**)

tav. 84) era

(") Marliani 1544 p. 27. del 1552.

Presso Lafreri

havvi

una stampa

colla data

MICHAELIS

14

da una

Giudicando ppporvisi

lo

fotografia,

dei

stile

AI pari della lupa due

altre opere di bronzo provennero dal-

l'antico palazzo pontificio al Laterano, l'anzidetta

sale rone,

Domiziano

di e

messa

in relazione

globo,

doche nel medio evo vi di Sansone (^ß).

si

un

loro

il

posto sotto

il

colla

del

Campidoglio

si

palla

riveriva

portico del

alta base (^'),

summentovata, sopra

connotato

mano

gelesco, mentre la

imperatore), ed

palla Sansonis, essen-

la cosidetta,

Essi trovarono

come

diventö

questo

ovvero di Ne-

erano ravvisati frammenti di una statua

palazzo, la testa in quell'arcata

ove

colosso di

col

testa colos-

Commodo

(allora creduta o di

mano con un

una

non sembra

fanciulli

(35),

premichelan-

come un simbolo

si ha una prova evidentissima lupa e la mano con la palla per ornamento deH'ingresso di quel sontuoso teatro, che nel 1513 fu coötruito sul Campidoglio in onore di Giuliano de'Medici, fratello

dell'impero

del papa

Del che

mondo.

del

state adoperate

nell'esäere

(^^).

la

Cosi la lupa, la testa e la

mano con

importanza per cosi dire storico-politica,

loro

del leone

;

la Serie di

si

la palla,

monuraenti, tutti esposti allo scoperto, formano

questi

monumenti

capitolini di carattere pubblico.

Inoltre fecero parte del dono originale due celebri

bronzo, lo

ed

spinario

il

camillo,

riva di ravvisare

una zingara,

quelle che

Verocchio

fec' el

»

«

di

{^^)

;

Ora vedo con soddisfazione che

(")

nella

associano al gruppo

nel

statue di

quäle allora si prefe-

magior varizia Che non son imperocche ogni dubbio se il

la

medesima opinione

fu giä proposta

da un giudice tanto competente quäl b il mio coUega Janitschek Repertor. für Kvnst Wissenschaft V p. 263 n. 12. E chiaro che la congettura dello Stevenson (Ann. 1877 p. 380), avere cioe Taddeo Landini, l'autore della foiitana delle tartarughe (1585), fuso

i

gemelli modellati da Guglielmo della Porta, non

pu5 essere giusta. ('«)

Stevenson

{*)

La prima menzione

1.

cit.

p. 381.

h quella di

Capitolio retro caput aereum), circa

il

Fra Giocondo (C

/.

L. VI, 1275 in

1484, in ogni caso prima del 1489

(v;

XXVII. De Rossi Inscr. Christ. II, 1 p. 396) cf. Manuzio in angulo j^arietis aedium conservatorum in exteriori porticu contra occiput capitis colossi aenei. Pubblicata pr. Francini Icones d IG (Roma ant. 1687

Mommsen

p.

11.3). ('*)

zione

si

ivi III p.

;

Montagnani

tav. 128.

Cf. la descrizione estrattane dall'

ha

jiresso

Janitschek

Fulvio Antiquaria Vrhis

'

(ä»)

Prospettivo

:

st.

63.

fol.

D

1.

cit.

IV ed

E

Un'alira descriI.

LA COI.LEZIONE CAPITOMNA DI ANTICHITA

15

camillo e la zingara siano la medesima statua viene dissipato dalle 11 plurale aeneas descrizioni del Fauno e dell'Aldrovandi ('"^).

statuas

insigaes

giustificato,

di

quel dono

nell' iscrizione

ambedue queste

se

del

ma

1471,

ci

di Sisto,

non sarebbe abbastanza

non

statue

avessero fatto parte

manca una

notizia

se

precisa,

provenienza lateranense, o donde siano state tolte. L'osservazione del Cicognara ('*') che Filippo Briinellesco, circa il 1400, mise a profitto la movenza dello spinario nel risiano

anch'esse

lievo fin

del

del

di

sacrifizio

sembra provare che la statua Ibsse Di piü l'eccellente stato di conservazione, ambedue quei bronzi, seconda l'opinione di d'Isacco,

d'allora conosciuta.

quäle

coloro che sparite,

godono annoverano

fra

li

le

Fa

di qualche tradizione sia

liana relativa a queste statue, che pure

tanto

care in opere

racconti intorno a

«

caratteristiche

Marzo

brano essere invenzioni

antica

non mai

per esser stati sotto specie perö che non vi sia

e forse

la protezione di qualche luogo santo.

nemmeno l'ombra

dell'arte

opere

neppure nei tempi di mezzo,

e

della spina

documentata

sia

parlanti; giacche »

mirabi-

sembra non potesse man-

(^-)

od al

«

i

fedele

volgari "

sem-

relativamente moderne, non trovandosene,

per quanto mi sappia, traccia veruna presso gli autori del Cinquecento prima. Ambedue le statue non presero il loro posto sul Campidoglio

nel

Prospettivo

portico

insieme

coi

monumenti

storici,

ma

giä

il

62) le vide in una delle camere di sopra, ove sono

(st.

sempre rimaste.

Da

un'altra

un aumento importante venne

parte

lezione capitolina merce





statua di

Ercole

alla

di bronzo

col-

dorato,

dell'anno preciso pare non si abbia nofu scoperta nella demolizione dell'Ara massima

la quäle sotto Sisto tizia accertata

IV

la

(*») Fauno 1553 f. 39«. Aldrovandi p. 274. Cf. Müntz Les arts III p. 171. Kekulö Deber die Bronzestatue des sog. Idolino p. \Q. Storia d. scultura II p. 87. Si sä pero che Brunellesco (*') Cicognara andö a Roma solamente dopo aver fatto quel rilievo. Potrebbe darsi che ne avesse

conosciuto un'altra copia, sia statuaria, sia in rilievo (conf. Arch. Zeit. 1877, tav. 12, 2). (**) Questa espressione si trova presso il Prospettivo st. 62, eneum Marlli pastoris simulacrum in un'iscrizione del 1609 (Forcella I n. 111). Le solite storielle si vedano p. es. presso Pinaroli Antich. di Roma, 1713, 1 p. 69 e nel

testo del Righetti a tav. 207.

MICHAELIS

16

massimo

vicino al Circo e

('^3).

L'iscrizione dedicatoria (nella quäle

ma

nominato non come donatore

papa data, mentre il

soltanto per indicare la

conservatori figurano da possessori ipso iure)

i

ci

e

86^) in una copia un poco scorretta Sijxto IUI poiil. max. regnante aeiieitm Herculis simulachriim aarea mala seeundiim uiueate {^^) tropeum sinixtra gerentis in

conservata daH'Albertiiii

ruinis Herculis

:

(f.

Viel, fori boar.

numenium gloriae Romanae fu collocata

nel

Fiilvio (1513)

:

cortile

del

heic

conseruatores

effossum

locandum a

palazzo

curaruiit.

destra,

come

La

i/i

mo-

statiia

lo descrive

custode sub Hercide tuta^

limina prima patent

Äeaeus ad dextram qui marmoreprominet alto, Cuius clava caiies olfatu territat omnes ('^^); anche piü tardi {Antiquit., 1527,

XXI) egli si vale deH'espressione latra Urnen stanti a surgii simulacrum. Questa descrizione riceve piena luce f.

dextris dal di-

segno deH'Heemskerck (f. 53'') qui riprodotto, che mostra alzata secondo il gusto di quei tempi sopra alta base quadrata a la statua

guisa di torre.

r intorno

La mazza

si

e sorretta i

scorgono sparsi del quäle ragioneremo subito.

da un pezzo sottoposto. Nel-

frammenti di un colosso

di marmo, Con questo disegno va d'accordo la

descrizione contemporanea del Fichard (1536)

Senza dubbio giä di buona ora alcuni

(")

DeEossi Mon. Ann.

e Bull. d. Inst.

altri

1854

p.

(^'').

monumenti

antichi

28 segg. La data vol-

gare del 1471 Serabra essere priva di fondamento forse deve la sua origine all'iscrizione summentovata che si riferisce alla fondazione del museo. II eh. ;

Hülsen

fa osservare che nel codice Rediaiio scritto nel

L. VI, 312 postea, sed eadem (**)

Le parole

corrotte

manu pare

addita

ricevino

{Antiquit.i.lL'^1) che evidentemente

ha

1474 l'iscrizione

C. I.

est.

luce

da un passo

di A. Fulvio

attinto all'istesso originale: sinistra

vero aurea Hesperidum mala tenens, quae in prima siistulit inventa (1. iuventa). Si legga dunque o aurea mala Hesperidum, iuvente tropeum, oppure aurea mala, suhlatum in iuventa tropeum. (*^) (*•*)

Allusione ad un passo di Solino I, 11 p. 8 Mommsen. P. 28 depo la menzione dell'Ercole: Non procul inde fragmentatim

iacent et crura et pes alterius cuiusdam marmorei colossi. Ungues pedis spithama mea fere sunt latiores. Caput eiusdem ingens alteroque aeneo longe maius in media area iacet. E strano che la testa giacente sul suolo nel-Tabbozzo dell' Heemskerck rassomigli piuttosto ad una testa di bronzo, e

segnatamente fa specie quel bnco quadrato presse l'orecchio il Petersen perö scrive che un tal buco in fatti si trova nel luogo segnato della gran testa di marmo, onde risulta l'esattezza dell' Heemskerck. ;

mi

LA COLLEZIONE CAPITOLINA DI ANTICHITA

17

sono stati trasportati sul Campidoglio, come p. es. le lapidi votive ad Ercole Invitto ritrovate auch' esse presso l'Ara massima, le

Fig.

quali ricevettero ai cippi di

il

3.

loro posto nel portico dei conservatori accanto

Agrippina

e di

Nerone

('*''),

nonche la gran b a

s e

dei

De Rossi 1. cit. p. 30. I due cippi vengono (*') C. L L. VI, 312-318. menzionati come esistenti in questo luogo per la prima volta da Fra Giocondo (c. 1484-89). I conservatori delle epoche piü recenti si sono mostrati poco degni dol loro bei nfime riguardo queste lapidi, stantechfe una sola (312) e sempre rimasta nel Campidoglio, due (313. 316) depo varie vicende vi sono tornate,

una (315) e stata cancellata Tiscrizione, una (314) andö perduta secolo XV", due altre (317. 318) sin dal secolo XVII. (Comunicazione di

eh. Hülsen).

2

nel dei

MICHAELIS

18

vicomagistri

collocata vicino alla testa di bronzo (^^).

Quanto

esercitata da questo primo ricettacolo

sia stata potente l'attrattiva

pubblico di antichi monumenti in Roma, lo mostra il fatto ben conosciuto che nell'aprile del 1485 il famoso corpo di giovinetta scoperto alla via Appia, per ordine dei conservatori fu trasportato uel cortile del loro palazzo, vicino alla cisterna

(^^), per essere ivi altri ed ammirato avanzi dell'antichitä, finche Innoesposto cogli cenzo VIII clandestinamente fece togliere di mezzo qiiel pericoloso

sarcofago di raarmo rimase nel cortile

il

spettro pagano;

fnrono depositati sotto Innocenzo quella testa

diun colosso Pacis

plum

marmo,

di

C. I. L. VI, 975. Cf. Albertini

(**)

f.

Ivi

Tem-

al cosidetto

rimasero sparsi sul suolo per im mezzo

e vi

(^'),

ritrovati vicino

(5°).

qualche membro

e

se-

37« in p.orticu aedium conserva-

— Debbo alla gentilezza del

torum Vrbis non longe a porta palatii Senatoris. sig. Hülsen il seguente elenco di lapidi capitoline

di qualche importanza, con

agginnta dell'epoca quando prima appariscono nelle raccolte epigrafiche quelle che sin dal 1600 incirca non si mentovano piü corne esistenti sul Campidoglio, ;

sono segnate coll'asterisco. 1440 di Vespasiano.

Prima

del 1460

:

avvertito dal eh. Hülsen, che

?,

alnieno sin dal 1470

:

G. I.

L. VI, 391* base

975 base dei vicomagistri. [Troppo tardi vengo questa base, veduta giä da Ciriaco, che mori

si trovava sul Campidoglio giä prima del 1471, laonde il suo posto sarebbe stato piuttosto fra i monumenti primordiali, trattati nel capitolo antecedente]. Circa il 1490 1275. 1892*. Nel 1546 1303 e 1304* avanzi del fornix

nel 1459,

:

:

il 1550 372* mouumento dei Nel 1551 897 e 898 iscr. di C. e L. Cesari (non piü vedute sin dal 1666). Nel 1558 155*. 157*. 162* iscr. dei

Fabianus. 3492a* indice

comuni

lici.

128

{\A\x

delle

Circa

legioni.

tardi in Verona).

:

:

:

magistri fontium. Circa

954

iscr. di

Nerva

comun. 1886

p.

(tolta

92

il

1570: 998*

iscr. di T.

Elio Cesare. Circa

ad uso moderne nel 1676, ritrovata nel 1836,

n. 1130). Cf. inoltre le iscrizioni sepolcrali

il

1590:

cf.

Bull,

20501. 20600.

21732. 21980. 23600. Infessura pr. Muratori rer. Ital. scriptt. III, 2 p. 1192 iuxta cisternam eiusdem palatii ... Et pilus matmoreus, ubi fuerat reperta, remissus est in reclaustro dominorum conservatorum. Sulla cisterna cf. Fichard (*^)

in reclaustro

E

28 regione Herculis cisterna antiqua videtur, nunc tarnen satis splendide restituta cum hoc versiculo : Vas tibi condidimus, pluvia tu, luppiter, cf. Lanciani Arch. d. Soc. rora. di storia patria imp)le (Forcella I n. 38) p.

;

VI

p.

240. (*")

Dopo

tanti

altri

v.

le

memorie

del

Thode

e

dell' Hülsen

nelle

Mittheilungen des Instituts f. oesterreich. Geschichtsforschung IV ]). 15 segg. 433 segg. Janitschek Courri^r de Vart 1883 p. 312. Uart XXXV, 1883, p.l. (si)

V. riscrizione presso Albertini

f.

testa e pubblicata pr. Francini Icones e 3

86".

(Roma

Forcella I n. 127. 132. ant.

1687

p.

La

109) e Monta-

LA COLLEZIOXE CAPITOLINA DI AXTICHITA

dai relatori sin dal Prospettivo, che vanta

colo. Cosi furono veduti

essere

testa

la

«

di

19

tal

bontä quäl Lionardo

nostro

finche

e disegnati

»

{^^),

fino

furono collocati

daU'Heemskerck, Fichard, lungo le pareti del cortile. E mentre la tradizione popolare battezzava anche questa testa col nome di Commodo, i dotti antiquari al

attribuirono gli avauzi suddetti a quel colosso di Apollo che LucuUo aveva fatto venire da ApoUonia nel Ponte per collocarlo sul Campidoglio.

non

Pur troppo perö sappiamo che quest'opera marmo, ma di bronzo (^3).

di

Calamide

era di

III.

AüMENTI DELLA COLLEZIONE FINO AL 1538.

Tale era secolo

lo stato della

coUezione capitolina sul principio del da tre descrizioni successive, le

XVI, come apprendiamo

stanze del Prospettivo (c. 1500), l'opuscolo dell'Albertini (1509), e \ Aatiqiiaria Urbis del Fulvio (1513); le quali descrizioni benche tutte stiano d'accordo nei punti essenziali, pure le due ultime offrono ciascuna qualche particolaritä.

L'Albertini

aggiunge alla testa ed alla mano di bronzo di cui fanno menzione anche il Fulvio {An-

(f. 61'^)

eziandio un

piede, XXI) e l'Aldrovandi

(p. 273); esso, se non ra'inganno, si trova ancora nella collezione capitolina de'bronzi, ne deve confon-

tiqult.

f.

piü tardi presse la piramide di Gestio

dersi col piede trovato

(^'*).

gnani tav. 129. Un'enumerazione piü particolareggiata dei frammenti havvi presse Aldrovandi p. 272. L'Albertini f. 21" parla di statue di imperatori, quorum capita integra et fragmenta reliqua corporum erui ex subterranea testudine Tcrme Diocleziane) vidimus et partim in CapitoUum delata, partim

(delle

Floventiam missa. Forse hanno da cercarsi fra daU'Aldrovandi veduti in quel cortile.

E

(**)

strano che

il

Prospettivo separi

(« l'ungia del piö qual'e piü picinina st.

61) dal « col » (cö, secondo

bronzo

mano di

«

busciata nel ventre

»

E

i

quanto

gli

« infiniti altri

membri le

fragmenti

del colosso di

("=>)

(st.

marmo

mie brancha longa spande

»

Govi) « pien di come » (st. 67). La testa di da lui si ascrive a " Cesare o Octaviano ", e la il

viene comparata con quella del Dio padre di bronzo nel coro del

Milano

n

duomo

65 e 66).

Plinio 34, 39.

(") Cf. Bull. d. Ist. 1873 p. 8. II piede destro e lungo

Im.;

il

Petersen

pensa che e troppo piccolo per appartenere alla testa ed alla mano colossali. Sul piede trovato presse la piramide di Gestio v. la nota 175.

20

MICHAELIS

Inoltre l'Albertini fa menzione di alia

cum duabus pidcherrimis

Sarebbe cosa disperata

et artificii.

se

lievi,

non

venissero

ci

in aiuto

Marliani (1544

scritto l'uno dal

quamplura Ro. monimenta mirae pulchritudinis

tabulis lucentibus

p.

il

voler rintracciare questi ri-

due altre 27) sotto

venendo de-

notizie, il

portico del cortile

come templum in marmore incisum, signis jjerpulchre exornatam, ambedue dal diligentissimo Aldrovandi (p. 271} « Entrando nella :

casa de'Conservatori

una tavola

di

marmo

man

trova sotto al portico che e da

si

attaccata al

muro con bellissime

dritta,

figure iscol-

nel cui mezzo e come una porta, pm'e di marmo, che pare ; che s'apra. Vi e ancho un'altra tavola marmorea, che ha in se scolpite genti e cavalli, che pare che combattono ». Ambedue questi pite

rilievi

in

facciate di sarcofagi. La prima

erano

una

delle stanze superiori del palazzo; nel bei

un tempietto coUa porta riccamente scolpita dato dai geni

delle

trova ancora

mezzo

si

vede

semiaperta, circon-

L'altro sarcofago {^^). Pentesilea in mezzo a combattimenti di

quattro stagioni

rappresentava Achille

Amazzoni

e

si

e

disegnato piü volte, e nel 1559 inciso in due grandi fogli da Nicoiao Beatricetto, passö dopo nella villa Pamfili, nel cui casino anch'oggi si mira {^^). ;

Quegli alia quamplura Ro. monimenta dell'Albertini saranno senz'altro identici cogli alia

ylura marmorea signa circumquaqiie

in inferiori parte palatii huius posita, sed quae in tanta copia non curaniur, come si esprime il Fichard. Che la parola signa anche qui, come altrove, abbia il significato di rilievi, lo mostra

rilievi

pare del

disegni

si

Marliani

inclusa del

l'aggiunta par'ietibiis

possano

rintracciare alcuni

Cinquecento, quantunque

quali raffigurando o frammenti o

di

marmi

(^").

Anche

con l'aiuto

una data

di questi di

alcuni

reoente,

piii

piuttosto guasti,

si

i

capisce

RomlU.,1 p. 119. ün disegno se ne trova nel codice 245, n. 190 Jahn, segnato « in Capitolio in area palatii conserurbis ».

(") ßeschr. d. St.

Pighiano

vatorum (»8)

f.

Robert Ant. Sarkophag-Reliefs II tav. 37

riferibile al

Speculvm

Campidoglio

di Lafreri,

tenente alia fine del

si

Fichard

L'ubicazione

quanto in un disegno della collezione Dal Pozzo, apparod al principio del XVII secolo (Robert p. XII). II

XVI

casino Pamfili fu eretto nel 1644. (»')

n. 89, p. 109.

trova tanto sul rame del Beatricetto, ripetuto nello

p. 29.

Marliani 1534

f.

30".

LA COLLEZIOXE CAPITOLINA DI ANTICHItA. descrittori della collezione capitolina

i

perche

menzione

speciale.

che c'erano

non ne abbiano

fatto

guari abbiamo imparato dal taccuino

remese Pierre Jacques, eseguito negli anni 1572-77, in Campidoglio » tre frammenti di rilievi, raffigu-

dello sciiltore

ranti l'uno

Non ha

21

«

frontone del tempio capitolino, il secondo il terzo una parte di un sacrifizio di toro.

il

un estispizio,

era anche stato disegnato

II frontone

noto

il

Pighio;

strato che desso faceva parte di

circa yenti anni

della Vaticana

orsiniano

codice

un

rilieTO piü

prima dal ha inoltre mo-

grande raffigurante

un gruppo di persone togate dinnanzi al tempio capitolino indicato merce le tre porte ed il suo frontone {^^). Ora a questi disegni parigino, berlinese e romano deve aggiungersi un nuovo disegno nel cosidetto codice berlinese, contenente una raccolta di disegni di vari artisti del Cinquecento

Duno

(^'J),

essendoche

Antico fragmento di

il

Marmo

foglio

di

25

Mezzo

In campidoglio nel cortile de Conseruadori

esibisce le rilieuo ».

«

Dun

Ne diamo

Vestigie sacrifitio il

facsi-

(") Cf. Audollent Milangas d'Arehiol et cfhist. 1889 p. 120. tav. 2. Geffroy ivi 1890 p. 194. Hülsen Bullett. 1889 p. 251. I frammenti in quistione

sono

i

seguenti

n. p.

:

frontispizio

solo

a) II

frontispizio

b) II solo

Pierre Jacques, pubbl. c)

tav. 1.

di

Coburgo [1550-55]

Saglio

Dict.

156

f.

des Antiq.

I,

2

disegnato nel 1576 «in Campidoglio« da

MManges 1889

La parte destra

codice

nel

37 Matz, pubbl. Arch. Zeit. 1872 904 n. 1151.

tav. 2.

nel codice ursiniano della Vaticana 3439

f.

83,

pubbl. in facsimile Bullett. 1889 p. 251 ; raeno fedelmente il frontone solo presso Piranesi Magnif. ed archit. de' ßomani p. 198. Müller- Wieseler Denk-

mäler n»,

13.

2,

d) La,

metä inferiore della parte destra,

stauri, ora nel

Louvre

n. 41, pubbl,

Bouillon

III,

con molti

ri-

bas-rel. tav. 29. Clarac II,

151, 300.

La parte sinistra, disegnata da P. Jacques MÜanges 1890 p. 197. La medesiraa parte sinistra, ristaurata, ora

e)

[1576] nel « cam-

pidoglio n, pubbl. /)

pubbl. Winckelmann Mon.

Ined. tav. 183. Bouillon

1.

cit.

nel Louvre n. 439, tav. 27. Clarac II,

195, 311. (**)

Cf. Schreiber

p. 101. Eobert II

nostro disegno, al pari di

riore a il

negli Ilistor. Aufsätze E. Curtius

Sark.-Rel.U

cui

XI

1884,

n. 5.

Girolamo Ferrari (che dimoro

nome

gewidmet,

Der Pasiphae-Sarkophag, 1890, p.8. non pochi altri di quel codice, mi e apparso ante-

p.

in

Eoma

sotto Gregorio XIII, 1572-85),

e scritto sul rovescio del foglio 91, eseguito in stile assai diverso.

22

MICHAELIS

mile sulla tavola IIL Basta un colpo d'occhio per convincersi che l'estispizio ed il tempio col suo gruppo sono due parti strettamente

una

coerenti di

sola composizione, la quäle, sebbene evidentemeüte

giä allora rotta iu due pezzi, pure

muro

lastra si incaströ nel

un

di

era

quel

rimasta unita

cortile.

E

quando

la

ugualmente chiaro

da personaggi per lo imberbi di Traiano piü (forse dell'epoca (^^")) dinnanzi al tempio di Giove capitolino rappresentanza ottimamente adattata al moderno che

si

tratta di

sacrifizio solenne oiferto



palazzo capitolino de' conservatori, costruito appie di quel tempio, e che pel suo carattere storico si accorda benissimo coi rilievi di

Marco Aurelio,

di cui tosto si farä menzione.

La

rottura perö del

ne cagionö piü tardi la dispersione, allorquando gran da quel muro capitolino. I due gruppi inferiori, ristaurati rilievo

si

levö

e supfurono incastrati in guisa di riscontri nella facciata Orientale del casino di villa Borghese, edifi-

pliti

alla meglio,

cato circa

il

1615

dei due rilievi

quei due

cioe

(^*^);

come

il

assai

male,

frontone del tempio, che

opponeva all'uso

borghesiani, sul principio del nostro secolo, mi-

rilievi

grarono a Parigi, senza che piü nessi in origine

si

riscontri, fu tolto, e cosi andö perduto, inentre

si

conoscesse

come

fossero

con-

(^'').

(s9aj -^qI ciisegno e si trova lo sirano dettaglio delF iscrizione Jif. Ul(pius) Orestes scolpita sopra una delle unghie del toro. Se questa iscrizione e con-

al

tempo

mancanza delle barbe, appartiene vero pero che lo stile del rilievo accenna piuttosto al

al rilievo stesso, questo, vista la

temporanea

di Traiano.

E

principio delF iinpero. (80) Manilli Villa

Borghese [1650]

p.

46.

Montelatici Villa Borghese

[1700] p. 171. Cf. Hülsen Bull. 1889 p. 250. de Villefosse (*') L'esirema cortesia del sig. A. H^ron di dare un'indicazione dei ristauri

un poco piü esatta

mi mette

in

grado

di quella presso Clarac.

Nel frammento d, il cui angolo inferiore sinisiro era rotto (ovvero e di ristauro moderno ?), sono moderni tutta Testremitä sinistra coll'ara, due colonne, la :

nietä sinistra

del

primo personaggio

mano

;

inoltre la faccia di questo

la testa,

;

naso della persona colVapex la testa e Tavambraccio destro della quarta persona il naso la testa ed ambedue gli avambracci del personaggio della persona in fondo

Tavambraccio destro

e la

sinistra della seconda tigura

;

il

;

;

;

gran parte dell'epistilio del temdue pezzi. Sono moderni l'angolo destro l'avambractutta la parte di sopra fino alle teste dei personaggi

piü a destra pio.



II

superiore e

;

l'orlo destro del rilievo e la piü

frammento /

:

;

taglio deH'aseia, la mano destra e l'asta dell'ascia testa e collo di quella in fondo ; testa e braccio sinistro

cio della terza figura

della figura quarta

e rotto in

;

;

il

LA COLLEZIONE CAPITOLINA

Anche

terzo rilievo

il

e passato

Jacques

per

come

indicatoci

stesse

le

23

DI ANTICHIT.l

capitolino da Pierre

Presenta

fasi ("-).

anch'esso im

sacrificio di toro, ma non ha mai appartenuto simo monumento con quello anzimentovato, essendoche ne

mede-

al

differisce,

secondo le indicazioni dovute alla gentilezza dal sig. A. Heron de Villefosse, tanto per il rilievo molto piü alto, quanto per l'inferioritr\ dello stile, le teste barbate e coronate, ed altri dettagli. Pierre

Jacques perö non ha disegnato tutto

mento piü a

del

destra,

staccato piü tardi,

il

rilievo,

ma

soltanto

il

fram-

quäle l'angolo destro inferiore essendosi moderno e venuto a rimpiazzarlo.

un ristauro

A sinistra la composizione viene supplita da quattro altri frammenti minori, contenenti un altro toro, cinque uomini, e nel fondo l'indicazione di un edifizio a colonne. fi chiaro che tutto il rilievo parte di una composizione piü grande, la cni parte destra e perduta. Nel medesimo stato nel quale oggi si trova nel museo del Louvre, il rilievo occupö un giorno il centro

faceva

originariamente

di quella stessa Serie di rilievi nella villa Borghese, le cui estre-

mitä erano occupate dai due

Mi

si

rilievi anzidescritti C^^).

un

permetta di aggiungere qui

altro

monumento disedel 1600 (*'^). Ed

da un artista incirca In Campidoglio queir ara rotonda, che ora porta la statua di Esculapio nel in essa si raffigura ancora un sacrifizio, al quale Salone del Museo

gnato

"

«

e

;

assistono sei figure, con particolari poco chiari

{^^).

II

tempo

preciso,

deir« aruspice n; il muso del toro; la testa, la parte destra del petto, ed il braccio destro del personaggio piü a sinistra vari dettagli di minor conto I ristauri sono eseguiti parte in marino, parte l'orlo sinistro della lastra. in gesso.

Le

anche

frammento

come

il

teste antiche

di stile similissimo, se

d'accordo con d e f. («^) P. Jacques n.

:

non superiore

Mölanges 1890 (i

cit. tav.

1.

(Bouillon

724. Bouillon III, bas-rel. tav. 28,

prendono cinque teste



non portano corone.

519

n.

;

;



p. 199. 1.

due vittimari,

i

sig.

de

dimensioni ed

le

;

II

rilievo

II

Clarac

Villefi»sse indica

28, 2. Clarac II, 222, 317)

II,

il

niarmo stanno

completo

:

Louvre

218, 310. I ristauri com-

due personaggi stanti

fra loro,

ed

il

camillo piü a sinistra), le braccia del vittiraario in mezzo colle parti adiacenti, l'angolo destro inferiore coirara, e certi particolari. («ä)

Manilli

1.

cit.

p. 46.

Montelatici

^") Codice della collezione

l'epoca

cf.

(65)

Kobert Sark.-Rel. II

1.

cit.

p.

172.

Dal Pozzo in Windsor p.

XII)

Foggini Mus. Capitol. IV, 59.

=

ivi II, 20.

X

(XVIII)

fol.

8

(sul-

MICHAELIS

24

monumento

Campidoglio, non mi e non ne facciano menzione. pare Ai monumenti mentovati dall'Albertini ed agli altri monu-

qiiando questo conosciiito

menti

;

come

indicati,

pare, da lui e dal Fichard,

due Sfingi

aggiunge

sia passato nel

le descrizioni

di

marmo

della scala per cui si saliva al

piü

Fulvio

il

E

(f.

II)

scuro, giacenti a sinistra, al pie

piano

Le ritroveremo

superiore.

tardi.

marmi non

sa esattamente se appartenessero giä alla colle'zione del Quattrocento, o se siano stati aggiunti nel primo

Tutti questi

si

decennio del secolo decimosesto trattato,

possono

piü. tardi.

In ogni

ripensando allo le

prendevano

anzi

;

i

monumenti,

di cui or ora

ho

essere entrati nella coUezione capitolina anche

caso

l'esiguitä

stupendo slancio collezioni

dell'aumento

che nell'istessa

dei dilettanti

meggiava Andrea della Valle,

privati,

puö fare epoca in fra

i

specie

Roma

quali

pri-

segnatamente Giulio II con la Belvedere yaticano C'*^). Questo museo e

coUezione inaugurata nel pontificio perö aveva un carattere totalmente diverso da quello della coUezione comunale. Nel Vaticano si radunavano soltanto statue di

marmo, il fondo della coUezione capitolina era formato di bronzi iri si ammiravano statue d'una conservazione quasi perfetta, qui ;

frammenti

e rilievi erano frammischiati alle statue; nel giardino del Belvedere reguava esclusivamente il punto di vista artistico e fece del cortile delle statue il luogo ove convenivano gli artisti e gli amatori delle belle arti, in vece nella scelta delle antichitä

capitoline

1'

Interesse

storico

congiunto

con

i

monumenti preva-

non esclusivamente, pure in primo luogo. Tale fu anche dono col quäle Leone X nel 1515 arricchi il museo capitolino,

leva, se il

facendo trasportare tre rilievi dalla vicina chiesa di S. Martina sul foro in hunc publicum locum, come si dice nell'iscrizione dedicatoria finora non riconosciuta rilievi,

^66^

come

tale C^").

I tre

rappresentanti Marco Aurelio nel campo

Cf. la

mia memoria

sulla storia della coUezione vaticana del Belve-

dere neWJahrl/uch d. arch. Inst. 1890 p. 5 e seg. Leonu^ (•") Forcella I n. 39 pont.max. gra.prestita :

X

ex divi Martini {{.dive Martine) templo in hunc pub.locum lius

ben conosciuti

di battaglia, nel

.... ...

an.M.D.XV

Marcus Aure-

Severus triumphator\i] Romanorum imperator[i\. L'editore penso ad una busto di Alessandro Severo.

statua

LA COLLEZIONE CAPITOLINA DI ANTICHITA carro trionfale, e sacrificante

dinnanzi

al

tempio



capitolino

(^^),

furoDO incastrati nella parete sinistra scoverta del cortile, insieme

con qiieiriscrizione mentovata espressamente dal Fichard C»^). L'Alil Fulvio (f. 27'') ed (f. IIP) avevano ancora vediito

bertini

quel venerabile

secretarium senatus

ornato di questi

marmorei

vultus et 2)ompa triumphi; d'allora in poi si trovano regolarmente nelle descrizioni del palazzo dei conseryatori. I conservatori, erif^-

gendo ima statua

papa, fecero inoltre

al

Non molto piü

tardi

sembra che

messo in contribuzione per cedere,

e

ripulire

sudiciume

altre scultiire guaste e coperte di

riordinare le

{'^).

moote Cavallo

il

sia stato

Cam-

al pari del Laterano, al

pidoglio la parte trasportabile delle sue antichitä. Sin dai di

mezzo

agli angoli deH'informe base laterizia dei

trovavano

alcune statue di Costantino

«

tempi

due colossi

si

»

(delle quali ragioneremo piü tardi), ed inoltre due grandi statue giacenti, conosciute sotto la strana denorainazione di Saturno e Bacco (''). Si era riconosciuto

due fiumi, ma

di buon'ora che rappresentassero

deciso quali li

nomi

descrive corae esistenti sul Quirinale

Acheloo ed

Istro,

quattordici

anni

(f.

XXIII*®''),

ma

m

(f.

G

IV''), li

quoram manibus pleno

altri furono

copia cornu; piü tardi non li mentova piü in quel luogo dinnanzi al portico del palazzo de' conservatori

proposti auche

i

nomi

di

dall'Aldrovandi p. 271. Sul quarto rilievo

Fichard

(««)

antiqua videtur .

.

.

...

XXI)

;

cam-

cf.

numero

ternario risulia

la nota 149.

E

28 regione Ilerculis (che stava a destra) cisterna Post eam cisternam visuntur marmort>.a signa parietibus :

p.

suhlata

ex

aede

scriptio.

S.

Martinae

,

ut

ibidem habet

in-

X

Forcella I n. 41 Leoni p. m. ... statuam erigendam et liasce vetucoUapsas coenoque oblitas tergendas ordincq.locandas curarunt ...idib. an. humane sah MDXXI. :

('")

sept.

f.

e Nare. II

P. S. Bartoli Admiranda'- tav. 32. 34. 35.« tav. 7-9. Eossini Archi

(«8j

state

{Antiquit.

Aniene

trionfali tav. 49, 2-4. Righetti tav. 165. 167, 168. II

hiclusa

1513

chiamö allora

stat

ritrova due fiumi da lui chiamati Nilo e Tigri

da

riraaneva in-

speciali loro convenissero. Fulvio, che nel

La pianta schedeliana e la tela mantovana Rossi Plante tav. 5 e 12, nonche la veduta del 1490 riprodolta dal Lippmann Jahrb. d.preuss. Kunstsamml. V p. 17 mostrano Tuno dei « giganti ", ed uno si deve anche riconoscere nel « Marfurio di chavagli » del codice esco(") Cf. Bull. 1888 p. 271 n. 42.

presso

De

rialense

f.

tagnani

5.

46 (Müntz Les antiquitSs 6.

p.

161).



Mori

I Piazza 11. 12.

Kighetti 360. 361. Clarac IV, 748, 1810. 749, 1819.

Mon-

MICHAELIS

26

biamento dei nomi sarä stato

il

motivo perche Fulvio non ricono-

scesse l'identitä di questi fiiimi con quelli

identitä supposta prima

dal Marliani

dimostrare

cornucopie per basta la Sfinge

sotto

N

giä di

(1544

la giustezza

di

un

il

congettura, e

certezza

po' danneggiato, sul quäle si

futuro

le

gomito manco dell'uno per stabilire che Anche il nome del T i g r i per l'altro e ab-

gli aderisce il Marliani.

drovandi,

Bastano

88).

p.

sitfatta



Cavallo,

il

i 1 o. rappresenta il bastanza accertato. Imperocche Fulvio con

tigre l'animale

Monte

seguito dal Fichard

;

qualifica per

appoggia il fiume anche l'esatto Al;

naturalista, riconosce la tigre

(p.

269), ed

disegno deU'Heemskerck (f. 45), riprodotto alla nota almeno che la belva e di razza felina, e che mancavano

Antonio Agostino fa menzione della tigre, di cui dk cisione coUa testa finalmente il rame del Cavalieri ;

i

il

mostra

5,

gemelli

69)

II,

(I.

;

un'in-

fino

parla direttamente delVantiqua statua Tygridis fluvii marmorea, quam recentiores statuarii Tiberi accomodarunt {^^). Le due statue colossali, lunghe circa m. 4,50, poste

immediatamente

suolo, sembravano custodire l'ingresso del palazzo, verso 1

loro sguardi erano rivolti. Gli ambasciatori veneti del

il

sul

quäle

1523 non

ne fanno ancora menzione, ma ciö e di poca importanza visto la descrizione molto superficiale che danno del Campidoglio, fino a scambiare il palazzo del senatore con quello dei conservatori. 11 silenzio del Fulvio sul trasporto delle statue dal Quirinale

sembra

piuttosto accennare che questo trasporto fosse avvenuto molto

tempo

prima del 1527.

Le Anüquitates Marliani

Fichard cuino

del Fulvio (1527), la prima edizione del che ne dipende in gran parte, l'itinerario del (1534), basato sopra il libro del Marliani, ed il tac(1536)

deU'Heemskerck

questi decennii che

(1533-30), sono le fonti principali per precedono la trasformazione del Campidoglio

eseguita sul disegno di Michelangelo. Tranne tina ed

i

i

rilievi

di S.

Mar-

fiumi, e forse anche quelle rappresentazioni di sacrifizi, le

aggiunte non erano di gran conto. Nelle sale superiori erano disposte alcune statue o Statuette di divinitä, di uomini e di

in nicchie

(") Questa tavola si trova giä iieH'edizione del solo libro primo pubblicata fra 1566 e 1570. Cf. piü sotto. Agostino dial. d. medaglie 1. III verso la fine (p. 107 dell'ed. di

Koma,

1625).

LA COLLEZIONE CAPITOMNA feminine, per lo piü mutilate, fra

sima

una statua

mani

dietro ad

Pane,

di

un tronco Fichard

di

(''3).

DI

ANTICHITA

27

le quali spiccava

come

bellis-

marmo, come

pare, legato colle Oltre alle antichitä del palazzo dei

31) fa menzione del piccolo obelisco mezzo moderno vicino alle scale lateral! che conducevano ad Arail

conservatori,

e della

celi.

palma

(p.

nell'orto vicino, alludendo all'opinione volgare

che nella palla della guglia siano deposte le ceneri di Augusto {'*). Nemmeno sono sfiiggiti all'attenzione del giovane giureconsulto oltremontano gli otto rilievi di sarcofaghi incastrati -nel muro accanto allo scalone di Araceli

{~^).

Dall'erezione della statüa DI Marco Aurelio

IV.

FINO ALLA MORTE DEL BUONARROTI (1538-1564). L'anno 1538 in

quanto

che col

trasporfco della statua equestre

piazza del

relio dalla

vette

epoca nella storia raoderna del Campidoglio,

fa

un centro

fisso.

fu condotto a termine, sia connesso con

steggiare l'arrivo dell'imperatore

S.

Carlo

ma

V

nell'Aprile del 1536.

imperiale neppure passö per la dall'arco di Settimio Severo si portö

Marco per

la salita di Marforio

XXI

("'').

IV-,

preparativi fatti per fe-

i

processione

lina,

Marco Au-

sgombro del Laterano, cominciato da Sisto

trasporto, col quäle lo

La

di

Laterano suU'area capitolina questa riceE una supposizione arbitraria che siffatto

In fatti

piazza

capito-

al

palazzo di ancora nell'au-

marmoreae statuae haud magnae, f. 30'' quaedam alia deorum simulacra. Fichard p. 29 variae marmoreae et viriles et muUebres statuae ... per suos loculos disposita vetera deorum hominumque simulacra. Cf. Aldro(") Fulvio

f.

verum mutilatae,

vandi

p.

275 seg.

aliae nonnullae

suis loculis collocatae. Marliani

II «

Satiro » con piedi di capro vien chiaraato di bronzo dal p. 17, piü correttamente senz'altro di marmo dal

Marliani e dal Gamucci

Fichard e dall'Aldrovandi

p.

274

;

nell'edizione

del Marliani del 1544 p. 27

un

secolo, riapparisce nel Seicento presse Evelyn Z)iflr?/ 7 Nov. 1644 (i/arsias hound to a tree). Non saprei dire dove si abbia da cercare. si

tace del materiale.

('*)

Dopo

essere scomparso per

Cf. sopra la nota 4.

(") Aldrovandi p. 276. Boissard I p. 46. Dessau Sitzungsber. d. preuss.

Akad. 1883 ('*)

p.

1089-1093.

Cancellieri Storia dei possessi p. 99. Podestä Arch. d. Soc. rom. di

storia patria I p. 328.

28

MICHAELIS

tunno di quell' anno il Fichard (p. 63) vide la statua .nell'antico suo posto, ove pure THeemskerck la disegnö ("''). Anzi riscrizione-

1538

dedicatoria di Paolo III del

("^)

fa

mostra di una tendenza

simile a quella di Sisto IV, dicendo della statua che ut

memoriae oiHimi principis consuleret

atque ornamenta restitueret^

il

pontefice,

patriaeque decora

ex humüiori loco in aream

Capilolinara transtulit. E noto che il disegno del nuovo Campidoglio fu ideato da Michelangelo, il quäle sin da quattro anni avea fissato definitiva-

mente

la

sua dimora in Koma. I due palazzi giä esistenti doveano

essere totalmente riformati, e si deve aggiungere un terzo palazzo da costruirsi sotto la cima di Araceli, dirimpetto a quello dei con-

servatori; erano inoltre progettate

tre

comode

salite,

due

del palazzo senatorio dall^ parte del foro, la terza verso

Marzo si

{^^).

il

ai lati

Campo

Eretta perö la statua equestre nel mezzo dell'area, non ma soltanto dopo alcuni anni, al palazzo

mise mano subito,

principale, la cui facciata

ornata di

doveva essere

rifatta

tor via le antiche

(") Fol. 71 pubbl.

A. Springer

p.

da

J.

ed

bisognava

quäle fu posto Ivi fu veduto nel

scale col gruppo del leone,

suU'area capitolina, dalla parte di Araceli

il

i^^).

Springer nei Ges. Studien, zur Kunstgesch. für della statua prima del suo trasporto ha

228. Sülle vicende

Irattato recentemente ('*)

di travertino

una grande scalinata a due braccia. Laonde

il

De

Rossi Bull, comun. 1886 p. 348 segg. v. il racconto del Vacca n. 18.

Forcella I n. 44. Sulla base

sporto della statua ebbe luogo

il

24 di marzo:

cf.

Lanciani nelFArch.

H

tra-

d.

Soc.

rom. di storia patria VI, 1883, p. 239. (") Vasari VII p. 222 ed. Milanesi. Cf. la nota 106. Tratterö del disegno del Buonarroti nella Zeitschrift für bildende Kunst, aggiungendo una scelta di Vedute importanti. (*") II rame del Coc\{B), pubblicato nel 1562 ma preso probabilmente da un disegno alquanto anteriore, mostra il palazzo diviso perpendicolarraente in due metä uguali, la destra mostrando lo stato anteriore, la sinistra

una forma simile

ma non

identica a quella ideata da Michelangelo. Siccome

la ricostruzione del palazzo difficilmente si sarä eseguita in questa guisa, e la

veduta della parte destra

dall'Heemskerck

diflferisce

{A**), cosi la

molto da una veduta della loggia disegnata non possa mostrare un certo

veduta parmi

raomento della ricostruzione, ma sembra essere prettamente ideale, fatta per mettere a eonfronto i due aspetti successivi della facciata opinione che esporrö ;

Kunst. Si vede perche io non possa acconsentire alle esposizioni del eh. Re (Bull, comun. 1882 p. 100 e 126 segg.), ne

piü estesamente nella Zeitschr.

f.

bild.

LA COLLEZIONE CAPITOLINA

1550 dall'Aldrovandi

DI

ANTICHITA

29

e disegnato nel 1565 dal Gamucci vedute contemporanee romraettono. (vediita D), La costruzione dello scalone perö, per la decorazione del quäle il

mentre

(p.

270)

le altre

Buonarroti dicesi avere progettato una statua colossale dl Giove gran nicchia centrale, con due grandi fiumi ai lati, pare

nella

facesse

lenti' progressi.

I

del

biografi

gran

Fiorentino,

e moderni, tacciono sulla data precisa. Secondo

ma

inosservata,

degna

antichi

una notizia

finora

di fede (^i), la ricostruzione del palazzo sa-

rebbe stata incominciata nel 1546. Lucio Fauno, nella prima edizione delle sue « Antichitä della cittä di Roma " , pubblicata nel 1548 (*^-), conosce i due fiumi ancora dinnanzi al palazzo de' conservatori

SS*^),

(f.

mentre l'Aldrovandi, che

scrisse nel

1550

(^3),

a pie del palagio del Campidoglio » cioe del senatore (p. 269). Bisogna dunque che nel frattempo abbiano cambiato il loro posto, e che nello stesso tempo sia anche stata scritta li

vide di giä

"

la notizia interessante

,

che

trova

si

nella

seconda

edizione del-

l'opuscolo del Fulvio, pubblicata nel 1553: dopo aver ripetuto dalr edizione anteriore, la descrizione dei fiumi nel loro posto dinnanzi al palazz(x de' conservatori, egli

aggiunge in guisa di postilla:

«

Ma

credere che lo scalone abbia in parte esistito giä molto prima di Michelangelo, affatto nei disegni dell' Heemskerck, e presse Vasari forma parte

mentre manca

essenziale del nuovo progetto michelangelesco. Sbaglia il Ee anche nel prendere per un ingressp a pian terreno il nicchione delle scale di Michelangelo. Visto lo stato imperfetto di questo scalone, crederei che il disegno originale fosse fatto circa il 1549. (Le ben note vedute di Eoma del Cock, Praecipua

aliquot

Rom.

antiquitatis

ruinarum monumenta, furono pubblicate

nel 1551

in Anversa).

(")

M. üb. Bicci, Notizia d. famiglia Boccapaduli, Roma 1762, p. 131, un libro manoscritto di Prospero Boccapaduli, allora soprinten-

attesta secondo

dente delle fabbriche capitoline, la fabbrica dei due palazzi, finita nel 1568, avere durato ventidue anni. (*^) II privilegio pontificio di Paolo III e senza data, quello veneto, segnato il 30 di luglio 1548, vale tanto per l'edizione italiana del 1548 quanto per la traduzione latina, stampata nel 1549. L'edizione del 1553 ha poche

aggiunte. (*'J

che a il

p.

V. la mia esposizione

292

si

parla della

neWArch. Zeitung 1876 p. 159 seg. Aggiungo memoria del Reverendiss. Cardinale Ridolfi «,

« felice

quäle mori nel gennaio del 1550.

«sul finireo

Nou

e

dunque necessario

poco dopo 111549», come servire alla storia dei musei ital. I p. IV.

si e

fatto nei

di fissare l'epoca

Docum.

ined. per

MICHAELIS

30

hoggi amendue questi simulacri

tolgono da questo luogo, per

si

porli davanti al palagio del Campidoglio, e ne

UQO

»

Ne

38'').

(f.

messa

1549.

Nel corso di queste operazioni con

connessi

ri-

tolto via

risulta che lo scalone fu finito e la decorazione

al posto circa il

solo perdette

hanno gik

il

ma

palazzo dei conservatori non subi anche altri cambiamenti

i

suoi fiumi custodi,

1'

imminente ricostruzione della

facciata.

Giä prima

suo posto scoverto sopra il lupa nel domiciliarsi piano superiore del palazzo. Ivi fu veportico, per duta nel 1544 dal Marliani (che ne pubblicö il primo disegno, dei fiumi

la

si

era ritirata

dal

dall'Aldrop. 27) in, porticu inleriori prope aulam, nel 1550 vandi (p. 275) in quella « loggia coverta che riguarda sopra la cittä plana " riconoscibile nelle vedute A* C D E, localitä distinta e cospicua. Mentre poi la testa colossale di bronzo, senza ,

appeaa poteva idearsi l'aspetto del Campidoglio, rimase i suoi compagni minori, piede, mano,

la quäle

soletta nel portico di sotto, palla, furono

ugualmente trasportati nel piano superiore, ove giä

l'Aldrovandi

li

cominciö

il

ritrovö

dissipamento

(p. :

272). alla

Ma

con

mano ed

questo trasporto

al globo,

in-

probabilmente

cagione del loro significato simbolico, fu assegnato un posto d'onore nella sala graude, accanto ad una statua di Leone eretta

a

X

nel 1521

ed al palco dal quäle solevano proclamarsi i cittadini eletti, laddove il piede fu alloggiato « in un altro

nuovamente

luogo del palagio

«.

Anche

l'Ercole di bronzo scese dalla sua torre

nel cortile del palazzo (la cui difformitä e

sconvenevolezza dove-

vano spiccare vieppiü pel confronto della bella base bassa sottoposta da Michelangelo al Marco Aurelio) e fu collocato sopra la base dedicata ad Ercole Vittore (^'*) in una camera contigua al salone, accanto alla statua anzidetta di Pane. Le Sfingi a pie delle scale, giä mentovate dal Fulvio, non vi compariscono piü. L'una di esse

sembra (p.

gruppo del leone, ove Aldrovandi ad un leone senza testa, annovera una Sfinge con

essersi assoeiata fuori al

270), oltre

caratteri geroglifici nella base, l'altra Sfinge,

palazzo

(p.

272) per

L

ambedue

sculture di paragone (^^)

;

dello stesso materiale, si era fermata nel cortile del far

compagnia ad un

cinocefalo,

pur

L. VI, 328. Mus. Cap. IV, 61. Aldrovandi p. 273. III, 100.

(«*)

C.

(«=)

Boissard

di

pa-

LA COLLEZIONE CAPITOMNA DI ANTICHITA ragone, il quäle, conservato fano dal Cacco, si distinse per

monio

{^^).

sin i

ab

antico

31

presse

Santo

Ste-

ed

Am-

norai degli artisti Fidia

Finalraente le tre statue di Costantino, vedute ancora

dal Fichard (p. 41), avevano seguito Tesempio dei due iiumi e trovato un posto provvlsorio suUe scale condiicenti dall'area capitolina a S.

Maria

Marliani (1544 Fauno (1553 f.

di Araceli (^^). p.

27),

L\ tutte e tre furono vedute dal

mentre l'Aldrovandi (1550 p. 268) ed il BF, non ve ne cono-

39), al pari delle vedute

scono piü che due, la terza essendo frattanto passata suUe scale opposte che conducono alla rupe tarpea. Circa dieci anni piü tardi •

l'obelisco lasciö il suo bei posto accanto alla palma, essendo caduto e giacendo sul suolo al disopra di quelle statue {^^). Questa era la trasformazione in cui trovavasi il Ca.mpidoglio allorquando l'Aldrovandi ne dettö la sua descrizione (p. 268-276),

la piü particolareggiata e la piü sistematica di tutte.

Ne ho

fatto

largo uso in quel che precede ; basta rilevare alcuni altri marmi da lui mentovati nel palazzo de' conservatori. Nel cortile vi era un cosidetto Apollo, ignudo, con un cane senza testa accanto (^^), ed una "

donna

erano

i

(**)

;ma d'importanza superiore ad ogni altro pezzo framraenti dei cosidetti fast! capitolini, scoperti nel-

in pie vestita«

Loewy

Insclir. griech.

Bildhauer

n. 382.

La

statua era giä conosciuta

tempi di Cola un disegno se ne trova nel codice pighiano f. 26 n, 25 Jahn. SuUe scoperte avvenute nelVIseum Campense cf. Lanciani Bull, comun. 1883

ai

p.

;

35 segg. (*')

Bionä.0 {Rom. instaur. 11,19) ne conobbe quattro

;

tre

vengono nomi-

G

nati dal Fulvio {Antiquaria f. IV**. Äntiquit. f. 23 ^is). Vacca n. 10 parla di due Costantini da Paolo III trasportati in Campidoglio, quelli cioe posti

verso Araceli. Si sa che

suo

flglio, V.

CLL.

si

tratta di Costantino

Magno

VI, 1149. 1150. Cavalieri

I.

II,

e di

78.

Costantino Cesare,

Mori

I

Piazza

7. 8.

Clarac V, 980, 2526. 2527. (*") Mauro Antich. di Koma, 1556, p. 8 trovu l'obelisco ancora nel suo posto, ma il Boissard, che dimorava in Roma dal 1555 al 1561, dice I p. 46

super

caemiterio

i

ac et

obeliscus Aegyptius

hieroglyphis

insignitus. Si

capisce perchö piü tardi fu ceduto a Ciriaco Mattei. » Mori I, Atrio 2. (*») Sara 1'« Endimione Montagnani 12. Righetti 108. Clarac IV, 580, 1250A., benche il Righetti lo dica tanto trovato nella villa

Palombara, quanto proveniente dalla scala di Bramante nel Vaticano, due asserzioni contraddittorie che si annuUano fra loro. La data della pubblicazione dei

Mori (1806) dimostra che

h

ugualmente falsa Tasserzione dei catalogo 1812 nella via Merulana.

la statua essere stata trovata nel

ufiiciale,

MICHAELIS

32

l'agosto del 1546, e poco dopo donati al popolo

Alessandro Farnese, che sina.

Ormai

riordinati per le eure di Gentile Delfini,

Tommaso

Marliani,

una specie

in

prima

romano dal cardinale

aveva deposti nella sua Farne-

li

Cavalieri

de'

ed

altri,

Bartolommeo

essi furono

incastrati

secondo un disegno di Michelan-

di Icicciata fatta

un nobile posto in capo al cortile (^°). Nel piano superiore l'Aldrovandi vide una statua niaschile con un martello in mano, senza testa, nonche diverse statue, Statuette gelo

che

stesso,

una

(fra loro

miotto

Bacco

di

qualche busto della lupa

trovö

(p.

di

di

es.

una statua

di

di poco interesse (^'X

giovine) e torsi

Adriano),

e

finalmente

nella loggia

donna mezzo ignuda ed un

paragone. Fa

specie che

altro

sci-

l'Aldrovandi tralascia una'

grandiosa statua quasi colossale di Minerva, imitazione della Parthenos di Fidia, la quäle sotto Paolo III era stata scoperta fra certe rovine antiche della cittä e trasportata sul Campidoglio (^2).

Fra tante

altre statue di

essere rilevata, e di fatti,

minor conto questa avrebbe meritato di come vedremo, era riserbata ad onori

Forse si sottrasse agli sguardi dell'Aldrovandi per trovarsi nascosta in qualche localitä non accessibile al pubblico. Dopo la morte di Paolo III (1549) la nuova sistemazione speciali.

procedette Campidoglio ch'egli aveva ideato o promosso a passo lento. Se quei graziosi portici in cima alle due scale che dall'area capitolina conducono ad Araceli ed alla rupe tarpea, con ragione si attribuiscono al Yignola, essi furono codel

,

,

essendoche quell' architetto venne a Eoma 1550, e la veduta C, fatta oel 1555, ne presenta giä uno.

struiti sotto Giulio III,

nel

E

di fatti gli archi dei portici esibiscono le

i^")

C.

1.

L. I

p.

armi di quel pontefice.

415. I ed. 2 p. 3 segg. In area palatii Capitolini con« attaccata al muro in capo del /«sii, 1549, p. 6) ;

servatorum urbis (Marliani cortiglio » (Aldrovandi

p. 271).

Cf.

Fauno De antiquitatibus

urb. R., 1549,

nella prefazione. •(»')

Eighetti tav. 228. 231. 244. 255 pubblica tre putti rappresentanti ed una « Polinnia " assisa, tutte Statuette conservate dinanzi alla

le stagioni

una statuetta

cappella, e a tav. 230

udienza. Potrebbe darsi che fra esse tovate dall'Aldrovandi

;

forse anche

quei putti. (»*) Forcella I n. 43. Cavalieri

di " si il

Giunone



sedente, nella

stanza di

trovino alcune di quelle Statuette men« Bacco giovane » si ha da cercare fra

III.

IV, 36. Mus. Capit. III, 10. Mori

Atrio 21. Montagnani 16. Clarac III, 461, 858.

I,

LA COLLEZIONE CAPITOLINA DI ANTICHITA

33

Quella medesima veduta perö rende evidente lo stato imperfetto in cui allora si trovava il progetto del Biionarroti. Dalla parte del

Campo Marzo e della piazza di Araceli cerfco. La facciata del palazzo grande

limite ciata

al

poco



della

posteriori

DEF

di

grande scala. le

(^^),

Qui,

finestre

del

mancava

l'area

era

come

appena

vedute

nelle

piano

di

coraindi

sono

principale

di proporzioni piuttosto meschine, ed invece di quei pilastri maestri

ideati

dal

che

Buonarroti

v'era un balcone

Anche

lungo

il

oggi

piano

scompartono superiore

fra

tutta le

la

due

facciata, torri an-

palazzo de' conservatori serbö in genere l'aspetto originale, quantunque nel 1555 la cura della fabbrica dei due palazzi fosse stata commessa dal S. P. Q. R. a persona di grande

golari.

il

energia quäle era Prospero Boccapaduli {^^). Poco dopo, sotto Pio IV (1559-1566), una parte non esigua del disegno di Michelangelo fu eseguita, costruendo dalla parte della piazza di Arala gran cordonata, a pie della quäle furono coUocati quei due bellissimi leoni di basalte, di antica scultura egizia, che fino aUora erano stati posti davanti la chiesa di S. Stefano del Cacco,

celi

successore dell'antica dea Iside (^^). In connessione con questa sistemazione della salita l'area capitolina fu chiusa merce una balaustrata, che vediamo giä finita in D (1565), ove dietro ad essa

giacciono sul suolo

i

due Dioscuri

e

frammenti dei

loro cavalli,

non

ancora ristaurati. Scoperti al tempo di quei pontefice nel Ghetto, quando vi si eresse la sinagoga, furono messi al loro posto quasi venti anni piü tardi {^^). Finalmente pare cada in questo tempo la trasformazione del Tigri sotto le scale del palazzo senatorio in

un Tevere, merce

il

cambiamento della

tigre in

una

lupa informe e l'aggiunta dei due gemelli. Imperocche mentre ancora il Gamucci (1565) descrive la belva quäl tigre, il Vasari

(1568) parla del Tevere,

e,

come

esposi di sopra (p. 26), la

edizione del Cavalieri, pubblicata circa

(*')

De Rossi

il

prima

medesirao tempo, men-

Bull, coman. 1887 p. 63 fa menzione di un siraile disegno

nel codice vaticano 8257, {**)

Bicci

1.

cit.

(**)

Flam. Vacca

(^*)

Vacca

(n.

81) p. 114.

ove parla da testimonio oculare. parlando ancora da testimonio oculare. L' iscrizione Forcella I n. 78 li fa scoperti ruderibus in theatro Pompei egestis. II ristauro si fece nel 1583, v. la nota 134, n. 52,

n. 27,

MICHAELIS

34

ziona

cambiamento come accaduto

il

naturale

di possedere

II desiderio

ben

appunto in questo luogo un'immagine

del

di recente.

patrio fiume, e l'esempio dei famosi due fiumi compagni del Belvedere, avranno cagionato quell' operazione, tanto piü che i danni

dalle due statue rendevano necessario

soiferti

un

ristauro, e che la

testa della tigre non era perfettamente conservata, Anche la coUezione del palazzo dei conservatori al

tempo

IV

di Pio

di qualche bella

sebbene la

scultura,

citudine del papa stesso era diretta piuttosto verso e

teatro del Belvedere

il

{^').

arricchi

si

Cosi serbando per

il

il

solle-

casino

Vaticano

Pio la

celebre statua di Elio Aristide, scoperta in quei giorni in alcune

Campidoglio un'altra statua di arbitrariamente chiamato Aristide Smirneo, aggiun-

rovine, si conteutö di regalare al

uomo

assiso,

gendovi l'iscrizione dedicatoria eius qui urbem civitatemque Ro-

manam Da

luculenta oraUone lauclavit altre parti

monumenti passato

il

museo

di Interesse storico.

museo

nel

cosidetto

il

(^^).

capitolino ebbe a vantaggiarsi di alcuni

Fin dal tempo

Curzio,

di Giulio III era

rilievo

di

arte

rozza,

che fu dissotterrato nel 1553 presso la colonna di Foca, nel supposto luogo del lacu8 Curtius (^^). Quindi nel 1564 quel gran Mecenate che era il cardinale Kodolfo Pio di Carpi, regalö al po-

monumenti

polo uno dei piü famosi tanto

caratteristico

Giunio Bruto

bronzo

di

che

della sua collezione, si

crede

un

il

ritratto

busto di

L.

Poco dopo dalla casa del vescoYo di Melfi, Alessandro Kufini, passarono sul Campidoglio le due statue semicolossali di

mantenuto

(»')

('^o).

Giulio Cesare fino

ad oggi

("^^).

e di Augusto per occuparvi il posto In quei medesimi anni la celebre base

V. Jahrb. d. arch. Inst. 1890 p. 39 e segg. n. 52. Pdghetti 146. Clarac V, 897, 2285B.

(»8)

Forcella I

(»»)

Vacca

n. 2. C. I.

L. VI, 1468. Jordan

aeWEermes

YII, 264.

Ephem.

Pighio giä nel 1554 conobbe il monumento trasportato nel Campidoglio e ne da il prinio disegno (f. 160 n. 45 Jahn; manca nel cod. Coburg.). Caval. III. IV, 5. Boissard III, 101. Sull'autenticitä furono emessi

epigr. III, 277.

dei dubbi dall'Helbig Bull. 1869 p. 35. N. rkein. Mus. XXIV p. 478. (100) Forcella I n. 54. Visconti Iconogr. vom. I tav. 2. Eighetti tav. 248.

Bouillon Mus.

vandi

II,

hustes tav. 8. Bernoulli röm. Ikonogr. I p. 20. Cf. Aldro-

p. 209. (">')

Forcella

I

n.

56. 57.

Perrier 10. 11. Maifoi 15. 16.

Cavalieri

I.

II,

71. 72.

Montagnani 116. 117.

Vaccaria 51. 63.

Righetti tav. 151. 152.

LA COLLEZIONE CAPITOLINA DI ANTICHITA

35

coiriscrizione relativa alla vittoria navale di Duillio, scoperta

siil

Foro nel 1565, venne ad arricchire la collezione capitolina; sulla base fu imposto un modello della giä colonna rostrata ("^-).

Non

che questi quattro monumenti convenivano

fa mestieri rilevare

a maraviglia al carattere storico-politico di tutta la collezione. V. iL DONO DI Pio

(1566).

17 di febbraio 1564 mori Michelangelo. La sua morte semritenuta come una seria ammonizione di non lasciar

II

bra

V

fosse

il

impei'fetto

1563

giä nel

testamento capitolino del gran maestro. « si era l'architetto Guidetti preso di

ordini di Michelangelo nella fabbrica di Campidoglio

"

E

che

vero

eseguire li {^^^), ma sin

da quell'anno 1564 l'anzidetto

Prospero Boccapaduli, colla cooperazione di Tommaso de' Cavalieri, intimo amico del grande defonto, rivolse interamente l'anirao suo a quella fabbrica ('O'^). Quanto al palazzo de' conservatori, ciata,

per

abbia

i

si

trattö di preferenza della

travertini della quäle

servito

di

cava

('os).

il

come

Coliseo, il

Allorqiiando

nuova fac-

al solito,

Vasari

pare

stava

pre-

parando la seconda edizione delle sue Vite, era giä costruita una j^ quell'istesso anno 1568, in cui quel parte della facciata ('^6) .

libro fu pubblicato,

«

condotta questa fabbrica al termine in quanto

Clarac V, 912A, 2331A. 912B, 2303.,

Aldrovandi p. 16), la

p. 186.

Bernoulli

1.

cit.

I p.

155 no.

2.

Cf.

(nella Eaccolta di statue

statua di Cesare essere stata trovata sul Foro di Cesare, s'intende che

Un

non ha nessun valore. f.

v.

La congettura proposta dalMaifei discgno

dell'Augusto havvi nel codice berlinense

69. C»*)

C. I. L. I, 195. VI, 1300.

Eame

di Ant. Lafreri del 1575. Andr. d.

Vaccaria Ornamenti di fabriche, 1600, tav. 24. Righ. 156. (103) Notizia del Boccapaduli presso Bicci 1. cit. (n. 81) p. 132 n. a. (•"*) Bicci 1. cit. p. 114 e segg. 129 e segg. Vasari da l'onore a Tommaso solo.

Faccio osservare che

quäle venne descritta a

C»)

il

palazzo senatorio

serbö ancora la sua facciata

p, 33, cf. sotto p. 48.

Bicci p. 132.

("«) Vasari

VII

p.

222

ed. Milanesi. (L'edizione del

1550

p.

987 non fa

che una generale menzione del disegno del Campidoglio). Nell'anno seguente, 1569, fu edita da Stefano du Perac la grande veduta iscritta Capitolii scio-

graphia ex ipso exemplari Michaelis Anf/eli Bonaroti accurate delineata in lucem aedita (nello Speculum del Lafreri).

et

MICHAELIS

36

a quello che ai

posero

appartiene al prospetto e alla forma

si

due

della

lati

due iscrizioni

vatori

porta principale l'una delle

» ,

di fuori,

maiorum prae-

vantö

quali

stantiam imitata dai moderni nel ricostruire

il

Campidoglio, mentre

neiraltra S. P. Q. R. Capitolium praecipite lovi olim

tum nunc deo vero, cunctorum bonorum

risente

palazzo

del

nuovo

spirito

iscrizione evidentemente

Per

purgare

il

degli idoli pagani, buona parte dei quali vi suo predecessore, lo zelante pontefice, un mese

apostolico

aveva introdotta

cum

(^^'').

sotto Pio V.

invalso

commenda-

auctori, lern Christo

communi supplex tuendiim tradit Lo Stile finora insolito di quest'ultima

Salute

si

del palazzo de' conser-

il

suo aTvenimento al trono, l'll di febbraio 1566, aveva dono al popolo romano di non meno di 146 marmi autichi, che decoravano tanto il teatro eretto nel gran cortile vaticano e

dopo

il

fatto

la vicina scala del

uonche le (1^8).

Bramante, quanto

cosidetta

la

stanza

Cosi impoverendo

cortile di

Belvedere

la palazzina

monizione

della

il

«

Vaticano,

(Casino Pio)

nel

palazzo papaove le celebri statue del

erano state

poco prima

»

nascoste

nelle loro

sembrava

desti-

nato ad occuparne il posto, ed il palazzo dei conservatori per trasformarsi in un gran museo di arte antica, a danno,

stava

battenti di legno,

nicchie dietro

il

Campidoglio

e vero,

del tradizionale carattere storico della coUezione. Tuttavia quella

donazione non venne a pieno effetto, anzi fini in maniera un po' meschina. Siccome spesso si park della donazione di papa Pio V

come

effettuata

nella sua

totalitä,

cosi

m' ingegnerö

di

chiarire

particolarmente un punto che e di non lieve Interesse per la storia della coliezione capitolina, valendomi tanto dell' « Inventario delle figure donate da N. S. Pio

V

lodato Prospero Boccapaduli

Popolo Komano » (^o^), quanto di due

al

,

fatto dal piü volte

iscrizioni capitoline

ö poste nei primi tre trimestri del 1566, o riferibili ad essi,

che cessasse la vacanza del Senatorato

e»') Bicci

1.

cit.

mi

(^^o).

arch. Inst. 1890 p. 42 segg.

Cf.

(>»»)

Pubblicata dal Bicci

varrf)

ottobre di quell' anno)

cioe

Forcella I n. 64. 65.

Jahrbuch

(10»)

coinoda neWJahrbuch

(P

prima

1.

d.

cit. p.

1.

cit.

p.

115 segg., riprodotta in maniera piü

60 segg. con numerazione continua, della quäle

anche qui.

("») Foreella I n. 61. 62.

Cf.

Cosraedin VI, 9 no. XX. Forcella

Crescimbeni Istoria

n. 63.

d. baail. di S.

M.

in

LA COLLEZIONE CAPITOLINA

ANTICHITA

DI

Fatto l'inventario l'll di febbraio

e

87

27 del me-

il

supplito

giorno seguente una schiera di facchini venne a al trasportare Carapidoglio trenta marmi, dieci dei quali, senz'altro i piü iraportanti, avevano servito alla decorazione della scala,

desimo mese,

mentre e

il

un giardino superiore,

iino era stato in

Statuette, in quella stanza del palazzo

tanto

;

fra busti

il

resto,

il

teatro quanto

il

30 pezzi segnati nell'invencon certezza od almeno con grande

casino rimasero intatti. Essendo questi se ne possono riconoscere

tario,

probabilitä

i

segueati ('"):

46? Geiiio,

Musa,

47.

p(almi) 9

p. 9.

|.

Vaccar. 27 {Genii simulacrum in Capitolio). (Miisa repraesentans commediam in Ca-

Vaccar. 34

Montagnani 124*. Eighetti 210

pitolio).

(anfiteatro ossia scala). Clarac III,

1034.

.511,

Fortuna

49.

senza

testa, a sedere.

Righ. 241 (Belvedere). Clar. III

438 H, 827 C.

Tutela, con un putto

59.

ghetti 185

2|

senza testa

61.

Puttini

72?

Fiume

(Agrippina con Neronej. Ri-

940 A, 2391 A.

(cortile di Belvedere). Clar. V,

quattro con urne in spalla. Uno di essi: Righ. 286. a giacere (portato da 4 facchini). Clar. IV, 749, 1821 A (p. 4,

Cf. n. 70.

0.).

Vecchia. Mont. 62*. Clar. IV, 780, 1947. di Claudio. Mus. Cap. II, 13. 131? Testa di Cesare. Mus. Cap. II, 1. Righ. 32. 132? Testa di Macrino. Mus. Cap. U, 61. Righ. 224. 73.

130? Testa

133? 134? 137? 139?

A quäle

Testa di

Antonino Pio.

Testa di

Faustina. Mus. Cap. 11, 38. Righ. 157. Tiberio. Mus. Cap. II, 6. Righ. 32. Alessandro. Righ. 7?(ii2).

Testa di

Testa di

questo dono

il

("')

magistrato

si

Mus. Cap.

II,

37. Righ. 157.

riferisce l'una delle iscrizioni (n. 62),

(dei

conservatori) ed

Compilando questi indici mi sono per

il

Sono desse

g n a n i-Mirabili

lo piü contentato di indicare,

(l'asterisco

niente

come

Museo

capitolino)

" coli oc ata

e

di preferenza la « Raccolta »

accenna che

la statua viene

danno una notizia o n t a-

edita dal

iudicata

M

espressa-

prima della fondazione del del Campidoglio « di R i g h e 1 1 i (le

dai conservatori n

la « Descrizione

esprimono la

popolo

oltre alle tavole del Clarac, solo quelle pubblicazioni, che

sulla provenienza.

nella

,

cioö

parole aggiunte in parentesi si riferiscono a quella parte del Vaticano onde la statua dicesi esser tolta). Non tutte le identificazioni sono di ugual certezza (vi si riferiscono

vano

le

i segni di interrogazione aggiunti ai numeri) misure, nonostaote l'inesattezza di molte di esse.

("»)

140-143.

Restano

i

n. 55. 62. 71. 77,

le

teste

;

in parte ci gio-

128. 129. 135. 136. 138,

e

38

MICHAELIS

verso il pontefice a cagione delle trenta statu3 donate. Sorge ora la quistione, se l'altra iscrizione (n. 61), secondo

loro gratitudine

Romanus

la quäle senaiiis j^opulusque

max. dorn

pont.

Pä V

marmoreas

statuas

Vaticano in Capitolium translatas.... hie po-

e

siät{^^^), se questa iscrizione si riferisca alle stesse trenta statue ovvero ad un nuovo dono. Giacche e un fatto incontestabile che •

nella coUezione capitolina

trovano non poche sculture vaticane,

si

ornavano

di quelle che

segnatamente

1.

Pudicizia,

10. Cavalieri

p.

I.

39*.

Montagnani

Eccone l'elenco:

teatro.

Teatko.

I.

(Pontificis viridario).

il

15 (Pudicicia

II,

Eighetti

ibidem,

ciofe

in

252 (Belvedere). Clarac IV,

765, 1883.

8? Cerere, con spighe 438 B, 786 G).

mino, a sedere.

in

Moni

104

ovvero 105

Clar. III,

4? Figura palliata, (p.

8,

p.

8

|.

«Mario» Mont.

72. Clar. V, 902,

2304

5).

5? Fortuna. Cava!. Atrio

1 6.

I. II 13 [Fortuna in virid. Vat). Ovvero Mori (Abbondanza\ Mont. 9. Clarac III, 451, 823 A. Cibele, a sedere. Mont. 131*. Clar. III, 396 B, 664 F.

8? 15? 19? Securitä,

a

«

sedere.

"

Agrippina

Mont. 57*.

I

Clar. V,

932, 2368.

9? Salute, (p.

5,

latii),

p.

7.

« Iside "

Mont. 102*

Ovvero Franzini, Iconcs statuarum con un boccale nella mano.

2).

10.

Immortalitä,

Atrio 27 (coll'iscrizione tica con Caval. 12.

I.

II,

Urania,

p.

(Belvedere). Clar III, 14.

Giove

p.

8

|.

«

9

i.

(p.

5,

a 9

Clar. V, 992,

1).

(i?i

2275

theatro Pontificis pal-

Mont. 25*. Kigh. 256

IMMORTALITAS).

77

f.

(anfiteatro).

Mori

I

Clar. IV, 767, 1894. Pare sia iden-

Ceres in Capitolio ri. Vaccar. 33 {in Capitolio). Mont. 125*. Eigh. 209 538 D, 1019 C.

col folgere, p. 10. Caval.

I.

II 76 {in Capitolio^.

Mori

I Atrio

29. Mont. 21*. Clar. III, 400, 676. 16.

Cap.

Giunone sospite,

III, 5 e

Mori

p.

9|. Mont. 40*. Eigh,

I Scala 2 (coli' iscr.

1

63

(anfiteatro).

IVNO LANVMVINA).

Mus.

Clar. III, 418,

732(114).

(•") Questa iscrizione pare sia posteriore dell'altra, perche non vi si parla piü di magistratus populusque, ma di senatus populusque Romanus, benchö i conservatori di quell'anno siano nominati sarä siata posta dopo il ;

1

di ottobre.

("*) S'intende che nulla si sa di certo sulla provenienza di questa statua, comune asserzione, essere stata essa disseppellita a Civitä Lavigna, al

e che la

pari di tanti altri esempi simili, e fondata solamente sul significato della statua.

LA COLLEZIONE CAPITOLINA

Angerona,

17.

DI

Mont. 130*. Clar.

bocca.

a sedere, col dito alla

39

ANTICHITA

III,

538 C, 1088 A. 7|. Kigh. 191 (anfiteatro\ Clar. III, 486 B, 954 F. " Console creduto comunemento Virgilio » togato, p. 8 |. Mont. 133* (p. 9, 4). Eigh. 246 (corte di Belvedere). Clar. V, 907, 2378 C

Apollo,

18.

p.

23? Console

(p.

12, 6 i).

lerone. M. Cap. I, 33. Ariadna. Righ. 7? di Piatone. M. Cap. I, 22. 29. Testa di Gabrielle Faerno. Righ. 197. 81? Testa di Diogene. M. Cap. I, 27. Righ., 55. 32. Diana, p. 12. Mori I Atrio 26* (p. 11 §). Mont.

26? Testa 27? Testa 28? Testa

di

di

20*

(p.

13,6).

Clar. IV, 571, 1221 (p. 11,5 i).

33? 134

Figura togata,

(p. 9,6). Clar. V, 907,

Polifemo

36.

8|.

p.

2306

A

Cicerone» Righ. 242 (Belvedere). Mont.

«

9,4).

(p.

con una figura

a'

piö senza testa. Mont.

23*.

Righ. 98

(anfiteatro ossia scala). Clar. V, 835, 2091. II.

Adriano. Mus. Cap. I, 33. Faustina. Mus. Cap. I, 39. Testa di Faustina. Righ. 215. Pudicizia, p. 8. Mont. 66 (p. 8). Clar.

40? 41? 42? 51? 2483

ScALA.

Testa di Testa di

IV, 765, 1884

=

V, 965,

8,1).

(p.

Traiano

con suo petto. Righ. 218. p. 8 |. Righ. 208 (scala). Clar. V, 976, 2533 54. Augusto, a sedere. Mont. 99*. Clar. V, 912 B, 2334. 52.

53 ovvero 57. Cerere,

Antonino Pio con suo petto. Righ. 218. Bacco ignudo colla lince a' piö. Mont.

56. 60.

100*.

(p. 9).

Righ. 69 (scala).

Clar. IV, 682, 1596.

C8? Mercurio

colla borsa in

Palazzina.

III.

86? Dirce Clar. V, 877,

colla

2235

colomba

(p. 4,1 ^)

92? 107? 109? 115? Mori I Cortile 6 gna: Mori 113.

ib.

5

Mnemosine.

Giunone Placida.

e diversi

inaestro

Roma

Cod. Berol.

2531

(p.

8,8

Cod. Berol.

I, II,

(p.

f.

8,7 |).

f.

66^ (nel boschetto).



La

figura

compa-

§).

66*» (coU'iscr.

IVNONI

PL.\-

8 (in viridario Vaticano). Mont. 60 « Cle-

questa « Dercie mutata in colomba», nonche ai n. 60 marrai della Palazzina, che Pio IV aveva comprati dal Niccolo Longhi da Vigiu, railanese, v. Bertolotti Artisti lomb. a

("') Intorno

68

(sopra la porta). Mont. 110 (p. 7,4).

V, 976, 2532

10). Clar. ib.

(p.

CIDAE, nel boschetto). Caval.

e

Vener e

^ns).

10). Clar.

(p.

o

mano. Clar. IV, 658, 1527 A.

I p.

171

a

altri

(cf.

p.

147. 149. 170).

40

MICHAELIS

raenza

(trovata suH'Aventino, cioh nel creduto tempio di Clemenza). Clar. III,

n

423, 749

(116).

124?

Antonio

oratore. «

L' Antonio

125? Arianna. Baccante Eigh. ner

73. Clar. IV,

busti, si

Clar. V, 922, 2346.

(gran Corte di Belvedere). Fer-

694 B, 1656 C.

Pilo ben darsi

mente

»>

239

che

ghe deH'inventario

marmi capitolini, segnatadenominazioni pur troppo va-

alcuni altri

nascondano sotto

le

('•').

Qiiando ebbe luogo questa gran migrazione di statiie dal Vaticano al Campidoglio ? Sotto Pio V? A quanto credo, l'unico argomento che potrebbe addiirsi in favore di questa supposizione viene offerto dal fatto che 1'« Iramortalitä

»

n.

10 ed

il

Giove

14

n.

erano giä nel Campidoglio, quando la prima edizione dei libri I e II delle Äiiliquae statuae del Cavalieri fu pubblicata, ciö che av-

venne incirca

fra gli

r« Urania»

n.

rum, icones.

E dunque

12

anni

1572

e

1578

("^), e che

ugualmente

trovaya in Capitolio nel 1584, anno in cui Lorenzo della Vaccaria diede alla luce le sue Äntiqiiariim statuasi

evidente che queste tre statue, tutte apparte-

nenti alla decorazione del teatro, sono entrate

Campidoglio o

nel

V

ovvero sotto Gregorio XIII. Dall'altra parte e non meno certo che non tutti i marmi compresi nelVinventario furono realmente ceduti al Campidoglio sotto Pio V. In primo luogo e

Pio

sotto

di qualche importanza che l'iscrizione seconda non contiene

chiarazione di ringraziamenti diretti al

tanto che le statue donate siano

("*) Ho commesso, come wqW Jahrbuch 1890 p. 62 e QQ,

«

donatore,

quivi collocate

dimostra

il

ma

codice

annoverando

" ;

una

di-

attesta solanzi, se que-

uno

berlinense,

statua, e forse

questa due precedenti, fra quelle mandate a Firenze nel 1569.

sbaglio

anche

le

("') Restano i n. 7. 11. 20. 21. 22. 24. 25. 30. 35. 37 dal teatro, 38. 39. 43. 45. 48. 50. 58. 63-67. 69. 70. 74 dalla scala, 83-85. 87. 88. 96. 101.

102. 112. 117-119. 123. 126. 127 dalla Falazzina.

uxor

statua

Moril

le statue



La

u

Mia

C.

Petronii

II, 11 potrebbe essere identica colla Cortile 4. Righetti 291. Clar. V, 976, 2534. Si confrontino inoltre

in viridario Pontificis » pr. Caval.

Caval.

I. II,

7. 10.

17.

18

«

I.

in Vaticano viridario

»

e

Franzini a 4

in virid. Pon.y^, a 7 uin theatro Pontificis pallatiin. ("*) Cf. Jahrbuch 1890 p. 45 n. 174. Le antichitä vaticane (tav. 1-18) che erano mancate neiredizione originale del libro I potevano appena essere u

Mnemosine

disegnate prima della morte di Pio V, 1572 (v. 1. cit. p. 41). Dall'altra parte Cardinal di Trento, Luigi Madrucci, al quäle il libro b dedicato, lasciö Roma nel 1578.

il

LA COLLEZIONE CAPiTOLINA

DI

ANriCHITA

41

Campidoglio in genere ma, come pare, sala, appena basterebbe una sola localiU per rinchiuquei marmi. Poi una parte non esigua dei monumenti

non

sto hic si riferisce

al

ad una certa dere tutti

romano o rimase nel Vati-

donati, secondo rinventario, al popolo

fu regalata piü tardi ad altri dall'istesso Pontefice. Questo

cano era

marmi

caso di 26

il

1569 a Fran-

della palazzina donati nel

cesco de' Medici, principe di Firenze('^^). Eimasero nel Vaticano le celebri statue di S. Ippolito e di Aristide Smirneo (n. 2 e 13),

donate alla biblioteca, quella dal card. Marcello Corvino (1551), questa da Pio IV, le quali avevano servito temporaneamente a decorare

ßimasero anche

teatro (^^o)^

il

al loro posto originale nella

peschiera della palazzina le cinque donne sedenti n. 78-82 C^'). II

Pighio poi nel 1574 trovö di

marmo(J^-);

ticano, fra

il

ancora ornato di molte statue

teati-o

il

Va-

scultore remese Pierre Jacques disegnö nel

lo

1572

e 76, .

il

rilievo dello

Zeto ed Anfione

«

1572

»,

n.

34

1578, pubblicö dodici statue come esistenti in Vaticano viridario, alcune delle quali deH'inventario

Cavalieri, fra

{\

(^^3)

appaiono piü tardi

collezione

nella

nel 1575, descrivendo di quelle statue ('25)_

il

e

^nzj

fljiQ j^q\

il

capitolina ('24);

palazzo de' conservatori,

il

non

1589, quando la

Gontarino,

menzione

fa

piii

gran parte

delle statue era giä trasportata al Campidoglio, le Icones statua-

rum antiquarum ("*) Jahrb.

edite dal Francini esibiscono ancora alcune sta-

cit. p.

1.

("») Jahrb. (">)

N. 78

F

Cibele,

N. 79

6

I.

d

e,

p. 41.

il

cardinale di Augusta ne aveva rice-



a sedere. Cod. Berol.

N. 80

II, 9.

ivi



stampate.

67.

a sedere. Cod. Berol

dere). Caval. I, 12.

boscho). Caval.

cit.

1.

Anche

43. 65.

Alessandro de' Medici

vuti, V. le lettere di

Pud

N. 81

i

c

f. i

z

f.

77* {Fides, nel boschetto).



55 {Dea Cybele nel bosco Di beluei a a sedere. Cod. Berol. f. 66« (nel ,

Gioventü



,

a sedere. Cod. Berol.

f.

77

N. 82 Flora, a sedere. Caval. (luventas nel boschetto). Caval. I. II, 14. Inoltre c'h nel Cod. Berol. f. 77 una Fides assisa, « nel boschetto n. I. II, 16.



Rassomiglia alla " Giulia Pia » Righ. 81, tranne che non e velata. Cassiano dal Pozzo pubblicate dal Schreiber Ber.

le notizie di

1885

p.

30

n.

24.

33

n. 41.

35

— Cf. inoltre

d. sächs. Ges.

n. 48.

('") Pighius Hercules Prodicius, Anv. 1587, p. 390.

11

('^»)

Mäanges

0")

Caval.

I.

d'arch. et d'hist. 1890 p. 200. 17. 18; nel Campidoglio tav. 8

II,

nota 103)? 15 (n. 1). (*"*) Contarino L'antiquitä

(n.

113). 13 (n.

5)?

(cf.

di

Roma,

dipende massimamente dall'Aldrovandi.

A'^en.

1575, p. 100.

E

vero

che

MICHAELIS

42

tue esistenti in theatro pallatii pontißcis (^-^); e vero che le incisioni in legno di questo libro possono essere State fatte alcuni

anni prima. Considerati questi argomenti, pare il piü ragionevole di credere accaduto lo sgombro del Vaticano, almeno quello del teatro, fra

1572

il

incirca ed

1584, cioe nel tempo di Gregorio XIII quäle, come vedremo, anche altri migliorail

(1572-1585), sotto il menti del Campidoglio ebbero eerte date,

saremmo piü

Sisto V,

quäle

il

si

Se non

luogo('^'').

ci si

opponessero

disposti ad ascrivere tutta l'operazione a

sa che volse

il

pensiero a

dal pa-

cacciare

lazzo papale flno le statue del cortile di Belvedere (^-^); che, nel 1588, fece deraolire la scala di la

Bramante per

fu egli

edificarvi

nuova sala della biblioteca, nella quäle le statue di S. Ippoe di Aristide ottennero un posto d'onore. E di fatti pare

lito

probabile che, sgombrato il teatro sotto papa Gregorio, la scala seguisse sotto Sisto, con profitto, e vero, molto minore del Campi-

con certezza non ne ebbe

Giacche questo

doglio.

che tre statue,

l'Augusto assiso n. 54, la Cerere n. 53 ed il Bacco n. 60 pai'lando delle due ultime sulle quali il Righetti (non so sopra quäle autoritä) fa espressamente osservare che, demolita la scala, furono ;

V al popolo romano. La piü gran parte delle statue che ornavano la scala non si sä che cosa siano divenute ('^^); il donate da Sisto

summentovato rilievo di Zeto ed Anfione sembra esser passato a Scipione Caffarelli, piü tardi chiamato il cardinal Borghese, che se ne servi nella decorazione della facciata principale del casino di Villa

Borghese

(^^o)^

C^«) Cf. n. 9 e nota 117. ('*')

Sulla base della Baccante Eigh. 239, che abbiamo proposto di iden125 dell' inventario e che in ogni caso giä era nel Vaticano, si

tificare col n.

i nomi dei conservatori del 1584 (Forcella I n. 83). Se la base apparüene alla statua, questo potrebbe supporsi l'anno della gran donazione vi sembra peru opporsi la pubblicazione del Vaccario che data del medesimo anno

irovano

;

6

che giä conosee 1' Urania nel Campidoglio. nella viia Sixti (128^ Notizia di Graziano

V

presso Ranke Gesch. d. röm. Päpste I» p. 312. C^") Delle statue n. 44 e 45 havvi un ricordo

gramma

>J
raffigurante

Non

il

un rame

in

tomiamento del 1565 nel

manu emendata

«

col

mono-

Teatro di Palazzo

»

corrispondono a veruna statua a me conosciuta. «Quadro con tre flgure, Teti [cioe Zeto] e Arafione». Melanges

(pr. Lafreri). (!»»)

,

ipsius

LA COLLEZIONE CAPITOLINA DI ANTICHITA

43

VI. GlI ULTIMI DECENNI DEL SECOLO XVI.

Mentre daH'Albertiiii

fino all'Aldi-ovandi una serie quasi contipiü o meno particolareggiate, ci permette di seguiro passo a passo lo sviluppo della coUezione capitolina, la mancanza di tali guide sin dalla raetä del secolo fa nascere delle incertezze

nua

di descrizioni,

al pari di quella poc'anzi

meno leans,

il

discussa e tante altre. Para che

deH'itinerario

la pubblicazione

quäle viaggiö in Italia

Nicola

di

negli

anni 1574-78,

empiere questa lacuna, conciossiache, per quanto Londra, doglio

esso

nem-

Aiidebert di Or-

mi

non contiene una descrizione speciale

servirä ad

si

scrive da

del

Campi-

(131).

Nel 1579 il palazzo senatorio cangiö grandemente d'aspetto, rimpiazzando Gregorio XIII la semplice torre medievale col nuovo campanile, il quäle, benche in genere corrisponda al disegno pure mostra l'unica grande apertura, progettata cambiata in due piani come ora si vedono {^^-). Forse

del Buonarroti,

da

lui,

stavano ni

in

riferibili

connessione al

con

questa

riordinamento

niccbia sotto la scala

grande abbia ricevuto

alcune

intrapresa

dell'area

capitolina.

del palazzo, fra

come decorazione, invece

del

operazio-

Cosi

quella

due fiumi, pare Giove Yoluto dal

i

Michelangelo, quella semi-colossale Minerva fidiaea, scoperta giä sotto Paolo III ('33). In capo alla cordonata i due Dioscuri, i

cVarch. et d^hist. 1890 p. 200. E il ben conosciuto rilievo Borghese, ora nel Louvre, rappresentante Orfeo ed Euridice (Bouillon II bas7\ 1. Clar. II, 116, 205), le cui iscrizioni latine esistevano

Borgh.

dunque

fin d'allora.

Cf. Manilli Villa

Borgh. p. 140. Robert, Pasiphae-Sark. p. 12. Lansdowne n. 720. J. P. Richter nel Repertor. f.

p. 31. Montelatici Villa

("') Mus. Brit. MS. Kunstvjiss. III p. 288. Müntz Les antiquiUs p. 72. P. de Nolhac Rev. arch. 1887 II p. 315. Debbo la notizia summentovata alla gentilezza del eh. E. M. Thompson, direttore del Museo Britannico. Anche le notizie estratte dal eh.

Lanciani dal eod. barberin.

XXX, 89

(Arch.

d.

Soe. rora. di storia patria VI,

1883) eontengono nuUa di nuovo. (***) Le Vedute FG mostrano la torre attuale roti V. la nota 106. Non so se Giaeomo della Porta ;

sul disegno del Buonarsia stato l'architetto, v.

Bäglione Vite de' pittori p. 77 e sag. ("3) Forcella I n. 71 S. P. Q. R. signum Minervue de parietinis urhis erutum et in Capitolium Paulo III Pon. Max. translatum (cf. la nota 92)

MICHAELIS

44

favolosi nunzi della vittoria regillense, ristaurati poco felicemente

dopo venu anni d'aspettativa dal Valsoldo, furoDo drizzati nel 1583 da Giacomo della Porta siiUe loro basi, poste non attraverso, come nel disegno di Michelangelo,

ma

nella direzione della salita C^^).

L'anno segiiente iin posto vicino snlla balaustrata una colonna migliaria, ritrovata come si dice glio della via Appia, che ricevette per base

si

assegnö ad

primo miuna lapida onoraria giä al

posta ad Adriano (^^^); e per compiere quella decorazione della balaustrata, seguirono nel 1590, Sixti V auctoritate, i belli trofei creduli di Mario,

quali, collocati nel castello dell'acqua

i

monumenti

cino a S. Eusebio, erano stati uno de'

Marcia

vi-

celebrati nelle

Ora dunque anche il colle esquimonumenti per ornare la facciata

tradizioni dei tempi bassi ('^ß). lino dovette spogliarsi dei suoi

del Campidoglio. Lo stesso pontefice fece fare la fontana colla gran conca dinnanzi alla scala del palazzo senatorio, conducendovi in

ARE A E

illustriore

in

Max.

lo

c o (cf. la

posuit ac reslituit. Franzini

f.

nota 157) Gregorio

e 8 dice

XIH

Pont.

aerea

Minervae signum in

Capitol., mentre le alire statue capitoline sia in pallatio Capitolino.

una

statua,

mentre in

DE

si dicono collocate in Capitolio o (1588) mostra il nicchione ornato di esso e ancora vuoto, e Vasari (1568) parla ancora

F

La veduta

del Giove.

Mori I n. 78 cf. la nota 96. Baglione 1. cit. p. 78. Non so a quäl ristauro Righ. 388. 389. Clar. Y, 812, 2044. 2045. spetti riscrizione Forcella n. 105. C'ä) C. I. L. X, 6812. 6813 e VI, 967«. Forcella I n. 81. 82. Rame di Nicoiao van Aelst (pr. Lafreri). Vaccar. Ornamenti (1600) tav. 23 («hoggi posa Sülle Scale del Campidoglio «). Mori I Piazza 2. Eigh. 390. Che la colonna sia (>'*).

Piazza

Forcella I

;



3. 4"'

suUa via Appia presse la porta S. Sebastiane, viene asserito non prima del secolo XVII estr., vale a dire dalla iscrizione de' conservatori, dal Fabretti [de aquis. 1680 c. 48), dall'Olstenio (vetus pictura NympheuM referens Graev. thesaur. IV p. 1805). II Dessau {Bull delVIst. 1882 p. 121 sgg.) p. 8

stata scoperta

=

quindi ritiene per vera la notizia del Vacca n. 67, (col quäle concorda il contemporaneo Ligorio) la colonna essere stata trovata « in opera " alle radici del il tealro di Marcello. Se questa poi sia identica coll'esemplare copiato sin dal Quattrocento nella casa Massimi, poi nel giardino di Angelo Colocci, e difficile a decidere. V. Mommsen C. I. L. X add. p. 991.

Tarpeo verso

(136)

p.

266

n.

Forcella I 27.

18S9

p.

99. 100 e Vaccar. 3. l'iiia

(cf.

Piazza

5.

Donato 6.

n.

90

230.

{illustri loco statuenda).

Due rami

4 danno

Roma

Eigh. 387.

p.

i

205

trofei

ed.

Cf.

Bull. d. Ist.

nella raccolta del Lafreri, Caval.

come ancora

Amst. 1695)

;

esistenti in via

nel Campidoglio

:

1888

L

II,

ExquiMori I

LA COLLEZIONE CAPITOLINA

ANTICHITA

DI

45

abbondanza l'acqua Feiice da lui riallacciata nel 1587 (•^''). Fu ancora Giacomo della Porta qiiello che condusse qiiesti lavori, mentre disgraziatamente nella medesima epoca Giacomo del Duca, allora architetto del popolo lomano, rifaceudo il soffitto della gran sala

ebbe il cattivo gusto di guastav la facciata di coU'iütrodurvi quella grande finestra di bizzarra inMichelangelo venzione {^^^). Fa pol parte del riordinamento di tutta la piazza de'

conservatori,

anche la rimozione dal suolo, ove giaceva da alcuni decennii, della guglia di Araceli, che nel 1582 dal comune fu venduta a Ciriaco Mattei tana

collocarla

per

nel

costruita, si

Caprino

nuova

villa celimon-

('^o).

cambiamenti rigiiardavano

Altri

conservatori.

della celebre

lex regia

un

secolo fa

riuniti in

sembra

tardi

dono

giiireconsulto,

di Vespasiano, conservata sino dai tempi C"^'),

Tutti

i

bronzi, dal dono dei

museo aveva preso la sua origine, ora fui'ono stanza nuovamente addobbata, e l'Ercole ebbe

piii

esser

il

il

una sola

una nuova base

di essa

Gregorio, giä rinomato

Cola nella basilica lateranense

qiiali

la collezione del palazzo dei al carattere

affatto

Corrispondeva

1576 dal papa

nel

fafctole

di

della sua

prato

anuo nella via della rupe tarpea, nuovamente una strada diretta dalla Consolazione al Monte aperse

('^^). Xell'istesso

onore

bella (1578) C''^);

anche

toccato

alla

che

anni piü

otto

venerabile

lupa

(•^^).

In

questo anno 1586 anche i fasti giä donati dal cardinale Alessandro Farnese (p. 32) ricevettero un posto piii decente nella stanza superiore che da essi prese (**')

minori

il

nome

{^^^).

I

monumenti

sto-

Baglione Vite de' pittori p 34. 35. 78. Una fontana di dimensioni (v. la nota 106).

trova giä nel progetto di Michelangelo ("*) Baglione 1. cit. p. 78 e 52. si

(>»»)

Ke

(pr. Lafreri).

le

Bull,

comun. 1882

p.

Vaccar. Ornamenti tav.

112. 8.

Raine di Nie. van Aelst del 1589 Falda Giardini di Roma tav. 17. Cf.

not« 4 e 88. Soc. rom. di storia patria

('*")

Arch.

('*')

Forcella I n. 72. C.

d.

I.

VI

p.

451.

L. VI, 930.

("*) Forcella I n. 70 [coactis in unum acneis monumentis). C. I. L. VI, 328. Questo nuovo coUocamento dell' Ercole ebbe luogo quando Nicola Audebert (t. la

del

nota 131) stava a Roma, giacche in una lettera, che si trova alla fine itinerario, egli scrive che l'Ercole est encor la par terre couche

suo

jusques ä ce que wie

seile so'it

(>") Forcella I n. 87.

C") Forcella

I n. 88.

achevee, au hout de laquelle Ion

le

mettra.

46

MICHAELIS

busti colossali di imperatori (1583) Africano Scipione (1592) {^^^); di un interesse anche maggiore fu creduta la statua colossale di paragone, trovata anicchirono di alcuni

rici si

un busto

e di

di

poco prima suH'Aventino e comprata per 1000 ducati dal monsignor Massimi, nella quäle allora si ravvisava l'eroe Aventino, figlio

di

Ercole di stirpe latina, in etä fanciullesca

{^^'').

Forse so-

due pezzi di fregio ornato di oggetti navali, che giä avevano decorato la basilica di San Lorenzo in agro Verano (''*"). Nel 1590

praggiiinsero iü quest'epoca,

poi

il

eziandio

o poco prima,

palazzo pote vantarsi di un'accessione bella ed importante,

collocandosi nel prospetto del cortile lo stupendo

perto poco prima

credeva

Giulia Sabine

:

riconoscere

le

Mammea,

sco-

sarcofago

del Grano, sul coperchio del quäle si di

figure

mentre

i

Alessandro Severo

rilievi

rappresentanze che doYevano

nevoli a quel luogo

tile

Monte

al

furono esser

e

riferiti al ratto

di

delle

riputate assai conve-

('^*).

Potrebba darsi che questo nuovo ornamento conferito al corfosse stato cagione di un altro cambiamento. Imperocche quasi

nello istesso tempö, pochi anni

prima del 1594

al dir del

Vacca,

'

un

pezzo d'historia » fu tolto dalla piazza Sciarra, ove era stato sopra a terra in opera » e murato « nel piano delle scale che saliscono sü la scala di Campidoglio ". Bene a ragione si e ricotf

tt

,

nosciuto in questa scultura quel

Eoma) porge

il

globo a

rilievo

in cui

Marco Aurelio

C"^^);

lä Virtü (cosid. il

quäle trovan-

(>") Forcella I n. 77 (Traiano ed Antonino Pio. Righ. 218j. 79. 94 (Righ. 258. Visconti iconogr. rom. I tav. 3, 1-3. p. 76 Mil. Bernoulli röm. Ikonogr. I tav. 3). (!*«)

Cap.

Forcella I n. 92. Vacca n. 91. Caval. III. IV, 40. Maffei 19. Mus.

III, 26.

Righ. 59. Clarac V, 781, 1956.

Heemskerck (f. 21. 53) li disegnö a S. Lorenzo. Nella raccolta del Lafreri havvene un rame, Claudii Duchetti formis (cioe fra 1578 e 1590), che ('•")

il fregio hodie in Capitolio intra Conservatorum palatium. Mus. Capit. IV, 34. Righ. 336. 337. Vacca n. 36 («in mezzo del cortile»). Robert (148) Forcella I n. 91.

conosce

Sarkophag- Reliefs II tav. 14. 15. p. 35. II disegno piü antico se ne trova nel Windsor XII (XVIII) f. 83 « Campidoglio » 85. 0") Vacca n. 28. P. S. Bartoli Admir.^ 33^'' 6. Rossini Archi 49, 1.

codice di

Righ. 164. Cf. Shakspere Wood Bull. d. Inst. 1873 comun. 1878 p. 16. Petersen Bull. d. Ist. 1890 p. 75.



p.

6.

Lauciani

Bull.

LA COLLEZIOXE CAPITOLIXA

messo accanto

dosi in quel pianerottolo

ANTICHITA

DI

ai

47

tre rilievi simili prove-

nienti da S. Martioa, facilmente ci fa nascere la congettura che anche

questi rilievi allora abbiano cambiato il loro posto nel cortile cou quello sul pianerottolo. Ne parrä inverosimile che in questa occasione anche quel rilievo siniile, di cui

direttamente

sia passato,

al

Scipione Gaffarelli,

ovvero

rilievo vaticano

del

pari

e forse di certe lapidi (i^-"");

che

e

ragionammo piü sopra

(p. 21),

indirettamente, nel possesso di

migrato dal cortile nella camera

il

di

Zeto

(p.

42)

sarcofago dalle Stagioni sia

della lupa

('^'^).

Finalmente in

quell'occasione sarä stata collocata nel ripiano una statua togata di trovata vicino a S. Stefano rotondo e comprata dal

Adriano,

popolo romano ('^'). Oltre ai monumenti

cosi

per

dire

storici

finora annoverati,

ricordiaraoci di quel grande incremento di statue vaticane toccate

in Sorte al Campidoglio,

come

abbiamo

esposto piü sopra, sotto

Gregorio XIII e sotto Sisto V (1588), per il quäle, considerando la soverchia quantitä di sculture di un Interesse prettamente artistico, la

coUezione capitolina corse pericolo di perdere il suo caratNe raancavano alcune altre statue di simile carat-

tere originano. tere,

come

p.

la

es.,

diun pescatorello sedente,

statuetta

trovata nella valle vaticana

C^-^),

un cosidetto

Marte

ed un Sa-

tiro('^3), dei quali almeno non trovo fatta menzione anteriormente, e che non posso

('**"j

nemmeno

dire dove siano rimasti, a

meno che

i

due

V. Telenco delle lapidi segiiate di un asterisco nella n. 48, che non sin dal 1600 incirca, senza pero che si possa dire con

vengono piü menzionate

certezza, dove siano passate.

mentovato dal Vacca di

«

Agricoltura

",

(n. 19)

fu

Come mi

avverte

il

ch Hülsen, il rilievo di Mitra, da altri sotto il nome

e pubblicato dal Franzini e

trasportato

nel 1606 dal spelaeum Capitolinum

sulla

piazza, per essere piü tardi donato ai Borghese. ("») V. la nota 130, (***)

Vacca

sopra la sala

n.

88

«

hora stä in opera alle scale al primo piano per andare publico «. Mus. Cap. III, 55. Mori I Atrio 30.

del Conseglio

Montagn. 22. Righ- 116. Clarac V, 945, 2422. ('") Rame del 1567 presso Lafreri coH'iscrizione Pueri piscantis e Pario marmore ... simulachrum Romae in valle Vaticana inventum. Vaccar. (1584) tav. 39 {in Gapitolio). Caval. III. IV, 60 {Repert. in Vatic). (**'j

Caval. III. IV, 32. 84. Col Marte puö paragonarsi quello pubblicato Mon. Pelop. I frontisp. il Satiro potrebbe essere un Bacco mal

dal Paciaudi ristanrato.

;

MICHAELIS

48

lütimi non siano montati

ad ornare

il

di

tetto

uno dei palazzi

capitoliui.

Nel 1592 demente VIII, della famiglia Aldobrandina, alla sede apostolica,

sia

le opere del

il

quäle

sali

Baglione

mezzo del palazzo " e tutta adorna sono dove ed l.e scale, Campidoglio, C^^). Quäle stato questo abbellimento, lo dimostra un confronto delle due

vanta che di

annoverando

Vedute

«

Fe

fii

sotto lui abbellita la facciata di

G, con cui si prova ad evidenza, che fra gli anni

1600 fu introdotto un cambiamento

totale

Fu dunque demente VIII

ciata.

che,

nell'aspetto coll'opera

architetto Girolamo Rainaldi (^^5), condusse a termine

1588

e

della fac-

del

giovane

il

progetto

di Michelangelo, allargando le finestre raeschine del

primo piano (disgraziatamente quelle del piano superiore non furono eseguite conforme al progetto), rimovendo il balcone del piano superiore, introducendo i pilastroni che abbracciano i due piani, mettendo il cornicione in luogo dei merli medievali, coronando l'edifizio della balaustrata ornata di statue, insomma assicurando all'ediflzio quel carattere di semplice grandezza che corrisponde all'ingegno del gran Fiorentino. E invero ben meritato il posto cospicuo assegnato all'iscrizione che fu posta nel 1598 al disopra della porta prin-

cipale

celebrare

per

quell' abbellimento

si

i

meriti

molteplici

deve anche

il

fatto

di

demente

che nel 1593

(^^6)^ il

^

posto

due fiumi, sin dal tempo di Gregorio XIII occupato dalla Minerva colossale, fu dato ad una statua sedente di porfido,

centrale fra

benche rappresentasse senz'altro una Minerva, fu battezdi Roma, ed essendo troppo piccola per quella

la quäle,

zata sul

i

nome

gran nicchia, fu collocata sopra un cumulo di spoglie onde fu chiamata volgarmente la Roma trionfante (^*"). ("*) Vite de'pittori,

Amst. 1695,

Napoli 1733,

p.

58.

Cf.

militari,

Roma IV

Donato

c.

11

338) Clemens dealbatam senatoriae dornus frontem antis capitulisque Corinthiis et suprema Corona signisque superpositis ornavit. ('") Passeri Vite de'pittori, Roma 1772, p. 272. (ed.

('*«)

p.

Forcella I n. 104.

("') Forcella I n. 96 {in area Capitolina ad fontem) S. P. Q. R. Vrhis Romae simulacrum publica pecunia redemptum in Capitolium transtulit. atq. loco illus'.riore collocatmn ecc.

Qui non

si

dice niente dell'essere trovata la

statua nel tempio dorico di Cori, opinione volgarmente adottata dai moderni (p. es. Nibby Analisi della carta I, 512. Platner Beschr. d. St. Rom HE, 1,

104 ecc).

E

evidentemente falsa l'asserzione del Montagnani

I,

11, essere stata

LA COLLEZIONE CAPiTOLINA ün'altra opera di

con

queste

parole:

«

49

DI ANTICHITA

demente Ylll viene indicata E fece fare i fondameDti per

del palazzo verso Araceli, e ne

l'arcliitetto

fii

dal Baglione l'altra parte

Girolamo ßinaldi

[anzi Rainaldi] Romano, e lo voleva edificare confornie a qiiello che rincontro si vede di Michelagnolo Buonarroti, in quel sito dov'e posta la fontana di Marforio con belli adornamenti fatti da

Giacomo della Porta » Le vedute B E mostrano in quel luogo un muro piuttosto alto con una nicchia nel mezzo, in cui vedesi una base; in D il gruppo del leone sta sul suolo, vicino .

Facilmente dunqiie si capisce perche questo gruppo fosse allora (1594) tolto da quel posto e trasportato nel palazzo

alla nicchia.

dei conservatori (^5^), ove l'anno seguente

tino,

senz'altro quella

una statua

venne a tenergli compagnia C^*^). popolo romano » allora non si gettavano che eseguito soltanto, ancora secondo

un

di

Costan-

conducenti a Monte Caprino, Perö della « fabbrica nuova del

delle scale

arco ornato di appropriata

il

i

soll

fondamenti, e fu

disegno di Giacomo della Porta, per servire di fondo

architettura,

ad una nuova fontana, anch'essa nutrita dall'acqua Feiice. Questa indicazione del futuro palazzo fu finita nel 1595 i}^^)-, e ne formö

scoperta la statua- sotto Innocenzo X in una camera riccamente ornata delle Terme di Tito forse havvi una confusione colla celebre pittura di Eoma tro;

vata nel 1755 in circostanze simili (A)xh. Zeit. 1885 p. 24). e pubblicata pr. Perrier 55. Mori I Piazza 10. Montagn.



4.

La «Roma» Eigh. 387.

Clarac IV, 768, 1904. (158)

niantem.

Forcella I n. 100 in palatio Corner vator um ad leonera equum dilasarä fatto il ristauro da taluni erroneamente attribuito a

Allora



Non s5 a quäle statua Michelangelo. colla data del 1594.

si

riferisca Tiscrizione n. 98, anch'essa

comun. 1887 ("») Forcella I n. 102. Siccome il eh. De Rossi (Bull, 63) ha dimostrato che l'una statua di Costantino Augusto sia rimasta al ne fu tolta nel 1653 , posto originale fino aH'anno 1644 (Forcella I n. 915) p.





la sopradetta iscrizione si riferirä a quella terza statua di Costantino che circa 50 anni prima era stata trasportata sulle scale di Monte Caprino (v. p. 31). II 7

uovembre

di quel

medesimo anno 1644 Evelyn vi5e nel

cortile del palazzo

of Constantine on a fountaine {Diary sotto quella Pinarolo, L'antichitä di Roma, 1713, p. 50 e 57, fa menzione tanto

de' conservatori the statue

data), ed il dei due Costantini alla balaustrata quanto dell'uno nel palazzo de' conservatori.

Questo monumento h pubblicato pr. Vaccar. Ornamenti tav. 15, e al volume secondo delle Insigniores staluarum urbis icones di^. D. de Rubeis, 1645, coli' iscrizione spartita sopra due

('«")

serve

dl

Romae

frontispizio

4

MICHAELIS

50

piü cospicuo ornamento iin'altra di quelle statue intimamente congmnta colla storia medievale di Roma, il cosidetto Marforio. il

Dopo aver giaciuto per tanti secoli vicino al foro ed all'arco di Settimio Severo, la statiia era destinata ad ornare la fontana di piazza Navona, ma a metä della via tu rivoltata e portata in Campidoglio, «

dove oggi



dice

Vacca nel novembre del 1594

il

servire per fiume alla fönte sopra la piazza



la fanno

C^'). Aldissopra del ad un dinnanzi tondo o sia Marforio, medaglione, fu posta quella comunemente attribuita a Commodo, testa cDlossale di »

marmo

da

altri

luculliano, che sin da

all' Apolline

un secolo giaceva nel

cortile del palazzo de' conservatori {^^"). II suo

testa di bronzo, sembra ayer cambiato il

suo posto tradizionale sotto

un posto piü

con quel (p.

(^^3).

Ed

in

gran tempo

forse

in

connessione

con

del cortile stesso, di cui parlammo poc'anzi uua delle stanze superiori fu collocato un busto

curioso, creduto di L.

stato trovato poco

la

l'istesso

portico esteriore di quel palazzo

protetto nel cortile,

riordinamento

46)

il

compagno,

circa

Cornelio pretore

il quäle essendo (i*^^), a una tavola di bronzo Tivoli assieme con prima

contenente una iscrizione di interesse storico, e poco dopo capitato uelle mani di Fulvio Orsini, questi legö nel 1600 ambedue quei monumenti al popolo romano. Ma una cattiva sorte toccö a cotal legato. Poiche cioe la tavola non fu mai consegnata

tavole Clementis

VIII po. max. fontem aquae Faelicis

MDLXXXXV. E

e

publice comoditate

evidente che la seconda iscrizione h un estratto di quella I n. Forcella 103. Una veduta della fabbrica quäle era nel 1600, esiste pr. nel rame 11, nonche presso Marcucci (nota 3). Del resto cf. Donati Roma IV



11 (Amst. 1695, p. 338) vix paululum extare a solo coeperant (aedes), cum ab opere cessatum est. Mus. Cap. III, 1. Mori I Cortile 1. Montagn. 7. (1") Vacca n. 70. c.



Righ. 41. Clarac IV, 745, 1801. ("2) Vaccar. Ornamenti (1600) tav. 15. Evelyn 1. cit. (1644). anüca, 1663 p. 552. 1687 p. 109. ("') Presso Franzini (1589) d 16 (Roma ant. 1663 p. 5.56. 1687

Roma p.

113)

&ncoTa in aerea Capitolina ; alla txaslocazione spetta 1' iscrizione senza data pr. Forcella I n. 106 (aerei colossi fragmentum ... antiquae la testa si trova

Romanorum magnißcentiae

indagatoribus

restitutum),

veduta

dal Valesio

(m. 1676) in quel cortile sotto la testa. ("*) Gallaeus av. 4, 6.

Illustrium

imagines tav. 48.

Visconti iconogr.' rom. I ,

LA COLLEZIOXE CAPITOLINA DI ANTICHITA ai conservatori, anzi piii tardi la rini,

quindi

Yenne bensi

1790

troviamo nel possesso dei Barbeil busto per-

se ne perdette ogni traccia;

fin

dal

al

Campidoglio

ma

contigua alla cappella,

ed ebbe

tore

suo

il

posto

camera

nella

clandestinamente scomparse sul prin-

cipio del secolo scorso, e cadde, circa

chitetto inglese

51

1716, nelle mani dell'ar-

il

Guglielmo Kent, agente di Tommaso Coke, l'edirejalis del Dempster. Coke (piü tardi Lord Lei-

äeW /'Jlruria coinprato

cester),

Holkham

busto, lo trasportö nel suo palazzo di

il

Hall, ove scomparse di nuovo e non fu scoperto e riconosciuto che pochi anni fa, mentre nel Campidoglio il posto vacante sembra essere stato riempito temporaneamente con un altro busto qualificato

come L. Coruelio

pretore, ora scomparso anch'esso {^^^).

Conservatori ed

VIT. Il palazzo de'

decimosettimo

secolo

II

l'ingraudimento della ne era stato fecondo.

fu

altrettanto

collezione

Ne

nüovo palazzo.

il

infruttuoso il

capitolina, quanto

riguardo

precedente

puö recar maraviglia quando si musei priyati formati dai nipoti

questo

pensi alla lunga serie di ricchi

dei pontefici, dagli Aldobrandini, Borghese, Ludovisi, Barberini, Pamfili ecc, e da tanti altri insigni personaggi.

ed

altri parenti

Gli interessi

non

privati

furono d'iuciampo allo

pubblica. Cosi avvenne che tratta che di traslocazioni

lezione si

basi e simili bagattelle,

nello Stile di

tempo fl

(»««)

318

p. 58.

(•**)

p.

es.

per

di

non

della col-

sviluppo

quasi statue

di rado

un mezzo

secolo

ovvero

nuove

di

vengono celebrate

pomposo ed insipido del secolo; il quarto decennio, Urbano VIII, fu ricco a preferenza di tali prodezze {^^^).

rara che

cosa

che perö

per

Cf.

in

C. I. L.

quell' epoca

di

un

ristagno

rilievo

nuova-

XLV, 3584. Michaelis Anc. Marbles in Great Britain

XXIII. Eossini Mercurio errante (1739) p. 13. Vedi p. es. Forcella I n. 125. 127. 130. Nuove basi e

lo

spinario 1609 (Forc.

n.

frammenti del colosso di marmo nel creduto Cicerone 1635

(n.

128),

il

111) ed cortile

il

1635

Mario 1653

Camillo 1641 e

1636

(n. 151), il

(n.

si

preparavaiio

(n.

140), per

127. 132), per

i

il

Polifemo chiamato

Pan 1636 (n. 131), per tre statue sedenti 1639 (n. 135 Righ. 231. 232. 241 ?), per due Muse (n. 12 e 47 dell'inventario del Boccapaduli, Righ. 209. 210) che ;

furono collocate alle scale 1639

1636

(n.

130).

(n. 138). II

cippo di Agrippina fu pulito 1635

52

MICHAELIS

meate

dissotterrato C^"), oppure qualche busto d'imperatore ("^^) ad arricchire la coUezione. In quäl maniera le statue e venga le

segnatamente quelle di provenienza vaticana, siauo state

teste,

disposte allora nel cortile,

nelle

gallerie

e

nelle

diverse

stanze

del piano superiore, ce lo mostra la descrizione piuttosto particola-

reggiata dell'inglese John Evelyn, che visitö novembre del 1644 C^^).

11

Campidoglio

11

7

di

Due mesi prima Innocenzo X di casa Pamfili era stato eletto papa, Uno del primi fatti del suo regno fu la risoluzione di riassumere quella « fabbrica nuova » principiata un mezzo secolo fa da demente VIII, risoluzione accolta con tanta soddisfazione dai anno eressero

conservatori, che giä in quell'istesso statua,

mettendo

provvisoriamente

statua di Paolo IV, giä

ritratto di

il

al

papa una

Innocenzo suUa

decapitata dal popolo furibondo {^'^). Senza spendere un quattrino dell'erario pontificio, anzi levando le provvisioni e gli emolumenti a diversi offiziali, fece corovesciata e

summentovato architetto Girolamo ßainaldi, allora otnuovo palazzo, che era quasi finito nel marzo del tuagenario, 1650, quando il papa per la prima volta lo visitö, e fu condotto a termine nel 1654 o poco dopo (•'''). Neil' anno precedente i due struire dal

il

Costantini

erano scesi dalle scale laterali di Araceli per pren-

dere un posto piü onorevole accanto ai trofei di Mario sulla gran

(*"')

(i68j

Non saprei dire di quäl rilievo si tratti. Forcella I n. 136: busti di Agrippina e di M. Aurelio nella stanza

Forcella I n. 124.

della lupa. (169)

Evelyn Diary sotto quella data.

(•'")

Ameyden

presso Justi

colla doppia data del

tua

del Bernini

del 1559 si veda (*'i)

1644

Velasquez II p. 194 n. 3. Forcella I n. 142 anno nel quäle probabilmente la sta-

e del 1649,

venne il

a rimpiazzare quella provvisoria. racconto del Boissard I p. 48.

Sulla

rivoluzione

Cancellieri Mercato p. 53 n. 1. Passeri Vite de' pittori p. 272. For-

1. cit. L'anno seguente mcrirono sl il papa e si l'archiNella descrizione del Museo Capitolino, pubblicata nel 1750, a p. 22 si fa menzione di « una grande iscrizione fatta dal Popolo Romano ad Ales-

cella I n. 152. Justi

tetto.

sandro VII per aver'esso terminata sopra la fabbrica di questa parte del

il

disegno giä fatto da Michel'Angiolo » L' iscrizione che allora si trovo

Campidoglio

.

nella stanza del vaso (ora del Gallo morente) non fu conosciuta dal Forcella, ne si e

potuta ritrovare dal Petersen. Pare dunque, che il papa Innocenzo abbia al suo successore tanto a fare che a questo se ne potesse dare

lasciato l'onore.

LA COLLEZIONE CAPITOLINA DI ANTICHITA

balaustrata deU'area capitolina

{^'•).

piazza poteva semche riempire il

Cosi la

brare definitivamente terminata, ne rimase

53

altro

nuovo palazzo di monumenti degni di esso C'^).

Non mancavano affatto nuovi cosidetto arco di Portogallo,

La demolizione

acquisti.

del

nel 1662, arricchi la nuova fab-

brica di due splendidi rilievi, che trovavano

il

loro posto siiUe scale

L'anno seguente, avendo papa Alessandro VII poco ('''^). la piramide di Gestio, due piedistalli ristaurare fatto prima con iscrizioni, g'ih collocati dinnanzi alla facciata, ed iin piede di del palazzo

bronzo impiombato in iino di

essi,

furono deposti nel corridoio in-

AI tempo del medesimo papa (1655-67) un

feriore ('^^).

altro scavo

Forcella I n. 150. Cf. la nota 159. Circa qnesto tempo il sarcofago tolto dal Campidoglio e trasportato alla

(172^

mentovato nella nota 56 sarä stato villa Pamfili.

Nel 1G55

senatorio contigua alla composiziono bizarra di frammenti antichi che anch'oggi vi si vede, dono del cavaliere Franc. Gualdo di Rimini. Ne debbo una notizia piü precisa ad una lettera del fu Urlichs del 1887, gen('")

la facciata

laterale

del palazzo

salita di Marforio fu adornata con quella

messa a mia disposizione dal suo figlio, il sig. dott. H. L. ürlichs. si trova collocato un cosidetto busto di Scipione (Matz-Duhn n. 3613); disotto in tre quadri, posti l'uno accanto all'altro, una testa dell'Africa

tilraente

In cima vi al

3624), una Pallade di stile pseudarcaico (n. 3641), una testa femminile coperta di cuflSa reticolare, forse il frammento di un rilievo sepolcrale attico al disotto della Pallade una testa in rilievo di arte assiria (n. 4001). (n. 4038) (u.

;

Le

tre iscrizioni

che

si

trovano ai due lati della testa assiria ed

tutta la composizione, si vedano presso Forcella

I,

al disotto di

154.

nuovo posto nella "Nota delli musei, (appendice alla « Relatione della corte di Roma n di Girol. Lunadoro), p. 15, e nella prima edizione delle Admiranda di Pietro Sante Bartoli, pubblicata prima del 1667, tav. 36. 37. Cf. Mori I

Vengono giä mentovati

("*)

librerie ecc. di

Scala i

3. 4.

al

Roma», Roma 1664

Righ. 169. 170. L'iscrizione Forcella I n. 181 farebbe supporre che 1684 siano stati trasportati al loro posto attuale nel piano

rilievi fin dal

superiore del palazzo de' conservatori, ma il trasport» non ebbe luogo prima L'asserzione del Righetti, che i due rilievi con le Vittorie

del nostro secolo.



(Righ. 266. 267} provengano dal

immagini dell'arco (p. non vi erano tali rilievi. le

'

es. pr.

medesimo arco, non pu6 essere esatta, giacche Donato Roma, 1695, p. 243) dimostrano che

('") P. S. Bartoli Sepolcri tav. 63.

C. I. L. VI, 1375. Rossini

Mercurio

errante, 6. ed., 1739, p. 15. L'iscrizione Forcella I n. 178, riferibile al testa-

mento

di Cestio, fa supporre

del 1681

(cf.

capitoline.

ivi n.

198).

che quegli avanzi entrassero nel museo non prima il piede non si trova piü nelle coUezioni

Oggi

54

MICHAELIS

di

figure

Pietra diede quattro

di

eseguito sulla piazza nati di

provincie

('"6).

piedistalli

Mentr9

Cam-

nel palazzo Chigi (Odescalchi), gli altri due furono donati al

ma

pidoglio,

or-

due ne migrarono

stranamente, invece di essere lasciati assieme, furono

distribuiti fra

i

due palazzi

l'uno si coUocö nel cortile del palazzo

:

dei conservatori (1672) per servire tosto di base alla

testa

gran

marmo

(ormai detta di Domiziano), che era stata tolta dal suo posto sopra il Marforio (1679) ('"^); l'altro venne a tener compagnia, nel nuovo palazzo, ai due piedistalli cristiani. La provincia di

chiamata imiierii Romani provincia Vngariae ('"^), senz'altro con rapporto alla guerra pericolosa che appunto in quegli anni (1679) si combatteva fra l'üngheria alleata con i Turchi e Timperatore, e che poco dopo condusse all'assedio di Vienna.

rappresentata sopra di questo fu

E

ben chiaro che questi pochi monumenti non potevano banuovo palazzo uno splendore simile a quello del

stare per dare al

Laonde

vecchio.

il

vatori,

quäle

si

capisce che a poco a poco dalle

sin

donazioni

dei

palazzo de' conser-

il

marmi

gione poteva sembrare straricco di sculture,

a

vaticani

ebbe

a

cedere

ra-

alla

nuova fabbrica un poco della sua soprabbondanza. Anzi sarebbe stato da desiderare che una successiva partizione avesse rimenti di carattere

museo

palazzo de' conservatori tutti i monustorico, e stabilendo nel nuovo palazzo un

od assegnato

serbato

al

nel

di opere d'arte,

quäle sarebbero

ancora state riunite

tutte le statue del teatro vaticano. üisgraziatamente

un

tale pro-

getto non entrö nelle idee dei conservatori di quell' epoca, che non miravano che a riempire in qualche maniera con decorazioni confacenti

i

del nuovo palazzo; e cosi nacque

vuoti troppo sensibili

quell'infelice confusione di sistemi che si fa risentire fino gidi.

La

(»'•)

«

Nota

delli

P. S. Bartoli

musei

pr.

Fea

«

del

1664

(*'^)

ad og-

annovera nel nuovo

Miscell. I p. 242. 256.

Cf. Lanciani Bull,

21 e seg. Matz-Duhn n. 3623. Etruria maritt. tav. 3, 8. Forcella I n. 167. La testa sarä Canina ('") tornata al palazzo de' conservatori neiroccasione di un ristauro della fontäna

comun. 1878

p.

del Marforio eseguito nel 1679 (Forc. n. 174). 16. (»"*) Forcella I n. 173. Mori I Atrio tav. 3, 9. (>'»)



Cf. Alberi Eelazioni

Cf. la nota 174.

IV

p. 285.

Eigli.

Forcella

n.

113. 180.

Canina

1.

cit.

LA COLLEZIONE CAPITOLINA

palazzo non solaraente quel ßoimuiq di Agrippina sedente con Nerone fanciuUo

mento

ANTICHITA

DI «

55

Aventino

ma

('^'^),

»

e la

anche

uii

creduta

monuAb-

storico-politico per eccellenza, quäle era la legge regia.

biamo poi dalle

che nel 1680 la Giunone

iscrizioni,

Lanuvina

e

1681 l'Abbondanza e

la Pudicizia furono collocate nelle scale, nel

rimmortalitä nel piano inferiore, nel 1687 il Giove col folgore e l'Adriano togato nel corridoio di sotto, nel 1717 il Bacco e l'Apollo nella gran sala('^'). Le descrizioni quasi conformi del Rossini (1693), del Pinarolo (1703), del Keyssler (1730) ('^-), mostrano che anche molte altre statue erano passate dal palazzo de' conservatori alle stanze del piano superiore del nuovo palazzo, p. es. il Polifemo (

«

Pan

Diana,

" )

e

1'

Augusto sedente

la veccbierella, ora

(

«

Marcello

Prima

),

alzata al rango di

stä in atto di contemplar gli astri »,

alcune altre statue

"

il

la

Minerva ed una

una

Mario,

«

Sibilla che

Costantino ed

il

('^^^^

di lasciare

il

secolo

XVII, voglio brevemente mento-

vare che la costruzione della salita

presso

la via delle tre pile,

diede occasione nel 1692 ad una collocazione piü degna della colonna migliaria, alla quäle si diede una compagna moderna con palla dorata, in cui ("0) Righ. 59.

si

credevano deposte le ceneri di Traiano

252; 208 (241? 1695 e 1698

('") Forcella I n. 176. 179. 182. 211. 219. Righ. 163.

Mont. 9?). 250

;

(^^^).

185.

42. 116

;

QQ. 191. Altre basi furono collocate nel

(Forcella I n. 197. 199), senza che io possa dire, a che statue spettino. ("*) II « Mercurio errante » di P. R o s s i n i da Pesaro, pubblicato

prima in 1693 di

Roma »

hanno

e spesse volte ripetuto, h stato

P

di Giac.

servito

di

i

naro

base

1

un pö

dilatato nelle « Antichitä

o milanese (1703, 3a ed. 1713)

al Keyssler,

che visito

Roma

;

ambedue

i

libri

nel 1730 {Fortsetzung

neuester Reisen, Hannover 1740). ("3) Righ. 189. 57; Mont.. 16. 20; Righ. 18. 22. Inoltre vengono nominate due statue di Flora, una di Plotina, una di AdcTne.

nuova collocazione spetta la C.I.L.Yl, 967«. X, 6812, la quäle per5, come mi scrive il eh. Hülsen, quanto alla data, non h assolutamente certa). Sarebbe mai la palla della seconda colonna quella che giä era congiunta coUa mano del gran colosso di bronzo (v. p. 14. 30), la quäle palla non si trova piü nel palazzo de' conservatori ? II Petersen mi scrive che di fatti al disolto di quella palla si vede un gran buco, simile a quello che si trova nella palma della mano. Sino dal 1848 il migliario moderno cedette il po.sto ad uno antico, il settimo ("*) Forcella I n. 190. 192. 193. (A questa

notizia del Revillas

della via Appia, che dal palazzo Giustiniani vi fu trasportato. ristauro si riferisca Forcella I n. 172 (1679).

— Non so a quäle

MICHAELIS

56

Forse nella medesima cordonata la metä

fu coUocata alla

occasione

una

di

inferiore

statua

sinistra

miiliebre

di

della

porfido,

pregiata per la maestria del panneggiamento, e spiegata im po' arbitrariamente sia per una Minerva sia per una Roma ('^^). L'altra salita, che dal foro conduceva alla via del Campidoglio, non

1709

dopo un secolo e mezzo, anche r ultima parte del progetto di Michelangelo venne eseguita. E uno dei titoli d'onore della casa Albani di avere, dopo fu fatta che nel

e cosi,

(^^'^),

lunga sospensione, risuscitato il gusto dell' antichitä e di averlo messo a profitto delle collezioni vaticana e capitolina. Per tacere

come quella di cinque busti rari e di rara conservazione ritrovati nel 1701 presso Civitä Lavigna, nella supposta Villa di Antonino Pio (i^''), un bellissimo acquisto fu fatto di alcune accessioni minori,

1720 dal papa demente XI,

nel

sculture della casa e del

parte delle visi

quali,

In

(^^s).

mezzo

rebarbari del

giorni

,

da

cardinale

('**)

61. Cf.

Mori

I

Piazza

nella

fu

piü

villa

costruito

un

assisa sopra base

ed accanto a

marmo

gran

Ludo-

due

lei

fm-ono

essi

quel rinomato antiquario

p.

la

Borgo,

passata

('^'^),

rimanente delle

disposti bigio ('^'^), tenuto nel giardino Cesi sino dai Federigo, fratello del primo fondatore di

prigionieri

con lo stesso ordine

di

il

trionfante,

Dacia »)



in

conservatori

dei

Roma

la

era

fa,

cortile

una provincia

di

Cesi

giardino

secolo

fondo al

portico, nel cui

ornata

un

comprando

Questo gruppo, caro a tutti

(^^').

La prima menzione

2.

Winckelmann Gesch.

d.

Kunst

2, 4,

i

visi-

ne trovo fatta dal Keyssler colle note del

12. 10, 2, 29

Meyer. Sin dal 1818 h stata trasportata nell'atrio del Museo. ("«) Forcella I n. 211.

Fea Miscell. I p. 120 u. 6. Mus. Cap. Righ. 157. 159. 162. 180. 215. Due busti di Scipione e di « Ulpio Traiano console » furono donati dal papa nel 1705, v. ForRossini Merc. err. (1739) p. 12. [VenutiJ Roma med., 1741, cella I n. 205 ('") Ficoroni Vestigia I p. 55.

II,

37

? 40. 41. 44. 48. 71.

p, 9. Cf. inoltre

Forc. n. 171. 175. 204. 206. 208-10.

('*') Schreiber Villa Ludovisi p. 7. C»9) Caval. I. n, 19. Vaccar. 68. Moni 119. Righ. 154. ClaracIV, 770 E, 1903 A. Una veduta di tutto il portico vedi pr. Montfaucon Antiq. expL,

Suppl.

I,

(>»»)

72. Forcella I n. 220.

Caval.

I. II,

20. 21. Vaccar. 71. 72. Mont. 120. 121. Righ. 155. 184.

Clarac V, 852, 2161D. E. a.

MDCCXX. Roma (*»*)

Aldrovandi

Cf.

Braschi de tribus statuis in Capitolio erectis

1724. p. 127.

Rame

di Ant. Lafreri, 1549.

La

disposizione ori-

Roma,

tatori di

e

della siia

tispizio

gnificativo per

il

romano, ricevette

57

COLLEZIONE CAPITOLINA DI ANTICHITA

I,A

da Domenico

ßossi scelto per ornare il fron", ora fatto anche piü sinuovo posto assegnatogli nella casa del popolo de'

Raccolta di statue

«

supplemento esotico nelle due statue di Toed A r s i n o e sotto le sembianze di diviuitä

iin

lommeo Filadelfo egizie,

statue di granito rosso scoperte

1714

nel

Te-

nella villa

rospi, sul luogo degli antichi orti sallustiani C'^-). II cosidetto sar-

cofago diAlessandro Severo, dovendo

cedere

posto a quel

il

gruppo, passö nel palazzo dirimpetto per ornarne l'atrio, ed anche ivi gli furono date come compagne due statue egizie della mede-

sima provenienza, l'una delle quali, di granito nero, raffigurante la madre di Sesostri (Ramse III), rimonta all'epoca piü splendida

Ma

dell'arte tebana {^^^).

nuovo palazzo anche in altra maniera

il

approfittossi dell'acquisto cesiano, in

nobile tile

Giunone

«

allora

",

della casa Cesi aveva

busto di Socrate(i95),

collo scabillo

dell'

C«2)

tempo Heemskerck f.

Mus. Cap.

succinta

nel cor-

quäle

posto centrale

C^"^),

di

un

Baccante

della

Cosi

{^^'').

si

il

papa

vede in un

25.

III, 86.

Mont. 122. 123. Righ. 238. Clarac V, 985, 2560. / sono identici con c d). Ficoroni pr.

Villa Ludovisi p. 18 (e

Cf. Schreiber

Fea

Diana

arricchi della

del vecchio cardmale Paolo Erailio,

ginale, quäle era al

disegno

il

mal non m'appongo,

('^^) e della

si

detta Amazzone, la

occupato

se

e,

quanto che

Miscell. I p. 124 n. 15.

(^»») Museo Capitolino (descrizione), 1750, p. 9. 10. Mus. Cap. III, 76. 77. Mont. 10. 24. Righ. 97. 115. Clarac V, 984A, 2547. 2561. Maffei 129. Mus. Cap. III, 8. (>»•') Aldrovandi p. 123. Caval. I. II, 24. Mont. 74. Righ. 5. Braun Atlas z. Kunstmyth. 27. (1«^)

(19«)

Mus. Cap. Mus. Cap.

14

I,

?

III, 36.

Righ. 23. I Atrio 10

Mori

e

Mont. 14

servatori del P. R. »). Righ. 30. Clarac IV, 697, 1642.

collezione Cesi

sembra

Con-

La provenienza

dalla

risultare dall'apparente identitä colla

LH,

Caesiis pr. Caval.

(« collocatavi da'

ne ha presso Heemskerck

f.

Semele in aedihus

Un

disegno se

33, inciso a rovescio dall' Episcopius

paradigm.

26 («Poniona« Aldrovandi

p.

135?).

graph. tav. 36. (»»') Mus. Cap. III, 72. Mori I Atrio 25 (da Tivoli). Mont. 19. Righ. 254. Clarac IV, 572, 1224. La statua, oppure un'altra del tutto simile, fu disegnata nella collezione Cesi da P. Jacques, v. Melanges d'arch. 1890 tav. 4 p. 183.

Aldrovandi

p.

130?

ficentia Benedicti

E

vero che nella base della statua capitolina si legge muni1753. Non so di quäle statua di Giove acquistata,



XIV,

da demente XI parli

il

Justi

Winckelmann

II,

1

p.

298.

MICHAELIS

58

ciascima

assegnato a

aveva

delle diie collezioni la parte delsuo carattere speciale ed e degno di Tacquisto piü appropriata osservazione corae, a misura che crescevano i meriti dei donatori, al

;

diventavano piü scarse e piü semplici le iscrizioni commemorative. Nel decennio che passa fra la morte di demente XI e l'avvenimento di demente XII, conforme agli interessi di papa Benedetto XIII, subentrö una pausa. Giacche poco vuol dire che nel 1727 i conservatori comprarono dal noto antiqiiario Francesco Fi-

un vasetto di bronzo foggiato

coroni

Iside, scoperto negli orti sallustiani ('^s),

in giiisa di

nonche due

un busto

di

anatre

di

bronzo ad uso di fönte, trovate sul monte Celio, le quali essendo per oche dovevano servire a perpetuare la memoria delle famose oche che giä salvarono il Campidoglio, e diedero il battezzate

nome

di

«

stanza delle oche

a quella stanza dove allora

»

ma-

il

gistrato dava udienza C^^).

La brama delle

di

chi forestieri,

demente XI

sciiltm-e

piü belle si

ridestö

con

possesso

demente XII,

ric-

casa

di

vigore cardinal Neri Corsini. II ristanro

il

dell'arco di Costantiuo ordinato dal

papa circa

coUezione di un f rammen to di uno dei

Molto piü importante fu l'acquisto di imperatori e di

il

avidamente desiderate da in

Corsini, oppure nel suo nipote,

busti

Roma

di assiciirare a

antiche

« filosofi

barbari

della »,

il 1

copiosa

731 arricchi la prigionieri (^oo),

raccolta di

tutti battezzati con mirabile

fiducia, che

il piü zelante raccoglitore di antichitä, il giovane cardinale Alessandro Albani, costretto da una delle sue strettezze eco-

nomiche, vendette al papa per 66,000 scudi {^^). E noto che questa il nucleo dell'incomparabile collezione capitolina di

raccolta forma busti.

Due

preziose

colonne

di verde antico, tratte fuori dall'in-

terno dei tabulario capitolino e collocate nella stanza de'capitani

nonche

le

187

di Li via,

(198)

scoperto

nel 1726,

{-^'^),

colombario dei liberti

iscrizioni dei cosidetto

che

vennero a decorare

la gal-

Forcella I n. 223. Ficoroni Vestigia I p. 48.

("») Ficoroni

1. cit. Keyssler II p. 75. Forcella In. 233. Mori I Atrio 17. Intorno al tempo cf. Valesio pr. Schreiber Berichte d. sächs. Ges. 1885 p. 9 n. 15.

(200)

(201)

[Venuti]

Winckelmann (20»)

II,

1

Eoma

mod., 1741,

p. 303.

Forcella I n. 224 (1727).

p. 9.

Un encomio

poetico

v.

ivi n.

231.

presso Justi

LA COLLEZIONE CAPITOJUNA DI AXTICHITA

miovo palazzo

leria del t

i

n

An-

finalmente la bella statua di

e

{-'^^),

59

ritrovata nella villa adriana

(-'^'*),

forraavano uno splendido

dono dal cardinale, il quäle anche conduceva ora da liberale fautore ora

corollario dei busti, offerto in

piü tardi, a varie riprese,

si

da abile provveditore del museo (^os). Un altro benefattore fu il vecchio cardinale Pietro Ottoboni, dal quäle provenivano, parte in dono parte per via di acquisto, quattro statue pregevoli, la Diana e la donna mezzo ignuda chiamata o Marciana o

lucifera

Giulia di Tito

Plotina la

(-^ß),

la

vecchierella ubbriaca

cosidetta I g i a di stile greco e

che abbraccia la sua anfora

(207).

Questi esempi bastino per mostrare con quäle lena demente XII adoperö i primi anni del suo regno per raccogliere i materiali del suo Museo,

il

quäle, assegnando al nuovo palazzo la sua de-

stinazione definitiva, fu inaugurato nel

C. f.

(»0»)

Camere

L. VI, 2

sepolcrali tav. 10.

monum.

877. Gori

p.

Arroge

il

1734

(^o^).

libert.

Sotto

Liviae

p.

l'intelli-

XX. Ghezzi

calendario di Porto d'Anzio C.

Ficoroni pr. Fea Miscell. I p. 133. Mus. Cap. III, 56. Mori 11 Ercole 4. Mont. 44. Righ.

I.

L.

I

p. 327. Cf. {«»*)

3.

Clarac V,

947, 2426. (*»*) Albani regalö al Museo il cacciatore (Righ. 62), nonche i busti di Teone smirneo (Visconti iconogr. gr. I, 19) e di Pitodoride (Righ. 127). Inoltre provengono da lui p. es. il gruppo di Amore e Psiehe (Righ. 253), un Apollo (« Tolommeo » Righ. 194), un altro Apollo (Mont. 17), una Minerva (Righ. 43), una Giunone (? Righ. 21), una Diana (Mont. 77), un satiro (Righ. 53 ?), Terma di Oraero (Righ. 15), un busto di Settimio Severo (Righ. 224), il pozzo coUe

dodici divinitä (Righ. 74),

il

rilievo di Callimaco (M. Cap. IV, 43),

il

rilievo

dl Epitincano (Righ. 147, cf. Maffei Racc. p. 170), il sarcofago delle Muse (Righ. 77. 91, cf. Ficoroni pr. Fea Mise. I p. 175 n..ll8); secondo il Justi Winckelmann TL, 1 p. 303 anche le statue di Giove e di Esculapio di marmo nero, trovate nel 1718 in Porto d'Anzo (M. Cap. III, 3. 28), nonchö l'Adriano

in sembianza di Marte, trovato a Ceprano (Righ. 46,

v.

Im neuen Reich

II p. 131). (*»»)

Mus. Cap.

1871,



Mus. Cap. III, 18. Mont. 98. Righ. 177. Clarac IV, 562, 1204. Mont. 95. Righ. 175. Queste due statue furono trovate fuori

III, 54.

della porta capena e donate dal cardinale (Forcella I n. 228. Rossini p. 17.

Ficoroni pr. Fea Miscell. p. 170 n. 110),

ma non

si

sa quando

;

Ottoboni mori

nel 1740.



(^»') Mus. Cap. III, 29. Mont. 83. Righ. 52. Clarac IV, 555, 1177. Maffei Racc. 103. Mus. Cap. III, 37. Mori II Ercole 8. Mont. 47. Righ. 54

La

statua era stata prima nel palazzo Verospi. ('"*) Forcella I n. 234. Neil' istesso anno i conservatori gli posero

V iscri-

MICHAELIS

60

gente soprintendenza del marchese Alessandro Capponi non poche delle statue finora lasciate nel palazzo de' conservatori vennero a riunirsi con le antiche

ond'e che e

il

Museo

compagne

demente XIII, divenne

una delle

e

con moltissimi nuovi monumenti,

capitolino, continuato il

poi

da Benedetto

primo museo pubblico

di

XIV

Koma

ed

glorie dell'eterna cittä, che non fu totalmente ecclissata

nemmeno dal Museo Pio Clementino. E qui si chiude questa memoria,

la

quäle



benche con-

sultando. gli originali e tanti sussidi impossibili ad ottenersi fuori di Koma, di molte cose poträ essere aumentata, di alcune forse corretta attinto,

qua



poträ

almeno pretendere

per quanto mi

e lä risultati

il

modesto

merito di avere

fu dato, alle sorgenti piü pure, di aver messo

certi

ed autentici in luogo di tradizioni vaghe aver cercato di ordinäre un rac-

e di supposizioni arbitrarie, e di

conto continuato invece di notizie sparse ed isolate.

Strassburg.

A. Michaelis

zione n. 235, nella quäle, fra altri meriti,

aere comparata in Capitolium invecta.

si

fa

menzione dei vetcra signa multo

LA COLLEZIONE CAPITOLINA

I.

DI

ANTICHITA

61

SINOSSI CRONOLOGICA

1150 Prima raenzione certa del palazzo capitolino. Secolo XIII. Cippi di Agrippina e di Nerone usati come misure pubbliche. 1299 Palatium novum Capitolii. Costruzione della loggia (lovium). 1300 Opus marmoreum aggiunto al palazzo (gruppo del lebne?). 1347-1354 Sentenze di morte pronuiiziate nel luogo usato, « nelle scale

al

leone ».

1348 Ristauro

delle scale del palazzo.

1363 Leo marmoris suUe scale mentovato nello statuto. 1447-1455

Nicoläo V. Costruzione del palazzo de' conservatori (PC). IV (della Rovere). Fondazione della collezione dei bronzi nel PC.

1471 Sisto

1471-1484 Ercole dell'Ara massiraa collocato nel PC. 1484-1492

Innocenzo VIII

ritrovati presso

il

(Cibö).

Frammenti

tempio della Pace,

coli,

di

un colosso di marmo

nel PC.

1485 Corpo di giovinetta antica esposto nel PC. 1500 (Stanze del Prospettivo milanese.)

c.



Rilievi di

1503-1513

marmo, sarcofaghi

Giulio II

ecc. nel

PC.

(della Rovere).

1509 (Albertibi, Opusculum de mirabilibus V. E.) 1513-1521

Leone X

1513 Costruzione

di

(Medici).

un teatro

sull'area capitolina.

1513 (Andr. Fulvio, Antiquaria Vrbis.) 1513-1527 Nilo e Tigri dal Monte Cavallo trasportati 1515 Tre rilievi da S. Martina trasportati nel PC.

al

PC.

1521 Riordinamento delle sculture nel PC.



Statua di Pane nel PC.

1523 (Ambasciatori veneti in Roma.) 1527 (Andr. Fulvio, Antiquitates Vrbis) 1533-1536 (Soggiorno dell'Ueemskerck in Roma.) Paolo III (Farnese). Statua della Minerva nel PC.

1534-1549

1534 (Marliani, Topographia, ed. I) 1536 (Soggiorno del Fichard in Roma.) 1538 Erezione della statua di Marco Aurelio sull'area capitolina.



Sgombero del piano inferiore del PC, trasporto della lupa e di altri bronzi al piano superiore marmi diversi. 1536-1544 Tre Costantini trasp. dal Monte Cavallo sulle scale laterali di ;

Araceli.

1544 (Marliani, Topographia, ed. II.) 1544-1548 Uno de' Costantini trasp. sulle scale di rupe tarpea. 1546 Principio della ricostruzione del palazzo capitolino, con disegno Michelangelo.

di

MICHAELIS

62

1547-1555 (Soggiorno del Pighio in 1548 (Fauno, Aiitich. di Koma, ed. c.

c.

Eoma.) I.)

1548 Fasti capitolini donati da Aless. Farnese, coli, nel cortile del PC. 1549 Compimento delle scale del palazzo; traslocazi'ine dei due fiumi.

1550-1555

Giulio III

(del Monte). Portici del Vignola. Kilievo dal Curzio

nel PC.

1550 (Aldrovandi detta

le

sue statue, pubbl. nel 1556.)

1553 (Faiino, Antich. di Roma, ed. II.) 1555 Prospero Boccapaduli curatore della fabbrica capitolina. 1556-1561 L'obelisco di Araceli cade sul suolo. (Soggiorno del Boissard

in

Eoma.) 1559-1566 Pio

IV (Medici). Cordonata, leoni egizi trasp. da S. Stefano del Cacco, balaustrata, torsi dei Dioscuri ritrovati nel Ghetto. 1564 Morte di Michelangelo. Proseguimento della fabbrica capitolina. 1564 Testa di Bruto donata da Rod. Pio da Carpi al PC. 1565 Statue di Cesare e di Augusto, giä Rufini, coli, nel PC. 1565 Iscrizione della colonna rostrata, troy. e trasp. nel PC. 1565 (Gamucci, Dell'antichitä di Roma.) 1565-1568 Trasformazione del Tigri in un Tevere. 1566 Pio

V

(Ghislieri).

Dono

di

30 statue vaticane

1566-1570 (Cavalieri, Statuae, iibro I.) 1568 La fabbrica capitolina terminata,

1572-1585

Gregorio XIII

teatro vaticano al

il

al

PC.

PC. rinnovato. dellÄ

Trasporto

(Buoncorapagni).

statue

del

PC.

1572-1578 (Cavalieri, antiq. stat. 1. I e II, ed. I.) 1572-1576 (Soggiorno in Roma di Pierre Jacques, scultore remese.) 1574 (Secondo soggiorno in Roma di Pighio.)

1574-1578 (Viaggio d'Italia di Nicola Audebert di Orldans.) 1575 (Contarino, L'antiquitä di Roma.)

1576 Legge regia dal Laterano trasp. nel PC. 1578 Riordinaraento della collezione dei bronzi. 1578-1590 Rilievi da

S.

Lorenzo fuori

1579 Nuova torre campanaria. Statua di Minerva collocata sotto



1582 Obelisco capitolino ceduto a 1583 Dioscuri eretti in capo alla di Antonino Pio nel PC.

le

mura

trasp. nel

PC.

le scale del palazzo.

Cir. Mattei.

cordonata.

Via della rupe tarpea. Busti colossali di Traiano

1584 Colonna migliaria eretta sulla balaustrata. 1584 (Lor. d. Vaccaria, antiq. stat. icones.) 1585-1590 Sisto V (Peretti di Montalto.) 1585 (Cavalieri, antiq.

1586 Fasti capitolini 1587? Fontana sotto

stat.

coli,

1.

I e II, ed. IL)

nella stanza dei fasti.

le scale del palazzo.

1588 Statue trasp. dalla scala di Bramante nel Vaticano 1589 (Franzini, icones stat. antiq.)

al

PC.

e

LA COLLEZIONE CAPITOLINA DI ANTICHITA

63

1590 Trofei di Mario daH'Esquilino irasp. sulla balaustrata dell'area cap. 1590 Sarcofago di Alessandro Severo trov. e trasp. nel PC.

— —

ßilievo di piazza Sciarra trasp. nel PC. Riordinamento dei rilievi. Traslocazione della testa di bronzo nel cortile del PC.

Statua di Adriano trov. e trasp. nel PC.

1591 Statua di Ercole fanciullo (« Aventino ») 1592 Busto di Scipione coli, nel PC.

1592-1605

Innocenzo X

coli, nel

PC.

(Aldobrandini.)

1592-1598 Facciata del palazzo terminata. 1593 Eoma trionfante coli, sotto le scale del palazzo. 1594 (Cavalieri, antiq. stat. 1. III e IV.)

1594 Gruppo del leone trasp. dall'area nel PC. 1595 Costantino trasp. dalle scale tarpee nel PC. 1595 Fontana del Marforio. Fondamenti del

"

Nuovo Palazzo

n.

1600 Testa di L. Cornelio pretore legata da Fulvio Orsini. 1609-1653 Nuove basi delle sculture nel PC. 1623-1644

Urbano VIII

PC.

(Barberini). Rilievo nel

1639 Busti di Agrippina e di M. Aurelio nel PC. 1644 (Visita nel Campidoglio di J. Evelyn.) 1644-1655

Innocenzo X

(Pamfili), Costruzione del

Nuovo Palazzo (NP.)

1653 Due Costantini trasp. dalle scale di Araceli sulla balaustrata. 1655-1667 Alessandro VII (Chigi). Scavo a piazza di Pietra.



Traslocazioni di sculture dal PC. al

NP.

1662 Rilievi dell'arco di Portogallo trasp. nel NP. 1663? 1681? Avanzi della piramide di Cestio trasp. nel NP.

1672 Provincia 1676-1689

di piazza di Pietra coli, nel

Innocenzo XI

PC.

(Odescalchi.)

« Ungaria » di piazza di Pietra coli, nel NP. 1681-1717 Sgombero successivo del PC. in pro del NP.

1679

1692 Salita dalla via delle

tre pile. Migliario

modern o.

,

1693 (Rossini, Mercurio errante d. grandezze di Roma.) 1700-1721 demente XI (Albani.) 1701 Busti trovati

pr. Civitä Lavigna e trasp. nel NP. 1703 (Pinarolo, Antichitä di Roma.) « 1705 Busti di Scipione e di Traiano nel PC.

1709 Salita dal foro. 1714 Statue egizie trov. in Villa Verospi. 1720 Statue del giardino Cesi e di Villa Verospi Costruzione del portico nel cortile del PC.

1727 Piccoli bronzi acquistati dal Ficoroni per 1729-1730 (Soggiorno in Roma del Keyssler). 1730-1740

demente XII

nel PC. e nel

PC

(Corsini.)

1731 Frammento dell'arco di Costantino

— —

il

coli,

coli, nel

NP.

Acquisto dei busti di Aless. Albani e di altri marmi. Statue donate od acquistate da Pietro Ottoboni.

1734 Inaugurazione del Museo capitolino.

NP.

MICHAELIS

64

II.

MONUMENTI SECONDO

INDICE DEI

IL

Piazza capitolina. Castore e Polluce p. 33 Troffei di

Mario

43.

p. 44.

Costantini p. 25. 31. 49.

Colonna migliaria

moderna

Detta,

p. 44.

55.

p.

P Framraenti diversi

n. 178.

P alaz

d

z

e

i

Bronzi. Ercole p. 15. 30. 45. Spinario p. 14. n. 166.

Camillo

p.

14. n. 166.

Lupa

8.

12. 14. 30. 45.

p.

Testa di Bruto n

p.

Mano Piede Piede

p. 34.

colossale

(Domiziano ?)

14. 80. 45.

e palla p. 11. 80. n. 184. 19. 80.

p. d.

sepolcro di Gestio p. 53.

2 anatre (oche) p. 58.

Vaso Statue.

p. 58.

Angeron a

p. 89, 17.

Augusto p. 34. Baccante p. 40, 125.

n.

127.

Cerere (Abbondanza) p. 87, 49. Cesare p. 34. Cibele p. 38, 6. Cicerone p. 39, 38 n. 166.

Leone,

gruppo

del, p. 6 e seg.

28. 49. .

Re barbari

Roma

p. 56.

Cesi p. 56.

LOEO POSTO ATTUALE

LA COLLEZIONE CAPITOUXA

40.

45. Puttino con vaso p. 37, 61.

55? Macrino

Diana

lunga veste

in

p. 39,

Diana succinta

52.

57.

p.

d.

«

Scala.

Giunone lanuvina

p. 38, 16. 55.

Galleria. Iscr. d. columb. di Livia p. 58. 8.

Vecchia ubbriaca

Pozzo

93. Rilievo di Epitincano n. 205.

Stanza

d. filosofi cf. p. 58.

17. lerone p. 39, 26.

20? M. Aurelio

65. Pitodoride n. 205.

n. 145.

99. 100. 102. 104. 105. 107. Fre-

n. 205.

gio navale p. 46.

?

40. u

Musa

"

110. Rilievo di Callimaco n. 205.

Salone

p. 38, 3.

Augusto " p. 39, 54. 55. 46. Diana Lucifera p. 59. 44.

«

Nilo

p.

54.

Matrona

56.

u

l.

Agrippina con Nerone

»

n.

Esculapio Base con sacrifizio

8.

Minerva

9.

Traiano p

11.

Giunone

58. « Aristide smirneo » p. 34.

13.

Marte

60. Satiro n. 205.

14. «

? Settiraio

63.

Marco Aurelio

Venere.

d.

Severo

d. ].

39, 52.

n. 205.

» p.

38,4. 55. n.l66.

p. 39, 51.

«

24.

luno placida

imperatori cf. p. 58. Cesare p. 37, 131.

4? Tiberio p. 10? Agrippina

Diana

26.

n. 205.

37, 137.

29. « Igia » p. 59.

n. 168.

30. Apollo n. 205. 31. Apollo n. '205.

27? Traianö

p. 46, 126.

49. 50.

31 ? Adriano

p. 39, 40.

53?

35? Antonino Pio

p.

37,

133.

145.

36? Paustina

p.

37,

134.

39,

38.

39? Faustina

187.

3.

«

n.

187.

9.

Fanciulla

36.

n.

168.

57.

Alessandro

n.

v. no.

Vittorie n. 174.

74? Marco Aurelio

p.

Marco Aurelio Marco Aurelio

Due

Satiro n. 205.

Stanza del Fauno. Legge regia p. 45. 55. Stanza del gladiatore. 2. " Giunone "

41. 42. 37.

p. 39, 113.

27. Cacciatore n. 205.

12. Claudio p. 37, 130.

n.

«

25. Antonino Pio p. 39, 56.

n. 205.

Stanza

p. 23.

n. 205.

22. Vecchia p. 37, 73. 55,

Psiche

e

55.

n. 205.

Mario

Matrona

15.

187.

n.

Araore

2.

205.

n.

p. 46.

205.

5.

37, 72. p. 59.

Giove n. 205. Ercole fanciullo

3.

p. 37, 59. 55.

62

168.

n.

49. Scipione p. 46.

37, 137.

Adriano p 39, 40. 38. Bacco p. 39, 60. 55. 36

Muse

46. Oraero n. 205.

p. 39, 27. p.

d.

Diogene p. 39, 31. 25. Teone smirneo n. 205.

19. Piatone p. 39, 28.

22? Arianna 24? Tiberio 30? Traiano

p. 38, 8.

Sarcofago

21.

59.

p.

»

Agrippina

4-6. Socrate p. 57.

p. 38, 1. 55.

»

Pudicizia

187.

n.

p. 37, 132.

205.

n.

sarcofago. Sarcofago di Alessandro Severo p. 46. 57.

Stanza

84. «

88. 90. 91.

32. 55.

65

Annio Vero

42. Mercurio p. 39, 68.

47.

Gab.

ANTICHITA

DI

12.

Antinoo

c.

"

p. 37, 139.

colomba

p. 59.

p. 39,

86.

MICHAELIS, LA COLLEZIONE CAPITOLIXA DI ANTICHITA

66

Monumenti giä capitolini, ora in altre collezioni, Vaticano, Museo egizio. 4 statue p. 57. Cinocefalo di Fidia e Ammonio p. 30. ? Altro cinocefalo p. 31. ?

Due

?

Leone senza testa

sfingi p. 24. 30. p. 30.

Casino Pio. 5 statue muliebri

Villa Mattei. Obelisco p. Villa Pamfili. Sarcofago

n. 121.

4. 27. 31. 45. d.

Amazzoni

Parigi, Louvre. Salle grecque Salle de Mecene n. 2186.

n.

p.

20.

2105. Orfeo cd Euridice p. 42. 43.

Estispizio p. 21.

Salle de Septime S^vire n. 2296. Tempio di Giove Detta n. 2303. Sacrifizio di toro p. 21.

Holkham Hall

n. 53.

p.

21.

L. Comelio pretore p. 50.

Monumenti ora spariti ovvero nascosti. Bacco giovine p. 32. Cippo di Nerone Cesare Fortuna p. 38, 5.

Iside p. 38, 9. p.

10.

Frontone del terapio'capitoMno Genio n. 46.

Marte

Pane p. 21.

p. 47.

p. 27.

Pescatorello p. 47. Satiro p. 47.

MISCELLANEA POMPEIANA

^.

NUOVE OSSERVAZIONI SULLA BASILICA DI POMPEI 1.

Nell'annata 1888 di qiiesto Bullettino fii pubblicato a pag. 47 segg. uno studio di P. Wolters sul calcidico della basilica di

Pompei, nel quäle l'altezza della facciata del medesimo fu calcolata, in base ad un esatto esame degli avanzi, a otto strati di massi di tufo e a circa m. 5

mentre

il

Wolters,

sig.

lo stesso, presente a Pompei 1887, faceva le sue ricerche,

di altezza.

nell'estate

ora convinto della giustezza di siffatto risultato, come dissi 1. c. pag. 46 nota 61. Perö, tornato a studiar nuovamente questa parte dell'edifizio

1889, mi accorsi

nell'estate

ambedue

sfuggito a noi tato diverso,

in quel

di

primo esame,

qualche particolare, ad un risul-

e venni

quäle poi si verificö perfettamente assicurato. Mi accorsi cioe che nel pilastro angolare NE, raflßgurato 1. c. pag. 52 (la pianta pag. 51, VI) i due massi b q c, dei quali c sta capovolto, erano stati posti anticamente uno accanto all'aliro: il

ciö risultava in infissi nella

modo

indubitabile dalle tracce di chiodi di ferro

commessura.

uno Strato completo

I

d'uno

due massi uniti doveano aver formato dei

due pilastri II

V:

e

V

(1.

c.

p.

51)

due pietre sono m. e il 0,845 0,865, pilastro largo 1,71, con una linea larghe nella m. a 0,845 dall'estremitä N. Doveano superficie sgraflfiata essere collocate immediatamente sulla parte superstite di dunque della facciata, e precisamente

quel pilastro.

Ne

del pilastro

le

parlai airamico prof. Sogliano,

tosi della giustezza della

mia

il

quäle, convin-

osservazione, fece rimetterle al loro

posto originado, ed in fatto anche i due incavi degli stipiti combaciarono in modo da togliere ogni dubbio se mai ve ne fosse stato.

Ora queste due pietre contengono

gli incavi per le travi di

68

MAU

A.

legno che traversavano gli ingressi e nelle qiiali erano immesse le travi verticali contro cui battevano le porte (1. c. pag. 56. 60 ; cf. 46), ed e restituito in tal modo il pilastro V fino all'altezza di questa specie di architrave. Quest' ultimo stava a m. 2,36 dalla soglia, mentre le pietre arrivano fino a 2,61.

guente doveva consistere in una sola pietra

nuUa

c.

(1.

Lo

p.

strato se-

58); quindi

osta a credere,

anzi e probabilissimo, che segiiisse lo strato coi capitelli, vale a dire l'ultimo, composto di diie pietre (1. c).

Di quest'ultimo le pietre conservate (1. c. p. 54) sono alte 0,54; a quello sottoposto corrisponde nel niuro una pietra alta 0,69; la parte ora ricomposta del pilastro e alta 2,61, e otteniamo cosi

N

un' altezza

di

m. 3,84.

N

muro

II

e

alto

alla

fino

pietra sud-

aggiungendo i m. 0,54 delle pietre coi capitelli arriviamo a 3,82. Ora, siccome le colonne del foro sono alte circa 3,80, non si puö dubitare che non fossero uguali in altezza ai pilastri detta 3,28

:

della facciata del calcidico

una

risce

Se il

il

risultato assai gradito, coi quäle spa-

Wolters

difiicoltä incontrata dalla restituzione del

calcidico era coperto nel

modo da me supposto

doveva avere una pendenza piü

tetto

ma

:

(1.

c. p.

di circa

forte,

(p. 60).

40

sg.),

27 gradi,

non impossibile. 2.

Abbiamo

creduto finora che

colonne in tufo,

avanzi

per la restituzione

d"

i

capitelli ed altri

un ordine superiore

dell'edifizio,

fossero

frammenti di

e tanto importanti

del tutto uguali a quelli

del tribunale. Fui avvertito dall'egregio capo d'opera degli scavi, sig.

Alfonso d'Avila, che ciö non e esatto per

i

capitelli, e

che

i

capi-

distinguono dagli altri per un piccolo particolare, una foglia cioe sottoposta a ciascuna delle volute, e inoltre per una piccola differenza d' altezza. E veniamo a sapere in questo modo, che dei telli del

tribunale

si

18 capitelli di colonne libere 17 appartengono all'ordine superiore del vano principale, uno solo (nel 9. intercolunnio a d.), del quäle

non

si

puö dire con certezza

nale. Invece

i

dal tribunale

:

se sia d'una colonna libera, al tribu-

cinque capitelli di mezze colonne provengono tutti per l'ordine superiore l'esistenza di mezze colonne

e attestata soltanto dalle tre basi,

sende rimaste tribunale

il

al

posto

capitello

che debbono

appartenervi, es-

quelle del tribunale. Proviene anche dal

d'un quarto

di colonna che sta

neU'angolo NO.

MISCELLA.NEA POMPEIANA

Mi

69

con la nota 41) del gran numero delle la restituzione del Lange, nella combattere libere, per quäle, levando alcune supposte a torto, non ne trovano posto che 14: e chiaro che questo mio argomento riceve ora forza ancor maggiore. valsi

c.

(1.

pag. 26

colonne

Per la restituzione della basilica sono della piü grande importanza

che

i

il

fraramenti di certi trequarti di colonne di tufo, e si puö dire giudizio su di essi e sul posto che occupavano e decisivo

per l'intera questione. Supponeudoli congiunti col muro nel

modo

indicato nella figura Bull. 1888 p. 24, li collocai nella parte superiore dei muri lunghi, mentre K. Lange, credendo che non potessero appartenere ad li

mette

in

un muro piü grosso del

un muro

sorretto

loro collo (circa

m.

0,30),

dalle grandi colonne. Ora un esame

piü accurato dei capitelli conferma che realmente dovevano esser congiunti col muro nel modo da me supposto; la distanza fra la colonna e l'angolo del muro poteva essere minore ancora di quanto sembra nel disegno. E chiaro che in questo modo il fusto e le parti inferiori del capitello doYevano staccarsi nettamente dal muro,

mentre

le parti superiori

del capitello potevano, per la loro

mag-

giore sporgenza, incontrarsi e confondersi col mm-o, nel quäl caso

non

E

v'

ciö

era bisogno che da questo lato fossero eseguiti si

appunto

galo e eseguito di esso,

fin

nell'angolo rientrante;

e fino in su,

un

sere veduto; l'abaco poi non

l'angolo

libero

ma

si

particolari.

rivolto

al

immediatamente sopra

m. 0,15 della circonferenza e evidentemente destinato a non es-

tratto di

lavorato rozzamente soltanto e

tato

i

verifica nei capitelli superstiti. Soltanto l'astra-

ma e spunvuol dire che non stava

ha la sua forma completa, ciö

che

muro, confondeva col muro stesso. Nella figura qui appresso

70

A.

MAU

disegnata la linea piü interna indica l'astragalo, la seconda la circonferenza poco piü in alto; segue il margine superiore del capitello e l'abaco: per tutto son tratteggiate le parti lavorate in modo da non dover restar libere. E chiaro diinque che i trequarti di co-

lonne non potevano soltanto, piü grosso del loro coUo.

ma

dovevano

far parte d'un

muro

assai

Che

la basilica fosse costruita prima deU'occiipazione romana, il noto graffito abbastanza dell'anno 78 a. C. [C. 1. L. prova non Ciö ostante vale la IV, 1842). pena di rilevare un fatto del nessuno io finora, per quanto sappia, ha parlato, che cioe quäle

lo

in vari punti

deH'interno,

caduto

dipinti con color rosso sul muro,

muro

seguente

Le

fra la

d.

l'intonaco,

compariscono

seconda e la terza mezza colonna

si

vede

segni

Cosi sul

e fra essi lettere osche.

il

disegno

:

lettere HJI sono alte 0,045.

lonna, l'orizzontale a piedi

il

La

mezza

verticale a d. indica la

pavimento;

tutto

il

co-

resto e dipinto

d'un colore rosso-scuro. Delle tre linee orizzontali l'ultima,

am.

1,0,

corrisponde press^ a poco all'altezza dello zoccolo compresa la fascia gialla onde e terminato; le altre due, con la verticale che le congiunge,

non hanno corrispondenza con la decorazione: po-

trebbero credersi indicazioni d'una decorazione anteriore.

neanche spiegare le due linee oblique. Poco distante di lä, sullo stesso muro la lettera 5.

d., si

Non

legge, alta

saprei

m. 0,07,

MISCELLANEA POMPEIANA

71

Sulla facciata della sostruzione del tribunale

si

distingue, fra

tracce inintelligibili, iina linea verticale sotto Tasse d'ognima delle

colonne, e sotto la lettera

secondo intercolunnio da

il

B.

d.

questi segni

:

SS;

m. 0,065.

e alta

51

LE QUATTRO PITTURE PUBBLICATE BULL. 1890

P. 263

SEGG. N.

5-8.

Sülle quattro pitture siiddette non sarä forse inutile aggiun-

gere le osservazioni seguenti. Delle rappresentanze della cadiita di Icaro ha trattato este-

samente C. Robert, Ar eh. Ztg. 1877, ed ha esposto come esse si dividono in due classi, di cui una, rappresentata allora da una sola pittura (1. c. tav. 2 n. 1 Heibig 1210) niostia la caduta ;

stessa, l'altra

ora

giungi

tav.

c.

(1.

Sogliano

2

n.

2; Heibig 1209, Sogliano 523; ag-

524) un

momento

posteriore,

quando cioe

Icaro giace suUa spiaggia, guardato pietosamente da persone del paese e divinitä locali, e Dedalo viene a cercarlo. L'opinione del

Robert, che quest'nltima composizione sia 1' originale, e l'altra una trasformazione di esso, non viene certo contradetta dalla nuova

con le figure

pittura, la quäle l'altra

non

pressione tesi del

e

di

disposte

verticalmente

una sopra

come composizione troppo felice e non fa aflfatto una composizione originaria. Inoltre in favore

Robert

si

l'im-

della

puö fare la considerazione seguente. Rappresen-

tandosi Icaro

giacente sulla spiaggia, tutte le figure del quadro stanno in relazione con lui Dedalo lo cerca, le persone del paese e le divinitä locali lo guardano con compassione e non si puö dubi:

;

tare che in

un originale

di esecuzione

piü perfetta tutte le

fisio-

nomie non mostrassero un' espressione interessante ed in relazione col soggetto del quadro. Rappresentandosi invece la caduta stessa,

tutto ciö che

prima era ben coUegato

non stanno piü in relazione segue tranquillamente divinitä locali le fisionomie

:

si scioglie

;

Icaro casca

;

suo cammino,

le

le singole figure

ma

Dedalo pro-

persone del paese e le

non si accorgono ancora di quanto accade, e cosi non potevano mostrare altra espressione che quella

dell'indifferenza. e

il

fra loro

La

trasformazione dunque fu fatta grossolanamente sembrava a qualcuno che l'effetto

con assai poco intendimento

:

72

A.

MAU, MISCELLANEA POMPEIANA

sarebbe maggiore rappresentando la catastrofe stessa, accorse che cosi si guastavano i veri pregi dell'opera.

Nella pittura di Atena

e

appunto Marsia

:

altrimenti non

sia

spiegherebbe la mossa alquanto egli con la d. stringe

si

;

le tibie or ora raccolte avanti al petto, e rivolge la testa

spavento verso la che anche l'uomo sulla rupe a irata.

si

(p. 267) mi sembra quasi un viandante qualunque, ma

violenta tanto della testa che del braccio d.

dea

non

Marsia

non

certo che Tiiomo col petaso

ma

Ed

essen do cosi,

sin.

non

e

con un certo

assai probabile

sia altro che Marsia, che

suonando la siringe s'avvicina al luogo ove sta seduta Atena. Disceso egli si fermerä per sentire il suono, vedrä la dea gettar le tibie e le raccoglierä.

modo

In questo

il

quadro, che riunisce tre

menti del fatto rappresentato, e per la questione assai piü importante

dei Filostrati

del

mostra Artemide sorpresa da Atteone,

mo-

suUe descrizioni

quadro Heibig 252, che e Atteone aggredito dai

suoi cani.

quattro quadri furono riuniti in una camera e messi a riscontro fra loro non per qualche relazione intrinseca fra i loro sogI

ma

unicamente per

la somiglianza del tutto esterna delle evidente la corrispondenza fra il quadro di Icaro composizioni. e quello di Marsia: ivi il mare preceduto dalla spiaggia, qui la

getti,

fi

pianura preceduta dal ruscello, che nell'insieme della composizione fa quasi il

medesimo

montate da alberi

una sopra

verticalmente delle Esperidi

s'aggruppano

effetto

e figure

il

centro

ivi le

;

;

qui come lä a d. e a sin. rupi sorsfondo e le figure disposte

edifizi nello

l'altra.

E

cosi

nei quadri del sacello e

occupato dall'albero, intorno al quäle due immagini delle divinitä ed i tre cacciatori, e

qui Ercole e le tre Esperidi.

A.

Maü.

JAHRESBERICHT

ÜEBER NEUE FUNDE UND FORSCHUNGEN ZUR TOPOGRAPHIE DER STADT ROM 1889-1890.

Der vorliegende zweite Jahresbericht welche in der Einleitung

zum

folgt in allgemeinen den Prinzipien, ich citire ersten (Mitteilungen 1889 S. 227-291 ;

TJB

1889) auseinandergesetzt sind: nur dass in der topographischen Rundschau die Abschnitte Esquilin-Quirinal-Marsfeld in einer anderen, wie mir scheint natürlicheren, Reihenfolge aufgeführt werden. Er ihn abgekürzt als

umfasst die Zeit von April 1889 bis Dezember 1890. Auf Publikationen, welche das Datum 1891 tragen und mir während des Druckes zugekommen sind, bin ich (mit einer S. 127 motivirten Ausnahme) nicht ausführlicher eingegangen, um das Erscheinen des Berichtes nicht noch weiter zu verzögern. In der Folge wird es hoffentlich möglich sein, denselben mit den Kalenderjahren

gleichen Schritt halten zu lassen. Für mannigfaches Entgegenkommen bin ich der Diresione generale degli scavi und der Commissione archeologica cotnunale verbunden: namentlich den Herren Fiorelli Gatti Lanciani Marchetti

auch an dieser Stelle meinen Dank auszusprechen ist mir eine angenehme flr. Architekt F. 0. Schulze hat auch diesmal durch Aufnahmen, Pflicht.



Zeichnungen und mannigfache Unterstützung meine Arbeit in dankenswerter Weise gefördert. I.

Quellen der römischen Topographie. fl)

Antike.

Die im Jahre 1888 gefundenen Fragmente der forma Ur bis (vgl. TJB 1889 S. 228), zur Zeit in-den kapitolinischen Magazinen,

Romae haiTcn

immer noch der Publikation. Dagegen kann

ich,

mit freundlicher

Erlaubnis der Direzione generale degli scavi, von dem 1889 am Faustinatempel gefundenen, wie auch von dem bereits Notizie degli scavi 1884 S. 423 skizzirten

Fragment genaue Zeichnungen

ctionsverhältnis

(1

:

4)

geben.

in

dem von Jordan gewählten Eedu-

74

CH.

HUELSEN

Die Dicke beider Platten beträgt 0,08 ra. Die erste seheint allseitig gebrochen die zweite hat unten antiken Kand und, etwa in der Höhe der drei ;

runden Bauwerke, ein Klammerloch.



Die Dimension der drei dargestellten

\

Kreise (correspondirend einem wahren Durchmesser von 4-6-4 m.) spricht gegen die

von

mir

a.

a.

0. geäusserte Vermutung,

Wahrscheinlicher sind drei lacus.

es

seien

tres

arae

gemeint.

JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM lieber die

Orientirung des Stadtplans

75

hat 0. Richter auf

der Philologenversammlung zu Görlitz (Verhandl. S. 336) gesprochen, und nachzuweisen gesucht, dass der Stadtplan nach dem alten Stadttemplum orientirt

gewesen

Pomeriums

sei.

Das

bei Tacitus

letztere,

{ann. 12, 24)

aus der Beschreibung des palatinischen zu reconstruiren, sei ein nach S. 0.

Quadrat gewesen. Ein Beweis für die Richtigkeit sei, dass der Schnittpunkt des Cardo und Decumanus, der Mundus « an die sicher überlieferte Stelle auf der Area ApoUinis (Villa Mills) " falle. Wenn letztere orientirtes



Ansetzung, wie ich in diesen Mitteilungen 1890 S. 76. 77 kurz darzulhun versucht habe, irrig isr, verliert R.'s Hypothese eine wesentliche Stütze (i).

Dass die in der sogenannten Appendix Probi (vgl. darüber G. Paris M6langes Renier S. 304-309) vorkommenden Strassennamen nicht nach Rom, sondern nach Karthago gehören, hat G. B. de Rossi {bull, comun. 1890 Interessant ist besonders, dass dadurch dje Existenz p. 360 362) bewiesen. eines Septizoniums auch in der Hauptstadt Africas bezeugt wird.

Auf die Erwähnung der Curia Julia und des Capitols in den von Cichorius (Sitzungsber. der Berliner Akademie 1889 S. 953-981) publizierten Urkunden aus dem Asklepiostempel von Mytilene hat De Rossi {bull. com. 1889 S.

278-280) hingewiesen.

Den Text des Curiosum nach der in den Über polipticus Beaedicti canonici (vgl. darüber Jordan Topogr. II S. 359) aufgenommenen Recension ist herausgegeben von P. Fabre {travaux et mömoires des facultas de Lille, t.

I n. 3 1889. 36 SS. 2 Tff.).

bibliothek von Cambrai

(n.

512

Der Herausg. legt ein Mscr. der saec. XII ex.) zu Grunde, welches

Capit'ilar-

eine

dem

Vat. 1984 nahestehende Textform repraesentirt, aber wegen der starken Corrupteleu (so am Schluss der Regionen statt vicomagiitros stets vicos magnos

oder ähnlich wertlos ist

;

statt continet

pedes öfters conturipodes

u.

dgl.) für die Kritik

(2).

'

die älteste Wohnstätte (') In der mir soeben zugehenden Abhandlung ' des römischen Volkes (Beilage zum I. Jahresbericht des Kgl. Gymnasiums zu Schöneberg- Berlin W. 1891) hat Richter seiae Vermutung weiter ausgeführt und begründet. Eine eingehendere Besprechung muss dem nächsten TJB vorbehalten bleiben; für jetzt bemerke ich nur, dass R.'s Ansetzung des mundus desshalb positiv unmöglich ist, weil die (auf seinem Plane genau bezeichnete) Stelle nicht auf einen freien Platz, die area ApoUinis ', sondern in den Bereich der domus Augustana hineinfällt: was auch R. nicht entgangen sein würde, wenn er statt des an dieser Stelle unvollständigen Planes von Middleton die besseren Aufnahmen von Thon oder Deglane zu Grunde gelegt '

hätte. (2) Desselben Vf. Aufsatz le polyptyque du chanoine Benoit ä la Vallicellane (cod. F. 73) in den Melanges de V^cole fran^aise de Borne 1890 S. 384-388 enthält nichts für antike Topographie.

76

CH.

Mittelalter.

b) E. MoNACi,

Ein Codex

romana di

(saec.

XIII

Romanarum. Prime ricerche (Archivio

della

storia patria. 1889 S. 127-198).

ex.)

der Stadtbibliothek zu

Hamburg

enthält, unter obi-

Chronik von der Weltschöpfung bis auf den Kaiser Julian. Es die italiänische Uebersetzung einer um 1150 geschriebenen lateinischen ComTitel, eina

gem ist

liber ystoriarum

il

societä

HUELSEN

jjilation (Original

erhalten

im cod. Laurentian. Strozzian. 85), deren Quellen Isiund Paulus Diaconus sind. Von den Mirabilia findet

dor, Dares, Orosius, Solinus sich,

trotzdem römisch-topographische Notizen nicht selten sind, keine Spur. ist in Kom, um die Mitte des 12. Jahrb. angefertigt {}). Dass

Die Uebersetzung

der Schreiber des Codex römische Illustrationen. So ist die Vignette

Monumente vor Augen hatte, beweisen die come GiuUo Cesare retornao a Roma con

Victoria eine Wiedergabe des Innenreliefs Form eines Löwen {Roma

der Stadtplan in hestiis

praeest.

Honor.

Scholast.

vom

Titusbogen.

Merkwürdig

ist

formam leonis habet, quia ceteris de imagine mundi I, 28), f. 107' der

Handschrift, reproduziert bei Monaci S. 165. Eine vollständige Publikation durch die Societä romana di storia patria steht in Aussicht.

S.

Die von De Rossi im Archivio della societä romana di storia patria 1889 199-213 publizierte Arretiner Urkunde v. J. 1051 ist unten S. 113 besprochen. Ein schönes Exemplar der Goldbulle Friedrich Barbarossa's mit der

Stadtansicht und Inschrift Zeitschr. für

AVREA ROMA .

Numismatik 1890

ist

abgebildet

bei A. v.

Sallet,

S. 256.

Ueber die Untersuchungen von Duchesne und C. Re betreffend das Fortleben der antiken Regionen im Mittelalter vgl. c)

S. 84.

Kenaissance.

Leo Battista Albertis Descriptio urbis Romae (über

die zu vgl.

De

Rossi,

piante icnogra/iche e prospettive p. 131) ist neu herausgegeben von Gir. Mancini in Leonis Daptistae Alberti opera inedita et pauca separatim impressa (Florenz 1890) p. 36-46. Ausser dem von De Rossi benutzten cod. Marcian. Ital.

XI, 167

Vn,

149.

sind

noch herangezogen Ambros. 0, 80 sup. und Chigian. M,

Ueber den bereits vgl.

TJB

1889

unten den Abschnitt Castel

S.

S.

230 besprochenen cod. Escorial.



11,

7

Angelo.

D. Gnoli's kurze Notiz lavori di topografia romana intrapresi da RafdeWArte II, 1889, S. 251) erinnert an ein 1524 in Rom

faele [Archivio storico

Dass ausser den genannten Quellen auch qualche storiella attinta sei, meint Monaci a. a. 0. S. 137; aber von den beiden, die er anführt, ist die zweite (Numa Pompilius und Juppiter Elicius) direkt aus Ovid fast. III, 339 ff, die erste durch irgend welche Mittelglieder aus Diodor 4,22 (1)

dal popolo

oder Aelian var.

Iiist.

1,

8 abgeleitet.

JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM gedrucktes Gedicht des Caius

max.

font. opt.

gerühmt wird.

Doch

ist

Silvanus Germanicus

a.

abgedruckten Versen lauten

:

die

forent, reserare latentia iussit [Subject ist

mandare

et pictis

Süstulit, ac claris

tabellis.

mors

statuam Lconis X.

(in

Sorge Leos X für die Alterthümer den 13 bei Gnoli a. 0. (die letzten fünf von Ut saltem veteris vestujia certa figurae Nota

welchem

in

sylva),

77

Sed

:

Leol ab imo Fundamenta solo

monumenti

tanti artificem

obstitit invida coeptis)

in limine

primo

von Eaffael nicht ausdrücklich

die Kede.

A.

dem

Venturi giebt {Archivio

storico delVarte III, 1890, S. 196-206) unter

per Monte Giordano, Monte Cavallo e Tivoli nel secolo XVI, aus Papieren des Archivs zu Modena zahlreiche Rechnnngsanweisungen für Ankauf und Transport von Antiken, die vom Cardinal HippoFür die Geschichte der lyt V. Este ausgegraben oder erworben wurden. Titel: ricerche di antichitä

römischen

Sammlungen im

16. Jahrh.

Notizen wenig eigentlich topographisches

Im

von hohem Interesse, bieten (s. unten S. 106. 109. 120).

diese

zweiten Teile des LI. Bandes der Londoner Archaeologia S. 489-508 I. H. Middleton unter dem Titel Ancient Rome, ms. notes ly

veröffentlicht

Pirro Ligorio, made

betiveen

c.

1550 and 1570 A. D.

eine Inhaltsübersicht

über den Ligorius Bodleianus (^). Eine Anzahl von Zeichnungen werden in stark ein merkwürdiger Terverkleinerten aber guten Facsimiles wiedergegeben :

rassenbau unter Trinitä dei Monti

;

die Curie (S. Adriano)

;

sog.

templum Divi

Augusti unterhalb des Palatin templum Sacrae Urbis S. Stefano rotondo; Basilica des Constantin Tempel der Faustina « Foro vecchio » unterhalb ;

;

;

;

des Palatin

;

Piscina der

Aqua Claudia

;

sog. botte di

Termini

;

ein castellum

aquarum an der Via Labicana Grab an der Via Labicana Villa an der Via Cassia Grab der Caecilia Metella. Ueber die folgenden Blätter des Codex ;

;

;

(1) Der Codex enthält zu Anfang einen Brief des L. an Ercole Basso von Ferrara mit dem Datum 14. Mai 1585, dessen sich Middleton (wie auch Henzen C. I. L. VI p. LI) zur Bestimmung des Todesjahres L.'s bedient. Es ist curios, dass der magnus fallaciarum opifex et parens sogar hinsichtlich dieses Datums die späteren Forscher in die Irre geführt hat denn dafür dass er Anfang 1585 nicht mehr lebte, giebt es ein bisher übersehenes aber unanfechtbares Zeugnis. In einer Depesche nämlich des toskanischen Agenten Ürazio ürbani d.d. Ferrara 16 gennaio 1583 (nach moderner Zählung 1584), ist die Eede von den figliuole di M. Pirro Ligorio antiquario, il quäle ^ p cho che m orl havendo lassato la moglie, che ? non ferrarese ma Romana, donna di buona vita, e similmente motte figliole con pochissima facoltä di recapitarle. Dadurch wird die Angabe Borsetti's {hist. gymn. Ferrar. 2, 193) dass L. im October 1583 gestorben sei, bestätigt. Die angeführte Stelle, deren Nachweis ich Herrn A. Fabretti in Turin verdanke, steht unter den Dokumenten über den parentado fra la principessa Eleonora de Medici e il principe don Vincenzio Gonzaqa, im fünften Bande der von Orlando und Baccini herausgegebenen Bibliotechina grassoccia (Florenz 1887 S. 59) wohin der ganze Handel auch gehört. Zu was für einem Experiment die Töchter des jüngst verstorbenen Ligorio verwandt werden sollten, mag wen ;

=

,



es interessirt a. a. 0. nachlesen.

78

HUELSEN

CH.

(138-161), welche Grundrisse von Gräbern in der Campagna enthalten, wird nur summarisch referirt gerade diese Serie wäre für die Kritik des Ligorius, ;

für

die

verschiedenen Kezensionen

für

seiner Werke,

die

Frage

nach

den

Quellen des Vat. 3439 von besonderem Interesse. Der Text registriert noch Einzelnes bedarf eine ganze Anzahl von nicht facsimilirten Zeichnungen.



dass Ligorio die Euine des sogenannten Templum Divi Abhang des Palatin noch vollständiger, namentlich mit den

der Berichtigung

Augusti

am

;

samt Gebälk im Inneren der Cella

korinthischen Säulen

über solche

(vgl.

'Ligorianische Zuthaten TJB 1889 S. 273) gesehen habe, wird widerlegt nicht nur durch andere treuere Zeichnungen der Renaissance (z. B. Bald. Peruzzi Uff. 593),

sondern auch durch die 1884 aufgedeckten

Reste

der

aus

dem

stammenden Kirche S. Silvestro in lacu, deren Einnistung erst möglich war, nachdem die Ruine im wesentlichen so reduziert war, wie wir sie 8.

Jhdt.

heute sehen.

"Was Ligorio zugethan hat, besonders

die

ganze Nordfassade,

stammt aus seiner Phantasie, und die Skizze ist keinesweges of very great value. S. 496 heisst es « fol. 17 v. has a plan of a circular Gorinthian temple on the Palatine kill, which Ligorio mentions as existing «« dietro la casa



dei Cesarini nn



behind the palace of the Caesars n. Dieser Tempel wird Verbindung gebracht mit dem angeblichen Tempel der'Vesta auf dem Palatin (Lanciani bull, comun. 1883 tav. XVII vgl. meine Gegenbemerkung

dann

in

;

Mitteil. S.

Nicolö

des

«

stand,

1889 a'

S.

185)

Cesarini

Foro Vecchio

where the

,

während natürlich der kleine Rundtempel neben



im Marsfelde gemeint ist. S. 501 wird zu dem Grundriss und der ' Curia vetera bemerkt it is dißcult to under'

»

:

eccact site

this build.ing

can have been. Ein Blick auf Li-

of Eßgies Urbis Romae (M. Tramezino, 1553) zeigt, dass er Forum Romuli den Ruinencomplex zwischen Sacra Via und Palatin, östlich vom TitusDer bogen nennt, und dass er dorthin auch den Vicus Curiarum verlegt. Herausgeber meint, dass das Manuscript has never been carefully examined by gorios grosse



any studcM of Roman Archaeology^ scheint sich aber um seine Vorgänger wenig gekümmert zu haben. Dass z. B. die angebliche Bleiröhre (S. 503) ex auctoritate Imp. Caes. Traian. u. s. w. gefälscht ist nach dem Tibercippus VI, 1239, hätte er aus Lanciani, le acque p. 292 n. 17 ersehen können. Auch die

Notiz C.

I.

L. VI

p.

LH

scheint

ihm unbekannt geblieben zu

sein.

Schon im vorigen Berichte hätte erwähnt werden sollen die von G. Fumadie erste galli [Archivio storico delVarte 1888 p. 143) gegebene Notiz über Ausgabe von A. Labaccos libro appartenente alVarchitettura, welche das Datum 1552 trägt. Das einzige bekannte Exemplar ist jüngst von der Biblioteca Vittorio-Emanuele erworben. Die Abweichungen von" der bisher als ersten

geltenden Ausgabe von 1558 sind unbedeutend. P. Jessen, Zeichnungen römischer Ruinen in der Bibliothek des K. Kunst gewerbemuseums zu Berlin. (Aus der Anomia Archaeologische Beiträge, ;

Carl Robert dargebracht. Berlin 1890 S. 114-123^ giebt ein Verzeichniss der aus Destailleurs Sammlung nach Berlin

Zeichnungen (insgesammt 120

Bll.)

gekommenen

eines franz<'sischen Architekten, welcher

JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

79

bald nach 1547 die römischen Ruinen sehr gewissenhaft studiert und aufgenommen hat. Besonders wichtig sind die auf die Thermen bezüglichen Grundrisse und Schnitte: 10 Bll. für die Th. des Caracalla, 13 des Diocletian, 2 (besonders wichtige; vgl. meine Bemerkung in diesen Mitteilungen 188!i aber auch Tempel, Triumphbögen, Grabdenkmale S. 78. 79) für die de3 Titus ;

fehlen nicht.

TJB

250 erwähnte Skizzenbuch eines etwas späteren franzöGeffroy {Valbum de Pierre Jacques de Reims; de VEcole fran^aise de Borne X, 1890, S. 150-215; vgl. auch EenMSlanges l)as

1889

S.

sischen Künstlers beschreibt A.

Den Inhalt desselben (96 Bll. 8) bilden diconti dei Lincei 1891 S. 69-71). überwiegend Skulpturen, der Wert für unsere Kenntniss der römische a Antikensamralungen im 16. Jahrhundert ist gross topograjAisch interessantes ;

Doch verdienen die Zeichnungen der monumentalen Eeliefs, und die grossentheils Künstler im Couservatorenpalast sah (S. 192

fehlt fast ganz.

welche der

flf.)

im 17. Jahrhundert zerstreut oder zerstört sind, erwähnt zu werden. Sie stammen vielleicht zum grossen Teil von den Funden auf Piazza di Sciarra (1562).

Eine Untersuchung über diese interressante Gruppe, zu welcher u. A. im Vat. 3439 wichtiges Material liefern, würde

die Zeichnungen des Panvinius

sich verlohnen. /

Für

Müntz

Revue arch^ologique 1886 herausgegebene Beschreibung Rom's aus cod. Lansdowne 720 ist es P. de Nolhac gelungen, den Verfasser nachzuweisen. Es ist Nicolas Audebert von Orleans,

die

der

comun. 1889

zuerst von

in

den Jahren

in

der

1574-1578

Italien

bereiste.

(De

Eossi

bull.

S. 365).

IL Darstellende Werke. Stadt- und Baügeschichte im Allgemeinen. Centerwall, Romas Ruinar. Vandringar inom den eviga stadens murar. Stockholm 1889. 252 SS. mit 5 Vollbildern, 23 Figuren im Text und 4 Plänen,

Julius

nach zwei einleitenden Kapiteln (I die Ruinen die Ausgrabungen II Roms Hügel und Thäler; älteste Stadt; Servianische Mauer und Thore; Pomerium; Kloaken; Servianische Stadteinteilung; Strassen und Gassen in der ältesten Zeit) eine knappe und klar geordnete Periegese der alten

enthält,

das Baumaterial

;



— IV Velia

Stadt (III Palatin Cirtus maximus;

V

via

;

Kaiserfora

;

;



Colosseum; Caelius, Aventin und Umgebungen — VI Forum Romanum, Sacra

Forum Boarium, Velabrura

;

— VII Kapitol — VIII Marsfeld: Quirinal

Trastevere). Hauptquellen sind Jordan, Richter, Middleton

;

Vjminal

;

Esquilin

,

und Lanciani's (dem

Werk gewidmet ist) frühere Arbeiten (desselben Ancient Rome in the light of modern discoveries ist dem Verfasser erst nach Abschluss seines Buches zu Händen gekommen). Die Illustrationen stammen meist aus Middleton. das

80

CH.

HUELSEN

0. Gilbert, Geschichte und Topographie der Stadt

Rom im

Altertum. Dritte

Abteilung. Leipzig 1890. IV und 479 SS. 8. Der Verfasser behandelt in diesem Bande, nachdem er in zwei vorhergehenden sehr gelehrte und detaillirte, aber recht hypothetische Constructionen älterer

und ältester Stadtformen gegeben hatte, die Topogi-aphie und Geschichte Roms von der Vertreibung der Tarquinier bis zum Ende des Kaiserreiches. Der Band hat sechs Kapitel IX die Entwickelung im Allgemeinen X die Sakralbauten :

XI

;

politischen Charakters; Anstalten für die Bedürfnisse des Lebens

handelt über

«

Verfall

;

XII die Verkehrsanlagen; XIII

die Anlaeren

;

XIV

Einzelperiegese

;

die

ein « Schluss »

und Wiederaufdeckung der antiken Stadt

».

Das am besten gelungene Kapitel scheint mir das zehnte, in welchem das allmählige Anwachsen der fremden Kulte dargelegt wird, die in republikanischer Zeit extra pomerium, besonders im Marsfelde, angesiedelt wurden, bis die Kaiserzeit, mit diesem Prinzip brechend, auch ihnen Eingang intra pomerium verstattete. Die folgenden Abschnitte leiden darunter, dass mehrfach

Comitium im



so wird das zusammengehöriges auseinandergerissen wird Forum im XII. Kapitel besprochen und dass manche

Gegenstände unter sucht



so

politischen



X., das

stehen

Rubriken gebracht sind z.

Charakters

B. die Obelisken »

ebenda

;

,

statt

wo man

,

sie

unter

XIII

die

,

« Anlagen Feuerwehr das Horrea unter den

Macellum wird unter den Verkehrsanlagen behandelt, die " Anstalten für die Bedürfnisse des Lebens ». Aber dem der XIV.

Abschnitt

«

Einzelperiegese

»,

zunächst nicht

und Colosse unter den

zum

;

hilft

zum

Teil

Teil der sorgfältig gearbeitete

Index ab.

Das Material hat der Verfasser mit grossem Fleisse zusammengebracht, und Bullettino comunale bilden einen metho-

die Citate aus Notizie degli scavi

dischen Generalindex zu diesen Publicationen

:

für den Benutzer freilich,

beide Zeitschriften, und dazu detaillirte Pläne des neuen

Rom

dem

nicht stets zur

sind, wäre weniger oft mehr gewesen. Da eine Recension des G. 'sehen Buches nicht in den Rahmen dieses Jahresberichtes fällt, gehe ich auf

Hand

Einzelnheiten nicht ein.

Nur

eine allgemeine

Bemerkung möchte

ich hinzu-

fügen sie betrifft die Benutzung der Inschriften. Der Verfasser hat sich nicht darauf beschränkt, das Corpus und die dasselbe ergänzenden neueren Publikationen zu excerpieren, sondern auch die älteren Sammlungen, Gruter Mura:

tori u.

s.

w. herangezogen

daraus beibringt,

pflegen



nicht

zum

Vorteil

denn was er Aber auch wo

seiner Arbeit,

Dubletten oder Falsa zu sein

(i).





seine cui bono ? (1) Z. B. am Ende der Anm. auf S. 342 wo der Vf. Collectaneen über scholae mitteilt, heist es « Vgl. auch Grut. 169,5 schola; Von diesen 170, 7, auditorium; 172, 7 schola; 314 schola paeanistarum ^ vier Inschriften sind die erste und zweite schon wenige Zeilen vorher mit ihrer Corpusnummer (VI, 1936 und 1017) citirt die dritte gehört nach Praeneste (XIV, 2924). die vierte ist Gruters lateinische Uebersetzung von C. I. Gr. 5913 Aehnlich S. 295 Anm. Kaibel Inscr. Ital. 1102, wo im Urtext olxög steht. über die balnea « mehr oder weniger zweifelhaft erscheint lavacra Metelli Grut. 111, 7; lavacrum 180, 8; balneae 181, 3; 316, 1 ». Ein Zweifel wäre .

;

=



JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM sichere Texte

vorliegen,

finden

81

bedenkliche Lese- und Interpretations-

sich

den im Corpus gegebenen Fund- und Aufbewahrungsnotizen zieht, sind manchmal verfehlt (^}. Kurz der Benutzer muss gewarnt werden, dem epigraphischen Material bei fehler

G.



(^)

;

und

die topographischen Schlüsse, welche er aus

es

nimmt

ihm einen

bei

breiten

Raum

ein



ohne Nachprüfung

der Quelle zu trauen.

LAVACRVM AGRIPPINAE (Gilbert citirt sie berechtigt nur für die zweite noch einmal S. 300 Anm. 3 als unecht auf die Autorität Jordans, der sie Bull. delVIstit. 1873 p. 30 und Forma Urbis p. 42 als Fälschung des 16. Jhdts. darzustellen gesucht, aber den ältesten Zeugen, den sehr zuverlässigen Andr. Fulvius, Antiq. f. 21' ed. 1527, übersehen hat; ich halte sie für echt); die erste ist eine Boissard'sche Fälschung (VI, 3131*), die dritte sicher echt, auch wenige Zeilen vorher als C. I. VI, 1744 citirt; die vierte wieder Grutersche Uebersetzung Kaibel Inscr. deren Original C. I. Gr. 5907 Jtal. 1055 ganz klar von den Trajansthermen spricht. Fälschungen albernster Art figurieren teils ohne Bedenken, z. B. S. 283 Anm. die Gutensteniana Grut. 93, 1 /. L. VI, 3259*, teils mit der schüchternen Einfühso S. 445 Anm. 1 Grat. 39, 5, der rung « wenn die Inschrift acht ist « hübsche Ligorianische lapis auspicalis. C. I. L. VI, 701*. An anderen Stellen sucht der Verfasser verdächtigte Inschriften zu retten, so I. L. VI, 667* S. 91 Anm. 2. Machtsprüche, wie S. 417 Anm.: « wenn diese Ifischr. im Corpus unter den falsae 3297* aufgeführt wird, so ist das willkürlich; es liegt durchaus kein Grund vor die Inschrift zu verdächtigen « womit die ausführliche und vorsichtige Auseinandersetzung Henzens a. a. 0. einfach ignoriert wird, sollte er kann nicht erwarten dass sie auf Sachverständige Vf. lieber unterlassen :

=

,

=

C

;

C

;

Eindruck machen. (1) Die Inschriften der Bleiröhren, mit ihren nicht immer leicht aufzulösenden Genitiven sind dem Vf. mehrmals verhängnissvoll geworden. Dass Anm. 3) ein Eous Hilario und Rous Auctus (statt Roius) und (S. 421 andrerseits (S. 444 Anm.) ein M. Valerius Bradua Mauricius (statt Mauricus) erscheint, sind Kleinigkeiten bedenklicher ist schon die Inschrift (S. 366 Anm. 2) eines M. Manifest! Caeciliani (statt M. Mari Festi Caec.) und gar Bleiröhren nennen das Haus des Amethystus Drusus Caesar » (S. 374 Anm. 5) — « eine andere Inschrift nennt zunächst dem Ponte Rotto das Haus des Elus Antoninus Pius (des Kaisers?) N'ot. 1887, 17 » (S. 448 Anm. 1) Das macht G. aus den Inschriften AMETHYSTI DRVSI CAESARIS und ? eutraplEU ANTONINI PII Auf gleicher Stufe steht die Erläuterung zu Lanc. 130 SOCIORVM PVBLICI XXV.VHNALIVM u eine Gesellschaft, die sich als socii Aus Steininvenales bezeichnet » (S. 366 Anm. 2). schriften notire ich ein locus Caprari et Gattules, d. h. Grab des C. und der G., figurirt unter den Zeugnissen für den locux Capreae (S. 377 Anm. 3); aus der Inschrift (C /. L. VI, 8719) Ascani, Philoxeni Ti. Claudi Cae;

'

'

;

:

u.



.

.

!

!



:



|

XXV

:

Augusti servi vic(ari), arcari, schafit sich G. einen vicus arcarius 54 Anm. 1) u. s. w.

sariis) (S.

(2) Auf S. 114/15 Anm. 3 zählt G. die Heiligthüraer und Altäre des « vor Porta Flaminia C. VI, 723. 724 » Mithras auf. Unter diesen figurieren (^nämlich in Villa Giustiniani, deren Steine bekanntlich von hundert verschiedenen Orten zusammengebracht waren) "in aedibus Massaliorum (liesMaffaeioruraj VI, 746 n (das ist Pal. MaflTei im Marsfeld, der im 16. Jhdt. gleichfalls eine grosse Inschriftensammlung enthielt) «an der zum Ponte S. Angelo führenden Strasse VI, 747 » (nämlich im Pal. Capponi, dessen Besitzer im vorigen Jahrhunderte Steine sammelte). Diese Proben mögen genügen, um obige Ausstellungen zu begründen; sie zu vermehren läge Material genug vor. :





82

CH.

Guida

Roma

di

491 SS.

cura

a

edizione

del

HUELSEN

Undicesima del Nibby. Loescher Porena. 1891. Roma, Prof. Filippo

suoi dintorni,

e

ossia Itinerario

8.

wie die vorletzte 1877 erschienene Auflage, nur eine Ueberarbeitung des Nibby'schen Itinerars, sondern ein völlig neues Buch. Der Verfasser hat ist nicht,

sich

Mühe

gegeben, die Resultate der topographischen Forschung auch der

letzten Jahre zu verwerthen. Mancherlei veraltetes ist freilich stehen geblieben, z.

B. verleitet die Beschreibung S. 453 dazu, die Arvaltafeln noch in alcune

rimesse della casa della vigna Ceccarelli zu suchen. Die Pläne gehen zurück besonders auf Middleton und Richter; ein Stadtplan ist nicht beigegeben.

Besonders

möchte ich hier noch aufmerksam machen auf zwei mit

einander in Verbindung stehende Publikationen Rom mit dem Triumphzuge des Kaisers Constantin im Jahre 312. Rundgemälde :

Rom

von Prof. I. Bühlmann und Alex. Wagner. 1 Bl. Photogr. quer- fol. mit dem Triumphzuge des Kaisers Constantin im Jahre 812, beschrieben von Franz von Reber. *München 1890. 160 SS. 8, mit Orientirungstafel,

Skizze des Panoramas und 23 Textillustrationen. Das Bühlmann- Wagnersche Panorama ist nicht nur künstlerisch, sondern auch und dies verdient gegenüber ähnlichen neuerlich produzierten Decorations-



stücken hervorgehoben zu werden

— wissenschaftlich eine bedeutende Leistung.

Für die Veranschaulichung des Centrums der Stadt Ausgabe

ist z.

wünschen.



— Capitol, Forum Romanum,

giebt es z. Z. nichts besseres. Der photographischen B. für Zwecke des Unterrichts eine recht weite Verbreitung zu

Kaiserfora, Marsfeld

Das Textbuch

über die Hauptsachen



F. v. Reber's

denn



fast

alle

orientirt geschickt

und verständlich

bedeutenden Ruinen

Roms

befinden

im Sehfeld des Kapitols der römischen Topographie. Die Textillustrationen, Grundrisse und Durchschnitte, sind sachkundig ausgewählt (besonders sich

danken swerth die Reproductionen der Dutertschen Studien über den Palatin). lieber Einzelheiten (wie den in der Einleitung begegnenden lapsus memoriae, Augustus habe " im Monumentum Ancyranum » gesagt, dass er Rom als Ziegelstadt überkommen, als Marmorstadt nicht gerechtet zu werden.

hinterlassen

habe),

braucht hier

Lage Boden Klima. Wenn auch eine Verzeichnung der Arbeiten, welche geographische und physikalische Verhältnisse Roms und Latiums, ohne spezielle Beziehung auf das Alterthum, behandeln, nicht im Rahmen dieses Berichtes liegt, so verdient doch eine neueste officielle Publication auch die Aufmerksamkeit der antiken Topographen; ich meine die Carla geologica della Campagna Romana con le regioni limitrofe, pubblicata per cura del R. Ufficio geologico. Roma 1889. 7 Bll. gr. fol. 1 Hft.

Text 22 SS.

8.

nach Aufnahmen der Ingenieure Zezi und Cortese (1879-82) im Massstabe 1 100 000 unter Zugrundelegung der Generalstabskarte hergestellt Diese

ist

:

JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

83

Sechs Blätter entsprechen den Nr. 142-144. 149-150. 158 derselben, ein siebentes bringt sezioni geologiche, von denen sich aber keine auf das Stadtterrain selbst bezieht.

Stadt- und B augeschichte im Allgemeinen. Zu den

Argee

r

n sind zu verzeichnen

die

Bemerkungen von Diels,

Sibyllinische Blätter (Berlin 1890. S. 43. 44), von denen für das topographische Detail allerdings nur in Betracht kommt das Festhalten an der Zahl der 27

Kapellen. Im übrigen Darstellung nicht überzeugt.

erklärt

(nicht 24)

(russisch)

der Verf.

von Studemunds

J. Kulakowski zur Frage nach den Anfängen Kiew 1888. 155 SS. 8. ist mir nur aus der Besprechung von

Die Abhandlung von

Roms

sich

:

H. Haupt in der Berl. philol. Wochenschrift 1891 S. 127/28 bekannt geworden. Der Verfasser behandelt danach die Möglichkeit der Entstehung Roms aus Vereinigung von Sondergemeinden die Ausdehnung der ältesten palatinis;

chen Stadt; Aboriginer und Sabiner; Vgl. noch unten S. 106. R. Lanciani ricerche sulle regioni Tf. IX. X)

Roms Beziehungen

XIV urbane {bull,

zu den Etruskern.

comun. 1890

S.



115-137

beabsichtigt, die Grenzen

der 14 augustischen Regionen genau zu fixiren, auch mit dem praktischen Zwecke, der Verwaltung der Ausgrabungen für Einordnung der neuen Funde eine feste Norm zu bieten. Dass diese Linien vielfach conventionell sein müssen, wird zugegeben; und dem praktischen Zwecke des Aufsatze entspricht es wenn ohne einge-

namentlich

,

hende Discussion im wesentlichen dogmatisch vorgetragen wird. Die beiHüg^l gegebene Karte enthält nur die Hauptlinien der antiken Stadt da der Text und die servianische und aurelianische Maner, Hauptstrassen :

,

;

Grenzbeschreibung am Schluss des Aufsatzes häufig auch auf die moderne Nomenclatur Bezug nehmen, sieht sich der Leser genötigt, stets mit zwei Karten zu operiren. Die Beigabe eines vergleichenden Planes der alten und

neuen Stadt, wie in Richters Topographie, wenn auch nur in den Hauptlinien, wäre sehr erwünscht gewesen. Auch im Einzelnen bleibt an der Grenzbeschreibung

manches

Wenn man

unklar

(i).

Von

Interesse

sind

mehrere Exkurse

:

B. sich die Grenzlinie der vierten Region nach auf einen modernen Plan aufzutragen versucht, so scheint es, dass die Region in zwei ganz getrennte Stücke zerfällt, die am Schnittpunkte der via de' Neoßti und Via S. Maria de' Monti ihre einzige Berührung haben. Das kann L. nicht gemeint haben die von ihm beabsichtigte Grenze wird vielmehr an dieser Stelle von Piazza della Madonna de'' Monti nach Vicolo del Pernicone herüber dem Esquilinabhang folgen sollen. In der Grenzbeschreibung der VI. Region, ebenda, ist für Porta EsquiUna zu lesen Viminale. t})

den Angaben

S.

z.

136

:



84

CH.

HUELSEN

Nach L. die war 1) über die Grundsätze der Augustischen Eegionsteilung. Grundlinie eine von Südosten (') (Via Appia-Circus Maximus), um den "Westabhang des Palatin, den Ostabhang des Capitols he^um nach Norden (Via Latariaminia) laufende Linie die Servianische Mauer und die grossen nach ihren Thoren laufenden Strassen geben die weiteren Teilungslinien (2) und man erhielt, ausser dem Palatin als Centralregion, auf dem linken Ufer 6 Ke:

gionen innerhalb, 6 ausserhalb der Mauer. Die Zählung beginnt an der Normale im Süden (Porta Capena) und kehrt zu ihr zurück. Den einzelnen Regionen bestrebt man sich möglichst gleiche Umfange (12270 F. im Durchschnitt) zu geben, was besonders an den 7 Regionen innerhalb der servianischen Mauer (die äusseren scheinen in späterer Zeit erhebliche Veränderungen erüber Bevölkerungsdichtigkeit und Rang litten zu -haben) nachgewiesen wird :

Quartiere versucht L. aus Regionsbeschreibung Resultate zu gewinnen.

der verschiedenen

den



statistischen

Zahlen der

Ueber die Regionsbeschreibungen wird behauptet, dass sie in noch viel weiterem Umfange, als man bisher annahm, Strassen- und Platznamen enthielten. So seien die curiae veteres in der zehnten Region nur Andeutung für den vicus curiarum, die

Namen Janiculum und Vaticanum vicus Janiculensis und

vicus

2)

in der vierzehnten dessgleichen für einen

In der Ausdehnung

Vaticanus.

des

an

sich

gewiss beachtenswerten Princips dürfte L. doch wohl etwas zu weit gegangen sein: so enthält

z.

B. sein Verzeichniss für die erste Region elf

die constantinische Regionsbeschreibung für dieselbe angibt

man auch

Namen, während vici X. Nimmt

:

von jenen 11 die

n. 4. 6. 8 {area Apollinis et Splenis Carruces) abzuziehen seien, so bliebe immer noch das singulare Factum, dass gerade in dieser Region die Beschreibung die Strassennamen mit fast absoluter Vollständigkeit erhalten hätte.

an, dass

— area pannaria — area

Die Aufsätze von Camillo e

documenti

les S.

r^gions

di

de

storia

e

Re

:

le

diritto X,

regioni di Borna nel medio evo {studj

1889

S.

349-382) und L. Duchesne: de Vecole frangaise 1890

Fome au moyen-äge {MÜanges

126-149)

müssen hier erwähnt werden, weil sie auch die Frage nach dem Fortleben der augustischen Regionen im MA. in Betracht ziehen. Beide Gelehrte gelangen zu gerade entgegengesetzten Resultaten während Re die augustische und die kirchliche Regionsteilung des Mittelalters für im wesentlichen congruent hält und somit den modernen rioni eine Existenz von 19 Jahrhunderten zuschreiben will, besteht Duchesne auf seiner schon früher {Revue des questions histodie antike Einteilung in riques 1878) gegen Jordan verfochtenen These :

:

14 Regionen verschwindet mit den gotischen Kriegen des

YL

Jahrhunderts,

der (1) Die Wahl dieser Normale wird empfohlen schon durch die auf gleichen Linie beruhende Orientirung der forma Urbis. schon in (2) Dass die Bedeutung der Hauptstrassen als Regionsgrenzen Richters Topographieen (bei Baumeister, Denkmäler, und I. Müller, Handbuch) dargelegt worden ist, hätte erwähnt werden sollen.

JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

85

Die Be-

das Anknüpfen der mittelalterlichen Einteilung ist nur scheinbar. weisführung Duchesne's scheint mir überzeugend (i).

Für

Verwaltung der Stadt im

die

3.

von Pratica, welche nach der im C.

Inschrift

Jhdt. I.

ist

von Interesse eine

L. XIV, 2078 adoptirten

Lesart einen consularis sacrae urbis regionis IUI, cur{ator) Laurentium LaviDer Stein ist in diesen Zeilen sehr beschädigt, und Dessau

natium nannte. zweifelte, ob

statt

Vermuthung wird

regionis

IUI

zu

nicht

bestätigt durch eine von

(misc. nella sala di studio vol. .341

f.

lesen sei regionis

De

II

et.

Diese

Eossi im Vatikanischem Archive

190) aufgefundene, gleich nach der Aus-

grabung des Steines (1718) genommene Abschrift {Bull, comun. 1890 S. 285-288). Der Name des Beamten, dem die Basis geweiht war, ist nur fragmentarisch erhalten. De Rossi vermutet An\tonio Antio'] Lupo und bringt ihn in Verbindung mit dem bekannten Manne aus Commodianischer Zeit (C. /. L. VI, 1343).

M. BoRGATTi,

le

mura

di

Roma

(conferenza

ai

letta

sigg.

ufficiali

del

reggimento genio, distaccamento di Roma, nei giorni 21 e 22 febhraio delVanno 1890). Rivista d'artiglieria e genio 1890 vol. 11. 81 SS. 8. 3.

6 Tf. skizzirt die Geschichte der Befestigungen

Roms von den

ältesten Zeiten bis

Die das Altertum betreffenden Kapitel {Roma quadrata cinta dei re o di Servio Tullio S. 13-33 cinla di Aureliano

auf die Gegenwart S. 4-12

;

;

hauptsächlich auf Nibby, Pial. , Lanciani, Parker und einem Aufsatz von Baratieri {Nuova Antologia 3 s. vol. 8). Jordan und Richter citirt

S. 33-49) fussen

der Verfasser zwar, hat sie aber nicht gründlich benutzt, er hätte sonst z. B. die Aufnahme der alten palatinischen Befestigung {Annali delVIstit. 1884

Monumenti vol. XII tav. VIII A) nicht übersehen können. Bei der p. 189-204 Bestimmung des Vortrags wird man keine wesentliche Bereicherung unserer ;

Kenntnisse fig.

erwarten

erwähnenswert

:

ist

durch

die

Zeichnungen

(Tf.

III

8-14) erläuterte Klassifikation der Aurelianischen Befestigung S. 67. 68

:

Mauer, ohne Wehrgang, mit wenigen Schiessscharten (so zwischen Tiber und P. del Popolo südlich von den Casträ praetoria zwischen Porta 1) isolirte

;

;



Futtermauer mit Brustwehr, so am Abhang des Mauer mit gewölbtem Wehrgang im Inneren. Pincio 3) häufigster Typus Von den beigegebenen Tafeln ist I Stadtplan (1 10000) mit Einzeichnung Ostiensis

und Tiber)



;

;

2)

:

:

sämtlicher Mauerringe II-V Durchschnitte und Ansichten der antiken Mauern, VI desgl. der Befestigungen Sangallo's. ;

H.

Strack, Baudenkmäler des SS. Text

giebt,

nach

historischer

(2)

S.

sehr

alten

Rom.

wolgelungenen photographischen

Anordnung folgende Monumente

Vgl. nach L. Calisse, arch. della soc.

262-264;

I.

Guidi bull, comun. 1890

S.

1890. 20

Berlin

:

TfF.

fol.

20

Originalaufnahmen, in 3-6 Pantheon,

1.2 Forum,

Romana

di storia patria 1890

154-156; 1891 S. 38.

36 7

14

CH.

HUELSEN

12. 13 Titusbogen, 9-11 Colosseum 8 Castortempel Augustusforum Forum Boarium, 15 Traiansforum, 16 Faustinaterapel, 17 Tempel auf ,

,

,

Piazza di Pietra, 18 Säule des Marc Aurel, 19 Gallienusbogen, 20 Constantinsbogen. Da die Vorführung von relativ wohl erhaltenen architektonisch

wirkenden Bauten den speziellen Zweck des Werkes bildet, erklärt sich das gänzliche Fehlen z. B. der Thermen und der Palatinischen Ruijien. Doch verdienten, wie auch 0. Richter (Berl. philol. Wochenschrift 1890 S. 1598) des Werkes namentlich Marcellustheatcr Der Text könnte neuere architektonische Litteratur, namentlich wichtige Einzelpublikationen in ausgedehnterem Masse berücksichtigen die Anführungen beschränken sich meist auf Desgodetz, Pi-

hervorhebt, bei einer Erweiterung

und Porta Maggiore Aufnahme.

;

ranesi, Valadier, «

Lampue fragm.

d'archit. » (? verbirgt

sich

unter diesem

Werk von Ch. Moreau, fragments et Ornaments d'architecture dessin^s a Rome d'apris Vantique, 1802?) und namentlich Canina. Es befremdet z. B. dass Dutert, le forum Romain nirgends ge-

mir unauffindbaren

Titel

das

nannt wird. Die Aufsätze von Aitchison

roman Thermae erwähnen

;

;

n.

im Builder

2452-2457

Roman

hervorgegangen aus Royal

vol.

LVI-LVIÜ

(n.

2415. 2416 the

architecture) genügt es hier kurz zu Academy lectures bringen sie nichts

selbständiges neues. 0. Richter, Cloaca

Maxima

in

Rom.

Archäologischen Institut Bd.

I.

(Alte Denkmäler, herausg.

vom K. D.

Tf. 37).

R. Lanciani, la cloaca massima (Bull, comun. 1890

S.

95-102, Tf. VII. VIII).

Richters Arbeit ist grundlegend für unsere Kenntnis der Cloake im Ganzen. Sie fusst hauptsächlich auf den Aufnahmen des Hrn. Pietro Narducci, Chefingenieurs der römischen Canalisation (vgl. TJB. 1889 S. 236). Die von P. Graef gezeichnete Tafel giebt einen Plan (1:1800) des Laufes der Cloaca, einschliesslich der erst 1889 entdeckten oberen Teile beim Augustusforum ;

den Längsschnitt in der Abwickelung (gleichfalls 1:1800, Höhen 1:900) und 19 einzelne Längs- und Querschnitte (1:200). Fünf Figuren im Text erläutern die

in den Tiber, nach Aufnahmen und Messungen von E. Fürstenau. Gesammtlaufe der Cloake giebt die Tafel zum ersten Mal ein über-

Mündung

Vom

sichtliches Bild.

in demselben

Die mannichfachen Windungen und Ausbeugungen, welche auff"allen, erklären sich zum Teil durch Rücksicht auf

sofort

darüber liegende resp. später darüber errichtete Bauten (so die gleich zu erwähnende Ausbiegung beim Nervaforum ähnlich wohl die südl. der Basilica ;

Julia und unter Via dei Fienili). Andere aber, und gerade die bedeutendsten Abweichungen von der Geraden, scheinen mir am besten erklärbar durch eine

Erwägung, welche gleichzeitig ein interessantes Licht auf die Geschichte des Baues wirft. Die Linie des Laufes entspricht so sehr dem Charakter eines natürlichen Wasserlaufes in der Campagna, dass wir vermuthlich in der Cloaca einen allmählich canalisirten Bach zu erkennen haben, der bei S. Gior-

Maxima

JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM gio in Velabro in die

gewesen

sein,

wie

87

Marrana mündete. Die Entwickelung wird eine ähnliche

sie für

den athenischen Eridanus kürzlich Dörpfeld (Athen.

Mitheil. 1888 S. 213-220) schlagend nachgewiesen hat: Befestigung der Ufer, teilweise Ueberbrückung, vollständige Eindeckung, Quaderbau mit Wölbung.

Die Cloaca Maxima

ist

dabei auf viel bescheidenere Breiten reducirt

(2-3,

nur

an der Mündung in die Marrana 4 ra.) als die athenische, 4,20 m. breite Anlage. Lanciani beschäftigt sich ausschliesslich mit dem 1889 entdeckten, zur

Entwässerung des Forum Augusti, der Subura und des Esquilin dienenden oberen von welchem ein Plan, ein Längsschnitt in der Abwickelung ( :600), ferner

Teile,

1



4 Detailschnitte (1:150) gegeben werden. Der Text beschreibt das Bauwerk, Der Construction nach untergleichfalls nach Mitteilungen von Narducci. scheiden sich in diesem Teile

zwei

Strecken

:

vom Comitium

(S.

Adriano) bis

zur Via Alessandrina sind die Seitenwände aus Quadern von pietra Gabina, die Wölbung eine Halbkreistonne aus Ziegeln (i). Von der via Alessandrina

dagegen bis zum Augustusforum besteht der ganze Bau aus Quadern, ohne Mörtel. Lanciani bemerkt treflFend,'dass die Ausbiegung zwischen V. Alessan-

drina und V. Tor de' Conti nur erklärlich ist (vgl. Figur) durch die Rücksicht auf den Minervatempel auf dem Forum des Nerva. Diese Strecke kann also nicht älter sein als das Jahr 90 n. Chr., Avas um so mehr hervorgehoben zu werden verdient, als gerade hier die Construction einen viel altertümlicheren Ein-

druck macht,

(1)

An

als in

dem Tract abwärts nach dem Forum

;



Ungelöst bleibt

einzelnen Stellen sind auch die Seitenwände mit Ziegelwerk ausge-

darin Stempel '.«,}{^e^r/ (Marini 2. Jahrh. n. Chr.).

flickt

zu.

1359=

CLL

XV,

152^, Anf. des

öö

CH.

HUELSEN

.

die Frage, wie die

Entwässerung der Kaiserfora {F. Julium, Augusti, Traiani) an die Cloaca Maxima angeschlossen war rechtsseitig münden in die Cloake nur Seitenstränge von kleinen Dimensionen. Möglicherweise findet dieser :

auifallende

Kaiserfora

Umstand seine Erklärung darin, dass die Einmündungen der von den kommenden Seitenstränge in einer Tiefe liegen, bis zu welcher die

jetzigen Nachforschungen nicht gedrungen sind S. 101.

(i).



Ueher Argiletum

s.

u.

die moderne Zerstörung Eoms. (Verhandlungen der Görlitzer Philologenversammlung S. 17-30). PoRENA, deWattuale rinnovamento edilizio di Roma in relazione colle

0. EiCHTER,

Fil.

sue passate trasformazioni {Bulletino della socielä geografica Italiana, ser. in vol. 2 fasc. 6, S. 442-467)

behandeln die

viel besprochene bauliche Umwandlung der Stadt in den letzten zwanzig Jahren, beide in massvoll apologetischem Sinn. Porena skizzirt die Stadtentwickelung von der ältesten Zeit bis auf unsere Tage, und hebt dabei

hervor, wie jede einzelne Phase aus der (oft ganz rücksichtslosen) Zerstörung der früheren hervorgegangen sei ßichter betont den reichen Ertrag an topo;

graphischer Belehrung und künstlerischen Funden, welche wir der gesteigerten Bauthätigkeit der letzten 20 Jahre verdanken.

H. Macmillan, Roman Mosaics, or studies in London 1888

Rome and

its

neighbourhood

.

hier nur erwähnt werden, weil es sich in Bibliographien ohne den Nebentitel genannt findet, und also jemand darin etwas über römische Mosaiken zu finden erwarten könnte. Es ist aber eine geringwerthige Sammlung von populären historisch-antiquarischen Aufsätzen. (Vgl. die Besprechung von

mag

0. Kichter, Berliner Philol. Wochenschrift 1890 S. 440-442).

IIL Topographische Rundschau.

Forum Rom an um. F.

M. NiCHOLs, a revised history of the column of Phocas. [Archaeologia vol. LH, London 1890). 12 SS. 4. (vgl. auch transactions of the En-

glish-American Archaeological Society 1889 S. 174-178). TJB 1889 S. 242 besprochene Hypothese (die Fokassäule sei ein Werk des 4. Jahrhunderts, später durch Zusatz der Stufenpyramide, Kadirurig der ursprünglichen und Einraeisselung einer neuen Inschrift für

führt die bereits

dal cav. Narducci (1) L'alveo {della cloaca Massima) S stato spurgato soltanto sino alla imposta della volta, sagt Lanciani S. 98. Demnach ist die auf Narducci's Längsschnitten meist scheder unteren

Darstellung matisch, die

Steinlagen

Höhe und das

tasci ermittelt.

Basaltpfiaster der Sohle nur durch gelegentliche

JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

Fokas umgemodelt) weiter aus

(i).

89

Ich bin von der Richtigkeit derselben

ebensowenig überzeugt, wie früher. Eine definitive Widerlegung könnte nur durch Ausgrabungen am Mauerkern gegeben werden, auf welche für jetzt hat verzichtet werden müssen. Einstweilen mögen folgende Gegengründe kurz angedeutet werden 1) Architektonisch wäre das « Theodosius- » Monument, wie es nach Nichols reconstruirt werden muss, eine empfindliche Unform auf einer quadratischen Backsteinbasis ein hohes Postament, auf diesem die Säule :

:

(vgl.

nebenstehende Skizze).

Eine solche Anordnung dürfte bei römischen

Ehrensäulen beispiellos sein. Die Backsteinbasen an der Südstrasse trugen direkt die Säulen und nicht anders die auf den Reliefs des Constantinsbogen :

und sonst abgebildeten ähnlichen Monumente. ältere

Monumentalinschrift spurlos getilgt, so



2) Epigraphisch. Wäre eine müsste man erwarten, dass die

gegen die ursprüngliche zurückträte (2) was am Auflager des Gesimses zu constatiren sein müsste. Aber nicht nur ist an dieser Stelle kein Zurücktreten der angeblich radirten Fläche zu constatiren, sondern für das Schriftfläche

:

gerade Gegentheil sprechen die noch wohl erkennbaren Aufschnürungslinien auf den Fundamentblöcken, welche zeigen, dass auch die untere Blockschicht

noch ihre ursprüngliche Lage und Dimension hat. Auffällig wäre ferner, dass die « Theodosius- » Inschrift weder dem Forum, noch der s'acra via, noch den

Nach eigenen Messungen S. 6 wo derselbe von

giebt N. einen Aufriss der Stufenpyramide der schönen Valadier'schen Aufnahme (die nicht benutzt ist) abweicht, entscheidet die vgl. TJB 1889 a. a. 0. Revision des Originals zu Gunsten der letzteren. So z. B. ist die unterste Stufe nicht gleich den höheren profilirt, sondern ein einfacher rechteckiger Block die Zahl der Stufen wird von V. richtiger auf 13 statt auf 12 berechnet, u. A. Nichols sagt (S. 7) the original plane surface ... is not very much 1^2) lowered by the erasure, which does not extend over the upper pari, nor as far as the corners of the pedestal. It folloios that the earlier inscription was cut in shallow letters. Immerhin müsste man sich die Oberfläche (1)

und Basis, wiederum





;

;

:

very merklich concav vorstellen

.

.

.

;

was nicht der Fall

ist.

90

HUELSEN

CH.

Eostra zugewendet gewesen wäre, sondern gerade der vierten, am wenigsten bedeutenden Seite (die Curia, von der Nichols S, 7 spricht, liegt zu weit



Den allgemeinen kunstgeschichtlichen Erwägungen (S. 9. 10), der Vergleichung mit dem Stilicho-Monumente {Eph. epigr. IV n. 849), kann ich keine erhebliche Bedeutung beilegen. Gewiss hat es schon Anfang des V. Jhdts unter den Monumenten des Forums Flick- und Pfuscharentfernt).

namentlich

beiten gegeben

;

aber wesshalb soll die Entwickelung für alle späteren Jahr-

hunderte stetig abwärts

sein ?

gegangen

Den Baumeistern von

S.

Lorenzo

(590 gladios hostiles inter et iras erbaut !) und S. Agnese fuori (630) wird auch technisch die Errichtung einer Fokassäule keine Schwierigkeiten ge-

macht haben. Ueber die Inschrift der

Columna rostrata

ber. der philos.-philologischen Classe der

gehandelt. Originals,

Er kommt zu dem gemacht

hat Wölfflin (SitzungsMünchener Akademie 1890 S. 293-321)

Resultat: Die Inschrift ist Copie eines älteren Augustus oder den ersten des Ti-

in den letzten Jahren des

abgesehen von der inconsequenten Orthographie, Latein aus der Zeit des ersten punischen Krieges, nicht der ersten Kaiserzeit der Inhalt Seine auf als historisches Zeugnis für das Jahr 260 v. Chr. zu betrachten.

berius; die Sprache,

;

eingehender Analyse des Wortschatzes und der Wertfügung beruhende Beweisführung ist fast durchweg überzeugend. Wenn der Vf. S. 294 im Hinblick darauf,

dass

die

Inschrift an der Basis eine

Statue angebracht gewesen zu

Zeugnis dafür vermisst, dass auf oder neben der columna rostrata ein Standbild des Duilius sich befunden habe, so tritt hier vielleicht sein scheint,

das

1890

De

ein

neu zusammengefundene Duilius-Elogium vom Augustusforum S. 306), welches von einer statua spricht, ergänzend hinzu.

Rossi, la

1889

S.

domus Octavii presso

la via sacra sul

(Mitteil.

Palatino {Bull, comun.

351-355)

von Jordan (Top. I, 2 S. 2S6 Anm. 116) behandelte Stelle aus Sallusts Historien, setzt das Haus des Octavius zwischen Palatin und sacra erörtert die schon

via an, und erklärt die bisherigen Versuche, die letzte Zeile des genannten in[genti pu]gna Fragments zu ergänzen [in [propu]gnaculum perve[nit]

— — für in unwahrscheinlich, c[i\v[i]um perve[nit] [ipsum vestiU\ulum perve{nit])

ohne die von ihm selbst neu vorgeschlagene Lesung in [interiora aed]ium per ve[stibulum pervenit'\ für sehr überzeugend zu halten. G. ToMASSETTi, la epigrafe del tempio dei Castori {Bull, comun. 1890

S.

209-

219)

behandelt eine Inschriften-Ergänzung, che puO essere piacevole a chi si diletta di simili curiositä, und kann nur von diesem Standpunkt aus beurteilt werden.

Der

Vf. beschäftigt sich mit

dem Bruchstück

einer Monumentalinschrift

^o welches beim Castortempel gefunden

rando alla sfuggita

la inutilitä

di

und dessen schon Jordan una relativa discussione

ist,



— dichiain

seiner

JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

91

(I, 2 S. 372 Anm.) gedenkt. Tomassetti ergänzt es, mit Beziehung auf Sueton. Tib. 20 und Dio 45, 17 zu folgender fünfzeiliger Inschrift

Topographie

:

Polluci e]t

ITi. Julius Aug.f.divi n pont et

.

cos

C[astori

.

Caesar ClaucUanus Germ.

.

imp ii trib pot vii Drusus Germ Augur d .d .de manubiis .] .

ii

Nero Claudius Ti

.

.

.

.

.

.

f.

.

am Tempel

Die Frage, wie eine solche Inschrift

.

cos

.

imp

.

angebracht gewesen sein

das obige Bruchstück scheint sich der Vf. gar nicht vorgelegt zu haben hat Buchstabenhöhe von 50 cm., für die folgenden Zeilen nimmt Vf. 32 cm. soll,

:

Der Architrav des Castortempels hat 1.08 m., Fries 1.03 m. angenommen, dass beide in einer für gute Zeit ungewöhnlichen Weise zum Inschriftrahmen zusammengezogen gewesen sein sollten, würde

an

218).

(S.

Höhe

selbst

;

kein Platz für eine solche fünfzeilige Inschrift sein. Ich bin hinsichtlich des

Fragments durchaus Jordans Meinung. F. M. NicHOLS, the remains of the arch of Augustu in tke roman Forum [transact. of the Brit. and Americ. archaeol. Society 1889 S. 178-181). referiert über Richters

Entdeckung (TJB 1889

S.

243-244).

0. Marucchi, alcune ulteriori osservazioni sulla Regia del ponteßce massimo e sulVatrio di Vesta. Rom 1890. 28 SS. 4.

am 28. April 1887 in dier Accademia pontificia di archeologia gehaltener, aber erst jetzt gedruckter Vortrag. Nach einem kurzen Ueberblick über die Geschichte der genannten Baulichkeiten (S. 3-6) behandelt Vf. ist ein bereits

mehrere topographische Einzelfragen 1) Gang der älteren sacra via. Dieselbe soll von der Velia herab direkt zum Castortempel geführt, also Regia und Vestabezirk getrennt haben. Die angeführten Gründe überzeugen nicht. 2) Aus:

Diese habe sich bis zur Rückseite des Caesarterapels ausgedehnt, wie die Jordanschen Ausgrabungen (Mitt. 1886 S. 99 ff.) gezeigt hätten der Severischen Restauration gehörten an quei muri di opera laterizia che si trovano aderenti alla parte posteriore di quel tempio medesimo. Teils

dehnung der Regia. :

missverständlich, teils durch die gleich zu erwähnenden neuen Ausgrabungen widerlegt. 3) Wichtigkeit des 1882 gefundenen Stadtplanfragments für Fixirung

der Grenzen des

'

locus Vestae

'.

4) der

Penus Vestae.

Vf. wiederholt seine

frühere Hypothese, dass der Penus im Vestalen hause gelegen habe und in dem achteckigen Mittelbau im Säulenhofe zu erkennen sei. Wenn Festus sage '

penus erat locus intimus in aede Vestae so sei in aede nicht buchstäblich man sage ja auch modern in S. Pietro per indicare un luogo qualunque degli edifizj annessi ed appartenenti alla basilica Vaticana. ,

zu verstehen

'

'

;

Demnach müsste

es Vf. correct finden,

wenn man Michelangelos Weltgericht

nennt in S. Pietro, statt in der Cappella Sistina nud mit der Basilica durch Mauern verbunden

— die ja auch ein Cultgebäude ist.

92

CH.

Mein Aufsatz: Die

Regia

HÜELSEN (Jahrbuch des Instituts 1889

S.

228-253)

giebt zunächst eine Uebersicht über die zwischen Castor- und Faustinentempel seit dem 16. Jhdt. geraachten Ausgrabungen, unter Heranziehung auch ungedruckten Materials sodann einen Bericht über die mit Bewilligung der ;

Direzione generale

degli

scavi

im December 1888 und Januar 1889 auf

der Stätte der Regia angestellte Ausgrabung, welcher durch einen Plan und Detailzeichnungen von F. 0. Schulze erläutert wird; endlich einen Reconstructionsversuch desjenigen Teiles des Gebäudes (es ist der dem Vestatempel benachbarte), an welchem die Blöcke der Fasti consulares und triumphales angebracht waren. Dieser Versuch unterscheidet sich von dem Mcholsschen

dadurch, dass er die Triumphalparastaten wieder, wie es Henzen gethan, zu der dritten und vierten Consulartafel annimmt, während die erste

Seiten

und zweite Consulartafel, nicht von Parastaten flankirt, auf die Westwand des Gebäudes kommen. Die Notwendigkeit dieser Aei.derung ergiebt sich aus dem erst

kürzlich wieder aufgefundenen Anfangsstück des ersten Parastaten mit dessen Capitell einer Ecke des Gebäudes angehört

dem Romulustriumph, haben muss. Sal.

Varc

Reinach,

de Titus

et

les

du temple de Jerusalem.

d^pouilles

Paris 1890. 31 SS. 1 Tf.

ursprünglich Vortrag (in der Society des ötudes Juives) über die Eroberung Jerusalems durch Titus, die Tempelschätze und ihre Schicksale, giebt u. A. auch eine detaillirte Beschreibung der Reliefs des Titusbogens, ohne neue eigene Forschung (vgl. 0. Richter, Berl. philol. Wochensch'rift 1890 S. 1564).

Die im cod. Hamburgens. des über ystoriarum Romanarum enthaltene Zeichnung des einen Innenreliefs des Titusbogens ist oben (S. 76) erwähnt. G. Bergsoe, J.

VamphitMatre des Flaviens.

Paris

und Poitiers, Oudin.

o.

63 SS. 16.

wird zwar in Bibliographien über römische Stadtgeschichte citirt, ist aber ein Phantasiestück, das nicht unter die Topographie, sondern unter die si dis placet schöne Litteratur gehört.

Jordan hat

Behauptung

in

Bursians

man

«

zum

zum Severusbogen auf Stufen

415

sehr bestimmt

die

Constantinsbogen

wie

Jahresber. 1879

ausgesprochen, dass

S.

hinaufgestiegen » sei Narduccis Angabe (fognatura di Borna Tf. 13), dass das Pflaster der « Via Trionfale in einer Höhe von 18,63 m. ü. M. constatirt sei (modernes dl Costantino

ursprünglich

:

y>

Niveau im mittleren Durchgang des Bogens m. 21,52), schien eine annähernde Schätzung (mindestens 5 Stufen, dann geneigte Pflasterstrasse) zu gestatten. Um zu gesicherten Resultaten zu gelangen, unternahm ich im April 1890 in einem der Seitendurchgänge mit Bewilligung der Direzione generale degli scavi eine Nachgrabung, deren Ergebniss der obigen Ansicht nicht günstig ist. Von Stufen fand sich keine Spur; dagegen er. 0,80 m. unter Terrain

JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM ein Travertinfundament, über

welchem

93

Marmorstufe gelegen hat, wie die leicht erkenntliche Abarbeitung in den correspondirenden Blöcken der Ausserhalb des Durchganges fand sich Seitenpfeiler unzweifelhaft macht.

--

ein 0,41

+

-,:

::il_

Jirtr.

eine einzige

X

a

wohl noch an seiner Stelle liegender Pflasterstein von Basalt davor ein m. breiter Abzugscanal in Ziegelmauerwerk aus später, aber wohl noch ;

antiker Zeit.

E. Petersen, i rilievi tondi delVarco di Costantino (Mittheilungen des röm. Inst. 1889 S. 314-339) analysirt zunächst eingehend die von älteren Bauten genommenen Architekturstücke des Constantinsbogens. Dass dieselben, wie man gewöhnlich annimmt, sämtlich von einem Bogen des Trajan stammen, ist nicht richtig. Auch von den

haben die grossen, jetzt rechts und links im Hauptdurchgang und an der oberen Attika angebrachten Kampf- und Einzugsreliefs wegen ihrer Dimensionen er. 20 m. ununterbrochenes Eelief schwerlich einem sicher trajanischen



Die Gesimsstücke



das ursprüngliche zeigen ferner, keine vorgelegten Säulen hatte, über welchen sich das Gesims verkröpfen musste. Sicher nicht in die Epoche Trajans, sondern in die der Antonine gehören die grossen jetzt zum Schmuck der Attika verwendeten Eeliefs:

Bogen angehört.

dass

Monument

AUocution, Pompa, Opfer etc. Ueber die Rundreliefs wird nachgewiesen, dass sie ursprünglich auf mehreren Fassaden eines Monuments, wahrscheinlich eines Bogens, angeordnet waren.

94

CH.

HUELSEN

Kaiserfora. Die Ausgrabung des S.

247-249 referirt wurde,

Augustusforums, ist

über welche TJB 1889 zu einem vorläufigen Stillstand gekommen, eine

Fortsetzung nur möglich, wenn der Häuserblock zwischen Via Bonella und Via Alessandrina expropriirt und niedergelegt sein wird wozu fürs erste keine :

JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM Aussicht vorhanden

ist.

9^

Ueber die gewonnenen Eesultate wird daher eine

vorläufige Uebersicht, welche der definitiven, von zuständiger Seite zu erwartenden Aufnahme nicht vorgreifen soll, am Platze sein (•). Die Grenzen der Gesammtanlage und der Grundriss der grossen südlichen Exedra (s. beigefügte Skizze) waren durch die über der Erde hervorragenden

Mauerreste so weit bekannt, dass die weitere Freilegung hier wesentliches nicht hinzufügen konnte. Von Wichtigkeit aber ist die Konstatirung einer Pfeilerbasis Auf einer 0,16 m. hohen Plinthe von in der Sehne der Halbkreismauer.

J.

mi

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96

CH.

HUELSEN

Obwohl durch

die neuen Ausgrabungen nur ein Pfeiler freigelegt ist, doch über die Ordnung, zu der er gehörte, Sicheres feststellen aus der von Borsari (Atti deWAccad. dei Linceijo].. XIII Tf. III) herausgegebenen Zeichnung des Antonio da Sangallo (Florenz, UfSzien 790). Anfangs des 16.

lässt sich

Jahrhunderts wurden Ausgrabungen sowohl in der südlichen, wie in der nördlichen Exedra unter dem Kloster der Annunziata gemacht: damals fand sich

JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

97

(*) aber nicht, wie der neuentdeckte, zunächst dem Ende der Rundraauer, sondern correspondirend der Ecke der grossen Mittelnische, resp. dem Durchgangsportal nach dem Traiansforum. Sangallo notirt

ein ganz ähnlicher Pfeiler

neben dem Pfeiler: questo pilastro o visto in opera canalato, ed ? in questo locho di marmo cipollino (*); ferner zeichnet er zwischen dem rechten Mit-

(1)

Borsari (2)

Dies ergiebt sich aus den Zeichnungen Sangallo's (ausser 790 auch 1139; Borsari Tf. II). a. 0. Tf. I) und Peruzzi's (Uff. 676 Dass hierzu die neuerdings gefundenen Cipollinfragmente [Bull.

a.

;

98

CH.

telpfeiler (A auf unserer Skizze)

HUELSEN

und der Ecke der Halbrundraauer den An-

fang einer Säulenreihe, mit der Bemerkung qui erano colonne di mistio, non so quante, se ne cavö dua col ditto pilastro pure canalati. Schäfte von :

Marmo

africano sind auch bei den neuen Ausgrabungen zu Tage gekommen, unter diesen einer (Dm. des erhaltenen Stückes m. 0,80, ganzer unterer Dm. vielleicht 0,89 == 3 F.) wohl noch nahe seiner alten Stelle am Boden liegend.

Da

die Stellung der Säulen naturgemäss den Teilungen des erhaltenen Fussbodens entsprochen haben wird, erhalten wir zwischen den Pfeilern Platz für je zwei Säulen. Die Exedra war sonach weder, wie meistens angenommen wurde, nach dem Forum in ihrer ganzen Breite offen, noch durch eine Por-

tikus aus zwei Säulenreihen abgeschnitten wir haben statt dessen eine einfache Pfeiler- und Säulenreihe mit darüberliegendem Gebälk (•), deren Höhe :

sich annähernd auf 9 72 m. berechnen lässt.

Wozu

soll dieses

eigenthümliche

Arrangement gedient haben ? Zur Beantwortung dieser Frage müssen wir die Dekoration der grossen Halbrundmauer ins Auge fassen. Der erhaltene Teil (s. Skizze S. 96) zerfällt in drei Zonen (^). Zu unterst in einer

Höhe von

2,40 m. (4 in den

H-0,62-+-0,59-+-0,56 m.) über

dem

Höhen

differierende Quaderlagen

Pflaster, rechteckige

von 0,62

Nischen von 6 Quadern

Höhe fcr. 3,30 m.), 1,50 Breite, 0,63 Tiefe, dann eine 15 Quadern (er. 8 V2 m.) hohe, durch keine Nischendekoration (^) unterbrochene Wandfläche, über der ein Travertinband resp. Profil durchgeht; unmittelbar über dieser, also er. 15 m. über dem Pflaster, eine zweite Reihe Nischen, die bei gleichen Breiten eine Höhe von 4 Quadern (er. 2,25 m.) haben; darüber dieselben Travertinimposten wie

zum Abschlussgesims dann noch 9 Quaderlagen, lieber dem Abschlussgesims stehen seitlich resp. an der Hinterfront des Mars Ultor tioch 8 weitere Schichten auf, die ein einfacher Trabei der unteren Reihe; von der Nische bis

deckt. Dass in der unteren Nischenreihe die Statuen der berühmten Feldherrn der Republik Aufstellung gefunden haben, darf als sicher betrachtet werden. Ton den Statuen selbst, (welche nach Cassius Dio 55, 10

vertinstein

comun. 1890 S. 252) gehört hätten, scheint durch die Maasse ausgeschlossen. Der Durchmesser der Halbsäule ist m. 1,055, während die Säulenbruchstücke (deren Kanneluren übrigens durch flache Stäbe ausgefüllt sind) auf einen Dm. von 1,60 schliessen lassen. (1) Die isolierte Stellung der Pfeiler- und Säulenreihe erscheint auffällig; aber das Eingreifen eines Gebälkes in die Peperinwand ist nicht zu constatiren. Auf eine vermutungsweise Wiederherstellung der Unterwand (bei der die Ecklösung besondere Schwierigkeiten bereiten würde) haben wir für jetzt verzichtet Aufklärung könnte vielleicht die Fortsetzung der Ausgrabungen brinIm spätesten Altertum oder frühen M. A. wurden die Intercolumnien gen. durch eine Mauer geschlossen. Borsari a. a. 0. S. 7 die Angaben von Palladio, Labacco und Canina (2) Ich bemerke, dass über Zahl der Schichten und Höhenlage der Nischen unzuverlässig sind. Die Oeffnung über der ersten Nische links ist neueren Ursprungs. (•^j :



JAHRESBEKICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

99

ist nicht der geringste Rest zu Tage gekommen: nicht unwichtig auch für die architektonische Rekonstruktion, die unter diesen Statuen angebrachten Ehreninschriften (elogia), auf welche (unter teilweisör Berichtigung des TJB 1889 S. 248 gesagten) desshalb näher eingegangen wer-

«hern

{^)

dagegen

waren) sind,

den muss

Es

(•2).

ist

eine schöne

Beobachtung Bormann's {Bull, comun. 1889

S. 481),

dass diese Inschriften regehnässig in zwei Teile zerfallen Name und cursus honorum auf der Plinthe der Statue, die res gestae auf geränderten Tafeln unter der Nische (3). Die Plinthen der Statuen, deren Dimensionen sich aus den :

besterhaltenen (Sulla und ein Claudius, vielleicht Pulcher; TJB 1889 S. 248, Mitteilungen 1890 S. 311) genau constatiren lassen (0,39 hoch, 0,87 breit, 0,59 tief) boten auf der (von einem 0,05 breiten Rande eingerahmten) Vorder-

Reichten diese für den cursus Jionorum

fläche Platz für drei Schriftzeilen.

nicht aus, wie das

(1)

B. bei Marius der Fall war, so setzte

Schluss

einer Panzerstatue, erhalten von den Hüften bis zum (Torsolänge 1,22 m.) welches Bull, comun. 1890 Tf. XIV abgekann demnach nichts mit den Triumphalstatuen zu thun haben.

ist,

Bestimmt sind bisher folgende Elogien Ap. Claudius Caecus; vgl. TJB 1889 S. 248 und diese Mitteilungen 1890 :

(2)

1)

man den

Das Fragment

Halsansatz bildet

z.

3) Q. 4) L. 5) Q. 6) C. 7) L.

S. 312.

305 ff. Fabius Maximus Bormann Bull, comun. 1889 S. 481. Cornelius Scipio Asiaticus Gatti Bull, comun. 1890 S. 257. Caecilius Metellus Numidicus; Mommsen Mitteil. 1891 S. 151. Marius C. I. L. VI, 1315 vgl. Mitteilungen 1890 S. 308. Cornelius Sulla Felix TJB 1889 S. 248.

2) C. Duilius

;

Mitteilungen 1890

S.

;

;

;

;

;

Von diesen sind in Arretiner Copien erhalten 1, 3 und 6; aus der Arretiner Serie kennen wir weiter folgende, von deren römischen Originalen Fragmente bisher nicht gefunden sind CLL. XI, 1826. 8) M. Valerius Poplicola :

9) L.

Aemilius Paullus

1829. 1830. 1832.

10) Ti. Sempronius Gracchus 11) L. Licinius Lucullus

Hinzu treten die der Mythenzeit angehörenden aus Pompeji (Aeneas und Romulus) und Lavinium (Lavinia und Silvius Aeneas). Dagegen ist auszuscheiden das im vorigen Bericht (S. 248, vgl. Bull, comun. 1890 S. 102) erwähnte des C. Claudius Pulcher (C. /. L. VI, 12851. Ich habe inzwischen den Stein zu die Buchstaben sind elegant, aber klein, so revidiren Gelegenheit gehabt dass das Stück mit den Originalen vom Augustusforum nichts zu thun gehabt haben kann. Ueberhaupt ist mir die von Lanciani versuchte Zuweisung der Inschriften welche am Schluss den Collegen des Dargestellten nennen [cos. cum Weder die Arre) wieder sehr zweifelhaft geworden. pr. cum, und das tiner, noch die sicheren römischen Exemplare haben diese Formel von Lanciani angezogene bauliche Argument (vgl. TJB 1889 S. 248) erledigt sich nach dem oben Gesagten von selbst. ;



,

;

(3) Von den Fragmenten des Duilius-Elogiums haben die aus der Mitte der Tafel 0,03, die vom Rande 0,05 m. Stärke. Die Platte war also auf der Vorderseite concav, der Rundung der Exedra angemessen, während die glatte Eückseite in die Peperinwand eingelassen war.

100

CH.

HUELSEN

Für

die Dimension der Tafeln giebt uns das ('). die Höhe mit er. 0,80, das des Duilius die Claudius Caecus des Ap. Elogium die Inschrift des Ap. Claudius hatte bei einer Breite, mit etwa 2 m.

der Aemterreihe auf die Tafel

:

Buchstabenhöhe von 0,075-0,085 m. sechs (2), Buchstabenhöhe von 0,05-0,055 m. acht Zeilen Die Elogientafeln sind so

breit, dass sie,

des

Duilius

bei

einer

über die Breite der Nischen

Es umrahmende Armit eigenem Gebälk oder vorgelegten Vollsäulen (*) anzunehmen

beiderseitig hinausgreifend, kaum ist demnach unmöglich, für jede

chitektur

Raum

die (3).

1

m.

Nische

zwischen

eine

einander lassen.

besondere

:

Wand

ein Ganzes dekorirt gewesen sein: über die Art der Dekoration lässt sich bis jetzt nichts bestimmtes sagen (5). Schwierigkeiten macht der obere Abschluss der Nischenzone: an ein stark vorsprin-

vielmehr dürfte die

als

gendes Gesims, welches sicher in den Mauerkern eingebunden gewesen wäre, ist nicht zu denken. Dass auch die obere Nischenreihe Triumphalstatuen

mir unwahrscheinlich die Basisinschriften und Elogien würden bei einer Höhe von er. 15 ra. über dem Pflaster nicht mehr der bekannten Forderung genügt haben, ut de piano rede legi possent. Eher mag enthalten habe, ist

man

;

sich also die oberen Nischen mit

Wesshalb blieb nun

Trophäen oder

dgl. ausgefüllt denken.

Wand

glatt, oder nur durch Pilasterteilungen gegliedert? Vielleicht erklärt die Rücksicht auf einen praktischen Zweck dieses, und zugleich die Existenz der Pfeilerreihe.

die Mittelzone der

Hiemach ist an Bormanns und Lancianis Restitutionen einiges zu 'y}) ändern. Vgl. Mitteilungen 1890 S. 302 ff. (2) Sieben Zeilen von je 0,055 m. Höhe hat das noch nicht mit Sicherheit ergänzte, vielleicht auf A. Postumius, den Sieger am See Regillus zu beziehende Fragment (Gesamthöhe 0,63 m.) Bull. com. 1890 S. 257, welches links Rand hat und vor dessen erster Zeile nichts vorhergegangen zu sein scheint. (3) Die Grössenverhältnisse bei dem Elogium des Marius, welches nicht weniger als 16 Zeilen hat, müssen auffallen; ich halte es für möglich, dass hier in der That die beiden Hälften des Elogiums (welches dann unter einer der Nischen in den geraden Wänden zu stehen käme) nebeneinander, sei es in zwei Tafeln mit besonderer Einrahmung, sei es auf derselben Tafel in zwei Columnen geschrieben waren. Dann repräsentirt das Neapolitaner Fragment (Höhe m. 0,65 der Rand fehlt) die erste, das römische die zweite Columne. (*) Dass Sangallo a. a. 0. der Mauer Vollsäulen vorlegt, ist kein Gegengrund: schon die falsche Anzahl der ganz flüchtig angegebenen Nischen beweist, dass er hier Dinge zeichnet die er gesehen zu haben nicht einmal beansprucht. Canina stellt zwischen die Nischen Vollsäulen von er. 0,90 m. Durchmesser, deren Dimensionen die Anbringung der Elogien unmöglich machen. [^) Möglich wäre eine Dekoration mit vor die Wand gelegten Halbsäuauch sind in den neuesten Ausgrabungen bemerkenswert viele Halbsäulen lenschäfte aus Giallo antico und entsprechende Kapitale aus weissem Marmor gefunden. Ob diese in der That ihren Platz hier hatten, müsste sich durch Untersuchung der Fundamente ergeben. Dass die untere Zone der Wand einen Marmorbelag hatte, ist schon wegen der Elogientafeln sicher. In den oberen Zonen, deren Gesimse von Travertin sind, wird man sich statt dessen mit Stuckirung begnügt haben. ;

:

JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

101

Die Verwendung des Forums zu Gerichtsverhandingen ist bekannt genug wenn der Kaiser in foro Augusti zu Gericht sitzen wollte, war die grosse

;

südliche Exedra gewiss ein geeignetes Lokal. Schwerlich wird man sich da immer von der Gunst des Wetters abhängig gemacht haben, vielmehr ist die

Möglichkeit einer zeitweiligen Ueberdeckung gewiss vorauszusetzen. Ein Velarium konnte wohl am Gebälk der einzelnen Pfeilerreihe einerseits befestigt

werden die correspondirenden Stützpunkte mussten dann in der Mittelzone angebracht werden, so dass diese einfacher, ohne Nischen- und Statuenschrauck, gehalten werden mu^ste. :

Was

die Zahl der von Augustus einer Statue gewürdigten Feldherrn geben auch die neuen Ausgrabungen dafür keine sicheren Resultate. Jede der Exedren enthielt 2X7, also beide zusammen 28 Nischen (ausschliessbetrifft, so

lich der grossen Mittelnische)

nördlich und südlich

noch

dem

dazu kamen in der Rückwand des Forums, Ultor, noch je 4 insgesammt also 86. Wie

;

vom Mars

:

westlichen Teile des

Forums

in utraque poriicu aufgestellt waren, lässt sich bei der Ungewissheit, welche über die bauliche Einrichtung jenes Teiles noch besteht, auch nicht einmal vermuten (i). viele

in

Ueber das der

Argiletum,

Subura führende

die grosse

Strasse,

deren

vom Forum nach den primae

erste

fauces 8treck4 '(^mim -^Argiletum) von

Domitian und Nerva zu dem Frachtbau des Foruni, ^a^sitouiüm umgewandelt S. 98-102. Der untere Lauf muss

wurde, handelt Lanciani Bull, comun. 1890 mit der jüngst constatirten Cloaca Maxima weiter hügelwärts und Via Leonina.

Im

Gebiete

entsprach

(s. o. S. 88) correspondirt haben; etwa den modernen Strassen Via dei Monti

sie

des Nervaforums fand

man den Unterarm

Hand

einer Colossal-

Bull, comun. 1889 {Notizie 1889 S. 337 S. 401): das Material ist griechischer Marmor, die Arbeit elegant, dem bekannten statue

mit Schwert

in der

;

'

Mars' des Kapitolinischen Museums, der, wie Lanciani (Vaula e gli uffizi del S. 23) nachgewiesen hat, gleichfalls vom Nervaforum stammt, durchaus entsprechend. Bei anderen Funden, die besonders bei Fortsetzung

Senato romano

der Via Cavour gemacht sind, bleibt es streitig ob sie dem Nervaforum oder Platze des Templum Pacis zuzuweisen sind: so das Bruch-

dem angrenzenden stück

einer

Monumentalinschrift

Trajan bezüglich {Notizie 1889

S.

in Bronzebuchstaben, wahrscheinlich auf 186; Bull, comun. 1889 S. 206); Fragment

Es verdient hervorgehoben zu werden dass die sämtlichen hier Männer in dem Buche de viris illustribus wiederkehren, ja dass die Auswahl der aus ihrem Leben hervorgehobenen Facta und selbst der Ausdruck merkwürdige Berührungen zeigt. Wenn man auch nicht, wie s. Z. Borghesi versuchte, die Augustischen Elogia schlechthin als Hauptquelle des Buches de viris illustribus annehmen kann, so dürfte doch die Serie der augustischen viri illustres der des Geschichtsbuches (mit den selbstverständlichen Ausnah(1)

,

gefeierten

men, wie

c.

42. 54. 71. 76) sehr

nahe stehen.

102

HUELSEN

CH.

eines grossen Marmorfrieses, sitzende männliche Figur (Mars

?)

mit Chlamys

{Notizie 1890. S. 239: Bull, comun. 1890 S. 226); Granitsäulen (er. 0,90 m. Darchm.) und zahlreiche andere Architekturstücke (A^oiisie 1889 S. 400; 1890

151; Bull, comun. 1889 S. 487). Das Pflaster eines der Fora, aus grossen Travertinblöcken mit eingehauener Regenrinne, wurde in einer Tiefe von 7 m. unter dem modernen Strassenplanum constatirt (Notizie a. a. 0.; Bull. com. S.

a.

a.

0.).

L. DucHESNE,

de

forum de Nerva

le

Rome au moyen-dge

IV

n.

environs {notes sur la topographie de VEcole Franpaise de Borne

et ses ;

Müanges

1889 S. 346-355). beschäftigt sich mit den auch von Jordan Top. II. S. 473 ff behandelten Stücken der Prozessionsordnung des Kanonikus Benedict (um 1150), welche die Kaiserfora betreffen.

von Bunsen Beschr. Traiani

»

Im Gegensatz zu Jordan (i) greift er zurück auf die (schon Roms 3, 2, 184 behauptete) Identificirung des « Forum

mit dem wahren Nervaforum und gelaugt zu folgenden Gleichungen

Forum Caesaris Forum Nervae

<>

,.

,

,^

*

Arcus Aureae

,.

V**'

= Forum Romanum = F. Augusti Julium) = Durchgangsbogen auf der N.

:

(u.

Seite des Nerva-

forums

Arcus Nerviae (wofür D. Minervae lesen wöchte) Templum Nerviae {Minervae)

Templum Jani Arcus Nervae

.

= = = =

Bogen zwischen Caesar u. Faustinatempel

(2)

Faustinatempel T. Divi Juli T. Jani

In der Hauptsache stimme ich D. zu (3), der namentlich durch die mit Hülfe des Turiner Kirchenverzeichnisses (welches J. übersehen hatte) gewonnene

S. 349. 350) eine angebliche Behaup(1) Mehrfach sucht D. (S. 347 not. 3 tung Jordans lächerlich zu machen, dass die sacra via im 12'*^° Jhdt. bei S. Lorenzo in Miranda gesperrt gewesen sei par Veboulement d'un ediftce antique ein accident banal, das ein Dutzend Arbeiter in einigen Stunden bereitigt hätten ! Das hat J. gar nicht behauptet: seiner Ansicht nach war die sacra via gesperrt durch Befestigungen der Frangipani, welche sich vom Titus- bis zum Fabierbogen hinzogen (Top. II S. 476). Die Existenz mittelalterlicher 'Befestigungen an dieser Stelle ist durch litterarische Zeugnisse, durch alte Veduten (z. B. die gleich zu citirende Escorial-Zeichnung), und den Ausgrabungsbefund V. J. 1872 (Eosa relazione S. 58) gesichert. (2) Dass dieser Bogen etwas zu thun haben könnte mit dem auf der Escorialzeichnung (TJB 1889 S. 237) dargestellten vor S. Lorenzo in Miranda ist mir nicht sicher, da mir der antike Ursprung dieses letzteren nach wie vor ;

:

zweifelhaft (3)

ist.

Dasselbe thut auch Lanciani in seinem Aufsatz

:

V itinerario di Bene-

JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

103

Ansetzung des Arcus Aureae in diese schwierij?e Stelle Licht gebracht hat. Zweifelhaft bleibt die Gleichsetzung des arcus triumphalis inter

templum templum Concordiae mit dem Severusbogen, welcher wohl schon zur Zeit Benedicts durch dieselben Anbauten gesperrt gewesen sein dürfte, die in der bekannten Bulle Innocenz III v. J. 1199 (i) aufgezählt werden; und Jordan fatale et

(S. 414. 457. 475) an einen Bogen über dem sog. Clivus Argentarius gedacht haben. — Den Arcus Nervae hält D. für den Janus, dessen Reste er (mit Bezug auf Lanciani, Atti delVAcc. dei Lincei, 3. ser.

wird mit grosserem Recht

tom. XI) als bei S. Adriano noch im 16**" Jhdt. existirend voraussetzt. Dass das von Lanciani a. a. 0. besprochene Gebäude mit dem Janus nichts zu thun hat,

TJB 1889 S. 242) nachgeeinen der Durchgangsbögeti südlichen Abschlussmauer des Nervaforums, etwa in der Gegend von

habe ich Ann(hli delVIst. 188i

wiesen. Ich in

der

den Arcus Nervae

halte

S.

323

eher

(vgl.

für

V. della Salara vecchia.

Kapitol. Zu den TJB 18S9 Juppiter Capitolinus

S.

kommen

mehreren Jahrhunderten

in

,

252-254 besprochenen Weihinschriften an den zwei Fragmente, welche,« obwohl vielleicht seit einem Privathausei

Orbitelli

(vicolo

N.

7.

8)

eingemauert, doch der Aufmerksamkeit aller Epigraphiker entgangen waren. Nach einer Mitteilung des Hrn. L. Nardoni veröffentlicht sie Gatti {Notizie

1890

S.

185. 186; Bull, comun. 1890 S. 174-176):

MM

A X O Y

X/

XV

V V

M

/

/

/

/

l

O CI V S Q_V E

\

iW

I

CA^



CIVSQJVE



OLINO



ET.

o •

rt\

S^''

RO

S^

Die Buchstaben sind gut, dem Schriftcharakter der letzten republikanischen Zeit entsprechend; die Punkte viereckig, wie in dem Fragment vom Quirinal TJB 1889 S. 276. Offenbar haben wir es mit zwei Exemplaren einer und

detto canonico {Mon. dei Lincei vol. I punt. 3, 1891), dessen Erscheinungstermin bereits über die für diese Berichte gesteckte Zeitgrenze hinausgreift. Kirche selbst nächst(1) Dieselbe nimmt ja für die Beschreibung der der liegenden Baulichkeiten Bezug auf ein dem Benedictus ungefähr gleichzeitiges Document: sicut in instrumento locationis factae a bonae memoriae Gregorio eiusdetn ecclesiae diacono cardinali pleniiis continetur. Damit gemeint ist Gregorius Tarquinius, Cardinal unter Calixt IL, genannt zwischen 1123 und 1143 (Ciacconius vitae Card. 1,952; Cristofori stör, dei cardinali 1,231).

104

CH.

HUELSEN

derselben Inschrift zu thun, für welche Mommsen a. sen Teil natürlich hypothetische Ergänzung giebt:

Ja

xal

Kan.6T
....

summae

reverentiae

drjfxov

'Pvifiy

v7t6 &rjfxov

et

a.

zum

gros-

av\uf^d/ov ;^«[pt?

e(ne(%d^rj

amoris w«]xunii causa

amicus s]ociusque

populus

0. folgende,

su[is

legibus receptis dedit lovi Capitjolino et

Dass der lateinische Text nicht an erster

Ro\mae

Stelle steht, ist auflfallig.

F. M. j^icHOLS, a small excavation on the Capitoline hill {transactions of the British and American arckaeol. society 1889 S. 181-182). berichtet über den Fund einer Peperinmauer beim Ausgraben eines Kanals in Via del Campidoglio an der Südseite des Tabulariums,

am

6**^"

April 1888.

Die Fortsetzung der Arbeiten für das Victor-Emanuel-Monument auf der Araceli hatj ausser allerlei Privatbauten {Notizie 1889 S. 160. 186;

Höhe von

alten Befesti-

Bull, comun. 1889 S. 206), nicht unbeträchtliche Reste der

zu Tage gefördert. Lanciani, welcher dieselben {Notizie 1889 S. 361; 1890 S. 215) beschreibt, hebt die Uebereinstimmung dieser mit den Stücken

gungen

der Servianischen Mauer in Material, Construction, Steinmetzzeichen Q) hervor. Gleichartig seien die Mauerreste in via delle tre Pile ; bei Pal. Caffarelli; unter der N. Ecke des Klosters Araceli die

(? vgl.

TJB

1889

S.

254);

— verschieden

an der SO. Seite des Hügels {via delVarco di Settimio).

Am

Fusse des Capitols haben die Arbeiten für dasselbe Monument (bei der Kirche der Beata Rita, nicht S. Brigida, wie Notizie 1889 S. 160 gedruckt ist; vgl. Bull,

comun. 1889

206) Reste von Privathäusern, welche

S.

nach

den Nordrand des Hügels begleitenden antiken Strasse orientirt waren, blosgelegt. In Via Marforio ist der längst bekannte Gusswerkkern eines Grabder

mals (von den älteren Topographen für die von Sueton Tiber. 1 genannte sepultura gentis Claudiae sub Capitolio erklärt) ganz frei gelegt: unter dem modernen Terrain fand sich die wohlerhaltene Quaderbekleidung (Läufer und Binder, Schichtenhöhe 0,59 m.) von der Inschrift leider nur ein N von der Marmorverkleidung einige Platten mit Versatzmarken im vi {Notizie 1889 ,

;

:

S.

225; Bull, comun. 1889

,

S. 437).

Palatin. Ausgrabungen sind auf dem Palatin auch in diesem Jahre nicht gemacht TJB 1889 S. 258 erwähnten zwischen Via dei Cerchi

worden: über die in den

und Vicolo

m

(1)

Es

di S. Gregorio trage ich

finden

(zweimal);

TV

sich,

nach,

dass

dort

einige,

der mittleren

immer auf den Kopfseiten der Binderblöcke: l^; Höhe 40 cm. Zeichnung Notizie 1890 S. 215.

(zweimal);

JAHRESBERICHT ÜEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

105

Kaiserzeit angehörige, Privatbauten zwischen der Rückwand des Septizoniums und den Tabernen an der den Circus Maxinius östlich begleitenden Strasse aufgedeckt sind, von denen ich durch gütiges Entgegenkommen der Direzione

generale degli scavi

einen Grundriss, zur Ergänzung des von mir im 46. Berliner Winkelmannsprogramra S. 31 gegebenen Planes mitteilen kann.

<

> b o w

o

Namen Septizonium

den

lieber

handelt

W.

Schmitz in Wölfflins

Lexikographie Bd. VII S. 272. In den Tironischen Noten findet sich Septizonium S. 159, 2 zusammengestellt mit zona, zonula und

Archiv für

latein.

anderen Noten zur Bezeichnung von Kleidungsstücken die Bestandteile des tachygraphischen Notenbildes schliessen etymologischen Zusammenhang mit saepire, saeptum. aus, und bestätigen die numerale Bedeutung der ersten Silben. ;

Septizonium

in

astronomischen Sinne findet sich in Commodians Instit.

wo

I, 7.

es « die sieben kreisförmigen Planetenbahnen bedeutet, von denen Saturn lieber ein die höchste, der Mond die niedrigste, uns nächste beschrieb n,

Septizonium in Carthago



s.

o.

S.

75,

Die Transactions of the British and American archaeological Society of Rome, vol. I n. 6 enthalten S. 209-212 ein Refevat über einen Vortrag, welchen Lanciani am 5. April 1890 über den Palast des Augustus in

106

CH.

Villa Mills an Ort

und

HUELSEN Die Ubication der Roma quadrata mit dass,U'Äe/i the nuns were digging

Stelle j^ehalten hat.

in Villa Mills bezweifelter nicht

und

teilt

fandations for a new wing to their convent, the workmen came upon just such a Square altar or table (wie man sich den mundus vorzustellen habe).

Meine, in den Institutssitzungen vom 14. u. 21. März 1890 gegebenen Ausführungen suchen dagegen nachzuweisen, dass der Apoll otempel die Höhe von S. Sebastiane eingenommen, der mundus auf der area Palatina, in der

Nähe der gewöhnlich Juppiter Stator genannten Ruine, zu suchen sei. Das Terrain der Villa Mills ist m. Er. überwiegend von der domus Augustana ein-

genommen gewesen, für deren Ausdehnung nördl. vom Stadium ein unedirter Plan aus den Turiner Papieren Pirro Ligorios von Wichtigkeit ist (Mitteilungen 1890

S. 76. 77).

In den Eechnungen des Card. Ippolito d'Este (s. o. S. 77) finden sich verzeichnet (Venturi S. 203) 1569, 20 luglio: A m. Gio. Maria da Modena cavator scudi sei moneta, a lui contati, quali S. S. IlVliH: gli presta, e si contenta trovando qualche cosa nella cava, che detto Gio. Maria cava nel

Palazzo Maggiore; und (a. a. 0. S. 204) 1570, 11 giugno: a spesa di statue sc. due moneta haiocchi cinquantasei pagati a mastro Giovanni della Pieve di Polinego, per opere sedeci con uno suo compagno anno datto alla cava del Palazzo Maggiore, dove fa lavorare S. S. III^. Interessanter ist eine zwischen diesen beiden stehende Notiz, 1570 5. marzo: a spesa di statue scudi

settantacinque moneta, pagati a m. Francesco Rancone et m. Leonardo Sörmano per il pregio di una statua naturale di una Mazzona che ha venduto

a S. S. Ill'H. Dies ist zweifellos eine der berühmten Danaiden aus dem Vorhofe des palatinischen Apollotempels (vgl. TJB 1889 S. 257. 258); der

hohe dafür gezahlte Preis zeugt für die Schätzung des Kunstwerks. wäre wünschenswert, den Verbleib des Marmors nachweisen zu können. J.

KuLAKowsKi

oben

in der

(S.

83) erwähnten, mir

Es

im Original nicht

einem Anhange Widerspruch gegen die Annahme des hohen Alters der von Lanciani, Jordan u. A. als vorservianisch zugänglichen Abhandlung erhebt

« in

bezeichneten Ueberreste der Befestigung des Palatiums, der Eomulus-Mauer, und weist dieselben auf Grund seiner eigenen, an Ort und Stelle gemachten

Beobachtungen einer verhältnissmässig späten Periode zu philol. Wochenschrift 1891 Sp. 128).

«

(H. Haupt, Berl.

Die südlichen Stadtteile kaum einen erwähnenswerten Fund. Unterhalb beim Bau des neuen Schlachthauses ein Gebäude

bieten auch in diesem Jahre

des Monte Testaccio

ist

aufgedeckt, in dessen einem Eaume sich ein antikes Marmorlager (Säulenschäfte, Basen, Kapitelle) fand [Notizie degli scavi 1890 S. 355 vgl. Lan;

ciani Bull, comun. 1891 S. 23

ganzen linken Ufer, von den Zeiten gemacht worden.

if.):

Mauern

ähnliche Funde sind bekanntlich auf bis

zum

dem

Aventin, in den verschiedensten

JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM Die Localität des statio

annonae Ur bis

Cosmedin nachgewiesen worden. Er trä^

einige Zeugnisse dafür nach

annonae 189

p.

C, im

scavi 1887 S. 537

ff)

;

war von De Rossi schon Aventin, bei S. Maria

dem

früher {Annali delV htituto 1885 S. 223-234) unter in

107

comun. 1889

jetzt {Bull,

S.

358)

Basis des Julius Vehilius Gratus Julianus praef. Tiber beim Aventin gefunden (Barnabei Notizie degli :

Blei derselben Provenienz

1887

eines

mensor dd. nn. Aug.

241; Bull, comun. 1887 S. 235); Angaben über die grosse Ueberschwemmung von 589 p. C, welche auch die horrea der römischen Kirche schädigte (Gregor. Turon. hist. Franc. X, 1 lib. pontific. et actarius {Notizie

S.

;

vita Sabiniani

dem

andere unter

An

c.

der

Duchesne

315; Gregorius M. ep. 12, praefectus annonae stehende Anlagen s. S. 112 1

ed

Mündung

Ip.

der Cloacä

maxima

sind, 5

lieber

34). u.

148.

m. unter modernem Ter-

zwei mit der Kloake parallel laufende Tuffmauern ausgegraben {Notizie 1889 S. 241). Gelegentlich der unten (S. 113) zu erwähnenden Funde auf dem Esquilin erinnert Lanciaui {Notizie 1890 S. 213) daran, dass die

rain,



ganze Zone des Forum Boarium zwei Bauschichten übereinander aufweise: die Häuser aus republikanischer Zeit, deren Zerstörung besonders dem foedum

incendium des Jahres 540/214 (Livius 24, 47) zuzuschreiben sei, und die der um 30° verschiedener, auf die Quai^auten Rücksicht nehmender Orientirung. kaiserlichen Epoche, mit

Caelius.

Antikes Haus unter TJB

Giovanni

S.

e

Paolo. Mehrere

bereits

262 kurz angezeigte Funde sind inzwischen ausführlicher besprochen resp. publiziert worden über das Zimmer mit Genien auf weissem Grunde vgl. Kirsch, Eöm. Q-zartalschrift 1889 S. 72. 391 P. Germano ebenda

1889

S. 261.

:

;

377-380 und Notizie degli scavi 1890 S. 79. Die merkwürdige Darstellung der Enthauptung der beiden Märtyrer ist besprochen und abgebildet

1890

bei

S.

Le

Blant,

Revue archeologique 1889,

I.

S.

154.

Die Fortsetzung der Ausgrabung hat sich erstreckt auf die unter der Apsis der Kirche gelegenen Räume; mehrere Zimmer haben Wände vonReticulat mit durchbindenden Ziegelschichten und Ziegelecken: diese auch an der S. W.-

Ecke der Aussenmauer der Kirche noch deutlich zu erkennende Bauweise

lässt

auf Erbauung nicht nach der 2. Hälfte des 2. Jhdts n. Chr. schliessen (P. Germano Notizie 1890 S. 150). Während diese Räume mit dem Zimmer



des Genienfrieses {b auf dem Plan TJB 1889 S. 261) in gleichem Niveau liegen, ist unter dem r. Seitenschiff der Kirche, ein Stockwerk tiefer, eine Badeanlage

(Zimmer



auf

dem Plan

a.

a.

0. rechts über

dem Raum a

erkenntlich



mit suspensurae und Tubulatur in den Wänden, labricm aus Terracotta; daranstossend ein Hemicyclium, eingenommen durch eine grosse Wanne) aufgedeckt worden (Kirsch

Auf

die

a. a.

0. S. 71

mannigfachen Funde aus

Stellen vgl.

;

P.

Germano Notizie 1890

S. 79.

151).

(ausser den angeführten De Rossi Bull, di archeologia cristiana V, 1, 1 S. 29-47 und die christlicher Zeit

108

CH.

Literaturübersicht

HUELSEN

im American Journal of Archaeology 1890

S. 261 Aum.) kann hier nicht eingegangen werden. Ueber das Gesaratergebnis der Ausgrabungen hat dann neuestens P. GerMANO zu berichten begonnen {the house of the martyrs John and Paul recently discovered on the Coelian kill; American Journal of archaeology 1890 S. 261285). Das bisher erschienene (i) behandelt the monuments of the Coelian ; surroundings of the house of SS. John and Faul; history of SS. John and Paul as connected with the house on the Coelian; plan of the house ; section and structure of the Building. Ein Plan, welcher in mehrfarbigera Druck die

verschiedenen Bauschichten erkennen

lässt, ist

beigegeben

XVII) ein Aufriss der Fassade nach Via SS. Giovanni

(Tf.

antike

Wand

zum

bis

dritten Stock

erhalten ist;

(Tf.

e

XVI); ferner

Paolo zu, wo die

ebenfalls Tf.

XVII:

eine

'

' Ansicht der Quaderbögen (sog. Vivarium oder Curia Hostilia '), Autotyi)ie nach Zeichnung. Der Text gelangt noch nicht zu einer Beschreibung der '

einzelnen Räume: der Versuch die Gesamtanlage unter das Schema des pompejanischen Atrienhauses zu bringen, und Vestibulum, Atrium, Tablinum u. s. w. zu erkennen, ist m. Er. verfehlt; vielmehr interessirt die Anlage gerade

uns ein vornehmes Haus der späteren Kaiserzeit, dessen Grundriss den Typen der severianischeu Forma Urbis entspricht, vor Augen stellt. Constructiv interessant ist, dass die Fenster der oberen Stockwerke

desshalb, weil sie

unter den scheitrechten Ziegelbögen noch wohlerhaltene starke Holzbretter als Oberschwelle haben (a. a. 0. S. 281).

Innerhalb

des

Hauses,

aber

marmornen Epistyls mit folgender

verbaut,

man

fand

das Fragment eines

Inschrift in grossen Buchstaben aus guter

Zeit:

/alRIBVS-AVGVSTlSl L



SENTIVS- ZENO |

meine Abschrift), welche ein gewisses topographisches Interesse einer Larenkapelle, des Vicus trium ararum, in nächster Nähe (Piazza di S. Gregorio) durch die Funde von 1665 bezeugt ist (unpubliziert, hat,

insofern die Existenz

(C. /.

L. VI, 453).

Die Constatirung des Pflasters einer antiken Strasse, 4 m. unter jetzigem dem südlichen Gitter des Orto Botanico und der Kirche Gregorio, verzeichnen die Notizie 1890 S. 183.

Terrain, zwischen S.

Ueber den unweit der Kirche

S.

Stefano Eotondo

gelegenen

Palast

(des 4. Jhdt. n. Chr.) hatte De Rossi, studj e docugehandelt: ein interessantes auf Valerius Piniauus, Sohn

derValerii Poplicolae menti 1886

S.

235

ff.

(1) Die Fortsetzung ist nach der Ankündigung im Schlusshefte des Jahrgangs 1890 erst im nächsten zu erwarten.

JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

109

des Valerius Severus {praef. urbi 386) bezügliches Document trägt er jetzt [Bull. com. 1890 S. 288-291) nach. In den Analecta Bollandiana tom. VIII (1889) S. 16 ff. sind aus einem Codex von Chartres die Acten des Pinianus und der Melania zum erstenmal vollständig herausgegeben. Es heisst darin: domum quam in urbe Roma habebant, venumdare volentes, ad tam magnum et mirabile opus accedere nemo ausus fuit. Bald darauf aber, nämlich bei der Einnahme ^oms durch Alarich, domus ab hostium parte dissipata, pro nihilo venumdata est quasi incensa.

a S. Stefano Rotondo für den Cardinal Hippolyt v. Este erwähnt in den von Venturi, Archivio storico deWArte 1890 herausgegebenen Rechnungen (S. 199 d. d. 22 Januar 9. 16 März 1561).

Cave

finden sich

lieber einen raorkwürdigen

Fund im Gebiet

der ehemaligen Villa Casali

(jetzt Militärhospital) berichten Gatti, Notizie 1889 S. 398-400; 1890 S. 79. 113; C. L. Visconti bull, comun. 1889 S. 483; 1890 S. 18-25. 78. Beim

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ ^^'' y

.1.111111111

Krankenpavillon n. 16, zwischen der rechten Abteilung der neuen Gebäude und Via S. Stefano Rotondo, wurde eine Treppe mit 11 zum Teil zerstörten

Marmorstufen gefunden, welche in einen 3 m. unter modernen Terrain gelegenen Raum mit Wänden aus mittelmässigem Ziegelwerk führte. Der Fussboden des Gemaches enthielt ein schwarz-weisses Mosaik {Bull, comun. 1890 Tf. T. II):

um

ein von einer

Lanze durchbohrtes Auge

(^),

über dem eine Eule

sitzt,

sind

Dass dies und nicht ein Kranz, wie die Herausgeber annehmen, zu ist, weist mir Petersen durch Vergleichung der von 0. Jahn, über den Aberglauben des bösen Blicks (Sitzungsberichte der sächs. Gesellschaft 1855) Tf. III zusammengestellten Monumente nach. (1)

verstehen

110

HUELSEX

CH.

neun

z.

Löwe

Teil nicht

Skorpion

Stier,

,

zu

sicher ,

deutende Thiere gruppirt:

Löwin

Steinbock, Taube

(?),

einer tabella ansata, die Inschrift intrantihus hie deos

|

Rabe

;

Hirsch,

darüber, in

propitios et basili-

Die Stellung und Eichtung der Buchstaben zeigt an, dass intrare dem nächsten Räume gilt, der erste also zu der basilica Hi-

c\ae] diLS

Schlange,

(?),

1

Hilarianae.

lariana

nur den Vorraum bildete. Ueber Bestimmung und Gründer des San-

ctuariums gab die Inschrift einer noch an ihrer alten Stelle^ an den linken Pfosten der Thür gelehnt gefundenen Marmorbasis (1,24 hoch, 0,95 breit, 0,55 tief) Auskunft. Dieselbe lautet :



p'oblicio



iw;

hilaro



margarIta'rio collegivm dendrophorvm ET ATtIs MATRIS DEVM M •

,

.

5

QyiNQ_-

OMnI



p



p-

ERGA



I

QVOD SE





cvmvla'ta

BENIGNITATE



MERVISSET CVI STA T VA AB

DECRETA

eIs

PONERETVR

(Meine Abschrift des jetzt im Magazin der Commissione archeologica comunale auf dem Caelius befindlichen Steines; die apices Z. 2. 5. 6 sind schwach angegeben, aber sicher). Dass der Geehrte identisch ist mit dem C. I. L. VI, 641 genannten haben die Herausgeber bemerkt. Von der Statue ist nur der Kopf gefunden (publiziert Bull, comun. 1890 Tf. T. II gute Arbeit des ;

wozu der Schriftcharakter der Inschrift stimmt). Ausserdem fand man in diesem Vorraum eine hübsche Brunnenstatue (jugendlicher Satyr auf Schlauch, abgebildet Bull, comun. a. a. 0.) in der linken Ecke des Zimmers befand sich ein Brunnen oder Abflusskanal, dessen Verwendung bei den heiRechts in der Thür ligen Handlungen des mysteriösen Cultus möglich ist. des mit der Basis Poblicius stand auf einem kleinen Hilarus, correspondirend Ziegelpfeiler ein Wasserbecken aus nero antico (Dm. 0,37 m.). Die Thürschwelle, ein Marmorblock von 1,70X0,4. hat flach eingegraben zwei Paar Fuss2.

Jhdts,

;

sohlen, die einen nach aussen, die andern

Beziehung auf aus

itus

und reditus.

dem Eingangsraum

Ob man

nach innen gerichtet,

sicher

mit

in das das Cultlokal selbst direkt

gelangte, bleibt ungewiss die Ausgrabungsberichte Raum (7,30X3.50 m.), der mit ordinärem schwarz:

bezeichnen den anstossenden

weissem Mosaik gepflastert war und tektonischen

machen.

Anordnung

in der Mitte ein 0,70 m. tiefes Bassin hatte,

Jedenfalls ist es unmöglich, sich von der archider eigentlichen " Basilica » eine Vorstellung zu

als « vielleicht unbedeckt. «

JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

111

Esquilin.

Archaische Gräber

auf Piazza Vittorio

Emanuele mit ihrem

(wenig wertvollen) Inhalt an Hausgeräten und Schmuck Notizie 1890 S. 318; Bull comun. 1890 S. 334. C, L. Visconti, urCantichissima pittura delle tomhe 1889 S. 840-350 Tf. XI. XII) veröffentlicht

einen schon vor Jahren

,sind

beschrieben

EsquiUne {Bull, comun.

gemachten und bisher nur vorläufig

angekündigten interessanten Fund ein Wandgemälde, welches in drei Streifen darstellt 1) im obersten Stadt, von Mauer mit Zinnen umgeben, vor den Mauern :

:

Helm und Beinschienen, der andere (nur z. Teil paludamentum, und mit Speer in der Eechten: bezeichnet als ///Niv-S- und FA/// 2) dieselben beiden Personen, der jüngere unbewaffnet, der ältere wiederum in paludamentum mit Speer m der Hand, mit vollständiger

zwei Männer, der eine mit erhalten) in

;

dem

m

• tan (der jüngere); hinter Q_- i'abio (der ältere) und eine Schaar in Bewaffneter kurzer Tunica, hinter dem letzteren ersteren

erhaltenem

Namen

wiederum M. Fannius Der Herausgeber setzt die Malereien in die Mitte des 5. Jhdts. d. St., und hält es für möglich, dass sie Nachbildungen der Wandgemälde des Fabius Pictor im Salus-Tempel, Darstellung von Ereignissen aus dem zweiten Samniterkriege seien. Ich kann mich nicht entschliessen den Bildern ein so hohes Alter zuzuschreiben. Dass ein Fannius Hauptperson

ein tubicen; 3) Kampfscene, in welcher als Hauptperson

kenntlich

ist.





dieses Geschlecht wird in Rom genannt zuerst ist, springt in die Augen gegen Ende des 6. Jhdts. (}) und ist früher schwerlich von Bedeutung gewesen. Mit einem Q. Fabius zusammen finden wir in der litterarischen Ueberlieferung

darin

;

nur einen Fannius erwähnt: den Schwager des C. Laelius, welcher unter dem Commando des Q. Fabius Servilianus sich im spanischen Kriege gegen Viriathus 612 d. St. auszeichnete. Dieser heisst freilich C. Fannius M. f., was

unmöglich macht: im übrigen würden der Charakter der wie die Wortformen sehr wohl zu dieser Epoche stimmen. Man

die Identification

Schrift

(2)

könnte vermuten, dass C. Fannius einen Bruder Marcus gehabt habe, welcher sich in denselben Kämpfen ausgezeichnet und den Heldentod gefunden habe



womit man aber vom Gebiete der Topographie

in das des historischen

Romans

geräth.

Haackh bei Pauly R. Enc. HI S. 420 ff. Der Herausg. legt besonderen Wert auf die Form i' für f und sagt (S. 342 Anm. 1): questa forma ... d rarissima e comparisce ora forse per la prima volta in iscrizione romana. Essa ricorre nella nota Medma del museo Kircheriano [C. I. L. I n. 51). Aber diese gewöhnliche Cursivform (1)

(2)

des F findet sich in Steininschriften nicht nur häufig in der republikanischen Epoche (vgl. das Grab der Furii in Tusculum, C. I. L. XIV, 2700-2706) sondern vereinzelt noch in der frühen Kaiserzeit (Huebner Ex. scripturae epigr. S. LVII; wo hinzuzufügen z. B. C. I. L. VI, 6495. 18653).

112

HUELSEN

CH.

Am südlichen Ende der Via Merulana, gegenüber dem neuen Kloster Antonio sind die Reste eines Privathauses (desselben aus dem der Bull, comun. 1889 Tf. VII publicirte schöne Augustuskopf stammt) durchsucht worS.

Reiche Funde

den. eines

kommen 1890

De

an

bronzenem Hausgerät

(z.

B. schöne

Lampe

in

Form

lang 0,31 m., breit 0,11, Gewicht 3,1 Kg.) sind zu Tage ge[Notizie 1889 S. 270. 271 ; 1890 S. 354; Bull, comun. 1889 S. 403-406;

SchifiEes,

S. 338. 339).

Rossi,

il

forum Tauri nella regione

esquilina.

(Bull,

comun.

1890

S.

280-283). In einer jüngst von den Bollandisten {Catalogus codicum hagiographibihl. Parisiens., Brüssel 1889, T. I. S. 520-523) veröifentcorum latinorum .

.

.

lichten Recension der Passio

SS. Fausti

et

Pigmenti heisst

es,

der Leichnam

der hl. Bibiana habe zwei Tage in foro Tauri gelegen und sei dann begraben worden iuxta palatium Liciniani. De Rossi verknüpft dieses Zeugniss mit ,

den schon bekannten über regio caput Tauri (Jordan Top. 2, 319; Duchesne p. S.Lorenzo (IJrlichs cod. topogr. 115. lib.pontif.l p. \21),porta Taurina

=

127.135.141.150) und vermuthet, dass ein Mitglied der Familie der Statilii Tauri, deren grosse Besitzungen auf dem Esquilin in der Gegend von S. Bibiana inschriftlich bezeugt sind (i), dort einen öffentlichen Platz gegründet habe, der dann von dem conditor fori den Namen behielt.

Eine vor Porta

S.

Lorenzo in der ehemaligen, jetzt zum cimitero di

Campo Verano gezogenen Vigna Torlonia gefundene Inschrift {Notizie 1890 S. 355; Bull. com. 1890 S. 335) mag erwähnt werden, weil sie einen für die neuen

römische Topographie

Monument, das eine

Statilia

Namen bringt. Es ist die Rede von einem Euhodia sich und den Ihrigen errichtet hatte:

hoc moni\men]tum sive sepulchrum quod

Tiburtina clivo Bassilli

est via

parte laeva, quod est conclusum in fr{onte) a maceria Caes[i]ae Paulinae. Der clivus Bassilli muss eine von der Via Tiburtina nördlich abführende Seitenstrasse gewesen sein.

Einen Beweis dafür, dass das

macellum Liviae

mit seinen Depen-

denzen unter der Jurisdiction des praefectus annonae gestanden habe, findet De Rossi {Bull, comun. 1889 S. 360) in dem 1886 bei S. Bibiana ausgegrabenen Bull. com. 1886 S. 370, dessen Steine (von 250 n. Chr.) Notizie 1886 S. 417

=

Schluss lautet

caeclNA LARGO •

ei



PRAEF Awionae •

T FVVIO MAGNIANO V •





.

.

.

.

zwischen S. Eusebio und porta (1) Cippus der horti Tauriani gefunden S.Lorenzo, Bull, comun. 1874 S. 57; 1875 S. 153; Columbarium der Statuier C. I. L. VI S. 994-1012.

JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

De Eossi,

atto

cli

113

donazione di fondi urbani alla chiesa di San Donato in Roma Vanno 1051 {Arch. della Socielä Romana di

Arezzo rogato in

storia patria XII, 1889 S. 199-213) veröffentlicht eine

Pergamenturkunde aus dem Capitulararcl^iv

in Arezzo, laut

welcher der genannten Arretiner Kirche von einem Stephanus iudex dativus und seiner Gemahlin Tedoranda, ausser mehreren Grundstücken ausserhalb Roms,

zum Geschenke gemacht

domus quae

w^erden

fuit de

Amico

episcopo, et

domus

qui fuit de Azzograsso cum introitu et exoitu earum, atque alia domus quae fuit de Apa, qui est posita in virgana cum ortuo post se et corte ante se, omnes vero destructe posite Rome regione .... (i) in loco qui vocatiir Superage non longe a Sancta Maria Maiore. Das Wort Superagius als Beiname von S. Maria Maggiore war bekannt: Du Gange hatte es für eine hj'bride, griechisch-lateinische Bildung vneQc'(yiog, sanctisiimus erklärt; De Eossi

=

schon früher (Musaici delle chiese di Roma fasc. II; plante icnografiche S. 13) mit dem agger Servil in Verbindung gebracht. Die Eichtigkeit dieser Erklärung wird nunmehr bestätigt und dass wir es mit einem antiken Strassennamen zu thun haben, beweist der Herausgeber durch Heranziehung von VitaEla:

gaball SO celebravit item tale convivium, ut apud amicos singulos singull missus appararentur, cum alter maneret in Capitolio, alter in Palatio, alter super aggerem, alter in Caelio, alter trans Tlberim u. s. w. :



Hinsichtlich der Ausdehnung des Namens verdient noch angeführt zu werden Turris Maecedie Stelle des Andreas Fulvius (antiq. 1. II. f. 21**" ed. 1527) natis ... in altisslmo Esquillarum et totius urbis montc iuxta thermas Dlo:

cletianas (das ist der neuerdings abgetragene Monte della Giustizia) qui hodle vocatur ab incolis mons superaggere (vgl. auch Bufalini's Plan). Der in der Eegionsbeschrcibung genannte Campus Viminalis subaggere {^) lag dem ent:

sprechend zwischen Porta Viminalis und Castra Praetoria (Eichter Topogr. •

S. 180).

Olmata und Via Paolina, westl. S. Maria Maggiore, den Bauten der Kaiserzeit (m. 3,80 unter dem modernen Niveau) Mauern aus viel älterer Epoche (Tuffqnadern ohne Mörtel) entdeckt. Lanciani, der diese Funde Notizie 1890 S. 213-214 bespricht, fügt hinzu, dass ein ähnlicher Bauzustand in der ganzen Zone zwischen Via delle sette sale, Merulana, S. Maria Maggiore, piazza S. Pietro in Vincoli zu constatiren sei: es mache den Eindruck, als ob ein stark angebautes Quartier etwa im 6. Jhdt. der Stadt durch Brand zerstört, dann Ende der Zwischen Via

dell'

sind bei Fundaraentirungsarbeiten unter

(}) Die Eegionsnummer ist unausgefüllt gelassen; De Eossi weist nach, dass dasselbe auch in einem gleichzeitigen Documente vorkommt, und erörtert die Bedeutung dieser für die Periode des Ueberganges aus der antiken in die mittelalterliche Eegionsteilung charakteristischen Auslassung. (2) Mir ist diese Zusammenfassung wahrscheinlicher als die von Marini (dem De Eossi S. 207 folgt) vorgeschlagene Trennung Campus Viminalis ; Subager, wonach letzteres ein besonderer Strassenname wäre. :

8



114

CH.

HUELSEN

Eepublik oder Anfang der Kaiserzeit neu aufgebaut worden die Strassenzüge

und

sei,

wobei jedoch

keine wesentliche Veränderung

die Häuserorientirung

erlitten.

Zu dem grossen Funde von Votivterrakotten vom Tempel der Minerva

Medica (TJB (Venus

?)

G. Bossi,

1889

S.

278) gehört vielleicht noch ein schön modellirter Frauen-

köpf, beschrieben Notizie 1890 S. 239

di

;

Bull comun. 1890

un tempio di Ercole Tutano

o Redicolo

sulla

S.

227.

via Appia.

Eoma

1890. 14 SS. 4 (besonders abgedruckt aus des Vf. Monographie la guerra Annibalica in Italia da Canne al Metauro ; Studj e documenti di storia e diritto vol.

XI

S. 67-97).

sucht den von Livius 26,10 erwähnten Herculestempel, den man bisher vor Porta Collina verlegte, zu identifizieren mit d(.m an der Via Appia gelegenen Heiligtum des Deus Eediculus, der kein anderer sein soll, als Hercules

Tutanus. Dazu muss freilich die Liviusstelle: {Hannibal) cum duobus milibus Collinam usque ad Herculis templum est progressus equitum ad p ort

am

umgedeutet werden im Sinne der alten Lesart a porta C. usque ad H. t.; aus dem Recognoscirungsritt von Ponte Nomentano bis Porta Salara wird ein

Zug um et

(mehr als 8 km.), bei dem das inter portas Esquilinam etwa zwischen Castro Pretorio und S. Lorenzo fuori)

die halbe Stadt

Collinam

(also

aufgeschlagene Lager der Römer gerade in der Flanke bleibt. Die topographische Unmöglichkeit dieser Auffassung der von Livius ausführlich erzählten

Vorgänge springt in die Augen. Dass die Lage des Herculestempels ad portam Collinam ungewiss, und die Inschrift Bull. delVIstit. 1878 S. 102 Eph. epigr. IV, 734 bei der Unsicherheit der Provenienzangaben für Ubication des Tempels nicht zu verwenden ist, gebe ich Bossi zu.

=

Bei den Arbeiten für den Abzugskanal der neuen Via Cavour unter dem muraglione di S. Francesco di Paola wurden Reste von Privatgebäuden in wohlerhaltenem Ziegelwerk entdeckt. In der SW. Wand eines Zimmers stand in einer Nische noch an der antiken Stelle eine kleine Marmorherme des Silvan auf Marmorbasis mit der Inschrift silv|ano Bull, comun. 1889

S.

207).

Ob



döo |

die letzte Zeile den

(Notizie 1889 S. 186; des Dedicanten,

Namen



oder ein Epitheton des Silvan enthält, bleibt d[eo) o{bsequenti] oder dgl. unsicher. In derselben Gegend (unter casa Desideri, Ecke von via Cavour



und der verlängerten Via

de' Serpenti) ist 7

m. unter modernem Terrain das

Lava- und Travertinpflaster einer antiken nach dem Forum zu laufenden Strasse Dass via delgefunden {Notizie 1890 S. 8; Bull, comun. 1890 S. 10).



und Via del Colosseo der Richtung einer antiken Strasse folgen, haben mehrere Funde von Pflasterung gezeigt {Notizie 1889 S. 221. 222, 1890 S. 152; Bull, comun. 1889 S. 371, 1890 S. 138). l'Agnello

JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

115

Quirioal.

Diocletiansthermen. Die schon TJB 1880 S. 277 erwähnte Aufdeckung und Demolirung einer der runden Exedren in der südlichen Umfassungsmauer, unter dem ehemaligen Pal. Massimi, ist fortgesetzt {NoBull, comun. 1889 S. 479). Ziegel mit den Stempeln tizie 1889 S. 361 ;

RSp|oFBoc|sr; rsp|ofdojw|sii; RSp|oF'DOM|sm sind gefunden. Vor der entgegengesetzten (nördlichen) Umfassungsmauer fand man bei Bauten im Garten des Ospizio dei Sordo-muti, östl. hinter dem Fon-

deWAcqua Feiice ein er. 50 m. langes Stück, sowie die der Rotunde Bernardo zunächst liegende Exedra übrigens auch dies schon auf NoUis Plan verzeichnet. Bei dieser Gelegenheit kam wiederum ein kleines Fragment der Dedicationsinschrift der Thermen (C. /. Z. VI, 1130) zu Tage: tanone



S.

Maximianus ... thermas magnitudine omni cullu romanis suis dedicaverunt

dd. nn. Diocletianus et

pro TAnti

...

operis

PERFECfas

Lanciani {Notizie 1890 S. 185) nimmt an, dass dies Exemplar über einem Seiteneingang der Thermen gestanden habe, und dass auf diesen Seiteneingang eine unter Casa Cugnoni gefundene, 6 m. breite basaltgepflasterte Strasse, rechtwinklig vom Vicus portae Collinae abzweigend, zuführte. Eine andere, der Nordmauer der Thermen (in 8,30 m. Abstand) parallel laufende Strasse (2,50 m. breit, 1,20 m. unter Terrain), ist die Verlängerung der schon früher



Via Pastrengo und unter dem Finanzministerium) constatirten. Ausser den Thermenresten fanden sich bei derselben Gelegenheit ältere Privatbauten: in Fundamente verbaut eine dünne Travertinplatte (0,35 0,40), welche fol-

(in

X

gende Inschriften mit deutlichen Eesten der rothen Bemalung trägt a Vorderseite

:

:

116

CH.

HUELSEN

und weiss (3,60X2 m.) einen Panther zwischen zwei darstellend {Notizie 1889 S. 224) darüber die Inschrift

in schwarz

Bändigern

:

EX



VICEN



F



L



VELT

V Die Lesung (von mir im Museum der Diocletiansthermen revidirf^ ist sicher (i) ex vicen. f. l. vel tu; eine Deutung weiss ich nicht. Die Inschrift ist vollständig, die Darstellung nur Theil eines grösseren Ganzen; von der Arabes:

keneinfassung nur rechts und oben wenig erhalten.

Die Fortsetzung der Arbeiten für das neue Policlinico ausserhalb der Mauern-, östlich der Castra praetoria (vgl. TJB. 1889 S. 277) hat bedeutende Reste nicht zu Tage gefördert. Man fand unter anderem 450 m. vor den

von dem Pflaster der aus Porta Chiusa herausDer Zug dieser, von Via Quattro Fontane ausgehenden An ihr lagen Strasse lässt sich nunmehr auf er. 1,5 km. Länge verfolgen. wohlerhaltene Reste eines grossen und eleganten Privathauses Bleiröhren

Mauern

ein bedeutendes Stück

führenden Strasse.

;

trugen den 366. 403

Namen

1890

;

eines L. Statins Aquila {Notizie degli scavi 1889 S. 339.

S. 9.

186

;

Bull, comun. 1889 S. 480. 488

1890

;

S. 25).

Bei Verlängerung der Via Montebello wurde unweit der N.

W. Ecke

rechtwinklig zur modernen Strasse laufende constatirt {Notizie 1889 S. 401 ; Bull, comun. 1889 S. 488). Castra

praetoria

lieber den

eine

Fund

der

ara incendii Neroniani

der

antike

{Notizie 1890

einige unbedeutende Nachträge ebenda 1890 S. 31) war schon TJB 1889 S. 275 kurz berichtet: Lancianis ausführliche und eingehende Publica-

160

S. J59.

;

X S. 379-391) an Ort und SteUe nachzuprüfen wurde mir durch die Amministrazione della R. Casa gestattet, wonach hier einige Details berichtigt oder ergänzt werden. tion {Bull, comun. 1889 S. 331-339 mit Tf.

Das

;

Pflaster der Alta semita liegt an der in Betracht

121) 1,83 m. unter

dem

kommenden

Stelle

der modernen Via Venti Set-

(vgl. die

Planskizze

tembre.

Drei Stufen, 0,50 bis 0,30 hoch (jetzt unsichtbar, weil in die Front-

S.

mauer des modernen Hauses verbaut) führen herab zu einem mit Travertinplatten (Breite meist 0,59, Länge bis 2,25 m.) gepflasterten Platze. Der Platz wird eingefriedigt durch Travertincippen von 1,40 (incl. des 0,29 hohen zwei davon sind 0,80 X 0,55 Grundfläche abgestumpften Kegels) Höhe noch vollständig, der dritte zum Teil erhalten der Abstand im Lichten ist je :

,

;

2,50 m.

Löcher, welche zur Befestigung eines Gitters zwischen ihnen gedient

haben könnten, sind nicht vorhanden. In einem Abstände von 2,75 m. von diesen cippi erhebt sich ein Unterbau von zwei Travertinstufen (je 0,24 hoch, die untere 0,40, die obere 0,80 breit) und darauf der Kern eines grossen Altarbaus 6,25 m. bei 1,26 m. Höhe über dem Unterbau) aus mächtigen Tra(3,25

X

(')

Ein

©

über

dem Rücken

des Panthers ist nicht Buchstabe.

JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

117

Die oberste Blockschicht zeigt das Auflager für das Marmorda auch von dem ein abgekröpftes Eckstück gefunden ist dem von gesims, unteren an den Ecken gleichfalls abgekröpften Ablauf mehrere Stücke an

vertinblöcken.

;

ihrer alten Stelle erhalten sind (S. Figur S. 118),

können wir die Architektur

des (natürlich gänzlich mit Marmor verkleideten) Altars in seinen Hauptzügen ist der (bis auf die pulvini) vollständig herstellen. An der südlichen Schmalseite

118

CH.

HUELSEN

untere Ablauf unterbrochen durch eine genau in der Mitte liegende Marmorstufe von 0,90X0-46 cm. (i); ob die in der Mitte der westlichen Langseite wahr-

(1)

Auf

dieser Stufe findet sich eine Spieltafel mit eingetieften Löchern n. 26; Elter Bull. deWIst. 1884 p. 71):

(Bruzza Annali 1877 tav. cfagg.

FG

JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

119

nehmbare Abarbeitung für Vorlegung einer ähnlichen Stufe gedient hat, muss Westlich vom Altar fand man, wie Lanciani {Notizie dahingestellt bleiben. 1889 S. 160) angiebt avanzi come di una casetta di custodia con pareti



ich habe diese Reste nicht mehr gesehen. Lancianis überzeugende Combination mit der um 1640 beim Bau der Kirche S. Andrea gefundenen Inschrift C. I. L. VI, 826 (i) ist bereits TJB 1889 a. a. 0. erwähnt worden. Wir haben demnach den Altar, an welchem das di mediocre cortina

:

Opfer incendiorum arcendorum causa an jedem 23*^'* August gebracht werden von der etwas höher östlich gelegenen Area mit ihrer Einfriedigung

sollte

;

haben

die neuen Ausgrabungen nichts zu Tage gefördert. Aus Lancianis reichhaltigem Commentar, welcher, über den Fund selbst weit hinausgreifend, die ganze Topographie dieser Gegend behandelt, sind

folgende Resultate hervorzuheben:

1)

für den

Quirinustempel,

welcher

gewöhnlich « bei S. Andrea» « unweit S. Vitale » (Richter S. 181) angesetzt wird (}), muss sowohl des neuen Fundes wegen, als auch wegen anderer sicher ;

Gegend zu setzenden Monumente (Lanciani S. 336-339. 389-391) ein anderer Platz gesucht werden. Entscheidend für seine wahre Lage sind die beiden Inschriften C. I. L. VI, 475 und 565, welche in hortis pontificiis Quiin diese

rinalibus (bei Anlage des grossen Gartens unter Urban VIII, er. 1626), wahrscheinlich unweit der Stelle wo die Topographen des 16. Jhdts. den " Mons et Clatrae » angeben, gefunden sind. Soweit wird man Lanciani unbedingt zustimmen müssen bedenklich ist mir seine weitere Vermutung, der Tempel sei dorischer Ordnung gewesen, da Gio. Alberti di Borgo S. Se-

ApoUinis

:

polcro

eiii

gorio

schönes dorisches Capitell gezeichnet habe nel giardino del cav{ah quello, nel sito del quäle Gre-

Ferara. II giardino, sagt Lanciani,

liere) di

XIII pose

le

fondamenta del palazzo Quirinale;

la presenza in esso

di un capitello dorico di fino intaglio parmi non possa essere e/fetto del caso. Aber die Beischrift ist vielmehr aufzulösen Cardinale di Ferrara, und .

wer sich

erinnert,

aus

(t 1572) Antiquitäten

wie

.

.

verschiedenen

zum Schmucke

Gegenden Hippolyt

seiner Villa

auf

dem

II

von Este

Quirinal zusam-

Ilaec area intra hanc deßnitionem cipporum clausa veribus, et ara

(})

dedicata est ab Imp. Caesare Domitiano Aug. Germanico, ex voto suscepto, quod diu erat neglectum nee redditum, incendiorum arcendorum causa, quando urbs per novem dies arsit Neronianis temporibus u. s. w. Von diesen cippi sagt ein Augenzeuge der Ausgrabung, Lucas Holstenius (f 1661 der undatirte Brief ist, wie aus den Eingangsworten erhellt, er. 15 Jahre nach der Ausgrabung geschrieben), ausdrücklich utroque latere bina foramina et veruum sive virgarum ferrearum vestigia plumbo circumfusa servabant, quibus olim inter se coniuncti aream interiorem ita clauserant, ne aditus vulgo pateret (in der epistula ad Franciscum Card. Barberinium, gedruckt hinter Gl. Menetriers symbolica Dianae Ephesiae slatua, Rom 1688, p. 6); was bei den neu gefundenen nicht der Fall ist; s. o. S. 116. der Tempel der Quirinus (*) Die Besprechung des Aufsatzes von Wissowa: in Rom (Hermes XXVII, 1891, S. 137-144), der mich namentlich in der Ausführung über die Porta Quirinalis völlig überzeugt hat, muss dem nächsten

quae

est inferius

;

:

'

'

Bericht vorbehalten bleiben.

120

CH.



finden. Auf (i), wird den Schluss nicht mehr zwingend wo man bisher den Quirinustempel suchte, sind nun zu placiren der Palast der Pomponii. Die Patronatstafel für T. Pomponius liess

menbringen

dem 2)

HÜELSEN

Terrain,

Bassus leti,

V. J.

101 n. Chr. {ö.

I.

deinde Uberti Ubaldini

;

L. VI, 1492) ist gefunden in vinea card. Sadound das Haus des T. Pomponius Atiicus wird

von Cicero dem Ouirinus - und Salus - Tempel benachbart genannt (*). Die Grenzen der Vigna Sadoleto werden von Lanciani (S. 385-387) nach einem

Schenkungsdocument (Archivio degli scrittori della R. Curia, htrom. vol. 58 61) d. d. 18. Oct. 1547 genau bestimmt sie muss fast das ganze Terrain zwischen dem neuen Kriegsministerium, Via Venti Settembre, S. Andrea und der (ehemaligen) Via S. Vitale ( Vicus longus) eingenommen haben. In diesem Gebiet' lag 3) noch die domus gentis Flaviae. L. discutiert S. 388384 die Ansetzung derselben und meint ogni inceriezza sarebbe tolta dal ritrovamento deW iscrizione inter dvos parietes ambitvs privat FLAVi SABiNi (Grut. 200, 8), se di esso fossero a noi noti i particolari. fol.

:

'



I

|

|

'



Die gewünschte

Notiz findet sich, wie ich den Scheden des

bei Pierius Valerianus {in Aen. I p. 8 ed.

Jacobus Sadoletus Carpentoractensis

Rom

1521)

:

CIL entnehme,

proximis hisce diebus

episcopus bi hortis suis in Quirinali

effodit; ähnlich sagt B. Marliani, Topogr. ed. 1534

f.

(3)

121':

Atta Semita a

themiis Constantini ad portam Viminalem per Quirinalis dorsum erat producta, cuius vestigia (erat 3nim ex quadrato lapide strata), nuper in vinea Sadoleti vidimus ipsi : in eademque ad Malum Punicum fuisse domum Flavi Sabini ex Tiburtino lapide ibi ejfosso didicimus (folgt die Inschrift). Da nun das Terrain unter dem Kriegsministerium von Privatpalästen {domus Va.

.

.

domus Nummiorum; vgl. Capannari Bull, comun. 1885 S. 11 eingenommen war, so Avird der später zum Heroon der gens Flavia iimgewandelte Palast in der Nähe der Quattro Fontane zu suchen sein. lerii ff.

u.

Vegeti

Tf.

;

I. II))

Dass Domitian gerade in der Nachbarschaft seines Palastes einen Altar, an welchem jährlich incendiorum arcendorum causa geopfert werden sollte, gegründet hat, ist sehr passend. 4) Ein anderes viel besprochenes Privathaus auf dem



(1) Die urkundlichen Belege jetzt in Venturis oben S. 77 angeführtem Aufsatz. Daselbst S. 199 unter d. 22*«" März 1561 Zahlungsanweisung an einen Giov. Maria, cavatore, per avere cavato travertini nella via nuova di Monte Cavallo inanzi alla casa di Valerio doli. (2) Lanciani findet eine Schwierigkeit darin dass die domus Pomponii bereits figuriere auf derii Plan Bufalinis von 1551, während der Inschriftenfund erst im November 1558 gemacht sei. Aber das Jahr 1551 auf B.'s Plan bezeichnet (was gewöhnlich übersehen wird) vielleicht den Abschluss der Vermessung, keinesweges den der Veröffentlichung. Die Tafeln enthalten Nachträge bis 10 Jahre später; vom 16. November 1560 datiert sind die Zuschriften an die Conservatoren von Rom und an den Card. Borromeo auf dem Exemplar der Barberina (Bl. C. D). Vgl. den inhaitreichen Aufsatz von Gio. Beitran i, Leonardo Bufulini e la sua pianta di Roma {Rivista Europea Florenz 1880). (3) In der zweiten Auflage (1544) p. 89 ist anstatt der modernen Ortsangabe in vinea Sadoleti die antikere, aber weniger klare ad malum Punicum getreten, überhaupt der ganze Passus stark gekürzt. '

'

JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

121

Quirinal ist das des Martialis. Ich stimme Lanciani (S. 381-383) darin bei, dass wir über eine semplice approssimazione nicht hinauskommen werden: kann ihm aber nicht in der Vermutung folgen, dass der Dichter möglicherweise in

A

ilFVLCRyVw SIMPRONIOXVM

C

J50/AVJ PoMJ>ONIOR.VM

•_

//

/

/

_

1

CAPlToLlV/A

''7ii.,aC'

»yp:^/vi,o^rtcv6€^

dem Palaste seines vornehmen Landsmannes und Namensverwandten Q. Valerius Vegetus, consul suffectus 91 n. Chr, gewohnt habe. Durch Martials eigene Angaben ist gesichert, dass seine Wohnung dem Quirinus- (i) und dem

oder bei

Floratempel nahe lag

(2).

Die beiden Strassennamen ad pirum

{^)

und ad pilam

(1) X, 58, 10: vicinosque tibi, sancte Quirine, lares; XI, 1, 9: vicini pete porticum Quirini. VI, 27, 1 (2) V, 22, 4 qua videt antiquum rustica Flora Jovem. nam tu quoque proxima Florae incolis. Diese vier Bis vicine Nepos Stellen sind aus der späteren Zeit des Dichters (Buch Vund VI publiziert 89-98). P) I, 117, 7; wenn dieser Name überhaupt dieselbe Lokalität bezeichnet wie die eben citierten. Martial wohnte i. J. 85 86 noch zur Miethe, und man konnte von seiner Wohnung aus die Vipsaniae laurus, die Baumpflanzungen der Pörticus Agrippae in der VII. Eegion sehen. Dass ein Ort ad pirum auf dem Quirinal in einer Bulle Innocenz III vorkomme, wie Jordan an mehreren bei Stellen (Archaeol. Zeitung 1871 S. 71 Topogr. I, 1. S. 72 Anm. 57 Friedländer Martial a. a. 0.) behauptet hat, ist unrichtig; die domus in regione piri welche in jener Bulle (abgedr. bei Jordan Top. IL S. 668. 669) aufgezählt werden, stehen zwischen lauter beim Forum und Capitol belegenen Gnindstücken vom Quirinal ist mit keinem Worte die Rede. :





:

'

'

;

;

;

122

CH.

Tiburtinam (V,

HUELSEN

22, 3), welche er in

Verbindung damit nennt, lehren topograUeber den Floratempel wissen wir aus Varro, dass von ihm eine Strasse nach dem höher gelegenen Capitolium vetus führte (i) aus der phisch nichts.

;

gleich anzuführenden Vitruvstelle, dass er nicht weit vom Quirinustempel lag. Wir gewinnen daher für ihn einen Platz in der Tiefe, etwa zwischen Via

Easella und Via del Tritons 5)

Damit connex

ist

Minium- Fabriken, officinae

Florae lini's,

et

:

und ebenda muss Martial gewohnt haben.



denn auch die

noch problematischere Ansetzung der welche nur von Vitruv VII, 9, 4 erwähnt werden :

minii per puhlicanos Romae Quirini. Die Astygraphen des

setzen sie in die

Nähe

curantur ; sunt autem inter aedem 16. Jhdts.,

der Quattro fontane

;

auch

z.

B. der Plan Bufa-

Lanciani

ist

geneigt,

dem

zuzustimmen und die molte fabbriche povere, che piuttosto tenevano di stufe plebee, welche Flaminio Vacca {mem. 37) in dieser Gegend erwähnt, damit in

Verbindung zu bringen. Bestätigt sich das eben über den Floratempel gesagte, so sind sie vielmehr am Nordabhange, bei Via Rasella, zu suchen. Bei Anlage des neuen öffentlichen Gartens, zwischen

dem

Pal.

deH'Ammi-

nistrazione della R. Casa und Via della Consulta sind ausser allerlei Mauer-

trümmern von geringem Interesse {Notizie 1889 comun. 1889

S.

860. 1890 S.

8.

82

;

Bull,

479) Reste einer antiken Strasse constatirt, deren Pflaster nicht weniger als 18 m. unter dem modernen Niveau lag {Notizie 1890 S. 9 Bull, comun. 1890 S. 11). Von Wichtigkeit aber für die gesammte TopograS.

;

ist ein, unter dem ehemaligen Monastero delle Sagramentate einer Travertinplatte (von mir in der Institutssitzuug Fragment gefundenes

phie des Quirinal

vom

20. Februar 1891 besprochen) mit folgendem Inschriftrest

:

(Gatti Notizie 1890 S. 82; Bull, comun. 1890 S. 73; das Original, jetzt

im

Magazzino della commissione comunale auf dem Caelius, von mir revidirt). Der letzte Buchstabe der vierten Zeile scheint mir wie auch dem Herausgeber Gatti zweifellos R (*). Daraus folgt die Ergänzung [//]/ vir r{ei) lp(ublicae)





clivus proximus a Flora susus versus Capito(^) L. L. V, 32 p. 158 lium vetus. Die Lage des C. vetus bei Palazzo Barberini ist durch inschriftliche Funde gesichert; vgl. TJB. 1889 S. 278. (2) Von dem Schwänze ist zwar nichts mehr erhalten, jedoch die obere Rundung vollständig geschlossen, während das P in dieser Schrift noch merklich oflFen ist. :

JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

123

c{onstituendae)] und, unter Berücksichtigung der Grössen Verhältnisse, folgende Wiederherstellung der ganzen Inschrift {})

etwa

:

M. Ag[rippa L.

f.

aed£. iussu Imp. Cae[saris Divi f. r. [p. c. aediculam?

ii\L vir.

vi]ci Salu{taris refic.

Die Stellen über den

Salus-Terapel

beweisen, dass in seiner

Nähe der Tempel

cur

?

(Becker Topographie

S, 578.

579)

und das Haus des

des Quirinus

Pomponius Atticus lagern beide, wie oben auseinandergesetzt, bekannter Lage. Ferner lag der Tempel nahe an der servianischen Mauer, deren eines Thor sich nach ihm benannte. Wir werden mithin die aedes Salutis mit Wahr:

dem westlichen Haupttract des Quirinalpalastes zu suchen haben, und in dem vicus Salutaris (oder Salutis) eine von dort nach dem Thal zwischen Quirinal und Viminal, etwa parallel der modernen Via della Ist dies richtig, so ergeben sich •Consulta, hinab führende Strasse sehen. scheinlichkeit unter

daraus weitere Folgerungen für die Benennung der servianischen Thore auf dem Quirinal. Dass nach dem Marsfelde zu eine Strasse, etwa entsprechend der

modernen Via della Dataria

,

hinabstieg,

ist

bekannt

;

das

Grab der

Sempronier (vgl. TJB 1889 S. 275) giebt dafür ein monumentales Zeugnis. Die Nachbarschaft des Salus - Tempels lässt für das sich hier öffnende Thor,

dem

Rundturm der Quirinalfassade gelegen haben Dadurch wird es als Porta Salutaris (2). unmöglich, ein zweites Thor, die porta Sanqualis, da zu suchen, wo ich sie TJB 1889 S. 274 angesetzt habe, nämlich nördlich von dem seiner Lage nach bekannten (TJB a. o. 0.) Tempel des Dens Fidius. Vielmehr wird sie südlich welches etwa bei

grossen

mag, keinen anderen Namen zu

von demselben gelegen haben, wo man bis jetzt gewöhnlich die Fontinalis ansetzt (3). Die weiteren Consequenzen zu ziehen ist im Rahmen dieses Berichtes

unmöglich

;

ich hoffe es an anderer Stelle thun zu können.

Collis hortorum. Bei Bauarbeiten im neuen Quartier Ludovisi fand

man

eine kleine Mar-

morbasis (0,23X0,045 m.) welche in kleinen eleganteil Buchstaben die Inschrift (1) Gardthausen (Rhein. Museum 1890 S. 619-621) hat die topographische seine Ergänzung M. Ac[ilius M. f. Beziehung von Z. 5 richtig erkannt Canin.'] aed. [cur. ex iussu'] Imp. Caesaris locum dedit ; I]! vir. p\ß(ji sanq. ? et mag. vi~\ci Salu[taris fac. curaveruni] ist aber unmöglich, sowohl weil, wie bemerkt, Z. 4 am Ende nicht P steht, als auch wegen der sonst nicht nachzuweisenden Duumvirn eines pagus, während als Vorsteher der stadtrömischen pagi sonst nur magistri vorkommen. am (2) Auf diese Ansetzung kommt auch, aus anderen Gründen, Wissowa Schluss des oben (S. 1 9) angeführten Aufsatzes. mir na(3) Sie mit dem Bogen im Pal. Antonelli zu identifizieren, fällt türlich nicht ein; was ich hervorhebe, da die Skizze S. 121 irre führen könnte. :

!

:

124

LACO

HUELSEN

CH. •

viG xTiI trägt. Es ist der bekannte praefectus vigilum des da die Zahl XIII sich weder auf Iteration des Amtes beziehen, noch

PRAEF

Tiberius

:





Ordnungsziifer des Laco in der Reihe der Praefecten sein kann, vermutet der Herausgeber Gatti [Notizie 1889 S. 105 Bull, comun. 1889 S. 151-153), ;

dass Laco in den

der Vigiles Statuetten (einer des Kaisers) dediziert habe, von denen die erhaltene die vor-

oder

Gottheit

sämtlichen 14 Excubitorien

letzte wäre.

In Via Veneto, gegenüber von Porta Pinciana, fand man, 0,40 m. unter

dem

jetzigen Terrain, das Pflaster einer antiken, der modernen parallel laufenden Strasse ebenda, in bedeutender Tiefe (er. 9 m.) eine in den Hügeltuff ;

sehr sorgfältig eingeschnittene Kammer, 2,10 m. im Quadrat, 2,80 m. hoch. Ein (nicht ausgegrabener) unterirdischer Gang führte von der einen Seite in

der Richtung auf Porta Pinciana

die drei anderen Seiten hatten jede

;

eine

rechtwinkelig abgeschlossene Halbrundnische, und darin « una specie di vasca pozzetto ", 0,65 m. tief [Notizie 1890 S. 285 Bull, comun 1890 S. 299. 300). ;

Vielleicht haben wir es mit der Stätte eines Geheimkultus zu thun, wie das

sicher ist für die 1885 gleichfalls

Anlagen {Bull, comun. 1885

Jahre

S.

im Quartier Ludovisi 181

(via Flavia) entdeckten

ff).

Die Nekropole vor Porta Pinciana und Porta Salaria hat auch in diesem unbedeutende Grabschriften zu liefern [Notizie 1890 fortgefahren ,

Bull, comun. 1890 S. 301) einiges Interesse gewährt das wohl noch aus republikanischer Zeit stammende Grab eines Q. Terentilius Q. f. Garn. S.

286-288

:

;

Rufus (zwischen Porta Salara und dem ersten Thurm der Aureliansmauer, 30 m. vor der letzteren), weil es den Lauf der antiken Via Salaria, an deren linken Seite es lag, mit

bestimmen

hilft.

Strasse [Notizie 1890 S. 218. 241

Dieselbe lief etwas westlich der modernen ;

Bull, comun. 1890 S. 247).

Das Marsfeld. Die

siebente Region,

zwischen den Hügeln und der Via

lata,

hat

auch im verflossenen Jahre fast keine nennenswerten Funde geliefert. In Via Poli ist eine der neuen Via del Tritone parallel (also rechtwinkelig zur Via Lata) laufende Strasse constatirt. Gatti [Bull, comun. 1890 S. 296) stellt durch Hinweis auf früher in der Nähe gemachte Funde fest, dass sie durch den

bekannten Claudiusbogen der Aqua Virgo [C. I. L. VI, 1243), dann aufwärts im Thale zwischen Pincio und Quirinal gegangen sei, um schliesslich in die Salaria zu münden. Interessant

einander

0.

ist,

dass drei verschiedene Pflasterungen über-

und 6 m. unter jetzigem Niveau) gefunden

sind.

(er.

4,

5

Makucchi

il

cimitero e la hasilica di S. Valentino e guido archeologica Rom 1890. 8. 140 SS. 4 Tff.

della via Flaminia.

enthält

im Eiuleitungskapitel eine kurze üebersicht (S. 5-15) der hauptMonumente zu beiden Seiten der Via Flaminia, vom Kapitol bis

sächlichsten

JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STAJ)T ROM Vertrautheit

Ponte Molle. bei

dem

125

mit dem modernen Stande der F'orschungen war

Neues hat

Vf. vorauszusetzen,

er nicht bieten wollen.

Pantheon und Umgegend.

Eine

Arbeit Marucchis, i 307-325) kommt hier in Betracht, weil am Schluss auch die Frage erörtert wird, ob die beiden berühmten Basaltlöwen, welche unter Eugen IV und Clemens VII in der Vorhalle des leoni

del

re Nektanebo

{Bull,

comun.

1890

zweite

S.

Pantheon gefunden wurden, dann seit Sixtus V die Fontana dell'acqua Feiice zierten, und jetzt im ägyptischen Museum des Vaticans sind (i), in römischer Zeit zum Schmuck des Iseum im Marsfelde gehört haben. Der Vf. entscheidet

dem

sich negativ, weil nach

Berichte Flaminio Vaccas die beiden

Löwen durch

eine wirkliche Ausgrabung, also an ihrer antiken Stelle zu Tage gekommen seien. Dass man im frühen Mittelalter sich die Mühe gegeben habe, die Front

des Pantheons mit Kunstwerken aus benachbarten sei

unwahrscheinlich.

Gebäuden zu schmücken,

— Aber aus dem Iseum herbeigeschleppt

ist

doch das in

der Vorhalle des Pantheon ausgegrabene Bruchstück eines Gebälks mit Sperbern, Löwen u. s. w. (C. L. Visconti Bull, comun. 1876 S. 80 Tf. 14. 15; Lanciani

und von Ausschmückung mit noch gewichtigeren ff) benachbarter bieten ein sicheres Beispiel die zwei ProvinzfiguTempel Spolien ren vom Tempel auf Piazza di Pietra, welche jetzt in Pal. Odescalchi stehen, Bull, comun. 1883 S. 49

und unter Alexander VII

An

;

in der Vorhalle des

der Ostseite der Kirche

S.

Pantheon ausgegraben sind

i^).

Andrea della Valle (über Funde an der TJB 1889 S. 265), fand man antike,

entgegengesetzten Seite der Kirche vgl.

Die Zuteilung der Inschrift an Nektanebus I oder II war bisher Marucchi entscheidet für den zweiten, 362-340 v. Chr. regierenden. Alessandro VII (2) Bartoli mem. 78 bei Fea Miscell. 1, 242: facendo gittare via alcune case che inqombravano {il portico della Rotonda), fu trovato ne' fianchi del portico, quäl chiudevano tra una colonna e Valtra, delle medesime figure, ovvero provincie, che poi furono le piii, conservate, messe alle scale dal card. suo nij)ote u. s. w. (vgl. auch mem. 115 ebda. S. 255). Lud. Demontiosius, Gallus Romae hospes (1585 cap. de Pantheo) spricht öfter und ausführlich von diesen Figuren, die er für caryatides hält. Julius Jacobonius ostendit mihi quattuor capita mulierum in (So p. 2 fronte porticus ad dextram humeris tenus supra terram extantia, ex totidem (1)

streitig.

;

:

.

.

marmoreis excalpta, sed asserebat se vidisse mulierum formas integras, egesta quondam inde terra, qua nunc obrutae latent). Eine von diesen bildet er dann p. 13 ab es scheint die eine jetzt im Pal. Odescalchi befindliche (Canina Etrur. marit. I, 3, 11) zu sein. Auch auf einer die Vorhalle des tabulis

:

'Pantheon darstellenden Zeichnung Pirro Ligorio's iTaurin. vol. 13 f. 70; der Text besagt Vi pose intra li intercolumnii anchora Agrippa le cariatide sculpite di marmo, di Scopa dice Plinio, delle qiiali iri quella parte sehavemo accennato, dove anchora a dl nostri si veggono sottergnata :

MM

d'esse figure erano chiusi tutti gli intercolunni, eccetti gli tre spatii di mezzo della montata, ch'erano aperti, et d'esse cariatidi si vedono i vestiggi nel fiancho del portico signato T) sind diese Figuren mit dem charakteristischen oberen Profil deutlich zu erkennen. Hätte Lanciani auch die Zeugnisse des Demontiosius und Ligorio gekannt, so würde er vielleicht

rate,

percM

nicht {Bull, comun. 1878 S. 22. 23) die Angabe Bartolis bezweifelt haben.

126 in

CH.

der

Eichtung

NS

HUELSEN Keste

laufende Mauer,

eines

mit Travertin belegten

Platzes und eines Marmorpflasters {Notizie 1889 S. 362).

Südlicher

Teil.

Theater

u. s.

w. Zwischen der neuen Via Are-

nula und Piazza Cenci sind Reste eines grossen monumentalen Gebäudes, dem Anschein nach aus republikanischer Zeit, aufgedeckt. Ausser der TJB 1889 S. 267 erwähnten, mit Via Arenula parallelen Mauer ist 7 m. unter dem modernen Niveau eine darauf rechtwinkelige, aus grossen Tuffquadern mit einem Bekrönungsgesims von Travertin, constatirt. Ihr Lauf ist 10™ weit freigelegt am östlichen Ende zeigt das umlaufende Bekrönungsgesims, dass die Anlage hier ihren Abschluss fand. Vor der Mauer (südlich nach dem Flusse zu) in einem' Abstände von 12 m. fand man eine Reihe von Travertin säulen, von denen noch sechs (unt. Dm. m. 0,90, oberer 0,65 Höhe je vier Trommeln :

:

;

zu 0,85 m.; Abstand 2,25 m.) an ihrer Stelle waren. [Notizie 1889 S. 240, 241 Bull. com. 1889 S. 366). Dass wir uns hier im Gebiete der Anlagen des Cor;

nelius Baibus (Theater, Portikus) befinden, ist bekannt (i). Marmoraltar Gelegentlich derselben Arbeiten wurden gefunden :

Weihinschrift ob

M. Lurius Germus

suam suorumque salu[cem]

[Notizie 1889 S. 273

;

\

:

aram

mit

lovi optimo maxumo] restituerunt Z. 2 ist späterer Zusatz

das

[restituerunt)

|

Bull, comun. 1889 S. 440); ferner [Notizie 1889 S. 361)

Ziegel mit cvspi de (Marini 785 gustalis opus doliar (Marini 650

= =

C. I. L. C.

L

L.

XV, 970) und L. Bruttidi Au-

XV

377

b).

Die auf Piazza del Pianto gefundenen, W-O orientirten Reste antiker PriS. 362 Bull, comun. 1889 S. 478) sind unbedeutend.

vatgebäude [Notizie 1889

Beim Bau fand man,

;

einer Cloake von Piazza del Pianto nach der Porticus Octaviae

von Via della Reginella, 6,78 m. von der Ecke dieser von 0,66 m. Durchmesser auf attischer Basis, die auf

südöstl.

Strasse, eine Granitsäule

einem Travertinblock ruht (3,10 m. unter modernem Terrain). Standspuren von ähnlichen Säulen (Basen, Peperinblöcke) wurden an weiteren vier Stellen entdeckt, und dadurch der Axenabstand der Säulen mit m. 3,40 constatirt. Gatti bull, comun. 1890 S. 66-68) hält die Zugehörigkeit zur [Notizie 1890 S. 31 porticus Philippi für ausgeschlossen [perchs un frammento della pianta mar;

morea Capitolina VI, 1307

.

.

.

una delle Muse prese in Ambracia, C. I. L. portico di Filippo ... si estendeva poco oUre la non poteva giungere fino alVodierna via della Reginella),

e la

base di

dimostrano che

il

via di S.Ambrogio e und schreibt sie daher den Porticus

Maximae des Gratian Valentinian und Mir scheint erstere Möglichkeit nicht so abzuweisen die Musenbasis kann sehr wohl in der Osthalle der Porticus Philippi gestanden haben Theodosius

zu.

;

;

die Westhalle dehnt

Canina vielleicht ganz

richti^r bis

Via della Reginella aus.

[}) Eine die neuen Funde mit älteren verknüpfende Behandlung verspricht Lanciani, Vitinerario di Einsiedeln e Vordine di Benedetto Canonico, Mon. dei Lincei I, 3 (1891) S. 522.

JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

127

Nördlicher Teil. Bereits 1889 263 wurde vorläufig hingewiesen auf merkwürdige Funde unweit der Chiesa nuova. Obwohl die damals angekündigte Publication erst im J. 1891 erfolgt ist, halte ich es für TJB

angemessen,

sie

S.

schon diesmal ausführlicher zu besprechen, da

Combinirung mit anderen hochwichtigen Funden Publikation harren

sie

durch die

— die freilich auch noch der



ein besonderes Interesse gewinnt. 1886/87 und im Frühjahr 1887 wurden bei Gelegenheit des Baues der Hauptcloake für den neuen Corso Vittorio Emanuele, bei der Piazza Cesarini, Reste eines monumentalen Gebäudes aufgedeckt. Lanciani,

Im Winter

welchem eigene Beobachtungen Ende 1887 und 1888 Gelegenheit gaben die in den Notizie degii scavi 1887 S. 180 und im Bull, comun. 1887 S. 276. 277 publizierten Notizen zu berichtigen und zu vervollständigen, hat seiner Monographie Vltinerario di Einsiedeln e Vordine di Bened.etto Canonico [Monumenti antichi pubbl. per cura della R. Accademia dei Lincei. Vol. I. punt. 3. 1891) einen Exkurs über diese Entdeckungen eingereiht dessen Hauptresultate die folgenden sind.

(S.

540-548),

Den Mittelpunkt mensionen

:

der Anlagen bildete eine Ära von grossartigen Divon den pulvini sind zwei aneinander anschliessende Blöcke

da die Mitte durch ein Mäanderband charakterisirt Gesammtlänge auf 3,40 m. berechnen. Die Ära ruhte auf

(Länge 2,50 m.) erhalten ist, lässt

sich die

:

einem Unterbau von (mindestens) drei Stufen

;

an ihrer Rückseite erhob sich

CH.

128

HUELSEN

eine grosse Abschlussmauer aus Tuff mit Belag von Travertinquadern der Platz vor und neben dem Altar war mit einer dreifachen Mauer aus Peperin:

quade'rn umgeben. Von diesem dreifachen Mauerring ist bei der beschränkten Breite des Kanals natürlich nur ein kleiner Theil zu Tage gekommen zufällig :

ihm gerade

befinden sich in

die Eingangsthüren,

von deren Marmordekoration

wenigstens Bruchstücke erhalten sind. Die Regeln der Symmetrie und die Vergleichung mit ähnlichen Anlagen (Ustrinum der Antonine auf Monte 173) veranlasst Lanciani zu der S. 127 wiedergegebenen f. U. R. fr. Citorio ;

Rekonstruktion. Die Oberschwelle der ersten Thür wurde noch in situ gefunden, 5 m. unter dem modernen Strassenplanum: bis zum antiken Niveau herabzugehen

war mit Rücksicht auf die Zwecke der modernen Canalisation unthunlich. Erkennbar aber war, dass die ganze Anlage auf einem äusserst sumpfigen Grunde, vermittelst einer starken Unterlage von calcestruszo errichtet war. Zur Abführung des Wassers diente ein breiter (m. 3,50) und tiefer (m. 1,20)

Kanal (Euripus),

dessen

wohlerhaltener

beschrieben sind Bull, comun. 1886

S.

und Cementbettung von der rückwärtigen Ab-

Travertinbord

282,

östl.

schlussmauer des Altarbezirks (Aufnahme bei Lanciani a. a. 0. Tf. III). Monumentale Altäre von diesen Dimensionen sind im Marsfelde natürlich da die Ära Pacis ihrer Lage nach genau bekannt, die Ära selten gewesen Martis so weit zu fixiren ist, dass ihre Identification mit dieser vollständig ausgeschlossen bleibt, so fiel Lanciani's Vermutung, der ich mich vollständig :

anschliesse

(i),

auf die berühmte

wird dieselbe besonders der ludi saeculares.

Ära

Ditis et Proserpinae in Terento. Genannt

Becker, Topogr. S. 628. 629) wegen der Feier sind in geringer Entfernung, beim Fundamentiren

(vgl.

Nun

Fragmente des commentarium der quindecimviri sacris faciundis über die Ausrichtung der Spiele unter Augustus 747 d. St. und unter Severus 204 n. Chr. gefunden worden (Not. 1890 S. 285); zwei andere Bruchstücke, deren eines mit einem der jüngst eines Hauses in via Civitavecchia, die umfangreichen

gefundenen genau zusammenpasst, tauchen im

16. Jhdt.

im Palazzo Ceuli

in

zweifellos war der ursprüngliche Platz via Giulia auf (C. /. L. VI, 877 a. b) der Inschriften bei dem beschriebenen Altar, der von beiden Punkten etwa gleich weit entfernt liegt. Gesichert wird durch den neuen Fund die Lokalität des viel:

Terentum, welches von einigen (besonders den älteren TopoMartinelli Nardini) bei S. Lucia della Tinta, von anderen Donati graphen, des Augustus oder (Urlichs) beim Forum Boarium Mausoleum beim (Becker) Ansichten beziehen sich auf gesucht wurde. Die Vertreter der beiden letzten

bestrittenen

die Stelle des

Zosimus

(ye^Biv

2, 3,

wo

das sibyllinische Orakel die

Römer

auffordert

EU nsdlut nagcc ©vfißgiöog tinXeroy v&ojq

önnrj axEivoxurov

aus der sie folgern, das T. habe « an der schmälsten Stelle des Marsfeldes » Dass diese auf der Verbindung von axsivöiurov mit nediov berugelegen.

(1)

vgl.

meine bei Lanciani

a.

a.

0. S. 546 abgedruckte Mitteilung.

JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM hende Erklärung unzutreffend

,

vielmehr das

Adjectivum

129

wie

,

es

Preller

,

241 (und schon vor ihm der alte I. M. Gesner, de annis ludisque saecularibus veterum Romaiiorum, Vimar. 1717 S. 34) gethan hat, zu v&wq S.

Regionen

zu ziehen

unterliegt

ist,

Ovid (Fasti

nunmehr keinem Zweifel mehr. Die Erzählungen bei Maximus 2, 4-, 5 treten erst jetzt ins rechte

501) und Valerius

1,

Licht.

dem Hause

nördlich, vor

Wenig 4,50 m.

unter

1889

339

dem

vicolo

Pavone

del

Raum mit

fand sich,

n. 296,

und weissem Mosaikpflaster, dessen vollständige Aufdeckung nicht möglich war {Notizie S.

Strassenpflaster

ein

schwarz

Bull, comun. 1889 S. 441).

;

Nach Bemolirung des ehemaligen teatro Apollo bei Ponte S. Angelo wurden unter dessen Fundamenten grossartige antike Constructionen aus Tuff und Peperin freigelegt, welche sich bis in den Fluss hineinzogen zahlreiche Marmorreste, kannellirte Säulenschäfte, Kapitelle u. dgl. sind gefunden {Notizie 1890 S. 158) (1). :

Etwas weiter

flussaufwärts, bei Via

Weihinschrift: Mercurio

vae tati

.

.

.

I

Aeterno

Lunae Apol\lini

So]li

I

\

Fatiis

.]

(sie)

deo,

Monte Brianzo, fand man folgende Io\vi

|

Regin{ae) Minler-

T']unoni

Did\nae Fortun[ae p.r. D[ivinis quod bo'jnum [faustum \

|

.

.

|

Opi Isi Pi\e-

.'}nae \

Imp. Caesari Augus[to tutelae] eins senatus populiq[ue Romani'] introeunte felic\jter'\ G. Caesare L. Pau\llo cos] tibus nöno \

.

cretius L.

l.

.

.

|

\

aram Augustam

iussu lovis

\

Wort ist mit späten schlechten Buchstaben SEMONIA (r.) POPVLi VICTORIA {Notizie 1890 das

Jahres 754

des

li^Al

et

\

ist,

ergänzt

Mommsen

|

posuit.

geschrieben

:

(links)

Da

S. 388. 389).

Z. 12

'\

Neben das

\

gen-

L.

.

Zethus

[siet]

fe~\lixque

Lu-

letzte

salvs

das Konsulat

nono anno, mit Hinweis

Neuordnung der Stadt durch Augustus, Gründung der Larencapellen u. s. w. Zu einer Kultstätte der vicomagistri könnte auch diese Inschrift gehört haben (2). auf die

man

erfolgte

Zwischen via Ripetta und dem Fluss, beim sog. Ferro di cavallo, fand v C ; es ist der Bleiröhren mit der Inschrift aviani vindiciani •

|

X, 1863. 6312. 6313 genannt consularis Campaniae, der mit dem Proconsul von Africa 380. 381 identisch ist. C. I. L.

vielleicht

Der interessante Fund ist eingehend besprochen in D. Marchetti's di un anlico molo per lo sbarco dei marmi riconosciuto sulla riva sinistra del Tevere, Bull, comun. 1891 S. 45-60 nebst Tf. III. IV. dem Mercurius aeternus. der vor den kapitolinischen (2) Dass unter (')

Aufsatz

:

Gottheiten

Horaz

I, 2,

filius

genannt wird, sich der Kaiser verbirgt, ist eine Illustration zu sive mutatus iuvenem figura ales in terris imitaris, almae

41

:

M ai ae

p at iens

v o c

ar

i

Caesaris ultor. 9

130

CH.

HUELSEN

Der Tiber und die Brücken. Die

fieissige

tores Tiberis der Reihe

Zusammenstellung von L. Cantarelli: comun. 1889 S. 185-205) giebt,

la serie dei

{Bull,

der (30)

bekannten Curatoren

einige

als

cura-

Einleitung zu

allgemeinere Bemerkungen

(Ursprung der cura Tiberis, Vereinigung mit der cura cloacarum, Zahl der Beamten, niederes Dienstpersonal). Hinsichtlich des Topographischen ist zu

//hc/rvCörU/'

"ioo

Acc^

JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

Momrasen {Staatsrecht

erwähnen, dass C. die von

l31

2^ S. 1047) behauptete Tei-

lung der Aufsicht über die beiden Flussufer, so dass i. J. 78 n. Chr. Calpetanus Rantius Quirinalis das linke, Dillius Aponianus das rechte Ufer terminirt habe, bestreitet, weil der letztere als praetorius nicht mit seinem consularischen Collegen gleichen Rang gehabt haben könne: perö nel caso, che ad alcuni lavori speciali fosse stato preposto un curatore inferiore, nei cippi

era inscritto non

il

nome

del curatore primgrio,

ma

bensl quello del cura-

tore che a cotesti lavori speciali sopraintendeva. lieber die Termination des rechten Tiberufers verdanken wir den Arbeiten für den neuen Quai zwischen Ponte Umberto und Ponte Mar-

gherita wichtige Aufschlüsse. D. Marchetti, welcher darüber in- den Notizie 1890 (S. 82-88. 187. 322-323. 389-391) berichtet hat, bereitet eine ausführliche Arbeit über dies Thema vor; zur vorläufigen Orientirung möge folgendes

dienen

(vgl. die

Planskizzen

130 und 133).

S.

Nicht weniger als dreizehn (i) beschriebene Cippi sind im Laufe des Jahres 1890 an ihrer alten Stelle gefunden worden. Alle sind aus Travertin

nnd haben

die übliche

davon über den Erde

Form er.

eines Parallelepipeds (Höhe

im Ganzen

2-2.50 m.,

1-1,20 m.; Breite 0,70, Dicke 0,30-0,40 m.) mit halb-

kreisförmigem oberen Abschluss. Der Inschrift nach gehören 11 der Termination des Augustus, 747 d. St., zwei der des Trajan, 101 n. Chr. an. Die augustischen Cippen tragen auf der Vorderseite die bekannte InI. L. VI, 1236): Imp. Caesar Divi f. Augustus pontifex maxitribunicia potest. XVII ex s. c. terminavit; die teils gleichfalls auf der Vorderseite (VS), teils auf der rechten (r. N.) oder linken (l. N.) Neben-

schrift {C.

mus

\

\

\

I

seite, einige

Cippus

a

Male auch auf der Rückseite (RS) stehenden Massangaben sind:

[Not. S. 187)

VS: r- r- prox cipp ped ccvi •

RS

b

(S.

C

(S.





PED R PROXIMVS R prox -cipp ped xxiv R- prox- CIPP PED- XLI R- PROX- CIPP P ED XXIV F^*; R-R- PROX- CIPP PED XVI 84) 84) Ä^*.- R-R- PROX- CIPP- PED -XV PED XXS FaS".- R-R- PROX- CIPP 83) l.N: R- R- PROX- CIPP PED

R R 84) 85) r
:

TV;











CIPP VS

-





CCV







-

-

d

(S.

e

(S.

f

(S.

g

(S.

-

85) r,N: r- r-

prox- cipp





-

-



-

p

XXV xv -

Ich lasse dabei die fünf inschriftlosen (an der S. 130 mit y bezeichneten welche Marchetti als no. 1-5 zählt, ausser Betracht, da sie nach seiner ausdrücklichen Angabe zwar in der Uferlinie stehen, aber mit der Termination als solcher nichts zu thun haben. Sie unterscheiden sich auch äusserlich von den anderen durch die tiefen Löcher in den Seiten, welche zur Anbringung (1)

Stelle),

eines Gitters dienten.

132

CH.

h

Cippus

HUELSEN

VS: r- r- prox-cipp ped cxlviiis R PROX CIPP PED XV 322) VS: R -R proximvs cippvs ped xxxiii RS: R R PROX CIPPVS PED CLXVI 323) F.S'; R-R- PROX- CIPPVS- PED- CCXIX 390) F-S"; R-R- PROX- CIPP- PED- CCXIX RS R R PROX -CIPP PED CLXI

{Not. S. 85)



l.N: R









i

(S.



k

(S.

/

(S.



















-



:







Die beiden Cippen der Trajanischen Termiaation sind sehr zerstört; der ; Notizie S. 84) hat \ex auctoritate Imp. Caesaris Divi Nervae fili Nervae Traiani Aug. Germanici p\onti{ficis maximi trib.

besser erhaltene {m

\

\

\

|

Ti] Julius Ferox cur. alvei \et\ potest] V: COS. IUI. p. [p riparum Tiheris et cloacar. terminavit ripam.; der andere (a. a. 0. S. 187) beginnt mit . lius Ferox. Die Distanzangaben, bei beiden auf der Vorderseite, sind \

|

\

.

.

:

m:

R- R- PRO////| CIPP- P -XXXXIIII R- R- PROXIm| CIPP P-XVS -

71'.

Die Höhenlage der Cippi variirt unbedeutend; die augustischen haben (im Scheitel) eine Meereshöhe von 10,50 (vier Expl.) bis 12,50; von den trajanischen wird n auf 13,50, der unbeschriebene x {Notizie 1890 S. 390) auf

m

fehlt die Höhenquote. 12,94 angegeben, bei Die Eeihe der augustischen Cippen giebt uns zum ersten mal Gewissheit über das bei der Termination befolgte System. Die Steinsetzung begann flussabwärts; mit dem proximus cippus ist der jedesmal aufwärts nächste ge-

meint

(');

die Richtung der Schriftzeile

auf der Vorderseite entspricht der

Dementsprechend verweist eine Angabe auf der Eückseite auf den nächsten Cippus flussabwärts, dessen Digerade stanz

flussaufwärts

man

laufenden

freilich nicht

in

Grenzlinie.

allen Fällen

anzugeben nötig fand

(^)

Wo

die

S. 88 richtig erkannt:' seine weiteren Teil schon weil seine Angaben über die er giebt alle unterschiedslos Stellung der Inschriften auf den Nebenseiten sul fianco destro irrig sind. Ich habe die jetzt in den Diokletiansthermen (1)

Dies hat Marchetti

Ansetzungen aber sind

a.

verfehlt,

a.

0.

zum





aufbewahrten Originale revidiert. (2) Gegen Marchettis Annahme

(S. 87),

dass diese Schreibweise auf einen

Cippus rückwärtig und parallel vom ersten verweise, sprechen u. A. die beiden Steine a und i, auf deren Rückseiten Distanzen von 205 und 166 Fuss angegeben sind Ausbiegungen landeinwärts welche die Uferlinie unmöglich machen konnte. Nicht dagegen angeführt werden kann" das Paar d-e;



denn da beide an einem stumpfen Winkel der Grenzlinie stehen, natürlich die Verbindungslinie der inneren die der äusseren.

Ecken proportionirt kürzer

so

muss

sein, als

JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

133

Grenzlinie einen Winkel macht, weisen Distanzangaben auf der rechten Nedem nächsten Cippus aufwärts, solche auf der linken abwärts



benseite nach

beides gleichfalls in der Schriftrichtung (*). Das ganze System erklärt sich am einfachsten durch die folgende, unter Zugrundelegung des von Ma,rchetti {Notizie

1890

S.

83) gegebenen Planes

ausgeführte Skizze, auf welcher für die und Menotti) Stellung der Inschriften

interessanteste Reihe (bei Casa Antaldi

und

DistanzziflFern

angegeben sind

(*).

''y^e«^

Die Bntfernung des östlichsten Cippus

(^uxxx^ynxxx^c^/i

>

^/oi^

dieser

Gruppe

144

m; das =:424F.

(ß)

ist er.

= 121

von dem nächsten aogustischen flussabwärts (Ä) beträgt etwa 20 ra. mehr als die beiden indizierten Entfernungen (205 -|- 21 9

m.).

Es

fehlt also

dazwischen nicht nur ein Cippus, sondern

(') Auf der Skizze ist die Eichtung der Schrift auf den linken Nebenseiten {cfK) verkehrt angegeben; die Correctur selbstverständlich. Marchetti giebt an, dass nur bei drei Paaren sich der Abstand auf (,2) den Centimenter habe messen lassen, nämlich m. 7,11 h-c: wirkliche Distanz m. 7,06; angegeben p. XXIV'

= = =

Distanz m. 4,37; angegeben p. XV m. 4,44. m. 4,74 (s. o.). d-e wirkliche Distanz m. 4,75; angegeben p. XVI Einige untergelaufene Irrtümer werden durch die Schwierigkeit der Aufnahme mitten unter den modernen Regulierungsarbeiten entschuldigt. So sind auf Marcheltis Plan a. a. 0. Stein d und e in eine Linie gestellt mit h (wodurch die Grenzlinie eine höchst auffällige Ausbiegung bekommt), während die Distanzziffern auf c und f deutlich zeigen, dass sie mit c zu rangiren waren. Auch haben wir für die Entfernung f-g m. 6,05 (statt er. 12 m. wie der Plan Notizie 1890 S. 83 giebt) angesetzt. g-}i: wirkliche :

,

134

CH.

HUELSEN

haben wir auf dem Plane die Massangaben müssten etwa gewesen sein

zwei. Ihre vermutlichen Stellen

bezeichnet

;

t

z

VS:

r .r

RS:

r .r .prox .cipp .ped

VS:

T .T prox cipp .ped, r .r .prox .cipp .ped

.prox .cipp .

RS:

.pe.d

.

.

S.

130 mit z und

t

:

CCV

LX .LX

.

.

CGXIX

Die sämtlichen bisher verzeichneten Cippen gehören bereits bekannten Termiiiationen an: eine ganz neue wird uns verbürgt durch einen auf dem linken Ufer unweit via Giulia, zwischen vicolo del Cefalo und der Kirche S.

Anna

dei Bresciani gefundenen Stein. Derselbe, ein Travertinblok von der

Form

üblichen

(1,95 hoch, 1,00 breit,

0,^0 dick) trägt die Inschrift: \^Imp.

Caesar T. Aelius Hadr]ianus An\toninus] Aug. Pius Potifex (so) Maxim. trib. pot. XXIIII. imp. IL cos ILII p. p. [A']. Platorio Nepote Galpuralvei Tiber is et ripar. et cloacar. niano curat. urbis terminos vetust. |

\

\

\

\

exaltavit et restit rect. rigore proximo cippo p. tos ex auto\ritate (so) Lmp. Caes. Divi Nervae fil. Nervae

dilapsos

.

\

I

Germ. pont. max.

trib.

\

potest.

V

cos. LLLL. p. p. curatore

7'raiani

\

\

posi-

Aug.

alvei Tiberis

Das angegebene Ilegierungsjahr ist 161 n. Chr., in welchem Antoninus Pius am 7. März starb. Gatti (Notizie 1890 S. 355; Bull, comun. 1890 S. 326-331) bemerkt mit Eecht, dass die Wiederherstellung der Grenzsteine von M. Aurelius und L. Verus unter Leitung desselben Beamten fortgesetzt sei. Die beiden von dieser Fortsetzung bisher et ripar. et

bekannten

cloacar

\

Steine (C.

Julio Feroce.

/.

L. VI, 1241

a-b),

haben gleichfalls die EigentümDie Auflösung der Siglen

lichkeit, das die Distanzziffer nicht ausgefüllt ist.

R. R. wird,

pus

statt r{ecta) r(egione)

wie

man

bisher

las,

durch den neuen Cip-

in r[ecto) r(igore) gegeben.

Romae pontibus antiquis. "Wissenschaftliche Beizum Programm des Kealgymnasiums zu Schalke. 1889. 40 SS. 4. mit dem bekannten Material operierende, fleissige und verständige

Theod. Kummer, De urbis lage giebt eine

Uebersicht über die Brückenfrage. Die Resultate decken sich fast ganz

(')

(}) Nur dass K. den pons Sublicius mit Becker und Urlichs nicht neben dem Aemilius am Forum Boarium, sondern er. 200 m. weiter südlich bei Porta

Trigemina ansetzt: dazu veranlassen ihn vornehmlich quae de pagi Aventinensis ßnibus Tiberim versus magis magisque prolatis 0. Gilbertus egregie scripsit. Mir erscheinen diese Ausführungen G.'s ebenso wenig förderlich wie seine von aller räumlichen Möglichkeit abstrahirenden Constructionen der Urgemeinden Roms. « Das volle Verständnis (sagt Gilbert Topogr. 2, 183) für die Lage des pons Sublicius erhält man erst, wenn man ihn als ursprünglich von der es also (wie dem Ref.) nicht gegeben Aventingemeinde angelegt auffasst ". ist, sich eine « Gemeinde » vorzustellen, welche ihren Hauptsitz auf der Osthöhe des Aventin (S. Balbina) hat, von da aus " durch den südlichen Theil des Murciathales (ganze 500 m. weit!) vordringend » auf fremde Ansiedler stösst, und dort eine feste Brücke über den Fluss schlägt (was die « Palatingemeinde »,

Wem

JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

135

mit denen Richters (Topographie S. 53. 54). Die Hypothesen Mayerhöfers über den dreigeteilten Pons Aemilius erfahren eine verdiente Zurückweisung: Mommsens Vermutungen über den Pom Lepidi (*) Fabricius, wie lapideus

=

=

über die Lage des pons Sablicius werden mit denselben Argumenten wie bei Richter, bekämpft. Neue Rt;sultate enthält die Abhandlung nicht von der im :

1887 erfolgten Entdeckung des Pons Agrigpae Kenntniss gehabt.

J.

pa

c

hat

der Vf. noch

keine

Als Nachtrag za dem was TJB 1889 S. 285. 286 über den PonsAfiripist diene die folgende Skizze, welche ich Hrn. Marchetti verdanke.

gesagt

(

i4.ao)

^po.m»fiJ._.3

zu welcher die unmittelbar am Tiber bei den Altären des Herkules, des Euander, und des Jupiter sitzenden Ansiedler gehören, sich ruhig gefallen muss auf dieses volle Verständnis verzichten. Mir genügt Richters lässt) ausgezeichnet klare Darlegung (Befestigung des Janiculum S. 20. 21), in der nur die Bedeutung der Appianstelle BC. 1,58 noch schärfer hätte betont werden können; wenn ein am. ;30«s Sublicius zur Sicherung des Flussübergangs aufgestelltes xeXog auch den p. Aemilius mit schützen könnte, mussten beide unmittelbar benachbart sein. (1) Bei Besprechung der Inschriften des Pons Fabricius folgt K. (S. 20) den Ausführungen Mommsens (C. /. L. I p. 559), wo es heisst: inscriptionis {Rii&cM PLM. LXXXVII D p. 76) partem priorem a Brunnio telescopii ope



.

.

.

136

CH.

Auf dem linken Ufer

constatirte

nals hinter der neuen

Quaimauer

HUELSEN

man beim Durchlegen

des grossen Abzugska-

Ausdehnung des

östlichen Brückenpfeilers, Travertinquadern noch in situ waren, und die Distanz die

von dem drei Lagen von denselben bis zum antiken Flussufer

= 12 m.

20.

Das rechte Tiberufer. L. Borsari: note topografiche relative alla regione transtiberina {Bull, S. 3-9) beschäftigt sich zunächst mit den» Grenzen der Region.

comun. 1890,

Nach ihm war schlossen, wie das

die

Moles Hadriani noch

Mausoleum Augusti

in die vierzehnte

Region einge-

in die neunte, das

templum gentis Flaviae in die sechste, aber die Grenze schnitt umittelbar in ihrer Nähe ab. Die Prati diCastello lagen, wie die neuesten Gräberfunde (S. TJB. 1889 S. 287.288); Andere Bemerkungen B's zu einzelnen Mobeweisen, ausserhalb der Stadt. numenten sind S. 145. 150 erwähnt.



Prati di Castello. lastes,

20 m. von

9,28 m. unter

S.

In der Linie der Ostfront

0. Ecke, wurden

des

neuen Justizpa-

im November 1889 zwei Sarkophage,

5 m. unter antikem Niveau ausgegraben (Gatti 364, 365; Bull, comun. 1889 S. 477, 478). Der eine (beschrieben von C. L. Visconti Bull, comun. 1889 S. 445), mit dem Bilde

modernem,

Notizie degli scavi 1879

er.

S.

der Verstorbenen und weinlesenden Eroten reichliche

geschmückt, zeichnet sich durch

und sehr wohl erhaltene Vergoldung aus

im kapitolinischen

(jetzt

Zum

Deckel des andern ganz schmucklosen ist verwandt das Fragment einer Monumentalinschrift in sehr schönen Buchstaben

Museum).

:

IMP-CAESARI TRIBVNIC-PO

max ....

diui f. augusto pont lest ....

imp

.

.

.

cos

.

PRO VIN cia .... examinatam repertam esse noviciam, scilicet saeculo fortasse decimo quinlo restitutam. Diese Unächterklärung ist von Jordan (Top. I, 1 S. 418 Anm. 32) gebilligt und im C. I. L. VI n. 1305 nicht genügend eingeschränkt. Ich will also nicht unterlassen ausdrücklich zu erklären, dass eine wiederholte sorgfältige Prüfung der Inschriften (wie sie jetzt von der Treppe des neuen Quais am linken Ufer bequem anzustellen ist) mich von der Grundlosigkeit dieser Verurteilung überzeugt hat. Wären die Schriftformen so wie sie das Facsimile bei Ritschi zeigt, so gäben sie zu Bedenken Anlass; aber das Facsimile bei Piranesi ist wieder einmal treuer als das bei Ritschi, namentlich hat das R in dem für modern gehaltenen Teil des Namens FABRICIVS nicht die sehr verdächtige Form R, mit gebogener Endlinie sondern die reguläre R. Ferner: die von B. angezweifelten Buchstaben stehen nicht etwa in Rasur, sondern die Schriftfläche ist genau in der Höhe der daneben liegenden unbezweifolt antiken Zeile. Sollen also die Buchstaben modern sein, so müssen es auch die Quadern sein. Eine Auswechselung der Kopfsteine des Bogens bedeutet aber einen vollständigen Neubau der Brücke und von einem solchen sollten wir nichts wissen, wenn er unter Eugen IV (1431-1447) stattgefunden halte? Für mittelalterlich restituirt wird aber niemand, auch nach R.'s Facsimile, die ;

Buchstaben halten.

JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

137

Die Sarkophage dürften, gleich den in der Nähe gefundenen der Creperei (TJB 1889 S. 288) dem III. Jhdt. n. Chr. angehören. An der Ostseite des Platzes, der den neuen Justizpalast umgiebt, an der

Ecke des Lungo Tevere Prati (gegenüber Oasa San^ini s. Plan S. 133), kam ein Marmorblock (Dicke 1, 35), der seinem Schnitt nach zur rechten Hälfte eines Bogens von circa 2 m. Radius gehört haben muss, zu Tage {Notizie 1890 S. 323). Die Flächen sind, mit Ausnahme der rechten oberen, wohl erhalten, von

dem

links anschliessenden Block fand

man nur

ein kleines Frag-

ment, beide zusammen ergeben die Inschrift

1\K-L^ MATER



SCFC iboniae

CAE.S

aris

Die hier zum ersten Male genannte Mutter der Scribonia könnte Tochter des Münzmeisters L. Sentius C. f. Saturninus aus suUanischer Zeit (Eckhel V, 305

;

C. I. L. I, 409) sein.

Wenig bede"+end

sind die sonstigen

Funde beim neuen Ponte Umberto

(Mauer aus TufFquadern Platz mit Pflaster aus dem gleichen Material Fragment einer Monumentalinschrift mit Bronzebuchstaben), wie auch zwischen ;

;

Ponte Umberto und Ponte 1890

S.

Angelo

(Ziegelmauer ans später Zeit

;

Notizie

S. 323. 324).

Mariano Borgatti rastel S. Angelo

in

Roma. Storia

e descrizione (S. A.

aus der Rivista di artiglieria e di genio 1889). 215 SS. 8. 34 Tff. Der Vf., Capitän in Geniecorps, hat als Commandant der Engelsburg

Geschichte und Bauzustand des Denkmals mit lebhaftem Interesse untersucht. Der Schwerpunkt seiner Arbeit liegt in der descrizione die storia tritt trotz schätzenswerter Beiträge des verstorbenen Capannari, dagegen zurück (}). Die :

(}) Die geringe Berücksichtigung deutscher Arbeiten hat B.'s Werke an nicht wenigen Stellen geschadet. So figurirt z. B. (S. 12 u. öfter) die angebliche Beschreibung der Engelsburg aus einer Predigt des hl. Leo, welche bei Petrus Mallius erhalten sein soll, als historisches Dokument aus dem 5.

während Jordan (Topogr. 2, 426-428) überzeugend nachgewiesen hat, dass wir es mit einem wertlosen Excerpte ans den Mirabilien zu thun haben. Bei Besprechung der Inschriften durfte C. I. L. VI, 984-995 mit Henzens Ammerkung nicht fehlen. Hätte B. ferner die Beschreibung Koms berücksichtigt, so hätte er über die von Bavari 1825 gemachten Nachforschungen (deren ReJhdt.,

CH.

138

§\

i

HUELSEN

JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

139

seiner, häufig durch Ausgrabungen unterstützten hauptsächlichen sind Untersuchung folgende Ueber einem quadratischen Sockel erhob sich ein einziges cylindrisches Hauptgeschoss, welches die Grabkammer enthielt, und

Resultate

:

durch eine hohe Basis mit Kolossalstatue

Die

(Quadriga?) gekrönt wurde.

bisher allgemein herrschende Annahme, dass über dem erhaltenen Rundbau ein zweiter ähnlicher von etwas geringerem Durchmesser sich erhoben habe,

dem thatsächlichen Befund ('). Für die Decoration des Cynimmt B. statt einer umlaufenden Säulenhalle eine einfache Quaderteilung mit Gliederung durch Wandpilaster an. Den in der Geschichte der Gotenbelagerung genannten Statuen weist er über dem Hauptgesims, entsprewiderspricht

linders

chend den Wandpilastern, ihren Platz zu. Die nebenstehende Skizze folgt im wesentlichen den von Borgatti festgestellten Grundzügen einige Nachträge gebe ich, wie sie mir gerade zur Hand sind, ohne eine erschöpfende Behandlung, die in den Grenzen dieses :

Berichtes unmöglich

ist,

zu versuchen.

Der quadratische Unterbau, derjenige Teil der Monuments, über dessen architektonische Ausgestaltung wir durch die Zeichnungen des 15**° und 16""" Jhdts. am besten unterrichtet sind, hätte wohl eine etwas genauere Darstellung verdient, als sie in

mehr

da,

was Canina darüber

dem kleinem

Aufriss Tf. 6 gegeben wird, um so ist, und Piranesi ihn

bietet durchaus phaii^stisch

ganz vernachlässigt.

sultate Bd. 2, 1 S. 411-420 und Bilderheft I Tf. 11 verwertet sind) besseres geben können als die dürftige Notiz aus Nibby R. A. 2, 517. Auch die fleissigen Zusammenstellungen des P. Guglielmotti (storia delle fortificazioni ne/la

spiaggia Romana, Rom 1879 S. 93-136) werden durch B. nicht entbehrlich gemacht. erstens ist (') Die entscheidenden Gründe gegen diese Annahme sind: es unglaublich, dass von einem Gebäude das nicht, wie Colosseum, Thermen u. s. w. als Steinbruch, sondern vom frühen Mittelalter an als Festung geUm dient hat, schon im 7. Jhdt. ein Drittel verschwunden gewesen sei. diese Zeit aber wurde die kleine Kirche S. Angeli inter nubes bereits in Höhe des bei Canina zweiten Stockwerkes errichtet. Zweitens: Prokop sagt von dem Grabmal, es habe die Sta'dtmauern «an Höhe überragt". Dieser Ausdruck ist ganz unpassend, wenn man ein Denkmal voraussetzt, welches, wie das Canina'sche, über viermal so hoch ist wie die Aureliansmauer verständig, wenn es sich um eine massige Höhendifierenz handle. Drittens habe die spiralförmige Rampe keine Fortsetzung gegenüber dem Eingange zur Grabkammer des Hadrian. Letzteres widerspricht allerdings Bavaris ausdrücklicher Angabe (Beschr. Roms 2, 1 S. 419), er habe den Mauerbogen an der fraglichen Stelle {x auf Borgattis Plan Tf. 5) öffnen lassen, und sei dadurch in eine Fortsetzung des unteren Ganges gekommen, von welcher sehr bald links ein anderer, parallel mit dem in die untere Grabkammer führenden, abzweigte. Es ist auffallend, dass nach Borgattis Rekonstruktion die Plattform in antiker Zeit überhaupt gänzlich unzugänglich gewesen sein müsste: und er selbst giebt zu, dass das letzte Wort in dieser Frage noch nicht gesprochen sei (S. 200 ;

not.

J.).

140

CH.

Zu Gebote stehen

HUELSEN

uns, ausser der unter reproduzierten Escorialzeichnung

und treuen Wie-

welche trotz ihres kleinen Maasstabes wegen der scharfen dergabe des Details wertvoll

ist,

folgende Blätter

Giuliano da Sangallo cod. Barb. 49, 33 f. 37' Roma. Profil des Sockels bis zum Fries.

— — —

:

(i).

di

castello

santtangiolo dl

chornicione di chasttelo Santtangiolo in Roma. * il giov. UfBzien 911 di castello santo angiolo, dello anticho. Sockelprofil, bis zu den bugne piane \ f.

38

:

Antonio da Sangallo

:

'

— — —

UfBzien 1181 *

Gobbo da Sangallo

Jac. Sansovino Uff. 4330

und

Den

desgleichen.

:

1708:

Uff.

*

il

basamento anticho di

Profil des Sockels bis

:

castello.

zum Gesims;

4330': Gesims

*

Kapitell,

zuverlässigsten Eindruck

nach einem braccio zu 20

machen

soldi),

die Aufnahmen Sansovinos (gemessen welche wir daher im wesentlichen der bei-

stehenden Skizze zu Grunde gelegt haben (*). Zur Controle dient die gleichfalls mit zahlreichen Maassen (braccio zu 60 minuti) versehene Zeichnung Giuliano da Sangallos, von der die übrigen (Antonio und Gobbo) vielleicht nicht

unabhängig

Auf

sind.

eine Diskussion

der

einzelnen

Abweichungen kann

hier nicht eingegangen werden. Auffallen wird an unserer Eekonstruktion die geringe Höhe des Bukranicht minder die eigentümlich gedrückten Verhältnienfrieses, nur 0,60 m. (3) ;

nisse des Pilasterkapitells, welches über einem Eierstab Eankenmotive, an den

Ecken durch Akanthusblätter

gestützte Voluten hat.

mit der Skizze Sansovinos ein von Piranesi

Im

weaentlichen stimmt

(areii'cAiia vol.

IV

tav.

XVIIfig. 19)

gezeichnetes Kapitell einer doppelten Pilasterstellung (Ganz- und links anschliessend Halbpilaster) überein (gefunden bei Bauarbeiten im Castell im

vorigen Jhdt.), die mit zur äusseren Dekoration gehört zu haben scheint und dann analog dem Vortreten der Eckpilasters sich unschwer als Flankirung des

Haupteinganges einfügt. *

bezeichne ich die von Borgatti benutzten und auf seiner Tf. 9 (1) Mit seine Wiedergabe ist jedoch, namentlich hinreproduzierten Zeichnungen sichtlich der Maasse, weder vollständig noch genau. Von den Grundrissen, welche, mit Rücksicht auf die Befestigungsarbeiten entworfen, den antiken Kern meist in sehr kleinem Maassstabe wiedergeben (eine Ausnahme macht Salv. Peruzzi Uff. G46, reproduziert bei Borgatti a. a. 0) sehe ich hier ab über diese vgl. Guglielmotti a.a.O. S. 101-lOt. 125-129. (^) Eine genaue Copie dieses wichtigen Blattes verdanke ich der stets bereitwilligen Liebenswürdigkeit des Hrn. Conservators N. Ferri in Florenz. (3) Dieses Maass wird verbürgt durch die wiederholte Angabe Giulianos f. 38 minuti 60 f. 37') und Sansovinos (f. 4330' ' /re(• br. 1° il fregio -t- l dita iiV wozu stimmt, dass auf der Vorderseite die Distanz von gio I Mitte zu Mitte der Bukranien mit br. 1 d. 14 angegeben ist). Das bei Borgatti Tf. 7 flg. 9 gezeichnete Stück kann, wenn der Maassstab mit den übrigen auf derselben 1'afel identisch ist (der Text klärt darüber nicht auf) nicht ;

;

'

'

'

:

;

;

dazu gehören, weil es bedeutend grösser

ist.

JAHRESBERICHT LEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

141

^m^^^Ä Y^AArw^l^^^flr>l^^<^aa^^r:

|ö'/W).

142

CH.

HUELSEN

Basaments sind auch die grossen Ta Wichtig den Grabschriften der kaiserlichen Familie. Borgatti hat ihnen zwar im Allgemeinen den richtigen Platz im Sockel angewiesen, sich aber auf eine für die Architektur des

fein mit

speziellere

Untersuchung nicht eingelassen. Ich gebe die Anordnung, welche

mir durch

die Zeugnisse der alten Inschriftensammler gesichert scheint:

JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

143

vom Eingange noch vollständig sah. Jedenfalls war der ursprünglich für Anbringung der Epitaphien vorgesehene Baum im J. 192 schon occupirt, da die Inschrift des Commodus (m) zwischen dem Bukranienfries Schriften rechts

und der mit grössern Lettern geschriebenen des L. Verus (l) in kleinerer Schrift eingehauen war (i). Auf der westlichen Hälfte zu placiren sind femer noch Annius Verus (f 166), die jüngere Faustina (f 175), Marc Aurel (t 180); die drei dann noch disponiblen Plätze würden durch die Namen der übrigen jung Für die Bauglieder verstorbenen Kinder des M. Aurel leicht ausgefüllt.



Sansovinos Zeichnung die allein massgebende, da B. Gobbo 1708 ausdrücklich angiebt) hier die Maasse

unterhalb der Inschrift

ist

die Sangallo (wie z. nicht vollständig genommen haben. Sansovino scheint auch hier bis zum unein Tiefergehen ist teren Abschluss des antiken Baus gekommen zu sein :

sowohl durch die Höhenverhältnisse des Pons Aelius

TV

nesi ant. ten)

Tf. X,

als

auch die

sowie im Bilderheft zur Beschreibung

Eoms

(bei Pira-

gezeichne-

Entwässerungsanlagen ausgeschlossen.

Der auf dem Sockelgeschoss aufsetzende Eundbau musste, als einfach Fassung der in die Höhe gelegten kaiserlichen Grabkammer, auch als Hauptstück des Monuments betont sein. Mit ihm schliesst denn auch folgerichtig der Aufbau ab eine weitere durch einen zweiten ähnlichen Rundbau Entwickelung liegt gar nicht im klarer Ausdruck der ganzen Bangedankens, als



Sinne des Ganzen, selbst, das

das

keiner Weiterführung bedurfte.

Centrum des Mittelgeschosses, klingt noch

Basis der Statue (oder Quadriga). Dieser krönenden

Nur

die Grabstätte

in der

Krönung aus

Basis

haben wir nicht,

als

wie Borgatti, quadratische Form gegeben, vielmehr im Hinblick auf ähnliche Monumente (z. B. Casal Rotondo, Grab des Cotta: Canina Via Appia tav. XXXVII) sie gleichfalls cylindrisch gestaltet. Da die Reste zur Entscheidung dieser

Frage keinen Anhalt geben

{^),

darf wohl darauf hingewiesen werden,

dass eine derartige Lösung allen Architekten, die seit dem 15'®" Jhdt. ideelle Rekonstruktionen der Moles Hadriani gegeben haben, geboten erschien. Was der Monographie B.'s noch einen besonderen Werth verleiht, ist

das reiche

Illustrationsmaterial.

Mit rühmenswerter Sorgfalt hat

er ge-

den schwerer l. m.) abschrieb, hat der zweite seine Aufmerksamkeit auch unter denen d-i nur durch ihn zugänglichen rechts vom antiken Eingang erhalten sind zugewandt. dove si uede la lettera A (das ist (1) Gamucci 1. IV f. 181' ed. 1588: etwa in der Mitte der West hälfte, halbwegs zwischen dem Eingang und der Bastion S. Matteo), si mostra urCantica pariete di marmo, nella quäle si uede un gran pezzo di fregio con le teste di bue, et festoni col suo architrave, et di sotto sono bugne piane, neue quali si leggono le infrascritte lettere et sotto al soprascritto ve ne d un'aliro in lettere piü grosse, che (folgt m) (Ä.





;

dice (folgt (2)

nedikt

l).

Dass

IX und

war oberhalb der Grabkammer existirt, aus der Zeit Beseiner Nachfolger stammt, sagt Borgatti a.usdrücklich S. 185.

alles

144

OH.

HUELSEN

JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

145

gen 20, zum Teil noch unbekannte und wichtige Einzelansichten des Castel Angelo auf Fresken, Kupferstichen, Handzeichnungen, Eeliefs zusammenvon kleineren Darstellungen auf Stadtplänen, Münzen u. dgl. abgebracht S.



gesehen

der architektonischen

:

Aufnahmen wurde

bekannt gebliebene Zeichnung aus dem

bereits gedacht.

Cod. Escorial.



II,

Eine B. un-

7 ist beistehend

nach einer von Hrn. Dr.

J. Ficker aufgenommenen Photographie reproducirt. Eine Vergleichung derselben mit Borgattis Tf. 11, auf welcher die schöne Zeichnung Giuliano da Sangallo's (cod. Barb. 49, 33 f. 35) reproduziert ist,

lässt eine

sein

kann

Uebereinstimmung zwischen beiden erkennen, welche kein Zufall sie sich doch bis auf die Details der Staifage. Es ist

— erstreckt

mir daher nicht unwahrscheinlich, das der cod. Escorialensis dem Sangallo angehört, und zu der grossen Prachthandschrift der Barberina in einem ähnlichen Verhältnis

steht,

wie die Sieneser Skizzenbücher.

Auf das reiche Material, welche Borgatti über die Geschichte der Engelsburg im Mittelalter und der Neuzeit beibringt, muss ich mir versagen einzugehen. Die oben gemachten Ausstellungen können das Gesamturteil nicht beeinträchtigen, dass wir es mit einer höchst schätzenswerten Bereicherung der topographischen Litteratur zu thun haben, welche einem der bedeutendsten

alten Eom eine sachkundige Behandlung widmet, wie zu wünschen, bisher aber leider nur wenigen zu Teil geworden ist (>).

Monumente des

sie allen

Bei der Anlage des Hauptstranges der neuen Canalisation auf dem rechten S. Crisogono, ziemlich in der

Tiberufer wurde im December 1889 auf Piazza

ein Bauwerk aufgedeckt, welches zuerst von Gatti Notizie degli scavi 1889 S. 362; Bull, comun. 1889 S. 476. 477) kurz, dann von Marchetti (Notizie 1889 S. 363. 364; Bull, comun. 1890 S. 57-65) aus-

Axe der Via Lnngaretta,

führlicher beschrieben ist (vgl. noch Borsari, Centralblatt der Bauverwaltung 1890 S. 28).

im

Bull, comun. 1890 S. 6-8 und

Nach den zu Marchettis Aufsatz

Bull, comun. gegebenen Tafeln (V. VI) sind die folgenden Figuren her-

gestellt.

Die Eeste bestehen aus Quaderbogen von er. 2,95 (= 10 F. r.) Durchmesser; ein solcher ist ganz, ein zweiter zur grösseren Hälfte aufgedeckt worden. Beide ruhen auf einem Pfeiler von er. 2,40 (= 8 F. r.) Dicke. Das Material ist Tuff, die Quadern sind ohne Mörtel sehr exakt gefügt. Die Bogen trugen 5,90 m.

eine Fahrbahn

von

Krönung bildete

eine (an der

(^)

er.

Nord

Borgattis Monographie

Borsari, Bull, comun. 1890 S. 5

(^20 -

F.

r.)

Breite.

Den Abschluss und

die

resp. Südseite etwas verschieden gestaltete),

ist anerkennend besprochen worden von L. und 0. Eichter, Centralblatt der Bauverwal-

S. 295-297. Desselben Vf. Progetto di sistemazione dei dintorni di Castel S. Angelo (Eom, Voghera 1890) erörtert die Frage nach möglichster Die von Lanciani in der Akademie der Schonung der Bauten der Sangallo.

tung 1890



Lincei {Rendiconti 1890, vol. 2 S. 383, Sitzung vom 21. Dezbr.) vorgelegte Monographie von F. Cerasoli ist noch nicht publiziert.

10

146

CH.

HUELSEN

Ä

^-2,4-5-^

4^

*

JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

147

Über die Pfeiler ein wenig vorkragende Schicht von Peperinquadern (i). Das Niveau dieser Fahrbahn lag 4 m. unter dem Pflaster der jetzigen Via Lungaretta (in 13,50 Meereshöhe), wogegen die Fundamente der Pfeiler bis 10,3 unter das moderne Pflaster (7, 2 ü. M.) gehen und damit nur noch er. 2 m. Das nahe Excubitorium der siebenten über dem mittleren Tiberspiegel sind.



Cohorte der Vigiles liegt etwa 8 m. unter dem modernen Pflaster (9 m. ü M.). Die Bestimmung des Bauwerks konnte, wie von den Beschreibern so-

bemerkt wurde, keine andere sein, als die: eine grosse Strasse {^), welche im Zuge der modernen Lungarina und Lungaretta vom Pons Aemilius (P. Rotte) westlich lief, über einen Thaleinschnitt zu führen, und den vom fort richtig

Janiculum herabkommenden Wassern einen Durchlass zum Tiber zu gewähren. Die Richtung dieser Strasse setzt, wie ein Blick auf die Karte zeigt, die Existenz des Pons Aemilius voraus; und damit gewinnen wir sowohl einen Anhaltspunkt wie für die Erbauungszeit des Viadukts etwa Mitte des 7. Jhdts. d. St.



für seine S. 19

ff.)



Bestimmung. Ueberzeugend hat Richter (Befestigung des Janiculum auseinandergesetzt, dass die Vollendung der ganz steinernen Brücke

neben dem

alten, stets leicht zu unterbrechenden Pons Sublicius einen sichernden Brückenkopf auf dem rechten Ufer unerlässlich machte, daher « auf dem Janiculum an Stelle der dürftigen Schanzen, die bestimmt waren, während der

Centuriatcomitien

den

wachehaltenden

Teil der Bürgerschaft aufzunehmen,

Auf eine gute Verbindung zwischen dem Pons AeFestung milius und dem Fort auf der Höhe musste man Bedacht nehmen: die Verläneine starke

trat ".

gerung des Viadukts trifft gerade auf die Stelle (am Südende des Vicolo del Mattonato), wo der Aufstieg zum Janiculum beginnt (3). Vermutlich also stellt derselbe den Rest einer befestigten Kunststrasse dar, welche besonders an den über Wasserläufe durch Quadermauern, vielmit Wehrgang, geschützt war. Später hat sich dann der Boden allmählich aufgehöht; die Ableitung der Wasser vom Janiculum ist vollkommener geregelt worden; der Viaduct

wichtigen Uebergangspunkten leicht

verlor seine Wichtigkeit als Durchlass.

Neubauten aus der früheren Kaiser-

mit Ziegelecken, doch ohne durchbindende Ziegelschichten, auch reine Ziegelmaucrn) lehnen sich unmittelbar an ihn an: die Fussböden derzeit (Reticulat

selben liegen annähernd in der

Höhe

des Bogenansatzes

(er.

11-12 m. ü. M.).

Schichten des Bauwerks habe ich nicht mehr in situ (1) die oberen gesehen; das Ganze hat bei Durchlegung des modernen Cloakenstranges abgerissen werden müssen. Die Durchschnitte (neben dem Durchschnitt der Ausgrabung) beruhen auf Marchetti's sezione trasversale. (2) Diese Strasse ist vermutungsweise, aber gewiss zutreffend, angegeben auf Richters Plan (Topographie Roms. Nördlingen 1889). (3) dies hat Marchetti a. a. 0. S. 63-65 zum Teil richtig auseinander gesetzt seine Vermutung, dass der Viaduct mit dem andamento del lato settentrionale delle fortificazione serviane (deren Nichtexistenz auf dem rechten Ufer m. Er. Richter schlagend bewiesen hat) kann ich ebenso wenig teilen wie die Ansicht, dass ein gewölbter zweistöckiger Gang auf der ganzen Strecke (er. 800 m. Länge) bestanden habe. ;

148

CH.

HUELSEN

Eine grosse Ziegelmauer auf Travertinfundament ist fast 30 m. weit, bis gegenüber dem Glockenturm von S. Crisogono, verfolgt worden dort öffnet sich :

eine

Thür

(1,10

m.

breit) ziemlich

genau

in der

Eichtung auf das Excubitorium

der Yigiles.

Die sonstigen in der Nähe gemachten Funde (Strassenpflaster unter Via Lungaretta, Notizie 1889 S. 225; Strassenpflaster und Privathäuser in Via Mazzaraurelli Notizie 1890 S. 31. 32; Bull, comun. 1890 S. 68) sind unbedeutend.

Dass die horrea der statio

anno na e

sich

auf das rechte Ti-

a'u'^h

gegenüber dem Aventin, erstreckten, weist de Eossi Bull, comun. 1889 S. 359 nach. Wichtig dafür ist, ausser den Euinenfunden, die 1886 bei S. Maria in Cappella ausgegrabene Basis des praefectus annonae L. Aurelius berufer,

Avianius Symmachus, Vaters des Eedners, auf deren einer Seite eine navis anist [Notizie 1887 S. 362; Bull, comun. 1887 S. 16. 17).

nonaria abgebildet

G. Gatti

della

mica aurea

392-399). behandelt eine bei

Notizie 1889

S.

nel

comunale. 1889

Trastevere {Bull,

Cosimato gefundene christliche Grabschrift

S.

S.

(vgl.

auch

se (v)i{v)i fecerlu'jnt (in)

Mica

242)

FELES ET VIGTORINA "^IVeI

SE BIBI FECERNT MICA^REA SITA IN FACE MESE

Er

liest: Fel[ix\ et

aurea;

deplo'jsita in

AVGVSTO

Victor ina [s]ive

pace mese Augusto und

DEPJ

/

f

stellt sorgfältig die

antiken und

mittelalterlichen, namentlich an die Kirchen S. Cosimato

und S. Giovanni della Malva sich knüpfenden Zeugnisse für den Namen 3Iica aurea zusammen. Mir scheint, trotz des Zusammenstimmens mit dem Fundort, die locale Erklärung des Micaurea nicht sicher: ich möchte es lieber für einen Personennamen halten, und lesen: Fel{ix) et Victorina eiu{s\ se {v)i{v)i fecer\u\nt; Micaurea deposita u. s. w. ('). Interessant für den Zustand Eoms in der Zeit seines tiefsten Verfalls ist die Constatirung eines Begräbnissplatzes ans dem 6'®" nachchristlichen Jhdt. innerhalb der Mauern ein ähnlicher war bisher nur :

auf

dem Esquilin

bei S. Eusebio bekannt (de Eossi

R. S.

III S. 557

;

Inscr.

Christ. I S. 508. 511).

(*)

Gatti selbst hat auf diese Möglichkeit S. 392

Mica aurea

als

Thiername

ist

bekannt.

Anm.

1

hingewiesen.

JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

149

Bei Anlage der neuen Bahnstation im Trastevere, rechts von der via Portuensis sind Eeste antiker Gebäude (Retikulatmauern, Travertin - und Peperinsäulen, Brunnen aus Quadermauerwerk) gefunden {Notizie 1889 S. 192. 193).

Von mehr

Interesse ist ein ebenda (1120 m, vor Porta Portese) ausgegrabenes

kleines Sanctuariuin, über welches richtet.

Marchetti {Notizie 1889 S. 243-245) beDasselbe besteht aus einer oblongen, in den Tuff gehauenen Nische

nr

I

mit Dekoration in rotem Stuck.

Im

Giebelfelde, gleichfalls aus

dem Tuff aus-

gehauen, eine Keule zwischen zwei scyphi, darunter die Inschrift L. Domitius Permissus fecit. Vor der Nische ein Opfertisch mit zwei Stufen in Ziegel-

werk davor zwei kleine Altäre (hoch ;

0,75, Grundfl.

0,50X0,50 m.) mit der iden-

150

CH.

HUELSEN, JAHRESBERICHT UEBER TOPOGRAPHIE DER STADT ROM

tischen Inschrift Imperio

\

Herculi sacru

\

L. Domitius

\

Permissus. Zwei Sta-

tuen aus Tuff, Herkules einmal als Victor (ähnlich wie auf dem einen Eundrelief des Konstantinbogens), einmal beim Mahle gelagert (i), sowie zahlreiche

Weihgaben

(verzeichnet

von Marchetti

a. a.

0. S. 245) sind gefunden. Unter

den sonstigen an derselben Stelle gefundenen Objecten verdienen sieben römische Porträtbüsten (jetzt in den Diocletiansthermen) etwa aus dem 2'^^^ Jhdt.,

von mittelmässiger Arbeit aber seltener Erhaltung, erwähnt zu werden.

Kom, April 1891.

Ch. HüELSEN.

(1) Borsari Bull, comun. 1890 S. 9 erinnert an den aus beschreibunsr bekannnten Hercules cubans in Trastevere.

der Eegions-

SITZÜNGSPßOTOCOLLE

Januar: Petersen beklagt den Verlust, welchen die Archaeologie und das Institut durch den Tod Heinrich Schliemanns 9.

erlitten

die von

noch in

und giebt dabei der Hoffnung Ausdruck, dass wenigstens dem Verstorbenen unternommene Erforschung von Troja seinem Namen und Sinn möge zu Ende geführt werden.



Bruno Sauer

weist in einer Statue des Lateranischen

Museums

(Benndorf und Schöne n. 6) die Copie einer friedlichen Athena des Mau über vier pompejanische WandPheidias (Lemnia?) nach.



gemälde. (Vergl oben

rum

S. 71).



Hüelsen zu den Elogia vom

fo-

Augusti.

Hülsen

:

Un frammento

Notizie degli scavi 1889

p.

3i

ritrovato sul Foro

=

Bull,

di

comun. 1889

Augusto e pubblicato p. 79, 1890 p. 258:

\ISOR.L-ECl Mommsen per un avanzo della iscrizione onoraria di Q. Cecilio Metello Numidico, console 109 a. C. La seconda riga h da supplirsi ce]nsor L.Eq\uitium censu prohibuit. Cf. auct.de vir.illustr. c. 62: censor fu riconosciuto dal eh.

[L. F]quitium, qui se recepit. I codici del vece di L. Equitium

Massimo

ma

3,

2,

18.

Tiberii Gracchi filium mentiehatur, in censum non

über de vir ill. erroneamente presentano Quinctium inla forma corretta del nome viene sostenuta da Valerio

:

II prenome Lucius manca nei codici Valeriani, 6. corrispondenti deH'epitome di Giulio Paride.

3, 8,

e servato nei passi

23. Januar: Prof. Tocilesco aus Bukarest:

das Trajanische

Siegesmonument von Adamklissi. Tocilesco Premessa una descrizione della Dobrogia, disse che il piü notevole monumento di quella regione h la gran torre di Adam-Klissi ehe :

sorge isolata in un punto dominante la pianura a 20 eh. dal Danubio (Rassova)

"

152

Mar Nero

a 50 dal

a cono,

SITZUNGSPROTOCOLLE

(Maiigolia) a 40 dalla ferrovia Medgidiö.

piedi grandi blocclii di pietra,

ai

Un tempo

piü

alto,

La

torre termina

aUorno una grande scala

circolare.

confa ora 20 m. di altezza e 25 a 27 di diametro. '

chiamano cumbett (tumulus) e Adam-Klissi chiesa deiruomo '. Questo nome deriva forse da aicune statue cho si conservaiio suUa torre.

I turchi la

Del resto intorno ad essa s'intrecciano curiose tradizioni e sirane leggende. Depo aver accennato. agrillustratori o commentatori di questo monumento, non sempre

esatti, il conferenziere accenna alle indagini da lui fatte Dobrogia passö alla Romania e presenta in un acquerello del sig. G. Niemann di Vienna la ricostruzione di Adam-Klissi, una specie di mau-

la

dopoche

Roma, sormontato da an gigantesco trofeo. In seguito ad una esatta descrizione del monuniento, delle figure e bassorilievi, il Tocilesco tocco del carattere del monumento, destinato, come la

solco d'Adriano a

Colonna Traiana a Roma, a perpetuare debellati: ricordano iufatti il

Traiano

ritratto di

si

la

di

Traiano tra quei ])opoli Dacica:

ravvisa in diverse sculture.

Quasi tutte le parti del trofeo che torre furono trasportate a Bucarest.

ma

memoria

trofei gli episodi principali della guerra

i

si

elevava a 5,40 dal

centro

dell

L'avcbitettura e degna di Roma antica, piuttosto grossolane le figure, non toglie sia stata costruita sotto Traiano, cssendo noto che tra i

ci5

monumenti

La

della capitale e quelli delle provincie vi era grande diiferenza di Adam-Klissi vien determinata ^ra il 108

data della costruzione

e 109/ d. C.

seguente

per

mezzo

dell'epigrafe,

ricostituita

dal

Tocilesco

nel

modo

:

e s

?fl

ijm'ip. I>

i

E K v"^\ e

?m^\i

VLTOR

a e

AR Dl VI

c a e s f.

A N~v\s

ih^TcV^

aiifj.

germ-

dacicu\sv,o nt. max. trib. ]) t e S(^ imp. ui cos V-pp

Februar: Lanciani über eine antike Stadt auf dem Monte

6.

S.

Angelo bei Tivoli.

1887

Taf.

XV. XVI

— Petersen

abgebildete

visi-Boncompagni für die

Heft wisse,



Lehne

erklärt das

Monument

der

im Bullet, comun.

Sammlung Ludo-

eines Thrones der Aphrodite.- Vgl.

Dazu bemerkt Lanciani, dass das Werk, so viel er im Bereich des Heiligthumes der Venus hortonun Sallu-

4.

slianorum gefunden

sei.

153

SITZUNGSPROTOCOLLE

La vetta del Monte S. Angelo non fu mai prima studiata esattamente. Ora pero diradato

LanCIANI e perciö

era finora di diflBcile accesso

:

le foreste

che la rivestivano, vi si possono riconoscere fortificazioni poligonali con particolari interessanti, anche pel modo di costruire rauraglioni sostenenti il rc-

un

cinto di

terapio, strade selciate, ecc.

II riferente

ritenne per certo essere questi

di Aefulae, nota sopratutto

della

dairode

3,

gli

29 di Orazio.

avanzi dell'antica cittä II

tcmpio sarebbe quello

una iscrizione scoperta nel secolo XVI nel nei Gregorio, pressi di Monte S. Angelo {Mons Aeflianus).

Bona Dea, menzionato

territorio di S.

20. Februar:

Mau

in

über das ßesultat der von

v.

Duhn und

Genossen im griechischen Tempel von Pompeji veranstalteten GraHüELSEN über eine auf dem Quirinal unweit der Conbung.



sulta gefundene Inschrift 6.

Nuovo.

(s.

o.

S.

122).

März: Sauer über einen archaischen Kopf des Braccio



Mau

über eine

Gladiatoreninschrift von

Petersen über Marmorbetten. Sauer Nella bella testa del

Pompeji.



Vgl. Heft 3.

Braccio Nuovo, pubblicata nelle Bonner trovano traccie piü o meiio distinte di attributi che sporgevano in ambedue i lati sopra la superficie del teschio. Gli avanzi superiori giustamente spiegati dal Winter appartengono a corna, quegli :

Studien feuUe tavv. VIII

inferiori

sg. si

ad orecchie animalesche. Si tralta dunque d'un essere misto fra uorao

e ruminante, e precisamente, essendo le orecchie strette assai e fra

uomo

e cervo, vale a diri di

dendosi contro

importante

i

alzate insu,

Atteone a metä trasformato, che sta difen-

suoi cani furibondi. Fra le rappresentanze analoghe la piü d'un vaso del museo di Londra (Catal. of the vases etc.

e t[uella

II n. 1677. Panofka,

Gab. Pourtalcs tav. 21), dalla quäle qui

si

riproduce la

E ben conosciuto che lo stesso soggetto e rappresentato in un gruppo di marmo del museo di Londra, il cui motivo e desunto dal celebre satiro di Mirone. Ci vorrebbe un accurato esame di questo monuraento

testa dell'eroe.

per risolvere la quistione che sorge immediatamente, se ciofe la testa vaticaua appartenesse ad una replica del medesimo. Intanto g'ova liberare questa testa interessante del

nomc

d'Iacco impostole troppo precipitosamente.

SITZÜNGSPROTOCOLLE

154

Petersen vazione fatta dal

I

Avendo potuto esaminare

sig.

l'originale in riguardo all'osserSauer, ne deve conferraare la giustezza quanto alle orec-

chie animalesche, mentre la posizione

molto

laterale

corna gli lascia

delle

qualcbe dubbio se siano State cervine.

Mau

:

Le

due gladiatori sono pubbli-

iscrlzioni ascritte ai disegni di

cate Bull. 1890 p. 32:

Q_ PTRONIVS TAVS XXXIII

1, °

Q. Petronius Octavus,

:

M

SIIVIIRVS-V LIB XXXXXV

2,

cioö



XXXIII

(pugnarum), mfissus). Severus

lib(er-

LV

(pugnarum), v(icit). Che il significato della nota lib xxxxxv sia questo, non lih{eratus) quinquagesima quinta (pugna), fu dimostrato da P. J. Meier De gladiatura romana pag. 48 not. 2; ai suoi argomenti si puu aggiuntus)

gere quanto segue.

a cui

si riferisce

La nota

in discorso

non indica

dacche piü volte

l'iscr.,

si

indica invece lo stato del gladiatore al tempo sunta dall'annunzio {libellus) che simili iscrr.

publico premeva di sapere se

l'esito del

combattiniento

trova unita con l'altra P(eriit); del

combattimento ed

h

de-

Ora siccome al no alla classe pre-

riproducono.

gladiatore appartenesse o il nuraero dei combattimenti da

il

ferita dei liberti (Petron. 45) e di conoscere

lui

sostenuti;

era

logico

numero, non quello piü zione. La nota LIB poi

dunque

di

ristretto dei

aggiungere neH'annunzio quest'ultimo combattimenti anteriori alla sua libera-

si trova aggiunta esclusivamente a nomi servili, mai a nomi che esprimono la condizione libera {Q. Cleppius, C. I. L. IV 465) o libertina {M. Antonius Exochus, C. I. L. VI 10194) mentre in questi ultimi massimamente si aspetterebbe. E chiaro dunque che alcuni liberti, seguitando

a combattere, seguitavano anche a chiamarsi col loro nome servile e a questi nomi fu aggiunta la nota LIB, mentre sarebbe stato inutile aggiungerla ai tre nomi, come nel caso nostro a quelli di Q. Petronius Octavus. Siccome fra i gladiatori vi erano - lo dimostrano i nomi (C. /. L. IX 465) - servi, liberti e ingenui, cosi bisogna ammettere che Petronio (45), quando distingue ;

soltanto familia lanisticia e liberti, comprende sotto quest'ultimo nome anche quegli ingenui che non vivevano rinchiusi nel ludus, ma combattevano volon-

tariamente. Per alcuni gladiatori

con nomi

la

condizione libera, benche

servili, risulta dall'essere essi stati sepolti dalle

debbono essere

;

V il

chiamino

mogli, con

le

quali

tempo del loro servizio cosl il 5933) morto a 22 anni depo 13 combattimenti reziario lantinus (1. c. 4506) morto a 24 anni,

stati congiunti

secutor Urbicus (C. I. L. e 7 anni di matrimonio

durante

si

il

dopo 5 combattimenti e 5 anni di matrimonio

:

;

il

procurator luvenis, sepolto

dalla moglie Purricina a 21 anni, dopo 5 combattimenti e dopo essere stato in ludo 4 anni. Anche Q. Ducenius Optatus (XII 5836), sepolto dalla moglie dopo soll 8 combattimenti non puö crodersi veterano ma gladiatore attivo di

155

8ITZUNGSPR0T0C0LLE condizione libera. Per qaesti dnnqne pare che vi fosse parte agli esercizi {in ludo) senza esservi rinchiusi.

Lanciani über

20. März:

rum '

'

Medusa

figur.

Ludovisi.

Vgl. Heft

Lanciani

II

:

di

prender

die Topographie des collis horto-





p,

2.

Monte Pincio, detto

nobili

ville di famiglie

modo

Petersen über die 132-155). Derselbe über eine griechische Bronze-

Bull, comun. 1891

(v.

11

romane, — p.

collis

hortorum

dalle

nnraerose

horti Domitiorum, horti Lucul-

es. gli

lani e nell'epoca bassa quelli di Petronio Probo ed Anicia Faltonia, ultima discendente forse della gente Pincia, il cui nome h rimasto alla collina fino h ricco di avanzi di costruzioni antiche. Depo avere anai giorni nostri,



noverato quegli strutti u

ancora

esistenti,

del

risorgimento

nell'epoca

Belvedere

»

della villa Medici,

castello dell'acqua

Vergine

;

linate discendenti all'antico

e di

riferente ragionö

il

del

:

cosi

edifizio

detto

forse

di

due monumenti

templum

Solis, sotto

esso

11

destinato ad uso di ninfeo o

un grandios© emiciclo con terrazze

Campo Marzio;

di-

e Fca-

stava quasi sul posto della

moderna gradinata della Trinitä dei Monti, ma fu distrutto circa il 1550, quando si costrui il raonastero della Trinitä e la Villa Medici. Oltre al piccolo schizzo dato dal Bufalini se ne hanno soltanto due plante nelle opere dl Pirro Ligorio una piü piccola nel codice Bodleiano testö pubblicata dal Middleton {Archaeologia LI p. 497), ed un'altra molto dettagliata, scoperta dal dott. Hülsen nell'archivio di Torino. II riferente presentö una copia di quest'ul:

tima [Bull, comun. 1. c. 1891 tav. V. VI), ed accennö agli avanzi tuttora esistenti sotto 11 monastero della Trinitä del Monti, che confermano In parte le Indlcazioni del Ligorio.

Pare che questi

abbiano appartenuto, nel prlml secoll dell'era nofamiglia degli Acilii Glabriones, la quäle possedette inoltre, fuorl delle mura, grandi terreni ridotti a ville e giardini, coirispondentl in edifizi

stra, alla nobile

parte alla

moderna

3. April



:

villa

Borghese ed

Petersen legt Sybel über

v.

estesi fino alla via Salarla.

das Supplement der

Monumenti

ine-

die

Entwickelungsgeschichte einer bestimmten Haarbildung männlicher Gestalten in der griechischen Plastik. S. Mittheill. Heft 2. Mau über eine Tafel in Niccolini diti

vor.



Le

case e

S.

95-106).

monumenti des Chaeremon von Nysa

Mau

i

di Pompei. (Vgl.

— Huelsen über das Denkmal

Athenische Mittheilungen 1891

: Nell'opera Niccolini Le case e i Monumenti di Pompei la tavola Suppl. 38 riproduce una parete del primo stile, la stessa che insieme con un'altra (della casa di Sallustio) h rappresentata suUa tav. II dell'opera del rif. sulle decorazionl murali dl Pompei. Perö suUa tavola del Niccolini 1 pilastrl sono

SITZUNGSPROTOCOLLE

156

neri invece di bianchi, nero anche lo zoccolo invece di imitare alabastro. sulle pareti del

Che

architettoniche (pilastri ecc.) fossero neri, non bianchi, fu un'opinione erronea dell'architetto Sikkard, tratto in errore

primo

stile le parti

da certe macchie prodotte da polvere, crittogami ecc. e somiglianti a quelle tracce che rimangono su pareti nere quando il colore, come spesso succede, e svanito. II Sikkard credeva pure che le imitazioni di marmi screziati fossero sempre dovuti a ristauri

posteriori. In questo senso egli aveva

fatto

il

dise-

Pare che questo disegno, rifiudal Mccolini ed abbia servito di base a

la tavola suddetta dell'opera dei

gno per tato dal

rif.

stato acquistato rif., sia quella sua tavola, sulla quäle perö e aggiunta arbitrariamente la cornice so-

vrapposta in modo impossibile ai accurato, non essere sostenibile

17 April: festliche Sitzung

Roms

con un esame

pilastri. II rif. si e convinto,

in alcun

modo

zum

la suddetta opinione del Sikkard.

Gedächtniss

der

Gründung

Pigorini über dio ältesten Ansiedelungen der Italiker und Mau über ein Bildihre Analogien mit der Roma quadrata. :

niss der jüngeren Agrippina.





:

Petersen über

ein colossales ar-

chaisches Cultbild der thronenden Aphrodite. Vgl. Heft 4.

Pigorini I parlö delle piü antiche stazioni degli Italici, provando che consistono nelle abitazioni lacustri del Veneto e nelle terremare del Manto. vano

e dell'Emilia.

Fu

soltanto al cominciare della

prima etä

del ferro che

passarono l'Appennino, in due diversi rami, uno dei quali giunse nel Lazio. Nelle cittä che vennero via via ediflcando a sud dell'Appennino, congl'Italici

servarono taluni essenziali

prima

Roma

caratteri

delle

cinta dall'aggere e circondata dalla fossa.

un

terremare, e ciö spiega perchö la Serviana fosse

fosse quadrilatera e orientata, e perchö la cittä

trapezio, e

hanno un ponte

colaritä ci fanno

Le terremare disegnano in pianta decumano: queste parti-

di legno ai capi del

comprendere la ragione del ponte sublicio, di legno e senza mantenuto in Roma dai Pontefici, e lasciano credere

chiodi, religiosamente

che

i

«

prisci Latini »

fondassero la

Roma

quadrata sul Palatino perchö esso

appunto presentava la figara di trapezio.

Mau

parlu di un busto di marmo del Museo Nazionale di Napoli, del quäle furono distribuite riproduzioni in zincotipia. Che questo busto rappresenta Agrippina minore, la madre di Nerone, della quäle finora non si conosceva nessun ritratto autentico, il rif. lo dimostru col confronto delle monete :

insignite della testa di lei. Espose anche, come il busto di Napoli corrisponde bene a quanto sappiamo sul carattere di Agrippina e deve riputarsi un ritratto assai buono, che senza abbondare in particolari rende egregiamente i tratti essenziali nei quali si rivela l'indole della

persona rappresentata.

FASTI DEI

I

La av.

erano

i

facciata deH'erario portava,

23

Cr.

SEX PRIMI AB AERARIO

fasti

i

del collegio

dall'anno 731 della cittä

fin

^Qsex

i

jr;rm/,

qiiali

come

e dell'archivio

di

Roma. Abbiamo avanzi

deH'anno suddetto e della vazione, che tutti

i

del senatiisconsulto

e

ed e degno di osser-

lista degli inipiegati,

frantumi qui radunati sono usciti piü o sul sito,

il

dunque mento del senatusconsulto nei fondamenti via di Monte Caprino, il secondo a piedi del tempio de' fasti

XVI

fori

1883

la

parte

non

inferiore

cioe,

superiore

(della

di Saturno;

scavata

fin

dal

se-

indica la provenienza) negli istessi scavi in capite

si

Romanik siccome accenna p.

meno

primo framdi una casa privata in

nelle vicinanze dell'erario,

colo

noto

e

capi degli apparitori pubblici destinati al servizio del tesoro

il

chmo Lanciani

224. II solo frammento terzo

BuUett.. comun.

ritrovato

stato

e

verso la

Cecilia Metella.

Del senatusconsulto rimangono i due frammenti che soguono, primo stampato nel C. VI, 10621, il secondo edito dal Lanciani nel Bull, comun. 1883 p. 228; il merito di averli sagacemente ricongiunti spetta al nostro Dessau. Sono conservati ambedue nel il

nuovo museo delle Terme Diocleziane:

frammento

e

lunghezza del primo di cm. 12, quella del secondo cm. 18, l'altezza cm. 19. ()\

la

JvT

AERARIO PRAEtT

lET

|////0

L SEITIVS

IeFEREnT

X

[ut

decretum



R

P

COS AA VE

CENS



I



I



S



F



SI E>s

SIC

CCCo/

M

ad aerarium nomina eorum qui secundum id

co{n)s{ulibus) et prd\et{orihus) aerario \praescr\iptis publice proponantur, itemque ibidem proponatur

[creati

erunt,

eins anni

sei quit de le[(/cndis scribis quaestoriis Cn. Pis]o L. Sentius cos. a{lter) {ambo)ve, si

eils videbitur,

I

dum ne quid

{contra) l{eges) tulerm\t alive qui magistratus deind]e fercnt. Censu{ere). In \

s(e?iatu) fjuerunt)

CCCCV. 11

.

.\

158

TH.

del 781, anno

sono quei

I consoli

MOMMSEX cui l'amEQinistrazione

in

del-

nelle competenze pretorie in questa guisa, provinciae distribuite per sortizione annualmente ai pretori, entrano le due per il reggimento del tesoro pubblico, aumentandosi nel medesimo tempo il numero de' pretori da otto a dieci. fu

l'erario

che fra

Ma

trasferita

le

importante cambiamento amministrativo, se pure si fece pel senato e non per legge comiziale, probabilmente non e quell' istesso di cui ci rimane la parte il

cui

decreto, per

si

operö

questo

estrema^ anzi pare che questo abbia seguito quello ed abbia regolato, depo la mutazione dei capi, pure l'organizzazione de' subalterni. Negli avanzi che abbiamo si dispone, a mio avviso, soltanto suUa pubblicazione futura de'capi annuali di essi. Appoggiasi, come si vede, la mia restituzione suUa lista che segne, combinando que-

sta con la sottoscrizione L. Aeliu[_s~\

rum

~\

ratorum

.

.

si

precede

[ßelfc prim{us) c[uratofurono nominate piü persone, sex prm{i) c\j(la quäle rende probabile che il senatusconsulto che

0, se vi

.]

occupava specialmente

co' subalterni.

Le

Sülle particolaritä poco trovo di osservare.

sono le ne'

solite,

7



l



frasi e le sigle

= contra

leges altrove

documenti pubblici finora non osservata in questa combinazione,

quantunque es.

eccettuata forse la nota

H



L



=

la seconda vi si trova spesso in frasi simili,

hac

lege,

e

la

assai

prima,

frequente

come per

nelle

note

della letteratura proprio giuridica (Gaius ed.-facsimile Studemund p. 260), sui marmi in questo valore finora non si e incontrata fuori

contrascriptor (C. III, 4024. 4716. 5121. 5123. 5691. V, 5080) e contraretiarius (C. VI, 631). Che questa sigla, come l'altra simile di centuria e centurio non e altro che la lettera c le parole

voltata a sinistra,

comunque posterionnente piü frequente prende

la figura 7, l'ho dimostrato

mola [ßum ne

altrove

quid~\ contra leges tulerint



La

for-

e equivalente alla

piü

(Hermes

119).

2,

antica si quid ius non esset rogarier, eius lege nihilum rogatum sul cui valore ho ragionato Staatsrecht 3 p. 335. Dei tre frammenti del latercolo i due primi sono stati stampati C. VI, I

1496

due primi,

i

e Bullett.

com. 1883

p.

226,

il

l'amico Lanciani volle comunicarmi per lettera riore (alto

terzo C. VI, 1495.

quali doversi combinare insieme, osservai giä quando

cm. 35, lungo 29), congiunti

ci

il

frammento

infe-

presentano questi avanzi

:

I



•••§,• •





FASTI DEI SEX PRIMI AB AERARIO























*

?^

^







.2







^ O

;

s

^ ^ 00

159

160

TH.

MOMMSEN

V D tTf^ f av G

/c t.

caes. diui uespasia

/«i

i

I

I





I

I



I

I

I

I

I

NE-L'POMPVSIO METTIO •

Ao PRAEF-AER •



a.

80

a.

81



SAT- AN N Hul •

CVR

aON lO -M-F

PRISCO



W(ETVRIO-T'F-FlaCCO .... /S^y(IO CN F MAXIMO

10



Z.

/Zflt;io





cos

siPVA

asinio pollione

«[errvcoso CO

praef. aer. sat.

Vengono

4)

riferiti

ann Vii

per ogni anno tre coppie di magistrati od impiegati.

I diie consoli nel caso sesto, scritti negli anni 12-16. 18-20

una riga sola, in due negli anni 80-81. Siccome i questori cambiavano, almeno nell'epoca repubblicana, il 5 dicembre ed anche

in

i

subalterni loro entravano allora

in carica nel

medesimo giorno

{Staatsrecht 1, 606), merita di essere osservato, che il nostro latercolo mette dappertutto i consoli del primo semestre. Se questo giorno d'entrata abbia durato pure aH'epoea imperiale, non lo sapdal nostro latercolo non poträ dedursi il contrario pei que; stanteche allora a questi era stata tolta la cura dell'erario ed stori, i pretori che Tamministravano, entrando in carica il primo gennaio,

piamo

certamente in questo giorno pure cambiavano i subalterni. 2) Gli amministratori dell'erario scritti pure nel caso gli anni 13-16

sesto.

De-

salvata l'indicazione della dignitä, che fu pr{aene altra stata quella ascritta negli anni 18-20. Che sarä toribus), si e

furono due, e evidente nell'anno 20, dove occupano due righe, negli altri anni si contentavano di una sola, ma dovette perciö ammettersi alla volta

pRoc-

a. 16),

una breviazione

irregolare del

Essere questi magistrati

l'epoca lo sappiamo da lungo

tempo

i

cognome (/ //;c a. 14, praetores aerarü di quel-

ammaestrati dal Borghesi a

proposito della notissima iscrizione Casinate C. X,

midio Quadrato, ove

fra gli altri onori e

5182

chiamato pr.

del C.

üm-

aer.^ iscri-

I

FASTI DE[ SEX PRIMI AB AERAIIIO

161

zione oggi da confrontarsi con il C. ümmidio Quadr[ato] registrato Dopo che Nerone nell'a. 56 aveva data qui sotto l'anno 18.



ramministrazione dell'erario

Saturno a due prefetti

di

nominati

dair imperatore per un tempo non limitato legalmente, pel solito triennale, incontriamo questi magistrati coU'aggiunta dell'anno corrente della loro amministrazione in questa guisa per l'anno 80 :

.

.

.

.ne, L.

Pompusio

t{urm) ann{o)

IUI

ctis) aer{arii)

Mettio

.

.

e per l'anno

Sat{iirni) an']n{o)

.no prae{fectis) 81

IL

aer{arii)

co,

:

II

Sa-

\_praef{e-

numero essendo

dovremo ammettere, che i prefetti numeravano impiego non dal giorno dell'entrata nella carica,

di lezione

certa,

gli anni del

loro

ma

dalle ca-

lende del gennaio e cosi essendo stati nominati nel corso dell'anno 80, abbiano cominciato l'anno secondo al primo gennaio seguente. 3) In terzo luogo seguono i nomi dei sex primi^ scritti nel caso primo, chiamati perö non con questo nome, ma detti cur{a-

Questa intestazione

tores).

scritta in lottere

nel bei mezzo, si e salvata solo nell'a.

maggiori sopra indicata

80,

i

nomi

perö anche

fra i nomi de' pretori e Che anche questo nome convenga ai sex scriba primi, lo confermano due titoli Eph. ep. IV, 53 sex e C. 1820 curatorum M. Natronio VI, primus quaest]orius

negli

altri

dallo

spazio

rimasto

vuoto

quelli dei sex primi.

:

Pup. Rustico ser. q. sex primo cur., honor. functo', anzi ora vediamo che legalmente si chiamavano non sex primi, ma C. f.

piuttosto

curatores.

serbato

nomi

ma

i

interi,

Veramente dei nostri frammenti nessuno ha ne

si

sposizione

dei

nomi per anno; chiaramente lo mostra la di-

ritrovano piü di tre

che furono originariamente

sei,

due primi frammenti; non si arriverä a dare al non amraettendo che i nomi qui furono

cvR. la posizione richiesta, se scritti in

Una

due colonne, come

si fa

pure per

i

consoli ed

i

pretori.

volta sola nell'a. 18 la prima colonna mostra quattro nomi, sia

che per qualsiasi ragione nella seconda non ne furono scritti che due, sia che per un caso eccezionale fossero allora in carica sette capi

dell'uffizio

;

simili irregolaritä, cagionate forse dalla

dalla rinunzia di qualche individuo, non di rado

vi si

incontrano in tali

X, 6637. 6638 Lunese C. XI, 1356. Ma al contrario negli anni 80. 81 non e posto che per tre soll nomi dovremo perciö supporre, che quando sostitui alla pretura annua la prefettura generalmente trien-

cataloghi, e

s'

morte o

come sono per esempio

il

;

gli Antiatini C.

621

TH.

MOMMSEN,

I

FASTI DE! SEX PRIMI AB AERARIO

il sexprimato da annuo divenne biennale, uscendo ed entrando ogni anno la metä degli impiegati. Che il sexprimato non sia stato perpetuo, dal nostro latercolo si rileva chiaramente; ar-

nale, pure

roge che abbiamo im esempio perö unico, e perciö prima da me non accettato senza qualche dubbio {Staatsrecht 1, 342 not. 2) del-

r iterazione nella

Maximo

scribae

XIV. 3674

Tibiirtina C. q.

sex.

prim.

bis.

II

:

T.

Sabidio

T. f. Pal.

venne

fra essi pure

rango

uno ostiense C. XIV, 17 VI primus princeps, l'altro urbano C. VI, 1805 di

in considerazione, attestandolo diie titoli, di

im

un

scr. q.

scr. q. princeps.

Tra

mancano

le

due

colonne

del

frammento maggiore che avanzano

due ultimo righe

dell'a. 16, occupando tutto l'anno 17, se regolare, righe sei. Dunque le colonne non erano molto piü alte di ciö che ne resta, ma senza meno precedevano e seguita-

vano

solo le

sex p'^imi cominciava coü'anno u. c. 731, fra quattro o cinque anni, |Com'e probabile, contenendo ogni colonna la nostra prima anticamente forse era la nona. Se sia possibile o no di

altre.

trovare

Se la

lista dei

un posto per questi documenti

l'erario e degli edifizi

grafi valenti;

a

me

ad esso appartenenti,

nell'architettura lo

decideranno

i

basta di averne indicato la natura.

Th. Mommsen.

del-

topo-

PRAEFECTUS EQUITATÜS.

Nel primo volume di questo Bullettino, p. 253, il eh. Mommsen ha pubblicato una iscrizione frammentata, ritrovata ad Olimpia, la quäle si riferirebbe ad Aulo Didio Gallo, noto curator aquarum Perö

ivi proposti non appagarono lo ristampa deU'iscrizione nel C. I. L. (III SuppL, n. 7247), ha nuovamente esposto le ragioni che s'oppongono alla sua reintegrazione. Quindi mi sembra permesso il

sotto Claudio.

stesso

i

Mommsen, ed

supplementi

egli nella

tentativo di risolverne in altro

modo

le diflicoltä.

Presento innanzitutto un facsimile deU'iscrizione dovuto alla gentilezza del eh. Purgold.

ADiDI

CLAM Dl'CAEJ

Mir IT.

'MPHAt sfrao-ci

Nel l'ablativo

1° verso si deve supplire

triumphalibus

il

ornamenils

participio, dal quäle dipende che vocabolo fosse, e ;

ma

164

DOMASZEWSKI

A. V.

come

debbano essere

poi

non

verbo,

si

puö

lettere

mancanti dopo il ornatus a

poiche la formola solita

definire,

senatu auctore imperatoris

La

4

restituite le

:

qui evidentemente non fu adottata.

{}),

restituzione della epigrafe dipenderä dalla giusta interpre-

tazione delle ultime due righe. In fine del 3" verso rimane

per tre lettere

non

ed

siipplite,

termine del cursus honorum

ivi

gli altri

;

deve restituire cos

si

il

posto

(2),

al

due gradi obbligatori della

carriera senatoria, cioe la pretura e la questura, erano indicati nel-

l'ultimo verso, l'iscrizione regolandosi secondo l'ordine del tempo.

La

giusta interpretazione e restituzione del 5° e 6" verso e sug-

gerita dall' epigrafe dei

pla

inscript. latin.,

n.

due Domizi di Foligno (Wilmanns, Exem1148-1149). Questi Domizi, come

pretori,

tennero ciascuno la carica di praefectus auxiliorum omtiium adversus Germanos\ anche nella iscrizione nostra e inteso un comando simile

straordinario sulla cavalleria, e durante per tutta la

pagna;

e cbiaro poi

che

due versi 5" et

i

6**

cam-

ne abbiano indicato

l'occasione.

Per la riga sesta sono probabilissimi

i

supplementi p)r{aetor),

il sovrano, il cui nome e soppresso a quaest{or) \jmpe]raions bella posta, per ragioni cronologicbe non puö essere altro che Cali:

gola (^). II comando straordinario quindi si riferirä alla guerra britannica di Claudio, di modo che avremo a chiamarlo pr[^aefectif\s

equitat{ns) [hello

\

Britaniiicö~\.

Segue la legatio Moesica, dopo l'anno 43. La sola data cronologica che abbiamo per codesta carica, cioe il passo di Tacito {Annales 12, 15), vi coincide, poiche, se Tacito tra gli avveni« At Mithridates menti dell'anno 49 registra Bosporanus amis:

opibus vagus, postquam Didium, ducem Romamrum, roburque exercitus abisse cognoverat " la legazione di Didio non puö cresls

,

dersi di molto anteriore

(1) (2)

cedente, (3)

miziano, (*)

all' anno

49

Mommsen, Staatsrecht F, pag. che un T di questo

Si osservi il

('*);

e certamente

Didio Gallo

466. verso corrisponde

ad un

M

del pre-

quäle avea una lettera di meno.

Un esempio

di simile soppressione,

mi venne suggerito

ma

relativo

all'

iraperatore Do-

Bormann. In ogni caso prima dell'anno 47 poiche da quell'anno dal eh.

;

conservata la storia di Tacito, senza ch'egli in seguito combattimenti contro Mitridate.

in poi e faccia raenzione dei

165

PRAEFECTUS EQUITATUS

goyernö la Mesia come consolare, poiche vincia, dopo

il

43

C,

d.

fii

governo di quella proaffidato di nuovo a consolari ('). il

Se non che, ad uaa determinazione cronologica affatto diiferente ci condurrebbe la data della cura aquarum di A. Didio Gallo. Siamo cioe in grado

di

Prontino {De aquis, §

alla scorta degli Atti dei fratelli Ar-

vali dell'anno

38

d.

1

C.

02),

(-),

ne

si

supplire con certezza

puö

curator aquarum durante

stato

11

piii

il

testo

di

dubitare, che Gallo non sia

decennio 38-49, e certamente

anche consolare, essendo stato capo del collegio (^). Inoltre, siccome sino all'anno 33 governuva la Mesia Latinio

Pandusa, in qualitä di pretore, e nel testo integro di Tacito concernente gli anni 33-37 la narrazione della sconfitta di Mitridate, a cui egli allude nel passo 12, 15, non si trova, il nostro Didio doyrebbe aver governato la Mesia alla fine dell'anno 37, e quindi in qualitä di pretore la

(^)

amniissibile

;

avrebbe poi ottenuto

Ora, una

cura aquarum.

nemmeno

carriera

sotto Caligola, e

aquarum ad un magistrato divenuto anno, e inconciliabile .con quanto

il

cosi il

consolato, e subito dopo affrettata

non sembra

conferimento della cura

console soltanto in quelle stesso noi

ormai sappiamo della rag-

guardevole condizione di questi magistrati

(^).

Aggiungiaino che la cura aquarum non occorre neU'iscrizione, ne vi puö essere inserita per mezzo di alcun supplemento: quindi fuor di dubbio, che il governatore Didio di Tacito sia

ml sembra

per l'appunto identico col Didio del nostro titolo, ma ditferente dal curator aquarum ; questi invece, che fu anche legato in Bretagna nell'anno

52

C'),

sarä stato

il

padre dell'A. Didio dell'iscrizione

(J).

Cfr. Rhein. Mus. XLV, pag. 1, e segg. II proposto proconsolato della non deve trarre in errore, essendo senza dubbio consolare la carica precedente; non di rado pero accade, che due cariche della stessa natura si tro(1)

Sicilia

vino unite, come, p. Fastes, pag, 188. (2)

es.,

neiriscrizione di Cornuto Tertullo. Cfr. Waddington,

Henzen, Acta Arvalium,

p. XV', n. 2.

Momnisen, Staatsrecht, IP, pag. 1046. (*) Legato consolare della Mesia e della Macedonia non puö essere stato, poichö sappiamo che di questa carica era invece rivestito Memmio Regolo. (3)

(•'')

Mommsen,

Staatsrecht, IP, pag. 1049.

Infatti allora era raolto inoltrato nella vecchiezza (Tacito, Ann. 12, 40). C) Assolutamente certo non e il cognome, quantunque si debba presup(^)

porra, naturalmente,

il

cognome uguale.

166

A. V.

E

A. Didio

siccome

im

Mesia, sconfisse e fugö essersi acquistato gli

DOMASZEWSKl

figlio,

re,

anclie

come governatore

poteva appunto

ornamenta triumphalia.

in grado dl giudicare dell'importanza

mi pare pid opportuno

in quelle

Ma

de' suoi

della

battaglie

poiche non siamo

fatti

d'araie,

cosi

di attribuire codesta distinzione al trionfo

britannico di Claudio.

Svetonio narra nella Vita

Claudio

di

(cap.

Currum

«

17):

uxor carpento secuta est ; secuti et triumphalia ornamenta eodem hello adepti, sed ceteri pedibus et in praetexta, Crassus Frugi equo phalerato, et in veste palmata, quod eum honorem iteraverat ». Erano dunque gli ornamenta triumphalia conferiti, contro ogni pubblico diritto, ad un numero abbaeius Messalina

stanza grande di ufficiali d'ordine senatorio. Allora tale distinzione non e piü adatta a compensare il trionfo, che il comandante in capo,

durante Tlmpero, non poteva piü celebrare, non combattendo suis e gli ornamenta triumphalia invece sono ridotti ad auspiciis ;

una semplice decorazione militare. Ora questo fatto doveva esse.e posto in rilievo, anche riguardo al modo del conferimento e mi sembra doversi supplire nel verso

P

;

espressione che si presenta di tanto piü op\_orn]atus [dono~\ portuna, in quanto e l'imperatore in persona che celebra il trionfo, :

e quindi sta in lui Taggiudicare liberamente ai suoi condi onori della vittoria.

Dunque

l'iscrizione

ufficiali

dovrebbe essere reintegrata cosi

i

se-

:

A{ulus) Didius [_Gallus orn']atus \_dono Ti{berii)'\ Claudi Caes[_aris~\ Aug{usti) Ger\_mani-'\ ci triumphal[ibus o~\rnamen[tis, co{n)s{ul),^

[xv

vir'] s{acri$)

f{aciundis), proco{n)s{ul)

....

e et Sicilia[e, leg{atus) Augiusti)]

\ipr{o) pr{aetore)

Moe~\siae, pr\aefectii\s equitat{us) [bello~\

\_ßritannico, pr{aetor)^ quaest{or) impey'atoris

La

notizia piü importante che

scritto e

l'impiego

comandante

in

di

tempo

dall'ordine di marcia

(1)

grandi

corpi

di

cavalleria,

titolo

sotto

che pure

sopra-

un

solo

si

riconosce

e quindi dalla disposizione degli

accampa-

di guerra (^)

deduciamo dal

;

impiego,

Cf. Josephus. bell. lad. 3, 6, 2.

167

PRAEFECTÜS EQUITATUS

menti

(').

comando

Anche

in

tempo

di pace le ale stanao,

dei legati legionari,

buiti nelle singole legioni,

comando del governatore

ma

come

le

non giä sotto

direttamente, a quel che pare, sotto

della provincia

il

coorti degli ausiliari, distri-

(-).

il

Cosi pure una notevole

differenza nell'ordinamento risulta dalla differente sede di guarni-

gione delle ale e delle coorti. Infatti, sul Reno e nella Dacia, mentre le coorti e le « vexillationes delle legioni s' inconirano imme•»

diatamente

vano piü

alla frontiera, invece

oltre,

i

reggimenti di cavalleria

nellinterno della provincia

si

tro-

{^).

A. V. DOMASZEWSKI.

(1)

(2) (3)

Cfr. la

mia edizione

di Igino, pag. 57.

Marquardt, Staatsverw., I, p. 302. Codesta questione, molto iraportante per rordinamento della

dei coufini, richiederebbe

una disaraina piü profonda.

difesa

DEL FORO DI POMPEI.

IL PORTICO

L'antico portico del foro di Pompei, di tufo rivestito di stucco, costruzione imperfetta, con l'architrave

di Stile greco (dorico), di

da panconi di legao

sorretto

era stato

('),

edificato

La lingua

Vibio Popidio, figlio di Epidio {-). accenna agli Ultimi tempi deH'autonomia,

dal

questore

latina deU'iscrizione

e la carica di questore

esclude l'epoca romana.

E noto che in epoca posteriore fu in gran parte rimpiazzato, doveva esserlo probabilmente tutto, da un portico in quella pietra calcare che a Napoli si chiama travertino, di forme piü pesanti e poco belle, ma di costruzione piü solida e perfetta, con la trabeazione composta a volta plana {^). Sull'intero lato ovest fu demolito l'antico portico riconoscibile ancora dalle basi rimaste al posto





e costruito, o

cominciato a costruire quelle nuovo. Sul

lato sud, e su quella parte del lato est che sta a

detta

«

dell'Abbondanza

«

rimase

il

portico antico. Sul rimanente

mai

del lato est non ve n'e traccia

;

se

costruzioni dell' epoca imperiale

;

un portico

recente del lato ovest,

ma

di

sud della strada

vi fu, spari a

causa delle

analoge a quello piü

forme non identiche, o

vi esisteva,

vi si stava costruendo, sull'estremitä sud di quel tratto, avanti all'edifizio di

Eumachia.

Gli scrittori che trattarono

delle

antichitä pompeiane

nulla

sanno dirci di ben preciso ed assicurato sull' epoca del nuovo portico. 11 Fiorelli (^) crede che la sua costruzione fosse cominciata ai tempi

(1) (2)

Overbeck-Mau, Pompeji'^ C. I. L. X, 794. *

p.

64 segg., 513 segg.

p. 515.

(3)

Overbeck-Mau, Pompeji

(*)

Descrizione di Pompei p. 252 seg.

PORTICO DEL KORO

IL

DI

169

POMPEI

di Cesare Augusto, e che, quando fu sepolta Porapei, non fosse terminato neanche siil lato ovest. Invece il Nissen (^) ascrive il portico

nuovo, tanto

lato ovest quanto avanti aU'edifizio di

Eumachia, tempi di Pompei, dopo il terremoto deU'anno 63 d. C; e cosi per molto tempo ho creduto anch'io (-). Sempre perö mi face meraviglia che i Pompeiani dopo il disastro deU'anno 63 siil

agli Ultimi

avessero intrapreso una

costruzione

diando la questione, venni ad un

tanto

Infatti, ristu-

costosa.

diverso, molto preciso

risultato

e perfettamente assicurato.

Prima

di tutto e chiaro, che nell'anno

79 o non era in

in piccola parte soltanto. Altrimenti cioe

i

piedi,

massi avrebbero do-

posto stesso del portico, completi, ma in gran si trovarono dispersi per l'area del foro, ed Invece parte spezzati. era chiaro che li, ove stavano, non potevano esser caduti {^). Fiirono trovati assai incompleti il portico ovest era lungo m. 139,

viito trovarsi siil

:

ma

dell'architrave col fregio

cione m. 80,86

('*)

;

e

esistono

soli

m. 76,08,

eune dell'architrave avanti aU'edifizio di Eumachia

anche dalla iscrizione

(^)

;

ivi delle

II soffitto fra

nei

i

due piani

del

si

della

trabeazione,

la-

riconoscono

trovarono spezzati,

era

portico

da travi immesse ad una estremitä

massi

si

corni-

Le

colonne e del cornicione assai

poco e rimasto. Finalmente i massi non generale abbastanza ben conservati (^). son'etto

del

anche delle colonne manca molto.

dall' altra

nei

in

doveva essere

o

in

ma

incavi

praticati

muri degli

edifizii

Pompejanische Studien p. 288, 213 segg. Overbeck-Mau, Pompeji * p. 73. Cosi fu detto a Schoene e Nissen {Pomp. Stud. p. 313) dal vecchio (^) custode Salvatore, e lo confermano le prime vedute del foro Cook, Delinea(1)

(2)

:

tions of

Pompeji

tav. 16; Mazois, III

tav. 29, ove

stanno disposti sul foro, e precisamente quelli riconoscibili dairincavo in

uno

con

i

massi della trabeazione l'iscrizione

d'Eumachia,

di essi, presso la base di Sallusiio.

(*) Dell'architrave in opera avanti alla basilica circa m. 4,75, sul foro 66,28; nella cosi detta poecile 5,05; del cornicione in opera circa m. 3,70; sul foro 69,7.5; nella poecile 4,06; nella casa VIII, 3,31 m. 3,35.

p) C. I. L. X, 811. Perciu chi volesse credere che

(^)

via facendo tadini,

antiche o

cercando pietre per

e lasciato sul posto

i

le parti

mancanti siano state portate

moderne escavazioni, dovrebbe supporre che le loro costruzioni,

abbiano preso

tutti

pezzi sani, ciö che non e afFatto credibile.

i

i

con-

frammenti,

170

A.

adiacenti.

MAU

Ora suirestremitä nord, questi

edifizii,

car-

crediito

il

modo

cere e la latrina, appartengono, a giudicarne dal

di costruire,

airiütima epoca di Pompei, e sono conservati fino all'altezza di quelle travi. E siccome ivi non se ne vede traccia alcuna, cosi e chiaro che negli Ultimi tempi quel soffitto non vi era.

Purono trovati

tre rocchi di colonno

non

dunque nel-

finiti;

l'anno 79 neanche tutte le colonne erano in opera.

Soltanto una piccola parte dev'essere

Fangolo sud ovest del foro

cioe presso

Lo scavo

scavi.

;

stata

collocata,

quella

ciö risulta dagli Atti degli

della basilica fu cominciato, fin dal

maggio 1813,

dal lato sud. Sgombrata internakiente si pote uscire dal suo ingresso priucipale verso est, e fu allora (7 nov. 1813) che s'incontrö il portico di cui ci

occupiamo. Di fatto

si

« Si e lalegge sotto l'll nov il portico che restava avanti :

"

vorato .... alla basilica, disterrandosi

«

alla

^

questo restano ancora

"

pezzo d'intavolamento dello stesso ordine, cioe l'arcotrave, fregio, e cornice d'un sol pezzo di palmi 13 di lunghezza, che spero poter fare ricollocare sulle medesime colonne ". E sotto il 14 nov.:

" ii

« « ii

medesima, formato d'ordine i

capitelli.

e

dorico,

su

Si e trovato

due in

tale

sito

di

un

queste (le colonne) posavano su d'una soglia della stessa pietra, che formava anche scalino, e pare che in continuazione ve ne sieno degli altri " Dunque quel .

.

.

Si comincia a vedere che

.

pezzo d'intavolamento non stava per terra, giorni dopo

piü

alto,

certo cioe

si

ciö ('),

giacche

giunse al gradino di travertino,

che

ma

in

soltanto

tre

uno strato

79 stava in opera. E terremoto avvenne dopo cessata

e in perfetta regola se nel

che in quell'anno

il

la pioggia dei lapilli e cominciata quella della cenere, i

colonne

dimodocche

pezzi caduti dovevano stare sopra il lapillo. Ma ciö non vale che per l'estremitä meridionale, per tutto

il

rimane fermo, che nel 79 non era in piedi. D'altra parte perö e chiaro che a quel tempo non si faceva

resto del portico

preparava la costruzione originaria,

ma

si

trattava di

una

rico-

struzione, di quello che gia era stato in opera. Pra i massi dell'architrave col fregio e conservato quello che

stava all'estremitä nord, riconoscibile dalla faccia verticale,

(1)

mentre

BuU. 1888

gli altri le

p.

121.

laterale

destra

hanno ambedue oblique per essere con-

II-

PORTICO DEL KORO DI DOMPEI

171

giunti a volta plana. In esso, ed in alcuni altri, specialmente in due, che gli stanno vicino presso l'estremitä nord, ed e probabile perciö che fossero trovati in quella vicinanza,

non

evidentemente

cavi per le travi del soffitto raentre lo sono negli altri

(').

Ne

summentovati

i

risulta che

sono

in-

terminati,

lavoro procedette

11

da sud a nord, e che queirestremitä era l'ultima ad essere termlnata. per conseguenza, se era fatto l'ultimo masso, doveva esser fatta

K

prima tutta

la serie dell'architrave, e a piü forte

ragione

anche

le colonne. E siccöme tanto di quello qnanto dl queste manca una gran parte, cosi fra la fabricazione di questi membri e la distruzione di Pompei dev'esser passato qualche tempo e avvenuto qual-

che fatto che poteva cagionarne la sparizione pote essere altro che il terremoto dell'anno 63.

e

;

questo fatto non esso che

Fu dunque

interruppe la costruzione incominciata prima di quel tempo. II posto fu sgombrato dai frantumi, furono disposte suU'area del foro soltanto le parti meglio conservate e che dovevano essere utilizzate nella ricostruzione.

Qui perö mi

potrebbe opporre che

si

possano essere state tolte

le

ora

parti

mediante scavi piü

o

mancanti

meno modemi,

dai

contadini cioe che se ne sarebbero serviti per le loro costruzioni, nel quäl caso sarebbe ammissibile l'ipotesi, che

prima costruzione del portico, e che l'intera

si

trattasse della

serie

dell'architrave

per poi messa in ne si disponesCerto non e che tutti massi probabile quei opera. sero sul foro invece di metterli in opera successivamente come andavano terminandosi, ne che i contadini, una volta cominciato uno sia stata preparata e disposta sul foro

essere

scavo simile, avrebbero lasciato sul posto tanta quantitä di maTuttavia perö una tale ipolesi non puö essere esclusa come

teriale.

impossibile. Per aver

dunque certezza nella questione che qui

esaminare

occupa, bisogna

i

massi

stessi,

ci

e vedere se presentino

(') Quel masso che formava restremitä ha un solo incavo, il quäle con una parte stava nel masso seguente, adesso il 6°, che ha un'altro incavo anch'esso imperfettamente lavorato. Nel 10° l'incavo medio e appena comin-

ciato, gli altri due, specialmente quello a sud, non finiti. In tutti i massi che ora stanno nella parte nord, fino al 13", gli incavi sono la maggior parte meno ben lavorati in parte non hanno profonditä hastante in quasi tutti :

gli angoli e gli spigoli

;

sono poco lavorati.

172

A.

MAU

no degli indizii di essere stati mai adoperati. In fatto

tali indizii

non mancano. I tatti,

massi sono in generale ben couservati non sono perö inla raaggior parte hanno sofferto qualche danno. Alcuni ;

ma

sono danneggiati non poco, alcuni, pochi (nella i^poecile^), perfino totalmente spezzati, ciö che non si spiegherebbe, se non fossero stati mai in opera. Ad un masso dell'architrave, fortemente danneggiato dal lato di dietro,

suo profilo. cile n) che

si

e

cominciato a togliere, dal lato anteriore, il Yi e un rocchio di colonna (nella poe-

E similmente

i^

era cominciato a ridurre

si

Evidentemente ambedue erano tica destinazione,

ad

direnuti

senza dubbio per

il

un

diametro

inservibili alla

minoreloro

an-

terremoto dell'anno 63.

A

un masso del cornicione, presso l'angolo nord della strada della Ma-

manca la parte posteriore, e accanto alla rottura vedesi in ciascuna delle facce laterali un buco per una spranga di ferro, che

rina,

doveva teuere unite le due parti, con avanzi di calce (come pare) senza traccia di ferro. Dal quäle fatto pare che s'abbia a de-

ma

durre che in una parte del portico, presso l'estremitä sud, il ristauro dopo il 63 fosse progredito fino a rimettere in opera i massi del cornicione.

cautela

:

Ma

tali conclusioni

potrebbe darsi anche

che

debbono accogliersi con molta danno si trattasse di qualche

casuale avvenuto durante la prima costruzioue, prima del 63. I giä menzionati incavi per le travi del soflStto stanno con la loro

metä

inferiore

nei

massi

dell'architrave

col

fregio,

quella superiore nel cornicione. Siccome stanno a distanze

con

affatto

disuguali ed arbitrarie (0,22-0,35, qualche volta fino a 0,39), cosi e chiaro che quelli dell'architrave, se

fossero stati fatti

mentre

i

suoi massi stavano isolati per terra, starebbero ognuno entro uno stesso di questi massi. Invece se, quando si fecero, l'architrave era in opera, allora

massa e

non vi era

difificoltä

di trattarlo

come una

sola

anche nelle commessure. Ora quest'ultimo stato fatto in non pochi casi. Sono specialmente persuasivi alcuni e far gli incavi

esempi, ove un incavo sta quasi tutto entro una stessa pietia, e bastava farlo un poco piü da una parte per farvelo entrare tutto.

Ed

in piü casi bastava far le distanze uguali, per restar entro la

pietra. Gli incavi dunque, che in tutte le pietre, dell'architrave o

sono fatti o incominciati, dimostrano

una volta

in opera.

che

l'intero

architrave

era

IL PORTICO

Non in tutti

DEL KORO

173

POMPEI

DI

puö trarre una conclusioae analoga dalla loro esistenza massi del cornicione ('). Quanto era facile e commodo

si i

mentre stava in opera (prima perö che vi mettessero sopra altri massi), altrettanto ciö era difficile ed incomraodo nel cornicione, ove si sarebbe dovuto lavorare dal basso di farli nell'architrave

si

semplice era di farli mentre i massi stavano capovolti per terra, prendendo le misure di quelli che prima erano stati fatti nell'architrave. E che cosi fu fatto, lo si in alto.

Qui

il

piü naturale

e

puö provare direttamente. Avanti alla basilica cioe degli Scavi ha fatto rimettere in opera due colonne

la

Direzione

con la rela-

tiva trabeazione. Gli incavi dell'architrave e quelli del cornicione si

corrispondono, e siccome non stanno a distanze uguali, cosi ciö

non puö dipendere dal caso, fatti gli

uni per gli

mentre ambedue bedue

altri.

ma

prova

Qui dunque

che

questi

furono

stavano al posto, dovrebb'essere in amuguale (orizzontalmente), e siccome ciö non

le pietre

di profonditä

mentre erano separate, prima si deduce anche

si verifica,

cosi e chiaro che fu fatto

cioe che

cornicione si mettesse in opera. II che

il

massi

l'incavo, se fosse stato fatto

dai tratti di scalpello visibili negli incavi stessi. Non solamente dunque gli incavi del cornicione non provano

che esso fu in opera, ma quelli non finiti in alcuni fra i massi dell'architrave dimostrano che sopra questi, vale a dire suU'estremitä nord, non erano ancora collocati quelli del cornicione. D'altra parte perö e piü che probabile che del cornicione fossero

una volta

se stesso non e probabile che

la

maggior

si sia

i

massi superstiti Giä per

parte in opera.

voluto preparare tutta o quasi

tutta la Serie, senza metterla al posto.

E

poi vi

sono anche in-

dizii positivi.

Non puö

esservi dubbio riguardo il portico avanti all'edifizio nei massi del cornicione rimangono indubitabili ove d'Eumachia,

avanzi dei

ferri

coi quali erano

uniti fra loro. Tali ferri non fu-

rono adoperati sul lato ovest del foro sicure di

un

altro

mezzo

;

dell'epoca sannitica quasi regolarmente

(*j

ma

vi

si

trovano

tracce

di congiunzione. Nelle costruzioni in tufo

un incavo

In generale nel cornicione gli incavi sono

masso hanno poca profonditä, sono profondi m. combacerebbero con quelli dell'architrave. :

finiti.

0,12,

ma

verticale e stato

Soltanto

soltanto per

12

nel

10'*

m, 0,08

174

commessura

fatto nella

ed

MAU

A.

stessa parte nell'una parte nell'altra pietra,

riempito di cemento

e

Nulla

{^).

altre costruzioni dell'epoca

romana

;

simile osservai

di

modo meno

cavi sono di poca

due

nelle

pietre

sono

;

del cor-

perfetto che nelle costruzioni antiche

profonditä

e

(m. 0,06-0,10) circa

larghi

in

La congiunzione

nicione, vi sono indubitabilmeiite incavi simili. fatta in

finora

qui perö, nei massi

m. 0,015

s'inoltrano

poco in

e

gli in-

:

ogni

pietra,

lunghi (nella direzione della commessura) 0,05, o poco piü grandi. Se ne vede uno in quel gran pezzo d'architrave composto di piü parti, che sta avanti alla basilica, ed b perfettamente chiaro che

dopo la congiunzione delle due pietre. E lo stesso deve supporsi per il cornicione sarebbe stato privo di senso il far questi incavi prima che le pietre stessero unite, e debbono ivi fu fatto

:

perciö considerarsi

come una prova che

massi

quei

non

siano

stati tutti in opera ove oggi si trovano. •I

massi del cornicione sono in diversi stadii di

lavorazione.

ma

anche in quello che ora (specialmente sta all'estremitä nord) la superficie e piuttosto plana ed i posti

In alcuni

verso

sud,

superiore sono perfettamente

delle colonne dell'ordine

preparati

vale a dire quella parte e ben lisciata, nel centro evvi

;

un buco

quadrangolare per un perno, e quattro punti della periferia sono segnati con lineette incise che prolungate s'incontrerebbero nel centro ed in alcuni casi sono traversati, a guisa di croce, da altre lineette che sono parti della periferia

un diametro

segni

della base di

m. 0,56.

II

da

Eisulta

stessa.

questi

buco quadrato ha un

un caso s'estende sull'intero posto della colonna e sembra l'avanzo di una massa (cemento?) servita per fermare il perno e far piü uguale ancora quella parte della supercolore brunastro, che in

mi

sembrato perfino di constatare avanzi di stucco. Pare certo che questi massi non fossero soltanto in opera, ma che vi ficie

;

e

fossero collocate sopra

anche

vi sono numerosi avanzi

vevano essere 48

;



per 13

il

le colonne

o

almeno

posto e

superiori



delle quali

Le colonne dosuddetto. nel modo preparato le loro basi.

Altri ve ne sono nei quali sul posto della colonna

(1)

per

il

1888

Cf.

Lange, ffaus und Halle

p. 357, nota,

che da

le

superiore

misure (0,13

X 0,05)

parapetto nel piano superiore del tribunale della basilica. Wolters, Bull. p. 53..

DEL FORO

IL PORTICO

meno perfettamente

la superficie e

POMPEI

DI

175

e la

lisciata,

periferia e indi-

cata con piccoli incavi, ma manca il buco per il ne' quali appena si e cominciato a lisciare un poco

Anche

colonna.

con molto piü

perno, il

altri,

posto della

questi credo che fossero in opera ; giacche allora sicurezza e precisione poteva stabilirsi il

facilitä,

posto della colonna, e appunto perciö non e credibile che ciö si Alcuni finalmente hanno la superficie total-

sia voluto far prima.

mente rozza

ma

anche fra questi quelli che hanno le facce latelavorate puö credersi che fossero al posto e che ivi dovesse

rali

terminarsi

;

il

lavoro della superficie.

Pochi soltanto ve ne sono dei quali si puö dii-e che non furono mai in opera. Se a ragione abbiamo supposto che gli incavi per le travi del

nei massi del cornicione mentre

soffitto si facessero

X

da nord), nel quäle uno (il stavano capovolti per terra, siffatti incavi non sono terminati, non puö essere mai stato al suo allora

posto. In

due

VI

(il

e l'XI) la faccia laterale

nord e lavorata in

poteva restare, mentre quella meridionale e piü lavorata, benche tutt'altro che perfetta. Non e siccome forse casuale, che in ambedue la faccia nord e la piü rozza

maniera che cosi certamente non

:

il

lavoro procedeva da sud a nord, cosi e possibile che ognun masso, di metterlo al posto fosse finito dal lato sud, mentre la

prima

faccia settentrionale si finiva

dunque non furono in opera

;

sul

posto.

tutt'al piü

Ambedue uno

fra

questi

essi

massi

(l'XI)

po-

trebb'essere stato l'ultimo della serie.

Le colonne

numero

dell'ordine superiore si trovano in

consi-

poecile distinguono due specie di cai^) ionici a tutti quattro facce. Gli uni hanno l'abaco pitelli minori, in centinato (0,52-0,58 ogni lato), il diametro superiore di m. 0,34 di due che ho potuto esaminare, l'uno aveva disotto un buco quaderevole nella

»

«

Vi

si

;

drangolare per un perno, l'altro no ; ve ne sono 18, fra cui alcuni l'abaco rettilineo (0,40 in ogni lato), finiti. Gli altri hanno sono soltanto in il diametro superiore di m. 0,325. Gli ovoli vi

non

un

lato e nella

metä contigua dei

lati

adiacenti.

lute soltanto in questo stesso lato sono del altri

abbozzati soltanto. Sono in numero di

Anche

(1)

di basi

Cf. Nissen,

Ed anche

tutto

p.

314.

lavorate, negli

tre.

ed imiscapi vi sono due specie.

Pompej. Studien

le vo-

Negli

uni

il

176

A.

MAU, IL PORTICO DEL FORO DI POMPEI

fusto alla base ed ancora all'altezza di

m. 0,41

m. 1,0 ha

diametro di

il

ve ne sono 12 esemplari certi. Negli altri alla base e ancora a m. 1,23 d'altezza, e di m. 0,36

diametro

il

:

ve ne sono

;

quattro.

Finalmente

vi sono circa

12 rocchi medii, che

appartenere alla specie maggiore.

Ne

tutti

sembrano

di questa ne dell'altra

puö

sta-

bilirsi l'altezza.

Ora, siccome dell'ordine inferiore vi sono

due

specie di co-

piii grosse ed in numero maggiore, quelle del calcidico d'Eumachia piü sottili ed in numero minore, cosi possiamo ritener per certo che anche nell'ordine superiore le

lonne

:

quelle del lato ovest

almeno 18 colonne dal diametro maggiore appartenessero o fossero destinate al lato ovest.

Per lito,

e

portico sul

il

lato ovest del foro

abbiamo dunque

credo con sicurezza bastante, che prima del 63

si

stabi-

cominciö

a costruirlo in travertino, che quando sopravenne il terremoto di quell' anno, stavano in piedi le colonne, tutto l'architrave, e gran parte del cornicione, che perö di quest'ultimo

mancava

ancora, e

stava lavorando, una parte all'estremitä nord. Intanto perö si era ,cominciato a collocare sulle parti finite, le colonne superiori delle si

quali alcune

Depo

si

il

stavano lavorando.

terremoto furono allontanati

i

frantumi

ed

i

massi

ancora servibili disposti suU'area del foro. Nel 79 i lavori per la ricostruzione erano cominciati ; non erano ancora in piedi le colonne, di cui alcune si stavano lavorando.

Deve restar indeciso (ved. sopra p. 172) se forse in qualche piccola parte si fosse arrivati non soltanto a rimettere in piedi le colonne

ma

anche a collocarvi sopra trabeazione-

Dimostrerö in altra occasione come l'architrave del calcidico

d'Eumachia, costruito probabilmente ai tempi di Tiberio, avesse all'estremitä sud un pezzo d'attacco, dovesse cio^ esser continuato con

un portico come quelle del a quel

tempo

lato ovest del foro.

Pare certo dunque che

la costruzione di quest'ultimo gih fosse cominciata.

A.

Mau.

DAS

«

TELEPHOS

«

-

KELIEF DER VILLA BORGHESE.

Das in Rede stehende Relief (') gehört zu den meist behandelten Stücken unseres Denkmälervorrathes. Die erste Erwähnung desselben linde ich bei Paciaudi Mon. Peloponnesiaca 1761, Tom. I p.

236 Anm.

(also

1

:

Anaglyphum marmoreum, quod anno superiore lamm Regülum et Labicum eruderatum fuit,

1760) inter

nunc autem in Villa Burghesia^ quae Pinciana dicitur, adservatur. IM... Auge videtur Telephum reeens nalum amanter contemplari, versarique in aeerbissima sollicitudine., quod ut mae filiique vitae consulat, illum eervae lactandum relmquere debeat {^).

Das Relief blieb an seinem ursprünglichen Aufbewahrungsorte wo es in eine Wand eingemauert und daher auf

bis heutzutage,

seine Rückseite hin nicht zu prüfen ist. Es ist mehrfach gebrochen und. wie es scheint, auch etwas überarbeitet. Ergänzt sind bloss die Nasen der beiden Frauen, ein Stück im 1. Oberschenkel

der stehenden Frau einer

Hirschkuh

die

(?),

oder

Schnauze des Thieres unter dem Stuhle,

eines

Rehes,

tere aber sicher antik

ist,

und

beiden freigearbeiteten Umrahmung, welch letz-

die

Stuhlbeine, Theile der architektonischen

vielleicht

ein

kleines

dreieckiges

Abgeb. bei Winckelmann, Mon. ined. I, 71 (S. 96 ff) Visconti, Mon. Nibby, Jlfon. Borgh. II, 9 (Taf. XXXIII der Mailänder Ausgabe' scelti della V. Borghese, Taf. 18, beide Male mit dem Text Winckelmanns; Annali delVInstituto 1830, tav. d'agg. G. (S. 154 ff. Panofka\ (1)

;

scelti

;

(2)

Paciaudi scheint den lago di Castiglione für den Eegillus zu halten

;

denn zwischen diesem und Colonna (Labicum) liegt Pantano, welches Visconti Op. Var. 1 140 Anm. 2 mit Berufung auf Paciaudi als Fundort nennt, nachdem er im Text einfach das territorio Eegillense angegeben hat. Ebendahin reicht aber auch der Borghesische Besitz Torre Nuova (Casale und Chiesa, vgl. Generalstabskarte fol.149, IV,

SE und

1*

341 und Bunsen - Platner

150,

1,

SO; Nibby, Analisi

stör. top.

antiqua-

Roma III 238), welches Nibby, Itinerario di Roma Beschr. der Stadt Rom HI 3 als Fundort anführen.

ria della carta de' dintorni di

178

WEISSHAEUPL

R.

Stück des EeliefgrunJes 1. von der sitzenden Trau, in Schulterhöhe derselben. Zwei stark erhöhte Stellen auf der Stime des Thieres, die

uneben und rauh anfühlen, könnten Beste eines Geweihes sein. ist scheinbar sehr einfach Zwei Frauen ma-

sich

Die Darstellung

:

dem

Schatten einer breitästigen Platane mit einem zu schaffen. Die Frau links sitzt auf einem lehnenWickelkinde

chen sich unter

mit einem Kissen bedeckten Stuhle, unter welchem ein Reh

losen,

oder Hirschkalb liegt. Die mit Sandalen bekleideten Füsse ruhen auf einem Schemel. Es ist eine jungfräuliche Gestalt in gegürtetem

Peplos mit Apoptygma und Himation, das in anmuthiger Weise den Unterkörper geworfen ist. Im Haar trägt sie eine Binde.

um

Mit beiden Händen zweite

Frau,

fasst sie

unten ein Wickelkind an, das ihr eine

rechts von ihr steht, auf den Schoss

die

Gegensatz zu jener

diese eine

ist

mütterliche

hält.

Im

sie trägt

Gestalt;

hochgegürteten ionischen Aermelchiton und Himation, an den Füssen Sandalen, im Haare ebenfalls eine Binde. Man kann zwei-

Kind übernimmt oder Doch wird man, angesichts der Art und Weise wie sie anfasst, und wie ihr Blick auf dasselbe gerichtet ist, während

felhaft

sein,

ob

die

sitzende

Frau

das

übergibt. es

die stehende geradeaus auf ihr

Gegenüber

eines Kindes von einer Mutter an

entschieden

sieht,

erstere Auffassung bevorzugen. Dargestellt ist

die

also die

eine Jungfrau,

Uebergabe welch letztere

als Hauptperson gekennzeichnet ist und ausserdem auch durch die Hirschkuh noch näher charakterisiert werden soll.

durch ihr Sitzen

Die ganze Scene Dies

spielt sich

zeigen

die Grundlage für

uns die

im Freien

ab.

die Abbildungen,

zahlreichen

und

dies

bildete

auch

das Erklärungsversuche, a. a. 0. brachte es mit die

Bildwerk erfahren het. Bereits Paciaudi

der Telephos-Sage in Verbindung. Desgleichen Winckelmann und a. a. 0. und die Heraus-

im Anschluss an ihn Nibby, Visconti

geber von Viscontis Mon. scelti: Auge, die sitzende Frau, übergibt den jungen Telephos, den sie heimlich geboren, einer Dienerin

wo

zur

AussetzuDg.

das geschehen, die

Aber

bereits

Die

Platane

weist

auf den

Wald

hin

Hirschkuh auf die Art seiner Ernährung.

Panofka hat darauf hingewiesen,

dass

die

Hirsch-

kuh unbedingt zur sitzenden Frau und nicht zu dem Knäbchen gehöre. Wir würden, falls die Winckelmann'sche Erklärung zuträfe,

das Thier vielmehr rechts bei der stehenden Figur erwarten.

DAS

Zudem

«

TELEPHOS

übergibt, wie

» -

RELIEF DER VILLA BORGHESE

schon gesagt,

die

179

Frau rechts das Kind

;

auch macht dieselbe durchaus nicht den Eindruck einer Dienerin, und endlich ist es schwer begreiflich, wie ein Künstler drei zeitlich

und theilweise auch

örtlich verschiedene

des Kindes, die Aussetzung die Hirschkuh, so

wie

es

Momente, die Uebergabe im Walde und die Ernährung durch

hier

geschehen

wäre, in ein einziges

Räthselbild zusammengedrängt hätte. Von der Erklärung Panofkas « Helme a. a. 0. conduite par Leda vers Nemesis » genügt :

wohl die blosse Erwähnung, um sie als hinfällig erscheinen zu Welcker in 0. Müllers Handbuch greift wieder auf die

lassen.

Deutung Winckelmanns zurück, nur mit dem Unterschiede dass er annimmt, eine Dienerin lege das eingewickelte Kind der Auge auf den Schoss.

Und

Erklärung besser

gewiss verträgt sich diese

mit dem Bilde als die Winckelmannsche. Aber die Bedenken beder Hirschkuh und der Dienerin bleiben auch hier bestehen.

treffs

So verzichtet denn Schreiber Arch. jede Deutung und begnügt

Zeit.

1880

155 Anm. 49 auf

S.

sich damit, das Bild in

eine

Reihe zu

mit Darstellungen, welche ihren Stoff aus Geburtslegenden der Götter schöpfen. Diesen mythologischen Deutungen gegenüber stellen

138 Amn. 4 unser

bereits Michaelis Arch. Zeit. 1871. S.

hatte

römische Nachahmung eines griechischen Grabreliefs und ich selbst habe in den Abhandl. des arch. ep. Seminars erklärt, der Univ. Wien VII (1889) S. 87, 14, ohne Michaelis' Notiz zu

Relief

als

kennen,

diese

Auffassung vertreten.

und Baum, vor allem aber C. Pilling endlich, der in

fabulam S.

81

men

f.

et

die

Hiebei wären jedoch Hirsch

Form

der Platte höchst auffällig.

Quomodo Telephi veter es traetaverint Halle 1886 Dissertation

seiner

et artifices

scriptores das Relief behandelt hat, ist zu

dem

Schlüsse gekomcotidianae scaeaam

Videtur mihi probabile aut vitae repraesentatam esse statuere aut, si ad scaenam mythologicam simulacrum referamus, Telephum a matre nutritum cognoscere » :

«

.

Die ganze Frage wird dadurch entschieden, dass, wie ich bei meiner Anwesenheit in Rom vor dem Originale constatieren konnte,

über die

1.

dem

Chiton der sitzenden Frau von

Seite herab ein schmales

Band

der

Köcherband zu erklären ist. Vom Köcher mag nun derselbe mit jenem kleinen Stück als

verloren

gegangen,

oder

r.

Schulter

läuft, das nicht ist

gegen

anders denn

nichts zu sehen,

des

Reliefgrundes

überhaupt niemals vorhanden gewesen

180

R.

sein

z.

vgl.

;

WEISSHAEUPL

B. das Artemisidol

auf

= Re-

dem xlmphion-Zethos

Spada Schreiber Hell. Rel. I, Taf. V. In der sitzenden Frau haben wir somit sicher Artemis zu erkennen. Wie sehr hiezu die lief

jungfräuliche Erscheinung, Hirschkuh und Platane stimmt, ist auf den ersten Blick klar. Als xovqoxQÖcfog vertraut ihr die Mutter

Kind

ihr neugeborenes

an. Ist

nun

Halb-

diese eine Göttin oder

göttin, oder eine gewöhnliche Sterbliche? Dem Charakter der Artemis entspräche beides, aber ich kenne

keinen Mythos,

in

werden

Hingegen

anheimgegeben

:

welchem Artemis Menschenkinder

als

aufträte.

xovoovQÖcpog

ihrem

Schutze

ich erinnere nur an die Tithenidien, an

welchen

die spartanischen

nicht

Knäbchen von ihren

selten

Ammen

in das

Heiligthum

der Artemis Korythalia getragen wurden (Athen. IV 139b); an den Tempel der Artemis Paidotrophos in Korone und an Diod, V 73,

wo

es

von der Artemis, der ElXsi^viag awsQyog,

erfunden rfi

rijv

tmv

vr^nioav O-sgaTisiav, xal ZQOifdg

ist

sie

habe

txQfio^ovaag

aitiag xal xovQOTQocpov avvrjv ovobegreiflich, dass Artemis als Kurotrophos

(fvdsi T(öv ßQ€g)(i)v, d(f

Es

heisst,

mag

rjg

[lä^ea^ai ('). auch Weihgeschenke erhielt, welche in der Regel entweder ein Abbild des empfohlenen Kindes oder den Act der Empfehlung selber dargestellt haben werden. Arista weiht das Bild ihres Kindes

Tempel der aithopischen Artemis (-), desgleichen die Krebeiden Mädchen Aristodike und

in den

terin Kleio die Abbilder ihrer

Ameino

ein Heiligthum

in

heimatlichen

ihrer

Kurotrophos (2). Unter den erhaltenen Reliefs hat die grösste Verwandtschaft mit unserem Bilde eine kleine Platte des Münchener Antiquariums, welche

nach Welcker, dem Benndorf beistimmt, die üebergabe des Kindes an Dionysos darstellt ('*). Mehr

(1)

Lex.

S.

569

Anth. Pal. VI 269

(2)

Brauronia

f.,

Koscher,

'ii?

lancpovs

;

vgl. Preller-Eobert a. a. 0. S.

über obigen Beinamen der Artemis 313 A. 1, Röscher, Lex. S. 573.

Anth. Pal. VI 356 HuyxQUTovg Kleio ist bezeichnenderweise eine vgl. die oben angeführte Stelle aus Diodor. Zur ganzen Klasse

(3)

Kreterin

dieser Art bei Preller-Eobert, Griech. Myth. S. 319

f.

;

;

solcher Votive vgl. Benndorf Vasenb. S. 56 f., Furtwängler, Samml. Sabouroff zu Taf. XXXV, Eeisch, Griech Weihgeschenke S. 9. (*)

Christ-Lauth Führer durch das K. Antiquarium in

abgeb. Mon. dell'Inst. IH, 39, Welcker A. D. V,

Benndorf

a.

a.

0.

München

S. 19,

Taf. IX, S. 172

ff;

344

;

vgl.

DAS

Dieser

genzustehen

«

TELEPHOS

» -

RELIEF DER VILLA BORGHESE

181

Auffassung aber scheinen gewichtige Gründe entgeDie architektonische Form der Platte ist für ein

Votivrelief wohl unerhört. Sie weist vielmehr auf decorative Verwen-

dung zum Schmucke einer

kommt

hiezu

Wand

in Felder gegliederten

die Entstehungszeit des

Werkes

:

hin.

Und

Die harte trockene

Arbeit und vor allem der breite gegliederte Kahmen (^ führen in die römische Kaiserzeit. Diese Schwierigkeiten verschwinden aber, sobald wir uns das Relief in Anlehnung an ein Votivrelief früherer Zeit entstanden denken. Die Berechtigung zu solcher Annahme

geben unter anderem die Ikarios-Reliefs, Copien ursprünglicher Votive, wie mir nach den Ausführungen von Reisch (-) und Hauser {^) nicht zweifelhaft

ist.

Für

die Entstehungszeit dieses Originals scheint

mir die Figur der Artemis einen ziemlich sicheren Anhaltspunkt zu gewähren. Wie sie mit etwas zurückgeneigtem Oberkörper, weit

vorgehendem rechten und rückgestelltem linken Beine und dem unter seinem Ueberwurfe tief gegürteten Peplos in voller Ruhe und Würde da sitzt, weiss ich zu ihr keine bessere Parallele als die Göttinnnen des

Parthenon- und des Theseionfrieses oder Frauen-

gestalten von Grabreliefs wie Conze, Die attischen Grabreliefs Taf. XXIII, 5, XXIV, XXV, und von Votivreliefs wie Schöne Griech. Reliefs Taf.

VIII 50, IX 52. Die Form des Stuhles ist anf Moselten; auch auf dem Parthenonfries

numenten jener Zeit nicht

kommt

sie ja in ganz ähnlicher Weise vor. Für die Gruppierung der beidem weiblichen Figuren und die dargestellte Handlung,

die

Uebergabe eines Wickelkindes von Seiten einer Frau an eine

andere boten

sich

dem Künstler gewiss

schen Grabstelen C). So wird man kaum

etwa

um

die

Wende

viel irren,

Parallelen genug auf atti-

wenn man

des V. oder in den

IV. Jh. entstanden denkt. Der

Baum

sich jenes Votiv

ersten Jahrzehnten

des

mit seiner breit angeund detailliert ist Krone dann Zusatz einer legten ausgeführten welche das Relief decorativ umarbeitete; für den späteren Hand, alten Künstler war ja Artemis bereits durch Köcher und Hirschkuh

(1) (2)

(3) (*)

freilich

Vgl. Schreiber Brunnenreliefs S. 86 f. Griech. Weihgeschenke S. 24 f. vgl. auch S. 140.

Die neuattischen Eeliefs S. 94 ff.; 148 f, 189 ff. Vgl. Abh. d. archaeol. epigr. Sem. d. Univ. Wien

VH

(1889) S. 84

ff;

182

WEISSHAEUPL, DAS

«

TELEPHOS

» -

RELIEF DER VILLA BORGHESE

genügend gekennzeichnet. Und eben jener zweiten Hand müssen auch Details angehören wie die hohe Gürtung der stehenden Frau

und das spielende Motiv des Gewandbausches, der zwischen 1. Arm und Brust derselben hervortritt ('). Ob diese Umarbeitung schon in der alexandrinischen

Epoche oder

erst später stattgefunden hat,

etwa gar erst dem Verfertiger unseres Reliefs zuzuschreiben ist, wage ich nicht zu entscheiden. Gegen letzteres spricht freilich die Unselbständigkeit der späteren Kunst, wie sie durch die Arbeit

Hausers wieder so deutlich zu Tage getreten

ist.

Wien, Dezember 1890. "Weisshaeupl.

Vgl. das Relief Clarac II PI. 202, 261 ; die Terracottastatuette bei Furtwängler Samml. Sabouroff Taf. CII die Frau in der Menelaosgruppe der (1)

;

Villa Ludovisi, deren Original von Furtwängler Samml. Sab. Einl. S. 50 wohl mit Recht in die Mitte des IV Jh. gesetzt wird; vgl. auch Hauser Neuatt. Rel. S. 187. In das IV Jhdt. gehört auch das Original der Statue Clarac IV

PL 632 A,

1422 C, wo ein ähnliches Motiv begegnet.

LO SCÜDO DI ACHILLE (Tay. IV, V, VI).

I due frammenti di due rappresentanze Tav. IV, V, VI dello scudo di Achille riprodotti nelle nostre tavole, furono scoperti su-

bito dopo la pubblicazione delle Bilderchroniken di 0.' Jahu-Michaelis

(Bonn 1873)

e si conservano

lino, stanza delle colombe n. 83

presentemente nel Museo Capitoa.

b.

Nuova

(cf.

descrizione del

Museo Capitolino 2, p. 170 sg.). Sebbene siauo digrande Interesse cosi per le immagini che presentano, come anche per i versi di Omero che le accompagnano, sono tuttayia passati quasi inosservati. Dell'uno di essi non archeologici

hanno ne riproduzioni, ne

si

ßomani

;

l'altro fu descritto

notizie nei giornali

e pubblicato

da ß. Gar-

ruccinella Civiltä Cattolica (1882, 469-79), ma in maniera affatto insufficiente, e pare che detta pubblicazione non sia uscita dal circolo di questo periodico. Ciö spiega

cortezza del Kaibel e

che

il

(cf.

il

fatto

che sia sfuggita all'ac-

Cori}. inscr. graec. Italiae etc. n.

Robert lamenti la mancanza

di

1285

sg.)

pubblicazione in proposito (cf. Homer. Becher, p. 67, not. 10). Gioverä dunque estenderne la conoscenza, ed io credo di far cosa utile agli archeologi, e nello stesso

qui

i

tempo

qualsiasi

ai filologi studiosi di

facsimili fototipici dei

durre, grazie alla ben nota

due

rilievi,

gentilezza

che

Omero, comunicando

si e

potuto far ripro-

della Direzione del

Museo

Capitolino.

frammento maggiore fu trovato nell'anno 1882 in via Venti Settembre vicino alla chiesa di S. Maria della Vittoria fra rotII

tami

Museo

mura

ingegnere Agostino Ceraaccanto al frammento fu collocato dove Capitolino,

di vecchie

soli al

e donato dal sig.

184

P.

BIENKONWSKI

della tavola iliaca Capitolina

(').

eh. G. Gatti, al quäle fu dato

II

di tenerlo per

qualche tempo presso di se prima che fosse collocato nel museo e di studiarne le rappresentanze e le iscrizioni, ne fece per

primo a

Roma una

comunicazione

sentö nella sessione 4i maggio

romana numento "

scientifica.

Egli lo pre-

alla pontificia

accademia

dopo averne accennato il grande valore limitö a fare su di esso « in attesa, che il mo-

di archeologia e

archeologico, si

logo

1882

a.

sia

degnamente

da qualche valente

pubblicato

soltanto delle osservazioni brevi

ma

archeo-

in generale giuste senza

estendersi all'esame particolareggiato delle iscrizioni. La comunicazione del Gatti servi di base alle notizie, che del rilievo dettero il

H. Dressel nella Deutsche Litteraturmt. 1882, 1062, VliUÜ^ Academy 1882, 423 e 458 sg., e un ano-

r. Barnabei

nimo il

eh.

il

eh.

nelle

Melanges d'archeologie

eh. R. Garrucci, il quäle,

come

II 397-99. si

disse,

— Segui

al Gatti

aggiunse alle proprie

meno giuste osservazioni un disegno del rilievo ehe, se in certe parti rende troppo esattamente alcuni gruppi di figure, in altre invece lascia molto a desiderare. Infatti esso tralascia a dirittura gruppi di figm-e mentre per esempio i contorni di certi altri gruppi appaiono piü chiari e pronimziati che nell' originale stesso inconveniente quest' ultimo proprio di qualsiasi disegno. Noi perciö abe particolaritä essenziali,

:

biamo

preferito di far riprodurre

il

rilievo in fotografia, la quäle,

anche quelle di rendere esattatecnica del lavoro. Cercherö poi di eli-

oltre agli altri vantaggi, presenta

mente

il

carattere

e la

rainare o d'attenuare gli inconvenienti propra della fotografia mediante una descrizione, quanto piü mi sia possibile, esatta ed ac-

— Le

curata dei soggetti rappresentati. rucci furono in generale lette male,

io

iscrizioni,

che

dal

Gar-

piü volte accuratamente ho

riveduto con la lente d'ingrandimento e riempiendo di gesso pol-

Q) rilievo

:

II

Garrucci scrive

II clipeo

(1. c.)

quanto segue intorno al rinvenimento di questo marmo giallo, h stato trovato ad un

di Achille, che h in

cento passi della clüesa della Vittoria, mentre il signor Luigi Einaldi faceva operare una diversione deU'acqua Feiice fra rottami di vecchie mura. Assisteva alle sterro il sig. ingegnere Cerasoli, dal quäle noi l'abbiamo avuto a etc.... II Gatti dice soltanto: presso la piazza di Termini, e il Barnabei: seems that the marble was found near the Ministry of Finance, in the via Venti Settembre, that is, in Region VI of Ancient R)me. When the relic was found, it formed part of a mediaeval wall.

studiare

It

185

LO SCUDO DI ACHILLE

i solchi delle lettere i luoghi mal siciiri furono rivediiti dal prof. Petersen. Riprodurre in extenso queste iscrizioni mi parve

verizzato

;

inopportuno, si perche, per la mancanza dei tipi adatti, non si sarebbe potuto rendere per intero il loro carattere paleografico, si perche quest' ultimo appare abbastanza nelle lettere della zona di

mezzo

(v. tav.

Per

IV).

la roltura della pietra

andö perdiita

quasi la metä del

cui diametro e di 17

V4 cm., la maggior larghezza di maggior grossezza di 4 Vs cm. Per il carattere generale spetta alla nota serie delle tavole iliache, ma mentre quasi tutti gli altri rilievi sono in manne palombino, il nostro frammento inrilievo,

il

13 cm.,

vece

e,

la

come

il

terzo

frammento parigino,

(cf.

Jahn Bilderchr.

p. 5)

in giallo antico.

Verso la metä del nostro che

lo divide in

due

marmo

si

parti, la iscrizione,

e titolo al rilievo stesso.

Le

legge su di im listello, che serve di spiegazione

lettere superstiti sono

:

ASniS AXIAAHOZ GEOAnPj L'iscrizione intera si raccoglie dalle lettere, che poste in giuoco

alfabetico

trovano graffite nella parte posteriore del rilievo

si

;

essa

formava l'esametro seguente: ^Adnig 'A^iXkrioq QsodwQVioq xa^' 'OfirjQov

Queste parole di per se manifestano che qui e figurato lo scudo lo ha descritto Omero, e che autore della

di Achille secondoche

ricostruzione fu Teodoro.

ha naturalmente

II rilievo capitolino

la

forma di uno scudo

rotondo coUa faccia anteriore leggermente convessa e la posteriore plana.

La

e

piano

ma

alquanto

mezzo

e principale,

di cui parla

vs.

i

versi di

483-608 del

lib.

Omero,

inchinato. L'artefice

e servito di questo per iscrivervi sopra in minutissimi,

tidi caratteri, i

parti, quella di

e coperta dalle rappresentanze,

e l'estremo lembo, che si

ha due

faccia anteriore

che e convessa

Omero che si riferiscono al XVIII doll'Iliade. Erano

ma

ni-

soggetto, cioe distribuiti

in

10 colonne da 10 a 15 versi ciascuna, cinque suUa metä sinistra, cinque suUa destra, separate le due metä mediante due rappre-

186

BIENKOWSKI

P.

sentanze scolpite,

i

cui avanzi si vedono

del

negli angoli

fram-

che penetrano un poco nella superficie convessa del marmo. La linea che le congiunge, forma Tasse verticale del

mento rimasto

e

suo cardo, e corrisponde con Tasse della figura lineare pietra. II decumanus e formato dalla

rilievo, il

incisa nel rovescio. della

fascia orizzontale, che e verso e che contiene

convessa del marmo, ove in il

lembo alquanto ripiegata alTinsü

il

Tesametro riportato di sopra; ond'e che la superficie si

trovano le rappresentanze, resta divisa

due segmenti, superiore e inferiore. Ma il decumanus non taglia cardo esattamente nel mezzo ne ad angolo retto, ma un poco

obliquamente da sinistra a destra

piü in SU

e

superiore,

quäle e attualmente,

Fra

;

perciö

il

segmento

piü piccolo delTinferiore.

e

lembo estremo dello scudo

sua superficie convessa una piccola striscia incisa con poca cura, che naturalmente non si vede sulla fotografia essa forma per cosi dire il

e la

corre tutto intorno

;

il

punto

di passaggio tra

dono, fra ^e

di

e Taltra parte.

due rappresentanze delTorlo,

Su

di essa si ve-

sei

sporgenze quadrangodue delle quali credo riconoscere i contorni di certe figure animali; ciö che esse significano dirö piü tardi depo spiegate

lari,

le

Tuna

in

rappresentanze della parte convessa dello scudo. Prima di venire alTesame particolareggiato di queste rappre-

sentanze, devesi notare, che della maggior parte delle figure di cui esse si compongono, possono appena distinguersi i contorni piü generali, Tatteggiamento,

la

mossa

ecc.

rimanendo indistinte mol-

tissime altre particolaritä. Questo etato di cose si spiega in parte per la natura del materiale, che oppose grandi difficoltä allo scalpello, in parte per essere il nQstro rilievo, com'io peuso, un lavoro

ha prima eseguito in fretta il disegno rappresentanze con Tunico scopo d'assicurarsi la com-

incompleto [? P.] di

tutte le

posizione

;

;

Tartefice

vi aggiunse poi le iscrizioni,

altre particolaritä del lavoro. stro

marmo

e

ma

trascurö di eseguire le

Del resto bisogna notare, che

alquanto danneggiato per essere stato adoperato

il

no-

come

materiale da costruzione.

Devesi inoltre badare alla inconseguente disuguaglianza delle singole figure ed alla diversa e sproporzionata loro coUocazione. Infatti s'incontrano frequentemente figure tre e quattro

grandi della

media proporzionale

;

inoltre nel

volte piü

segmento superiore

stanno esse perpendicolarmente sul decumano, nelT inferiore invece,

187

LO SCUDO DI ACHILLE

specialmente quelle collocate all'esterno, sono piegate alquanto verso il

centro.

Venendo ora a descrivere

la

metä superiore

scudo co-

dello

son perfettamente conservate e scene, si possono spiegare con sicurezza. Innanzi tutto si vede al disopra della fascia orizzontale di mezzo la cittä tutta circoodata di mura

minceremo

le quali

dalle

con

torri, la quäle riempie la parte maggiore dello spazio ora conservato del segmento superiore del disco. Essa e rappresentata in

prospettiva

come

tutte le fabbriche

dello scudo

vole iliache. Sul davanti sta la porta fatta

Dentro

mura

le

della cittä, nella sua

;

le torri sono

mura sono mer-

di due piani indicati da due finestre in ciaseuno, le late.

altre ta-

e delle

ad arco

metä superiore vedesi

sopra un basamento a gradinata un cortile, cinto da tre parti da il foro, un portico, che sul davanti rimane aperto Väyood di



portici sono coperti da un tetto a schiena d'asino e cinti soltanto aU'esterno da una semplice fila di colonne; a destra ed

Omero.

I

a sinistra stanno le porticelle d'ingresso.

Dentro alto, l'altro II

il

foro si

vedono due gruppi di persone,

gruppo superiore consta di tre uomini

vestiti,

posti di riscontro l'uno all'altro sono seduti;

il

di faccia e appoggia la sinistra sul bastone.

s'inchina

verso

alquanto

mani un volume aperto;

la sua

si-

con ambedue

le

sinistra e

messa

l'uomo, che

sembra inchinarsi

Evidentemente

una scena II

di tre terra.



verso la

sinistra.

avanti,

siede a destra,

la destra alquanto ritirata in dietro;

tata

nel

si presenta forse

L'uomo seduto a

destra e tiene

gamba

due dei quali

terzo che sta

fondo e in parte sparisce dietro ai suoi compagni, nistra

uno piü in

piü in basso.

e

rappresen-

di giudizio.

gruppo inferiore e ancora meno visibile; anch'esso consta uomini in piedi, tra i quali pare giaccia un cadavere in

Abbastanza chiaro

se si

vegga di faccia

gran passo verso destra

e

il

o

movimento dell'uomo a

da tergo, non oso decidere

e solleva

di parlare calorosamente. Separato

un secoQdo uomo

destra. Egli

ambedue

le braccia



come

fa

un

in atto

da lui per mezzo del cadavere sta il quäle sembra posare una

rivolto verso destra,

gamba molto

in alto sopra un rialzo indistinto e appoggiare una mano un'asta o bastone. Dietro di lui apparisce di faccia la metä susopra

periore del corpo di

un terzo uomo, che

colla

gamba

destra fa un

88

BIENKOWSKI

P.

gran passo verso la sinistra e appoggia il braccio destro probabilmente sulla coscia. Giudicando dal carattere generale della scena vi si riconosce

una contesa sorta nel

airuomo, di cui

Non

si

vede

foro tra

due cittadini intorno

cadavere.

il

bisogno di dimostrare, che in queste due rappresentanze sono illustrati i versi 497-509 ; nella scena inferiore e effiil

giato

c'e

momento: 6vo &'äu&Q£g eveixeov elVcx« noivrjg

avÖQog tmotp&inFuov etc

ed

di cui parla

ivi il &rjiiiog,

che sta

isolato,

che fanno

aspettando

;

e rappresentato

Omero,

scena

nella

seniori sedenti nel sacro recinto:

i

.

.

.

.

oi &e

ysQovTEg

inl ^eaToTat XiS^oig isQw evl xvxXm etc

eictT

Le

particolaritä,

come

il

popolo, gli araldi,

i

testimoni sono

naturalraente omessi per la ristrettezza dello spazio il

Tolume

da un uomo

superiore e il giudizio,

mani

che troviamo nelle

;

un giudice,

di

all'

incontro

sebbene non

menzionato da Omero, si spiega col linguaggio particolare dell'arte. Lo stesso motivo incontriamo nella scena di un giudizio figurata nella tav.

nella pittura parietaria pubblicata

dei

easa

Monumenti

vol.

dell'Instit.

antica scoperta

nel

XI,

giardino

XLV,

appartenente

zona seconda

al fregio della

della Parnesina,

(cf.

Hülsen,

Annali 1882, 309-314).

AI

di sotto del foro

ma

espressa una pompa nuziale

pure neU'interno della cittä rivolta

a destra.

Piü in

si

dietro

vede a

si-

nistra quattro persone in posizione tranquilla in piedi, a quel che pare, formano

un gruppo. Di

quella che e la prima, e preceduta da un citaredo involto nel suo lungo vestimento, il quäle esse,

suona una grande cetra; davanti a lui cammina un'auleta con tibie doppie, poi

una persona

vestita

di

una donna, che pare rivolgersi in in atto di ballare

gamba

destra

come baccante

un lungo

abito, probabilmente ed alla testa una figura dietro,

col capo gettato in dietro,

sollevata pure in dietro

e

coUe

coUa

mani alzate come

tympanon. Sul dinanzi rasente alle mura della cittä credo liconoscere i contorni di una figura seduta verso sinistra e se sonasse

il

dietro di essa

il

busto di una donzella che sta osservando la pro-

LO SCUDO DI ACHILLE cessioue.

strano

i

£l

fiior

dubbio che con questa rappresentanza

di

491

versi di Oraero

fV

Tra

Tfl

^uiy

189

(>c(

EiXaniyai

ycifxoi x'eactv

le processioni miziali rappresentate negli altri

p.

lutrofori

132 Herzog). Come

attici

gli

e espresso il

monumenti

accompagnamenti

Ärch. Zeitung

(\^.

e noto vi

illii-

etc

re,

antichi rispondono di piü alla nostra scena

dei cosi detti

si

:

sgg.

40,

tav.

cf.

5,

momento quando

la

sposa viene condotta allo sposo per essere poi da lui e dalle sue

compagne menata con

fiaccole e canti

Le persone che prendono

alla sua

nuova abitazione.

parte alla scena, accoppiate a due a due

e poste le iine incontro le altre,

stanno in posizione tranquilla, ap-

punto come le ultime quattro figure a sinistra nel nostro rilievo. Mancano perö il suonatore di flauto, il citaredo e le figure danzanti che troviarao qui. E\identemente taU figure furono prese ad imprestito dalle processioni di satiri e baccanti, che tante volte sono rappresentate

sui

rilievi attici

recenti; sarebbe

dunque superfluo

citare analogie in proposito.

Nel segmento

una parte maggiore meglio conservata, salta prima di tutto agli occhi un recinto quadrangolare, che si trova circa nel mezzo e questo la dJ.wri di inferiore dello scudo, di cui resta

;

Omero, come vedremo seene che

si

fra breve. Tutt'intorno sono figurate le altre

riferiscono

alla vita rustica, in generale

vate e in maniera chiara eseguite. AI disotto del recinto vediamo tre aratori,

ben conser-

due dei quali molto buoi ag-

piegati verso sinistra guidano successivamente coppie di

giogati all'aratro, colari

tenendo

dell'aggiogamento

le

mani

all'altezza della stiva

e dell'aratro

non sono

;

i

parti-

Ma

visibili.

sol-

tanto le due prime paia di buoi stanno lavorando, il terzo, cioe l'ultimo a destra, s'arresta e l'aratore rivolto verso destra appressa

coUa mano destra alla bocca un vaso da bere portogli da una persona volta verso sinistra, che si vede presso la frattura della pietra. "k chiaro, che qui e efligiata la scena di agricoltura o mavera, che Omero descrive nei v. 541-49.

La

rappresentazione

di raccolta

occupa

lo spazio

della pri-

a

sinistra

del recinto quadrangolare. Essa Consta di quattro gruppi che espri-

mono

quattro diversi

momenti

della raccolta

:

{a) Tatto del mietere, 13

190

P.

formare dei manipoli,

il

(b)

BIENKOWSKI caricar questi sul carro, (d)

il

(c)

il

preparare del pranzo pei mietitori. II

primo gruppo e

primavera

si

ambedue

in dire^ione

un piccolo

di tutto

prima

(ä) si trova subito accanto alla scena della

estende

che forma

spazio vuoto,

Vediamo

all' insu.

verticale

il

limite di

seguono cinque o sei persone accoppiate a due a due in gruppi posti uno sopra l'altro. Esse si fanno rispettivamente riscontro, mettendo innanzi una gamba e piegandosi verso il

terra;

le seene

;

mietitore a destra

del gruppo superiore

falce

si scorgono soltanto i contorni molto a destra, che e rivolta verso sinistra in atto

nella destra.

Piü in basso

vaglii della

flgura

piuttosto di sedere che d'inchinarsi; forse

una

tiene

una quarta figura dai

a sinistra

contorni molto

di essa

indistinti,

trova

si

che s'ingi-

nocchia o s'accoscia.

Accanto a questa prima verso

sinistra

si

estende la

seconda

scena (b) composta di cinque persone in fila. Due di esse, che sono le prime a destra, vanno verso sinistra e pare che portino qualche cosa sulle spalle; la terza si china in terra verso destra, con le

mani

in giü; la quarta e molto piegata a sinistra ed

va piegata

sul terreno; l'ultima

sembra che il

in avanti

ha da

verso destra

fare

in su e

una grande sporgenza del rilievo sopra porti un carico suo dorso riman dubbia, per un covone e troppo grande. Sotto il listello orizzontale, che porta l'iscrizione, e scolpita ;

la terza rappresentazione (c), la quäle figura il caricar dei manipoli sul carro e aderisce alla scena giä descritta.

Vi scorgiamo un carro a due ruote piene due buoi

e

colmo

(di spighe).

tirato a sinistra

da

Davanti ad esso sta un uomo rivolto

a destra in atto di porgere, con una pertica, un manipolo (?) di grano mietuto ad un'altra persona che sta probabilmente inginoc-

chiata sul carro e che

per ricevere

il

manipolo

s'inchina

molto

verso sinistra.

La scena prossima albero,

Ad

(d) ha luogo a destra del carro sotto un di cui apparisce soltanto la chioma, probabilmente un pino.

essa

un uomo

e appeso

all'angolo superiore lato,

siede su di

sinistra,

a sinistra un oggetto

rivolto verso destra.

come

A

di cui

sinistro del recinto, di cui

una rupe una

sta

occupandosi

destra dell' albero cioe subito sopra

abbiamo

giä parverso

donna velata inchinandosi

se fosse in atto di ricevere

qualche oggetto. AI di

LO SCUDO DI ACHILLE

191

metä superiore del corpo di una donna che nella posizione di una canefora porta sul capo una cesta somigliante ad

sotto si scorge la

un piatto si

vede

coUe

e la regge

mani. un'altra

al ginocchio

fino

della precedente, la quäle dirige

Non

passi yerso sinistra.

i

fa bisogno dimostrare che queste quattro rappresentanze

versi

ai

rispondono

558

Piü in basso presso al recinto donna nella stessa attitudine

Omero 550-552

di

553

«,

554

b,

sgg.


sgg. d.

Certamente

il

non

dei mietitori

grano e le biade non sono espressi, 11 numero combina, anche altri dettagli non sono fedel-

riprodotti, ma in generale la descrizione di Omero Yiene eccellentemente illustrata. Perciö dovremmo maravigliarci, se fosse

mente

omesso

il

re,

che nella descrizione omerica stassi sul campo, lieto

del frutto che vede raccolto

non

gruppo dei mietitori

tremmo

stia

in essa riconoscere

Anche questa

differenza

(v,

una

sizione e giusta, che cioe

il

si

556-7).

Ma

se

la nostra

delle figure appartenenti al

inchinata, re,

ma

suppo-

primo

assisa, po-

piuttosto

che siede aspettando la raccolta.

spiegherebbe

dell'arte e troverebbe analogie negli

col

esempi

diverso

ricordati

linguaggio di sopra.

Non

conviene separarci da queste scene senza aver conosciuto altre rappresentanze consimili, che si trovano nei monumenti an-

Dobbiamo

tichi.

quali l'una

Vulci ed ora

Campana

anzitutto osservare due tazze a figure nere, delle

con

la

e passata al

1867, tav. I 1. 12 a,b. 13

tav. I

come

iscrizione

trova

si

2,

cf.

a,b).

Louvre p.

deU'arteflce

museo

nel

76

di

(ripr.

sg.

Nicostene proviene da l'altra dal museo

Berlino,

Ber.

(Jahn),

d.

Sachs.

Ges. d. Wiss.

Baumeister Den/cm.

I,

Sulla tazza del museo di Berlino vediamo,

sul nostro rilievo, tre uomini l'uno dietro l'altro, che guidano

tenendone con la sinistra la

l'aratro

stiva,

mentre nella destra agitano

un lungo bastone, col quäle stimolano i buoi. Sulla tazza del Louvre sono figurati due aratri tirati l'uno da un pajo di buoi, l'altro da un pajo di muli. L'una

uomo il

e l'altra rappresentanza finisce con

avvolto nel suo pallio in cui

si

deve riconoscere

padrone del podere. Tra i monumenti i-omani un ottimo riscontro

col

il

un

custode

nostro

ri-

dato da una rappresentanza che si trova su di un sarcofago romano del museo lateranense (cfr. Benndorf e Schöne, Bildw. lievo

e-

d. lat.

Mus.

nr.

488,

ripr.

Garrucci Mus. Lat. tav. 32, anche Arch.

192

BIENKOWSKI

P.

1861, tay. 148,

Zeit.

rappresentati

lavori

tefice espresse in

come

cf.

e la fabbricazione del pane. il

primo luogo

contadino,

che

sul nostro rilievo dirige con lo stimolo

stiva

sinistra la

com'e noto, sono

(Jahn). In esso,

1

p.

campestri

i

in

modo

L'ar-

simile

buoi e preme con la

(^).

Nella terza scena sono figuratiimietitori, due de'quali attendono tuttavia al duro travaglio stringendo i inanipoli delle spighe e mietendo con la falce come sullo scudo il terzo deposta la falce ;

in terra e appoggiandovi

bocca una tazza

una mano

tiene con

l'altra davanti alla

vede un uomo, probabilmente il pache sembra star lä drone, per porgere da bere ai mietitori, tosto che siano giunti al termine del fondo da mietere e stiano per ;

a destra

voltarsi a cominciare

si

lavoro su di

il

un nuovo

solco.

Quest 'ultimo

particolare concorda piü specialmente con la scena di agricoltura figurata sullo scudo di Achille. II

gruppo degli operai che stringono e portano via i manipoli la rappresentanza che si trova sul lato destro

ha molta analogia con

del sarcofago di Giunio Basso (Bottari Scult. e pitt. I praef. p. 1

che stanno p. 49 sg). Vi si yeggono tre genii alati, intorno alla II messe. e in di atto occupati primo tagliare il grano vign.

;

cf.

accumula

con la

falce, l'altro

mente

lo trasporta all'aja per batterlo

il

grano giä tagliato, e il terzo finalcon un bastone, che tiene

nella sinistra.

Alla scena in cui

e

rappiesentato

il

delle biade sul

caricare

carro non so addurre alcuna stretta analogia

;

ma

il

momento che

segue immediataraente e figurato sul sarcofago lateranense giä accennato in modo molto somigliante alla nostra rappresentanza. nella

Infatti

che lentamente

quarta

scena

s'avvia

si

condotto

altro. II carro qui figurato ha,

vede un carro ricolmo di grano, da un villano e seguito da un

come

sul

nostro

marmo,

soltanto

due ruote senza raggi, cosi dette « tympana », che riscontreremo anche nell' altro frammento dello scudo di Achille.

Ma

proseguiamo la spiegazione

recinto quadrato e

(1)

Altri

del

rilievo.

monumenti con rappresentanza deiraratnra furono

in confronto da H. Schaaf hausen nel Jahrb. d.

im Rheinl.

nostro

Sopra

il

un campo {yoQÖg) con una rappresentanza chia-

1890, 60 sg.

Vereins

testö messi

von Alterthumsfr.

LO SCUDO DI ACHILLE

rissima

vediamo nove

Yi

;

in cerchio,

a

danza

Benndorf,

(cf.

qiianto

Wiener Akad.

d.

d.

193

che tenendosi per le mani menano immaginarsi, verso destra un'allegra

figure

piiö

Ueber das Alter

des

Troiaspieles,

UI

CXXIIL Band,

Wiss.

Abth.).

Derr.

Non

si

distinguono bene le donzelle dai giovanetti; nel mezzo sembra potersi scorgere la testa di una figura, che rappresenta probabilmente

un suonatore ovvero uno gruppo dei danzatori

11

del si

raenzionati da Omero.

completo a destra presso la frattura vedesi un piede della decima figura. E evidente, che

marmo

debba riconoscere qui

593

nei versi

dei xvßiatrjTriQsg

non

sgg.,

il

599

e

;

primo Schema di danza descritto da Omero

604

sgg. e

sgg.

Per quest'ultimo particolare si potrebbe benissimo paragonare con la nostra rappresentanza una delle pitture del colombario nella Villa Pamfili {Abh. d. bayr. Akad. d. Wiss. Cl. 1, B. VIII^^^Ä. II,

tav.

II

5,

cf.

p.

23 (Jahn). Vi

si

vede nel mezzo un suo-

natore e due giovani, che ballano con entusiasmo, probabilmente xvßiaTYjTriQsg ed attorno ad essi sono uomini e donne che, come

i

appare

dai

loro

atteggiamenti

prendono

,

parte

viva

a

questa

azione. II recinto quadrangolare,

che,

come

si

e

veduto, e circondato

da rappresentanze dell'aratura, della raccolta e del ballo, come dimostra la sua restremazione in

in prospettiva,

sembra

riore

si

e

La

parte inferiore del

Esso

da un'incannucciata. AI suo lato supe-

o

vede una casetta con suo

scolpita in prospettiva ed

su.

da un terrapieno, in parte, e propriaun poco anche nel lato destro e sini-

sia in parte chiuso

mente nel lato inferiore stro, da un vivo canneto

e figurato

fastigio,

che

e,

a quanto pare,

ha nella facciata angusta una

campo

chiuso e cosi

porticella.

danneggiata, che non

vi era rappresentato. Si veggono alcune delle quali s'inchinano a pren-

distinguere ciö che

si

puö

li

attorno traccie di figure,

piii

dere qualche cosa, altre pure afferrano qualche cosa rivolte l'una all'altra; ma nessun gruppo si puö spiegare con sicurezza.

Nell'angolo superiore a sinistra sembra essere stato abbozzato architettonico, forse una vasca quadrangolare. Questo

un oggetto particolare

cordano

i

come

l'esistenza del. recinto col suo unico ingresso ri-

versi di

Quindi pare verisimile, che vendemmia. Kispetto alla forma della vasca

Omero (561

qui fosse espressa la che riceve l'uva da spremersi

si

sg.).

puö confrontare

il

torchio di

Hivan

194

BIENKOWSKI

P.

Reisen in Lykien II

in Lycia figurato in Petersen u. v. Luschan, p.

27 (Benndorf) (cf. Blümner, Technologie I p. 336 sg). Nel medesimo nesso, che qui, e rappresentata la vendemmia

anche suUa grande tavola con adesso

nella

Roms

II

Loggia

2,

che sta

Museo Pio-Clementino Beschr. Ärch. Zeit 1861 tav. CXLVIII 2, vede un uomo che spezza le zolle,

197, 24,

p.

molto danneggiati,

rilieyi

scoperta del

154 (Jahn). Quivi si mentre un altro di fronte a cf.

p.

lui e occupato a potare una vite; quindi seguono due figure, di cui l'una inchinata taglia il grano,

da due

guida l'aratro tirato

l'altra

riferisce alla

vita pastorizia.

fuori

aspettarci

del

recinto,

Anche

buoi. II

a destra

gruppo seguente

nostro rilievo

sul

si

dovremmo della

la rappresentazione

quarta scena campestre, che Omero descrive nei vv. 573-589, cioe le mandre di buoi e di pecore menate alla pastura (l'ayf'Ary e il

voiiög).

Abbiamo veduto

finora,

che

l'artefice

del nostro

rilievo

ebbe

Omero

in tutte le

particolaritä, nella serie delle scene, nei motivi, nelle

situazioni.

cura di seguire con esattezza la descrizione di

Le discrepanze che trovammo, sono

isolate

e

insignificanti e si

possono tutte spiegare o col diverse linguaggio dell'arte e della poesia ovvero con la natura del lavoro e la ristrettezza dello spazio.

Quindi

e tanto

la frattura del

piü strano

marmo una

il

vedere a

parte di (cf. v.

del

recinto presse

figura, che col piede sinistro fa

passo verso destra e che, a quanto dall'asta

destra

si

impugnata in atto di offesa, un esercito assediante la cittä menzionata

509

sg.).

A

un gran

puö giudicare dall'elmo e sembra un guerriero che fa

destra di lui e rimasto

un piede

da

Omero

di un'altra figura

che nel resto andö perduta. AI disotto dei piedi del primo guerriero si scorge un oggetto affatto irriconoscibile, forse il fondo del

marmo non

abbozzato.

Chi non volesse credere, che qui fosse rappresentata la cittä assediata, potrebbe almeno per ultima ipotesi immaginare, che

un guerriero significhi il pastore armato, che sua mandra contro i leoni (cf. v. 583 sg.). Perö questa

tale figura invece di

difende la

supposizione

diviene

impossibile tosto che

si

badi alle figure

ri-

maste nel segmento superiore dello scudo presse la frattura del marmo. Quasi nel mezzo di esso, a destra delle mura della cittä vediamo una mandra che consta di quattro animali appena abboz-

LO SCUDO DI ACHILLE

195 %

zati

uno sopra l'altro. II piü basso con corna pare un montone, non si possono determinare.

gli altri

Piü

in alto

vediamo un uomo igniido che corre verso

suo capo, la parte anteriore del corpo, la

II

gomito sinistro andarono perduti;

gamba

dietro

gamba

dorso e davanti alla

il

destra gli svolazza la clamide. Sopra

sul terreno, caratterizzato

come rupe,

destra.

sinistra e il

di

esso si scorgono

il primo visto un gran passo colla gamba sinistra verso destra e impugna con ambedue le mani l'asta nello stesso modo che il guerriero del segmento inferiore; ha una corta veste svolazzante

diie

uomini;

di faccia fa

ha quindi l'aspetto d'un pastore. Dietro a lui e in parte coperto da lui sta nn altro uomo vestito nella stessa maniera, con la destra gamba avanzata verso sin. e con e probabilmente anche calzoni,

la

mano AI

destra alzata in atto di lanciare un'asta o una pertica. disotto di essi corrono due cani

verso

La

des.

parte po-

steriore del terzo cane pare visibile al disotto dell'asta, che tiene

primo pastore. La mandra, i cani, come pure l'abito degli uomini non lasciano quasi alcun dubbio, che qui sia figurata la scena descritta da Omero nei vv. 573-586, specialmente 583 sgg. il

Cosi la quarta scena che

si

riferisce

alla

vita

fu

rustica,

trasferita dal

segmento inferiore del disco al superiore. Eimane, che diciamo ancora di un gruppo che sta immediatamente sopra il listello di mezzo con la iscrizione presso la rottura del

marmo. Vi

e

un uomo che allunga

egli rivolga allo spettatore

mano

se il passo verso destra dorso o la faccia, non e chiaro. Nella

il

protesa tiene un oggetto rotondo

;

indistinto,

non so se uno

scudo; l'altra mano sembra tirata in dietro. Davanti a lui pare che s'inginocchi verso sinistra un uomo, che si appoggia con ambedue le mani sul terreno. II suo capo e forse inchinato in atto di abbandono;

il

beiTctto, che

ha

frigio, e caduto sul suo occipite.

distinti contorni

Se

ne

d'un

ben-etto

abbiamo giustamente

ri-

conosciuto berretto, si dovrebbe forse in questo gruppo ravvisare un avanzo della insidia {^öxog) descritta da Omero nei vv. 520-29. il

In questo caso la mandra rappresentata di sopra potrebbe appartenere tanto alla scena pastorizia quanto al loxoc.

Comunque

sia,

questo

e

fuor di dubbio

descritto doveva appartenere alla si

serie

delle

che

il

gruppo

ora

rappresentanze, che

riferivano alla cittä in istato di guerra (vv. 509-540).

Ma

que-

\

196

P.

BIENKOWSKI

non ce la possiamo immaginare altrove che sul segmento superiore, simmetricamente opposta alla

sta

di pace, che e conservata.

Questa

lato destro del cittä in istato

dalla di-

disposizione e

stribuzione dei rilievi rimasti, che chiararaente

—provata per

cosi dire



trovano

il loro punto di appoggio sulle rappresentanze che nel clipeo omerico sono contenute entro limiti di precisa forma architettonica.

Quelle di tal fatta sono

nel

medesimo

in pace, la cittä in guerra e VdXanj.

figm*ata nel segmento superiore

in

numero

Vedendo

di tre

dunque

:

la cittä

la

a sinistra, la terza quasi nel

prima mezzo

del segmento inferiore, e pienamente presumibile, che nel segmento superiore a destra fosse espressa appunto la cittä guerreggiata.

Cosi cotesti tre recinti formavano

come un

triangolo, intorno al

quäle s'aggruppavano tutte le altre

rappresentanze. questa opinione sembra opporsi la circostanza che il guerriero rimasto presso la fiattura del segmento inferiore debba pure

A

appartenere al complesso delle scene della cittä in guerra, essendo altrimenti in sommo grado improbabile, che la pugna, che si fa intorno ad essa, s'estendesse dal segmento superiore all'inferiore senza riguardo al listello orizzontale che difficoltä confesso

li

separa. Dinanzi a questa

francamente di non poter dare una spiegazione mi abbandono ad ipotesi mal fondate.

soddisfacente, quindi non

In ogni caso parmi che delle corabinazioni precedenti

risulti,

nostro artista abbia conosciuto soltanto il contenuto dello scudo omerico senza indovinare la composizione dei soggetti e quindi nel farne la ricostruzione si sia contentato di far spiccare i punti che a lui parevano piü salienti, subordinando ai medesimi tutta la composizione. che

il

In quest' opinione ci confermiamo considerando tanze descritte da Omero, che di certo non erano superficie convessa del nostro scudo;

cioe

le

le

rappresen-

scolpite

figure

suUa

dell'Oceano,

del mare, del cielo, della terra e delle costellazioni. L'orlo stesso del rilievo potrebbe significare il fiume Oceano, che nel clipeo omerico scorreya presso al cerchio estremo (v. 607-8) : sebbene il fiume non e affatto espresso artisticamente. Nemmeno il

mare

e rappresentato.

II

cielo e

indicato

con

due rappresen-

trovano sul lembo del clipeo e che abbiamo giä di ma non ancora spiegate. II quadretto superiore, accennate sopra tanze, che

si

197

LO SCUDO DI ACHILLE

quasi a metä conservato, rappresenta una quadriga volta a destra e guidata da una figura involta in una veste svolazzante e coro-

nata di raggi trante anche

e quindi il Sole, che dalla direzione del carro, en-

;

un

sulla superficie convessa dello scudo si deduce

po'

sia espresso al tramonto.

presentata la

Luna

Dalla parte opposta verso sinistra

sorgente nella quadriga

;

presso di essa

si

e rap-

scorge

un'altra figura, forse l'auriga.

Ma

se queste due

corrispondenza

colle

ultime

parole

di

rappresentanze stanno in esatta Omero, la cosa non va cosi ri-

nävra rd T0i>Qav6g sareq ävonai etc. costellazioni indicate da Omero l'artista

spetto a Tcl reiQsa

Invece delle

eviden-

temente ha voluto figurare intorno allo scudo i dodici« animali dello zodiaco. Perche quelle sei prominenze quadrangolari ricordate di sopra, che si trovano fra Torlo e la superficie convessa dello scudo, non ayrebbero ragione di essere se non servissero alla

rappresentanza dello zodiaco. Nei due rettangoli superiori siano abbozzati il capricorno e lo scorpione. Finalmente e da osservare, che l'artefice del nostro

mi pare rilievo

non ha ideato la terra come un globo, posta col mare e col cielo in mezzo allo scudo, si bene come un planisfero, come il campo sopra cui distribuisce i soggetti partitamente descritti da Omero. Nel che si trova con lui d'accordo anche Filostrato il giovane,

che nella descrizione della pittura riproducente il clipeo omerico di Achille [Imag. 10, p. 125 ed. Welcker) interpretö il concetto di

Omero

nella stessa maniera.

Giä quest' ultima particolaritä dimostra chiaramente, che tefice del nostro rilievo condivide idee

speciali

l'ar-

dell'epoca greco-

romana, cosa che diviene anche piü manifesta confrontando

le altre

antiche riproduzioni dello scudo. 11 riscontro

piü stretto

e

dato dal frammento cosl detto Sai-

tiano delle tavole iliache (Jahn, Bilderchron. tav. II B. cf. p. 20). Nel mezzo di esso si vedono le tracce della cittä circondata dalle

un gran clipeo rotondo sostenuto con ambedue le mani da una donna probabilmente 'Tetide. Disgraziatamente ne rimane soltanto una metä. Nel centro di esso si vede mura, piü alto

e figurato

Gorgone come per solito s'incontra in questo scudi greci. Intorno a questa testa sono poco chiaramente luogo negli da Vulcano figurate le diverse scene che Omero immaginö scolpite

una gran

testa di

198

P.

sullo scudo di

Si

Achille.

BIENKOWSKI quattro

distinguoQO

presentano non giä in cerchi concentrici

appunto come per

ma

solito sulle tavole iliache.

sono piü riconoscibili

in

segmenti che fasce

si

orizzontali

Le rappresentanze non

si scorgono edifizi e figure; il segmento ad un ma niente piü. 11 marmontuoso paese superiore somiglia ornato da uno scudo e zodiaco, Queste particolaritä gine dello ;

bastano per stabilire che anche qui non si tratta di una ricostruzione dello scudo di Achille nel seuso dell'arte dell'etä omerica,

ma, come pel nostro

una riproduzione

rilievo, di

aflfatto

libera ed

esteriore dell'argomento.

Allo stesso risultato

pompeiana

Bull.

1862

Pomp. 1862

una pittura

tav.

6 p. 13,

97, Heibig Wandgem. p. 289, 1316). ove in fondo lavorano i Ciclopi;

p.

Vulcano nella sua

scavi di

d.

(Fiorelli, giorn.

Kiessling Ivi e

ci fa arrivare 11 confronto di

ofißcina

esso e in piedi innanzi a Tetide assisa, alla quäle mostra lo scudo di Achille poggiato sovra l'incudine.

una

Accanto alla dea sta seduta

una verga le addita le merascudo medesimo. Questo e, come il nostro rilievo, cir-

figura muliebre alata che con

viglie dello

condato a guisa di Corona coi segni dello zodiaco. In mezzo vi sono artificiosamente dipinti due serpenti ovvero dragoni che si attorcigliano e due cani, quindi le costellazioni non indicate nella descrizione omerica, ma ben notegiä dai tempi piü antichi (cf. Jahn 1.

c).

Lo

stesso

argomento

rietä e pure eflßgiato e

ma

senza Ciclopi e con alquante vache finora non

in altro dipinto pompeiano,

X 18, Heibig 1. c. p. 289, donna alata una trombetta invece

accuratamente pubblicato (Mus. Borb.

1317). Ivi e nella

mano

della

della verga e lo scudo mostra due serpenti in trecciati.

Ommettiamo

altri monumenti, dove lo scudo di Achille e privo di ogni rappresentanza o ha un semplice segno figurato. Siccome pure troppo dovremmo dilungarci se volessimo dimostrare con altri monumenti

quanto l'ornamento dello zodiaco fosse comune e caratteristico negli scudi dell'epoca greco-romana, ci contentiamo quindi di rimandare il lettore alla raccolta fattane

Prima

di parlare

della

da 0. Jahn in Büderchron. faccia

posteriore

del

p.

20

sg.

nostro rilievo

conviene dire poche parole sull' altro frammento di scudo raffigurato suUa nostra tavola VI. Esso e in palombino e proviene da scavi ro-

mani ma da luogo incerto. Fu donato al Comune dal comm. Castellani nel 1874 (cf. Bullett. della comm. avch. comunal. 1874,

199

LO SCUDO DI ACHILLE

sembra perö non

elenco),

perche ne

il

Gatti ne

sia stato esposto

prima dell'anno 1882,

Garrucci ne hanno fatto menzione. Dimen-

il

m. 0,13X0,10. Le rappresentanze sono anche qui

sioni:

l'uno

e l'altro

corre una

divise in due piani

fascia relativamente

stretta

senza

e

fra

iscri-

Nel piano superiore vediamo sul listello, che serve in qualche modo come sostruzione, le mm*a della cittä con sei torri. zione.

Le mura sono munite

di

cornicioni

basamenti,

merli, le

e

sono di due piani con due finestre nel pianterreno e secondo piano, con una nel primo. Quattro torri sono rotonde, due di mezzo torri

fra le quali e un'alta porta, quadrate.

Nel piano cola,

cioe

inferiore si vede

il

residuo della stessa scena agri-

che pure sul framraento maggiore occorre nello stesso luogo, un carro tirato da due buoi davanti ad una edicola. 11

ha due ruote piene {tympana) e la cassa Consta di quattro pali verticali e due traversali ed ha un fondo solido, e quindi un plaustrum. Esso e efßgiato un po' in prospettiya, vedendosi una carro

parte della parete posteriore. E ricolmo di covoni e sopra vi stanno in ginocchio due figure, inchinate molto verso destra, che caricano

frumento che un uomo a destra va

porgendo. Innanzi ai buoi aggiogati e in piedi rivolto verso destra un uomo vestito con corta tunica a maniche e con calzoni, che si accinge a guidare il il

carro tenendo le cane.

A

mani

all'altezza del

con

alta

cornice frontale e ornata di dentelli

destra di questa scena

babilmente una quercla.

Ad

che due uomini vestiti con quarti.

gamba

Piü

si

;

il

quadrangolare. La frontone di una ghirlanda.

vede la cima di nn albero, pro-

esso e appeso

tunica

un gran pezzo di carne,

succinta si

uomo vestito di clamide marmo apparisce un piede di

destra d'un

fuor di dubbio, che la

im

una edicola sacra

porta

in alto quasi sospeso nell'aria

la frattura del

E

ai suoi piedi e

timone;

sinistra e rappresentata in prospettiva

con tetto a schiena d'asino e

A

loro

stanno scorge

tagliando in il

corpo e la

svolazzante; presso un'altra figura.

prima scena apparteneva

alla rap-

E

quindi molto che la sia stata uguale di probabile, disposizione questo esemplare

presentanza della raccolta, l'altra alla ciclica danza.

almeno simile a quella del frammento descritto in primo luogo. Certo tutto lo scudo era molto piü grande e l'esecuzione molto migliore, favorita anche dal materiale piü tenero e fino.

200

BIENKOWSKI

P.

Xel rovescio di esse,

incisa

e

ambedue

di

una

le lastre, cioe sulla superficie

forma

la cui

figiira lineare,

plana

frammento

sul

maggiore si puö ricostruire, ma non giä sul frammento minore. E questo un castello merlato o piuttosto un'ara con basamento a due gradini e con due acroteri, che divisa in

614

si

tava «na lettera. Ora v'e sul

dubbio

che

non questo

lacuna

sono

tutte

un

sia

mezzo.

Era

dei quali por-

ognuno

marmo una

sinistra e le lettere nei quadretti

tutto ciö e fuor di

nel

congiungono

piccoli quadretti o cassette

per

rottura a

leggibili.

semplice

Con

giuoco

alfabetico {v. tay. V).

Sul frammento minore erano soltanto, come credo, 29 lettere che formavano secondo

GeodwQriog

\iyiXXeioc,

Le

lettere del

Idamg

role:

disposte in

rj

il

mio supplemento

la

leggenda: {'Aanlg)

T(£%vri).

frammento maggiore sono 31

'J/tAAj^oc

QsodMQTjog xaO^^'OiirjQov.

modo che danno sempre

le

e

Le

formano le pa-

quali lettere sono

indicate parole leggendo in

varie direzioni, a destra a sinistra, di su e di giü, parte in linea verticale, parte orizzontale; purche si prenda per punto di partenza A, che si trova nel centro della figura ed e come la chiave dell'enimma. Questa leggenda ci permette di supplire con tutta certezza l'iscrizione incisa nell'altro lato della pietra ed ora in parte

monca.

Un

note^olissimo confronto a questo giuoco di lettere e di parole si ha nel frammento di tavola iliaca, giä a Verona ed ora a Parigi (Jahn Büderchron. tav. III c^ c^). Quivi nella parte anteriore "iXiag

sono

figurate

'0{i.irJQoi))',

alcune

dräti somiglianti a scacchiera

donde

scene

deU'Iliade

ha una

coll'indicazione

serie di piccoli

qua-

ognuno dei quali coUa propria

let-

la faccia posteriore

tera, raccoglie intera l'iscrizione &€oSo)Qrjog r)[]<] n'x^'rj ripetuta piü volte in varii sensi. Coll'aiuto di questa leggenda e stato si

sagacemente supplito dal Lehrs il distichon, che si legge nella tavola iliaca OsoS^ügeiov f.id&€ td^iv "^OfjirjQov etc. Un altro esempio di simile giuoco alfabetico dell'anno 324 d.

Cr. si ha,

come

fe'

notare

il

de Rossi

(oss.

a Gatti

1.

c), in

due quadrati di lettere in musaico nel pavimento della basilica di Orleansville nella Mauritania Cesariense (C. I. L. VIII 9710, 9711), dove si leggono, partendo dal centro e percorrendo in qualunque senso le linee, le medesime epigrafl {S)ancta eelesia e {M)arinus sacerdos.

LO SCUDO DI ACHILLE L'iscrizione che

si

trova al disotto della predetta ara in ca-

ratteri assai piü grandi supplita,

un

201

come

altro giuoco alfabetico, leggendosi

vede a tav. V, contiene

si

da

a destra come

sinistra

da destra a sinistra U'Q€ia leget : antisiita

secondo la

antistiti,

gola prescritta sulla tavola presse lahn-Michaelis tav. III

re-

c. 2.

Quanto all'artista Teodoro basti rimandare il lettore a ciö che ne hanno detto Brunn (Gr. Küastlergeseh. II 255 sg.), Michaelis {Bilder ehr. 91 sg.) e p.

Loewy {Inschriften

griech. Bildh.

300).

Ma la opinione loro, che Teodoro fosse piuttosto un grammache tico suggeri l'ordine delle rappresentanze, devesi secondo che io penso col Kobert {Hom. Becher p. 67, a 10), correggere in questo senso, che egli sia stato realmente un artefice, scultore o pittore e che alle sue opere originali si riferiscono, piü o meno direttamente, le tavole iliache che portano il suo nome, o quelle

che ne sono semplici copie. Perche

noi non

abbiamo alcuna

ra-

gione sufficiente per restare nell'opinione, che tutta la serie delle croniche figui-ate greche provenga da un unico artista. E non e inutile

rammen tarsi, che

finora apparvero col

tanto rilievi con rappresentanze, che

La maniera

si

nome

di

Teodoro sol-

riferiscono alle favole troiane.

con cui generalmente sono condotte tutte le altre croniche, deve ripetere la sua origine piuttosto dallo studio di un medesimo indirizzo artistico che non dalla artistica

identitä dell' artista.

quasi

identica,

Dalla diversa grandezza dei fraramenti del di Teodoro poteva es-

clipeo di Achille consegue, che l'originale sere ancora piü grande.

Finalmente ecco una conclusione, che caratteri con cui sono incisi

i

versi di

si

deduce dai minutissimi

Omero. Come

si disse, essi

sono illegibili ad occhio nudo. Ora se iscrizioni per solito piü nettamente e in maggiori proporzioni incise, che si trovano sulle altre tavole,

non escludono la

possibilitä,

che

esse

fossero destinate a

render piü facile ai giovinetti l'intelligenza delle piastich e rappresentazioni cavate da Omero, e evidente che noi dobbiamo guardarci dal giungere ad una simile conclusione relativameiite al nostro mio avviso tutto questo genere di piccole sculture e nato

rilievo.

A

dalle scherzose esercitazioni artistico-letterarie dell'epoca ellenistica e greco-romana per quel capriccioso gusto che dovette esserle particolare di riprodurre tutta la serie delle favole trojane e simili

202

P,

BIENKOWSKI

sopra ristrettissimo spazio e in lavori accessibili a qualsiasi prezzo, senza perciö prefiggersi lo scopo di un determinato risultato pratico. Cosi le cosi dette croniche figurate furono gib, nell'antichitä stessa semplici rilievi da gabinetto e dovettero originalitä

e

al

loro

costo

moderato,

se

soltanto alla loro

furono

particolarmente

predilette e divulgate nell'epoca greco-romana.

Delle dieci colonne, in cui era distribuito primitivamente il relativo al carme omerico sono rimaste soltanto le cinque

passo della

metä destra

soli dieci yersi

e parte della sesta, la

prima delle quali contiene

(483-492), la seconda ne conta dodici (493-504),

la terza quindici (505-519), la quarta tredici (533-545), la sesta

non piü di dodici (546-557). Soltanto la prima, seconda e quinta colonna sono intere, la terza e quarta sono manche, perche l'orlo della pietra e stato danneggiato in due luoghi ('). Perciö andö perduta la fine di molti versi nella terza colonna e il principio di molti altri nella quarta, nonche in questa due versi interi ; inoltre esistono lacune nel

mezzo

dei

versi,

terza colonna. Della colonna sesta rimangono di

versi che

segnatamente nella soltanto frammenti

non ne offrono nemmeno la metä.

Le colonne

si seguono le une accanto alle altre i versi sono esattamente uni altri e sono scritti con lettere sotto posti gli gli piccolissime quasi invisibili all'occhio nudo, ma tuttavia incise con ;

gran cura. Le linee dei versi sono diritte e parallele, le une alle altre come se fossero scritte realmente sopra linee, delle quali io perö non ho potuto scoprir piü traccia alcuna. Accenti, segni divisori di interpunzione, spirito debole non appariscono punto; lo spirito grave invece colla forma piü recente (') si trova soltanto nel principio di tre versi (547, 548, 551), e una volta nel mezzo dei verso (554) (cf. Kühner, Gr. Grammat. I^ p. 318).

Confrontata con il testo commune di Omero, qual'e dato nella edizione critica di Nauck, troviamo nel nostro nuovo testo le se-

guenti varianti: Garrucci nella sua copia da per intere

le colonne terza e quarta : disegno di Garrucci la riproduce giä esattamente. Circostanza questa che pu6 darci un'idea della giustezza delle osservazioni sue e tenerci per iscusati se noi non facciamo conto della sua {})

ma

la rottura e certamente antica e

copia, la quäle dei resto

Omero.

non conosce

il

lezioni diverse

dal

testo

commune

di

203

LO SCUDO DI ACHILLE

483

485 rigea, sopra il secondo o un accento presso a poco della ovQarog posto forma o, MQiwrog, 488 xanoiwQKtncc, 491 tri, /xegga, iXanivai, 492 vvfi(fai, 493 ara AZ/////'^2 dvfjLevaiog ecc, 496 idrafisvai V.

486

etc.

fUfievYcciare^r^x

in

e forse

da lüTafievoi

correzione col

H, 497

499

ä7i:o(p^i[i8vov,

XaoiSiv

EKASTl

tiqoO^vqoktiv,

,

ayogr^

498

vixog,

,

erixsov,

oqcdqi,

T

del

legatura

€iv//(x,

500

dr^iAWTtKfQccvßxwv, 501 öeisa^rjv, PlTAi» (=; Tuao), 505 ri€QO
con tutta la parte destra della terza colonna e con la parte sinistra della quarta. Un' altra piü piccola lacuna ha divorato gran

510 rev^gsai, acfiai 513 otJ//////// xrr^tf«////»', STxriQat XUl VTIO^ OITS 515 QV 514 OTTO, T(X (flXui VTj na xai ol 516 51 7 et listidavsQu r^g e(fiv(o 518 x 519 a övfg, 520 o^i(fg)i
parte dei versi ogg.

511 navr/lö .

.

.

.

.

.

.

,

.

.

.

.

.

.

,

.

,

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

,

.

.

.

.

.

,

.





.

^

.

,

.

.

512

,

.

.

.

.

.

.

.

.

^

,

.

.

.

.

.

.

perduto, 529 .... e (finale), 531 sgg. perduti, 534 sv^siriaiv^ 537 €iXxs, 538 i[iad€xccfi(fcofioi(Ji6a(pwiJio((fi6acf^oTiov, 539 wq-nsg, 540 TsaXXriXcov xaTatsd-vrjOTag 541 r/jor, 544 otJOHOÄPE546 ZTPE^AZ fxomtro ecc. 545 rof///////EniTOCEPZI ecc. ,

,

.

,•

doax£vavi]Q8ni

.

.

.

.

,

.

.

;

perduta la maggior parte destra

essendo

548 ?y dsiieXaivsr 547 Uiisvoivsioioßa soltanto sri^eir, conservato 550 %Qvairi7i£Q£o 553 552 Sgayfiara 551 rjiiwvo^L aXXaSaficc 557 o'x?^ 555 naiSsg 556 aCneq 554 T(>fg «(Tra della

sesta

colonna,

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

,

.

.

si

.

.

.

.

.

,

.

,

possono

.

.

.

il

piü antico non va

oltre

il

.

.

,

,

,

o per partico-

spiegare

grammaticali o per semplici

errori.

Ma

secolo decimo,

i

per co-

abbiamo

trovano alraeno in parte i medesimi loro frammenti, cosi nel papiro del secondo secolo a. Cr.

anche alcuni papiri, dove i

,

riscontro di esse bisogna rammentarci, che oltre

dici, dei quali

versi o

.

,

.

Queste numerose varianti

un miglior

.

.

,

laritä ortografiehe o

.

.

549

si

Tebe

trovato da Battisier nella necropoli di

adesso nel

Museo

di Parigi e pubblicato

II 343) leggiamo anche

i

frammenti

da de

dei

v.

in Egitto

conservato

{Oeuvres 475-499, 518-535, etä di A. C. Harris 'Lo'ng^QxiQx

544-561; poi in un papiro della medesima i vv. 311-617, dei quali perö soltanto i due primi

e

i

due ul-

204

BIEXKOWSKI

P.

sono stati letti e pubblicati neWArch. Zeit. 1849, p. 93 un palinsesto siriaco di Cureton (London 1851) del sec. VIVII di Cr. anche 10 versi della descrizione dello scudo, cioe 488-

timi

;

in

492. Finalmente ulteriore riscontro

frammenti dei quali si trovano (cf. Robert p. 8-20

i

sea,

dato dai 28 versi dell'Odis-

e

iscritti

merische Becher riliade A, che

Fra di

si

le particolaritä

nel sostantivo

Ho-

tav.

IV

cf.

E,

p.

ortografiche vanno

62).

notate

in luogo

r^

541, nell'aggettivo Q^odoaqrpq nel roper si in xio^a 485, iXanivai 491, iv 497, 497, oqwqi 498, svoisov 498, ttiuq (= iri^aQ) 501, laro 509,

Bi

vescio dei rUievi vixoc,

Tt/(og) 514,

vriov

i

;

euiTa 527, ipa 538, XQvOiri 549, o^t(ag) 551, rqig spiegano con lo jotacismo, che co-

Tiitti questi particolari si

554,

mineiö a diffondersi giä negli Ultimi secoli

meno

piü (ef.

sui cosi detti

e dagli otto versi del-

leggono sul terzo frammento parigino delle tavole

Jahn Bilderchr.

iliache (0.

sg.),

in tutti

'i

papiri

conservati

La Roche Hom. Textkritik 435

Gymn. 1866, p. 91

e

a.

Cr. e che

dall'epoca

si

trova

greco-romana

154; Zeitschr.

f. d. österr.

sg.). Specialmente leggiamo rixoq

497 anche

papiro (Longperier Oeuvres II 343), sidvtr^iai 482 nel palinsesto di Cureton (cf. Bekker Hom. Blätter p. 116, La Roche nel

Battisier

Hom.

Textkrit.

Harris

(cf.

p.

455),

oiqxi^

e

La Roche Hom. Textkr.

vr](posl7toa

616 nel papiro di « coppe ome-

p. 446). Sülle

riche » non si trova ancora esempio di jotacismo all' incontro e molto frequente suUe tavole iliache, segnatamente vedi nel terzo frammento parigino oidifirrovds A 425 (cf. Michaelis Bilderchr^ ;

p.

78).

Assai raramente

si

ha sul nostro marmo o invece w ro 508. :

xaTUTs^vrjorag 540. Piü spesso troviamo questo cambiamento nei versi di A nel terzo frammento parigino; cf. oxvitoqoiöi 421, 6odsxarrj 425. II jota

muto

e

omesso ordinariamente nel nostro marmo, come

nel frammento parigino e nelle altre tavole iliache

Küher

(cf.

Michaelis

Gr. P, 183); e rimasto soltanto nel dativo del singulare avvrii 542. Questa inconseguenza nella omis-

Bilderchr

p. 78,

sione dell'

i

riche

»

(cf.

G^r.

muto si puö giä osservare nei versi delle coppe Robert Hom. Beeh. p. 10 e 13).

commune

(cf.

ome-

ommessa in «'/«ryCtr 534 Kühner Gr. Grammat. P 291; Gom-

L'assimilazione delle consonanti e contro l'uso

«

;

LO SCÜDO DI ACHILLE

205

perz Ber. d. Wien. Akad. Bd. 83, 87) e seguita in f /i. ju«v 483, ll€Q

QU 491, II V

P

sparito

(cf.

Kühner ;

ev^ aga 521-522.

L'elisione dentro

Gr. Gr.

digamma

:

ßQoroiai

:

507.

ttqo^vqoktiv sxaarrj 496, ücpiüiv sixs 520 all' innella fine del verso e della proposizione alla vocale

87)

manca

contro finale

fJL€(T(fOl(n

paragogicon e posto davanti al

P

Gr. Gr.

S}1

232)

versi

i

(cf.

La Roche

ff.

T.

396, Kühner

Ua&rjv 501 t« dXXrjXcor. grammaticali appariscono nelle forme Qqiwvoq

e espressa in a^ayco §h

I particolari

;

486, Sigicova 488 per Siagianog e Siagiwva di Nauck, ma concordemente con tutti i manoscritti e con Choerob. in Theodos. p. 281, 1 : TO^SiqioiV dvaXoyuiTSQOv ioti CvaxsXXün' xo i^cog naq Evqinidr^



o yäq

Kühner Gr. Gr.

ma

i'a^rjv,

yarii

libri

Kühner,

p.

avro

(cf. Ebeling Leo!. ffom. s. v., 309, 9); nella forma rja{-d-r^v) 517 invece di in concordanza col codice D e con Odiss. A 191, dove

i^srnvsv

7toir]TT^g

F

Zenodoto rjGxm, Aristarco rjCto (?) (cf. ZTow. s. v. Ludwich, Odyss. (1891),

slarai,

leggono

500; Ebeling

Z(9.2?.

;

ann. crit.); nella forma siXxe 537 invece

nel papiro Battisier per iffzrjxsi di Aristarco, 213 elXxsv l'aummento secondo il Didym.

J

xal al nXeiovg

Kühner 90 tivo

s.

(cf.

La Roche H.

v. klsXv).

AfiXXnog {adnig)

fano nel gr. (ed.

ner Gr.

Rarissima,

ma



corretta e la forma dell'adiet-

frammento minore. Ste-

del

Tesauro ne cita soltanto un esempio da Tzetzes Anecd.

Matranga) 18, 597 Gr.

:

T?yv "AxiXXsiov

daniSa (ma

Küh-

cf.

V

p. 450). Sbagli dello scarpellino nel nostro

hanno

slarrjxsi

quäle ommetteva

il

"AQiataqypg 'laxwg 238, Ebeling Lew. Hom. s. v.

T.

rovescio

sul

come

di ^Xxs

marmo non

tutti analogie negli sbagli di altri

sono

rari

e

frammenti omerici no-

minati di sopra. Infatti notiamo l'ommissione delle singole lottere vv(jL(pa 392, TtiaQ 501 invece di ttiqccq (lo stesso sbaglio si trova nel nostro verso citato da Apoll. Sof. 93, 2). Per sbaglio una lettera ö posta invece di altra in (^«)rt 515 invece di fierd. Su-

nKfqavaxwv 500, xevxqsat 510; due letcontro l'esametro e il senso in xairoiwQmra

perflua e la lettera q in tere sono intercalate

488 invece

di xal t'SiQicova o xal qi'SiQKova, che

Tutta una serie di errori

si

hanno

trova nel verso

538,

altri codici.

dove leg-

Qui abbiamo

1**

di

o),

giamo siixadsxaiKfdoiioKii da(fwiioiai dacpoTiov. una dittografia, 2° un omoiarcton, 3° o in (ponov invece

14

206

P.

BIENKOtVSKI

neir istessa parola invece di (o (cf. Madvig Ädv. crit. I p. 34 ; 40 sg. ; Iw. Müller Handb. f. Mass. A W. I, 229 sg.). Siccome in yarii altri punti delle iscrizioni ci sono correzioni 4''

10

ed emendamenti

anzi proba(cf. v. 488, 496, 544), e possibile, di che errori non direttamente bile, questo luogo gli provengono dalla incapacitä dell'artista, ma esistessero giä neiresemplare, che egli

aveva dinanzi.

Come sbaglio si deve considerare anche la lezione del v. 544 OIAOnOA'tEZTPEi-ASIKOIATO ecc. Lo scalpellino scrivendo la parola otzots scrisse per isbaglio l'ultima sillaba AH come se precedesse EflEI ; ma accortosi del suo errore lo corresse in tal modo

Chj

che aggiiinse alla^lettere giä incise le proprie lettere o piuttosto le aste orizzontali della sillaba, che avrebbe doyuto scrivere, for-

mando

una specie

cosi

di sigla che non

ha nessun

senso. Inoltre

tralasciö tre lettere nella parola seguente GtQexpavteq.

Nel

554, essendo rimasto soltanto

V.

natura della Variante e incerta.

554

ün

Un

il

verso

meno

strano

e

:

invece di stsv^\ v. 539

AI

V.

invece di kksts.

waneg 515 avsqag parimente

manifesto che

1'

si

avverbiale di jutra, e piü antico

Un

altro

in luogo

trova nel codice D, e

errore, nato dalla doppia natura,

lisxd e corrotto in

come

principio rqiaiora la

parimente corrotto in molti codici. cambio di sinonimi ha avuto luogo nel v. 483 ed-rix

in qiianto

e

il

eiTore sarebbe tanto

del

qui e

e preposizionale

marmo perche

in questo

(.leti.

mutamenfco di data antica

di ßoroiacv,

che tutti

e la lezione

codici

i

hanno

ßqoioiai 521

concordemente,

conosce da una notizia finora inintellegibile di Didymos la quäle si trova nei scholii del codice Veneto B (e del codice Townleyano) siccome nell'apografo Vittoriano (raccolti da Ludwich Arisi

starch. Textkritik p. 436).

Vi leggiamo: ßoroiai Sb yQuntsov,

oO-sv xal ßotrjQsg xctl ßovdvrj, e finora non si sapeva, contro quäle Variante la notizia di Didymos si rivolgesse.

Finalmente zione tutti

e

da notare, che

a7TO(f^c(jisvov i

v.

499,

il

nostro

accettata

marmo

presenta la le-

da Aristarco e data

il Nauck, proviene da Textkritik p. 435). nostro marmo sebbene debba considerarsi come

codici; aTroxvafisvov che approvö

Zenodoto In

nel

(cf.

Lehrs, Arist.

somma

il

uno dei codici piü antichi di Omero, non presenta alcuna Variante

207

LO SCUDO DI ACHILLE

piü importante e raccomandabile al testo di Omero, essendo in generale d'accordo con la cosi detta vulgata, in alcuni luoghi se-

gnatamente col codice D (cf. vv. 507, 517, 553, 554), nendo da un esemplare corrotto. Kispetto ai particolari s'avvicina di piü alle altre tavole iliache p. 79), con

cui

specialmente

il

congiungono anche

lo

carattere quasi

corsivo

proTe-

ortografici

Michaelis Bilder ehr.

(cf. i

e

particolari lettere

delle

paleografici,

unciali

nei

Omero. Per quest' ultimo rapporto l'affinitä sua con esse grande da dover ritenere che anch'esso provenga dall'epoca

versi di

e cosi

medesima

cioe dal

primo o secondo secolo

zioni

ben chiare

e

deir

A

e

il

Le

singole lettere

riccio della lettera

angolare



E

infatti questa

carattere delle iscri-

EKASH,

P

e

hanno

la

forma piü lunga

quadrato, e l'asta

trasversa

quest' ultimo particolare apparisce giä nelle

iscrizioni del terzo secolo a.

nel V. 496

il

distinte tracciate sotto l'ara e sul listello oriz-

zontale del rilievo.

che larga,

Cr.

d.

conclusione viene corroborata se esaminiamo

Cr. Parimenti la sigla che

e indizio di

epoca tarda

(cf.

v.

si

scorge

544).

P. BlENKOWSKI.

DELLE TAVOLE LÜSORIE ROMANE

La mia ner Studien

raccolta (^),

scessi ritalia

di tavole lusorie

romane, inserita nei Bon-

era nella sostanza compilata,

e^ßoma. In questa

cittä

cipale del ritrovamento di dette tavole, io

pletarne e

condurae a termine la raccolta.

un buon numero

lezione di

:

fui

Ne

ch'io cono-

prima

specialmente,

luogo prin-

grado di com-

in

verificai io stesso la

di alcune inedite o finora poco conosciute

parlai all'Istituto archeologico,

nella seduta

del

7

marzo 1890.

E

sono grato che siano state poste a mia disposizione per codeste aggiunte le Schede del Corpus. Ho preposto alcune aggiunte e correzioni alle tavole lusorie giä pubblicate.

Nota ai^nn. 1-12.

I versi dei

duodecim sapientes

si

trovano

conservati in non pochi manoscritti. Lagrafia e la serie dei e spesso

valore. II

nomi

manoscritti piü recenti hanno ben poco Codej^ Palatinus (487, sec. IX-X) presenta le varianti

differente

;

i

perö

Aselepiades (perö nell'iscrizione f. 37 il genitivo Asclepiadii), EustedüiSj Pompeianus. In luogo di Maximinus si trova in altri manoscritti

Maximianus

e

Maximus,

e invece di

Vomanius anche

Nomanius.

AI

n.

13. Ciö che rimane di questa tavola, ch'era

march. Capponi, presso Vaticano. Eesta soltanto il

si

un tempo

trova ora nella galleria lapidaria del

sempeV /TABVLA) II

Marini vide ancora integra la prima linea.

(1)

Bonner Studien: Aufsätze aus der Altertumswissenschaft Reinhard

KekuU gewidmet

von seinen Schülern (Berlino, 1890, pag. 323 e

sgg.).

DELLE TAVOLE LUSORIE ROMANE

AI lettera.

n.

prima linea Johannes Schmidt non vide piü riconosce come fine del secondo verso Ü], come

18. Della

Dal calco

si

che puö essere stato PA, data la imperfezione

fine del terzo Pr^,

deUe

209

lettere.

Henzen trascrisse la tavola nel palazzo Kinuca Firenze, nel modo seguente:

AI cini,

n.

19.

L'

I

Vda V

S

y^

S

T V P I^

MERALA @ CANTa\ AVCEPS f^^ ACPTAT La

copia del Giorgi (Sched. Casanat. XVI), che vide questa tavola Roma, « appresso il sig. Cantoni», ha nel primo

nel 1746, in

SiVPlE. Era conosciuta anche al Bruzza, che spiega stupie con stupide (V. Bull. dell'Inst., 1871, pag. 69). Dallo stesso modello ripete il frammento sotto registrato al n. 54, di cui sarebbe

verso

stato impossibile

AI

n.

21.

il

supplemento senza

Anche questa tavola

l'aiuto di questa iscrizione.

si

trova nel palazzo Rinuc-

cini a Firenze. 11 verso 3, secondo la copia dello

riveduta,

si

Henzen, da

me

legge:

NABIGE SEELIX L'

E

sta in luogo di F, per errore del lapicida,

Giorgi (Sched. Casanat.

come avviene

spesso.

XVI) aveva letto:

NABICE SFELIX Quindi vengono ommesse le forme nabice e feelix

(cfr.

Bonner

Studien, pag. 227). AI n. 22. La tavola

si trova nel Vaticano (Galleria lapidadal Bruzzä presse F. X. Kraus, del fu ripetuta copia Lupi ria). der christlichen Alterthümer^ II, pag. 773. Realencyklopädie

La

AI rimane,

n. 25. si

Ora

sta nella Galleria lapidaria. Ciö che

legge, secondo la

mia copia:

ancora ne

MAX IHM

210

La

copia del Bruzza, nelle Schede del Corpus offre la lezione

al verso 2°:

LVDER.L NESCI3 AI

28.

n.

Ora

e nel

Museo

delle Terrae diocleziane, in

I^vbERE

AI

29.

n.

LEVADE

Roma

^

nel 1° verso c'e anche nella copia del de

Rossi (Scheda del Corpus). AI n. 31. La tavola e integra: i segni delle due prime linee constano di circoletti. II de Rossi ne curö una copia pel Corpus.

AI

34.

n.

Secondo la ripetuta indicazione dei manoscritti, valvas ecclesiae S. Anastasiae. Cfr.

l'iscrizione si trovava ante p.

Cittadini

e.,

{Codex Vaticanus 5253, come segue:

f.

183').

Detlefsen tra-

scrisse ciö che ne resta

I

due primi versi

rifcornano in ordine inverso al n. 69.

lusoria ricordata nella nota, che fu pubblicata

Annali

dell'Inst.,

1877, tav. FG,

nel selciato della Basilica Giiüia,

graphiea

AI sotto.

III, pag.

38.

n.

Per

il

Si

279;

cfr.

confronti

primo

n. 29, cfr.

inoltre il

il

si

lo

La

tavola

Bruzza

dal

negli trova sul Foro, scolpita

Jordan, Ephemeris epi-

n.

69.

frammento

n.

72,

pubblicato piü

verso io proporrei, malgrado la disposiziona

alquanto studiata delle parole, VICTOR, o TABVLA. AI n. 39. La tavola dal Museo Kircheriano passö a quello delle Terme diocleziane, dove io la copiai, La seconda parola del

primo verso lesse

e quasi interamente consunta e

PLENVS,

il

Mau AVREVS

;

svanita.

Lo Henzen

entrambi videro la tavola ancora

DELLE TA VOLK LUSORIE ROMANE

Museo Kircheriano.

211

Dressel infine opina che pote esservi Circus plenus e la formola piü in uso. Nel terzo verso tanto Dressel quanto io potemmo ancora ricono-

nel

II

stato scolpito Niari/iVS.

scere

prima

di

CIVIVM

sempre piü verosimile

AI pel

n.

cfr.

la

prima parola

SINNATVM Roma

presse de Rossi, latein,

destra

l'asta

supplemento

di

un'A, diviene quindi dello Henzen.

GAVDIA

40. Nel verso 3°, secondo la copia del Gatti, curata

Corpus,

mannus

il

di

si

una

legge

eVGENI. Per

iscrizione

sotterr. II, pag.

282

;

sepolcrale

la

parola

cristiana,

Schuchardt, Vulgär-

pag. 115. n. 44. II Muratori 493, 4, che attinge dal Boldetti, legge

I,

AI al verso

3*^,

MVMVRTV che

e

certamente erroneo. Anche

il

Bruzza

per filorum (Bull. dell'Instit., 1871, pag. 69). si e discusso piü volte. Cfr. p. es., Poinssot, Comptes rendus de VAcad. des inscript. 4^ serie, vol. XII,

prende

ßoro

AI

n,

48. DeU'iscrizione

1885, pag. 92. Si provarono a illustrarla anche alcuni etimologisti. il Breal tentö di spiegare l'aggiunta siauso con « dans le

Cosi

coin

i>

(da sinus e -rsum!); Revue archeol. 1888,

(Armellini, Cronachetta, 1888, pag. 185). AI n. 51. La forma gratica Sthefanus volte. P. es.

C.

I.

L. XI,

2583

si

II,

pag.

trova anche

243 altre

(epigrafe cristiana dell'anno 455).

Seguono le iscrizioni da aggiungere a quelle giä puhblicate. N. 52. Nella Galleria lapidaria del Vaticano:

VINCER'y^_y EFAT VS SB N SVS © DOCVIT

TABVLA Per

il

concetto

«

LVDERE

ha insegnato a giuocare, il tuo deanche il n. 15 {tessella-studium) e 16.

l'ingegno

stino a vincere »; cfr.

r~~^

ti

N. 53. vatic.



« Apud archiepiscopum Petrensem Ora nella Galleria lapidaria:

(tabula V__y DO CT ISV

»

Marini,

Sched.

MAX IHM

212

Del secondo verso

il

D N. 54.

il

scolpito sopra

Marini pote ancora vedere: J j

r\

V

'7

P

diocleziane,

u STWFKet O CANTAt ^ CKVvAt

auceps

19. Osserva la forma cappit, nel n.

N. 55. Nella chiesa di vatican.

r\ A.

un frammento del Museo delle Terme un gradino che serviva giä di sedile:

turdus merula

Cfr. n.

+.

52-1:1,

p.

224;

Giorgi, Sched. casanat.

s.

19 \_ca]ptat. Cecilia in Trastev^ere. Aldus,

Cittadini,

Cod.

vatic.

5253,

pag.

Codex 183';

XYI:

VICTVS u SVrgas LVDERE O NEscis DALVSO

v^V RHocM

Copia e supplementi sono del de Eossi, cfr. n. 31. N. 56. Trovato presso la via Appia « presse Tor Carbone L. Visconti, Giornale arcadico, 1856,

CXLIV,

"

pag. 53, n. 81.

IDIOT A O LEVATE DALVSO O RILOCV

Questa la copia del Visconti, a cui attinge zioni archeologiche di vario

Egli

completa

l'ultimo

la sola difificoltä sta nel trovare

Deve ben

Garrucci, Disserta-

argomento (Eoma 1864)

yerso

con

esservi stato il

I,

pag. 23.

KEDeas domum^ ma non

verosimile. Piuttosto con Dressel potrebbe

senso.

il

supplirsi

im

e

SEMPER

una sesta parola che si adatti solito /VDER(? nescis. Pare che

;

al la

tavola sia andata ora perduta. II Visconti la lesse presso Gio. Batt. Guidi, doye appuato la copiö nell'anno 1864 pol nel Museo Kircheriano dove il Mau e lo sero. I tre Ultimi perö

non distinsero

il

Forcella;

passö

Henzen la trascrispiü nuUa del terzo verso.

DELLE TAVOLE LUSORIE ROMANE

N. 57. TroYata presse la via Clodia lastra

marmorea

«

213

In un frammento di

vidi queste poche parole tronche »:

^KlLOcu luderE ^^ N E S C 5 vicius __y^^^ RECER^

da lusO

I

K. Garnicci, Dissertazioni archeologiche, I, pag, 23. Se la copia e esatta, recere deve spiegarsi come forma dialettale.

II

Garnicci cita a conferma la forma epigrafica RORMITIO. si trova spesso R per D, cfr. Schuchardt, Vulgär-

Nei manoscritti latein, I, pag.

puö e

citare

IRVS

141

37-73. Per la parte

e III, pag.

FERELEZ

epigrafica si

presse Moramsen, Inscr. regni Neapol. n. 6700,

presso de Kossi, Inscr. Christ.

esempi incerti. N. 58. « Nella chiesa di

I,

n. 48,

per tacere d'altri

Giacomo a piazza Navona

s.

idiota

r

e c e

»:

de

LVDERE © NESCIS DALVSO O RILOCV Copia del Bruzza. N. 59. Albano Laziale. Lanciani, Notizie

degli scavi, 1889,

pag. 227:

ludEKE O ^^scis

idiOTKp^'r ecede

N. 60. Frammento appartenente alla catacomba di Domitilla (Scheda anonima del Corpus):

N. 61.

«

Äpud

LV'idere

nescis

'Da\Iuso

ri locu

discalceatos

Migliore, Codex vatican. 9143.

cani

11

Marini:



Teresianae familiae 'patres » ^ In viridario Musei Vati-

214

leba te BICTm_s_ ^, ri locu (dalvso

vNIAMA II

fit .)

Marini non distinse piü il 1° verso; nel 2° il Migliore legge Q,, cosi pure A. S. Mazzocchi, Sched. neapol.

DALVCO

N. 62.

Roma

«

In Noto presse

il

ed estratta da cimitero

".

barone di Fargione, mandatagli da Marini.

S

recEde

VICTVS Codesta

una

e

N. 63. canae

e

II

de

C.

b.

Roma

furono traspor-

L. X, 1088*, 420.

I.

Rossi

eoemeterio

frammento

da

delle molte iscrizioni, che

tate in Sicilia. Cfr.

copiö

«

in horreis

Saturnini sub

bibliothecae

vinea

Gangalandia

Vati»

il

:

BICTVS "^^RECHDE N. 64. Treveri, « Spieltafel aus weissem Marmor, 0,42 breit, 0,39 hoch ». r. X. Kraus, Jahrbücher des Vereins von Alterthumsfreunden im Rheinlande 68, pag. 52. •



Mancano maggiori N. 65.

De

LVDERE ETDARE

particolari.

Nel pavimento di

s.

Maria

in

Rossi, Bull, di archeol. crist. 1875, pag.

Castello

87

a Corneto.

:

LVDER^ N. QQ. Roma, via Flaminia. Notizie degli scavi, 1888, pag. 502, n.

159; Bull. comm. archeol., 1888, pag. 474:

lyDE're

nescis

DELLE TAVOLE LUSORIE ROMANE

215

N. 67. « In hört. Monast. Petri in Vinc. Litteris sequioris aevi atque ad eas quibus Chrislianorum inscriptiones constant proxime accedentibus » Codex Chigianus, J. VI. 205, f. 90. .

VDACE /^^DERE

a

A LVSORE

M

NESCIT VOCA REQVIRG

AI verso 3°, la prima parola e forse [re]voca_, da cui dipende come oggetto Yaudace{m) lusore{m) del P verso. 11 verso 2° sarebbe parentetico. N. 68. « In Thermis Antoninianis. Litterae inscalptae ingenti tabulae marmoreae in pavimento olim sed adeo detritae, ut divinari potius quam legi potuerint. alia manu ingens phallus inscalptus est

LVDERE



Super ipsas "

litteras

ab

:

NESCIS

PERDISnpLORAS VINCIS

GAVDES

Copiata dal de Kossi. Cfr. n. 34 e

il supplemento. N. 69. Koma, al Foro, sopra un gradino della basilica Giulia

I

Supplement! sono dati dal

n.

34

vincis gaudes

:

\

:

perdis ploras

E FEDER clamas. N. 70.

Romae

reperi scriptum epigramma istud in quadam petra noviter invenia sub terra et ad alia jam opera de stinata. Quod quia vidi in brevi periturum de marmore^ iudi«

cavi non pereundum

de

carta-K.

Jucundus, Cod. vatic. 3616;

Gruter, pag. 928, 11 (ex Mazochio):

CRESCO PER CREPAS GAVDEO PER PLORAS INVEDE MORERE •









MAX IHM

216

L'iscrizione si trova piü volte ricordata nei manoscritti.

Barberiniano

XXX, 136

vi e a

trovato a Marino nel Latio viso che si II

PER

nelle

f.

Nel codice

Discorso sopra

l'epitaffio

della penna del Torrigio. Egli e di avtratti nella nostra tavola lusoria di un'epigrafe sepolcrale. »

come giä

ripetuto piiö indicare,

schede del

cui trattö

86 un

«

il

Corpus,

Brazza (Annali

sotto diverse forme

lo

de Eossi ha osservato

il

scioglimento

dell'Inst.

(Feie

un monogramma,

di

1877, pag. 58), che

si

di

presenta

Questo disegno serve, p. es., come ornamento della tavola lusoria n. 34 (Cfr. Bonner Studien

pag. 230)

;

simili).

in un'altra tavola (n. 76) per indicare dotti

i campi per il non vedono an-

Quanto allagiusta interpretazione, Di recente Charles Eobert nelle Melanges d'archeoi

giuoco.

cora chiaro. logie

44

et

sgg.

d'histoire

ha

scritto in

{Ecole frangaise proposito

{>t

de

Rome) 1877,

Je crois que la sigle

pag.

42,

i a rap-

port aux rScompenses en argentj ou praemia » ). N. 71. Eoma, via Latina. E. Garrucci, Dissert. archeol.

24

Bull. dell'Inst., 1857, pag. 182; Fortunati, Eelaz. p. 3):

pag.

(Cfr.

I,

1859, pag. 99;

oooooo 'j oooooo LATINA e GAVDES oooooo n oooooo N. 72. Catacombe di Callisto:

luderjE

tabula

vict\OK

j^\niadet

..^ sempeK co

AM\ieis

Copia del Bruzza. Cfr. n. 38 e il supplemento. N. 73. Dalle catacombe di Callisto, oggi nella Gralleria pidaria

:

Iva ^^ (pASTOR fPOLLVX

V

vv V

V

® ///®^o^o/

SIRICE^

la-

DELLE TAVOLE LUSORIE ROMANE TJn nesso logico nelle parole non terzo

verso a destra

spazi.

Nel primo verso a

vi sono

sinistra

deve ricercare. Nel primo e special!, per marcare gli

si

dei

217

segni

VAL

II

Muratori diede in luce

questa tavola, con l'iscrizione mutila (1850, 2); plü completa la pubblicö 11 Passionei 133, 44.

N, 74. Roma, nel Museo lateranense. Amati, Codex vatican. 9758,

f.

2.

tan EV(3 ßlCPÄQ O SLVDE Q (^PALER""^--

sie

ÖQ6VOS_.—^TVS-IS{3

Cosi nella copia del Dressel, che concorda con quella dell' Amati. si e corretto il segno in ^ che doveva stare

O

Nel verso 3° avanti lo S. verso

1**

E

ricavarne

difficile

pensare,

come

il

un concetto logico:

si

puö

Dressel, a Paler[f\ane {Baleriane,

leriane). Nella seconda linea si discerne lüde:

al

Va-

la

parola preceII Bruzza pare accenni a

dente forse doveva cssere vi{n)cas (?). questa tavola, quanto nel Bull, della commiss. arch. 1877, pag. 88 parla del nome di un Valerianus che occorre in una tavola lusoria.

N. 75. Roma, Campo Verano

(?)

:

©0©©[email protected] Tratto dagli Atti della commissione archeologica (18 aprile 1873). Si legge: Sadaeas. N. 76. Roma, nel Tabularium:

Copia dello Henzen. Cfr. Quest'ultima tavola alla Serie abbastanza

n.

70 con

ci indica in

municipale

la nota.

certo quäl

numerosa di quelle tavole

modo

lusorie,

il i

passaggio cui campi

MAX IHM

218

giuoco sono rappresentati, non piü da lettere, ma da segni a hanno del resto ben poco di notevole;

il

per

Capriccio. Codeste iscrizioni

qualche cenno in pag. 225

stato

dato

nei

Bonner

Studien

(1).

Merita che
e

proposito

sia sottratto aU'obblio

un frammento pubblicato nei

Saggi di dissertazioni accademiche pubblicamente lette nella noaccademia etrusca dell'antichissima cittä di Cortona » (II,

bile

1738, pag

117):

AAAAAA

AAAAAA

(7"^

Codesto frammento serviva da coperchio ad un sepolcro nelle catadi Caliisto. Non lo cito perche esso abbia in se una spe-

combe

ma

ciale importanza,

per la singolare interpretazione che da l'edi" enigmatica » I dodici A sono per lui

tore di codesta iscrizione i

dodici Apostoli

oppure anch'esse A ed riuscita,

il

;

le

.

mezzo rappresenta una porta mal simboliche, in veritä mal riuscite

disegno nei

due lettere

O.

Conchiudo con qualche parola

ijitorno ai

lusorie di carattere e di fede dubbia.

Fra

le

frammenti

di tavole

Schede del Bruzza

si

trovö l'iscrizione:

s^aX c=) bin

batic x cas Sabbatie bineas.

cioe:

Deve

essere stata scoperta presso la villa

Aldobrandini. II Bruzza vi riconobbe

il

frammento

appartenente al nostro genere di iscrizioni

liisoria

di

{^).

una tavola Se non che

auguri di vittoria possono anche non appartenere alle tavole lusorie. (Cfr. Victor vincas, n. 21 ; Eugeni vincas, n. 40 Vale-

tali

;

riane vincasi?) II

De Waal

n.

74),

poiche

nella

sua

«

Hefte Alter thmnskunde », di

bronzo

(1)

«

si

trovano anche

su

altri

oggetti.

Roemische I,

der wohl als

Quartalschrift für Christ1887, pag. 209 park ^di un chiodo Talisman für einen Soldaten oder

Nella nota 13 la citazione presa dal de Rossi, Roma sotterr., va XXIV, 16. Gli spazi pel giuoco sono fissati da cerchietti, fira

corretta in tav.

le linee vi h inserita

Terms

diocleziane

(2)

i

Bull, della

una

iscrizione sepolcrale cristiana. In

campi sono

comm.

un frammento

indicati con piccoli quadrati.

archeol. com. 1878, pag. 88.

delle

DELLE TAVOLE LUSORIE ROMANE

Weitfahr er des Circus diente

»



.

lungo

219

cm. 10,

porta

da un

lato l'iscrizione:

BASILECE VINCAS Gli altri lati mostrano come ornamento dei segni particolari, stellette, crocette, un ramo di palma, un ca?allo e simili.

Parimenti incerta e la pertinenza al

nostro

genere

lusorio

del frammento:

ciEIA

PVER

O

+

LEBA TEV si trova nei manoscritti Parigini del Seguier quantunnon vi sia indicato il luogo di ritrovamento, l'origine romana e que molto probabile. La fräse leba te non offre indicazioni sufficienti.

L'apografo

;

Una falsificazione od uno scherze pare infine l'iscrizione di Forum Semproni^ presse Passionei, Iscrizioni antiche p. 176, 1 (i), che, secondo la copia del

Bonnann,

VICTVSL

VDEREN ALVSOR II

-

-

si

legge:

EBATEL OSCISD II^OCVI

modello e ormai abbastanza conosciuto. Nel primo verso avreb-

bero dovuto radiäre un segno, perche la tavola servisse al giuoco. Una certa quäl reminiscenza del giuoco c'e anche in due versi, che starino scolpiti su in frammento di marmo; sono di Koma e

Ecce

circus^

un mosaico, su cui

volse la

contengono l'incitamento alquanto millantatorio Emebi! obserba te ne perdas » (2).

Non

voglio passar sotto silenzio

mia attenzione

il

prof.

Johannes Schmidt.

trascritto e trattato piü volte in diverso

servito a qualche giuoco drati, nei quali

;

si

Fu

modo

:

«

trovato a Tebessa, i^).

Pare che abbia

discernono tuttora quattro campi qua-

sono rappresentate varie figure d'animali;

(1)

Donde Donati, Suppl. ad Mur. Thes.

(2)

Notizie degli scavi, 1889, pag. 241. lo vidi

inoltre

inscript., pag. 430, 14. il frammento nelle Terrae

diocleziane. (3)

P. es. dal de

pag. 240 sgg.

pl.

Villefosse, Recueil de Constantine XXIV, 1886-1887, in, e Revue de VAfrique frangaise VI, 1887, 388 ff. pl. III.

MAX

220

ROMANE

IHM, DELLE TAVOLE LUSORIE

una superficie plana piü estesa, con figure e scritture d'ogni sorta Lo stato (p. es.: una nave con la scritta FORTVNA REDVX). imperfetto di conservazione non permette conclusione veruna circa il

genere del giuoco. Poiche

tavola e in quello di dadi,

averano cura di alternarli.

Romani, tanto abili nei giuochi su ne dovevano conoscere altre serie e i

E

che

i

cristiani

romani siano rimasti

costume dei loro antenati pagani, non ci niancano indizi (i). Sodalicium degli artifices artes tessellariae lusoriae curava

fedeli al II

le tavole da giuoco e i dadi non mancassaro {^). II popolo si contentava di disegnare e incidere a graffito le figure necessarie clie

sul selciato, sui gradini,

mai penuria

La maggior

nell'antica

lastre

sulle

Roma.

di

pietra, di cui

Foro ne

II

e

parte delle figure quivi scolpite

della tavoletta (tavola e mulino), ora nel

cui ogni giuocatore aveya a

non v'era

un esempio eloquente. si riferisce

al giuoco

modo piü

semplice, per sua disposizione tre gettoni; ora nel nostro. Altre figure invece ci sono in-

modo piü completo, a modo teramente enigmatiche (3), e ci resta ben poca speranza di addentrarci ancor molto nella conoscenza della ars lusoria romana e nelle sue diverse forme.

Max

Roma.

Harnack, Der pseudocyprianische Tractat ude aleatoribusn

(1)

p.

37 e sg.

catacombe di Cyriaca). dato da me nei Bonner Studien, (3) Qualche cenno in proposito fu 225, not. 13. La tavola pubblicata nelle Notizie degli scavi, 1885, p. 341 C. I. L. VI,

(2)

p.

9927

Ihm.

comm.

(Bull, della

(dalle

archeol., 1886, p. 93)

:

REGOR REGES

REGES

VGOR

EGOR

E

G

PER TER

E S

avrä pure relazione a qualche giuoco. Se ne trovano molti esemplari simili (p. es. Notizie degli scavi 1889, p, 160): uno h murato nel cortile del Museo

Nemmeno

Torlonia. profitto.

A

dalle

rappresentanze

quelle ricordate nei

aggiungere

alcune

altre:

figurate

Bonner Studien,

ün gruppo

in

c'h

da ricavare

p. 229,

nota 25

terracotta Arcaeol.

Baumeister, Denkmäler des Mass. Altherthums, scena lusoria su una gemma: Bull, archeol. napol. N. S., I, tav. 173,

1.

lapidi a Torino talien, p.

36

:

Heydemann, Mittheil.

(Cfr. p. 19) e

aus.

si

qualche devono

I,

Zeitg. 1863, p. 354. Una

8,

5; su alcune

den Antik, in Ober-und Mitteli-

Dütschke, Antike Bildwerke in Oberitalien. IV.

n. 23. 31. 43. (C. I. L. V, 7510).

DI

ÜN NÜOVO GKÜPPO

DI

TOMBE

RINVENÜTO

NELLA NECROPOLI ITALICA DI ALLUMIERE

piü note necropoli italiche attinenti alla prima eU del ferro, che da vario tempo richiamano l'attenzione degli archeodi Allumiere. Di questa logi, devesi ormai annoverare ancor qiiella

Tra

le

necropoli parlai giä piü volte nella Corrispondenza Arch. di cotesto Imperiale Istituto (^), accennando al ritrovamento di tombe diver-

samente composte; ora nella rozza urna di tufo; ora tra lastroni di

roccia

calcarea a guisa di

cassettone; ora

escavate a pozzo;

spesso tra loro promiscue e saltuariamente disposte a seconda tanti

meno ravvicinati. Fii pertanto che in una mia mogruppi piü da parecchi anni edita (2), allusi alla giacitura di piccoli nografia gruppi di tombe, o sepolcreti isolati, che lungo una stessa zona, pareano appartenere ad altrettanti periodi di tumulazione. Senonche oggi, depo ulteriori e multeplici scoperte, da che rinvenni i primi indizi di quelle sepolture, con piena sicurezza posso rettificando asserire, trattarsi invece di

una

sola e vasta necropoli, che

per gran tempo attiva, rimase in alcuni punti frastagliata e interrotta nella sua contiguitä di estensione dagli affioramenti di

patte roccie trachitiche, le quali non

ovunque permisero

com-

lo scavo

del terreno.

Data ora

siffatta

dintorni la costante

accidentalitä di suolo, e considerata in quei

permanenza di numerosa popolazione, non pu6

(i) Bullettino, Novembre 1883, pag. 209 Maggio 1884, pag. 110; Ottobre 1884, pag. 189. (*) Klitsche de la Grange, Intorno ad alcuni sepolcreti arcaici rinvenuti nei monti delle Allumiere. Koma 1879. Tip. Artero. ;

15

222

B.

KLITSCHE DE LA ORANGE

A. DI

sorprendere la protratta esteusione di codesta zona cimiteriale, che a partire dal Poggio della Pozza, a Nord-ovest dell'abitato di

AUumiere, in direzione quasi

limitata larghezza,

si

per un percorso di circa

Sud a Nord, sebbene

sii

Falle del Campaccio, 1600 metri (i). Non esito pertanto a con-

come appartenente

siderare

rettilinea da

distende sino alla

alla stessa necropoli,

un nuovo gruppo

di tombe, che di poco divergendo a Nord-ovest sopra la valle anzidetta, fu

non ha guari rinvenuto nei dintorni del sito in vocabolo di Palano (2), in occasione di lavori di condottura

Forchetta

presso l'antico acquedotto Trajano (^). Generalmente conformate a cassettone, e poste in uno strato argilloso alquanto inclinato sotto l'orizzontale, tali

rimaste

erano

schiacciate

dalla

ostante, dai numerosi frammenti

riconoscevasi

il

del

pressione fittili

non

che ne uscirono, facilmente

ossuari

solito tipo di vasi

tombe peraltro

terreno. Ciö

nerastri, terminati

a

tronco di cono, spesso graffiti a disegno geometrico, e per quanto

sembra vero

tutti esclusivamente coperti

tra

i

molti

rottami,

non

da ciotola rovesciata.

un

sol

Ed

frammento apparve

in-

in

questa localitä, che paresse indicare a foggia di coperchio conico. Simile circostanza molto probabilmente accenna ad un'epoca

piü inoltrata, che non le tombe della Pozza alla origine Sud della necropoli, ove rinvenni

da

promiscuamente giacenti vasi ossuari chiusi

sporgente sugli orli del vaso: non dubbia reminiscenza cotesta, del tetto sovrapposto alla ciotola ed altri con coperchio conico

urna-capanna.

Per sicuro

poi,

qui presso la Forchetta di Palano

rin(1) Furono giä da me particolarmente descritte le diverse sepolture venute lungo cotesta zona. Notevolissime tra queste, sono le tombe nel dolium Notizie scoperte presso la miniera Provvidenza {Mittheilungen 1 886, pag. 158. degli scavi 1886 pag. 156). Le quali tombe per sicuro appartenevano a piü



avanzato periodo ed a seppellimento, per effetto del quäle erano state mano-

messe parecchie tumulazioni nelF urna tufacea, giacenti in uno strato sottoposto. Sono altresi notevoli presso la via Farnesiana, sopra l'eremo della Tripozzi funebri di tipo identico a quelli di Marzabotto, escavati roccia a guisa di un doppio tronco di cono raccordato sulle grandi

nitä, alcuni

nella

basi

(Notizie degli scavi 1883, pag. 46). (2) Forchetta; ossia inforcatura o piccola gola di monti. (3)

E

la primitiva

il grandioso acquedotto romano, che giä provvide di acqua Centumcellae e che attingendo dai monti delle AUumiere, alimenta

questo

tuttora l'odierna Civitavecchia.

TOMBE

DI

ALLCMIERE

223





a giudicar sempre dai frammenti di quelle stoviglie tutto addiraostra im' arte ceraraica piü che altrove progredita, sia nella manipolazione delle argille; sia nel lavoro dal tornio a mano sia ;

impressione dei graffiti; come nella cottura e uell'abbrunamento dei vasi. Dovettero inoltre abbondare in alcune tombe i nella

piccoli vaselli accessori, le cni foggie varianti ormai dalla consueta

e ripetuta forma dei

guttus,

della

cotyle

e

dell'aryballos,

preludiano a nuoTi tipi. Nuovissime sono infatti le forme che qui appresso riproduco di due figuline, le quali sole men danneggiate uscite da coteste tombe, conservansi ora nella mia collezione ar-

AUumiere.

cheolosfica di

che

Tali foggie, certamente, non sono piü quelle di vasi e vaselli assai verosimilmente servirono anche ad uso domestico. La n.

figulina

1,

dei tutto plana in superficie, salvo

rilevato all' ingiro, sorretta, forse porgere il tipo dei

come

un leggero

orlo

vedesi, da quattro piedi, potrebbe

letto o della

mensa. La tazzetta

n.

2,

parimenti su quattro piedi, e una stoviglia di mero uso ornamentale, che per la prima volta compa,rsa tra queste tombe combuste, qui nel territorio di AUumiere trova soltanto riscontro in una tazza elegantissima trovata nelle tombe inumate di Poggio-Umbricolo ('). Altro dato cotesto che avvalora il supposto di piü avanzato periodo di tumulazione.

Non doveano

dei

resto le

sepolture presse

la Forchetta di

quegli oggetti metallici, che mai sempre si rinvengono nelle piü cospicue tombe. Ma tali oggetti, come dalle traccie di ossido di rame, tuttora apparenti su diversi frammenti

Palano difettare

fittili,

in

suolo

di

estremamente

completa ossidazione.

(^)

Fu

umido, erano

rimasti disfatti per

purtuttavia ritrovata intatta

una

Intorno ad alcani sepolcreti arcaici rinvenuti nei monti delle

miere (pag. 7

fig.

8).

fibula

AUu-

224 di bronzo con

mia

KLITSCHE DE LA ORANGE

A. DI

B.

a spirale che pure conservo nella quäle qui sotto inserisco l'elegante tipo.

appendice

collezione,

e della

Usci pure dallo

gruppo di tombe un dischetto

stesso

ferreo

quanto mai

ossidato, sieche riconoscibile appena. Potrebbesi

tanto dalla

comparsa del

men remota

epoca.

Ma

ferro dedurre altra

lasciando da parte qualsiasi altro confronto,

e volendosi ora circa la sola arte

zione

tra

i

tire

sito

arcaismo.

maggiore

dalla origine

man mano

e

Pozza

della

sepolcri

dubbiamente nel

ceramica stabilire una comparae questi

ultimi

della Pozza appariscono tutti

Non sembra

Sud

per-

prova all'asserto di

quindi

della necropoli, le

saltuariamente

caratteri di

i

improbabile, che a parsuccessive tumulazioni

estendessero verso Nord, sino

si

non

rinvenuti,

alla

del Campaccio e suoi dintorni. Dovette peraltro decorrere intanto lunghissimo giro di anni, onde scomparsi in superficie di valle

suolo gli indizi delle primitive

sepolture, in alcuni

punti furono

queste manomesse per effetto di ulteriore seppellimento (*). Eiconosciuto adunque trattarsi di vasta necropoli, sempre tiva per non breve lasso di tempo, interessa l'indagare ove ziassero

quelle

antichissime

genti che

quivi

seppellirono

at-

stani

loro

A

prescindere dalle tombe inumate di Poggio-Umbricolo, che per sicuro, almeno in quanto al sepolcreto da me rinvenuto (^) defunti.

appartengono

ad una etä meno

arcaica, diversi gruppi di

tombe

del tipo di Villanova, furono anche altrove nei monti delle Alluconstatati. Cosi presse la valle della Bandita; presse il

miere

Monte Elceto facee ed rivelarono

(1)

(«)

i

e presse il predio

frammenti dei l'esistenza di

Veggasi la nota

p.

di Cibona,

i

rottami di urne tu-

soliti vasi nerastri a grafifito

altrettanti sepolcreti

222

italici

geometrico,

anticamente

n. 1.

Notizie degli scavi 1881, pag. 245; Bull.

d. Ist.

1883, pag. 211.

TOMBE

ALLUMIERE

DI

225

devastati. Occorre qiiindi riteaere, che popolatissime fossero

e

state

alture di Allumiere perdurante la prima etä del ferro,

le odierne

che probabilmente non meno popolate fossero anche

promineoze Tolfetane, tra

le quali altresi,nel sito detto

rano, apparvero tombe e reliquie Sembra peraltro, che questi

di

contemporanee tumiilazioni

da piccolissimi ed appartati

cimiteriale

che

estende

tra

contigue

Coste di Ma(i).

sepolcreti, piccoli ed isolati, di-

pendessero

si

le

mentre

abituri;

colli della

i

Pozza

la zona

e la lalle del

Campaccio, doveva dipendere da piü popoloso e cospicuo centro di abitazioni. E queste abitazioni secondo ormai multiplici indizi, «rano

situate in

della vicina

vetta e sui fianchi

Monte-Kovello:

prominenza di

che giä parlando di un ripostiglio di bronzi arcaici trovato in quei dintorni fu da me altrevolte indicata localitA

quäle vetustissimo centro abitato Non puö d'altronde cadere

{-).

dubbio

alcuno, che

su cotesta

altura. la quäle pochissirao deviando verso Sud,

sorge quasi intermedia tra la valle del Campaccio e le colline della Pozza, stessero le primiti\^e abitazioni di coloro,

che morti giacquero poi lungo la

sottoposta valle e sui declivi dei limitrofi versanti. Prova del

sabile

fatto,

sono

le traccie

evidentissime

di lavoro

irrecu-

umano,

del quäle questo monte, in origine conformato anch'esso come gli altri circostanti rilievi trachitici a guisa di c u p o 1 a fu poscia dalla man dell'uomo tagliato in modo si dal lato di levante

per

effetto

,

da formare

tre larghi scaglioni

sovrapposti.

A

questo

dato, altra

testimonianza locale vi si aggiunge inoltre, dalla giacitura di erto

Strato di e

congerie, frammiste

vasellame

cinghiali provenienti da

rifiuti

frammentario di pasto

di carboni; ossa ;

e dal

di

pecore e sicuramente

materiali tutti

gettito a valle di

detriti e

spurghi di focolari, dalle abitazioni poste verso l'alto del

Tra breve mi tipo di alcune sui

riserbo poi illustrare in questo

stoviglie di

apparente uso

un

monte.

Bullettino

domestico,

il

ricostituite

frammenti raccolti tra quelle congerie. Allumiere, Giugno 1891. B°®. A. DI

(1)

(«j

Klitsche de la Granqe.

Notizie degli scavi 1886, pag. 157; Mitth. 1886, pag. 158. Bullettino Ottobre 1885, pag. 207; Notizie degli scavi 1886, pag. 450.

FUNDE.

Dieser erste Bericht über archaeologische Funde und Neuigkaum enthalten auch von zwei neuen

keiten in Italien kann sich

Sammlungen zu

sprechen, welche in

Eom

entstanden sind, eigentlich zwei Abtheilungen eines einzigen Museo Nazionale. Von diesen wurde das Museum der Villa di Papa Giulio, aussen vor

Porta del Popolo bestimmt, die vor- und aufzunehmen, wie das andre der Terme

mischen Denkmäler

(i).

Mit ersterem

soll

ausserrömischen Funde

Diocleziane

die rö-

dieser Bericht beginnen,

mit letzterem schliessen.

Das Museum der Villa Giulia, von Anbeginn der Gegenstand besondrer Sorge von F. Barnabei und des rührigen Eifers des Conte Ad. Cozza, ist gebildet aus den Funden, welche seit 1886 bei

und

Wie

in Civita-Castellana,

dem

alten Falerii,

gemacht sind

aber bald auch Gräberfunde von Palestrina in dieser

{^).

Samm-

lung Platz finden sollen, so haben bereits solche eines viel versprechenden Platzes, Marsciano {Rendiconti 1891 S. 597), zwischen Soracte und Sutri gelegen, unter dem Faliskischeu Aufnahme gefunden. Die Ausbeute der verschiedenen Nekropolen, welche, wie man Bertoglio-Pisani, Un nuovo ed un vecchio Museo, (1) S. Napoleone Milano 1891, zum guten Theil genommen aus der interessanten Darstellung der seit den siebziger Jahren auf die Organisation der gesammten Archaeologie gerichteten Bestrebungen der italienischen der Nuova Antologia 1889 S. 409 ff.: II nuovo

Regierung,

von

museo nazionale

Brizio

in

delle anti-

chitä di Borna. (2)

Vgl. Notizie 1877 S. 170, 262, 307. Eine kurze Uebersicht der G. Dennis im Journal of the British and American Archaeo-

Sammlung gab

logical Society of ist die

Rome

Sammlung schon

in

I S. 150.

Brizio

dem überaus

a.

a.

0.

fleissigen

Fouilles dans la N6cropole de Vulci, Paris 1891.

Ueberall

berücksichtigt

Buch von Stephane

Gsell,

FUNDE

227

dem Plane

der Notisie 1887 Taf. II sehen mag, die Stadt im Norden und Nordosten umgaben, z. Th. aber auch ältere Westen, in der Nähe hatten, nimmt, historisch geordnet, Niederlassungen

auf

im Oberstock

drei Säle

ein.

Meistens

ist

der Inhalt der einzelnen

ein riesiger Gesammtplan und etliche Gräber für sich gelegt werden die Specialpläne Lage eines jeden Grabes erkennen lassen. In solcher Anordnung wird die Sammlung eine vorzügliche Stätte ;

für die schwierige Erforschung der italischen Cultur-

und Kunst-

geschichte sein. In jedem der drei Säle sehen wir den Wettbewerb

mischen mit der fremden Arbeit

im

ersten Saal die heimische

in andrer

Weise

im Aufschwung

der hei-

sich darstellen

begriffen,

:

im zweiten

durch die fremde völlig zurückgedrängt, um im dritten auf einer überraschend hohen Stufe der Vollendung und durchaus vorherrschend zu erscheinen.

Im

Saal sind ein par gehöhlte Baumstämme die einzigen, primitiven Zeugen der Leichenbestattung ; von den Aschengefässen aber keines von ausgesprochenem 'Villanovatypus'; auch wr/^(? a caI.

-panna fehlen, aber die steinernen Kisten in welchen öfters das thönerne Ossuar geborgen war, sind von entschiedener Hüttenform, sowohl bei rundem als bei quadratem Grundriss, besonders in der

Dachbildung, die selbst in einem zierlichen Bronzekasten von Marsciano in den Sattelhölzern des Daches mit Gabelung über dem Fii'st unmittelbar an jene Hütten erinnert, während hier der längliche Grundriss und die vier Füsse an den Ecken mit dem Bronzekasten

von Vetulonia {Notisie 1887 Taf. XVIII) und den, diesem auch in der Ornamentik verwandten, Thonkästen von Kreta (Monument i ant. der Lincei I S. 203 Taf. I) übereinkommen.

Was

an Glasperlen, Bernstein, feiner Gold- und Silberarbeit im I. Saal zu sehen ist, auch ein par aegyptische Figürchen, wird leicht als fremder Import erkannt das Bronzegeräth dürfte schwerer ;

ist zu mannigfaltig, um einem Orte auch in längerer Periode zu entstammen, hat aber vorwiegend kleine protoden Charakter nachgeahmter Waare. Griechisches

zu bestimmen sein

;

die

Thonwaare

:

korinthische Salbgefässe, eine sfg. Schale mit Augen, ist rar.

Dass man die grosse Masse gleichartiger Grabausrüstung reponiert hat, wird man von einer Seite billigen ; andrerseits aber wäre es gut, in nicht zu übersehender Weise das Massenverhält-

228

E.

niss des Ausgestellten zu

PETERSEN

dem

thatsächlich Gefundenen

dem

Be-

sucher gegenwärtig zu halten. Im IL Saal werden die Blicke dagegen am meisten durch die griechischen Thongefäsne mit schwarzen und rothen Figuren ange-

zogen

;

darunter ohne Zweifel auch

solche

aus

dem

griechischen

wie der Astragalos des Syriskos, eine Schale des Hieron, wohl auch die von Brizio glücklich gedeutete Tereusvase. Für die meisten dürfte andere griechische Heimath Mutterland, spec. Athen,

anzunehmen, und zur Bestimmung vor allem ein wunderbare noch archaische Kentaurenvase wichtig sein, die durch ergreifend wahre Darstellung von Todesschmerz und schier malerische Verwendung des verdünnten Firnisses einzig dasteht, mit deren Kentaurenköpfen

aber mancher in

Satyrkopf auf späteren

innerem Zusammenhang

Gefässen

desselben

Saales

steht.

IL Saales der Hauptsache nach dem Jahrhundert angehört, muss derjenige des III. etwa das 5. und letzte Jahrhundert von Falerii d. i. bis 240 darstellen, und wie

Während

der Inhalt des

4.

dort neben reichem Import die verschwindende locale Nacheiferung befremdete, so hier umgekehrt der geringe Umfang des Imports,

an dessen Nachbildung man sich schulte. Gewiss fehlen Gefässe campanischer Fabrik und aus dieser stammten jedenfalls die Vorbilder—



nicht, aber die besten

welche m. E. localer Fabrik sind,

gehen darüber weit hinaus, ohne doch auch wieder im IL Saale etwa ihre Vorbilder zu haben. Freilich sind auch die heimischen von dieser Güte nicht zahlreich: die fabrikartige Arbeit der meisten bekundet sich schon in der Häufigkeit von Gefässpaaren, je zwei ganz übereinstimmender Gefässe ('). Doch fehlt es dazu nicht an griechischem Beispiel. Nachbarlichen Fundorts ist ja das Schalenpaar mit der Gigantomachie von

Aristophanes

und Erginos

Corneto. (Vgl. Klein, Vasen mit Meistersignaturen^ S. 185,

in

2f.).

Nicht durch den Reiz, sich so unmittelbar als Glieder einer historischen Entwickelung darzustellen,

aber

durch

künstlerische

Ausführung und Kostbarkeit fesseln eine Anzahl in einem vierten Gemach aufbewahrte Grabfunde von Todi (s. Notisie 188(5 S. 357; Rendiconti 1891 S. 328).

(1)

bildete

Vgl. die in diesen Mittheilungen 1887 Brizio a. a. 0. S. 440.

Amphora und

Taf.

X

(mit S, 232)

abge-

FUNDE

229

Dagegen gehören durchaus der im III. Saal vertretenen Periode und Kunstrichtung die architektonischen und figürlichen Terracotten an, welche hauptsächlich von zwei Tempeln

von

Fa-

'

herstammen, an den 'Celle' und Scasato' benannten Oertlichkeiten (s. Notizie 1887 S. 92 und 414). In einem Saal zu lerii

man die zahlreichen Fragmente der Verkleidungsund Bekrönungsstücke in grossem Umfang zusammengesetzt, und im Hofe zur Rechten sich sogar gestattet, den ungefähr der nämebener Erde hat

lichen Zeit angehörigen

Mittheilungen 1889

S.

Tempel von Alatri, über welchen in diesen 126 von Winnefeld berichtet und dabei auf

einen zweiten noch zu hoffenden Theil von Cozza verwiesen wurde,

und namentlich auch das Gebälk im ganze ursprünglichen Farbenschmuck prangende Thon-

in Originalgrösse nachzubilden,

und

die

verkleidung herzustellen, eine spätere und üppige Weiterbildung des von Dörpfeld und Freunden für das 6. Jahrhundert Nachgewiesenen.

Die Reste von Thonfiguren der Giebel sind meist in einem fünften flott

Raum

des Oberstocks ausgestellt.

Ohne Zweifel

sind die

und wirkungsvoll und doch zugleich mit beträchtlicher Feinund völlig bemalten Figuren, die männlichen und

heit modellierten

weiblichen ungefähr wie in pompejanischen Wandgemälden in der Färbung unterschieden, dem meisten im III. Saal Enthaltenen überlegen, ohne

darum Arbeiten griechischer Hand

Vetulonia. Ob

freilich die besonders

dienstliche Nachforschungen bekannt

sein zu müssen.

durch

Falchi's ver-

gewordene Nekropolis bei Co-

('), macht auch im Grunde Funde wenig oder nichts aus. Heber die früheren Funde berichtete Falchi Notüie 1882 S. 251 (daselbst sind seine Schriften über Vetulonia citiert) 1885 S. 98 1887 S. 472. Ueber spätere Grabungen liegt nur erst die vorläufige

lonna diesem gehöre,

wird bestritten

für die Beurtheilung der

;

(1)

Dafür

ist

;

wiederholt eben Falchi eingetreten; dagegen erst Malfatti 1. Un decreto sbagliato

und neuerdings Dotto de Dauli in zwei Schriften, non corrispondendo Colonna di Maremma al sito

di Vetulonia, 1890 (das Buches über Vetulonia, dessen Inhaltsangabe der zweiten 2. Vetulonia non fu a Colonna di Maremma, 1891. Der beigegeben ist) Streit dreht sich hauptsächlich um die Urkunde eines Tausches zwischen 35. Capitel eines ;



dem J. 1181 eine andre aus dem J. 1774, unter den zu Massa marittiraa gehörigen Orten Vantica Vetulonia detta

zwei benachbarten Abteien aus

wo

230

E.

PETERSEN

Notiz 1890 S. 60 vor; die diesjährigen fand ich am 8. Juni bereits geschlossen ; die Ausbeute war in Colonna oder Grosseto nicht

mehr, in Florenz dann noch nicht. Ich kann also nur berichten, wie ich das jüngst aufgedeckte, allerdings merkwürdige Grab gefunden habe. Es ist die cucumella della Petriera, auf dem Plan der Notizie 1885 Taf.

damals

(vgl.

S.

XII mit

A

bezeichnet, in die Falchi schon

401) eingedrungen war.

,//mmM//////m'//////A

//A

Der Tumulus

liegt

auf

dem

hier

c.

80 Schritt breiten und

zur Aufschüttung

wohl durch Abgrabung nöthigen Materials erst so eben gewordenen Rücken der von Colonna zum Padule ausdes



Castiglione figuriert, scheint mir keine Ueberlieferung zu geben wobei das eine Tauschobjekt der locus in quo fuit ecclesia S. Martini il

super podium de Vetulonia genannt und ringsum genau abgegrenzt wird. Die dabei aufgeführten Ortsnamen glaubte Falchi um Colonna herum nachweisen zu kf^nnen. Dotto de Dauli macht dagegen gegründete Einwendungen, aber sein Versuch einige dieser Namen bei Poggio di Castiglione nachzu-

weisen scheint mir mit der von Ost Keihenfolge unvereinbar.

über Nord oder Süd herumgeführten

FUNDE

231

laufenden Bergwurzel. Der noch c. 13 Meter lange Zugang liegt nicht in der Axe des Rückens, noch ihm parallel, sondern gieng mehr westlich gegen den Höhenrand aus. Da er, unten 1.10 M.

nach oben sich etwas verengt, mag eine 1.90 M. lange 1.10 M. breite Platte, welche im Gange liegt, zu seiner Bedeckung gedient

breit,

haben. Dieser Zugang

mit den beiden vor der Hauptkammer

lie-

genden Nebenkammern, die linke jetzt wenig kenntlich, beide in der beistehenden Planskizze, im Maasstabe von 1 100, zu kurz :

angegeben, sind, wie mir schien, von gleicher Construction, wie die Hauptkammer in ihrem oberen Theil. Dieser etwa 6 M. im Quadrat

messende Raum, dessen vordere 1. Ecke bei Falchi's erster Grabung nämlich in seinem oberen Theil aus schwärz-

zerstört wurde, ist

lichem Kalkstein, 'raezzo ferrone', aufgebaut, aus Platten, an denen weder die Lager- noch die Frontflächen regelrecht behauen sind,

üeber der fünften Schicht beginnen

die

dahin

bis

senkrechten

in den Ecken, einwärts vorzukragen, anfangs ich schätzte die weniger, bald mehr, so dass mit der 16. Schicht Höhe der einzelnen Schichten, wohl zu niedrig, auf 10 bis 15 cm

Wände, namentlich



bereits einen Kreis bildet.

Der oberste Theil

fehlt



und war wohl

schon vor 1885 eingestürzt. Anders der untere Theil. Hier sind die

Kammer, wo man

sie

wegen

Wände der quadraten Ausfüllung sehen kann, d, i. Einbruch, bis oben hinauf senkrecht, der

grade vor und links bei dem aus regelrechten Quadern von granito Sassofortim aufgebaut, glatt, mit gutem Fugenschluss. Im Mittelpunkt steht ein von 0.90 M.

zu 0.80 M. Seitenlänge des Querschnitts sich verjüngender Pfeiler aus gleichem Material, die 11 Schichten, je aus einem Stein, zu-

sammen 2.90 M. gehabt haben die zwei in

hoch.

Dieser Pfeiler kann keinen andern Zweck

der eine in der grotta del Tifone

von Corneto,

und mehr von andren Grabkammern, ob auch

Kammern,

beitet

als

waren,

die nicht aufgebaut,

nämlich

die

Decke

beschriebene Beschaffenheit der

diese alle

den Tuff eingeartragen, und da die vor-

sondern in

zu

Wände kaum

bis

zur ünterfläche

der obersten Pfeilerschicht reicht, wäre die Decke, wie

anderswo

nach den Seiten etwas abfallend gewesen. Doch habe ich von der Decke keine Spur gesehen. Zwischen der guten Quaderwand der unteren und der anders construierten

Wand

der oberen Abtheilung liegt eine von beiden deutlich verschiedene, c. 1 M. dicke Schicht

232

E.

PETERSEN

aus wechselnden Lagen von Erde und schwarzem Kalkstein, gleicher Art wie sie die untere Kammer innen rings an

von den

Wänden, ausser, wie schon gesagt, grade dem Eingange gegenüber und links beim Einbruch, bis etwa zur Pfeilerhöhe ausfüllen. Nur um diesen Pfeiler herum ist der Raum frei, und hier sieht man Druck vielfach gebrochenen Fussbodenplatten mit zwei, noch zu erwähnenden kreisrunden Einzapfungen. Diesen freien Eaum muss sich Falchi, oder frühere die wohl geglätteten aber von starkem

Besucher des Grabes geschaffen haben die Ausfüllung der unteren Kammer scheint dagegen von den Erbauern der oberen Abtheilung ;

herzurühren.

Auffallend bleibt, dass die

Wände

dieser

letzteren,

genau über denen der unteren Abtheilung stehn. Ob oben auf der Ausfüllung noch etwas vom Fussboden der trotz der Zwischenschicht,

oberen

Kammer

sichtbar

ist,

kann ich nicht sagen, da ich mir nicht

getraute, hinaufzusteigen, obgleich daselbst augenscheinlich Stücke

der von Falchi a.a.O. noch als

und

die er in der That, bei

Kammer denkbar

ganz

beschriebenen Bank lagen,

seinem ersten Eindringen, in der oberen

gesehen haben muss,

da sein eunicolo nur

in

dieser

ist.

In etruskischen Grabkammern wurden ja nicht blos wirkliche

Betten von Holz und Metall wie im Grabe Regulini Galassi und massiv aus dem Tuff geschnittene Bänke verwandt, sondern auch,

zwischen beiden gewissermaassen die Mitte haltend, solche die aus Steinplatten zusammengefügt waren. Zu ähnlichen Steinbetten wie schon bemerkt wurde, im Pflaster der unnoch haftenden genau eingefügten Zapfen gehört haben. Sie haben 9 cm. im Durchmesser, sind aber dicht über

müssen auch

die,

Kammer

teren

dem Fussboden

dem

jetzt

sein.

Es

abgebrochen. Entsprechende Zapfen müssen in noch verdeckten Theile des Plattenfussbodens zu finden

ist

also absolut nothwendig,

1.

die

noch

vorhandene Ausfüllung

Kammer

zu beseitigen, aber unter genauer Beobachtung oben darauf vorhandener Reste des Fussbodens der oberen etwa

der unteren

Kammer, den

2.

Wänden

etwaiger Einbindungen in der Mittelschicht zwischen der oberen und der unteren Kammer 3. aller in ;

dieser Ausfüllung etwa steckenden Theile; 4. des darunter liegenden

Fussbodens.

mangelhaft

Dass unter der unteren ausgefüllte sich

der Fussbodenplatten

kaum

Kammer

noch

eine

dritte

befände, kann aus dem Durchbruch geschlossen werden.

233

FUNDE

genug gethan hat, ist man in der Abräumung des den Steinbau des Grabes und besonders die oberen sich verengenden Steinringe schützenden Erd- und Stein-

Während man

also hier nicht

mantels ohne Noth und Zweck

zu

Was man

eindrang.

des Grabes an

musste

man

jetzt weiss,

weit gegangen. Unbegreiflich das erste Mal in das Grab

man

erscheint freilich auch die Art, wie

dass nämlich der übliche

Zugang

gegen die Stadt hin liegt, das damals voraussetzen. Hätte man also einen QuerSüdseite

dessen

dem Kern des Tumulus gezogen, so wäre der Zugang gefunden und durch ihn, oder einen bereits vorhandenen Einbruch, einzudringen möglich gewesen, ohne die in den Notizie

graben möglichst nah an

angegebene Zerstörung anzurichten. Die eingangs bemerkte Ebenheit des Bodens

um

den Tumulus

Erbauung herrühren, indem man

hier das zm*

,

dürfte von dessen

Material abhob,

Aufschüttung nöthige

Tamulus

grössere

Von dem

Höhe

verleihend.

am Orte

busto acefalo con torques habe ich nichts

gesehen. In Bologna wurden pflaster,

damit an sich schon dem

Mosaiken

u.

s.

wieder mehrfach römisches

Strassen-

w. in oberen, Gräber in unteren Schichten

War die italische Nekropolis bisher nur im Osten, Süden und Westen der alten Felsina nachgewiesen, so sind neuerdings {Notüie 1890 S. 234) auch Theile der nördlichen aufgedeckt. Aus gefunden.

den oberen

Schichten sind Bleisärge

bemerkenswerth

an

deren

Langseiten oben je vier, wie an den Schmalseiten je zwei Eisennägel 15 cm. weit nach aussen vorragen, bis an die umgebenden kleinen Ziegelwände reichend. Obgleich in diesen Zwischenräumen nichts von verkohltem Holze gefunden wurde, können doch die Nägel

kaum

anders als zur Befestigung gedient haben.

S.

von irgendwelcher Verkleidung

Ein par merkwürdige alterthümliche Stelen {Rendiconti 1891 der mit liebenswürdiger Bereitwilligkeit 328) werden E. Brizio,



auch die noch in den Magazinen verwahrten Dinge sehen

liess



Veranlassung geben, die interessante Entwickelungsgeschichte der italischen Grabstele in den Monumenti antichi der Lincei zu beleuchten.

Ebenda

(I S.

250) hat derselbe Gelehrte birzlich zusammen-

fassend über die Ausgrabungen in Marzabotto berichtet, (im

Anhang

234

E.

PETERSEN

die Aufzeichnungen über diejenigen von

1867 bis 1873) und dabei

aufs neue dargethan, dass dort die Reste einer etruskischen Stadt-

anlage gefunden sind, mit Mauern und Thoren, mit einer Gruppe von Heiligtbümern auf einer Anhöhe im Norden, mit gepflasterten und canalisierten Strassen, mit Häusern von regelmässiger Anlage, in der wenigstens das Atrium kenntlich zu sein pflegt, endlich mit Nekropolen an den Ausgängen der Stadt, einer jüngeren keltischen im Norden, während unter dem Stadtboden an verschiedenen Stellen

Hüttenanlagen constatiert

sind,

doch mit Resten einer nicht we-

gebauter Abführungscanal (s, Rendieonti 1891 S. 72) auf der Nordseite mit starkem Gefälle, ist, kaum gefunden, schon zerstört.

sentlich verschiedenen Cultur. Ein aus Tuffquadern

Auf

19

Taf. IX,

ist

ein

rothfig.

Schalenfragment

älteren

Fundes publiciert Aphrodite wie öfter kauernd, zwischen dem niedrigen Rande eines Brunnens und einem Luterion auf hohem :

Fuss, in welchem Eros steht, aus

dem Becken

send, mit demselben Eimer, der an

die Göttin begies-

einem über ein Rad laufenden

Wasser aus den Brunnen heraufzuziehn und in das gedient hatte. (Vgl. das Vasen fragment in

Seile ihm, das

Luterion auszugiessen

Stephanis Compte-rendu für 1873. T. III, 6). In Anco na konnte ich durch Ciavarinis Gefälligkeit die

Numana (s. Rendieonti 1891 S. 446) sehen, aufdas durch Beieinander von scheinbar sehr alten Vasen (Typus fällig mit localen Villanova) Nachbildungen rothflgur. die nicht älter sein Grabfunde von

können

als

das

3.

Jahrhundert

und

;

neben

denen auch

importierte

schwarzfigurige vorkommen, diese auffallend häufig, was Ciavarini und Brizio nicht entältere rothfigm-ige

gangen war,

flüchtig gemalte

schon im Alterthum genietet.

Während

diese

also

zur Zeit der Beisetzung schon alter Besitz sein mochten, schienen mir die Villanovavasen durch höhere Henkel und elegantere Aus-

von den alterthümlichen Vertretern jenes Typus verschieden, ein längeres Fortleben desselben zu bezeugen. Etwa 20 Minuten südlich von Sassoferrato war bei einem führung des

Profils,

für eine neue Bahnlinie

gemachten Terraindurchschnitt von dem-

selben Ciavarini {Notizie 1890 S. 346) das durch den Flussnamen Sentino und Inschriften schon ungefähr fixierte Sentinum entdeckt.

An dem

einen wie

eine geböschte

am

— oder

andern

Ende geht der Einschnitt durch

sind es Abrutschungen ?

— Steinmauer

aus

235

FUNDE

Fündlingen, welche einen Terrassenrand krönt, den man nach beiden Seiten hin verfolgen kann, nicht ohne stellenweise auch dieselben Steine aus

dem Erdreich

hervorblicken zu sehen. Vielleicht reichte

einem Bachbett zum andern. Auch die längs dem Durchschnitt blossgelegten Fussböden, Canäle, Ziegel und die Befestigung von

andern Baustücke, dazu eine Menge kleiner, an sich unbedeutender

Fundstücke und Fragmente von Stein oder Metall welche in die mittelalterliche Burg von Sassoferrato gebracht sind uni mir dort von Herrn Cecchetelli gezeigt wurden, bezeugen eine antike bis in die Kaiserzeit dauernde Ortschaft. In

Spoleto hatte Sordini, vor seiner Versetzung nach Florenz, an der Hand einer Peruzzischen Zeichnung {Rendiconti 1891

S.

222) das antike Theater aufgespürt.

Unter den Funda-

am Westabhang der Stadt gelegen, Theile nur mühsam bei Lampenlicht

menten des Palazzo provinciale sind die bis jetzt kenntlichen

zugänglich, und hätte ich sie ohne das liebenswürdige Entgegendes ßegierungsingenieurs Herrn Stocchi unmöglich besichtigen können. Es ist ein Theil der überwölbten Gänge unter

kommen

der cavea, nämlich ein kreistheilförmiger (Radius auf

c.

37

m

be-

mir gezeigten Aufnahmen ersah) nebst geringen Spuren von zwei grösseren Kreisen (Radius c. 42 und 57 m). Jener endet rechts (von der cavea aus gesehen) in einem rechnet, wie ich aus den freundlich

mit zwei Halbsäulen besetzten Ausgang dicht hinter einem radial nach innen, und dicht vor einem radial nach aussen abgehenden

Vomitorium sein.

:

[In dem

Sordini S.

man kann

also hier der rechten Parodos nicht

fern

der Notüie

legt

so eben eingehenden Februarheft

50 den Sachverhalt

und einem Situationsplan

vor,

mit der Zeichnung Peruzzis

weist auch aus Briefen des ausgehenden damalige Funde buntt^r Marmorarten auf der Stelle des Theaters nach.] Wäre dies mit geringem Aufwand zu constatieren, so gewänne man wenigstens einigen Anhalt für die ;

17. Jahrhunderts

locale Fixierung des Theaters

würde schwerlich einen dem

Gewinn bringen. Aus Imola meldeten

Fund von 'Campanaschen'

:

eine weitergehende Nachforschung

erforderlichen

die

Aufwand entsprechenden

Rendiconti 1891

Terracotten aus

S.

dem 8 Kilom.

445

einen

entfernten

Pediano. Es sind vier Arten vertreten, drei nur in einzelnen Bruchstücken, die vierte in zwei zusammenpassenden ganzen Platten,

und

236

PETERSEN

E.

diese wie das andre

Hauptstück

mit deutlichen Anzeichen

ihrer

baulichen Verwendung. Graf Scarabelli, der den Fremden mit ungemeiner Liebenswürdigkeit aufnahm und ihm den Inhalt des kleinen

Museums

zeigte, gewährte auch die Photographien derselben. zwei Traufrinnenplatten (') je 0.48 lang, 0.288 hoch : tuskische Säulen mit zweierlei Palmetten wechselnd in den Inter-

m

1.

columnien

das Gebälk mit Perl- und Eierstab

;

unter den Säulen-

;

basen kein Sockel sondern ein glatter Streif, der vermuthlich von einem übergreifenden Theil des Gesimses gedeckt werden sollte, .

zumal sonst keine Vorkehrungen zur Befestigung

ausser

einem

Gusskanal in den Seitenflächen vorhanden waren. Friesplatte von der Fronte; ganze Breite auch auf 0.48

2.

offenbar eine Flachziegelbreite, berechnet wie 1

grösser (0.33 m), hinten mitten das

Die

vorhanden.

Darstellung

:

zwei

Ende

;

die

m,

Höhe etwas

eines Deckziegels noch

knieend

Trauben

in

Körbe

pflückende Satyrn, ist völlig übereinstimmend mit einer Platte des Britischen Museums Combe p. 67 (n. 28, 69, Campana XXXIX abweichend), wo man über die Tektonik nichts erfährt. 3. das linke Ende von Combe n. 11 (Campana LXXIV ab-

ganze Länge wieder auf 0.48 der des erhaltenen Theils von 0.22. weichend)

obere

rechte

4.

löchern

;

:

m

zu berechnen

nach

Ecke einer Verkleidungsplatte mit Nagel-

Palmetten mit Herzblatt

(eines

0.14

breit)

zwischen

Rundstäben. unvollständige Ziegelstempel desselben Fundorts mit ONI Pi j'? sind offenbar mit dem aus Picenum (C. /. L. •

und '^SONI IX, 6078,



und

85)

A FAESONI R •



Istrien

L

{G.

L.

V,

8110,

81)

bekannten

identisch. Pediano bildet ein Mittelglied.

Unmittelbar vor meiner Ankunft waren in Imola selbst zwei kleine Skelette gefunden, aus Kupfer, in allen Theilen sehr zierlich ausgeführt das eine 3, das andre 4 cm. lang. Obgleich nicht ;

mit beweglichen Gliedern wie das silberne des Trimalchio und ein entsprechendes von Pompei (s. Ersilia Caetani-Lovatelli, Thanatos S. 38)

werden

sie

doch,

wie Graf Scarabelli meinte, wohl

ähnlichem Zweck gedient haben. (1)

museum

Ganz ähnliche Traufrinnenplatten finden sich

in

Rom im Thermen-

(nicht ausgestellt) und wiederum fast mit demselben Ornament, auch mit halben Palmetten beiderseits endend, eine Thonurne ebenda.

Ueber die Funde von

FUNDE

237

Verona

liegen schon mehrere Berichte

Le reeenti scoperte di antiehitä in Verona, Verona 1891, von Ghirardini in der Nuova Antologia 1891

vor von L. A. Milani,

XXXIl S. 667, endlich von Orsi, Notizie 1891 S. 3. Vielleicht wird der erste von diesen, weil minder verbreitet, und mit einigen nunmehr nöthigen Zusätzen im nächsten Heft

dieser Mittheilungen

wiederholt werden dürfen.

Endlich das

Museum

delle

Terme Diocleziane

in

Kom.

Schon jetzt über bedeutende Käume verfügend, nämlich über den von Michel Angelo angelegten c. 10000 Quadratmeter umfassenden

m

langer Säulenhalle auf jeder Seite und entsprechendem, wenigstens als Depot dienendem Oberraum, sowie einem

Klosterhof mit 100

halben Dutzend Gemächern im Oberstock, wird es unschwer noch weit mehr Käumlichkeiten in seinen Bereich ziehen können.

Hier sind eine Menge Funde der letzten Jahrzehnte, aber auch z. B. des Kircheriano, untergebracht, so die Fresken

ältere Bestände

(unten) und Stucke (oben) des römischen Hauses bei der Farnesina

(jene in den

Monumenti

ined. d. Inst.

XI

Taf. 44-48,

XII

Taf. 17-34,

im Supplemento Taf. 32-36 herausgegeben) dazu die ebenda im Grabe des Sulpicius Platorinus {Notizie 1880 S. 127 ff.) gemachten Fimde (oben) diese

;

;

die sämmtlichen von de Ruggiero

eheriano

S.

265

ft*.

Catalogo

del

Museo Kir-,

beschriebenen Mosaiken und dazu ein neu ge-

fundenes {Notizie 1889 S. 224) die Fresken vom Esquilin, Roms Anfänge darstellend (Brizio, Pitture e sepolcri scoperti sulV Esquilino Taf. II Mon. ined. d. ;

;

Inst.

X

T.

LX, LX^)

;

ferner das meiste von

Rom, im Museo des Palatin Verzeichnete (') Theil der im Atrium Vestae gefundenen Porträtköpfe sieben Hermenporträts von Via Portese {Notizie 1889

III S. 325, ein

die

Matz-Duhn, Antike Bildwerke

in

;

;

(1) In den Terme habe ich gefunden 228, 303, 319, 355, 536, 583, abgebildet Notizie 1879 T. I 2, 717, 851, 981, 1190, 1584, 1623, 1770, 1829-31 (2043 flf.), 2205, 3557, 3571-3573, 3636, 3731, 534, 547 (1046 wird voraus-

sichtlich hingeschafft weil eine zwar weder besonders gut ausgeführte noch erhaltene Copie eines attischen Originals (Hermes ?) kurz vor Praxiteles), ferner 3730, 341, 1676 Eeplik des Meleagros, wie 1677 (?) des Hermes

im Belvedere. 16

238

E.

wo

S. 246),

PETERSEN

indes nicht bemerkt

ist,

.

dass vier von ihnen deutlich

über der Tunica die zur Ausrüstung des auriga gehörige ßiemenumschnürung (s. Baumeisters Denkm. S. 2092 Schreibers Bilder;

atlas

XXXI,

XXVIII,

7,

2) sehen lassen, so dass wahrscheinlich

alle Cirkusfahrer jugendlichen Alters darstellen

Bronzen

die

und

5),

;

von Via Nazionale (Antike Denkmäler I T. 4

Faustkämpfer und

der sitzende

der

Stehende,

seiner

Stellung und des Mangels jeglichen Abzeichens wegen schwerlich





wie er neuerdings wieder Alexander Bala sein sollte sondern wegen der athletischen Formen und des athletischen Schema 653^) ein Athlet; (vgl. Müller- Wieseler, Denkmäler II, ein Fürst

LH

gleichfalls

von Bronze der

abgebildet bei Lanciani,

und

S.

303

Dionysos Ancient Rome zu

die andern beiden)

colossalen vergoldeten

:

{Notizie 1885 S. S.

308 vordem

342

Titel,

die Stücke von mindestens zwei

Kaiser-(?)bildern

;

ein

Kopf

des

Tibe-

rius (?) Not 1884 S. 309; die von Ersilia Caetani-Lovatelli in den Monumenti antichi der Lincei I und Miscellanea archeologiea ;

S.

135 herausgegebene Votivhand, alles aus dem Tiberbett; von Marmorsculpturen daselbst sei noch namhaft gemacht

Costanzi {Mon. ined. d.i. XI T. 43) ; die Knabenstatue von Subiaco (Antike Denkmäler I T. 56) mit welcher nach Zusammenfügung der erhaltenen Theile noch niemand, na-

Hermaphrodit

der

mentlich Künstler nicht, die im Ton des Marmors mehr als in der

Arbeit übereinstimmende

1.

zu verbinden möglich fand. gerichteten

1.

Oberarms

während der entsprechende Theil des r. über 21 cm. misst, so dass also das Handgelenk

nur 35 cm. Abstand

Oberarms

allein

bis

Hand von ebenda (s. a. a. 0. S. 46) Denn vom Bruch des direkt dahin zu dem puntello auf dem Knie sind

,

mit seinem puntello mindestens 6 cm. über den Puntellobruch auf dem 1. Knie hinausfallen würde der Dionysos aus Villa Adriana ;

{Mon. ined. d. I. XI T. LI, LP), welchen Michaelis Annali 1883 S. 136, durch einen Ausdruck der NoLisie irregeführt für nur der

Hand

verlustig hielt, mit ihm dann auch Wolters Gipsabgüsse 526, während thatsächlich vom Stamm nur der oberste, mit dem Bein sich berührende Theil antik ist, der Best mit dem Basisr.

n.

stück bis an den

mit dem

1.

Fuss

Fuss von Gips, ebenso der r. Theil der Basis und Unterschenkel bis fast zur Kniescheibe,

r.

endlich auch ein Theil der Finger der Linken.

r

Und zwar

ist

das

FUNDE 1.

Bein, wie

man

an

dem Kontur

239

der Kniebeuge sieht, falsch er-

gänzt; es hatte nicht Polykletische Schrittstellung, sondern stand etwa wie das 1. Bein des Idolino, womit die Beziehung zu Polyklet noch erheblich geringer wird. In Kürze hebe ich aus der Masse unbedeutender neuer Dinge ein par hervor : eine Replik von Hausers (Die neu-attischen Reliefs) also vielleicht des Chiaramontischen Reliefs (Hauser S.

einen recht guten Kopf des 'Ares Borghese' einen Torso, der eine neue Replik des Eros

Typus 33, 4'4,

60)

;

;

seheint

von Centocelle

;

eine noch etwas archaische

Athena aus dem Tiber {Not. 1886

123) mit geschuppter Aegis, die auf der r. Schulter geknüpft schräg nach der linken Seite hinabgeht; die Linke mochte den Helm halten, die Rechte auf dem abgesetzten Schild sich stützen S.

;

von einer

Statuette

aus

Weibes von vollen Formen,

in

dunklem Marmor der Torso eines reicher Bekleidung, auf einem ei-

genthümlichen, hinten gerundeten, vorn graden Sitz, auf den sie die Linke stützt, während die Rechte, im Ellbogen auf den Schenkel gestützt, das Himation über die Schulter vorzog ;

unlängst an der Grenze sequestriert (Sciarra ?), obgleich noch in der Kiste steckend, doch kenntlich als Wiederholung des von R.

V.

Schneider Antike Bronzen (Jahrb.

d.

Samml. des

All, Kaiser-

hauses XII) S. 77 ff. behandelten Typus und zwar in der S. 78, 1 zu Ende angeführten Modification, mit Füllhorn im 1. Arm, zwischen dessen Früchten oben eine dreikantige Spitze hervorsticht. Doch ist trotz eines puntello an der r. Hüfte das Steuer an ihrer r. Seite fraglich,

da vielmehr

um

die

Armbeuge, zwar noch nicht genügend

zu sehen, ein Reifen oder eine Schlange sich legt. Ausserdem aber sitzt an ihrer 1. Seite ein nacktes Knäblein (üntertheil allein erhalten), welches die gekreuzten Beine auf eine geringe Erhebung setzt und in der Linken drei Mohnköpfe hält. In noch engerer

Beziehung

als zu

jenem Artemistypus

der Statue von Beirut, welche

steht

Dümmler

in

dieses Bild

also zu

den Athen. Mitthei-

lungen 1885 Taf.

I S. 27 bekannt machte, und bei welcher wir wohl das geneigte Haupt des Knaben jetzt besser verstehn. Ein colossales Relief im Hof, welches eine im Aehrenfeld

gelagerte Erdgöttin darstellt, sollte nach der Richtung der Aehren

240

E.

PETERSEN, FUNDE

und den tektonischen Merkmalen des Blocks nicht diagonal sondern mit wagrechten Langseiten aufgestellt werden. Endlich hat man aus vernachlässigtem Bestände ein Fragment hervorgezogen, welches den oberen Theil eines Prauentorso mit entblösster

1.

Brust und einer tragenden Männerhand in ihrer

1.

Seite

darstellend, leicht als Rest einer reichlich lebensgrossen Darstellung

Koraraubes nach dem

des

Sarkophagtypus XXII, 2 erkannt wird.—

Kunst-Mythol. T.

Wer

in

den

römischen

Sammlungen

Overbeck Atlas

der

eine

unerschöpfliche Quelle nicht allein archaeologischen Studiums sondern allgemeiner Bildung sieht, der wird mit lebhaftem Danke den allgemeinen Fortschritt erkennen. Aber auch eine Klage muss hier zum Schluss laut werden, in der Hoffnung, dass sie nicht bloss von deutschen Lesern vernommen werde. Sie betrifft die Erschwerung, welche

man so

der

zum Besten

kunstschaffender wie kunstforschender Arbeit

wünschenswerthen Verbreitung von guten Abgüssen in den Die"

legt.

Directoren

der

päbstlichen,

königlichen,

Weg

städtischen

Sammlungen scheinen sich geeinigt zu haben, wenn überhaupt, nicht mehr die 'gute' Gipsform sondern nur die Thonform zu gestatten,

und den

ersten Ausguss derselben

zurückzubehalten,

um

von ihm eine neue Form zur Schaffung fernerer Abgüsse zu nehmen, da jene Thonform ausser dem ersten nur noch einen oder zwei Ausgüsse hergiebt. Das geschieht angeblich der Schonung der Originale wegen. Aber selbst ein Italiener wird kaum behaupten wollen, dass der allgemeine Eespekt vor den Resten des Alterthums

und

die specielle Fürsorge für die in

den Museen aufgehobenen

Italien grösser sei als in London, Paris, Berlin,

burg.

Was man

an diesen

in

München, Peters-

Orten mit der gewissenhaftesten Beman hoffentlich auch in

hütung der Antiken verträglich hält, wird Italien nicht auf die Dauer verbieten.

E.

Petersen.

ZUR SKOPASFRAGE.

Bei der Arbeit

mir

am

«

Katalog der Sculpturen zu Athen

»

fiel

auf, dass der grossen Zahl von Ephebenköpfen mit in die Stirn

fallendem Haar nur ein

solcher mit

Minderteil

«

aufstehendem

gegenübersteht. In der Meinung, dass diese Köpfe in dieser Eigenthümlichkeit ein stilkritisch zu verwerthendes Kennzeichen Stirnhaar

"

besässen, reihte ich sie der systematischen Einleitimg Seite

XVIII

Das ganze Material, wozu ausser den Ephebenköpfen auch die analogen Satyr - u. s. w. - köpfe und eine Anzahl Porträts gehören, konnte weder dort noch kann es hier schon in erschöpfender Sammlung und Verarbeitung vorgelegt werden. Die erste Stelle ein.

unter jenen athenischen Denkmälern

am

nimmt das

nie

genug zu be-

wundernde, gefundene Grabrelief Sybel 57 ein, publiciert I 1875 Rev. arch. pl. 14, Ännali 1876 II, Weltgesch. der Kunst Seite

Ilissos

251 Fig. 204. Dort kam ich gelegentlich des

und des

Ilissosreliefs

auf das

emporstehende

Nachdem Brizio gemäss dem damaligen Stande wo der Besitz des Apoxyomenos dazu verleitete,

«

Meleager

Stirnhaar

"

zurück.

der Vl''issenschaft, in allen schlanken

Gestalten des späteren vierten Jahrhunderts Lysippischen Einfluss zu vermuthen, das Ilissosrelief aus der Mischung peloponnesischen und attischen Stiles erklärt hatte, so ward danach der neugefun-

dene Hermes Ursache, bei jedem schönen Marmor dieses Jahrhunderts, auch bei den zwei genannten, an Praxiteles zu denken. Dem

gegenüber machte ich auf Unpraxitelisches wie gewisse Härten (') und besonders die Eigenheit des emporstehenden Stirnhaares aufmerksam, verglich auch, unter Anziehung der im Katalog zusammengestellten Beispiele, (1

Die

die

in

dem

am Ili8i»osrelief stärker als am

fraglichen Punkte

überein-

Meleager auftretenden Schneidungen

dem

sanften Linienfluss der beglaubigt Praxitelischen Werke (Hermes, die dort zu Grund gelegte VorKnidia, Sauroktonos) zu widersprechen.

Bchienen

Um

stellung von

Praxitelischem Ehythmus

durch Gegensätze deutlicher zu

242

L.

VON SYBEL

stimmenden Tegeaten. Das Problem zu erörtern war zumal bei der nicht ungegründeten Zurückhaltung, welcher weniger Treu's Analyse der Tegeaten als seine stilgeschichtliche These begegnete, der Grundriss nicht der Ort.

Inzwischen hat Petersen's Entdeckung des Meleagerkopfs Medici und Botho Graefs Artikel über die Hermen des bekränzten jugendli-

chen Herakles

(Rom. Mitth.

erweitert, dass jedenfalls Stil sei in

1889),

anzuerkeanen

das ist,

Hauptpunkten erkannt worden.

Weltgeschichte dem

Material so bedeutend ein bisher unbeachteter

Von den beiden

Praxiteles abgesprochenen

in der

und hinsichtlich der

Haartracht mit den Tegeaten verglichenen Werken hat sich der Meleager als der Skopasischen Richtung angehörig erkennen lassen.

(Da

er

mit dem angedeuteten Unpraxitelischen eine ziemlich Praximag er einem zwischen Skopas

telische Ponderation verbindet, so

und Praxiteles vermittelnden Künstler verdankt werden). Das

machen, so bekenne

ich,

Ilis-

den Apollon mit auf dem Scheitel ruhender Rechten Capitolino, Zimmer des Galliers, mit Greif, und

(Hauptexemplare im Museo

Uffizien, Dütschke n. 106, mit ergänzten Extremitäten) nicht mit Furtwängler und Overbeck auf Praxiteles zurückführen zu können. Bei aller im Körperbau hervortretenden Verwandtschaft mit dem Hermes zu Olympia ist die Haltung

doch grundverschieden, strenger, das Spielbein tritt mehr vor, der Oberkörper mehr zurück; ebenso bei dem in gleichem Schema componirten und in gleichem Stil gearbeiteten Bacchus (das Exemplar des Mus. Chiaramonti fügt als Stütze einem jungen Satyr bei). Aehnlich, nur energischer, setzt der Skopasiche Herakles den Spielfuss vor. Dagegen stimme ich Overbeck bei, wenn er

den jüngeren Typus des stehend ruhenden Apoll (im Exemplar des Mus. mit seiner überweichen Car-

Capit, Salone, stützt er sich auf den Dreifuss)

nation (man denkt unwillkürlich an das des vierten Jahrhunderts setzt; auch

Symplegma nobile) in die zweite Hälfte ihm steht ein stilistischer Bruder zur Bacchus Boncompagni-Ludovisi. Demnach möchte ich das

Seite, der grosse erstgenannte Statuenpaar vor, das zweite nach Praxiteles setzen, jenes einem Künstler der Generation des Skopas und des älteren Kephisodot, des Schöpfers

der Eirene, zuschreiben, dieses dagegen den Söhnen des Praxiteles oder einem ihrer Coötanen. Beiläufig bemerkt, scheint die Neapler

Replik des jüngeren Apollotypus mit ihrem Material, grünem Basalt, auf Bronzeoriginal zu deuten, gerade wie bei manchen anderen Arbeiten aus ähnlichem Material dessen

Wahl (wo

nicht

Nil und

a.

zutrifft)

birstein

im

andere

Capitol.

Bestiramungsgründe nachweisbar sind, was beim z. B. beim jungen Herakles aus Pro-

sich ebenso erklärt,

Museum, der Knabenstatue des Museo

Satyrfragmente Boncompagni-Ludovisi,

Knabenkopf

in Bologna.

dem

Athletentorso

delle

Terme, dem

der Uffizien,

dem

ZUR SK0PA8FRAGE sosrelief aber

243

habe ich neuerdings, in einem vorigen Sommer ge-

und im laufenden Jahrgang von Lützow's

schriebenen

Zeitschrift

erscheinenden Referat über die neuere Skopasforschung dem gleichen Kunstkreise zugetheilt, weil sein Ephebenkopf wichtige Merkmale

an

dieses Stiles

sich

trägt:

nur die

nicht

freie Stirn

mit dem

sondern auch den quadraten Kopfbau (nur das Gesicht, speciell die Stirn, ist etwas höher) auch die grossen Augen, den Skopasischen Blick. Auch den alten Vater darf

emporstehenden Haar,

man

nicht

wie

übersehen,

er

mit

herabgezogenen

Brauen den

Schmerz gleichsam niederzwingt, den Jungen auf der Stufe, nicht schlafend, sondern traurig, den Jagdhund, wie er mit verdunkeltem (vergleiche den tegeatischen Eber) die Spur seines Herrn zu suchen scheint. Auch die kleinen Stilmale fehlen nicht, der ver-

Aug

innere Augenwinkel, die sich wellende und über das Lid hängende Augenhöhlenhaut, der Nasenwangenwinkel, der zwar nicht tiefte

Mund, die unpraxitelische Ohrform, das angewachsene Ohrläppchen. Der Körper ist nach Natur geformt,

offene aber ausdrucksvolle

nicht nach der idealen, wie bei Praxiteles, sondern

wöhnlichen. Indem nun ein

Grabrelief

als

nach der ge-

athenischer Vertreter

des Skopasischen Stiles neben den Kopf vom Südabhang der Akropolis Syb. 2907 trat, so schien die neuerlich geringer geachtete « Skopas in Athen » wieder kunstgeschichtliche Bedeutung des

zu wachsen

die Frage drängte sich auf, ob der

;

Stiles nicht doch in

Athen zu suchen

sei,

Schwerpunkt dieses und ob es für den jungen

der attischen Schule

Skopas, welcher früher allgemein

zugezählt wurde, denn ganz unmöglich war, diejenigen Elemente seines Stiles wegen deren die neuere Torschung ihn den Peloponnesiern anschliessen will, an attischen Werken des Vorjahrhunderts zu finden, dieselbe

welche

Frage

auch Farneil

im Journ. of

hell.

stud.

VII

aufwarf.

Dafür dass der Skopasische zu betrachten

sei,

Stil als eine

Unterart des attischen

scheint nun auch das bisher von Treu und Graef

wohl bemerkte, doch nicht voll gewürdigte Element der freien Stirn mit aufstehendem Haar ins Gewicht zu fallen. Denn es scheint möglich seinen zeitlichen festzulegen. S. 16, unter

gemeint,

und

Kürzlich hat Sittl in

örtlichen

seinen

Ursprung genauer Würzburger Antiken

Bezugnahme auf die oben erwähnten athenischen Köpfe, Athen eine Zeit gegeben zu haben, wo die

es scheine in

244 in

VON STBEL

L.

Eede stehende Frisur

Griechen den Achill

vor,

für interessant galt

vermuthen aber

Nun

ders Vorbild eingewirkt habe.

so stellten sich die

;

düi-ften wir, dass

Alexan-

aber fehlt es nicht an älteren

Beispielen solcher Ephebenköpfe, welche bis in die Uebergangszeit aus dem fünften in das vierte Jahrhundert und in das erstere selbst zurückreichen, sodass, wenn überhaupt ein historischer Zusammenhang zwischen beiden Erscheinungen anzunehmen ist,

umgekehrt

die

Vorläufer der

in genere,

Ephebenköpfe, «

Löwenmähne

die bescheideneren

als

Alexanders

»

anzusehen

Um

sind.

einige Reliefs, deren Einzelnheiten zu verwittert sind, um sie ohne wiederholte Untersuchung verwerthen zu können, vorläufig zu über-

gehen, sei beispielsweise die Berliner Stele Samml. Saburoff". Taf. 5 genannt, ferner von Statuen der sog. stehende oder, wie ich lieber sage, in

«

antretende Diskobol

»

Statue anreihen Hesse,

z.

B. der mit Vase in den

Ephebe (eher Diskobol) der n.

der Sala della Biga, und der « Salber « sich noch diese oder jene verwandte

München und Dresden, dem

Dütschke

üfiftzien,

3598, Photographie im Handel. Die

Megara stammen

;

Eurtwängler

Händen

n.

72,

Saburoff

Stele

ergänzte

1890

Inv. soll

aus

erklärt den Stil für attisch (spe-

myronisch, doch widerspricht dem das in die Stirn fallende Haar des Diskobol Massimi, vgl. die mechanische Reproduction in der Weltgeschichte Fig. 119). Der « antretende Diskobol » gilt ciell

seit

Kekules Behandlung für attisch attisch ist auch der « Salber » erklärt ihn für myronisch, Kekule für ein Werk aus Myrons :

;

Brunn

Schule.

Demnach ergeben

stehende Stirnhaar

»

die

Denkmäler den

an attischen Werken

Satz, dass das

des

«

auf-

fünften

späteren .Jahrhunderts zuerst erscheint. Die verschiedene künstlerische Be-

deutung des fallenden und des aufgerichteten Stirnhaars ist klar: die wohlfrisierten, in der Mitte gescheitelten Epheben von der Art des Doryphoros sind Typen einer wohlerzogenen, eher aristokratischen, wenn man will conservativen Jugend, während die mit

emporstehendem Haar und dadurch freier Stirn auch einen freiem Ausdruck haben, der je nach dem besondern Falle bald ein ideales Streben, bald ein ungezügeltes Wesen verkünden kann. Der Kopf des Museo Chiaramonti welchen Heibig Mon. 8, 25 Ann. 1866, 288 veröffentlichte

und

als

«

Alkibiades

verbindet mit der freien Stirn und

»

dem

zu

bestätigen unternahm, aufstrebenden Haar eine

gewisse Breite des Gesichtes, eine Modellirung der Stirn und aus-

ZUR SKOPASFRAGE

245

drucks volle Bildung der Augenpartie (die Haut beginnt sich zu sacken) und des Mundes, welche, nur weiter entwickelt, in der gleichen Verbindung für die jetzt Skopas zugeschriebenen Werke charakteristisch ist. Wenn der Ursprung der uns beschäftigenden Haartracht überhaupt bei einer historischen Persönlichkeit zu su-

chen wäre, so müsste man ihn also nicht erst bei Alexander, sondern die Richtigkeit jener Bildtaufe vorausgesetzt bei dem





athenischen Princeps iiwentutis, bei Alkibiades suchen ('). Diese freie Stirn gieng im vierten Jahrhundert von den Ephebenköpfen auf Herakles über und wurde für ihn typisch, denselben Herakles, welchen

im gleichen Jahrhundert

die

Radikalen

und

Kosmopoliten, die Kyniker, zu ihrem Schutzpatron erwählten {}). Antisthenes selbst trug, nach Ausweis der vatikanischen Inschrift-

herme, Löwenmähne. Es ist ohne weiteres klar und bestätigt, ein wie brauchbares

tischen Stils in der

pathetischen Stils

wird

Element

durch die

Monumente

die

Schöpfer des pathe-

besprochenen Tracht vorfanden. Die Wiege des selbst findet auch Treu in Athen den weiten ;

Abstand der Skopasischen Köpfe von den Polykletischen, wie er vorzugsweise im Pathos der ersteren greifbar ist, erklärt er aus einer Einwirkung der attischen Kunst auf Skopas. Dann aber müssen wir sagen, dass er wol den Knochenbau in Sikyon lernte,

aber den besseren und wichtigern Theil seines Stiles von Athen Wenn aber Skopas doch wieder als der Schöpfer des

empfieng.

pathetischen Stiles gelten soll, erweist er sich damit nicht als Attiker? Wir müssten denn sagen, von Geburt weder Athener

noch Peloponnesier, sondern Parier, stand er ausser und über den beiden Schulen, deren Vorzüge er in sich vereinigte als schlechthin hellenischer Künstler. L. V. Sybel.

(') Sollte Helbigs Argumentation sich bestätigen, so müsste angenommen werden, dass der spätere Bildhauer des der vatikanischen Inschriftherme aufgesetzten Kopfes die Feinheit seiner Vorlage nicht .verstand oder nicht wie-

derzugeben wusste. (*)

Damit

ist

natürlich nicht gesagt, Herakles sei nun ausschliessliches

Eigenthura der Kyniker geworden. Die inschriftlich vorkommende Anrufung des Herakles gegen den Demos könnte übrigens ganz wohl auch von einem Kyniker ausgesprochen werden.

TEDRA.

Nel sig.

volume

e sgg.).

alla

precedente,

Bruno Sauer un

La donna,

tav. n.

2,

fu

affresco ch'egli interpretö per

in

preda alla passione

piibblicato

dal

Fedra (pag. 17

amorosa, sta seduta in

in atteggiamento d' inquieto abbandono con lo dietro a lei sta presso il sedile la nusguardo fisso nello spazio con un dittico trice, spiegato nella mano sinistra e con uno stilo

un'ampia camera,

;

nella destra

« ;

essa parla, o

ha

parlato, e aspetta risposta

»

.

Alla

questo gruppo si vede una ancella che porta un paniere. Dalla riproduzione eliotipica non si puö discernere tutto ciö che 'il Sauer indica nella sua descrizione sembra giusta la sua interdestra di

;

pretazione per Tedra, giä proposta dal Sogliano, ma vengono meno le conclusioni a cui egli giunge. Egli sostiene che la rappresentanza pompeiana ci offra una scena interamente nuova, in cui figuri

ma

non la Fedra tormentata daU'intima passione amorosa,

una scena

posteriore, nella quäle la nutrice, rapito alla

segreto. pensi al

modo

bensi

padrona

il

di venirle in aiuto.

In conseguenza di ciö non

si

potrebbero piü considerare, come

Fedra malata d'amore come copie imitazioni piü o meno alterate di un unico e stesso archetipo, ma si dovrebbero ammettere due scene fra loro distinte la Fedra io feci, le rappresentanze della

:

Fedra della rappresentanza pompeiana. Per questa avrebbe servito da modello un celebre dipinto, per quella il teatro,

innamorata

e la

esclusa perö la supposizione che qualche pittura murale abbia servito di transizione dall'una all'altra.

non

In queste due i

classi,

secondo

il

Sauer,

si

dovrebbero dividere

sarcofaghi superstiti che contengono quelle rappresentanze. Io perö

rimando

il

lettore alla spiegazione che diedi nella

Zeitung (1883, pag. 119 e

sgg.).

Archäologische

A.

Non

KALKMANN, FEDRA

e qui la questione quäle

probalitä, attribuirsi

247

possa, con qaalche

significato

ma

ad una rappresentanza,

di riconoscere in

qiianto una rappresentanza all'alti-a rassomigli. Puö darsi che in aicuni sarcofaghi Pedra abbia l'apparenza quasi le fosse giä stato

rapito

il

segreto,

ma

vediamo

noi

tutto analogo sui vari sarcofaghi

stenza di piü original!, bisogna

;

appunto la rappre-

ripetersi

sentanza di Fedra stessa sino ai minuti e se

particolari, in

modo

Togliamo ammettere

conchiudere che

si

del

l'esi-

rassomigliano

in tutto fra loro,

^

deve pertanto partire dall'esame dei sarcofaghi di Girgenti entrambi offrono dai quattro lati le medesime

e di Pietroburgo

modo

scene in

circondata

da

;

del tutto analogo

molte

entrambi

;

ancelle: con

ci

tutto ciö

rappresentano Fedra il Sauer fa giä qui

una distiüzione. II sarcofago di Girgenti, sostiene il S.auer,

deye risentire nella

sua

rappresentanza l'influenza del teatro ; quello di Pietroburgo invece deve appartenere ad una serie di rappresentanze, di cui il fii un'insigne pittura. Ora, solo ragioni molto gravi potrebbero giustificare questa strana conclusione. Ma quali sono queste ragioni ? In entrambi i sarcofaghi vediamo la nutrice dietro Fedra

prototipo

malata d'amore. Su quello di Girgenti ella solleva con una mano il velo alla padrona, mentre alza l'altra come per incoraggiare e Pietroburgo invece la nutrice volge a se alza ambe le braccia, di cui il destro innanzi e sguardo

consigliare: sul sarcofago di 10

e

monco.



Siccome

la nutrice

gesticolare, io supposi ch'ella 11

Sauer invece

e

rappresentata spesso in atto di

anche qui gesticolasse (pag. 125-71).

le attribuisce nella

mano

destra

un

la tradizione di tutti gli altri sarcofaghi, nei quali

il

dittico, contro

dittico in tale

scena non appare.

capo ad una serie di tipi diversi da quelli del sarcofago di Girgenti, vi devono essere ben altre ragioni. Sauer trova entrambi i gruppi di rappre-

Se

il

sarcofago di

Pietroburgo

deve

far

sentanze in realtä, differenti fra loro, per la forma e per lo che concerne la partecipazione delle ancelle alle

in quel

stile,

soffe-

renze della padrona. Esse, mentre mostrano di prender parte viva nella scena del mal d'amore, nell'altra scena invece sembra che siano del tutto indifferente Sauer inoltre, dietro

rappresentanza pompeiana,

ascri verebbe

all'

il

modello della

originale

una sola an-

248

A.

KALKMANN

cosicche quasi tutti i sarcofaghi in cui e un'ancella sola converrebbero al gruppo pompeiano. rappresentata dire il vero, con iina sola ancella e molto difficile esprimere la partecipazione dei seguito all'azione del protagonista oltre la nutrice

cella,

;

A

;

per la classiflcazione dei tipi dei sarcofaghi non inüuisce affatto il numero delle parti secondarie che circondano il protagonista, poiche lo scalpellino deye regolarsi secondo lo spazio che inoltre,

Se non che,

appunto nel sarcofago di Pietroburgo appaiono cinque ancelle, quattro delle quali il Sauer e obbligato a dichiaräre « figure di ripiego ». Eppure due di queste, man-

gli e concesso.

chevoli nella parte superiore della persona, stanno raggruppate in e si completano quindi grazioso atteggiamento di fronte a Fedra ;

benissimo con istrumenti

un frammento

musicali,

come dimostrai,

di bassorilievo del

dietro l'ana-

Louvre.

D'altra parte, pure nel sarcofago di Girgenti due ancelle, dinanzi a Fedra, sono rappresentate con istrumenti musicali. logia di

In ogni caso, non

si

puö assolutamente smembrare, a Capric-

cio, l'accurata e perfetta rappresentanza

del

sarcofago

di

Pietro-

burgo, che s'accorda tanto con la composizione poetica, quanto con la rappresentauza del sarcofago girgentino; ne si deve abbassarla al di quelle rappresentanze

livello

ridotte per

mancanza

di spazio.

Finalmente la rappresentanza del mal d'amore e in intima relazione con quella della scena in cui Fedra e persuasa dalla nutrice, e poiche,

come dimostrai con questa probabilmente

un medesimo originale

;

ci

riconduce ad

cosi questa circostanza sola deve escludere

la supposizione d'originali diversi. fi

che

molto verosimile che un poeta alessandrino fingesse Fedra amoroso ad una lettera (^). Nella scena

affida il suo segreto

ove la nutrice fa la sua proposta, la lettera era il mezzo artistico piü semplice per informare lo spettatore dei precedenti dell'azione, e

questa lettera deve appartenere anche all' originale della scena avvenuto non destava Interesse che (^). Fra quello ch'era giä

stessa

malata d'amore; essa era un personaggio famoso e riusciva un ottimo prototipo di altre figure analoghe {^). Chi non conosceva la la

De

ffippolytis Euripideis, pag. 99 e segg.

(1)

Cf.

(2)

Vedi Archäologische Zeitung 1883, pag. 128.

(3)

Cf.:

De Hippolytis Furip,

pag. 122.

FEDRA

non

rea passione di Fedra, e chi

sentanza di questa che

si

banale

alla

249

interessava

piü alla rappre-

corrispondenza

amorosa?

Di

fatto fra le rappresentanze dei sarcofaghi meglio conosciuti, la lettera non appare che in qiiella della scena della proposta^ e manca

anche lä dove la malata d'amore

e raffigurata sola,

come,

p.

es.,

nel bei rilievo del Disco di Ercolano (0-

Anche ad un a cui non

ecfrasta di epoca cosi tarda quäle e Chorikios,

reminiscenze di

rappresentanze di quadri, interessa sopra ogni altra cosa la malata d'amore: Eros, che pure accenna alla lettera, e una reminiscenza poetica che paro si

possono

negare

aggiunta solo per poter coUegare convenientemente questa scena con la seguente,. nella quäle la lettera sarä consegnata, perche ne la

Fedra stessa tengono una

nutrice, ne

lettera nelle mani.

Come unica rappresentanza dunque del dittico, che la nutrice porge alla padrona per scrivere, rimane la figurata di Pompei pubblicata dal Sauer. Fedra sta seduta in una posa dolorosa e inquieta, con lo sguardo

ad

fisso

nel Fuoto

;

la piccola nutrice si stringe dietro

un'ancella dall'altra parte porta un qualche trastullo. Ecco la solita scena della malattia d'amore, quäle noi essa, vicino al sedile

;

vediamo nei tempi posteriori, ridotta al nudo Schema. La lettera un mezzo artistico arbitrario, per richiamarci vivamente alla me-

e

moria la persona amata, mancando la scena della proposta da parte della nutrice.

appare in una dire della famosa puö rappre(^), sentanza di Fedra, che non vi accolse alcun nuovo e proprio concetto, ne subi alcuno sviluppo ulteriore. Perciö la nuova rappre-

Mentre

quest' ultima scena sul suolo italico ci

maniera nuova

lo stesso

non

si

sentanza figurata di Pompei e di niuna importanza per la questione degli originali delle rappresentanze di Ippolito.

A.

Kalkmann.

La interpretazione della rappresentanza vascolare di Benndorf (1) {Gr. u. Sicil. Vasenbilder, 45) per Fedra afflitta ö arrischiata, poichö Fedra non vi appare nell'abbigliamento e neiratteggiamento abituale, ne d'altra parte e sufficientemente caratterizzata per nutrice una delle due donne che circondano Fedra. (»)

L.

c.

pag. 131 e sgg.

DER STATUE ANTICHE^

[JEBER DIE ABFASSÜNGSZEIT

DES ÜLISSE ALDROVANDI.

S.

Michaelis hat in der Archaeologischen Zeitung Jhrg. 34 (1876) ff. (^) den Nachweis geführt, dass das merkwürdige Büchlein

150

des Bologneser Naturforschers, das

zuerst

Anhang von Mauro Le antichitä de ist,

bereits

1556

la cittä di

in

Venedig

Roma

als

erschienen

1550 von dem Verfasser geschrieben sei. Denn eiauf diese Zeit, was Fantuzzi in den Memorie della

nerseits führt

vita di Ulisse Aldrovandi, Bologna 1774, erzählt, andrerseits ist

dem, aus dem Kloster der H. Ulrich und Afra zu Augsburg stammenden, nunmehr in München befindlichen Exemplare der Ausgabe von 1558 von einem Zeitgenossen unter anderen eine Randglosse in

zu S. 117 beigefügt, laut welcher die von Aldrovandi im giardino del Belvedere beschriebene Statue der Cleopatra bereits 1550 von dort versetzt worden sei. Demnach müsste Aldrovandi schon vor dieser Umstellung seine Aufzeichnung gemacht haben. Es ist mir gelungen, die urkundliche Bestätigung für die von Michaelis ermittelte Abfassungszeit des Buches

beizubringen sowie dieselbe noch etwas genauer bestimmen zu können, und zwar durch Niemanden andern als den Verfasser selbst. Die Bibliothek der Universität

Bologna birgt nämlich das Handexemplar des Aldrovandi Ausgabe von 1556. Darin hat Aldroandi selbst vorn auf ;

es ist die

dem

Formel « f Ulissis Adrouandi et amiund auf S. 316 unmittelbar nach der Angabe der eingetragen, Buchhändlerfirma » « In Venetia etc. M.D.LVI « hinzugeschrieben: « Totum Aldrouandus auctor perlegi et extraxi multa^ Ulisses Titelblatte die geläufige

corum

"

\

(1)

Andere weniger bestimmende Umstände, welche auf dieses .Tahr hinZeitg. Jhrg.38 (1880) S. 12 und Anmer-

denten, siehe bei Michaelis, Arch.

kung 6. Vgl. zuletzt seine Bemerkungen im Arch. Jahrb. V, und an anderen Stellen.

(1890)

S.

36

URLICHS. DIE STATUE .ANTICHE DES ULISSE ALDROVANDI

H. L.

huius libri

Rome

\

quem

scripsi ann. lubilei in

\

principio

251

dum

essem

1550

in coronatione lulj 3'- ». Die Lesung wird Herrn Professor Michaelis verdankt. Welcher Art jene Auszüge waren, auf I

Worte

die Aldrovandi durch die

sich vielleicht ermitteln lassen,

«

extraxi multa

wenn

»

hinweist wird

eine Durchsicht des hand-

schriftlichen Nachlasses von Aldrovandi bewerkstelligt

ist.

In

dem

Bologneser Handexemplare selbst findet sich fast ausschliesslich bei der Erwähnung von Tieren ein Merkzeichen mit Tinte, und auch ein handschriftlicher Index findet sich

Zeichen scheinen bestimmt von

am

dem

Schlüsse vor. Einige jener Verfasser selbst herzm-ühren.

Eine weitere Bestätigung für das Jahr 1550 als Abfassungszeit der Statue antiche bietet gleichfalls Aldrovandi selbst in einem

wovon eine Abschrift in der Bologneser Bibliothek (Aldrov. Miscell. III, N. 21) sich befindet. Die Kenntniss von demselben und

Briefe,

eine Copie wird gleichfalls

Rom

am

Herrn Professor Michaelis verdankt.

Februar 1576 von A. aus Bologna nach an seinen Bruder Monsignor Teseo Aldrovandi gerichtet. Er

Dieser Brief

ist

1

spricht darin seine Freude aus, dass

der Papst Gregor XIII, be-

kanntlich ein Bolognese Buoncompagni, den Bolognesen einen Ablass

Jubiläumsgabe bewilligt habe, und sein Bedauern, im verflossenen Jubiläumsjahr nicht haben nach Rom kommen zu können als

und del

(p. 428'^)

1550

non poter visitar tanti luochi,

nel tempo de IIa

feliee

memoria

si

come

feci

tanno

dt Julio terzo Papa^

mio gran gusto spirituale visitai tutti quei luochi memorabili dHnfinita santitä et religion ripieni piü, et piü volte; et per potere insiememente pascere Vingegno mio della grandezza

dove con

Romanik mi deliberai di scrivere et raccogliere, come in un Theatro, tutte le statue antiche de vari marmi peregrini scolpite, et intagliate da scultori preclarissimi, et de de' trionfanti

ne composi una compendiosa historia, non lasciando \xlcuna stdtüa, che in quell Alma citlä di Roma si ritrovava, che da tutti

me non

fosse

diligentemente

delineata,

et descritta.

Et questo

per mio dip)orto et passatempo havevo composto, lo Mr. GtiordoMO Ziletti, che per far beneficio a quelli,

libro, quäl

donai a

che desiderano di vedere

de Romanik

lo fece

et

conoscere

stampare

in

le belle,

et

antiche Statue

Venetia.

Heinrich Ludwig ürlichs.

Es wurden zum 21. April

zum Ehrenmitglied S.

Hoheit

Bernhard zu

Ordentlichen

Mitgliedern

:

in Berlin.

Bernoülli

»

Barclay V. Head in London F. C. Penrose in London. Professor Ludwig von Sybel in Marburg. " Georg Wissowa in Marburg.

»

zu

» »

» » " " »

»

Th. Sophulis in Athen. I.

»

» "

»

«

« "

in Berlin.

N. SvoRONOs in Athen. Cesare Ruga in Bologna. Professor Michael Waltrowitz

»

»

:

SoLAiNi in Yolterra.

"

»

Mitgliedern

Alfons von Branteghem in Brüssel. Dr. F. Hiller von Gärtringen in Berlin. Dr. Alfred Gercke in Göttingen. Dr. R. Heberdey in Wien. Franc. Morlicchio in Scafati. Walter C. Perry in London. Arthur H. Smith in London.

»

»

in Basel.

Correspondirenden

Herr Dr. Christian Belger

»

des Instituts

Professor J. J.

«

»

ernannt:

»

»

"

J.

Erbprinz von Sachsen-Meiningen.

Herr Dr. Alfred Brückner

^

d.

in Belgrad.

Hermann Skorpil in Sofia. Karl Skorpil in Eustschuck. Julius Lange

in

Kopenhagen.

Frottingham in Princeton, U. S.' A. Baron Karl von Hauser in Klagenfurt. Dr. Salomon Frankfurter in Wien. Professor Louis Audiat in Saintes (Frankreich). Friedrich Baraibar in Vitoria (Spanien). Manuel Gomez Moreno in Granada (Spanien). »

Dr. A.

A. L.

Wilhelm

in

Wien.

AKCHAISCHES THONRELIEF

DER SAMMLUNG SANTANGELO

Das beistehend nach meiner Skizze türlichen Grösse

Lampen

(i)

der

(')

abgebildete

in zwei Dritteln der na-

Relief verbirgt sich unter den scheint bisher ganz un-

Sammlung Santangelo und

Höhe 17 cm. 17

254

F.

STUDNICZKA

beachtet geblieben zu sein. Es ist ein oben und unten abgebrochener Pinax aus hellrotem feinem Thon, jetzt mit weisslichem Sinter überzogen, unter dem ich zweifelnd einen gelblichen Ueberzug, aber keine Farbspuren zu bemerken vermochte. In flachem Relief (')

ist

eine ruhig stehende Frauengestalt mit eng gegürtetem

langem Gewände zu erkennen, deren fehlender Oberkörper

in

Vor-

deransicht stand, wie die herabhängenden Arme erkennen lassen das Ganze ist nach dem Vorbilde der Frauen im Mittelstreiten

;

des Gewandes zu reconstruieren. Die Rechte scheint, obwohl gleich der Linken völlig offen, ein kleines stäbchenförmiges Attribut zu führen, welches ich nicht zu deuten weiss; einem Pfeil, an den man am ehesten denken könnte, würde wohl der Bogen in der

anderen

Hand

entsprechen.

Dass

die

Gestalt die

Göttin

dar-

welcher der Pinax geweiht war, ist mit grosser Wahrscheinlichkeit aus dem reichen Schmucke des Gewandes zu entnehmen, stellt,

welcher den panathenäi scheu Peplos und ähnliche Cultusgewänder in's Gedächtniss ruft.

Das Gewand

ist

mit einer dünnen Relieflinie und einer

sie

aussen begleitenden Buckelreihe umrissen und, soweit erhalten, durch vier einfache Fiechtbänder in drei breite Streifen geteilt; ob ein vierter unten

der

weggebrochen

Gewandsaum

in der ältesten

dem ich,

folgte^

ist

ist,

oder ob

dem

unteren Flechtbande

bei der Unsicherheit der Proportionen

Kunst kaum zu sagen. Das schmale Segment über

obersten Flechtbande füllen senkrechte Relieflinien, in denen

obwohl

vom Gürtel durch jenen Doppelumriss

sie

des ganzen

Gewandes getrennt sind, Gürtelfransen erkenne, wie sie, in Uebereinstimmung mit Homers ^&))'jy ixavov ^vaävovg aQUQvta^ der Bronzepanze: aus Olympia darstellt (2), und wie sie sich, zu Schellen umgebildet, an dem Silbergürtel von Polis tis Chrysoku auf Cypern gefunden haben (3). Mit dem letzteren stimmt der hier dargestellte Gürtel noch darin überein, dass der Gurt selbst in eine

Reihe von Gliedern zerlegt ist. Die drei breiten Streifen des Gewandes füllen bildliche Darstellungen.

d

den beiien

In

mm

(1)

Von 16

(2)

Olympia IV

altgr. (3)

unteren

sehen

wir

Reigentänze von

Dicke entfallen 6 auf die Relieferhebung. Tf. 59 S. 155

ff.

Furtwängler, vgl. Beiträge

121, Heibig, Hom. Epos^ S. 207 ff. Jahrbuch d. Inst. II 1887 Tf. 8, S. 86 ff. Dümmler.

Tracht

S.

z.

Gesch.

ARCHAISCHES THONKELXEF DER SAMMLUNG SANTANGKLO

255

Frauen und Jünglingen, zusammengesetzt aus genau gleichen, also wohl nach Art der red wäre, aus Stempeln geprägten Figuren. Die Männer sind eher kurz als gar nicht bekleidet, die Gewänder der Frauen zeigen noch mehr oder weniger deutliche Spuren eines Rautenmusters aus dünnen Reliellinien. Diese Darstellungen ent-

wohl einem

So zeigt ^uf einer der Akropolis (i) das Kleid des von Kassandra umfassten Palladions, wahrscheinlich . nach dem Vorsehr

sprechen streng

des

bilde

eilenden

Cultusgewande.

Scherbe

rotfigurigen

panathenäischen

Friese

Peplos,

von

hintereinanderher

Männern und Frauen, von denen besonders

die letzteren,

der Heftigkeit ihrer Bewegung (-), doch einen Chortanz vorstellen können. Tänzerinnen erscheinen auch auf dem Gewände

trotz

der Athena einer späten panathenäischen

Amphora

(3).

Wie am panathenäischen

Peplos neben solchen Cultushandals Hauptbild stand, so nimmt auf

die Gigantomachie unserem Relief eine Kampfdarstellung

lungen

die bekannte

die

oberste

Stelle

ein

:

Gruppe des einen Gefallenen aus dem Getümmel

tragenden Mannes, welche auf den Henkeln der Klitiasvase und Es ist diess sonst (^) die Namen Aias und Achilleus erhält.

meines Wissens der älteste Versuch, diesen Gegenstand darzustellen,

und dem entsprechend auch der unbeholfenste. Der Mann ist im Wesentlichen dem Reigentanze entnommen, noch nicht knieend darEr hat die Leiche über Nacken und Schultern gehängt, gestellt. wie die Kriophoren und Moschophoren ihre Thiere aber es gelingt noch nicht, wie auf dem einen Henkel der Klitiasvase, diesem ;

Motive gerecht zu werden. Die Hände des Trägers, welche fest zugreifen müssten, werden, weit ausgebreitet, an Rücken und Hüfte der Leiche kaum sichtbar. Die beiden Körperhälften der letzteren, welche, anstatt schlaff herabzuhängen, der Raumfüllung wegen etwa einem gleichschenkligen Dreieck auseinandergehen, sind durch

in

«ü

(1) "TxpTju.

(}qx-

1885 Tf.

5, 3, erklärt

ebenda 1886 S.131

f.,

M. Mayer,

Tit. u. Gig. S. 272.

die wilden Keigen des Reliefs von Milet (Brunn, Denkra. gr.(,*) Vgl. röm. Sculptur Nr. 1016) oder der sfg. Schale Mon. d. Inst XI Tf. 41, 3. (3) Mon. d. Inst. X Tf. 48 c, Annali 1877 S. 328 (de Witte), Urlichs, Beitr. zur gr. Kunstgesch. S. 50, (•*)

S.

546

z.

ff.

B. auf der

'Ecfr^fi.

1886

Kleinraeisterschale

S.

132«.

Overbeck, Gallerie

Tf.

23,

61,

256 ein

K.

wurstartiges

STUDNICZKA

Zwischenstück

Beine der Leiche schreiten fast

äusserlich

ganz Avie

verbunden.

Die

die des Lebenden, die herab-

hängenden Arme vertragen sich schlecht mit der Vorderansicht des Kumpfes. Des gegebenen Kaumes wegen fehlt dem Lebenden der Helm, während er der Leiche nicht vom Haupte fallen will. Kurz es ist ein misslungener Versuch, aus den vorhandenen primitiven Typen die Ausdrucksformen lungsgruppe zu gewinnen.

für

eine

schwierige

Hand-

Schon dieser Vergleich bestimmt einigermaassen die kunstes gehört geschichtliche Stellung des merkwürdigen Bildwerks ohne Frage den Anfängen des griechischen Kunstimports in Italien :

an.

Denn

funden

ist,

dass es

macht

dort,

wahrscheinlich in Grossgriechenland, ge-

die Zugehörigkeit zur

ohne Provenienzangabe wahrscheinlich

Sammlung Santangelo auch (').

Der

Stil ist

älter

die entwickelte orientalisierende Decoration der korinthischen

als

und

Das zeigt schon das Fehlen der Tierstreifen und Blumenornamente, welche in den ähnlich angeordneten Gewänderdecorationen der Klitias- und Sophilos-Vase vorherrschen. verwandter Gefässe.

Nur das Flechtband ist ein orientalisches Motiv, aber in dieser Form schon sehr früh übernommen. Dem entsprechend

einfachsten

gehören die bildlichen Darstellungen, besonders die Reigen, einer Kunstweise an, welche noch deutlich an die geometrische anknüpft. schliesst sich unser Relief im Allgemeinen derjenigen Denkmälerklasse an, an die seine Technik erinnert, den gepressten roten Thonvasen und -platten aus Italien und Hellas (-). Ich hebe

Hierin

den Thonziegel aus Mykenai hervor, der die noTvia -d-ijQMv in ähnlichem Typus zeigt (•*). Eng zusammen gehören mit diesem Bildwerke die Berliner Goldreliefs aus Korinth, deren Herkunft leider nicht festgestellt (')

ist

('*).

Wir

sehen hier im Allgemeinen dasselbe

Dass eine solche nicht vorhanden

ist,

hat mir Herr Professor So-

gliano gefällig mitgeteilt. (2) Vgl. zuletzt Pottier Bull. corr. hell. 1888 XII S. 491 gr. de Vassoc. etc. Heft 14-16 S. 43

ff.

und Mon.

ff.

Arch. Ztg. 1866 Tf. A, 1. Arch. Ztg. 1884 Tf. 8, bes. Fig. 2 u. 6, S. 106 ff. Furtwängler. Im Jahrb. 11 S. 21 hat Dümmler diese Keliefs mit den protokorinthischen Vasen (3)

(*)

zusammengestellt und diese wieder, mit Eelbig, für chalkidisch erklärt. Für die Herkunft der Eeliefs ist die von Furtwängler hervorgehobene Form des Wagenbords Fig. 4 zu beachten, welche, der korinthisch-attischen Kunst

ARCHAISCHES THONRELIEF DER SAMMLUNG SANTANGELO

Vorherrschen der menschlichen Gestalten vor

257

dem Ornamente,

dar-

unter aber noch wenig Mythisches, im Besonderen ähnliche schreiDie Weiherkleidung ist tende Männerreihen imd Frauenchöre. gleichartig bis auf die rhombische Musterung des Rockes. es fehlt das Flechtband, und die sind die Goldreliefs älter ;

position ist noch lockerer, eine

noch

kaum denkbar;

dem

flacheren Relief gemäss,

Doch Com-

Gruppe wie die des Leichenträgers

Figuren sind noch schlanker, der Kopf, auch bei Vorderansicht des Leibes

die

In dieser Hinsicht entsprechen die Frauen unschon mehr den goldenen Artemisfigürchen von

ins Profil gerückt.

seres

Reigens

(') und dem dädalischen Statuentypus der Nikandre. Der Bronzepanzer von Olympia, der schon für den Frauen-

Kameiros

gürtel heranzuziehen

war,

auch andere Berührungspunkte,

bietet

einzige mir bekannt gewordene

darunter die

Analogie für eine hervorstechende stilistische Eigenheit des Thonreliefs. Die Perlenschnur, welche den Hauptumriss des Götterbildes umsäumt, erinnert

Wirkung ganz an die Bogenzackenlinie, die in gleicher Verwendung auf dem Panzer und den mit ihm stilistisch zusammengehörenden Gravierungen erscheint (-). Doch wird daraus in ihrer

kein engerer

Zusammenhang zu

erschliessen sein, da diese Art der

Gravierimg sich unmittelbar aus

Kunst üblichen Doppelumriss

{^)

dem

schon in der geometrischen So fehlt

entwickeln konnte



auch

hier, wie bei den meisten verglichenen Bildwerken, bisher an Mitteln zu genauerer kunstgeschichtlicher Bestimmung, welche

es

nur von neuen Funden zu erhoffen

ist.

Gerasdorf bei Wiener Neustadt.

Franz Studniczka.

August 1891.

fremd, auf ionischen Vasen (wie Gerhard A. V. III Tf. 194, Micali, Mon. ined. Tf. 36, 2), auf den Strausseneiern von Vulci (Perrot, Eist, de Vart, III S. 856 ff. vgl. Jahrb. II S. 6325 ßöhlau und S. 91 Dümraler), endlich auf etruskischen Bildwerken (wie den Reliefs Micali a. 0. Tf. 24 oder Bull. corr. hell. 1888 S. 507) üblich ist, freilich, soviel ich sehe, immer in Verbindung

als vierspeichigem Rad (vgl. Jahrb. V S. 147). Für diese Dinge wäre eine sicher chalkidische Wagendarstellung in Seitenansicht von grosser Bedeutung. (') Salzmann, Camiros Tf. 1. IV Tf. 37, 719; 60, 982 b. 58, 980; 59; vgl. Furir (2) Olympia

mit mehr

;

wängler

S.

157.

(3)

z.

B. Ännali 1;80

Tf

G.

BIBLIOGRAFIA POMPEIANA (V^edi

II

Mittheilungen 1889

p.

292

sgg.).

tempio nel foro triangolare di Poinpei. Memoria di Antonio SoGLiANO. Estr. dai Monuinenti antichi pubblicati per ciira della R. Accademia dei Liucei, vol. I punt. 2.

1890. Roma 1890. griechische Tempel in Pompeji von F. yon Dühn und L. Jacobi. Nebst einem Anhang: lieber Schornsteinan-

Der

lagen und eine Badeeinrichtung im Frauenbad der Stabianer Thermen in Pompeji. Zur Erinnerung, an die Studienreise badischer Gymnasiallehrer nach Ita-

im Frühjahr 1889.

Herausgegeben mit Unterstützung des grossherzoglich badischen Ministeriums für Justiz, Cultus und Unterricht. Mit neun Uthogralien

phirten Tafeln und drei Photo zinkographieen. Heidelberg. Carl Winter' s Uiiversitätsbuchhandlung 1890. I sigg. professori

quando

von Domaszewsky, von

1889

nella primavera del

fessori dei Licei del

di

fecero con

Duhn

granducato Direzione degli Scavi

fare nel piü antico fra gli edifizii di «

foro triangolare

" ,

Zangemeister,

Baden im viaggio

per ritalia, ottennero dalla

dorico sul

e

una comitiva

Pompei,

iino scavo,

il

il

di pro-

d'istruzione

permesso di

distrutto tempio

alla cui direzione prese

parte anche l'architetto sig. L. Jacobi, ed i cui resultati sono esposti nella seconda delle memorie sopracitate. In un'appendice il sig. Jacobi

si

occupa dei condotti per

il

fumo

e di

un certo particolare

dioW^alveus del.caldario delle donne nelle terme stabiane.

A.

MAU, BIBLIOGRAKIA POMPEIAXA

259

Partiti i dotti tedeschi lo scavo fu completato ed ampliato cura della Direzione; e sullo scavo cosi completato riferisce il per prof, Sogliano nella

Le due voQ

sigg.

prima delle soprascritte memorie.

piibblicazioni

Duhn

e Jacobi,

completano a vicenda.

si

splendidaraente stampata

Quella dei

e corredata di

belle tavole, e piü dettagliata ed anche piü completa riguardo ai vari oggetti trovati nel terreno, riprodotti, in gran parte a colori,

tavole V-VllI ed illustrati con dotte osservazioni. Invece suUa

siille

forma

dell'edifizio,

suUe parti antiche e momemoria del Sogliano e la pianta

sulle sue fondazioni,

derne, da migliori informazioni la

aggiuntavi, fatte in base ad uno scavo piü completo. II

risultato principale e

Poco monta

ima

rettifica

che siano State vedute le

della pianta della cella.

fondamenta del muro

sin. (S)

al posto ove per ragione di simmetria dovevano supporsi (Overbeck p. 87). Inaspettato inveco fu

il

^

ritrovamento delle fondamenta del

ma piü indietro. Sul lato anteriore poi si constätarono le fondamenta di due ante con le quali i muri laterali si prolungavano avanti alla soglia del

muro

di fondo

non sotto

il

muro

visibile sopra terra

pronao, con uno sporto laterale di circa m. 0,40. La facciata di queste ante, a m. 5,85 dal margine anteriore dello stereobate, viene a corrispondere esattamente con l'asse della terza colonna laterale, la faccia posteriore del muro di foifdo stava col suo lato

mentre

esterno a circa m. 0,50 dietro l'asse dell'antepenultima colonna. II prof.

Sogliano inclina a supporre una corrispondenza simile anche sui lati corti sei colonne con un inter-

fra cella e colonne

:

colunuio medio uguale all'intiera

larghezza

della cella. Egli non

ma

non apprezza abbastanza, mi pare, le diflficoltä di disconosce, un intercolunnio di almeno m. 4,80 (se cioe le facce laterali delle ante prolungate toccavano mentre gli altri sarebbero

La

le periferie delle colonne,

di

trabeazione delle colonne era

Sarno

non

i

centri)

m. 1,25, poco piü di un diametro. senz'alcun

dubbio

di

pietra di

o di tufo (travi di legno potevano congiungerla con la cella):

cosi soltanto si spiega la strettezza degli intercolunni sui lati lunghi.

Sarebbero dunque stati di pietra gli altri architravi, di legno quelli lati corti, ciö che e poco' probabile. Del resto, siccome la faccia del muro di fondo ne corrisponde con l'asse delle colonne,

medii dei

ne con la loro periferia, a guisa di tangente, cosi mi sembra certo trattarsi di una coincidenza casuale, non di una corrispondenza in-

.

260

A.

MAU

Ammettendo dunque per

tenzionata.

corrispondenza con la cella coltä alcuna,





ottiene lo

si

i

Schema deH'antichissimo tempio C di con due colonne

Selinunte: corrispondenza soltanto della facciata dei lati lunghi, mentre in genere a Selinunte

denza

e propria dei

colonne senza

lati corti sei

l'unica soluzione che non oifra diffi-

la

templi piü antichi (Benndorf

noncorrispon-

Metopen

v.

Se-

lin. p. 21).

La pianta tiche

ed

dei Sogliano distiogiie nello stereobate le parti an-

ristauri moderni: si la lunghezza che la larghezza

i

do-

vevano essere quasi esattamente quali ora si vedono la lunghezza, di m. 27,185 (sul lato d.) rimane di m. 0,31 sotto cento piedi :

di

0,275.

Quel basamento tondo rimasto in piedi nella cella

si e

chiarito

che vien sorretto da un masso quadrangolare, il cui lato sin. coincide con l'asse dei tempio. Tanto questa coincidenza che la soliditä della fondazione vietano di pensare alla meschina ricostruzione dei tempi posteriori

:

evidentemente accanto a quel masso ve ne stava un

altro,

dopo la distruzione dei tempio. Quanto perö alla base stessa, tonda e rastremata, senza modanatm-a di sorta, e difficile

tolto poi

non crederla ridotta da un tamburo d'una colonna li

stesso, posto

dopo la distruzione.

dei tempio Siccome poi quella fondazione

quadrilunga sta piü vicina all'ingresso che al fondo della cella, cosi abbiamo a scegliere fra due ipotesi: o vi stava non l'immagine della divinitä, bensi un altare (o mensa che fosse) posto avanti ad essa, oppure quel masso e l'avanzo d'una fondazione quadrata

composta di quattro massi

simili,

la quäle

poteva sorreggere una

di divinitä seduta (^).

grande immagine Quelli poi che suUe rovine stabilirono un modestissimo santuario, collocarono quel rocchio di colonna

base sia da altare



sul



masso rimasto nel

sia che servisse

da

suolo, poco curandosi

della posizione non simmetrica.

Turono trovati pochi frammenti

(Von Duhn

e

di

terrecotte

architettoniche

Jacobi tav. VI. VII), fra cui uno dei quäle par certo

appartenesse alla medesima sima di cui fece parte l'arcaica testa di leone, e che conferma in täl modo la congettura con la quäle

(1) Quest'ultima idea mi fu suggerita dal 1891 visitammo queste rovine.

dott. Sauer,

quando neirestate

BIBLIOGRAFIA POMPEIANA il

tempio in discorso. Di

Fiorelli aveva attribuita quella tasta al

frammenti

altri

sima tav.

i

sigg.

Von Duho

261

e Jacobi

rilevano la grandis-

somiglianza con terrecotta di Siracusa e Gela (riprodotte 3. 4) che secondo loro stanno in strettissima relafig.

VII

zione con quelle del thesauros de' Geloi in Olimpia (Dörpfeld ecc.

Verwendung von Terrakotten

Die

parti piü antiche, rimonta al VI

etc.

il

p. II),

secolo.

quäle, nelle sue

anche la testa di

Cosi

leone essi (p. 16) la ritengono piü arcaica di vari monumenti anasecolo. Se nondimeno credono metä del

loghi appartenenti alla possibile ascriverla al

V

V

e anclie al

contatto fra essa e quella del tempio

non posso riesce

vedono punti di

(Von Kohden

e confesso che quei punti

seguirli,

e

secolo,

tav. II),

non mi

di contatto

afferrarli.

Fra 1.

i

piccoli oggetti meritano

Apple

canto al delle

IV

d' Apollo

menzione

i

seguenti.

di quella specie di base o basso

muro

d.

gambe d'un

e parallelo

ad

esso,

si

muro che

sta ac-

raccolsero tre frammenti

cervo in teiTacotta, di grandezza piü che natudal Milani (Sogliano p. 10). Gli autori di

rale, giudicati arcaici

ambedue

le

memorie sono propensi a credere quel cervo

collocato

anticamente suUa base stessa, come arma parlante della divinitä (Apollo? Artemide? Ercole?) venerata nel tempio. In fatto, non trattandosi d'un

frammento

isolato

ma

di tre pezzi, e siccome

un

cervo cosi grande non vi era certo che in un sol luogo e con un significato speciale, cosi la congettura

non manca di probabilitä;

anche la pittura Heibig 252, che mostra un cervo sopra una base accanto ad un tempietto, cf.

2.

rati

Piü centinaia

di piccolissimi vasetti di creta grezza, dichia-

non senza probabilitä per lucernine dai

sigg.

Von Duhn

e

Ja-

cobi (p. 13), trovati a poca profonditä, la maggior parte nella cella, altri sotto l'ambulacro, alcuni appie del lato S dello stereobate. 3.

Farecchi frammenti di vasi dipinti di fabbrica locale, del Campania fin dal IV secolo; nessun frammento

genere in uso nella

piü antico. Varie questioni riguardanti tori

delle due II

il

tempio furono toccate dagli au-

memorie.

von Duhn propende a ritenerlo meno antico di quanto gesi crede. Nei templi delVepoca arcaica, dice egli. ne la

neralmente cella

ha tanta larghezza

in proporzione della lunghezza, ne e tanto

262

A.

MAU

profondo rambiilacro. E siccome il non essersi trovato alcun framdi vaso che accus! un'epoca anteriore al principio de] IV secolo, e per lui un indizio cronologico, cosi vorrebbe credere il tempio

mento

costrutto nel

IV

delle terrecotte

o

V

secolo.

Quanto

al carattere assai piü arcaico

architettoniche, compresa

la testa

di leone,

e la

somiglianza del capitello con queili dei templi piü antichi di Pesto e di Selinunte, non posteriori di certo al VI secolo fra i barbari, :

dice egli, e senza contatto poi centri della coltura greca le forme arcaiche, una volta ricevute, potevano conservarsi piü a lungo.

A

me sembfa

che quest'ultima considerazione sia fuori di luogo trat-

tandosi d'un porto di

mare vicinissimo a

tiorenti

colonie greche,

una popolazione assai accessibile alla coltura greca. ragionamento sarebbe buono per spiegare in certo modo, sicuri ci conducessero ad im'epoca relativamente tarda,

Un

fra

tale

se indizii l'uso di

per stabilire, nella mancanza di altri argomenti, la data della costruzione. II carattere decisamente arcaico delle terrecotte, ed in ispecie della testa di leone la forma

forme arcaiche, non perö

;

del capitello, che e quella dei piü antichi templi di Pesto e di Se-

linunte; le 18 scanalature invece dei 20 del canone dorico; le co-

lonne corrispondenti agli angoli della cella soltanto nelle estremitä anterior!

dei

lati

lunghi:

tutto

ciö

ci

conduce

nel

VI

secolo.

Che la maggior larghezza in proporzione della lunghezza non un buon'indizio cronologico, lo ammette anche il von Duhn; fatto chi vorrebbe sostenere che nei tutti quei

compresi che

si

sia

in

tempi antichi ogüi tempio avesse

osservano in Selinunte?

E sopprimendo

p. es. nel tempio B di Selinunte la parte media, il thesauros, il rimanente avrebbe press'a poco le proporzioni del tempio pompeiano, anzi la larghezza sarebbe maggiore. La proporzione poi

fra la profonditä degli e press'a

poco

quella

ambulacri laterali e la larghezza della cella di Selinunte, che si ascrive

del tempio

F

Ne attribuirei importanza alcuna al ritrovamento frammenti di vasi non anterior! al IV secolo. Em'ono trovati, a

al sesto secolo,

di

quanto mi si dice, nell'ambulacro, la maggior parte ad una profonditä non minore di m". 0,40 (V. Duhn p. 12), vale a dire sotto il pavimento (ancora ben riconoscibile), il quäle, per conseguenza, dev'essere posteriore ai piü recenti fra quei cocci, e deve aver rim-

piazzato un pavimento piü antico e soltanto in occasione di questo rinnovamento i cocci potevano venire in quei posto; nulla dunque ;

BiBLIOGRAFIA POMPEIANA

263

frammenti piü antichi.

di piü naturale che l'assenza di

in favore d'una data piü recente

si

potrebbe

Tiitt'al

piü

far valere l'assenza di

i mezzi per stabilire l'etä sarebbe pericoloso il dare ad argomenti simili la prevalenza su quelli derivanti dall'esame del monumento stesso. La cittä che noi vediamo, con la sua rete stradale tanto

altri edifizii

muro

del

egualmente antichi (mancano

di

ma

cinta);

regolare, fu senza dubbio fondata secondo

chi ci assicura che bitato, il

fondazione

di tale

prima

che non vi fosse in

una

fine

un piano il

prestabilito.

Ma

hiogo fosse disadella quäle

cittä piü antica,

avanzo?

tempio potrebb'essere l'unico

A

quäle divinitä era consacrato il tempio ? Porse Apollo (Sogliano p. 198. Von Duhn p. 28); il quäle e additato dai frammenti del cervo e da una statuetta raccolta appie del muro di sostegno S. Si

awerta perö che

tutto

g\>)

si

se

spiega egualmente

il

tempio

era sacro ad Artemide. Del resto, per quanto siano deboli gli in-

nessun altro nome puö dirsi con qualche orabra di fondamento.

dizii,

Quando

fu distrutto

il

tempio

Ambedue

?

dolo di Apollo, mettono in relazione zione dello splendido santuario del costruito nell'epoca «del tufo ".

data sopra un'altra, vale

a

appena una volta (Overbeck ^ vimento del santuario

p.

si

dio accanto al foro,

tratta di

di cosa

tempo

gli autori, supponen-

suo abandono con la costru-

medesimo

Qui

dire

vi e qualche indizio sul

il

della

primo

tarsi

Del

86) di averne trovato uno, che cioe

stabilito sulle rovine presupponesse

paviraento di quel santuario;

ma

si

resto

per

un

il

pa-

into-

conseguenza non trat-

e chiarito

che di avanzi d'intonaco äderen ti alle pietre adoperate per la

costruzione. Cosi soltanto lo stato

assai logoro del

cenna ad un tempo non prossimo alla catastrofe indizio lo credono di aver trovato, con tile,

ipotesi fon-

distruzione. Credetti

naco delle pareti in parte distrutto, e non fosse il

una

assai incerta.

i

sigg.

Von Duhn

fondamenta sul lato

S,

e Jacobi.

pavimento ac-

finale,

ün

altro

un ragionamento molto

sot-

Dalla poca conservazione delle

dalla pendenza, certo.non originaria, del

terreno su quel lato, essi concludono che la rovina fosse cagionata da un cedimento del terreno verso S, noii avendo bastato al suo il muro di sostegno del foro triangolare, mentre il tempio non fu fondato suUa roccia viva. E siccome in fatto credono) (cosi sul quel tratto del muro di sostegno che corrisponde al tempio, gli

ufRcio

antichi massi di pietra calcare

si

vedono rimpiazzati con un'opera

264

A.

MAU

di cinta, cosi credono il

muro

del

recenti

incerta in lava, simile a quella delle parti piü

mura

tempio caduto prima di quel ristauro del

di cinta, che fu fatto in opus incertum, probabilmente poco

* p. 43). Ma lo stilobate e prima della guerra sociale (Overbeck fondato suUa roccia, sul lato d. a m. 2,04, sul lato sin. a 2,50 sotto il pavimento del tempio. Tale fondamento manca in qnalche

parte,

ma

in nessun punto fu trovato spostato; ed ove

mancanza coincide quasi sempre

manca, tale

con quella dei gradi onde era pre-

194): vale a dire che le parti mancanti furono ad altri usi dopo la distriizione. Contradice pol alla suddetta ipotesi l'integritä degli strati di terreno che interceceduto (Sogliano

p.

tolte e adoperate

dono fra la Ibndazione e il muro di sostegno: appie della parte antica dell'infimo gradino del lato S fu trovata terra rimescolata fino a m. 0,90, quindi terra vergine compatta fino a m. 2,50, vale a dire

fin

sulla roccia vulcanica.

Debbo

cizia del prof. Sogliano e dell'ing. Cozzi,

questi particolari all'amii

quali, per

chiarire ap-

uno saggi dalla a contar colonna che era presso quella quarta l'angolo NO, uno quasi incontro sul lato S, il terzo sullo stesso lato S piü verso E, ove l'infimo gradino e antico. Rimane dunque punto l'ipotesi in sul lato

discorso

fecero

tre

sulla roccia:

fin

N



incerta la data della distruzione.

Che dopo la distruzione fosse costruito sul posto della cella un modestissimo sacello, lo osservö il Mazois (IV p. 28) il quäle anzi disse che a piü riprese fossero fatti tali costruzioni; lo riaffermai io (p.

^

(Overbeck 19) mentre

moderna

85) e lo riconoscono

il

prof. Sogliano (p.

i

sigg.

Von Duhn

16) ne dubita

e

Jacobi

e crede d'origine

muri che non stanno sopra le fondamenta delfatto essi non discendono in alcun punto piü di

tutti que'

l'antica cella

m. 0,40

p.

sotto

la

;

in il

pavimento del tempio (Von Duhn

maggior hanno mai formato un vero muro,

ma

furono messe

li,

in tempi moderni, per segnarne la direzione. Perö

Francesco

p.

20). e

parte delle pietre visibili sul lato sin. e chiaro

La Vega avrebbe

egli fatto segnare

i

per che non

senza dubbio

un uomo come

lati posteriore

e

non simmetrici a quegli anteriore e destro, se non ne avesse trovato qualche indizio ? mentre tutto si spiega, se egli trovö press'a sinistro

poco nello stato attuale le parti composte di pietre piü grosse, il muro posteriore cioe con l'angolo a sin. Ne io avrei affermato l'esistenza del santuario ricostruito in

tempi antichi, se non avessi

BIBLI06RAFIA POMPEIANA

265

osservato avanzi di

summenzionata € all'angolo

SO

iin pavimento in signinum, aderente alla base che sembra fatta da iin rocchio di colonna, 260) (p. (Sogliano p. 192. Von Duhn e Jacobi p. 7), poste-

alla distruzione ed alla ricostruzione. II prof. Sogliano raoderno crede quel pavimento, e afferma essere stato trovato sotto di esso im compatto strato di cenere. Non so se quest'ultimo sia

riore

dunque

identico con

lo strato

Von Duhn

dai sigg.

e

cemento

di

Jacobi

:

grigio,

in ogni

alto

modo

e

m. 0,14, osservato atfatto incredibile,

e sarebbe senza esempio, un pavimento del tutto simile al signinum antico, fatto fare dal La Vega a cielo aperto, in un recinto da lui

arbitrariamente ricostruito. Per

me

non v'ha dubbio che quel pa-

appartenga al sacello ricostruito in un non vicino all' ultima catastrofe. L'assenza di solide tempo troppo fondamenta me la spiego cosi, che la ricostruzione dovesse essere

vimento non

sia antico

e

da principio affatto provisoria, che si avesse cioe l'intenzione di rimpiazzarla quanto prima con una costruzione piü solida. fin

Potrebbe darsi anche che la ricostruzione non consistesse che in

un basso

un avanzo

recinto, senza tetto.

E

trova un'analogia in Se ne parlerä forse meglio

ciö forse

d'edifizio dietro la basilica.

qualche anno, quando, progrediti gli scavi fino a quel punto, sarä sgombrato dalle masse che ancora lo cuoprono in parte. Osfra

servo intanto trattarsi d'un grande e solidissimo stereobate di opus incertum, largo quasi m. 11, senza il rivestimento (gradini?) di

almeno 20 m., del quäle e stato tolto anticasormontato da un recinto largo circa m. 8 (la riconoscibile) aperto verso S in tutta la sua larghezza

pietre quadre, lungo

mente l'angolo SO

e

;

lunghezza non e e munito d'una soglia di

travertino

"

.

II

mm'o

del recinto, grosso

bassissimo (meno di 30 cm. sopra la soglia) e sulla coperto superficie d'uno strato di signinum (conservato in un lato d. e in un altro del lato sin.), ciö che sembra prodel punto fra

40

«

50 cm.,

e

e

vare non trattarsi degli avanzi di un muro piü alto, ma appunto d'un basso recinto che forse segnava il posto d'un tempio da costruirsi.

Aggiungo

lato

ö

quanto e visibile ed il profilo dei vedono nel taglio SO. Nel taglio del

la pianta per

lati anteriore e sin. quali si e terra vergine,

b riempimento anteriore, c riempimento

posteriore alla costruzione.

torto

Tomando al tempio del foro triangolare osservo ancora che a i sigg. Von Duhn e Jacobi (p. 20 tav. IV) ascrivono alla rico;

266

stmzione

non

MAU

A.

fu,

il

fondamento della soglia

come

fra

cella e pronao.

essi credono, allungata nella ricostruzione,

La

ma

cella la sua

da principio non nel vano dell'inanche in altri esempi, terapio di Giove sul foro di Pompai.

porta, con la soglia, stava fin gresso,

ma

avanti ad essi

fra cui il piü notevole e

ciö che si verifica

;

il

Resta a dir poche parole intorno aU'appendice dell'architetto Jacobi sui condotti pel fumo e sopra im particolare nelle terme stabiane.

ilffiÄiiii^

|2

E

mammate

o nei

il

sig.

lunetta

di

Giuseppe II

tubi delle pareti doveva avere imo sfogo

Ne

per dare aria al fuoco. tf

'**» .lO^'

1^ 1^

chiaro che nelle stufe de' bagni antichi Taria rinchiusa dietro

le tegole

case

|3

"

e

constatai l'esistenza nei caldarii delle «

del

Tauno

Jacobi ha osservato che due di del caldario

delle

»

(Bull.

tali

1887

p. 134).

Ora

aperture vi sono nella

donne nelle terme stabiane, mentre

BIBLIOGRAFIA POMPEIANA gli

267

neH'adiacente tepidario e nel tepi-

e sfuggita la loro esistenza

dario degli uomini.

Nel caldario degli uomiDi labri due

cono in

che

tiibi

su,

simo scopo

muro

osservano nel

si

della schola

cominciando all'altezza del pavimento condu-

e debbono, per quanto io vedo, aver servito

dal tempo quando

fin

caldario

il

per mezzo del pavimento sospeso, senza pareti vuote Beitr. p. 137). Descrissi a pag.

230 del Pompeji

(ed. 4) di

(cf.

delle donne. Sbagliai perö (e

me

mede-

soltanto

Mau Pompej.

Overbeck un

golare apparecchio per tener calda Vacqiia nell'alveo

credendo che

al

scaldava

si

siu-

del caldario

ne sono accorto da vario tempo) entrava l'acqua per stare a

qiiello speco, nel quäle

contatto col fuoco, avesse soltanto resto murato. Invece

ha

fondo di metallo e fosse del

il

sue

tutte le

pareti

di

bronzo ed e una

specie di caldaia. Ciö e giustamente rilevato dal Jacobi; egli ag-

giunge (ciö che mi era sfuggito) che dal Michaelis Ar eh. Zeit. 1859 p. 32,

il il

fatto

stesso fu avvertito

quäle perö non riconobbe

lo

scopo dell'apparecchio. II fondo della caldaia sta a m. 0,17 sotto

il

livello del fondo ^%]]!alveiis:

l'autore spiega tale diiferenza con

l'intenzione di far restare qualche acqua^ nella caldaia

quando

ti

vuotava Valveus, per non farla danneggiare dal fuoco rimasto acceso. Ma siccome senz'alcun dubbio quando il fuoco era acceso la vasca era piena, cosi non si comprende bene una precauzione per un caso che difficilmente poteva avverarsi. Forse con la diiferenza di livello si voleva ottenere che l'acqua riscaldata nella caldaia si mescolasse meglio con quella piü tiepida deWalveus. L'autore da suUa tav. IX accurati disegni delValveus e della caldaia. L'apparecchio in discorso non

un

e,

come sembra credere

l'autore,

Nel caldario degli uomini la parte relativa non e nell'istessa maniera l'acqua doveva mantenersi calda

fatto isolato.

conservata

;

nelle terme

ma «

centrali

mente scoperte quando

egli

descritte

(Bull.

»

1877

p.

203).

Non

(Bull.

1888

p.

220) ed in quelle ultimae poi

che un malinteso

crede che nelle ttrme Stabiane manchino

le tre caldaie

da Vitruvio: da esse l'acqua entrava nell'alveo,

continuamente nella stessa mism-a

non serviva che per mantenerne

;

e scolava

la caldaia descritta dall'autore

la temperatura.

2G8

A.

MAü

Statua di Marcello nipote di Augusto. Memoria letta all'Ac-

cademia di archeologia Lettere e Belle arti nella tornata del

15 giugno 1890

1890

poli

(Estr. dal vol.

degli Atti deUa e

dal socio straniero

Augusto Mau. Na-

XV — non ancora

R. Accademia di Archeologia

Ho

cercato di raostrare in questa

memoria che

macello (" Pantheon «) di Pompei

nemente Druso giuniore (BernouUi Ikonographie rappresenta, secondo tutte II

Lettere

Belle arti).

rile trovata nel

ha



pubblicato

le probabilitä,

e

la statua vi-

creduta comu-

II, 1,

tav.

VIII)

Marcello, nipote dAugusto.

costume eroico indica un principe imperiale, il quäle perö non affatto il tipo della famiglia Claudia. Non va d'accordo in ispeeie

coi ritratti di

Druso giuniore, che per mezzo delle monete possono

non puö credersi neanche uno dei figli maggiori di Geressendo manico, troppo diverso il tipo da quello abbastanza conodi sciuto Caligola ed Agrippina minore, mentre tutti gli altri verificarsi

;

Claudii sono esclusi sia per circostanze.

G.

Non puö neanche

i

loro ritratti conosciuti sia per altre

rappresentare uno de'



figli

dAgrippa



sia per quanto risulta dalle Cesare e Agrippa Postume monete che per la loro somiglianza, presumibile in se stessa attestata da Macrobio II, 5, col padre, finalmente per quanto e L.

loro e

sappiamo dei cello,

il

loro caratteri.

Non rimane dunque che appunto Mar-

quäle era patrono di Pompei ed aveva una statua anche

sul foro triangolare {.C. I. L. X 832). E trattarsi di una persona che avesse una relazione speciale con Pompei, lo rende probabile un busto in bronzo del museo di Napoli (inv. 5584), che rappre-

senta la stessa persona con forme macilenti che convengono bene a Marcello, il quäle, appena adulto, cadde nella malattia che lo

condusse o morte. Le tracce poi di una Corona di metallo imposta alla statua in discorso ricordano la Corona d'oro con la quäle

gusto onorö la II

memoria

Au-

del nipote (Dione Cassio 43, 30, 5. 6).



macello di Pompei sembra, nella sua forma attuale, posteriore morte di Marcello, ma e stato ricostruito sul posto d'un edi-

alla

fizio

simile; e credibile che la statua. coUocata prima in quest'edi-

fizio

piü antico, fosse accolta poi in messo in dubbio da

risultato fu

queUo

ricostruito.

II

mio

BIBLIOGRAFIA POMPEIANA

269

L. A. MiLANi, Le recenti scoperte di autichitä in Verona.

Verona 1891

(v.

piü sotto).

L'autore crede che la statua pompeiana rappresenti la stessa

persona di ima bella testa

trovata

a Verona

e nella quäle egli

ravvisa Druso maggiore. Non e questo il liiogo per discutere il ritratto di Druso: mi limito a dire che non sono persuaso. Ma

quanto all'identitä dei due ritratti, ognuna delle due teste presenta un tipo estremamente individuale, con tratti certo non inventati

— — pompeiana

forma singolare delle orecchie nella statua stesso differiscono talmente fra loro, anche nell'espressione, fiera ed energica nell'una, fiacca e malinconica nell'altra,

p.

es.

e nel

la

tempo

che nonostante una lontana somiglianza uel proftlo mi pare impossibile che possano rappresentare una stessa persona.

Sara eontinuato. A.

Mau.

GRIECHISCHE BRONZE (Taf. VII).

Auf Tafel VII

ist

drei

in

abgebildet, welche Jos. Kopf in

Ansichten

Rom

ein

erworben

in einer Institutssitzung vorzulegen, als

Bronzefigürchen

und mir sowohl*

auch hier zu publicieren

Nach Aussage des Händlers stammt dasselbe aus ünteritalien. Von dem dicken Kalk- und Oxyd-überzug hat Professor Kopf selbst die Bronze sorgfältig gereinigt, und dieselbe, freundlichst erlaubt hat.

'

sich zeigten, mit grüne Flecken durch welche die Farbe aber wohl leicht überzogen, Silberlösung nicht die Formen verändert wurden.

da immer wieder

'

bösartige

zum

mm.

hoch, war die Figur früher mit einem kleinen Nagel durch jeden Fuss auf einer andern Basis als die jetzige befestigt, ein Verfahren, das den Verlust des

Von

1.

der Sohle bis

Scheitel

grossen und zweiten Zehs mit

Hämmern

106

dem

Ballen

und

vielleicht

auch

Abplattung der Zehen des r. Fusses zur Folge Beide reichen aber gegenwärtig nicht mehr unter die hatte. Nägel Sohle hinab und berühren die jetzige moderne Bronzebasis nicht, durch

eine

an welcher die Figur vielmehr durch Löthung unter den Fersen Ausser den unten zu erwähnenden Ansatzspuren, hat die

haltet.

Bronze eine Menge ganz kleiner Schäden der Oberfläche, meist wohl von der Oxydation, ein Theil vielleicht Gussfehler, wenige auch von Bestossung herrührend

:

der Gesammteindruck wird dadurch wenig

beeinträchtigt.

heit

:

Die Ausführung des Werkes ist nicht von äusserster Feinspeciell von Nachciselierung vermag ich ausser am Haar und

an Augen und Fingern keine Spuren zu sehen. Die ganze Anlage aber, sowohl der eigenartigen Körperhaltung als auch der einzelnen Gliedmaassen ist von bewundrungswürdiger Wahrheit vielleicht

E.

PETERSEN. GRIECHISCHE BRONZE

271

und Lebendigkeit, wie sie nur von griechischer Künstlerhand herrühren kann, und in dieser liebenswürdigen Einfalt und schlichten

Natürlichkeit

wohl auch von einem

Griechen nur

in

den

Zeiten der noch nicht völlig frei gewordenen Kunst. Diese bezeugt sich greifbar in dem gerundeten, zur Stirn stark abfallenden

Hinterkopf, in der gradlinig gegen den Abschnitt hinab geführten Zeichnung des knappgehaltenen Haares, in der einfachen Linie mit •

welcher dieser Abschnitt sich

um

Stirn

und Wangen herumzieht,

den scharfkantig und in hohem Bogen in den Nasenrücken übergeführten Brauen, in Form und Lage des Auges, welches in der Seitenansicht nur um ein Geringes verkürzt erscheint. Für die Bildung der Stirn mit der Umrahmung durch das Haar, die in

zu der, nur etwas bestossenen, Nasenspitze, ganz für aber die Bildung der Augen mitsammt der Einfassung besonders der Lider wüsste ich nichts Ähnlicheres als den Kopf des Apollon im Westgiebel des ol3^mpischen Tempels, (s. Archaeol. Zeitung 1883

*Profillinie bis

welchem dagegen der Hinterkopf minder hoch, das minder zurückweichend ist. Der Mund hat in der üntergesicht vortretenden Oberlippe einen knabenhaften Zug bewahrt, obgleich 14), bei

Taf.

das Schamhaar nicht fehlt, auch dieses nach oben in der archaischen des stumpfwinkligen Dreiecks. Zu den Resten alterthümlicher Bildung rechne ich auch die überkräftigen Schultern.

Form

Ein stämmiger Bursche

svwv

T(f o)g

^xxaiSex

i]

eTttaxatSfxa (Athen.

I,

15«)

hat sich nackt auf beide Füsse gestellt; um möglichst sicheren Stand zu haben, ein wenig sperrbeinig und etwas auswärts die Augenscheinlich gilt es einem starken Druck von oben Widerstand zu leisten, eine Last ohne Wanken zu tragen Darum Füsse.

:

er die Hände oberhalb der Kniee auf. In Folge dessen drängen sich die Schultern hervor, und sinkt zwischen ihnen Hals und Kopf ein. Die rechte und linke Körperhälfte entsprechen sich

stützt

keineswegs, wie es auf den ersten Blick scheint, völlig genau. Vielmehr sind kleine wohl durchgeführte Abweichungen vorhanden, welche, beabsichtigt oder nicht, den Eindruck freier

jedoch

Natürlichkeit

Werkes

verstärken

steigern.

Der

1.

und unsere

Bewunderung des kleinen

Fuss steht nämlich nicht allein ein klein

'

272

E.

PETERSEN

wenig mehr auswärts, sondern auch ein wenig zurück.

In Folge

dessen steht auch das linke Knie ein wenig tiefer als das rechte. Man könnte meinen, dass demzufolge die linke Hand ihre Stütze

etwas höher hinauf suchen müsste:

z.

B. dass die

gerutscht sei

Hand durch



ganz

am Knie; mag

sich merklich näher

die tiefere

im Gegentheil

hält sie



wie Berechnung Lage des Knies etwas herabdies auf

beruhen oder nicht.

So steht der Junge da, seine Zeit ruhig aushaltend, mit etwas einfältigem Gesichtsausdruck, weder geistig irgend wie gespannt, noch

körperlich zu irgend welcher Bewegung überzugehn bereit. Diese hinlänglich deutliche Abwesenheit jeder geistigen Spannung nun verbietet, ihn zu aufmerksamer Betrachtung irgend eines

Gegenstandes oder Vorgangs so hingestellt zu denken, wie es sonst' wohl, ich weiss freilich nicht, ob anders als bei Satyrn vorkommt. Auf einer kleinen Schale der Bruschischen Sammlung in Corneto

einmal innen, einmal aussen ein alter Satyr in- solcher Stellung nach links dargestellt, eine Fran betrachtend; und noch etwas drastischer gestaltet ist das Motiv bei einem kahlköpfigen z.

B.

ist

Satyr an

XXV

Taf.

einem Trinkhorn bei Stackeiberg, Gräber der Hellenen (vgl. Conze in der Zeitschrift für bildende Kunst 111

welcher mit gespannter Aufmerksamkeit der Prüfung eines Weingefässes zuschaut. Bei der Bronzefigur, würde man ja auch

S. 164),

den Gegenstand

der Aufmerksamkeit ebensowenig

vermissen

wie

voraussetzen wollen.

Ohne Zweifel oder das

ist

Jugendspiel '

der Barsch vielmehr in irgend einem Knaben-

der Palaestra

begriffen,

'

man

denken, wie

und mancher wird an

heutzutage in Italien so Bockspringen gut wie in Deutschland ausüben sieht, und wie man es im Alterthum auch ohne ausdrückliches Zeugniss (s. Grasberger Erziehung und Unterricht I. S. 126) voraussetzen darf. Indessen wird auch wer dies es

Spiel nicht aus eigener Erfahrung kennt alsbald zwei Einwendungen machen oder anerkennen. dem mehr diagonalen als verticalen

Um

'

Druck des Hinübersspringenden Stand zu halten, stellt der Bock den einen Fuss weiter voraus. Noch nothwendiger aber ist es, um dem Springenden ein IJinderniss, und sich einen empfindlichen '

Stoss zu ersparen, das der

'

Bock

'

seinen Kopf möglichst vorneige. Die einleuchtende Lösung giebt ein kürzlich im Journal of hellenic studies 1890 T. XII mit S. 279 veröffentlichtes Bild von einem

GRIECHISCHE BRONZE

273

Krater von Altamura welches hierneben zu wiederholen

Ge-

die

fälligkeit der englischen Herausgeber uns verstattet. Hier sehen wir einer Satyrfamilie gegenüber zwei glatzköpfige Satyrn nach

links

in

der

nämlichen Haltung wie unsere Bronze stehn, von denen jeder einen gleichaltrigen Schwarmgenossen als

Reiter auf seinem Rücken trägt.

In der That zeigt unsere Bronzefigur auf beiden

Schulterblättern Spuren ei-

f^i

nes hier

B

andern

dem

cher auf

auf

dem

Deutli-

rechten als

linken

blatt, ist die

Schulter-

Ansatz- oder

Bruch-Fläche etwa 10

B

lang und 2 mm.

von

verläuft

der

Körpers,

einst aufsass.

mm.

breit

und

der Schulter

schräg abwärts gegen das

Rückgrat, völlig entsprechend der Lage der Oberschenkel jeuer zwei reiten-

den Satyrn, deren Beine ja keineswegs den Ohren ihrer Träger nahe über deren Schultern nach vorn hängen.

Dazu kommt,

dass der Rüc-

ken

unserer Bronzefigur etwas oberhalb der Mitte

,

zwischen Kreuz und Nacken eine Einsenkung zeigt, wel-

che

am

einfachsten

durch

den Druck einer Last sich erklärt.

Alles,

weiterhin

zu

auch noch

erwähnende

Umstände erklären ter der

sich un-

Voraussetzung eines

274

PETEBSKN

E.

wie die Satyrn des Kraters auf seiaem Spielgenossen aufsitzenden Jungen, und da ein solcher ohne Zweifel besonders gegossen sein musste, um aufgelöthet zu werden, würde auch der geringe Umfang

Nur

der Ansatzspur sich erklären.

dass diese auf beiden Schultern

weniger wie eine Löthungstelle, denn wie der Abbruch eines Körpertheils aussieht, was doch nothwendig falscher Schein ist.

fast

Die Gruppe, von der uns in der Kopfschen Figur nur ein Theil auch geblieben ist, stellt also ohne Zweifel ein Knabenspiel dar die ovTidarol GaxvQoi sind ja nur alte es sich augenscheinlich nicht

um

Knaben





,

und zwar handelt

die einfachste Art solches Spieles,

wobei ein Knabe auf den Schultern des andern wie auf einem Reitthier sich herumtragen lässt, denn unser Träger steht ja

um dem

offenbar,

Getragenen

die Möglichkeit

zu irgend

still,

einem

Vornehmen zu gewähren. Unsere antiken Zeugnisse

(')

lehren uns nun zweierlei Art des

auf dem Rücken Tragens kennen, die eine sv xoxvh] geheissen oder oder 8(fiedQit,Hv und ecpsSgiüfiög, die andre tniraatl xa^iCeiv ,

iTtnäöa (auch xvßrjaivdcc?), beide nicht sehr scharf geschieden, offenbar ungenau als dieselbe Sache, nur vielmehr sogar verschieden benannt, hingestellt. Bei jenem bietet der Träger in





den rückwärts verschränkten hohlen

— daher der Name sv xotvXjj —

Händen dem andern eine Stütze, in welche dieser das Knie stemmend sich hinaufschwingt, um oben auch wohl eine mehr sitzende Haltung einzunehmen, mit einer oder beiden Händen auf die Schultern seines Trägers

auch Mädchen wohl

bequem

sich stützend. Diese Art steht

Die anden Art, wobei der Getragene rittlings auf des Trägers Rücken sitzt, ist, von bakchischer Unsitte abgesehn, wo erwachsene Frauen also auf alten Satyrn reiten, nur für Knaben an.

haben aber das gemein, dass sie sowohl für sich selbst schon als Spiel ausgeübt werden, als auch nur einen Theil eines andern Spieles ausmachen. Als Spiel für sich sehen wir das inTtaCTi üblich. Beide

kleinen

bereitet;

überall (1)

grösseren, namentlich im bakchischen Kreise das weit graziösere, iv xorvXrj in Terracotten,

Knaben von ebenso

wo

ein

Ueber

ii^

Mädchen oder xoTv?.ri

und

Eros, sich ruhig einhertragen lässt,

icpedgia/uäg bei

PoUux

9, 119. 122,

Atheiiaeus

479«, Hesychius, Eustathius zu IL 5, 306 S. 550, 3 und 22, 494, 54; über innaati bei Hesychius, Pollux 9, 119 s. bei Grasberger a. S.

106, 109, 160; Robert, Arch. Zeit. 1879 S. 78, Anzeiger 1889 S. 59.

S.

XI

1282,

a. 0.

1 S.

GRIECHISCHE BRONZE

275

ohne dass noch an ein weiteres Thun des einen oder anderen Theiles zu denken wäre. Als Schlussact eines andern Spieles wird uns besonders deutlich €f xovvXr^ von Grammatikern beschrieben, und genau übereinstimmend (') anschaulich gemacht in einem Vasenbilde, Arch. Zeitung S. 79, Baumeister, Denkrg. S. 781 besser als auf bekannten schwarzfiguren Monum. ined. d. Inst. I wo zwei Träger und zwei Getragene sind, aber dem

1879 Taf 5 mit einem

früher

Taf XLYII

b,

;

Träger nicht durch Zuhalten der Augen die Aufgabe erschwert wird, und auch der wesentlichste Zug nicht wie in jenem rothfigurigen Bilde

zum Ausdruck kommt

:

dass nämlich der Träger

gehendeii Spiel des Zielwerfens unterlegen ist, und nun frohndet, bis er sich durch glückliches Finden des Zieles

im

vorauf-

dem

Sieger

im Blinden

(-). Dass in diesem Spiele der Sieger auch rittlings von Besiegten getragen sei, ist nicht bezeugt, ausser etwa dadurch, dass Pollux 9, 116 für jenes Tragen mit geschlossenen Augen beide Namen sv xorvXrj und tTtnäda, angiebt.

gelöst hat

dem

:

Dass aber grade in letzter Art sich der üebermuth des Siegers kundgiebt, zeigt uns das Horazische (Epod. 17, 75) vectabor

humer is tunc ego inimicis eques und die Scene der Plautinischen 3, 3, 169, wo der Herr seinen übermüthigen Sklaven auf den Kücken nehmen muss. Und wenn bei einem Spiel, dem Anwerfen des Balls, o [itv i^TtMfxsvog ovog ixaXelro xal näv ircoiei Asinaria

t6 TTQogTax^^v, o 6k vixmv ßadiXevg ts rjv xal snäiatTsv (Pollux 9, 106), so ist doch wohl das Nächstliegende, dass der König den Esel zum Keiten benützt. '

'

'

'

Mit dem Balbspiel verbindet sich nun aber auch sonst noch SV xovvXr] wie tiriraaTt, und im Ballspiel findet denn auch unsere Bronze ihre Erklärung. In (1)

Terracottagruppen

(3)

,

welche

einen

Die einzige nicht zu verkennende Abweichung

Knaben oder ist,

ein

dass nicht ein Knie

beiden verschränkten sondern in jeder Hand Händen, besonders gehalten ein Knie ruht, so wie öfters ein Knie des alten Anchises in einer Hand des Aineias, in

der in der andern seine (*)

Dass

(3)

z.

Wafen

trägt. Vgl. z. B.

Koulez Choix

pl.

XV

f.

doch unmöglich zu leugnen, wie Dilthey Arch. Zeit. 1873 S. 74, 9 und Robert a. a. 0. S. 81 thun. Der diogog steht aufgerichtet, der oyog trägt seinen ßnaiXsvg, von den unverdeckten Augen abgesehen, abenso wie dort, auch grad auf den dioQog zu. ant. vol.

die

Darstellung,

sich auf dasselbe Spiel

bezieht,

ist

B. Heuzey, Les figurines etc. pl. 33 Rayet, Monuments de fart n. Kekulö, Die antiken Terracotteu II Taf. XL VI. ;

276

PETERSEN

E.

Mädchen

ev xorvlr] von einem anderen getragen darstellen, erscheint der Getragene nicht immer, wie vorher gesagt wurde, in ruhigem Genuss seines Triumphes sondern einmal die Rechte hoch erhebend, ;

und dass

es

zum Wurfe

ausholend

geschieht,

lässt

ein

andres

Exemplar vermuthen, wo der Getragene einen purpurnen (s. Anakreon, fr. 14B) Ball, wie Heuzey S. 20 gewiss richtig gesehen hat, zwar noch ruhig

in der

Hand

hält,

aber doch wohl

nur,

um

ihn

Da

die Trägerin dabei jedesmal lebhaft vorschreitet, bald zu werfen. kann es sich nur darum handeln, dass mit dem Balle einer getroffen

dann vermuthlich die Rolle des Trägers übernehmen

werde,

der

muss.

Ein unteritalisches Vasenbild

(

Vases

Lamberg

I,

XLVII)

rückt eine solche Gruppe von Eros auf eines Mädchens Rücken in die Schaar der Spielgenossen ein aber nicht nur ist das ev xoTvlrj ;

(durch Restauration?) entstellt, sondern es fehlt dem Eros auch sowohl der Ball als eine bezeichnende Haltung, so dass das Laufen der Trägerin keinen Sinn zu haben scheint. Dass die Gruppe

gleichwohl ins Ballspiel gehört, machen die umgebenden Figuren, drei Mädchen und ein Eros klar, die allesamrat mit Bällen spielen,

nur jeder für sich eine spielt Fangeball, zwei andre augenscheinlich die von Pollux 9, 105 beschriebene dizÖQQa'^ic, das Niederschlagen des vom Boden emporspringenden Balls, wobei die Zahl der Sprünge ;

beim Anwerfen, doch gewiss zu dem durch gleichen Zweck, grössere und geringere Zahl Sieger und was bei ihnen folgen Besiegte, ßaadevg und urog zu bestimmen wird, das zeigt also veilleicht jene Gruppe, in welcher jetzt Eros gezählt wurde

ebenso wie

um

;

das Siegerrecht der vorausgegangenen dnoQQa'Sic übt. Jedenfalls können diese laufenden Trägerinnen des Ballwerfens nicht zur Erklärung unserer Bronze dienen. einer

Ein andres Ballspiel ist, wie Robert a. a. 0. erkannte, auf feinen attischen Scherbe dargestellt, welche von Benndorf,

Griech. u.

Sicil.

Kranz darüber Ballwerfer bildete;

mit

ausser

Vasenbilder Taf. zeigt

durch

seinem den

die

XXXVII, Richtung

Gegenüber

die

5 abgebildet ist. Der der Blätter, dass der

Mitte

zwei weiteren Mitspielern

waren vielleicht nie mehr

dargestellt.

der

Composition

links

und rechts

Weiss und Thonroth scheint

hier nicht zur Unterscheidung der Geschlechter zu dienen,

und kein

Grund, den Träger des Ballwerfers für ein Mädchen zu halten ist doch auch grade der Rest seines Gesichts thonroth. Robert hat ;

die Situation völlig richtig durch Vergleichung eines noch heut

im

GRIECHISCHE BRONZE

277

nördlichen Griechenland üblichen Ballspiels erläutert. Es ist das genannte, von dem wir nicht blos die

von den Alten ifcavirda

Erklärungen der Grammatiker (Pollux 9, 105, Etymol. Mag., Suid. s. V. (ffvvi'g; EHstath Schol. Od. .5, 115, Hesychius s. v.

Phot.

e(ffTtr6a, vgl. Grasberger a. a. 0. S. 90) haben, sondern auch von Antiphanes bei Athen. I, 15« eine originale anschauliche

Schilderung der lebhaften Action des letzten Siegers, dessen, der den Ball hat und werfen solf, aber so zu werfen sucht, dass von

den rings zum Fangen bereiten Spielgenossen keiner oder nur ein Begünstigter ihn fängt. Denn wer ihn fängt ist König, und der gewesene König muss sich vermuthlieb ihm als Esel bequemen.

Dass der Sieger den Rücken eines andern besteige, um nun seinerseits den Ball zu werfen, wird nicht ausdrücklich gesagt, und auf einem von

= Fliie

Mysterienbilder Taf. XI apulischen Vasenbild scheint

Gerhard

IV, 75 abgebildeten mit zwei Frauen (paivirSa zu spielen. Aber

Eros

ceram. stehend

wo der Wetteifer

kann

so

angeregt wird, wie uns Antiphanes

zeigt,

des

und auf dem Benndorfschen

Siegers

Vasenbilde

nicht sitzt er

gefehlt



haben,

die Kleinheit des

Knaben

die

ist

Auszeichnung

schwerlich etwas '

'



thatandres als ungeschickte Wahrung des Isokephalismus sächlich auf dem Rücken seines oioc. Bevor noch die Frage auf-

zuwerfeu, welcher Art hier das Aufsitzen gewesen, ist ein Wort über das nothwendiger oder natürlicher Weise verschiedene Verhalten des Trägers zu sagen, je nachdem der Getragene, wie bei

(fmvCvda, bis zum letzten Augenblick Freiheit, nach jeder beliebigen Seite zu werfen, haben musste, oder, wie dort gemeint schien, den Ersten Besten zu treffen suchte. In diesem Fall könnte der Träger durch Nachlaufen helfen, im andern hätte er dadurch jenem die

Bewegungsfreiheit beschränkt; er musste vielmehr, der rasch nach entgegengesetzten Seiten hin sich wendenden Bewegung seines Reiters wegen, selbst unerschütterlich stehn. Vielleicht könnte

man auch

die

Art des Aufsitzens schon a

priori für des (paivivSa- Spiel bestimmen, in die Bewegungsfreiheit beim ImiaatC grösser

dem man sein

sagte, dass

muss

als

bei

€v xoTvXrj. Fragen wir aber lieber, welche von beiden Arten ist thatsächlich auf der Vase zu erkennen? Beachtet man, dass die

Kopfhöhe des Trägers im Verhältniss zu derjenigen des nächsten rechts, der doch auch so lebhaft ausschreiten muss wie

Knaben

gewöhnlich die ev xorvlr] Tragenden, erheblich

tiefer ist,

so wird

278

PETERSEN, GRIECHISCHE BRONZE

E.

man kann

zugeben, dass jener Träger kaum anders gestanden haben als unsere Bronze, und man wird es ganz unmöglich finden,

dass der Getragene bei seinen so viel kleineren Proportionen sv xoTvh] aufgehockt habe. Bei letzterer Art dürfte es auch nicht so leicht möglich sein, vor,

und

jedesfalls

Hand und Arm,

mit

sich

kommt

es, so viel ich sehe,

so wie es der

nicht

oben Sitzende im

Vasenbild thut, auf den Kopf des Trägers zu stützen, zugleich an den Hinterkopf desselben sich anlehnend. Genau an den entsprechenden Stellen, dem Hinterkopf und auf dem Vorderkopf zeigt nun unsere Bronzefigur Ansatzflächen, Avährend dazwischen, oben

am

Hinterkopf,

das

Haar wohl

ciselierte

erhalten

ist,

nebenbei

bemerkt, ein weiterer Beweis, dass die Figur für sich ausgeführt war, bevor sie mit der andern verbunden wurde. So ergänzen sich die Bronze

und das Vasenbild

gegenseitig, jene den Träger vollständig darstellend, dieses den Getragenen zu einem Theile und für das beiden Fehlende tritt der Krater von Altamura nun noch um ;

so beweiskräftiger ein, als es sich

auch hier ja offenbar

um

Ballspiel

handelt, wie der Herausgeber A. H. Smith S. 279 f. wohl bemerkt hat, an den SiftÖQiaiiog des Pollux erinnernd. Die Sache hat sich

nur umgekehrt: der Ball ist in der Hand des Stehenden, der mit gekreuzten Beinen, den Stock unter die Achsel gestemmt, im Mantel

gemächlich dasteht und, ohne jede Spur von Spieleifer, den Ball hinzuwerfen bereit scheint; die ßeiter dagegen, zwei statt eines,

Hände zum Fangen

Die Verdoppelung kann durch die gleiche Doppelzahl der ecfedgiZort^g jener unklaren schwarz-

h:lten die

des Diorosspiels (oben S. 275)

figuren Darstellung

Das

werden.

^an'/'r Ja-Spiel,

regelrecht

gespielt,

zwei oroi lassen ja zu wünschen übrig

erklärt

ergiebt

keine

:

an

wie

— dasDummdreistigkeit, was der Vasenmaler

er eine

nicht

dem Krater dargestellte ich glaube also, dass Verkehrtheit der dummen Satyrn-und namentlich die

Situation wie die auf

eben die

bereit.

ist

komische Wirkung erzielen wollte. als jener Satyr mit dem Ball, aber

Anders

einer unmittelbar durch das Spiel gegebenen

es scheint,

nichts

darstellen,

womit

freilich

Haltung,

nicht in steht

nach Zeit und

die

Stil der Kopfscheu verwandte argivische Bronze da, welcher Furtwängler (50. Winckelmannsprogramm der Bari. Arch. Gesellsch. S. 133) einen Sieger im Ballspiel sehen möchte.

in

Petersen.

UN RITRATTO DEL RE

PIRRO D'EPIRO

(Tav. VIU).

Oggi che

Brunn

il

e

l'Arndt hanno

mi sembra

dovere

j\qu

in grado di dare. Si

Museo Nazionale

il

merito di aver reso

nuova intrapresa di Bruckmann, riserbarini piü un contributo che sono

attualitä l'iconografia, merce

la

Terma 6150

puö cioe dimostrare, che

del

Napoli, riprodotto di faccia e di profilo sulla tav. VIII e da dietro p. 280, rappresenta il re Pirro d'Epiro.

busto

II

di

marnio trovato

in

nella villa dei papiri

Vi

per eccezione, restö senza nome. che, da lungo tempo, l'avrebbero

(•),

vi sono bastanti segni far riconoscere.

15 ottobre 1757 ad Ercolano

il

h rappresentato

E

un uomo ancora giovane, con

menti

irregolari,

ma

fronte

come nel

ritratto di Alessandro.

pieni di carattere,

i

pure

potuto linea-

cui capelli contoniano la

Ha

un elmo

macedonico

con guanciali fermati da piccole correggie che dal mento vanno alla nuca. Süll' elmo posa una corona di foglie di quercia. Sulla il cappio di un diadema reale. accenna ad un capitano e la

nuca, sotto l'orlo dell'elmo, vien fuori II

diadema indica

il

re,

l'elmo

(-)

Corona di foglie di quercia fa pensare alFEpiro. Veramente sarebbe con ciö giä finita la questione, giacche non si puö capire quäle altro re d'Epiro avrebbe avuto diritto di essere

ammesso

in

l'arte {^).

Se perö

una raccolta si

di capitani dall'ercolanese amatore delvuol ancor piü davvicino studiare questa spie-

gazione, la prova non puö che trarne vantaggio.

(')

(*)

miero

e (3)

busti

si

Coraparetti e de Petra, La villa dei papiri, t. XX, 5, p. 275. Veramente secondo Plutarco XI, 9. Pirro portava un elmo con ci-

come

di capra prima che fosse perö re di Macedonia« Fuori delle piccole teste di bronzo trovate presso la biblioteca, i son potuto sinora assegnare soltanto a capitani Archidamo, Seleuco,

Demetrio, Filetero

:

;

anche

gli altri re difficilmente

saranno

stati indicati altri-

280

j.

six

La

cosa piü iraportante e la Corona di foglie di quercia, poiche dimostrare che questa, merce Pirro, divenne d'uso genepuö rale. In origine appartiene al Giove di Dodona e al paese d'Epiro. si

Giä suUe monete

di Alessandro, figlio di

Neottolemo, Giove porta

la Corona di foglie di

quercia (•) e i Macedoni, che nell'accama Beroia si vogliono unire a Pirro, si ornano di pamento avanti

menti che come capitani, quäle

Tra

i

ritratti roraani vi

b anche la testa giovanissima coperta d'elmo. sono pure due teste coperte d'elmo e un'altra, il cosi

detto Scipione, fa pensare ad iraprese guerresche. (1) Head, Historia nummorum, p. 272.

UN RITRATTO DEL RE PIRRO d'EPIRO foglie

come vedono

di quercia

281

Ma

fare gli Epiroti (').

la Corona

non acquista una iraportanza propria, che quando nel 278 Catania incorona Pirro con una Corona d'oro (^), giacche dopo non solo

Nike porta

trofeo e Corona di foglie di quercia nelle

coniate da Pirro a Siracusa di Siracusa

ma

(^),

anche

monete d'oro

una moneta

ha una fiaccola in una Corona di

bronzo

di

foglie di quercia

{*).

Cosi anzitutto tale Corona appare isolata (S), quindi s'incontra ancora su bronzi di Pirro dove circonda spiga, fulmine (*') o

elmo

Piü tardi

(").

si

(238-168) quasi come vede anche altrove.

trova sulle monete della repubblica d'Epiro attributo stabile (^), ma in quel tempo si

Da quanto s'e detto risulta che Pirro altamente pregiava la Corona di Catania, perö non che la portasse sull'elmo. Che peraltro egli solesse portare sull'elmo

quando narra

di Plutarco,

meno

per rentiersi

la

una corona, lo si ricava dalla notizia sua morte in Argo (^), che egli cioe

facilmente

riconoscibile

si

tolse

dall'elmo la

Corona. Certamente Plutarco non dice di quäle specie questa corona sia stata,

ma

una Corona

da quanto

si

e

detto non

si

puö pensare

che

ad

di foglie di quercia.

Seuz'altro sarebbe

giä

da credere che sieno

esistite

imma-

gini di Pirro; lo e perö anche aifermato e veramente per luoghi dove non poteya essere diflficile di trovarne una copia, in Atene (^'^) cioe e in Olimpia

('^).

Anche a Roma sarä venuto certamente un Ambracia C^). Anzitutto si pense-

ritratto di Pirro colla preda di

rebbe ad Atene o a Roma,

ma

poiche

l'Archidarao

della

stessa

C) Plutarco, Pirro XI, 9. (2) Diodoro XXII, pag. 496. (3) (*) (')

Head,

op. c. pag. 273.

Head, op. c. pag. 161. Nella testa Eampini dubito se

si

debba riconoscere un Giove con

Corona di foglie di quercia o un Isthmiorike nella cui corona riuscite troppo piccole.

Head, op.

c.

C) Head, op. (8j Head, op.

c.

(6)

(9j

Pirro,

c.

pag. 274. pag. 2Ö3. pag. 274-5.

XXXIV,

1.

(10)

Pausania,

(»1)

Pausania, VI, 14, 9. Polibio XX, 13; Livio XXXVIII, 9, 13.

(i2)

I,

11, 1.

le

foglie

sieno

282

j.

six

proviene probabilmente da Olimpia ('), non e esclusa anche per Pirro questa provenienza. Abbiamo ancora uDa terza notizia, che veramente viene messa raccolta

da parte, come

io credo, senza ragione. Plinio scrive del suo elenco di artisti (-) dettagliata

nella parte

:

Hegiae Minerva Pyrrhusque rex laudatur Castor

ei

pueri

Pollux- ante

et

Hagesiae in Pario eolonia Hercules. Se si tiene presente come debba esser di

ci

Plinio,

Kallon

cosi

meraviglierä poco Onatas, di Kritias e Nesiotes

e

le

due varianti del suo nome Hegias

il

solo

nome

di

celetisontes

et

aedem Jovis Tonantis ;

che

sorta questa *il

notizia

contemporaneo

sia stato riportato

Hagesias,

come che

Hegias sieno state raccolte opere

dei tempi

e

di

sotto sotto

piü

disparati. Gli celetisontes pueri convengono perfettamente al vecchio maestro; oggi perö che conosciamo accanto a lui anche un Hegias

del

non possiamo fare a meno di attribuire a Dioscuri innanzi al tempio di Giove tonante (^). Certa-

tempo

questo

i

di Claudio

mente e stato utile a un nome, ma non

riunire le diverse notizie che

il

si

collegano

dovrebbe dimenticare quante volte nell'antichitä venga scritto un nome senza altre aggiunte e non si vorrä far troppo carico a Plinio se giä egli ha commesso l'errore che si

altrimenti

avremmo commesso

notizia di

prima

soltanto, che

altro quell'altra, e che

una

noi.

Con sicurezza

un Hegias ha

si

ricava dalla

fatto quest'opera,

di queste rappresentava

il

re Pirro.

un

Non

vi sarebbe ragione sufflciente di dubitarne.

Non

e ora

punto probabile che questo re Pirro sia stato opera

del contemporaneo di Claudio.

che questo del

tempo

La

cosa piü seraplice e

nome non molto raro sia stato portato da un artista mezzi perö per decidere se (^). Non abbiamo

di Pirro

(2)

Wolters in questo Bullettino 1888 Nat. Eist. XXXI V^, 78.

(3)

Si deve pero

(1)

che oggi stanno teatro di (*)

credere

il

sulla

Pompeo Tanto

p.

113 seg.

guardarsi di vplere identificare scala

del

con questi

Campidoglio, poiche questi

1

Dioscuri

provengono dal

(Michaelis in questo Bullettino 1891, p. 33). quanto acuta e la congettura di Bnrsian, che fa Pirro

inutile

uno scultore ed Hegias Hygieia. Del resto conosciamo un quarto norae Hegias, cioe

il

pittore

dei

artista di

Klein, Meistersignaturen p. 186. II Archeologica del 1891, un caso identico,

vasi.

Weisshäupl tratta, neirEphemeris parlando della vecchia ubriaca di Mirone.

UN RITRATTO DEL RE PtRRO d'epirO

abbia fatto

egli

cui

fama

Atene o la statua di Olimpia o inimprobabile che quell'opera, la

ritratto di

il

vece un terzo lavoro.

Non

28 3

e perö

arrivö sino a Plinio, fosse anche quella che servi di nel quäl caso

dello alla copia,

avremmo una

mo-

replica del lavoro di

Hegias.

Per tornare a quest'opera, concetto quello stile che deve

il

essa

raostra nel

disegno

suo sviluppo a Lteippo,

e

nel

una ca-

non disdegna di scendere alle particolaritä, rimanendo perö larga nel concetto, un'arte che non cerca troppo il generale, l'ideale, ma da l'individuale, senza perdersi nella riproduratteristica che

zione di dettagli non importanti. Anche l'acconciatura dei capelli, che, vato,

Alessandro, accenna allo

ricorda

come abbiamo giä

stesso

periodo.

osser-

Questo

ci

riporta alla persona rappresentata.

Ho

appositamente sinora

trascurato

fisica di Pirro,

in

primo

le notizie sull'apparenza

luogo perche esse poco ci fanno sapere, in

secondo luogo perche facilmente si prestano a interpetrazioni diverse. Se ora combinano, tanto meglio. E benissimo s'adatta la prima notizia di Plutarco('): 'Hv dt o IIvQqog

rfj

[iiiv

idtn xov

nqoüamov (poßsQoirsQov

€X(ov

^ (fsfiroieQov t6 ßaffiXixor, a questo viso, i cui lineamenti serabrano indicare grande energia ma son contratti da nervositä, come non

di rado si

Anche

vede in quelli che hanno

i

capelli rossi.

la seconda notizia di Plutarco si

reggerla non

si

puö usare, se a coT-

trascura un piacevole aneddoto di Luciano.

Plutarco scrive

(-)

:

Kai

yccQ

oipiv

movto xai

Tcc%oq

soixävai

ixeivov xal ßiag naga rrjg (pogäg Tovg dyüivag iv tovt(o dxidg rivag oQäff^ca xai (jLiiirj flava, tmv fxtv aXXüJV ßaGilswv ev noQtfvqaig xai SoqiXfoQOig xai xXidei ZQa^rjXov

xal xCvr^fia tolg ^AXe^ävögov, xal

xai Tfö [isT^ov diaXi-yeGx)-ai, fiovov de IIvqqov roig OTtXoig xai ralg XeqGiv SrciSfixrvjxhov tov 'AXk^avSqov, e cosi non esclude per Pirro la posizione obliqua del collo,

ma

gli attribuisce

anche una reale

somiglianza con Alessandro. E vero perö che qui si tratta piü del carattere di Pirro che della sua apparenza, come si puö vedere anche da un passo della

(1)

Pirro, III, 6.

(2)

Pirro, VIII. 2.

284

J.

SIX,

UN RITRATTO DEL RE PIRRO d'ePIRO

vita di Demetrio (^) e da im altro di Luciano {-) il quäle dopo autopsia del ritrattc di Piri'O conferma qnanto grande sia stata la

Ma

differenza tra Pirro ed Alessandro.

non posso tralasciare di co-

passo (paffl rov 'HnsiQOivrjv, tcc aXXa &^avpiare vvco xoXc(xo)v snl tm öf.ioi(o TCOTt Siatp^afiadTov avdga, ovzbig niGTevHV ozi ofjioiog rjv 'AXe^dvÖQO) exf-Crfo, xaC roi, xo grjvai,, (ö$ il

xal TIvqqov

:



TO)v iJ,ov(fixo)V*TOVTO, dlg diu Tiaffäiv rö TTgäyf-icc ijv €f6ov yclg xal 6[.iü)g sTcercsiGro sxpieiiäyß-cci tov xai TTjv rtvQQOV slxüva



'Ake^cirSQOv rj^r

insl yag ovrm diexsixo

iiiOQg)rp'...

tavra vntQ eavrov

odtig

ov6sig

entTieiffTO,

ev

Tig

^vve.ncaOji^ev avtfö, ay^Qi ^rj

o TIvQQog xal ov ^vrttiiltTo xal

yiaQtffffr]

nQiüßvrig

aihfo

^t'vr^

enavaev avrov rrjg xoQvL,r^g. o jutv ydg JJvQQog snidti^ag avrf^ elxöva ^iXC/tttov xal IleQdlxxov xai 'AXe^ärögov xal KadävÖQOv xal aXXon' ßaöiXtMV iqgeTO ein ofiotog eirj, nävv neTTsiüfitvog enl rov ^AXk^avSgov r'^^eiv avrrjr, 1) de noXvv yi^Qovov rdXrj^f^g stnovGa

€Tii(fxov(ia, BaTQay^ibH'i,

Qißoiß

BargaxiMv

i'cfij,

fidytiQog

Avremmo dunque un di Larissa,

ma

Alessandro,

il

ma



tro

r(o

/iiaytigfo

IJvqqm

re che

in

xal yäg

tjV rig

ev

rij

Aa-

ofioiog.

realtä assomiglia a

un cuoco

che s'immagina di avere grande somiglianza con che era realmente nella sua natura e ne' suoi gesti

E questo anche s'adatta benissimo ai lineamenti poco aristocratici su cui posa la chioma d' Alessandro, anzi mi parrebbe che in un rapporto vi sia una certa somiglianza con Alessandro, giacche in Pirro corae in Alessandro i muscoli di non

ne' suoi lineamenti.

una parte della

testa e del collo

sembrano alquanto

contratti.

Non

tanto perö quanto in Alessandro, e ad ogni modo Pirro ha sdegnato, di aumentarne l'effetto come Demetrio ed altri, tenendo il capo

come d'altra parte ha sdegnato di dissimulare la reale somiglianza con portamento forzato. Quello che noi sappiamo della forza, del coraggio e degli altri tratti caratteristici di Pirro credo che molto bene si possa adatobliquo,

tare a questa

immagine,

strarlo penso invece avendone indicato il ;

ma

io

lascio volentieri

ad

altri

di

dimo-

di aver fatto qualcosa per lo studio dell'ucmo. ritratto.

Amsterdam, settembre 1891. J. (1)

(')

Plutarco, Demetrio, Advers. indoct. 21.

XXXXI,

2.

Six.

LE RECENTI SCOPERTE DI ANTICHITA IN VERONA • (Tav. IX).

Con

gentile permesso

la parte d'indole locale, la

in Verona, che egli avv.

Augusto

il

Caperle,

del

sig. L.

A. Milani qui

sua Relazione

20 gennaio

dell'anno

assessore dei

si

ripubblica, togliendo

sulle recenti scoperte di antichitä

lavori

corrente

indirizzö

pubblici in quella

al

sig.

cittä

cav.

con lo

scopo dichiarato di promuovere ulteriori ricerche e scavi nel luogo dovele dette scoperte erano avvenute. II desiderio di riprodurre quella relazione h motivato dal fatto che essa fu stampata dal Municipio di Verona in un ri-

numero di esemplari, per lo scopo locale anzidetto, e quindi rimase fuori di commercio, quasi ignota agli archeologi. Secondando poi il nostro desiderio , il chino Milani farä seguire una Aggiunta divenuta necessaria stretto

perle ulteriori pubblicazioni fatte dal Ghirardini nella NuovaAntologia 1891 677-688 e dall'Orsi nelle Notizie degli Scavi 1891 p. 5-17. La Eed.

p.

(0 In linea di allo studio

fatti,

nel breve tempo che

delle antichitä

rinvenute

mi

fu dato consaerare

in piazza del Duorao,

notai

innanzi tutto: 1° l'uso del marmo greco in varie statue (cfr. l'elenco dato piü innanzi p. 290) ed in alcuni membri architettonici, fra cui alcune cornici, frammenti di colonne scannellate ed un bei capitello

d'ordine corinzio (diam. inf. mm. 0,55; raggio 0,28). 2° l'uso del marmo lunese, per risarcimento di alcune statue,

per statue intere, e per membrature architettoniche, fra cui, altro capitello d'ordine corinzio di proporzioni corrispondenti a quello in

marmo

(1)

greco.

Delle scoperte dell'Anfiteatro delle

della relazione soppressa dirö in

un

quali

faceva

cenno

nella parte

altro fascicolo di questo Bullettino.

19

I" A.

286

3° l'uso del

marmo

MILANI

locale veronese (cengia bianca di Verona),

per cornici, altro capitello corinzio (diam. 0,53) e due iscrizioni di bei caratteri cent. 7), la prima molto consunta, su base dedicata agli

Dei Parenti: {Diis)

?hKEK{ibus)

(Co)ELLIVS

FRONTO V-S-L-M La seconda

(!)

su lastra sepolcrale frammentaria

:

(Ca)ESIVS-L- L {ffer)OS SIBI

{C)AESIAI

ET

L L •

ORNE (Cö/)PVRNIAI {')

del marrao greco pentelico o pario (a

Limpiego prevalente

me

parve pentelico) combinato coU'impiego piü scarso del marmo nese, limita a primo tratto fra la metä del sec. I a. C. ed i primi lu-

anni dell'era volgare l'epoca probabile deiredificio cui appartene-

vano

i

marmi

sec. I a. C.

e

di piazza del

Duomo, imperocche

e sullo scorcio del

propriamente sotto Augusto, che l'uso del

marmo

lu-

nese comincia a generalizzarsi (V. Plinio, XXXVI, detta exploitation delle cave lunesi, prima come materiale di costru5, 14) e la cosi-

zione, poi

come marmo statuario, non metä del sec. 1 a.

posso vedere, alla (})

Parecchi

altri

sono

titoli

i

e anteriore, per

quanto so

e

C.

veronesi dedicati agli Dei Parenti.

cfr.

G. I. L., V, 1 nn. 3284-3290. (*)

Cfr. l'iscrizione

veronese dal Duumviro

Augustale L. Caesio Nico-

strato {G. I. L., V, 1, n. 3383) e l'altra iscrizione veronese trovata

Duomo (C

/.

presso

il

M. Caesio

L., Y, 1, n. 3360) dedicata a Q. Caesio signifero e

veterano della Legione XIII Gt-mina. Parecchie altre sono le iscrizioni d'indole sepolcrale rinvenute in vari tempi nei pressi del Duomo v. G. nn. 3334. 3510, 3536, 3643, 3890, 3542, 3616, 3885, 3893-3895;

Epigraphica quaedam, nn. 1889 p. 214 seg.

2,7

;

L

L. Y,

1,

Sgulmero,

Notizie degli Scavi, 1884, p. 137-403 sg. 231

;

LE RECENTI SCOPERTE DI ANTICHITA IN VERONA

L'uso del

marmo

XXXVI,

Plinio

lunese, raro sotto Cesare (cfr. Cornelio presso

era giä divenuto frequentissimo sotto Auguste

7),

Strabone V, 1, 5). Andrebbero d'accordo colla suddetta data

(cfr.

I

dopo

43

a.

sesterzio di ;

2° la bella

IX

greco con barbula, offerta nella Tavola ane stata erroneamente attribuita ad Eliogabalo.

),

sesterzi d'argento

il

Duorao

marmo

testa Cesarea di (y. tav.

un



:

argento rotto e consuoto, rinvenuto in piazza del uessa

287

non

coniarono piü e caddero in disuso

si

Mommsen-Blacas, Histoire de la Monnaie

C. (cfr.

III,

pag. 27); la testa con barbula (v. la fotogratia, faccia e profilo, ueH'annessa tavola IX) esibisce i tratti non dubbi di uno dei Claudi (cranio basso, fronte larga ed erta, naso aquilino, bocca fine ener-

gicamente chiusa) ed in particolare, come io giudicai al primo vederla, quelli di Druso Seniore, figlio di Livia, fratello di Tiberio, e

padre di Claudio e di Germanico. Si confrontino

specialmente d'oro

1887

Nero Drusus

ritratti di

e

Livia,

insieme dei tratti

teste accertati dallo e tenendo

tavv. I e II),

dalle monete,

esibiti

tenendo conto

d'argento,

madre

fisionomici della

deU'Ist.

i

Heibig anche i

presenti

(Bull. ritratti

degli altri suoi piü stretti congiunti: Tiberio, Germanico e Claudio.

Particolarmente decisiva mi sembra la barbula

(^),

oifertaci,

anche da un ritratto

un

rilievo,

certo

di

Nero Druso

in

ziatamente ora sperso, trovato a Magonza (Fuchs,

Mains pag. 76 io anzi

;

cfr.

BernouUi,

Rom.

pare,

disgra-

Geschichte von

Ikon., II,

pag. 211),

ed

opino che, a cagion di essa, in presenza del ritratto veronese,

debbasi rivendicare a Druso Seniore anche la bella statua con testa simile, fornita di barbula, trovata nel

dal

Mau

Macellum

riferita a Marcello, nipote di

Augusto

di

Pompei,

o teste

(2).

antiche monete con la eflSgie di Druso maggiore (Cohen, (1) Le piü 2* ed. I p. 221 sgg.) sono tutte del tempo di Claudio, postume, ed onorarie, ed e

per ciö che (*)

V.

manca costantemente

la barbula

[cfr.

Mau, Lettura del 15 Giugno 1890 all'Accademia

Aggiunta]. di

Archeologia

questi di. Prescindendo da qualunque altro argomento, per Marcello, morto a 20 anni, quella statua pare ame soverchiamente virile [vedesi ora l'Aggiunta, dove modifico questo giudizio e dichiaro meglio anche di Napoli, uscita in

il

seguito della presente nota]. Io credo che si debba riconoscere

Relief in S.

Kavenna

Nero Druso anche nella figura cen-

Conze, die Fomilie des Augustus ein Vitale, ecc; Arch, Zeit. 1867 p. 110 ^gg.; BernouUi, Rom. Ikon.

trale eroica del rilievo di

(v.

288

h. A.

MILANI

di Aiigusto e Tiberio aveva giä faraa xal di grande cittä {OvrJQMv avrtj nöXig fisycclrj, Strab. V, 1, 6), detta da Marziale (XIV, 195) magna_, e da Tacito, coloaiam copiis validam ('), dovea piü d' ogni altra cittä riconoscenza a Nero Druso

Verona che

al

tempo

254 tiiv. VI; fotografia Alinari N. 10251). Nella figura loricata a d. di Druso riccnosco Agrippa (cosi interpretö anche Conze), nella figura muliebre in piedi, Livia, e nella figura eroica a sinistra di Livia, non Augusto come II, p.

Conze,

opino

ma

Tiberio,

fratello

piü alto di lui. Nella mezza

maggiore

di Druso,

figura muliebre a

anche di statura

poteva esser rappresentata lulia, identificata a Roma, seduta accanto ad Augusto come Livia nella

Augustea. Ancora piü sicura e per me la rappresentazione di Nero famiglia dei Claudi nel rilievo deU'ara Pacis Auqustae

gemma Druso

s.

e di tutta la

13-9 a. Cr.) edito dal Dütschke, lieber ein röm. Relief mit Darstellung der Familie des Augustvs, Hamburg 1880, e da v. Duhn,» i/o«. delVIst., XI tav. 34-35 n. 7 (cfr. Ann. 1881, p 320 e Bernoulli, o. c. II p. 260). Un giorno (a.

spero di poter diraostrare agli occlü piü increduli l'interpretazione dei singoli personaggi di questo rilievo essere probabilmente questa: fig. muliebre a s.

Antonia con a mano (velata) sua

madre

il

piccolo Claudio, (circa 2 anui) e con accanto Ottavia

segue Nero Druso (naso di ristauro) in costume greco,

:

anzi da viandante, al cui pallio si attacca il maggior figlio di lui Germanico 7 anni) e sulla spalla di questo tiene una mano Livia (velata) sua ava (6

madre di Druso e Tiberio. Appresso e. rappresentata la decenne Livilla, poi Tiberio (naso di restauro) in costume romano. Fra Livia velata e Tiberio, nello sfondo, si scorge la testa dei vecchio Ti. Claudio Nero, padre di Druso e Tie

berio.

Lo

portato

io

sbaglio precipuo deH'interpretazione dal Dütschke, alla quäle aveva stesso un piccolo contributo (vedi o. c. p. 4, nota 17), fu di rico-



noscere Augusto nella figura, relativamente secondaria, di Tiberio. Augusto, Pontifex Maximus dal 12 a. Cr. in poi, doveva essere necessariamente il sommo Pontefice della

pompa ed e pero rappresentato come tale nel AeWAra Pacis (Mon. Ist. XI, tav. 34, n. 6),

rilievo principale

massima

velato e nella

54 anni, preceduto dai Flamines e dai Salii (cfr. l'altro quäle deve attaccare con esso, nonch^ il noto rilievo di

etä di 53 o

rilievo ivi n. 5,

Pompei,

bei mezzo dei

il

rappresentante

Augusto in

in etä avanzata, conferma per

atto

me

di

sacrificare).

Questo ritratto di

l'interpretazione dei busto Vaticano

Augusto N. 280 data dal Visconti (Museo Pio Clem. VI, 40) e dal Braun, Ruinen Roms, p. 355, a torto messa in dubbio dal Köhler {Ann. Ist. 1863, p. 437 nota 1) e dal Bernoulli, o. c. II, p. 30, Senza una lunga esperienza numismatica ed

una critica accuratissima, mal si puö giudicare della iconografia particolarmente roraana, ed h per questo che i giudizi di Bernoulli e di altri archeologi, pure di valore, sono spesse volte erronei [cfr. Aggiunta]. (1)

insoluta

Come mai Verona fosse detta colonia da Mommsen, G. I. L., V, I p. 327).

(v.,

Tacito, e

una questione ancora

LE RECENTI SCOPERTE DI ANTICHITA IN VERONA

che nel 15

a.

C. all'etä di

289

23 anni, vincitore dei Rezii nel

Tirolo,

l'aveva liberata da un grave ed imminente pericolo (v. Tode composta in suo onore per la circostanza

Od., IV,

da Orazio, Lib. IV, 4;

cfr.

anche

12).

grande genio militare di Druso rifiilse anche piü, due anni appresso, nella guerra che fruttö a lui ed ai suoi discendenti il II

Germanico

titolo di

;

mentre

dall'altro lato, tali e si grandi erano

Tac. Arm. II, 82;

le sue qualitä civili {civile ingeniiim,

di

elogi

Velleio, II,

97

di Svetonio,

e

Claucl.

1),

una

(9. a

dalla

C), lungi

gli

da renderlo,

AUa

sua morte,

patria, sul

Reno, per

coine era in fatto, l'idolo dei soldati e del popolo.

avvenuta a 30 anni

cfr.

fatale caduta da cavallo, ebbe rimpianto ed onori aTatto ecce-

Augusto, che lo vide nascere in sua casa, lo pianse come un proprio tiglio. In Italia e nella stessa G-ermania (cfr. Mommsen,

zionali.

Rom. Gesch., V. p. 27) ebbe cenotafi, altari, archi di trionfo, statue; ne la sua grande popolaritä venne meno dopo la sua morte, che anzi crebbe con la successione all'impero del fratello Tiberio, crebbe per le vittorie di Germanico suo

aveva aperto la via suo

figlio

imperante

;

figlio, vittorie alle

e toccö il colrao

quali egli stesso

con la successione dell'altro

Claudio, allorche divenne l'illustre capostipite della casa fino

a Nerone

Verona che

(').

conobbe da vicino nella guerra contro i Rezii dovette avere particolarmente cara la sua memoria, ne potevano lo

mancare in questa cittä, eminentemente militare, statue menti in suo onore.

La menzione

del suo

nome

sulla sinistra dell'Adige presse

e

monu-

nell'epistilio di un' edificio dedicato

teatro

il

:

CLAVDIO DRVSI F CAESARI AVG GERMANICO TI









(M V. nota e detto

4.

In una moneta (Cohen 2* ed. I p. 221,

SPES ALTGUSTA;

monete (Cohen,

n. 7)

Nero Draso

rappresentano l'arco di trionfo tetrastylos innalzatogli sulla via Appia (Svet. Claud. 1), sormontato dalla sua stataa equestre vibrante l'asta fra due trofei Germani (iscr. DE altre

ivi n. 1-3)

GERM). Questo stesso arco ci e esibito piü in grande nei sesterzi di Claudio (Cohen, I p. 254 n. 47) [v. nostra tav. IX cfr. Aggiunta]. L'arco cosidetto di Druso con due sole colonne {distylos) tutt'ora conservato salla via Appia, ;

potrebbesi forse identificare con quello stesso e che

sulle

monete (Cohen^,

(DE BRITANNis)

I p. 252)

appariscc

innalzato a Claudia

appunto

distilo.

290

I..

MILAM

3326, sembra stare in rapporto appunto colla popoda Druso in Verona mentre dall'altro lato i marmi goduta

C. I. X., laritä

A.

V.

1, n.

;

raccolti in piazza del

splendore

di

Duomo

attestano

Verona al tempo

di

di Druso, e

per

loro

medesimi

lo

piü generalmente al

tempo cui si riferiscono Strabone, Marziale e Tacito (11. cc). Per dare un'idea di tali marmi ne esibisco l'Elenco completo, corredato e seguito dalle osservazioni da me fatte in Verona davanti ai

monumenti

Elenco dei

orisfinali.

marmi

trovati in piazza del Duomo in Verona Cattedrale. Luglio-agosto 1890.

fra Vangolo destro e la gradinata della Nuineio

LE RECENTI SCOPERTE

ANTICHITA IN VERONA

DI

291

Marmo

Numero d'inv.

tav. i

— Rotti

XI)

e

mancanti la

testa,

:

il

braccio

s.,

piedi, gran parte della seggiola, di foggia attica, e

la parte anteriore del cane

pieghe

profonde e ondeggiate,

fitte,

statua Torlonia.

crnda che in

e

molosso sotto la sedia.



Chitone manicato, con tredici bottoni, fa mille

II

come

nella

La

trattazione parvemi piü stenta quella statua; ma forse imitante

ancora piü scrupolosamente T originale chryselephantino ionico-attico da cui ambedue dipendono.

38

greco

[cfr. Aggiunta]. Torso nudo virile al vero, con panneggiato intorno

alle

posteriormente. Le braccia manambedue abbassate. Egregio lavoro.

anche, visibile canti, erano

fotoincisione

[v.

Notizie

nelle

8 e le nostre

p.

nell'Aggiunta]. rosso di Verona

39

Frammento

di fondo di vasca

namente con 40

lanese

Piede

s.

al naturale (larg. 0,11),

con sostegno sotto greco

43

Frammento Frammento

e 65°

greco

Gambe

41-2

44

da bagno, omata

il

poggiato sulla punta,

buon

tallone;

lavoro.

di panneggiato. di statua.

inforiori nude, in

renti

ester-

listelli e gusci,

due pezzi congiungibili, ade (la tibia

l'una all'altra

s.

sopra la d.); ot-

timo lavoro.

45

greco

Lastra di rivestimonto, appartenente alla vasca da bagno rinvenuta in via Garibaldi.

58

greco

Tronco d'albero

0,69) con parte della base (C. 0,06 poggiava la statua. In fondo :

(alt

di spe&sore) su cui

ceiitro

formato dalla corteccia; verso

occhio

raezzo

un ramo, snl taglio tondo del quäle

:

il

l'iscri-

zione dell'artista:

nPAHITEAHS EnOEI nella parte superiore rotta: porzione delpanneggio della statua, la sola piega estrema. Tanto il tronco d'

albero

,

come

il

panneggio

,

sono di

scalpello

ma non

particolarmente fino. [v. la fotoincisione nelle Notizie p. 11 e il nostro facsimile

buono,

nell'Aggiunta].

59

e

60

lanese

Due

frararaenti congiungibili, esibenti e parte della coscia II

s.

metä del ventre

col pube, di figura nuda.

pelo trattato secondo la tecnica del bronzo.



292 N'umero

L. A.

MILANI

LB RECENTI SGOPERTE DI ANTICHITA IN VERONA

293

Marmo

Numero d'inv.

147

Testa di Druso al vero. Soto

greco

per un pernio di ferro,

il

collo vedesi

un buco

quäle darebbe a vedere essere stata questa testa anticamente restaurata e forse applicata a torso non suo. II mento b in il

parte rotte e mancante, le orecchie hanno le elici

danneggiate,

il

naso

cfr.

I

pure un po' danneggiato.

e

sec. I a. C. [v. nostra tav.

Egregio lavoro del

IX;

Aggiunta].

marini deH'Elenco suddetto piü interessant! per la storia di

Verona sono: a) la testa

di

Druso N. 147

cui

di

giä dicemmo, offerta

nell'annessa tavola il

b)

torso,

seminudo N. 38; Giunonico, N. 24

c) la statua acefala di tipo

d) la statua

;

muliebre acefala, N. 36.

marmo

greco N. 38, per l'azione delle braccia abbassate, per il panneggio, che circonda le anche, e per lo stile, da a vedere di avere appartenuto ad una statua eroica di principe od imII torso di

peratore romano, analoga al Druso o Marcello di Pompei (vedi sopra) ed al Germanico Lateranese di Veio. Esso non attacca con la testa di

Druso

;

ma

la qualitä del

marmo, insieme con

la peculiare pa-

tina gialla a chiazze nere, e le dimensioni, stanno cosi bene in rap-

porto con la detta testa, da non potersi quasi dubitare, a mio credere, dell'originale congiunzione dei due pezzi

AUa

(').

statua eroica di Druso ed

i

mi suggeriscono

i

(cfr. il

Druso

frammenti N.

ad un' altra statua imperatoria loricata nese ecc),

Aggiunta].

panneggiati, N. 65 '', notevole frammento 65", esibente parte di coscia

ed in ispecie il virile nuda, con panneggiato cascante adeso

La

[cfr.

statua eroica di Druso attribuirei

(cfr.

il

di

Pompei).

96**'^,

riferibili

Britannico Latera-

poi l'idea, che anche

la statua colos-

sale di tipo giunonico N. 24, possa appartenere ad una impera-

(*)

Sotto la testa vedesi

un piccolo foro rettangolare con ossidazione

da un pernio di ferro usato in un antico restauro della testa col relativo torso. Nel torso il corrispondente foro manca; perö niancherebbe

gialla, lasciata

anche un pezzo del collo

[cfr.

Aggiunta].

294

A.

L.

trice

Aggiiinta]

alla

forse

romana,

MILANI

stessa

madre

Livia,

di

Druso

[cfr.

(').

.

acefala N. 36. paragonabile alla Viciria di Ercolano, puö essere bene il ritratto di una niatrona vero-

muliebre

la statua

Invece,

resasi benemerita per qualcbe pubblica elargizione, come, ad esempio, la Gavia Maxima deU'iscrizione dell'angolo di via Rosa, C. I. L., V. 1, n. 3402), elargitrice di mezzo milione di sesterzi (

nese,

per acqiia potabile (?) {in aquam) [cfr. Aggiunta]. I marmi dell'Elenco degni di maggior considerazione per storia dell'arte sono:

nome

a) tronco d'albero col

marmo

del tronco d'albero e greco (pario?), l'iscrizione di

buoni carattari quadrati, ionico-attica nella forma vedere la trattazione del panneggio alla

timo lembo d'una clamide

mano

suo

per

(3),

(2)

;

ma mi

sommitä del

escludere

bastö

tronco, l'ul-

immediatamante

la

del .^rande Prassitele. II

mico

N. 58.

N. 37.

b) la statua sedente,

II

di Prassitele,

la

grande Prassitele difficilmente avrebbe omesso il patronied ancor piü difficilmente avrebbe segnato il

A0HJSAIO2

nome II

all'imperfetto

verbo

nel sec.

^'/roft

ci

I,

riporterebbe

imperiale romano, conosciamo da due

con l'aoristo

(^).

{faeiebat) all'imperfetto, frequente specialmente

ma

ad im Prassitele Ateniese

appunto

come

il

si

puö

dire

Loewy,

c.

nn. 318, 319)

tempo che

grande Prassitele,

eccezionalmente,

e scrive

tra paleog.-afia: la bassa paleografia corrente del sec. o.

del

Prassitele di questo tempo,

firma,

iscrizioni,

f'/rot'/^Cf,

il

con tutt'alI

a.

C. (V.

(S).

Pompei, trovata insieme con la statua Eavenna (Bernoulli, o. c. II, tavv. V e VI).

Si confronti la creduta Livia

(1)

di Druso, e la Livia del rilievo di

La forma

(*)

sec. III-I

a.

snöet per inoiet si trova per lo piü in artisti ionici del Loewy Inschr. griech. Bildh. nn. 212, 216, 283, 310,

C. cfr.

323, 374. (3)

(*)

piombino a goccia con cui termina conviene al tempo di Prassitele. Vedansi le due firme probabili di lui, una trovata a Leuka presso

II

Tespie (Loewy p. 383,

n.

o.

mar Nero (Loewy o. c. comuni firme dei suoi contem-

c, n. 76) ed un'altra ad Olbia del

76 a) in confronto con

le altre

poranei. (5)

Diversa

e

pure

Id,

paleografia dell'altro Prassitele del sec. III-II Loewy, o. c, n. 154 p. 116.

cui si riferisce Tiscrizione di Pergarao,

a.

Cr.

LE RECENTI SCOPERTE DI ANTICHITA IN VERONA

295

La

paleografia quadrata deU'iscrizione veronese, potendosi spiegare perfettamente con un artista greco abituato alle iscrizioni quadrate romane, ed avendo anzi stretta analogia con alcune altre di celebri

iscrizioni greche

certezza copie antiche,

un motivo

ed

(')

quali furono giudicate con tronco d'albero essendo per se stesso le

artisti, il

con prodilezione da Prassitele e quasi rimango fermo nell'opinione che il tronco ve-

statiiaiio usato

sua invenzione

{-),

ad una copia di qualche celebre statua dovuta od attribuita al grande Prassitele [cfr. Aggiunta]. Escluso r Herrn es di Olimpia, perche ivi il panneggio cade a eoprire quasi interamente il tronco d'albero, si potrebbe pensare: ronese appartenga

all'Eros

di

Parion {Arch. Zeit., 1885,

che

90),

p.

verosimil-

mente stava anch'esso poggiato ad un tronco d'albero, con il panneggio pendente dal braccio sinistro: o ad una statua corrispondente all'Hypnos del Vaticano (fotogr. Alinari, N. 15261). anch'essa, secondo me, di tipo Prassitelico ; o ad una statua di Apollo (?). Ad un tipo Prassitelico di Eros, di Hypnos, o di Apollo con le

gambe

incrociate (cfr.

ancor

esso

N. 44

e 65, esibenti

di tipo

1'

Apollo Sauroctono e

Prassitelico),

due

Apollo col Cigno, pensare i fraramenti

farebbero

1'

tibie incrociate.

Dal poco che ho detto sul tronco d'albero, si vede quanta importanza esso ha, e quanta piü ne potrebbe avere, se, facendosi ulteriori riceiche in piazza

almeno

lativa statua, od

del

altri

Non meno importante

Duomo, frammenti

si

potesse scoprire la re-

di

essa.

per la storia dell'arte e la statua sedente

N. 37, replica della statua Torlonia, edita nei Monumenti delr Istituto, Vol. XI, tav. XI, e da Visconti, Museo Torlonia, N. 64 (Catalogo

(1)

n.

77).

V. Loewy,

di Prassitele sopra

o.

c,

478

ii.

un busto

e segg.

;

il

n.

488 esibisce

il

nome

stesso

d'Ibico(?).

nPAHITEAHC EnOIE Cfr. anchel'iscr. presso (2) Cfr.

Loewy,

n.

504 eyboyaeyc nrAHiTEAOYC«

rHermes d'Olimpia, rApollo Sauroctono,

TEros

di Parion (?),

nysos

di Prassitele nel

il

Satiro che

Mu3.

Ital.

si

il

versa da bere. Vedi

in

Satiro il

mio

1890, Vol. III, p. 758 segg., al

riporto anche per la letteratura prassitelica.

riposo,

scritto

Dio-

quäle

mi

296

L.

La

A.

MILANI

statua Toiionia, mancante anch'essa della testa originale,

e l'unica della classe, del resto poco

(V. von Duhn, Ann. dell'Ist.

(in tutto

5

statiie)

presenti,

Di piü

molosso sotto la sedia.

di Verona, il cane

quella

numerosa

1879 pag. 176), che

la

come ma-

dirö cosi ad intaglio e a sbalzo, con cui nella statua veronese

niera,

sono trattate corrispondente

pieghe del chitone ionico, e rigorosamente con la tecnica chryselejjhantina, cui il von Duhn

le niille

aveva riportato l'originale di quel tipo statuario (•). La congettura del von Duhn, che quella statua fosse una copia del ritratto di Olimpia. madre di Alessaodro Magno, eseguita da

Leochares in oro ed avorio per il Philippeion d' Olimpia (a. 337-336 Gr.), si dovette abbandonare in seguito alla sooperta del Philippeion e dei basamenti fatti per statue in 'piedi, su cui gli oria.

ginal! di Leochares sorgevano {Arch. Zeitung. 1882, pag. 67);

il

guadagnare

valore

ma

cane molosso sotto la sedia parmi un vero attributo, e per nessuna figura

dinanzi la replica veronese, di

il

come per la madre di Alessaadro Magno, che fu regina per eccellenza dei sempre fidi suoi Molossi {ßaatllg TÖ)v MoXoaaMv) (cfr. von Duhn o. c. pag. 196) celebre di donna poteva esser cosi proprio

di Alessandi'O

e sorella

il

Molosso, temuto conquistatore dell'Italia

meridionale.

von Duhn, a mio senso, tanto era nel vero, quando in tesi generale riferi alla seconda metä del sec. IV il prototipo di quella II

statua, e pensö a Leochares,

come

allorche. cercando

il

suo nome,

pensö ad Olimpia. In questi limiti l'interpretazione del von Duhn, con tanta fretta

condannata da suoi

critici (Treu, Robert, Bernoulli) e troppo presto, a mio avviso, abbandonata da lui stesso in un' amichevole lettera

a

me

[cfr.

diretta,

regge

ancora,

e

molto potrei dire

Aggiunta]. Qui accennerö solamente a questo

simo, che,

come

i

ritratti

rono di prototipo a tutti

ufficiali i

fatto, ai

in

suo

favore

miei occhi stringentis-

di Alessandro

il

Grande

servi-

dinasti greci posteriori (Diadochi) e nel

L'intaglio o lo sbalzo (caelatura) erano propri della tecnica chryselephantina (oro, legno ed avorio). Lo sbalzo detto in greco sphyrelaton era {})

proprio del metallo

;

ma

corrispondeva appunto

la trattazione del legno

ed avorio (intaglio

alla trattazione a sbalzo,

= caelatura)

pure detta caelatura.

LE RECENTI SCOPERTE DI ANTICHITA IN VERONA

297

mondo roraano ad Augusto, primo dinasta romano, il quäle diede per il primo alla sua efligie il valore politico, che ad essa aveya dato Alessandro; cosi ö ben naturale, che il ritratto di Olimpia, prima imperatrice e regina madre del mondo greco, abbia servito da prototipo ai ritratti delle prime imperatrici romane e segnatamente ad Agrippina luniore, che fu la prima imperatrice impostasi ufficialmente come regina madre. Avanti di lei nessuna imla

peratrice

romana pote ottenere da viva l'onore (V. Lenormant, La Moanaie dam

monetazione

dell'effigie nella

l'antiquite^

H,

quindi son portato a credere, che si debba elfettipag. 396); vamente a lei la prima imitazione del tipo di Olimpia, e che da lei quel tipo sia stato esteso a Livia (cfr. la Livia Albani e la e

gemma Augustea di Vienna) e ad Agrippina maggiore. Trovare pertanto la testa alla statua sedente veronese sarebbe

celebre

una questione di grandissimo Interesse generale; e giacche sappiamo dove cercarla, e dover nostro di non lasciare intentata risolvere

tale ricerca.

Come e noto, tutti i marmi antichi di piazza del Daomo si riovennero usati per fondazione di un muro romano tardo, in linea coUa gradinata del Duomo, e precisamente nello spazio che intercede

per cui praticando uno scavo sotto la parte di gradinata non ancora toccata e sul prolnngamento di quel muro, si avrebbe ogni probabilitä fra l'angolo destro della Cattedrale

e la gradinata,

frammenti delle statue giä scoperte. lo consiglierei inoltre una trincea diagonale alla piazza, partendo dall'imboccatura dello stradone Duomo, all'angolo sud-ovest di rinvenire nuovi

della Cattedrale. Questa trincea avrebbe per iscopo di farci conoscere meglio la natura archeologica del suolo, e potrebbe condurci a coUegare certi pavimenti romani a musaico, trovati pochi

anni or sono

nel

cortile

interno

della

Canonica,

marmorei ed a musaico rinvenuti all'imboccatura

coi

dello

pavimenti stradone

Duomo. Tali ricerche,

condurci

alla scoperta di altri preziosi tutta probabilitä alla detercon porterebbero minazione del sontuoso edifizio cui i marmi trovati servirono di

avanzi di antichitä,

oltre ci

ornamento, edifizio certamente pubblico, e sul quäle ora possiamo fare soltanto delle congetture.

La congettura piü

attendibile che io potrei fare, concernerebbe

300

L. A.

MILAM

da due monete di bronzo di piccolo modulo, Gordiano o di Filippo, veoute fuori uegli scavi presso Elenco delle monete annesso alla mia relazione, nn. 32

ciö potendosi dedurre

del al

di

tempo

Duomo

(v.

combustione

e 34) e rese quasi irreconoscibili dalla le

raccolte

scorie

in

Duomo,

piazza

110

nn.

e

(si

vedano anche

114

dell' Elenco

suddetto).

Un' altra congettura riguarderebbe varsi dagli stessi

marmi

natamente dalla

statua di Olimpia,

nel Circo

Massimo

di

Circo, e potrebbe rica-

il

Duomo, nomi-

sculti raccolti in piazza del

Eoma,

replica

di

dal frammento N. 61,

e

rinvenuta

quella il

quäle lascia

supporre di avere appartenuto ad un symplegma dei Dioscuri. I Dioscuri erano le principali Deitä del Circo, ed e noto d'altronde che le spine del Circo lonne, statiie, fontane, altari

cdla

diretto

si

solevano ornare con obelischi, co-

e delubri,

con rapporto piü o

loro originale destinazione (cfr.

Ann.

dell' Ist. a.

meno 1870

pag. 248-388) (OL'ipotesi relativa al Circo troverebbe altresi

un riscontro

nel-

l'opinione piü accreditata degli storiograü veronesi (Venturi, Dionisi,

Pompei), che posero il Circo appnnto fra S. Anastasia ed il VeFra gli ultimi il Pompei, Studi suU'Antiteatro di Ve-

scovado.

rona 1877, pag. 15, 25) credette infatti, che il Circo incominciasse dal Vescovado e terminasse a S. Anastasia, comprendendo nel tracdi

ciato la chiesa

S.

Felicita,

furono trovati alcuni gradi

forma

di straordinaria

grandezza

e

muri

di

elittica.

La altri

dove secondo notizie del Carrobio,

strada

frammenti

relazione che

romana scoperta lungo la via Duomo, insieme con di statue e membrature architettoniche (Ved. la

accompagna

la Planimetria del Donatelli) e la cloaca

romana rinvenuta lungo la via Liceo, incrociante.coll'antica via Postumia in piazza S. Anastasia, non si opporrebbero alla congettura che il Circo occupasse realmente lo spazio fronteggiante il Camfra S. Felicita ed

pidoglio ed

il

perö che

Circo scansasse

(1)

il

La

Teatro,

statua di Olimpia richiamava bene col suo norae

per antonomasia Olimpico anche dai Romani stessi ludi Olirapici o

Romani.

Vescovado. Bisoguava conduceva al Ponte ro-

il

la strada che

Circensi,

non meno

(cfr.

cari

Orazio, Od.

al figlio di

il

I,

Circo, 1,

detto

3), e gli

Olimpia, che

ai

LE RECENTI SCOPERTE

mano

ANTICHITA IN VERONA

301

della Pietra, e che nel suo sviluppo attraversasse la cloaca,

forse di licita.

DI

tempo tardo

(?)

scoperta lungo

,

romane

;

cfr.

Fe-

rinvenuti nei detti vicoli ed in-

Intorno ai ruderi antichi,

torno alle importanti scoperte fatte via Trota (strade

vicoli Accoliti e S.

i

dal Donatelli in via Liceo e

Aggiunta)

,

non ho

sufficienti dati

per entrare nella disamina dell'argomento. L'invocata pubblicazione dei ricordi topografici dell'ing. Donatelli

e le ulteriori

ricerche,

serviranno certamente a gettare luce

anche suUa questione del Circo io ho voluto accennarvi solamente per mostrare l'importanza che questi ricordi possono avere, quando ;

sono fatti da un

uomo

tecnico,

sagace e coscienzioso.

{Continua) L. A. MiLANI.

20

FUNDE.

Nur

ein par römische Skulpturen seien diesmal

nicht ganz kürzlich gefunden, wie Nr. 1 aus dem Wust hervorgezogen 1 und 2 ;

im

und

2,

erwähnt z.T.

aber

erst

jetzt

im Thermenmuseum, 3

4 im Orto botanico.

'Odeo',

Statue des Apollo (') aus griechischem Marmor, die einzelnen Theile Kopf, Torso, Beine mit Stamm in verschiedenem Er1.

:

haltungszustand zu verschiedenen Zeiten aus dem Tiber (zwischen ponte Palatino und den bagni di Donna Olimpia nach Notiüe d. sc.

1891

auch den

S.

288) herausgebaggert, sind jetzt zusammengefügt wird man hoffentlich, trotz der starken Ver;

Arm

r.

waschung, welche der Oberarmstumpf mit dem grössten Theil der Vorderseite auch von Eumpf und Beinen erlitten hat, noch anfügen.

Hand mit einem Stückchen des Armes, Armes, die Plinthe mit dem unteren Ende

Es fehlen die Theil des

1.

r.

und der Unterschenkel, des linken halb, des rechten

der grössere des Stammes fast bis

zum

Knie. Die Statue schliesst sich den reifarchaischen nackten Apollobildnissen an, welche Overbeck (Kunstmyth. Bes. Theil. V S. 161 ff.) in

Gruppe I-IV zusammengestellt hat und ganz besonders IV, 4

Museums (Overb. Atlas T. XX, 22) nebenbei bemerkt, der Köcher nicht, wie bei Overbeck S. 175^ und Heibig, Führer N. 500 angegeben wird, (die nuova descrisione del Museo Cap. S. 278 bezeichnet richtig nur den Stamm einer Statue des Capitolinischen

an

der,

als neu, S.

den Köcher als alt auch Kekule Athen. Mittheill. 1876

181 und Benndorf Annali 1880

auf ein kleines Stück unten antik

S.

ist.

199) modern, sondern Der Körper ruhte auf

bis

dem

(*) Der Kopf war in mangelhaft gereinigter Zustand vor ein par Jahren schon Kalkraann einer Photographie werth er-schienen.

PETERSEN, FUNDE

E.

linken Fuss, während der rechte mit

303

gebogenem Knie

ein

wenig

vorgesetzt war, etwas weniger vor als beim Capitolinischen, aber etwas mehr zur Seite, wohl wegen verschiedenen Verhaltens des

Oberkörpers. Zwar der rechte

Arm

hing auch hier herab, aber der

Oberarm ist beträchtlich mehr zur Seite als nach vorn gehoben, und auch der Kopf sehr ausgesprochen nach dieser Seite hin gewandt und geneigt, mit feinem Ausdruck milder Freundlichkeit um Mund und Augen. Allerdings fehlt vorn ein beträchtlinke

liches Stück des Halses,

mit Theilen der rings

um

den Nacken

auf die Schultern fallenden und hier in Eingeln sich sammelnden Locken (') (wesentlich wie bei der Capitolinischen Statue), besonders an seiner

r.

Seite

;

aber die hinten

am Bruch zusammen-

passenden Locken lassen neben der Gesammtbewegung des Oberkörpers keinen wesentlichen Zweifel über die Anfügung des Kopfes

und

seine Haltung.

eine besondere in

Es scheint unabweislich, für die linke Hand

Handlung zu erdenken, um so mehr als der Bogen Denn etwas oberhalb des r. Knie, mehr nach

der Kochten lag.

aussen, findet sich ein Ansatz, welcher trotz aller Verwaschenlieit

deutlich das knaufartig zurückgebogene Ende eines lässt. Der Bogen lag mit der Sehne nach rückerkennen Bogens wärts in der Hand, ohne den Arm weiter oben zu berühren. Der

hinlänglich

Umriss der Gestalt zeigt edler Linien, freier als an der Capitolinischen der Eindruck grösserer Schlankheit beruht aber auch mit ;

auf der

(am Armstumpf bis c. 3 cm. gehenden) Verminderung und auf dem zu kurz gerathenen Hals des Capitoli-

des Körpers

nischen, welcher, ausserdem, wie viele Skulpturen römischer

Samm-

lungen, zwar auch, aber nur an der Vorderseite, eine starke Abglättung der corrodierten Oberfläche erlitten hat, durch welche die

Formen des Gesichtes in der That beeinträchtigt sind. Dem gegenüber hat der Kopf der andern Statue, von Verletzungen an Nasenspitze, Unterlippe und Kinn abgesehen, seine ursprünglichen Formen glücklicherweise besser bewahrt. Ueberall blickt archaische Weise noch durch, besonders in den scharfen Kanten von Brauen und

Nase, und

(1)

in

dem noch etwas

Kürzere Locken fallen

schrägen

von Stirn und Nase.

unterhalb des Haarreifens herab, die Stirn und vierfach übereinander gegen die

doppelter Reihe umrahmend, drei-

Ohren, die unbedeckt bleiben.

Profil

304

PETERSEN

E.

Der Umriss des Schädels

aber, von der Seite gesehen ist länghinter oben licher, flacher, gerundeter, nicht zum wenigsten infolge des tiefer einschneidenden Reifens im Haar.

Jünglingskopf aus (pentel?) Marmor.

2. Idealer

Theil der Nase, besonder der

r.

Der untere

Flügel, stark bestossen, die Lippen

weniger, im übrigen, mit dem grössten Theil des Halses, gut erhaltene und sorgfältig gearbeitete Copie eines dem Meleager Medici in

manchen Stücken nahestehenden

Originals, besonders in der

den (kleineren) über der Stirn aufsteigenden (nach rechts) umgebogenen Löckchen, dem Nasenabgang und der Lebhaftigkeit in Auge und Mund. Durch Eintiefung der inneren Augenwinkel Stirn,

ist der

Nasenrücken noch etwas mehr unterhöhlt

die oberen

Lider

minder bedeckt,

und nicht emporgekehrt,

die

andrerseits sind

;

minder gewölbt

die Augäpfel

Mundöffnung nicht

so

gross.

Am

das geringere Relief des Haares bei zusammenhängenderer Linienführung in seiner Zeichnung. Endlich lässt der

Augenfälligsten

ist

vorgestreckte Hals mit gehobenem Kopf eine viel bestimmter auf ein Ziel gerichtete Bewegung erkennen. Kopf höhe (».264 M. 3.

Im

Bullett.

vom

comunale 1891

296 wird der Torso einer

S.

vom

Caelius erwähnt, von griechischem Marmor, Halsbruch bis unter das r. Knie 0.45™ messend. Es ist eine

Jünglingsstatuette

leidlich

Copie

sorgfältige

Hüfte eine starke

:

1.

Standbein,

r.

Oberarm

wagerecht

Arm war gesenkt, und hatte an der L Stütze. An Hermes zu denken verbieten die

seitwärts gehoben, der

1.

hinten auf die Schultern herabhängenden lemnüci, die vielmehr an eine "Wiederholung des so häufig (^) dargestellten sich mit der

Rechten kränzenden, in der Linken die Palme haltenden Athleten denken lassen, ohne dass ich freilich ein pimtello aussen am r. Oberschenkel zu erklären wüsste. 4.

tüie

Im

d. sc.

beschrieben,

Juli-Septemberheft des Bullettino comunale (vgl. No1891 S. 286) ist eine Statuenbasis auf S. 280 ff.

und auf

Taf.

der via Cavour gefunden

vermuthen, ven dem,

(1)

Vgl.

z.

B.

ist,

1

abgebildet, welche

am

unteren Ende

aber, wie G. Gatti und C. L. Visconti

im selben Jahrgang desselben Bullettino

Ephem.

147 (mit Gewand auf der Nr. 876 und 948. S.

X,

arch. 1890 T. 10 1.

;

Journal of

Ml.

stud. 1890,

Schulter), Beschreibung d. aht. Skulpt. Berlin

FUNDE Sl 186'

dürfte

ff.

und

306

Athletensynodos herstammen That durch eine der Einarbeitung mitten in der

von S. Kicci behandelten in

Inschrift von späterer anderer

Verwendung Zeugniss

ablegt. Interesse

weckt die Basis durch die von Visconti richtig ergänzte Inschrift

OYGOKAHC HAeiOC

.

.

nCNTAGAOC



.

7ro]AYKAGITOY uQyelOY

.

.

nur dass etwa zu fragen, ob unten noch in einer sechsten Zeile sgyor zuzusetzen wäre. Da die Basis ohne Krönung bis einschl. der 5. Zeile 0.77 M. misst, mit freiem Raum darunter wie oben 0.85 M. messen würde, hinten aber, soviel ich sehen konnte unvollständig, noch

0.91

M. hoch

ist,

ist

die

sechste [Zeile nicht wenn nicht

dass wir hier eine Basis,

ausgeschlossen. Wichtiger ist, so einer Copie derjenigen Statue derselben Statue ,

haben,

deren

Originalplinthe in Olympia gefunden wurde (Arch. Zeit. 1879 S. 144; Löwy I. Gr. B. N. 91), eine wie die andere mit Zapfenlöchern für die

Füsse eines Erzbildes, aber mit dem befremdenden Untere

schied, dass auf der römischen Basis der linke, auf der olympischen

der rechte Fuss voranstand.

Visconti meint also se

non variata

Vaititudiae, era perö alterato l'equüibrlo della figura. Der CoIch glaube zu erkennen, dass die wäre sehr frei verfahren

pist

!

später noch

Basis, wie sie vielleicht

schon zweiten,

einmal anders

einmal,

so

auch früher

verwendet war. Zwischen der ersten und

und anscheinend auch zwischen der zweiten und

dritten

getilgt, dann der Ausgleichung wegen mit dem Zahneisen übergangen, nicht ohne dass die erste radierte Zeile noch bis 3 mm. unter ihre Umist

nämlich je eine Zeile

die ganze

Inschdftfläche

gebuDg hinabginge. Dann hat man auch die andern Seiten der Basis in gleicher Weise gerauht und selbst die grosse obere Kehlung der Krönung etwas übergangen. Die ursprüngliche Glätte ist eben unterhalb der Krönung auf allen Seiten wahrzunehmen. Also hat die Basis, ehe das Bild des Pythokles darauf gestellt ward, bereits eine andere Bestimmung gehabt, und da die Fusspuren zu jenem nicht passen, dürfen wir sie dem früheren Standbild zu-

306

E.

schreiben. Dies

um

PETERSEN, FUNDE eine üeber-

so mehr, als auch diese Oberseite

arbeitung zeigt, aber nicht eine gleichmässige

sondern

Rauhung,

eine ganz ungleichmässige Zerhackung, welche, bald tiefer gehend,

bald weniger tief, hier grössere, da kleinere Theile der einst und da kaum zu denken ist, dass glatten Oberfläche übrig lässt man eine glatte Oberfläche so zugerichtet habe, um die Füsse eines ;

dem Auge

Erzbildes unmittelbar darauf zu stellen, und den Rest

darzubieten, bleibt nur übrig, dass die Zapfenlöcher der

früheren

Benützung angehören, und die Aufhackung für einen Stuckauftrag gemacht wurde. Dafür tritt der weitere entscheidende Umstand ein, dass die Oberfläche 0.83X0.83 M. misst, während die olympische Plinthe nur 0.49

M.

breit

und 0.57

tief oder lang

die Zapfenlöcher der römischen Basis zwar der

war, so dass

Länge nach

in

den

Bereich der olj'mpischen Plinthe fallen könnten, der Breite nach aber jederseits nur noch halb. Mit anderen Worten das Bild :

welches in den Zapfenlöchern

(i)

der römischen Basis

stand,

war

erheblich grösser als die olympische Statue des Pythokles, und dessen

römisches Bild muss, da keine anderen Zapfenlöcher daneben sind, mochte es nun von Erz oder Marmor sein, noch eine besondere Plinthe gehabt haben.

P.

ist in dem tiefen ursprünglichen Theil 0.10 M. lang, andre 0.08X0.07 M., und beide stehen auifallend gleich0.13 M. von der Seitenkante ab, 0.20 M. von der massig zu den Ecken Vorder- bez. Hinterkante. (1)

0.06

M

Das vordere

breit, das

:

AGGIÜNTA ALLA RELAZIONE SÜLLE RECENTI SCOPERTE DI ANTICHITA IN VERONA. (Ved.

p.

285

e tav. IX).

I.

Nero Claudio Druso nella statna frammentaria veronese e momimenti.

—I

rilievl dell'ara



Pacis Angustae.

in altri

Le mo-

nete onorarie di Druso maggiore.

Dopo

i

giudizi

espressi

dal

Ghirardini

nella

Nuova Anto-

680) e dall'Orsi nelle Notizie degli scavi (1891, testa veronese di cui parlai nella relazione qiii intorno alla 14) p. e necessario che io aggiunga alcune osser287, sopra riprodotta p. vazioni a conferma e sostegno della mia opinione. logia (1891, p.

Ghirardini ed Orsi videro in quella testa un ritratto giovanile di Augusto ; ma l'effigie di Augusto e abbastanza nota a tutti,

perche davanti alla riproduzione, faccia e pröfilo, della testa veronese, data in fotografia nella mia relazione stampata in Verona e qui in eliotipia (v. tav. IX), ci sia d'uopo di spendere molte parole per dimostrare che tale testa non puö assolutamente classififra

carsi

i

suoi

ritratti.

Si

osservino

particolarmente

:

la

forma

della fronte prominente al di sopra delle arcate sopracigliari, e leg-

germente retrocedente sotto i capelli, gli occhi profondamento incassati, la forma del naso aquilino, i zigomi depressi, le orecchie piantate suUa linea del labbro superiore, le gote magre, la bocca pianta estesa della lanuggine nascente intorno al labbro superiore.

fine e stretta, la

mento

e

siil

Chi guardi

al profilo

non troverä

la piü lontana somiglianza

notissimi tipi di Angusto, i quali hanco alta e spaziosa, gli occhi pochissimo incassati,

con

i

la il

fronte

quadra, naso arcuato {a 21

308

L. A.

summo eminentiorem

et

ah imo deductiorem),

come

aquilino {aduncus)

MILANI

in

Druso

e Tiberio,

ma i

non propriamente zigomi molto pro-

minenti, le orecchie alte, piantate sulla linea del naso, le gote piene, il mento tondo, la bocca per lo piü socchiusa, la lanuggine limitata sulle guance ed appena adombrata sul labbro superiore,

puö vedersi tanto nella eccellentissima testa della E. Galleria di Firenze N. 42 (attuale

di

=

come

Augusto giovanile Dütschke n. 65

fotog. Brogi 9207) ('), quanto nell'altra testa della E. Galleria N. 40 (= Dütschke n. 135), la quäle e di tipo piü adulto e ancora con semplici basette sulle guancie. Che la pianta della barba di

fosse diversa e assai piü scarsa si

Augusto

vede anche dalle mo-

nete di lui che lo rappresentano in etä giovanile ed in lutto (BernouUi, I, tav. XXXII, 1, 4); mentre in talune monete di Tiberio

battute a Lione nel 10 di C.

una disposizione

scoDtriarao

(v.

di

BernouUi, tav.

barba

XXXII,

nascente molto

19), ri-

analoga a

quella della nostra testa.

Guardando la nostra siderando e sulla

il

mento

testa di faccia e superficialmente,

rotto, e

forma generale del cranio, un'aria

Augusto

quest'aria

daremo ragione piü innanzi, che

fece pen-

io

di famiglia,

della quäle

sare al von

Duhn ad un

per primo la riconosco.

Augusto, e la sua fondamento ai giudizi

ritratto giovanile di

fuggevole impressione ha troppo servito

II

di famiglia con

Fu

puö invece ravvisarsi, ed

ulteriori di

non con-

fermando l'occhio sulla capigliatura

di

Ghirardini e di Orsi.

von Duhn, come

duto questa testa per un

egli stesso

ebbe a dichiararmi, aveva ve-

momento ed

rere sotto l'impressione suddetta;

in terra, e pronunciö quel pa-

ma, ultimamente, avendo avuto

meglio insieme con me, conveniva essere suo primo giudizio insostenibile, e dava ragione al mio.

occasione di osservarla

Base 0. c. p.

di

alla

14, nota

Pompei

;

l'Avellino e

mia interpretazione non

Druso giuniore,

essa,

secondo

il

comune consentimento e

non a Druso seniore

come

credette l'Orsi

Pantheon o del Macellum

1, la statua notissima del

imperocche il

fu giä,

il

primo giudizio emesso daldei

(v.

dotti,

si

Bernoulli,

era riferita a o. c. I, p.

171,

205, 253). 11 Bernoulli, (1. c.) aveva poi giustamente messa in dubbio quell' opinione ; ed il Mau, per giunta, in un notevole e recentis(1)

Cfr. Bernoulli,

Rom.

Ikon.

I,

p. 35.

Quivi nella nota

anche la giusta osservazione del Bottari (Mus. Cap.

11, p.

9).

1,

h riportata

AGGIÜNTA ALLA. RELAZIONE SÜLLE RECENTI SCOPERTE

309

ECC.

simo scritto, citato nella mia relazione (v. sopra pag. 287, oota 2), aveva, per cosi dire, tolta l'ultima attendibilitä, tanto alla denominazione di Druso minore, quanto a quella di Druso maggiore. Base alla mia interpretazione furono unicamente le monete di

Nero Claudio Druso; non perö quelle comuni

e

generalmente

note ai numismatici, bensi quelle assai rare d'oro e d'argento che citai di proposito nella relazione,

spiegando in esse anche l'assenza

della barbida (ved. nota 1 pag. 287).

Le monete dalla

zecca

d'oro e d'argento

imperiale

{anrei, denari\

ed emanazione della

corte

siccome uscite palatina,

sono

sempre piü accurate e fedeli di quelle di bronzo; e trattandosi, in questo caso, di monete postume, onorarie, obbedienti altresi a proaffatto diversi (y. piti oltre pag. 322), tanto

iconici

meglio possiamo spiegare la sensibile diiferenza dei tipi di Druso sen. offerti da un lato dall'oro e dall'argento, e dall'altro dal bronzo totipi

ci

senatoriale.

Del resto anche nel bronzo

c'e

da fare qualche ecce-

come ad esempio per il sesterzio di Druso sen. scelto con ragione dal Visconti, Icon. Rom. I, tav. XXI, n. 5 e per un altro zione,

simile sesterzio esistente nel Gabinetto di Firenze, dove

il

naso e

pure aquilino. Nella tav. IX offro un raro aureo di Nero Claudio Druso di prima freschezza esistente nel Medagliere di Firenze, affinche si possa mettere direttamente in confronto col profilo della testa veronese

;

un

altro aureo e pubblicato in eliotipia dal Bernoulli

XXXIII, 8, un altro da Imhoof-Blumer, Porträtköpfe auf röm. Münzen tav. I, 13. Una buona incisione di altro aureo e esibita da Visconti, o. c. tav. XXI, 6, ed un'altra dal Cohen P, 220. 0. c. II,

II

tav.

confronto con l'aureo fiorentino, che h uno dei migliori coni

possano avere, e soprattutto riraarchevole, e chiunque abbia famigliaritä con l'iconografia romana non poträ disconoscerlo. La

che

si

linea craniale e la

un

po'

sulle tempie,

medesima

;

simile la forma della fronte, stretta

prominente sopra

le sopraciglia e

un

po' retro-

cedente nella parte superiore; identico il naso aquilino caratteristico di Claudio e particolarmente simile a quello di Tiberio fratello di Druso e di Livia loro madre ('). Gli occhi profondamente (1)

di

Druso

Ode IV,

Vedasi Heibig, Bull. Ist. 1887, tav. I, II e si attenda al paragone sen. con l'aquila legionare romana adombrato da Orazio nella famosa 4.

Quel paragone

io spicgai nel

della primitiva monetazione

romana

mio

scritto,

Ermeneutica

nella Rivista Ital. di

Num.

e

cronologia 1891, p. 68.

310

L. A.

MILANI

incassati, quindi particolarmente caratteristici, sono pure identici;

simile e la pianta delle orecchie, corrispondente alla linea del labbro

come

nota nelle monete di broDüo; la bocca fine, eneraache identica; identiche le guancie, non pienotte, gicamente chiusa, superiore,

come

si

disse l'Orsi

1.

ma

c,

anzi

e depresse,

magre

come vedesi

nella

ancora

stessa fototipia, e rese

piü sentite e caratteristiche dalle fosse oblique formate dai muscoli del naso e della bocca. II mento nella linea mandibolare e pure uguale differisce all'estremitä perche :

mancante ma, guardando

nella testa veronese e rotto e

;

la piccola

porzione di mento rimasta dalla parte sinistra, si vede che aveva l'andamento sporgente simile a quello delle monete. Circa la barbula, indizio della giovanile

gurato in Verona, cioe a nelle monete per

etil

in cui

L'acconciatura ed

a tutti

i

il

massima sua

de'

taglio

ritratti del

1,

etä, ossia trentenne.

sono

capelli

manca

287 nota

sostanzialmente

tempo augusteo, anche non imperatori

principeschi. Essi cuoprono ciuffati,

e stato raffi-

la vittoria Kezia, essa

la ragione accennata nella relazione p.

e perche esse lo rappresentano nella

soliti

Druso maggiore

23 anni, depo

buona parte della fronte

ed abbondanti sulla nuca

caratteristica di Tiberio {v. Svetonio,

68

:

e

sono

ac-

secondo la propria

e sul collo,

capillo

pone occipitium

summissiore ut cervicem etiam obtegeret; cfr. BernouUi, II, p. 140) e secondo appariscono anche nelle monete di Druso suo frateUo, dal BernouUi, II,

tav. XXXIII, 8, come in tutti i Claudi, Anche collo deve supporsi molto lungo, se doveva attaccare, come e probabile ed io credo fermamente,

specie

offerto

nell'esemplare

il

col

torso

dato

nostra

nella

tavola,

il

quäle

per

tipo,

propor-

patina va insieme con la testa di Druso (ved. relazione p. 293, nota 1) e lascia immaginare una statua eroica seminuda simile a quella di Pompei ed al Germanico Lateranese. zioni, lavoro e

Qiianto alle ritratto di

perche delle

e

«non aperte

fotografia,

che

orecchie,

Druso non

orecchie

di

Orsi

altri

e buttate

1.

c.

membri

non corrispondere

disse

della

al

lulia- Claudia,

gens

giudicando dalla che nella testa veronese gli elici appunto danneggiati rotti e mancanti. L'elice destro, in

fuori »,

egli,

riflette

sono

che e meglio conservato, sporge sopra i capelli due buoni centimetri e non si puö quindi dire che la forma dell'orecchie non sia quella dei luli-Claudi. Del resto si confrontino le orecchie abbastaiiza strette di Claudio figlio di

Druso nella testa

di

Braunschweig

AG6IUNTA ALLA RELAZIONE SÜLLE EECENTI SCOPERTE ECC.

VIII)

di Augiisto, per

quali, secondo Orsi, dovrebbero star bene.

i

311

e le orecchie larghe e distaccate nei ritratti

(Bernoulli, II, tav.

Piü im-

portante e caratteristica per Druso o Tiberio e, come diceramo, la pianta bassa delle orecchie, la quäle corrisponde perfettamente con i tipi monetär! e deriva, insieme "col naso, probabilmente dalla

madre.

Depo non

l'analisi fatta, chi

le fototipie

monete

delle

cambiamenti notevoli secondo

specialmente

e

sempre dei

la conservazione e la luce in cui le

monete vengono messe, ma gli original! od ! elevare piü verun dubbio intorno alla mia e avvalorata dalla

possa avere in mano,

le quali subiscono

citate,

non poträ, credo,

calchi,

identificazione, la quäle

rassomiglianza co! ritratti di Livia e di Tiberio

dalla circostanza, non trascurabile, del rinvenimento in Verona,

dove Druso aveva motivi affatto special! per esserv! singolarmente onorato ed individualmente conosciuto (ved. relazione). Nella relazione

sopra p. 287) ho

pure espresso l'avviso che in presenza del ritratto veronese debbasi rivendicare a Druso

magg.

(v.

la bella statua del

Macellum

di

Pompe!

riferita dal

Mau

a

Marcello nipote di Augusto, e nella nota accenna! che quella statua parevami soverchiamente virile per un giovane morto a yent'anni, come Marcello.

Nella citata Memoria escluse qualunque altro cello !

il eh. Mau, procedendo per eliminazione, nome per quella statua all'infuor! di Mar-

nipote di Augusto e patrono di Pompe!.

suo! argoment!

mi persuadevano

;

ma

II

siccome

il

suo sistema ed ritratto iconico

Druso magg., prima della scoperta della testa veronese, si poteva dire ignoto, ed il Mau aveva combattuto specialmente l'attribuzione di

a Druso

minore,

ventilando

solo

di

passaggio

l'attribuzione

a

Druso magg. (v. p. 5 dell'estratto), io credett! suscettibil! a nuova disamina le sue conclusioni, e mi parve di nuovo possibile per quella statua il nome di Druso magg., tanto piü che le obbiezion! del Bernoulli (o. c. I, p. 243) non avevano per me valore fondamentale. Gli argoment! recati dal Bernoulli contro la denominazione di Druso sen. erano il naso arcuato e la forma del cranio :

il

primo

all' altro

cadeva io

col

confronto

delle

aveva da contrapporre

la

monete d'oro dubbia

origine

(v. sopra) e

paterna

di

Druso (v. piü innanzi) e la depressione della capigliatura fatta per dar posto alla Corona di metallo (v. Mau p. 17), la quäle e

312

MILANI

L. A.

visibile

anche nella fotografia ed effettiyamente modifica

torno craniale. II

Mau,

il

con-

c, p. 4, insiste particolarmente sul tipo

o.

della testa, che egli non crede corrispondore in

ma

ratteristiche de' Claudi,

alto e tondo, per la fronte il

parte superiore, per

germente che

«

anzi tutto

non abbastanza larga

e

:

e retrocedente nella

naso fortemente arcuato, per la bocca leg-

aperta col labbro superiore

l'espressione

il

generale alle ca« contrario per il cranio

un

po' rialzato

"

Trova inoltre

.

quella di un giovaue di carattere semplice,

bonario, affabile, facilmente impressionabile, senza

forti

passioni,

probabilmente non capace di grandi sforzi di volontä, di intelligenza certo non straordinaria " Finalmente non si puö disconoscere egli aggiunge





.

in questo viso

una certa malinconia

affatto estranea

alla famiglia de' Claudi.

Senza poter consentire interamente nella sua analisi, specialciö che riguarda la forma della fronte e del naso, e

mente per

prescindendo da ciö che

ci

puö essere di troppo subiettivo nel suo

giudizio suU'espressione della testa, dietro accurato e profondo esame,

ora riconosco che la rassomiglianza della testa veronese con quella della statua di Pompei e piü apparente che reale.

Contro

il

parere da

me

emesso nella relazione, e che adesso sono

indotto a correggere, mi sembrano argomenti decisivi la posizione alta delle orecchie, gli occhi poco incassati e quasi superficiali :

come quelli di Augusto, i zigorai prominenti, la lanuggine meno avanzata sulle guancie che nella testa veronese, piü scarsa e corrispondente a quella di Augusto, la base del naso pure piü simile a quella di Augusto che a quella di Druso e Tiberio, e la bocca semiaperta. L'espressione poi e addirittura molto diversa conciossiache nella testa veronese c'e una fierezza, una energia ed una intelligenza cosi spiccata, da sorprendere chiunque si metta a contemplarla, segnatamente nel profilo. Chi fissa lo sguardo su questa come soggiogato dal fascino della nobile e fiera di-

testa rimane

gnitä del volto,

il

quäle ricorda

i

lineamenti di Tiberio e di Livia,

addolciti perö da una spiritualitä e nobiltä a loro estranea.

Velleio Patercolo (II, 97) e Valerie Massimo (XLIII, 3) accennano ambidue alla singulare bellezza del volto di Druso magg. ed il primo testifica altresi che Druso agguagliava in bellezza il fratello Tiberio, ciö che

ritratto veronese perfettamente conferma. Eelativamente all'aria lontana di famiglia che, come dissi, la noil

AGGIUNTA ALLA RELAZIONE SÜLLE RECENTI SCOPERT» ECC. stra testa presenta con Augusto, essa

non

ci

313

puö sorprendere, trovando

spiegazione piü che sufficiente nella relazione amorosa che Augusto ebbe con Livia, da lui tolta a Ti. Claudio Nerone e sposata tre

mesi prima che castico proverbio

di

fosse sgravata

si

Druso magg., donde

il

sar-

:

ToTg avtvy^ovöi xal TQifxrjva naidicc ed

sospetto riferito da Svetonio, in Claud. 1, che

il

nato ex vitrico per adultern consuetudinem (^). QueU'aria di famiglia con Augusto aggiunge

Druso

interesse

fosse

alla

un poco con la testa della statua pomse non m'inganno uno dei piü considerevoli coeffi-

testa veronese, l'accomuna.

peiana, ed

e,

cienti per giustificare per essa la

La piü

gusto.

attribuzione a Druso sen. e

nipote di

Au-

precisa conoscenza che ora abbiamo del ritratto di

Druso magg. consoliderebbe per del

mia

Pompei, l'attribuzione a Marcello

per la statua di

tal

modo

la detta interpretazione

Mau, resa piü che mai probabile anche

dalla plausibile recen-

tissima congettura dello Heibig (Mon. ant. I, p. 588) che la statua femminile velata col toupet rinvenuta insieme con il presunto Marsia

cello,

Una primo va da

il

sua madre.

ritratto di Ottavia,

volta

stabilito

ed

assodato che la testa veronese e

ritratto iconico certo, autentico ed individuale di

non

il

Druso magg.,

possa ormai trattare l'iconografia dei Claudi senza far capo alla medesima, e che essa devasi riguardare quasi se che

si

la pietra di paragone per le identificazioni finora incertissime degli altri ritratti di

Dei riferi a

Druso

ritratti

Druso

sen. e del

iconici

sen.,

che

il

maggior suo Bernoulli,

nessuno presenta con

le

figlio

o.

c,

II,

Germanico. p.

213

monete d'oro

sgg.,

la rasso-

miglianza decisa e spiccata offerta dal nostro ritratto. Siccome poi il Bernoulli parti del concetto erroneo che non potessero riferirsi a

Druso magg.

i

ritratti

con naso arcuato, con cranio non

identico

a quello di Tiberio e non corrispondente con le monete di bronzo che egli aveva sott'occhio, e naturale ch'egli abbia eliminato nella

(1)

Marzio nascita.

Anche

la sepoltura data a

(v. Svet.,

Druso nella tomba

Claud. 1) veniva a confermare

il

d' Augusto nel

campo

sospetto corso all'atto della

314

MIIANI

L, A.

sua classificazione generale alcuni individuali di quelli da lui dati e le teste

da lui registrate,

io

ritratti forse

come

meno

probabili.

incerti e piü

statue

Sopra le

un

non oso

pronunciare giudizio, perche non mi fido dei semplici disegni o delle fotografie, in generale eseguite con fine semplicemente artistico od estetico. Degli original! attribuiti a Druso magg., di cui abbia abbastanza fresca la memoria, nessuno corrisponde tanto fedelmente al ritratto vero-

nese da potersi richiaraare in diretto e sicuro confronto.

La

diffi-

coltä della identificazione riesce maggiore anche perche assai spesso

abbiamo a che

fare con ritratti provinciali, in cui la rassomiglianza

e piü ideale che reale e perche, come si osserva nelle stesse monete romane senatoriali, leifigie di Druso magg. morto in guerra lungi dalla patria, non era abbastanza famigliare in Eoma ed ha

subito troppo presto gli effetti della idealizzazione eroica. Per le ragioni addotte nella relazione p. 288 sgg. e da credere che il ritratto

piü famigliare e notorio in Verona che nella stessa Queste considerazioni m' inducono a non esser da un canto

di lui fosse

capitale.

troppo esigente nella ricerca

delle

caratteristiche

Druso magg. per la classificazione dei dall'altro canto, particolare

suoi

individuali

ritratti,

ed

importanza alle circostanze

a di

di

dare,

trova-

mento, alla provenienza e all'indole dei monumento iconico. Per le circostanze di trovamento ed insieme per una certa quäle rassomiglianza col tipo di Druso magg. BernouUi, p.

214,

classificö fra

i

]a statua militari habitu di Cervetri. fotogr. II, tav.

nouUi,

o.

c,

II,

Druso magg. Alinari 19865, Ber-

probabili o possibili ritratti di

XIII, rinvenuta insieme con le statue dei suoi con-

Anche lo Heibig, teste, si pronunciö piuttosto favorevole alla denominazione di Druso magg. {Die öfentlichen Samml. in Rom I, n. 648); ma io dubiterei piü di giunti

:

Tiberio, Claudio ed Agrippina.

loro stessi della identificazione, e sarei

meglio disposto a riconoscere

in quella statua Germanico, secondo pensö Garrucci,

associandola

con la statua eroica di Veio (Bernoulli II, tav. IX) e con quelle di Gabi (Bernoulli, II, tav. X). In tutte e tre queste statue una certa rassomiglianza con Druso sen. mi pare indiscutibile non



;

da giustificare l'identificazione. Germanico figlio maggiore di Druso si capisce che dovesse somigliare al padre. tale perö

Meno

incerta che nelle statue crederei

Diuso magg. nelle gemme,

e fra queste darei

la

identificazione

come piü probabili

di :

AGGIUNTA ALLA RELAZIONE 8ULLE RECENTI SCOPERTE ECC.

315

a) Pasta del Gabinetto di Vienna, Sacken e Kenner, p. 414,

29

Bernoiilli, II, tav. XXVI, 5, p. 50, con HP04>IL0C AIOCKOYPIAoy e testa barbulata di

n.

;

secondo

si

giovane.

I

crede, a

Magonza

Druso magg. quali

quelli di

comunemente

e

lineamenti di questa bella testa

l'iscr.

riferita

mi

ad Augusto

serabrano

abbiamo analizzati

li

dell'artista

profilo, rinvemita,

proprio

nella testa di

Verona. Si confrontino particolarmente la barba nascente piantata precisamente come nella testa veronese (a cagion della barba Arneth pensö ad Adriano), gli occhi profondamente incassati, l'orecchia bassa, il naso aquilino, le fossette dei muscoli del naso e labiali, :

la fronte prominente,

La somiglianza

d'oro ecc.

ed

bocca

la

il

mento come

nelle

monete

Augusto veduta dal Bernoulli, di Tiberio (cf. specialmente il cam-

coi ritratti di

certa somiglianza con taluni tipi

meo

fiorentino, Bernoulli, II n. XXVII, 8) e la provenienza da Magonza avvalorerebbero a mio giudizio la identiticazione con Druso magg. b) Cammeo de la Turbie a Torino con testa di faccia,

Visconti, Icon. II, tav.

Visconti, p.

XXI,

n.

5

4,

;

Bernoulli, II, tav.

177. Dato come uno dei piü somiglianti

II, p.

216,

c.

1.

e

da Mongez,

quäle vi

il

alle

XXVI,

monete

da

non respinto dallo stesso Bernoulli riconosce una innegabile analogia con la statua e

militare di Cervetri, da lui riferita dubitativamente a Druso magg. e

da

me

a Germanico suo

figlio.

— Questo cammeo ha qualche

scontro con quello esposto nella E. Galleria degli Uffizi n.

dato erroneamente

come

ri-

179

e

di Traiano. Nella stessa coUezione di Fi-

renze esposta al pubblico riferirei dubitativamente a Druso magg. i

cammei

n.

64

(testa) e n. 151,

frammento con Druso (?) incoro-

nato dalla Vittoria.

Ancora meno incerta sarebbe, a mio giudizio, comegiä espressi nella relazione a p. 287, nota 2, la identificazione di Druso

magg.

nella figura eroica a s. di Livia del rilievo di ßavenna (Bernoulli, II, tav. VI, fotogr. Alinari 10251) e nella figura in costume greco

del rilievo delVara Pacis Augustae,

Brogi 4089). ultimo rilievo io Quest'

Mon.

Ist.

XI, tav. 34-35,

n. 7,

(cfr. fotogr.

famiglia

meno

de' Claudi,

alla

e

non

ivi

donna con capelli

sciolti

Livia, non trovando giustificato

Dütschke.

spiegai

come il quadro dell'intera nome a ciascuna figura,

esitai a dare il

il

sul collo fra

nome

Druso magg.

e

di Julia, fatto per essa dal

316

MILANI

L. A.

Nella mia interpretazione

menzione di Druso minore pina. Questi personaggi di cui feci

del detto rilievo

veruna

feci

Agrip-

non potevano non figurare uniti a

quelli

nomi per completare

i

non

di Tiberio e di Vipsania

figlio

il

e si possono infatti ritrovare nella

quadro della famiglia Claudia

metä

di rilievo

riamente associato a quello che esibisce, giusta la mia

;

arbitra-

stato

interpre-

Augusto velato pontifex maximus della pompa v. Mon. Ist. XI, tav. 34-35, n. 6; fotogr. Brogi 4088. Questa metä di rilievo, secondo me, e secondo pensö anche von Duhn. Ann. 1881, tazione,

p.

318

bente

potrebbe andar bene insieme con il rilievo n. 7, esila famiglia dei Claudi ed in posto parallelo e simmetrico, sg.,

maggiorenti della famiglia, Tiberio e Druso. Dietro Tiberio nello sfondo vediamo da una parte il vecchio Ti. Claudio Nero, il quäle

i

ricorda perfettamente l'avolo paterno

;

i

tratti dell'imp.

e dall'altra

secondaria volgente la testa,

Claudio divenuto calvo come

parte vediamo una

abbassata, a

leggermente

muliebre

figura

d.

Presso

avanzi di un'altra figura muliebre principale, stata segata modernamente, la quäle stava sul davanti in posizione parallela ad Antonia. La metä di rilievo n. 6, quest' ultima figura si scorgono gli

arbitrariamente

Augusto, comincia appunto

attaccato al presunto

con la mezza figura sinistra di una donna, stata dal restauratore

uomo

trasformata in

von Duhn.

p. 319) per completare la figura la quäle stava al primo muliebre, questa figura Augusto. del si attacca un rilievo, piano giovinetto in costume greco (chitone (v.

A

di

quäle ha la statura e quindi presunto Germanico (7 od 8 anni). Questo giovinetto potrebbe esser bene Druso minore, nato come Germanico il 15 a. Gr., e la figura a cui si attacca, segata a metä corpo, potrebbe corto, petaso di cuoio, torques al collo),

il

l'etä del

essere Vipsania Agrippina moglie di Tiberio e

madre

di lui. In tal

caso la figura verso cui quel ragazzo imperiale si rivolge s'interpreterebbe egregiamente con lulia, figlia di Augusto, divenuta vedova il

12

stesso Tiberio

l'a.

di

Agrippa

a.

Cr. e

IIa.

nuova moglie imposta da Augusto allo due anni prima della dedica dell'ßrä!

Gr., cioe

Pacis August ae. La giovanile etä della donna velata e sacerdotale di questo frammento di rilievo, le sue caratteristiche fisionomiche, la capigliatura

ricciuta,

divisa

inanellate pendenti ai lati del collo

suUa fronte

(cfr.

IVLIA, Bernoulli II tav. XXII, 10), ed

il il

ciocche

con

cammeo con posto stesso

l'inscr.

che

ver-

AGGIUNTA ALLA RELAZIONE SÜLLE RECENTI SCOPERTE ECC.

317

rebbe ad occupare vicina alla madre di Druso minore (Vipsania) e vicina a Tiberio, mi fanno ritenere probabile per tale figura la denominazione di lulia. Quanto ai figli, avuti con Agrippa, Caio Cesare (nato

il

Postumo (12

a.

20

a.

Gr.),

Lucio Cesare (17 a. Cr.) ed Agrippa aventi all'epoca della dedica deW'ara Pacis Cr.),

come

la rispettiva etä di undici, otto e diie anni, h possibile che essi, di

nipoti

metä

Augusto

da

e

a lui nella

lui adottati facessero seguito

6 andato perduto o non scoperto. Imroediatamente di seguito alla presunta lulia viene

nate,

di rilievo n.

cui

i

membri sono

il

dal

caratterizzati indistintamente

Se-

ramo-

scello di olivo, simbolo di pace (non alloro) che recano ritualmente

nella

mano

sinistra. I

due senatori piü prossimi a lulia

e

che fanno

seguito immediato alla famiglia Claudia mostrano giovanile etä {senatores juniores), portano laticlava, laurea, calcei senatori e Yanulus

La

senatorius nell'anulare siuistro. olivo recato da senatori o

membri

ferenzia dai

patricü

particolaritä del ramoscello di e

degna di nota, perche

della famiglia imperiale

{domus

principale

figura

del

rilievo

di

villa

Medici

dif-

divina) e dai

pontifices senatoriali raescolati nella foUa dei senatori centrali velate nei rilievi Mon. Ist. XI, tav. 34-35,

La

li

(v. le figure

n.

n.

3

e 4).

5, coperta

^QlXapex coronato d'olivo, non e, come opino il v. Duhn, Augusto, bensi certamente il Flamen Dialis. Questa carica non era infatti dall'imperatore

coperta

sappiamo

da

;

era

Svetonio {Aug.

di

Flamines majores, aveva

Flamen

come

vigile

Dialis, capo del collegio

la prerogativa d'un

la toga pretexta, sedeva in Senate

teggio,

e

31) averla Augusto restituita depo

sessantadue anni di vacanza. II dei

nomina del Pontefice Massimo,

littore, portava ed aveva la precedenza del cor-

supremo della nettezza

e della puritä cerimoniale.

dunque con la toga pretexta Siccome giunto al posto stabilito,

Egli, nel detto rilievo n. 5 apparisce

ed accompagnato dal suo littore. si forma per il primo, e rivolgendosi al collegio dei Flamines di cui h capo, e quäle Rex sacrorum, aspetta che si avanzi il Pontifex

maximus, preceduto dai Salti {?)

e dal

pontifex minor portatore

della dolabra pontificalis. 11 Pontifex maximus e in questo caso, come nell'ara di Pompei (Overbeck-Mau, Pompeji^ t^. 118; fotogr.

Sommer 1206)

e nell'ara larale di

III, n. 218), lo stesso

nel 12

a.

Firenze (Dütschke, Änt. Bildw.

imperatore Augusto,

Cr. in seguito alla

morte

il

qnale copri questa carica

di Lepido, assicurandola in perpetuo

318

MILAN!

L. A.

per se e per la sua famiglia (cfr. Dione, LTX, 27 Svet. 31 Ovid. Fast. III, 415). Quanto all'aspetto un po' vecchio di Augusto, siccome ;

;

neH'anno in cui fu dedicata Yara Pacis

=9

{a. d. IIT. kal.

aveva da 53 a 54 anni, e

sua salute

Febr. 745 u.

trovava giä tanto scossa da fargli desiderare la pace generale, con questo monumento solennizzata e ad ogni costo da lui voluta, si capisce c.

a. Cr.) egli

la

si

che fosse rappresentato con alcune rughe. Del resto ha ancora tutti nel rilievo dei i capelli e non h calvo come Ti. Claudio Nerone Claudi. IL naso e

di

ristauro e

e quindi rinforzate nel

moderne

rughe stesse

le

ristauro dei

furono ritoccate

rilievi.

presente ritratto individuale di Augusto con quelle dell'ara larale della Galleria di Firenze (Dütschke n. 218) si persuaderä facilmente che abbiamo dinanzi la medesima persona. lo

Chi confronti

il

poi credo che questo ritratto di Augusto sia di proposito particolarmente individuale, realistico, affinche la sua fisonomia potesse piü fa-

cilmente riconoscersi in mezzo a tante figure in vestito cerimoniale sacerdotale. II pontifex minor con la dolabra ed i Salii, caratterizzati did^Mapew e dalla rituale

virga saliare

di statura notevolmente piü bassa, per far

(^),

meglio

sono ralfigurati

risaltare la figura

di Augusto.

Questo ritratto pontificale di Augusto per me toglie finalmente ogni dubbio e conferma quanto meglio si possa mai desiderare l'attribuzione ad Augusto dei ritratto Vaticano n. 280 (Mus. Pio Clera. VI, e

40

;

BernouUi

II,

p.

Braun {Ruinen Roms,

30

p.

Brogi 8262). Visconti, 1. c. non 355) s'ingannarono a vedervi rap;

fotogr.

presentato Augusto, quäl sacerdote dei divo Giulio, epperö cinto dei

diadema

col ritratto

gemmario

di Giulio Cesare.

di vite sottoposta al diadema, per

me

La Corona

di foglie

allude chiaramente, insieme

diadema, alle sue qualitä di ve'og Jiövvcog e di Jiädoxog dello esaminai l'originale in una recente visita l'impero romano. col

al



Museo Vaticano

(1)

Per

i

Salii

e

confermo dal mio canto categoricamente tanto

bastavano

le

due

figure

con Vapex visibili in questa

(C ollin i) completa dei collegio dei Salii ved. Schulze, Alte Handzeichnvng eines Reliefs mit Darstellung des Salierumzuges progr. Petropol a. 1873; Benndorf, Ann. Inst. 1869 tav. E parte dei rilievo, uno petendo rajjpresentare

ed uno quello

Palatino. Per

(rilievo d'Anagni). [V.

il

collegio

Quirinale

la rappresentazione piü

per5 Monumenti antichi d. Lincei I p. 634,4].

AGGIUNTA ALLA RELAZIONE 8ULLE RECENTI SCOPERTE ECC. la rassoiniglianza con l'Augusto

dell'-^m

dei rilievi

319

Pacis o col

bustino di Neuilly-le-Keal nel Louvre (Longperier, Not. d. bronses N. 640, fig. 7 ; Fröhner, Mus4es de France tav. 1 e 2 Kayet, Mon. ;

de

antique^ 6; Bernoulli,

l'art^

di

realistico

ritratto

nella

anch'esso

quanto

;

il

la identifica-

del diadema, dove, a difetto

gemma

conservazione del profilo

della

38), esibente

p.

Augusto cinquantenne

C esare

zione con Giulio

II,

la trattazione dei capelli

facciale,

coUo lunghissimo, col pomo d'Adamo molto pronunpossono bastare ad assicurarci che il giudizio di Visconti e

e quella dei ciato.

(o.

Braun era giustissimo. c. II, p. 380 e p. 65)

I,

n.

di

dubbi pertanto

I

elevati

dal Bernoulli

in Rom Heibig {Die off. 219) intorno alla denominazione di questa testa, non sareb-

Samml.

e dallo

bero oggimai piü giustificati.

Nella tav. IX, assieme con l'aureo di Druso magg., ho fatto riprodurre uno dei migliori coni che si abbiano del sesterzio di Claudio con l'arco di trionfo Drusiano, battuto ed emesso nel 41 Cr. contemporaneamente con gli aurei e denari di egiial tipo e

d.

SU cui

e

MANIS. Non

aggiunta l'iscrizione dichiarativa

probabilmente, come disse Cohen

ramente, per (7.

Di alcuni

la data

che

le ragioni

^

p.

I,

d'ordine generale svolte in

ripostigli ecc. nel

portano le

DE GERM

:

Mus.

monete

l'a.

Cohen

il

nome

-

I,

p.

(GERMANICVS), Druso magg.

d.

)

e per

{aurei,

NERO CLAVDIVS n.

220-221, trono

1-6,

8,

deH'impe-

Cr.

padre di lui, primo vincitore dei Germani ed hanno la stessa ragione di essere dell'elogio

Esse celebrano

di

41

221; ma sicualtro mio scritto

333, 346 sgg.

Ital. II, p.

sono State emesse in occasione dell'elevazione al ratore Claudio,

DE GER-

di zecca urbana, palatine

denari) e senatoriali (sextertii) recanti

DRVSVS GERMANICVS IMP

o

il

fatto

da Svetonio nel preambolo alla vita del divo

Claudio.

Eccezionalmente battuto in Gallia

il

gran

subito depo la morte, per significativa,

I tipi si

SPES

delle

bronzo (Cohen

2,

I,

in Britannia potrebbe ritenersi

AVGVSTA

riguardo (cfr.

monete urbane emesse

riducono a tre:

all'iscrizione

sopra

p.

289

p.

n.

7),

politicamente

not.

in onore di

221,

emesso da vivo

1).

Druso magg.

320

MILANI

L. A.

a) fra

magg.

Arco di trionfo sormontato della statua equestre di Druso due trofei, con l'iscr. DE GERM nell'oro e neH'argento,

e senza iscrizione nel bronzo

;

b) Vessillo militare decussato

bette 6

e

due trom-

DE GERMANIS (oro e argento); Statua civile sedente sopra la sedia curule fra

l'iscr.

c)

scudi,

germaniche (corazza,

glie

due scudi

fra

elmo,

le

spo-

mazza gallica(?))

lancie,

contornati dalla prima titulatura imperiale di Claudio (gran bronzo). L'areo di trionfo del sesterzio urbano di Claudio e degli aurei ^

I, p. 220 e p. 254) non puö esdisegni in Cohen sere se non quelle decretato a Druso magg. dal Senate ed innal-

anche

(cfr.

i

zatogli sulla via

Claud.

Svet.

Appia marmoreum arcum cum tropaeis via Appia :

1.

L'areo trionfale che

anch'io, essere stato innalzato sul

rilevato dal BernouUi,

o.

un momento credetti ßeno, ha origine da un equivoco

suppose, e

si

c,

II,

p.

per

210, nota

tenne in dovere di far eseguire l'areo

2.

trionfale

che

Claudio,

a

decretato

si

Ti-

berio e pol non piü eseguito (v. Svet. Claud. 11), e ben naturale, che appena proclamato imperatore volesse spargere nel mondo la conoscenza dell'arco trionfale di suo padre, il quäle nei riguardi politici parlava

La

altamente

e

splendidamente in suo favore. vibrante l'asta che sormonta

statua equestre di Druso

alludeva alla insigne virtü militare del padre di Claudio, quanto alla fatale sua morte per una caduta da cavallo (Tacito, Ann.

l'areo, tanto

11,7). Nelle monete di oro e di argento

importanza alla statua equestre ed

si

ai trofei

diede di proposito piü

germanici che

all'ar-

modulo tanto piü

piccolo,

esse sono in quella parte piü rieche di particolari che le dette

monete

chitettura dell'arco, epperö, quantunque di

di bronzo.

In esse Druso non e rappresentato

come

nel

caracollante sul cavallo e con testa volta di faccia,

bronzo

quasi

ma

galoppante a d. con la testa di profilo e la lancia in resta. I trofei sono piü completi, con corazza ed elmo (mancanti spesso nel bronzo); ed ai piedi dei trofei sono raffigurati due prigionieri nudi accovacciati con le mani legate dietro il dorso. I particolari architettonici dell'aroo

sono invece trascurati: domin a

GERM

DE GERMANIS,

suU'attico soltanto la

la quäle

manca

scritta

DE

nel bronzo essendosi ivi

curata di piü la parte architettonica, cioe la forma deH'attico ornato

AGGIUNTA ALLA RELAZIONE SÜLLE RECENTI SCOPERTE di fastigio e di rilievi (da

una parte

321

ECC.

patera, dall'altra prefericolo)

da quattro colonne corinzie. Confermata cosi la forma tetrastila dell'arco innalzato a Druso

e sostenuto

la possibilitä che l'arco distilo

Koma, viene a cadere

in

magg.

via Appia, che porta anche attualmente

nome

il

suUa

di Druso, appar-

tenosse a lui (cfr. Braun, Ruinen, p. 65). aurei e denari (Cohen 2, i, da 5, Visconti, Icon. rom., tav. 21, (uno riprodotto congetturo essere quello che Augusto avrä donato a Druso

II vessillo p.

221,

n.

6),

io

rappresentato

4

n.

negli

;

magg. per la vittoria germanica. La mia congettura muove da un passo di Svetonio relativo al dono analoge fatto da Augusto a M. Agrippa {Avg. 25 M. ;

vexillo

DE GERMANIS illustra egregiamente quäle non rappresenta un trofeo germanico,

L'iscr.

donavit).

monetario; vessillo

navalem victoriam caerulea

in Sicilia post

Agrippam

il

romano, e propriamente

il

il

tipo

ma un

vessillo specifico della cavalleria

romana decussato quindi molto a proposito vittoriosamente scudi romani (scuta) e due trombette romane (tubae) {^).

fra

due

Circa la figura sedente in abito civile rappresentata nel seCohen I^, p. 221 a 7, io non ho che da ripoi-tarmi alla

sterzio

giustissima giä data dall'Eckhel, B. N. V. VI, Icon. rom. Essa non rappresenta Claudio

interpretazione p.

177

e dal Visconti,

come credette Cohen, desumendolo a contorna,

ma

indubbiamente la statua di bronzo civüi habitu de-

cretata inter alia tonio

c.

1.

torto dalla iscrizione che la

complura dal Senate a Druso magg. (v. SveDione LV. 2). La prima titolatura im-

in confronto con

periale di Claudio che contorna la detta figura sedente TI

DIVS CAESAR •



lamente la data

AVG

M

TR



CLAV-

P IMP P P determina

infatti so-

e la circostanza dell'emissione del tipo

monetario



P















Cr.); mentre la congerie di spoglie gQ^rvoMnoüiQ {manubiae (41 germanicae) in mezzo cui la figura siede, la sella curulis ed il d.

(1)

della

Come

il

vessillo

massima onorificenza

coniate

il

16

a. Cr.

acquisti

dopo la

sotto

Augusto

il

significato ed

il

valore

arguisce dalle monete stesse di Augusto vittoria Gallica al momento del suo ritorno in

militare

si

patria ed esibenti per la prima volta Marte e la Vittoria muniti di vessillo, Cohen P, p. 106, 324; p. 107, 330.

'

322

MILANI

L. A.

ramoscello d'alloro {laurus) che tiene in mano determinano in modo chiarissimo il significato onorario della figura stessa, avente altresi tutto

il

una

carattere di

come emessa

in onore di

statiia di bronzo.



Draso magg. porta

NERO CLAVDIVS •

al rovescio la relativa iscrizione dedicatoria

DRVSVS GERMANICVS •

come

nelle

IMP-



;

Questa moneta sicdritto e non giä

al

la testa poi e nnda,



non laureata

monete imperiali, perche desunta evidentemente dalla

statua civile rappresentata nel rovescio.

monetario

AlVartista probabilitä,

ha

servito di

della

zecca

senatoriale,

secondo ogni

Dmso

base iconografica non Vimago di

conservata nella famiglia dei Claudi e veduta probabilmente dall'artista della zecca palatina, ma semplicemente la pubblica statua onoraria e civile rappresentata nella moneta stessa.

gherebbe anche meglio la differenza un po' ideali oflferti dal bronzo in parola ed

Cosi

notata di sopra fra

offerti

dalle

II tipo

monete d'oro

ritratti

spie-

ritratti

piü reälistici

e d'argento.

moneta urbana senatoriale

di questa

teressante, in quanto,

i

si i

come ha giä osservato

e tanto

piü

in-

lo Eckhel, esso ci

puö

servire di eserapio delle cosiddette statuae sedentes civili habitu^

che anche Traiano dedicö al proprio padre, e Macrino avrebbe voluto dedicare a Caracalla suo predecessore ed a Severe, (v. Capitol.

Macr.).

IL L'iscrizione di Prassitele



I.e tre statue muliebri.

Strada romana in Verona.

L'iscrizione col

nome

di Prassitele (n.

28

dell'Elenco), che

ha

dato tanto da pensare e da dire al Ghirardini o.e. p. 667-679 ed airOrsi o.e. p. 11-13, dal primo ritenuta non posteriore ai tempi alessandrini, dal

secondo

me

riferita

piuttosto

si

che no

al

grande

epoca romana dal punto che esaminata a bastava fosse dovere (v. sopra p. 295), di vista paleografico per rendere oziose tutte le congetture che in-

da

Prassitele, e

torno ad essa II vero

si

classificata e spiegata

come

di

sono fatte.

fac-simile

dell' iscrizione

non

e

quello

offerto

nelle

AGGIUNTA Notizie

p.

11

ALI.A

p.

(cfr.

RELAZIONE SÜLLE RECENTI SCOPERTE ECC.

12 nota

323

bensi quello che esibiamo nella

3),

sottoposta zincotipia.

E con il tratto mediano distaccato dall'asta la forma della P leggermente aperta, la H col tratto orizzontale (non verticale, come credette Orsi, p. 12

La forma verticale,

mediano

della

nota 3) e coi tratti inferiore

e

siiperiore

leggermente a sqiiadra,

n

uel primo rigo col tratto superiore limitato dalle aste verticali, e nel secondo rigo col tratto orizzontale esteso oltre le aste la

sono tutte forme paleografiche, le quali parlano in favore

verticali,

me

della interpretazione da

data.

Soprattiitto decisiva e la

forma

della E, la quäle nelViscrizione veronese ritorna tre volte col trattino mediano distaccato, e che non si riscontra se non sopra iscri-

Vedasi presso Loewy, Inschrift. (L griech. Bildh. nn. 327, 335, 342, 344, 361 b, 376 « e si compari particolarmente l'iscrizione delFartista Antiochos Athenaios zioni d'artisti di

tempo romano.

nella Pallade della Villa Ludovisi, la quäle, essendo di tipo qua-

drato

come quella

sono anche

le

di Salpione n.

361

iscrizioni

338

ecc. (di tipo

un

analogo

po'

h e 335), presenta la E, la

n

e la

H

proprio di forma identica.

Per

il

resto

rimando a

ciö che scrissi nella relazione e

che ora

col confronto paleografico piü accurato viene meglio a confermarsi.

Pin dal primo momento

il

eh.

Loewy, che

in fatto

di iscri-

piima autoritä, avendo veduto calco dell'iscrizione veronese, convenne nel giudizio che

zioni di artisti e indiscutibilmente la

da

me

il

io,

per

i

semplici riguardi

d'albero e

sull'iscrizione

stilistici

in

parola.

e tecnici

Anche

aveva fatto sul tronco il

Ghirardini

o.

c, a

onore del vero, faceva per lo stile e la tecuica del tronco d'albero (p. 678) un'osservazione analoga alla mia, escludendo egli pure a

priori la mano del grande Prassitele.

La

statua giunonica maggiore del vero, n.

24

dell'Elenco (vedi

sopra p. 290), di cui e data una buona fotoincisione nelle Notizie degli scavi ci sia

1891

p.

5,

e di tipo

abbastanza noto

e diffuso,

perche

bisogno d'intrattenersi a studiarla nei suoi particolari e nella 22

324

L.

A.

MILAN!

sua origine pure notoria. Ho accennato nella relazione p. 293 alle ragioni per cui ho creduto di riferirla ad una statua d'imperatrice

romana,

e forse

madre

a Livia

Druse

di

e

Tiberio.

A

modo

di

nota 9) la statua della creduta Livia v. sopra p. 313) e la figura Si Pompei (ora denominata Ottavia di Livia nel rilievo di Kavenna. Troppi altri sarebbero gli esempi

esempio

citai in raffronto (v.

:

che

potrebbero citare di statue di questo tipo,

si

nitä (specie Hera,

Demetra)

e

ad

imperatrici

riferibili

a divi-

divinizzate

sotto

forma di Juno, Ceres, Fortuna, Concordia, Pietas, Salus ecc. Nel Clarac, Musee de Sculpture, gli esempi sono frequentisper dire di alcuni piü strettamente corrispondenti alla statua 431 n. 778; veronese, basterä richiamare le seguenti tavole

simi,

e,

:

n. 782 (Demetra) ; 422 n. 744 (Flora). Anche Mongez, Icon. rom. tav. 20, 40 oifre una simile statua di Livia sotto le forme

432

monete poi gli esempi sono addirittura innumenon che uno dei piü antichi ed istruttivi rimane sempre il bei sesterzio di Caracalla, Cohen F p. 237, 4 (= Bernoulli, ta-

di Giunone. Nelle revoli

;

se

XXXIV, 7) con le tre sorelle dell'imperatore, Agrippina, Drusilla e Julia, sotto le rispettive forme di Securitas, Concordia,

vola

Fortuna, ed aventi tutte e tre la stola, la drappeggiati e disposti

come

nella

che questa statua fosse perö velata

statua

2^ttlla

ed

veronese.

ed avesse la

d.

il

cingulum

E

probabilo abbassata in

come supposero anche Ghirardini (p. 681) ed era, come io inclino a credere, mi non altrimenti saprei (che spiegare fra quei marmi veronesi una atto di sacrificare

Orsi (p. 7).

Livia, se pur Livia

statua del culto, ne altra imperatrice fuori di lei, date le sue proporzioni maggiori del vero e date le circostanze del rinvenimento),

sarebbe stata rappresentata in Verona piuttosto sotto la piü ovvia forma di Pietas (cfr. Cohen I^ p. 170, 1), cioe simile alla presunta Ottavia di Pompei e alla cosiddetta Vestale (Lucilla ?) della K. Galleria degli Uffizi (Dütschke, Ant. Dildw. IV n. 89; David, Mus. de Flor. IV tav. XIX), anziehe sotto le forme di Salus (Cohen t^ p. 171,

5: capo scoperto), di lustitia (Cohen e di luno o Ceres: scettro nella

Riguardo

allo

stile,

il

F

p.

171, 4: capo diademato),

elevata o spighe nella s. Ghirardini (o. c. p. 682), riferendo d.

questa statua all'epoca adrianea, non tenne abbastanza conto della osservazione opportunissima con cui chmde il suo articolo (p. 686-88) cioe che trattandosi di statue rinvenute in provincia, bisogna distinguere fra arte urbana ed arte provinciale o locale. Questa statua :

AGGIUNTA ALLA RELAZIONE SÜLLE RECENTI SCOHERTE

325

ECC.

Verona impone per la maestä del motivo statuario, il qnale, se non usato al tempo di Alcamene (y. Petersen, BuU. Istit. 18, ma, studiata da vip. 6Q segg.), non e certo posteriore a Fidia

di

;

notano dei difetti anche notevoli

cino, si

la

es.

(p.

destra

gamba

troppo corta e non organica, la massa inferiore del corpo non analoga e proporzionata alla massa superiore), i quali insieme con lo e la tecnica del panneggio rivelano la mano appunto di un

Stile

Per questa considerazione

per la osservazione fatta intorno al materiale marraoreo impiegato per le scolture verouesi plastiche ed architettoniche (v. sopra p. 286) io non esitai a rifeartefice locale.

rire

e

questa statua verso la fine del secolo I av. C. o al principio

dell'era volgare; e questo giudizio

statua sia stato adoperato

mantengo, avvegnache per questa

marmo

il

lunese invece del

marmo

greco.

L'altra statua in piedi muliebre ed acefala n. 36, per la quäle richiamai in con fronte l'ovvio tipo di Polirania. afßne di dimostrare rantichitä del motivo statuario (sec. IV av. Cr.) ('), e la io

statua ercolanese

di

XIX, 3

Viciria

(Comparetti

Sommer

Petra, Villa dei

de

e

della 1579), mia interpretazione (v. sopra p. 294), fu dal Ghirardini (p. 683) e dairOrsi (p. 7) riferita al tempo degli Antonini. Io invece, per tav.

Pisoni,

le stesse

fotogr.

in appoggio

n.

considerazioni fatte dianzi, l'ho ascritta e l'ascrivo all'ealtri marmi plastici ed archiDuomo. La testa da innestarsi, di

poca augustea, come quasi tutti gli tettonici rinvenuti in piazza del

cui avanza solamente

un pezzetto

di collo di

marmo,

e greco simile

a quelle dell'intera statua;

ma

risce tuttavia la congettura

che la testa originale fosse un'altra,

forse tutta di

un pezzo con

la

tecnica dell'innesto

la statua. Gli

esempi

mi

suggee

di statue di questo

genere o tipo, talora rappresentanti in origine divinitä romane, p. es. Cerere (v. Overbeck, Kunstmijthol. Ilt, Atlas tav. XIX, 12, p. 465 n. 18) e Pudicizia (v. Matz-von Duhn, Ant. Bildw. 1426 sgg.), passate dall'una all'altra destinazione, essende frequenti, la

mia supposizione

che questa statua rappresentasse unamatrona imperiale (p. es. Antonia, moglie di Druso, come nel rilievo deir«r« Pacis dichiarato di sopra

;

c. pensö, come me, alle Muse ed in ispecie a richiümc) pure opportunamente l'ovvio tipo dölla Pudicizia. Orsi richiamb anche lui la Viciria ercolanese, la simile statua di (1)

Polimnia

Anche Ghirardini 1. per l'epoca romana ;

imperatrice romana di Olimpia (Baumeister, sime figurine Tanagresi e di Mirina.

Denkm.

II p. 1088)

e

le

notis-

326 cfr.

L.

anche

A.

MILANI

le simili statue d'imperatrici

romane rinvenute

in Olimpia;

Baumeister, Denkm. II p. 1088 nn. 1297, 1399), guadagnerebbe II trattamento delle pieghe della stola nella maggiore credibilitä. parte inferiore e cosi analogo a quello della statua sedente n. 37



riferibile

periodo di

ad Olimpia), da

tempo

far pensare a

e; per poco, al

medesimo

prima giunta

al

medesimo

scalpello.

Intorno alla statua sedente n. 37, di cui e data una buonis-

sima fotoincisione nelle Notizie degli scavi p. 8 e che esibiarao in due aspetti qui sotto, ho giä espresso nella relazione le principali ragioni (v. sopra p.

confermavo

il

nome

295

segg. e

nota 17), per le quali

di Olimpia, congetturato dal von

Duhn

1.

io c.

AGGIUNTA

AI.LA

lo credevo che

il

RELAZIONE SÜLLE RECENTI SCOPERTE ECC.

von

Duhn

327

avesse abbandonato la detta sua

congettura in segiiito alle obbiezioni mossegli dal Kobert {Litteratur-

:eitimQ 1880 p. 106) e dal Treu {Arch. Zeil. 1882 p. 07 segg.), ma in uno e mi parve desnmeiio da una sua lettera a me diretta ;

scambio d'idee avvenuto posteriormente fra noi in Yeroca, egli mi dichiarava non averla per niente abbandonata. Cosi siarao in due a

sostenerla.

Dal

alla genesi delle

tipo lore,

mio

canto



all'attributo

prime statue d"imperatrici

dal

molosso

ed

romane modellate sul

Olimpia (v. sopra p. 296 sgg.) tale e cosi grande vada non tener conto delle piccole obiezioni del Robert e

di

del Treu.

328

L.

A.

MILANI

Von Duhn ed io, mentre riconosciamo la derivazione di qüesto motivo statuario da analoghi tipi artistici riferibili al secolo V, siarao d'acc#rdo nel credere che all'applicazione solenne ed esemplare di tale

motivo abbia dato occasione

Alessand i'o

il

Grande, fatto

il

ritratto sedente della

madre

di

probabilmente da Leochares, cioe dal-

l'autore appiinto della statua chr)jsele])hantina starite nel Philippeion di Olimpia, e diffiiso dalla sua scuola. Se un giorno si scoprirä la testa dell' esemplare veronese, la questione poträ decidei'si intanto e perö notevole che l'esemplare veronese sta piü fedele di quello Torlonia alla tecnica chryselephan;

llna (v. p. 296 nota 1) e che, nel modo stesso, come l'esemplare Torlonia decorava la spina del Circo di Massenzio in Koma, cosi

abbiamo motivo

di supporre che quello veronese decorasse similmente,

non meno a proposito,

circo olimpico veronese (v. sopra p.

il

La

nota

e

l'attuale

ubicazione

1). originale provenienza simile terza statua col cane divulgata e conosciuta sotto

il

390 della

nome

Tyro Ilerculis uxor (v. Ligorio, Cod. Taur. 20, Cavalleriis, De Rubels ecc. presso von Duhn, Ann. 1879 p. 194 e p. 200 nota 27) di

furono invano ricercate dal von Duhn,

il

quäle

mi

scrive aver so-

lamente potuto identificarla con quella giä esistente negli cardinale di Ferrara sul Qnirinale,

zata dal palazzo Gregoriaiio (v. pianta Bufalini). la statua p.

157 ed

mentovata

nell'inventai'io del Eiorelli,

ivi cosi descritta:

«

orti del

cioe nella Villa poi rimpiaz-

E

questa appunto

Docum.

ined. II,

nel piano sopra detta scala e una

statua di una regina, che siede sopra una sedia di marmo, sotto la quäle e uno hello cane, e pare maggiore del naturale « Eiguardo .

ed alla tecnica, giacche ebbi direttamente la statua Torlonia (Catalogo

di fresco occasione di studiare

allo Stile

n. 77) posso aggiungere che la esecuzioue di gran lunga superiore dell' esemplare Torlonia si nota massimamente osservando il partito di pieghe sotto la sedia, dove la statua non sofferse le intemperie a cui fu esposta per secoli.

(Cfr.

un

von Duhn,

artista di

1.

c. p.

183). Quel trattamento rivela la

mano

di

primo ordine, il quäle non copiö servilmente come quello il modello d'altra materia (metallo, legno,

della statua veronese avorio),

ma

esegui una libera e morbida traduzione in marmo. II il muso di ristauro e le orecchie sem-

molosso sotto la sedia ha

brano tagliate corte come si usa nei nostri cani bulldog; nel tipo corrisponde ai famosi cani di guardia della Galleria degli UflBzi (Dütschke, Aat. Bildw.

n.

49, 50, fotogr. Brogi n. 4303) e forse

AGGIUNTA ALLA RELAZIONE SÜLLE RECENTI SCOPERTE

ancora piü a quello accovacciato, con orecchie tagliate pylon, fotografato da Romaidis

statua Torlonia dal lato irriconoscibili

i

d.

n.

55.

— La grande

lato sinistro

(il

bottoni del chitone ionico,

i

ECC.

329

(?),

del Di-

corrosione della

»ende

e di ristauro),

quali non ho cosi potiito

numerare. Nella statua veionese, come dicemmo, sono 13, e 10 ne annoverai nella cosiddetta Livia del Museo Torlonia (Catal. n. 64).

Nella statua Torlonia anche le mani sono di ristauro

mano

veronese la

ma

;

in quella

non impugna un lerabo del manto, come cre-

d.

semplicemente socchiusa in dolce abbandono. Dal confronto finalmente delle misure (per la s'atua Torlonia

dette Orsi,

V.

von Duhn

e

o. c.

200 nota 23, per

p.

la nostra v. Notizie p.

11,

quantunque non prese esattamente, ne

possibili

essende ancora la statua ristaurata),

vede che, dal piü al meno,

le

due statue corrispondono

Per completare antichi ruderi e

fra loro

le notizie

marmi

si

anco nelle

proporzioni.

che abbiamo dato sulle scoperte di

sculti avvenute in

299) credo

Cattedrale

prendersi, non

a

altri

tempi

presse la

utile ed

opportuno riportare (cfr. sopra p. per intero il luogo del cinquecentista Canobio, citato dal Cipolla nelle Notizie degli scavi 1884, p. 409 a proposito dei pavimenti a musaico di epoca tarda rinvenuti nel chiostro quali

riferi

esattamente,

stesse Notizie 1884, p.

come

avvertiamo,

canonicale e sui

mens. Vignola nelle

401-408 ed ulteriormente

nelle Notizie 1885,

p. 307 e 1886, p. 213-18. Ms. della bibl. capitolare. Cod. DCCLXXXV, ^ cuni hanno scritto, che in questo luogo (cioe nel

un

nobilissimo

fol.

96

«

:

Al-

sito della cat-

dedicato a Minerva e con

-

tedrale) era

«

qualche foudata conjettura, imperciocche quivi d'ogni intorno si sono ritrovati molti grandi quadri di marmo finissimo, colonne, capitelli,

tf

«

tempio

basi ed antichi e nobili frammenti e fondamenti grossissimi

«

che ne fa anco amplissima fede

tt

quadre, o come

che

n

perto di

marmo

tt

intagliata

«

del tutto leccati

i

«

marmo

intagliati con mirabile

veggono appoggiati a questa Chiesa del Domo dalla porta per entrare nella canonica. leoni nell'uscire due sopra Si vede anco vicino a questi un sepolcro grande, che ha il coartifizio,

«

di

due grandi pezzi di colonne

i

dice pilastri di

si

;

Ivi

il

si

della qualitä delle colonne dette, nel quäl

una Medusa antica ed »

altri intagli

i

si

vede

quali sono quasi

.

Cipolla avverte che

i

due pilastri rabescati

di esimio

330

I-.

Canobio furono trasportati a cura del (cfr. Museum Veronense p. CXXXI), leoni st anno ora ai piedi della scala della biblioteca Ca-

lavoro, ai

Maffei e che

qiiali

nel i

pitolare

MILANI

A.

:

«

allude

il

Museo Lapidario

I leoni,

asserisce

il

Cipolla, sono opera tarda e si re-

tomba

putano quelli che sostenevano la

dell'arcidiacono Pacifico

(f 846)«.

Chiudo l'aggiunta

mia

colpa, -piü

strada

lunga

fatta alla forse

romana scoperta nel

del fare

mia

relazione, divenuta,

bisogno, il

con

non per

la zincotipia della

fognone di via Liceo.

AGGIUNTA ALLA RELAZIONE SÜLLE RECENTI SCOI'ERTE lo avrei desiderato che tal quäle nel

strada

Museo

un pezzo

civico di Verona,

romana scoperto

or

non

e

331

ECC.

di questa strada si trasportasse

come

io feci

molto in Firenze

per im tratto di e trasportato nel

Museo archeologico. Giacche questo trasporto non si e potuto ottenere mi pare tanto piü interessante di esibire la fotografia di un tratto del resto molto simile ed analoga a quelle ben note di Pompei. Simile a questa era anche la strada romana di Via di questa strada,

del Sole (v. sopra p. 298), la quäle ci viene opportunamente cosi

1891

descritta dal Donatelli (v. Notizie

p. 3)

«I massi

:

di pietra

sono disposti grossolanamente a spina pesce ed hanno la larghezza media di m. 0.40 per m. 1 e lo spessore di circa m. 0.30. La strada

e

sui

bordi

(marmo veronese

limitata

o pietra

da

pietre

disposte

viva)

della in

medesima qualita

senso

dello spessore delle precedenti, della larghezza di

ghezza variabile fra terreno I

e si

vergine

m. 0.80

e

vedevano

longitudinale,

m. 0.45

e lun-

m. 1.50. Posava direttamente i

appena visibili nella noerano piuttosto profondi anche nella strada romana

solchi lasciati dal passaggio dei veicoli,

stra zincotipia, di via

in

solchi delle ruote dei veicoli ".

Duomo. Firenze,

Novembre 1891. LUIGI A. MiLANI.

MISCELLANEA EPIGRAFICA

(Continuazione. V. Mittheilungen 1890 p. 287-312).

XL

Diploma militare scoperto

nell'alveo del

Tevere.

Nel maggio del 1890 fii esfcratta dall'alveo del Tevere, presso ponte Palatino, una lastrina di bronzo (larga m. 0,175, alta

il

m. 0,14) con

l'epigrafe seguente

:

o

o

o

HABENT-SI QVl EORVM FEMINAM PEREGRInAM DVXERIT DVMTAXAT SINGVLI SINGVLAS QVAS PRIMO DVXERINT CVM lIS HABEANT CONVBIVM HOC QVOQVE lIS TRIBVO VT QVOS AGROS A ME ACCEPERINT QVASVE RES POSSEDERVNT III K •















































«lANVAR-SEX-MARCIO-PRISCO-CN-PINARIO AEMILIO CICATRICVLA COS SINT IMMVNES •







(

GALERIA-SATVRNINI cLVNIA- CHO- Tl- PR

\//STAI

Fu

C-F-

pubblicata dal eh. Barnabei nei Monumenti antichi dell'Acvol. I punt. 2 (1890) p. 429-436, secondo iin

cademia dei Lincei

apografo riveduto dai signori Bormann e Gatti. Questo documento viene ad accrescere la ricca serie dei pvi-

HÜLSEN

CH.

vilegi de iure civitatis iin

acquista

MISCELLANEA EPIGRAFICA

conubii (0

et

La

pregio speciale.



e

lastrina

seconda parte deirinterno del documento.

mezzo parallelamente

nel

ai lati

piü

corti,

333

per alcuni

particolari

riciiperata

formava la

Siil

due

rovescio si yedono destinati

listelli,

a proteggere i siiggelli impressi sui fili che chiudevano (iin simile apparecchio si trova p. es. nel diploma di

XXII

burg, n.

non

cf.

;

nomi

Non

dei testimooi.

della nostra tavola

mai

fosse

;

sono mai state incise lettere sul rovescio

qiiindi si

;

deve siipporre, o che il diploma non che i nomi, segnati con in-

ratificato dai testimoni, o

chiostro, siano spariti senza lasciare la

ambedue che non trovano

zioni

E

dittico

Weissen-

C. L L. III p. 903) ma dei siiggelli molto piü singulare non v'e neppure dei

Mommsen,

v'e traccia, e ciö ch'e

il

traccia:

supposi-

passo sopra la immunitä dei teiTeni assegnati L'unica aggiiiota simile che si

il

importante

menoma

riscontro in altri esemplari.

ai soldati per beneficio imperiale.

trova nei diplomi finora conosciuti e quella sopra

LXXII

lani nel diploma

La

milites castel-

p. 508). {Eph. epigr. non trova \m riscontro

fräse tronca nel principio

in altri esemplari, si

i

IV

ma

legge come segne

iibus praetoriis

.

..

ius tribuo conubii

.

:

esatto

puö supplire agevolmente e tutto il testo [_iiomina militum qui militaverunt in cohorsi

;

subieci: quibus for titer et pie militia functis, uxoribiis quas secum] habent; si qui eorum

cum

feminam peregrinam primo duxerint, cum

duxerit,, iis

dumtaxat

singuli singulas,

habeant conubium. Hoc quoque

iis

quas

tribuo,

a me acceperunt quasve res possederunt III k{aJanuar{ias) Sex. Marcio Prisco, Cn. Pinario Aemilio

ut quos agros

lendas)

Cicatricula co{n)s{uiibns), sint immunes. .

Stati (?) C.

.

f.

Galeria

Saturnini Clunia, cho{rtis) II

pr{aetoriae). Alla lista di 77 diplomi compilata dal Mommsen, Ephemer in Epivol. V p. 101-104 sono da aggiungere, oltre ai tre stampati nello stesso volurae p. 611-617, uno pubblicato dia.\VRa.m])e\, Ertek^zek a tört^nelmi (1)

graphica

tudomdnyok köreböl kiadja a magyar tudomdnyos Akademia 1884, e ripetuto dal Mowat, Revue archeologique 1891, I p. 216; un altro pubblicato dal Tocilescu, Archaeologisch-epigraphische Afittheilungen aus Oesterreic}) un terzo trovato a Brigetio, del quäle ebbi una copia per la genp. 24 tilezza del eh. Bormann. Quest'ultimo diploma porta la data del primo No-

XI

;

vembre 149 ed

il

Julius Avitus. II

consolato finora sconosciuto di un Q. Passienus Licinus e C.

numero

dei diplomi arriva'cosi ad ottantacinque, mentre

non

334

CH.

Circa

ma

quem, qiiali

HÜLSEN

emanato

(negli

e s.)

da im

ci

molto vago. In essa cioe sono angoli siiperiori d.

decreto relative

il

forma esteriore della tavola

la

nuhium,

in cui fu

tempo

il

qnattro

terminus ante buchi, due

dei

anelli che le-

destinati agli

gavano le due parti del dittico, mentre per dei due lati piü luüghi, passava 11 filo

al co-

gli altri due, nel

mezzo

quäle s'im Tale forma e solenne fino all'epoca di primevano pöi suggelli. Antonino Pio, mentre nei tempi posteriori le tavolette non sono piü di ferro sul

i

legale con änelli,

ma

soltanto chiuse con

guenza hanno due buchi soltanto invece

filo

di ferro

di quattro

e per conse-

:

(Mommsen,

1.

c).

Ma

per Ventura la coppia dei consoli, sebbene nuova nei fasti dell'impero, ci conduce a termini piü sicuri. Ha ben esposto 11 Barnabei, che Sesto Marcio Prisco fu legatus Aagusti pro praetore

Gr. 4270. 4271; Journal of 25 (0; Le Bas-Wadd. III, 1253. 1265 studies X p. 82 n. 36) e quindi fra gli anni 74,

della Licia sotto Vespasiano [C. I.

heil.studies

X

Journal of

cf.

p.

73

hell,

n.

quando questa provincia fu ordinala (Marquardt, St aal wer waltung I,

376), e 79; e Cn. Pinario Emilio GiGa,tnG{ü.?ifa legatus pro praetore Pannonia nel 98 (dipl. XIX C. I. L. III p. 862). Secondo le

della

norme gerarchiche, la legazione della Licia e inferiore, quella della Pannonia invece superiore al consolato sutfetto: e dobbiamo rinc