Origine delle feste veneziane

26...

0 downloads 76 Views 10MB Size
tr4^<

ìé^^*^'^;^ ^^^•;

#**9 9 99«9 9«« « 99 9 999 9 W99 9 999 99 999 9999999999 9999 9 99^'

~JÌk/^

^Sij;

ntjinc

DELLE

FESTE VENEZIANE ^1 'J^/:

=

DELLE

(nmmi

U$ii B

GIUSTINA

I

REMER MICIIIEL

VOLUME QUINTO.

.

-

MILA?^^0 PRESSO GLI EDITORI DEGLI ANNALI UNIVERSALI

DELLE SCIENZE E DELL* INDUSTRIA ftlOCCCXXi X.

V ,%^t, TOMOGRAFIA LAMPATO.

NOV 29

«^'' .,^

Il

UHI Jvuiiiinii*js.M tnjiiBajii

DELLA SALUTE.

Oegmta

nel

1627

linea mascolina dei

alcuni

tra"*

T estinzione

Duchi

di

della

Mantova,

più gran principi d'Europa

rivolsero su quello Stato le loro mire.

Pure r ultimo Duca Vincenzo Gonzaga avea nominato solennemente per testamento

suo

in

successore Carlo vers,

come

sangue;

Gonzaga Duca

Xe-

di

parente più prossimo di

il

anzi,

fatto venir di

erede e

legittimo

aveva

a quest'effetto,

Francia

di lui figlio

il

Carlo principe di Rhetel creandolo suo luogotenente generale. dare lui

,

E

viemaggiormente aveagli

prima

fratello

ragioni

morire

di

sposar la nipote Maria

per consoli-

le

,

figlia

Ferdinando, ottenutane

_,

di

fatto

di

suo

la

per-

missione dal Pontefice. Difatti, non tosto

mori Vincenzo, che

il

si

principe

di Rlietel prese le redini del governo,

e ricevette da tutt'

mento

di fedeltà

nome

il

giura-

del padre,

quale subito abbandonò

il

la

Francia,

Mantova dove fu accolto riconosciuto da' Mantovani come il

e giunse a e

sudditi

i

in

,

principe legittimo

e

,

loro vero so-

il

vrano.

Non

potevansi non riconoscere

lidissime

sue ragioni

le

ma

sua causa;

gli

ed

,

va-

equa

Spagnuoli, già

la

fatti

forti in Italia, vi si

opposero col pre-

testo, ch'essendo

nuovo Duca nato

il

ed educato in Francia^ disdiceva, che

un

principe suddito di quella corona

dominasse strandosi

in

L' Austria

Italia.

cedere

di

mo-

instigazioui

alle

degli Spaguuoli spedì in Italia

un comMon-

missario per prendere possesso del ferrato, e di i>lantova

pertinenze,

con

intimando

tutte le loro

Duca

d'

ac-

cordare che vi fossero guarnigioni

te-

al

desche in Mantova sino alla decisione dell'affare;

ma

questi

non

fu persuaso

di cedere ad alcuno de' proprj diiitli.

Ecco dunque

di

nuovo

la

guerra in

,

5

La Francia Duca e

Italia.

vore del

ad

stretta

cuore

,

dichiarò

si

Savoja

la

:

essendo moltissimo

matrimonio

sopra

sturbava

sue mire sul

La

Bepuldjlica

Non

i

fra

i

neppure

poiché

confederarsi

già sin d' allora effetti de'

suoi

suoi inganni. Pure fu d'uopo

avversione

o«^ni

mali

per la

voleva allearsi all'Austria,

Francia,

vincere

ri-

Trovossi

partiti.

aveva cspcrimentato gli rigiri e de'

di-

Venezia venne

di

ma non amava alla

che

,

Monferrato.

maggiore imbarazzo

nel

scelta.

irritata pel

indicato

cercata da tuttadue essa

fa-

co-

benché a malin-

allearvisi,

le

in

fu

,

e

sceijliere

minore. Riflettendo adun-

il

que particolarmente, che se la fortezza di Mantova, per la sua prossimità agli Stati

Veneti

caduta fosse nelle mani

,

com'erano

del più forte,

l'Austria,

vi

sarebbe

che teniere per difese del

debole

e

di

alla

mandò quindi

molto di

risolse di jirendero

se,

le

unirsi

quelle del-

stato

Duca

Francia.

di Il

Nivcrs

Senato

ambasciatori a Luigi XII

per annunziai'gli questa risoluzione, e

,

6 per eccitarlo anche a spedire pronti soccorsi

l'orli

poiché

Duca

al

di

e

Mantova

suo pericolo aumentavasi di

il

giorno in giorno.

Ma

la

rava assai lentamente, e

modo

ancora: di

Francia opela

Savoja più

che ben presto

si

vi-

dero grossi corpi di truppe austriache discendere dalle Alpi Reticiie, e spar-

Mantovano

gersi nel fenile teiTÌtorio elle

devastarono

prappiù, disseminarono anche tagio. Il

il

con-

Generale Aldringher. che co-

i3]andavalcj

non trovava quasi mai op-

posizione nelle sue marcie, poiché

truppe del Duca

tosamente

,

signore, al ])cr forza.

pei

tuU'

suo i

i

,

nel quale, per so-

e

,

si

le

ritiravano precipi-

non amando punto il suo quale non obbedivano che Quest'avversione del popolo

sovrano mali

era

maggiore

il

di

come sempre accade

,

nelle occasioni pericolose. Kgli veniva ra^iiirato falsi

nei

timori,

consii^li,

ed

riempiuto

insidialo

in

di

tulle le

guise, ad oggetto di accelerare la sua

rovina. Alloraquando riali

avanzarono

al

le

truppe impe-

punto

di

miiiac-

,

7

dare

il

borgo

di S. Giorgio,

giani lo persuasero

di

corti-

i

cederlo all'Al-

segno di rispetto verso di

driiiglier in

Cesare, potendo in ottenere

un

Animato

il

modo

tal

sperar di

onesto accomodamento. comandante da un avve-

nimento così inatteso

,

ordinò imme-

diatamente di andare a prender Goito.

Ma come

riuscirvi?

mità del Mincio rendea era e di

quasi

,

la

Situato

estre-

all'

sua posizione lo oltreché

inespugnabile;

ben provvisto di difensori, d'armi mura; pure ai primi attacchi gli

abitanti dersi,

assolutamente

vollero

malgrado

arren-

la resistenza della

guar-

nigione, quasi tutta veneziana, che co-

me

quella del

borgo intendea

fendersi ad ogni costo.

di di-

Convenne però

cedere. Allora gli Austriasi entrarono in fiducia di

poter

per sorpresa.

11

si

oppose

-,

prender Mantova

valore

ma uno

de' Veneti vi

sciame di

ribelli

sedotti dall'oro, rese inutili le opposizioni. Nella notte

dei 18

vennero gl'imperiali attaccai:

Mantova.

luglio

i63o

da due parti ad

I traditori,

secondo

8 il

concertalo, fecero smonlar le trujìpe

vicino al baluardo del Giardino, dan-

do il

a credere agli assediali esser fjuello

soccorso atteso

:

ma

videro invece

uccidersi le sentinelle ed empiersi tutta la città di Austriaci. Il

nunzio di questo si

con suo

salvò

tezza.

La

palazzo spetto

,

,

vento di armate.

d'

ed

Estrè

dove fu di



marefor-

rimase in

con poco

trattata

ri-

condotta in un con-

religiose, Il

il

nella

principessa Maria

e

all'an-

avvenimento,

figlio

Francia

di

sciallo

Duca,

terribile

e

postevi guardie

comandante

impossessò

s'

del palazzo Ducale, che per ricchezza di

addobbi, per preziosità

di pitture,

di sculture, ed altri insigni lavori, era

giustamente lisguardaLo come una delle maraviglie del suo tempo. Tutto andò a sacco, a ruba;

e

lo stesso

avvenne

nel resto dell' infelice città. Jsè chiese,



monasteri,

uè case private anda-

rono esenti dalla violenza militare

e

Quindi non ò a sorprenvenne smantellalo e distrutto

dalla rapina. dersi se

anche quel famoso palazzo

,

in

cui

il

9 da Fcltrc avca' in-

celebre Vittorino

formati nelle

nella

e

lettere

morale

non solo i figli del Duca Francesco Gonzaga, ma tanti altri preclari giovani

che accorrevano da

,

ogni parte

d'Italia per profittare delle sue insigni

Era

lezioni.

palagio piantato presso

il

ed un po' lungi dai

a vaste praterie

,

luoghi abitati,

perchè non vi fossero

distiazioni.

circondavano

passeggi cini

Il

ora

interrotti

ombrosi

da larghi ba-

d'acque popolate di pesci, ora da avea

L' interno

zampillanti.

fontane

lunghissime gallerie ben ornate; v'e-

rano

sale

e

sulle cui

canjere

ariose e lucide,

vedeansi dipinti varj

pareti

garzoncelli in attitudini graziose e scherzevoli, secondo

rappresentavano questo

,

che

diirerenti giuochi

i

•.

e

appunto

fu

acquistò

il

nome

che per

della

Gioiosa. Tutto in esso contribuiva a perfezionare sjiirito.

il

cuore,

Se furiljondi



corpo

e lo

soldati poterono

un luogo tanto bello e rispettabile non valsero però a cancellare la memoria del suo antico abitadistruggere ,

,

IO

torc, ne gli

de' suoi in-

felici

effetti

segnamenti, che, mediante

suoi di-

i

lEubuon gusto, la

scepoli, sparsero poscia per tutta

ropa, la dottrina,

il

religione e gli ornati costumi.

Duca vedendosi

Il

diti, e

da' sud-

tradito

perfino da' suoi congiunti, sui

quali pur tanto fidava, risolse di ren-

dere anche la fortezza

a condizione

,

ch'esso colla moglie, col figlio e col maresciallo d'Estiè fossero condotti in

luogo di sicurezza, della

e

che

le

truppe

Repubblica potessero andarsene

liberamente.

I

a

consentito

Tedeschi,

tutto

avendo

,

della fortezza, fecero

ac-

possesso

presero

scortare gì' illu-

da due compagnie di cavalleria sino a M'Uaia nel Ferrarese stri

assediati

dove quest'

infelice

principe

dalla Hepubblica tutti cessari al

i

ricevette

soccorsi

ne-

suo sostentamento.

Per buona sorte d' Italia Cesare distratto in Germania da maggiori cu,

re,

depose

i

pensieri

Spagna credendo



guerreschi.

non poter da

La sé

sola estendere le sue conquiste Wi Ita-

II lia,

desiderando

e

guardò

la

concio

alle

d'altronde di con-

dominj già acquistati,

solidarsi ne'

pace come

il

sue viste.

Il

ri-

mezzo più

Duca

ac«

di Sa-

voja_, oppresso dalle sue sciagure, era

morto da un colpo apopletico, ed

Amadeo

suo successore Vittorio

il

di-

si

spose subito siuceramcute alla pace.

sperando

re di Francia

di trarre

Il

dal

nuovo Duca di Savoja vantaggi molto maggiori, poco si curò più degl" intedel

ressi

anch' egli

Duca la

Venezia, alla

di Tvlautova, e desiderò

pace.

La

(p.iale

tanto avea costato

Tiepubblica di

questa guerra, sospirava di venire ad

un accomodamento onorevole

,

parti-

colarmente per poter estirpare allatto

rombile clie

peste, eh' erasi introdotta an-

ne' suoi Stati

di

Terra-ferma

che faceva orribile strazio de' suoi delissimi sudditi. ficile

Non

dunque

fu

e fe-

dif-

convocare una Dieta a lìalisbona,

e convenire

sollecitamente

coli della pace

,

in

uno

eàsi

sugli arti-

de' quali

restituito ai Veneziani tutto

da

,

il

fu

terreno

perduto in questa svcnUiratis-

12

guerra:

siiìia

,

che e una nuova prova

sagace politica nel trattar

loro

della

gli aOari

il

essendo non di rado avve-

nuto^ che sehbcn perdenti, ritraessero

momento della pace tali vantaggi, come se fossero stati vincitori. A ciò al

contribuiva pur anche l'opinion generale

che sussisteva tuttavia della loro

,

forza.

tivo

Nacfjue da

mo-

questo doppio

che trionfassero

,

altresì

nelle dif-

ferenze insorte nel corso stesso di questa guerra;

l'altra colla

luna colla Spagna,

Roma,

corte di

cui

le

partico-

risparmicremo di raccontare per

larità

non deviar maggiormente dal nostro principale soggetto. Il

prospero fine

menti

in

usavasi di

fare,

con

feste

solenni;

troppo generale era allora per

dar luogo

miasma

a

idee

pestilenziale

la

di

già

crasi

,

le

scienze

.

e tutte

le

ma

tristezza

solazzo. 11

dotto nella Metropoli stessa. sofia

venir

di

come sempre

Venezia,

celebrato

avveni-

questi

di

meritava ceitamente

intro-

La

filo-

{)rovvide

cure del governo uoa avevano potuto

i3

impedire che questo

non

dilatasse

si

tener

avrebbe

ciò

flagello

terribile

Ad

grandemente. bisognato

corso unanime di tutte

le

ot-

con-

il

potenze;

ma

non erano ancora abbastanza

queste

illuminate per potere.,

come

si

è fatto

dopo, relegarlo in Oriente, dove sotto la tutela dell'ignoranza e della super-

stizione si

conserva tuttavia,

si

riproduee. I nostri padri

vano mai cessato distruggere



di far

fatai

il

possible per

malattia. Tutte

regole, tutti gli ordini, tutti d'

e sempre non ave-

i

le

soccorsi

ogni genere usati per la pestilenza,

particolarmente del 1078, e per altre,

furono anche in questo incontro pun-

tualmente eseguiti, ottimamente disposti,

ed opportunamente applicali. Anzi

per quel lume che viene esperienza

,

dalla

novelle previdenze

giunsero in tale occasione; end' il

trista

ag-

si è,

Codice Sanitario Veneto riuscì

che po-

compiuto, che meritò di venir

scia sì

preso a modello da tutte nazioni

Europee.

questo

il

,

Ad

mortifero

le

onta

più colte di

tutto

crudelissimo ve-

i4

ieno

ogni

infettava

numero

un gran

giorno

Lo

di persone.

spavento

e la

disperazione slavano dipinti sul volto

non n'erano ancora

di quelli, clic

toc-

chi. II

nato,

Doge Nicolò Contarini ed dopo lunghe preghiere di

ni, risolsero

ricorrere

all'interces-

sione di Maria Vergine, ed pliche aggiunsero

di

della Salute

,

implorato.

giunsero;

Ed un

obbligandosi

giorno

si

aves-

vivamente

così

altro voto

rinovare

di

nel

visita

favore

il

sup-

della

titolo

andar a visitarlo tosto che

se ricevuto

di

alle

voto di erigere in

il

suo onore un tempio col

Madonna

Se-

il

e digiu-

ogni

pure ag-

anno

tal

della Purificazione

Maria Vergine.

La glio

peste, che cominciato avea in lu-

i63o,

e

che in sedici mesi avea sola

nella

distrutte

città

di

Venezia

circo 80.000 persone, e più di 600,000

mese Lmmediatamente

nelle provincie, cessò nel

vembre

i63i.

ve^rno

si

lenne

sua

affrettò

di

adempiere

promessa.

Fu

di noil

Go-

alla so-

scritto agli

i5

ambasciatori presso tutte

me

le

Corti (sicco-

usava di fare ogni qual volta

si

trat-

tavasi della miglior scelta o di persona

o di cosa), affinchè invitassero spedire

i

sul

dogana

magnifico da

e

Canal grande

Madonna

alia

d' esser

de-

della Salute.

non

ad attestare solennemente conoscenza

sua

e

emanati

si

vide

viva

ri-

Veneti per un

dei

segnalato beneficio.

dini

la

volle

Tempio

indugiar sino all'erezione del



eri-

vicino

Senato

del

la pietà

,

degno

di mare, e

dicato alla

Ma

o modelli per

disegni

loro

un Tempio grande gersi

gli ar-

celebri di tutte le nazioni, a

tisti pili

Dietro

gli

or-

come per un

,

prodigio, nel luogo stabilito innalzata

in quattro giorni una Chiesa di legno atta a contenere

persone

di

,

e

così sontuosi da il

prezzo.

altezza

locò

un

Fu

,

coperta

non

sopra

l'immaoine

di

tutti

la Signoria

,

i

gli

addobbi

di

potersi

piantato

altare,

Apprestaronsi

ge

un numero immenso

fu

valutare

ad una certa il

quale

Maria sedili

si

col-

Veroine,

per

il

Do-

Ambasciadori ed

tG

E

Senato.

il

siccome

per

dal

recarsi

palazzo pubblico a quel sito conveni-

va attraversare

gran Canale,

il

un ponte

costruire

artificiale,

quello che facevasi festa

del

cura

ai

lotti

,

all'

Redentore nostri fidi

che

,

si

fé*

simile a

occasione della

affidandone

la

ed esperti arsena-

egregiamente

si

prestarono

in questa e nelle successive occasioni....

La in

piazza di San

teatro magico. le

Marco venne ornata 1' aspetto di uu

maniera da vestire finestre

tappeti

,

dell'

Le colonne,

i

porticati,

furono tutte guernite di Oriente

,

di

drapperie di

ogni genere, di arazzi e bronzi dorati.

Vedevansi in

oltre

sparse

qua

tele dei nostri piiì celebri pittori.

e là

Nel

mezzo del porticato delle Procuratie nuove erasi eretto un palco per il Magistrato della Sanità, sopra cui risplen-

stemmi dei Patrizj che lo componevano: e questi contornati con una ricchezza mirabile. Nel mezzo eravi un superbo quadro opera distinta

dcvano

gli

,

di

Bernardino Prudenti, rappresentante

la

Santissima Vergine, avente

al

suo

.

17

San Marco ed

lato

Giustiniau

Rocco

ed

,

'il

alla

Lorenzo sua sinislra San locato

San Sebastiano

e

ginoc-

tutti

chioni, in atto di supplicarla della sua efficace protezione

dissima

ponte

al

princi-

Marco sino San Moisè sul

a

artificiale

grande

Canal

porta

Chiesa di San stavano

dovea

disposti

panno bianco,

archi coperti di

quali

Dalla

sciag'.ira.

pale della

gran-

nostra

nella

passar

la

Neil' uscir dalla piazza

tanti

sotto

i

Processione

uno

più

di essi^

degli altri magnilico. portava pendenti di lauro

festoni

Uno

di consimile ve

l'imboccatura ceva

al

ponte

,

solenne il

,

Allorché

che

il

ì

fu

in fe-

questa sola

a8 novembre.

giorno vi-

con istupore universale

lucido

tone

di

tosta

alla

tutto

per

fu

al-

condu-

giorno della

Allo spuntar di questo lesi

pure

n' era

ed un altro

pronto pubblicossi

/olta

eccellenti.

della strada che

ponte.

d' esso

ìta

pitture

e

come

se fosse

primavera

,

la

benché

Sole

il

,

bella i

sta-

giorni

H'ecedenti fossaro stali oscurissiiiìi per

Fai

F.

2

i8

nebbia

por pioggia. All' ora di terza

e

Sua Sorcnitù gior gala

mag-

sua

vestita nella

,

accompagnata dal suo

etl

augusto corteggio, discese dalla Chiesa

Marco

di san

egli

,

similmente.

altri

gli

tutti

dove trovavasi tutto il suo luogo

,

Prese

Senato.

trato di Sanità

eli''

,

era

Il

al

il

e

Magis-

suo posto

Marco ordinò ad ad uno de suoi Comandadorl d'annella Piazza di san

,

nunziare ad alta voce al pubblico, che

per r intercessione della Santissima F Onnipossente Idtlio Vergine Maria ,

aveva accordato

Venezia

la

grazia

di

e tutte le provincia

liberar

dal

ter-

ribile flagello della peste.

Questa tanto

sospirata proclamazione

fu seguita da

,

altissime grida di gioja della moltitu-

dine

,

dal

rimbombo

suono dei

sacri bronzi, dal

dell'artiglieria, e dallo stre-

trombe

PoSan Marco una Messa solenne con musica pilo delle scia

si

e

de' tamburi.

celebrò nella .Basilica

di

bellissima. Indi cominciossì la processione.

Deiiuo

di

ammirazione

essa lo sfarzo delle argenterie

.

fu

in

e delle

^9 core esjìoste dalle grandi Coiifiaternite

ed anche con

bile

apparve

tutti

i

proporzione

deì^ita

Ordini religiosi

gli

la

ma

:

da-

ammira-

più

divozione edificante

patrizj accorsi per mettersi


spon-

tanei nella processione colla loro torcia in

mano.

Un numero ragguardevole mercadanti ed

di cittadini

5

posero

pure

essi

iielle

file

artisti,

e la

;

si

Plebe

accompagnò la religiosa cerimoportandovi un cuore egualmente

stessa

nia

di gratitudine e di divozione.

ripieno

nuova Chiesa il TeDeum che venne ripetuto da ciascheduno coir accento della maggiore senCantossi nella ,

sibilità

5

indi tutti rientrarono nelle loro

abitazioni.

In questo

modo

vente spettacolo.

fini

Ma

il

quel

commo-

Governo

Ve-

neto non poteva certo credere ài aver latto

ogni

nella

cosa

in

quest' occasione.

immense spese sostenute guerra di Mantova e ne' sedici

Malgrado

le

mesi che durò

il

contagio

.

volle spar-

gere in questo giorno molte largizioni ai

poveri delle parocchie, agli ospitali

.

e se

ad ogni ospizio bisognoso

;

ed

con ciò nua bellissima lezione

ad

per adenipieie

non bastano

religione,

genuflessioni e

i

ina che fanno d' atti di

ogni le

offer,

che

dovere delia preghiere

,

le

picchiamenli di petto,

uopo sopra

tutto gli

umiltà, di perdono e di bene-

ficenza.

Poiché

qui scrivo più per

io

restieri,

che per

do bene

di

li

fo-

miei cittadini, cre-

li

aggiungere qualche parola

sulla Chiesa voliv^a

,

mai correr sospetto iedele alle sue

afllnchè ,

non possa

che un Governo

promesse, magnifico in

tutte le sue opere

possa essersi con-

,

tentato della semplice Chiesa di legno,

costrutta solamente per la

non

ritardare

decretata funzione.

L'Architetto che meritò la preferen-

un Veneziano chiamato BaldasLonghena. Fec" egli un lavoro così sare mirabile, sia per la jDianta del Tempio,

za fu

che per

,

la

cupola, perla facciata gran-

de e magnifica

,

e

per V imponente as-

petto dell' insieme, da far dimenticare gli errori del

suo genio sregolato. 01-

21

grande

la

tre

estensione

questa

di

marmi rari e preziosi, vi si ammirano e dentro € fuori un gran numero di sratue dei migliori artisti di quel tempo. Io non Chiesa

,

e

l'

abbondanza

di

entrerò in dettagli più minuti intorno a questo nobilissimo edificio. Molti accreditati autori

r

Ab. Moscbini ed

illustre

dri,

ne parlarono da

Pure non saprei trice

primeggiano

fra quali

,

i

Pittura

quadri che vi

del Pittore della

Natura

,

palazzo Barbarigo

uno

tutto

,

del

nostro

,

nel

dell'arte virilità,

sua vecchiezza sempre vigorosa. Os-

serviamo in

prima

Scgrestia, quel San

una i

come

ammiransi raccolte

sua; la sua gioventù, la sua la

passar

trovano

gradazioni

le

,

si

celebre Tiziano. Quivi pure

in

Qua-

intendenti.

come grande ama-

,

qual sono della

sotto silenzio

sig.

il

veri

certa altezza

,

sulla

porta della

Marco seduto ad avendo sotto di se

Santi Sebastiano, Hocco,

Damiano. dell'

Tu

immitazione

neir aria

Cosimo

e

in esso scorgi lo studio

de' volti

de' suoi maestri ,

che nel

,

sia

colorito

;

,

25t

pure

quelle belle teste

ili

incate

come anche

vedi lampeggiare

Ma

Non

Sebastiano

panno bianco

nel

innalza

fremi

tu

il

elio

,

una parte del corpo

gli ricopre

re.

particolar-

;

San

di

([uclla

in

tu

,

suo genio creato-

gli

occhi

alla

volta.

alla

vista

del

feroce

immolando l'innocente suo fratello Abele? E non ti senti vivamente commosso al sagrificio delCaino, che sta

l'

obbidiente Isacco

della

Non

godi tu stesso

Vittoria di Davide

Goiiath

QuaF

?

quelle fisonomie

segno in

tutti

!

qual

Gigante

sul

espressione

in

verità,

tutte

qual

di-

semi-nudi,

que' corpi

mani, in que' piedi!

in quelle

mai

?

E

chi

lo eguagliò in (quella perfetta co-

gnizione del sotto in

su?...

Quest' è

il

nostro Tiziano giunto al suo apogèo^ al

sublime

Ora rientriamo compo-

dell' arte.

nel Tempio. L' invenzione, la sizione

j

r espressione

,

per così dire

inspirala d'ogni testa nel

Missione dello Spirito Santo sopra Apostoli

uu

j

ci

oper4 di

fanno luij

il

,

quadro della

conoscere

gli

subito

colorito però c'in-

33

che

dica,

sua vista viene indebolen-

la

ncppur

dosi; senza

saperlo, potrcbbesi

quasi quasi indovinare

eh' egli avesse

E

allora settanlaquattro anni. tro pittore

mai fuor

be potuto

dipingere

qual

di Tiziano oltre

ciascuno ed

settanta

1'

i

quat-

Chiesa j che separati rapiscono,

in otto ovali, ci

esaltano

avreb-

;

i

anni que' quattro Evangelisti ed tro Dottori della

al-

immaginazione

degli stessi professori, per quei

anche traili

franchi e sicuri? Arrestiamoci partico-

larmente su quel San Matteo, in cui al

nostro pittore piacque

terci

il

proprio

ritratto.

magine venerabile al

ritratto

da

monumento degno

Possa quest'im-

servir

esser di

trasmet-

di

posto si

di

modello

sopra

grand'

un

artista,

già le tante volte progettato senza efletlo

,

benché sempre più desiderato

!

a4

SULLA LEGA DI CAMCRAY.

Vigili anima virtuosa e sensibile deve aver ammirato

nobili

i

sforzi

quando

del lor patriottismo^

Ve-

de'

veramente

neziani e que' tratti

eroici

nel i38o,

ridotti a contendere per le spiaggie di

Malamocco

,

privi di

comunica-

ogni

zione colle Colonie, costretti a cedere all'Austria

1'

unica

loro provincia del

Continente, seppero nondimeno col co-

raggio e colla Capitale

,

fermezza difendere

vincere e fugare

i

placabili nemici

,

cata la guerra

formate alleanze

rata la loro vesi.

Fu

liile

lotta

,

che avevano provo-

rovina

quello fra

le

il

la

loro im-

,

vo' dire

fine della

due nazioni

,

giu-

Genomemorai

,

il

cui

odio reciproco erasi manifestato per lo spazio di varii

secoli

mento

La

inaudito.

con un accani-

ric[)ubblica di

Ve-

25 nezia ferma

nel

ne' principii

Governo

immutabile

,

concorde ne' consigli

^

,

saggia nell'amministrazione, tranquilla in casa propria_5 potè riparare

ben

pre-

sto alle sue perdite, far uscire da' suoi

nuove

porti

flotte

per acquistar nuove

ricchezze e possedimenti novelli sul re, e mettersi in

suo

impero

il

tostochè

continente

sul

ma-

di dilatare

istato

l'occasione favorevole fosse giunta.

Continue turbolenze

e

lavano la Lombardia per di que' signori che la

senza che nessuno

guerre desol'

ambizione

tenevano divisa,

sapesse rendersene

per intero sovrano. Essi invece tiran-

neggiavano tiravano

loro proprj Stati, e s'at-

i

l'odio

de' popoli

che nel i388 non fu ziani

il

riavere Treviso colie

del tcriitorio

,

guisa,

in

difficile ai

Vene-

Castella

non meno che Feltre

e

Belluno. Così di guerra in guerra, di acquisto in acquisto passando, lo Stato

Veneto in poco più di cent'anni pervenne ad essere il più potente di tutta Italia.

XV

Puossi porre verso

secolo l'epoca

del

la

fine del

suo

apogeo.

26

Venezia possedeva allora sul continente ancora più

quanto teneva

di

mo-

al

inenlo della sua fatale catastrofe; e sul

mare

costiere della Grecia e dcU'I-

le

talia potevaììo essere i

sobborghi

rii^uardato

rimboccatura del Pò siao Corfìi ed

5

flotte

il

litorale.

numerose e bene

percorrevano

tutti

mari.

i

senale passava per una glie del

all'estremità

regno di Cipro,

il

essa sioiiorei^giava tutto

sue

dal-

Mediterraneo, compreso

orientale del

Candia

come

Venezia j poiché

di

Le

armate suo

11

ar-

maravi-

delle

mondo. Esso poteva dare cento

navigli equipaggiati in tre mesi, e du-

gento

al

primo

indizio

guerra.

di

suoi falegnami sapevano fare

con un'arte ignota I suoi

alle

i

I

vascelli

altre nazioni.

marina] erano espertissimi e cosi

tenevano così su-

loro

nemici, che una

raggiosissimi: essi periori a tutt'

i

tal sicurezza valse a far loro riportare

tante

illustri

vittorie.

Il

commercio

che faceva in tutte

le parti del

era floridissimo,

recava

clicz2;c

in uii

e

2"^aese

mondo

nuove

ric-

già ricco, I suoi

sempre frequentati da

porti erano

in-

numerabili quantità di bastimenti mercantili,



nazionali che

ridotto mercantile,

Rialto

,

forestieri. Il

o sia la piazza di

formicolava

di

mcrcadanti di

tutte le nazioni. I fondachi, le

appena aveano

da

spazio

tante merci; cosicché

non

dogane

contenere è a credere

che Tiro, o Cartagine,

Alessandria

abbiano mai superato ciò ch'era allora Venezia.

Le imposte

daz], delle

delle decime, dei

dogane, tuttoché

assai

mo-

diche, procuravano al tesoro pubblico,

anche dal solo circuito della rendita maggiore re

ritraevano

città,

una

di quella che molti

loro

dagl' interi

Doviziosa ed opulente, com'era

regni. la

Re-

pubblica, trovavasi in grado di dare alle

sue truppe

un map^giore

di tutti gli altri principi

avea quante

le

comandarle era de' più

celebri

dusse talvolta

al

piaceva

,

il

stipendio

ed essa ne

di averne;

voto e

capitani.

1'

il

ambizione

Difatti

con-

suo soldo nomi splen-

didissimi, principi di gran valore, co-

me

quelli della casa di

Bruuswich, di

,,

28

Brandcbourg,

Lorena, di Wirtcìn-

di

Waldek,

J)cig, di

e tanti altri,

i

quali

dipender dovevano dai veneti provve-

campo

ditori al

La

sua

era

artiglieria

di tutte la mi-

gliore e la più ammaestrata. Corrispon-

dente

alla

r opulenza

ricchezza

dello

stato

diasi un'occhiata ai rimasugli dei stri

in

che

palagi, eretti per la

quel

secolo

in

grandezza

peravano

quelli

no-

maggior parte

converrà

,

era

sol che

de' particolari; e

confessare

magnificenza su-

e

de' più

grandi

mo-

narchi di allora. Quanta spesa, quanta

maestà in que' marmi, in quelle colonne trasportate da tutte le parti del

mondo! Aggiungansi e monasteri eretti

nel

,

tutti que'

siccome

medesimo secolo

e al

i

templi palagi

par di quelli

ornati di pitture eccellenti, di musaici, di statue e d' altri oggetti

dosi. In oltre pii,

tanti

ch'esercitavano

meno

le

Ne

e

luoghi

perpetuamente

generosità de' cittadini a gl' infelici.

rari e pre-

spedali

per tutto

sollievo ciò

la

de-

venivan

ricchezze de' particolari; che

^9 anzi del superfluo concorrevano spontanei

col

,

premio

un

d'

piccolo inte-

ad affidare alla cassa della zecca

resse,

somme

non avendo la puLLlica fede mancato giammai. Le arti, che non sanno fiorire che in mezzo rilevanti^

alFopulenza ed

al superfluo,

erano in

Venezia nel maggior grado di splendore^ mentre

al

di là delle Alpi

noscevano appena

si

co-

nome. Senza par-

di

lar delle contcrie^ drapperie e di tanti

stupendi lavori,

altri

gento

era

esponevasi

piii

vasellame d'ar-

il

un uso comune ; pomposamente nelle oc-

qui

di

casioni solenni dei banchetti del Doge, e sulle

flotte

un

ed

j

tanto sfoggio,

incognito all'Europa prima della conquista del

Messico

del Perù,

e

gliava l'ammirazione

ma

talvolta anche

e

l'invidia

le

La

manifatture

nelle

i

e

in

la

^

ma-

nelle galanterie

ciò

^

e pregiate presso

popoli, cosicché

era Yenezia

e

squisitezza del gusto

rendevano accette

tutt'

sve-

applausi

come ne fanno

lignità degli stranieri,

fede le storie.

gli

a

quel tempo

riiiuardata

come

,

ora è Londra o Parigi. Difalti

concorrevano da ogni parte

slieri vi

n')n solo per esercitare

ma 1

per godere piaceri

iati

fore-

i

loro traffici tanti sva-

di

massima

della

e

,

i

insieme

sicu-

rezza; poiché la giustizia ch'esercitavasi

indistintamente era celebrata il

moìido^ e fu

che

molti

mente Anche

sottoposti

si

al

,

sono spontanea-

dominio Veneto. ogni scienza e

letterali di

i

tntlo

principal cagione

la

popoli

in

fa-

coltà concorrevano c£ui in folla, sicuri di essere bene accolti e generosamente

rimunerati

giacche

,

nostri padri,

verno,

che

ben

oltre

necessaria cosa

sapevano il

è

i

saggio gol'istruzione

per formare buoni cittadini alla patria, e dare la superiorità sull'altra.

ad una nazione

La concordia

civile era

generale e stabilila negli animi di

Essa derivava principalmente dalla

ma

del

modi di

governo

migliori,

,

e

qui

tutti.

for-

che temperato nei

composto

iu

armonia proporzionala, ha

guisa

potuto

durare per tanti secoli, senza sedizioni civili;

senz'

armi

j

senza sangue: lode

,

3i

Ropiib])lica nostra, e delia qiialo

ìit'ìia

non può

Roma

ne

gloriarsi

gine, ne Atene o Sparta.

o Carta-

grand'

Il

a-

niore de' sudditi era nutrito dall'espc-

propria

della

rien/.a

buone

delle

tutti

lelicilà;

consideravano come

ì'

effetto

e semplici leggi

non

ma

.

la

solo

an-

cora piùj dell'esser fjucste esattamente

amministrate da uomini prodi

mmati ognuno lo stato

del

de' qnali serviva

i

iìlu-

gratuitamente

per vero patriottismo ed amore

pul)ljlico

dopo

e

bene;

maggiori

solo

e

talvolta,

sacrifizj della

persona

e del privato erario, l'esausta famiglia

ricercava

compenso.

alla

Di

qualche

patria ciò

se

n'

ebbe

onesto

prova

convincente allorché, caduta la Repubblica,

si

videro

le

primarie famiglie

duro passo per avere sino a queir epoca servito la patria in ambaridotte a

scieric

e

governi esteri

,

senza essere

tempo di venire dalla patria risarciti. Questo sì nobile disinteresse era conosciuto ed ammirato dal popolo

più

il

a

quale gloriavasi di appartenere a

tali

32

governatori,

a

governo;

tal

e

nuova

forza aesiunticva al suo coiiviiicimcnlo

l'opinione de' forestieri, che sulle opi-

GT Inglesi

influenza.

che se

lora

,

zia

non

avere grandissima

suole

nostre

nioni

la

avesse

pubblicavano

al-

Repubblica di Venein alcun

luogo

esi-

stito , sarebbe convenuto fondarla , siccome modello della miglior legislaziojiCj e come princlpal ornamento

mondo. Gli scrittori più accreditati non cessavano d' esaltare il governo di Venezia come il migliore di

del

quello

tutti, e

d'ogni altro

che più

meritava stima e venerazione.

moda

venuta

lo scrivere sopra

costituzione;

rarne

il

di-

la

sua

conoscerne ed ammi-

leggi era

le

Era

un

conciliarsi

gran

vanto. Queste leggi furono sempre im-

mutabili;

cangiò; e

la

ben

fortuna;

gue sempre trove

costituzione

la

ma

il

si

non mai

cangiarono

qumdi

la

gli eventi,

moda

i

si

tempi

che

se-

adesso tòrse al-

volo; di rado essa è nobile e

giusta.

in

situazione

si

ridente la Repulj-

,

33

non dovca temer più

blica

meno

avendo essa avuto nell'elezione

cato

;

anche

lerle esser

oltre

massima parte

Giulio II

pontili-

al

la

promessa solenne

di vo-

sempre favorevole. Essa in

sapeva

l'Italia

aggiun-

viva riconoscenza,

che

,

del papa era tutt'

il

progetto favorito

quello

di

scacciar

barbari; sotto

i

nome chiamavansi la

papa

dal

ed egli stesso l'aveva assicurata

della sua tavi

di

la

nem-

nulla,

Non

da' suoi vicini.

tutt'i forestieri

volevano signoreggiare.

La

dal-

qual

il

che

nostia

pur anche fondarsi sulr essere la Repubblica da gran tempo leccata in amicizia con Luigi XII re sicurezza dovea

di Francia, per

il

quale avea preso

armi, molto contribuendo

grandimento

in Italia.

Il re

le

suo in-

al

di

Spagna

dovea essere contento d'avanzo de' possessi

di

ultimamente acquistati nel regno

Napoli, per non dar motivo d'ap-

prensione alla Repubblica.

Essa dun-

que non poteva temere tutto clic

dell'imperatore,

al

al

più

,

quale ricusato

avea più volte di stringersi in alleando/,

r.

3

34-

za, onde ajutare

il

era troppo debole

m^

nemico; per

ei^li

cimentarsi in

una guerra contro tali forze unite. Per una medesima ragione essa ancor meno avca a temere dei principi di secondo rango; cosicché era ragionevole che

si

avesse a credere quieta e sicura.

Pure Giulio

II fu

il

primo che tentò

Poco

di turbare la di lei tranquillità.

dopo

suo innalzamento

il

alla

dimenticando ogni promessa stò

sue

le

manife-

,

sopra

pretensioni

Provincie della

Romagna

,

,

e

a

ritener

alcuno

che già da

qualche tempo eransi dedicate pubblica

Tiara,

alla

quali

le

Reegli

stesso quand' era Cardinale aveva ani-

mato Ja

i

Veneziani. Di piìi; anche dopo

sua assunzione al papato gliele avea

di ]juon

grado

accordate.

La media-

zione del re di Francia, e quella an-

cora

dell'

sta volta

Ma un

imperatore fece cessare que-

ogni differenza. turbine

assai

più

minacce-

vole sollcvossi nel i5o7. L' imperator

Massimiliano avea deliberato di recarsi in Italia

con

forte

armata, sotto pre-

,

3'^

testo di andare

ma

coronare;

a

Roma

per

farsi

in-

in eiì'etto per vendicarsi

Luigi XII, del quale diceva avere molto da lagnarsi, ed anche nella spedi

ranza di discacciarlo dall'Italia^ mal-

grado

la

pace segnata, e l'alleanza ul-

conclusa con essolui. Da molto tempo già Massimiliano vagheg-

timamente

giava di acquistare

dove

domili]

egli nulla possedeva,

in Italia

dove un

e

pollice di terra vale assai più che va-

mandare ad

Provincie altrove. Per

rie

effetto

del

questo

concorso

disegno, uopo de' Veneziani.

gli era

Pertanto

spedì ambasciatori a Venezia, chiedendo il

passaggio per se e

«li stati della

altra strada

le

sue truppe per

PvepuLLlica,

onde

recarsi

promettendo di non

non avendo a

Roma

,

e

nessun

portarvi

pregiudizio. Fece in oltre proporre di

nuovo siva

non

ai

Veneziani un'alleanza otlen-

contro

Luigi XJI.

esservi ne lede

,

Fece

vedere

ne perseveranza

nella nazione Francese, e che per con-

seguenza

la

Repubblica

non poteva

attendeie da essa ne soccorso

.

ne

fa-

vore

contrario,

al

elio

;

se la

Repub-

blica volesse condiscenclcre a stringersi

in lega

con

sempre

la

egli le

lui,

conserverebbe

sua amicizia, e dividerebbe

eoa essa

gli stati

in Italia.

Che

che Luigi possedeva

se poi essa volesse per-

severare nella sua alleanza colla Francia, egli si

unirebbe colla Francia con-

tro di essa.

Mentre

stavasi deliberando

sulla

ri-

sposta da darsi a Massimiliano, giunsero a Venezia gi

XII per

ambasciatori

sollecitare

il

Lui-

di

senato a per-

e a con esso non consentir giammai a veruna delle ricerche dell' imperatore. Aggiunsero

severare

neir alleanza

,

che in caso contrario,

il

re Cristianis-

simo sarebbe in necessità di passare i monti con forze imponenti e che lo ,

Repubblica

della

stato

diverrebbe

il

teatro della guerra la più sanguinosa.

Ecco r aliare tanza

,

sopra

deliberare.

il

della

quale

Molte

prima di concertar

massima imporil

Senato dovea

sessioni

si

Conveun impe-

le risposte.

niva scegliere per nemico o

%^

tennero

37 ratore

od un

re:

sizioni dell'uno

e

dopo

,

fine si

propo-

le

principe,

dell'altro

ogni risolulungamente era egualmente pericolosa. In deliberò di rispondere agli am-

Disputossi zione

non po-

la neutralità

teva più aver luogo

basciatori

5

Massimiliano

di

che

,

se

.

l'imperatore volesse passar solo senza

un'armata per

gli Stati Veneti, la

pubblica di Venezia

corderebbe

il

.

non

passaggio,

Re-

solo gli ac-

ma

spe-

gli

direbbe ambasciatori a complimentarlo

accompagnarlo con tutti onori che gli si competevano;

quegli

ed

truppe

se volesse entrare colle

ma

che,

la

Re-

,

pubblica non poteva acconsentirvi, per

non apparire

infedele verso

leato Luigi XII.

Xel tempo

spose al re di Francia

,

che

il

suo

al-

stesso rila

ferma

volontà della Repubblica era di assicurarlo che nel caso, che Massimiliano volesse dichiarargli la guerra, le forze dello Stato

Veneto sarebbero, come

in

passato, dirette interamente alla difesa del re Cristianissimo.

L' imperatore che tcnevasi ben certo.

.

38 acccttcrcLbe le sue

elle la RcpiiLl)lica

oircrte

;

ma

grave

cosi

di

armi non di quel

;

e

eh' egli

delle

per riconci-

Francia approfittò

la

per determinar l'Au-

ad entrar nella le^a di

stria

,

riposo però

Il

momento

fu fatta

quale fu solleci-

la

era sufficiente

cuori

i

dichiarai le

danno

lui

tamente segnata. liare

di

questa i^uerra

una tregua,

chiese

lirmto vivamente

tal

cercò motivo

la guerra

a

per

fu

j

olTeso, e

cipi cristiani contro

prin-

tutt'i

Repubblica di

la

Venezia. Nulla di meglio poteva allora

Massimiliano

desiderare

,

poichi

una

impresa poteva vendicarlo solen-

tale

nemente, ed essere pur anche sorgente

Ma come

di lauri e di lucro.

F ultima tregua segnata

poiché

fare

con

Veneziani sussisteva tuttavia

i

Tutti gli storici sto

punto

lare; a

me

basterà

contro

guerra

ai

si

il

.

.

estendono su que-

veramente

di storia

perato per iscusa,

dare

poteva

il

singo-

dire, essersi

ado-

che per poter an-

Turco conveniva far i Vene-

Veneziani; come se

ziani impedissero così

bella risoluzio-

39

non

ne, e

fossero al contrario

colle loro imprese,

stati,

murale della

cristianità.

il

sempre

solo ante-

proemio

iSel

della convenzione fra Cesare e Luigi,

venne rappresentato

modo

in

pa-

assai

co-

tetico

ed

mune

di cominciar la guerra contro

edificante

nome

nemici del

desiderio

fi

ma

Cristo;

di

ne impediva l'esecuzione, l'avere

i

che

Ve-

i

neziani occupate ambiziosamente le terre

Chiesa

della

che

;

unitamente a cosi santa

tutti

essi

guerra; tanto più che

stesso chiedeva

peratore

di

venir

all'

soccorso

in

il

im-

della

suo patrimo-

con che Cesare avea una giusta

;

ragione di non

più

gua

Repubblica

fatta

trovavasi

colla

costretto

guerra con tutte sto

Papa

il

con una bolla

Chiesa per ricuperare nio

e neces-

d'uopo muover

saria spedizione, facca

ad

procedere

per

osservare la tre-

di

ma

anzi

prestarsi

alla

,

le

sue forze. In que-

modo adunque,

cangiate le parole,

come

tramutar la sovenne da tutti i prin-

se ciò bastasse a

stanza dei

fatti,

cipi cristiani segnata la

lega

a

Cam-

,

4o

brav

io cleccmLrc i5o8. Xcl tempo

li

sottoscrissero

stesso

loro di tutto lo

stato

priandosi ciascuno

divisione

la

Ira

Veneto, appro-

porzione che me-

la

Papa riteneva per se Faenza, Rimini, Ravenna e Cervia ; Massimiliano, Padova Viglio conveniva

;

e per ciò

il

,

cenza, Verona, Treviso ed

Friuli;

il

Luigi XII, Cremona, Giara d'Adda, Brescia

Bergamo

,

Ferdinando

re

che

i

Crema

e

tutt'

i

;

porti

e

infine le

il

terre

Veneziani possedevano nel regno

di Napoli.

La Repubblica non ignorava sta

ma

lega:

concepire giammai sola invidia, che alla

i

il

si

distruggerla.

rimproveri

sospetto

,

certo

che la

principi portavano

sua prosperità,

gione che

già que-

non poteva

essa

potesse

unissero

esser ca-

alleanza per

in

Pure quest'è uno de* gran si dà al Governo di

che

Venezia, parendo imperdonabile tanta

imprevidenza fessare

,

:

ma

bisogna però con-

che per prevedere

era d'uopo superare tutti sagacità

i

il

disastro

calcoli della

umana, non contar per nulla

4t fede data col mezzo non intendere i veri interessi di tutte le potenze. Cominciando dalla Francia, come mai potevasi immaginare che Luigi XII avesse a rii

giuramenti

e la

de' trattati, e

,

volgere

le

unirsi al

contro Venezia

armi

suo nemico

Era

di distruggerla?

un sentimento

di

perpetuo egli

ed

,

affine

animato da

vendetta?

Non

già

,

sempre cooperato a suo vantaggio. Poteva egli temere per poiché essa avea

sé stesso?

Nemmeno, poiché aveva

sperienza

de'

Veneziani

recatigli.

soccorsi

utilissimi

Poteva

l'e-

da'

cre-

egli

dere. che la giandezza di Massimiliano fosse per essere più confacente ai suoi interessi, ciie quella della

Meno

ancora,

poiché

Cesare

doveva essergli

spetta,

il

che

la

Repubblica? potenza

odiosa

e

non dovea avvenire

di

sodi

E quanto all'imben vero, ch'egli non avea tante obbligazioni con la Repubblica, ma r interesse proprio dovea consigliarlo altrimenti. Come mai poteva

quella de' Veneziani. peratore, é

egli

promettersi

un" amicizia vera da

42

Luigi, dopo che questo aveva aperta-

monte manifestato

suo odio

il

e

i

suoi

disegni ostili contro la dignità delFim-

pero

le

Germania ?

della

libertà

la

e

,

Non doveva

opporre tutte

egli piuttosto

sue forze all'ingrandimento di Luigi

e della

Francia

diremo? Tutte (juel re

pedire

j

studio

neli'

im-

preponderania dei Francesi

la

onde preservar da

ne mente

pericoli

i

nel

regno di Na-

umana

potea pensare,

suoi nuovi dominj poli

clve

,

ragioni volevano che

le

ponesse ogni

in Italia,

Spagna

Della

?

che neir accedere ad

una strana con-

federazione, macchinasse quel principe la

rovina propria.

E

qual giudizio do-

veasi formare di papa Giulio 11?

poteva

credere

che

per

1'

esca

gna, dimenticasse tutto ciò che fatto in favor della

e della cristianità,

opponendo

prie sue forze, ora contro

ora contro

rando

gli

Unni,

e

la

Re-

Chiesa le

pro-

Saraceni,

da ultimo ope-

in guisa, che gli

vaghi di soggiogare

i

elei

Roma-

riacquisto d' alcuni paesi della

pubblica avea

Chi

Ottomani,

l'Italia,



rimaiics-

,

43 sero per essa sola ne' loro voti delusi?

E

come mai non riconoLbe

duto

Veneto

il

che, ca-

,

antemurale^ l'Italia

tutta verrebbe interamente ingojata dalle

armi

sero

forestiere, quali ch'esse si fos-

Tutto ciò fu in lui

?

errore

tal

da non potersi prevedere giammai.

A

questi ragionamenti conviene an-

che aggiungere

,

avea concepito

il

niun ambascia-

che

Veneto presso

tore

corti forestiere

le

menomo

sospetto di

tramava a Cambray; tanto era secreto il maneggio. A Parigi il re

quanto

aveva più

stesso l'

si

volte

ambasciator Veneto

mai

si

spoto

,

giam-

eh' esso

,

sarebbe allontanato dairamicizia

de' Veneziani.

boise

protestato al-

allora

Ed

d*

Am-

primo ministro, anzi deFrancia

della

cardinal

il

,

avea

replicata-

mente giurato al nostro ambasciatore, che la lega non avea niente che fare colla Repubblica, e che

il

solo scopo

del congresso era di terminare le differenze fra

il

re di

Spagna

e

il

di Gueldria alleato della Francia. sto cardinale ardeva di

brama

duca

Que-

di ven-

,

44 dicarsi

de' Veneziani,

eh' essi

avevano prestato all'elezione di

Giulio II

pure ciò

,

pontefice

in

aspirava

stesso

a

favore

quando ed

egli

cosa

,

erasi

Cambray

,

ed

la

per

è

inganno.

nell'

tiarli

velar

recato

,

triregno;

al

che volle

per meglio

per lo

E

egli

aveva

sottoscritto l'uno e l'altro accordo nel

giorno medesimo, l'uno pubblico, tro custodito sotto

il

l'al-

più rigoroso

se-

greto.

Ciancino dunque a lor voglia trattori del

il

Senato,

di tutte le

ma

Governo Veneto;

è imparziale confesserà

ma

li

,

de-

i

chi

che non solo

più profondi politici

nazioni e

ogni

di

tempo

potevano con questi ragionamenti venir presi alla rete.

Un

accidente l'

Venezia a

Milano

scrisse

al

quello che scoprì

fu

finalmente

arcano.

Senato

di

da un Piemontese gnola, ed gli

uomo

Il

,

di

Residente

Caroldo

aver

udito dire

nativo

di

Carma-

gran credito, cKe-

sperava di vedere ben presto

dicala la morie di

di

Jacopo

uno

de' suoi

veii-

più

45 sopra quegli scel-

illustri conipatriotti

che

lerati

mente

avevano

lo

Con che

perire (i).

ingiusta-

latto

costui vo-

leva allutlere alla morte data dai Ve-

Carmagnola

neziani al general

forse

,

più con severità repubblicana, non

al

certo con ingiustizia.

Questo dispaccio

aprì gli occhi al Senato, ne lasciò

pii^i

dubbio alcuno sulla vera cagione della lega e se ne conobbe tutta V impor,

Forse avrebbesi potuto disciorla

tanza.

accettando

le

offerte di

Giulio II,

il

quale desiderando di ricuperare, senza pericolo, le piazze della

mezzo

col

Roma solo

in

oltre

città

al

si

quando tali

disonorarsi

meno

la

,

non

ma

per

die farla

gli fossero restituite

molte volte

Vedasi

fece

ch'ei

,

maneggierebbe

nato ricusò

fi)

Senato

ritirerebbe dalla lega

svanire, le

Romagna,

ambasciatore Veneto a

proporre

,

si

dell'

reclamate.

esibizioni

nota

,

e

Il

Se-

credette

offerendo a Cesare

alla fine

della

Festa,

46

una

riconciliazione

ma

;

ricercò tali sacrifizj

Massimiliano

che parve

,

compromettersi ancora

verno

al

Go-

più la

pubblica dignità coll'accordarli. Allora l'imperatore pubblicò

manifesto della

il

Cambray.

lega di

La Repubblica ben conobbe, che tro

non poteva

alla

guerra

ria

,

e

il

uomini

tali

al-

prepararsi

ad una guerra

contro tanti e

colsero

che

fare,

assai se-

nemici. Si racpossibile 3o.ooo

più presto

d infanteria,

e

iS^ooo di ca-

comando

a Ni-

tola Orsini conte di Petigliano,

uomo

valleria.

Ne

fu dato

il

matura, di saggio consiglio e di molta esperienza. L' Alviano clie di età

avea trionfato nella precedente guerra

contro

i

Tedeschi, fu eletto

nente generale. Vi

si

luogote-

aggiunsero,

se-

condo l'uso, due provveditori, Giorgio Corner e Andrea Gritti, che in simili occasioni aveano dato prove di zelo e di

prudenza. Vennero approvigionate

tutte le città

della

Terra- ferma

pensò sopra tutto

-li

pubblico tesoro.

Fu

il

,

e

si

ben p'-ovvedere il primo i) ,-^ijge

,,

47

Lorenzo Loredan a deporvi una grossa somma sua propria. Scorti da sì bell'esempio,

i

ed

nobili

ricchi fecero

i

oOrirono

altrettanto- gli altri cittadini

loro

il

preservazione

per la

servigio

dello Stato; e queste obblazioni spon-

tanee e veramente patriottiche inspira-

rono in ciascheduno

le

più dolci

.spe-

ranze.

Allorché ogni cosa fu raccolse

il

condotta da tenersi

Già non

in

pronto,

in questa gueria.

ignorava più,

che

il

Francia, ormai potentissimo in vi

recava col

si

maggiore

nerbo

miglior

sua armata; e ciò ricolo

che rendeva era, che

si

i

re di Italia,

della

pe-

il

suoi do-

confinavano con quelli della Re-

ininj

pubblica.

Le

forze di Massimiliano era-

no aumentate per

1'

opinione invalsa

ch'ei dovesse rimettere l'impero nel

antico lustro Italia

;

onde

e

,

a

gran numero di cipi della

col

si

Senato per deliberare sulla

far

lui

era

concorso

gente, e

Germania.

suo imponente

suo

buona preda varii

Il re di

apparato

in

un

prin-

Spagna, navale

48 recava una diversione alle forze terrestri

Repubblica

della

contro

feadersi

che aveva a

,

gli

L'autorità del papa,

e

di-

marittimi.

assalti

sue

le

armi

rendevano più pungenti e sue armi temporali. 1 prinun rango inferiore erano en-

spirituali

dannose cipi di

le

anch' essi con tutto

trati

l'ardore in questa lega,

portavano

e l'odio che

Per

coraggio e

il

per l'invidia

alla

resistere a tante forze

Repubblica. ,

e

vare non solo lo stato

ma

1'

conveniva

mezzo

seguire

il

usato dal partito debole; di tenersi soltanto trarre

lungo

in

sando

tutt'

glia.

A

del

difesa, ,

il

di

e

attraver-

nemico

di venire

quest' etfetto,

,

sempre

quello cioè

guerra

disegni

i

sempre

scansando

sulla

la

conser-

armata

,

e

a batta-

Senato ordinò

suoi comandanti, di condur subito

ai

l'armata

ai confini

scrisse loro di co'

nemici

riuscita

,

,

non venir mai

alle

mani

senza fondate speranze di

o senza un' urgente necessità.

La Francia aveva ostilità

dello stato^ e pre-

prima

già cominciate le

di dichiaiarsi nemica, e

,

49

prima che le truppe Venete si fossero unite a Ponte Vico. Una sua armala prese la Terra di Trevi ed un*' altra ,

Casal Maggiore

quella di

:

poscia

si

ritirarono a Milano per aspettarvi Parrivo del Re.

Allorché

egli vi

giunse, spedì im-

mediatamente a Venezia il

quale, introdotto

Doge ed

al

clie

un Araldo, fu dinanzi al

Collegio, dichiarò a

nome

Re guerra alla Repuljl)lica producendo ragioni più fine ed astute, del

suo

che giuste

e vere.

Si

credette

essere

maggior decoro della Repubblica il non entrare in giustificazioni né dispute con chi r avea già attaccata colle di

armi

ma

;

brevissime

poiché rato

nel

il

di

fu

risposto dal

e

dignitose

Doge con

parole

:

che

Re di Francia aveva delibemuover guerra ai Veneziani

momento appunto che

questi

si

giudicavano meglio sostenuti da esso, ragione di

quell' alleanza che

per

la

essi

non avevano mai violata e che non separarsi da lui si erano ,

anzi per

Voi. V.

4

5o

provocata contro

Re

del

ro

de'

Romani

difendersi

a

di loro

inimicizia

attenderebbe-

essi

.

l'

sperando di poterlo

.

fare colle loro proprie forze

accompa-

gnate dalla giustizia della loro

Quando

Giulio II seppe l'arrivo del

re di Francia

e

,

i

portati dagli alleati la

primi vantaggi ,

ri-

ordinò egli pure

marcia delle sue truppe comandate

dal duca

peggio in

causa.

,

Urbino: e,

di

che fu

ciò

spedì a Venezia un monitorio

forma di bolla

,

colla quale

anate-

matizzava tutto lo Stato della Repubblica

,

ed anche

tntti que'

neziano. jNè di ciò pago

popoli a neti

;

,

farli

animò morte

perseguitare a

o almeno a

luoghi, dove

qualche Ve-

fosse stato per rifuggirsi

schiavi

impadronirsi de' loro beni,

mici del

nome

cristiano.

come

aveva in tutte riconoscere

il

occasione le

ne-

uma-

Si re-

come

fatto

altre; cioè ricusò di

monitorio

fosse pubblicato

ad

La Repub-

volontà divina.

la

golò in questa

Vee

,

blica vide in tutto ciò le passioni

ne, non già

tult'i i

in

,

e proibì

Venezia. Indi

che in

5:r

nome affisso

,

un

porte

le

venne

Senato

e del

su tutte

Roma

di

Doge

del

delle

cliiese

appellazione al

atto di

futuro Concilio

,

dipingendovi con co-

lori assai vivi

l'

acerba

Papa,

condotta

del

la perfidia francese, affine di at-

trarre loro adosso

dispregio

il

dio universale; aggiungendo,

umana

difetto della giustizia

rebbero da Cristo

1'

e

che

otter-

la

giustissimo

o-

in

Giudi-

supremo di tutti. Frattanto l'armata Veneta avea marciato sino al fiume Adda. 11 comandante Pitigliano vedeva con pena la

ce

,

e Principe

terra di Trevi

,

che dava ingresso agli

stati della Repubblica

Francesi j ed avendo

,

nelle

mani

dei

che

ossei'vato,

i

nemici erano ancora accampati presso

Milano, credette vole

per andare

Raccolse

il

il

momento

a

consiglio

ricuparar

si

che invece di perder sedio di

meglio

Trevi.

di guerra. Tutti

concorsero nella stessa opinione

ché TAlviano che

favore-

.

fuor-

oppose dicendo il

tempo

,

nell'as-

una piccola piazza era assai attaccare il l' Adda, ,

passar

b2

campo ed

il

francese gettandovi Io spavento

terrore

sostenute.

Ma

con

azioni

vive e

gli

ordini

del

ben

Senato

erano precisi; non doveasi nulla

arri-

Conveniva dunf[ue contentarsi di ricuperar Trevi. Avuto il consenso schiare.

del Senato,

si

fecero tosto marciar le

La buona

truppe.

riuscita

coronò

l'im-

jiresa.

Luigi

fu

punto

estremamente

di

questa perdita, ne giurò alta vendetta, e fece

immediatamente disporre

cito per la marcia. Il

preveduto

il

colpo,

capitani di seguir

Romana

pubblica

venne

allorché

taccata da potentissime forze nesi.

Ma

sventuratamente

ebbe nel general

Massimo

,

rarsi a noi

lo trovò

ricusò te

)

(

d'

la nostra

e ;

a quanto dicesi

questo combattuto

non riti-

e

non

,

che

neppure nel Pitigliano

il

at-

Alviano un Fabio

delle circostanze

di soccorrere

Ile-

cartagi-

che sapesse battersi

ma

per suoi

a'

esempio della

1'

,

eser-

ed appunto

saggiamente ordinato

ciò avea

1'

Senato avea già

comunemen-

d'Alviano contro

})er

gli

aver

ordini

53

dove

di lui, là

comandante

antico

1'

Minucio che

corse ad ajutare Quinto

commesso avea una die ne

sia

due

i

,

nemici

eserciti

erano avvicinati a

Che

simile colpa.

punto,

tal

si

che

il

d'Aviano sentitosi svegliare in sé me-

desimo quel suo bollente tare

e vedutosi in

,

non

solo

luogo che

opportuno

venire a battaglia

,

,

ma la

da alcuni pezzi di

attaccò

nemici con

li

costrinse per quel

Ma

garsi.

un

,

mo

cemente le

ca

parti di

,

;

artiglieria,

momento

e

ripigliò

,

con

ma

in

continua

grandemente

i

leria

nemica, e

fanti

fermare

il

somma fijne

che

ricevuto

ben presto anivirtù d'

dopo

strage

,

fero-

ambe

tre ore cir-

danneggiati

Veneziani dalla

caval-

non potendo i loro piede sopra un terreno

dalla gran pioggia e soprattuto

,

,

a pie-

Combattcvasi m^ollo

forza.

e

il

di

vedendosi in presenza

e

del proprio re

tosto

furore

tal

r armata francese

rinforzo

paive

gli

sua infanteria-

e seguito i

mili-

necessario

deliberò

marciare innanzi

far

valor

divenuto

mancando

loro

i

lubrico, soccorsi,

,

54 cominciarono

Nondimeno

svantaggio. rara virtù

com])attere con grande

a

(

resistendo con

,

tutto che avessero perduta

ogni speranza di vincere gloria che per la salute

più per

)

resei'o

,

la

per al-

tempo dubbia la vittoria de' Francesi. Ultimamente poi perdute prima leforze die il valore , senza mostrar le spalle agV inimici quanto spazio

come

dice

di

Guicciardini

il

qual

la

sola dell'esercito, fu opi-

]iione di molti,

entrato con

avrebbero

che se i

Pitigliano

il

suoi nella battaglia,

Veneziani ottenuta

i

Invece

toria.

di morti.

tanto valorosa

resistenza

una parte

foss'

lasciarono

,

un gran numero

sul luogo

Per

di

vi

perirono,

uomini ^ e nente della truppa fu messo ottomila

dicesi

,

fuga.

Bartolommeo

prigioniero

;

d'

cia.

Il

al

il

e perduto

un

rima-

in piena

Alviano

col volto tutto percosso

coadotto

la vit-

quanto

a

rimase

occliio

e

livido

,

,

e

fu

padiglione del re di Plan-

Pitigliano

andò a

ritirarsi

a Ca-

ravaggio. Questa fu quella fatalissima

giornata del

i5

maggio

laoQ.

cono-

55

nome

sciuta generalmente coi di Gliiara d'

iàfiììa.

che descrivere sa ì

,

dolore

il

Veneziani

la eli'

immaginare

potrebbesi

]Non

nuova

,

quale fosse la sorpre-

allorché pervenne ad essi

capitani

altri

,

tanto più

,

e che

quasi

guerre.

la vittoria iu tutte le

ditendersi

vano

;

riportar

a

assuefatti

Considerava in oltre avere

non

.

la costernazione di tutti

di tanto disastro

erano

sempre

,

,

di Lat-

Adda.

il

Governo, non

ne altra gente per

,

che

quelle

avanza-

erano spogliate di forze e d" a-

nimo. Vedevano

Francia con

re di

il

esercito potentissimo

,

dente dalla vittoria

seguitare

della fortuna

;

.

reso più

e

e se a lai

ar-

corso

il

non avevano mai ad-

potuto resistere, che sai-eLbe

divenuto se univ'asi pur anche cito di

Cesare,

vicinato

ai

1'

eser-

che già sapevasi av-

confini? Mostravansi da ogni

parte pericoli, desolazioni, e pochissi-

mi

indizj

di

qual

si sia

deposero tuttavia

i

siero di difendersi

,

speranza.

Veneziani

attendendo

provvisione di danaro

,

il

a

aijsqldaiido

Non penfar

nuo-

56

va gente per terra cinquanta galere preveniva

tutt'

i

ed accrescendo di

,

Ma

armata navale.

1'

consigli la celerilà del

re di Francia, innanzi al quale scliiu-

devansi

le

porte

di tutte le

suo ingresso

sta al

assalto

stenza

oppo-

prese

egli la

e volle vendicarsi

,

,

;

La

città.

sola fortezza di Peschiera erasi

della

di

resi-

facendo vilmente impiccare

il

valoroso comandante Andrea da Riva nobile Veneto col

di

merli della fortezza

,

lui e

su

figlio

passando a

di spada tutta la guarnigione

:

i

fil

crudeltà

a cui s'indusse, acciocché le altre città

difendessero

Di

sino

all'

ultimo

Verona, per timor

fatti

non

da quest' esempio

spaventate

un

di

mile gastigo, ricusò di ricevere tigliano

con

,

che fu costretto

si

sangue.

a

il

si-

Pi-

ritirarsi

miserabili resti della sua armata

i

vicino a Mestre sul margine delle la-

gune di

;

ed

il

re di Francia

,

in

meno

20 giorni, acquistò (fuorché Cre-

mona

)

ancora più di quanto

parteneva

Gambraj.

per

la

divisione

gli apfatta

in

Da

ogni parte piombavano allora

sciagure su

Veneti. I Tedeschi

i

vauo racquistato

il

Friuli

pigliate varie città della

duca

Papa riRomagna; il il

;

di Ferrara fatta la conquista del

Polesine

il

:

marchese

cuperate Asola e

di

Lo nato;

Mantova e sino

scovo di Trento discacciate gioni venete , che stelli

si

ve-

il

guarni-

le

ca-

una parola

la

respiri. 1 cittadini si

r estrema confusione ìe

ri-

trovavano ne'

del Trentino. In

Repubblica pareva essere

mi

le

Jtye-

ai

suoi ulti-

trovavano nel-

non erano

;

già

grida della disperazione, ne le la-

grime del dolore; era un tetro silenguarun abbattimento generale

zio

:

,

davasi

1'

un

ticolar parola so.

Non

altro senza osare di ar-

1'

;

parevano

tutti

più fondachi aperti

Tribunali di giustizia erano piene di gente

;

:

;

di

sas-

ne

più

le

sole Chiese



certo rima-

neva altra speranza che nel Cielo. Che cosa mai fare

che fanno

i

in

tal

frangente

V

Ciò

bravi capitani di vascello,

allorché conoscono di resistere alla forza

non poter più

della

burrasca

,

e

58

veggono mare

canzie

procinto di pe-

in

peso del carico

rire pel

in

nave

la

ed

,

alleggerito

,

delle

mer-

tal

modo

per

vascello

il

gettano

essi

;

maggior parte

la

giugne sano

e

salvo

in

avendo conservato la vita dei navigatori, ed il resto pur anche delle ricchezze. Fu gran prudenza de' nostri porto

dopo

j

rovina

tanta

far

il

,

di

getto

tutto ciò che già stavano per perdere,

onde conservare beni

.

maggiore

il

oggetto

Padova

.

Friuli colla si

cia

Verona

loro

coi

ofiiì

Marca Trevisana

pure

re

al

Piazze della Puglia

;

,

,

gna, e di volersi

minciando

tutt'

i

egli

le persecuzioni

purché

FranSpagna le pregò il Papa colla

Roma-

tirando

le

mediatore

piincipi Cristiani stesso dal far

contro

il

di

e

far

e

,

di accettare tutte le città della

pace con

tale

Vicen-

tcrritorj

separasse dall'alleanza :

A

i

Senato spedì ambasciatori

il

,

a Cesare per oflrirgli

za

di tutt'

la propria indipendenza.

i

della ,

co-

cessare

Veneziani

ri-

sue Bolle. In quanto a Lui-

gi XII la Republjlica sdegnò di unii-

,

59

non potendo ormai più considerarlo che come un con pregliiere,

liarglisi

traditore,

il

quale

giuramenti e

sacri

calpestava

noscenza. Indi passò

Senato

il

mare quel celebre decreto per

for-

quale

Repubblica assolveva dal giuramen-

to di fedeltà tutt' le

a il

,

ìa

più

i

doveri della rico-

i

sudditi, autorizzava

i

Provincie della Terra-ferma

nemico secondo

tare col

i

a trat-

loro

parti-

colari interessi, affrancandole di tutt'i

loro debiti verso

nando

governo

il

in fine ai suoi

evacuar

poche

le

,

ed ordi-

comandanti

piazz.e eh' essi

di

ancora

custodivano.

Quasi qui

tutti gli storici

filo

il

abbandonano

della storia, per fare le loro

osservazioni sopra questi avvenimenti.

Hanno

essi

procurato di calunniare ìa

Repubblica Veneta

,

dicendo, che

sciachè per la perdita di

,

po-

una battaglia

fu spogliata de' suoi dominj in Terra-

ferma

,

essa

non

aveva

solida

virtù

ne foma bastante per reggere un' impero

;

che più per una certa opinione

ed apparenza j che

per

cccelleiiaa

di

,

6o leggi

di consigli e di reale possanza,

^

erasi accresciuta e

grandezza

lora in

sostenuta

sino al-

che

sue di-

e

;

le

avevano

sgrazie pubbliche

finalmente

scoperte tutte le imperfezioni del suo

governo. Osarono insino

per tutte

viltà

le

accusarla di

deliberazioni

prese

dopo ìa fatai giornata dei i4Qui è dove per giudicar rettamente conviene instituire un imparzial esame su tutte le circostanze. In primo luogo che di meglio far poteva la Re,

pubblica

,

allorché

il

fulmine di guer-

ra fece sentire sopra di essa e

'1

danno

il

fragore

un punto ? Come con possessi non abba-

tutto in

poteva essa

stanza estesi, ne uniti sul Continente, raccogliere

ad un

porre in azione frenar

tore

,

tire?

un

le

torrente

ordinare

tratto

,

forze

necessarie a



rapido e devasta-

che minacciava di tutto inghiot-

A

chi ricorrere?

Di

Essa però in nulla cesse

chi ,

non palesò

esternamente nessun timore, parossi ad del suo

una

nome

,

difesa

fidarsi?

degna

della sua alta

ma di

prelei ,

riputa-

,

6t zione.

Non

fu allora mirabile

de* cittadini,

consenso

il

A

air armi ?

Gliiara d'

fessione degli

Veneziani

si

correre

di

Adda per con,

nemici

storici

stessi

del

totale

lardor generale

popolo,

unione

1'

sono battuti con una

,

i

for-

un coraggio da rendere per qualche tempo la vittoria incerta. Conza

etl

,

venne alfme cedere alla superioriorità del numero. 'Ma da quando in qua V infelice

riuscita

ste

conseguenze

una

di

unendo pur anche

tutte

battaglia

sue

le

,

fune-

norma per

servirà di

decidere della virtù, dei consigli, della

saggezza

di

un governo

Questa

?

sa-

rebbe una misura ingiusta anche presso que' governi nale

è

,

pei quali

onor nazio-

particolarmente

riposto

gloria delle armi glia perduta è

1'

,

e

dove una

macchia

bolire la forza generale

da

tale ;

e

nella batta-

inde-

molto più

sarebbe una misura ingiusta riguardo alla

Repubblica di Venezia

,

che non

avea per comandanti delle truppe forastieri citi

^

e

dove lo scopo degli

,

che

eser-

era quello di preservare inlatta la

6i

indipendenza nostra più colla che

veranza,

valor

col

confronto a tanto bene

no

seppellirci

della patria

,

,

sotto

que vera sagacità che

Fu

opporre

denza

umanità

di

e

anche

fu

e

:

presa inverso

,

senza nulla

pru-

di

effetto la

dun-

consigliò di

ci

lasciar passare la burrasca

rovine

sottomet-

ad un giogo straniero?

terci

,

le

che

piuttosto

In

mened eravamo

perdute

avevamo giurato

tre già

pronti di

militare.

che importa-

,

le battaglie e le città

perse-

deliberazione

sudditi, affine di pre-

i

servarli dal saccheggio,

conser-

se si

vavano fedeli alla Repubblica , o dalla macchia di ribelli se per necessità si ,

senza

fossero dati

opposizione

mici. Oltre ciò, così di

operando

un propizio mutamento

era certo trati

,

clie

i

caso

sorte,

popoli sarebbero rien-

spontanei sotto F obbedienza dei

loro antichi padroni

avevano a temere. fondano

le

il

,

dai quali

Ma

ciò, in

nulla

che

si

accuse maggiori di bassez-

za e di viltà

corso

,

di

ne-

ai

al

,

Senato

egli a'

è

quelF essere

ri-

suoi nemici per trat-

,

63

un accordo. Furono vergognosamente alcuni Italiani i primi ad immaginare e a pubblicare un discorso, tare

sotto

nome

il

rappresentano

quale

nel

Antonio Giustiniani,

di

umiliati e strisciantisi sare

;

per implorare

do perfino

ai

di sottomettere

Di

potevano mai esser capaci di quegli

vano

piedi di Ce-

perdono

il

suo impero.

blica al

Veneziani

i

eroi

,

,

Unni

tro gli

tanta i

Pipino

e contro ,

e contro

smentire

a

quand' anche non

E

ma

1'

la

,

e

con-

il

coraggio ?

Poco

ci

nera calunnia, il

mandarono am-

Cesare, che

a

,

Genovesi

avesse smentita

vero eh' essi

basciatori

;

ave-

i

ed avendo di tutti trionfato

vorrebbe

to

viltà

discendenti

combattuto

che

mai perduto

senza aver

Trento

esiben-

Repub-

gloriosamente anche nelle pro-



prie lagune

fatto.

,

la

trovavasi

a

per trattar di accomodamen-

Antonio Giustiniani

colà spe-

dito a quest'oggetto,

non venne mai

ammesso

dell'

all'

udienza

Imperatore.

Indi basta esaminare la situazione della

Repubblica

a quel

punto per convin-

,

64 cersi

che

,

ordini

poteva date

così

Senato

il

Essa aveva perduto tutti

i

suoi

conservava

che nou città

,

stati

di

intatti

i

quasi

,

ma

,

possessi marittimi,

già

provincie

in

vero

Terra-fenna

consistevano

ma

suo ministro.

è

,

non

disperati

al

ed in ricchissimi regni.

in

alcune

molto

estese

suo

appa-

Il

recchio navale, infinitamente superiore a quello di

ogni

ancora sano ed sofferto

il

menomo

della guerra.

potenza

altra

ed

tocco del fulmine

La sua

artiglieria

e gli

,

erano in buonissimo

attrezzi guerreschi

stato e abbondantissimi. 11 tesoro

blico

non

era sceniato

sendo ancora cipj.

La

le

di

molto

guerra ne' suoi

capitale

era

,

senz'aver

intero,

.sì

per

la

sua

pub,

es-

prin-

mera-

che per lo stato di

vigliosa posizione

,

difesa in cui era

stata

posta

,

rendea

vana ogni speranza a' nemici sopra di e essa. Il suo popolo era tranquillo i suoi subordinatissimo al governo ,

;

magistrati disposti a dare le maggiori

prove di virtù

more

,

di patria.

e del

E

egli

più

ardente a-

mai possibile

65 che in tale stato di cose ca prendesse

un

intempestivo

qual

,

la Rcpub])!'-

partito

vile



e



quello

era

si

di

rinunciare alla propria indipendenza

,

con

essa che, nata libera, avea saputo,

esempio unico, conservarsi intatta per la

durata di tanti secoli

non

e"*

insegnano

zia era

grande

sima dalle

medesimi

potente

,

Oltre a ciò

?

le storie

che Vene-

,

rispettatis-

e

altre nazioni, in que'

tempi

ne' quali nulla possedeva in

Terra-ferma

?

Non sappiamo

più volte sdegnò

,

eh' essa

d' ingrandirsi sul

con=

tinentej ci'edendo di essere più sicura e

più potente con

marittimi

vorevole

cune

?

E

soli suoi

i

le si oiFerse

città

,

fa-

di acquistare al-

Terra-ferma

in

determioarvisi

dominii

quando un' occasione

,

prima

di

quante dispute, quante

opposizioni non insorsero nel senato

?

Qual causa dunque abbastanza ragionevole poteva indurla dopo la fatai ,

giornata

_,

a darsi in

mano

di qu(>l!o,

dal quale nulla poteva temere ne' suoi naturali

FoL V.

domiiiii

?

Bensì

col

5

cedere

,

66 air Imperatore alcune città, eh' essa già

non poteva piìi difendere si assicurava che non cadessero in potere di ,

Luigi, che

se le

sempre

avrebbe per

ritenute siccome

più

allora

forte

Massimiliano. Si aggiunga, che

Veneziani era più utile giacere ad

un

Provincie

divise

solo

rimanendo luogo

loro

le

a sperare ,

e

^

na-

che

che quindi

un giorno qualche

aprisse

i

due principi

i

scessero contese fra loro si

per

anziché sog-

,

vedere

il

,

fra

di

favore-

vole occasione alla Repubblica

di

ri-

cuperare o in parte ciò che allora do-

veva per necessità consiglio

piuttosto

qual che siane stato

,

che vigliacco

,

prudente molto ammirato.

assai destro e politici

Un

rinunziare.

,

1'

tal

esilo,

venne tenuto e dai

più

fini

Esaminiamo ora, se quel!' antica virtù romana tanto decantata abbia in pari ,

circostanze

na

,

che

,

,

superato la virtù venezia-

vuoisi tanto

deprimere.

Al-

lorché Brenno trovavasi vittorioso alle porte di

Roma,

che fecero

?

i

magnanimi Romani

jNiuno

pensò

alla

difesa

67

ma

della patria, e

i

vita

tutti a salvar la

loro effetti preziosi in Campidoglio.

Le mura furono abbandonate, o fuggirono

o

,

soldati

i

diedero prigionieri,

si

e le porte della città restarono aperte al

Se

nemico.

Roma,

lu certamente merito

non

ciò

de' suoi difensori.

Canne mitiio

,

Dopo

quando Roma di

de' cittadini?

,

do-

disor-

il

le classi

tutte

Basta leggere ciò che di-

tutti gli storici, e

Tito Livio effetti

in

il

non fu

qual

spavento

lo

,

dine, l'abbandono

cono

la battaglia di

perdette

tutta l'Italia,

r abbattimento

volle salvar

destino

il

per

,

particolarmente

conoscere

terribili

i

un popcdo

della disperazione in

avvfzzo alla vittoria. Simile quadro di desolazione de'

Romani

offrono

ci ,

i

que'' feroci rivali

Cartaginesi

loro disfatta sul mare.

dopo

,

jNou

ollersero di cedere le isole della lia

e

della

Sardegna

perfin tributar]

,

ma

del Senato

polo Romano. Ma lasciando

la

solo essi Sici-

di rendersi e

del po-

gli

escmpj

antichi, discendiamo a tempi più

mo-

derni, ed arrestiamoci parlicularmente

G8

su (fucila nazione tanto ammirata pel per la sua gloria

suo valore e tare

quella

su

;

nazione

sempre di abbassare che

mili-

cercò

tulle le altre,

singolarmenle adesso

,

che

,

,

si

e

sf(jrza

popolo Veneto, spacciando infedeli, statuti immaginai], aned-

di avvilire storie

il

doti infamatori, sentenze tiranniche che verità. Veprimo rovescio

per nulla somigliano alla

diamoli

in

Italia,

della fortuna

Spagnuoli

,

al

lasciarsi spogliare dagli

di tutt'

i

dominj acquistati

nel regno di iNapoli, senza opporre la

menoma

resistenza

come

se

,

e

con

cedesse

tale preci-

tante

nobili

|)izio

,

città

mediante un accordo col vincito-

Non minore

re.

mento

fu

il

suo scoraggia-

allorché gli Svizzeri riportarono

la celebre vittoria di

Novara, essa ah?

bandonò tutti i suoi possedimenti in Lombardia per ritirarsi oltre i mon,

ti.

Lo

tale

5

spavento de' Francesi fu allora che una possente armata giunta

per soccorrerli

,

restarne la fuga. di

un

non fu capace di arLasciamo di parlare

fatto piìi recente

,

in cui per la

69 perdita di il

una

Ijattaglia

,

cliiamarono

soccorso straniero sino dentro

te della

propria Capitale

.

por-

le

non dovendo medesimo

così che alla generosità del

la loro esistenza civile e politica.

Per questi esempj

,

e

per

altri

sarebbe soverchio di addurre

conoscere

,

che

momento luminati

le

;

e

che allora quando nell' altra si

gine

il-

o in

sono per-

armate, che sono gl'istrumcnti

co' quali conservansi gli Stati, sigli

un

per

disordinare

gli spiriti piìi forti e piìi

una maniera o dute

grandi e

le avversità

possono

inattese

clic

piiossi

,

con-

i

più sani non bastano per por arriparo

e

alle

sciagure.

dunque

si

da

sue posteriori

A

torto

Veneto Governo di pusillanimità pel contegno suo dopo l'infelice avvenimento di Ghiara d'Ad;

le

accusa

il

direzioni

non partirono da menti deboli sternate

,

ma

diedero piuttosto

certo e

co-

a co-

noscere che buona dose di costanza e di

retto

senno

tuttavia

regnava

nel

petto dei padri nostri.

L'imperatore, come

si

disse, aveva

70 ricusato di ricevere l'ambasciatore Vee di trattare con esso senza neto consentimento del re di Francia. ,

Papa avea

già risposto con alterezza

il

Il j

siccome quegli ch'era già in possesso

Roimpadro-

di tutte le sue antiche città della

magna.

Francia

di

re

Il

,

Lombardia, aveva avuto la lealtà di mandare a Cesare quegli stessi deputati di Verona ch'erano venuti da lui per offrirgli le chiavi deUa nitosi

della

città

e

,

così

pur

con quelli di

fece

Vicenza e Padova. Massimiliano egual-

mente Friuli

,

,

dopo

di esser fatto signor del

avea investito

dizioni seguite

,

il

ducato di Milano.

secondo di

I

le

stati restituiti

truppe del re Ferdinando, di

che non rimaneva

piìi alla

Ma

modo

Repubblica,

che due fortezze nel Friuli di Treviso.

con-

Francia del

cinque Porti del

erano

regno di JNapoli alle

,

re

e la città

anche questa era

in

procinto di correre la medesima sorte delle altre

,

poiché

erano alle porte, le

le

armate imperiali

ed un Commissario

avea già intimato la resa

,

quando

,,

71

improvvisamente un semplice calzolajo

accompagnato da un piccolo numero de' suoi aderenti, presentossi sulla Piaz-

za collo stendardo e

co

della

cominciò a gridare !

Questo grido

mancato

,

del suo effetto

raggio

degli abitanti

fedeltà

alla

,

Repubblica

avvertito a

,

e saltò

il

co-

ciascuno giurò

;

alla ditesa della città.

Venezia

Repubblica

Viva san Marche non ha mai :

ed

,

armossi

Governo di tempo di questa Il

buona disposizione, potè raccogliere un rinforzo e Treviso fu li-

e spedire



di Belluno imita-

berata. Gli abitanti

rono coraggiosamente simile esempio, ed ottennero eguale riuscita.

Fu una scere

vera consolazione

r attaccamento

so la Repubblica

,

ricono-

il

di que' popoli vere

quindi

si

trasse

augurio di migliori venture per F avvenire. Frattanto

più che mai zioni

j

il

Senato

a sollecitare

affrettò

si

le

negozia-

ne lasciò occasione di far seria-

mente osservare

ai

principi cristiani

e particolarmente al Pontefice

ricolo in che erano tutti

,

il

pe-

di diventare

delle potenze forestiere

schiavi

convinse

che

,

distrutto

neto in Terra-ferma

,

lo Stato

non

li

Ve-

eravi altro

que' torrenti de-

per arrestare

argine

e

;

vastatori, che inghiottirebbero tutta l'I-

senza rimedio. I ragionamenti co-

talia

miiiciarono ad ottenere

il

loro clFetto.

Alfonso duca di Ferrara, uno de'principi più avversi ai Veneziani, fece sa-

pere

rammarico che sentiva per

il

della Repubblica,

disastri

di rifabbricare
Este

Veneziani che

,

nato.

Ma

il

i

castelli

appartenenti

ai

stesso aveva fatto .

diceva

Francesi avevangli cagioPontefice sentì più di ogni il

per dichiarare

la

i

ordinò

peso

di quelle conside-

Radunò un pieno Concistoro

razioni.

cevere

spese

per lo spavento

,

i

altro tutto

sue

eh" egli

,

distruggere egli

a

Rovigo,

di

e

ed

i

la

sua risoluzione di

Veneti Ambasciatori,

Chiesa

ri-

poiché

Romana non doveva mai

ricusare misericordia ai suoi figliuoli,

anche

i

più colpevoli, allora quando

dimostrano

pentimento.

che conoscevano

al

I

Cardinali,

pari di lui tutto

j

73 il

pericolo

esposta

lasciar

di

air armi forestiere

l'

Italia

approvarono ima-

^

la risoluzione del Papa, e ima moderazione veramente

iiimamcnte

lodarono

degna del padre comune

de' fedeli. Gli

ambasciatori di Massimiliano e di Luigi fecero molte rimostranze la

Papa per

al

troppa sua condiscendenza

scirono

inutili.

I

due monarchi

sul

Lago

di

riu-

risol-

un abbocca-

ad

sero allora di venire

mento

ma

:

Garda, per

deci-

dere insieme sugli affari della guerra.

Luigi

si

mise subito

in viaggio

compngnato dal maggior

fasto,

.

ac-

Massi-

miliano vergognandosi

di

con un corteggio

assai

inferiore,

che

affari

premurosi lo

fece

sapere

,

comparire gli

chiamavano immediatamente in Friuli. monarca Francese se ne disgustò, che nulla doe conobbe ognora pilli vea contare sopra un alleato che non 11

,

,

avea né perseveranza

,

ne regolarità d

condotta. Previde in oltre tefice si

ga,

e

,

che

il

Pon-

staccherebbe presto dalla Le-

che

il

re di Sj^agna,

contento

di essere ristabilì lo uè' suoi dominj nel

,

74

regno di INapoli

più non

,

sentirebbe

si

nuove spese per la Confederazione. Risolse dunque di assicurarsi ben bene delle sue conquiste; poscia congedò le sue truppe, che non gli erano più necessarie e si dispose a partire per la Francia. L'Imdis230sto a concorrere

a

,

peratore cercò di persuaderlo

che spe-

,

quanto prima nuove truppe per raggiungere le sue Luigi non ebbe direbbe

:

più confidenza in

lui.

Niente di tutto questo era ignorato dai Veneziani

j

ond' è

che

Senato

il

,

contando anche molto sulla buona disposizione del popolo a suo riguardo risolse di tentare un'

impresa sopra Pa-

dova. Andrea Gritti

,

ditori deir

ni

,

armata

e nella notte

,

uno

dei

Powe-

dei

gli ordi-

ricevette

i5og

17 luglio

fu condotta l'armata vicino a Padova,

senza trovarvi la

La mattina v'

menoma

non

erano che alcuni carri pieni di fieno,

che

aspettavano

di entrare

entrarono pur anche te

opposizione.

all'aprir delle porte,

_,

che uccisero

le

;

con

essi

truppe Vene-

le sentinelle

,

s'

im^

7*

padronirono carono

e

di

tutte le porte

attac-

,

batterono la guarnigione, e

Padova tornò

in potere

Repub-

della

blica.

Questo colpo di mano riuscito così colmò tutta Venezia d'inesprimibile gioja. Era però da atten,

felicemente

dersi

,

che r Imperatore gli

tutti

,

per riavere

sforzi

tanto importante

stabilimento

lo

in Italia.

Ed

avrebbe fatto

una

città

da cui dipendeva

e

,

dell'

impero Tedesco

ancora

di Cesare

piìi

i

Venezioni ne conoscevano l'importanza

,

giudicando

la salvezza

consistere

totalmente

propria nella conservazione

di essa, poiché,

conservando Padova,

potevasi sperare di ricuperare col i

dominii perduti

maggior parte

,

più

tanto

de' sudditi

,

tempo che

la

conoscendo

pel confronto, quanto fosse diverso

il

Governo moderato della Repubblica sempre più anelavano da ogni altro ,

dietro

al

loro

naturale

e

antico.

Al

vasi ogni speranza

di

Padova perdemai più reinte-

grarsi del perduto.

Ed

era grandissi/no

contrario perdendosi

,

7^ il

che Venezia stessa,

pericolo,

spo-

gliata di tanti dominii, privata di tante

ricchezze per la diminuzione delle ren-

pubbliche

dite

private che litraevansi

e

dalla Terra-ferma

o non potesse di-

,

fendersi al presente dalle armi dei Confederati

,

o diventasse in progresso di

tempo preda

de*

Turchi, o pur anche

degli slessi principi cristiani mediante

una nuova lega fu messa

fra loro.

ogni attenzione

a migliorare

i

Per e

che

il

diligenza

lavori necessarj alla di-

fesa di quella città, a provvederla ab-

bondantemente ni

truppe



di viveri

di artiglierie,

,

,

quanto

di

e

di

munizio-

rinforzo di

poterono raccorrc.

si

per tutto ciò venia

e la sollecitudine

,

un

meno V ansietà

del Senato

,

e

i

vi-

Senatori non cessavano ne giorno

gili

nò notte

di

pensare

_,

ricordare

e pro-

porre le cose più opportune per ottenei'e

un

esito felice.

Frattanto l'Imperatore raccolto aveva

un

esercito di ottantamila, o

cuni pretendono

.

di

come

al-

centomila uomini,

e volle venir egli stesso a porre

l'

as-

f7

non sorpas-

secUo a Padova. I Veneti

savano

maggioranza

Lorenzo Loredano per la sua età

anni

benemerito sue

della

pili

per

patria

prò di essa,

tesori profusi a le

venerabile

degnamente da

sostenuto

per

uomo

.

re-

Doge

Il

?

per la cospicuità del

,

grado ,

Come

sedici mila soldati.

i

sistere a tanta

i

ammirato

pc' suoi consigli, volle

virtìi ,

nel caso presente raccogliere straordi-

nariamente il

corpo

maestà

Gran Consiglio

il

quale

nel

dello

risiedeva

Vi

Stato.

si

come

.

la

vera

recò

egli

stesso, e fatto silenzio, alzossi maesto-

samente dal suo seggio, fronte

il

e levatosi dalla

Corno Ducale

,

in

segno di

rispetto verso quell' augusta assemblea,

cominciò

la

sua orazione esponendo la

necessità di difender

con

stessa.

Fece

Padova non solo

ma anche

tutte le forze,

colla vita

che l'indipendenza

sentii^e,

della Repubblica^ la sicurezza di tutta Italia

,

dipendevano dalla conservazione

di quella città.

avca altre volte della libertà

,

Bammentò, come ,

essere

F odio

stato

l'

alla tirannia

fatto

amor .

che

78

aveano popolato queste lagune, e prodotto sopra la terra e sul maro azioni

un gran nome

d(^ne

di

ziani

aggiunse

:

dare

Vene-

ai

che se per abbattere

,

tanto splendore era stato necessario

concorso delle frodi e degli tutt'

i

principi cristiani, talché

pubblica

fosse costretta

momento

la

che

la Ile-

cedere al

di

Terra-ferma,

sembi-ava

il

eserciti di

allora

poi

una favorevole

aprirsi

opportunità di risarcire

1'

nale, di salvare alla patria

onor naziosuo più

il

ornamento quaP era la città di Padova, egli non poteva dubitare, che tutti non accorrerebbero a difenderla beli'

,

personalmente

;

e

che siccome

dovevano superare ne' sentimenti

magnanimi

dovevano

così esser i

patrizj

i

e patriotici,

primi ad esporre

loro corpi per antemurale coutro l'im-

menso numero primo

de' soldati nemici.

a dirigersi a quella volta;

riflettendo

,

che

i

d'

ma

vecchi sarebbero più

di carico che di utilità

che

Ch'e-

avrebbe desiderato di essere

gli stesso il

i

tutte le altre classi

altronde non

al presidio, e

meno che

coll'armi

79 si

una

difende

provvedere

ordinare

,

non

cessario

così credeva ne-

,

solo di fermarsi in patria

ed

egli stesso

consigliare,

col

città

i

suoi coetanei

ma

,

che

non venisse Venezia spogliata nemmerK) di tutta

gioventù

la

da

fosse

perchè ve

,

ne

al bisogno.

accorrere

jiotcr

Quindi consigliò ed animò, perchè

al-

cuni giovani gentiluomini volessero rac-

un buon numero

cogliere atti all'

armi

Padova,

a chiudersi in

piazza avea bisogno egli avvalorare

pio,

e

il

per ciò

sentito e

tutt' insieme

sin che quella

di

in

oil'erse

commovente

Volle

difesa.

consiglio

figli, dello zelo

prj

di amorevoli,

ed andassero

,

i

coli'

esem-

modo

assai

suoi due pro-

dell' attività dei

e

quali facevasi mallevadore. Assicurò in oltre

che da questa provvidenza dc-

,

rivereblje

va

,

non

solo la difesa di

ma r ammirazione

zioni

mostrandosi così

•,

Pado-

di tutte le na,

che

i

patrizj

furono quelli che, a rischio della

stessi

propria vita presa

,

loro

libertà

e

,

per

erano accorsi a tanta imla

,

e

maggior sicurezza per

la

della

preservazione

8o

più (.legna

della

fessevi al

Doge

del

pressione sul cuore trecento

di

in.

che più

unendo con una un gran numero di

risolsero di

,

im-

fece tale

di tutti,

nobili,

celerità inaudita

persone

che

nobile patria

mondo.

discorso

Il

e

andar a chiudersi

Padova. Allorché s'imbarcarono ven-

nero accompagnati dal resto della nobiltà

da una moltitudine

e

,

che a gara ct^lebrava faceva pietosi voti

infinita

loro lodi

le

,

per la loro eroica

Con non minor applauso

impresa.

,

e

e

giubbilo vennero essi accolti in Pado-

E

va.

veramente era cosa ammirevole

osservare tanti giovani patrizj

,

non

ne

ai disagi

avevano voluto

sagrifi-

esercitati alle fatiche

della guerra

,

carsi

spontaneamente

città.

Or qui

il

,

il

i

alla difesa

quali

della

sarebbe interessante assai

seguir passo

inusitati

,

a

passo

i

loro sforzi

vederli prestarsi senza ve-

grado a

runa distinzione

di

vori più penosi,

come sono

tutt'

i

la-

quelli della

facitura degli argini, dei bastioni, delie

mura

,

delle casematte,

ed esporsi

ai

pericoli più evidenti.

loro esempio

Il

eccitava in tutti remulazione, ed

no cercava

ognu-

di superare se stesso. I sol-

dati mercenari vedendosi frammisti ai patrizia si

trovavano non solo animati

ma

da loro,

confortati dall'idea, che

niente potrebbe

neppur ad essi manla città abbondava di

care. Di fatti qualunque genere di provvisioni, giaccliè non era stato men sollecito il go-

verno ad acquistarle

,

che

villici

i

a

recarle in Padova. Questi in oltre aiu-

tavano quanto più potevano terni

,

piazza

che ,



gì' in-

quella

gli esterni lavori di

talmente che venne essa ripa-

rata e fortificata maravigliosamente.

E

ben vero, che a compiere tanto lavoro vi contribuì non poco il molto ritardo^ che vi frappose le

sue truppe,

l'

e a

Imperatore

a

unire

determinare

il

modo

di dare l'assalto alla città;

donde av-

venne che queìFcsercito potentissimo, giunto sotto

le

mura,

in

meno

di sei

settimane che stava assediandola, perdette ogni speranza di vittoria sare stesso fu costretto Poi.

V.

,

e

Ce-

a riliiaisi per

6

82

Ve iena, deliberato

allora sino a

di

ri-

tornarsene in Germania per disporsi diceva egli

,

Veneziani

jiriniavera. I

del

momento

tregua

per

che

non

approfittarono

racquistare

L' Imperatore

castelli.

,

a rinnovale la guerra nella

molti

dimandò una In

gli fu accordata.

fine, per abbreviare

questa narrazione

ormai troppo prolissa, basterà dire, che si combattè con varie vicende sino al i5i6, non avendo mai mancato il governo Veneto di consiglio

;

di attività

,

di

forza

e alla pace generale

,

,

la

Repubblica riebbe quasi tutto ciò che aveva perduto.

Ecco il termine della famosa Lega di Cambrav che aveva armate tante braccia per annientare una Repubblica, ,

meritevole piuttosto

che tutte

si

ar-

massero per sostenerla. La nostra

sto-

ria

può bene

gloriarsi

di avere un' e-

poca così memorabile. Ilavvi in essa da ammirare non solo il valore e la forza della Repubblica do2)0 la •sorpresa,

ma

prima

particolarmente l'unione

de'sentimeuti per la difesa della libertà,

83 la

disunire e

alleanze, l'arte d'impiegar

le

muovere

a temjDO tutte

patriotismo

.

sempre Y

eh' è

un governo equo licità

E

e giusto

della

e

,

,

e

vero

eiìetto di

allora quantlo,

sudditi Veneti

l'e-

,

si

dopo

videro finalmente

adorato loro principe natu-

all'

Saccheggiati dagli stranieri impu-

denti ed avidi ^

non aveano sopportato

loro giogo che con orrore, ed erano

stati

sempre amareggiali

duto un governo obbedienza

alle

deratissime. i

di

inesprimibile l'esultazione di tulli

penduti

il

molle

generale.

tante vicissitudini

rale.

le

quello spinto

singolarmente

i

nel saper unire e

sua fina politica

,

leggi

Ogni

di

e

,

città

imposte mo-

cità,

il

e

dunque

spedì

suoi Deputati a Venezia

rare

aver per-

che non esigeva che

per assicu-

Senato della sua perfetta per oilenrgli

la total

feli-

sua de-

dizione. Il Senato dal canto suo rispose

con

eiPusione

espressioni

,

e

a

queste

volle

commoventi

subito

carità paterna sollevarle dalle

con vera imposte

gravose eh' ebbero a sostenere durante

84 guerra. Ordinò in oltre, clic

]a

pagare tutù

vessero

do-

si

so-

gli stipeiidj

spesi agli amministratori di ogni città e

che ogni

città

dovesse

per

abbellita

comodi ed ste

il

modo da

comune

i

Que-

dirette al vantag-

,

gio generale di tutt' sero alla

'ma

,

accrescere

lustro de' cittadini.

ed altre misure

non

essere

solo restaurata dai danni solTerti

i

sudditi, aggiun-

felicità la

jiiìi

viva

che

non

riconoscenza.

Non

v'

ebbe popolazione

pompa avvenimento. Le feste celebrasse con

,

grande

questo

più solenni

si

succedettero da uno in altro luogo, e jneritarono di esercitare varii scrittori.

A

penna

la

Venezia poi esse

di

du-

rarono per più giorni. Vi furono giostre

magniiìche, regate in cui

stesse vollero correr d' artificio

ancora

gran

nua

li

,

fuochi fosse

ed

altri

Ma

iiua

infanzia

^

per rendere immortale

fatto, s instituì 17 luglio,

razione di

donne

le

aringo

tutto che quest' arte

nella

spettacoli. il

,

1'

una

festa

an-

giorno della ricupe-

Padova, esscudo

stato

que-

.

85 slo

primo passo

il

tutte

altre

le

clie

seco

conciasse

conseguenze.

felici

In

questo giorno celebravasi nel calendario la

festa di

Per una

santa Marina.

combinazione singolarissima

eravi in

,

Venezia nel Tempio dedicato a questa Santa

Doge Michele

sepolcro del

il

sotto il cui governo erasi per prima volta acquistata Padova: ed

Steno la

.

alla

,

sua morte vennero appese

vi d' essa città vicino al di lui

mento. Ciò accrebbe ne

,

che fosse stata

le

chia-

monu-

la pia persuasio1'

intercessione

di

questa Santa, onorata particolarirtente

per

la

sua

pazienza

perseveranza

e

che avesse impetrato da Dio imitatori delle sue virtù

Fu dunque

prospero successo. tato, che

il

,

ai

Veneti,

questo nuovo decre-

Doge andrebbe ogni anno

col suo augusto

corteggio ne' peatoni

dorati alla chiesa di santa Marina assistere alla

Messa solenne

,

,

per

e baciarvi

ce.

Dimenticaronsi mali della guerra

assai ^

presto

mense che aveva costato

tutt'i

somme im-

e le ,

poiché Ve-

86

commercio una

nezia trovava nel suo

fonte inesausta di ricchezze pubLliciie e private

;

e la

de' suoi sudditi

forza politica tra

.

e

che

i

,

Repubblica

nell'

conservava

si

che superava

amor

potente

ogni

al-

non avrebbero

soli secoli

bastato a distruggere.

IS'ota alla

pagina 4^.

Che un compatriota e forse anche un parente del conte Francesco Car.

magnola, non molti anni dopo la sua morte, punto da un vivo dolore giudicasse e parlasse come abbiamo veduto nella narrazione non rechereb,

,

Ma

be stupore. in

che quattro secoli dopo,

una piena discordanza

di

storiche

tradizioni, nell'ignoranza totale di autentici

to di

documenti,

un corpo

più voce

,

chi

siavi

niemoria di

e nell'

annientamen-

sovrano

un

ami

fatto,

che non

ha

risvegliar la

senz'altro

ap-

parente motivo che quello di raordeie la

direzione di

di giustizia

e

un Governo, per lode d' integrità

riputatissi-

87

mo gna

cosa veramente singolare e de-

è

,

di oeservazione. Lasciando da parte

gli storici forestieri

Sismondi

lettano per la

specialmente

la

del dire

glianze verso cert' uni

pomposa mostra

,

tanto

sfigurazione dei

restringeremo ora

j

un

che quanto al-

,

grazia

fanno nausea per fatti

e

,

un Daru

e

5

nostre do-

le

quali

fanno

sagaci

inge-

i

de' lor

col pi'odurre opere atte a riaccen-

gni_,

dere odii e rivalità, quelle vittima

discordie la

,

ed

rinnovare

a

onde in antico troppo

nostra bella e

fu va-

gheggiata penisola. Io intendo segna-

tamente parlare

Tragedia

e della

del

signor Manzoni intitolata // conte di

Carmagnola stampata a Milano, e Quadro che, per commissione di procedente, dal signor



Venezia

in

Hayez,incui rappresentasi Carmagnola dalla

separazione del

la

sua famiglia l'

è lavorato

si

del

,

nel punto d'avviarsi

al-

ultimo supplicio. L' unico mezzo di

unione che

ci

delle belle arti

no

i

rimanga ,

le

è

quali

il

progresso

ingentilisco-

costumi, perfezionano

il

cuore,

,

88

rendono

innalzano F anima, la pacifiche

di

cita

ogni rivalità li

fra

popolo

popolo

e

indistintamente

lci:jano

solle-

distruggono

virtù,

insieme

e

,

in

dolce amistà, per tendere tutti di concerto

all'

i

promiscuo del bene

interesse

Ma

pubblico.

oh perdute speranze

se

cultori di queste le fanno servire al

caj)riccio sità

!

E

ed

,

animo-

deplorabili

alle

pur troppo

opere soinaindicate l'

.

certo

è

che

,

non restano

le

dal-

eccitar nel generale basse e nocevoli

passioni

.

e

tentano di

convertire

la

dubbiezza degli antichi eventi in proLabilità

oltraggiosa ad

una nazione

che sostenne con tanto decoro ria del

nome

Italiano

a questo proposito

!

la

Quanto

glo-

bene

acconcierebbe for-

vecchio notissimo adagio morto Al Lion ogni animale insulta!^^ Quali accuse in vero , non si danno adesso alla Veneta Bepubbiica di crus'

altri il già

H

,

dele, d'ingiusta,

per

avere

quattro-

cento anni fa condannato a morte

suo Generale

?

A

fatto e di raziocinio si

m

un

quali fondamenti di

appoggiano

tali

accuse

Prima

?

di tutto abbiasi per in-

dubitato quel canone

,

che per giudi-

care con equità degli avvenimenti dei

tempi andati, conviene trasportarsi

al

secolo in cui succedettero, e avere ri-

guardo alle circostanze che gli accompagnarono alla situazione fisica e morale dei Governi, e non giudicare secondo i nostri costumi ed interessi at,

tuali

ne

,

presente

me

,

co' dettami

politica

della

più illuminata e più contor-

alle sante leggi dell'

umanità. Sol

che tu apra la storia del secolo deci-

moquinto denti, non ,

tutto

il

e

ancor più degli

in Italia

mondo

:

i

per

vedrai le vite de' prin-

,

cìpi circondate

ni

antece-

ma

soltanto,

da pugnali e da vele-

mandre

sudditi riguardati quasi

di vili animali condannati alla gleba:

tutto spirare barbarie, atrocità sione.

Se in mezzo a tanti

cercassi qualche raggio di

j

oppres-

orrori

luce

,

,

tu do-

vrai pure rivolgerti alla sola Venezia,

che sin

d' allora

Codice di leggi sociale

j

e

con

,

distingnevasi con

un

con una vera libertà costumanze temprate

90 di natia

mansuetudine

e di onestà

che deve ognor più allontanare

una pubblica

di

1"

;

il

idea

ingiustizia.

Venendo al caso particolare del Carmagnola che trova ora più apologisti, che non n' ebbe quando la compassione

morte

sua

della

doveva essere

più viva, perche più recente, è d'uopo considerare prima di tutto chi egli si fosse.

re

,

Un

villano feroce e di gran cuo-

che tratto

soldato

,

dalla

de' Visconti

,

mento

credito

uno

presso Facino Cane,

indi presso

sconti medesimo, fu

ad essere prima

sorte

venuto in

è

de'

Generali

Filippo Vi-

principale stru-

il

della grandezza di lui, avendo,

in qualità stato tutto

di il

suo

Generale

riacqui-

,

suo ducato, e discaccia-

tine gli usurpatori.

giunse egli a tanto

Ma

per quale via

Talvolta col va-

?

lor militare, spesso colla crudeltà, più

spesso coU'inganno.

La sua prima im-

presa fu di acquistar Lodi, che teneva pel conte di Vignate.

Questi

nato da una Unta tregua , gliere

sprovveduto in

si

,

ingan-

lasciò co-

Milano; venne



una

arrestato, posto in

gal^bia di ferro

e spedito a Pavia, Intanto

gnola, conscio del la

prese

,

fecevi

Carma-

il

assaltò Lodi,

fatto,

prigioniero

liglio

il

del conte, e poscia padre e figlio pas-

sarono nelle mani del

Crema cadde la

carnefice. Indi

potere di lui mercè

in

trama, ch'egli secondò,

faziosi

alcuni

di

contro quel feudatario. Ei tolse

Vigevano

al

marchese

di

Monferrato

Ma

più col timore, che colle armi.

in

Piacenza, signoreggiata da Filippo Ar-

pose in opera più fiero spediente.

celli,

Essendogli caduti tello

ed

il

fatte piantar

il

fra-

quel principe,

egli,

due forche sotto

della città, le intimò

ciando di

far

mani

nelle

figlio di

la resa,

le

mura

minac-

due giovani non otteneva. L'Ar-

impiccare

prigionieri, se ciò celli

non credendo

deltà

,

i

possibile tanta cru-

rifiutò di arrendersi,

e tosto le

due innocenti vittime penzolarono dal patibolo. L' infelicissima madre e la loro cognata, che dalla finestra videro

r orrenda

scena

colle loro

smanie

,

accrebbero talmente la

costernazione del

9^ j)rincipc, ch'egli stito

,

uscì

e

Brescia

s''

Di Parma

tratto.

fu tolta al

Como

per sorpresa.

Malatesta

egli

,

Cre-

per con-

arresero

picse possesso

ispontanea dedizione,

j>er

trave-

città

ritornò in po-

Bergamo

tere del Visconti.

mona

di

così Piacenza

e

senza spen-

dere ne danaro, ne sangue. Così fu di Asti nel Piemonte, che cedette ad una

sua semplice intimazione] così di Faenza

d'Imola

^

La

gna. dori

j

e

il

che

che non

un formale perbo

di Forlì

e

città

rese se

si

assedio,

fu

Roma-

nella

costò

gli

più su-

non dopo

Genova. Su-

Carmagnola per questa im-

presa, e per aver

anni ricuperato

al

in

meno

di dodici

duca Filippo forse

gli

non dubitava di acquistarben presto non solo tutto lo Stato

di

Gio.

venti città,

Galeazzo

estendere maggiormente

do

l'invidia e

giani

ruppero

la i

padre,

suo i

confini,

ma

di

quan-

malignità de' cortisuoi

disegni.

Quali

fossero le scerete trame tese contro di lui

non giova

gli

venne un ordine dal suo signore

cercare. Basta bene, che

93

immediatamente

di lasciare

assumer

delle armate, e di

Genova.

di

egli fremè;

governo

il

colpo inaspettato,

tal

xV

comando

il

conobbe

di

essere calun-

niato; cercò di farsi ascoltare dal prin-

cipe jjer lettera

ma

j

o fu-

lettere

le

rono intercette o giunsero mal gradite,

non

e

n'

ognora più, nova, e

mai

ebbe

soggiorno dei

al

Abbiategrasso

in

Irritato

Ge-

egli lasciò finalmente

recò

si

risposta.

per

ma

questa

sue

voci giungessero

Duca

avere udienza

;

venne replicatamente negala, onde non potendo altro, si die a gridare altamente, sperando che le gli

all'

orecchio

Filippo^ e dichiarò traditori i

suoi

breve

ministri, il

Duea

e

e

protestò,

di

ribaldi

che

sarebbesi pentito di

in

non

averlo ascoltato. Detto ciò^ per prevenire s'

i

pericoli,

involò

Visconte, fisca de'

per il

spronò

sempre

il

dalle

cavallo, e terre

quale tosto ordinò

la

del

con-

suoi beni, e la prigionia della

sua famiglia.

Non parendo trovare miiiliore

Carmagnola poter rifu£jio che in Yeae-

al

,

9i zia

ove

,

gli

animi

erano

osaceiLati

contro Filippo per l'oppressione in che teneva gli sventurati Fiorentini, (juivi si

ritirò.

11

Doge Francesco

Foscari,

nemico acerrimo

de' tiranni, e portato

per natura

ardite imprese

non

tril)u\

alle

più

che

le

pacifiche di

basciatori delle

illu-

ad ascoltare

Senato

il



Generale avrebbe

voci bellicose

le

un

sperò che

stre e intraprendente

potuto indurre

buo-

largii avere

pv>co a

n' accoglienza, e

con-

,

de"*

Fiorentini

Am-

Gli

Filippo.

due potenze

si

trova-

e vano al tempo stesso in Venezia ciascuno secondo le varie loro mire incalzava i maneggi. ,

,

Il

Carmagnola

risiedeva d'ordinario

a Treviso, ne veniva a Venezia se non

che ricercato per consiglio, il che veramente era assai spesso. Ora, in Trevigi stando,

avvenne che un certo Gio-

vanni Liprando

fuoruscito Milanese

fece proporre al

Duca V

Carmagnola cesso

il

,

purché

gli

venisse

j

ma

nel

con-

Duca ne punto di man-

ritorno alla patria.

fu contento

,

uccisione del

Il

9^ darla ad effetto, la trama fu scoperta, il

reo decapitato, ed

il

allora sentì infiammarsi spirito di vendetta.

Carmagnola da ognora più di

Onde

introdotto in

collegio esagerò la perfidia di Filippo,

vantò di conoscere

si

più secreti

tutti

;

i

che

assicurò

suoi piani debellati

i

Fiorentini, avrebbe rivolte le armi contro la

Repubblica, dimostrò quali

sero le sue forze, quali i

comandanti, quale

rio;

i

fos-

soldati, quali

lo stato dell'era-

ed infine tutto dipinse sfavorevo-

som-

lissimo al Duca, promettendo poi

mi vantaggi

Veneziani qualora vo-

ai

lessero determinarsi alla guerra, ed af-

fidarne a lui le forze. Sì belle speranze

avvalorate

,

dalle

insinuazioni del belligero Doge, fecero

che, portato

al

Senato quest'affare, fu

decisa la guerra. Divulgatasi l'alleanza tra

Venezia

e

Fiorenza, tutti gli

principi d' Italia ricercarono essi

pure compresi

,

e

'1

timazione di guerra fu

altri

d' esservi

furono. L' infatta,

ed

il

nato nel prej^ararsi potentemente sostenerla

,

si

Se-

per

riportò in tutto al con-

96

Carmagnola

del

sigilo

suo generale

coli'

cui scelse a

,

assegno di mille du-

cati d' oro al mese.

Non

tutti

però

i

Senatori erano tranquilli su questa scel-

più cauli avevano ribrezzo ad ai-

I

ta.

fortuna

lldar la propria

un uomo

d'

mano ad

in

natura

inquieta

,

troppo

bene istrutto nelle scerete pratiche che



gnar

l'arrni

cipe.

Ma

su

il

spuntarono

Carmagnola

i5 fcbbrajo 1^26 con grandissima

pa ricevette e prestò

il

e

contro al naturai suo prin-

gli arrischiati la

prudenti, ed

i

,

impu-

per

ardente mostravasi

lo

stendardo di

S.

il



pom-

Marco,

soleimc giuramento di

fe-

deltà.

giorno 18 marzo delFanno mede-

Il

simo,

il

Carmagnola con

tori Veneti; che,

seguivano (juali

il

com'era

generale in

dipender doveva,

si

i

il

Proveddiconsueto,

campo

e dai

parlirono da

Venezia, e andarono a raggiungere

il

corpo dell'armata di dodicimila uomini,

ch'era nel Trevisano.

Ben

tosto

fu esso in marcia alla volta di Brescia. Il

conte Francesco^ che avea non pò-

07 _

_

chi amici nella

Lombardia,

ricorse alle

sue solite armi della seduzione per impadronirsi di quelle città* ed in par-

mentre potè introdurvi

gli riuscì;

te

tempo ottocento uomini per una

notte

porta, ed occuparne

suo tulio

far

j)er

Rocca, non

la

il

un

men

vollero

ci

e

,

massime di quat-

mesi di stento, ed in oltre

tro

Ma

quartiere.

resto

l'ojiera

ingegnosa del generale fiorenlipo Ni-

da Tolentino

cola egli, si

e

non già

il

,

il

quale inventò

Carmagnola

disse per fargli onore, la

,

come

doppia

li-

nea di circonvallazione e di contravallazione, ed apprestò tal ridotto agli as-

sedianti

resa.

poterono

assiduamente

finalmente

sforzarla alla

che

,

stringerla

,

e

Questa perdita, ed

il

guasto sof-

ferto nelle sue terre, persuasero Filip-

po ad

interporre

Martino

\

l'

autoi

di

ita

ma

pace. Essa gli fu accordata;

mediante

Papa

per chiedere agli alleati la

la

restituzione

però

ai Fioic?)lini

di

quanto era

la

guerra, e la cessione di Brescia col

VgL V.

stato loro preso

7

durante

98

suo contado, e di

ancora

altre piazze

Veneziani,

ai

Ritornato

il

Carmagnola

a Venezia,

Repubblica non tardò a rimunerarlo

la

largamente del prestati

mise

al Patriziato

gli fece

ti;

assegnò

la

Ma

Lo am-

discenden-

co' suoi

dono

un palazzo;

di

gli

Castel-nuovo nel

terra di

con buona rendita

Veronese giunta

il

servigi.

,

e per

regalò di mille ducati d'oro.

il

pace durò poco per

la

fede del

Visconti,

segnata

più

maggiori

per

il

quale

1'

fermare

tlisgrazie,

la

mala

avea forse

il

corso a

brama

che per

di

conservarla, o forse anclie con lusinga di riavere

il

suo Generale, che sapeva

essere più irritato contro stri,

che contro di lui

;

i

suoi mini-

quindi negò

la

pattuita consegna delle piazze a chi^ in

nome

de'

Veneziani

j

era

andato a

ri-

ceverle.

Di nuovo adunque fu allestito un ben più potente di prima

esercito, e

,

poiché ascendeva a 36ooo uommi, tre

un gran numero

scorrere

il

di

Pò, Confermato

navigli il

ol-

da

Carma-

,

gnola nel comando, portò

Mantovano

pa sul sotto

la

mentre

,

99 sua trupla

flotta

ordini di Stefano Contarmi

gli

ascendeva pel

Contro essa ne

fiume.

aveva equipaggiata un' altra più poderosa

Visconti, e la fece tosto da Pa-

il

via discendere sino a Casal Maggiore,

comandata da

fortezza de' Veneziani,

un nobile

truppe del Duca za.

Il

Qui sbarcarono

Pisani. ,

e strinsero la

Pisani sprovveduto di forze,

corse al Contarini

ri^

non ottenne che

e

,

le

piaz-

deboli ajuti. Si rivolse al Carmagnola, e

non n'ebbe nessuno; sicché dopo

tre

settimane di resistenza, dovette ce-

dere.

Intanto V armata

avanzata nel Bresciano. la

condusse sotto

il

lengo, e ignaro eh'

di terra erasi Il

Carmagnola

castello di

ivi

Guta-

presso fosse im-

un buon corpo di nemici tenne il suo campo con tal trascuraggine, che il nemico gli piombò adboscato

dosso improvvisamente, uccise più di

looo

soldati, e costrinse

il

resto a pre-

I

cipitosa

fuga.

Increbbe fortemente al

Senato tanta sciagura avvenuta ad un

lOO

tempi

non

più

de'

esercito

fioriti

vedesse

si

che

in Italia

sospettare

volle

,

que'

a'

pure esso

:

malizia

Ge-

del

nerale, ed attribuì tutta la colpa al solito

destino delle guerre; anzi gli ani-

mi

si

acchetarono afFatto, quando

seppe che

menda

del fallo, avea riuniti con mi-

prontezza gli

rabile lo

cito,

clute,

si

Francesco in am-

conte

il

avea

avanzi dell' eser-

rinforzato

ed erasi posto in

nuove

di

re-

istato d'uscire

campagna; e per istornare le forze da Brescia era andato a minacciar Cremona. Quivi nacque un combattimento feroce con danno reciproco; ma la vittoria si decise poco

in

di Filippo

appresso

che

,

a favor dei nostri

,

sulla via

conduce a Maclodio. Grande

ivi

fu la strage de' ^Milanesi, e più di ot-

tomille caddero prigionieri, lo stesso generale Carlo

qual che

si

tra

quali

Mala testa.

fosse la ragione,

il

Ma

Carma-

gnola non volle approfittarsi della vittoria. Invece di dirip^ere i suoi attacchi coulro qunlche piazza importante,

oppur contro

la

stessa

Milano, egli

,

IO!

perdette

tcìnpo sacclioggiaRclo

il

Sou-

con assoluto dissenso

cino, j>oa basla;

doi Provveditori Veneziani: pose hi

bertà tutt'

dita di Filippo cavalli,

armi

e

,

non

di prima.

milizie

armata

la stessa

Però questi essendo tuttavia danari,

di

e

scoraggiate

ricuperare

ridusse die a

si

munizioni, poiclic rieb-

be a sua disposizione esausto

li-

prigionieri- e così la per-

i

perduto;

il

vedendo

conobbe

,

sue

le

difficile

laonde deposto

r orgoglio cominciò a piegare alla pace, e nuovamente interpose la mediazione del Pontefice.

un Congresso

furono

finalmente

si

gamo

aperto in

di Ferrara, ove

ed acerbe i8 aprile

Fu

le

fatti

lunghe

ma

opposizioni;

concluse un Trattato

1428, per cui Brescia

,

li

Ber-

una parte del Cremonese accrebbero il dominio terrestre della ,

ed

Piepubblica.

In

quanto

v'ebbe un articolo,

clie

al

Generale

imponeva

Duca

la restituzione a lui della

e de'

figli.

sendo

tutti

Circa

ai

beni

si

al

moglie

tacque, es-

doni di Filippo.

Nel maggio susseguente,

il

Canna-

102

gnola giunse a Venezia con molti de'

Grandi onori

suoi capitani. partì

Fu

Governo.

il

gli

solenne

ingresso nella Basilica di san

dove in mezzo ad rimise nelle

mani

infinito

comil

suo

Marco

,

concorso

Doffe Io Sten-

del

dardo della Repubblica, che venne poi collocato

tra

nuovi

i

protervo

sul

trofei riportati

nemico.

Susseguito

a

una gran jirocessione; indi si permise non solo a Venezia, ma a questo

tutte le città dello Stato, di festeggia-

re

con tutta la magnifiCarmagnola poi vennero

utile pace,



cenza.

Al

accresciuti gli stipendj: fatto l'assegno

nuove rendite

di

territoriali:

moglie, già venuta seco zia

ed a sua

lui in

Vene-

furono presentati panni d' oro e

,

di seta d' oro,

Non

pel

ed

valsente

altri ricchi

di

2000 ducati

doni.

era ancora bene consolidata la

che ricominciarono a j^ullulare semi di nova guerra. Rodeasi Filippo delle perdite fatte, e colle frodi, armi

pace

,

i

sue

predilette

neir antica

,

tentava

potenza.

di

rimettersi

Fra l'altre, fu

,

io3

troppo aperta quella di avere suscitato

una congiura per introdurre le sue truppe in un castello del Bresciano. capo ne fu arrestato,

Il

sua con-

e la

non ne lasciò più alcun dubbio. Eccoci dunque al principio del i43f,

fessione

per la terza volta in armi. Il

Carmagnola cominciò

le

ostilità

colla presa di Trevi e di Caravaggio,

mirava a quella di Soncino per

e già

via di astuzie

,

ma

questa

gannatore fu ingannato

;

volta

in-

l'

poiché men-

marciava per occuparla, venne oppresso da un tal numero di nemici

tre

che

sue milizie

le

sperse

5

inseguite

,

furono ed

rotte

egli

,

di-

stesso

co-

Rimaneva però intatta la flotta del Pò composta di 80 e più legni, comandata da Niccolò Trevisan. Tosto che Carmagnola potè riaversi del sofferto danno e reclutar nuove truppe mostrò di vostretto

a

precipitosa

fuga.

,

,

lerla sostenere.

presso

pure

Essa essendo avanzata

Cremona

trasferì

andò^ che

i

il

,

non

lontano

suo campo

gcucrali

del

,



egli

molto

Duca,

fin-

,

io4

gcntlo

(li

volcilo aUaccarc

per

fecero Jiscendere per ac([ua

terra

lor

,

ga-

minori in numero noi Ve-

leoni, certo

neziani;

i

ma

pii^i

potenti; perche pieni

del fior della milizia di terra, clie col

favore della notte vi

eia

si

im-

fatta

non s'accorse delnon quando le fu

Larcare. Il Trcvisan la forza

nemica

se

Spedì

quasi a fronte.

messi

tosto

al

Carmagnola per informarlo

dei vicino

ad

accostarsi

per

pericolo, rive del



,

eccitarlo

e così porsi in istato

dargli pronti soccorsi

spose

.

;

ma

che potendo egli

quegli

di ri-

venir

stesso

non dovea compromettere il suo esercito colFindebolirlo. Di qua venne, che i nostri non avendo che attaccato

,

marina] e soldati armati alla leggera

mal poterono sostenere uomini armati Combatterono nondimeno, fecero sforzi di valore, tinsero dalla testa ai piedi.

a varie miglia Tacqua del

sangue

ma

dovettero alla

dersi, eccetto



,

e

pochi

il



comandante

altri

con

lui.

del nemico fu compiuta

:

del loro

fine ,

La più

arren-

die fugvittoria ^di

tre-

io5

mila dei nostri furono uccisi

immenso

tino

somma buona

sciccntomila

di

sorte,

approfittarono tutto cie

,

si

a scaramuccie.

.

Poco dopo

e

,

ad inconcludenti mar-

restrinse

a guasti

Duca non

vantaggi

loro

dei

la

Per

ducati.

generali del

i

Lot-

il

;

danno superò

il

:

che

successe,

il

Capi-

tano di un distaccam.ento Veneto, veg-

gendo mal guardato da una parte il muro, della città di Cremona, concepì r ardito pensiero di far notte tempo una sorpresa, e senz' altra considciazione lo scalò le

trincerò ad sto

,

gettò

nel

e seguito dai

fosso

suoi

una porta, spedendone

r avviso

miglia

Si

eseguì.

mura

al

lontano.

Generale

eh' era

Fu

vana

però

,

si

totre

ogni

ambasciata, ogni preghiera d'ajuto;

il

Carmagnola non si mosse; quindi dopo due giorni di aspettazione, il distaccamento dovette abbandonare il posto e rinunziare alla bella speranza di conquistar

Cremona

lo

scopo di tutte

la

campagna.

le

,

che pur

era

operazioni di quel-

io6

mostrò

il

appresso

no

ed

freddo

Così

,

Carmagnola quando

,

a respingere gli

si

poco

Gu ver-

venne chiamato dal

del Pacon forze im-

attacchi

triarca di Aquilcja, che

petrate dall' Imperatore

,

Friuli

il

valorosamente operò, che

a

dato

erasi

saccheggiare crudelmente sì

non

indolente

;

e

in Lreve

sgombra da nemico battuto e

provincia rimase

quella

infestazioni

,

ed

il

fugato.

Ma

ricomparve

la

allorché, ritornato

reso

qua

attaccare

lasciò

sempre

passati successi,

se

Cremonese si là dal nemico ,



sul

e la Torricella ,

dai

quale acquistò due

il

posti

vare opposizione

magnola

e

intraprendente

jiiù

importantissimi

Bordclano

primiera lentezza,

nel

e senza

come

,

senza tro-

,

che

il

Car-

ne sconcertasse punto. Que-

sti

suoi ultimi

il

Senato

a

portamenti costrinsero

vieppiù serie

considera-

zioni,

perchè vedeva apertamente

vorita

la

parte del

nemico

fa-

e tradita

la sua.

In questo Olezzo, r imperatore Sigi-

;:

I

;

,

107

sraondo giunto di passaggio a Milano, s'invogliò di farsi mediatore d'una sta-

A

bile pace.

cenza

i

mandò

i

suoi.

a

pretesto

le

a Pia-

La Repubblica

Durante

venne Carmagnola voler conferire con

Venezia di

lui sugli articoli

tutte

spedire

a

loro deputati.

chiamato sotto

invitò

fine

tal

potenze belìigeranti

i

trattati,

il

da proporre

con-

al

gresso. L'accoglimento fattogli per via

V incon-

dai pubblici rappresentanti, e

pomposo eh' egli ebbe al suo arrivo, non gli permisero di sospettare

tro

che macchinavasi contro

nulla di ciò di

lui.

Egli fu condotto tosto nel pubpalazzo,

blico

nelle stanze

Ducali

si

del

Doge

ma

;

entrare

le

stanze

cangiarono per lui nelle con-

tigne carceri corse,

dovesse

quasi

j

del

che gridò,

che

appena

ac-

si

son morto. Yeniie e negando egli

formalmente processato; tutt'

i

fatti

de' quali

posto alla tortura,

era accusato

ogni suo disegno. Per

il

mezzo

alle

piazza di S. Marco.

fu

che non gli

rimase più luogo a salvezza collato in

,

ed allora confessò

,

e fu de-

due colonne

della

io8

L

questo un esatto

compendio intorno

al

quanto

di

di

noi

o

zione de'

semplicissimo

tramandarono

Carmagnola

contemporanei o Veneziani

e ci

gli storici a lui

poco lontani, sien

sieno.

fatti tutti

Nella

narra-

s'accordano; ed al

mocomunque dominati

loro unico Tonte attinsero anche

derni

da

_,

quali

i

passioni

contrarie

Ciò

travisarli.

che

,

i

non poterono

,

che a taluno sembra

in.

dissentissero

gli

veneti

scrittori

dagli straniejij è la causa della deca-

pitazione di quel celebre capitano. Met-

tono

i

nostri fuor di

dubbio

che

,

il

governo abbia emanata giusta sentenza contro di lui^ perchè fondata su prove incontrastabili del suo tradimento. gli

non trovo che

estranei

milanese scordi

che

,

da

noi

in

modo

dicendo,

Corio

il

assoluto

che

di-

Vene-

i

ziani tolseio al loro condottiere

sente di più di 3oo,ooo ducati,

Tra

il

/

val-

quali

furono, forse, pia die (jiLalunque alfra ragione, la causa della sua morte. Gli

altri

che

si

riducono a due, ten-

gono un modo più

cauto, e

non fauno

I09

che

riferire

centra

si

le

varie voci

sparsero

in

sione della sentenza.

sig.

Manzoni

>>

,

stesso

Veneziani

loro

contro

non

" col Duca. Altri

mani

« grande

bo-

riportano dal

si

così

esprime

si

( i

,

Carmagnola

il

:

)

faceva lealmente per

guerra, e

la

w vedevano tutto « nelle

occa-

che questo hanno fatto

« perdi' egli "

,

all'

Un Anonimo

lognese, le cui parole

K Dicesi

che prò e

.

Italia

s'intendeva

c'.ie

dicono lo

,

che

come

stato loro posto

del conte, capitano di

si

parendo

loro

di

non

sa-

esercito

,

» esporsi a grave pericolo,

e

pendo con qual miglior modo potessero deporlo, han trovato cagione « di tradimento contro di lui. Dio vo-

y>

n



glia che abbiano fatto bene «. Il Poggio Fiorentino, scrittore tanto elegante quanto imparziale dopo aver

7j

,

narrato

F arresto

,

segue

Assogget-

»

:

?>

tato alle interrogazioni

«

le lettere, e

addotti alcuni

>'

domestici

corre

» convinto 55

giorni

,

di

dopo

voce

tratte fuori

,

il

suo

che

,

tradimento

testi monj

,

arresto

tosse

e

venti

,

fra le

,

I

"

IO

due colonne

della piazza, collo sha-

perchè parlar non

55

diglio in Locca,

"

potesse, fu decapitato

appresso soggiunge "

potendo

;5

neziani,

:

tu ni dicono, che

>5

la

morte

con

che ne fosse cagione

•-'

bia insultante

;'

neti

gran lavoro ingiusta

quanto

Chi

nome

al

d'

crudele

e

solidi

un

essi

dicesi,

riflette alla

cittadini ve-

i

«

su

,

quali

i

veneto fanno

ingegno

sieno

un

per provare

,

la

ma

sua super-

la

verso

fondamenti

soli

mal' affetti

vede:

di sorta,

e odiosa a tutti.

Ecco

poco

non abbia meritato

delitto

»

i

E

che non

,

soffrire i costumi de' Vemancasse loro di fede. Cer-

?•/

,



'--.

Yuolsi

sentenza ,

;

ma

ciascun sei

un dicono, un

vuoisi.

reo, Capi-

figura del

tano reputatissimo per valore, per consiglio

,

per severità militare, e per im-

prese operate ch'egli

si

ammirazione, sciagura la

,

troverà assai naturale

,

fosse acquistato e

che

l'

universale

caduto in grave

bencliè meritata

,

ottenesse

compassione di molti. Chi conside-

rerà

poi la

qualità di

chi

avea sca-

1 ,,

1 1

condanna, non

gliata contro lui la

si

stupirà, che tra parcccliie migliaja d'Italiani, v'avessero alcuni, che in onta

del vero

disseminassero voci

,

voli al reo dici.

queir epoca

in za

e vituperose pe' suoi giu-

,

Governo Veneto

II

a tal

,

era giunto

grado

poten-

di

che parca quasi divenuto l'arbitro

,

Ciò Lasti a

della sorte d' Italia.

suaderci

j

Rado

che dalla potenza

ò

l'invidia,

luli

l'odio.

r esporre

avea

eh' egli

gni

le

favore-

e

de'

per-

malevoli.

scompa-

si

che da questa non pul-

Gli accennati storici, neludite

le

dicerie,

punto non

raflòrzarono col proprio parere; anzi,

guardiamo

se

il

Poggio

,

troveremo

che in più luoghi della sua stoiia pro-

pende a credere ben fondati de'

Veneziani sulla fedeltà

Generale.

Ivi'.niardo

al

i

sospetti

del

loro

licenziamento

dei soldati, egli così dice: w

Non

v'ha

?5

chi dubiti, ch'esso (Filippo) potesse

;'

in



spogliato, se



ritenuti

quel

giorno essere d'ogni

i

il

prigionieri.

« più nobili e

cosa

Carmagnola avesse

calorosi

Infatti

tutt'

i

erano caduti

I

li

mani

Tanto

:5

nelle sue

-•'

multo, tanta

5)

sparsa

"

ch'egli poteva^ senza impedimento



alcuno,

« sotto

.

.

fama

la

di

portar

era

tu-

,

distruzione sino

la

quanto all'asserzione

del

avversar] dei Veneti: tanto è

Bella

gratuita.



In

Corio, essa

non trova aderenti nemmeno ragione e

il

(juesta vittoria

di Milano. «

porte

le

.

la disperazione, e così

tra

gli

fuori di

politica

in

vero sarebbe slata quella di colmar di

doni e di Stato

onori

per privarlo di giti

doni!

mile blica

colui

Io

sia stata

vita, e

col bai'baro

i

lar-

da' suoi

detrattori

li

mettendola così a paro

la

storica

riesce a nulla per

o a torto

accuse

ricuperare

Musulmano. Da

chmdasi. che

stiziato.

false

non so, che taccia simai apposta alla Repub-

nemmeno

più accanili,

ritto

che serviva lo

ed inventar poscia

,

siasi

decidere, il

ciò con-

autorità se

a

qui di-

Carmagnola giu-

Tutto riducesi

a presunzioni,

a congetture, per giudicar delle quali è d'

uopo

che

alle

ricorrere

al

raziocinio

antiche memorie.

più

i'3 Tììianlo io ìyiìc

to di

lelloiiia

iiaiitlo t;li

j

non so

parer possa,

delit-

Ì!i

Carfiiaiiiiola.

il

educazione avnla dati

cadesse

'.litoreli', e-

sul tallo racconto, anpare

olile alla vii

di

r onore

iinproba-

(juaiìto

ciie

ventura

nascita, e alla ,

,

era

un

ninna

di quc' sol-

più

ne' quali

clie

F interesse. Di molto valore non mancava al certo ma era suo uso impiegarlo sol quando suol prevalere

^

vedea andar a voto

le astuzie,

i

rigiri.

Profugo dalla Lombardia, cercò nuovo signore per la speranza di

vendicarsi

zione e l'interesse

non

se r equità

pratica in tutto

mai

si il

il

facean prode:

conosce rigore

ma

non si quanto è

e

,

la sdrucciolare

facile

'

L' ambi-

dei torti ricevuti dal jirimo.

in

funesti

ben volentieri accordo, che di tal tempra non j)otessero andar a sangue i costumi aueccessi! lo

ad un

uomo

steri e leali de'

Veneziani

e quel do-

,

come

alcuni

asseriscono; anzi da tatto ciò

trai^go

ver da

il

essi

motivo

FgL r,

])cr '

dipendere

cui;

,

dopo

la

prima guerS



,

ra si

raffreddasse

si

,

suo zelo per es-

il

continuasse a servirli solo per co-

,

glierne

bcneficii

i

e

,

secretamente odiarli e

do

in grazia del

doppio si

lunga

Duca,

e fraudolento

afìaccva.

Ben

lia

di

cui carattere

Senato

dal

della

buona

fede

A

que'

necessità.

non mancavano

certo anche in Ita-

famosissimi capitani, che

un

tornan-

meglio col suo

avuta

figlia

piuttosto che della dì

il

col

finisse

è a sorprendersi della

tolleranza

clie certo fu

la

tradirli,

rcgaì trattajnento

e sapea assegnar la

,

all'esca

quale jiotea

RepuLblira

si

,

sa-

rebbero venduti volentieri a lei colle loro schiere. Tuttavolta ella non s'indusse a cangiar condottiero

non

se

,

quando conobbe in {allibile il suo dimento. Eppure quant'indizj non va

egli dati sin

da bel principio

Fu

maliziosa condotta!

vata di

abbastanza la sua

dar

soccorso

Trlaesiorc?

Fu

un

una comprod'

impossibilità

Pisani

in

Casal

scusabile abbastanza la

sua imprevidenza ciò fu

al

forse

tra-

ave-

a

Gotolengo

?

Ma

nulla in ccMifrcnlo al iicen-

ii5

ziamento de' prigionieri

dopo

.

Ja

pro-

spera giornata di Maclodio^ ed al suo

quando

lento procedere

valo a coi^liere I

i

tutto delia

frutti

invitavittoria.

veri sospetti erano allora cominciati;

pur

presso alla

pace

la gloriosa si

ottenne

,



poco

che

,

sì_,

che

ap-

Senato

il

rinnovazione della guerra gli

confermasse

il

comando.

Come

ri-

corri-

spose egli a tanta llducia? Senza porre in

conto l'error che comm.ise a Soncino

con



gran danno delF esercito

lasciò perire sotto

a'

suoi

,

occhi

Ì3eliissima fiotta e tanti valorosi

battenti^ per aver ricusato di rerli.

egli

una com-

soccor-

Queir ammiraglio non compu-

tandosi reo

,

erasi

recato

con que' miseri avanzi

,

ciie

a

Venezia avea

po-

nondimeno fu egli severamente punito, ed il Carmagnola non ebbe che una lieve riprensione. Ma avesse questi almeno fatto avanzare una parte dell'artiglieria sulle sponde tuto salvare j

del iiume, e di questo

non

;

cannonalo ed è

ciò

il

Mincio! -Nulla

comprovato

essere stalo iettato a fondo

dal

nem-

ii6

Qus-

incn uno de' jiastimenti nemici.

uso

l'

f'cc'c.f{li

suo

dfcl

teva,

esercito

fiorito

presa Cremoiia

tutta

in

come dicemmo^

sostenuto

il

t

iScmineu

acquistar

ciie

,

cajspafraa

la

sol cifegii avesse

distaccamento che

entrato. lutine queslo gran

di

Monza

.

j

castello

il

per la sola iorza

suo

del

comando

il

era

vi

capitano

che semplice soldato sotto genioj avea preso

iu

po-

si

e supe-

rata 0£>DÌ diiììcoltà a favor del \'isconti,

nel combattere

contro

di

era

lai

divenuto pusillanime e in esoluto; ve-

dea imboscate

e

nemici dove non era-

no ; e con tutto questo gannare con finti aitaceli

in-

lasciossi

ver

ben

tre

volte dal nemico.

Ma

qui insorgono

i

apologisti, e dicono,

suo

moderni:

se

clie

Car-

il

magnola avea commesso qualche rore

,

la

debolezza

umana

scusarli; che nella f^aerra

bastava è

la

quella che bene spesso decide sito. e i

che gran torto

er-

a

sorte dell' e-

quindi ebbero

Veneziani a considerare

sci quali tratti di perfi.dia.

i

suoi rove-

L' improv-

viso

congedo

dato

tempi, che

prigionieri

ai

si

addurre F uso di que'

coli

giustifica

vincitori

i

berta ai vinti.

i\ia

se

dessero la

un

li-

uso era

tal

non non vien mai

costante, perchè in tante occasioni fu

osservato

fatto

cenno, che

Ivepubblica i

Perchè

.'

al

poi^ero e fecero

zione?

Campo

finalmente

dell'

op-

si

Car-

liJjera-

cjH

storici

Pigna ed condannano benché

lo

,

come

alla

Perchè

col

quella sconsigliata

di

Perchè

Poggio

?

tanto

lagni

tanti

nostri e forestieri, il

Duca rendesse

prigionieri suoi

i

provveditori

magnola

il

il

.

usanza predetta mostrino

di

nou

essere ignari? Quest'ultimo, cercando

di giustificarlo

,

disse,

credea

eh' egli

Carmagnola, per corri' eh è passione delV infelice Filippo quanto dire, per favorir il nemico, aver ciò fatto

il

:

lovinando

la

causa

d'/ su-j;.



ulteriori osservazioni; che

francese chiamò

quel

fatto

prudente generosità,- che

poco amico

e"U

il

Taccio auturc

una

ira-

^ erri

.



de Veneziani, riconobbe

stesso nella sua Storia di }ìih'[io,

ii8

che dopo la vittoria insigne sopra l'armata ducale, Cremona, Crema e Lodi sarebbero siate nostre, se il Carma-

gnuola

il

voleva- e solo

mi

restringo

non

a riflettere, che l'accenuata usanza

poteva essere inalterabile, come

Manzoni

gnor

nella

sua

tragedia

per

mostra di supporre

,

,

appunto

ragione addotta da Redusio da

la

Quero nel passo da lui citalo. E mai credibile, che per contentare i dati,

a"

egli sol-

quali spiaceva la breve durata

delie guerre,

i

potentati volessero ren-

derle eterne^ restituendo le all'

e

ad essa pre-

nelle sue JNotizie Storiche

messe

si-

il

avversario',

sue

forze

onde potesse rinnovare

come fa un giuocator di scacchi che, dopo aver vailo ^ rende

le

le

ottese

,

pedine all'altro per ricominciar

partita

?

Il sig.

Manzoni cambia

sanza in legge, e biasima

i

1'

la

u-

Veneziani,

che si lagnassero del Carmagnola perche pigliando al soldo un condottierc , dovevano aspettarsi di' egli farebbe la guerra secondo le leggi del,

la

guerra comunemente seguite.

Indi

1^9

per diminuire 4a colpa asserisce

4oo

prigionieri disciolti furono

i

che

,

quando avea detto da prima

soli,

nella

e

,

tragedia stessa confermato, cUe la

berazione fu di

indietro soli 4^0,

il

per fare dispetto

ai

è

quello

flotta

stesso

,

Provvcilitori.

Ma

berò anche quelli.

sig.

il

che parlando

Veneta sul Pò

della

distrutta, osò di-

tristo

«

cisori

>->

dargli taccia di essersi

di

lui

" gannare da

,

sembrano

piuttosto

uno stratagemma

sto trovarlo innocente

disappassionati

,

,

in-

lasciato j'.

solo che vorrebbe anche in

il

il

assunto di giustificare gli uc-

5'

tri

li-

Manzoni

« Gli storici, che hanno preso

re:

e

li-

rimanendo Carmagnola, quasi e che

tutti,

poiché

Egli que-

gli al-

ben esaminata

la

cosa, altramente la pensano. Il Signor

Darù flotta

sava

scrive

,

che della sciagura

della

Veneta la voce pubblica accuCarmagnola e che ciò non

il

,

era senza ragione.



Un

altro autor

francese de' nostri giorni dice:

Fu

egli

cagione della disfatta della Jlotta VeuQta- Cosi

pur dice

il

Poggio,

e cento

di

Simllincrilc tulli lo acciisatio

altri.

Cremona

non aver

acquistalo

cV era in

procinto di

farlo.

quaii-

.

signor

Il

non trova errore e egli molto men Iradiìnenlo. Ordùiò

Manzoni

in ciò

,

,

tlicC;

spedizione

iijia

y

e

non

credette

a proposito di sostejierla col grosso dell' esercito , perchè s' accorse che il popolo jacea resistenza. Prima di y

tutto è a sapersi

egli

s'

1"

abbia

nala, o non sia piuttosto stata

ordi-

spon-

tanea bravura di certo Cavalcabò, che, visto

il

buon punto, non poi

derlo. Possibile

,

per-

volle

che

il

gnola s'imaginasse^ che tutta

Carmala

guar-

nigione fosse morta, e che dopo avere

un muro

scalato

nuli' altro occorresse

Ma

per prendere

la

nobbe, che

era opposizione, fu bella

lealtà

il

nemico ? gne Se :

e'

lasciar



Veneziani.,

no

j

al

campo

opprimere

Qui V



la

città ?

spedizione fu

non fa il

suoi

i

apologista

co-

dal

soggiu-

inutile

ai

loro di alcun dan-

essendo ritornato

tata. Io

poiché

sano e salvo

drappello che Vavea ten-

non vonci

.

che in

modo

si

121

assoluto parlasse

perche

,

dice esser ritirato

ca perdita, v' è anche gli alui

Poggio

il

gran danno

Ma

rimase Inteclic

pc' nostri fu

presa la città,

chi

v" e

dice, e fra

clii

che,

,

raineiite trucidato.

se

drappello con po-

il

il

che

sia,

il

non aver

quando potevasij

qui

e

sta la perdita.

Siamo giunti

passo in cui del

al

procedere del Senato der

La

conto.

cemmo

sua tolleranza

Non

fu esimia.

,

conviene ren-

ci

il

,

di-

credasi però

che assonnasse. Fino dal 1427, cominciò a concepire de' dubbii sulla fedeltà del del

tempo

Carmagnola, le

tiplicarono. Tuttavia sicure, stettc,

e col progresso

ragioni de' dubbii

per ben

mol-

anni

sopra-

e cercò invece di vincer

l'uomo

Ma

giunse

quattro

co' benefìcii e colla dolcezza. il

si

non avendo prove

momento

in

cui

dubbii in certezza.

cangiarono

si

Non

si

i

volle però

precipitare le deliberazioni. Otto mesi

prima

della sua

stesso era in ditori

al

condanna, quando egli

Venezia,

li

due Provve-

campo svelarono

alcun' ini-

,

132

portanti secreti agli Avvogadori di Co-

mune, Magistrato, ch'era vindice

e

1

hei{k. Dagli

cosa

sessioni

nero, e l'ultima più decisiva dal

tratta

In essa

iiuontc.

sino

vespero

all'

il

li-

Avvogadori Tu portata

Senato. Varie

al

noi

tra

delia patria

difensore

la

ten-

si

fu pro-

alba

se-

preso esser ucccs-

fu

sario assicurarsi di lui. processarlo, e se convinta fosse

st^era-

fellonia,

di

mente punirlo. Gravi

raiiioni di Stato, e le scorre-

non permisero per zione a tutt'

al i

decreto

Senatori

dar esecu-

frattanto

s'

intimò

più profondo

il

diede in

blicano

allora

esempio

creto. Mirabile

1'

e

,

Friuli

vicino

nel

rie desìi Uuiìlieri

tale

di zelo

se-

repub-

incontro quel-

augusto consesso. Avveonachè com-

posto di oltre duecento individui,

tra'

quali alcuni famigliari del Carmagnola,

ed

altri di

essere

fortuna

tentati

tezza di

a



strema da poter

prevenirlo

colla

gran ricompensa, ninno

cervi fu,

che ne lui presente in sul principio

,

nò poscia che partì nel corso degli ac7

17.1

cennati otto mesi,

aprisse bocca.

>•>

I

» principi assolali, dico a questo pro-

non saprebbero p. Sai[)i una niedcsima fede in soli w quattro ministri benché cccessivaSe tale secremente Ijoncjficali. » posilo

il

,

» trovar

,

<<

»»

tezza per l'uiia parte

per

l'altra è

stato

grande

merita ciicomii,

non

itidizicj

essere

pur uno fra' Senatori, die della Carmagnola non fosse inti-

reità del

mamente

convinto.

Successe finalmente

Piacenza, durante le

Fu

armi.

il

Congresso di

il

quale

allora che

il

Ma come

venne chiamato a Venezia. senza ciò

ricorrere

alT artificio

potuto ottenere,

sta di

un

s'

])osaron

si

Carmagnola sarcbbesi

egli era alla te-

pronto

esercito mercenario, e

a cangiar bandiera, secondo che

al

suo

Generale fosse piaciuto? Nelle cose di Stato, non

già ai mezzi,

ma

fine

al

suolsi badare. Imprigionato che fu, ap-

poggiò

il

siglio de'

e coi

tre

gervi iu

Senato

X

il

grave affare

cogl' Inquisitori

Avvogadori. Volle oltre venti fra

i

al

Con-

dì Stato

aggiun-

Senatori

di

,

7

24

più Specchiata probità. Dinanzi a que-

comparve

il

Carma^mola.

interrogato; gli

si

presentarono

sto Tribunale

Venne sue

lo

stinionii tra' v'

i

te-

che deponevano contro di

lui,

quali

erano

onore lui.

oltre

,

distinti

ufllciali

uomini

,

avevano

asserivano

quali

domestici

semplici

che militato

,

i

indi

intercettate;

lettere

fatti

di

sotto di

compro-

vanti la di lui fellonìa: pure egli pernel

sistette

reato saria

ma

;

una

i

non

confessare

voler

Giudici credettero necesconfessione per vie me-

tal

glio giustificare la sentenza: ed

nato

in

V avea ordinata.

oltre

corse

duiicpie

valse

a

mezzo

alla

in vero,

tortura,

che

fa

Seri-

questa

e

bocca.

Crudel

Tanima

rabbri-

di

trargliela

il

Si

non

vidire all'idea di tormenti inflitti, agli

scellerati

soltanto

ai

cui colpe

le

,

parricidi,

della patria,

pur anco, litti,

ai

traditori

ma

a quelli

non sono de-

e persino agrinnocenti.

barbai

mente

le

di

vorrebbe

però

non

Venezia far

il

,

era

Una

propria

come da taluno

credere;

essa

era

tal

solasi

allora

,

I2> praticata da tulle le nazioni, anche le

più incivilite

e l'Elvezia

virtuose:

e

trentanni

nazione libera,

stessa,

fa

era ancor lorda di cruest icftiominia li

che è da notare per togliere a Ve-

nezia l'esclusiva odiosità di quella cru-

Che

dele usanza.

qualche

di

se

vuoisi pur accusare

i

Veneziani,

cusino di averla ordinata in in cui i

fatti

meno conveniva deposizioni

e le

Carmagnola.

la reità del

,

cosa si

un

ac-

caso,

giacche tutti

comprovavano E qui mi pare

un gran rumore, e già Y orecchio la dimanda

di sentir levarsi

sento ferirmi dii vide

le

deposizioni?

lettele? chi lesse

potrei

rità io

manda

,

il

chi

vide

le

processo? Per ve-

opporre dimanda a di-

e chiedere chi ci assicura

quattro secoli

fa

non

che

sieno stati ve-

duti da molti questi documenti, e che

conosciuto non

contenuto lispondei^

? ,

siasi

da

tutti

Mi contenterò che

il

loro

tuttavia di

mal informato

delie

cose Venete è chi suppone^ essere stato

uso il

de' nostii

moado dcUe

Tribunali

il

far s;iudice

sue sentenze. Pure, eia

1^6

che

durante

non era

Repul>blica

la

concesso di vedere se non che a que'

commesso

era

di scrivere la storia patria, poscia

per

fidati cittadini a' quali

cangiate vicende non fu

ie

diJiicile.

E

di

su

mia narrazione,

i

le

processo,

le

scorsi

in adesso

gli

atti

intercettate,

lettere

deposizioni, gli esami 5

Ed

questa

scrissi

e finalmente la sentenza

magnola.

ri-

lede io

quali attestano e giu-

rano di aver veduti e dei

cui

la

tempo

da qualche

già

esistono ancora

fatti,

>.i>ettabiti so£?ffetti,

più tanto

i

testimonii,

contro il

il

Car-

dotto e di-

ligentissimo sìg. Antonio Quadri nella

suo Compendia

seconda edizione del

Veneta

della Storia

gistri tutto si

assicura

di aver

conosciuto dai pubblici

egli stesso

e

,

corso di

il



grave

aflare,

diffonde alquanto estesamente sulle

circostanze

di

questo argomento.

Governo,

i

cui

numi

clemenza

e

la giustizia,

di

re-

ollendeili

avea

Un

tutelari erano la

che per tema

indugiato

quattro

anni a decidersi, che tante cautele avea fatto precedere,

non può

senz'altro aver

,,

127

pmaiiata uriMnicpia sentenza. Sia pure,

che un certo orgoglio tere

;

del volgo

rie

i

primi

capitani

secolo

del

certo poteva piacergli l'andare tro

non potrà

sione, la quale di lieve

nezia

peso.

pel

avendo atteso che si

più

di

alle

di

rifles-

certo essere

La Repubblica

corso



incon-

Aggiungasi un'altra

tutta Italia.

;

almeno

disapprovazione

alla

che

,

nome d'uno

trattavasi della vita e del fra

alle dice-

però sapeva

egli

;

del po-

figlio

,

renclesselo indifferente

di

secoli

cose

di

Ve-

non mare ,

trovò affatto sprovvista di ogni cosa

necessaria alla milizia terrestre, alloT-

chè polo

si

risolse di attendervi.

per obbedire

comandare erano tate

imprese

ne

,

atti

a-

i

Ne

il

po-

patriz]

per

queste inusi-

e per ciò fu d'

j

uopo

ri-

correre a soldati e a capitani forestieri,

condotti da servigio.

forza col lo stesso

,

generosa mercede

al

suo

Questo costume prendendo tempo, si conservò serajire malgrado le reiterale espe-

rienze, e gii scritti

illuminati per

degli

dimostrare

uomini più il

danno

che

uso

(jiiesL'

(In

pubblica. Al

f|ual

derivava

quell'uomo che dotato 110

alia

propesilo

Fie-


,

ò

di fior di sou-

non ripeta quelle medesime pail qual di uu autore anonimo

,

role

,

dice: »

bisogno,

Il

che

i

Veneziani

avevano degli stranieri per coniasiloro armate terrestri, toglie

J5

dare



ogni sospetto sopra la giustizia delia



sentenza

Tf

fosse corso



bili



non avrebber

-'»

le

del

])assioni

di essi.

Tutte

Carmagnola dubbio

il

,

vi avessero

trovato

che

j

chi

concorso, fidasse

si

«

le cautele

usate per

1'

arresto

Carmagnola furono

del conte

elle Ilo

di prudi^-nza, o se così vogliani

marla,

di jìaura di lui.

a stupire,

ticassero

Non

anche nel

recinto delia

occasione

aUirasse .^li

quiiult

giustiziarlo.

no sa, che non fu costume

siasi

è

chia-

che simili precauzioni

ziani l'usare alcun

nel

se

che misuia^

il

,

apparato loro

e fosse

concorso,

ciiiimi di

lutto

il

città

pur

si

pra-

Ognu-

de'

Vene-

di

forza

qua!

in tale

,

che

ed impegnasse popolo. Qualuii-

,

139

que idea

suo conte-

di dillideuza sul

gno, qualunque indizio troppo visibile di superiorità su di lui, volevansi sban-

interamente.

diti

bocca

freno

il

popolo

Il

ma

,

gli

avea

che quasi non

COSI allentate le redini,

prammatica,

deviare da simil

ed in-

sieme prevenire ogni disordine corse

(

del che però

convengono

rici

condurlo

non

,

avrebbero

persuaso

o

ma quando pur multo e di

si

uomini

?

)

,

parole

commosso

o

tosse suscitato

5

tu-

spettatori

gli

ai nostri giorni

non

meno

ccn-

anche

quali

fors' egli

sue

le

in cento soli tra

quanti mali

furono cagione t

Poco

poco

avrebbe detto

e

Sto-

presente

bocca del reo nel

supplicio.

al

ri-

si

,

tutti gli

caso

nel

)

alla sbarra posta in

(

non

potesse accorgere di averlo. Per

si

in

tenevano

si

mezzi

di

avrebbonsi

potuto porre iu opera per reprimerli, se

i

soldati ed

i

Per altro, tanto

cannoni mancavano? è lungi,

che

verno credesse dissenziente

da

se

intorno la reità

P'oi V.

del

il

il

Go-

popolo

Carmagno9

i3o la

,

che anzi

il

condotto

volle

colla

massima pubblicità in piazza di san Marco ed alla vista di tutti fatto deca|)ilaie. Ne punto s' intimorì pel fre,

sco esempio dell' ardore

polo stesso spiegato forte volere,

po severo

da

quel

quando

,

po-

suo

col

opponendosi ad un trop-

giudizio, ottenne la restitu-

zione della

libertà

reo

sospettato

degli

e

onori

al

come Che

Pisani,

Vittore

ebbimo occasione di vedere. più ? Il Governo non si guardò dal permettere, che la memoria del castigo inflitto al Carmagnola si mantenesse sempre viva negli animi, mercè certi emblemi sparsi nella città e particogià

,

,

larmente quello scolpito in pietra

ed

esposto in una delle principali piazze della città

,

che ancora sussiste

sulla

;

qual piazza facevasi allora un solenne settimanale mercato.

Un

\w' sopra alla

base del campanile di san Polo, veg-

gonsi due lioni coricati V ano in

fac-

cia air altro. Quello a destra tiene tra le

branche una serpe

fende

,

anzi

,

che però

uscendo colla

si

testa

di-

fra

,

i3i

mezzo

zampe

le

chiara

1'

del leone

addenta

dosi, gli

collo.

il

,

rizzan-

e

In esso par

allusione ai danni che la Re-

Generale

pubblica per colpa del suo riportò dal

Visconti

insegna

la cui

,

fra le un e zampe anteriori un capo umano questo sembra indicare il Carmagnola

serpente. L' altro

era

tiene

,

Nessuna inscrizione portano le due figure. Goffa n è la scultura , forse più che non dovrebbe appartedecapitato.

nendo

al

secolo

XV; ma

la

tradizione

combacia

costante; che appuntino

col-

r uso nostro di non rappresentar mai cosa a capriccio, rende abbastanza pa-

emblema. Dal sin qui detto, sembra che ogni uomo scevro da maligna paraialità

lese

il

significato dell'

dovesse risguardar

come

discorde dalle consuete loro

r operare

Questo

io

degli so

,

nostri

antichi

che

se

r

avoli.

potessero

alzar la testa dalle spezzate e

cate loro

non massime

giusto, e

essi

concul-

tombe; non isdegnerebbero

ufficio pietoso ch'io tentai di prestar

loro in queste pagine

;

e

che

conscii

l32 della propria loro coscienza eccitereb-

bero l'

,

quant'

altri vi

immortale lor

sono

nome

,

a

credi

del-

respingere

gl'insulti e le calunnie dello straniero

con quella superiorità

,

che

accordala

viene alla forza del vero, che trionfar

deve su ogn' altra

forza.

i33

DEL GIORNO

DI

S.

GIROLAMO.

giorno di san Girolamo

J.1

solenne in Venezia

,

non

era

solo

assai

per

la

pratica religiosa di onoiare questo vir-

tuoso penitente tore,

ma

fissato

Dot-

e sapientissimo il

giorno

mcm-

all'annua rinnovazione de'

che per legge coprir dovevano

Ini,

più gravi ed

Tia queste

mo

,

per essere pur anche

rilievo

autorevoli

magistrature.

era certamente del il

le

massi-

Consiglio di Dieci, Corjio

in tutto separato dalla Repubblica,

non

avendo

che

altra

nell' essere

i

dipendenza da essa

Maggior Consiglio gli

tutti

Corpo

altri

tanti

membri

suoi

eletti

egualmente

,

magistrati.

hanno

sero

i

veri conoscitori

calunnie dei mal

;

dal

che

Di questo

scritto, eh' io

inutile di qui ripetere ciò che

le

,

credo

ne dis-

o d' impugnare

affetti

al

Veneto

i34

Governo. Dirò bensì, che

suo esteso

il

potere, le sue vaste mansioni, e se an-

che

vuole

si

terrore

il

inspirato

dal

suo sistema, fecero più volte suscitare e turbare l'aristocratica

scrii scandali,

tranquillità.

La maniera con

cui

au-

Maggior Consiglio o la disapprovazione di qualche atto emanato da quel Corpo, o il concepito nunziavasi

dal

sospetto eh' esso abusasse della sua autorità, si era di

dar solenne ripulsa con

pluralità di sulFragi

posti

;

quando

e

gno manifesto

ai

pro-

soggetti

ciò accadeva, era se-

di

grande interna con-

vulsione da far tutto temere.

gior-

Il

no dunque

di san

compievasi

la scelta di que' Dieci col-

Girolamo

l'Aggiunta, perchè al primo

bre

assumessero

ne

tutti

di

da dissimulare, che

fra'

otto-

insieme

carico, era giorno pericoloso. è

cui

in

,

E

il

non

primarii cit-

non regnasse un po' di trepidazione , giacché in una moltitudine non è difticile trovarsi qualche genio

tadini,

malefico

comun

,

che

bene.

miri

La

ad intorbidare

città tutta se

il

ne in-

i35 te lessava, e stavasene intenta

r

un

esito di

giudizio

que formato per

,

che

quantun-

secreta

la

pallette, diveniva palese

per saper

via

delle

soddi-

dalla

sfazione o dal disgusto che spiegavano in volto

i

patrizii

anche

,

girasse per la città

il

prima che

metodico

scritto

di tutte le ballottazioni fatte in

quel-

r augusto Consesso.

Contenta

la patria

qualora avea con

buon ordine, come per niva, rinnovati

più

lo

gF individui

di

avve-

un Cor-

po, da cui più particolarmente traeva la

sua maggiore solidità

il

Gran

strati ti,

si

i

Gli

Consiglio,

,

scioglievasi

antichi magi-

uscivano ricevendo ringraziamen-

nuovi riverenze ed ossequii. Tutti

ritiravano esultanti di questa

nuova

garanzia della pubblica tranquillità.

11

Doge, accompagDato dalle primarie dignità della Repubblica, rientrava nel suo appartamento, dove tratteneva a pranzo non solo queste, lier

Grande con

i

ma

il

Cancel-

principali

Scgrc-

tarii.

Non

fu

forse

senza

certa avvcdu-

,,

venne scelto questo

lezza politica, clic

giorno per invitare

a

classe di cittadini,

die

messa

alla

siccome

conoscenza degli

Stato^ poteva più

una am-

banchetto

di

affari

facilmente

ogni

di

altra scordarsi per qual intervallo fosse

^distante dalla classe imperante e quin-

di cogliere

torbido

.

destro di eccitar qualche

il

gli ultimi gradini

ammiranda. sela

o di

,

sormontare

nella speranza di

A

farle

sua inferiorità

una scala così dunque di amicarmeno pensare sulla di

fine

,

ponevasi

to facevasi colla

pure a

essa

parte della pubblica gioja.

11

banchet-

medesima sontuosità

e magnificenza che tutti gli altn il

concorso del popolo

giore. Il volto

ognuno

di

giato alla letizia del di

un

Chiesa

per

,

la

era

prospero

ed

,

mag-

atteg-

evento

giorno, in cui alla santità della s*

accoppiava una

che terminava con cizia

n' era forse

alla

buona

i

festa

brindisi

uni(jiiej

e

civile all'

coi

amivoti

continuazione della comune

fe-

licità.

Non

%

è raro in questo

mio lavoro

,

i37

che

alla fine di

alcune

descritto qualche uso il

trovisi

fcslc,

singolare tra noi,

quale ahbia relazione o

giorno

al

tempo di cui da prima si è fatto parola. Essendomi accorta avere ciò o

al

incontrato grazia presso

miei Leggi-

i

tori, dirò qui alcuna cosa

Vil-

delle

leggiature che principiavano appunto

subito dopo questa solenne cosicché essa

non

,

politiche e civili le

economiche

tata colla

,

ma

pur anche

ansietà.

Non

;

viste

le

per

aspet-

e dilettevoli era

massima

intendo

di quelle uncor più an-

io già parlare

celebrate

tiche villeggiature tanto

un gran numero dal

giornata

per

solo

di scrittori

,

da

che sin

i5oo facevansi uellc isole prossime per questa assai comode

alla città, e

allorché

il

trafìlro era

della nazionale

1'

;

unica sorgente

ricchezza

;

e

partico-

Murano, dove i gentiluomini Ve-

larmente} in quella di

più ricchi neziani

vi

e

chiari

avevano

cxctti

perbi;, pianta.ti giardicii

tissimi

,

e

ricreazioni,

dove infine i

edifizii

vaghi al

su-

e

Ilori-

tempo

delle

lor palagi potevano essere

, ,

i38 considerati quali Atenei di Dotti indi-

geni e forestieri nobile e

che

,

gentile

quelle che

si

di

e più milioni d' oro,

Bembo

il

immense spese

avea costato

,

Cambray ; dopo

erario la guerra di

all'

le

secondo

,

parlo

:

fecero nella Terra-ferma

dopo que' cinque che

trovavanvi

tutti

ospitalità

per restaurare,

fatte

abbellire e fortificare tante città e ca-

dopo che in Venezia si erano eretti tanti marmorei palagi e chiese magnifiche ; dopo i licchi e suntuosi stella

;

monumenti

innalzati

Eroi della Ritria

;

gizioni praticate ai architetti

dopo tutte numerosi

degli

le

lar-

scultori,

€ pittori della famosa Veneta

dopo scuola commercio per ;

di

onore

in

che

infine la

scemato

scoperta

Buona Speranza

il

capo

del

delFAmerica

e

tanto ancor ne rimase che molte famiglie

poterono comprar terre

e

feudi

ornandoli di signorili palagi, facendovi .sj>leudidi

lavori



per

la

coltivazione,

che per l'uso delle acque, onde dervi qualche giorno pestre

dopo

le

di

faccende

riposo

go-

cam-

governative.

,

i39

E

quale contrasto non offre

di tanta ricchezza

magnifi-

tanta

di

,

quadro

il

cenza, colla semplicità del vivere delistesso

l'



,

le

decimosesto

secolo

A

!

quei

nostre Matrone erano assai

af-

faccendate neir allestire ogni cosa per la villeggiatura

cioè

;

preparar

in

la

hiancheria pel bucato di tutto l'anno; in acconciar

i

vecchi

buoni pel fango

campagna

;

e

vestiti

la

ancora

,

polvere

in provvedersi

per difendersi dall' umido e

della

zoccoli

di

gran-

di

dissimi cappelli di paglia per ripararsi

dal sole. Pensavano pur anche a quanto potea

ben ricreare

ospiti distinti,

e

trattenere

che fossero andati a

sitar le loro famiglie in villa

erano



dallottc,



e

il

famoso giuoco

vi-

quindi

pronti zucchetti, volanti,

ed

gli

rulli,

dell' oca.

Questo figurava grandemente le sere Veniva esso intermezzato da rinfreschi non già di li-

del cattivo tempo.

,

monee o

di caffè, che allora

stumavansi,

ma

di

non

castagnuole

o

codi

succiole per viemeglio assaporare qual-

che

bicchiere

di

vino

nuovo dolce

i4o

gjacchè punto non disdiceva

a

qucl-

r alta nobiltà di accrescere con questo mezzo l'innocente gajezza. Nelle belle sei'e pòi, la famiglia accompagnata dai ragguardevoli ospiti recavasi a qualche abituro de' suoi coloni, e piacevale in-

veggbie, che

tei'vcnire alle

le

femmine

armate di rocca usavano tenere per stalle.

Ivi era

gran

gantissime fiabe delle late goni, e più

il

vedere

da

l'udir

diletto

qualche vecchierella narrare

le

le strava-

e dogli stre-

come

a que' rac-

conti la brigatella rustica stavasi estatica

ed a bocca

,

Talvolta udivasi

il

cantar da

certe semplici

dal

suono

spesso da

aperta se

trattenimento

qualche

s^illotte

,

,

e

villaiiello

accompagnate

di un colascione e più un piombe, con un piacere ,

indicibile di tutti gli astanti

mai m'avveggo, che

un

beveva.

li

variava

la

.

.

.

Ma

or-

narrazione di

viver



semplice tanto diverso da

quel che

si

usa oggidì

sia in città,

campagna, dee recar noja. per verità, non furono parchi in

brare

le

delizie della

vita

che

I poeti,

in cele-

campestre,

i4i

ma

per

presero a

dilettare

soggetto

un

certa vita pastorale , fondata sopra

bello ideale, che in natura

quella di che io parlo

da tormentose siderii

,

non

esiste}

è bensì esente

,

passioni, da cocenti de-

compa-

da irrequieti pensieri

gni indivisibili delle cittadinesche curej

ma

trovasi però avvolta nella

xozT.o.vLdi^

viene circondata da occupazioni sem-

pre grossolane nauseanti

sono

,

e

,

le

spesso

faticose

sue

ricreazioni

atte a svegliare lo spirito

raddolcirne la

gustare

delle

tempra

,

non ne a

,

onde meglio

famigliari

delizie

talor

,

:

essa

un quadro sì opposto moderno incivilimento da

infine ci oiFre al

nostro

,

non poterne più formare alcun sogDi

getto di trattenimento.

vo

,

che

perfetto

il

fatti

osser-

nostro immortale Goldoni,

conoscitore del

cuor

umano

ed inarrivabile nel saper toccare tutte le molle risvegliatrici del piacere, compose tre commedie, con quel suo rito fino e penetrante

villeggiature

,

ma

,

sulle

spi-

moderne

nessuna ne scrisse

sulle antiche. I pochi

cenni

adunque

1^2 fatti

intorno a queste ultime, bastano

per soddisfare anche

i

rigidi

ammira-

toli delle antiche nostre semplicità.

i43

INDICE DELLE FESTE

COTEMTTE NEL VOLUME

Festa per

— — per

la il

Madonna

QUI>"TO.

della Salute pag.

trionfo sulla lega di

«34

bray •

4

Cam'

del giorno di S. Girolamo

Fi>E DEL Volume Quieto.

.

j?

i33

^

144

AVVISO Al SIGNORI ASSOCIATI.

La

festa

per la Vittoria dei Dardanelli

che succede a quella di molto estesa

derla nel quinto

me l'

volume

sesto deve contenere

opera

,

i

Girolamo essepdo

di S.

non permetto

signori

di

compren-

siccome

^ il

Associati

il

.volu-

rimanente delsi

coutpeusati nel volume istesso.

troveranno

»»*••**••«***•*««**«»**>***•**•*»«#***•#•«•*****•**

t4^'»

»V^0¥»»»»»»»*<#»«»'»^»*Q»»**''*»»<^^^^-'^^^^*^

^^^££^^

C;»*9»»»»9»9»»9»9»»»»9»»9»»»»9^99»» 9»9»»9»9'j»999ift»4e*

^i»»»»»»^ì»»»^»»»j^^»^^i»»^»m»^»j»^H^^^i,^^^^^^^^^^^^^^^

:;ii

::ì-:,rfì'-

ORIGI?^E DELLE

.V

GiUSTLXA REMEP. HfCHIEL

VOLUME

SESTO.

MILA?ÌO PRESSO GLI EDITORI DECLI AT.XALI

DELLE

SClE^ìZE

UXIV^?.,? ALI

E DELl' l.VDUSTRLV

MDCCCX

.IX.

TIPOGRAFIA LAPPATO.

DAPtDANELLL

Al

Uopo lari,

la nostra vittoria

fummo

altrove desciitta,

il

più bel possesso

Mediterraneo altri

,

stabilimenti

istupirà di

credere

,

un

cedere

che ^avessimo nel

Chi non

marittimi.

fatto? Potevasi

tal

che

dovemmo

regno di Cipro con

il

,

cosLietti

Ottoma-

a segnar la pace colia Porta

na; e per ottenerla,

Curzo-'

alle

mai

andasse a riuscire

così

un' azione tanto celebrata nelle bocche degli uomini, che avea portato

rore nel

Serraglio,

tutta Costantinopoli

fm

costretto

il

dubbio che o la capitale,

se

?

il

si

popolo

sappia

però ,

ter-

e in

e che avea per-

monarca il nemico

Cesseranno

quando di

o

Divano

nel ,

il

che

a fuggire, sul gli

occupasse

gli si

rivoltas-

le

maraviglie

la

Piepubblica

Venezia non poteva da sé sola con-

,

4 sue

imprese,

che

tiniiar

le

alleati,

gelosi di sua grandezza,

e

i

suoi

si

mo-

strarono subito dopo

la

più freddi, irresoluti^

inattivi a prosie-

vittoria ancor

guir una guerra, di cui la gloria poteva esser comune,

non

già

1'

utilità

eh' era quasi esclusivamente in

de' Veneziani.

In

oltre

favore

tutte le altre

nazioni, che frecpientavauo

i

mari per

ragion di commercio, e particolarmeute la

Spagna, riflettendo che

lire

mo

questa potenza

coli'

indebo-

marittima di

pri-

ordine potevano trarre per se gran-

dissimi vantaggi, risolsero unanimi di

non

ascollar più che la sola voce del

proprio interesse, e di esser sorde alle grida della giustizia contro la violenta e a quelle del Cristianesimo contro la

propagazione

di

una

Riconosciuto eh' ebbe

falsa la

religione.

Repubblica di

non poter menomamente contare pra

tali

di

nossi

alleanze,

evitare

so-

fermamente determicolla massima cura

una guerra, che non faceva eh' esaumalgrado le sue belle vittorie. rirla Di fatti, passò quasi un secolo senza ,

,

5 die

pace fosse siala interrotta,

la

lorché nel

1644

nissimo, che nulla la

un

citò

al-

avvenin;ento stra-

^'^^

riguardava

ec-

,

terribile incendio.

Ibraimo, primo di questo nome, era

succeduto nell'impero ottomano tello Aniurat.

Amava

Agà, governatore del

egli

illuminato

era scere

onde

Que-

Serraglio.

aveva radunati immensi

sti

al fra-

molto Gelis tesori,

ed

per cono-

abbastanza

r instabilità de' favori sovrani temendo il cangiamento della

;

5

fortuna,

j>ensò

tando seco tutte

di

andarsene traspor-

le

sue ricchezze. Non-

dimeno, per coprire

i

suoi timori con

un

pretesto plausibile, chiese a Ibrai-

mo

la

permissione di andare alla Mecca

per rendere una divota visita di

ricusare al suo la

all'

arca

Maometto. Ibraimo, nulla sa})endo grazia.

famiglia

,

Gelis

favorito s'

,

gli

imbarcò

accordò sua

colla

ed un seguito tale da riem-

piere molti vascelli.

Giunti questi all'altura di Rodi

s'in-

contrarono colle galee Maltesi, che attaccarono. Quivi comij:xciò

un

gli

coni-

,

G battimento ferocissimo che durò per lo In fine

compiuta i

ore.

cavalieri ottennero

j^^'odi

i

sanguinoso

e

spazio di sette

nna

Acquistarono oltre

vittoria.

vascelli tutte le ricchezze

vi fecero

:

un gran numero di prigionieri, e Gelis Agà con molti del suo seguito rimase una burrasca

trucidato. I vincitori da

tremenda furono Candia dove si

gettati sulle coste di

fermarono

,

per

giorni

ristorare

pciflno danti

i

racconciar

marinai,

e

vendendo

.

ed

flotta

,

disfarsi

del su-

ricchi

merca-

ai

cittadini gli

ai

alquanti

loro

la

eiFctti

tur-

cheschi.

Quando

nuova

la

mento giunse

a

quest'avveni-

di

Costantinopoli

ne furono vivamente

agitati,

,

tutti

anche per

timore che simili danni accader potessero

ad

Cosicché

pure.

essi

masche-

rando questo lor timore sotto lo spezioso

zelo

altamente

nuto a

di il

fjue'

a venerare la

essere

ormai

religione,

caso

deploravano

infelicissimo

pellegrini

Mecca

.

,

avve-

che andavano

ed esclamavano

impedito

il

più

sicuro

7

cammino ricolo Il

della salate eterna per

schiavitù

della

Maometto

sepolcro di

il

pe-

della morte.

e

butario de' Cristiani, ed

trovarsi

tri-

voti de' di-

i

Musulmani dover passare tra le spade di quegl' infedeli. Commiscravano le donne tra i ceppi ed i fa?;-

voti

,

ciuUi

prima schiavi che

interrotto

commercio

il

Essere

nati.

Cairo e

del

dell'Egitto, che somministra tesori

al-

l'erano, ricchezze alle sultane, delizie ai

grandi

comodi

,

a

Tali esa-

tutti.

gerazioni suscitarono ognora più dio

d'Ibraimo

contro

i

l'

Cristiani;

o-

e

tanto gli esacerbarono l'animo, ch'agli

immediatamente giurò vendetta per l'accaduto, lanciò arsenali

mese

,

ai

severissimi agli

Bassa

ai

,

che per

,

di aprile dovessero essere in

to flotte tali

mici del

Gli

ordini

Bei

,

da sterminare

tutt'i

ne-

nome musulmano.

ambasciatori

delle

Corti stia-

niere fecero le loro rimostranze,

provando

il

pron-

essere

F Ordine

di

governo distinto,

che

con forze proprie ,

e che con

com-

Malta un

sus:sislc

da se

iiistituti

,

8

suoi proprii

si

Particolarmenlc

regge.

Bailo di Venezia aflermò non avere

il

Repi\bl)]ica che far co' Maltesi,

la

anzi

tre

cschuleva

essa

Governo

men-

proprio

dal

chi avesse abbracciato quella

religione

,

adoperava ogni cura per

e

sempre lontani da' suoi Stati. Divano allora mostrò di arrendersi

tenerli 11

a queste ragioni

mente che

r

me

ministri

i

.

che

alla loro

e

trattò più dolce-

esteri.

Pubblicossi

Sovrano era

del

ira

Maltesi

,

li

contro

i

voleva distrutti insie-

città, senza

di che

non

poteva placarsi.

Forse Ibraiino così pensava a quel momento, ma a che servono le migliori disposizioni del

monarca contro

volontà de' suoi ministri? In oltre

la

per maggiore sciagura de' Veneziani i

Mori barbareschi, conoscitori

,

perfetti

dell'isola di Malta, fecero all'impera-

tore

una descrizione circostanziata

della

sua posizione, delle sue fortificazioni, del

valore

de'

loro arte nel e di tutto

suoi

difensori

maneggio

ciò infine,

,

della

dell'artiglieria,

che

polca icn-

, ,

9 derla inespugnabile; aggiungendo

anche

le

né ponno fermarsi per mancanza

flotte

porti

di

dove

pericoli di quel mare,

i

pur

parte

ne

,

corrono

talché

Ibraimo

di perire.

rischio

burrasche e

delle

de' venti contrarii,

nessuna

in

rifuggirvisi

momento

al

,

il

bcDGhè a

malincuore, fu convinto di queste grandi difficoltà, considerando sopra tutto

che

avvertimenti Venivano da per-

gli

sone

che

,

niente

desideravano

più

quanto

la distruzione

de' loro

nemici

e persecutori; e

per ciò

egli allora

ad ascoltare

i

eterni si

mise

ministri, che

con onore primo disegno, mirando ad

lo consigliarono di ritirarsi

dal suo

un'impresa assai più quale

si

gloriosa

utile e

era quella della conquista di

Gaudia. Gli fecero conoscere, che quel

regno nelle mani asilo favorevole

de' ai

Veneziani era un

nemici de' musul-

mani; che anche in quest'ultimo caso, i

Veneti

colla

avevano

accolto

i

Maltesi

massima esultanza avevano pre_,

stato loro ogni genere di soccorso, ed

anche comperati

gli

elletti

de'

Tur-?

10 chij e eh' era

finalmente tempo di ven-

dicarsi di tanti

Tlmpero Ottomano

essersi

non

Osservavano

oltraggi.

già con

ingrandito,

lontani

acquisti

che

,

si

conservano con incomodo e con peri-

ma

con provincia formando un solo corpo unito lo rendono a tutti tremendo. Coli' acquisto di Candia assicuravasi non solo la libera naviga-

colo di ribellioni,

confinanti; le quali ,

zione dell' Arcipelago i

mari

Malta

e

spalle ai le

porte

dell' Italia

della

di

Sicilia,

assicuravansi

;

musulmani

e

si

le

chiudevano

nemici per entrare negli

ai

ottomani.

Stati

toglievansi

rendevasi più fa-

cristiani,

ai

l'espugnazione

cile

ma

,

A

tutto ciò aggiunge-

vano consistere questo tentativo in una sola

campagna, qualora con sagace

corgimento,

sorpresa,

e colla

si

ac-

pre-

venissero le flotte della Repubblica, ed i

piccioli e languidi soccorsi delle al-

tre potenze.

Essere necessario partico-

larmente ingannare

bada do, e

la

Repubblica

non

il ,

Bailo

,

deluder

far precedere

tenere a il

alcuna

mondichia<»

razione di guerra, com''era stato sem-

pre in uso.

Il

essere l'anima

secreto

delle grandi

imprese. Essere ad

gran potenza

lecito

le

il

piace, senza che punto

poiché

mente,

una

far tutto ciò

che

disonori,

si

moltitudine crede general-

la

abbia

ch'essa

sempre buone

ragioni per fare ciò che

fa.

Questi consigH, veramente barbari,

erano però spoto

,

tali

mai freno alle viste mo se he persuase solse sul tutt'

momento

preparativi

i

giustizia

un denon è

d'interesse.

Ibrai-

piacere ad

da

cui la

presso

a

segno

,

che

ri-

stesso di rivolgere di

guerra a questo

solo oggetto, pubblicando però, eh' e-

rano contro assicurare

sua blica

antica 5

1'

i

soli

Maltesi.

Indi fece

ambasciator Veneto' della amicizia verso

giurando che non

essa rivolgerebbe le

la

Repub-

mai contro

proprie forze

;

ed

aggiunse_, che allorquando le sue flotte

fossero

entrate

in

Veneziani, tenea

qualche porto de' per fermo, che ver-

rebbero provvedute di quanto loro bisognasse.

,

li Il

Senato Irovossi allora in un cru-

dele imbarazzo, ne sapea.

der dovesse

alle proteste

se de'

più cre-

Turchi

o agli avvisi die riceveva, essere solo

contro Candia diretti

preparativi

i

ostili.

Nell'ambiguità de' consigli era sano pensare

il

peggio, tanto più che non

al

parca punto ragionevole ragunarsi tante forze marittime e terrestri per conquistare un'isola, quale

Ma come

ostentar

minacciati?

con



Come

era Malta, ste?

si

acqua e

pic( ióla, priva di

rile,

dilese far

piccoli mezzi

,

di vitto.

senza essere

pompa d'armi atti

soltanto a

mal talento di chi per la sua superiorità può riguardare il debole come suo nemico? E quali speprovocare

il

ranze nodrire sopra

dopo nel di

le

principi cristiani,

tante sventurate esperienze, e

momento che

i

in cui essi

pensare

ai

casi

pure avevano loro

?

Dopo

molte dispute ognuno convenne nel 1645, come per le medesime ragioni nel 1781, che ad onta del

conoscersi benissimo

quante sciagure cagionar potrebbe

il

prestar fede agP infedeli j la Repubblica

i3

trovavasi allora nella dura necessità di

mostrarsi all'azionata a chi pur troppo le

dava motivo di

Compiuti

gli

altamente temere.

apparecclii

generale delle

capitan

nome

croato di

guerra

di

Ibraimo nominò in

in Costantinopoli,

sue

flotte

suo

Selectar,

un

princi-

pal favorito, del quale nien conosceva la capacità

che tutto

,

con una

il

resto.

Questi

24 luglio i645 870 vele, con 5oooo.

uscì dallo Stretto

il

flotta di

,

uomini da sbarco e 70 cannoni da assedio. Passando per Tine i cui abi,

tanti erano sudditi

fu

non

solo

l'occorrente, di

approvigionato di tutto

ma pur

limoni, zucchero,

altre

cose

protestò

a

la

promise che ratore

la.

Picpubblica,

della

lui piìi

anche regalato nic'le

,

ceia, ed

graditissime,

viva

riconoscenza, e

farebbe sapere

buona condotta

rosità di quegl' isolani.

talché

,

e

all'

impe-

la

gene-

Da Tine venne

costeggiando

la Morea; e colà, unitosi ad una srmadra barbaresca, fece mo-

stra di dirigersi verso Malta,

tivamente rivolse

le

ma

effet-

prue verso Candia.

i4

Ibraimo trovarsi

Avvertito

la

sua

armata prossima al vagheggiato regno, si

maschera, diede

levò la

circuire

zia, e di ritenerlo

mostranze

ordine di

palazzo del Bailo di Vene-

il

di tutti gli

modo

s'

Giunse

ri-

ambasciatori delle

corti forestiere nulla valsero. sto

Le

prigioniere.

In que-

incominciò la guerra.

la flotta alla vista di

con vele gonfie, bandiere

Candia

spiegate

e

strepito di militari strumenti, facendo

tremenda mostra della sua forza, popoli si misero tosto in estremo

così I

spavento; chi raccoglieva in tutta fretta le

sue

robe

;

chi

non

fuggirsene più presto o

figliuoli

mariti desolati rate grida di

grano

j,

le

;

seguivano

le

curava per

mogli ed

loro

i

o mandavano

infruttuose] e di frutta,

i

i

i

padri e dispe-

campi pieni

casali

popola-

tissimi veniv'ano abbandonati; gli uni si

ricoveravano nella città di Candia,

gli altri

cercavano scampo su pe' monti,

momenti queir ameno ed ubertoso soggiorno divenne un vero deserto. I Turchi fecero una discesa

talché in pochi

i5

a due miglia dalla Canea, senza

menoma

varvi la in

prima

sprovvisto eravi

forte

il

un

sol

pochissima gione

opposizione. Cinsero S.

qual

di

Teodoro,

;

in

tutta

prodi seppe far

la

;

non

fucili e

guarni-

quaranta soldati

con un capitano. Pure di

pochi

;

ch'era

difesa

siasi

cannone

polvere

consisteva

tro-

questo pugno

da opporsi

tanto

per due volte

alla scalata dei nemici, e

uccidendone un gran nu-

respingerli,

mero. Conoscendo finalmente Fimpossibilità il

di

più lunga resistenza

fare

valoroso capitano Biagio

da uomo una larga ciò che

gran cuore

di

,

fossa, e vi gettò

Giuliani

scavar

fece

dentro tutto

rimaneva di munizioni

ra; indi coli'

,

,

di guer-

eloquenza della vera pas-

compagni d'armi, una morte gloriosa al dolore di esser vinti; dopo di che si lanciò nella fossa, e la magsione, eccitò a voler

gior

con

parte

i

suoi

lui

de'

preferire

suoi

seguì

un

tanto

esempio. Si die fuoco allora alla polvere, la cui esplosione cagionò, oltre la

morte loro, anche quella di 5oo

i6

Turchi

onde

;

temendo che invasa di mine,

gli altri

tutta la piazza fosse

,

ma

cominciarono a fuggire:

Selectar

arrabbiato, furente, minacciante, stringe

i

Turchi ad entrar nella piaz-

dove trovativi

za,

co-

soldati ancor vivi

alcuni

de'

nostri

fa

trucidare, ed

abbandona spietatamente

tutto quel cir-

li

,

condario alla feroce brutalità de' suoi.

modo

Soddisfatta in tal

sua ingiu-

la

sta vendetta, pertossi verso

Ma se

sue

le

stato,

la

Canea.

qual resistenza poteva essa

fare,

erano in pessimo

fortezze

ed aveva appena due

mila uo-

mini di guarnigione, ne poteva sperare se

non

ed

debolissimi,

soccorsi? Di

fatti,

anche lontani

appena

vi giunse

il

capitan Bassa, ch'egli investì la piazza, e vi aperse

Come

una

trinciera.

dipingere la costernazione del

Senato allorché seppe

mento medesimo

1' ,

,

quasi nel

mo-

arresto del Bailo,

lo sbarco de' Turchi, e l'assedio della

Canea? Non

gli

restava

più dubbio

Tentò suun qualche accomodamento con

sull'inique mire de' Turchi.

bito

17

ed insieme procacciò colla magd' interessare nella sua gior eflicacia causa i principi cristiani^ senza però

loro,

,

trascurare

Tutti

l'

apprestamento

ogni cosa

oflrire

alla

difesa.

cittadini concorsero a gara per

i

Ma

alla patria.

que-

generose offerte non poterono per

ste

allora produrre alcun effetto

salutare.

tempo necessario ai preparativi i aggiungiamo anche, r opposizione di consigli fra li coman-

Il

,

venti contrarii ed,

danti ritardarono

soccorsi

i

nea dovette capitolare. In questo fluì

prima campagna.

la

I

Ca-

e la

,

modo

Turchi

rien-

trarono a Costantinopoli per allestirsi a

compiere

stare

il

reo

disegno di conqui-

r intero regno di Candia.

Non blica

può negare che la Repubdopo quanto avca

si

di

,

Venezia,

soiFerto e speso in

contro e

i

tutte

le

Genovesi, e contro

contro

gli

alleati

di

guerre, e i

Turchi,

Cambrav

finalmente in quella di Cipro, non fosse

molto indebolita. Oltre

secolo

quasi

Fol ri.

intero

di

pace

a ciò, l'

2

,

e si

un

aveva

,

i8

snervata

privata

e

de'

comandanti, poiché erano allora più

i

atti

migliori

a

dar consigli

che a maneggiar l'armi; ed educati

nell'ozio,

quel genere di

suoi

vecchi cittadini j

giovani

i

coltivavano

talento di cui

più

al

natura

E contro qual nemico nuovo impugnar 1' armi ? Contro una potenza formidabile che avea più di sessanta miHoni di sudditi, ed una rendita proporzionata agi' immensi suoi dominii m Europa., gli

avea dotati.

doveva essa

di

in Asia ed

in Africa,

mentre

Re-

la

non aveva che poco più di sudditi. Non è dunque stupire, se la prima sua campagna

jHibblica

tre milioni di

a

riuscì così sfortunata.

qual valore

,

qual

Ma

suo seno ripullulare

dai

una mostrò di

al

mondo

parenza languidi però instupiditi

fece

necessità

che se

tutto,

digli

erano in ap-

e freddi

,

non erano

ne annientali

dell'antico valore, ,

la

nuova guerra? Essa ben

animi de' suoi cittadini

-.sità

qual forza

costanza non

i

sensi

dell'antica gcncro-

dell' antico patriottico

zelo.

Anzi

,

^9 si

può

dire, che

ciò che fu al-

tutto

ammirato ne' più hei tempi di Grecia, di Roma, di Venezia stessa, non è per nulla paragonaLile a quanto

tamente

fu operato

questa guerra

in

d'

armi

storie

isforzo

per singolarità di eventi me-

,

morabilissima in le

guenll

:

tempo, per

per lunghezza di

tutt'i secoli,

uomini: guerra propriamente ga] iti. hi cui ogni

apjiarve

un eroe

vittoria

per

una

(juale

con

la

Gi-

di

Veneto Comandante ogni

,

unico

una

Lattaglia

Repubblica

nella

e

;

seppe

assediata

sola città

esempio

spazio

tutte

ivi

e nelle opinioni di lutti ììU

.

.

resistere

air incirca di

20 anni

per lo

senza

,

aver annate da opporre ad armate

,

e

non contando per sola interna difesa, che una guarnigione di otto mila uomini appena

,

da

più

cento

ciie

sembravano moltiplicarsi moiendo:

guerra

di

inlaie,

sopra

clie

mila

,

a

combattenti volerla

empirebbe non

.

circo-

pochi

vo-

Diamo nondimeno qualche

idea

stanziare,

lumi.

mentre veniva attaccata

i

mezzi adoperati per

la difesa

interna della Capitale di Candia.

20

Di parto

e

immenso

altra fu

ci'

Io

sforzo per acf[iustare e sostenere que-

Qual lavoro inesausto per

sta Piazza.

iscavare

giuocar

!

ma

veranza

de'

gli

gli

,

uni

per far

per impe-

altri

,

forzati;

di se

mine

le

r azione mediante le controI Turchi venivano sempre rin-

dirne

mine

terreno,

il

inenarrabile

la virtù

j

medesimi

fu

r abbandono totale

,

de' Candiotti

pur non potevano ricevere le classi

debolissimi le

,

perse-

alla madre-jiatria, così

Veneti, come

rissimi e

la

età

,

i

se

soccorsi

sessi,

!

,

che

non raTutte

erano ad un

Miserando spettacolo era

sol livello.

il

vedere l'agricoltore al>ljandonar l'aratro

la

e

falce

1' ,

donne

artista

menti

5

ed

fuso, e perfino

il

le

ed

pastorale,

lo stocco, per

il

stesse il

i

suoi stru-

la

conocchia

Vescovo

il

suo

general comandante

impugnar

terreno di

la

zappa, e

inusitati sudori

bagtiar

il

Da

ciò

appunto derivarono

bili

combattimenti sotterranei, ne' quali,

come

dice

il

ì

f|ue' terri-

nostro benemerito con-

cittadino Carlo Marini nella

sua eru-

21

Commercio Ve-

del

Storia

<3ilissima

neto, concorsero a gara, per la distru-

zione degli nomini, ro

ancor

ed

,

il

cannone,

tci-

il

la zappa. INcl solo

piìi

primo attacco de' Turchi, i nostri fc€cro con tanta certezza agir le mine die il nemico vi peitlette più di venti mila uomini ; gli altri fuggirono. Rinnovellaronsi gli attacchi ben cento e cento volte, sempre con eguale riu,

scita

e

;

litori

,

tale

tale

malgrado

numero,

si

fu

il

valor

il

furor degli assa-

de' difensori

che

,

disjjarità del

grandissima

la

potevasi credere, che rpieslo

spaventevole assedio non avrebbe avuto fine

giammai.

Detto ciò sai

dolce

cosa per

narrare tutte

magnanime sto

sajcbbe

alla sfuggita,

le

me

il

poter

navali

battaglie

assedio

illustrarono

,

di nuova gloria la mia patria

con sto

più

il

gi*an

coraggio

;

ma

1

£

ci

a scrivere

tutte le circostanze necessarie

grande avvenimento dilli cile

qui e le

imprese, che, durante que-

lunghissimo

vorrebbe

,

as-

que-

ciò tanto

sarebbe, quanto che le va-

22 azioni

lorose

de'

particolarmente dia

trovano

si

,

mente

descritte

da

,

nelle

e

gneira di Cantanti

che

,

vero, converrebbe

menti

concittadini,

nostri

nella

e

per

si

varia-

ritrarae

cercarle

il

docu-

ne'

onorifiche pergamene

delle famiglie; poiché in Venezia cpicsta

dedizione

esattamente

alla patria,

totale

imita vasi

nipoti, ch'essa era

non

poiché

que' v' è

nomi

più

varsi quest'ammirabile

chè non ria

v' è

dai

perpetuava

si

delle imprese loro

zione inverso

così e

figli

mezzo, con cui

il

più particolarmente

fama

dai

,

venera-

la

e

illustri.

Ora

luogo a rinno-

abbandono,

regna un

tale

nomi da non poter più

scernere gli uni

meno amato

})0Ì-

più da segnalarsi a glo-

di essa, poiché

scuglio di

la

dagli altri

,

midi-

avrei al-

di consecrar qualche pa-

gina a porre in luce alcune delle più

ammirande

geste degli antenati nostri,

onde tutto non venisse postergato, come se mai stato non fosse e que' ri,

spettabili

polti

nomi non rimanessero

ne' polverosi

archivii,

o

se-

profa-

23 nati nelle laci

moderne

spesso

storie

fal-

Se non che anpenna trema nella

ed appassionate.

che per questo

mia mano,

riflettendo essere stata pre-

ceduta da un pubblicato

la

;

,

Poema

non ha mollo

,

quale vi

nel

celebrano

si

precisamente queste medesime azioni,

con versi subli-

questi medesimi eroi

mi, patetici, commoventi, e caldi d'a-

mor

patrio,

nome

difficil

disgiunto da

Chi

autore.

quali

pei

v'

ha

,

che

non intenda di qual

?

la

!

!

per risparmiare bilità,

tua squisita sensi-

la

che non volli nominare quest'u-

nico figlio

,

che

dovea

essere

gioja, la tua consolazione,

r hai riconosciuto parole

,

perdona

tua

poiché

gli altri le

poche

che quasi inspirate da un ge-

mi uscirono

tale col

,

la

ma

tu certamente prima di tutti

nio

uomo

mia Marina Benzon più tenera delle madri fu solo

io parli

o la

giovane

quello del suo

subito di qual libro e

O

rarissimo e

il

Poeta non andrà mai

di

dalle

labbra

tuo angelico cuore

;

accet-

come una

prova di quell'amicizia sincerissiraa che

=4

mi

a le

sua vece

omaii;oio a

illustre; accorciami tu in

la

,

come un

e

leira,

quell'ombra

permissione di prendere

dalla sua tavolozza alcuni colori

almeno abbozzare

poter

i

,

per

lineamenti

de' nostri più famosi concittadini.

]Xon

si

potrebbe passar sotto silen-

un tratto veramente Doge Francesco Erizzo.

patriotico del

zio

Insospettito

il

che una specie di rivalità Ira' danno comandanti avesse apportato PP riconobbe la alla prima campagna necessità di eleggere un nuovo Capi-

Senato

,

,

,

tano

che

generale

un potere

avesse

onde togliere i semi di queir ambizione mal intesa, che ripone la gloria più nel!' ottenere co' maneggi un comando senza avere attitudine per sostenerlo che nel ben quasi assoluto

,

,

servire la patria

Ma

in

qual

sia

si

posto.

raccordare un'autorità così estesa,

meritava

il

scelta

da

zioni.

Pressoché

farsi.

in favore del bencii' egli

esame venne alle

più grave Si

so])ra la

ballotta-

si

unirono

Doge Francesco

Erizzo,

fosse

tutti

i

stato

voti

uno

de'

più

2?

grandi

so.stniitori

Ma

disarmati.

a

del

doversi tenere

quel

momento non

eravi più a deliberare, e conveniva fare

ogni sforzo per non

sottostare

timo eccidio. Conoscevasi

il

all'

ul-

suo zelo

suprema dignità per ogni grado cospicuo della Repubpatriottico. Salito alia

blica

avca dato prove

,

molta

di

comando

pienza anche nel

sa-

delle armi,

Unanimamente venne egli pregato non voler ricusare la sua opera bisogno

tanto

,

e

di

di in

condiscendere a

portarsi in Candia alla testa delle ar-

mate.

Il

venerabile ottuagenario fu vi-

vamente commosso a tanto invito l'ardente

amor

Da

sua canizie.

,

e

di patria ringiovanì la

quell'istante dimenticò

se stesso per dedicarsi interamente alla

buona

riuscita dell'impresa.

dell'animo; tiche in

per

modo,

i

la

le

forze

a quelle

pensieri, le cure, le fa-

partenza lo affievolirono

ch'egli dovette soccombere

quando appunto

era per porsi alla veìa.

Non è per ciò men nome passi onorato slcrilà.

Ma

mal corrisposero

colpo

del

degno, che alla

il

suo

più tarda po-

,

26 Dall'Erizzo la

lunga

di

ulficiali

distinti in

può

dir die

comincia comandanti ed ogni grado, che si sono si

lista

dei tanti

questa guerra. Tra loro con-

vien mettere in principalità quel

Tom-

maso Morosini,

lumi-

cui imprese

le

nose furono celebrate da tutti

che

gli sto-

oratori e poeti, e che furono an-

rici,

a ricordanza nostra

,

trivii

da un popolo

,

,

cantate ne'

che

sapeva ap-

prezzare la virtù.

Sin da quando era

semplice ufìiciale

diede

di coraggio

valore. Eletto capi-

e di

grandi prove

formò F ardito disesua divisione di 2^ vele, a chiudere lo Stretto de' Dardanelli, sperando, se gli venivano rintano delle navi

gno

,

di andare, colla

forzi,

non

solo d'intercettare

della flotta ottomana,

ma

l'uscita

di rendere

i

Veneziani padroni dell'Arcipelago, d'impedire

Turchi

ai

di recar soccorsi alla

Canea, e probabilmente di ricuperarla, sia

sia

per per

dentro.

la forza

la

mancanza

Questo

misp egli

degli

tosto

j^i^no alla

esterni assalti di

viveri al di

approvato vela

;.

,

giunse

si

ai

,

27

Dardanelli

dispose

,

ben chiudere ei riuscì

per

minaccie

d'

che

il

lo Stretto;

modo

ed in questo

iiemmen

che

,

Ibraimo valsero

sua

la

cante

sue forze per

le

flotta

a

far

Ma

uscisse.

le sì

man-

,

Morosini dei soccorsi promessi,

fu costretto

a distaccare

per procacciare nuove capitan Bassa colse

il

vor della correntia

e

alcune navi

provvigioni.

punto, e col del vento

Il

fa-

usci

,

accompagnato da settantasei galere e cinque maone. Il Morosini altro far non potè colle sue piccola forze, che cannonar il nemico nel passa£i£?io: anzi con sei navi si cacciò nel dal canale

più tolto dell'armata nemica,

bro leva

a

invece

,

,

e

portarsi

all' isola

Im-

d'

che a Tenedo come vo-

quivi porsi

mensi danni

por sette

fulminò da co-

ore continue tanto la stringerla

e

riparare

a

sofferti.

Ma

del resto onora la sua

gPim-

ciò che più

memoria

si

fu,

che avendo saputo essere fuggita una flotta turca

veneta

,

egli

per evitar Tmcontro della si

die ad inseguirla,

costrinse a rendersi a

e la

discrezione,

fa-

28

rendevi

molti

prigionieri,

quali

fra'

Mehemet Agà, fratello del vic€-rc. Poscia un colpo di vento separò il suo vascello dagli altri

gettò sulle

lo

e

,

coste di Negroponte. Il capitan Bassa

che trovavasi in 45 galere

di

,

acque

quelle

ebbe

bassezza

la

foite

.

di

or-

«linare a tutta la sua divisione di cir-

cuire

nima:

il

si

Morosini. Questi non

appresta

si

disa-

combattimento,

al

ed incoraggia col

suo esempio tutto nemico lo attacca; ed risponde da tutti lati con un gran

r equipaggio. egli

Il

fuoco di artiglieria, che

strage de'

fa

Turchi. Molte galere alTmidansi,

e già

tutte cominciano a ripiegare.

capi-

per vcigogna

tano Bassa, fremente per

rabbia

più il

restii,

legno

di

ma

,

mariuaj

suoi

minaccia ,

punisce

ed ordina,

veneto.

Il

e

tciribilmcnle

i

morte

i

colla <:he

si

abbordi

Immediatamente

j)iìi

duecento Turchi

vi

saltan dentro,

maggior parte

vi

trova la morte-

la

Altri

li

rimpiazzano

pericolo è maggiore,

Invano viene

subito. ivi è

scouiiiurato

il

Dove

il

Moi-osini.

a ritirarsi;

39

almeno sino

tanto clic giungano

a

che già

linforzi

vedevansi

ad

sordo

ogni preghiera,

Egli

e

oijiii

consiglio. Alla

catagli, rianima

resister possa al destino

;

moschetto lo distende

a

La

vittima

vista di

dall'avvilire

illustre

sì i

terra morto. ^

lungi

soldati, risveglia in tutti

più ardente

la

re-

fanno pro-

Pure nulla v'ha che un colpo di

valore.

di

digii

ad

buona nuova

suoi, che

i

i

avvicinare.

brama

vendetta

di

;

il

comballimento divien più accanito che mai. 1 Turchi sul bordo fanno giuocar da ogni jiarte ble

5

no,

ed e

l'

afiilate scia-

tuttavia

li

artiglieria

sempre

prosegue

suo fuoco infernale; essa slancia via

la testa del capitan altri

capi

:

ogni

quattro

due:

parte,

confusione.

Bassa

,

ne

le

altre,

perforate

nella

massima

venete

vedute da lungi;

di varii

galera

sono

Giungono

galere

e

,

abbrucia una

getta a fondo

da

rispingo-

fanno un orribile macello;

ne

intanto il

nostri

i

le loro

finalmente ,

che

liberano

si il

le

erano

vascello

del Morosini, e fanno prigionieri tutti

3o

que' ch'erano

ancor

vivi.

nemico

Il

ad altro ormai più non pensa, che ad allontanarsi precipitosamente, e tenta,

mezzo

col

rimurchi

de'

rimasuglio

il

ponte*

ma

,

di strascinar

galere

delle

Negro-

a

maggior parte sono

la

danneggiate, che

si

così

affondano per viag-

Questo memorabile combattimento durò per sci ore. Tutti concorsero una-

gio.

nimi ad accordar

Tommaso

toria a si

potè,

si

quali vollero assistere

a'

,

ufficiali nelle

occasioni passate

avevano servito sotto grande l'amore quest'insigne dell'

di lui: tanto era

e la venerazione verso

uomo. Allorché

la

nuova

azione sojprendcnte del Morosini

giunse a Costantinopoli

peva persuadersi avesse tro

vit-

pensò a celebrargli magni-

funerali

fici

quanti

merito della

il

Morosini. Tosto che

45

potuto

,

,

nessuno

sa-

che un sol vascello

riuscir

vittorioso

con-

galere. Gridavasi al tradimento,

sparlavasi del

Divano per

l'ingiustizia

di questa guerra, e qualche principio

spicgavasi di si

sollevazione.

A

Venezia

pensò subilo a ricompensare

la

fa-

miglia Morosini

non che quelle

,

compagni di sventura e di gloria. quando vi giunsero le mor-

suoi

Ma

allora

tali

sue spoglie

lutto,

tutta

,

città fu

la

Uno

sue gesta gloriose

paragonarlo

al

de' no-

compose Y

oratori

principali

zione funebre, nella quale le

in

ed ogni classe di cittadini volle

assistere alle sue esequie. stri

de'



;

ora-

si

esposero

si

lasciò di

romano Orazio

Coclite:

forse solo del nostro eroe più famoso,

per e

le

per

penae 1'

esito

illustri

die lo esaltarono,

ben più

importante

de-

comune

rivato dal personal coraggio,

ad entrambi: poicli'egli ottenne di

sal-

vare la patria minacciata di esser presa a viva forza,

laddove

il

Morosini

soltanto ad una gran vittoria

confuse poscia,

per

così

influì clic

,

si

dire, colle

tante altre riportate dai nostri concittadini. di

,

Orazio sopravvivendo ricevè

ricompense,

una statua

nel

e perfino

tempio

Morosini, estinto

compianto

brama

in

di tutti

nell'

tutti

di

i

di

lu-

l'onore di

Vulcano

azione

,

:

ebbe

cittadini,

e

il lì

la

divule^ar la sua Ijen

meritata fama: quella fama, in secoli gli

vire

Venne

patria.

la

clic

anni accorciati poscia

sepoltura

un'iscrizione latina,

anche

gere

tuisco pochi versi

poeta sopra citato

vi

che Io

oggidì.

del

sepolto

Clemente;

nella chiesa dell'isola di S. e sopra la sua

muta

per ser-

fu posta

puossi

ad essa

legsosti-

nostro giovane

:

Perchè non posso

w

man

Scender con santa

nell"

ombra arcana

Del tuo sepolcro, e nel tuo nobil tescUto Tocvcar

Da

la

piaga delle tempie infrante

quando recasti d'Eubea guerra a cinquanta

saelta infernal

Sotto

il

un

Cor»

lido

,

solo naviglio, estremo ardire!

Né di resister sol, ma del conflitto La palma avesti e del nemico duce, ,

Cile precorse

E

di

tua colla sua

di

stirpe di

valor,

coloro

ma ,

più stupenda

appo cui rare

Queste rare non son stupende

Il

maui

morte,

mille de' suoi. Meraviglioso

Esempio

La

la

gesta.



capitan generale Giambattista Grifu quegli,

che avendo inlcso

il

33

rimbombo

del cannone, erasi staccato

dalla flotta col suo vascello e quattro

Dopo

galere in soccorso del ìNIorosini. il

fatto riordinò la

sua flotta, e divi-

dendola in più corpi

scuno

assegnò a cia-

,

sna porzione,

la

e ritenne per

se ventiquattro galere, quattordici vascelli

vavasi

Negroponte,

nuovo capitan

il

il suo dove tro-

Diresse

galeazze.

tre

e

piaggio vei-so

con

Bascià

<;inquanta galere, dodici vascelli bar-

bareschi e molte saiche. sti

uè tugge a volo. gue, e si

gli

ritira

Il

Grirnani lo inse-

prende varie saiche; Faltro

verso

F

isola

stro lo rct, i>iuiiije al DO O

flotta

turca

un fuoco

di

il

;

e

,

fa

no*

eh' era

sopra la

terribile,

onde

nemico spaventato, abbassa tutti gli si nasconde dietro

alberi delle navi il

Scio

di

momento

per entrare nel porto

il

Appena que-

seppe l'arrivo del Grimani, che se

,

molo, ed impedisce così ai nostri potergli nuocere. Di fatti , cono-

sciutane

1'

desiste sul

FoL FI.

impossibilità

,

il

Grimaiii

momento} ma come seppe, 3

34 clic

Bassa

il

con qua-

avviato

erasi

e trenta saiche

galere

ranta

verso

il

porto di Cismè, lo insegne, lo attacca,

prende

gli

un

forte appena mezzo ad una cannone s' impa-

d' assalto

costruito, ed in

appena

tempesta di palle di

dronisce di 23 saiche cariche di grani, e

ogni genere

di

provvisioni.

di

Il

Bassa vergognoso, arrabbiato di questa perdita stri

,

giura vendetta

a battaglia.

e con

una

,

e sfida

Grimani V

Il

artiglieria, costringe sul

alla fuga

perde molte

saiche

Il

Grimani

por dimora, incalza fugge di nuovo. volte

,

che

il

accetta

,

momento stesso

quel millantatore altre

no-

generale della sua

scarica

acquistarono.

i

il

,

quale

i

nostri

senza frap,

che sen

breve; tutte le

Grimani

forze tanto inferiori

il

clic ,

Bass \

Alla

,

,

benché

tentò

di

con

venire

ad un combattimento decisivo , il capitan Bassa l'evitò sempre; sì gran fama godeva il nostro comandante e ,

tanto erano gravi ai

nemici in ogni

Tinverno,

i

i

danni che recava incontro! Arrivato

Turchi rientrarono

in

Co-

35 slantiiiopoli.

Il

Grimani percorse

le

mise a contribu-

isole dell'Arcipelago,

zione la maggior parte

eli quelle che Turchi, indi recossi in Candia. Durante la rigida stagione,

appartenevano

ai

applicossi a racconciar

ad allestire

corrispondere

Pensava

i^

un' armata

capace

suoi

ai

bastimenti e

vasti

a

ben

disegni.

egli di portarsi ai Dardanelli,

ed impedir l'uscita

ai

nemici, mentre

Candia potrebbe da Venezia venir soccon nuovi corsa , come aspettavasi ,

Che

rinforzi.

Turchi

se poi

fosse

di uscire, egli

avvenuto

ai

meditava di co-

stringerli a battaglia^ e

conoscitor co-

m'era del valore de' suoi, vasi trui

una

vittoria atta

orgoglio

,

e

promettead abbassar l'al-

terminar

forse

una

guerra con sempre maggior lustro della

Con pensieri così elevati, e con un'anima ardentissima, come poteva egli tollerare l'inazione per un intero inverno? Difatti, appena giunse il mese di marzo, che uscì in mare con tutta

patria.

la sua scpiadra.

per

assister

Una

parte ne assegnò

Candia, un'altra

per to-

gliere

soccmsi

i

con 27

vascelli

galeazze,

Ma

Canea

24

galere

,

s'avviò verso

tutti

accompagnata

orrori

delle tenebre, de'

venti e dell'onde inturiate. sconficcati

i

Ben

presto

timoni, rotte le funi, spez-

zate le ancore

r onde

e cinque

Dardanelli.

i

fierissima burrasca gli

ed egli

,

17 marzo, scoppiò

nella notte dei

una da

alla

andavano vaganti sul-

,

e navi e galee

urtandosi tra

,

loro, ix)mpcndosi negli scogli, ed in-

vestendo nelle maremme. Nell'oscurità nel

e

del

rumore contbndevansi

comando

colle strìda

razione.

Soldati

scampo

fra

i

e

voci

le

della

dispe-

marinai cercavano

maggiori

pericoli

;

chi

gettavasi in mai-e, chi ne' palischermi

già zeppi di gente; quelli che dalle

venivano fracassati

La

i

più

onde fra

i

eran

a terra,

sassi e le

navL

galera del comandante, ridotta an-

ch' essa

come

che tempo

le altre

,

un colpo

errò per qual-

sull'onde, talor gettata a

terra, indi respinta in^

si

infelici

battuti

mare

;

ma

poi

di vento la squarciò, e tutti

sommersero. Al comparir del gior-

37

scena ^i aperse

no, quale tragica

mare

coperto era di cadaveri

!

Il

e di le-

gni infranti; la spiaggia piena di morti

o semivivi

,

quali spaventati

dal peri-

fame

-ì:o1o, quali ansanti dalla

e dalla

sete, quali intirizziti dal freddo. Tutti

lagrimavano per loro sostanze

galere e nove

mersi;

scordandosi

se stessi,

affatto de' loro parenti

ed amici, e delle

naufragate .... Dieciotto vascelli

erano som-

si

piccolo rimasuglio avea gran

il

bisogno di mcconcio. I Turchi in Costantinopoli

no

non

arrossirono, tanto era-

avviliti, di celebrare

con una

nata gioja quest'avvenimento, riportato

avessero

Venezia se ne

una gran

sfre-

come

se

vittoria.

particolarmente

afflisse,

per avervi perduto un capitano di coraggio insigne, d' immaginazione vidissima,

di prontissima

fer-

esecuzione,

ed anche di eloquenza seducentissima.

Quanto

al resto

,

il

ben presto riparò a

vero patriottismo tutt'

gionati dagli elementi,

a'

i

danni ca-

quali

non

si

comanda. Luigi Leonardo ?rIoccnigo fu

sosti-

,

38

Era

tuito all'infelice Grimani.

egli al-

lora di età matura, di aspetto venera-

negl'impieghi, e di

bile, integerrimo tal talento

,

che ciò che la sua mente

immaginava, sapea col comando a puntino

riputato

eseguire.

abile

Fu

egli

degno

e

far

per ciò

di passare

in.

brevissimo tempo dal carico di provveditor d'armata a quello delle isole

^

indi a quello

senza intervallo trovò

i

di

mare

,

e

comando supremo

al

Gmnto

di tutte le armate.

vi

di general

in Candia,

avanzi della flotta

miseri

sommersa, che stavano ad acconciarsi, navi venute di fresco. Mentre gli conveniva fermarsi

ed anche alcune

migliorò le fortificazioni esteriori, rassettò le già fatte, e ne aggiunse altre

di disturbare in tutt'i

v'erano scaramuc-

vori; ogni giorno

Avvenne, che colui cadde amma-

cie.

lato;

non fidandosi

fec'egli pregare

di

non cessava modi questi la-

Bassa

ancora. 11 capitan

mandargli

esita

il

il

de' proprii medici,

nostro comandante suo.

Mocenigo non

punto; glielo accorda in sul

fatto,

39

ed anzi raccomanda

medico, che

al

si

prenda ogni cura della salute del Turco,

quale

il

infatti risana.

onora

di filantropia

Questo

tratto

lo spirito militare;

le virtù amabili non dovrebbero andar giammai disgiunte dal valor marziale;

esse

sono quelle

Che

che

caratterizzano

i

Mocenigo non v' ha dubbio. Ecco un gran, tratto di coraggio. Malgrado tutti gli

veri croi.

sforzi

Turchi

tale

Veneziani

de'

di aprire

fosse

si

era

,

una

il

riuscito

trinciera^

e

ai

gli

Candia si succedevano Mocenigo avea l'occhio pareva essere nel tempo terra e in mare. In un as-

attacchi sopra

senza posa. a

tutto,

Il

e

stesso e in

salto generale accadde,

che pigliò fuoco

ad alcuni barili di polvere nella

Lo

scoppio fu



grande che

città.

tutti cre-

dettero essere FeOetto di qualche

mi-

na, e che altre ne dovessero scoppiare.

Lo

spavento diviene

assedianti

Un il

r^d

oflìciale

nostro

assediati



generale

prendono

della piazza

,

che

la fuga.

incontrando

capitan generale,

lo

scon-

giura d'imbarcarsi subito; poiché: di-

4o ceva, tulio è perduto. Il

vampante

(li

collera,

Mocenigo

av-

rimprovera

lo

fieramente di viltà, indi volto versoi suoi soldati

voce tria;

con

disse loro

,

altissima

moriamo ^ moriamo per la pachi ha cuore mi segua, ciò detto,

:

balza sul

bastione.

A

e soldati^ e marina],

tanto esempio,

popolo tutto,

il

donne stesse co' sassi lo seguono con ardor passionato, e fanno sì gran le

,

macello de' Turchi, che fosse

terreno e le

'1

sono piene zeppe di cadaveri.

Il

capitan Bassa, dopo avervi perduto più si ritira da quella fermamente assediata per sei mesi continui. L' anno dopo rinnovò egli i medesimi tenta-

di venti mila uomini,

])iazza

che

,

ma

aveva

egualmente vani,

ri-

corse alia seduzione, invitando con

let-

tivi*

tere e

riusciti

promesse quc popoli

alla resaj e

neppur

e

soldati

così nulla ottenne.

\ollc da ultimo provare altro mezzo ancora; e fu di scrivere nerale

odrendogli

il

al

capitan ge-

Bassallaggio di

Gerusalemme con premii se volesse la piazza. Il Mocenigo gli ,

consegnargli

4' rispose, ch'esso piuttosto acquisterebbe

somma

abbracciando

gloria, se

Rebgione

ritirasse dal

si

volerne usurpar di nuove.

complimenti

divennero le

vera

rimettesse ai legittimi pos-

,

sessori le cose prese, e

i

la

e validissime

altacclii,

gli

Cessarono

più che mai feroci

e

,

difese.

capitan

generale parve

non compromettere

la sicurezza di

Allorché di

al

Candia coir allontanarsene ventisette navi sei galeazze

andò con

,

ventiquattro

,

verso Cerigo

tuno per incontrare

,

galere e

oppor-

sito

soccorsi, che

i

da

Venezia attendeva. Ben presto scoperse

una nave nemica,

indi

gli

parve di

vedere un'intera armata. Ordina tosto a Girolamo

Battaglia

di

quattro navi a riconoscere

nemico.

Il

con

andare le forze

del

Battaglia lo vede da lungi,

incontro j e penetra col mas-

gli si fa

simo ardire

fra

le

linee

Turchi.

de'

Questi lo circondano con un gran nu-

mero dal

di vascelli.

fuggire

d'ambi

i

,

suoi

Il

un

Battaglia

,

lungi

fuoco

infernale

bordi, passa

e ripassa

fa

Al più volle

colla

molti

eie'

numero stesso

sua

ed

di soldati

Bassa

di

nemici

,

presso

ritornò

superiore

24 navi,

con

e

lo

il

e gli riferì, essere la flotta

assai

saiche,

un gran

Dopo que-

6 maone

altre

Veneta,

alla

mentre quella era composta lere,

ful-

li

,

disalbera

,

ufficiali,

2Satolìa,

gloriosa

comandante,

nemica

ai

artiglieria

lor vascelli, uccide

corsa

sta

mezzo

in

mina

j,

e

di

64 ga-

moltissime

16 navi barbaresche^

però tutte comandate da uomini senza

nondimeno un

cuore. Esservi

Veneziano insegnalo

rinegato, ai

da

vascelli

il

quale

Tarulli l'arte a

/\o

,

perfido

avendo

di costruir

60 cannoni, ottenuto

avea in premio di comandar tutti quelli

ch'erano

fabbricati

stati

direzione; e che

sotto la sua

non potendo egli spescampo che dalla

rare ne salvezza, ne vittoria, era

ben presumibile, che

sarebbe battuto da disperato.

cenigo

,

11

si

Mo-

certissimo di essere secondato

da^ suoi, volle andar immediatamente

ad incontrar si

trovarono

il

a

nemico. fronte

Le due armate a

Trio

sopra

,

4S Paro. Terribile fu

orrenda gio

,

la strage

il

combattimento

inaudito

,

il

corag-

ed incerta per qualche tempo

Se

la

mostra di un valor prodigioso, non si portarono

vittoria.

men bene

i

le

scelti ufiìciali

nostri fecero

truppe agguerrite ed turchi nel secondare

capitan Bassa. Finalmente

nissimo

il

dai Veneti

diretto

i

il

fuoco becontro la

reale de' nemici, le fece balzar in aria la

poppa

paggio ed in lorato

j

ne

,

ammazzò feri

essa- lo stesso

ed

parte

dell'

equi-

una parte maggiore Bassa

,

che addo-

gridava soccorso

atterrito

ed a grande stento fu tratto fuor della mischia co' remurchi delle sue galee.

A

tal vista tutta la

le

prore e sen fugge. I Veneti la in-

flotta

turca volge

raggiungono alcune galee, seguono se ne impadroniscono , e frattanto il comandante Veneto si slancia con tal 5

uno de' principali vache in poco d'ora lo sottomette;

furore contro scelli,

taglia a pezzi

ottanta

tutti

col

gli

altri

fatti prigionieri.

I

combattenti

,

e

loro capitano sono

Turchi,

datisi alla

,

44 flisperazione, incendiano alcuni legni,

perchè non vengano presi; pure

i

neti ne acquistano

quali

dell'

<|iielIo

alcuni

con ciò

che ^nzi

fra'

Ve-

Almirante, vascello proprio

del Gran Visir; ad

Ma non

,

danno fuoco.

altri

finì

il

combattimento, più duro e

divenne ancora

rimanendovi

il

rinnegato ve-

neto, che pi-eso aveva

il

nome

terribile,

stafà.

Non

mento

egli

si

tanto furore fmclic

ebbero

il

Mu-

dirsi

nostri

i

giunsero

nave. Fra

di

con qual ardibattesse', ma con altret-

a

è

ad

gli si

opposero

alìbordar

la

sua

uccisione di molti Turchi^

l'

piacere di

far prigioniero

il

perfido Mustafà, a cui fu in allora lasciata la vita

perchè

,

i

traditori

non

meritano che una morte onorevole copra

r infamia

del loro delitto.

gior parte anche di questa

conquistata

;

il

La mag-

flotta

venne

restante prese la fuga,

cercando di salvarsi nclTisola di Nixia.

Giuseppe Morosiui

una porzione,

pitolare. 11 capitan

a Candia

tutte

la

insegne; ne prende

Faltra è costretta a ca-

generale condusse

queste

diverse prede i

,

4? fece,

secondo

bottino

,

l'uso, la tlìstrrlDUzione del

che

immenso

fu

Turchi solevano

perchè

,

loro ricchezze; indi

come monumenti

mandò

della

a Venezia,

sua

vittoria

con

tre de' migliori vascelli ottomani,

sessanta cannoni di

bronzo ciascuno,

che poscia armati servirono

ai

con molto maggior

che

avean

fatto

a

i

portar seco tutte le

chi

frutto li

,

nostri

non

avea fabbricati.

Spedì pur anche molte insegne de' co-

mandanti di

jnemici, fra le quali la

cavallo,

V imbarcò il

che

n'era

più prigionieri

coda

principate.

la ,

ed anche

perfido Mustafà, che incatenato giuuse

ad

a Venezia

,

tradimento.

il

Il

che non permetteva ad un

tadino di esercitare oltre



Se-

ben ragione d'infranger la

nato avca legge

giusta pena

espiare la

dei suo infame

uno

cit^

stesso ufficio,

termine prescritto.

Il

Mocenigo

era stato piìi volte confermato nel co-

mando

delle flotte,

chiesto sovente il

un esempio

timore di dare

pericoloso

,

fece

benché avesse

egli

congedo. Finalmente

il

sacrificare

l'

trjoppo

interesse

,

46 del inomciito,

Ma

cessore.

e

vc«ne rimesso neir Arcipelago

un suc-

fu ciato

gli

che

subito

fu

possibile

comando. Giunto da tutta

nel

fu ricevuto

,

l'aimata col maggior trasporto di gioja.

Venne del

egli informato

nemico era

bito risolve

che

raggiungerlo

batterlo. Si avanza sino a

Turchi con ingannati.

e su-

com-

e

ma

Nio;

mosse avevano

false

Dopo

disegno

il

andar a Rodi,

di

di

,

i

tutti

aver recati importanti

soccorsi alle armate sotto Candia, erano rientrati in Costantinopoli. tizie,

il

Mocenigo

che s'indebolirono

si

le

A

afflisse

no-

tali

a segno

sue forze, e cadde

ammalato. Venne trasportato in Candia.

dove

finì di

vivere più di dolore,

che di vecchiezza. Le sue virtù, talenti

superarono

perfino ogni

poiché

si

1'

invidia

i

suoi

stessa

,

e

sentimento di vendetta;

videro gli stessi barbari dar

nuova Bey condus-

segni di venerazione per lui alla della sua morte. Tutti

i

l

!

'

sero le loro navi sotto

Candia

,

pavi-

glionandole a lutto, e strascinando sull'acque le bandiere nere; e parimente

il le

truppe

gne

di

terrestri

E

lutto.

spiegarono

le

qual dolor

non

inse-

fu

quello de' Veneziani, ricevendo in pri-

ma

la

nuova

sue

triste

fu

ch'egli

,

della sua morte, indi le

spoglie!

solo conforto

11

aveva lasciato sulla

uno

de' suoi nipoti,

elle

avea ormai,

Luigi Mocenigo,

con

valor

sorpren-

dente, superato

un

lissimo, e

gran macello

mici.

fatto

Ben

a

forte considerabi-

ragione

Nome famoso Per

la

e cotito

de' ne-

nostro poeta

il

disse di questa famiglia

w

:

ovunque

il

sangue

patria versato onor riceve,

Mocenigo! Risuona in questo

il

nome «

Di molti prodi

una-

I suoi nipoti ed eredi vollero

nimi

un monumento grand' uomo, e che

innalzare

onorasse

me

si

flotta



,

che

insie-

nuovo lustro alla città. uno de' benemeriti governatori dell' ospitale de' Mendicanti, scelsero a tal uopo quella Chiefosse

Essendo

di

egli stato

sa, ed ottenutone

un

assenso pienis-

,

simo dalla congregazione clic presicdca al pio luogo, si venne alle consultazioni

concorso

ai

,

modelli.

de' disegni

monumento

Il

riuscì

e de'

quale

dovrebbero sempre essere quelli degli eroi, cioè scevri

da

immagini

sveglia

tutto ciò che ri-

sinistre

ed alte ad

incuter terrore della morte, e fin anco

da certe

figure

marmoree

,

che sem-

brano commissionate dai parenti gere in lor vece

vono

i

offrire oggetti

a pian-

trapassati. Essi de-

che presentino

l'i-

dea dell'immortalità tanto a noi dolce e lusinghiera, che inspirino sentimenti patriottici

,

esempii di

senno sublime

di raro valore, e che, destando

somma

venerazione verso quegl'illustvi defunti,

servano dori

tempo

al

stesso

di malleva-

che le loro onorate reliquie sa-

,

ranno sempre gelosamente custodite e preservate.

Da

per

numenti richiamano

dove i morimembranza di

tutto la

:

celebri antenati, bassi più rispetto alle j

leggi

,

conservansi più religiosamente

le tradizioni

ardentemente

nazionali, ed la patria.

Il

amasi più deposito di

49

Luigi Leonardo Moccnigo non può al certo mancare di ottenere il suo effetto. Egli occupa così in altezza, che in larghezza le due facciate esterna ed interna della Ciiiesa. Tutto è di marmi pregevolissitni, ed in particolare le co-

lonne sono magnifiche. L' architettura è di diversi ordini. Nella facciata ester-

na

,

oltre le

statue

nicchie

marmo

di

,

,

si

contenenti belle

leggono

in al-

cuni comparti molte latine inscrizioni, esprimenti le imprese più memorabili del generale, e che furono, o diconsi,

trasportate da parecchi luoghi di dia

(i).

mezzo

la

JNeir interna

gran bassi

rilievi

Candia dopo

Vedasi

la

è

le

due due

quella

lo scoppio della pol-

vere; Taltra la £fran vittoria

Voi, vj.

in

rappresentansi

sue azioni più luminose. L'una

(i)

nel

statua dell'eroe di grandezza

naturale; e di parte e d'altra

di

Can-

facciata sta

Nota

di Paris.

alla fine della Fe^ta.

4

5o

Confrontando si

la

colla scoltura

storia

riconoscono tosto. L'ampiezza della

mole, e

immense somme che deve

le

aver costato della

,

sono una novella prova

magnificenza

«d

de' Veneziani,

in particolare della ricchezza della casa

Mocenigo,

e di quella

iierusità,

amor

e

grandezza, ge-

in essa qualità ereditane. sibile

arrestarsi

che sono

di famiglia,

innanzi

mausoleo^, senza riflettere

Non alle

tudini delle cose umane. Se

defunto

ritornasse

]ìroverel)be al certo

gioja nel iiilizii

pio, la

ed

rivedere al

è

adesso

j)os-

suntuoso

al

vicissi-

celebre

il

mondo

al

un vivo senso dischiuso

ai

pubblico culto quel

ove restò lungamente

,

di

divini

Tem-

inonorata

sua tomba.

Avrei forse dovuto cominciar quest'illustre

catalogo dei Veneti eroi, dal

celebre Jacopo lÀiva, che sin dal i(343,

due anni prima di questa guerra, avea dato prove luminose di sommo

cioè

coraggio. Eletto provveditore straordi-

nario a Tine, vi

si

recava con due va-

scelli carichi di ricclic merci,

allorché

5r

s'incontrò con molte navi Larbaresche,

che lo attaccarono per

modo da

ed

;

salvar

porre in fuga gli

egli

difese

si

suo carico

il

assalitori.

Due

e

,

anni

dopo in mezzo a mille pericoli, lecò in Candia poderosi soccorsi. Un' altra volta, con due galere e due vascelli, 5

grandissima rovina

cagionò de'

Turchi nell'assedio

ciò che lo rendette

furono

le

mata.

Nel

ai

lavori

di Candia.

come provveditor

azioni

1648,

con 19 vascelli

venne

si

d'ar-

spedito

egli

a bloccare

Vi

de' Dardanelli.

Ma

veramente famoso,

lo

stretto

tenne fermo tutto

r inverno, lottando sempre contro furor de' venti, ,

della

fame

;

e alle merci città.

e

nemici

Ma

,

gli stimoli

giunse ad impedire .

e

il

intemperie della sta-

r ardor della sete

gione

scita ai

l'

1'

entrata

ì

u-

viveri

a'

,

con grave incomodo della

poscia fu necessitato di stac-

care alcune navi per gì' imperiosi bi-

sogni della squadra. avvedutosene, coglie dallo stretto con scelli

j

di

Il il

una

capitan Bassa

punto, ed esce flotta di

20 a 00 galere, ed

38 va-

altri

ba-

,

52 stimcnti dati

,

che portavano dieci mila sol-

,

Riva

e la cassa militare. Il

,

do-

lentissimo che eli fosse slao'irito ad tratto

cimento

il

gloria, unisce

la

e

un

benché con enorme disavvantao^io di forze, si risolve di tagliar immediatamente le godi fare una scarica generale mene sopra il nemico e vivamente incalzarlo. 11 rimbombo del cannone richiama anquante più navi jiuò

e

,

,

,

che

gli altri suoi

giungono

alla

bastimenli,

e

uniti

rada delle Focchie sulle

nemico era già

coste della Xatolìa. Il

entrato nel porto con tutta la sua flotta. Il

Riva raccoglie

tntt"

propone di forzar

il

i

suoi capitani

porto

e

.

d'incen-

Quale grandezza Qual coraggio in

diare la flotta turca. in

piano

questo

ognuno

de"

!

capi,

e

truppa per

nella

concorrere col più vivo ardore

impresa

!

maginato

Se Temistocle lo avesse imeguale

.

Aristide

certo approvato. Quello

fondato

sul

valore;

stocle sul secreto.

blime

j

a tale

r altro

un

lo

del

avrebbe Riva era

quello di Temi-

L'uno vile

è

azione su-

tradimento.

Il

,

popolo antico

popolo mo-

il

concorre sjionlaneo malgrado

derno

vi

tutt'

pericoli

i

fermamente

ricusò

lo

conoscendolo ingiusto;

varvi la

perchè

,

gloria.

è sicuro di tro-

Ammirasi nelF uno

e

nelTaltro caso questi tratti eroici delle

Immediatamente

due nazioni. gonfie

alle file

nemiche,

a

passano

e

da ambi

scaricano sovra esse una temjie-

lati

sta di palle: castelli

,

fumo rimbombo

fra

le

navi ottomane. Dal

oscura

il

giorno

squarciasi

l'

infranti

.

i

fuoco terribile

\encta: questa smonta e passa canno-

sulla squadra

nando

rispondono, ed

rpiclli

pure fanno un

tutte quelle batterie

si

vele

,

inoltrano nel porto

mezzo

in i

s'

aria;

pel

;

il

crepito

le grida del terrore

de' legni ,

la vista

del san£>ue e della Straw, tolgono o»ni consiglio. I

ma une

Turchi vogliono fuegiie

rinculando colle altre;

le

navi

si

tutto

è

terrore. Il capitan Bassa

di coraoglo in

mezzo

a'

,

fracassano le

confusione e si

mostra pien

suoi, e cerca

colle minaccie e co' premii di forzarli

ad andare

all'

aljbordo

de' legni

Ve-

54

ma

lieti;

il

midabile,

fuoco che,

questi e

'di

oltre

che vanno iu fiamme,

può

grande stento

a

ad

soldati

e

che

fu ad essi di fu

bile

la

ajuto.

cinti di catene

gire

,

ne

i

non pensano

La prossima terra Ben ])lù misera-

condizione

che

iMaiinai

salvarsi.

alla loro salvezza.

for-

Bassa stesso

il

più

altro



molti vascelli

i

degli

schiavi

j

non potevano fug-

Turchi certo

curavano

si

allora di salvarli. Varii fra quelli cer-

carono di condur via

mo

galere, e ren-

le

ma

dersi ai Veneziani,

confusi nel fu-

densissimo di quel grande

erano prima

dio,

Tutta

la flotta

arsi

ottomana sarebbe

incenerita, se^ cangiato fosse insorto

me

il

invadessero

incen-

conosciuti.

clie

pericolo i

Riva fu costretto

vento, non

il ,

stata

che

nostri legni,

le

fì,am-

onde

il

di ritirarsi dal porto.

Recò nondimeno con se nove vascelli, una galera e tre maóne nemiche, fra le

quali quella che

conteneva

il

da-

naro. Quindici nave furono incendiate,

molte fracassate, e

mal

concie. Il

le

altre quasi tutte

mare ed

il

lido

erano

55 coperti

una

legni. Tn

na,

di frantumi di

di cadaveri, e

due ore appe-

di

zuifa

di sette mila Turclii perirono.

pili

schiavi liberati fu-

I prigionieri e gli

rono in grandissimo numero. Dobbia-

mo

creder

noi

Ci

agli storici?

tutto

assicurano essi che dalla parte de' Ve-

non

neti

furono che quindici morti

vi

e novanta

Questo grande avveii 12 maggio 1649.

feriti.

nimento ebbe luogo

mondo

rimase stupefatto di una

tale

impresa, perchè a que' tempi non

v''e-

II

rano

che

i

Veneziani

,

che

avessero

l'ardire di passare e ripassare in alle

flotte

nemiche.

tentarono mai

,

Turchi

I

mezzo noi

stessi

ancorché così

forti

,

e

dai loro imperatori minacciati di gravi

punizioni se non isforzavano lo stretto,

quand' era bloccato dre, SI

^on

vide

fu,

che

ripeteiG

e ammirabile.

dalle altrui squa-

a'

nostri tempi, che

un'impresa



ardita

La nazione che Iha

ese-

guita è troppo generosa per non ac-

cordare zianità.

ai

Veneziani

signe vittoria con

gloria delTan-

la

La Repubblica atti

celelnò quest'inreligiosi e

pub-

,

56 l)liche feste.

Essa mandò a quc' prodi

ricompense

proporzionate.

Riva del

Decorò

titolo di cavaliere, e gli

il

mandò

dono una supeiba collana d'oro.

in

Ne

fu

riconoscentissimo

egli

avrebbe piuttosto preferito,

proposto

al

che fosse

un suo piano

slato accettato

Senato

di guerra

voce

colla

pure

;

di

Ja-

copo Badocr. Consisteva

rpicsto in Unire

tutte le forze marittime

per abbattere

il

centro dell'impero nemico. Già tutta

la

marinerìa conosceva benissimo quelle

acque

,

tante scita.

vasi

quali

aveva

impedito

ai

nelle

volte

Con un vento a

tutte

vele

mora, bombardar r Arsenale e tutta nel porto. sibile in

Non

tante e l' u-

favorevole pò te-

passar

scorrere velocemente

le

Turclii

il

la la

lo

mare

città

,

flotta

v'era niente

questo piano;

stretto

di

Mar-

incendiar

ancorata

d'impos-

tutt'i capi n'e-

rano appassionatissimi ed anelavano di ottenerne la permissione. Il Badocr non lasciò già di appoggiarlo

con maschia

eloquenza. Dipinse lo spavento del serraglio,

del divano, della popolazione

57 tutta

,

comparire que' mede-

vedendo

simi vascelli, che poco prima distrutto

avevano la loro formidabile armata. che la conquista Fece anche vedere ,

di

gran

quella

apporterebbe

capitale

alla

Repubblica

utile

,

cui

il

assai

piìi

gloria

ed

che non fu alFepoca famosa in valore

\eneti

de'

aveva

reso

questo medesimo impero retaggio de'

Repubanno i65o non

Latini, e particolarmente della blica.

ma

Disse ....

}'

era già più l'anno 1204, epoca questa delle grandi imprese. de' Senatori

,

La maggior parte un ar-

riflettendo ch'era

rischiar troppo

con

riuscita incerta, e

che un accidente solo impreveduto poteva cagionar

immenso danno,

sero di ordinare

gasse

soltanto

vietare ai

al

tutte

Turchi

Riva

,

risol-

che impie-

sue cure per

le

di uscire

con nuova

da Costantinopoli. Egli in quel frattempo non erasi allontanato dalla flotta

fortezza

delle

Focchie

voluta sottomettere.

,

senza

averla

Avendo poi

risa-

puto, che a Smirne stavano in pronao

per la partenza

sedici

vascelli inglesi

,

munizioni

carichi di

per

reclute

rie

soccorrere

recarsi egli

risolse

di

fece in

modo da

una imjucsa,

la loro

nazione. JNoi

ammirare, e ,

ed

il

la

Turchi

i

colà

stesso

che disonorava

potere delF eloquenza del là

Riva

il

avviò a

si

Volo, dove apportò notabili danni rovinando

,

magazzini di

cinque la

forni

i

Ijiscotto;

vascelli,

dine di serrare

e

i

predò anche

i

gli

giunse Por-

Obbedì

Dardanelli.

immediatamente;

ma mentre

sue

per

disposizioni

e

ai

loro

che ne caricavano per

Canea. In quello,

il

faceva le

collocamento

un colpo di cannone morto sul momento. 11 dolore


lo stese

e

dobbiamo in ciò nobiltà d' animo negli

nostro duce. Di

Turchi

,

dissuadere que' capi-

tani da

uni

di guerra, e va-

,

s'impadronì di tutti cuori, e fusione entrò

in tutta

la

la

flotta.

con-

Pure

non si neglesse di raccogliere quelle amate spoglie, che mandate a Venezia furono ricevute col più vivo senso di

Vennero celebrali funerali massima pompa. Fu sepolto nella

afflizione.

colla

i

,

^9 Chiesa de' Santi Gcrvasio e

sopra

Protasio

e

sua tomba furono

la

cuni versi latini,

clic

,

incisi al-

rammentano

le

eroiche sue gesle.

un

Meriterebbe

anche

il

apposito

articolo

capitan generale Foscolo

,

se

non temessimo

di allungarci di troppo,

ed anche

,

s'egli

durante questa guer-

ra, avesse provata eguale fortuna nel-

l'Arcipelago

però

posso

come

Non

Dalmazia.

in

tacere dello straordinario

Giuseppe Dolfin, in una commissione affidatagli appunto dal soprannominato Foscolo. flotta

capitano

dimostrato dal

valore

Informato

questi

una

che

,

turca slava per uscir dallo stretto,

ne potendo sperare di chiuderle

])as-

il

non venia il capitan generale Luigi Leonardo Mocenigo che aspetta vasi con un rinforzo a fine di disturbarla almeno e di ritardarne l'efso

,

se

,

fetto,

spedì

otto

galere

il

e

Dolfin con iG vascelli, galeazze

12

Dolfin

nelli.

Il

navi

baibarosche

unirsi alla gran

vi ,

trovò cl)e

flotta

ai

in

Dardarada 32

aspettavano di turca,

e

tosto

,

6o il

jiensicro

nacque

gli

di

attaccarle.

Dispone la sua divisione ordina che ogni vascello si leghi ad una galera onde poter in caso di bisogno essere .

rirnurchiato, ed intima, che

vanguardia turca

quando

accingeva

ognuno dovesse

sare,

La

si

la

a pas-

gettarvisi

sopra.

mattina de' i6 luglio i654,

ca-

il

pitan Bassa, favorito dal vento e dalla correntia, presentossi alla bocca dello

con 70 vascelli, tutti in bella ordinanza e protetti dalle truppe schiestretto

rate in terra per

opporsi

osasse

fuoco sopra chi

far

al

loro

Dolfin ben conobbe riorità delle forze

l'

passaggio.

Il

immensa supe-

nemiche; pure tutto

spera dal valore de' suoi, e dalla disposizione dell'armata. Sventuratamente

dodici

de' suoi

vascelli

,

per

qual equivoco, prevenendo

convenuto, abbandonarono tto

,

lungi

il

non

trascinati

dagli

fermo. vascelli

Ma

colle

altri.

Il

loro

so

segnale loro pe-

furono dall'impeto della

e

rente

il

cor-

galee ben

rimanente tenne

mai potevano quattro contro tanti ? Ogni capitano che

,

Gì si

battè con segnalata bravura.

combattimento più

terribile

ch'ebbe a sostenere

non avea che

vascello

Venne

proteggesse.

la

suo

galera che

'1

fu cir-

e

Egli

uq

fa

tremendo e continuo sopra che per quanto il tentino, non sì

possono mai venir ailabbordaggio. danneggiata

la

sua galera

di

non poter più

Egli riceve

è

al

paggio, indi raggiarsi

a

segno

sul mare.

suo bordo tutto Fequi-

la

la

incalza

,

nemico

il

sostenersi

Ma

abbruciare. Ridotto

suo vascello, lungi dallo sco-

al solo

che

il

attaccato da quat-

da ogni parte.

condato

tutti,

Dolfìn. Il

due sultane,

tro vascelli e

fuoco

il

Ma

fu quello

segno

fuoco a

il

non

per

perire

allatto

Egli avrebbe voluto inseguirlo,

si ritira.

ma come

poteva

,

se

i

fianchi del va-

scello erano tutti forati, sconliccato

timone

antenne

infrante

,

le

lacerate,

ed

parti

divampante? \agava

e

il

,

le

il

vele

fuoco appreso in molte

dunque

per r onde colla morte dinanzi o per incendio o per naufragio. gli

fu propizia

,

Ma

la sorte

venendo spinto dalla

,,

62 corrente verso terra. Egli vi getta Tunica ancora, che gli rimaneva; ed in-

sua salvezza

vece di consolarsi della

ad altro non pensa

meglio

alla

tar di il

si

nuovo

avvicina.

suo

che a riconciare ,

per

Non

nemico.

il

Lo

cercarlo.

,

suo legno

il

fa

alhon-

duopo

vede già da lungi che

Raccoglie allora tutto

equipaggio

e

,

lo

fa

il

giurare

di

morir prima, che arrendersi. Tutti giurano caso

ed in oltre protestano

j

darebbero

disperato

polvere

prima

,

mici. Allora

,

che in

fuoco

alla

che venir presi da^ neDolfin

il

fa

levar

l'

an-

come avesse una gran flotta anziché un solo e sdruscito vascello, attacca con ardor sovrumano la capicora, e

tana

de'

Turchi,

gio

fa

un macello

,

ordina l'abbordaiiterribile di que'

barbari, la sottomette,

stendardo

e

Ottomane accorrono per ricano tutta vascello

v'innalza Jo

Marco. Quattro navi

di S.

liberarla; sca-

la loro artiglieria sopra

veneto

;

notidimeno riesce

il

ai

Dolfin. prima di abban(h)narlo, di disalberare

il

predato legno, e di levarvi

r insegna Veneta quello, con

dente

passa

trascui^to

poscia

:

una intrepidezza sorprenin mezzo ai nemici, li

fulmina col cannone, e va a raggiungere

la

sua

divisione. x\llorchè

da lungi

Io videro

suoi

i

non potevano

,

cre-

dere agli occhi proprii" tutti avendolo

veduto

in

fiamme

avevano giudi-

lo

,

cato perduto. Li raggiunse al fine. in quale stato

li

raggiunse mai

?

Ma Le

sue vele erano lenzuola e cenci; l'acqua

da ogni parte

del

vascello

iacea

si

Pure egli così ridotto, bruciati avea due vascelli nemici mandato a fondo una maona messe fuor di ser-

strada.

,

,

vigio cinque galere, traforato da parte a [)arte

pitan

il

Turchi,

e

di passar

dra gioja

vascello reale

Bassa,

dopo

ferito

,

più

uccisi

di

in

ottomana. INon

mezzo è

sua divisione, in tutti

i

e

alla

da tutta

Tammirazione

cuori per

non venne meno

in

diiì'erenti occasioni,

squa-

esprimibile

con cui fu ricevuto

ca-

mila

osato avea

tutto ciò,

incolume

il

tre

la la

eccitata

un coraggio che veruna

ognuna

di

queste

delle quali

,

Gì era stata pericolosissima,

considerarono

come

Venezia le

si

per-

paragone di tanta glo-

dite sofferte in ria

A

leggiere

aggiunta alla Repubblica.

Uno

sto-

rico francese dichiarò^ che l'azion del

senza esempio

Dolfin

fu

sto

maggior degli

il

Lorenzo iMarccllo

elogi.

senatore illumi-

,

nato, e di specchiato

dopo molte prodi

ed è que-

:

valor 'marziale

operate

azioni

^

in

questa guerra, fu eletto nel i656 capitan generale. Giunto in Candia, seppe

che

composta

flotta turca,

la

di

i(J8

La

stava per uscir dallo Stretto.

vele,,

sua non era che di 66 vele. Pure non

punto

esita

fidando

di

misurarsi col nemico

particolarmente

nel!' intrepi-

dezza e nel valore de' suoi.

tersi

,

1

la

carica di capitano

anche riimnziatala

pregò

in-

ardore di

avesse terminata

ed

Tale

ogimno per batche Lazzaro Mocenigo tuttoché

era

fatti

il

al

successore,

comandante generale, che

lasciasse servire tario.

Il

tanto

più

lo

come semplice volonil

compiacque

volentieri,

quanto che

Marcello

,

e sa-

65

peva aver egli

molto

contri])uito alla

dove, mai-

celebro vittoria di JNiclisia

,

grado chegli {osse

in

una inauo

cio e in

lerito

un

continuò

.

brac-

pu-

a

gnare co/i quei genio intrepido e marziale

die

dunque

il

lo

recarono

tutti si

ai

ghezza del canale ancora.

diede

,

diede

vascello, e

Dardanelli.

Ivi

il

fiotta sulla lun-

la

ed ordinò di porsi

Frattanto

il

capitan Bassa

Presentossi

segnale.

il

Stretto

,

un

di

comandante schierò all'

Gli

rese famoso.

comando

egji allo

accompagnato da un rumor

internale di tamburi e di trombe, e dal

rimbombo delle tato

del

cannone

nuovamente

le

gomene, piombano

ca

;

la

e

fusione

i

e

lo

,

spavento

fra

Questi vanno erranti per

1'

i

rale Marcello erasi già Fol. FI.

;

vivis-

la

con-

Turchi.

onde senza

come ormai non pensano che a salvarsi. saper dove ne

ra-

sulla flotta tur-

mettono

e

e

V eneti, tagliate

fulminano con un fuoco continuo

,

Aju-

erette batterìe.

da un vento favorevole, uscì

pidissimamente. Tosto

simo

de' castelli

adv altro

11

gene-

impadronito della 5

6G capitana di

lloili

stava

e

.

punto

sul

un altro grosso vaquando un colpo di cannono

di soltommettcìe scello,

suo tenente

lo rovescia morto. Il

pote

sopprimendo

,

e ni-

movimento

ogni

del cuore e della natura, invece di ge-

mere suir «stinto,

lisca

r ardor

,

suo manallinchè la

non indebo-

de' snidati.

Oh

}•>

DegiìO Marcello

Per

il

tanto infortunio

di

vista

getta

corpo itiauimato

tello sul

la patria,

!

del tuo nonìe

Egli cader

vide

ti

cader sovra un'orrenda

lluina di neuiici

,

imitarti

e
(iiurò nella virtute e nella morte:

Che non Si

di fregi o di tesor,

contendea di gloria,

Era

Veneto petto

in

dunque

Si proseguì

con tutto liscono.

sua fiiija

Il

n.otta

con

il

furore.

il

I

ma

e Tesser

solo

prode

istinto allora -.

combattimento

Turchi

si

avvi-

capitan Bassa, vedendo

quasi

distrutta

quattordici

tutti gli sfoizi

,

si

ealee,



la

alla

facendo

per rientrare nello Stret-

67

Ignorava egli

to.

maggior pericolo. dopo una grande

il

Lazzaro Mocenigo.,

strage fatta de' Turchi e de' lor vascelli,

s'era appostalo

sun bastimento

guisa,

in

che nes-

poteva entrar nel ca-

nale senza passargli dinanzi; e per poter

danneggiare,

più

erano caricati

avrebbe mai

non

suoi cannoni

i

mitraglia.

a

fatto

,

se

fosse rimasto in secco?

Quantunque

un occhio, non cessò mai

in

ferito

Che non

suo vascello

il

fulminare

nemico,

il

nella galera

capilan Bassa,

del

quelle del suo Sf'guito^ stento poterono

sperse tutto

ii

ed in

che a grande

rimurchiate rJcntjare

La

nello Stretto.

ritirata del

Bassa

resto della fiotta.

vascello scap'pava a gonfie vele; stri

davan hjro

te, e solo

bre l)en

il

la

si

conoblìe

stati, o

Il

i

no-

giorno

dopo

fosse grande O Molti legni ottomani

rruanto 1

inghiottiti dall'onde, o

Sul mare

infranti contro terra.

glavano

i

sopraggiugner delle tene-

la nostra vittoria.

erano

di-

Ogni

caccia da ogni par-

fece arrestare.

li



e fece tal rovina

rottami ed

i

inaile":-

cadaveri. Ottan-

6S

mano

taquattro bastimenti caddero in de' Veneti,

Favanzo

prii

munizioni

trasportarono sui pro-

i'issi

presi ritennero

e

Je

ai vascelli

miglioii e bruciarono

i

stauro. Infine di



grande

al ri-

atti

formida-

e

armata puossi dire, che, tranne

bile

capitan Bassa,

dicemmo, dici galere

storici

che

nello ,

il

con

che

,

l'azione,

cpiattor-

rimase di-

resto

La maggior

assicurano

ore che durò

come

salvò,

si

Stretto

tutto

strutto o preso. gli

Quanto

siccome non più

gli altri,

il

equipaggi,

de' loro

di guerra.

j:)arte

de-

nelle

sei

più

di

dieci

mila Turciii perirono^ cinque mila prie più di

cinque mila

schiavi riebbero la libertà.

Ap^iungro-

gionieri

no, che

SI

i

fecero

,

Veneziani non vi perdettero

che due vascelli incendiati nel conflitto

cui equipaggi però

i

,

salvarono.

si

Quello di Lazzaro Mocenigo non potò più esser tratto dalla secca perchè sì ,

sconquassato com'era, lasciavasi a brani.

Gli furono quindi

noni

,

tolti

e gli attrezzi militari

tutt'i ,

iu dato in preda alle fiamme.

e

can-

poscia

69

che tanta parte avea avuto

Quegli in



gran

Lazzaro Mocenigo,

vittoria.

nuova. Strada tacendo

si

vascello barbaresco, ed

Lo

da. ci,

superava cati.

il

un

abbattè in

lece sua pre-

trovò carico di ricchissime merdi

e

a Venezia la

di recarne

fu incaricalo

una somma il

che

valore di trecento mila du-

rimbombo

Il

di danaro,

del

cannone dalla

parte del Canal Orfano (canale che da tanti secoli era in possesso di ricevere 1

nostri vascelli trionlatori) fu di fauste notizie.

ziatore

quella volta

si

Già

la

capitana di Rodi,

bella conquista del benemerito tutta

,

gli

,

,

,

e spoglie tur-

seguita da due grossi

non che

viaggio

coman-

paviglionata a

festa^ ornata d'insegne

chesche

a

addrizzano^ e veggono

avanzare maestosa dante Marcello

annnntutti

da. quello

predato

e strascinante per

l'

stendardi ottomani in segno

piuta vittoria. Tutti allora Vittoria, gridarono fuse

per tutta la

zaro

Mocenigo

,

navi-

:

per

acqua di

gli

com-

P'iUoria!

e la- gioja si dif-

città.

Quando Laz-

scese sul molo, venne

70 accerchiato dall' csullaiitc moltitudine; e se

i

ed amici

suoi parenti

s'accor-

un occhio riguardarono quel danno come una marca gloriosa, e per ciò meno si rattristarono. Il Doge ed il Senato udite

sero

aver lui perduto

j

eh' ebbero le particolarità

del fatto, e

resone pubblico ringraziamento

a

Dio,

pensarono

a distribuire preniii j>ropor-

zicnati

merito

al

momento

stesso

cavaliere, ed

di tanti prodi.

Mocenigo

il

Sul

fu creato

giorno dopo dal Mag-

il

gior Consiglio eletto capitan generale delle flotte scia il

si

;

posto nel quale egli po-

modo da

distinse in

soprannome

I fratelli

e

terrore

di

nipoti

(\(A

pure

ufliciali

.

altre

ricompense

soldati

e

Turchi.

formidabile e

glorioso Lorenzo Marcello essi

meritaisi

de''

ricevettero e

,

marinaj.

così gli

Vennero

ordinate processioni, soccorsi pecuniari ai

luoghi

vili

queste del

pii,

e

permesse

dopo terminate vi

ebbero

le feste

le religiose.

ci-

Tra

gli splendidi funerali

comandante Marcello

,

la cui spo-

glia mortale era stata portata a

\enc-

,

71

Fu

zia.

a san Vitale

essa deposta

monumento

dopo

avito

Orazione funebre, ed

Giunse

fnialniente alla

a]jl)ando!iarsi

altre

che per

le

di

Per molti

letizia.

Fra

a gioire.

le

cerimonie.

botteghe fu-

ad altro non pensandosi

cliiuscj

e spettacoli,

nel

d'una

momento

il

giorni di- seguito tutte

rono

la recita

i

varii divertimenti

videro per

si

le

piazze e

strade rappresentare certe azioni

drammatiche con decorazioni

ricchis-

sime. I fuochi d'artificio scintillavano

per ogni dove

,

la

cui luce

dosi suir acque produceva

veramente magico.

In

rifletten-

un

eOctto

fine v'cl)be lo

spettacolo nazionale, la Regata.

Il

Go-

verno conobbe da tutte queste dimostrazioni spontanee, che per soddisfare

pienamente conservar

popohj e suo ardore per la conti-

ai

il

desiderii dei

,

una guerra penosissima il pejpetnare la memoria questa insigne vittoria perciò venne

nuazione

di

sarebbe utile di

:

alla deliberazione



26 giugno

di decretare, che

dedicato

a'

santi

il

Gio-

^'auni e Paolo, nel quale seguì la bat-

taglia, dovesse

Doge,

il

clie

la Signoria,

montare

e gli ambasciatori,

e recarsi ogni

dorate,

nelle Lar-

anno

nella

chiesa intitolata a que' santi, dove avesse

a concorrere

clero

il

colle principali

confraternite, a fine di farvi, dopo la Messa solenne, una l)clla processione. Egli è anche probabile che da prin,

cipio

si

cuno buon

diritto

ripetesse

degli

in

nazionali

spettacoli ;

giorno

tal

qual5

un popolo

giacche

a

e

ri-

creato sovente, ed eccitato airallegria, è j)iù

pronto

concorrere

a

della patria, che sciasi in

preda

non

è

ai

servigi

quello che la-

melanconia ed

alla

alla

noja.

Questo piccolo abbozzo delle immemorabili operate, anche in

prese

questa sola guerra,

dai nostri illustri

antenati, animerà, spero, qualche a far

penna

conoscere per minuto, non solo

queste azioni

,

ma

tutte le altre soste-

nute con massima gloria dai Veneti

che furono toccate

sin'

dagli storici particolarmente e

moderni

,

come

se

,

ora leggiermente

per

le

forastieri

battaglie

73

marittime

per

ci volesse

minor

come

le terrestri, o

se

valore, che i

Veneziani

non avessero in quelle superato od almeno eguagliato e Greci e Cartaginesi e Romani. Potrà allora il mondo ,

tutto

vie

essere

più

assicurato

che

,

ben lungi i Veneti dal meritarsi fredde lodi ed anche la dimenticanza de' loro

nomi

nelle giornaliere storie e biogra-

essi soli

fie,

tanti

potrebbero somministrare

nomi da comporre una

compiuta ed i

istruttiva

5

e

clic

gallerìa

uomini

quali tutto sacrificarono alla patria,

hanno un giusto

diritto di vivere glo-

riosamente nella memoria

di tutte

le

incivilite nazioni.

Nota Mi

della pag. 49-

lusingo che uon riuscirà discaro

a chi legge

,

ed in particolare

al sesso

gentile, eh' io offra qui queste Inscri-

zioni, esposte

in lingua volgare

dotta penna del fu li,

sig.

dalla

ab. Carlo Adol-

alla cui gentilezza è debitrice la

mia

opera di quest'ornamento. Chi bramasse

,

74 leggerle nel suo originale rimarrà

poco soddisfatto mercè

dopo avere credibile,

per

riunite

con

(Cicogna, che

diligenza in-

Inscrizioni tutte disperse

le

contorni,

e

città

la

cure delFc-

le

Emanuele

rudito giovane

Ira

sue belle annotazioni,

le

ed

corredò di

ha già co-

minciato a render di pubblica ragione il

suo lavoro. Mausoleo 3Iocenìgo

jllla destra del

ne

I.

tore,

W esteriore facciata

della Chiesa.

Questa mole che vedi, o spettanon crederla un Mausoleo. E

un

questo

trofeo

,

che

innalzato

in

Creta a Luigi Mocenigo procura tor di san Marco

compianto

Marco,

in

cittadini.

in terra,

Veneta

11

la

il

al suo Leone di Moceniga prosapia

Luigi anche estinto lui

di

esempio

Egli Marte dive

flotta

fra

Salvatore san

im[)Ose

sotto

citare col

qua trasportato

fu

de' cittadini.

clic

militare

rugge

,

,

volte

per ec-

alla gloria

i

iji mare, terrore comandante della

sempi'c fu la salute della

75 patria

ciiiarissimo per religione

;

prudenza, per lore.

Ne

fese

1

hai tanti documenti. Egli di-

forti

ncngo

Gesù, Betlemme,

VilLuri

,

Marti-

Dimitri

san

,

espugnati dai Turchi:

quasi

,

a forza

ritolse

unghie de'nimici

dalle

per

,

per gueiresco va-

pietà,

le fortificazioni

Teodoro e di Turluli. Le flotte Turchi gonfie del favore della vit-

di san

dei

toria,

sdegnose della guerra,

fece alle stragi, e fittele

le

,

le

assue-

con poca gente scon-

cacciò profughe

per tutto

l'Egeo.

Nella parte sinistra del Mttusoleo.

Mise a morte Assano Bassa soggiogatore di Babilonia. Caricò di caII.

tene Nadalino Friulano, reggitore delle

navi ottomane,

disertore

di

Cristo e

dei Veneziani. Lacerata Creta dalle mi-

ne de' Turchi, ed entrato per cie

nemico

il

in città

gli atterriti capitani

tadini jjja

,

,

i

,

i

egli

,

le

brec-

rincorro

piangenti cit-

soldati fuggitivi:

punì

di ver-

chi consigliata avea la fuga. Solo

76

opponendo

vecchio

e

muro

di ferro

pezzi, stituì

ai

qual

stesso

se

nemici,

li

tagliò

a

fugò, e in una sola città re-

li

Veneto Dominio

al

Non

tutta r isola.

Metello, o

so

,

il

se

il

regno di

Romano

Veneto Luigi più accondel titolo si debba

il

onorare

ciamente

Quegli soggiogò

di Cretese.

questi lo conservò

;

il

regno,

quindi dal Senato

popolo di Creta ebbe in dono una medaolia d' oro ed una di rame. e dal

Mentre cevere ai

carico di trionfi stava per ri-

palma,

la

morì l'anno

i554

7 di ottobre.

Luigi

Marco

,

Pietro

e fatti

stamento

,

procuratori di san

commissari nel

al

grande loro

di lui te-

zio piangenti

posero.

Sotto Ut Statua rappresentante la Fortezza.

Presa della Fortificazione a mezzaluna.

in. Luigi Mocenigo di san

Marco

;

II,

procuratore

invitto capitano

e

sal-

vatore, rinforzò nella forma di mezza-

77

iuna

più volte

parte perduta

(]iicsta

più

ricuperata:

volte

,

nome

del

e

quasi ciclo , la ricoperse Muceuigo r anno àiA Signore 1649, ^iìi'i^ihè la vittoria non più rifuggisse presso la ma dessa ch'erasi luna de' Turchi ,

,

in addietro

,

come

raccogliesse

la

sotto

Mocenigo, entro

la

luna ecclissata,

il

medesima)

si

cielo

primiera orbita della

protiria felicità.

L' Università di Greta. D. l'anno dei

Signore i65o.

Satin la Statua rappresentante la Prudenza.

Presa della Fortificazione

P'itliiri.

non meno che per Luigi Mocenigo soste-

IV. Pel valore la

prudenza

di

nitore della bellica gloria

.

viene

sco-

perta e dischiusa

una sotterranea

samatta di pietra

in

Vitturi. ria

,

atri'iunta della

i

mine del nemico lavori;

e

con

,

ca-

baluardo

di lui elo-

furono per essa indovinate

tate le tult'

Ad

questo

e

sven-

e distruttine

ciò infievolite

le

78 di lui forze

tendo

mano

di lui

la

nome

del

dizio

l'anno 1648. Ciò presen-

^

maestra per

|ucdis.se

,

clie

l'

in-

(juella

fortezza sareljbc sicmissinia da ogfii insidia

nemica

rale.

Cosi

r

e

,

la

dedicò a san Libe-

inclito capitano ridusse a

sicurezza ogni cosa

,

e

il

nemico

mura tu costretto lontano. Con queste brevi

bandonate tirarsi

le

ab-

,

a 11-

,

note

que' di Creta eternarono gli amplissimi e

innumerevoli

in copia

da

profondamente impressi

ricevuti, e

lui

beneilcii

neeli animi loio.

L' anno del Signore i65o.

SoUo

Statua rappresentante la Fortezza

la

ncilii

facciala interiore della Chiesa.

Inscrizione

qua trasportata dal Baluardo Martinengo.

V. Luigi Mocenigo

capo per e in

la

comandante

mare l'anno iG58, per divina

razione,

e

inspi-

per la grandezza della sua

mente liberò Turchi Creta, ,

in

ilepubblica Veneta in terra

in giusta battaglia città principale

3

dai

e spe-

79 cialmcnte nel dì di san Giacopo. quando i

nostri compresi da terrore

già di piegare,

e nell'atto

.

superbo nemico

il

in

questo stesso baluardo Martinengo spiegata

avea

Sovrastava

la luna.

alla città tutta l'eccidio

duno

colla spada

guono

nuda

la

un

eclisse,

si la

nemico

il

dalla presenza

luna ottomana

ferto

se-

lo

,

di

grande è

buon

stra-

messo

in

quest' eroe,

come

e

se avesse sof-

tu dai nostri presa a

lorza insieme cogli stendaidi. ciò a

accorre

drappelli di nobdi. di cittadini,

finalmente

:

tuga

Colà

Mocenigo:

il

e le rincorate uìilizit:

ge

,

inevitabile morte.

allora

a ciasclie-

e

ÌNoi

per

sciogliamo ogni anno

diritto

un voto solenne

a

san Giacopo,

la vittoria riportata sotto

per

il

comando

a

perpetua

di tanto capitano.

L' Università

memoria del dedica V anno

di

fatto

Creta

questa Inscrizione

del Signore

iG5o.

Sotto la Statua rappresentante la Prudenza.

Presa della Forii/ìcazione di

VI. I Turchi, rivolta

al

Gesìi.

basso, con-

So

natura del fuoco,

tro la

la

l'orza delle

mine, .s'impadronirono più per fortuna che per valore, dei sotterranei di que-

Manca

sta fortezza.

chi pensa

non più

bari la città, (juasi

F

accorre

go

rampogna

eroe Luigi

inclito

1'

autor di

cora tutti, e ipiesta

dito

de' bar-

Vi

sicura.

ISloceiii-

procuratore, e veneto dittatore

II,

Da

coraggio, e v'ha

il

cedere alla fortuna

consiglio

tal

promette

città

la

grandezza d' animo

,

rin-

sicuja. dell' in-,

capitano tutti ripigliano fojza

Dopo

ardimento.

piata un' altra

rimenti

tutta

dono

barrbari

i

tre giorni alfine,

mina la

e

scop-

e rivoltasene pa-

,

forza

al

basso

bastione,

il

:

per-

,

ma"

alla

niera stessa che ac([uistato lo avevano"

Così

il

Salvatore

questa stessa

forti fi"

cazione già prossima alla rovina, chianiata ai

Gesù

cittadini

dal suo

nome,

lore e la fermezza di ])iìano. il

Frattanto

tenijK)

eh' era

poi

restituì

la

da difendersi sotto

glielo

quasi

il

va-

,

permise distrutta

con gagjiardìa

il

un così gran ca-j Mocenigo comej ,

la

,

e

la città,

ricuperò difese

e

i

iit

ne-

1

mici furono costrctli a suonare a rata,

Duce

quale

e

la

la ristaurò

vedete

,

il

con ottima costruzione

a gloria del Salvatore l'anno

1648.

L'Università di Creta, questo

monio

del

riti-

valoroso

valore

di lui,

e

testi-

del pro-

prio affetto verso del duce, fece porre

Panno

del Signore

gcunajo.

Fol FI.

i6jo, nel mese di

8^

DELLA MOKEA. i^i saranno forse

miei

i

sor-

lettoli

presi che iK'lla precedente Festa, aven-

do

oflcrli

illustri

alcuni ritratti

eli'

ebbero

di Candia, siasi per

parie

uomini

degli

nella guerra

me ommesso

quello

del celebralissimo Francesco Morosini;

ma

oltreché la

nata guerra

ivi

narrazione dell' accen-

non

vemi anclie mijrlior barmi a parlare in il

suo

guo,

valor

è

compiuta

consifjlio

il

quest' ultima

militare

spiccherà

par,

riser.

a

ove se-

non potrem occuparci che Tanto i suoi prosperi successi

che

di lui.

quanto

le

sue sventure destano

il

più

vivo interesse, e potrebbero, s'io non

m'inganno, porgere

Poema

il

soggetto ad un

epico.

Preccdauo alcune nozioni intorno a questo grande protagonista. All'età di

83 veni' anni, cioè nel

i6'ÒS,

semplice

die

era

quando non galea,

di

uilìciale

ebbe molta parte in un combattimento contro sedici galere barbaresche

che

,

furono tutte conquistate dai Veneziani; in

memoria

qual

del

una

trionfo

di

queste fu conservata nell'Arsenale. Pio-

porzionatamente spiegò nel

modo

in

portar sempre

.

la

rona: onore che rali a

i

suoi talenti. Eletto

governator di galera,

iC/j.!

stinse

suoi gradi militari

ai

Morosini

il

che

più

degli

in

poiché ed

grande influenza nella il

che

gene-

i

si

il

Mo-

guerra

la

aveva

vittoria

fosse

qualche

Di queste

cominciata^

sotto

,

altri

rosini n'ebl)e molte,

smè

fu dato di

gli

accordavano

rischiosa occasione.

era già

di-

BaccJietta e la Co-

quel governatore

segnalato

si

avuto di Ci-

generale Giambattista Gri-

mani. Eletto capitano di galera nel iG5i, fu collocato alla

lissimo Luigi

sinistra

celebre battaglia di

Disperse

del

genera-

Leonardo Mocenigo

le galere

nella

Trio verso Paro.

nemiche dopo averle

coperte di sangue e di uccisi, e poscia

. , ,

84

andò a battersi col liLelle Mustatà che montato sopra un forte vascello, pieno

valorosi

soldati

eli

e

risoluti

difeso da sessanta cannoni di bronzo^ e

sostenuto

sembrava il

molti

da

sfidare

Morosini

animò per

coli"

tal

modo

suoi

i

airampicandosi

balzarono dentro

altri,

ma

esempio suo proprio

gliati dei loro vestiti, colla lìa" denti,

vascelli

altri

un'armata intera:

la

che spo-

,

spada nuda

gli

uni sugli

capitana tur-

ne impadronirono, e vi iecero

ca, se

prigione

il

altrove veduto.

che

il

sini

un

come abbiamo

rinnegato,

Fu

senato fece

quest'occasione

in

giuugcrc

elogio distinto.

Xon

Moro-

al sì

tosto fu

nominalo provvcditor d'armata nel i652, che diede nuove prove dell'usalo valore;,

ne

si

ebbe

difficoltà,

allorché

il

gciìcrale

Foscolo cadde ammalato, di

porre

comando dell'armata

al

rosini.

Lo

stesso

avvenne

alla

del general Mocenigo, finché ne il

e

il

Mo-

morte venne

suo successore Girolamo Foscarini

morto anche

dato

il

({uesti

comando

,

fu

egualmente

;

per acclamazione al

85 Morosiiii. Dovctt'esserc trascendente

sno merito,

fici,

Maltesi e Ponti-

non avevano voluto

superiore che

per

riconoscere

sua riputazione

la

un

ge-

Morosini non ismenlì giam-

nerale. Il

mai

ausiliarj

^^^ allora

^'^^

fu applaudita

se la scelta

anche dagli

il

mentò vieppiù

anzi

;

au-

la

nelle successive vittorie

riportate dai Veneti a Tine, ad Egina, a la

Volo

Egli terminò

Dardanelli.

ai

,

sua carica di provveditor

colla presa

Con

memorabili.

pegnò poscia gcneiale, j)er ciò

voti

e

la

armata

tutti

gli

piò

delle

pari

riuscita disim-

carica

di provveditor

general di

di

d'

che

,

come una

esaltano

storici

dal

Megara

di

Candia;

e

appunto nel i65y venne eletto consiglio con pluralità di

gran

generalissimo.

Ma

il

mio oggetto non essendo

quello di

contenterò

scrivere la di

riferire

tra le sue geste

,

che

sua storia

tratti

già

mi

soltanto quelle

hanno qualche

circostanza particolare, e

insieme alcuni

,

che olirono

caratteristici

governo Veneto. Eccone uno.

11

del

Mo-

86 rosiiii

,

forzo,

avendo ricevuto (jualchc rinformò l ardito disegno di ri-

prendere

rono

Ma

Canea.

la

alcune

avverse

ne Io impedicircostanze,

lii-

un corpo

ne-

solve invece di attaccare

mico

allora debolissimo; ed ajulato da

un vento le

favorevole, approda, sl)arca

sue truppe senza contrasto

dina l'attacco.

La

riuscita

sj)ose air aspettativa.

Irritato

,

rente cl;e sia andato a vuoto e<^li

grida contro

gogna puta

e

anzi fuil

colpo,

riportato, ed im-

provveditor d'armata

al

corri-

soldati pei' la ver-

i

disonore

il

ed or-

,

non

del disordine colP avere

la

causa

ordinato alle

truppe un movimento fuori di tempo.

Senza più lo condanna ad un bando ed anzi vi ha chi dice, alla

perjietuo

morte.

Il

,

provveditore sdegnò di fare

(pialsiasi giustificazione,

andò a Venezia, rantìa.

am cuse

sopra

imbarcossi

stesso

Venne

e si

egli

tali

e

così

nel

ui.'a

punto feluca

,

appellò alla Qua-

non

produsse contro

ma

il

solo

assolto,

Moi'osini ac-

fondate,

che questi

venne richiamato a Venezia prima an-

,

87 dell' arrivo

cova

in

Caiidia

suo

del

successore, che fu subito nominato. Il

Morosini obbedì

,

si

dimise dalla sua

carica, e venne a Venezia.

Se noi cusare

il

stessi

fummo^

ed abbiamo

in

lui

r esperienza devono richiamati è eccesso

virtù

ac-

più

la riflessione e

assai presto averci

all'osservazione, che

tutto

presso gli uomini destinati a

imprese, e che

come

,

di

riconosciuto

passione che giustizia,

grandi

tentati

Morosini di troppa severità

i

loro

tanto

vizj

le

loio

partecipano

sempre dell' energìa del loro caiatteic. Tutto in lui derivava dal '(rr^nd'amor patria;

di

tutte

le

sue

guidate da questo nobile

Se ciò non fosse

erano

sentimento.

stato, avreìdj'egli ob-

immediatamente, come

])cdito l'

azioui

fece, al-

ordine del Senato di dimettersi dalla

carica,

quando aveva

in suo potere la

forza principale della Repubblica, go-

deva r amore di tutta l'armata,

e

non

aveva presso di se alcun superiore che

comandasse? Ciò basterebbe ad immortalare un generale di una monargli

chia.

.

88

governo spedì un inquisitore

Il l'

armata per prendere cognizioni ed intanto

te sul fatto,

siglio

il

al-

esat-

Gran Con-

nominò Francesco Morosini poil che era una pu-

destà in Padova:

nizione per quelli che avevano servito

Eppure, secondo

in cariche superiori.

massime

le

del governo, egli era stato

punito abbastanza

mato che

a

terminata

mare, e

coli'

averlo

richia-

Venezia qualche mese prima coli'

fosse

la

sua carica di

averlo rimproverato

per

sua troppo severità.

la

In questo mentre giunse notizia che

un

grosso corpo di Turchi era disce-

so in Croazia,

non

il

che diede a temere

fossero tentati di fare un' irruzio-

ne nel Friuli. In suffragi

tal

concorsero

frangente tutt'

ad eleggere

i

per

provveditor generale della provincia e terra-ferma Francesco Morosini,

dogli

il

comando supremo

delle

danar-

dimodoché lungi dal lasciar Venezia con umiliazione egli se ne partì onorato sempre più. Adempì la sua commissione con esito felicissimo, mate;

89 e

con universale approvazione. Nondi-

meno mentre

era assente, fu presentato

Senato un alto di accusa contro di

al

lui

con ottanta testimonj

non osarono

di segnare

il

che però

,

loro nome.

L' atto fu accettato, malgrado le leggi

che non permettevano di riceverne nessuno che fosse anonimo. Il Senato ri-

mise

agi' inquisitori

Stato

di

la for-

mazione del processo, dal quale ne

ri-

sultò un'apologia amplissima delle sue virtìi.

Sdegnato

il

Senato delle atroci

calunnie inventate contro

un

cittadino

segnò ai 3o gennajo rispettabile i&)3 un decreto in memoria perpetua



,

dell'

e

innocenza di Fr::ncesco Morosini,

ad infamia eterna degli accusatori.

Ecco un vero sini e

per

La guerra sguardi

mondo

trionfo e per

e

l'

cessità

di

Candia attraeva

ma

di

aggravare ,

senza

e

il

,

il

la ne-

popolo a Une

sacrificar

prò

gli

però pesava

cuore del governo, per

di sostenerla cittadini

Moro-

ammirazione di tutto

sui Veneziani;

assai sul

il

la giustizia:

le

vite de'

conoscendo pur

,

90

troppo esser dessa una

febbre

lenta;

che conduce a tristo esito, ed intanto consuma. Ma che far si poteva? I

Turchi proseguivano l'intrapresa con^ fermezza e violenza

puntiglio

fosse

,

fosse vista di religione, fosse speranza di stancare trionfare.

il

nemico,

una volta

e di

Dal canto suo

Repubblica

la

che dopo tante ittorie vi andava del suo onore rinunziando ad un regno si utile. Tanta ostinazione

pensava

.

-s

reciproca rese vane tutte di

pace

linnovate i665, ed

trattative

cento

e

Furono però

volte durante la guerra. liprcse nel

le

cento

le

gran Visir

il

neva un certo linguaggio

te-

amba-

coli'

sciatore di Venezia da far sperare che

finalmente

sultano

il

alla ragione.

Ma

per meglio ingannare

Turchi

A

i

poli

grandi^ la milizia,

i

vano

contro

non

stessi.

questa

fece che

Veneziani

i

anche

davano

renderel)be

si

ciò egli

il

,

ed

Costantino-

popolo

gri-

guerra; tratta-

comandanti da traditori il divano da vile. Il gran signore eccitato dalle

i

mormorazioni

,

,

e

dal veder ini-

'

9» possibile di ottener

una pace

qiial egli

voleva, ordinò al gran visir sotto pene

severissime di andare sotto Candia,

non

di

partirsene

senz'averla

e

sotto-

messa.

La nuova giuntane a Venezia fu quasi un colpo di fulmine. Allora ben conobbe che ciò ch'era stato fatto, non eia che un giuoco in confronto a ciò che restava a faj'e. Immediatamente fu scritto a tutte le corti per

si

soccorso;

ottenere

fecero

si

nuovi

apprestamenti

Senato

si

delle sue

bitava, che

non

amarezza ])lico

^

,

il

co-

Niuno du-

che

i

suoi

sua carità per

gli facessero

nobili la

pa-

dimenticare ogni

dedicandosi al pubcon quella generosità

soiFerta^

servigio

eh' è propria di

Morosini

forze.

il

più atto non fosse Fran-

il

Morosini

sentimenti, e la tria

reclute e

arsenale,

raccolse per eleggere

mandante cesco

all'

venne

un repubblicano. Il dunque eletto colla

pluralità de' voti, e partì da Venezia lì

più presto che potè.

Giunto

in

Gandia trovò una guar-

9^

uomini

iiigionc di sci mila

come pure

disposti, la

l)cn

tutti

gli a])ilanti

por

,

pubblica causa. Sbaicovvi due mila

de' suoi

rinforzo, e per

ili

Ma

egli stesso.

tevole

gli

un

sopra

si

me-

poter

glio dirigere le operazioni vi

si stabilì

quale quadro spaven-

presentò, quando salito vide

forte

tutto

il

terreno

coperto di nemici che stavano aprendo trincee

facevano

e

,

maggiori

i

per sottomettere ad ogni costo lice si

città

i

infe-

l'

Pure quelF intrepido nulla

!

sgomenta;

nima

sforzi

discende dal luogo,

ria-

ordina parapetti e lavori

suoi

di difesa. Il .sibilo delle palle

militari

eh' escono da' fucili nemici

supera

fracasso de' lavoratori. Egli

non

l'ode,

ogni

cosa.

com'

assorto

è

regolar

a

Vuoisi però, che quel sia

più

non

bole ed

rimbombo

questi

il

v' è

è

il

terrore ne'

del cannone; in

cosa

che innalza

coraggio;

fischio leggero offre e

il

crepito delle scia-

il

qualche

l'animo, inspira

mento

sibilo micidiale

atto a spargere

cuori, che

il

l'

ma

idea del

quel tradi-

rassomiglia ai colpi dell' as-

,

93

Chiunque

sassino notturno. tito to.

ha sen-

lo

non ne ha mai dimenticato Il

fuoco

loilezza

1'

continuo

tuttoché

eilet-

della

non impediva abbastanza

operazioni

Turchi

de'

le

perchè estinti

,

maggior maggio del 1G67 giunsero ad aprire una breccia. Da quel momento non vi tu giorno che non fosse segnato da qualche gli

uni sottentravano

altri

in

numero, talché nel giorno 22

azione. Basterà sei

mesi

diciasette le

mine

sortile

,

vi

cento soldati

e

che

in

meno

trentadue

di

assalti

e si fecero scoppiar

seicento

guarnigione

fra'

dire,

il

ebbero

vi

diciotto

volte.

La

perdette tre mila du-

quattocento

ufficiali

quali alcuiu volontarj di tutte

nazioni, che la

assetUo aveva

fama

fatto

princijiali capi, cioè

di questo

,

le

famoso

concorrervi. I due il

Morosini, ed

il

Barbaro governatore di Caudia, erano ambedue molto feriti, rendimene i Turchi non avanzavano tanto quanto speravano; infmila, e

la 1'

mortalità

inverno era

i^ran visir trovavasi in

fra

loro era

alle spalle. 11

somma

angustia

94 ed oltre tutto temeva una sollevazione delle milizie. Per tranquillarle fece avvertire

che a lui ce.

gii onori, e fu

quelle

medesime

tante

questo

del visir,

volte egli

mezzo per ottener

altro

Ma

condizioni proposte furono

le

Veneziani. Tentò

dai

la

ricusate

allora città.

gettarvi de' vigiietti, ne' quali

ciava

di

morte

che ricusassero dia.

Gli

patutti

veduto dalla truppa tur-

uno stratagemma

fu che

poiché

la

andò: ricevette

vi

con gran giubilo.

chesca

non

Repubblica,

recasse per trattar

si

mmistro

Il

della

segretario

il

la 1'

])iìi

Fece

minac-

crudele

quelli

ordine di ceder Canbeffarono di que-

a.sscdiati si

sempre più

ste vili bravate_,

un

non obbedire che

risoluti di

agli ordini de'

loro

comandanti.

Malgrado chi

si

la

cattiva stagione

tennero fermi

essere più pronti

cominciare Fassedio.

le

in

i

Tur-

loro posti per

primavera

a

ri-

grandi operazioni dol-

Potevano

della riuscita,

ai

di

fatti

lusingarsi

poiché arrivavano loro

continuamente nuove squadre con nuovi

,

9^

sempre maggiori rinforzi, mentre aicimo non ne veniva ai Veneziani. Per

e

coman-

soprappiù» convenne al nostro

dante generale dividere in due la sua

una per guardia

flotta; l'ai Ira

Standia,

particolarmente della

isole,

quale trovandosi in faccia

la

un posto

a Candia era

aver

Gandia,

per iscorrere FArcipelago in di-

delle

fesa

di

V acqua

r entrata e

utilissimo per

necessaria

,

e

facilitare

l'uscita de' vascelli. Il

Visir avca formato

gran

discgfio d'impa-

il

dronii'sene servendosi delle beliere che si

trovavano in Candia, rinforzate da

dodici galee

spedizione era

corsaro

comando

Il

dato

con ordine

,

tempo, prima neta

quali imbarcò due

sulle

mila Gianizzeri.

che

la

a

Durac, famoso battere

di

piccola

percorreva

di questa

il

notte-

squadra ve-

mare

verso

santa Pelagia, poi di trasferirsi a Standia

,

occuparvi

il

porto

,

fortificarvisi

incenerire e distruggere tutt'i vascelli veneti, aggiuntevi le promesse più

am-

pie di ricompensa se la cosa riusciva

a bene.

Il

Morosiui avvertito a tempo

9'5 eli

Candia immedia-

tutto, abljandona

tamente, e seguito da venti galee, corre

ad unirsi

alla'

sua squadra dell'Arcipe-

lago. Nella stessa notte

Visir per l'attacco,

i

destinata dal

,

nastri giù lo co-

I Turchi non potendo per r oscurità distinguer nulla, credono di non aver a combattere che contro la

minciano.

piccola squadra

.

e si

tengono già

curi di sottometterla; vi

con tutto l'impeto,

])ra

una

resistenza

si

ma

inaspettata.

vi Il

timento diviene feroce, e reso riì)iìe

dalle tenebre. I Veneti

droniscono

un

altro ne

sto

mentre

di

cinque

si-

gettano so-

trovano

combatpili ters

impa-

bastimenti, ed

colano a fondo. In queil

Morosini

è attaccato

da

un punto* ma due delle giungono a tempo di liberarlo

tre galere in

nostre

e di sottomettere le tre nemiche.

Du-

rac viene da disperato a battersi contro il

una

delle nostre, avea

capitano, ferito

il

già ucciso

provveditor

d' ar-

mata, ed era sul punto d'impadronirsi del naviglio, quand"'ecco

il

capitan ge-

nerale libera la galera investita, ordina

97 l'aiTeinbaggio su quella

perchè meglio

del bascià

possa mauovrare

si

numero

accendere uu gran

e

,

la

,

di torcie.

i Turchi sgomentano credendo es-

Allo straordinario splendore aLLaoliati

si

sere micidiali que' fuochi, e

rano.

I

lera di

un

si

dispe-

Veneti prendono tosto

la ga-

Durac, ed

egli

cade morto da

colj)o di fucile; quasi tutta la

ed un gran numero

lizia

,

zeri

sono passati a

fil

mi-

di Gianiz-

di spada. Il ter-

combattimento era già terminato, tuttavia i pianeti proseguivano a bril-

ribile e

nel loro

lare

corso

lento

muggito monotono

dell'

;

Quale contrasto

mo

oifriva

lità

della natura

uomini ziani

si

isole cii-

singolarissi-

maestosa tranquil-

questa

con quanto

di

aveano operato sin allora

terribile

Giunto

!

il

onde, e tutto

ora oscurità e silenzio nelle costanti.

udivasi

mattino

il

,

i

più gli

Vene-

trovarono in possesso di quat-

trocento prigionieri

,

fra'

quali cinque

bey,

e di

rono

liberati; lieti di poter servire nelle

T'ol.

PI.

oltre

mille

schiavi che fu-

7

9B Repubblica.

armate della per

certo

,

clie

i

tanto dugento morti

Eravi

che

però di

perdita

di

molti

Si asserisce

Veneti

eb])ero

sol-

e trecento leriti.

per

aflliggersi

bravi

questi ottenuto avevano

uilìciali il

;

la

ma

loro scopo;

erano morti coperti di gloria, avendo tanto cooperato a questo prospero av-

venimento. Coniputossi di

grandissimo

taggio

]ìrcservato

il

possesso

un van-

fatti

quello

averci

di

deli' isola

di

Standia, Il

Morosini scrivendo modestamente

di se al governo^ espose tutte le particolarità di

tutti

questo combattimento not-

che venne

turno

gli

storici.

celebrato anche da

Spedì a Venezia un

va'^cello carico d'insegne e spoglie ne-

miche, tra

le

quali stendardi ricamati

in oro presi dalla lì

capitana

Senato con un suo

1GC8

aprile

Marco quelli

;,

e

il

creò

mandò

eh' erano

lodi

imperiale.

decreto de" 21

cavaliere e

sopravvissuti

pure agii credi degli

di

san

riconqicnse a

estinti.

,

come

Decretò

in ollrcj che gli oggetti preziosi acqui-

j

|

9D questa occasione dal Morosini

stati in

dovessero venir collocati nella sala del Consiglio di X, con un'iscrizione ono-

degna di richiamar in ogni tempo quello die le avca conquistate, e che colla gloria pubblica debbasi conservar sempre la memoria de' suoi segnalati servigli. In oltre il governo revole e

rispondendo aggiunse;

al

che

dispaccio del Morosini, gli

accordava

raris-

il

Noi

vi lodiamo Quest'era veramente un

simo onore

di dirgli

col Senato.

onore cosi raro^ che assai pochi

citta-

dini l'ottennero, e per ottenerlo biso-

gnava avere quattro quinti Senato. Distinzione vigi

SI

grandi,

non

pense

felici.

i

e

Queste

costumi

e

i

ser-

da quelle

Romani

a'

sono

le

ricom-

non

a cor-

ad animare

atte

romnerc

semplice per



diversilica

praticate da' Greci

tempi

dell'intero

e

loro

sentimenti. Fe-

i.

liei

stati, felici

gli

simili

zione

doni e

l'interesse

Celebrossi

i

potessero

saziare

de' loro

in Venezia

questa memorabile

principi, se

in

vittoria.

con

F ambi-

ministri

!

modi Venne par-

mille

,

tecipata

a

mandò

tutte le corti

ed ognuna

,

congratulazioni col mezzo

de'

suoi ambasciatori.

d'ambe

Si ripresero

razioni dell' assedio

Candia.

e

_,

Morosini

11

,

gravemente, attendeva In

questo

si^edl

una

dergli

la

penso

mentre

il

gran

\isir

gli

per sollecitarlo a ce-

E

era ignoto

ferito

ogni cosa.

ad

otFrendogli

,

ma di

non

com-

in

Valaccliìa e

della

con

egli risposegli

veramente

degna

era sol

della difesa di

tuttoché

città

della Moldavia-

disprezzo.

ope-



lettera

principati

i

le parti

la

proposizione

un barbaro, a cui mai stato esem-

esservi

pio che un patrizio veneto avesse accettalo di diventar principe o re; che

più bello parea a ciascuno tadino di

libera

r accomunare

la

quella di tutti

,

diadema

La dia. la il

e

l'essere cit-

gloriosa patria

,

e

propria autorità con

che portare scettro e

in paese straniero.

lunghezza dell'assedio

forma

terribile

degli

Can-

di

attacchi

valore eroico de' suoi difensori, at-

traevano l'osservazione di tutta

1

Eu-

lOI

ropa

talché

,

sendo

(Iella

citati

dall'

i

principi cristiani arros-

loro

non curanza

esempio

dalle

e

ed ec-

,

sollecita-

unanimi

la ri-

soluzione di concorrere in ajuto

defili

zioni del papa, presero

assediati.

uomini flotta;

L' imperatore offerse tremila

Spagna equipaggiò una

la

;

cavalieri

i

Malta

di

un'altra.

In Francia un drappello di scelta gio-

ventù

si

ofierse

spedizione;

personaggio

il

volontario

duca de

la

questa

a

Feuillade,

conosciutissimo

suo

pel

valore personale e per

le

portate in Ungheria,

mise alla testa

di seicento Francesi

più coraggiosi ed gara to.

Il

i

si

che

vittorie

scelse

più nobili

,

ri-

fra

i

che a

sono presentati a quest' oggetre approvò tale risoluzione, la

si

sostenne con largizioni, e somministrò alcuni regii vascelli pel

La

ma

partenza i

si

venti furono

ottobre

loro

viaggio

fece in luglio del sì

1668

contrari!, che in

non erano per anche arrivati Le galere ausiliarie d'Ita

in Candia.

Ha vedendo approssimarsi l'inverno e non volendo essere le sole esposte

,

J02

mali della guerra

ai si

della Stagione

e

iitiraroiio senza lasciarsi

muovere

punto com-

pressantissime

dalle

istanze

degli assediati. Nella loro partenza in-

contrarono

galere

le

di

Spagna

furono assai contente di l'csenjpio.

,

che

seguir quel-

Ecco una nuova prova quan-

to nelle sciagure possasi contrare sulla

premura e sulla perseveranza degli alleati. Eppure non si cessa mai di condannare taluni che in casi simili non abbiano ricorso agli esterni

ajuti,

che di quelle potenze stesse

,

gheggiavano

La

se. il

il

an-

che va-

possesso del loro pae-

riuscita è quella che

giudizio generale

,

non

determina

già

1'

esame

jìrofondo delle circostanze. Questo fa-

emcomandante Morosini grande amarezza, e indebolì sempre

tale ])ì

il

di

più za.

allontanamento degli

ausiliarii

cuore del

le

sue speranze di lunga resisten-

Se non che a ravvivarle valse l'ar-

rivo de' francesi nel porto di Standia.

Comunicò la

nuova,

lorosa

egli tosto alla e

la esortò

presso

uomini

guarnigione

a mostrarsi va-

valorosissimi.

io3

onde poter con unanime sforao difendere vigorosamente la piazza,

giunto era

il

Tutti giurarono di resistere sino

zione.

all'ultimo sangue. Vennero

Standia quantità pei'cliè

mente

i

in

trasfetirsi

più

colle

e di

liberatori.

giungere

que-

Lo

i

;

gara

a

guerrieri fran-

acclamazioni

vive

di

loro aspetto

stesso

il

coraggio e

portamento nobile armi

;

abiti ricchissimi;

,

e se la loro statura

in-

Fisonomie

fiducia.

su cui era improntato risoluzione

Tutti

benedizioni quasi veli

fojideva piacere e

me

gioja

soccorso.

applauso

tile

facil-

La

Candia.

corsero ad incontrare

leggiere

più

Francesi potessero

benefico

cesi

spedite a

barche

di

fu universale in veder sto

giacche

giorno della sua libera-

la

gen-

e

lucidissi-

non

era

gi-

gantesca, sembrava ancora più atta a

quegli esercizii chiedeva. Il

,

segnò subito ed

dando

la

che la circostanza

comandante Morosini

difesa

essi

di

il

una

loro

ri-

as-

posto

delle

,

opere

esterne della piazza. Bisognava per ciò

cominciar dallo

strisciarsi col

ventre a

,

io4^

terra per poter giungere inosservati al

ridotto

fermi

tenersi

e

,

immobili sino a che sero ad attaccare possibile

i

Com'era

primi.

men

Francesi non

a'

silenziosi

,

Turchi venis-

i

ciò

valorosi

che intolleranti, e che in questo caso

cercavano una gloria abbagliante? Ri-

cusarono che

un posto che non avea

essi

pericoli,

montar

la

e

proposero

invece

avrebbero saputo difendere. ni

che volea

,

più

utili,

un

ci

riuscirono,

operazioni

sua autorità per

Vollero

re

poco sangue

la

che

Morosi-

Il

a

riserbarli

adoperò

dissuaderncli.

a

di

guardia d'una breccia

ridotto in faccia

ma con

costrui-

allora al

nemico

,

e

mortalità- indi

il

perdettero, e solo a forza di

il

ricuperarono. L'ostinata re-

sistenza del

nemico sorprese grande-

mente i Francesi, perchè creduto avevano che al solo loro arrivo gli af,

fari

avrebbero cangiato

d' aspetto.

Non

dubitarono però che facendo una sortita

generale

il

nemico non

stretto a levare l'assedio. la Feuillade

loro

fosse co-

Il

condottiero

duca

de

andò a

,

io5

proporla

comandante generale

al

sicuranti olo

piena

(Iella

Morosini, che in questa

gna ne avea e

che in

sei

fatto più

fra'

non

udiciali

,

esporre

il

avendo



sol che se le

cinquanta

^

sette-

quali seicento bravi

assolutamente

poteva

un

restante ad

dunque

Rappresentò

Il

campa-

sola

di

mesi perduto avea

mila uomini,

as-

,

riuscita.

simile rischio.

duca,

al

poca truppa

nella

che

piazza

ne perdesse una porzione

,

breccie rimarrebbero indifese, e così

più presto cadrebbe

la

allora erasi sostenuta in

lungo

che

città,

collo

Fecegli

l'assedio.

sin

strascinar in

oltre

osservare, eh' essendo allora in decem-

bre

,

il

nemico sarebbe quanto prima

costretto di sospendere gli attacchi

,

e

così la guarnigione avrebbe avuto tem-

po

di ristorarsi dalle

fatiche

,

e

forse

anche di venire rinforzata con novelli soccorsi per poter tentare

intraprese

riuscita.

bel dire;

11 il

poi

in

maggiori

primavera

con più

Morosini però aveva

un

duca non cercava, che di

far un' azione

clamorosa

;

e

purché ia

io6

Francia

fessesi parlato della

sortila,

non

il

più di quella miserabile

ne

sua bella

ciiravasi nò di sacrificare

guarnigio-

ne cbe partito lui, la piazza fosse

,

anche costretta ad arrendersi per mancanza di difensori. Anziché piegarsi

Morosini

giusto ragionare del



altamente

contro

,

al

decla-

ciicospe-

tanta

zione. chiamandola gelosia e politica* si

adirò

ler fare

minacciò

,

una

Tutt'

lizia.

i

,

indi decise di vo-

sortita colla sola sua

suoi

compagni

d'

mi-

armi ne

furono contenti, dicendo, essere molto

meglio

il

morire

sangue nemico,

campo

sul

che

il

tinti

di

prolungar

la

vita dietro a muraglie, per poi venire

schiacciati

dalle

pietre

,

o

sotto le rovine. Il Morosini

volle

nità

suoi

,

seppelliti

per

uma-

cento uomini

aijo^iunfi^ervi

pratici di tutte le tortuosità del-

le strade.

Alla punta del giorno

compatì

il

duca

de

la

abito snello e succinto, .se

a volteggiare sopra

in presenza di amabili

i6 decembre

Feu iliade in come se aves-

un bel cavallo donne ne te.

,

una semplice frustiaa alla arma afic mal propria per aiTiontare un nemico. I suoi nohili ncva die

mano

,

,

,

cavalieri altresì, per essere si

erano spogliati di tutte

più le

Parca da prima ridicolo

fensive.

apprestamento belligero

sto

sorpresa fu universale, lanciarsi

visti

agili

armi di-

tutti

;

que-

ma

la

quando furono

ne' trincieramenti

un corano io, che

fece

star mutoli, uccidere quantità di

Tur-

Se

non

del cannone fa

che

nemici, e con

chi e poiTC gli altri in fuga.

che

il

rimbombo

numero

questi accorrano in gran

ogni parte, z'

armatura

e ,

trovando

scono moltissimi. ferro

,

il

,

Il

da

cavalieri sen-

uccidono

ne

rito egli stesso

i

e

ne

feri-

duca tuttoché

fe-

passa intrepido tra

fuoco ed

i

corpi

estinti

il

de'

mai di animar quelli che gli rimanevano ancora. Poscia, vedendo che un grosso corpo di Turchi avanzavasi per tagliargli la suoij

non

strada

,

lasciando

ordina la

ritirata in

quale venne eseguita col dine. 11

città

miglior

duca fu r ultimo ad

,

la or-

entrarvi.

,

io8

Parea tarii

bravi volon-

clie tutti questi

non

fossero venuti da

che per fare ima



lontano,

pazzia

brillante

a

dispetto de' migliori consigli ricevuti

con danno e senza la



grande dalla loro parte,

menoma

poiché non

utilità:

avevano conseguito l'oggetto primario delle

sortite

lavori del

eh' è

,

nemico

o

,

distruggere

di

di

i

discacciarlo

dal luogo. Il

duca ed

i

suoi

compagni

n' eb-

bero abbastanza di questa prova; anzi

da quel momento mostrarono tanta smania di ritornare ai loro focolari quanta ne aveano mostrata d'intraprendere questa spedizione veramente romantica. Si rimbarcarono dunque il ,

più presto possibile,

ma

per mala ven-

tura trasportando seco loro

germe

il

del contagio contratto nelle fazioni co'

Turchi; gio

5

il

miele

vite che

quale sviluppatosi per viagquasi

tutte

rimanevano di

poche

quelle

così bella mi-

lizia.

Non

vi sia chi

mi

accusi

di

aver

parlato con troppa leggerezza di

una-

log ziorie

che fu

,

,

per

verità

vigorosis-

,

sima. Per descrivere un' impresa francese

,

ho voluto ricorrere

Francesi, e

agli

storici

particolarmente a

quello

tanto ammirato altrove rti

dal quale ho

,

ralmente

non

tt,

il

copiate

signor Daquasi lette-

ai

sarà poi

l'assunto di rispondere alle tante

che spaccia intorno

sità

la

suoi compatrio t-

mia colpa; ne mio

è

non

S' egli poi

le parole.

perdona nemmeno

,

a

ciò

fal-

che

i

Veneziani risiiuarda.

Questa campagna aveva sempre più

ma

indeboliti gl'infelici assediati,

va pur anche

attirato

ave-

ognora più l'am-

mirazione e l'interesse universale: di

modo

che

nuovo

di

i

di

solamente

il

principi cristiani risolsero

porger loro soccorso. pontefice e

rono molte galee, l'

ma

Malta

alcuni

Non

spedi-

stati del-

impero diedero quattro mila uomini Luigi XIV ne promise sei mila,

circa.

oltre

di

un buon numero

volontari

Noaillcs.

Ma

comandati volle

per

essere assicurato, che

di

ufficiali

e

duca

di

condizione

di

dal

Candia

potesse

no resistere

,

pace sino

e

che non fosse segnata loro

al

arrivo.

Il

la

Morosini

impegnò sulla sua parola d' onore. Veramente considerando lo stato a cui s'

era

quella

ridotta

piazza

potuto giudicar temerario

.

avrebhesi

il

suo

giu-

ramento. Le strade erano tutte coper-

bombe e di un sol fabbrimuraglia che non fosse

te di palle, di scaglie,

granate cato,

non

;

una

traforata

,

sola e

quasi

di cannone. Il fcltava r aria

di

eravi più

:

rovinata

colpi

dai

puzzo de cadaveri da qualunque parte

iusi

andasse altro non vedevasi che soldati uccisi, o feriti, o storpi: e to,

i

elle

lizia

dopo

tut-

venti contrarj ritardavano la flotta

dovca recare

il

danaro

trovossi senza paga.

,

Il

e

la

mi-

Morosini

ne somministrò una porzione del proprio; tale esempio fu imitato da

altri

uiFiciali.

Finalmente danari -'

,

giungere

vide

si

33 vele

tlolta di

;

queste

nmnizioni ed

i

si

trovarono di

mila

quattro

Tedeschi già promessi. Quanto ncziani

uua

apportavano

ciò

i

Ve-

consolali

.

ni ed incoraggiati, altrettanto ne fu addolorato. Egli

sir

rava in oltre

il

gran

vi-

non igno-

che aspettava di giorno

,

nuovo rinforzo di valovedendo la diflicoltà di vincere e temendo pur anche per se medesimo, risolse di tentare di ottener la pace. Chiese dunque un al)boccamento col cavalier Molin , che

in

giorno

il

rosi Francesi; e ,

slava a Costantinopoli, per

caso trattare di pace. Questi al

campo nemico, dove

con

tutti gli onori e

demolire

patto

,

che

l'isola

un

piacesse. accettata.

fu

allora di divider ,

La

gi

pro-

Propose

Candia in due

por-

e di modificare tutte

sue pretese.

Il

dalla

le

Molin, forse con-

tro sua voglia, ricusò tutto di

astrettovi

c(j1

,

forte in quel sito del-

non

zioni eguali altre

Candia

di

Veneziani potessero po-

i

che più lor

posizione

di-

propose in prinsa

la piazza

scia erigere

ol

ricevuto

fu

massime

le

stinzioni. 11 visir gli

di

poter

si trasieiì

parola

nuovo, a

Lui-

fiotta

fran-

data

XIV. Frallanto comparve

la

I

13

comandata dal duca di Bcaufort. accompagnata dalla pontifi-

cese

Essa era

Candia

in

i

,

capi vollero

lo stato della piazza

rono per

Fatto

maltese.

dalla

cia e

la

e

,

assai pericoloso

,

sbarco

lo

riconoscere

lo

considera-

particolarmente

scarsezza de' difensori

pei

e

,

progressi del nemico. Consultarojio col

comandante Morosini sopra il miglior mezzo per dirigeie le operazioni da fai'si con queste nuove truppe, 11 Morosifli disse,

converrebbe

clic

lare uiia

Canea, per costringere il visir ad accorrervi, abbandonando cosi ch'egli prometle trincee di Candia discesa alla

;

uomini

teva a quest'oggetto tre mila

della sua milizia, ch'egli stesso avrebbe

condotti. I Francesi poco disposti

somiglianza de' loro

predecessori

ascoltare

della

consimili

i

,

e

al"

quando pur

sortita

se

che colla sola lor gente.

,

rosini chiese invano

qualche giorno

;

la

ciò

fare

non Il

e

con-

vogliono ad ogni costo

una ,

ad

saviezza

dell'esperienza, risolvono tutto trario

a

,

,

fos-

Mo-

una dilazione

di

sorlila fu decisa.

ii3

giorno dopo

Il i

di buonissima ora,

,

Francesi andarono

mura

fuori delle

ceramento a terra

,

per attendere

,

il

taciti

a

segnale

,

portarsi

un

dinanzi ad

col

un corpo

scagliano sopra

Udi-

dell' attacco.

tolo^ marciano in buonissimo si

trin-

ventre

ordine',

di milizie;

che osservano fra l'oscurità. Questuerà

un corpo

di

rinfoi-zarli.

Tedeschi che veniva per

Accortisi dell'errore^

ri-

si

mettono in ordine, si precipitano su i Turchi j ne uccidono molti ed ecci,

tano

un

fra gli altri

tale spavento,

che

quanti possono si danno alla fuga sulle montagne. Allora i Francesi volano per

impadroniri^i

ridotti

de'

batterie,

ma

fuoco

apprende ad alcuni

si

delle

e

in quell'istante stesso

il

barili di

polvere. L' esplosione eccita ne' Francesi

l'

nello

,

idea

che

quello

e che tutto

il

fosse

terreno

un si

for-»

avesse

ad aprire in un punto; cominciano a gridare yMO<:o alle mine! e colpiti da :

un panico timore il

posto, gettano

Voi VI.

,

le

tutti

abbandonano e si danno

armi,

8

1,4 I batla^lioiìi

alla fue-igli

uni

sugli

altri

rovesciaiu)

si

quella milizia

e

;

un momento prima, cerca

tanto audace

adesso, senza essere inseguita, quaìclìc

luogo si

di

iwi

general Moro-

sicurezza.

Il

appena

tempo

ni c]j1)C

il

distaccamento

di spedire

proteggere

])er

la ri-

tirata de' Francesi in Candia.

La

perdita però

non essendo

stata

die di trenta uomini il Morosini luche i Francesi avrebbero sincavasi ,

.

voluto

cancellare

macchia

quella

e

,

che all'arrivo d'un nuovo rinforzo condal

dotto

duca

Mirandola,

della

sa-

rebbero ardentemente corsi a qualche intrapresa

meglio calcolata

e decisiva.

Ma

nulla

fu

,

gloriosa

più possibile

di ottenere da loro; anzi con sorpresa

universale francese

mare

il

si

s*pj)e

,

proponeva

si

che di

il

generale

ripassi)-

truppa.



istanze

dogli

i

lagni del l^Iorosini, né ufiiciali

Veneti,

ne

preghiere dell'inlera popolazione, uè

lagrime delie donne,
il

più presto possibile colla sua

de' fanciulli,

le

le le

e

vecchi, ne la maestà dei sacerdo-

zio,

che

tutta

pompa,

quel

cuore

cese,



valsero

In agosto

ad

ogni

nobile

ed

a rimuoverlo da mia indegna della gloria fran-



funesta

sonorante

commuovere

a

indurito

sentimento, risoluzione

in corpo in

jiresentò

se gli

Veneziani,

ai

fama

la

tutt'

i

e

di-



un comandante.

di

Francesi

rimLar-

si

carono.

Saputasi dai Turchi questa partenza, si

tennero sicuri di aver in loro

tere la piazza

con un solo

par di loro conosceva pericolo

sto

,

e

ne

rasse che

una

deva

pure.

lui

sorte

militare, poteva (filante

Al

assalto-

Morosini que-

il

provava estremo

cruccio. Piangeva fra se

tanta brava gioventù

po-

destino di

il

come

,

se igno-

medesima

Versatissimo calcolar

atten-

neìl arte

esatlamcnte

speranze rimanevano ancoia di

salvamento, e vedeva, che se lassedio •non veniva ben presto levato si

,

e

non

resisteva a quest'ultimo assalto, cer-

tissima era la perdita della città. Credette il

dunque suo dovere

cuore ad ogni senso

di

di

chiudere

umanità

,

e

ii6

nuovo ogni mezzo di die in un modo guarnigione ridotta appena

di tentar di

Dispone subito

fesa.

mirabile la

j

a tre mila uomini, indeboliti a segno,

un sodio una parte della loro verdura. Tutti nondimeno clic

sembravano

arboscelli, che

di vento autunnale spogliò di

concorrono allimpresa, animati da quel mcdesinao

sj^irito

del loro capo.

vente al

il

veder ciascuno a gara volare

suo posto

!

I feriti stessi, e gli

malati chiesero

di

dividere

am-

pericoli

i

compagni, preferendo di rimorte combattendo piutto-

co' loro

cevere la sto che

Quale

commo-

spettacolo sublime ed insieme

,

attenderla ne' loro

letti.

colta la loro inchiesta, vennero cati nelle file, presso quelli

Ac-

collo-

che ancor

godevano abbastanza salute e vigore. I Turchi vengono ben presto impetuosamente all'assalto. Si battono co-

me

tigri;

i

nostri

come uomini che

conoscono quanto difendono;

de'

ne muore un gran numero

ma

gono

,

primi ven-

tosto rimpiazzati; niuno v'ha che

rimpiazzi

i

Veneziani

esposti

sempre

117

nemico per

al

breccia

lo

aperte

,

e

nommen

più protetti dalle mura, che

crollano

al

La

rimbombo

solo

delle arti-

uno di essi è al cuore del Morosini una ferita tanto grande, quanto e immensa la sua amglierie.

mirazione

perdita di

j)er la

perseveranza di quelli

che sopravvivono. Pure vedendolo passare da la

un posto

con quel-

all'altro

tranquillo

aspetto cosi

mai immaginare,

chi poteva

,

ch'egli nodrisse l'in-

tima persuasione, che

tutti questi eroici

sforzi sarebbero divenuti inutili?

Pro-

segue tuttavia con grand'ardore l'impresa alla

;

slanciasi

mischia

turcheschc

il

stesso

egli

oppone

;

in

mezzo

scimitarre

alle

suo petto coperto di vec-

chie cicatrici e di ferite nuove, ed imitato da' suoi valorosi bile strage

di

ripassar le breccie

e

,

dopo un'

,

nimici

,

ritirarsi

Iqro accampamenti. Egli ferito

,

,

venne portato via

starsene per qualche

Informato

il

j

sino ai

gravemente ,

e dovette

tempo

in riposo.

Senato

prendente azione

orri-

costringe a

li

di questa

segnò subito

il

sor-

de-

ii8

settembre 1GG9 col quale

crcto dei 2

Francesco Morosini a procurato!-

elesse di S.

Marco sopraniiumeraiio. con

dignità

le

prerogative e preminenze

,

della carica

tutte

per avere con tanto

,

vi-

gore sostenuto alla cristianità ed alla patria un così forte antemurale, qual si

Canàia.

era

Ristabilitosi alquanto in salute, volle

recarsi egli stesso dal

che per

li

duca

di PSoailles,

venti contrarli trovavasi tut-

tavia nel porto di Standia. Introdotto

che fu

annunziògli

,

mento,

il

e cercò in tutt'i

felice

avveni-

modi

di per-

suaderlo, che con piccolo rinforzo tutto

ancor

Ma

poteva sperare.

si

il

duca

ri-

cusò fermamente ogni soccorso, addu-

cendo che

la piazza era ridotta a

mal termine per cuna che

Ed non

fosse di gloria

insistendo si

accettare

anzi

i

il

jaolta vivacità,

di

utilità.

consigliollo di

qualcuna delle

vano. Al che

e

Morosini, egli punto

il

rimosse,

moderate che

troppo

jioter tentare cosa al-

proposizioni

Turchi già

fatte

ave-

Morosini soggiunse con che

la

Repubblica

ri-

,

119 cusale

gran danno

aveva a suo

le

solo jjcr serbar fede al re di Francia^, e

momento non

a quel

elle

possibile

di

vole condizione

poiché

,

era

più

nessuna favore-

ottenere

Turchi^ co-

i

noscendo lo stato infelice della fortezza, dovevano tener per fermo, die il

giorno della

dei Francesi

partenza

sarebbe pur anche quello della caduta della città. ••>

è

>^

Eh

bene, disse

meglio cederla oggi

"

che chi

?'

grandissime riconìpense. a

si

ni,

la cedesse subito

duca

il

ed

;

,

certo

è

riceverebbe

Moro-

II

furente per tanto oltraggio a lui

diretto,

gli

rispose risentitamente:

dunque appartengono

•5

voi

'•)

pensa, poiché è la

venuta

J5

stra

;•>

nersi ancora.

perdita inevita-

che senza

11

soccorsi stranieri

.

vo-

soste-

Morosini avea in

ciò mille ragioni: poiché

hanno dimostrato

la

potuto

avrebbe »

A

vostra sola par-

" tenza cagione della 5 bile della piazza,

-^

ricom-

tali

inliiiiti

esempj

che alloraquando

non apportano

la

i

im-

mediata liberazione d'una piazza,

essi

ne cagionano l'eccidio;

nu-

e

perchè

il

,

120

mero

delle truppe aggiunte alla guar-

nigione consuma

più presto

prov-

le

vigioni 5 e perchè qualclie rivalità s'in-

troduce fra sori

,

zioni

vecchi

i

e

e perchè se

;

accingono

mai

a partire

nuovi

difen-

opera-

alle

gli ausiliarii si

doppiamente

,

scoraggiano quelli che vinto

i

che pone inciampo

Morosini non esservi più nulla

il

da sperare dai Francesi, volse ad le

si

Con-

restano.

sj>al]e

Quivi raccolse

il

essi

in Candia.

ritornossene

e

,

consiglio di guerra

per sentir se mai esser vi potesse qual-

che nuovo mezzo di resistenza. Mentre si

stava disputando,

i

Francesi,

il

duca

della Mirandola, e tutti gli altri ausiliarii

approfittando del vento, reso fa-

vorevole

,

si

posero alla vela;

il

che

ognor più disperato il caso e ognor più necessario per parte de' Ve-

rese

neti

,

il

ponderare

le

risoluzioni.

Un

solo tentativo venne proposto, e fu di trasportar

a

terra tutti

della flotta, per poter

seguire

i

equipaggi

gli

con

quelli pro-

lavori della piazza.

Ma

rosini fece conoscere, che in tal

Momodo

il

121 la flotta

sarebbe perduta

non rimarrebbe

e che altro

,

a fare che bruciarla^

Turchi diverrebbero padroni del mare senza più veruna op-

che allora

i

posizione

e

vando forse

:

che

forze

marittime, potrebbesi

un giorno

renderle più vigorose,

le

almeno per impe-

e tali da servirsene dire

i

conser-

al contrario,

A

progressi degli Ottomani.

que-

ste saggie ossei^vazioni tutti si arresero,

che mestamente convennero dopo aver adempiuto ai proprii doveri in ogni conto, ed avere con magna-

e tutti

nimi

,

oltrepassata

sforzi

era ormai

di ceder

Candia per

poche

vite super-

le

di que' valorosi,

vano esposte per

la

che tanto

uomo

cangiar aspetto

cosa

alla

terla fare,

poiché

commissioni

e

di con-

un

trattato

gli

autorizzato il

il

jjensò di

,

,

cessione in

Tenevasi

le ave-

patria. Allora

Morosini, da grand' vertire questa

somme,

esorbitanti



tempo

cercar di salvare

di pace.

aspettazione

dopo avere sparso tanto san-

generale;

gue,* e profuse

stiti

1'

Senato

di

po-

nelle sue

aveva scritto

di ser^

,,

122

mezzi die credesse op' portimi a vantaggio della Repubblica. Vi voleva però una gran finezza e diinrsi di

11111' l

rezione per ridurre

nemmeno

sua intraprendenza

campo

tante di iÌ0"\ì

che informalo

:

pace proposte

non aveva eoli, che come veva ricevuta, di

trattare

onde

mentre

canitan venerale la-

si

fra le

cangiar passato,

serebbe

a!

turchesche

,

Il

svolaz-

Candia; ed

di

dimenticare

e

e che allora

forse

non

il

ricu-

accordare qualche vantag-

gio per abbreviare una e

condizioni,

di

mcssaggiere, che conveniva

linguaggio

di

due po-

sorpreso di

mosii'ò

parlare

p(!isone a

condizioni

stesse

pace

zavano già sulle mura aggiunse

Mulia

di segnarle,

man dc] ebbe

insegne

le

cavalicr

al

quelle

ancora

sentir

delle condizioni

autoiità

ristabilire la

tenze. 11 Visir

aju-

gran Visir, dicen-

al

che

ra

La

per ciò

un suo

Jo abbandoiia; e spedis^^c

di

a tratta^

neiiiici

i

sopra una piazza già perduta.

live

s\

lunga guer-

cambiarla in una solida pace.

Morosiui partecipò

ogni cosa

al

cavalicr Molln

perdi' egli pure

,

pro-

curasse di contribuire al vanlagi^lo delie

Queste durarono dai

negoziazioni.

agosto sino

6

ai

rosini seppe



Mo-

di settembre. Il

bene sostenersi

_y

?.8

che ot-

tenne al fine una pace, qual mai non

potuta sperare dopo di aver

sarebljesi

E

tutto perduto.

venne tutto

di tutt'

Gli

tezza.

ma

;

erano padroni

abitanti

loro

La

eiletti.

e per

cannoni della

i

colla guarnigione

partire i

che con-

,

accordavasi

tempo per V imbarco

il

trasporto

seco

ben vero

ceder Candia

di

e

il

for-

di

portar

Repiubblica con-

servava tre porti nel regno di Candia colle isole adiacenti

acquistato

Bosnia compresa pur

e della

anche

fortezza

Glissa

e

;

zioni di

rono

cenda

,

miportantissima

llnalmcnte

commercio

ristabilite

Segnata

che

aveva sulle frontiere della

Dalmazia la

tutto ciò

e

,

la

fra

pace

gli ostaggi

,

le

e

,

di amicizia fu-

due

i

e le

di

antiche rela-

stati.

restituiti

truppe



a

vi-

da una

parte che dall' altra uscirono dai loro

alloggiamenti

,

e

parvero

dimeuticai'

1^4

mali

afiatto tult'i

micizia passata

sofferti

ed ogn' ini-

per abbandonarsi fra

_,

loro alle più vive dimostrazioni di gio-

scambievole cordialità. Gli uf-

jaj e di ficiali

si

fecero tra loro de' piccoli doni

di amicizia;

il

capitan generale ed

il

altresì.

Ma un

quadro ben diverso presentava

alla vi-

gran sta

visir se

ne fecero

misero avanzo

il

Gandia

,

a

ridotti

degli abitanti di

quattro mila

sole

anime. Vennero questi a presentarsi al

comandante generale per ottenere di essere anch'essi imbarcati. Dicevano di aver saputo tollerare con occhio fermo tutti gli orrori della guerra, la

de' loro parenti

ed amici,

totale delle loro case

,

la

morte rovina

delle loro ere-

V incendio del loro paese ; ma che non potevano certo soffrire di do-

dità

,

ver piegare

il

collo ad altro giogo .

dunque di



,

la

grazia

morire

di poter,

al

.

partendo

tranquillamente

l'obbedienza di un governo

ravano, ed

.

Imploravano sotto

che ado-

quale offrivano quest'ul-

timo contrassegno della loro dedizio-

1^5 ne. Il

Morosini fu vivamente commosso

in udire

nobili sentimenti



uno

riconobbe

vi

e

,

J3en

de' tratti antichi di

quella gran nazione da servir di esem-

pio in tutt'i tempi, e da eccitar

Tam-

mirazione universale. Li confortò e

li

assicurò dell' aggradimento del Senato alla loro

magnanima

fedeltà.

tosto distribuire e alimenti

prese sopra di se

l'

Loro

fece

e danari

;

impegno sacrosanto

di procacciar loro dimora, terreno, ed

alcuni

particolari

Tutto fu

privilegi

accordato dal Senato. Si stabilirono in Istria.

Presto

compierono

si

per

la

lere

e qualche

partenza;

e

i

,

furono

gli abitanti di

bagagli

osserva

:

preparativi

poiché quindici ga-

feluca

bastanti per contenere

nigione

i

Candia,

le

ciò che fa conoscere,

uno

che

pili

tutta la guar-

storico turco,

il

armi

come

Raschid,

lo stato miserabile a cui erano ridotti.

Allorché

furono

tutti

sergente maggiore veneti misero

e

imbarcati,

quattro

un

ufficiali

Turchi in possesso di Candia. Quale sorpresa fu mai per coi

,

storo

ma

ammasso di

non

trovarla

di

serta,

di

non

solamcnlt^

iscorgervi

resistenza.

Cominciarono

avere sacrificato in delle

aimi

renti

il

milizia

;

strade dei cadaveri

dusse e

con

il

tor-

oro per

tant'

informato di

prodigò doni agli

alla

a

un trattato ciò che non mancar loro con un lieve

assedio. 11 visir,

nari

a

per

l'onore

versato

sangue^ gettato

poteva certo

,

,

allora visii',

il

modo

tal

ottomane

ottenere con

mori

un punto

di pietre senza nessun

declamar altamente contro

de-

clic

duomo

da-

,

sgombrar

le

delle rovine,

ri-

fece e

cla-

tali

ufficiali

cattolico in moscliea

ciò potè fare

gresso nella vuota

il

suo solenne

Candia

in-

mezzo

in

agli applausi della milizia.

La

costernazione in cui fu immersa

Venezia che

la

al partir degli airsiliari,

nuova

lu ricevuta

della perdita

più con dolore

di ,

le' sì,

Candia

che

con

sorpresa, I senatori più illuminati l'a-

vevano già preveduta^ conoscendo

lo

stato in cui era ridotta; e d'altra parie

consideravano^ che stante tutte

le l'orze

127

ed

i

concentrali

principali condottieri

in un' estremità dello stato

,

e

quindi

rimanendo tutto il resto indifeso, maggiori pericoli potevano insotgere ; ond' è

che r intero Senato concorse

approvare

la

nerale,

gli

e

condotta del capitan gescrisse

per aver sostenuto coli tanta gloria

sottoscritta

ad

lodandolo mollo

lungamente

cosi

F assedio

una pace onorevole

condizioni umilianti. Spedì della pace al visir ed

al

e

e per avere

,

,

e senza

le ratificlie

sultano

,

clic

furono confermate e giurate.

Terminata ofnn cosa rosini il

si

restituì a

,

il

i^encral

Mo-

Venezia, dove fece

suo solenne ingresso, come prociua-

tor

di

san Marco

,

con

una pompa

straordinaria. Tutti gli abitanti vi concorsero.

Sventuratamente l'invidia, passione che molto alligna nelle Repubbliche

dove che

uomini

gii

in

altri

stinguersi

,

di merito

governi occasione

eccitò le

,

hanno più di di-

mormorazioni con-

tro questo benemerito cittadino. Li 19

settembre 1670, videsi nel maggior con-

128 sigilo salir la triLuna

un

patrizioj clic

da

tempo rinunziato avca ad ogni

(jualclie

pubblico impiego. Benché godesse qualche fama nelle lettere, non erasi però

mai

politica

blica

lumi nella

nemmeno

nell' arte

pub-

dell' elo-

Tutti gli sguardi furon volti

a lui,

e

svegliò la

si

Egli

sità.

pe' suoi

e neir amministrazione

,

e

5

quenza.

la

ammirare

fatto

cominciò

massima curio-

dal compiangere

pubblica calamità per la perdita di

Candia tuttoché già ne fosse passato un anno indi proruppe in atroci in,

;

vettive contro sì

mal

so,

i

difesa

•,

Morosini, che l'avea

il

esagerò

tesori dissipati,

il sangue sparchiamò infame

pace che avea segnata

la

ma

scnz' autori-

ad esempio nocevolissimo in un governo



,

solo

repubblicano; le leggi

arbitrio proprio

di

e

,

concluse, che volendo

che chi cede una piazza renda

conto della sua condotta in prigione, era giusto che a simil rigore gettasse anche

il

Morosini,

si

assog-

institiicn-

onde riconoscere se, riguardo a Candia, si fosse stata man-

dosi processo,

TD9

canza di coraggio ed abuso del pubblico Eccitò finalmente

erario.

il

gran con-

siglio a manifestare co' voti la

volontà

generale sulla parte proposta. Chi potrebbe mai credere, dopo qnanto fu esposto riguardo

quasi

tutt'

i

sin' ora Morosini^ che

al

voti fossero concorsi nel-

r opinione dell'oratore? Ne seguì un tetro silenzio, e la seduta fu levata.

Un fatti

giudizio parrà un gran una saggia Repubblica; ed in

simile

torto in li

molto

più prudenti cittadini ne furono afflitti.

Conviene però conside-

rare, che dall' antichità

in poi

furono

uomini oscuri che osarono i primi portar onta agli uomini supee quelli che riori ; e che gli emuli sempre

gli

,

hanno qualche personale risentimento, prendono allor ardire, e si approfiitoccasione per soddisfare

tano

dell'

loro

private passioni.

poi

le

accuse

si

In questo

mascherarono sotto

apparenze di patrio zelo, dezza d' animo.

e

di

parentado, 9

le

gran-

Citare in giudizio

cittadino potente per Fol. ri.

le

caso

un per

i3o favori

per

ricevuti,

impieghi

distinti

sostenuti, per la sua stessa attuale di-

gnitàj era un' azione degna

degli angran consiglio doveva che fosse stata in oltre compiacersi

tichi tempi.

11

,

riconosciuta la sua autorità, appellan-

che

dosi ad esso piuttosto

Senato

al

pure fu un tratto di

e questo

furheiìa dell'oratore.

11

;

somma

gran consiglio

era poco informato degli affari di Candia

di jiiù,

;

simo rare

essendo corpo numerosis-

non potea

meno

di

non odo-

alcun poco di ])opoIo,

quantun-

,

a

que composto di nobili. Era dunque molto più facile commuoverlo, aprendo piaghe non ancora bene cicatrizzate ,

sedurne

il

giudizio ed attrarne gli ap-

plausi. Difatti il

consiglio

eleggere

il

giorno 23, allora quando

si

radunò di

un Avogador

di

nuovo per comun, l'ac-

cusatore del Morosini venne prescelto a pieni voti. Il Senato, per secondare il

desiderio

glio

,

indicato

dal

g'an

consi-

aveva subito eletto un inquisitore

di probità e

minale

di

zelo provato per esa-

gli aliali di

Candia.

Ma

il

nuovo

,

i3r

avogaclore, prevalendosi dei diritti della

sua

intromise

carica,

propose

che

5

vesse esserne

elezione

la

il

gran consiglio solo do-

il

giudice. Vista la

di questi primi passi

riuscita

trò poi a proporre fino

1'

di

il

alle leggi

ed all'intenzione

usi,

Morosini

san Marco, per es-

sere elezione fatta in onta agli

buona s inol-

,

annullamento

del decreto eh' eletto aveva

in procuratore

la

pubblica;

qual'era stata di compensare

lensor di Candia

duta

;

creto

,

e

e

^

,

non

provò che,

al

chi

l'

il

di-

avea ce-

segnar del de-

Candia era perduta. Aggiunse

finalmente tutto ciò che poteva ricon-

durre

gli

vanni Sagredo

nendo

le

all'

spiriti

leggi, e all'odio

osservanza

gli

sorse contro, espo-

magnanime

azioni del

sini, e gli utili sei-vigj alla patria

talché

il

sin

più

delle

contro gli abusi. Gio-

dalla

da

Moro-

lui prestati

prima gioventù; avealo

de' cittadini

co-

minciato a conoscere per fama di va-

prima che di persona verno non avea mancato lore

della sua approvazione,

.

ed

il

go-

di onorarlo

come da molti

,

i3i

documenti appariva. Aggiunse, che la difesa di Candia, sostenuta sì a lungo con deficienza formava

quasi totale

di

meraviglia di tutte

la

forze le

età,

, ed avealo reso ben una dignità, eh essendo stata accordata dal Maggior Consiglio, non potevaglisi torre, prima che i suoi de-

di tutte le nazioni

degno

litti

di

non

fossero

evidentemente

stati

comprovati; che quanto alla pace segnata non eravi più che dire, poiché era stata approvata e ratificata dal Senato.

Terminato questo discorso

venne

alla ballottazione

deciso

in quel giorno,

forono egualmente

ma

:

poiché

Due

divisi.

,

si

niente fu voti

i

giorni

dopo si tenne ancora radunanza ed nuovo avogadore ripetè la proposizione, scagliandosi fieramente, non pur ,

il

contro il

il

Morosini^

ma

suo difensore Sagiedo

tanto ollraggianti

l'assemblea

anche contro ,

e

con

frasi

die svegliarono nel-

,

una specie

di

fermento,

sino a far temere che nascesse qualche

scandalo indegno della maestà del luogo.

L'eloquenza

e

la

riputazione

di

i33

Micliele Foscarini fecero presto cessale il

tumulto. Richiamò alla mente de' cit-

tadini,

che l'oggetto principale di chiun-

que ama veramente

la jiatria esser

deve

quello di conservare la pubblica tranquillità e le regole della giustizia; il

era tal

la

procedere

un

negli

atto

modo

di

equità

conoscere, o

colpa de' sudditi

mento

:

cedere,

il

che

il

innocenza che

pubblicare

la ,

rispettabile

,

il

o

,

mo-

affatto inop-

dannare prima

di conoscer la colpa

cittadino

l'

ma

;

che

Candia

potendosi in

,

maniera erano

e la

portuni

di

affari

di pro-

sentenza prima

il degradar un prima di averlo

trovato reo, tutto ciò era operare contro

le

leggi,

e

introdurre

detestabili

innovazioni; che alla Repubblica poco

importava S.

ma

che

gnità

simo le

fra

,

tanti

procuratori

Marco, avervi anche la

al ,

il

di

Morosini

preservazione di questa di-

Morosini

le

perchè influiva

dissensioni

,

e

le

premeva moltisad

allontanare

amarezze atte a

turbare la tranquillità pubblica e privata. Eccitò

quindi

il

Gran Consiglio

i34

a manifestare alla

sua total dissuasione

la

proposta; ciò che riuscì colla plued

ralità de' voti,

il

Morosini conservò

sua dignità di procuralor di san Mar-

la

co. Allora l'avogador ritirò tutti suoi

e Finquisitor Erizzo,

atti,

per formare

stato scelto

riprese

V

avuta.

Non

esercizio

ch'era già processo

il

,

commissione

della

s'arrestò sul fatto della pace

conclusa^ perchè v'avca l'assenso del

governo, e limitossi

due accuse:

alle

quella di aver debolmente difesa Candia,

e l'altra

strato

il

de' più rigorosi;

da ogni ceto e

ti;

aver male ammini-

di

pujjblico erario.

dopo

i

testimouj

questo

tutto

meglio sfolgorò e la

chiamati

di persone furono infini-

la

luce

Morosini

il

rimase pienamente assolto

ti,

L' esame fu

,

e così vie

de' suoi meri-

sua irreprensibile condotta.

Ecco qual

fine

ebbe

un

aflarc co-

minciato per privato astio, continuato per passione il

e

,

compiuto con tutto

rigore dell' ordine.

nuovo esempio nel

governo

;

l'Isso

offerse

di c({uità e di

poiché uè

la

un

fermezza

grande au-

deir accusato

tonta

accusatore, né

dell'

eb])cro

e per

venimento

la

veemenza

favor dei partiti

bastante

t'orza

le leggi,



,

il

per

confonder

produrre qualche av-

capace di lasciare

funeste

rimembranze. Acquietate

le

male intelligenze

,

e li-

berati dal peso di un' acerbissima guer-

ra

Veneti cercarono allora

i

,

di ap-

proffittarc della ricuperata tranquillità

col ravvivare la

il

commercio,

ristabilire

marineria, rimediare alle sconcertate

finanze,

nale

e richiamare infine

Avvenne intanto V

XIV

la

nazio-

felicità.

alleanza di Luigi

coir Inghilterra

guerra alf Olanda

,

,

diretta a far la

ch'ebbe l'appog-

gio della Spagna; nel tempo stesso gli

Ungheri, oppressi dal giogo della schiavitù, ottennero f assistenza de' Turchi.

L' imperatore co' i

Polacchi

,

per opporvisi

fece lega

e ciascuna potenza invitò

Veneziani ad unirsi seco in amicizia.

Ma der

la

Repubblica non amava di pren-

parte alcuna

in

questo

generale

ti^ambusto. Sentivasi troppo disgustata

i3G dell' in feti;! là

grandi

nuovo

di

can

delle gelosìe

,

potenze,

di

quelle

per voler arrischiare

di entrare in confederazione

Aveva adottato

esse.

sistema di

il

tranquillità, e intendeva di sostenerle,

a costo anche di perdere quell' influenza

die

politica

Tuttavia

sin' allora

tentazioni

le

avea di

goduta.

rinunziarvi

non erano ne poche, ne lievi. I Turchi violavano impunemente l' ultimo trattato alle ri

,

rispondevano

;

con

alterigia

rimostranze de' nostri ambasciato-

proteggevano

contro

i

corsari barbareschi

nostro commercio, ed alfine,

il

per qualche dilFerenza accaduta ai confini della Dahnazia, la Porta minacciato avea la Repubblica

,

e

ordinato

r suoi vascelli come sospetNeir anno iG83 le cose erano arri-

di visitare ti.

vate a tal punto, che di

non potere,

trasse

i

Senato conobbe

tollerare più a

sonorarsi, oltraggi.

il

senz' assolutamente di-

lungo

tanti

Un

avvenimento favorevole Veneziani da ogni incertezza.

Le truppe unghere ottomane

,

,

formavano

congiunte un' armala

alle

di

137

200,000 combattenti, che recatasi sotto le

mura

guisa sul

di

Vienna l'aveva

in

stretta

che già quella gran capitale era

5

punto

di arrendersi

lore inaudito

di

,

quando

va-

il

Giovanni Sobieski

re

Immenso come pure di

di Polonia giunse a liberarla-

fu

il

giubilo di Cesare

,

papa Innocenzo XI, che ben conobl^ero da qual procellosa ed orrenda

Ma

bufera erano scappati.

maggiormente per

rarsi

1'

per assicuavvenire,

si

applicarono entrambi col massimo ar-

dore ad ottenere l'alleanza

Re-

della

pubblica; poiciiè pel dominio che aveva sul

mare

molto valeva a reprimere gli degli Ottomani che miravano

sforzi

,

,

ad illimitate conquiste. ficacia de'

maneggi

ad accettare

mese

di

i

essa

Vinta si

dall'ef-

determinò

pressanti inviti;

marzo

del

iG84 segnò

e nel 1'

al-

leanza ofiensiva e difensiva coll'impe-.

Non

ratore.

fu j)ura vista di particolar

interesse che a ciò l'inducesse,

generosa speranza Ire

potenze più

Turco

,

,

mala

che una lega delle

formidabili contio

eh' era stata

per secoli

il

inutil-

i38

mente tentata, dovesse finalmente abalmeno indebolire l'impero

battere^ o

turco a grandissimo vantaggio di tutta la cristianità.

tato

rimarrebbe

traenti

pace

la

Prima condizione

,

di

in possesso

quanto

si

Si allestirono subito

vascelli di linea,

]Non

ze. i

ci fu

stato

,

dopo

fosse acquistato.

Venezia 24

in

28 galere

e

6

galeaz-

troppo che pensare sul-

elezione del comandante.

mune

del trat-

fu, che ciascuna delle parti con-

si

Il

voto co-

concorse a favor di quello, ch'era il

flagello de'

Turchi nell'ultimo

assalto di Candia. Francesco Morosini

ben

fu

felice di

poter ancora una volta

rendersi utile alla patria

questa nomina,

che lo

,

il

come

;

e considerò

un' evidente prova

governo tanto fidava

nel

suo ze-

da non temer che conservasse

cun rammarico

pei torti

di

al-

fresco

ri-

cevuti. Il

capitan generale nel giorno 8 giu-

gno del 1684 s' imbarcò, compagnato da tutto il

e veniie ac-

patriziato

,

e

da un concorso straordinario di per-

sone di ogni classe

,

che non cessavano

i39 di acclamarlo e Lenedirlo durante tutto il

suo viaggio sino

tavalo

al

Lido. Colà aspet-

Que'

vascelli

tutta

la

flotta.

quelle galee

ed

altri legni schierati

,

e

e pronti alla vela, quella vasta laguna

formicolante di barchette e battelli d'o-

gni sorte

che mal

5

si

uno spettacolo,

ollrivano

potrebbe con penna descri-

vere.

In pochi

giorni

Venne

Corfù.

la

flotta

rinforzata

giunse

dalle

a

galere

del provveditor generale delle isole, e di alcune altre pontifìcie e maltesi. risolse

Iviorosini

andar subito

di

attaccare l'isola di santa

Maura,

Il

ad

altra

volta chiamata Leucade, cui la

morte mestamente famosa for-

di Sailo rese

5

tezza

importantissima,

dopo

diciotto giorni

Venezia

la

Quando ne

altre.

come

Fu

.solennità

cio

.

ed

letizia.

felice

cantato ;

il

nuova,

si

il

fu

vittoria

si

preludio di molte

Te

accesero

popolo

,

giun-

inesprirniìjile

Questa prima

fu la gioja.

tenne

che pur,

di resistenza

costretta ad arrendersi. se a

ma

si

Dc.iim con tutta fuochi

diede

a

d"'

artifi-

tutta la

i4o

Morosini seguì

11

stò

il

corso delle sue

In pochissimo

imprese.

tempo acqui-

molte castella, come Vomizza, Val-

po, Natolicò, Missolongi ed

altre nel

paese di Zarome'ro nell'Acarnania. Ani-

mato da

così prosperi successi propose

di assediar Prevcsa. I lavori per aprir

furon

la breccia

difficilissimi

ma

,

fi-

nalmente dovette anch'essa cedere. Con questa conquista fu dato fine alla cam-

pagna.

Nell'anno i685^ cinse ad

il

Morosini

principali piazze

si

,

,

Sbarcò

tutti dispostissimi a secondarlo.

ottomila nomini sulla costa la piazza

chi giorni

Ma

momento

nel

che

seppe,

arrivarvi rosini

il

notte

i

di sottoinmetterla si

bassa Mustafà era

la

Il

per

Mo-

subito il

in tal

loro spavento è generale

dono

po-

era già investita.

loro campo. Risvegliati il

e in

il campo, marcia nemico , e sorprende Turchi addormentati nel

ad incontrar di

,

con nove mila uomini-

leva

ac-

Corone una delle della Morea e trovò

attaccare

;

modo

tutti

fuga senza combattere

,

,

prene ab-

4i Landonano

V artiglieria

le tende,

bagagli

i

,

gli stendardi,

e trecento cavalli

,

in poter de' Veneziani, Questi gì' inse-

guono

,

ficina.

Il

nee

fanno una grande carni-

e ne

Morosini rientra nelle sue

ed intima alla guarnigione di

,

Immagina egli giuocar una mina di 200

ingiurie.

cia.

Questa

fortezza,

ma

vengono

pure

perdita;

si

allora

di far

barili di pol-

una gran brec-

vi aperse

Veneti danno subito

I

ar-

Essa non risponde che con

rendersi.

vere.

li-

1'

assalto alla

respinti

con molta

preparano a dare

il

giorno dopo un nuovo assalto; a questo la guarnigione è costretta di spievessillo bianco.

Mentre discu-

tevasi

sulle coudizioni

della capitola-

zione,

un colpo

gare

il

di

cannone parte dalla

piazza ed uccide alcuni soldati veneti

ch'erano vicini

al

comandante.

Il

fu-

rore s'impadronisce di tutti gli animi;

non

v' è

più freno

un tradimento

;

così

conviene punire infame.

Tutti

si

gettano disperatamente dentro la piazza, e nel

primo accesso

di raijbia

perdonano né a sesso, nò a

,

non

la

età; pas-

1^2

sano a

Le

di

fil

spada quanti incontrano.

strade sono piene

estinti

;

sangue

di

troppo tardi nasce

zio, e

e di

natura freme a tanto stra-

la

di aggravar

consiglio

il

di ceppi que' che

vivono

ancora.

La fatto

presa

Corone

di

di artiglieria

,

di

,

acquisto

1'

e

munizioni da

un gran numero di remo fecero crescere

guerra, di

huoni

al

doppi

^^

,

molo per veder

apportatrice di

a mille

ne' Veneziani.

giubilo

accorsero al

schiavi

bella



Tutti

la feluca

nuova

,

e a

go-

dervi pur anche lo spettacolo delle in-

segne e spoglie ottomane ond' era coperta.

Tra que'

trofei vedevasi lo sten-

dardo a due code preso

Questo

della Basilica di san

del popolo. Indi

ge

,

al Seraschiere.

fu esposto sulla porta

si

accompagnato

Marco

maggiore alla vista

decretò, che

il

do-

dalla signorìa e dal

senato, andasse nelle forme più solenni alla chiesa de' la

PP. Teatini

Messa cantata, ed

il

,

dove dopo

Te Deum

iosse

deposto lo stendardo vicino all'altare di san

Gaetano

:

a perchè risplenda a

i43 della pubblica

testimonio

« perpetuo

« venerazione verso la miracolosa in}•>

tercessione di esso santo

y>

riosa

95

cesso ".

memoria

ed a glo-

,

di cosi decoroso suc-

La ricompensa avuta

dal

general comandante fu nobilissima. Ecco ciò che gli fu scritto

"

:

Senato per

Il

« assicurarvi della sua piena soddisfa-

ne ha fatto

>'

zione ai vostri servigj

«

goder un attestato verso

?'

simo nobile nostro Lorenzo Morosini

5'

\T)Stro fratello

ì^

valier di san

,

con

Marco

maggiormente

decoroso

55

vostri

»

vostro sinirolar merito ".

^

sudori e

caduta



squadra trovavasi Sparta di

:

di

Corone

1

del

tutta la

alla vista dell'antica

alla provincia

cui popolazione conser-

la

,

con

acquistato

perchè premio

luogo limitrofo

Maina

dilettis-

il

fregio di ca-

il ,

5;

Do])o

perchè

,

vava ancora

i

sentimenti generosi dei

loro antenati

:

quindi colà dctestavasi

il

dispotico dominio de' Turchi

guardavano

i

le

e ri-

Veneziani come futuri

loro liberatori, ed

davano

,

i

Veneziani riguar-

buone disposizioni

de'

Mai-

,

'44

come vantaggiosissime ai loro dunque fra

notti

particolari interessi. Unitisi

loro

ajutarono reciprocamente, e co-

si

Zamata ad aprire L'Agà, che vi coman-

strinsero la città di

loro le porte.

dava

andò

,

ad umiliarsi

Morosini, e

Eguale

conquistare

Convenne

sua spada.

gli presentò la

non

facilità

attaccare

già

trovossi

fortezza

la

generale

al

nel

Calamata.

di

capitan Bassa

il

alla testa di dieci mila uomini occupava una eccellente posizione. Fu

che

Lattuto

e

,

fortezza cadde.

la

Poscia

Chielafà e Passava caddero anch'esse,

modo

ed in questo

si

compì

la con-

quista di tutta la provincia di Maina.

La

stagione essendo

inoltrata

,

il

già

di

capitan generale entrò nei

quartieri d' inverno a Gorfù la

sua squadra

gno

molto

di riposo

,

con tutta

che aveva gran biso-

dopo

le fatiche

sostenute

con tanto ardore. Anche il Morosini trovavasi estremamente indebolito, particolarmente

per

le

molte

ferite

rice-

vute in più incontri. Avanzò egli per ciò

le

sue suppliche

al

Senato onde

poter ritornare a Venezia

verno

trovando

,

masse

nel suo posto,

;

ma

ch'egli

utile

il

go-

si

fer-

ricusò l'inchie-

con espressioni però così onorifiche da ravvi vare le abbattute sne forze, sta,

e deciderlo

a

qualche nuova

tentare

impresa che superasse denti.

tutte le

prece-

Idea degna di lui fu quella na-

tagli di

conquistar tutta la Morea. Nulla

j)oLeva esservi di più alto ad innalzar

l'anima a grandi imprese, quanto spirare al possesso croi

,

che

aveaiio

di

di

magnanime

rinculare

il

quella culla di

una

dato

perpetua alla Grecia

;

di

di

celebrità

quel teatro

azioni, che avea

Giove persiano

tremare sul proprio trono.

anche

snklare

di

l'a-



,

,

veduto

e fattolo

Trattavasi

con deboli

mezzi, una potenza formidabile al pari della persiana, di rimettere gli abitanti sotto l'obbedienza di sante leggi, e di

ridonar loro renderli

felici.

sentimenti e costumi da

Un

così nobile disegno

venne approvato da tutta l'armata con vivo entusiasmo, e giurarono tutti di f'oi ri,

IO

i46

ogni sforzo per

lare

sua

ti)

arvi

riuscita. la

mo-

iaccntlo

,

uno sbarco per

volervi fare

(li

buona

verso Lepanto

flotta

stra

la

condusse tutta

generale

capitan

Il

at-

nemico. Intanto s'iinpaclronì

il

due Na vai ini, che non erano mai

dei

parte

fui>uivano

(ruesti

volle intraprendere

_,

Modone,

trovavano

si

Turchi, fedendo

ai

che

rosini

ibrtezza

numerosa

da

dacché

conquistali

slati

sottomessi

1

ot» ui

assedio di

ris])ellabile

guarnigione

M(;-

il

da

e

dihsa

^

una

da

gran (juantitù di cannoni. La resistenza fu

somma; ma

umiliare il

il

finalmente dovette essa

suo barbaro orgoglio sotto

possente braccio de' nostri. L'acqui-

sto

Modone

di

poich'essa

una catena,

,

conie gli anelli

tutte le altre

nemico

glieva al

importantissimo

fu

univa,

di

piazze, to-

una posizione

van.

taggiosa sul mare, e somministrava in-

4oo^ uomini

toiiio galei'e.

seguì

Il il

pel

servigio

Aloiosini senza peidcr

corso

della

delle

tempo

vittoria, e tentò

d'impadronirsi di Napoli di Romania.

Non

ignorava già

,

che

il

gran

Sera-

i47 schiere era in viaggio per recarsi colà

buon polso

con

luogo, forte per

gente

di sé,

e

,

che

il

rinchiudeva grossa

guarnigione, e cilladini famosi per co-

Pure nulla Tulone quattro

raggio e per intrepidezza. lo arresta

giunge a

;

miglia distante da Napoli, la milizia,

e

mette

I difensori

za.

dell' anivo

il

vogliono

sbarcare

fa

blocco

alla piaz-

prima ancor

,

del Serascliierc, mostrar che

hanno un gran cuore per saper gere ogni aggressione.

a forza

re

;

,

ma

poi sono costretti a

Intanto giunge

rarsi.

dispone

truppa

,

il

immediatamente

aperta campagna.

simo

inferiori di

bero

dovuto il i

riti-

la

sua

che consisteva in 4ooo cavalli

3ooo fanti, ne ordina tutti si mostrano ansiosi

tutti

forza

gran Seraschie-

e

pure

rispin-

Oppongono

scendere a

.

marcia, e

di l^atlersi in

Veneziani, moltis-

numero

arrischiar

Morosini SUOI

I

la

,

la

vedendo

non

avrcjj-

battaglia 1



ardore di

compagni d'armi, fa diterra due mila uomini del-

l'equipaggio, e uniti alla milizia, marcia diritto conti

il

ncunco. Comincia

i48 il

combattimento

la cavalleria turche-

:

sca sforzasi da fronte e da' fianclii di

rompere

battaglioni

i

sono

questi

veneziani

impenetrabili

artiglierìa colpisce

I010

giusto, die



volge

ma

,

e la

,

il

ne-

mico cominciando dal Seraschiere, tutti si danno ad ignominiosa fuga, lasciando spaventato

il

spalle, e,

le

Su-

terreno coperto de' loro morii.

bito

d(jpo fu presa la fortezza di Ar-

gos

Indi

si

raddoppiarono

oUese

le

contro Napoli, gettandovisi almeno 5oo

bombe

giorno,

al

oltre

il

continuo

tormento di dodici cannoni da 5o. onta di tutto questo gli assediati era

,

la

mirabile

conquista appariva

Ad

fermezza de;

difllcilc

ma ,

più la

più

cre-

sceva l'ardore negli assedianti; ne mai cessava

il

fuoco dell'artiglieria- Se non

che nel punto che la piazza stava per cedere, ecco scender dal

mida

il

dieci

mila

nissimo

già

monte Pala-

profugo Seraschiere, e con uomini schierarsi in buo-

ordine di batta
sperati precedettero Tattacco;

Urli

ma

neti^ avvezzi a quelle barbare

i

di-

Ve-

giida

,

i49

non

atterriscono

si

valoie.

di

dell'altro

fanno

terribile.

la

Per

più crudele dall'arma

mente

i

e agu[iiz.7,anti.

mille

A

j)Oterono

dire

,

elle

morti e

dalla

feriti

Final-

costretti a ri-

cammino

e morti

graude stento appena essere curati delle

Tutti gli storici

rite.

piìi

ancor

resa

,

bianca.

Turchi furono

tirarsi, lasciando sul

fu

ore conti-

tre

carnificina

dal

l>roc]ii^j

combattimento

11

nue durò

animati

ed

,

loro prode condoltiere

accordano nel

si

parte

fe-

Veneti tra

dei

non giunsero

al

numero

il

general

o;)<».

1

Riunita

tutta la truppa,

comandante

la

gli attacchi di

ricondusse a rinnovare

Napoli di Romania

,

e

ognora più quella piazza flagellandola con cannoni con bombe strinse

,

,

con

E

sassi.

più gli abitanti, adottò de'

Turchi

,

di

,

per ispaventare il

barbaro uso

mostrar quantità

ste de' loro nazionali

,

piantate

lunghe lancie, quasi indizio

di te-

sopra

di ciò

che

si dovevano essi pure, se prenon cedessero quella piazza. Poco

aspettar sto

ancora

j5o stettero

infatti

spiegare

a

muja

])ianco su quelle

Cessarono tosto

tutte trafoiate.

ostilità; segnossi

le

trattato per la resa,

ed

trarono

di

^Napoli

in

vessillo

il

i

il

Veneziani en-

Homama

che

.

trovarono molto bene approvvigionata

cannoni

di

e

d' altro

.

qual conveniasi

Morea

della

alla ca])ilale

ed

.

al

sog-

giorno dei hascià. .Muslaià, che navca

avuto sin allora

sandro

tempo

suo

comando,

il

fratello

che

.

e Ales-

era stato bascià della Morea. e

che l'anno 'prima avea ceduta neziani

alcun

per

la

fortezza

di

ai

Chiclafà

,

Venon

vollero più rimanere ne' paesi ottoma-

troppo sicuri di non poter evitare

ni

:

il

fulmine che stava per iscoccare sulle

loro teste. Chiesero

dunque entrambi

di porsi sotto la protezione

della

re-

pubblica, e d'imbarcarsi colle loro miglie sopra sferirsi

finire

i

a

i

fa-

nostri vascelli per tia-

Venezia, dove contavano di

loro giorni.

Il

Morosi.ni accordò

loro volentieri tale inchiesta

,

(partico-

larmente parendogli un bel vanto, che

r orgoglioso

sultano

vedesse

i

suoi

I

stessi

del

comandanti

dispotismo

nemico felicità

gli

sottrarsi alla durezza

darsi in braccio al

e

una non mai più provata- Piacquccolla sicurezza di godervi

anche

pf)tta

,

Jl

cosa

la

perchè

,

commuovere

(juindi

lacilitargli

esempio

1'

comandanti,

altri

acquisto

l'

e

di altre

piazze-

Ali'annunzio di

avvenimenti a

tutti

non

,

questi ])rosperi

tardò a Venezia

si

Supremo

rendere all'Ente

consueti

i

ringraziaiTienti. Indi per

più giorni in

tutte le contrade

città

spettacoli gioja- Il il

,

ed

della

si

fecero

dimostrazioni

altre

di

Senato poi, per ricompensare

merito del general comandante, creò

cavalier di

Pietro

San

Marco

il

che

già

Morosini,

suo

armate

lemjK) serviva nelle

allora tenente generale.

nipote

da ,

molto

e

Volle

eli'

era

altresì ,

che una

tale

decorazione

fosse perpe-

tua nella famii>Iia.

Al principiar della nuova campagna, la Svquadra si

trasso.

diresse

Trovò che

riordinati,

i

alle

rive

Turchi

si

di

Pa-

erano

ed approntati a combattere.

l53

NelJo spazio di due ore assicurano gli storici

ci

la zuffa clii.

I

Veneziani

si

padroni di

resero

Patrasso e di Lepanto co' suoi i

Dardanelli

suoi famosi

di

dngenlo miglia

golfo di Lepanto

barbari

pirati

5

e

^

il

,

forti

chV^ra un asilo l'

unico

di

ridotto

nemiche.

iu

Po-

Morosini, inteso avendo che

gran Seiascliiere rinto coi pochi

ed

ed in oltre

di circonferenza nel

que' mari delle armate scia

luogo

ebbe

fuga de' Tur-

la disfatta, e la

,

che

a quel

( )

erasi rifuggito a

soldati

che

gli

il

Co-

rima-

nevano, risolse di corrergli dietio colla

sua

flotta

ma

;

prima ancora

gervi, seppe che

bandonata

il

di giun-

Scraschiere aveva ab-

la piazza e ripassato l'Istmo.

Immediatamente quindi se ne impadronì e ne fu ben contento perchè ,

,

Corinto era riguardata come

la

chiave

di tutta la IMorea. Postavi dentro forte

guarnigione

,

intraprese

Morca, ne trovò a jMalvasìa.

inoltrata

,

La non

ancor in mare, di Egina.

il

giro

della

altra opposizione

che

stagione essendo troj^po si

arrischiò

e si trasferì

di

tenersi

nel golfo

i53

Non

potrebbe abbastanza

si

descri-

vere gl'immensi vantaggi riportali da tutte queste conquiste

noni rati,

,

uomini

alti

un gran numero fra le quali

anche

in can-

al

remo, galere, ed nemiche

di spoglie

principale

il

,

stendardo

a

code del gran Seraschierc. Servig]

tre sì

,

munizioni, viveri, schiavi libe-

segnalati merilavano distintissime

ri-

compense. Ne furono distribuite a tutta

Ma

l'armata.

cosa

«jualche ciò

per chi era stato alla

te-

d'imprese così luminose, occorreva

sta

,

che

di

straordinario

con unico esempio nella

sala

,

e per

;

fu decietato

del Consiglio di

deponesse lo stendardo a

tre

X

code

erigesse la statua del

si ,

e

Moro-

che vi

si

sini in

bronzo con questa inscrizione:

FRANCISCO MAVROCENO

PELOPONNESIACO

ADHVC VIVENTI SENATVS. Così

il

Morosini fu eguagliato agli an-

tichi trionfatori

romani, che dai

vinti

regni onoravansi del titolo ora di Gre-

.54 tico,

or di Numidico, di

di Africano

,

ecc.

Dalmatico,

Pure sembrò

Se-

al

un ardente repubblicano

nato, clie per

sareJjbe stato ancora più soddisfacente di

pub-

fece

che

una dimostrazione più semplice Quindi

blico aggradimento. nella ducale

parole

per

fossero

aggiunte

queste

1 vostri servigj meritano che secoTida volta vi lodiamo col

:

ki

Senato.

Colmato

onori,

di tanti

si

sentì

il

Morosini sempre più itifiammato, s'era a proseguire il corso delle possibile ,

vittorie.

Conquistò molte

castella,

bom-

bardò, passando, Malvasìa che ancora resistette

,

Misisiià_, Spartii

,

e

sottomise

situata

che lungi

dov'era

la

celebre

ancora

dell'antico

qualche vide

somma vergogna

a

di

dall' olhire

traccia

,

fortezza

la

valore,

de' suoi

si

mo-

dominatori, cedere in una sola volta ai Veneziani più di 700 Turchi, derni

i

quali furono messi in catene, e

diti l'

il

a Venezia

influenza

come

sj)e-

novella prova del-

de' governi sullo spirito e

carattere delle naiioni.

La

stagione

troppo avanzata

incerto

il

razioni

da

Icnca

generale sulle ope-

capitan

Raccolse

fai'si.

consiglio

il

guerra, e fu preso di attaccar Atene

(li

anche per potervi nel

fare svernar l'armata

capace e sicuro

dunque

a quella

vele, ed

il

entrò nel

suo

volta

Egli

porto.

diresse le sue

giorno 21 sette'.nbre 1687

Pireo,

ianioso

da Temistocle quand'era

Esso

Repubblica.

clic

,

che

prende in sé

lo

altri

capo

d'

un leone com-

abbelHsce

due

della

ora chiamasi

Porto Lione, dalla statua antichissimo

munito

già

_,

piccioli

porti

,

ed una volta univasi alla città con una

muraglia lunga cinque miglia. il

generale intima la resa della

ma

gli

ottomani,

viveri e di

Tosto città

ben provveduti

munizioni

,

;

di

ed in aspetta-

zione del Seraschiere che da

Tebe do-

veva recar soccorsi, rispondono ferma-

mente timo

di volersi difendere sino all'ul-

sangue.

Fu dunque

sbarcar le milizie, e tutti

necessario gli

attrezzi

occorrenti per battere la cittadella cui

il

nemico

si

tciica

rinchiuso.

,

in

Ar-

i56

T impresa polche il sito suo, ad uno scosceso monte reii-

flua era

,

ia ciiJia

,

dcvaJa

inaccessibile

da

ogni

parte

,

tranne che da quella della porta d'in-

Quivi fu preso

gresso.

ma come

inalzar

durre

il

superficiali

medesimo

Comjiiuto

fulminare

ciossi a

e canno!ii; m.a

la

genio

atte a pro-

lavoro città

ben presto

bombe cadevano

elle le

il

risultato dei ridotti.

difficile

il

;

fondo

il

Furono immaginate

suj)plisce a tutto. gallerìe

se

puro macigno?

de! suolo era

certe

d' attaccarla

trincee

fu d' uopo trasportar luogo più opportuno.

^

comin-

con bombe si

conobbe,

a vuoto,

onde

batterìe

le

Neil' atto

in

che

si vide tutto ad un un graiurincendio nella nò dubitossi che F accidente

eseguivasi,

ciò

tratto scoppiare

fortezza,

non avesse onde

fu

il

alla

delle

deposito della polvere;

risoluto

tacco del sito

misero

cadere alcune

fatto

liombe sopra

di

proseguire

medesimo.

disperazione.

I

l'at-

Turchi

si

Più di du-

gento persone, che colle loro famiglie si

erano ricoverate nel tempio di Mi-

1^7

prossimo

iiciva

alla polveriera

tutte perite nella

quel

e

era

tremenda

grandiosissimo

perforate

cine taJjljriche rovesciate

minacciava fortezza (jue'

la

distruzione

miseri abitanti

gare

più

il

bianca

5

il

se

,

presto

tutto infine totale

,

della

a fare

non che

possibile

che fecero

mura

delle vi-

rimaneva

ne altro

,

,

stesso

sue

le

maggior parte

la

,

es[)losione,

edilizio

rovinato;

parte

in

erano

,

a

impie-

bandiera

mandando

in-

de' loro primai-j

comandante cinque uiììziali come ostaggi,

per ottencie la

sospensione.

sieme

i

al

general

Praticati

maneggi, venne accordato

Icnni'ie di cinque giorni

Turchi, lasciando

i

Mori

ciie

nel

partissero

i

e gli schiavi

cristiani; clie noleggiassero a loro spese i

bastimenti per essere trasferiti a Smir-

ne e

,

e

che portassero seco quel tanto,

non più

,

che ciascuno polca teucre

indosso. [Numerose famiglie preferirono di

rimanere

ne' loro

focolari

;

solo

e

suj)j)licarono di poter puiificare la loro

anima

coli' ac([ua

clic

Morosini accordò di buori

il

del

Battesimo

_,

ciò ijra-

,

i?8 do. facendo anzi cclc])iarc la religiosa

cerimonia colla niaijuiore solennità

magnificenza,

di colpire

afline

con questo mezzo

della moltitudine, e

determinar

ancora

altri

e

scusi

i

a

seguire

il

Leir esempio. Fatti padroni

mara-

Veneti della

i

vigliosa Atene, erano smaniosissimi di

ammirare

co' loro proprj

anticliilà sì decantate

AH avvicinarsi

verso.

nerva

,

detto

il

occhi le sue

per tutto

1'

uni-

Mì-

al temjiio di

Partenone

,

rimasero

ma

in-

sieme dolenti del danno che senza

sa-

stupefatti della maestosa

perlo recato gli avevano.

moie,

imma-

Chi

ginar poteva darsi uomini tanto bari,

da piantare

il

deposito della pol-

vere presso quel venerabile to

?

un

E

chi sarà

bar-

più

monumen-

barbaro

ancora

Morosini, cercato abbia deliberata-

mente

di distruggerlo!' Egli

suoi Uiliciali

ammirò

a parte

con

tutl'i

a

parte

quanto ne rimaneva coi più vivo ciitusiasmo. Osservò in un liegio rappresentala Minerva ira molte altre iìgure,

(

1^9

Dea senza elmo

quale

delle

scicn/e

e senza

per

ciò

Stava

se-

e

.

scudo.

duta sopra un carro trionfale

tirato

due spumanti

col

brioso

aspetto

danti. Subito

quel grande nopoli;

si il

incantavano

mente

Costanti-

di

comandò che

di

di

di Fidia, levala

anteriore

trasfe-

])er

seco in patria. Staccati che furono

rirla i

riguar-

i

affacciò alla

quel prodigioso lavoro venisse la parte

da

loro

pensiero

senza più,

e

die

destrieri,

r uno

cavalli,

e s'infranse in

ciò rimase

.sì

piomhò

di essi

minute

a terra,

Con

schcw£>e.

guasta e deformata quella

stupenda unione, che

venne per

di-

sdegno sospeso ogni ulterior tentativo; ne si sa , che fuori dei due lioni, che si

vedono

nale

\

,

eiiczia

per

il

situati alla porta dell' Arse-

altro

sia

stato

allora

recato

da Alene. Forse ciò

breve soggiorno che

vi fece, a

il

Morosini

cagione della pestilenza che

cominciava colà ad costrinse per

la

infierire

comune

,

e

porto

stesso.

che

salvezza

abbandonare ben presto quella ed d

a

avvenne

Ignorasi

il

ad

città

,

pertanto

i6o

su

documento

(jiial

tico

si

fondasse

i

Pireo di quanto aravi di prezioso.

1

,

Sarebbe slata grande avventura Veneziani, che ciò avesse così

as-

l'

ch'egli spogliato abbia l'at-

serzione

])cr

avremmo potuto aggiungere

spoglie

in

prima conquistate

gran parte della Grecia tinopoli

,

allo

una

d'

e

di

Costan-

ed ultimamente

di

Corinto

anche

e di Sparta, r>c certo

li

fatto, perciiè

avrebbe

quelle

Atene.

di

alcuno osato

cliia-

mario conquistator tirannico ed usurpatore insaziajjile ; che anzi sarebbesi giudicala azione pietosa e plausibile levare dalie

baro

mani

di

un popolo

che nulla sapeva apprezzai'e

,

rari oggetti delle

arti

IjoUe,

Venezia sarebbesi

latta

una

il'

bar,



quando gloria

di

possederli e di conservarli con gelosìa.

La venerazione per queste è

lifjuie

e

innata in noi.

insigni

Quanti

pubblici e privati qui non

no ad

attestare tal verità?

parte di (pie' tesori delle

gemme

passati

;

per

e le

,

bea

delF oro

,

musei

si

Che pili

sono

re-

tio va-

se

gran

preziosi

adesso

vicende de' tempi

,

ad

iGi

ornare ed arricchire famiglie netti stranieri

possiamo

,

pompa ancora distinte

cose

e particolarmente

,

che con

somma

vennero

indicate

di

dal

quelle

,

bi-

abate

sig.

luminose prove delle nostre

rie,

mi

chiarissimo

Marciana

e

Queste serviranno mai sempre

Bettio. di

far

rare

gentilezza e sapere

bliotecario della

ti

molte

di

gabi-

e

tuttavia

vitto-

ecciteranno Fammirazione dei dote ci

laveranno da quella

macchia

di

aver

voluto

premeditato distruggere

Minerva

,

e

la

nare nel porto

Qual

cittadino

il

di

morì

vantare servigi

con disei^^no tempio di

il

sua statua stupenda.

Dal Pireo passò frattempo

ingiusta

Morosini ad isvcr-

Egina.

doge

il

avrebbe tali

In

mai

potuto

Nessuno osò

da

verso la patria

eguagliare quelli di Francesco sini?

qneslo

Giustiniani.

Moro-

di porsi sulla

de^ candidati per la

lista

nuova elezione

di

doge, e Francesco Morosini ebbe tutt'i voti. Jìlra

ben giusto

,

che quello

avea dato un regno alla fosse cinto del

Fol. FI.

che

Repubblica,

diadema ducale. II

Tro-

162

nondlm/^iio

vossi

nocessario

proseguisse a stai'scne le

armate, e per ciò

un suo

che

dogado

al

berretto ducale ,

Senato

gli spedì

segretario per annunziargli la

sua esaltazione sigillo

il

eh' egli

,

coniando del-

al

e

.

portare in ditoj aggiungendogli scrizione di

non

timo premio da

emulazione

uomo

sno

il

qucst' ul-

di gran

cuore,

una nobile superare quanto aveva da

animato

sente

si

la pre-

abbandonare

posto. Il Morosini ricevette

che

il

col

d' Q,ro

dovevano sempre

dogi

i

recargli

,

anello

1'

di

^siao allora operato. lì

le

giorno 26 mafrojio 1688 vestì eoli

insegne ducali sopia

poppa

vato sotto la .

dove tutt'

con grande

ricevette i

capi

mare

di

schierarono in

un seggio

della sua

fila

,

che

parte del trono. Indi furono tutt'

i

primati



di

Egina

,

,

solennità poscia

dall'una

ele-

galera

e

si

l'altra

ammessi che

delle

sue vicinanze, accorsivi per presentare a sua Serenila

furono

trattati

le

loro felicitazioni. Tutti

con fiaschi

squisiti

'^^ondanti. All'armata poi, ebbra

ed di

,

iG3

por averl(i ancora a suo comau-

gioja

tlante, fece distrihuirc.

erano,

!)clla

pia di viiio

,

somma il

del suo proprio

di

danaro^

co-

e

che per tre sere venne

ripeluto; ed in tutte le tre sere

fe-

si

cero scariche di moschetto e

di

can-

none, gran fuochi

in

mare

ed in terra; varie illuminazioni

delle

di

galere, galeazze e navi, e pennoni

notte una

gioja

le

cui antenne

formavano nell'oscurità della assai

vista.

La

barelle

fu

dilettevole

seconda sera sopra

alcune

una superba macchina rapprenel sentante un vaghissimo giardino cui mezzo sorgeva un' altissima piramide di fuochi artificiali, donde uscivano mirabili scoppj e vob dì razzi eretta

,

,

forme diverse. Nella terza

in mille

ra il

la

,

fatta

cera

a

che riuscì di una magnificenza som-

ma

,

e

teria in

illuminazione fu

se-

si

(li

un cdelto sorprendente.

atto di s(piarciare la

maie una gran schea

,

In

vedea una gran lìgura di bone

e figure

luna

;

ed

all'

vano per difenderla

intorno

,

che

dall'attacco

in

mo-

fortezza con alfa

sla:

ma

i64 essa vinta da que'

tli

fuori, s'incendiò

gittando globi di fuoco vaghissimi che,

insieme con tutto

moschea, distrussero

la

recinto.

il

Dopo

doge salpò da Egina per andare ad investire Negroponte e v'incontrò un vivissimo combattimento con perdita considerabile de' Turchi; ma dovette abbandonare r impresa per la grave malattia che a tali

feste

,

il

,

,

lui

sopravvenne

dunque

della sua

mala

Napoli

a

per

più

erpiipaggi.

colla flotta

Quando

mania.

ancor

ed

,

fpiella di tutti gli

Kecossi

Ro-

di

Senato ebbe avviso

il

salute, spedì colà altro

soggetto in figura di provveditor nerale^ perchè, in caso

di

ge-

disgrazia,

un sostituto. Ma esso un poco, ed anzi scrisse al

iossevi pronto si

ristabilì

Senato

,

chiedendo

ripatriare.

volle tentar

,



,

che

:

il

sarebbe

a

iortemente la

che impossibile se

qualsiasi soccorso

dubitare

e

,

di

la risposta,

nuove imprese. Andò

bloccar ^Malvasia strinse

permissione

la

Mentre aspettava

che

le

non

quanto

rendea facea

prima

i65

come

caduta,

presto sotto

Le

di

il

avvenne

fatti

assai

suo successore.

indisposizioni del Morosini

non

cessavano, ond' egli senz'aspettare la licenza del

viaggio

)

Senato

(

pur eia

che

pensò prender congedo

in

dal-

armata ed avviarsi

a Venezia. Perr della avviso sua partenza, il venuto

l'

governo studiò subito gli convenisse,

qual

incontro

proporzionato

alla

sua

dignità ed al suo merito. Cominciossi dall'

eleggere dodici

jìatrizj

tra

i

più

giovani, helli e ricchi, ai quali fu dato

l'onorevole titolo di ambasciatori, per-

pompa

chè andassero con tutta loro rispettive

peote

ad

e nelle

incontrar

il

Lido il complimentassero a nome della Repubblica ed avessero cura che tutto procedesse con buon

doge

al

,

,

ordine e decoro corrispondente all'im-

portanza della funzione

compagnassero

so che la Signoria ed

sul gran Bucintoro po'

dopo

indi

,

Fu

a Venezia.

,

il

lo

ac-

poi pre-

Senato, sahti

anderebbero

un

a riceverlo; e si fissarono in

oltre tutte le altre cerimonie

dell' in-

non che

contro,

da

(|uclle

buo

laisi al

arrivo a Venezia.

Dopo

sessanta giorni tlalla partenza,

Malaniocco

giunse sua Screuità a

fermò

vi si

giorno

la notte. 11

all'ora di terza, s'avviò verso

e

,

tlo])o il

,

porto

una delle comandante Tnieo, presa di llomanìa. QuesL era or-

del Lido. Stava egli sopra

galere del a jSaj)oli

nala ciò

maoraior

colla eli'

è

più

\edevansi

,

maiinilìceiiza

fanali,

armi, code di Sera-

stendardi

in

scianti sull'acque.

Le

scliieri

,

quantità

stri-

,

galee che lo se-

guivano erano anch' esse predale

Ottomani, nite.

e nello stesso

gaiezza dello spettacolo

questo solenne

,

laguna due lunghe

paviglionatc a festa.

Il

agli

guar-

losse

la

che presentò

Immagi-

ricevimento.

niamoci di vedere sopra la

modo

qual

è esprimibile

jNon

e

.

nemiche.

spoglie

colle

la vastità del-

di

file

galee

Bucintoro

già

ed

an-

per se stesso tanto maestoso

,

cora più per la dignità di chi lo riem-

piva

:

le

dodici peote de' giovani

basciatori

,

ricche per

intagli

am-

dorali

,

,

167

per

profusione

la

di

stolle

eli

seta

frange d'oro e d'argento, piume riopinte

ed

,

non poche

ganti. Altre peote

va-

de' remi-

slarzosi

abiti

delle

prime

famiglie patrizie pur nobilmente addob-

bate

ed in esse

,

gran gala

nostre matrone in

le

e coperte

,

di

gemme

che

,

per lo riverberar del sole mandavano scintille, e

accrescevan lustro alle loro

llsonomie

;

un tappeto iinalmente

barche

ogni

d'

perficie

dell'

disteso

fatta

acque

,

esse

fra

e

lino

donde

que' verdeggianti battelli

di

su-

sulla

usci-

vano grida ed applausi sì strepitosi da superar quasi il rimbom]>o delie ,

fu questa la

artiglierie, fale

che

mezzo

accolse

a gioja



il

pompa

nostro

trion-

in

eroe,

universale e



spon-

tanea egli pose piede sul Lido. Ivi

praticarono

le

cerimonie

convenute

ed

intanto

;

prendeva un

rinfresco

,

che le

diedero a corseggiare sotto della sala dov' egli

si

il

nazioni

,

si

finestre

stava, e fra esse

alcuni grossi legni rappresentanti rie

doge

barelle le

si

prima

giù

contraddistinte

va-

da' loro

i68

Lizzani abiti

come

,

que per-

se tulli

sonaggi fossero venuti da lontani paesi

ad aumentar Fallegiia della

do parve che la paga

tesse esser

Quancomune pofesta.

curiosità ,

apparvero

giovani

i

ambasciatori, che, con volto composto gravità

a

ordinarono

,

mensa turba

a

tutta

uno

di ritirarsi, lasciando

spazio vuoto

corsero repliclie

:

Non

oc-

cenno

au-

laguna.

nella

un

solo

im-

l'

torevole e(|uivalsc a tutte le minaccia

In

della forza.

un attimo

laguna

la

per buon tratto fu sgombra, ed allora

cominciò una

finta battaglia

ben

re; spettacolo militare

di

gale-

degno

di

festeggiar l'ingresso di tanto vincitore.

Finito anche questo,

Bucintoro

il

col

mezzo ad uno accompagnalo te

,

venne

alla

jìassando sotto

suo

strato

Doge

il

seguilo di

Piazzetta,

un arco

di lauro, e di sloOe



Due si

ed in

gondole

,

ed

dalle galere e dalle peo-

ove

smontò

trionfale.

gran piazza era tutta ornata che.

,

ascese

rare

La

di festoni

e magnifi-

vaste fontane gettavano vino,

diseccarono

se

non dopo

tre

169 giorni. Airinlorno della corte uel

lazzo Ducale

dipinte

tele

ed

pittori,

i

molte

vcdeausi disposte dai

Pa-

più eccellenti

nostri

soggetti delle pitture erano

gesta più luminose del capitan ge-

le

ebbe ascesa

nerale. Poich'egli de' Giganti,

compierono con

si

cerimonie usate con

condotto

fine fu

la scala

tutt'i

al

appartamenti

suoi

a'

lui le

Dogi, ed

per prendervi qualche riposo.

La

sera v'ebbe pubblico festino nel

Palazzo Ducale,

che

mattina e

giorni

si

sera

ripete

per tre

di

cui sa-

e

,

rebbe inutile descrivere

le particolarità,

siccome cosa che allo stesso ticavasi

,

a

un

giorni in simili occasioni.

però lasciar di

modo

parlare

Non

della

con cui furono guernite

potrei

maniera

alcune sale

per ordine del Governo. Tutte reti

pra-

dipresso, fino ai nostri

le

pa-

furono coperte di spoglie nemiche,

che lo stesso Francesco Morosini acquistato

avea.

E

chi

sguardo su quelle

un

,

potca

fissare

lo

senza sentire in se

nobile orijoi^lio di essere concitta-

dino di un tanto eroe

,

e

di apparte-

nere ad una così illustre BepubLlicai'

...

,

Queste ieste passaggiere non bastarono ad appagare le generose idee del governo. Volle

che

annua, per cui

nella

steri

si

acquisto

ce ne

una

fosse

memoria

de' po-

serbasse eterna la gloria d'

prezioso



com' era quello

.

dunque con-

della Morea. Giudicossi

anno

ripetere ogni

veniente

un

la solen-

Gaetano nella chiesa de' Teatini, ove da prima erasi depositato di

nità

S.

lo stendardo dello Seraschiere. già preso in guerra dallo stesso Morosini.

Giunto

il

giorno del Santo. Sua Se-

renità fu pregata

formalmente

di porsi

alla testa del Senato,

e

a quella chiesa

sue barche do-

rate.

La

nelle

di

trasferii'si

sua modestia non seppe però

Vi come un buon

resistere al voto generale.

si

e risguardossi

augurio,

eh sta

egli fosse

,

vi si fecero

le

mille forme,

fre

a celebrare que-

nuova funzione. Immenso e dopo le cerimonie

corso

di

primo

il

un popolo sempre di

feste

poiché

recò

civili l'

fu

il

con-

religiose

variate in

unmaginazione

spiritoso e felice ne of-

diverse e nuove.

r-

Forse

mici

i

po' soipiesi

si

un

saraiiiio

eh' io gli abljia più tiat-

;

lungo assedio

del

teiiuti

lettori

t

delie leste celebrate

di

Caiidia, e

pel conquistatole

onde fu accompagnata questa importante conquista. (Conviene che mi giustifichi. 11 pos.sesso del regno di Morea appcjrlò della Morea. che dei latti

bensì onor immortale e recò il

somma

al coni^uistalore,

utilità allo Stato finche

potè conservare;

ma

la difesa,

ben-

ché sfortunata di Candia loiina l'epoca più gloriosa della Repubblica nostra; poiché l'aver prolungato que,

,

st'assedio a foìza di eroiche azioni per

lo spazio di circa venticinque

unico

esempio

nella

storia

anni, è antica

e

moderna Quell'impero era allora possentissimo, tanto per forze navali stri

;

la scienza

,

la

,

che per terre-

pratica

,

la disci-

non gli erano estranee dominavano sul Mediter-

plina militare le

sue

raneo

,

devano

flotte

sue armate

e le

la

Germania

;

Ungheria e

l'

Italia,

,

di terra invala

Polonia

portando

,

la

lo spa-

,

172

vento sino

porte di una gran ca-

alle

Se volessimo porre a conlVonto

pitale.

con qnelle tante che

quest' epoca lian fatto

molto onore

che ninna vittoria

quanto da'

questa

,

disciplinati e

avevamo florida

,

niicizia

Cominciando mai l' aver

che

,

fu

Dalmati Saraceni

non erano,

storo

fu più onorifica

perdita.

tempi rimoti

vinto Istriani

ci

si

può

vagabondi

imperatori

segnalata

nella

quale

noi

di

la

nostr' a-

Neil' im-

Dandolo

Enrico di

,

,



ijreci.

vantiamo,

la gloria accordano messo r impero greco

Co-

corsari; e noi

che facea ricercar

presa

?

che in-

dire,

una marina

sin d'allora

a";!'

ci

troveremmo

,

e tutti

aver

ci

sotto-

conviene par-

ticolarmente considerare, che quelTim-

pero era allora nella sna maggior decadenza; oltreché, se v'ebbe cosa de-

gna

di

ammirazione ne' Veneti, fu

la

fina politica tenuta cogli alleati, e coll'infelice princi])C cliè

il

degradato, piuttosto-

valor deile loro armi^ la cui ce-

lebrità fu divisa anciie

Nelle nostre

con

prime guerre

i

Francesi.

co'

Geno-

,

173 vcsi

non possiamo

,

gran vanto le nostre (li

neppure

di averli superati

,

forze marittime erano

menar poiché allora

tanto superiori alle loro. Quand'essi

crebbero in potenza,

fummo

alternati-

vamente vincitori e vinti senza una preponderanza assolutamente decisa; ne fu_, se non alla guerra di Chioggia che i nostri cittadini Carlo Zen, Vit,

Doge Andrea Contaimmortalarono i loro nomi con

tore Pisani, e rini

il

azioni tanto chiare, da

un

patria

Tutta^ia nem-

pretensione di rivalità.

men

questo

trionfo

portentoso, poiché

i

serbavano allora più di

chi

sentimenti

non

assicurare alla

trionfo che fece cessare ogni

sa

,

che

che

da aversi per

è

nostri nemici

non

qucll' elevazione

inliamma sempre

cosa

sia

perdere la

propria indipendenza; la quale sebben ricuperata, lascia

sempre

specie di umiliazione che

mai più,

ne' cuori

non

una

gli rialza

massime se la perdita deriuna deliberata volontà geche appunto era successo ai

vata sia da nerale:

il

Genovesi. Riguardo

alle

nostre repli-

174 calo guerre co' Tnichi,

vero, riportalo molto

in

,

viltoric;

iirsigiii

sonipic i^loriosi

l'umilio l'olici,

spcs.so

a])l)iaiiio

,

avemmo

ed

ai

])ai'a{^onali

Ciir/olari

In Ito

S()j)i-a

i^nerra

la

Sculari. e «pudla d<;lle

difesa di

la

osseio

di

tloii;ni

rinomali della (irc-

pii'i

lloma.

ela e di

per

f^oii(;rali

un

meritare

pf)lrel)l)ero

pr)-

sto drslinlis.simo nei lasli della lìopuh-

Dica

non

.s(!

,

venisse

d'Austria a contrastar

palma

stro Sebastiano V
Colonna non

(ìiovauni

J).

la

al

no-

piin<:ijio

il

puic

vi ci avesse cj^li

lo

sue giuste prc'lensiuni. ìNou m'ai'icsto

su ciò Letja

avvenne all'occasione della (lamhrai. Ouella lu guerra

clie

di

teirestrj!

,

ed in conlormilà alK; nostre

leggi, lu diretta ficiali ci

sli'aiiieri

;

da comandanti ed nò

certo

dà gran motivo

conto

di

meritai'

sofo

,

d'una

virtù la

sapulo

l'aver lalsa

dell'

j)olilica

può

(li

osservator

stornare colla

i

uf-

esito

d' iiisuj)erl)irci

marziale,

stima

suo

il

per

hensì lilo-

ligiri

prudon/a

e

col senno; e jiossiaino anche vantarci,

che

in

(jnell'

incontro

,

lojse

più

che

,75

venne autenticata

altii.

iti

del Cioverno ^ eneto dall

U\

lioutà

amore

e dalla

tede de' sudditi verso di esso,

i

m

anziché

tanto

[uvcipizio

abbandonarlo, chi,

fecero,

e

involato

la

(jiiali.

gli si strinsero a'

che

Repubblica

la

gran parte

stasse

cose,

di

ciò

di

che

fianac«[ui-

avevale

guerra.

Coiiclndasi

che l'as-

ripetere,

col

sedio di Candia dee torinar l'epoca più

nostra

Esso tu

illustre

della

come

suggello del grande impegno

eh"

il

ebbero sempre

storia.

Veneziani nel

i

ncr lontana dalla cristianilà rie

otiomana. ÌMentie

mavano sopra colo Siila

di

i

prl pori-

triMii

invasione,

fatale

Uepubbln'a

vano

di ^ enezia

atiacchi

lormitlabili

cava

le

rivalità,

r invidia

e

,

diverse nazio!ii ira colare

con noi

.

e l'

vendi-

altrui.

iiiiitiicizia

loro,

valsero

ed a

per

o.

tor/.e.

olìeso [ìroprie

la

rintuzza,

([uanto portavano le sue le

barba-

la

altri [Principi tre-

Ioni

i

qualche

tt^

in

La

delle parti-

perpetuar

resistenza d'un impero, che pure, col-

Tunnsi

ai

annientare.

Veneti,

avrebbero

potuto

176

Se a queste considerazioni mi mette

non

esser

talvolta

si

aggiungerne almeii una,

eli

cosa nuora

che

,

i

chiamino contenti

si

perelle,

lettori

di leg-

gere con molto interesse anche la narrazione di avversità,

tengano eroici derà, che la sola io

latti.

quand' esse con-

Ma mi

penna dello

quest' interesse

si

inspirare.

non avrò che poche parole

giungere

;

col cuore

cioè

,

che

quanto

può meritare

col cuore. Questo fu

il

rispon-

scrittore

è

può

Allora a sogscritto

di essere letto

voto

accompagnò incessantemente mio lavoro.

,

che mi

in questo

177

C

H

U no

A

I

maggiori divertimenti negli

de'

antichi tempi della e

REGATA.

A T A

INI

Veneta Republilica.

che attraeva a se ogni classe di per-

tirare di fromba. Ciascun dì festivo usavasi ad una certa

sone, era quello di

ora di recarsi all'isola di Lido, ed

Governo

per

facilitare

aveva cura che fosse pronto

barche

alle

trenta

a

quaranta remi

Marco

sufficiente di

qualcuna anche a

talché chi altro

;

non aveva da

e

passaggio

il

rive di S.

numero

\\\\

il

tragittare

,

modo

prendeva

il

remo, e così cominciava ad esercitarsi

Da

a remigare.

nacquero

le

tale

disfìde;

apputìto

esercizio e

queste

si

ese-

guivano con quelle grosse barche che mettevansi in riga, donde derivò la parola Piegata. Infm qui quest'era una specie

di

agli occhi,

Voi FI.

ginnastica

ma

poco

utilissima

dilettevole a

ratlòrzar 12

le

membra

ed avvezzarle

galee ed al travaglio

di

gazioni. I nostri padri

somma

al

modo

ciò nel decreto

della

gran

remo

delle

lunghe navi-

riflettendo alla

che ridondava in caso

utilità

due

di guerra da questi

sarono

al

esercizj,

pen-

d'incoraggiarli; e per-

emanato nell'occasione

festa

per la ricupera delle

spose rapite, ordinarono che ogni anno

tempo dei Ludi Mariani si tirasse di fromba in diversi luoghi della città, e si facesse una Regata. Ma fu soltanto dopo r ingrandimento della Real

pubblica, che tale spettacolo

mo

prese

gliante

;

un

aspetto magnifico, abba-

unico

della nazione.

:

E

dore l'annunzio

pomposa i

si

indicibile d'

.

adoperasse

come

la fesla

quanto ar-

una vicina Recata le classi e come

e piacevole.

gondolieri,

divenne

esso

inspirasse in tutte

ciascuno

maritti-

per

renderla

Li campioni erano

lo

sono ancìic og-

gidì: cioè fpie' icmatoj'i

che guidano

quotidianamente

gondole per

le nostre

gl'interni canali della città;

classe di

popolo, che quantunque ora non poco

179 ùifierentc

da quello ch'era in addietro,

merita tuttavia V attenzione dell'osservatore filosofo

qualunque

perchè

,

più di

ritiene

altra la tinta del primitivo I

gondolieri sono

generalmente pieni di

spirito, di finez-

carattere nazionale.

za, di ])enelrazione

sono destri

;

e gai;

la vivacità delle loro risposte e de' loro

motti

ed

piace

aver

di

franco, leale ed aperto: creti

fedeli

,

Godono in un cuore

incanta.

fama

particolare la

di

essere se"

e aiìezionatissimi

padroni. Quasi

ai

loro

sanno leggere e

tutti

una straordinaria memoria. Era altre volte un vero piacere il vederli in poppa della lor gonsono

forniti di

doletta, spingerla

rere

Canal

il

Icniaincnte. trascor-

Grande

,

e

citare

le

Omero,

il

strofe

amorose

ad

,

zione de' Rapsodisti Greci

,

imita-

udirli re-

del

nostro

Tasso, con un certo ritmo

\on potevasi asmeno di non sentir

musicale lor proprio. solutamente far a

con trasporto ripetere » Ifitanto Erminia in fra

1"

:

onihroie piante

...»

,

i8ó

Un



chiamato

alla

mezzo

alle

in

,

giacche

cose differenti

di

no-

una spe-

canzoni festevoli, che chiamansi

dal loro

nome

quali sono ,

I

efìetto.

gondolieri hanno altresì

cie di

nati

contrasto

il

produce sempre sul no-

animo un massimo

stro

ri-

mente da un gondoliere acque è una bizzarria

che seduce,

stri

quadro campestre,

delizioso

i

Barcawla

alla

Veneziani

che quando

si

,

per

le

così

appassio-

trovano

fuori di

patria provano in se all'udirle press'a j)Oco lo stesso effetto,

Maiiz de VacJies

ne'

che produce

il

buoni Svizzeri occhi lagri-

sentendosi strappar

dagli

me

di piacere. Il loro

di

tenerezza

e

ripongono ben conoscerlo,

incsticre è la loro passione:

tutta la lor gloria nel

nel ben esercitarlo.

Lo

spettacolo

più interessante

per

il più maeuna gran Regata

\enezia tutta ed insieme stoso era quello

di

ordinata dal governo,

diretta dai più

vecchi gentiluomini della città, e celebrata all'occasione che qualche ospite

regale veniva tratto dalla

curiosità di

i8i

vedere questa

quel

varvi tutti i

città singolare ed osser-

governo

ammirato.

tanto

allora

da

Queste Regate erano

giuochi olimpici della nostra Repub-

Esse attiravano qui

I)lic3.

stranieri

gli

pompa, cole con quello

colla singolarità della loro

genere di lotta

l'insolito

de' concorrenti.

avevano

i

Un

vantaggio in oltre

nostri sopra quelli d'Olim-

chVssendo unicamente proprj di queste lagune non v'era pericolo che pia

_,

venisse alcuno dalle altre parti di

ropa a contrastare r

nostri

ai

Eu-

campioni

alloro.

come anche oggidì sono numero di tre, talvolta anche di quattro. Cominciavasi dalla corsa dei battelli a un remo o a due remi; dopo di che veniva la corsa delle gondolctte a un remo e finalmente quella delle gondoLe

disfide delle il

,

spettacolo

lo

.

in

due remi. Avveniva

lette a

che

Regate erano

alle volte,

acquistasse

gaiezza

maggiore da una singolarità tanto piacevole quanto meno attesa. Y'eran ,

femmine che aspiravano anch'esse

alla

l82 gloria di mostrarsi valenti in

Eran quasi

esercizio.

strina

fatto

Pele-

paese situato in riva al mare

,

ed avvezze a recar cato



di

tutte

Venezia

di

che

il

;

derrate

le

facilmente a maneggiare

molta forza

^

mer-

disponea

le il

al

remo con

Ricoperte d'a-

e destrezza.

bito villeresco assai grazioso, e ornate

un

la testa di

picciol cappello

di pa-

glia, esse olìiivano

un quadro che

Veneziani j)iaceva,

ed insieme lusin-

gava

la vanità di queste repubblicane,

che

Lo

ciò

apportar

spazio della corsa è di quattro circa

mosse suol città

venete. essere

Grande che

in

un palo

in

devono

la

due

di

è

il

Canal

la divide. Nell'al-

alle

sta

piantato

acque. I rema-

girarvi intorno e ritornare

sulla loro strada, finche

meta dove

delle

punta orientale

questo,

mezzo

luogo

Il

stadio

lo

e

,

tra estremità

si

Questi stanno

una

di

alla loro patria.

miglia

tori

con

crede vansi

onore

della

ai

giungano

distribuiscono d'

i

alla

premj.

ordinario collocati in

specie di largo bacino che

forma

il

canale; ed è jier questo

restieri distinti e

siedono allo spettacolo il

che

;,

fo-

li

magistrati che pre-

li

avendo quivi ponno godere di tutta

loro posto,

,

ad un tempo questa corsa spettacolosa.

Una macchina

di

elegante

costru-

zione e ricca di sculture e di fregi sta

cui base sono

n'

affissi'

intorno alla

,

premj,

i

con-

clie

banderuole di varj

colori.

han quattro per ciascuna

disfida.

sistono

Ve

luogo

questo

in

eretta

in

L"'una

ed e

è rossa

la

seconda

la

terza;

e

la

più gloriosa

la

è azzurra

celeste

quarta

;

verde è

gialla,

è

quale suolsi aggiungere

;

alla

un porchctto

vivo; esso è in oltre dipinto sulla ban-

L' origine

diera.

di

simil

costume

è

ignota, ne v'è autore che la dichiari.

In il

tale incertezza,

credere

,

ragionevole però è

che questo

d'emblema. Siccome

il

sia

una specie

majale

tra'

qua-

drupedi

è d'ordinario per la sua pin-

guedine

il

più lento alla corsa, così

il

quarto vincitore, posto a })Ctto alli tre primi

,

viene a

quest'animale;

fare

la

comparsa

ma paragonato

alla

di

turba

,

i84 gli rimangono addietro primo vanto. Quindi è che se suddetto segnale ha per l'una parte

di que' clic

ha il

il

,

un non

so ciie d'inglorioso^ riesce pei'

un testimonio di preminenza non dee rimaner senza lode e

l'altra

che

senza premio.

Un'altra ricompensa, oltre diera, attende

valorosi

i

una buona som-

magistrati destinano

ma

ban-

la

campioni. Li

di danaro da esser loro distribuita

merito

ciascuno;

secondo

il

ma

non passato il quasi per dimostrare non es-

giorno

vario

non

ciò ,

ser quello

il

di

se

tassi

principal guiderdone, e

per non accoppiare basse pidigia col

stenne

Si

Una

premio

che so-

nobil tenzone.

grande orcliestra d'istrumenti

è disposta sopra la

mare

idee di cu-

onorifico

co'

macchina per

suoni armonici

i

allorché passano, e per celebrare citori

allorché

danti

di

tulli

sudore

ansanti

vanno

a

ani-

combattenti

e

i

vin-

gron-

cogliere

il

premio. Altre orchestre stanno a varie distanze

qua

e

là sulle

rive

del ca-

naie

,

perchè in certa guisa rallegrino

con soavi concerti i i nostri atleti sono

che

faticosi sforzi,

di

costretti

fare

nel percorrere la lunga carriera,.

Un

numero

gran

schermi somiglianti

piccioli

di

pali-

a quat-

a battelli

tro remi, chiamati Ballottine^ di altri

a sei remi

nominati Malgherotte

,

il

e

giorno di gran festa tutto

questo

in

,

ogni sorta percorrevano

di barche di

eanale. Tutti

i

corpi

d' arti

me-

e

vi avevano la lor pcota ornata montata caratteristicamente società

stieri

e

-,

formavano

particolari ne

Le

cento

più ragguardevoli

famiglie

altre.

fra la

nobiltà ititervenivano nelle loro peote,

dove facevano spiccare a gara

buon gusto

e la loro sontuosità,

tutto ciò che

il

loro

il

mercè

genio inventivo e

fe-

condo può jìrodurre di elegante e di Per non dir nulla del lusso con

ricco.

cui eran vestiti

gli

otto

remiganti o

della varietà dei loro abbigliamenti

men

ricchi,

che

graziosi

accenneremo in breve scriverlo

minutamente

,

e

bizzarri,

giacché è

non

il

de-

impossibile.

i86

che queste peote rappresentavano o

o mitologici

storici,

jiazioni straniere delle più

ne vedeano

di

fatti

ovvero alcune

,

Se

celebri.

quelle che alludevano

ora a qualche arte, ora a qualche virtù j^ersonificata.

A

tal

gF inventori

fine

mettevano in opera insieme colla scultura

,

ogni maniera di drappi preziosi

di seta e di velluti

sopra cui risalta-

vano frange, fiocchi d'oro veli,

fiori,

straniere,

frutti,

piume

e d'argento,

alberi, specchi, pelli di uccelli rari, e final-

mente tuttociò che la natura e l'arte offrir ponno per formare con sontuodi cui sità questi bizzarri emblemi ,

rimmaginazione, senza si ,

può

sopra

i

l'ajuto de' sen-

a stento formarsi un'idea,

quali spesso con piacere e

raviglia ricorre quand' abbia

ma me-

avuto

la

sorte di poterne godere.

Varj

patrizj

concorrevano

ad ornare

a somiglianza

giovani

pure a gara

delle peote, la lor Bissona, cioè

serpente. telli,

Sono queste

certi

Grosso

lunghi bat-

così chiamati a cagione della loro

lunghezza

e

dell' acuta

prora

,

e

me-

,

i87 glio ancora a cagioii della loro agilità

da

nel serpeggiar

Tacqnc. Siccome

,

non

le

parti sul-

loro uso oggidì

pura decorazione

ristringe a sta

tutte

il

ispiacerà

informato di ciò

di venir

al lettore

che

a

si

della fe-

dovettero la

loro istituzione.

Essendo stranti

che

cammino

il

poteva essere interrotto dall'im-

menso concorso

di

barche d'ogni

che coprivano in quel il

de' gio-

momento

fatta,

tutto

canale, era ufficio di questo bissone

ad otto remi dere

i

essi la strada

droni di

,

di prece-

sgombrare ad

di

e

costringendo la folla a

,

lungo

ritirarsi

snellissime

e

campioni

Li giovani panavigli usavano star gi-

tai

le rive.

nocchioni sopra sfarzosi cuscini sulla prua, con

un

arco in mano, dal quale

lanciavano picciole palle di gesso dorato contro

li

importune

che

,

l'ordine di

direttori

non

ritirarsi.

forza singolare

,

delle

barche

obbedivano

al-

Simile maniera di

previdente e gentde

rendeva inutile quella, che col terrore

dovuto

alla

sua natura, reca nell'ani-

i88

mo

degli spettatori di puLbliclic feste

una impressione mente diminuisce

triste,

e

che certa-

comune

il

entusia-

smo. Insomma queste elegantissime e

mae-

snelle bissone, e quelle ricclie e

formavano una specie di decorazione magica natante. Avresti detto

stose peote

esser quello

trionfo di Anfitrite.

il

Ad aumentar

splendore

lo

Regata, concorreva

la qualità

d'una

dellnogo.

Immaginiamoci questo superbo canale, fiancheggiato ai due lati da una lunga fila di fabbriche d' ogni sorte ^ da un gran numero di marmorei eclifizj pressoché tutti di una struttura nobile e maestosa

,

e quali

ammirabili per un

gusto antico e gotico riccliissima

mana; nate

,

architettura

quali per

greca

una

o ro-

tutte le finestje e \e loggie ordi

damaschi,

di

tappeti

di le-

vante, di stolFe, di arazzi, di velluti, li

cui vivi colori erano

più da galloni cui

s'

,

da frange d'oro, ed a

appoggiavano

vistosamente parate, giojelli

animati viep-

tremuli e

leggiadre

donne

e portanti sul

capo

Da

qua-

rilucenti.

,

i89

lunque parte tu volgessi gli sguardi non vedevi che una moltitudine immensa, e

sulle porte,

sia

perfino su

spettatori

occupavano

di

Le

margine delgran palagi

loro

i

gli

non isdegnavano

patrizie

abbandonare

tra

palchi co-

certi

strutti a Leila posta sul

l'acqua.

sulle rive,

sia

Alcuni

tetti.

i

e

di entrare nelle loro gondole, ])er ve-

ad unire

nirsi

finite altre

e

conlondere

barche,

e

colle

con quei

verdeggianti di frasche

,

in-

battelli

nei quali

,

se

non regnava il più rigido contegno brillava almeno l'ebbrezza del piacere

,

e la vera serenità del cuore.

Prima in cui

gata

,

il

li

della festa, anzi dal

momento

Governo annunziava una Recampioni andavano esercitan-

dosi per varj giorni. Li respettivi loro

padroni, che

s'associavano

gloria, lasciavano ad essi

alla

tutta

loro la

ii-

berlà necessaria, e prestavano loro ogni

soccorso, di cui poiessero abbisognare

per accrescere premio.

Da

le

forze

e

riportare

il

quel jDunto un gondoliere

cessava di esser

servo; egli

diveniva

un

quasi

quale ama-

figlio adottivo col

Ciascun padro-

vasi dividere la sorte.

ne, inginocchiato sulla prua della bis-

sona, assisteva egli stesso agli esperi-

menti che ogni



esperimenti erano

Regate

,

sia

per

la

facevano; e questi

si

altrettante

degli

folla

dispendio

per lo

picciolo spetta-

degli

ahiti

dei gondolieri, o per le consuete

man-

tori, sìa

eie

che ad

essi si

regalavano.

La

vigilia

del gran giorno cessavano gli esercizj.

Era quello un I

dì destinato alla pietà.

gondolieri veneziani

hanno una

Donna

vozione particolare alla Nostra

non mancaTempio sotto tal

della Salute. In quel

vano

di recarsi

alla

Messa

al



consacrato

titolo a lei ,

di-

onde

,

che per lo

più

celebrare a loro spese. Indi

assistere

facevano curato

il

delle rìspeltive parrocchie recavasi alle

case de' futuri re^atlanti

condato da miglia

,

,

ed

ivi

.

cir-

tutti gì" individui della la-

benediceva prima

del giostrante, indi

il

la

persona

battello

a

cui

solevasi alFiggere l'immagine di Maria,

o di qualche altro santo, secondo particolar divozione del gondoliere.

la

^9'

Giunto finalmente



il

della

l(3r

gloria, ciascuno allo spuntar dell'alba

montava

suo piccol legno,

il

tava presso

momento

e

por-

si

padrone per attender

il

il

dovevano insieme Egli era tosto attorniato da pada amici, che facevano a gara

partire.

renti e

in cui tutti

per incuorarlo ed animarlo, ricordandogli

suoi primi trionfi, se ne aveva

i

ottenuti; e

era quella la

s

che s'es^ioneva alla sue forze,

vantando

suo ardire,

il

parte anche

1'

cui dipendea

prendevano

Pareva che

ci

,

giacché

padrone

il

intentato

inspirargli ardire e fiducia di ,

e

la

arringo. Il

il

meta

campione

mano

indi

precipitavasi

del

,

meche

primo o almeno prefissa

sulla

anoiulc

se

formava ardenti voti

potesse toccare

secondo

avesse

onore della famiglia da

ch' egli nulla lasciava

desimo

Je

e soprattiiUo

l'interesse ch'essi

nei suoi successi.

prima volta esaltando

lotta,

al

il

glorioso

gettavasi

allora

padrone per baciarla alle

ginocchia

padre

,

e gli

auguri del primo giunti

:

del

se aveva la fortuna di averlo

;

alle 1-e-

nedizioni del secondo divenivano

per

nn sicuro pegno della vittoria. Oh quanto passionata era questa scena oh quanto interesse inspirava in lui il buon padrone che allora non sosteneva altra fiiijura che quella di emulo

Ini

!

.

del padre nel favorire

gliuolo

E

!

muoverlo

la

prediletto

,

pieno ancora d'entu-

memoria delle sue pasprodezze Era cosa da intenerire

siasmo per sate

la

!

vederlo alzar la destra e porla len-

tamente sul capo del

figlio

ziando queste parole

" Dio

5'

fi-

come non doveva combenedizione di un vec-

chio gondoliere

il

il

:

dica; o mio figlio! Dio

« senza fallo e

ti

pronun-

,

ti

benc-

benedirà

ti

accorderà la vittoria ^

»

se tu ricevi questa benedizione

y-

quel rispetto eh' egli

"

avere per

i

ti

con

comanda

tuoi genitori

?».

di

Qua!'.ta

morale in sì poche parole E questa r eloquenza del cuore l' ingenuo lin!

,

guaggio della purità zione del popolo.

,

Oh

la

vera decora-

purità di egregi

costumi, perchè non regni ancora noi

!

Il

vecchio sollevava

il

tra

figliuolo

;

19^

rammentava

gli

di

nuovo

illusili

le

jn-ove dei suoi antenati, di quegli croi

che non avevano insanguinato reno

né fatto piover lagrime sopra

,

proprj

allori.

i

impegnava a non

lio

mostrarsi da essi degenere nel gio.

ter-

il

Gli Iacea notare

i

di

tratti

corag-

somi-

glianza che aveva con qualcheduno dì loro, giacché la

memoria

de' vincitori

conservavasi dalle famiglie nei lor

ri-

Le femmine anch'esse, unendo

tratti.

alla dolcezza naturale del sesso (juella

non poco

osservabile

eraii gelose di dividere dire.

nazione

della

con

essi

Neil' atto di presentare ai

V

,

ar-

mariti

remo, assomigliavano, benché luniji dair austerità spartana, alle femmine greche, quando nel porgere agli sposi inlimae ai figli lo scudo guerriero

il

,

van loro dì ritornare con

quello

o

su quello.

Ma alla

tempo ormai di venire famosa corsa ed il mio lettore egli è

;

impaziente quasi tore

sta

Fol.

al

par

con jsmaaia

VL

dello

spetta-

attendendo i3

il

,

194

punto, in cui pariscono Il

cannone

tenza.

nostri campioni

i

com-

cimento.

al

(ììa

il

segnale della par-

Le Larche radono

l'acqua colla

velocità dello strale. Il frastuono degli

applausi e dei

annunzia

gridi

arrivo nel canal

il

loro

Li rematori

grande.

posti suir estrema punta della lor navicella fanno

da principio palpitare

riguardante

che non ha

vezzo a

tal

dono ora

,

1'

il

occhio av-

genere di esercizio. Si ve-

incurvarsi sino

alJa

sponda

del legno, ora rialzarsi con grazia vin-

cere la resistenza

dell'acqua,

e

colla

sola forza delle punte de' piedi e delle

braccia acquistare la rapidità del lampo. Essi

si

superano a vicenda.

che sembra cedere lo,

ecco

I viva

sei lascia

il

passo

Lcn presto

de' suoi amici

,

lo

costringono

a

Tale

suo emuaddietro.

de' suoi parenti

danno segno del suo quando altri l'hanno di e

al

avvantaggio già trapassato,

raddoppiare

sforzi.

Taluni soccombono a mezzo

corso.

La

air ardore

il

non die loro pari cui hanno infiammata

natura di

gli

,

ig5

l'anima

tutta la necessaria

,

forza de'

muscoli, né quel largo

petto che fa-

cilita agli altri la libera

espansione de'

polmoni voluta vimento. Essi

popolo sensibile non adorava ritirano, ed

si

veneto buono e il

mo-

dalla rapidità del

lor dolore cogli urli

compassione ed

il

guardali con

;

amistà,

li

lascia an-

dare in silenzio, e rivolgesi di nuovo

durano nella lizza. gT incoraggia collo svenmoccichini, e le femmine col-

a quegli altri che

Di qua, tolar de'

di là

r agitar

in aria

padrone

sulla

loro ScJiali. Ciascun,

i

bissona

campione lo eccita chiama per nome e

presso

colla

,

lo

,

lusinga

così

,

suo

il

voce

il

suo orgoglio e lo anima. Le sue nerborute braccia, e voli spiegano

mente

atletica.

replicato

le

sue reni arrende-

allora

una

vera-

forza

S]}uma Tonda sotto

batter

de' remi

;

s'

alza

ispruzzi e ricade in grosse goccic

dorso de' remiganti aspersi prio sudore. costa

il

Ma

termine

cresce la loro

già a

velocità.

faticosa

in

sul

pro-

del

misura che

della

il

s'ac-

corsa

Già ripassano

196 sotto

magnifica

volta

la

di

{|uel

(a-

moso ponte di marmo, che non ha che im sol arco, e di là scorgono la macchina

ma

ponte s'

riscalda

gli

,

for-

del

sua voce

ajuti

i

altri

di

la

ban-

suo rivale stava già per non era quel potente colpo

remo che ;

Ecco finalmente

il

die al

primo

Questi almeno coglie leste

sfinimento

mortale che ailcria

diera rossa; rapirla, se

Lo

la

la di-

uni a restare indietro, ed

gli

fiero

ma

,

Gli

sembra che

,

intanto avanzano-

quel

rive

tutti.

loro sforzi;

stanza è grande ancora.

obbliga

due

sulle

egualmente per

infervora

anima

li

estende

e si

,

popolo che due" fianchi

de' prenij. 11

piramide sopra

gli altri

due

il

vantaggio.

bandiera

la

sono



ce-

anch' essi

non giungono che per essere testimonj d' un trionfo,

alla'lor volta; gli ultima

che per altro disputarono da valorosi. L'aria rimboml)a d'un mMtii



sonoro,

cl.e

canale più rimoto

conosce

il

dallo

momento

battimento di

dall'altro lato del

spettacolo

della vittoria.

TAncitori piantano sulla

si

Li

prua del loro

^97

legno

flj^ile

handicia

la conquistata

ed invece di pensare a ristorar dute forze

nano

5

sulle

ripiglialo

tracce

lor

congratulazioni e giro

trionfale

ed

che

,

essi

In

qua

nel j^assare

li

le

questo

e là

de' congiunti

gli

degli

e

chiamano

salutano rispettosamente

dove riconoscono

ritor-

,

a riscuoter

lodi.

ricevono

abbracciamenti amici

le

remo

il

le

;

case

od

esservi o parenti

padroni

.

Jc per-

che a tutta

amici

de' loro

possa

cercano di applaudire alla loro

,

vittoria.

Ma

già conviene allestirsi alle altre

quando tutte ebbero (Ine che rivedesi una folla di gondole maste libere vanno, vengono, s'incrociano fra un £?iocondo schiamazzo ed una viva letizia fin a tanto, che il sole attuffandosi nel mare costringe gli attori di una scena sì incantatrice disflde

;

e

,

,

a terminarla.

Quantunque per

la cangiata

zione de' tempi questo

spettacolo ab-

bia perduto in qualche parte

sua

singolarità

,

la

condi-

1'

antica

magnillccnza

,

e

quel non so che tli spirito nazionale che un dì l'animava; pure non è del tutto a' nostri giorni svanito il gusto del popolo per esso ; egli vi concorre con gran passione e sul volto di ognuno leggesi tuttavia scritto quel sentimento di giubilo , che un tale spettacolo sempre in esso ridesta. Non è questo che un informe abbozzo delle principali circostanze della regata; festa unica e propria soltanto della nostra città. L'unione dei tanti differenti oggetti proprj tutti ad interessare, l'accozzamento e la concordia di tante e tanto varie passioni acconce tutte ad esilarar l'anima, formano un insieme, di cui la descrizione piii pittoresca e pili energica non varrebbe a darci una sufficiente idea. Egli è in che chi volesse tentare di oltre certo fuorché a Venezia una dar altrove regata non offrirebbe che una debole ,

,

,

,

,

e Torse ridicola imitazione; ciò sarebbe quasi il voler recitare un dramma eroico sopra una scena sparuta, e priva di tutti gli accessori indispensabili non meno all'azione, che all'illusione; o

piuttosto sarebbe un somigliare a quello sconsigliato pittore , che pretendesse con una sola figura senza attributi e senza movimento , rappresentai sulla tela,

una

storia compiuta-

199

INDICE DELLE FESTE

CONTENUTE NEL VOLUME

Festa per la

vittoria ai

SESTO.'

Dardanelli pag.

3

Mórea »

82

per la conquista della

marittima j chiamata Recala.

Fine del Volume Sesto, ed ultimo,

»

177

200 ft'fc fe

g»T»* » »


» » » 9 » » fe» ft t^ 4» ft<» » » »~& g » » à » fecft

EPITOME DEW-E COSE

IMl'Ol.T.VRTl

TIV''

DI

(

Festa

ylEST^

1

LiESClirr

01'El;A

VoL. pa^.

I

E

I.El

ÌLI

VOLUMI

(l).

1

)

la Joiidazionc clcila cillà

])ci'

di Venezia.



Origine della Repubblica di Venezia ( l^oi ). Saggezza e concordia del suo primitivo reggimenLa popolazione si aumenta de'' profughi to. italiani che salvansi dal furore degli Scili e de^ arrivo degli E più ancora, per Goti (4io). Unni in Italia (4'52). Orribili imprese e morte il ridondante di All'ila. Falli di Gcìistrico. numci'o d( Ha popolazione raccolta nelle lagune fa volgere il pensiero alla formazione di una coLe nuostituzione adatta a'' bisogni dello Stato. ve calamilà ripullulate sul continente , tornano a Durante il regno di J'covantaggio de'' Veneti. Veneti incominciano ad estendere il clorico, i commercio loro sosieiiendolo valorosamente colLa vendetta di Narsete su la misera r armi. Questi Italia, ridon()a a vantaggio degli Isolani. abbandonano a poco a poco la semplirilà de'' loro Concostumi dal che nascono civili discordie.



,



1''







,







,





,

Siccome rilhislre Autrice ha voluto applicare suo lavoro i! modesto titolo di Orirjve delle Feste Vetuziane e siccome cpicslo potrebbe porgere un'' idea assai diversa delP opera, a chi non ne ha alcuna cognizione da rpiello che è sostanzialmente, si espone questo Epitome, perche ognun vegga almeno in parie che quesf opera sarebbe giacché essa non è
al

,

,

,

,

vocazione di un'assomhlra na/.ionalr in F.iMrlm polla rreazione di un IMagistrato supcriore a'' TribuPaoluccio Anajtislo primo Duce o Dotjo ni. La sodo del goA eino è trasferita da (^i^(S'^^. Eraclea nclP isola di ÌMalamocco e si sostituisce al Doge un annuo Magistrato detto Maestro della A porre freno alla popolare licenza Milizia.





,



trovasi necessario

dependenza

— L'in-

ristoraniento do' Dogi.

il

Veneti e riconosciuta dagli imperatori d"' Oriente e d'' Occidente. Valorosa condotta de' Veneziani contro Pip'no figlio di Carloinagim. Conch indono gloriosa pace con PipiLa seda ducale si stabilisce fermamente in no. dal cui avvenimento si dee crederò nata Rialto la festa, che si rinnovellava ogni anno in commemorazione della Fondazione della città di Venezia, de'







,

,

(

L

Voi., pag. 43

)

Festa del giorno de' Santi apostoli. Narsete per riconoscenza de' soccorsi prestatigli da' Veneti contro Tolda , fa erigere a sue spese due chiese in Rialto in onore di San Teodoro , di San Geniìin allora protettore de' Veneti, e niano. Per anjpliare la piazza essendosi trasportata in altro luogo la chiesa di San Geminiano senza il permesso del Pontefice, a pacificarne lo ,



sdegno fu convenuto , che il Doge d' allora e i suoi successori visiterebbono il giorno della Festa degli Apostoli quel tempio in segno di penitenza. Vicende di questa Chiesa.



(

Feste per

le

pag. 53

prime

)

vittorie de'' J^eneti.

fuggitivo Esarca di Ravenna viene ad implosoccorso del Doge Orso Ippato. Il Doge con ottanta legni recasi ad assediare quella citata, e in un coli' Esarca se ne impadronisce. Jppalo ritorna trionfante alla sua sede ed ordina feste Il

rare



il



.

,

pubbliche per questa

Fol. VI.

vittoria.

i3*

,

.CI- VoL. pag. 63

)

Festa per la traslazione del Corpo di san Marco a P^enezia. Veneziani invano tentano di ottenere il Corpo che riposa in Alessandria , e dal secondo una popolare tradizione cui aequisto singoiar possanza tornar ne deve alla RepubbliDue mercanti finalmente con jiietosa frode ca. giungono a rapire qncl corpo e lo trasportano a Venezia (8:?8). Da quel momento S. Marco è proe la sua clamato il protettore della Rcpnb[)Iica cUigie col suo leone diventano V emblema di ogni un' anima pubblico moiunnento. S'' instituiscc festa in commemorazione di quel fausto avvenimenGrandiosità del tempio eretto al nuovo Proto. — Calamità delPanno 1796. tettore. I

di san IMarco

,

,



,

,





ipag. 84)

Festa o

visita del

doge a san Zaccaria.

pontefice Benedetto III, trovandosi in Venezia,

II

monastero di S. Zaccaria (825). lui pure a visitare quel temL' Abadessa riconoscente lo pio e monastero. presenta di un prezioso diadema , che si destina per cui vien detto alla coronazione de' nuovi Dogi Tragiro avvenimento da cui procorno ducale. cede la creazione degli Ax'ogadori comuni e una maggiore pompa nella visita del Doge a S. Zaccavisita la chiesa e



il

Doge comincia

Il





,

ria (864).

Festa de' Matritnonii o delle Marie. il giorno della Purificazione di Maria celebrazione di quasi tutti matrimonii, con liasi crea una festa «veramcnle nazionale. pimento delle giovani spose fatto nella chiesa tla

Si destina

per che

la

i

alcuni pirati triestini

(9'i'i

).

flian III seguilo dagli sposi ta

,

uccide lutti

zelle.



i

pirali

Conseguenze



si

Il



doge Pietro Can-

muove

alla

e racquieta tutte

di quesl'

ven
avvenimento.

don-

203 (I.

VoL. pag. 109)

Festa per la vittoria riportata sopra i Tartari Ugri. feroci Ugri o Ungri dopo aver posto a soqi luoghi circostanti a Venezia, dispongonsi ad assalire questa città. Il doge Pietro Tribuno co' suoi valorosi ne fa copioso macello e li costriLa gloriosa giornata de'' 29 gne a vergognosa fuga. giugno , consacrata a S. Pietro viene annualmente I

c|tia(Jro





,

solennegglata con feste splendidissime. ipag.

116)

Festa del giorno

deW

Ascensione.

doge Pietro Orseolo salpa dal porto con una flotta contro i Narentini il giorno delP Ascensione II



Dopo averli ovunque sgominati, porta nel seno del loro proprio paese , e li Tutta la costa marittima forza a durissima pace. che si estende dall' Istria sino a' confini dalla Dalmazia, colle adjacenti isole, e congiunta alla ReTrionfante torna V Orseolo in patria, pubblica. e si statuisce, che la memoria di un'' impresa cosi rinnovi ogni anno con solenne tanto segnalata visita , che i Dogi faranno al mare nel giorno delrAsccnsionc. Osservazioni intorno a questa festa singolare e allo sposalizio del mare.

(99^'). la strage





,



ipag.

Mercato o

142)

sia Fiera dell" Ascensione.

Con dire magistrale e succoso si espongono i progressi dclT industria, delle arti del traffico, della navigazione dal punto dclT infanzia loro sin a quello in cui giunsero a mirabile vigore e prosperità. Nel mercato o fiera delPAscensione, che ebbe principio nel 1180 , si cominciano a .^foggiare tutte le opere nazionali ed i gran depositi delle estranee niircanzic. Per tal modo la liepubblica con fino accorgimento apre una nobile arena di gara e di j^loria ad ogni genere d^ ingegno.





204 (I.

VoL. pag. 19G)

Festa de' banchetti pubblici. S'inslituiscono cinque banchetti all'anno ne' giorni solenìii Hi S. Marcn ^ àeW Ascensione , di S. Vito,

di S.

Givohuno

e di S.



Sujano.

Descrizione

di essi banchetti. ( II

VoL. pag.

3)

Festa di santa Maria della Carità. Alessandro HI avendo trovato siquesto iiionasteio mentre perseguitato era deU' imperatore Barbarossa ne consacra la chiesa , e ad essa accorda le eii;iiali indulgenze che concesse avca a quella di S. Marco. Un'annua festa viene istituita nel 1177, che sempre si Nel 1807 in S. Maria rinnovò sino al 1796. ì' Accademia delle Arti [Iella Carità si stabilisce belle. Progressi loro sin da' più remoti tempi della Repubblica, pontefice

Il

curo

asilo in

,

,







ipag. 21)

Festa della Domenica delle Palme.

Da

festa procede il pubblico manteniche hanno libero e sicuro asilo de' piccioni nel tetto della chiesa di S. Marco.

questa

mento

,

ipag. 3o)

Festa di S. Stefano a

a

S.

visita del

Doge

Giorgio Magiare.

Ila origine nel 1009 per la traslazione da Costantinopoli a Venezia del Corpo di S. Stijcino.

Festa del Giovcih Grasso. j)Ht riarca di Aquileja , occupa a tradiininlo la città di Grado (ii6u). Il Doge Filai II Michiel si muove a jjunire opera sì rea, scon-

Ulrico,

figge

il

nemico



,

riacquista la città

,

e fa

prigio-

— 205 Patriarca con dotliri de' suoi canonici, che Ulrico non otconduce in trionfo a Venezia. tiene la libertà se non col patto che ogni anno pel Giovedì Grasso, giorno anni\crsario della vittoria avcsbC a spedire a Venezia nn toro e dodici porci per servire di spettacolo e di solazzo alla pleiie. Questo scherzevole tributo dà origine a leste popolari assai curiose.

niero

il



,



(II.

VoL. pag. 6G)

Festa del primo di maggio o visita del Doge al Monastero delle Vergini. commemorazione della chiesa e del cretto e dotato dal Doge Pietro Ziani nel ii;j6. Destinato poscia quest"edifizio quaPaccessorio a! grand" arsenale, generose parole intorno a si celebre fondazione. Instituita in

monastero



(pflg.

88)

Festa di S. Isidoro al ritorno del

Doge Domenico

in

Venezia

Michiel.

Una flotta veneziana di dugento vele dopo sanguinosa zuffa soqquadra quella de'' Pisani , entra poscia neil" Arcipelago s"" inipadi'oniscc di Smirne, ed a'' Crociati facilita il conquisto di Jaffa (1099). seguente i Veneziani contribuiscono soL'' anno prammodo al conquisto di Tiberiade e di quasi tutta la Galilea, e valida assistenza jiorgono a BalRichiesti dovino nelle sue guerresche imprese. di nuovo ajuto da Baldovino , il doge L'omerico Michiel esce dal porto con cento vele (1117). Dopo costanti vittorie a lui tocca in sorte l'assedio di Tiro, che malgrado un'ostinata resistenza ,





e forzata alla resa.



Dopo

altri gloriosi fatti

,

il

presenta innanzi la citta di Rodi e sa Percorre poscia tutte ne impadronisce (ii24)Mancando di le Cicladi con prospera fortuna. danaro per lo stipendio delle sue milizie, ei manda su cui fa improntare il in giro monete di cuoio suo nome, che vengono con fiducia da tutti riccMichiel





,



2o6



Conquista poscia TModone,

si riposa nella carico di allori, senz''aver perduto un sol vascello, rientra nel porto di Venezia (ii25), con esso lui recando il corpo di S. Isidoro^ che aveva potuto trarre dalle mani degli infedeli.

vuto.

Sicilia, e

(II

VoL. pag. Ii4)

Festa per la presa di Costantinopoli. Fatti che accompagnano sì strepitoso avveniEroica coudotta di Enrico Danmento (i2o4). Egli comandante la flotta de' Veneziani. dolo





,

tutto pone in opera per minorare i mali degli abiCoir immenso bottino tanti di Costantinopoli. fatto in quella Metropoli, i Veneziani recano nella patria loro i tpiattro famosi cavalli di metallo do-



rato.



Oltre

le

isole

delP Arcipelago

,

e parecchi

porti sulle coste delP Ellesponto, della Frigia e della Morea, i Veneziani ottengono il formale possesso Il Danclolo sea della metà di Costantinopoli, muore, prima di poter giugnere a godere de'' suoi Pietro Ziani che gli suctrionfi nella patria sua. soddisfa a un voto del cede nel seggio ducale Dandolo, facendo erigere una capj)clla a S. Nicolò, che distrutta da un incendio viene rifabbricata dal



— ,

Doge Andrea di

si



Grilli.

grandi imprese

,

Festa istituita in memoria e descrizione

storiche che il Governo fa eseguire del palazzo ducale.

delle

pitture

su le pareti

Cpag. i52)

Festa per la ricuperazione di Candid. Vicende e descrizione

di

quest' isola.





Ribel-

Lucchesino dal Veneti coloni (i36i). Verme è scelto a duce delle milizie contro i ribelli. impadronisce delEgli valorosamente l'' isola. Solenni feste istituite per si fausto avvenimento. lione

de''

— —

s''

207 ( IT.

VoL

.

pag.

1

85

)

Festa di S. Gio. Battista decollato. Questa fu destinata a perpetuare la memoria della strepitosa vittoria ottenuta da'* Veneziani sur i Genovesi alla battaglia di Negroponte. (pag. 194)

Festa della domenica dopo

il

giorno

deW Ascensione. per

Istituita

Povegliesi

,

celebrare lo zelo e la fedeltà de'

che giungono a sventare

le

trame de'

Genovesi a danno della repubblica. ipag. 2o3)

Festa per una

vittoria

sopra

i

Padovani.

assedio del Castello d'Amore , spettacolo sin^lare dato dalla città di Treviso , ridesta P antica animosità tra i Padovani e i Veneziani (121 4)- I IJ'

primi congiunti co^ Trevigiani

,

vengono ad

attac-

care la torre del Bebé , posta alle foci delP Adige. I Veneziani riescono vincitori, e per lo riscatto di trecento Padovani prigionieri esigono il tributo di due polli bianchi per ciascheduno , il ©he forma P origine di questa festa.



{pag. 219)

Festa di S. Marta. Cena sogliola

,

generale e festevole in cui signoreggia la condita con una salsa detta volgarmente

aior, (III

VoL. pag. 3

)

Festa del P^enerdì Santo. (^Ad eccezione di alcune particolari pie cerimonie^ questa Jèsta non differisce da quelle die in sì_/àUa occasione si praticano da tutta la Cristianità. )

2o8 VoL. pag.

( 111.

14.

)

Festa di Santa Caterina. di questa

festa

viene

i'ac;iouauienti attril)iiila al

Doge

Pietro

L", istituzione

con sottili Gradtnigo

(i3or) per lo spirito suo di devozione verso questa Santa.

(pag. 48.)

Festa di S. Vito. In

commemorazione

congiura di

famosa

della

Bajamonte Tiepolo. (

Festa per

pag. 88

)

primi possessi in

i

Guerresche imprese

Terra-ferma.

di Pietro Rossi

,

duce delle

contro Mastino dalla Scala. schiere Venete Marsilio di Carrara è fatto signore di Padova. ,

Per

la

morte

di Pietro

,

comando

il

fratello di lui

— —

Orlando

col suo valore costrigne Mastino a chiedere la pace. Con questa i Veneziani ottengono Treviso e la 11 giorno i4 fehbrajo iSSg, Marca Trevigiana. giorno della pubblicazione della pace, si decreta una festa annua per quel fausto avvenimento. Fiossi riceve

il

delle milizie

,

e





(pag.

128)

Festa di S. Marco. Ordinata pel ritrovamento del corpo di quel Santo, che era stato follo nascosamente dal luogo in cui già da due secoli giaceva (1094). a

pag.

147.)

Festa per la scoperta della congiura del

Doge Maria

Falier.

Questa rea congiura distesamente

deseritla;

fine colla decapitazione del Falier (|i354).

ha

209 (III.

VoL. pag. T74)

ManmMo s'impadronisce di Costantinopoli (141 3)Sriagure nimento.

de''

determinano

danno

Veneziani per quel

— La

della



buona Maometto



Morea.

riuscita

tristissimo avve-

delle

a spignere

le

sue imprese sue armi a

impadronisce

Si

di

Negro-



ìMiseranda fine di Paolo Erizzo. Venezia, fatta più grande nella sciagura, manda il Mocenii^o con possente flotta contro i Turchi. Ei riesce ovunque vincitore e accorre alla libeEroica difesa del comanrazione di Scutari. dante di questa città, Antonio Loredan. I Turchi sono costretti ad abbandonare queirassedio. Festa istituita per si strepitoso avvenimento.

ponte.





,





(IV. VoL. pag. 3)

Festa per la vittoria navale alle Curzolarì. Selimo II forma il disegno d' invadere il regno Cipro (1069). In meno di due anni non rimane più a'' Veneziani di quel regno che la sola città di Famagosta , che con capitolazione viene Orribili stragi di Mu~ pure ceduta a'' Turchi. I principi cristiani deliberano di agire stafa. gli Ottomani. congiuntamente contro Stbasliano fenier è nominato supremo duce della flotta. interamente gli sconfigge Ottomani Egli assalisce e fia il golfo di Laerte e quello di Lepanto , alla \ista delle isolette de"" Curzolari, poste non lungi



di





dal famoso "di

si





promontorio

memoranda

vittoria.

d'

Azio.







Conseguenze

Feste pubbliche in

Venezia. {pag. 45)

Festa del Redentore. Questa ha origine dalla riconoscenza de' Veneziani per la liberazione dalla peste da cui sono infestati nel iS-fi. Innalz.mo poscia per Tadcmpimcnto d''un voto un famoso tempio al Redentore sul modello dell iumiortak PnUndio,



VoL. pag. Go)

<.IV.

Festa del giorno di S. Rocco. rapimrnto dol corpo di S. Jìocco, che da un castello del Milanese é trasportato a Venezia Ci485). IstituiUi pel

69)

(/•>«&•

Relazione

delle

S. M. Federico di Norvegia.

IV

{pag.

Festa

offerte in

feste

\del

re di

Venezia a

Danimarca

e

129)

Corpus Domini,

ipag.

103)

Festa pel ricuperamento di Chi aggio. Avvenimenti che precedono il riciipcrajnento di Imprese di Vittore Pisani contro i Giunto a VeGenovesi, e sua ialale dL>futla. I Genovesi si impanezia è posto in carcere, Chioijgia.



— —A



si infausta notizia si droniscono di Chioggia. chiama in Venezia il popolo ali" armi ma tutti ricusano di dare il nome loro alla milizia, se non Questi e libe.sono guidati da Vittore Pisani. rato dal carcere e conceduto ali" amore del poAtti generosi de'' Veneziani uelF immipolo. nente pericolo della patria, e saggi provvedimenti ,







raliorzato dalla flotta 11 Pisani Magistrati. di Carlo Zen, assalisce coraggiosanicnte i Genovesi Pace conchiusa con Gee ricupera- Chioggia. de''



no-va.

'.

(V. ViiL. png. 3)

Festa per la

Madonna

della Salute.

1 Veneziani si collegano col re 'di Francia per sostenere i diritti del legittimo erede e successore CojIo Gonzaga., duca di ÌN'evers, al Ducato di ^lantova(i62'-). Gli Austriaci rimangono viucilori.





211 quel duca è spogliato de'' paco suoi dominii, ma a'' Veneziani è restituito tutto il terreno da essi perduto in si sventurata fifuerra. La peste che desolava fieramente Venezia (iG3o), fa differire le pul^blichc feste per sì felice avvenimento. Si innalza un gran tempio alla Madotma della Salute, mirabile disegno di Baldassare Longhena, e il Tiziano lo arricchisce coiropere del suo divino pennello.

Si

conchinde

la

,





(V. VoL. pag. 24)

Festa pel trionfo su la lega

di

Camhray.

jMcntre i Veneziani risposano su la fede della più stretta alleanza , si segna in Cambray una segieta lega a danno loro tra'' potentati cristiani (i5o^). raccolgono in brevissimo I Veneziani



tempo

un poderoso esercito

ne affidano il coa Nicola Orsini, conte di Pi figliano, a cui T Ali/iano come luogotenente genesi aggiugne rale. Le schiere della Repulildicu sono sconfitte alla battaglia di Ghiara d'' Adda per mal acLe sciacordo de'' duci loro li i5 maggio iSoc). gure piombando d^ogni parte sur i Veneti , perdono quasi tutti i possedimenti loro di terra-fer,

mando







La divisione comincia a penetrare tra'' Andrea Grilli, uno de"" Provprincipi collegati. veditori deircsercito , s' impadronisce coraggiosama.



Padova, che invano V imperatore d' AuLa Repubblica si di riacquistare. mantiene salda in mezzo a tanti mali sino al i5i6, epoca in cui lia termine quella famosa lega. ( Riflessioni inlorno all' estremo fato del conte Francesco Carmagnola).

mente

di



stria tenta



(

pag.

1

33

)

Festa del giorno di S. Girolamo. Giorno solenne per Venezia, giacché in quello rinnovavano i membri che per legge annualmente coprir dovevano le più gravi ed autorevoli

SI

magistrature.

212 (VI VoL. pag. 3)

Festa per la Vilioria ai Dardanelli. guerra di Candia i VeDuci che in essa Valorosa conottengono inestinguibile nome. che viene poscia dotta del celebre Jacopo Rwa INolla

lunga e terribile

neti fauno prodigj di valore.





,

ucciso

ai

Dardanelli. (.pag.

82)

Festa per la conquista della Moreu. Gloriose gesta di di Candia.



fesa

della Morea da cui puljbliche solennità. ,

Morosini nella diguerra e conquisto procede Forigine di queste

Francesco

E

nella

Festa marittima chiamala Regaia. Eloquente dipintura di una innocente e giocosa in cui pure tutta rifulgo la passione a'' trionfi , si cara al cuore de'' Veneziani. gara

,

Fine dell' Er

**«4t>*«je«'«'e«C;t;C:««e:C«C.«.««;«.«'CC'C'C^*.*'*.€«. «,€«;«;««,€«;«*. %«€«€#

,

DG 675

Michiel, Giustina (Renier) Origine delle feste veneziane

•6

M5 v.5-6

PLEASE

CARDS OR

DO NOT REMOVE

SLIPS

UNIVERSITY

FROM

THIS

OF TORONTO

POCKET

LIBRARY

i.-!,-

'•.^.r

Sign up to our newsletter for the latest news

© Copyright 2013 - 2019 ALLDOKUMENT.COM All rights reserved.