Palaeontographia Italica

GeoRef Vol. 31- called also n.s. v. 1- Supplements accompany some vols Vols. 1 (1895)-30 (1928). 1 v...

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HARVARD UNIVERSITY.

LIBRARY MUSEUM OF COMPARATIVE ZOOLOGT.

PALAEONTOGRAPHIA ITALICA

MEMORIE

DI

PALEONTOLOGIA

PUBBLICATE PER CURA

PROF. MARIO CANAVARI Museo Geologico della

R. Università di Pisa

Volume XIV.



1908.

PISA TIPOGRAFIA SUCCESSORI FRATELLI NlSTRl

"1908

ìN ixi«^in

INDICE DEL VOLUME XIV

Cebtjlli-Ieelli S.

.

.



Fauna

malacologica' mariana. Parte seconda. Leplonidae, Oaleommidae,

Cardiidae, Chamidae, Cyprinidae, Veneridae (Tav. I-XII [XI-XXII])

Stefanini

SiLTESTEi

Gr

A

— Echinidi del Miocene medio dell' Emilia. 'Pa.rte^i'ima.(TaY.XIll-XYI[I-TV]) — Fossili cretacei della contrada Calcasacco presso (Tav.

ViNASSA DE Eegnt P. E.

UaoLiNi

R

.

XVII-XX

[I-IV] e Fig. 1-38 intere.)

...,.»

FossiU dei monti di Lodin (Tav.

XXI



Monografia dei Pettinidi neogenici

della Sardegna. Parte terza

e Fig. ], 2 intero.)

G:&nQn Amussiopecten [cont.], Flabellipecten, Pecten{Ta.Y. :

[V-VIII])

»

1

65

Termini-Imerese (Palermo)



[I]

Pag.

.

.

121

»

171

»

191

ed ultima.

XXII-XXY

SERAFINO CERULLI-IRELLI

FAUNA MALACOLOGICA MARIANA PARTE SECONDA

*)

Leptonidae, Galeommidae, Cardiidae, Chamidae, Cyprinìdae, Tenerìdae

(Tav. I-XII [XI-XXII]).

L
Fam. Gen.

Iicpton

• (1822. — Tdkton. (1849.

— FoKBES

a.

Hanlet.

A





Monte Mario



è specie

non

un diametro antero-posteriore

di



Op.

striatura esterna

non

è

XXXVI,

fig. 1-4.

63).

f g.

3, 4,

e voi. IV, -pag. 255.

~ Kellia

1." ed.,

cit.,

2.» ed., pag. 26.

rara, e vi si raccoglie in tutte piccolissime valve, di cui la

mm.

Il

2, 8.

meno

alte,

ed altre a margine dorsale più declive.

variabile è egualmente la punteggiatura, per maggioi-e o minore evidenza e per la loro estensione sulla superficie delle valve

delle

ne sono totalmente

molto

sprovvisti.

.......

mm.

.

.

.

.

.

.

»

1,65

Spessore

.

.

.

.

.

.

.

»

0,09

.

:

impressioni puntiformi,

.

.

sfornite

occorre per altro, in ogni caso, ingrandimento molto

:

Diametro antero-posteriore > umbo-ventrale .

maggiore ha

contorno della conchiglia varia leggermente, alcune valve

sempre evidente, ed alcune valve ne appaiono assolutamente

forte per vederla, e parecchi esemplari

nilida).

pag. 18.

cit.,

presentandosi per rispetto ad altre più allungate e

La

Tav. I [XI],

Brit. Slv., pag.

Srit. Moli., voi. II, pag. 92, tav.

1864. Poromia antiqua Desh. Conti. Op. 1871.

Tubton, 1822.



Lepton nitidum Tubi.

^).

2

Per la Parte prima vedi Palaeoniographia italica, voi. XIII, pag. 65-140, tav. III-SII. Seguo, nell'ordinamento dell'interessante e difficile gruppo dei Leptonacea, quello proposto abbastanza recentemente dal Dall (Contrih. to the tertiary Fauna of Florida. Transact. of the "Wagner free Institute of Science Philadelphia, voi. Ili, part. V, pag. 1114), in un importante studio di revisione dei Pelecipodi. Tuttavia non può dirsi, e lo riconosce lo stesso Dall, che si sia giunti ad una classificazione definitiva e naturale. La mancanza spesso di *'

')

sufficienti

conoscenze sull'anatomia dei Leptonacea viventi, la facile variabilità di caratteri di queste che il Dall di esse si hanno, fanno si

ben definiva imbarazzanti conchiglie, le scarse, incomplete, talora inesatte notizie che che l'aggruppamento dei generi e specie debba esser tuttora considerato provvisorio. Falaeontographia

italica, voi.

XIV,

1908.

1

2

CEBTILLI-IKELLI

8.

bene

nostri esemplari corrispondono abbastanza

I

meno

FoRBES ed Hanlet, e da Jeffreys; sono forse

alla

[78]

forma vivente nei mari

quadrangolari,

dall'uno e dall'altro lato dell' urabone. Si differenziano invece inglese, in quanto die

di diversa lunghezza, e

Crag dal

margine dorsale

il l'

umbone

è più centrale.

Ma, se

WooD come

L. nitidum

2'

allungata,

Per

la figura del

Woon

è esatta, la specie fossile del

*'

è la specie primieramente figurata

per forma più equilaterale,

distinto

più

— con

il

L. squamosum;

ma

teriore

:

ovale-

esame potrebbe venir ben

è

facile distinguere

L. squamosum è molto depresso, quasi piatto, a contorno alquanto

perchè generalmente contratto nella parte superiore e dilatato nella parte inferiore delle valve è molto

Crag

presentano

margine dorsale posteriore più declive.

credo sia stato per lo più a M. Mario il

si

da

elevato

e che l'autore stesso riferì in seguito al L. depressum Ntst.

L. prismaticum Montrs.,

centrali,

specie. In effetti

meno

fossile nel

anteriore e posteriore

lati

i

la scultura esterna punteggiata, in alcune valve più evidente, la specie in

- come

confusa

due

umboni più

,

il

maggiormente da quella

declive,

come diversa ne

sembrerebbe abbastanza diversa dalla vivente, Specie assai affine è

le

meno

è in essi

inglesi, figurata

lato dorsale essendo

il

:

diverso, l'

meno sporgente e situato più in avanti, in modo che il lato più breve della conchiglia i denti sono meno robusti, meno sporgente il dente apicale, che manca nella valva

umbone è l'andestra

:

scultura esterna è notevolmente più manifesta, a punti più larghi e più impressi ^K

la

Il

L. nitidum, vivente nei mari del Nord e nel Mediterraneo (Jefprets), è citato fossile nel Crag

inglese dal

WooD,

in sedimenti post-glaciali a Cristiania dal Sars, e in Italia

da Brugnone a Babbaurra

presso Caltanissetta, dal Monterosato per M. Pellegrino e Ficarazzi, e dal Sequenza per Reggio Calabria (siciliano e sahariano).

M. Mario: Farnesina



(s. g.

e

s.

gr.)

.

Lepton subtrigonum (1875.

— Fischer.

1864. Leiìton squamosum, Mont. Conti. Op.

— —

1871. 1887.



_

Jeffe.

— Tav. I [XI]

Les fonds della mer, voi.

_

Op.

II,

1.» ed.,

cit.,

2.^ ed., pag. 26. cit.,

fig. 5. fig. 10).

pag. 18.

cii.,

sub-trigonum Jeffe. Ponzi e Meli. Op.

,

pagiSO, tav. II,

pag. 22.

Conchiglia molto depressa, discretamente solida, sub-trapezoidale,

leggermente

inequilaterale:

lato

anteriore più lungo: margini dorsale e ventrale sub-rettilinei e paralleli; margine anteriore obliquamente troncato, margine posteriore più convesso, e

Umboni

piccoli,

l'

uno e

l'altro uniti

ad angolo ottuso

margine dorsale.

col

acuminati, pochissimo sporgenti, quasi centrali, non inclinati.

Superficie esterna coperta di sottilissime strie concentriche.

Cardine della valva destra formato di un piccolo dente cardinale anteriore alla fossetta legamentare triangolare, posta

margine e

i

da

due denti

immediatamente sotto

l'

una profonda fossetta per laterali sono

più

deboli

i

umbone, e

l'anteriore ovale molto

Diametro antero-posteriore » umbo-ventrale ')

S.

S.

laterali allungati, robusti, separati dal

valva opposta

:

in questa

che nella valva destra e più vicini

Impressioni muscolari ben distinte,

=)

due denti

di

denti della

.

WooD. Supplem. to Crag Mollusca. Palaeontogr. WooD. Crag Moli., voi. II, tav. XI, fig. 7.

.

.

.

il

dente cardinale,

margine.

allungata, la posteriore sub-reniforme.

...... .

al

manca

.

Soc. London, voi.

mm. »

XXVII

2, 7 2, 1

—4 —3

(1874),

pag. 122, tav. IX,

fig. 7.

L. squamosum figura tanto nel catalogo dello Zuccari che in quello di Ponzi e Meli del 1887, come Acquatraversa del Clerici. In collezione non ne esistono esemplari quelli del Conti spettano al L. subtrigonum,. ')

Il

altresì nell'elenco dei fossili di

:

Non

3

CERULLI-IRELLI

S.

[79]

conosco di questa specie altro che la figura citata del Fischer, cui

nostre valve assai bene

le

corrispondono per contorno e struttura cardinale.

È

specie assai rara, e delle pochissime valve che esistono in collezione, alcune hanno

il

lato anteriore

più allungato, cuneiforme, rispetto alle altre ed alla figura di Fischer.

Forma

affine è

il

citato a

ma

Lepton depressum Nyst;

sporgente; diverso altresì è

M. Mario dal Meli

il

contorno,

questo l'umbone

in

triangolare

piìi

sub-troncato, depresso,

è

ed equilaterale.

non

L. depressum Ntst è stato

Il

^'

Del L. subtrigonum raccolto dal Jeffrets nella spedizione del Guascogna, e vivente anche nel Mediterraneo,

trova

si

"

Porcupine

citazione

allo

e dal Fischer nel Golfo di



stato

fossile

per la provincia di

Caltanissetta (Brugnone).

M.Mario: Farnesina

(s. g.).

Lepton striatissimum

n. sp.



Tav. I [XI],

flg. 6, 7.

Conchiglia sub-rettangolare, allungata, molto depressa ed inequilaterale, fragile

lato anteriore di lun-

:

ghezza quasi doppia del posteriore, che è sub-troncato: margine dorsale sub-rettilineo e declive dall'uno e dall'altro lato dell'umbone:

Umbone

margine ventrale quasi

diritto.

margine posteriore ad Vs circa dell'intera lunghezza. Superficie esterna fortemente striata per traverso: strie lamelliformi, numerose, spesso confluenti, concen-

triche,

acuto, poco sporgente, situato presso

ma non

il

bensì divise, lungo linee che irradiano dall' umbone, in tanti segmenti sub-rettilinei,

circolari,

paralleli fra loro.

Cardine della valva destra costituito

da una fossetta ampia,

ma non

di

per un rilievo dentiforme del margine dorsale col

margine dorsale,

solamente

il

il

due denti

molto profonda;

il

laterali lamelfiformi, robusti,

nella valva sinistra pure

:

separati dal margine

dente posteriore appare, benché oscuramente,

due denti

posteriore più breve e più vicino all'umbone; non vi

è

doppio

laterali, quasi confusi

traccia di dentino apicale,

dente laterale anteriore presenta presso l'umbone una piccola sporgenza. Fossetta legamentare

piccola, triangolare,

leggermente obliqua indietro.

Impressioni muscolari non molto distinte, assai vicine al margine, specialmente quella posteriore, e situate abbastanza in alto

:

reniforme, la posteriore più ampia. Impressione

l'anteriore stretta, allungata,

palleale poco distinta, discretamente distante dal margine ventrale.

Diametro antero-posteriore » umbo-ventrale

....... .

.

.

.

.

.

.

mm.

1,8

— 3,7

»1,3 — 2,9

L' unica valva, che di questa elegante e minutissima specie esiste in collezione, è leggermente incompleta nel lato più lungo, e perciò

recentemente la ventura

di

non potrebbe

dirsi

con precisione della sua forma, se non avessi avuta

trovarne altra valva ben conservata ed anche più adulta, fra parecchie mi-

nute specie, cortesemente datemi in istudio dal

sig.

Luigi Grassi, un giovane ed appassionato ricercatore

dei fossili del

M. Mario. Tuttavia giudicando dall'andamento

gine laterale

anteriore,

si

arguiva facilmente

del

margine dorsale,

delle strie, e del

dorsale poco declive, e quindi quasi rettangolare.

')

mar-

che la forma della conchiglia dovesse essere a margine

1896. Meli. Molluschi foss. ree. estr. d. giacim. del

M.

Mario. Boll. Soc. geol.

it.,

voi.

XV, pag.

75.

.

4

CEBULLI-IRELLI

S.

È melle,

assai caratteristica l'ornamentazione esterna, fatta di strie numerose, larghe e rilevate, quasi la-

non tutte

regolari, perchè alcune confluenti, divise in tanti segmenti sub-rettilinei, paralleli gli uni cogli

ed angolati lungo linee che irradiano

altri

l'umbone divengono bruscamente

Per

ma

gino,

[SO]

la il

piiì

dall'

e

sottili,

umbone le umbone ne :

strie a

l'

è

*/3

circa dell'altezza delle valve presso

completamente privo, ed appare

liscio.

scultura esterna, la nostra specie mostra affinità col L. nitidissimum Desh. dell'Eocene pari-

contorno ne è molto diverso.

L'assenza del dente cardinale su entrambe le valve distingue la specie seguente,

dai Lepton

s. s.,

avvicina

e lo

alla

sez.

il

L. striaiissimum, come forse anche

ma

PlanikeUia Cossm.:

questa comprende

specie a scultura radiale.

M. Mario: Farnesina

(s.

g.).

Lepton naviculare



Tav. I [XIJ

,

flg. 8.

molto inequilaterale, leggermente convessa:

obliqua,

Conchiglia ovale, allungata,

n. sp.

lato

posteriore

brevissimo, quasi Vs dell'intera lunghezza, sub-troncato; lato anteriore molto allungato, attenuato in avanti, cuneiforme: margine dorsale anteriore quasi rettilineo e declive: margine ventrale regolarmente arcuato.

Umbone

assai piccolo, poco sporgente.

Superficie esterna leggermente,

ma

fittamente striata: strie concentriche, regolari.

Cardine della valva destra formato anteriore

di

due denti

laterali lamellari, robusti, triangolari, di cui quello

più allungato dell'altro e più distante dall'apice, entrambi separati dal margine da un'ampia

fossetta. Fossetta

legamentare sotto l'umbone, assai robusta, obliqua indietro.

Impressioni muscolari non molto distinte, ovali-aiTotondate.

,....,. .......

Diametro antero-posteriore » umbo-ventrale

mm. »

3,7 2,

Di questa specie non ho che una sola valva. Ricorda alquanto gato e

meno

alto,

il

L. glabrum Fischer

''

,

ma

rispetto a questo è molto più inequilaterale, più allun-

a superficie esterna striata, a struttura cardinale diversa:

destra un dente cardinale, oltre

due denti

i

laterali.

la striatura esterna più regolare e più minuta,

e per la linea curva descritta dal

M. Mario: Farnesina

margine ventrale.

— FoKBES

— Clark. a.



_

Conchiglia obliquamente la

metà

*)

del lato anteriore:

Fischer. Les fondi de



Tav. I [XI]

_

,

fig.

Ann. Nat. Hist., 2.'^ ser., marzo ed aprUe). Brit. Moli, voi. IV, pag. 255, tav. CXXXIl,

Hanlet.

1864, Kellia sub-orbicularis Moni. Conti. Op.



distingue facilmente per

(s. g.).

(1852.

1871

si

per contorno ancor più inequilaterale, e più allungato,

Lepton (Epilepton) Olarkiae Claek. (1853.

L. glabrum ha nella valva

il

Dalla specie precedente

Op.

cit.,

1.* ed., pag. 18.

cit.,

2." ed., pag. 26.

9-12.

fig. 7).

sub-ovale, inequilaterale, poco convessa: lato posteriore più breve, quasi margine dorsale debolmente declive dall'uno e dall'altro lato dell' umbone.

la

mer, voi.

II,

pag. 83, tav.

II, fig. 9.

S.

ftìl]

non angolato

margine posteriore arrotondato

;

;

CERULLI-IRELLI

5

margine anteriore oscuramente sub-troncato

margine ven-

;

trale arcuato.

Umboni

piccoli,

poco sporgenti.

Superficie esterna striata da minutissime linee concentriche, più distinte presso al margine ventrale.

Cardine della valva destra armato di un forte dente cardinale anteriore, acuto ed eretto, leggermente inclinato in avanti, e di due denti laterali lamellari, di cui

il

posteriore leggermente

piìi

vicino all'apice: nella

valva sinistra un dente cardinale anteriore molto obliquo in avanti, quasi aderente al dente laterale, e due denti laterali marginali, dal mai'gine poco distinti. Fossetta legamentare ben distinta, profonda, obliqua indietro.

Impressioni muscolari poco evidenti, sub-ovali. Diametro antero-posteriore » umbo-ventrale

... .

.

.

.

.

.

.

mm.

4

.

.

.

.

.

»

3,

Le nostre poche valve corrispondono abbastanza bene il

lato anteriore, anziché rotondato, è obliquamente sub-troncato,

perciò riguardarsi

come varietà

la piccola differenza di

Forbes ed Hanley

alla figura di

ed appare quasi cuneiforme. Potrebbero

(sub-truncata). Tuttavia, corrispondendo tutti gli altri caratteri, credo che

forma notata abbia ben poca importanza, tanto

piiì

che la specie sembra a con-

torno abbastanza variabile, a giudicarne dalle due figure di Foebes ed Hanlet e di Jeffreys figurato da Jeffrets è assai più obliquo e più corto che

Mario, Il

ma

il

lato posteriore

L. Clarhiae, che

il

solo in esse

:

non

la figura di

Forbes e

gli

^' ;

l'esemplare

esemplari di M.

appare in esso sub-troncato.

Dall prende a

tipo della sezione Epilepton, per la struttura cardinale

notevole affinità con specie del genere affine Erycina ; anzi senti quasi l'anello di congiunzione fra

i

si

può dire che

mostra

la sezione Epilepton rappre-

due generi Lepfon ed Erycina.

Questa specie vivente nei mari del Nord d'Europa e nel Mediterraneo è dal Monterosato citata per M. Pellegrino. M. Mario Farnesina

fossile

:

(s. g.).

Gen.

Questo genere, cui

il

Erycina

(Lamarck, 1806), Récluz, 1844.

Lamarck, dopo averlo esattamente diagnosticato, riunì elementi molto etero-

genei, fu per tale ragione assai variamente interpretato, ed a volta escluso, a volta Lippi neir

Enumerano

ammesso.

Il

Pm-

Mollusc. Siciliae lo trasformò completamente, comprendendovi specie che furono in

un nuovo genere, Syndosmìa. L' opinione del Philippi fu largamente seguita delle specie, citate come Erycina, appartengono o al gen. Syndosmia, o al gen. Ervilia. Ma nel 1844 il Récluz restituì al genere il suo vero significato, e i suoi criteri furono più tardi seguiti dal Deshayes nella classica opera degli Animaux sans vertèhres ecc. Per altro seguito quasi tutte riferite ad

in Italia,

11

ond' è che la massima parte

Deshayes includeva nel gen. Erycina

altri tre,

ora considerati distinti:

(da alcuni malacologi ritenuto semplicemente sezione del gen. Kellya), e successive di Fischer, Cossmann e

Dall hanno notevolmente

del genere e lo hanno posto su più sicure basi. Per altro è

il

il

gen. Kellya,

gen. Montacuta.

Jbffrhys. Brit. Conch.,

voi.

V, tav,

XXXI,

flg.

5.

gen. Bornia

Le

ricerche

una più esatta conoscenza rimarchevole l'affinità fra il gen. Erycina e il contribuito ad

gen. Lepton per la cerniera, così che sembra quasi non esservi interruzione fra loro, né

*>

il

i

caratteri dif-

.8.

6

CERtrLLI-IRKLLI

[82

hanno un valore assoluto

ferenziali assegnati all'uno e all'altro genere

più raramente

la cerniera, costituita quasi sempre di uno,

e costante. Tuttavia nel gen.

Erycina

due denti

laterali

due denti

cardinali,

e

di

l'uno anteriore, l'altro posteriore, presenta quest'ultimo più lontano dall'apice che non anteriore, laddove

nei

Lepton sembra verificarsi più facilmente l'opposto:

il

due denti

i

dente laterale

laterali

hanno

forma meno triangolare, più allungata, e raggiungono la loro massima altezza e sporgenza quasi alla loro estremità lontana dall' umbone: essi sono spesso ricurvati su loro stessi a guisa di segmenti di un cilindro

:

la fossetta

legamentare è meno centrale, e in corrispondenza

margine cardinale interno non è

il

profondamente inciso come nella maggior parte dei Lepton.

Le due specie che per ora cardinale nella valva destra,

il

a M. Mario non rappresentano tuttavia, per

cito

tipo del gen. Erycina, e potranno costituire

1'

assenza del dente

un sotto-genere Properycina.

Del gen. Erycina sappiamo che ha goduto larga diffusione nell'Eocene parigino, mentre sembra poi dubbia esistenza in terreni europei più recenti.

rai'issimo e di

È

tutt'ora vivente e lo

si

conosce nella

Carolina del Noird, nel mare di Behring (Dall).

Erycina mariana

n. sp.

— Tav. I [XI],

fìg.

13.

Conchiglia sub-triangolare, leggermente inequilaterale ed obliqua, assai poco convessa, pellucida

lato

:

anteriore più lungo, obliquamente sub-troncato.

Umboni sub-mediani, non

inclinati,

poco sporgenti.

Superficie esterna ornata di minute strie concentriche, regolari.

Cardine della valva destra costituito di due denti laterali lamelliformi doppi, con un solco in mezzo per

le

lamine della valva opposta:

dente anteriore, più vicino all'apice,

il

si

mostra in prossimità

di

questo leggermente più sporgente e più ispessito del dente posterióre, quasi a tener luogo della mancanza del dente cardinale

:

nella valva sinistra

un dente cardinale anteriore

alla fossetta del legamento, inclinato

in avanti, e due denti laterali allungati. Fossetta del legamento obliqua indietro, ristretta, profonda.

Impressioni muscolari poco distinte, piccole, ovali-tondeggianti, vicine Diametro antero-posteriore » umbo-ventrale Spessore

.

.

.

al

margine, e situate in

......... .........

mm.



L'unico individuo, fortunatamente completo, che attribuisco a questa specie

si

alto.

6

»

5

»

2,8

distacca dal gen. Ery-

cina tipico per la mancanza nella valva destra del dente cardinale, di cui vi è solo un' oscurissima traccia in

un maggior

rilievo della

la struttura cardinale

un nuovo sotto-genere.

solo possa esser presa a tipo di

Dai Lepton

si

distingue per la forma dei denti, bassi in prossimità dell' umbone, più alti a distanza,

e ripiegati in dentro alla sommità la

meno profonda

l' umbone. Ma la natura dei denti laterali, mi spingono a mantenere la specie nel gen. Erycina: credo

lamina dentaria anteriore presso

della valva sinistra

incisione del

M. Mario: Farnesina

;

per la maggiore vicinanza

all'

apice del dente laterale anteriore

margine cardinale.

(s. gr.).

Erycina ovalis

n.

sp.

— Tav. I [XI],

flg.

1864. Scintilla Pìiilippiensis Desh. Conti.

Op.

cit.,

1,° ed., pag.



Op.

cit.,

2.» ed., pag. 26.

1871.







18.

14.

;

per

S.

[83]

OERTJLLI-IEELLI

7

Conchiglia sub-ovale, sub-equilaterale, poco convessa; lato anteriore leggermente più allungato e più

Umbone

alto del posteriore: margini convessi.

piccolo,

poco sporgente, non inclinato.

Superficie liscia.

Cardine della valva destra armato

di

due denti

laterali lamellari,

come

doppi,

nella

specie prece-

dente, con in mezzo la fossetta del legamento obliqua indietro.

ma

Impressioni muscolari rotondo-sub-ovali. Linea palleale poco distinta,

situata assai più presso al

margine che non nella specie precedente. Diametro antero-posteriore » umbo-ventrale Si distingue

facilmente dalla E. mariana, di cui

un' identica cerniera, per la



......... .........

mancanza

l'unica valva

di striatura concentrica, e

5,

»

4,

della nostra

collezione

per la forma ovale, più lunga e

La Scintilla Philippiensis Desh., cui il Conti riferì la specie in Adams e Chenu, ha contorno molto simile, e perciò forse il Conti

essenzialmente diverso

destra

mm.

meno

discorso, a giudicarne dalle figure

fu tratto in errore: ne è per altro

cardine.

il

M. Mario: Farnesina

(s.

g.).

Gen.

Scacchia

Philippi, 1844 ^l

Scacchia elliptica (Scacchi) Phil. (18,14.

— Philippi.

Emim.



Tav. I [XI],

Moli. Sic, voi. II, pag. 27, taT.

1882. Scacchia elliptica Scacchi. Zuccaki. Cai.

eit.,

fig.

XIV,

15.

fig. 8).

pag. 12.

Rarissima: una sola valva, che è leggermente più allungata

forma figurata dal Philippi.

della

identica tuttavia ad altri individui viventi nel "Mediterraneo, gentilmente comunicatimi dal march.

TEROSATO.

Diametro antero-posteriore » umbo-ventrale

La

....... .

.

.

.

Se. elliptica è citata fossile in Italia dal Fucini

M. Mario

ha

alta.

.

.

per

le

.

mm.

5,9

»

4,8

È

Mon-

sabbie di Spicchio.

(s. g.).

Scacchia subquadrangularis

n. sp.

— Tav. I [XI],

fìg.

16, 17.

1864. Kellia seminuluni Phil. Conti. Op. di., 1.* ed., pag. 18.

_

1871.





Conchiglia sub-quadrata, e più alto

;

^

poco

Op.

cit.,

convessa,

margine posteriore troncato, quasi

ventrale leggermente convesso;

2.= ed., pag. 26.

inequilaterale verticale;

,

molto sottile; lato

anteriore

margine anteriore sub-troncato,

margine dorsale ondulato.

Umbone

piccolo,

più lungo,

declive;

poco sporgente,

margine

inclinato e

situato più vicino all'estremità posteriore delle valve.

1)

Il

Dall

considera

il

gen. Scacchia sotto-genere di Erycina.

mi sembra siano

dei denti cardinali, del lungo uso in suo favore.

La

peculiare natura dei denti laterali, la forma

caratteri sufficienti per ritenere distinto

il

gen. Scacchia, tenendo anche conto

8

S.

CEBTrLLI-IRELLI

Superficie liscia, con poche linee di accrescimento

;

solo

[84]

con forte ingrandimento essa appare molto

sottilmente punteggiata.

Cardine nella valva destra munito di un sol dente anteriore robusto, inclinato in avanti: nella valva sinistra

due

minuto.

I denti laterali pliciformi

margine dorsale,

denti, di cui l'anteriore piiì robusto, sub-parallelo al

l'altro sub-apicale assai

sono particolarmente manifesti nella valva destra. Fossetta legamentare

marginale, obliqua indietro.

ma

Impressioni muscolari abbastanza grandi, steriore sub-reniforme.

poco distinte, l'anteriore sub-ovale, più grande, la po-

...... ......

Diametro antero-posteriore » umbo-ventrale

mm. »

2,25

1,08

Questa assai minuta ed interessante specie, molto rara a M. Mario, mostra per la forma caratteri di affinità il

con la Se. tenera Jeffr.

:

ma

questa è ovale, a margini arrotondati, e mentre nella nostra specie

lato piiì alto è l'anteriore, nella tenera viceversa è più alto

della specie il

''

meno

dente apicale appare assai

M. Mario

:

Farnesina

sviluppato, quasi indistinto

Kellya

(1803.

— Monta Gu.

_

_





La forma

più

comune

— di

sp.

— Tav.

I [XI], fig.

18-20

— Mya).

1.^ ed., pag. 18.

cit.,

Oj;. cit., 2.^ ed.,

1882. Kellia suborbicularis Mtg. Zuccaei. Cat.

1887.

sinistra

^'

Test. Brit., pag. 39 e 564, tav. 26, flg. 6.

1864. Poromia rubra Moni. Conti. Op.

_

struttura cardinale

nella valva

Turton, 1822 (emend.).

Kellya suborbicularis Mia.



La

lato posteriore.

Se. elUptica, solo

(s. g.).

Gen.

1871.

il

nuova che propongo è quasi identica a quella della

cit.,

Ponzi e Meli. Op.

pag'. 26.

pag. 11. cit.,

pag. 21.

questa minuta e fragile specie, non molto rara alla Farnesina, è sub-ovale,

trasversalmente allungata, a margine ventrale poco convesso, quasi rettilineo.

Diametro antero-posteriore » umbo-ventrale

Sono

.

.

.

.

.

.

mm. »

5 4,

seconda forma l'individuo più adulto della nostra collezione, da

stesso raccolto alla Farnesina.

....... ....... ........

Diametro antero-posteriore » umbo-ventrale Spessore (della valva)

mm.

8,

»

8

»

3

Jeffreys. On the Mollusco proc. d. Lightning a. Porcupiné exped. Loc. cit., pag. 696, tav. LXI, fig. 2. L'abate Brugnone ci dà notizia (Bull. Soc. mal. it., voi. Ili, pag. 41) di una terza specie di Scacchia, che raccoglierebbe a M. Mario, la Se. inversa Phil. ma nelle collezioni esaminate non ne esistono esemplari. i)

2)

si

.

assai più rare invece le valve a contorno quasi perfettamente orbicolare, e delle altre più ri-

gonfie, più tumide. Appai-tiene a questa

me

........

:

S.

[85J

La K.

De Greg.

virgélla

^'

,

Wood

che l'autore identifica colla var. transversa

corrisponde alla nostra forma più comune, la quale

dubbio

9

CERTILLI-IBELLI

si

^'

di

incontra anche oggi vivente, ed

K.

suhorhìcularis,

appartiene senza

alla suhoriicularis.

La K.

suòorbicidaris, scarsamente citata fossile in Italia, è vivente tanto nel Mediterraneo che nel-

l'Oceano Atlantico, fino alla Norvegia boreale.

M. Mario: Farnesina

g. e s. gr.).

(s.

Kiochefortia

Gen.

nome TelUmya Brown, come

Il

Vélain, 1876.

dopo che H. ed A. Adams ne

è stato inteso nell'uso generale,

sero a tipo nel 1857 la T. bidentata Mtg., è sinonimo di Bochefortia,

può esser mantenuto. In nuovo genere nel 1827 lo divise in due sezioni,

Dall ha dimostrato che Brown nel proporre il scegliendo a tipo della prima, che comprendeva forme brevi effetti

il

a tipo della seconda, in cui riuniva

le

e cioè nel 1844, vi fu inclusa la

tardi,

Per queste ragioni Il

nome

il

del

Dall, conti'ariamente

al

forme allungate,

:

orbicolari, la Kellya suhorhicularìs Mtg., e

Montacida ferruginosa Mtg. Solo molto più T. bidentata, che nel 1827 Brown riferiva invece al gen. Anatina.

Brown non può

la

esser usato a distinguere le forme in esame.

criterio finora seguito, considera

completamente distinto dal gen. Montacida. Questo incerta

scel-

ma non

anzi,

per

i

tuttavia per la conchiglia devesi per ora collocarlo fra

Rochefortia bidentata Mtg. (180.S.

1864.

TelUmya

1871.



bidentata

_

— _

_

_

1887.

_

Confusa in collezione

colla

_

— Tav. I [XI],

1.^ ed., pag.

cif.,

Op.

cit.,

Zuccabi. Cai. PojTzi e Meli.

2.='

cit.,

Op.

5.

fig.



21-23.

Mya).

18.

pag. 11. cit.,

pag. 22. rara,

se ne distingue

forma più corta e meno trasversa, uniboni più acuti e prominenti, senza fessura i

TelUmya auct.)

ed., pag. 26.

Montacuta ferruginosa, e come essa

struttura del cardine. Nella bidentata

(^

Leptonacea.

i

Test. Brlt., pag. 44, tav. 26, fig.

Mtg. Conti. Op.



1882. Montacuta

— MONTAGU.

sp.

gen. Bochefortia

il

suoi caratteri anatomici, è ritenuto di sede

facilmente per

per diversa due denti cardinali, essenzialmente corrispondenti in ogni valva, apicale, e

sono laminari, molto più largamente divergenti, nella valva sinistra quasi indistinti. Nella Montacuta ferruginosa all'opposto

due

i

denti, anteriore e posteriore,

sono notevolmente diversi fra loro, e situati a

differente livello.

Diversa altresì è

la fossetta del

legamento, assai più allungata, più profonda nella

........ .........

Diametro antero-posteriore » umbo-ventrale

mm. »

4, 1 2,

9

M.

— —

Assai buona figura per questa specie è quella data dagli autori della classica opera sui

du Boussillon



^';

i

nostri

individui ne

differiscono solo per avere

')

De

2)

S.

')

BucQuoy, Dautzbnbbrg, Dollfus. Moli, marins du

Gebgokio. Studi su

Wood. Crag

Palaeontographia

tal.

conchiglie mediterranee. Boll. Soc. mal.

Mollusca, voi. II, tav. XII,

italica,

voL XIV,

1908.

fig.

il

it.,

ferruginosa.

"

margine ventrale più

voi,

X, pag. 196.

8&. JSouss., voi. II, tav. 39, fig. 3,4.

MoUusques rettilineo.

10

S.

CERTJLLI-IBELLI

[86]

Vivente nel Mediterraneo e nell'Atlantico, dove gode di una notevole dispersione batimetrica, questa specie conosciuta fossile nel Crag inglese (Wood), nel pliocene del Belgio (Nyst), è in Italia citata, benché

scarsamente, tanto in formazioni plioceniche (empolese, senese), che post-plioceniche (Reggio Calabria, Ficarazzi)

M. Mario

Farnesina

:

(s. g.).



(Coli. Rigaggi)

Rochefortia gibbosula



;

n. sp.

— Tav. I

fortemente inequilaterale

Conchiglia convessa, gibbosa,

acuminato, e fortemente inclinato verso

(Coli. Clerici).

[XI], fig. 24.

posteriore

lato

:

anteriore convesso, a margine dorsale arcuato e più alto dell'

Umbone



Malagrotta.

sub-troncato;

breve,

umbone; margine ventrale

Iato

sub-rettilineo.

lato posteriore.

il

Superficie liscia, ornata solo di linee di accrescimento.

Cardine della valva destra armato di due

ma

Impressioni muscolari ampie,

.........

Diametro antero-posteriore

È

una bella

.

dorso-ventrale

»

specie, che per la sua

.

.

.

.

.

.

.

.

mm.

4,5 3,

»

forma più breve, più convessa, più inequilaterale, a margine dor-

sale fortemente arcuato e sorpassante in altezza si

ampiamente divergenti.

denti lamellari,

forti

poco distinte.

l'

umbone, situato

assai più presso al

margine posteriore,

distingue assai facilmente dalla B. hidentata. Presenta affinità anche colla B. ovata Jeffr.,

è a

margine dorsale meno elevato, margine anteriore più arcuato, margine ventrale non

ma

questa

rettilineo,

ma

convesso. Diversa è egualmente la B. tumidula Jeffe.

L'unica valva studiata mi è stata Grassi,

si

gentilmente

occupa con passione della raccolta di

M. Mario: Farnesina

(s.



dal

G. Jeffrets.

On

sp.')

— Tav. I [XI],

London

pag. 698.

1881,



come

il

fìg.

25.

Montacuta).

Riferisco a questa minuta specie due piccolissime valve destre. obliqua,

che,

Roma.

the Moli. proc. d. Lightning a. Porcupine exped., part. III. Proceed.

Zool. Soc.

quanto

G. Frenguelli

sig.

dei dintorni di

gr.).

Rochefortia ovata Jeffr. (1881.

comunicata

fossili

abbastanza convessa,

troncato, anteriore e ventrale arcuati,

fortemente

inequilaterale:

Hanno forma

margine

ovale-arrotondata,

posteriore

al-

debolmente sub-

margine dorsale anteriore elevato e pur esso convesso. Umbone

piccolo, sporgente, situato vicino all'estremità posteriore, a quasi

un quinto dell'intera lunghezza.

Superficie liscia, ornata solo di linee di accrescimento.

Cardine armato

di

due

piccoli denti

Diametro antero-posteriore » umbo-ventrale

laminari, divergenti ad angolo retto.

......... .........

Le nostre valve corrispondono abbastanza bene mente più elevato il margine dorsale, più arcuato

alla figura del il

Jeffreys

:

mm.

1,

4

»

1,

25

sembra in esse

solo legger-

margine ventrale. Non credo tuttavia andar

er-

') Può essere che alla B. ovata si riferisca la R. (Montacuta) tumescens Brugnonb, da questo autore citata oltre che per M. Pellegrino anche per M. Mario (1877. Boll. Soc. malac. it., voi. Ili, pag. 40). Ma in mancanza di de-

scrizione e figura

non è

possibile sincerarsene.

[87]

S.

rato, riferendo alla ovata le nostre

CEBTJLLI-IRELLI

due piccolissime valve:

11

differenze di contorno potendo rien-

le lievi

trare nell'ambito di variazioni della specie.

La B.

ovata vive nell'Oceano Atlantico.

M. Mario: Farnesina

(s.

g.).

Rochefortia rotundata n. Conchiglia minutissima, obliquo-rotondata, molto

TJmbone

— Tav.

sp.

I [XI], fìg.

convessa,

liscia,

26.

a margini

regolarmente

arcuati.

margine posteriore, ad ^g dell' intera lunghezza. Cardine della valva destra armato di due robusti denti lamellari, divergenti ad angolo meno aperto che nella B. ovata; il dente anteriore piii allungato. piccolo, sporgente, presso al

Impressioni muscolari piuttosto ampie, sub-rotonde.

......... .........

Diametro antero-posteriore » umbo-ventrale

mm. »

1,1 1

precedente per contorno più brève, più regolarmente e decisamente arrotondato,

Si distingue dalla

per maggiore convessità;

ma

potrebbe forse ritenersene spiccata varietà, se non avessi riscontrate

renze anche nella struttura cardinale. Nella rotundata

i

denti sono

meno

divergenti, più robusti,

il

diffe-

dente

anteriore assai più allungato, e più evidente la sporgenza laminare interna del margine anteriore innanzi al

dente stesso.

M. Mario: Farnesina

(s.

g.).

Rochefortia Fontemaggii Conti (1864.



Conti.

H

M. Mario

sp.

ecc., 1.» ed.,



Tav. I [XIJ,

pag. 18 e

45.



Op.

cit.,

1^ ed., pag.

18 e 45.



Op.

cit.,

2'-

ed., pag.

26 e 50.



1882. Montacuta

~





Conti. Ztjccaei.

Gat.

cit.,

27-28.

Tellimya).

1864. Tellimya Fontemaggi n. sp. Conti. 1871.

fìg.

,

pag. 11.

Conchiglia molto inequilaterale, cuneiforme, debolmente convessa, discretamente solida: lato posteriore brevissimo, obliquamente troncato; lato anteriore lungo, cuneiforme, arrotondato:

anteriore debolmente arcuato

;

posteriore, in corrispondenza di

Umbone

margine dorsale

margine ventrale sub-rettilineo, con leggerissima insenatura nella sua metà

un

solco di depressione,

che

fortemente acuminato, sporgente, inclinato verso

dall' il

umbone scende

al

margine.

lato posteriore.

Superficie esterna segnata di larghe rughe concentriche di accrescimento, ed

ornata

di

impressioni

puntiformi minutissime.

Cardine della valva destra costituito sporgente,

il

di

due denti largamente divergenti, l'anteriore assai robusto,

posteriore piccolissimo: nella valva sinistra pure due denti lamelliformi ben poco distinti dal

margine, l'anteriore più allungato.

Impressioni muscolari sub-rotonde, la posteriore più ampia, l'anteriore poco distinta. Diametro antere-posteriore » umbo-ventrale

Posseggo

di questa specie,

nella collezione Conti.

che

il

......... .........

mm. »

2,

1,7

Conti descrisse per primo, tre piccole valve; altre pochissime sono

12

Per colla

CBRULLI-IBELLI

S.

la

sua forma anteriormente cuneata e posteriormente troncata essa presenta notevole affinità Wood ^' ma il lato posteriore è obliquamente troncato, il lato anteriore più cuneiforme,

B. trimcata

r ambone

[88]

piìi

:

acuto e più inclinato verso

sembra più robusto,

di minutissimi punti impressi, visibili colla lente: dei due denti cardinali l'anteriore

più piccolo invece e

meno evidente

dente posteriore.

il

che

carat"ìeri differenziali, ritengo

Per questi

è ornata

lato posteriore: la superficie esterna anziché striata,

il

la

Bochefortia di M. Mario debba considerarsi specifi-

camente distinta da quella del Crag inglese. differenze colla E. Udentata risaltano

Le

ben manifeste dall'esame delle

figure, e

non occorre

te-

nerne parola.

M. Mario: Farnesina

(s. g.).



Coli. Eigacci.

Gen.

La correzione non

del

Montacuta

nome Montacuta

in Montaguia,

Turton, 1819. proposta da Bucquot, Dautzenberg e Dollfds,

è stata generalmente adottata, in vista della consuetudine ormai lunga in favore del primo, e del-

l'esistenza del

nome

corretto applicato a generi di altre classi.

Montacuta substriata Mtg. -MOKTAGU. (1849.

— FOREES

a.

Hanlet.

sp.

— Tav. I [XI],

Test. Brit. Suppl., pag.

^.

cit.,

29-31.

— Ligula).

Brit. Moli., voi. II, pag. 77, tav.

1882. Moìitacuta suhsiriata Mtg. Zuccaei. Cat.

fìg.

XVIII,

flg. 8).

pag. 11.

Diverse valve di questa fragile ed elegante conchiglia, di cui talune presentano dimensioni maggiori

mari nordici.

di quelle della specie vivente nei

......... .........

Diametro antero-posteriore dorso-ventrale

»

Come

osserva

distinguere due

Jeffrets, variabile è la forma di questa specie. Fra

il

tipi: l'uno,

rapidamente declive, che più allungata, tipi

meno

s'

i

mm.

nostri

4,2 3,

»

esemplari possiamo

più raro, a forma ovale, fortemente obliqua, a margine dorsale posteriore

avvicina al tipo figurato da Jeffrets

^) ;

l'

altro,

molto più frequente, a forma

obliqua, lato posteriore più espanso, vicino alla figura di

Forbes ed Hanlet.

I

due

sono fra loro collegati da una forma intermedia assai prossima a quella fossile nel Crag inglese.

meno marcate

Più sticine,

che irradiano,

e numerose,

ma non

la striatura concentrica:

tutte,

ma sempre dall'

visibili nei nostri esemplari, le caratteristiche esili co-

umbone: quasi sempre evidente e

ben marcata egualmente

la

visibile coli' aiuto della lente

depressione del margine ventrale in corrispondenza

del foro d'uscita del bisso.

Nella valva sinistra,



della fossetta legamentare,

ma

solamente dell'individuo più adulto

immediatamente sotto

liforme, che delimita lo spazio fra la fossetta della valva opposta,

*)

2)

e che

ha l'aspetto

Wood. Crag Mollusca, Jefpreys. British Conch.,

S.

umbone, un ben

legamentare e

un piccolo dente

pag. 127, tav. XII, V, tav. XXXI, fig. 6.

voi. II,

voi.

di

l'

fìg.

la



si

osserva nella parte più alta

distinto risalto triangolare, tuberco-

fossetta

destinata a ricevere

apicale, di cui per altro

16 (Montacuta truncata).

non

vi

il

dente

ha traccia

S.

j'89]

13

CEEITLLI-IEELLI

munite

nelle restanti valve, perchè tanto la valva sinistra che la destra sono

di

un

dente cardinale

sol

anteriore.

Questa specie vive nell'Atlantico e nel Mediterraneo e (S.

Miniato, Livorno)

nell' Italia

,

M. Mario: Farnesina

(s.

e

g.

meridionale.



s. gr.).

Coli. Rigaggi.

Montacuta ferruginosa Mie. (1803.





lo più,





Le nostre poche per



sp.

MoNTAGtJ. Test. Brit. Suppl., pag.

1882. Montacuta ferruginosa Mie. Zuccari. Cai. 1887.

cit.,

non ostante

umbone più

Diametro antero-posteriore dorso-ventrale

»

Paragonate con le nostre valve si

la

centrale,

la notevole fragilità

.

forma vivente nei mari

del

guscio, sono,

arrotondati:

altre

e dorsale più arcuati, lato anteriore

lato posteriore essendo più allungato.

il

........ .

32-35.

— MyaJ

anteriore e posteriore

lati

hanno forma più allungata, margine ventrale

e posteriore più acuminati,

fig.

pag. 22.

cit.,

a margine ventrale e dorsale quasi paralleli,

invece, assai più rare,

Tav. I [XI],

166, tav. 26, fig. 2.

pag. 11.

Ponzi e Meli. Op.

cui diverse complete

valve, di

conosce fossile del modenese, di Toscana

si

.

.

.

.

.

.

mm.

4,7



»

2, 5

— 4,5

7,5

da Montagu e da Jeffrets

inglesi, quale è figurata

mostrano in generale meno rettangolari, ad estremità anteriore e posteriore più

rotondate, a margini più arcuati.

Ma

Forbes ed Hanlet

^'

ci

danno notizia della notevole variabilità

questa specie, avvertendo che la figura del Montagu non rappresenta perciò, che alle differenze di

forma notate non

sia

il

tipo vivente più comune.

^',

ardi

Credo

da dare importanza.

Le nostre valve a forma più allungata sono assai affini alla specie fossile nel Crag inglese figurata dal WooD. La cerniera della Montacuta ferruginosa è alquanto diversa da quella della M. substriata, per la presenza di un dente cardinale posteriore e per la profonda incisione del margine cardinale sotto l' umbone. Mi sembrerebbe perciò doversi la M. ferruginosa riferire ad una sezione del gen. Montacuta diversa da quella cui può appartenere la M. substriata, e riterrei che potrebbe ad essa applicarsi il nome TelUmya Brown, appunto in considerazione che la prima specie nominata dal Brown in una delle due sezioni del genere, era la 31. ferruginosa. Ma lascio per ora in sospeso tale questione e seguo senz'altro il Dall che pone la ferruginosa fra le

Montacuta

s. s.

Vivente tanto nel Mediterraneo, che nei mari del Nord,

quenza e dal MoNTEROSATO per

M. Mario: Farnesina

(s.

g.

e

s.

Gen.

Dall considera

il

Solecardia

Jbffrbts. Brit. Conch., voi. V, tav.

»)

FoRBBs

HANuar.

fossile dal Se-

Grat, ISiO.

Conrad, 1849.

di Scintilla,

parigino.

*>

a.

ferruginosa è citata

gen. Scintilla Desh. sotto-genere di Solecardia Conr., e raggruppa in un nuovo

sotto-genere Spaniorinus tutte le varie specie

mente neir Eocene

M.

gr.).

Fam. Galeoniiiiidae

Il

la

l'Italia meridionale.

XXXI,

fig. 9.

Brit. Moli., voi. II, pag. 72.

con

tal

nome

conosciute fossili particolar-

14

S.

Le osservazioni pur convenendo che del Deshates con

che

il

primo

Dall sono

il

solo in parte

ammesse

di entrambi

i

Cossmann

dal

'

,

in quanto che questo autore,

non crede dover

Conrad, solo in considerazione della priorità

sostituire

nome generico

il

di quest'ultimo,

tenuto conto

lungo uso più conosciuto.

— che pur appartengono a famiglie

L' affinità fra le Sciniilla (e Spaniorinus) e le Sportella

non sempre ne riesce ben

è così grande, che

[90]

Scintilla parigine siano Spaniorinus,

le

l'altro del

per

è

del

CEKULLI-IBELLI

Cossmann ha riconosciuto

generi, descriveva nel gen. Sportella la S. angusta, che in seguito

essere Scintilla (Spaniorinus).

I



diverse

definita la distinzione, tanto che lo stesso Deshates, autore

due generi venivano principalmente caratterizzati dalla differente posizione

del legamento, interno nelle Scintilla, inserito in un piccolo solco obliquo posteriore; esterno nelle Sportella,

attaccato su ninfe.

Ma

termini di distinzione fra

i

Dall ha

constatato, da

due generi sembra siano divenuti assai meno

i

una parte che nelle

Deshates, anche un legamento estei'no per Sportella si osserva pure

non

ci

una fossetta

si

lo

il

esiste, oltre

Sembrerebbe perciò che

da che

precisi,

interna

fossetta

il

già descritta da

non sempre chiaramente delimitata,

e di cui

Deshates

Dall, che nelle specie dell'eocene parigino, a differenza di

osserva nelle Sportella americane, la fossetta

traccia di sé.

la

più assai poco manifesto od obsoleto, e dall'altra che nelle

interna, sebbene

aveva fatto parola. Avverte tuttavia

quanto

Scintilla

interna lascia

sempre

debole o nessuna

assai

a caratteri di valore più quantitativo

la distinzione fosse ridotta

che qualitativo.

Ho

avuta la fortuna di poter prendere in esame esemplari

Scintilla viventi (aurantiaca

di

am-

e

bigua Desh.), di cui alcuni così ben conservati da mostrare chiare tracce del legamento, e di Spaniorinus parisiensis, e Sportella dubia, questi ultimi assai cortesemente comunicatimi da

osservato

— senza

parlare delle differenze della cerniera

inserito nella fossetta obliqua interna, occupa



che nelle Scintilla

Cossmann. il

Ho

in tal

modo

legamento, oltre essere

anche un sottilissimo solco marginale allungato, e

le

due

porzioni del legamento sono assai chiaramente fra loro in parte unite, per quasi tutta la lunghezza della fossetta interna.

leva

il

Immediatamente dietro

la

fossetta e sottoposto al solco legamentare del

margine

si

sol-

dente laterale, caratteristico per le Scintilla.

Nella Sportella dubia è invece ben evidente la presenza di ninfe per distinte dal

margine da un piccolo solco impresso, mentre non

v'

Nello Spaniorinus parisiensis, mentre la fossetta interna è assai presso, allungato, obliquo

indietro e dall'alto in basso

come

il

ha traccia

nelle

ben

legamento esterno, brevi, di fossetta interna.

distinta a guisa di solco

Scintilla,

im-

non v'ha traccia d'inser-

zione del legamento esterno.

L'esame

di questo,

senza dubbio, troppo scarso materiale non mi permette

di

sicuro sul valore dei generi in parola, in considerazione delle variazioni a cui essi

ma

tuttavia, con

che per ora scritto

l'

sembrano soggetti

:

osservazione di detto materiale e con la scorta degli studi di Cossmann e Dall, credo

— tenuto

conto dei

Deshates, Cossmann e

altre che presentano

la

caratteri

Dall —

strano chiara traccia di ninfe per le

esporre un giudizio

il

fossetta

della

cerniera, per

i

quali

mi

riferisco a

quanto ne hanno

siano da ascriversi al gen. Sportella tutte quelle specie che

legamento esterno, mentre vanno attribuite a Scintilla interna

ben

definita,

laddove

il

e

mo-

Spaniorinus

legamento esterno non è sempre

chiaramente rintracciabile, e in ogni caso non è inserito su vere ninfe. L'assenza del dente laterale posteriore, lo sviluppo prevalente del sicuro indizio di legamento

')

Cossmann.

gique, voi.

XXXVI

Catal.

ili.

dente cardinale orizzontale nella valva sinistra, la

esterno servono a distinguere

d. Coquilles fossiles de

(1901), pag. 21.

il

mancanza

di

sotto-genere Spaniorinus da Scintilla.

V Eocène de Paris. App.

Ili,

Ann. Soc.

roy.

malacol. de Bel-

CERULLI-IEELLI

S.

[91]

Ma

mancanza

se la

15

buon carattere

dei denti laterali è

distintivo fra Spaniorinus e

Scintilla,

rende

invece quelli assai più vicini che non queste alle Sportella. Tuttavia la spiccata differenza, nei Spaniorinus, fra

il

dente della valva sinistra, orizzontale, triangolare, compresso, e quello della valva destra obliquo

in avanti,

sporgente,

ispessito

particolarmente alla sua

mancanza

estremità, la

e la presenza invece di una profonda fossetta legamentare interna separano

gli

Ciò posto, riferisco tutte al sotto-genere Spaniorinus le specie di M. Mario. Esse altro dal tipo (S.

Cossmanni Dall) per

dente orizzontale anteriore.

Ma

legamento esterno

di

Spaniorinus dalle Sportella. dififerenziano

si

dente trovo

di questo

genere

Deshayes

''

conosciuto per parecchio tempo vivente solo nei mari tropicali, fu da Jeffrets

Scintilla,

ritrovato nell'Atlantico nella spedizione del

Porcupine

"

„.

Dell'Atlantico sono parimenti la Scintilla recondita

FiscH., dal Fischer riferita in seguito al gen. Sportella,

ayendo caratteri comuni tanto a a tipo dal sottogenere

il

parimenti traccia nella Scintilla (Spaniorinus)

parisiensis Desh., e più evidente ancora nella Scintilla (Spaniorinus) ambigua, fossile, figurata da Il

per

presenza di un dentino apicale nella valva sinistra, dietro

la

ma

che a mio parere spetta

gen. Solecardia,

al

Scintilla che a Spaniorinus, e la Scintilla crispata Fisch., che

Le

Scintillorbis.

specie

fossili,

le

come

quali,

s'

è detto,

Dall prende

rappresentano un tipo

alquanto diverso dalle Scintilla viventi, risultano assai frequenti nell'Eocene parigino e nel Miocene dell'America del Nord, per quanto

si

rileva dalla

non troppo

ricca bibliografia.

Solecardia (Spaniorinus?) recondita Fisch. (1875.

— FiBCHEE.

Les foiids de

1864. Sportella Caillati Desh. Conti. Op. 1871. ?









mer, voi.

la

Op.

Di questa





2.^ ed., pag.

cit.,

specie, chiaramente descritta il

— Tav. I

tav. II,

|XI], flg. 36-39.

fig. 3, 3 a.



Scintilla}

pag. 20.

l." ed.,

Clerici. Loc.

figura del Fischer bene corrispondono per

49,

cit.,

1887. Scintilla recondita Fisch. Ponzi e Meli.



pag.

cit.,

1882. Lasca antiqua Recluz. ZrccAEi. Cai.

1888.

II,

sp.

27.

pag. 11.

Op. cit.,

cit.,

pag. 22.

pag. 112.

dal Fischer, esistono

in collezione

......... .........

Diametro antero-posteriore » umbo-ventrale .

L'individuo più adulto ha invece contorno in proporzione più breve e più

Nei nostri esemplari non sono evidenti

diverse valve che

alla

loro contorno allungato e poco alto.

le

sottili linee

raggianti a cui

mm.

8,

»

4,

alto.

accenna

il

Fischer, mentre

è ben manifesta la minuta striatura concentrica, e la superficie appare minutamente punteggiata.

La

struttura cardinale è perfettamente corrispondente: un unico dente (anteriore) nella valva destra obliquo in avanti, con la fossetta (posteriore) del

legamento divergente, minuta, obliqua; nella valva sinistra due

denti divergenti, di cui l'anteriore quasi orizzontale, e posteriormente la fossetta del legamento. Aggiungerò, che nella valva sinistra dopo la fossetta legamentare

gine interno, cui nella valva opposta corrisponde Il

si

nota un piccolo rilievo allungato del mar-

una sporgenza laterale del margine dorsale.

Fischer dopo aver descritto questa specie nel gen.

Scintilla,

tanto bene una Scintilla che una Sportella, V assunse in seguito nel gen. Sportella. autori,

1)

*)

Il

Dall

^f

ha espresso

MoNTEROSATO, Sacco, Locard,

il

ecc.

pur notando che essa poteva essere

Manuel

dubbio che essa spetti invece credono possa

riferirsi

de Conchyliologie a tipo del

al sotto-genere

Spaniorinus:

alle Fseudo-pythina Fisch.

Deshayes. Description d. animaux s. vertkbres. Voi. I, pag. 700, tav. XLIX, fig. 13-15. Dall. Contribut. to the Tertiary fauna of Florida. Loc. cit., parte V, pag. 1124.

altri

16

A me

niorinus. In effetti

come

ha caratteri che

solco marginale allungato.

me

come

osservate, e

si

Ma

il

dente anteriore. Differisce dai Spaniorinus,

Ma

non



meno provvisoriamente,

ha traccia



al con-

Deshayes

''



è

presenza dej legamento marginale e

dente che manca nei

Spaniorinus.

ti])ìcì

un nuovo

se per questi caratteri la specie in discorso potrebbe forse esser presa a tipo di

genere, tuttavia credo che, per lo

vi

due denti della valva sinistra

jìev la

Spa-

margine superiore,

rileva dalla chiara descrizione del

forte sviluppo del dente apicale nella valva sinistra

il

direi quasi intermedia fra Scintilla e

laterale posteriore delle Scintilla, e dei

trario che nelle Scintilla da il

rendono

sembra occupi anche un piccolo

nelle Scintilla,

più sviluppato

la

legamento inserito nella fossetta obliqua interna, ne supera

il

del caratteristico dente

per

[92]

sembra, che la specie in discorso, mentre certamente appartiene ad una sezione del gen. So-

lecardia, com' è inteso dal Dall,

e,

CERULLI-IKELLI

S.

sotto-

essa debba attribuirsi al sotto-genere Spanio-

rinus, pili che alle Scintilla.

Dal genere Sportella

bene sviluppata.



distingue nettamente

si

ritengo possibile

Fischer, e di Erycina secondo alla descrizione di

anteriori.

Fischer



Dall) per

il

si

riferirla

per la presenza della fossetta legamentare interna,

alle

(sotto-genere

Pseudo-pijtliina

la differente struttura del cardine,

di

Kellya secondo

che in queste

il

— stando

avrebbero due denti cardinali posteriori, uno per valva, oltre

i

denti

D'altronde appare poco sicura l'interpretazione di dette forme, atteso che Dall ne dà carat-

teristiche abbastanza diverse da quelle di Fischer.

La

troviamo

S. recondita la

citata, col

Guidi dal Fucini, nel Piemonte dal Sacco,

M. Mario: Farnesina

e

(s. g.

Solecardia recondita

Diametro aatero-posteriore

Ne

Timbo-ventrale.

dell'

Tav. I [XI],

fig.

40.

più triangolare, margine

dorsale più

umbone.

......... .........

(s.

mm.

7

»

4,

g.).

Solecardia (Spaniorinus) (1870. (1896.

— CosSMANN.



S.

WooD. Crag

Gatalogue

ili.

Woodi

d. Coguìll. foss.

Abbiamo

di questa specie

assai

bene

Diametro antero-posteriore » umbo- ventrale

Dbshaybs. Sur

le gerire Scintilla.

fig.

— Kellia

41,42.

ambigua). II,

Ann. Soo.



cit.,

r.

malac.

pag. 11.

due sole valve destre,

alla figura della

— Tav. I [XIJ,

de V Eocène d. enmro7is de Paris. App. XXXI, pag. 9. Scintilla)

voi.

1882. Erycina ambigua Nyst. Zuccari. Cai.

spondono

Cossm. sp.

Moli., voi., II, pag. 1^, tav. XII, fig. 116.

de Belgique,

1)

alta,



esistono in collezione due sole valve.

M. Mario: Farnesina

?

(fide Clerici).

forma meno allungata e più

Si distingue dal tipo per

Monterosato, a Cerreto

specie vivente nel Golfo di Guascogna.

triangularis n. var.

var.

fortemente declive dall'uno e dall'altro lato

»

di Sportella, a Ficarazzi dal

È

Acquatraversa

gr.);

s.

nome ecc.

le

quali per contorno e struttura

cardinale corri-

Kellya ambigua in Wood. .

.

.

.

.

.

.

.

.

mm.

5 8

»37

Proceed. Zoolog. Soc. London, part. XXIII, (1855), pag. 171.

8.

[93]

Differisce dalla S. recondita per

ma

gine ventrale non diritto,

WooD

Il

arcuato, cardine

sotto

nome

il

17

forma meno allungata,

aveva creduto poter assimilare

dal Nyst, primieramente

CERULM-rRELLI

di

meno

regolarmente ovale, più depressa, mar-

piìi

robusto.

Crag inglese con

la specie del

di Erycina,

Corbula, poi

la specie del Belgio descritta

e infine,

seguendo

il

Woon, come

Kellia ambigua, ma. Cossmann ha riconosciuto che la specie del Belgio è una vera Erycina, ed ha trovato necessario cambiar

nome

specie

alla

descritta

da Wood, per

preesistenza

la

di

altra Scintilla

ambigua Desh.

La

S.

amòigua

come

è stata citata dal Fucini per Spicchio,

Sportélla,

e con dubbio dal Foresti per

Zappolino, come Kéllya.

M. Mario: Farnesina

(s. g.).

Solecardia (Spaniorinus) famesiniana 1864. Scintilla parisiensis Desh. Conti.





1871.

Conchiglia sub-ovale,







n. sp.

Tav. I [XIJ,

Op.

cit.,

1." ed., pag.

Op.

cit.,

2.^ ed., pag. 26.

leggermente convessa,

fig.

43,44.

18.

sub-equilaterale

anteriore più lungo, a

margini

arrotondati; lato posteriore a margine dorsale piuttosto rapidamente declive; margine ventrale

sub-ret-

Umboni

tilineo.

lato

quasi mediani, poco sporgenti.

Superficie lincia, solo striatura concentrica e

con linee

di

un

sol

con

forte

ingrandimento

onde

radiale,

si

superficie

la

scorge una minuta

appare punteggiata.

dente cardinale anteriore, quasi verticale, sporgente,

fossetta legamentare divergente,

e della

solcato,

accrescimento;

di

una ancor più minuta striatura

Cardine nella valva destra, munito

debolmente

:

obliqua indietro; nella valva

robusto dente triangolare anteriore, quasi orizzontale, sub-parallelo

al

sinistra,

un

margine dorsale, e un debolissimo

dente sub-apicale, verticale, pochissimo sporgente, seguito dalla fossetta legamentare.

Linea palleale

Impressioni muscolari ampie, l'anteriore sub-ovata, la posteriore sub-rotonda.

Diametro antero-posteriore » umbo-ventrale

Jeffreys

(=

Scintilla

^'

La

.........

.

.

.

.

credette poter identificare la specie

Woodi

Cossm.),

ed equilaterale, meno S. parisiensis,

ma

.

.

.

distinte.

La

S.

mm.

Woodi

9

6,5

»

.

menzionata dal Conti con

due forme sono ben

le

.

Kellia ambigua Ntst

la

è più regolarmente ovale,

a cui Conti

riferì la specie di il

M. Mario, sebbene senza dubbio

affine, se

diversa ne è la cerniera:

e più acutamente" triangolare

M. Mario: Farnesina

(s.

;

non

il

1)

vi è traccia del

dentino sub-apicale.

n. sp.

— Tav.

I [XI], fig.

italica, voi.

45.

eccezione

di quello ventrale

piccolo, assai poco sporgente.

Jbpprbys. Crag Beds of Suffblk

Palaeontographia

eocene

g.).

ConchigUa depressa, equilaterale, a margini regolarmente arcuati, ad

Umbone

dell'

dente anteriore della valva sinistra è in questa assai più breve

Solecardia (Spaniorimis) depressiuscula

che è sub-rettilineo.

ne distingue

dente apicale della valva sinistra assai meno sviluppato.

Specie affine per contorno alla nuova proposta sembrami la Scintilla primaeva Cossm.

ma



alta.

per forma più equilaterale, e per

parigino,

poco

margine.

distinta, a discreta distanza dal

XIV,

1908.

a.

Norfolk. Quarterly Journ., voi.

XXVII

(1871),

pag. 495.

18

CEBUIiLI-IBELLI

S.

[94]

Superficie liscia, segaata solo da linee concentriche d'accrescimento.

Cardine della valva destra armato di un minuto dente, leggermente obliquo in avanti, seguito dalla piccola fossetta cartilaginea, obliqua indietro, quasi orizzontale e marginale.

Impressioni muscolari ovali allungate, l'anteriore. più stretta.

.........

Diametro antero-posteriore »

umbo- ventrale

.

.

.

.

L' unica valva, che rappi-esenta questa specie,

.

.'

.

mm. »

.

4,9 3

distingue assai facilmente dalle altre innanzi descritte,

si

per

di cui presenta la stessa struttura cardinale,

.

.

la

forma equilaterale e più depressa, con depressione

specialmente accentuata nella parte mediana della conchiglia; margini anteriore e posteriore simmetrica-

mente

arcuati,

margine dorsale assai più elevato dall'una e dall'altra parte

colissimo tratto rettilineo e sub-parallelo al margine ventrale:

M. Mario: Farnesina

Fam.

l'

umbone

è

dell'

meno

umbone, e per un

pic-

sporgente.

(s. g.).

CaiMliidae

Lamarck, 1809, emend. Broderip, 1839.

Cardium Linneo, 1758. aculeatum L. — Tav. II [XIIJ

Gen.

Gardium (1767.

1854.

1868. 1871. 1874. ^^'^^-

1882.

1887. 1888.

1896.

— LiNTNEO.

Cardium aculeatum L. DeEay., V.

— —



— ^^^^^^^ — ^^^^^fe— —

— — — — —

_L^^^^~

~

1858. 1864.

,

N^^^^^B~ — — — — '





— — — —

Ponzi.

Nota

Conti. Op.

Syst.

cit.,

Op.

ed. XII, pag. U22).

d. H., Ponzi.

dt., pag.

Mantovani. Op. Conti.

Nat,

cit.,

Mantovani. Op.

558

Gat.

'^^'

cit.,

pag. 14.

2.^ ed., pag. 29. cit.,

Ponzi e Meli. Op. cit.,

Meli. 3IoU. foss. voi.

XV,

pag. 7.

1.^ ed., pag. 21.

pag. 44.

''*'•'

Clebici. Loe.

cit.,

e 559.

P^^' ^^' ^^ ® ZuccARi. Cai. cit., pag. 12.

-^"^^^^

fig. 1-4.

cit.,

^'^'

pag. 20.

pag. 112. ree. estr.

d.

giacim. class, d.

M. Mario.

Boll. Soc. geol.

it.,

pag. 83.

Specie non rara, e rappresentata da individui grandi e spesso in ottimo stato di conservazione, con le

spine rilevate ed aguzze.

Diametro antero-posteriore » umbo-ventrale Spessore

....... .

.

.

.

.

.

.

.

mm.

80

»

76

»

57

Negh esemplari fossili a M. Mario non si riscontrano differenze sensibili colla forma vivente nel Mediterraneo, né nell'aspetto generale, né nell'ornamentazione delle coste che sono in numero di 22 a 23. Solo in qualche individuo il lato posteriore appare più tondeggiante, non obliquamente troncato.

È

specie vivente oltre che nel Mediterraneo e nell'Adriatico, anche nell'Oceano Atlantico largamente in depositi pliocenici e post-pliocenici del bacino Mediterraneo. M. Mario: Farnesina (s. g. e s. gr.); Acquatraversa.

citata

:

fossile è

S.

[95]

Cardium paucicostatum Sow. (1839.

— SowERBr.

1864. Cardium ciliare L. Conti. Op.

1871.

1882.

1887. 1895.

Op.

cit.,



1.* ed., pag. cit.,





Poche valve spettano a questa

Meli. Loc. specie, ed

fìg. 5,

6.

I, flg. 20).

21 (pars).

29 (pars).

pag. 12

cit.,

paucicostatum Sow. Ponzi e Meli. Op. •

,

pag. 14,

2.^ ed., pag.

Gat.

Tav. II [XII]

Conck. Gen. Cardivm, tav.

III.

cit.,

— — Mantovani. — — Conti. Op. — GiiEL. ZuccAKi.

— — — — —

1868.

19

CERTJLLI-IKELLI

una

cit.,

pag. 20.

pag. 141.

cit.,

sola al tipo, qual'è considerato dagli autori francesi

B. D. D.*'. Le altre per la loro forma più obliqua, posteriormente più dilatata e compressa, corrispondono

meglio alla var. producta B. D. D.*': in esse anche

le coste

sono più rilevate che nel tipo.

....... ....... ..........

mm.

Diametro antere-posteriore » umbo-ventrale Spessore

Molto spesso citato come C.

con

ciliare L., e

tal

nome

figurato

22

»

18

questo Cardium, a tipo

Poli,

dal

23

»

pre-pliocenico, è attualmente vivente nel Mediterraneo e nell'Oceano Atlantico.

M. Mario

Farnesina

:

(s. g.

e

s. gr.).



Coli. Rigacci.

0. paucicostatum var. Bianconiana Cocc. sp. (18?3.

— CoccoNi.

JEnum. Moli. mioc.

1864. Cardium ciliare L. Conti.



1887.

— —

1888.





1895.





1871.

Possediamo





plioc.

Op.

cit.,

Op.

cit.,

Bianconianum Cocc. Ponzi

— —

1.' ed., pag. 21

che raggiungono

e Meli.

Meli. Loc.

le

fig. 6-9.



fìg. 7-9.

C.

Bianconianum)

(pars).

Op. cit.,

cit.,

cit.,

pag. 20.

pag. 112.

pag. 141.

massime dimensioni seguenti .

:

.

.

.

.•

.

.

mm.

72

»

63

»

46

distinta dalla specie tipo per caratteri costanti e spiccati, quali la struttura delle coste piatte,

larghe, lisce, di cui le ultime tre o quattro del

anche diversi sulle costole posteriori, dove sono

forma costantemente allungata per traverso;

anche nello stato giovanile dente.

Ma

perciò,

come

')

IX,

....... ..........

Spessore

2)

296, tav.

U [XII],

2.» ed., pag. 29 (pars).

Clerici. Loc,

Diametro antere-posteriore » umbe-ventrale

la

Piac, pag.

e

Tav.

questa varietà diverse valve ben conservate non ostante la loro fragilità, e quasi tutte

di

di individui grandi,

Ben

Parma



posseggo altri

di

— questa

lato

posteriore filiformi; gli aculei più robusti, e forse

spinosi, lateralmente le

schiacciati e

non tuberculiformi;

dimensioni molto maggiori — caratteri

che persistono

varietà potrebbe anche ritenersi specie a sé, diversa dalla prece-

questa troppo scarsi individui per potervi istituire oppoi'tuni confronti

hanno

fatto,

considerare la specie del Cocconi varietà del paucicostatum.

BucQUOY, Dautzenbbrg, Dollfus. Moli. mar. du Eouss., voi. II, tav. XLIV, BucQUOY, Dautzbnbbkg, Dollfus. Op. cit., voi. II, tav. XLIV, flg. 6-8.

flg. 1-5.

:

preferisco

20

CEBIÌXLI-IHELLI

S.

[96]

Questa forma, che nell'insieme dei suoi caratteri tanto

approssima

si

G. aculeatum,

al

non

è stata

segnalata vivente nei mari odierni.

M. Mario: Farnesina

(s.

e

g.

s.

Cardium echinatum

— Poli.

(1791.

— —

1864.

De Eat., V.



Ponzi. Nota

I,

cit., 1.^ ed.,

~^ Mantoyai^i.

fl^B





— —

— —

Ponzi e Meli. Op.





Clerici. Log.

— — — —

1882. 1887. 1888. 1895.')

mucronatum

Ascrivo tutti

gli

Conti.

tav.

Op.

Op.

— Tav.

XVII, Cai.

II [XII],

fig. 7, 8.

cit.,

fig.

10-15.

— C. mucronatum).

pag. 6.

pag. 558 e 559.

~~

-^

59,

H., Ponzi.

d. cit.,

echinatum L. Conti. Op.

pag.

^

'^^^' 1871.



mucronata Poli

L. var.

Test. utr. Sic, toI.

1854. Cardium ricsticum L. 1858.

Acquatraversa.

gr.);

pag. 21.

pag. 14.

cit.,

2.^ ed., pag. 28.

cit.,

Cat. cit., pag. 12.

ZuccARi.

cit.,

Poli. Meli. Loc.

cit.,

pag. 19.

pag. 112. cit.,

pag. 141.

esemplari spettanti a questa specie alla var. mucronata Poli, sia per la forma delle

papille, spatuliformi e

non spinose, che per

che nel tipo vivente nei mari del

Nord

;

contorno della conchiglia

il

mentre non

meno

obliquo,

meno

inequilaterale,

ha in collezione alcun individuo che possa con

v'

questo identificarsi.

Fra

gli

esemplari studiati riscontro piccole differenze di forma, dipendenti dall'essere la conchiglia

talora più tondeggiante, più equilaterale, tal'altra traversalmente più espansa, più ovale, a lato posteriore subtroncato, con margine dorsale più declive. Il

a 22: così pure variabile è

il

numero

e la

numero

delle coste, quasi

sempre

di 20, talora

giunge anche

robustezza degli aculei, che però non sono mai così

fitti

e

numerosi come nella specie seguente.

È

notevole

il

grado di sviluppo che questo Cardium raggiunge nel nostro deposito.

... .......

Diametro antere-posteriore

.

umbo-ventrale

»

.

.

.

.

Spessore

La

var.

.

mucronata vivente nel Mediterraneo e nell'Adriatico,

perchè venne comunemente riunita alla specie tipica: del nostro pliocene,

come

ma

mm.

57

»

53

»

45

è allo stato fossile

è certo che la

si

scarsamente

citata,

raccoglie in molti giacimenti

altresì del post-phocene.

M. Mario: Farnesina (piuttosto rara). Valle dell'Inferno (frequente); Acquatraversa.

Cardium Deshayesi Payb. (1826.

— Pateadkau.

1854. Cardium Deshayesii Paté.

1858. 1864.

'>

— _

Alla Farnesina

dubbio per

— —

— — il

Meli

Ann.

De Bay., Op.

Moli. d. Corse, pag.

V. d. H., Ponzi. Cat.

Ponzi. Nota OoNTi.

et

Tav. III [XIII],

cit.,

cit.,

56,

fig.

tav.

cit.,

1-6.

I, fig. 33-35).

pag. 6.

pag. 559. 1.» ed., pag. 21.

il C. mucronatum Poli cita anche il C. echinatum L., nello stesso lavoro; nel forme diverse non ho riportata in sinonimia la seconda citazione.

oltre

ciò possa trattarsi di

Oat. d.



197]

CEHULLI-IRELLI

S.

1868. Cardium Deshayesii Patr. Mantovani. Op.

1871. 1874. 1875. 1882.

1888. 1895.

_ — _ — — —

_ — _ — —

_ — _ — —

_

_

Op.

Conti.

pag. 14.

cit.,

2." ed., pag. 28.

cit.,

Mantovani. Op. Ponzi. Op.

21

pag. 44.

cit.,

pag. 19, 24 e 27.

cit.,

ZuccARi. Cat.

cit.,

pag. 12.

Clerici. Log.

cit.,

pag. 112.

Meli. Loc.

pag. 141.

cit.,

Più frequente della forma precedente, in particolar modo fra

sabbie gialle della Farnesina, e in

le

esemplari abbastanza ben conservati ed adulti.

....... ..........

Diametro antero-posteriore » umbo-ventrale Spessore

Sebbene

i

.

.

.

.

.

mm.

45

»

44

»

38

.

.

malacologi non siano d'accordo sul valore da assegnare a questa forma, se cioè conside-

quantunque non possa negarsi che qualche forma

rarla specie a sé, o varietà della precedente, e

media sembrerebbe JDeshayesi possa

ben

giustificare la

ritenersi

seconda opinione, pure

buona

specie. In effetti la

bosa che nel C. echinatum, ad umbone

piìi

dall'

insieme dei caratteri a

forma della conchiglia

è

me

pare che

generalmente

interil

C.

piii glo-

sporgente e più involuto, meno obliqua e più rotondeggiante

che nella var. mucronata, più equilaterale. Le coste sono sempre in numero maggiore, da 23 a 24, più

nettamente rilevate e più

sottili,

ma

principalmente sormontate da aculei a forma di papille corte,

strette alla base, molto dilatate, fogliacee, fragilissime alla sommità, molto

larmente nella regione centrale ed anteriore delle valve, dove spesso fra loro,

quando sono

ri-

vicine e numerose, partico-

le papille

appaiono come saldate

intatte.

Oltre questi caratteri

quasi costantemente

noto

differenziali

lunula è profondamente impressa e nettamente distinta, mentre

negli

esemplari di M. Mario, che la

negli esemplari di C. echinatum essa è

molto superficiale e meno ampia.

Anche questa

specie, attualmente vivente, è citata di diverse località plioceniche e post-plioceniche.

M. Mario: Farnesina, Villa Madama, Valle dell'Inferno; Acquatraversa.

Cardium erìnaceum Lk. (1835.

— Lamabck.

1854. Cardium, erinaceum Bara. 1864. 1871. 1875. 1881. 1882.

1887.







— — —

— — — —

1888.



1895.



— — — — •

— — —

De



Bist. nat. d. anim.

Bay., V.

Conti, Op.



Tav.

in

s. veri.,

H., Ponzi. Cat.

d.

Op.

cit.,

2.^ ed., pag. 29.

cit.,

pag. 24.

cit.,

ZrccAEi. Cai.



Ponzi e Meli. Op. di., pag. 20.

Meli. Loc.

cit.,

cit.,

cit.,

cit.,

pag. 7.

pag. 450.



Lk. Clerici. Loc.

fig. 7, 8.

1.^ ed., pag. 21.

cit.,

Ponzi. Op.

L. Meli. Loc



[XIII],

ed. II, voi. VI, pag. 397).

pag. 12.

pag.

1

12.

pag. 141.

Di questo bel Cardium, che l'ornamentazione esterna, fatta di coste superiormente piane, numerose ed armate di aculei pure molto numerosi, rende facilmente riconoscibile tanto dal C. aculeatum che dalVechinatum, esistono in collezione poche valve,

ma

tutte di individui adulti.

S.

22

CEKULLI-IKELLI

™™-

Diametro antero-posteriore umbo-ventrale »

»

Spessore

Quasi tutte

allungate e lateralmente più espanse,

meno nome

per essere

le nostre valve,

— 65 — 68 48 — 53 61

60

»

ecUnatum

ma

si

differenziano

fra gli individui viventi

errato di C. leggermente dal tipo figurato dal Poli, col frequentemente rappresentata. anche Mario è a M. fossile forma la Mediterraneo nel

M. Mario: Farnesina

e

(s. g.

s. gr.),

— Linneo.

1864. Cardium tuberculatum L. Conti. Op. 1871.

1874. 1875.

1881.

1882. 1887. 1888. 1895.

— — — — — — — —

— —

— —

— —

tuberculatum

— — — —

— — —

fig.

9-11.

1.^ ed., pag. 21.

pag. 44.

')

cit.,

pag. 24 e 27.

^'

cit.,

pag. 450.

Cai.

cit.,

pag. 12.

cit.,

Ponzi e Meli. Op. Clebici. Loc.

Meli. Loc.

,

cit., 2.^ ed., pag. 28.

Meli. Loc. Ztjocaki.

Tav. Ili [XIII]

Syst. Nat., ed. XII, pag. 1122).

cit.,

Op.

L. Ponzi. Op.

-

L.

Lk. Mantovani. Op.

rusticum

:

Valle dell'Inferno; Acquatraversa.

Cardium tuberculatum (1767.

^l

cit.,

cit.,

pag. 20.

pag. 112.

cit.,

pag. 141.

Pochissime valve, e forse provenienti tutte dalle sabbie gialle di Acquatraversa, dove questa specie è molto più comune che nelle altre località fossilifere del M. Mario. Gli individui giovani sono a contorno più circolare e forma più equilaterale che non gli adulti, i quali

si

presentano forse leggermente più allungati che non la specie vivente.

....... .......

Diametro antero-posteriore » umbo-ventrale

mm.

Spessore

Oltre la specie tipica, possiamo anche distinguere fra ratterizzata dalla

mancanza

M. Mario

:

Farnesina e Valle

dell'

Inferno

Cardium (Trachycardium) multicostatum (1814.

— Brocchi.

1854. Cardium multicostatum Bb. 1858. 1864.

renza



— —

— —



ed Adriatico, e nell'Oceano Atlantico.

(fide

.Br.

Meli)

-

Tav.

Conch. foss. siibapp., voL

De

Eat., V.

Ponzi. Nota Conti. Op.

XVII,

Acquatraversa.

HI II,

[XIIIJ

,

flg.

12-14; Tav.

pag. 506, tav. XIII,

H. Ponzi.

d. cit.,

cit.,

;

Cat. cit., pag. 7.

1.^ ed., pag. 21.

Poli. Test. utr. Sic, voi.

tav.

fig. 4, 5.

fatto per le altre citazioni di

indotto dall'ordine in cui

diverso dall' echinatum.

il

fig. 1-4.

pag. 558.

Eiporto nella sinonimia del C. tuberculatum le due citazioni di C. rusticum di

I,

IV [XIV],

fig. 2).

»)

quanto ho

44

nostri esemplari la var. mutica B. D. D., ca-

i

~)

di

55

»

di tubercoli sulle coste.

C. tuberculatum è vivente nel Mediterraneo

Il

55

»

Db Raynbval

Ponzi e Mantovani enumerano

le

Mantovani

e Ponzi, ,a diffe-

Ponzi (1858), riferite al C. echinatum, a ciò specie di Cardium, e che fa supporre il C. rusticum

(1854), e

1868. Cardium muUicostatum Be. Mantovani. -Op.

1875.

— —

1882.



1871.



— —

— — —

1887. 1888. 1896.

— —

Ponzi. Op.



_.

— —

ZuccABi.

e in notevole

grado

pag. 20.

cit.,

Cai;. CTi!.,

pag. 12. cit.,

— —

Clerici. Loc.

pag. 112.

Meli. Loc. tutti

i

cit.,

pag. 20.

pag. 83.

cit.,

precedenti cataloghi,

si

M. Mario

raccoglie a

in buoni

esem-

di sviluppo.

....... ..........

Spessore

ma

forma,

la

pag. 14.

Ponzi e Meli. Op.

Diametro antere-posteriore » umbo-ventrale

Molto variabile è

cit.,

2.^ ed., pag. 29.

cit.,

_

Questa elegante specie, citata in plari,

Op.

Conti.

23

CEETJLLI-rRELLI

S.

[99]

.

.

in generale

si

.

.

.

nota che essa

si

fa

mm.

.

.

82

»

77

»

53

sempre più obliquamente allungata

ed inequilaterale, grossolanamente quadrangolare, quanto più l'individuo

mentre nei più giovani

è adulto,

esemplari tende a divenire rotondeggiante, quasi equilaterale. Tuttavia non mancano giovani individui a

forma obliqua, e taluno presentandosi obliquamente più allungato, e meno

alto per rapporto alla figura

del Brocchi, corrisponde alla var. miocaudata Sacco.

L'ornamentazione esterna di questa conchiglia, idea, è

veramente

caratteristica, e,

ben conservata per gran parte

non ostante

della loro superficie

la :

di cui la descrizione del

sua notevole

ciò

mi dà modo

di

mente,

si

piegano ed allargano alla sommità, ricoprendo, a guisa

assumono

delle coste, le quali così

Ma, data l'estrema

margine ventrale, ed aderenti

al

dopo essersi alquanto sollevate

vertical-

di tegola, tutta o quasi tutta la superficie

l'aspetto di tanti piccoli nastri arricciati. Solo nel lato anteriore delle

valve, spesso queste lamine, alla loro sommità,

ficie

alcune delle nostre valve

darne un breve cenno. Essa è costituita

da sottilissime lamine ondulate, prominenti, fogliacee, estese dall'umbone alla faccia posteriore delle costicine piatte e lisce: tali lamine,

Brocchi non dà una chiara

fragilità, è in

fragilità di queste

si

suddividono in tanti piccoli tubercoli molto vicini fra loro.

prominenze laminari

delle coste,

ben sovente tutta

la super-

ne è spoglia, ovvero esse sono limitate alla regione anteriore e posteriore delle valve. In questo

stato la conchiglia con le sue coste piatte, lisce, lucenti,

La forma

assume un aspetto totalmente diverso.

del bacino di Vienna, molto bene descritta dall'

Hoenes

') ,

rappresenta

della specie del Brocchi, a contorno cioè più tondeggiante ed equilaterale,

lo

come molti

stato giovanile degli esemplari

giovani a M. Mario. Leggermente diversa mi sembra invece la forma del pliocene della valle del descritta e figurata dal

Fontannes

posterioi'mente le coste

sponde benissimo di

Pereira

Da

si

,

perchè in essa



se la figura è esatta

divide su tutta la superficie in piccoli tubercoli. Per

ai nostri

Costa

^'

modo

la

lamina che orna

contorno obliquo corri-

esemplari la specie del miocene del Portogallo figurata nell'opera postuma

ciclo

di vita brevissimo

ternario, raggiungendo nel pliocene superiore, specialmente,

qualche

il

Rodano

*'

Questa bella specie ha avuto un

le è in



affine

M. Mario: Farnesina

il

(s. g.

C. e

:

il

comparsa nel miocene, essa

finì

nel qua-

suo maggiore sviluppo. Dei mari odierni

muricatum L. s.

gr.).

Valle dell'Inferno; Acquatraversa.

HoRNES. Fossilen Mollusken d. terf. Beck. v. Wien, voi. II, pag. 179. Fontannes. Moli, plioc. d. Rhóne et Rouss., voi. II, pag. 87, tav. V, fig. 10. ') DoLLFUS, CoTTER, GoMBS. MoUusqucs tevt. d. Portugal. Planches d. Cephal., Gaster. EBiRA DA Costa, tav. XVII, fig. 1. ')

^)

et Pélécyp.,

par Pb-

24

— Tav. IV [XIV]

Cardium (Ringicardium) hians Br. (1814. — Brocchi.

1854. Cardium hians Broc. 1858.



1864.



— —

— —

1868.



-

1871.





— — —

De Rat., V. Ponzi.

Nota

Conti.

Op.

d.

H., Ponzi. Cat.

!.=>

cit.,

Conti. Op.

2.^ ed., pag. 29.

cit.,



1881.

— —

1882.





— —

ZuccARi. Cat.

1887.

— —





Ponzi e Meli. Op.





Clerici. Loc.

1888.

Mantovani. Op.

cit.,

pag. 14.

pag. 44.

Op.

cit.,

pag. 20, 24 e 27.

Meli. Loe.

cit.,

pag. 450.

Ponzi.

7.

ed., pag. 21.

Mantovani. Op.

_ —



pag.

fig. 8).

pag. 559.

cit.,

cit.,

cit.,

5-7.

flg.

,

Conch. foss. sttbapp., voi. II, pag. 508, tav. XIII,



1874. 1875.

[lO^I

CEEXJLLI-IRELLI

S.

pag. 12.

cit.,

cit.,

cit.,

pag. 19.

pag. 112.

Cardium

Mentile per la fragilità della conchiglia è ben raro raccogliere questo

in esemplari interi,

a M. Mario invece se ne trovano spesso individui completi, ottimamente conservati con traccia persino dei loro naturali colori, di cui i più adulti misurano circa 11 cent, di altezza per quasi altrettanto di larghezza. è quasi costantemente ovale, obliquamente allungata, rispondente perciò al tipo considerato

La forma

da Brocchi, quantunque nei nostri esemplari

V'ha per

il

numero

delle coste è

altro qualche individuo che invece si presenta a

sempre maggioi'e, da 19

obliqua; a lato anteriore più alto, e lato posteriore verticalmente, non obliquamente, troncato: coste minore, da 17 a 18. Potrebbero riguardarsi

Per

il

loro aspetto questi individui

figurata da HOrnes, la quale, secondo

Nei

nostri esemplari è

solchi intercostali,

ma

è

si

il

come una

fino a 20.

forma più equilaterale e tondeggiante, non

var. rotimdata della specie (Tav.

numero

IV [XIV],

delle

fig. 7).

avvicinano moltissimo alla specie fossile nel bacino di Vienna

Mayer, dovrebbe costituire una specie

pure manifesta, sebbene forse non tanto pronunziata,

egualmente ben manifesto, come nel

tipico C. hians,

il

distinta, C.

danvbianum.

la piccola

costicina

nei

solco sul dorso delle coste,

che viceversa pare manchi nella specie di Vienna.

Una forma anche

affine,

ma meno

rotondeggiante, è

il

O. hians var.

reda D. C.

G.*'

del

miocene

della Spagna. Il

come

C. hians, conosciuto già nel miocene,

in

è specie assai diS'usa nelle formazioni

quelle più recenti: oggi s'incontra vivente solo sulle coste d'Algeri.

M. Mario

:

nelle varie località fossilifere, e a preferenza fra le sabbie gialle.

Cardium (Parvicardium) papillosum (1791.

— Poli.

Poli.



— —





DOLLFUS, CoTTBR, GoMES. Mollusques XVI, flg. 4-6. *)

tav.





— Tav.

Test. utr. Sicil., voi. I, pag. 56, tav.

Cardium papillosum Poli. De Rat., V. d. H., Ponzi. — planatum Bkoc. — punctatum 1854. 1864. planatum Conti. Op. cit., 1.» ed., pag.

1854.

1854.

plioceniche italiane

ieri.

— —

d. Portugal.

IV [XIV]

XVI,

flg.

,

fig.

8-16.

24).

Cat. cit., pag. 7. Ibid., pag. 7. Ibid., pag. 7.

21.

Planches

d.

Cephal. ecc., par Pereira

da Costa,

[101]

CER-OLLI-raELLI

S.

25

1864. Cardium punctatum Bhoc. Conti. Ibid., pag. 21.

1868.



1868.

— —

1871.

— — —

1871. 1874. 1874.

1875.

1875. 1881.

1882.

N. B,

1887.



1888.



— Può

essa se,

_

— Conti.

Op.

— — — —

Le due

citazioni del

pag. 20, 24.

cit.,

Ibid., pag. 24. Ibid., pag. 24.

papillosum Poli. Meli. Loc.

— — —

pag. 44.

cit.,

Ibid., pag. 44.

Op.

Ponzi.

planatum Bboc.

— — —

2.' ed., pag. 29.

cit.,

Ibid., pag. 29.

Mantovani. Op.

papillosum Poli.

pag. 14.

cit.,

Ibid., pag. 14.

cit.,

ZuccAEi. Cat.

pag. 450.

cit.,

Ponzi e Meli. Op. Cleeici. Loc.

cit.,

planatum Conti spettano sicuramente

essere clie qualcuna delle citazioni di C,

di esse.

La

punctatum

— — — —

Mantovani. Op.

— — — — — _

planatuìn

_

1875.



planatum punctatum planaium punctatum

pag. 12. cit.,

pag. 20.

pag. 112.

e C. pitnctaium



comune a M. Mario,

variabilità di questa specie, assai

riferisca al

€.

minimum

ma non

:

può

direi quali

al C. papillosttm.

è notevolissima, ed

vari aspetti in

i

cui

presenta potrebbero giustiiìcare una suddivisione in parecchie varietà ed anche in specie distinte,

si

studiando una sejie di individui, non apparisse tale graduale transizione

rendere

non

difficile

ma

solo,

dall'

una

all'

soggettiva e di nessuna utilità la separazione dei vari

che forma, che per più spiccati caratteri

attra forma,

tipi.

da

Tuttavia qual-

differenzia dalla specie tipica, va senza dubbio distinta al grado

si

di varietà.

La forma

tipica è rappresentata da individui, che

rigonfia, gibbosa, sub-rotonda,

riore:

non sorpassano

mm.

12

i

di diametro,

a conchiglia

poco obliqua, con indizio appena di area di depressione nel lato poste-

tubercoli sono sub-rotondi, o allungati nel senso delle coste, non molto vicini fra loro, irrego-

i

larmente

allineati,

non a

nell'individuo, forse con

ma non

concentriche, talora aguzzi nel lato posteriore,

file

un

così fortemente

come

po' d'esagerazione, raffigurato dal Poli: gli interstizi costali sono fortemente

punteggiati.

Da

questa forma

per gradi,

tipica,

passa ad altra notevolmente

si

piìi

depressa,

a

lato

anteriore

arrotondato, lato posteriore espanso e troncato, con evidente area di depressione caratterizzata da costicine piii piccole.

Tanto neir uno che valve, Il

ma

nell'altro tipo

i

tubercoletti costali sono spesso assenti nella regione centrale delle

con maggior frequenza nella forma depressa.

C. papillosum è

specie

largamente

citata

vivente

e

fossile,

Mediterraneo

nel

e

nell'Oceano

Atlantico.

M. Mario:

nelle varie località fossilifere, specialmente frequente alla Farnesina

C. papillosum var. dertonensis Micht. (18-17.

?

1854.

1864. 1871. ?

1875.

— MiCHELOTTi.

Cardium edule L. De Ray., V.

— — —

Palaeontographia

d.

H., Ponzi. Cat.

Conti.

— _ — —

_

Op.

ct7.,

2.='

Ponzi.

Op.

cit.,

pag. 24.

italica, voi.

XIV,

1908.

Tav. IV [XIV]

Descript. Foss. mioc, pag.

— —

Op.



cit.,

cit.,

IH.—

,

fig.

(s.

g.

e

s.

gr.).

17-20.

C. dertonense).

pag. 7.

1.» ed., pag. 21.

ed., pag. 29.

4

26

CEBTJLH-IRELIil

S.

[102]

Si differenzia dal tipo per le sue dimensioni molto maggiori,

mancanza

altrettanto di altezza, per la quasi totale

e posteriore delle valve, per evidente area di depressione,

che sono bisolcate da due solchetti

ma

come specie a

margine ventrale

al

Ma

sé.

si

a questa identica è

l'inizio di

C.

il

due solchetti

obliquatum Aeadas

C. obliquatum Micht., propose di cambiare

Nelle collezioni

ho osservato che

nome

di C. edule.

De Ratneval

È

il

nome

in

^)

sono piccole valve, per

vi

papillosum, le quali pre-

al C.

laterali sulle costicine.

come già

cui

,

Crema^'

il

Non mi sembra

la considerò

perciò

Sacco.

il

per la preesistenza di altro

,

C. Aradasi.

M. Mario esaminate, questa varietà che

di

circa

e

osserva anche in piccoli esemplari, potrebbe far con-

d'altra parte

errato ritenere la specie del Michelotti varietà del papillosum,

Forma

di larghezza

principalmente per la struttura delle costicine

contorno e presenza di tubercoli su tutte le coste, spettanti senza dubbio

sentano presso

mm.

18

laterali.

Questa peculiare natura delle costicine, che siderare questa varietà

fino a

di tubercoli sulle coste, limitati solo al lato anteriore

abbastanza frequente, era indicata col

è

perciò che nella sinonimia figurano le due citazioni del Conti, mentre perle altre due di

e Ponzi sono stato indotto a farlo per la considerazione che

non

C. edule

il

si

raccoglie nel

gruppo del M. Mario propriamente detto.

M. Mario

Farnesina

:

e

(s. g.

ecc.

s. gr.),

C. papillosum var. transversa n. var.

È ha

in



Tav.

rV [XIV],

fig.

21, 22.

distinta dalla varietà precedente, di cui potrebbe anche solo considerarsi

comune l'ornamentazione

esterna, per

il

suo contorno lateralmente

piìi

forma élongata, e

di cui

allungato, lato posteriore più

nettamente troncato, ed espanso.

Raggiunge dimensioni anche maggiori

della var. dertonensis.

......... ..........

Diametro antero-posteriore timbo-ventrale

»

È

forma

assai af&ne a questa

improbabile, che zioni di

le

la var. Batesoni B.

(=

D. D.

M. Mario prese

in

Ma

esame.

la

come

Credo che a questa varietà debba ,

di C. edule, e

varietà di C. edule è a coste piatte, più vicine

nella var. di

della differente struttura cardinale: sicché

''

21

pedinata Lk.)

var.

solcate lateralmente, e principalmente separate da interspazi costali

ZaccARi

24

»

non

due forme siano state talora confuse, come ho constatato esser avvenuto nelle

impresse, angolate in basso,

dello

mm.

e forse anche

M. Mario: Farnesina

(s.

g.

l'

e

non

loro,

non

o segnati da linee

G. papillosum, senza parlare di altri minori caratteri e

é difficile distinguere le due forme.

riferirsi la citazione

altra del Clerici s.

non punteggiati

fra

è

colle-

di

C. edule, var.

pedinata Lk. del catalogo

*'

gr.).

Oardium (Parvicardium)

sp.

-

Tav.

IV [XIV],

fig.

23.

Conchiglia obliquamente triangolare, molto convessa, inequilaterale, sottile: lato anteriore più breve, contratto, arrotondato: lato posteriore troncato, biangolato, assai

più

alto

dell'anteriore.

Umbone

sub-

mediano ed involuto. ')

1846,

Akadas. Descriz.

s. 2.»,

voi. III,

di varie specie

pag. 244, tav. III,

nuove ìnalacologiche della

Sicilia.

Memoria

II.

Atti Acc. Gioenia di Catania,

flg. 2.

2)

Crema. Sul piano

3)

ZuccABi. Calai, d.

<)

Clerici. Sulla Corbicula fluminalis ecc. Boll. Soc. geol.it., voi. VII, pag. 112, (1888).

siciliano n. Valle del Orafi (Calabria). Boll. Comit. geol. fossili d. dint. di

Soma, pag.

it.,

anno

12, (1882).

1903, pag. 11.

[103]

Superficie costata; coste in di esse,

ed ornati

numero

27

di 25, convesse, bisolcate e

separate da interspazi poco più ristrettì

di strie ondulate colla convessità rivolta in basso

benché assai attenuate,

Le

CERTTLLI-IEELLI

S.

;

continuano anche sul dorso delle costicine,

si

costicine anteriori sono sormontate da tubercoletti arrotondati

presso al margine ventrale

ma

ne sono sprovviste invece

;

le

strie,

con la convessità rivolta in

alto.

costicine

le

centrali e quelle posteriori, le quali ultime sono assai più esili ed acute.

Cardine della valva destra come neìVexiguum.

Margine interno dentellato

in

corrispondenza delle costicine esterne.

..........

Diametro antero-posteriore limbo-ventrale

»

Spessore

E

valva)

fclella

.

.

.

.

.

.

.

.

.

mm.

22

»

18 8,

,

.

specie che ha caratteri di affinità tanto col C. papiUosum var. transversa, quanto col C. exiguum.

primo per

Si differenzia dal

sua forma notevolmente più obliqua ed inequilaterale, per conves-

la

sità più pronunziata, particolarmente presso l'angolosità o

Ne

perciò anche più evidente.

sono invece caratteri di

pseudo-carena del lato posteriore,

affinità

il

numero

e la

forma delle

la

piezza e la forte striatura degli interspazi costali. Si distingue d'altro lato dal

cipalmente per

sezione sub-triangolare

maggiore inoltre posteriore;

il

come



exiguum

C.

maggior numero e

il

la

per contorno e convessità molto s'avvicina

cui

quale è

costicine, l'am-



prin-

natura delle costicine, bisolcate, convesse, non pianeggianti e a

xieìV exiguum,

separate da interspazi più ampi e più fortemente striati: ne è

la convessità della conchiglia, e

contorno è più allungato e

meno

più uniforme per assai minore evidenza dell'angolosità

alto;

il

margine ventrale è più convesso;

le

dimensioni

sono maggiori.

Mi sembra

perciò possa trattarsi di specie distinta, forse nuova, che chiamerei ambiguum.

tandosi di Cardium, e te

specie sicure di

non possedendone che una

M. Mario, pur avendo per

sola

valva,

Ma

trat-

mi astengo per ora dall'annoverarla

altro creduto utile darne

un

fra

cenno descrittivo e notarne le

differenze con le specie affini.

M. Mario: Farnesina

(s.

gr.).

Cardium (Parvicardium) minimum (183fi.

— PHILIPP!.

1887.

— —





minimum

Questo piccolo Cardium I nostri esemplari

costicine, in

numero

squamette a forma

di



Tav. lY [XIV],

JJmim. Moli Sic, voi.

1864. Cardium papiUosum Poli. Conti.

1871.

Phil.



I,

pag.

51; voi. II.

Op.

cit.,

1* ed., pag. 21.

-Op.

cit.,

2=^

Phil. Ponzi e Meli. Op. è nella nostra

fìg.

24-27; Tav.

tav.

XIV,

fig.

V

[XVJ,

flg. 1-4.

18)

ed., pag. 29. cit.,

pag. 20.

formazione assai più comune del C. papiUosum.

hanno quasi costantemente forma sub-rotonda, obliqua, notevolmente convessa:

le

sono ora completamente piatte, ora molto debolmente convesse, e

le

30

circa,

di tegole,

che

le

ornano,

si

osservano ben raramente su tutta

la superficie,

che invece

più di frequente sono limitate alle due regioni anteriore e posteriore delle valve, e talora mancano quasi

completamente. I nostri esemplari

raggiungono dimensioni presso a poco identiche a quelle della specie vivente nel

Mediterraneo, alquanto maggiori delle altre indicate dal Philippi, mentre per figura e descrizione del Philippi benissimo corrispondono.

gli altri

caratteri citati alla

28

CERULLI-IKELLI

S.

[^

........ ........ ............

Diametro antero-posteriore » umbo-ventrale Spessore

minimum, considerato da

C.

Il

molto affine In

5,5

»

5,5

— —

7

»

4,5



5,5

alcuni autori specie dubbia, o identificato,

nettamente

C. papillosum, è viceversa specie

al

stesse più depresse, più vicine fra loro, divise solo

6,5

per lo

o

meno creduto

distinta.

numero delle coste sempre maggiore, per le coste da una linea molto poco impressa: le squamette co-

separarlo dal C. papillosum per

effetti è facile

mm.

04]

il

sono più numerose, più piccole, trasversali, arcuate, concave, e danno apparenza fortemente scabra

stali

alla superficie di quelle valve,

che ne sono coperte quasi per intero: nel papillosum invece

sulle coste veri tubercoletti, più distanti inoltre e più grossi



rende possibile distinguere a prima vista anche individui piccolissimi. Nel C. è costantemente sub-rotonda, gibbosa, la conchiglia più sottile, le dimensioni

Ne

sinonimo

è

C. suecicum Lóven, dei

il

altresì si rileva dall'

esame

della figura di

si

minimum

inoltre la

^)

anche Sars

:

forma

sempre minori.

mari del Nord, a testimonianza del Jeffrets

Forbes ed Hanley

osservano

differenza di ornamentazione questa che

^'

pone

le

*',

e

come

due specie in

sinonimia. Il

di

C.

minimum

M. Pellegrino

conosce fossile in Italia di Vallebiaja (Manzoni), di Reggio Calabria (Sequenza),

si

e Ficarazzi (Monterosato), e di altre località del post-pliocene siciliano (Scalia),

M. Mario: Farnesina

(s. g.

e

s. gr.).



Cardium (Parvicardium) roseum Lk. (1819. — Lamakck. (1853.

— FORBBS

Hist. nat. d. anim.

llANLEr. Brit. Moli., voi.

a.

1871. Cardium scàbrum. Phil. Conti. Op.



— —

1882. 1887.



veri., voi. VI.,

s.

22,

[XV],

tav.

XXXII,

fig.

5-7.

pag. 14).

flg. 7.

— C.

nodosum Turi.).

2* ed., pag. 29.

cit.,

ZuccABi. Cai.

pag.

II,

V

Tav.

cit.,

roseum Lk. Ponzi e Meli. Op.

pag. 12. pag. 20.

cit.,

Delle poche valve, spettanti a questa specie,

alcune hanno forma sub-orbicolare,

convessa, poste-

riormente sub-troncata e depressa; umbone sporgente, quasi mediano; le coste in numero di 26 a 28,

debolmente convesse, molto vicine fra loro ed ornate

mente concave,

Per questi caratteri esse corrispondono

da Jeffreys

*'

come

,

di

numerose e robuste papille

altresì alla

forma

Diametro antere-posteriore » umbo-ventraie Altra valva,

meno

tipo vivente, quale è figurato

al

fossile nel

.

.

.

.

'

Crag inglese

.

.

.

.

da Forbes ed Hanley, e

*'

.

.

.

.

.

mm.

4,75

.

.

.

.

.

»

4,50

convessa, a contorno più orbicolare, con area di depressione posteriore poco evi-

dente, potrebbe identificarsi col C. scàbrum Phil., considerato varietà del roseum:

sembrano più

trasversali, legger-

e nella regione posteriore alquanto spinose o aguzze.

ma

in quello le coste

distanti fra loro, a giudicarne dalla figura.

M Jefprbys. Brii. Conch., voi. II, pag. 294.

Hanley.

2)

Forbes

^)

Sars. Moli. reg. arci. Norvegiae, pag. 48.

a.

Brit. Moli., voi. II, pag. 33, tav.

">)

Jeffreys. Brit. Conch.,

^>

S.

WooD. Supplem.

io

voi.

V, tav.

XXXV,

fig. 4.

XXXII,

fig.

6 (C. sueeicum

Lóven)

.

(C. nodosum).

Crag Moli. Palaeontogr. Soc. London,

voi.

XXVII

fl874), pag. 134, tav.

X,

fig. 6.

[105]

CERTJLLI-IRELLI

B.

29

......... .........

Diametro antero-posteriore » umbo-ventrale

Variazione opposta a questa è in ultimo rappresentata da

hanno forma meno

C. roseum

Il

giore

affinità,

per

C.

ma

individui,

3,50 3,50

quali

i

rispetto al

tipo

......... .........

mm.

4 3,

»

50

queste modificazioni di forma rimangono costanti l'ornamentazione e riconosce facilmente tanto dal C. papillosum che dal

si

la

forma delle

vicine fra loro, collocate C. papillosum,

»

alta e lateralmente piìi espansa, con area di depressione piìi marcata.

Diametro antei'O-posteriore » umbo-ventrale

Ma attraverso

altri

mm.

come

minimum pure

ne ornano

papille, che

trasversalmente

sulle

le

costicine,

il numero delle coste. minimum, con cui mostra mag-

lamellari, diritte,

costicine ed occupanti

tutta la

sezione

s'è visto, le papille sono, oltre che piiì distanti, circolari, a testa

più distanti,

meno

estese sulle costicine,

piiì

esili,

non

robuste,

queste. Nel

di di

molto

spillo,

e nel

debolmente arcuate,

diritte o

triangolari e più fortemente concave. C.

Il

specie,

nodosum Turt.

ma C.

Il

il

nome

degli autori inglesi

è,

Lamargk, per ragione

di

a confessione dello stesso Jefpreys, sinonimo di questa

di priorità, dev'essere prescelto.

roseum è stato citato da Seguenza per Val d'Era, sotto

il

sinonimo di C. nodosum, e

altresì

per r astiano e siciliano della provincia di Reggio Calabria.

Vive tanto nel Mediterraneo che nell'Atlantico.

M. Mario: Farnesina

(s. g.

e

gr.).

s.



Rigacci e Museo.

Coli.

— Tav. V [XYJ — MONTAGU. Test. Brit., Supplem., pag. 30, tav. XXVIl, (1808. (1853. — FoEBES a. Hanlev. Brit. Moli., voi. II, pag. 25, tav. XXXII,

Cardium (Parvicardium) fascìatum Mtg.

fig.

,

8.

fig. 6).

Questa specie non valva, da

me

M. Mario, minimum.

citata finora a

trovata fra altre di C.

vi

deve esser rarissima;

fig. 5).

in collezione

......... ..........

Diametro antero-posteriore » umbo-ventrale Spessore (della valva)

Per di

il

.

.

.

.

.

.

.

.



.

.

ne

mm.

6

»

5,

»

2,

esiste

suo contorno obliquo, posteriormente angolato, la nostra valva bene corrisponde

FoRBES ed Hanlet, come a quella posteriore

identificarsi colla var. globosa Jeffreys;

i

di

Jeffreys

tubercoletti

^),

solo

sembra più convessa,

una sola

alla

e

figura

potrebbe

trasversali sulle costicine del lato anteriore sono

molto numerosi ed avvicinati fra loro; mancano invece, sebbene non completamente, sulle costicine cenche sono debolmente convesse, e separate da spazi lineari punteggiati come nella specie vivente.

trali,

La

Si

Montagu rappresenta un individuo lateralmente più allungato. Questo Cardium si può considerare come una specie intermedia fra il C. roseum e il C. exiguum. distingue dal primo, cui è strettamente collegato tanto per il numero delle coste che per la forma figura di



dei tubercoletti,

mancanza i)



per

il

suo contorno più obliquo, per

di tubercoletti sulle costicine centrali.

Jeffreys. Brit. Conch.,

voi.

V. tav.

XXXV,

A

flg.

l'

angolo o carena posteriore più evidente, per

quest'ultimo carattere difi'erenziale

3.



la

di cui trovasi

'

30

CERITLLI-IBELLI

S.

Hanlet che

parola tanto in Forbes ed

in Jeffrets

[106]'

— credo

per altro sia da dare limitato valore, in

quanto che, come si è visto già nel C. papillosuni e nel C. minimum, in questi piccoli Cardium, a minuta ornamentazione esterna, spesso i tubercoletti costali mancano su parte della superficie delle valve, e più frequentemente sulle costicine della parte centrale. D'altro lato di tubercoletti sono ricoperte

Crag corallino inglese

sticine centrali del C. fasciatum fossile nel colla specie Aivente.

Si differenzia invece dal G. exiguum, per

^'

dallo

,

stesso

Questa specie vivente nel Mediterraneo

comune

co-

sua forma più regolarmente convessa e

la

non decisamente e fortemente angolata nel lato posteriore, per maggior numero neWexigimm sono 22, per la loro regolare convessità e per diversa forma appiattiti, e non rotondi. Vallebiaja dal Manzoni; è invece

le

Jeffrets identificato

26,

mentre

tubercoletti,

lineari,

di costicine,

dei

nell'Oceano Atlantico; fu dubbiosamente citata fossile per

e

nelle formazioni terziarie di Calabria, dove

il

Segtienza la cita

dal Tongriano al Siciliano.

M. Mario: Farnesina

gr.).

(s.



Oardium (Parvicardium) exiguum Gmel. (1892.



— Gmelin De

1854. Cardium exiguum Gmeldt.

1875.

— — —

1882.



1864. 1871.

È

Y

Tav.

[XV],

flg.

9,10.

Linneo. Syst. Nat., ed. XIII, pag. 3255). B. D. D. Moli. mar. du Mouse, voi. II, pag. 277, tav. XLV, flg. 14). (1790.

_ — — —

_ — — —

in

Rat., V.

Conti.

Op.

pag.

21 (pars)-). 29 (pars).



Op.

cit.,

2.» ed., pag.

Op.

cit.,

pag. 24.

ma ben

oii.,

1." ed., pag.

Ponzi.

ZucoAEi. Gat.

specie pur questa rarissima,

H., Ponzi. Gat.

d.

cit.,

cit.,

7.

pag. 12.

distinta dalle

precedenti

per la decisa angolosità del lato

posteriore.

Delle tre valve da piccolo, le altre due, di

me

studiate una è delle sabbie della Farnesina ed appartiene ad individuo assai

poco più adulte, provengono da Malagrotta

vente nel Mediterraneo.

.

.

.

.

Malagrotta.

(s. g.);

.



.

(Coli.

.

(1831.

1864. 1871. ? ?

1875. 1882.

1887.

Metaxd n.

_

sp.

_

De Rat., Y.







Ital. tert. Gebild.,

d. H., Ponzi.

Conti.

Op.

cit.,

1.^ ed., pag.

_

Op.

cit.,

2." ed.,

Sotteri Michel. Ponzi.

Op.

cit.,

ZuccAEi. Cat.

hirsutum Ben. Ponzi

e

mm.

5,5

»

4, 5

.

— —

6,5

5,9

Tav.

Y

[XY],

fig.

11-13.

pag. lOi)

Gat. di., pag.

7.

21 e 46.

pag. 29 e 50.

pag. 24.

cit.,

Meli. Op.

pag. 12. cit.,

pag. 20.

S. WooD. Crag Moli., voi. Il, pag. 153, tav. 13. flg. 4 (C. nodosum) ; — Io. Supplem. to Crag Moli. Palaentogi London, voi. XXVII (1874), pag. 133. ') Sono nella collezione Conti insieme confusi individui di C. roseum, minimum, ed exiguum. ')

Soc.

— _ — — —

— Bronn.

.

.

Clerici):

Cardium (Parvicardium) hirsutum Bbn.

1854. Cardium scabrum? Phil.

tutte corrispondono bene al tipo vi-

.........

Diametro antero-posteriore » umbo-ventrale

M. Mario: Farnesina

:

|107]

CERTJLLI-IBELLI

S.

Questo Cardium, per quella

dell'

Hornes

dono esattamente

Una

'',

sua forma e scultura

la

tanto caratteristico, di cui ottima figura è

esterna,

raccoglie alla Farnesina in rari esemplari. Essi per

si

forma del bacino

alla

31

loro contorno corrispon-

il

Vienna, come a quella fossile nel Piemonte.

di

bella valva conservata nella collezione Conti appartiene

ad individuo molto adulto:

......... ..........

Diametro antero-posteriore limbo- ventrale

»

Gli individui giovani

hanno

— particolarmente

Come ben suppose Hornes,

è errato

metà anteriore delle valve in numero di 35 circa.

credere affine a questa specie

il

12

«IS





le costicine di al-

ma sempre

terna grandezza e molto regolarmente disposte,

è invece

nella

mru.

molto ben distinto, tanto per minor numero

di coste,

C.

il

minimum

Phil., che ne

che per differente ornamentazione e strut-

tura di esse, oltre che per forma più regolarmente convessa e tondeggiante.

Egualmente differente sembrami anche dal Cocconi, ritiene sinonimo

il

di

Wood

C. strigilliferum

Mrsutum: ne

C.

Crag inglese

del

diversa

è

forma,

la

^*

,

che Y Hornes, seguito

molto minore

il

numero

delle coste. Il

C.

scabrum

specie, che

il

De Ratneval,

dubbio da

citato con

a testimonianza del Conti, deve riferirsi a questa

Conti da parte sua esattamente riconobbe come distinta dalle congeneri, descrivendola

per altro come specie nuova. Credo che anche

citazioni di

le

C. Sotteri Micht., per

M. Mario, debbano

riferirsi alla specie in discorso. I\

C.

Mrsutum non

è conosciuto vivente.

M. Mario: Farnesina

(s. g.

e

s.



gr.).

Coli.

Rigacci e Zdccari.

Cardium (Oerastoderma) edule (1767.

cit.,

1.'^

ed., pag.

21.



Op.

cit.,

2.^ ed.-, pag.

28.

edule

L. Meli. Log.

cit.,

pag. 450.

crctssum

Defr. Ztjccaei. Cat.

edule

L.

_ —

_ —

1881. 1882. 1882. 1887.

1888.

A

— — — — _ —

M. Mario manca

ad Acquatraversa C.





12. cit.,

Clerici. Log.

pag. 112.

cit.,

pag. 20.

mari del Nord, e si

gli

esemplari copiosissimi, che

raggruppano attorno

crassum Defr.) e Lmnarchi Reeve, intese in senso alquanto

Questa specie

il

dell' altro

pillosum.

del Ponzi,

Ne ho

la

come

alle

lato,

si

raccolgono

due varietà umbonata Wood

giacché

con

una specie tanto

caso di fare troppo minute distinzioni.

è stata a

M. Mario, come

nimia riportata: in questa non figurano

i)

pag. 12.

Ponzi e Meli. Op.

e principalmente a Malagrotta,

polimorfa non credo sia

2)

cit.,

Ihid., pag.

la specie tipica dei

L.

Syst. Nat., ed. XII, pag. 1124).

1864. Cardium rusticum L. Conti. Op.

1871.

{=

— Linneo.

le

altrove, citata con

nomi

diversi,

come

si

vede dalla sino-

più antiche citazioni di C. edule del catalogo di

di quello di Conti,

perchè

certezza per le citazioni di Conti

HòRNBS. Foss. Moli. ieri. Back. v. Wien, S. Wood. Crag Moli., voi. II, pag. 154,

voi. II,

io ;

credo che dette citazioni

per le altre

pag. 190, tav.

tav. XIII, flg. 5.

lo

XXVI,

desumo

flg.

6-8.

si

De Ratneval,

riferiscano al C. pa-

dal fatto, che nel gruppo

32

S.

del il

M. Mario propriamente

C. edule

vero,

il

un po'

neval nessuna indicazione

di

e

difatti

cataloghi succitati, di

i

De Eatneval

non figura nel lavoro più recente

esso

di

e Ponzi,

Ponzi e Meli,

quella provenienza, nella nostra ricca collezione. Questo argomento perde,

di

perchè recentemente

di valore,

Ma

G. edule var. umbonata.

valva di

[108]

detto, quale quello cui si riferiscono

non era stato rinvenuto,

né se ne trovano esemplari, a dir

CERTILLI-IBELLI

noi

fatta

tal

Luigi Grassi, ha trovato alla Farnesina una

sig.

il

sarebbe comunque rarissima, e nel catalogo di

la specie vi

De Eat-

troviamo, indicazione che viceversa non manca per altre

specie poco comuni.

La sinonimia

riportata

si

ad entrambe

riferisce

0. edule var. (1850. —



umbonata Wood.

W^OOD. Crag Moli,

S.

le varietà seguenti.

Questa varietà, che non sempre

è facile

Tav.

V

[XV],

voi. Il, pag. 155, tav.

flg.

XIV,

flg.

14-19. 2bJ.

nettamente separare dalla seguente,

meno regolarmente

per maggiore spessezza e convessità della conchiglia, forma

si

distingue

ovale,

umboni

dal piiì

tipo

spor-

genti e più convessi.

Ad

essa spettano

esemplari più adulti della nostra collezione, ed è parimenti forma assai comune.

gli

Per accorciamento del

con corrispondente contorsione

lato anteriore, spesso

forma assume talora aspetto più inequilaterale, quasi triangolare, e corrisponde (fig.

degli

umboni, questa

alla var. contortula

Sacco

18, 19).

Questa varietà

crassum Defr.

molto anteriore a quello del Wood, non può esser conservato per

M. Mario: Farnesina; Acquatraversa

;

nome, benché

la preesistenza di altro C.

crassum Gmbl.

(1845. — Reete.



sp.

Tav.

Oonch. Imn., tar. XVIII,

V

fig. 93.

[XV],

— O.

fig.

dell'

umbone, questa forma

meno regolarmente

.

lato posteriore, convessità e spor-

comunissima tanto ad Acquatraversa, quanto e più ancora a Malagrotta.

è

Essa è certamente distinta dal rale e

20, 21.

Lamarcki)

Notevolmente variabile per spessezza del guscio, per lunghezza del genza

;

Malagrotta.

Lamarcki Eeeve

C. edule var.

ma

tale

è stata spesso indicata quale var. crassa o C.

C. edule dei

ovale, per

mari del Nord, oltreché per contorno molto inequilate-

maggiore sporgenza degli umboni, e principalmente per

il

lato po-

steriore protratto, appiattito, quasi caudato.

Per quest'ultimo carattere, oltreché per minore spessezza del guscio, e meno regolare convessità, var.

Lamarcki

zione fra

La

le

var.

si

distingue dall' umbonata

WooD. La

due varietà.

Lamarchì

è

comunissima nel Mediterraneo.

Acquatraversa; Malagrotta.

Oardium (Laevicardium) norvegicum (1790. (1848.

— Spengler.

— FoRBES

a.

1854. Gardium norvegicum ^VEsai..

_

1864. 1868. 1871.

1875.

1882. 1887.

1888.

_

_ _ —

_ — -^

_ —

Laevicardium—





_ — _ _ — — —

De

Spengl.



Tav.

Skrifter of Naturhist. Selskabet, voi.

Hanley.

JBrit. Moli., voi. II,

pag.

35,

tav.

Rat., V. d. H., Ponzi. Oat.

Conte.

Op.

cit.,

Mantovani. Op. Conti.

Op.

cit.,

Ponzi.

Op.

cit.,

ZuccAEi. Gat.

ed., pag.

l." eit.,

29.

pag. 24.

cit.,

cit.,

pag. 12. cit.,

pag. 20.

pag. 112.

V I,

[XV],

pag.

XXXI,

eit.,

21.

pag. 14.

2.» ed., pag.

Ponzi e Meli. Op. Clerici. Loc.

la

var. contortula Sacco serve quasi di anello di congiun-

flg-.

42) fig. 1, 2)

pag. 7^

22-27.

[109]

CEKULLI-IRELLI

S.

È

33

specie non rara, e più frequentemente in giovani esemplari,

di forma, consistenti in

una diversa relazione

e proporzione dei

i

quali presentano piccole variazioni

due principali diametri, antero-posteriore

ed umbo-ventrale, e perciò forma o rotondeggiante a lato posteriore superiormente espanso, o obliqua-

mente

allungata. Quest'ultima forma, più frequente negli esemplari più adulti, corrisponde alla var. me-

diterranea B. D. D.

La

^1

costulazione esterna, in molte valve denotata semplicemente dalla differenza di colorazione delle

costicine e degli intervalli costali, in altre è leggermente accennata presso al ticolar dif&cile

modo

sul lato posteriore,

dove

ultime costicine

le 5 o 6

avere esemplari in buono stato

di conservazione,

si

margine ventrale, e in par-

rendono ben manifeste. Però è assai esterno

strato superficiale

lo

della

conchiglia

essendo normalmente in gran parte corroso. Diametro antero-posteriore » umbo-ventrale.

Questa specie è così vicina

.

.

.

.

per

alla seguente,

suo

il

bondante materiale

sia fossile

grado di sviluppo

la

al



15, 5

»

15,5

— 20—31 — 17,6—36

aspetto esterno, che, ove non

ferenze anatomiche nell'animale, osservate dal Poli e confermate

— per

considerarla varietà del C. oUongum. Nel C. norvegicum

mm. .

.

da Weinkauff,

si

esistessero dif-

sarebbe indotti a

quanto ho potuto constatare nel non ab-

che vivente avuto in studio, e paragonando fra loro esemplari nello stesso

forma è decisamente più obliqua che nel C. oUongum,

e

il

lato posteriore è presso

margine cardinale normalmente meno espanso. Il

C.

norvegicum vive oggi nel Mediterraneo e nell'Atlantico.

M. Mario: Farnesina

(s.

g.

più frequent., e

gr.). Valle dell'Inferno;

s.



Cardium (Laevicardium) oblongum Chemn. (1782. — Chemnitz.

1854. Cardium sulcatum Lk.

1858. 1864.

1868. 1871. 1874.

1875. 1882.

— —

— — — — —



— — —

— —

— — — — — —

d.

Ponzi. Nota

cit.,

Op.

cit.,

Mantovani.' Op. Conti.

Op.

cit.,

H., Ponzi.

cit.,

2.^ ed.,



pag. 29.

pag. 44.

Gat. di., pag. 12.

L887. Laevicardium oblongum Cbeìis. Ponzi e Meli.

1888.





7.

pag. 14.

pag. 20,24 e 27.

cit.,

Op.

Clebici. Loc.

cit.,

cit.,

pag. 20.

pag. 112.

Assai comune a M. Mario nelle varie località fossilifere, questo Cardium

grado

di sviluppo:

alcuni esemplari misurano fino a

mm. 90

adulti è in generale ovale-allungata, a lato posteriore orbicolare, a lato posteriore più espanso.

Diametro antero-posteriore » umbo-ventrale .

^)

italica, voi.

XIV,

1908.

vi

raggiunge un notevole

La forma, che

sub-troncato, negli

negli

individui

più

mm.

40

»

44

— 65 — 82

esemplari

giovani è più

*

.

.

.

BucQUOY, Dautzenbbrg, Dollpus. Moli. mar. du Bouss.,

Palaeontographia

di altezza.

........ .

28-31.

pag. 21.

1.^ ed.,

Ponzi.

Op.

fig.

19, fig. 190)

Gat. cit., pag.

cit.,

Ztjccari.

[XV],

pag. 559.

Mantovani. Op.

oblongum Chemn.

V

Conchyl. Cabin., voi. VI, pag. 195, tav.

De Rat., V. Costi.

Tav.

Acquatraversa.

.

.

voi. II,

.

.

pag. 302, tav. XLVIII,

fig.

7-9.

34

Anche questa specie

[HOJ

CEBULLI-IRELLI

S.

attualmente vivente nel Mediterraneo:

è

sua presenza nell'Oceano Atlan-

la

dubbio dagli autori francesi B. D. D.

tico è posta in

M. Mario: Farnesina,

Villa

Madama, Valle dell'Inferno; Acquatraversa.

Oardium (Laevicardium)

1882. Cardium Jeffreysii Eigacci. Zuccaki. Cat.

trasversalmente

Conchiglia molto fragile, lato posteriore

protratto,

Tav.

V

lato

anteriore arrotondato, breve;

inequilaterale

ovale,

:

pili

ristretti

in

due

essendo delle altre

parti.

Le

si

Umboni

biangolato.

si

mostrano invece acutamente

convessi,

numero

sporgenti, inclinati in

di 44, separate

da inter-

ed oscuramente rugose:

rilevate,

sporgente e più larga, fa apparire

piìi

costicine cessano

che posteriormente, e

32.

esse e di color bianco latteo: le otto ultiihe costicine, situate sull'area di

di

depressione del lato posteriore, centrale,

fig.

margine anteriore.

Superficie lucente, segnata da costicine perfettamente appiattite, in

spazi costali

[XYJ,

pag. 12.

cit.,

oscuramente

depresso,

avanti, e situati pili presso al



JefTreysi Rie acci (in sched).

l'

quella

area di depressione come divisa

bruscamente a breve distanza dal margine cardinale tanto anteriormente

attenuano moltissimo nella regione peri-umbonale, che per

mostra levigata,

ciò si

lucentissima.

Cardine come nel C. cyprium Br.

Margine ventrale internamente dentellato

in

corrispondenza delle costicine esterne.

......... .......... .............

Diametro antero-posteriore » umbo-veutrale Spessore

La forma trasversalmente

allungata,

vesse, separate da interspazi costali

m'inducono a considerarla specie a

molto minor numero

il

di

cui

non

sé,

(s. g.).



esiste in collezione che

ma

1864.

il

C. norvegicum, cui si



1874.



— —

1875. 1882.

d. terr. terz.

Cardium aeolicum L. Conti. Op.



— —

il

avvicina

C. cyprium.

un unico esemplare, fu

(Discors) laevinflatum Sacco.

Sacco. / Moli.

1871.

9

citata nel catalogo della

era semplicemente nominativa.

(=Discors aquitanicus May.



»

Coli. Rigaggi.

Cardium

(1899.

15

12,5

che sono appiattite e non con-

di coste,

che direi quasi intermedia fra

collezione Eigacci, redatto dallo Zuccaei,

M. Mario

»

più ampii, distinguono bene questa specie dal C. cyprium Br., e

moltissimo per la forma appiattita delle costicine sul dorso delle valve, e

Questa specie,

mm.

— —

Piem.

L. Ponzi. Op.

e Lig.,

21. 29.

cit.,

peciinatum L. Ztjccahi. Cat.

cit.,

fig. 1-3,

53,

tav. XII, pag. 13-16).

pag. 44.

pag. 20 o 24. cit.,

pag. 12.

1887. Laevicardium peciinatum L. Ponzi e Meli. Op.

Questa specie, comunemente identificata

VI [XVI],

parte XXVII. pag.

cit., 2.^ ed., pag.

Lk. Mantovani. Op.

Tav.

var. laevinflata Sacco).

1.* ed., pag.

cit.,

Op.



cit.,

col vivente

pag. 20.

C. peciinatum L., fu dal Sacco, nel

tante lavoro sui Molluschi terziari del Piemonte, riconosciuta diversa dalla specie di Linneo, rata var. laevinflata di C. aqidtanicum May.

suo impor-

ma

conside-

[Ili]

Da parte mia credo In

nel

effetti

essa sia specificamente distinta

pedinatum vivente,

G.

Museo Zoologico

del

CERITLLI-IRELLI

S.

Roma,

di

il

di cui

35

dall'una che dall'altra specie.



ho potuto esaminare alcuni esemplari nella collezione

lato posteriore è ornato di cordoncini radiali acuti, separati da solchi

profondi, e più larghi dei cordoncini,

i

quali ultimi

attenuano bruscamente sul dorso della conchiglia

si

all'incontro colle lamelle ondulate del lato anteriore.

Nel

C.

aquitanicum May.

le costicine

sebbene meno rilevate che nel pedinatum, sono pure

radiali,

chiaramente accennate e separate da solchi impressi abbastanza profondamente, e discretamente ampi:

onde

Vienna

di



Mayer

dal

Mater molto Mayer '', anche

la specie di

della figura di

da

C

s'avvicina alla vivente. Tale impressione la traggo dall'esame oltreché di quella dell'

Hòrnes

determinati G. pedinatum

lui

^', il

quale assicura essere

— perfettamente

gli

esemplari del bacino

identici a quelli di S.* Avit, determinati

aquitanicum.

Nella forma fossile a M. Mario, come altresì in quella del Piemonte figurata dal Sacco, non

vano invece sulla superficie esterna della conchiglia che delle

e

sottili

estendono tanto sul lato posteriore che anteriore, sul quale esse

Credo perciò che tivo già usato

superficiali linee radiali, che

si

mostrano leggermente più superfi-

si

dal

la

forma

fossile in Italia

Sacco per

la

varietà,

vada considerata specie a

quantunque esso abbia un

e la distinguo con l'agget-

sé.

significato di relatività,

sarebbe opportuno conservare ad un appellativo specifico. Ripeto per altro

le

osser-

e intagliano anche le sottili lamelle trasversali di questo lato.

ciali

il

si

che non

ebbe ad osservare

ciò che già

Sacco: può essere che l'esame di più copioso materiale possa convincere del graduale passaggio fra specie pedinatum, aquitanicum e laevinfl.atum, e spinga a considerare le due ultime

3

come varietà

forma vivente.

della

La

specie,

poco comune a M. Mario, presenta qui limitate variazioni

negli esemplari più

giovani,

adulti invece accade

l'

opposto, senza che del resto

Diametro antero-posteriore Timbo-ventrale

»

(

citazioni di C.

è probabile

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

... .

pedinatum

fossile

35 32

>

(s. g.

e

s.

per l'Italia (Piemonte, Piacentino, Vallebiaia, Reggio Calabria)

nuova da

rifeiiscano alla specie

si

me

proposta,



Posseggo due sole valve

ma

ne ho

la certezza solo

per

Brocchi. Conch.



Tav.

VI [XVI],

flg.

foss. subapp., voi. 11, pag. 507. tav. XIII, fig. 5).

di questa elegantissima specie,

che la diversa ornamentazione dei due

......... ......... ............

Diametro antero-posteriore » umbo-ventrale

*)

Mathr.

2)

HoRNES. Foss. Moli.

Descript. Coquìl. foss. tert.

Beck.

Piemonte.

4.

anteriore e posteriore rende assai facilmente riconoscibile.

Spessore

il

gr.).

Cardium (Nemocardium) striatulum Br. (1814.

nota che mentre

— 56 — 62 — 56 — 70 22 — 39 — 52

mm.

.

>

M. Mario: Farnesina

si

uesto sia un fatto costante.

Spessore

Le

forma, e

di

particolarmente, essa è più obliqua e più larga che alta, in individui più

ieri.

v.

sup. Journ. Conchyl., voi. VII, tav. III,

Wien, voi.

II, pag-.

175, tav.

XXIV,

fig.

mm.

11,5

»

10,5

fi^. 3.

6, 7.

»

9

lati

36

CERTTLLI-IRELLI

S.

[112]

Essa non figura nei cataloghi delle specie del M. Mario finora pubblicati, appartengono

È

ma

le

due valve studiate

Eigacci ed erano determinate 0. cyprìum.

alla collezione

specie poco frequentemente citata e non conosciuta vivente.

M. Mario

(s.

g.).



Coli. Eigacci.

Fam. CBasaniidae Lamarck, 1809, emend. Grat, 1840.

Chama

Gen.

Linneo, 1758. f

La grande

nere in numerose specie, così ha giustificato Nello studio dei numerosi individui

criterio

il

fossili

ornamentazione

variabilità, certi caratteri di

nella riunione delle varie des,

Chama, come ha spinto

polimorfia e variabilità delle

forme in una

si

taluni malacologi a suddividere

completamente opposto

di riunirle tutte in

M. Mario, avendo notato come, non ostante

di

mantengano notevolmente

costanti,

il

una la

ge-

sola.

loro

non posso convenire

sono invece indotto a distinguere tre specie: Ch. gryphoi-

sola, e

Ch. piacentina, Oh. gryphina.

Chama gryphoides L. - Tav. VI [XVI], fig; (1767. — Linneo. Syst. Nat., ed. XII, pag. 1139) 1854.

Chama

18 n.

_ — —

1874.



1864.

1868.

_ — — — _

_ — — — _ —

18-75.

1875. 1882. 1882. 1887. 1888.

Si raccoglie

Le

asperella Lk.

_ — — — _

gryphoides L. asperella

Eat., V.

Conti.

Op.

d. H., Ponzi.

Mantovani. Op. Conti.

Op.

cit.,

cit.,

Ponzi.

pag. 24.

Op.

cit.,

Ibid., pag.

_ —



pag. 8.

30.

pag. 45.

24.

cit.,

pag. 18.

Ibid., pag.

Ponzi e Meli. Op. Clerici. Log.

cit.,

23.

pag. 14.

cit.,

2." ed., pag.

Mantovani. Op.



Cai.

1.» ed., pag.

cit.,

Lk. Zuccahi. Gai.

gryphoides L.

_ —

De

5-11.

cit.,

13. cit.,

pag. 22.

pag. 112.

abbastanza frequentemente e spesso in ben conservati esemplari.

lamelle, che ornano la valva superiore, fortemente laciniate e spinulose nella

individui, in taluni si

HÒRN. che

il

mostrano più depresse, sub-spinose,

in

modo da

Sacco considera varietà di Ch. gryphoides. Per altro mi sembra che

cui le nostre valve

maggior parte degli

ricordare alquanto la Ch. austriaca le

figure del Sacco,

bene corrispondono, rappresentino un tipo leggermente diverso da quello figurato da

HòRNES, e meno differenziato dal tipo della Ch. gryphoides. Qualche individuo, per forte sporgenza ed avvolgimento a spira assai frequente nelle

distingue col

La dall'

nome

Chama

dell'

umbone, rappresenta l'anomalia

corrispondente alla var. unicornaria Lk. della specie seguente, e che

il

Sacco

di var. pseudo-unicornis.

Ch. gryphoides è assai

comunemente

citata dal

HoRNES. Vive oggidì nel Mediterraneo e

vi

miocene

al pleistocene:

a M. Mario fu citata anche

raggiunge, sembra, un grado di sviluppo inferiore alla

specie fossile.

M. Mario: Farnesina, Valle dell'Inferno; Acquatra versa.

[113]

CEEULLI-IRELLI

S.

37

Ohama piacentina Defh. — Tav. VI [XVI], fig. L2-20. (1817. — Defkance. Bict. Sciences Nat., voi. VI (suppl.), pag. 65) (1899.



Sacco. / Moli.

Ghama squamata Desk. De Rat., V.

1854.

_ _ — — — — — — — — — — — —

1858. 1864.

1864. 1868. 1871. 1871. 1874. 1874.

1875.

1875. 1875.

1882. 1882. 1887.

_ _

— _

Ponzi.

Nota

Conti.

Op.



unicornis Lk.

squamosa

cit.,

pag. 559. 1.^ ed., pag.

23.

Ibid., pag. 23.

squamata Desk. Conti. Op.



unicornis Lk.

fig. 18-22).

Gai. cit., pag. 8.

Ponzi.

H.,

d.

cit.,

Mantovani. Op.

?

parte XXVII, pag. U, tav. XIII,

terr. terz. Pieni, e Lig.,

cit.,

Ibid., pag.

squamosa Broc. Mantotani. Op.

pag. 14.

cit.,

2.» ed.,

pag. 30.

30.

pag. 45

cit.,

')

unicornis Mantovani. Ibid., pag. 45.

squamata Desh. Ponzi. Op. dissimilis

— —

Bkonn.

unicornis Lk.

— —

squamata

pag. 20, 24.

Ibid., pag.

squamata Desh. Zuccaei. unicornis

cit.,

Ihid., pag. 24.



Gat.

24.

cit.,

pag. 13.

Ibid., pag.

Ponzi e Meli. Op.

Assai più comune della precedente, questa

13. cit.,

Chama

pag. 22.

si

raccoglie a

M. Mario

in

magniùci esemplari ben

conservati e completi, di cui taluno a guscio fortemente ispessito.

......... ..........

Diametro antere-posteriore » umbo- ventrale

mm.

65

»

82

Alcuni individui, mostrandosi a valve rotondeggianti, molto crasse e fittamente fogliacee laraellose, sem-

brerebbero corrispondere che la mancanza

fissa,

in

garmeUa De Greg., che

buono stato

di rilievi scagliosi

^ione mi conferma valva

Ch.

alla

non essendo

delle valve

ficie

il

il

Sacco considera buona specie. Ma,

conservazione e trattandosi di valve isolate, sorge

di

delle lamelle sia soltanto occasionale

la superil

dubbio

ed apparente. In tale sopposi-

fatto che esistono individui sicuramente di Gh. piacentina per l'ornamentazione della

nei quali la valva superiore fortemente lamellosa,

zione, prende appunto l'aspetto delle corrispondenti valve di

non essendo Cìi.

in

buono stato

di

conserva-

garmélla, figurate dal Sacco.

perciò che detti esemplari spettino pure alla specie in discorso, di cui presentano altresì solco di depressione posteriore, e di cui potrebbero riguardarsi quale var. foliosa (Tav.

il

Ritengo

caratteristico

VI [XVI],

fig.

18).

Oltre questi, meritano di esser menzionati alcuni individui, nei quali l'ornamentazione esterna è più regolare, quasi costicillata, a

dono

alla var. percosticillata

Sono pure alla Ch.

assai frequenti le

che

Non

citazioni del

Mantovani

io

suppongo che

elevate, molto avvicinate fra loro e più numerose. Corrisponfig.

19).

forme anomale, ad umbone molto elevato ed avvolto a

unicornaria Lk. (Tav. VI [XVI],

collezioni,

*)

squame poco

Sacco (Tav. VI [XVI],

fig.

20).

Ed

le varie citazioni di

è

spira, che corrispondono

appunto per l'esame del materiale esistente nelle nostre

Ch. unicornis Lk., le quali figurano in parecchi dei cataloghi

Chama squamosa Brocchi, bensì una Ch. squamosa Brand ma non v' ha dubbio che le due Mantovani, del 1868 e 1874, si riferiscano a questa specie. Non è raro pur troppo nei cataloghi di

esiste

riscontrare simili inesattezze.

:

38

S.

M. Mario, debbano

del

CEETJLLI-IEELLI

ma non

a questa specie;

riferirsi

[114|

escludo che con tal nome, abbiano potuto esser

talora indicate anomalie corrispondenti di Ch. gryphoìdes.

La

Ch. piacentina è nettamente distinta dalla gryphoìdes: ne sono

— almeno le

per quanto ho constatato sul materiale avuto in studio

squame molto

piìi

grandi, più robuste, più

l'ornamentazione eguale su entrambe

minutamente squamosa

:

oltre le dimensioni

ma

distinzione

molto maggiori,

fortemente sporgenti oltre

elevate, e talora

valve, mentre nella gryphoìdes

le

della inferiore



costanti di

caratteri

il

margine:

superiore è molto più

la valva

principalmente la presenza nella piacentina di un solco longi-

tudinale di depressione nel lato posteriore, che dall'umbone scende al margine ventrale, originando, in cor-

rispondenza, nell'interno della valva un rilievo, in prossimità dell'impronta muscolare posteriore, più o

meno

evidente a seconda dell'ispessimento della conchiglia.

osserva

fin

nei più giovani individui, e che, insieme

più foliosa, sei've a

farli

facilmente distinguere da

all'

È

questa una caratteristica costante che

pur giovanissimi individui di Ch. gryphoìdes.

altri

Questa specie fu indicata a M. Mario già dal Lamarck quale Ch. lacernata

non molti anni dietro dal De Gregorio Il

Sacco ha rimesso in onore

La

il

^'

,

nome

si

ornamentazione più grossolana, più irregolare,

'',

e con lo stesso

nome,

che ne considerava perfettamente sinonima la Ch. squamata Desh. più antico del Defrance.

Ch. macrophylla L., oggi vivente nelle Indie occidentali, mi sembra sia molto affine, se non spe-

cificamente identica alla forma fossile, a giudicarne dalle figure di Chemnitz.

M. Mario: Farnesina, Valle

dell'Inferno.

Chama gryphina Lk. (1835. — Lamakck. Hist. nat. d.

-

•').

1854. Ghcmia gryphina Lk.

— — — — —

1864. 1868. 1871.

»

1874. 1875.

È

— — — — —

De Rat. Conti.

V".

Op.

d.

H., Ponzi.

cit.,

Mantovani. Op. Conti.

Op.

cit.,

Mantovani. Op. Ponzi.

Op.

s.

cit.,

l.=>

veri.,

f.'

il

1, 2.

23.

30.

pag. 45.

pag. 20 e 24.

forte ispessimento della conchiglia, per la struttura cardinale essi

altavillensis

De Gregorio

:

Lo

scarso materiale avuto

in studio

non mi permette

tuttavia ritengo sia più esatto considerare la gryphina

altra specie.

tre

soli

bene corrispondono

*'

Della bontà di questa specie, che anche oggi s'incontra vivente, discusso.

stione

fig.

voi. VI, pag. 587).

pag. 14.

2.^ ed., pag. cit.,

II,

Cat. cit., pag. 8.

ed., pag.

cit.,

ed.

specie al contrario delle precedenti molto rara a M. Mario, e in collezione ne esistono

esemplari. Per alla

— — — — —

Tav. VII [XVII],

Anim.

Per quanto ho constatato negli esemplari

di

si

è già a

di portare

a

il

lungo e ripetutamente

mio contributo nella que-

sé,

anziché var. sinistrorsa di

M. Mario, noto che

la particolare struttura car-

specie

veri., voi. VI, pag. 37 (1819). Lamarck. Hist. nat. d. Anim. Db Gregorio. Appunti ini. a talune Chame. Boll. Soc. mal. it., voi. X, pag. 207 (1884). ') Citata a M. Mario in gran parte dei precedenti cataloghi, il Meli (Moli. foss. di M. Mario, pag. 22 [nota], 1887), ritenne di dovervela escludere, e difatti essa non figura nel suo catalogo redatto insieme al Ponzi, né in altri posteriori. Gli esemplari studiati, di cui uno della coli. Rigacci, pongono fuor di dubbio l'esistenza di questa specie a M. Mario, e danno, per lo meno, apparenza di veridicità alle precedenti citazioni, che perciò figurano in sinonimia. Ma d' altra parte debbo parimenti far notare, che nelle collezioni studiate le due specie piacentina e gryphina erano grandemente confuse, e molti esemplari della prima specie erroneamente attribuiti alla seconda. De Gregorio. Appunti int. a talune Chanie. Boll. Soc. mal. it., voi. X, pag. 210 (1884). *)

2)

••ì

ss.

S.

|115J

39

CERTJLLI-IRELLI

dinaie dei nostri individui, e specialmente la profonda fossetta, anteriore al dente cardinale nella valva libera,

non

osserva mai in corrispondenti valve libere, anche egualmente molto ispessite, di Ch. pia-

si

centina, cui più che alla gryphoides

mi sembra avvicinarsi

la

Ch. gryphina, in ciò convenendo pienamente

col Sacco.

M. Mario

(s.

g.).

Cypriiiidae

Fam.

Cyprina

Gen.

Cyprìna islandica L. (1766.

sp.

-

1868. 1871.

1875.

— Linneo.

— — — —

1882. 1882. 1887.

1894.

Op.

aequalis Bronn. Conti.

— — —

— — —

ZuccARi.

Op.

2.^ ed.,

cit.,

cit.,

pag-.

il



pag. 28.

Gat. cit., pag.

12.

var. elliptica. Zitccaei. Ihid., pag. 12.

Ponzi e Meli. Op.



cit.,

pag. 18.

Meli. Nota

voi. XIII,

it.,

Boll. Soc. geol.

cit.,

esame

del copioso

Credo per

risoluta.

altro,

abbia l'importanza che Il

it.,

alla

gli

altri

a quella riportandola.

È

d'accordo col Sacco, che

XIV, pag.

voi.

134.

Farnesina, è stata oggetto di

il

al Ponzi,

Ma

dopoché

aequalis Bronn. per

avere

ed istituendo raffronti tra

opportuni raffronti la questione venga

valore stratigrafico attribuito a questa specie non

aveva già accennato che il

De Franchi

ritornò sull'argomento, e cercò dimostrare che la specie di "

un contorno

piìi

la specie vivente

sembra ritenere non diversa

circolare

"'

la

Cyprìna

M. Mario non

si

M. Mario fosse da

raccoglie a

dalla islandica, osserva, che nella

assai

di

M. Pellegrino

Cyprìna

di

più gonfia

M. Mario

"

il

vivente e nella Cyprina del post-pliocene siciliano

il

diametro antero-posteriore è ben maggiore

antero-posteriore

dorso-ventrale e inoltre

il

diametro traverso (spessore della conchiglia) nella Cyprina

siderevole in rapporto alla misura del diametro dorso-ventrale

'I

dirsi se si riferisca alla C. islandica o alla

F.

Db

Franchi. Descriz. comparativa

d.

diametro

di

di quello

M. Mario

è con-

„.

Ponzi, sulla fede di Mantovani, cita nello stesso lavoro a pag.

Il

„,

dorso-ventrale, mentre nella C. islandica

diametro

quasi

Meli

e Ficarazzi, e che

il

della conchiglia

il

fosse la islandica L., bensì la

nelle valve e per essere

e quella che

di

espresse invece parere contrario,

uguaglia

i)

discus-

venne assegnata.

Meli, nel lavoro redatto insieme

non può

eco. Boll.

perciò innanzi tutto d' un qualche interesse,

materiale a mia disposizione e con

considerarsi diversa dalla islandica.

egli

Bronn

pag. 162.

nostro deposito, alcuni autori ritenendo essa fosse da considerarsi distinta dalla specie oggi

vivente solo nei mari del Nord,

che coir

20.

aequalis Beonn. Meli. Paragone fra gli strati sabbiosi a Cyprina aequalis



1,2.

Venusj.

pag. 24').

Questa specie, assai comune e in ben conservati esemplari sione per



fig.

pag. 14.

cit.,

Soc. geol.

1895.

1.^ ed.,

cit.,

Op.

Op.

3-10; Tav. Vili [XVIII],

flg.

Syst. Nat., ed. XII, pag. 1131.

islandica L. Mantovani.

islandica L. Ponzi.

Lk., 1812.

Tav. VII [XVn],

18G4. Gyprinà aequalis Bbonn. Coitti.

— — —

H. et A. Adams, 1857.

19,

una Cyprina

islandicoides Dbsh., che

Venus Brocchii.

Molluschi postplioc. di Galatina. Boll. Soc. mal.

it.,

voi.

XIX, pag.

73.

40

CEBULLI-IEELLI

S.

A

tal riguardo,

pur notando che

giustamente, poca importanza

al

il

De Franchi,

nel suo accurato studio su

carattere del rapporto fra

confronto con esemplari viventi dei mari Britannici, e

convenire

nell'

altri

anche

specie vivente e con la fossile di

A

stinte.

pili gonfia, la

M. Pellegrino

diametri,

i

fossili di

opinione espressa dal Meli. Perchè, se fra

forma più tondeggiante, ed

[116]

gli

l'

questa specie, annette, e

esame dei

vari individui, ed

il

M. Pellegrino, non mi fanno assolutamente

esemplari di M. Mario alcuni mostrano una

grande maggioranza concorda così perfettamente con la

e dei Ficarazzi,

comprovare questa mia asserzione, riporto qui

i

che non

diametri

saprebbe come tenerle

si

di-

individui, pur ritenendoli

alcuni

di

di assai scarso valore:

Diametro

Diametro

antero-posteriore

dorso-ventrale

Rapporti

Spessore

mm. Individui viventi

a,

M.

Fellegfrino

:

0,

88

0,50

45

1

:

0,

87

0,52

»

71

1

:0,91

0,61

mm.

42

1

:

89

0,49

54

1

:0,81

0,53

»

71

1

:

0,

86

0,60

mm.

87

105

85

76

»

101

86

»

117

105

82

72

42

0,

105

86

54

0,82

90

80

56

0,88; 0,62

87

84

50

;0,96

97

90

62

;0,92

97

99

61

;1,02: 0,62

M. Mario

di questi rapporti

1

115

.

Dall'esame

35

75

mm.

Individui fossili a

mm.

62

86

mm. Individui fossili

mm.

70

numerici risulta come variabili essi siano,

0,

ma comunque

;

;

;

:

0,51 0,51

0,57

0,64

ci

vien di-

mostrato, che fra la specie di M. Mario, quella di M. Pellegrino, e la vivente nessuna possibile distinzione

possa

farsi,

non essendovi differenze né nel rapporto

fra

i

tumidità delle valve. Tale mia asserzione sarà resa ancor le

si

diametri antero-posteriore e verticale, né nella piìi

evidente dall'esame delle figure, quando

voglia confrontare con quelle della specie fossile a M. Pellegrino, e vivente nella

chusetts, date nel ricordato lavoro del

Mi

è stato inoltre possibile, per

Baja di Massa-

De Franchi. l'esistenza, nelle collezioni

del

Museo,

due valve

di

di

Gyprina

aequalis Beonn, provenienti dal Crag corallino di Siiffolk, anche con queste stabilire utilissimi raffronti.

Mi son

convinto che la Gyprina di M. Mario, anche nelle rare forme più gonfie,

distinta dalla specie del Nord, per

involuto, per convessità più

umbone meno prominente,

uniformemente

della conchiglia e nella regione umbonale.

nale

n^W aequalis, il contorno È per me perciò fuor di

diffusa, e

Per

la

la

si

mantiene sempre ben

il

lato anteriore, e

meno

non particolarmente accentuata nella parte centrale

maggiore sporgenza ed elevatezza della regione umbo-

della conchiglia appare in essa

dubbio che

più inclinato verso

Cyprina

di

meno

M. Mario

ovale, più triangolare.

altro

non

sia

che la islandica.

Ciò stabilito farò notare che questa specie a M. Mario, come del resto anche nei mari attuali, pre-

senta modificazioni di forma abbastanza notevoli. Se come tipo della specie vivente prendiamo quello

fi-

[117]

CERITLLI-IBELLI

S.

gurato primieramente da Listek

41

a forma sub-orbicolare, transversa, più lunga che

i'

rigonfia,

troviamo a M. Mario, oltre questo

convesse

(f.*

alta,

da un lato forme più rotondeggianti,

tipo,

moderatamente

ma

egualmente-

sub-rotunda) fino a giungere a forme a lato dorsale più rapidamente declive, lato anteriore

una deviazione assai spiccata dal tipo

più breve, le quali rappresentano

forme trasversalmente più allungate e in proporzione più depresse le quali corrispondono,

mi pare,

bene

assai

Alcuni pochissimi individui presentano

forma

alla var. transversa

valve più tumide

le

(f.»

Wood (f."

sub-trìgona),

(f.*

= var.

transversa del

Crag

inflata)

,

e dall'altro

Zuccari),

elliptica

inglese.

e

avvicinano perciò al-

si

venne distinta come C. aequalis, voglia essa considerarsi specie a parte, o varietà della specie vivente, mantenendosene per altro come già si è detto perfettamente distinti. quanto

Anche

alla

fossile che





come Forbes ed Hanlet

nella specie vivente del resto,

sore della conchiglia, e tale fatto risulta altresì dai rapporti fra

—e

Ma non cioè la

fanno notare, assai variabile è

diametri degli individui da

ostante la variabilità di contorno e di spessore notata, l'aspetto

me

lo spes-

esaminati.

generale della conchiglia

sporgenza e l'inclinazione degli umboni, la regolare ed uniforme convessità delle valve, la

struttura del cardine



si

mantiene sempre eguale. Nei più giovani esemplari

la

forma

è

meno

inequila-

l'umbone più centrale.

terale,

Ho

osservato altresì che l'ampiezza della superficie formata dal dente

tare, presa dall'AsASSiz a carattere distintivo fra le

come

ci i

variabile è

La

ampiezza della

1'

cardinale e dente legamen-

due specie aequalis ed islandica, è molto

variabile,

callosità ninfale.

C. islandica a tipo pre-pliocenico, giunse nel pliocene, e post-pliocene specialmente, molto più a

sud, di quanto oggi non

essendo essa confinata nei mari odierni

si verifichi,

l'America del Nord. Per tale fatto questa

al

Nord d'Europa

una grande importanza

specie assunse

stratigrafica e

e nelil

De

Stefani la ritenne caratteristica dell'epoca post-pliocenica.

M. Mario: Farnesina

(s. g.

più frequent.).

Isocardia

Gen.

Isocardia cor L. var. Mayeriana Cocc.



CoccoNi. Unum. Moli. mioc.

plioc.

1864. Isocardia cor Lk. Conti. Op.

cit.,

(1873.

— — — — — —

1868, 1871. 1874. 1875. 1882. 1887.

La forma fossile più

— — — — — —

.

fossile

— — — —

Op.

cit.,

cit.,

Ponzi.

pag. 20 e 24.

Op.

cit.,

cit.,

Ponzi e Meli. Op.

a M. Mario

si

Tav. Vili [XVIII], fig. 13, 14.

fìg,

3-5.

— I.

mayeriana)

22.

pag. 15. ed., pag.

2.'-

cit.,



Piacenza, pag. 3(M, tav. VII,

Mantovani. Op.

L. ZircoAEi. Cat.



e

sp.

1.^ ed., pag.

Maniovaui. Op. Conti.

Parma

Lk., 1799.

29.

pag. 46.

pag. 12. cit.,

pag. 18.

differenzia abbastanza notevolmente dalla

forma vivente, e da quella

comune.

I nostri

esemplari sono a forma più irregolarmente e più

fortemente gibbosa: umbone molto più

sporgente ed apice più involuto: altezza delle valve, in proporzione, molto maggiore della larghezza: angolosità posteriore, che dall'

*)

umbone scende

LiSTBR. Hist. Conchyliorum, tav. 272,

Palaeontographia

italica, toI.

XIV,

1908.

al

fig.

margine ventrale, molto più accentuata: depressione lunu-

108, (1685).

42

CERIILLI-IRELLI

S.

[H^J

modo che

lare molto più ampia, pili forte, più profonda, in

la conchiglia,

fortemente incavata sotto l'umbone, e l'incavo è nettamente demarcato

umbonale corrisponde un notevole restringimento

della regione

vista

fronte,

di

si

presenta

Al maggiore sviluppo

ai bordi.

della parte centrale della conchiglia, più

particolarmente destinata a contenere l'animale. cardine è più robusto.

Il

Delle impronte muscolari, quella posteriore

è,

come

negli individui viventi, molto superficiale; l'impronta

un

anteriore invece è profondamente impressa, e limitata nel suo orlo interno da ciò che

non

verifica negli esemplari viventi esaminati,

si

sembra essere

in rapporto col

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

In alcuni esemplari,

.

l'umbone

i

in

modo da

lato anteriore fino all'incontro dell'angolosità posteriore, si lati

meno

caratteri differenziali accennati

meno

forte invece l'an-

accentuata l'area di depressione del lato posteriore.

mi sembra che

sensibilmente dalla specie vivente, corrispondendo differenziali siano così pronunziati

all' I.

l'

Isocardia di M. Mario diversifichi abbastanza

mayeriana Ceco., senza che tuttavia

da giustificare una separazione

d'altra parte non' posso convenire col prof. Pantanelli

il

specifica,

come credeva

al tipo medio vivente più comune, a giudicare almeno dai molteplici individui M. Mario: Farnesina (s. g. e s. gr.), Valle dell'Inferno. Coli. Ri&ACCi e Meli.



¥eueridae

Gen.

Meretrix

— Deshayes (1900. — Sacco.

in

/

1871. Venus Agassizii ?

1874.

1881. 1887.

— —

È

d'

specie

ters.

Anim.





Oeb. Conti. Op.

cit.,

molto rara:

i

sp.



Tav. YIII [XVIII],

Vert., ed. II, voi.

cit.,

2." ed., pag.

Op.

viventi osservati.

-

fìg.

[pars].



6, 7.

Yenus).

cit.,

28.

pag. 44.

pag. 450.

Lk. Ponzi e Meli. Op.



Ma

corri-

— Amiantis)

Islandicoides d' Obb. Mamtovani.

Brocchii Desh. Meli. Loc.

s.

come

Lk., 1798.

VI, pag. 289, nota Piem. e Lig., parte XXVIII, pag. 23, tav. V, fig. 6-9.

Sist. nat. d.

Moli. d. terr.

Cariatis islandicoides

1S88.

meno

Lamarck.

caratteri

Cocconi.

Leach, 1819.

Meretrix (Amiantis) Brocchii Desh. emend. Sacco (1835.

tali

il

quale ritiene questa forma fossile

spondente

Fara.

descrivere

presenta ante-

d'un esagono: in questi esem-

è ancor più sporgente, più pronunziata la depressione lunulare,

golosità posteriore, e in conseguenza anche

Per

84

»

.

riormente angolato, benché ottusamente, e sembra formare come tre plari

74

»

margine ventrale anziché essere regolarmente arcuato,

il

un regolare semicerchio dal

— 81 — 84 74 — 97

mm.

• .

M. Mario mi

di

fossili



maggiore ispessimento della conchiglia.

Diametro antero-posteriore » umbo-ventrale Spessore

che negli individui

e

molto forte

risalto

Clebici. Loc'

cit.,

cii.,

pag. 17').

pag. 112.

pochi individui studiati più che al tipo, per la loro forma rotondeggiante,

allungata, corrispondono meglio alla var. suborhicularis Sacco.

In un lavoro successivo il Meli (Sopra ale. rare specie di Moli. foss. d. M. Mario. Boll. Soc. geol. it., voi. pag. 94) cita la Venus umbonaria Agass. V. Brocchii Desh. (prò parte). Con questa semplice indicazione non saprei se trattisi della V. Brocchii, come è intesa dal Sacco, o della V. gigas Lk., di cui la V. umbonaria è sinonima. ')

XIV (1895),

=

CEKTJLLI-IBELLI

S.

[119]

43

Questa specie fu per diverso tempo mal compresa e considerata sinonima talora

M.

e tal' altra di

come

gigas:

ma

M.

di

islandìcoides

Sacco, nel lavoro citato, dimostrò come essa sia ben distinta tanto

il

dall' uaa

dall' altra specie.

Non

è conosciuta vivente, né

può

sua diffusione allo stato

dirsi della

fossile,

data

l'

incertezza delle

determinazioni.

M. Mario: Farnesina Meretrix

(s.

(?)

gr.).

1854. Cyiherea chione

— —

1864. 1868.



1871.

1875.

1875. 1881.

1882. 1§87. 1888. 1896.

De

L.



piiella

Venus chione

1871. Cytherea

1874.



Op.





Ibid., pag.

L. Conti. Op.

— — _ Cytherea — — — — _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ i

g.);

Acquatraversa 8-10; Tav.

flg.

(^c?e

Meli

IX [XIXJ,

fig.

e Clerici). 1-3.

pag. 6.

20.

2.'»

cit.,

cit.,

20.

pag. 14.

cit.,

pag. 28.

ed.,

Phil. Conti. Ibid., pag. 28.

Venus chione L. Mantovani. Op.



Vili [XVIII],

ed., pag.

1.'^

cit,,

Mantovani. Op.

puella

(s.

Syst. Nat., ed. X, pag. 686 {pars}.— Venus).

Ray., V. d. H., Ponzi. Cai.

Ponzi.



Op.

pag. 44.

cit.,

pag. 19.

cit.,

Hid. pag. 24.

Meli. Loc.

pag. 450.

cit.,

ZuccABi. Cat.

pag. 12.

cit.,

Ponzi e Meli. Op. Clerici. Loc.

Meli. Loc.

pag. 17.

cit.,

pag. 112.

cit.,

pag. 83.

cit.,

Abbastanza frequente nelle sabbie esemplari,

— Tav.

— Linneo.

Conti.

Phil.

Galandrelli, e

Coli.

(Callista) chione L. sp. (1758.

1864.



M. Mario, questa specie

di

quali mostrano anche quasi intatto

vi si incontra spesso in

ben conservati

naturale colore giallo-rossiccio.

il

Gli individui fossili corrispondono assai bene ai viventi, solo fra essi più che la forma tipica, quale è

considerata dagli autori francesi B. D. D.,

frequente la var. élongata B. D. D.

è

i' ,

a forma più

allun-

gata. Qualche esemplare anzi presenta tale carattere anche più accentuato che nella figura di B. D. D., e insieme

il

lato posteriore più acuminato.

M.Mario: Farnesina

(s.

g.

e

s. gr.).

Valle dell'Inferno; Acquatraversa.

Meretrix (Pitar) rudis Poli (1795.

— Poli.

1854. Cytherea rudis Poli.

]871.

— — —

1874.

Venus

1864. 1868.

1875. Cytherea 1882.



1887. Cariatis 1888.

'>



Test. Vtr. Sicil.,

De Eay., V.

d.



Conti.



Mantovani. Op.

— — — — — —

Conti.

Op.

Op.

cit.,

cit.,

Mantovani. Op. Ponzi.

Op.

cit.,

ZrccAKi. Cat.

toL

II,

-

pag.

Tav.

9i,

taT.

H., Ponzi. Cat. 1.^ ed., pag. cit.,

IX [XIX], XX,

cit.,

fig.

fig. 15, 16.



4-11. Venus).

pag. 6.

20.

pag. 14.

2.^ ed., pag. 28. cit.,

pag. 44.

pag. 19 e 24.

cit.,

Ponzi e Meli. Op. Cleeici. Loc.

sp.

cit.,

pag. 12. cit.,

pag. 17.

pag. 112.

BuCQUOY, Dautzbnbbrg, Dollfus. Moli. mar.

dii

Rouss., voi.

II,

pag. 328, tav. LII,

fig.

10.

44

S.

Questa delicata conchiglia, comune

modo che

allo stesso

'

CEKULLI-IRELLI

[120]

Farnesina particolarmente tra

alla

in altri depositi, a contorno assai yariabile.

È meno

le

sabbie grigie,

si

presenta,

frequente la forma tipica, ovale-

transversa, quale è figurata dal Poli, molto più numerosi invece sono gli esemplari a forma sub-trigona,

a diametro antero-posteriore più corto, più rigonfi, che s'accostano

alla var. rugata Loc.

*'.

A

questa

varietà possono riferirsi quasi tutti gli esemplari più adulti che esistono in collezione. Per altro qualche individuo, per gibbosità ancor

impressa,

Fra

si i

pronunziata, per lato anteriore

più

meno

arrotondato,

per

lunula

più

differenzia dal tipo ancor più della var. rugata.

giovani esemplari molti presentano un contorno

sub-circolare, tanto

che largo, e taluni

alto

a lato posteriore molto alto s'avvicinano assai alla figura 5 c-d del Wood^'. Assai variabile

ma

esterna,

altresì è la striatura

in

nessun esemplare essa è così marcata come

nella var. mediterranea TiB.

^

Gli individui più adulti presentano le seguenti dimensioni:

......... ..........

Diametro antero-posteriore » umbo-ventrale Spessore

La M.

rudis è largamente

cene, essendo citata di quasi tutti

M. Mario: Farnesina

(s. gr.

e

i

s.

mari odierni, e

nei

diffusa

Acquatraversa

G-ouldia

Gouldia minima Mtg.

1854.

1864. 1868. 1871. 1874. 1875. 1875.

Gytherea

— — — — — —

1881. Circe 1882.

1887. 1888.

È

— — — — Cyrilli

minima

— — —

— MoNTAGn.

— — —

Phil. Conti. Op.

— —

Conti.

Op.

Phil. Ponzi. Op.



Tav.

egualmente nel pliocene e post-plio-

Meli

e Clerici).

IX [XIX],

cit.,

cit.,

flg.



12-19.

Yenus).

Cai. cit., pag. 6.

ed., pag. 20').

pag. 14.

cit.,

2." ed., pag.

28.

pag. 44.

cit.,

pag. 19.

Ibid., pag.

ZuccAEi.

-

!.=>

Op. cit.,

Mont. Meli. Loc.

— — —

{fide

d. H., Ponzi.

Maniovahi. Op.

Scac.

17

G. B. Adams, 1847.

sp.

cit.,

MAiTTOVAifi.

Lk.

21

»

lo fu

Test. Brit., pag. 121, tav. Ili, fig. 3.

minima Moni. De Rat., V. apicalis

24

»

giacimenti sub-litorali. g.);

Gen.

(1803.

mm.

24.

pag. 450.

Cat. cit., pag. 12.

Ponzi e Meli.- Op. Clerici. Loc.

cit.,

cit.,

pag. 17.

pag. 112.

abbastanza comune a M. Mario, ed anche discretamente variabile nella forma, più o meno ovale,

allungata, o quasi circolare, talora fortemente appiattita, tal' altra discretamente convessa. Possono perciò

distinguersi le seguenti variazioni principali:

4 BucQUOY, Dautzbnbbeg, Dollfus. MoU. mar. du Rouss., voi. II, pag. 333, tav. LUI, flg. 5. 2) S. WooD. Crag Moli., voi. II, pag. 208, tav. XX, flg. 5 c-d (Cytherea rudis). ') La Cytherea minima dei cataloghi del Conti è VAstarte triangularis. Per disavvertenza le corrispondenti tazioni

non furono

trascritte nella

sinonimia di detta specie.

ci-

[121]

CEEITLLI-IBELLI

S.

45

Var. triangularis Mtg., a forma più rotonda, e superficie più liscia del tipo ;

Var. rotondala arcuato

ancor più rotonda della precedente, sub-equilaterale, a margine ventrale più

var.,

n.

;

meno

Var. élonyatella Sacco, a forma trasversale allungata, e più o

La Goiddia minima,

la

cui sinonimia

di

inquinata Lk., apicalis Phil., Cyrilli SciC. ecc.)

mente nel pliocene

Dosinìa

Dosinia esoleta L. (1758.

— Linneo.









1881. Artemis exoleta L. Meli. Log.

1887. Dosinia



1888.

Sembra

Due

— — —

— — —

Op. eit.,

ZuocABi. Cat.



Tav.

IX [XIX],



fig.

Tenus

cit.,

1.'^

ed., pag.

cit.,

2."

ed., pag. 28.

20, 21. exoleta).

21.

pag. 450.

cit.,

Ponzi e Meli. Op. Clerici. Log.

sp.

cit.,

pag. 12. cit.,

pag. 18.

pag. 112.

specie molto rara, giacché in collezione non ne esistono che pochissimi esemplari.

valve della nostra collezione, come altre poche nella collezione Conti, appartenenti ad individui

adulti, si

mostrano rispetto

alla

forma comunemente

figurata, e vivente

nel

Mediterraneo, a contorno

più circolare, margine dorsale posteriore assai regolarmente arcuato, senza indizio di angolo al

margine ventrale:

......... ..........

Diametro antero-posteriore » umbo-ventrale Spessore

Ma

lo fu egual-

Scopoli, 1771.

Syst. Nat., ed. X, pag. 688.

1864. Dosinia orhicularis Agass. Conti. Op.



molto diffusa nei mari odierni, e

è specie

dell'Inferno; Acquatraversa.

Gen.

1882.

,

e post-pliocene.

M. Mario: Farnesina, Valle

1871.

depressa.

abbastanza complessa (triangidarìs Mtg., pumiìa Lk.,

è

tuttavia

l'

delle nostre valve

affinità si

tra le

due forme è assai spiccata, e una variazione

mm.

51

»

49

»

26

al

passaggio

di contorno simile a quella

riscontra anche negli individui viventi.

Questi individui a contorno più circolare potrebbero riguardarsi come una varietà adulta deìVexoleta,

e fors'anche corrispondere alla var. major B. D. D.

'',

che presenta un identico rapporto di diametri^).

M. Mario: Acquatraversa. D. exoleta (1818. (1853.

— S.

var. lentiformis

— SowERBY.

WoOD. Crag

Min. Conch.,

1888.



— —

— —

t.

sp. 203.



Tav.

IX [XIX]



Venus

lentiformis).

Moli., voi. II, pag. 215, tav.

1881. Artemia lentiformis Sq-w. Meli. Log. 1887. Dosinia

Sow.

cit.,

fig. 1.

fig.

22.

— Artemis).

pag. 450.

Ponzi e Meli. Op. Clerici. Log.

XX,

,

cit.,

cit.,

pag. 18.

pag. 112.

Btjcquoy, Dautzbnbbrg, Dollfus. Moli. mar. du Mouss., voi. II, pag. 345. 1868 e 1874; Credo che le citazioni di D. discus per M. Mario ( Mantovani Clerici 1888) all' infuori di quella del Conti, possano riferirsi a questa forma. *i



2)



,

— Ponzi

e

Meli—

1887

46

CEBTJLLI-IBELLI

S.

L'unica valva che ascrivo a questa varietà

[122j

meno prossimità dell' um-

distingue ds.\V exoleta per forma più

si

tondeggiante, lato posteriore appiattito, margine dorsale più bruscamente rialzato in

meno

bone, e poi rapidamente declive,

umbone

più evidente;

arcuato, quasi rettilineo; angolo fra

margine dorsale

il

meno ampia, ed anche meno

più piccolo; area cardinale

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

mm,

42

»

40

»

16

Spessore

Non

ostante

i

caratteri differenziali accennati,

dente, perchè a mio parere

come

exoleta

D. lupinus tipo

Pantanelli dice

Il

in

la

modo

assoluto che

il

1'

questa forma e

affinità tra

possa considerarla specificamente distinta;

tipo exoleta è troppo evi-

il

ma

non

d'altra parte

è possi-

due forme, come parecchi autori hanno dubitato. La var. lentiformis sta

bile ritenere identiche le l'

si

e ventrale

arcuata.

.........

Diametro antero-posteriore » umbo-ventrale

depressa,

al-

alla var. lincia.

la lentiformis

abbastanza comune nel pliocene italiano, senza tuttavia affermare

Crag inglese e nel Belgio.

tipo italiano corrisponda a quello fossile nel

Da

parte

mia, avendo confrontato l'esemplare di M. Mario con alcune valve provenienti dal Crag di SuffoLk, ne

ho riscontrata

La forma

la perfetta identità.

poter riferire alla lentiformis, mi sembra più prossima del

Ntst

Ntst

figurata dal

come B.

^'

ma

al tipo exoleta:

exoleta,

e

che

debbo notare che

il

Wood

le

crede

due figure

differiscono alquanto fra loro.

Acquatraversa.

Dosinia lupinus L.

— Linneo.

(1758.

tipo di questa specie

Il

gono spettano

tutti alle

Mediterraneo, è

non

rappresentato a M. Mario,

è

due varietà

lincia e nitens.

allo stato fossile assai

(1813. — PuLTENET. Butchins Dorsetsh, — FoKBES a. Hanley. Brit. Moli., voi.

1854. Dosinia lupina Poli.

1864.

1864. 1868.

1871. 1871.

1874.





— — _ — —

discus



— Reeve

De Eat., V. Conti.



Op.

d.

H., Ponzi. Cat.

cit.,

1." ed.,

Ibid., pag.

34.

pag.

i

numerosi esemplari che del resto,

vi si raccol-

comunissima oggi nel

la var. lincia.

IX [XIX

Tav.

pag. I,

Tenus).

tipica

meno frequente che non sp.



ma

La forma

D. lupinus var. lincta Pul™., (1853.

sp.

Sysi. Nat., ed. X, pag. 689.



Vemis

431, tav.

cit.,

1,

flg.

23-30.

lincta).

XXVIII,

fig. 5, 6).

pag. 6.

pag. 21.

212).

lupina Poli. Maniovaui. Op. di., pag. 14.

— lincia



Conti.

Lk. Conti.

Op.

Ibid.,

cit.,

2.^ ed., pag.

28.

pag. 28.

lupina Mant. Mantovani. Op.

cit.,

pag. 46.

1882. Artemis lupinus Poli. Zuccaei. Cat. di., pag. 12. 1882.





var. orbieularis

Edw. Zuccaei.

1887. Dosinia lincia Ptjltn. Ponzi e Meli.

1894. 1895.

i)

_ —

_ —

Nyst. Descript,

d.

_ —

2)

cii.,

Ibid., pag.

12.

pag. 18.

Meli. Loc. di., pag. 163.



Loc.

cit.,

pag. 138.

Coquill. et Polyp. foss. d. Belgique, pag\ 184, tav.

XIV,

fig.

1.

(1843).



Id. Conchyliol

pag. 212, tav. XXIII, fig. 6 a, b. (1881). Sono indotto a riportare qui la citazione del Conti, dal fatto che nel catalogo del 1871 essa non compare

d. terr. ieri. d. Belgique,

più,

Op.

ma

è sostituita dall' altra di D, lincta.

[1 23]

CERTTLLI-IEELLI

S.

Mentre

manca a M. Mario, sono

tipo della hipinus

il

47

assai numerosi gli esemplari che appartengono

alla var. ìincta e in diverso grado di sviluppo.

......... .......... .............

mm.

Diametro antero-posteriore > umbo-ventrale Spessore

34

»

33

»

19

Qualche raro esemplare raggiunge dimensioni anche maggiori, ed una valva, disgraziatamente incompleta, misura 5 e.*" di diametro antero-posteriore, e forse altrettanto di altezza. Si distingue

dal tipo per conchiglia

per maggiore convessità, contorno più orbicolare,

solida,

piìi

margine dorsale più arcuato, umbone meno acuminato, striatura più marcata, area cardinale più ampia ed allungata, denti più robusti, bordo cardinale interno meno arcuato; area legamentare meno ampia

« meno ampio

altresì

il

seno palleale

Varia però alquanto

Per

i

caratteri

Ma

dalla lupinus.

il

— carattere

quest'ultimo del resto molto variabile.

contorno e la convessità delle valve, e l'evidenza della striatura esterna.

differenziali

sembrerebbe che

notati

autori francesi B. D. D., dopo

gli

forma

la

esame

di

lincia

dovesse considerarsi distinta

numerosi individui viventi delle due forme,

conclusero per la loro identità specifica, ed alle loro conclusioni mi attengo.

La D. lincta vive nell'Oceano Atlantico, mentre M. Mario: Farnesina, Valle dell'Inferno. D. lupinus (1892.

LameUibr.

plioc.

1864. Dosiwia intermedia Doderl. Conti. ?

1868.

1871. ?

1874.



var. nitens (Dodekl.) Pani.

— Pantanelli.

— _ —

la lupinus abita nel

— _ —

— _ —

— Unum,

Op.

cit.,

Mantovani. Op. Op.

Conti.

e

Sin.

1.=^

Tav.

IX [XIX],

BoU. Soc. mal.

it.,

Mediterraneo.

fig.

voi.

31, 32.

XVII, pag.

197).

ed., pag. 21.

cit.,

pag. 14.

2." ed., pag. 28.

cit.,

Mantovani. Op.

cit.,

pag. 46.

1882. Arteniis lupinus var. intermedia Dodeel. Zuccaei. Cai.

cit.,

pag. 12.

Conchiglia molto sottile, spesso a superficie lucente, obliquo-sub-rotonda o ovale, inequilaterale

:

lato

posteriore più o meno allungato, a margine dorsale poco arcuato ed ottusamente angolato nell'unione col

margine

ventrale:

Umbone

situato molto

lato

anteriore più breve, in

arrotondato.

poco sporgente. Lunula poco impressa.

avanti,

Striatura molto sottile.

Cardine come nella B. lupinus: denti palleale ampio, digitiforme.

Diametro antero-posteriore » umbo-ventrale Spessore I pochi

.

.

.

sottili,

il

4."

dente nella valva sinistra ben sviluppato. Seno

........ ........ .

.

.

.

.

.

.

.

mm.

— 35 — 33,5 14 — 17 26

25

» »

esemplari della collezione del Museo variano solo leggermente per la forma più o meno po-

steriormente allungata.

Per squisita cortesia

del prof. Pantanelli,

di Castellarquato spettanti alla teri,

sebbene uno degli

D.

nitens, e

mi

è stato possibile confrontare

ne ho riscontrata

esemplari di Castellarquato avuti

in

i

miei esemplari con

altri

la perfetta identità

nei principali carat-

esame, presentasse

rispetto

alla

forma

48

di

S.

M. Mario

CEKTJLLI-IRELLI

[124]

più acuti e una maggiore depressione delle valve,

gli apici

da approssimarsi molto



al

tipo

della Dosinia lupinus.

La D.

nitens differisce dalla lupinus

per

l'

ornamentazione esterna, strut-



per maggiore convessità delle valve e sottigliezza della conchiglia, mi-

dell'

umbone, depressione lunulare minore, e lunula meno impressa. Mag-

tura cardinale e seno palleale

nore sporgenza ed acutezza

— cui ha molta somiglianza

ancora colla var. linda per molto maggiore sottigliezza del guscio, striatura

giore diversità presenta

meno robusto, seno palleale normalmente più ampio. Sembra quasi una forma intermedia fra la lupinus vivente e la lincia vivente e fossile. Il prof. Pantanelli ritiene la D. nitens specificamente distinta dalla D. lupinus: a me sembra che, considerando la B. linda varietà della lupinus, per seguire uno stesso criterio di classificazione, e per

molto più minuta, lunula meno impressa, cardine

la evidente affinità fra queste forme, si

M. Mario: Farnesina

(s.

g.

e

s.

debba riguardare anche

la nitens varietà della lupinus.

gr.). *

Dosinia Portisi

n. sp.

Conchiglia discretamente solida, sub-ovale,



IX [XIX],

Tav.

33.

fìg.

depressa, inequilaterale

;

anteriore molto più breve,

lato

quasi un terzo dell'intera lunghezza: margine dorsale dolcemente arcuato ed unito senza angolo al margine

un quasi regolare semicerchio

ventrale, che descrive

Umbone

situato molto in avanti, inclinato verso

fino alla il

depressione lunulare.

Lunula

lato anteriore e depresso.

piccola, allun-

gata, fortemente impressa.

Superficie lucente, molto sottilmente striata.

Cardine della valva destra munito di tre denti molto

sottili, di

cui

il

posteriore nettamente bifido

ed arcuato, separato dal dente centrale da una larga fossetta dentaria. Area legamentare ampia.

Seno palleale digitiforme, inclinato in basso, discretamente ampio.

.......... ..........

Diametro antero-posteriore dorso-ventrale

»

Spessore (della valva)

mm.

46

»

44

»

10

non ho che una sola valva,

differisce dalla D. lupinus, oltre che per le diumbone depresso, sorpassato in altezza dal margine dorsale, che è pure più arcuato che nella lupinus: cardine meno robusto, con ampia fossetta dentaria fra il dente legamentare e il dente centrale; bordo cardiaale interno molto meno arcuato; seno palleale rivolto in

Questa specie,

di cui

mensioni, per forma più regolarmente ovale,

basso.

Presenta notevole del

Museo

affinità

zoologico di

con esemplari viventi dell'Oceano Atlantico, determinati

Roma come D.

discus Reeve,

ma

stingue per convessità leggermente maggiore, contorno ghezza, lato anteriore striatura più

fitta.

l'area legamentare,

in cui

Acquatraversa.

meno

e più breve, margine

Vi corrisponderebbe bene invece per seno palleale.

differenziali accennati

in discorso,

meno espanso

non

E

fossero, a

potrebbe perciò

Coli. Zuccari.

i

ovale, più alto

dorsale

proporzione della lun-

in

più declive nel

caratteri interni,

fors'

del

suo ultimo tratto:

cardine,

ampiezza

anche considerarsene varietà, se

fondata spesso su

collezione

nella

per le dimensioni minori, se ne di-

mio parere, abbastanza notevoli per specie

la distinzione specifica è



oltre che

lievi differenze

di di

i

del-

caratteri

un genere come quello forma.

[125]

CEÉTau-IBELLI

S.

D. Portisi



var. affinis n. var.

meno

Si distingue per forma lateralmente

49

X

Tav.

[XX],

fig.

1.

espansa, e più alta, leggermente più depressa;

umbone

più sporgente; margine cardinale interno più arcuato.

......... ..........

Diametro antero-posteriore umbo-ventrale

»

Potrebbe anche considerarsi specie a

ma

sé:

mm.

42

»

43

l'ornamentazione esterna, la sti-uttura del cardine, mi

consigliano per ora a riguardarla quale varietà della specie nuova proposta, tanto più che delle due forme

non ho che un esemplare per ognuna. Presenta ancora più della specie tipo caratteri di di assai maggiori, la

forma

B. lupinus; ma

affinità colla

è più appiattita, più debole

il

le

dimensioni ne sono

cardine, inclinato più in basso

il

seno palleale.

M. Mario: Acquatraversa.

Dosinia Distefanoi



n. sp.

Tav.

X

[XX],

flg.

2.

Conchiglia discoidale, solida, depressa, inequilaterale: lato anteriore assai breve, sub-troncato; margine legamentare fortemente arcuato e più alto dell' umbone, margine posteriore e ventrale pur essi re-

golarmente arcuati, in modo da descrivere col margine dorsale quasi

Umboni

assai

piccoli,

poco sporgenti, molto inclinati

in

^/^

avanti,

di

un

e

presso

circolo

abbastanza regolare.

al

margine

anteriore.

Lunula piccolissima, fortemente impressa. Superficie concentricamente striata.

Cardine della valva destra armato di tre denti assai stra quattro denti, di cui l'anteriore tuberculiforme, e

sottili, di il

cui

il

posteriore bifido

:

nella valva sini-

legamentare assai poco distinto, filiforme. Area

legamentare discretamente ampia.

Seno palleale digitiforme. Margine ventrale interno fortemente appiattito.

Diametro antero-posteriore

Spessore

.

.

'

.

.

.

.

mm.

.

....,.,,.,..

dal tipo fossile a Castellarquato

.

.

Questa specie, pur essa assai rara,

ma

.

.

dorso-ventrale

»

si

di cui

.

.

.

.

.

.

ho studiato due sole valve, è

distingue per



.

»

affine alla

42 40 16,5

B.

orhicularis Ag.,

contorno più circolare, margine legamentare più

arcuato, forma più depressa.

È

ben

facile distinguerla altresì dalla

B.

exoleta,

di cui la varietà adulta

regolarmente circolare, per la depressione notevole della conchiglia, in avanti,

il

margine legamentare assai più elevato ed arcuato,

la

l'

ha anche contorno quasi

umbone più

piccolo e più inclinato

depressione del margine innanzi alla

lunula piccolissima, la lunula assai più piccola.

M. Mario: probabilmente Acquatraversa. Palaeoutograpb'a

;talica, voi.

XIV,

1908.

7

50

CERULLI-IRELLI

S.

Venus

Gen.

Linneo, 1758, em. Lamarck, 1798. L.



Tav.

Nat,

ed.

X, pag.

Venus (Ventricola) verrucosa (1758.— Linneo. Syst.

1864. Venus verrucosa L.

Conti.

Venus verrucosa L.

1871.

Cytherea rugosa Gmel.

1875.

Venus verrucosa L. Ponzi. Op.

— —

— —

1887.

— —

agli

esemplari viventi

meno pronunziati

e quindi

attualmente

Op.

fìg.

3-5.

685).

^)

cit.,

ZuccABi. Gat.

28 (pars) ^K

2.^ ed., pag.

cit.,

Ibid,,

pag. 28. pag. 24.

cit,,

pag. 12.

Ponzi e Meli. Op.

cit.,

pag. 24.

;

mostrano solo meno impressi

i

tubercoli posteriori.

Ma

ma

di individui adulti,

a questo riguardo

come nel

arrotondato,

convessità delle valve, e

la

........

.

.

.

.

.

.

.

mm. »

.

Spessore

»

V. verrucosa vive attualmente in tutto (s. g.)

:

Farnesina

(s. gr.).



— 52 — 49 30 — 31

39

40

1875. Venus casina L. Ponzi. Op. 1887. 1895.

— —

— —

— —

cit,,

Meli]

BoU. Soc. Gli esemplari molto rari,

ma ben

L.

.



Tav.

X

[XX],

fig.

6-8.

Syst. Nat., ed. XII, pag. 1130)

pag. 24.

Ponzi e Meli. Op. Meli. Sopra

')

Mediterraneo e nell'Atlantico.

il

[fide

— Linneo.

(1787.

ale.

cit.,

pag. 14.

rare specie d.

geol.

it.,

voi.

molluschi foss.

XIV, pag.

conservati, che

melle, ravvicinate, elevate, abbastanza sottili, per la

')

contorno, più

Cytherea rugosa della collezione Conti è un esemplare giovane della specie in discorso

Venus (Ventricola) Casina

al tipo

il

tipo figurato da Gualtieri, o trasversale (var. transversa B. D. D.)

.

M. Mario

umbone,

Weinkauff avverte che anche

il

nota grande variabilità.

si

Diametro antere-posteriore » umbo-ventrale

La La

che bene corrispon-

solchi divergenti che irradiano dall'

i

Nei nostri esemplari, come nella specie vivente, variano

meno

[XX],

pag. 20 (pars)

Esistono di questa specie in collezione pochissime valve,

dono

X

Ibid., pag. 20.

— —

1871.

1882.

1.^ ed.,

cit.,

0;;.

1864. Cytherea rugosa Gmel. Conti.

[126]

si

estr.

d. giac. class, d.

M. Mario.'

94.

raccolgono a M. Mario, per la natura delle

maggiore convessità e spessezza delle valve,

dei mari del Nord, corrispondono a quello mediterraneo, che

piìi

la-

che

Aradas e Benoit distinsero quale

sotto questa denominazione specifica tre specie ben differenti, e cioè la verrucosa, la casina, ed anclie un esemplare di V. multilamella a lamelle più fitte, e forma più gibbosa, più alta.

Conti confuse

la lamellosa var.,

^) Nella collezione Conti trovansi colla scritta Cytherea rugosa Gmbl., due valve di Venus libellus DbRayn., mentre nella scatola di V. libellus vi è un esemplare giovanissimo di V. verrucosa L. È molto verosimile, per me anzi certo, sia avvenuto uno scambio di scatole, giacché non posso credere che il Conti non conoscesse la specie di M. Mario descritta da Db Raynbval, la V. libellus. È perciò che nella sinonimia figura la Cytherea rugosa e non la Venus libellus.

var.

Corsicana

'^^

e

,

Benoit

il

stesso in seguito e

''

maggiori ne sono interposte altre più il

CEEULLI-rRELH

S.

|127J

La

meno

sottili,

margine ventrale, che nel resto della

il

51

Monterosato

quale var. globosa. Fra

*'

numero

elevate, in

variabile,

più numerose verso

superficie.

........ '

.

.

.

.

.

.

.

.

mm.

44

»

42

Pantanelli

V. Casina, esclusa dal prof.

che

citata dal

le

dal novero delle specie plioceniche italiane accertate, nel

*'

citazioni potessero riferirsi alla

varie

Sacco per

il

Piemonte

sono abbastanza diverse dal

ma

e la Liguria:

V. lamellosa

De

Eayn., fu in seguito nuovamente

varietà descritte per

le

intermedie quasi fra

tipo, alcune

— 48 — 46,

.30 — 32

Spessore

dubbio

lamelle

foi'ma vai'ia leggermente, o quasi tondeggiante, o più ovale.

Diametro antero-posteriore » umbo-ventrale

La

ma

le

la

pliocene di queste regioni

il

V. lamellosa e la Casina, a quella anzi

più vicine che a questa. Tuttavia

se.

la

presenza di questa specie nel pliocene italiano non è finora pienamente sicura, è certo

— per

che essa s'incontra nel pleistocene dell'Italia meridionale, come ne fanno fede il

march, di Monterosato per M. Pellegrino, e

il

Seguenza per

parte mia ho osservato nella collezione dell'Istituto geologico

formazioni

le

esemplari

di

non dire

di altri

Reggio Calabria.



Da

Carrubbare, perfettamente

di

corrispondenti al tipo vivente nei mari nordici.

Fuori d'Italia è conosciuta del pliocene, nel Crag inglese, dove è molto frequente, nel Belgio, in Francia, nella Grecia, in Egitto.

M. Mario: Farnesina

V. Casina (1893.

Madama, Valle

(Coli. Meli), Villa

— BnCQUOT,

var.

Aradasi

Dautzexberg, Dollfus.

B. D. D.



dell'Inferno (Coli. Meli e Zuccari).

Tav.

X

[XX]

fig. 9.

,

Moli. mar. du Bouss., voi. II, pag. 376, tav.

58, fig. 6, 7).

Conchiglia a forma sub-triangolare, depressa; ornata di lamelle concentriche, numerose, molto vicine fra loro, senza lamelle secondarie intermedie, fuorché presso al

margine ventrale; umbone abbastanza

sporgente, situato molto in avanti.

Diametro antero-posteriore » umbo-ventrale Spessore (della valva)

.

......... ......... .

.

.

.

.

.

.

.

.

mm.

50

»

46

»

13,5

Non è senza qualche dubbio che riferisco alla ya,r. Aradasi l'individuo di M. Mario, in quanto che la forma ne è più triangolare, l' umbone più sporgente, la lunula più allungata mentre vi corrisponde per la de;

pressione della conchiglia, per superficie, e per le quali a

che

io

credo di

2)

^) *)

lamelle

numerose,

sottili,

irregolarmente

primo aspetto sembrerebbe V. multilamella.

È

disposte, che

ne ornano la

per questi caratteri di

non andar errato nel riferimento proposto, tanto più che

rietà pare presenti

')

le

allo stato

affinità,

vivente questa va-

forme diverse.

Aradas e Bbnoit. Conchigliologia vivente marina d. Sicilia, parte 1", pag. 63. Benoit e Granata. Grillo. Sulla Venus Joenia n. sp. Boll. Soc. mal. It., voi. Ili, pag. 63. Monterosato. Nuova rivista d. Conchiglie mediterr., pag. 16. Pantanblli. Lamellibranchi Pliocenici. — Enum. e Sinon. Boll. Soc. mal. it., voi. XVII, pag.

200.

52

CEBULLI-IRELLI

S.

[128]

La var. Aradasi si differenzia dal tipo della V. casina per forma piiì depressa, lamelle più numerose, meno elevate, corsaletto più allungato, e sembrerebbe da essa specificamente distinta. Tale la considerarono Aradas e Benoit

^)

una specie nuova,

Venus Joenia.

la

,

che credettero riconoscervi

Ma

Monterosato

il

cygnus Lk. Più tardi Benoit e Granata ^^ ne fecero

la V.

non ammise né l'una né

^'

l'altra

determinazione,

V. Btisterucii Payr., tenendola pure specificamente distinta dalla

e identificò questa forma con la

sina. Gli autori francesi B. D. D. considerano

invece la

Patr. diversa dalla

V. Rusterucii

V. Ca-

V. cygnus

Aradas (non Lamarck), ma ne fanno due varietà della F. casina, dando il nome di var. Aradasi alla V. Btisterucii (Patr.) Montrs.). Mi attengo per ora a questa V. cygnus Aradas (= V. Joenia Benoit,

=

opinione in

mancanza

M. Mario

di esemplari viventi di confronto.

(s. g.).

Venus (Ventricola) multilamella Lk.

— Lamakok.

(1835.

Risi. nat. d.

1854. Cytherea multilamella Lk.

1875.

_ _ _ _ —

1881.

Venus

1858. 1864.

1868. 1871.

1882. 1887.

1888.

È

.

.

_ _ _ — — — — —

— —

— — —

De

Anim.

Eay., V.

Ponzi.

Nota

Conti.

Oj}.

s.

d. H., cit.,

Ponzi.

Cat.

Mantovani. Op.

nella

figura di

Aradas

20.

Op.

cit.,

2.^ ed., pag.

Op.

cit.,

pag. 19, 24 e 27.

Meli. Log.

cit.,

pag. 450.

28.

pag. 12.

cit.,

Ponzi e Meli. Op.

e

cit.,

pag. 14.

pag. 112.

cit.,

Benoit per

la

contorno talora é ovale-allun-

Il

Mediterraneo

specie vivente nel

triangolare, più arrotondato, oppure a lato posteriore molto protratto quasi caudato, alla var. JBoryi

Desh. Variano

altresì la convessità

ed elevatezza delle lamelle.

Su

tali diversità di caratteri

delle quali



di

forma e

potremmo ricordare a M. Mario,

1-7.

pag. 14.

cit.,

Conti.

Clerici. Log.

fìg.

pag. 6.

cit.,

Ponzi.

ZuccABi. Cat.

XI [XXI],

— Cytherea),

pag. 558 e 559. 1.^ ed., pag.

cit.,

10-18; Tav.

fìg.

veri., ed. II, toI. VI, pag. 329.

specie abbastanza frequente ed anche discretamente polimorfa.

come

gato,

— — —

— _ — _

_

— Tav. X [XX],

sp.



oltre la var. JBoryi, già

Sacco ha

il

,

più

tal' altra

da corrispondere

esterna per numero

delle valve, e l'ornamentazione

di scultura esterna



^'

istituito parecchie varietà,

menzionata,

la var. perlaméllosa, e la

var. subrotunda.

Questa specie raggiunge a M. Mario, e particolarmente a Valle dell'Inferno, un notevole grado

di

sviluppo: 1 due maggiori individui hanno rispettivamente le seguenti dimensioni:

Diametro antero-posteriore » umbo- ventrale .

........

.

.

.

.

.

.

.

.

Spessore

La

V. multilamella,

*)

2) *)

» »

comparsa nel miocene, raggiunse nel pliocene

senta già in decrescenza nel post-pliocene, e nei mari

*)

mm.

odierni

— nel

il

— 51 — 59 38 — 35 49 53

suo massimo sviluppo:

Mediterraneo

si

pre-

particolarmente

Aradas

e Benoit. Conchigl. viv. mar. d. Sicilia, parte 1", pag. 57, tav. II, fìg. la, b. Benoit e Granata Grillo. Sulla Venus Joenia n. sp. Boll. Soc. mal. it., voi. Ili, pag. 61. Monterosato. Sopra alcune conchiglie coralligene d. Mediterraneo. Boll. Soc. mal. it., voi. VI, pag. Aradas e Benoit. Conchigl. viv. mar. d. Sicilia, parte 1*, tav. I, fig. 3.

248.



[129]

CEETJLLI-IRELLI

S.

sembra

mano



assai poco frequente.

Weinkauff

autori

gli

la dice corrispondere alla

sono

63

d'accordo

nome da dare

sul

alla

specie vivente:

cygnus Lk., mentre Monterosato, Carus, Kobelt ecc.

V.

la

il

chia-

senz' altro multilamélla.

M. Mario: Farnesina

(s.

e

g.

s.

gr.),

Valle dell'Inferno; Acquatraversa.

Venus (Ventricola) lamellosa De Eayn., V. (1854.

1854.

De

Ratnetai,, Vajj

ben Heckk

— — —

— — — — — — — — —

1868.

1871.

1874. 1875. 1881.

1882. 1887.

1888.

De

"Rayi^.

— —

— —

Conti. Op.

Op.

De Ratn.

Ponzi.

Op.

fasciculata Eetjss. Meli. Loe.



lamellosa

cit.,

cit.,

H., Ponzi. Cat. 1.^ ed., pag.

accentuata presso al margine ventrale

:

cit.,

XI 15.

[XXI],



Venus

flg.

8-16.

sp. n. [B]).

pag. 6 e 15.

pag. 14.

cit.,

28.

pag. 44. pag. 19 e 24.

pag. 450.

cit.,

Clebici. Loc.

transversa,

Tav.

20.

2.^ ed., pag.

pag. 12.

Ponzi e Meli. Op.



sub-trigona,

cit.,

ZuccAEi. Cat.

De Rayn.



Conchiglia

cit.,

Ntst. Mantovani. Op.



d.

cit.,

Mantovani. Op. Conti.



Ponzi. Cut. foss. di M. Mario, pag. 6 e

De Eat., V.

V671US lamellosa sp. n. |B].

1864.

et

H., Ponzi.

d.

cit.,

cit.,

pag. 14.

pag. 112.

convessa, con leggera depressione

posteriore,

particolarmente

regolarmente arrotondato dopo la depressione

lato anteriore breve,

lunulare: lato posteriore lungo, declive, quasi rettilineo, sub-angolato al passaggio al margine ventrale.

Umbone

situato molto in avanti.

Lunula impressa, cordiforme. Area ampia, lanceolata, ben delimitata

e liscia nella valva sinistra. Superficie ornata di lamelle concentriche numerose, fitte

presso

al

sottili, erette,

regolarmente disposte, spesso più

margine ventrale, ottuse, schiacciate nella regione peri-umbonale.

Cardine armato di

soli tre denti.

Seno palleale

Diametro antere-posteriore > umbo-ventrale

piccolo, corto, acuminato.

......... .........

Margine interno

mm.

20

»

18

>

11,5

Spessore

Le

variazioni cui questa specie va soggetta

distinte varietà

lamelle talora

mente

si

è

piiì

debolmente inclinate verso

il

lato

ricordare la var. Boryi di

l'

me

stanno a rappresentare

ornamentazione esterna e

rade, tal' altra sono invece notevolmente più fitte; l'

umbone

proporzionalmente maggiore che in

sua larghezza:

escluse quelle che per

poco notevoli, e non riguardano che

presentano molto

erette, ora

umbo-ventrale alla

— sono



posteriore è talora più V. multilamélla.

Ma

e più robuste.

altri,

e

la

allungato, più

si

forma.

la

Le

ora perfetta-

In alcuni esemplari

conchiglia

crenellato.

il

diametro

presenta più alta rispetto

depresso, debolmente

in complesso tutte queste variazioni

sinuoso,

non alterano



da

la facies

della conchiglia.

Le dimensioni degli esemplari sono per lo più inferiori a quelle indicate, le quali rappresentano quasi il massimo di sviluppo del tipo. La V. lamellosa per la scultura esterna presenta a primo aspetto notevole affinità colla V. multilamélla Lk.: ma è ben facile distinguerla per la forma sub-trigona e trasversa; per il maggior numero di lamelle, specialmente nella regione

per l'area più ampia; per

il

peri-umbonale, in cui esse sono depresse, e non lamellari erette;

cardine munito di soli tre denti nella valva sinistra.

54

CEHTTLLI-IBELLI

a.

sembra ancora maggiore

L' affinità

[130

ma, a mio parere,

V. fasciculata Eeuss,

colla

la nostra specie

è egualmente distinta: diversa ne è la forma, posteriormente angolata e non rotondata,

ed allungato;

pili rettilineo il

lato

dorsale

manca

lamelle sono acute ed egualmente decorrenti su tutta la superficie;

le

ne

dente nel cardine della valva sinistra.

4."

La €

il

non

V. lamellosa, che

Pantanelli per

citata dal

ultime regioni

il

prof.

M. Mario, dove

è conosciuta vivente, oltre che per

il

modenese, per

per

la Toscana,

il

abbondante,

è molto

piacentino e l'astigiano.

Ma

nelle

due

Sacco asserisce di non averla rinvenuta. Esistono per altro nelle collezioni del

nostro Istituto geologico due individui di V. lamellosa provenienti da Castellarquato, dono del prof. Pantanelli, che starebbero effettivamente a comprovare la pre'senza della specie in discorso nel piacentino.

M. Mario: Farnesina

(s.

e

g.

V. lamellosa (1879.

Le

— PoNTANNES.

gr.),

s.

var.

Moli, plioc. d.

Villa

Madama,

rhysalea Font.

Rhóne

et

Bouss.,

voL

Valle dell'Inferno; Acquatraversa.

sp.



II,

pag.

Tav.

XI

[XXI],

fig.

55, tav. Ili, fig. 7, 8.



17.

Venus rhysalea)

differenze fra questa varietà e la V. lamellosa tipica stanno nella natura delle lamelle della parte

centrale ed anteriore delle valve, e nella leggera diversità di struttura e di andamento delle lamelle fra il

terzo posteriore delle valve e

resto

il

superficie. In

della

effetti

mentre, rispetto

al tipo, le

lamelle

della parte centrale ed anteriore della conchiglia sono più ispessite, e superiormente inclinate verso

modo da

bone, in

coprire in parte gli spazi intermedi, esse

presentano invece

si

sottili

l'

um-

ed erette nella

parte posteriore.

A liare

M. Mario questa varietà

modo che

rappresentata da quasi tutti giovani esemplari, in

è

la pecu-

natura delle lamelle potrebbe esser ritenuto un carattere giovanile, se esso non persistesse anche

in poche valve più adulte, e non avessi d' altro canto osservato frequenti giovani esemplari di V. lamel-

losa colle lamelle acute, erette,

Per

sottili,

su tutta la superficie.

approssimano

la scultura esterna gli individui spettanti alla var. rhysalea si

tenendosene ancor più

distinti,

alla V. gallina,

pur

che non la varietà seguente.

M. Mario: Farnesina. V. lamellosa Si distingue dal tipo per

ma

var.

gibbosula

n. var.



Tav.

XI

metà

o terzo inferiore delle valve,

Diametro antere-posteriore » umbo-ventrale Spessore

Ma

.

fig.

18-20.

maggiore convessità, lato posteriore più gonfio, bordo ventrale non depresso,

inflesso in dentro: scultura esterna più irregolare; lamelle più

genti nella

[XXI],

.

anche in questa varietà

.

il

taluni individui più allungati degli

meno depresse

numerose, molto avvicinate, poco spor-

nella regione peri-umbonale.

......... .........

mm. >

18,5

.

»

14

.

.

.

rapporto fra altri,

i

.

.

.

,

.

.

due principali diametri va soggetto a modificazioni, e

con leggera sinuosità nel margine ventrale posteriore, mostrano

a primo aspetto tale somiglianza colla V. gallina var. laminosa Lask., che furono da a detta forma. essi

ne sono

cingoletti,

Ma

un più attento esame, e

diversi. In effetti nella

meno

elevate,

sottili,

più

il

esili

alla

me

creduti appartenere

mi hanno persuaso che lamelle meno esili, quasi

confronto con esemplari viventi

laminosa la scultura esterna è fatta

debolmente ottuse

bruscamente diventano più

21

sommità;

ma

nella regione

di

posteriore delle valve, esse

e vi si presentano spesso bifide, in

modo che

il

numero

delle

fisi]

S.

CEEULLI-IRELLI

55

lamelle è sul lato posteriore maggiore che sul resto della superficie. Ciò non accade nella var. gibhosula di V. lamellosa, in quanto che le lamelle decorrono egualmente su tutta la superficie.

Comunque T affinità presenta quasi

il

Una forma

due forme

tra le

termine

di

è evidente e notevole, e si

può dire che

passaggio dalla specie oggi vivente alla V. lamellosa

me

identica a quella da

sembra

descritta

la

nostra varietà rap-

fossile.

post-pliocene siciliano a

raccogliersi nel

M.

Pellegrino.

M. Mario: Farnesina

(s. g.).

Venus (Ventricola) (1854.

De Eayn., V.

libellus

— De Eatnetal, Van

ben Heckk

De Eat., V. d. De Rat. Conti. Op.

1871.

— —, —

1875.





sp. n.

1887.

_

_

_

libellus





Op. Op.

Ponzi.

Ponzi. Cat.

et

1854. Venus sp. n. [A]. 1864.

et interstitiis

terno ininute crenulato

;

et

— Tav.

XI [XXI],

M. Mario, pag.6 e

foss. d.

cit.,

1.» ed.,

cit.,

2.» ed., pag. 28.

cit.,

15. —

fig.

Venne

21-23.

sp. n. [A]).

pag. 20.

pag. 24.

Ponzi e Meli. Op.

dense

Ponzi.

H., Ponzi. Cat. di., pag. 6 e 15.

cit.,

« Testa rotondata, globosa, concentrice costata; costis

aequantibus ; costis

d. H.,

pag. 16,

fig. 2.

numerosis, plano- convexis, adproximatis, interstitia quasi

concentrice lamellato-striatis ; lunula cordiformi,

impressa; margine in-

impressione tnusculari parva.

Conchiglia ricoperta di coste concentriche e strette, che la fanno comparire finissimamente e regolar-

mente

striata. Coli'

ingrandimento per età

si

mostra rivestita di tante piccole faccette frangiate, da

migliare ai fogli d'un libro tagliati collo stecco, e perciò

sono si

pili

sahenti, benché

arrotondano e

si

sempre ricoperte

di

il

nome

minute striature,

ma

allontanano fra loro, facendosi più apparenti

di

libellus.

coll'aumentarsi del guscio »

Ai caratteri

specifici surriportati

........ ......... .........

aggiungo che,

si

le

so-

coste

smussano,

(Ponzi e Meli).

Diametro antero-posteriore » umbo-ventrale Spessore (della valva)

Nella prima età

mm.

34

»

32

>

11,5

oltre la costolatura concentrica, la superficie esterna della

conchiglia mostra delle minute e fitte strie raggianti estese tanto sulle coste che negli intervalli fra esse, e

specialmente evidenti sul lato posteriore, sul quale, e in corrispondenza,

Per

le osservazioni riportate dal

forma alquanto trasversa, meno

Meli sappiamo, che questa

gonfia, in esemplari più adulti si

le

specie,

coste sono anche

che negli adulti, laddove

Le valve

meno

alto,

sono invece più depresse.

le coste

Meli

appartengono entrambe ad individui abbastanza

è a contorno

meno tondeggiante, umbone

e si approssima perciò moltissimo alla figura di

stessa forma hanno le due valve

della

collezione

Conti

''

.

Hobnes per

la

ȓ

HòKNBS. Foss. Moli. tert. Beck. Wien, Vedi nota =) a pag. 50 [126].

voi. II,

adulti, e la

maggiore

più sporgente, lato anteriore

Venus praecursor Mat.^'.

L'esemplare giovane figurato è della

zione privata del sig. Grassi.

*)

sottili lamelle,

spazi intercostali, sono nei giovani esemplari più rilevate ed evidenti,

della nostra collezione

rispetto alla figura di Ponzi e

rilevate.'

mostra più globosa e quasi circolare.

Ciò ho constatato anch'io nei pochi esemplari avuti in esame: ho notato inoltre che le le quali ricoprono le coste e gli

meno

mentre in giovani esemplari ha

pag. 126, tav. XIV,

fig. 5-9.

La

colle-

56

CEETJLLI-IBELLI

S.

La

V. praeciirsor

May.

(=

alla presente specie, e in ciò

V.

[132J

Bronni May.*'), descritta

mi conferma

e figurata

da Hornes corrisponde assai bene

confronto di un esemplare di detta specie, proveniente ap-

il

punto da Grussback. Anche in essa sono manifeste

le strie longitudinali raggianti.

Alla V. libellus corrisponde pure benissimo la var. Comitatensis di

Bronni May., descritta da Fon-

V.

TANNES, e che egli credeva diversa dalla forma del bacino di Vienna, principalmente per la presenza delle strie longitudinali.

Queste varie forme vanno perciò tutte riunite sotto io

nome

denominazione più antica

È

piìi

V. libellus:

di

ma

antica ora distinta col

V. praecursor.

di

stessa ornamentazione la

la

come

il

Sacco. Nei mari

V. e/fossa Biv., che tuttavia si distingue

nettamente per

V. messanensis Seg. dell'Astiano di Calabria,

forse afiine la

attuali presenta il

la

penso, che ad essa dovrà parimenti, con ogni probabilità, riunirsi la forma

già suppose

profondo incavo lunulare.

La

F. libellus è in Italia specie assai difi'usa: è citata nel Senese, nell'Astigiano, nel Piacentino, nel

Genovese,

ecc.

M. Mario: Valle dell'Inferno.

Venus (Ohamelaea) gallina (1767.

1864. Venus

Bb. Conti. Op.

senilis



-

1875.

— _

_

1881.



1882.



— —

_ — —

1887.



gallina

1888.





1871.

— Linneo.



cit.,

1^

[XXII,

flg.

24-31.

ed.,

pag. 20.

Op. di., 2.^ ed., pag. 28.

Op.

di..,

pag. 27.

cit.,

pag. 450.

ZuccARi. Gai.

pag. 12.

cit..,

L. Ponzi e Meli. Op.



XI

Syst. Nat., ed. XII, pag.1130).

Meli. hoc.

Ponzi.

— Tav.

L.

Clebici. Log.

cit.,

pag. 13.

pag. 112.

cit.,

Nel nostro giacimento, dove del resto è scarsamente rappresentata, questa specie ,

meno

polimorfa, che in

nemente

altri depositi e

ovale, depressa, in alcuni individui diventa più raccorciata, più convessa,

gente, per depressione lunulare più pronunziata.

A

sione lunulare

È

ci

la loro

anche notevole

il

e

maggiore

grado di sviluppo che

altresì la

tipi assai affini,

ma

un

comu-

presentano questi caratteri,

dell'

ma

la depres-

umbone.

raggiunge fra

in

le

sabbie di Acqua-

Hartung. Azoren, pag.

22, 23; In.

Journ.

d.

122,

Conchyl.

lavoro posteriore (Terticir-fauna d. Asoren u. Madeiren, pag. 18), ritenne che esistessero si raccoglievano, e conservò l'appellativo praecursor per la forma

diversi per l'orizzonte in cui

eocenica, dando alla forma miocenica l'appellativo Bronni. à&W». libellus, cui assimila la Bronni. ')

sporgenza

Maybr, dopo aver descritto e figurato per tre volte la V. praecursor (Mayer Maybr. Neues Jahrb. fiir Min., Geol. u. Palaeont., (1860), tav. II, flg.

(1863), tav. 3, fig. 1), in

due

esemplari, che

la specie in discorso

tav. 19, fig. 8;

piìi

ad umbone più spor-

convessità ed ornamentazione identificarsi colla var. ^i66a Jeffr.^';

sembrami maggiore,

presenta assai

seconda forma corrisponde anche una scultura

tale

esterna diversa, fatta di lamelle più sottili e più fitte. Gli

potrebbero per

si

nei mari odierni. Varia principalmente la forma, che

Jbffrhys. Brit. Conch.,

voi. II,

pag. 346.

Il

Sacco nel Piemonte distingue pure

la

V. praecursor

[133]

57

CEBTILLI-IRELLI

S.

mm. 41

traversa: una valva misura ram. 45 di diametro antero-posteriore, per

dimensioni maggiori di quelle assegnate da B. D. D.

Come

s'

Ma

loro assegnazione specifica.

non

fra la

V. gallina

almeno per

— negli



esemplari adulti

Meli ve

Ma

la escludono.

della collezione

la specie, vi

M. Mario. In

(1778.

1864.

1868.

_





— _ — — — — —

— _

1874.



1875.



1882. 1887.

1888.

È

— — — —

Conti.

Op.

d. H.,

M. Mario propriamente

Museo un esem-

in

senza dubbio provenire da una

accompagna

fatto che sul cartellino, che,

il

Da

cit.,

Conti. Op.

2.» ed., pag.

cit.,

cit.,

DoNov. Ztjccaki. Gat.

_ —

assai

flg.

,

32-40.

fasciatus).

pag. 14. 28.

pag. 44.

pag. 19, 24.

cit.,

Costa. Meli. Loc.

XI [XXI]

— Pcctonciihis

Gat. cit., pag. 6.

Ponzi.

Mantovani. Op.

DoNov. Ponzi. Op.

Tav.

fig.3.

1.^ od., pag. 20.

cit.,

Br. Mantovani. Op.



una Venus

Non

Costa. Brit. Oonch., pag.188, tav.XlII,



_



(Clausinella) fasciata Da. Costa sp.

— Da

Venus fasciata DoNov. De Eat., V.

1871.

1881.

pag. 450.

cit., cit.,-

pag. 12.

Ponzi e Meli. Op.

cit.,

Clerici. Loc.

pag. 112.

cit.,

pag. 17.

comune a M. Mario.

v'è tuttavia rappresentata la forma tipica,

ma

i

numerosi esemplari

si

raggruppano attorno

var. raricostata Jeffr., strida Sacco., ritdis B. D. D. e Brongniarti Patr. I nostri individui

anche un limitato grado

meno di altezza. La V. fasciata M. Mario

:

sviluppo,

di

più adulti non superano

mari

i

17

mm.

di

per poco

lunghezza,

odierjii.

di

— Tav. XI

(Clausinella) scalaris Brn.

— Bkonn.

Ital. tert.

Ge6iM. pag. ,

questa specie una sola valva, che mostra

Diametro antere-posteriore umbo-ventrale y>

spessezza del guscio e delle lamelle, di

le

le

italica, voi.

quali

autonoma

1908.

fig.

41.

mm.

19

»

17

o varietà della fasciata.

sono più nettamente rilevate e incurvate

un quarto dente nel cardine

XIV,

,

lamelle a superficie elegantemente increspata.

della valva sinistra

BiiCQUOY, Dautzbnberg, Dolleus. Moli. mar. du Rouss., voi.

Palaeontographia

[XXIj

100).

........ .........

discusso se sia da considerare questa Venus specie

principalmente la presenza

')

i

alle

raggiungono

nelle varie località fossilifere.

(1831.

È

e

è specie assai diffusa nei

Venus Abbiamo

di

Acquatraversa.

:

Venus 1854.

mi conferma anche

ciò

me

da

non acutezza

aggiunta l'indicazione di raro, mentre ad Acquatraversa la specie non è certo rara.

è

M. Mario

le osservazioni

Calandrelli esiste

plare completo, che, dalla natura della sabbia racchiusa, sembrami quasi delle località fossilifere del

lamellosa è così

la

la biforcazione e confluenza delle lamelle.

è stata nei cataloghi precedenti citata con sicurezza del

detto, ed anzi Ponzi e

e

potrebbe per queste anche rimanere in dubbio sulla

delle lamelle nella regione posteriore delle valve, e la

esse sul resto della superficie, oltre V. gallina

si

l'affinità

è caratteristica costante nella F. gallina,

un brusco assottigliamento

La

divergenti, che

piìi

diametro umbo-ventrale,

di

loro var. major della specie vivente.

alla

parlando della specie precedente,

è detto

spiccata in talune delle loro forme

fatte,

^'

II,

— dente

pag. 362, tav. LVI,

Ma alla

la

maggiore

sommità, e

che invece non

flg. 3.

58

CEKULLI-lEELH

S.

ho osservato in alcuno degli esemplari

V. fasciata

di

— mi

[13^]

spingono per ora a ritenere

le

due forme

specificamente distinte.

È

specie vivente nel Mediterraneo.

M. Mario

(s. g.).

Venus (Timoclea) ovata Pennt.

— Pennant.

(1767.

1854. 1864.

1868. 1871. 1874.

1875.

Venus ovata Penn. De Ray., Y.

_

_

— —











Mantovani. Op.

_

Conti.

le

Penn. Ponzi. Op.

è

una

1-10.

fig. 56).

pag. 6.

cit.,

pag. 14.

cit.,



Venus

1887.

Cat.

fìg.

Op. cit., 2.» ed., pag. 28.

d'Oeb. Mantovani. Op.

Fra

1882.

Ponzi.

,

1.^ ed., pag. 20.

cit.,



1888.

1881.

d. H.,

Conti.

— radiata Broc. — ovata Penn. — — — — — — — — —

1875.

Brit. ZooL, toI. IV, pag. 97, tav. 56,

_

Op.

— Tav. XII [XXII]



cit.,

pag. 44.

cit.,

pag. 19.

Ibid., pag. 24.

Meli. Loc.

cit.,

pag. 450.

ZrrccAHi. Gai. cit., pag.

12.

Ponzi e Meli. Op.

pag. 14.

Clebici. Loc.

delle più

cit.,

pag. 112.

cit.,

comuni a M. Mario, ed alcuni esemplari raggiungono dimensioni

fino

ai 18 mill. di lunghezza.

Assai variabile nella forma e nella scultura esterna questa specie conserva per altro caratteristiche tali,

che riesce sempre

facile

distinguerla.

Per

la

forma più o meno tondeggiante o allungata potrei

ricordare le var. trigona Jeffr., var. transversa B. D. D., ed anche una var. ovalis, per individui a contorno

quasi regolarmente ovale.

Ma

più ancora della forma varia la scultura esterna, le coste presentandosi oltre

che in diverso numero, ora nettamente e profondamente larmente convessi, più distanti fra

loro,

bifide,

ora intere, quasi piccoli cordoncini rego-

da solchi più ampli: in qualche individuo infine esse

divise

si

mostrano elegantemente tripartite. Più o meno evidente altresì è la striatura concentrica.

Fra queste molteplici variazioni perficie strie

scultura, merita tuttavia di esser

distinto

un esemplare,

in cui

modo che

la su-

rilevate sulle costicine, in

ne risulta elegantemente cancellata. Si approssima molto alla var. tauroscalaris Sacco,

ancora più larghe e più evidenti, mi sembra.

La una

di

meno numerose, molto ben

le strie concentriche sono assai

V. ovata è specie altrettanto

comune

allo

La

distinguo quale var. cancellata

M. Mario: Farnesina, Valle dell'Inferno; Acquatraversa.

Luciuopsis

Lucinopsis undata Pennt. (1777. — Pennant.

1854. Cyclina undata Desk.

De

1871.







sp.

Forbes et Hanlet, 1848.



Tav. XII [XXII],

Brit. ZooL, voi. IV, tav.LVIIl,

Rat., V. d. H., Ponzi. Cat.

1864. Diplodonta rotundata Desh. Conti. Op.



Op.

cit., cit.,

è a

10).

stato fossile, che vivente, e nei mari odierni gode di

distribuzione batimetrica assai estesa.

Gen.

(fig.

ma

cit.

fig.

11-13.

&g.51.— Venus).

pag. 8.

1.' ed., pag. 19. 2." ed., pag. 27.

[135]

?

1874. Cyclina utidata Phil. Mantovani.





1875.

pag. 24.

cit.,

1882. Lttcinopsis undata Penn. Zuccaei. Cat.

— —

1887.

1895.

È

— —

— —

pag. 46.

Oj). cii.,

Desh. Ponzi. Op.

cit.,

pag. 12.

Ponzi e Meli. Op. Meli. Loc.

59

CEEUXLI-IRELLI

S.

cit.,

pag. 13.

pag. 138.

cit.,

specie molto rara.

Fra

nostri esemplari, di cui

i

ventrale di

mm.

maggiore ha un diametro antero-posteriore

il

uno presenta un contorno più

30,

corrisponde alla var. aequalis Jeffe.

equilaterale,

mm.

di

umbone più sporgente

32, e

umbo-

e mediano, e forse

^'

Conti confuse questa specie con la Diplodonta rotundata, con cui ha notevole somiglianza all'aspetto esterno: invece le citazioni di Cyclina undata dei suoi cataloghi, nella collezione poi corrette in Cytherea

minima, vanno

riferite,

è assai probabile

È

come

già

si

riferiscano alla

si

aW Astarte trìangidaris. Le altre citazioni di Cyclina nudata Lueinopsls, ma non si può asserirlo con sicurezza per tutte. è detto,

specie vivente nel Mediterraneo e nell'Atlantico.

M. Mario

:

Farnesina,

e

g.

(s.

Geli.



s. gr.).

Tapes

Coli. Rigacci.

Megerle von MChlfeldt, 1811.

Tapes rhomboides Pennt. (1777. (1893.

1854. 1864.

1868. 1871.

1874.

1875. 1882. 1882. ?

1882. 1887.

?

1887.

È

— — — —

De Rat., V.

— — — —

— —

— —

Olivii

L. Conti. Op.

— —

d. H.,

cit.,

Mantovani. Op. Conti.

L. Ponzi. Op. Ztjccari.

Menegh.

Ponzi.

Cat.

XII [XXII], tav.

LV.



flg.

Yenus).

pag.396, tav.LX,

cit.,

14-17.

flg. 1-13).

pag. 6.

1.» ed., pag. 21. cit.,

pag. 14,

Op. cit., 2.^ ed., pag. 28.

Poli. Mantovani.



— Tav.

— Pennakt. Brit. Zool., Tol. IV, pag. 97, — B. D. D. Moli. mar. du Bouss., to1.II,

Tapes virginea Meg.

— — — —

sp.

Op.

cit.,

cit.,

pag. 43.

pag. 24.

Cat. cit., pag. 12.

Zitccaei. Cat. cit., pag. 12.



vetida Basi. edulis

Chemn. Ponzi

Olivii

Menegh.

Ibid.,

e Meli.





Op.

pag. 12. cit.,

Ibid.,

pag. 18. pag. 18.

comune ed egualmente molto variabile per il suo contorno. Manca il tipo figurato da Pennant a forma allungata, umbone poco sporgente che vi si avvicinano, sono o a lato anteriore più breve, o ad umbone più sporgente. Gli specie molto



esemplari

si

raggruppano attorno

alle

due varietà lepidula hoc, ei edulis (Chemn.),

vicina al tipo, la seconda più raccorciata e più alta in proporzione fra

i



;

i

pochi individui,

altri

numerosi nostri

;

auct.: la

due principali diametri antero-posteriore e umbo-v entrale, ed abbiamo questi estremi: Diametro antero-posteriore »

1)

Timbo-veutrale

Jbffrbys. Brit. Conch.,

voi. II,

....... ........

pag. 364.

prima assai

varia per altro in questa

mm. »

56 40

— 50 — 33,5

il

rapporto

GO

CERULLI-IKELLI

S.

forma in proporzione più raccorciata e più alta della var.

Altri pochi esemplari a

legamentare più elevato, corrispondono Oltre

il

[^36]

contorno presenta leggere modificazioni anche la convessità

meno

striatura esterna, più o stanti, più regolari,

a margine

edulis,

alla var. curia Loc.

ma

valve,

delle

più ancora la

irregolare, superficiale e fitta. Qualche individuo a solchi concentrici più di-

mostra per questo carattere qualche somiglianza

dosene perfettamente distinto. Tuttavia è assai

Le dimensioni che questa

difficile

mantenen-

Bast., pur

col T.vetulus

aver esemplari a superficie esterna ben conservata.

non maggiori

specie raggiunge a M. Mario sono anche molto notevoli,

del

resto di quelle della specie vivente (var. major B. D. D.).

Credo che

M. Mario: certo

al T.

vi

rkomboides possa riferirsi

appartengono

concentrica più marcata.

tipo

Olivii

Menegh., citato in due dei cataloghi di

che erano così determinati, della collezione Rigaggi: sono

gli individui,

a contorno allungato, assai vicino al

Tapes

il

ma

specie,

della

Anche I'Appelius considera

a lato

anteriore

più breve,

e

costolatura

che è specie nominativa, varietà del

T. Olivii,

il

T. edulis.

Al T. rhomboides ho riferito parimenti, sebbene con dubbio, dello ZuccARi, perchè gli esemplari così

Pennant

;

determinati

della

la citazione

di

vetula

T.

catalogo

del

Rigaggi spettano alla specie del

collezione

sono solo a costolatura più larga e più marcata.

Della diifusione del T. rJwmhoides allo stato fossile in Italia non può dirsi con precisione, in quanto che

non

è certo se vi si riferiscano,

delle

e quali,

citazioni di T. edulis e T. virginea:

certo lo

incontra

si

nel post-pliocene di Calabria e Sicilia. Oggi vive nell'Atlantico e nel Mediterraneo.

M. Mario: Farnesina

(s.

g.

più frequentem., e

Tapes eremita Br. (1814.

— Brocchi.

sp.

Valle dell'Inferno.

s. gr.),



Tav. XII [XXII],

Conch. foss. suhapp., voi.

II,

pag.546, taT.

flg.

XIV,

18.

fig. 4.



Venus).

Ascrivo alla specie del Brocghi due individui completi delle sabbie gialle della Farnesina.

Per

la loro

forma sub-rettangolare, allungata, a lato posteriore troncato, margine legamentare lungo,

sub-parallelo al margine ventrale che è poco convesso,

umbone poco sporgente,

inclinato in avanti, essi

bene corrispondono alla descrizione e figura del Brocchi.

........ ......... ............

Diametro antere-posteriore » umbo-ventrale Spessore

Questa specie a sé,

è così vicina alla precedente,

varietà della rhomboides.

Ma

fra

i

mm.

35

»

22

»

13

che sono stato a lungo perplesso, se considerarla specie

numerosi esemplari che spettano a quest' ultima non ne ho

trovato alcuno che indicasse un termine di passaggio

alla

specie

del

Brogghi, e perciò tengo per ora

separate le due forme.

Nel T. eremita è

meno

la

forma è più allungata e meno

sporgente, più inclinato in avanti,

parallelo al margine ventrale, trale è

meno

il

il

alta,

ma

principalmente più rettangolare ;

margine legamentare è più lungo, più elevato,

lato posteriore è più

nettamente troncato, meno obliquo,

curvo, più rettilineo. Ond' è che all'aspetto esterno ricorda perfettamente

geographicus, solo distinguendosene per la diversa scultura delle valve, per la

mancanza

il

il

l'

umbone

diritto,

sub-

margine venT. (Fullasira)

cioè della stria-

tm-a longitudinale.

Tuttavia

il

T. eremita è assai prossimo al tipo del T. rhomboides, e non

materiale potesse indurre a considerare le

stupirei

che più abbondante

due forme come appartenenti ad un'unica specie. Lo stesso

[137]

S.

dubbio espresse

Sacco, e a

il

me sembra

CERUXLI-IRELLI



che qualcuna delle forme

(var.

sub-eduUs

e

sub-major) dallo

stesso attribuite al T. eremita spettino invece meglio al T. rhomloides.

M. Mario: Farnesina

(s. g.).



Tapes senescens Doderl. (1873. — CoccoNi.

Unum.

1887.

È



comune

fig.

Piacenza, pag.

e

19-24.

287, tav.

IX,

fig. 1, 2|.

pag. 12.

cit.,

caudata D'Anc. Ponzi e Meli. Op.

specie assai

Parma

Moli. mioc. plioc.

1882. Tapes decipiens Doderl. Zuccaei. Cai.

Tav. XII [XXII],

pag. 18.

eit.,

fra le sabbie di Malagrotta, e vi presenta modificazioni di

forma spiccatissime.

Tuttavia ne rimangono costanti alcuni caratteri che permettono sempre di identificarla.

contorno varia per

Il

dorsale più o

prolungamento maggiore o minore del

il

meno evidentemente angolato

lato

posteriore, e per

il

margine

in prossimità dell'impronta muscolare posteriore. Assai di-

versa è pure la convessità della conchiglia e talora particolarmente accentuata nella regione centrale delle

L'umbone

valve.

è più o

esterna concentrica

si

meno

involuto e sporgente,

presenta più o

dei solchi di accrescimento:

ma

meno

ma sempre

regolare per la minore

al contrario

d'un

Le

normalmente più evidenti nella parte centrale

fascio di raggi luminosi che irradii dall'

seno palleale è breve, ad

Il

riore — fortemente

o

striatura

maggiore evidenza e profondità

sottilissime strie longitudinali ondulate delle valve, ed

hanno l'apparenza come

umbone.

estremità arrotondata

:

le

impronte muscolari

— specialmente

l'ante-

impresse.

Se prendiamo per tipo quello figurato dal Cocconi possiamo distinguere riazioni

La

essa è sempre più manifesta e regolare sul lato anteriore, quasi obliterata

nel centro delle valve, irregolare, rugosa nella parte posteriore.

sono

inclinato molto in avanti.

le

seguenti

principali va-

:

fig. 21). Forma più regolarmente convessa, lato posteriore meno promeno pronunziata l'angolosità, o carena ottusa, che dall' umbone scende alla punta margine posteriore: umbone meno sporgente; scultura esterna più regolare.

YsiY.rotundata, (Tav. XII [XXII], tratto,

meno

caudato,

più sporgente del

Var. suhfriangularis, (Tav. XII [XXII],

fig.

22). Assai vicina al tipo,

ma

a contorno lateralmente più breve,

e convessità più accentuata nel centro delle valve: angolosità posteriore più acuta: conchiglia molto ispessita.

Può

forse corrispondere alla var. crassior Cocc.

Var. umbonata, (Tav.

XII [XXII],

fig. 23).

Forma

:

ma

di questa

non abbiamo

illustrazioni.

assai più corta, e in proporzione assai più alta, più irre-

golarmente convessa: angolosità posteriore acutamente demarcata: umbone fortemente sporgente ed involuto. Questa specie è stata citata a M. Mario coi due nomi T. decipiens Doderl. e T. caudata D'Anc. fra loro sinonimi.

Gentilmente comunicatemi

dall' ing.

Clerici, ho potuto osservare fotografie degli esemplari

del T. caudatus D'Ancona. Dall'esame di esse e

di

esemplari di Peccioli,

località

originaria,

originali

mi sono

convinto che questa specie deve considerarsi sinonima del T. senescens. Solo in essa le strie concentriche

sembrano normalmente più regolari

e manifeste,

anche nella regione centrale delle valve, discostandosi

in ciò tanto dall'esemplare figurato dal Cocconi, quanto dai nostri più frequenti:

la conchiglia è

anche

più regolarmente convessa.

Per

tali caratteri la

specie del

D'Ancona potrebbe

scens, assai vicina alla var. rotundata innanzi descritta.

tutt'al più conservarsi quale

varietà della sene-

62

S.

CEEULLI-IKELLI

[138|

In ciò mi conferma l'esame degli esemplai^ bellissimi e ben conservati che

perfettamente. Fra

D'Ancona

gli

Specie affine

forma

piiì

al

una valva

T. senescens è

(Tav. il

XII [XXII],

fig.

Dianae Requien

T.

notare

la

due forme né appare

diffusa,

ed oggi

tipo caudatus

il

evidente.

Ho

creduto

24).

dello stagno di

Diana

in Corsica:

piii centrale,

ma

questo è a

striatura concentrica

meno

superficie, e striatura longitudinale assai

sembra specie poco

T. senescens

raccolgono fra le lenti

passaggio fra

il

regolarmente ovale, posteriormente meno allungata, umbone

manifesta ed eguale su tutta Il

facile

e senescens Doderl., e l'identità specifica delle

perciò utile fotografarne

pili

Rimessola è ben

individui della

si

che agli esemplari del T. caudatus di Peccioli corrispondono

di argille dette salmastre della Rimessola, e

evidente.

estinta.

Malagrotta.

Tapes (PuUastra) aureus Gmel. (1790.

1887.

Ta'pes

— Gmklin

in

Linneo.

sp.



Tav.

xn

[XXII],

Syst. Nat., ed. XIII, pag. 3288.



flg.

25.

Tenvs).

aurea Gtmel. Ponzi e Meli. Op. di., pag. 18.

Questo Taiges sembra rarissimo

al contrario

del precedente, cui per contorno nei giovani esemplari

assai si avvicina.

Ma

è

sempre

facile distinguerlo

per la diversa scultura esterna, in quanto che nel T. aureus

concentriche sono più regolari, evidenti ed egualmente decorrenti su tutta la superficie: invece,

ma

pure assai

L'unica valva da

le

strie

meno numerose

superficiali, le strie radiali.

me

trovata in collezione corrisponde assai bene alle figure 12 e 14 della tav.

LXIII

per la specie vivente nel noto lavoro di B. D. D.

Può essere che a questa Malagrotta.



specie

si

riferisca

anche

Tapes (Amygdala) decussatus (1767.

— Linneo.

1882. Tapes decussata Lin. Zuocaki. Cat.

1887.



la citazione di T. laeta del catalogo di Zuccahi.

Coli. Rigacci.





— Tav. XII [XXII],

L. sp.

Syst. Nat., ed. XII, pag. 1135.



fig.

26 e 27.

VenvsJ.

pag. 12.

cit.,

Ponzi e Meli. Op.

cit.,

pag. 18.

Di questa elegante specie esistono rarissime valve pure provenienti dalle sabbie

Ma

benché rara essa

sig.

Grassi ha un diametro antero-posteriore di

È

vi presenta

un notevole grado

mm.

di sviluppo, e

gialle di Malagrotta.

un esemplare completo raccoltovi dal

66.

specie vivente nel Mediterraneo, nell'Adriatico, e nell'Oceano Atlantico.

Malagrotta. Gen.

Venerupis

Venerupis irus L. (1767.

1896.

— Linneo.

Venerupis irus Lin. Meli. Loc.

Questa specie è stata finora citata a

mia debbo

alla cortesia dell'ing. Clerici,

specie studiate e darne la figura.

S'.ysi.

cit.,

M..

sp.

Lk.,

1818.

— Tav. XI [XXII],

JVai., ed.

XII, pag. 1128.

fig.

28.

—Donar;.

pag. 76.

Mario solo dal Meli, e

vi

deve essere rarissima.

che vivamente ringrazio, se posso

anch'io

Da

parte

annoverarla fra le

S.

[139]

63

CERULLI-IRELLI

L'esemplare comunicatomi dal Clerici, assai ben conservato, con tracce persino del legamento e del naturale colore aranciato sugli apici, e brunastro sulle alla specie oggi vivente, e ne

mostra quasi

impronte muscolari,

........ ......... ............

dorso-ventrale

Spessore

É sia

mm. » »

22 14 9,

notevole come questa specie, sempre poco comune o rara nei vari giacimenti di cui

mantenuta

costante nei suoi caratteri dal

miocene

ai

mari

attuali,

che nel Mediterraneo, e nel Mar Nero.

M. Mario

:

Farnesina

(s. gr.).

Finito di stampare

il

perfettamente

grado di sviluppo.

lo stesso

Diametro antero-posteriore »

corrisponde

26 settembre 1S08.

si

conosce,

si

dove essa vive tanto nell'Atlantico,

G-IUSEPFE STEFANINI

ECHINIDI DEL MIOCENE MEDIO DELL'EMILIA PARTE PRIMA (Tav. XIII-XVI [I-IV]).

INTRODUZIONE me

Gli echini fossili da

marnose

tinose, molasse

e

illustrati in

questa memoria furono raccolti nelle arenarie e molasse serpen-

marne sabbiose

dalla

maggioranza degli autori attribuite

Vergato, che

ti'ova

si

parte nel Modenese, parte nel Bolognese, è forse

vastità, sia per la varietà delle roccie, sia dal

punto

loro ricchissime collezioni l'ab. Giuseppe Mazzetti e

gendovi provenienti dagli descritti o

me

il

E

affioramenti.

altri

il

nese-Bolognese,

fossili in

il

Angelo Manzoni

io

le

quali

Guiglia-Montese-

Quivi infatti raccolsero le

pochissimi campioni aggiun-

:

sono appunto queste collezioni,

mio studio, avendo

di

più importante, sia per la sua

di vista paleontologico.

dott.

nominati dai raccoglitori stessi in numerosi lavori, appresso

contingente più forte per

il

miocene,

al

appaiono in vasti affioramenti nelle Provincie di Reggio, Modena, e Bologna. Quello

citati,

i

cui fossih furono in parte

quelle che hanno fornito a

potuto raccogliere in una mia gita nel Mode-

confronto di quelli ben poco numerosi, e sufficienti solo a trarre qualche deduzione

sulla distribuzione delle specie nei diversi strati.

Del resto conviene osservare che furono in verità diligentissimi

nell'

i

due raccoglitori già mentovati - e particolai-mente

che

il

Ma

memorie

speciali e

La compattezza

Fortunatamente

dunque

un

il

mio un lavoro

degli echini eocenici

tale lavoro di revisione è stato in questo caso assai

i

sollevamenti, a ridurre

conserva perfettamente, gli

— come quella

delle arenarie e la costituzione chimica delle

conserva la sua superficie quasi intatta, si

È

gran parte

in

alla copia e complessità della bibliografia relativa agli echini miocenici, dispersa

zioni, le fratture, le piegature,

vece la forma

diverse località.

non ancora sintetizzata

d'insieme, per persuadersi che ordinario.

le

basterà dare un'occhiata alle lunghe e complesse sinonimie, alla massa ingente di specie

Mazzetti menziona,

in mille



indicare la località precisa di ritrovamento; ciò che mi ha permesso di

fare un raffronto abbastanza interessante fra di revisione.

Mazzetti

il

ma ma

esemplari sono tanto

i

i

fossili in



in

un vasto studio

meno agevole che

marne hanno cospirato con

uno stato spesso pietoso.

A

appare tutto schiacciato, compresso, deformato

volte :

di

le dislocail

guscio

a volte in-

dettagli della superficie sono del tutto o in parte scomparsi.

numerosi, che

si

finisce

spesso col trovarne

qualcuno buono,

che permette di eseguire una determinazione esatta o di abbozzare una descrizione, che può talvolta essere completata coi dati desunti dall'esame degli altri esemplari. Palaeontographia

italica, voi.

XIV,

1908.

9

G. STEFANINI

66

Queste compressioni e deformazioni, delle quali

sempre

[2J

debito conto, in un con la poca conoscenza che allora

il

bastano a spiegare

echinologiche del miocene,

specialmente

gli autori, e

si

Mazzetti, non tennero

aveva di parecchie importanti faune

numero ragguardevole

il

il

di

cambiamenti che ho dovuto

portare alle determinazioni dei miei predecessori.

Degli echini raccolti nelle formazioni in esame, credo che ben pochi siano sfuggiti

al

mio studio

;

alcuni

pochi esemplari delle collezioni Manzoni e Mazzetti non sono stati ritrovati, ed è a credere siano andati perduti

''

.

Una

piccola raccolta ne fece anche

Maria (Modena), e rese noti

mi sono contentato

nomi

i

il

Coppi nell'affioramento di Montebaranzone

delle specie in

Maria

di citare a R. S.

un suo catalogo. Non avendo potuto esaminare

le specie

me

da

non ho trovato

figurano neanche citate in questa memoria.

Con

tutto ciò in

massima

ad essere

col

mio lavoro

illustrata, nel

però diversi dei suoi

di questi terreni emiliani viene

La mi

collezione

Manzoni

si

fossili

può

si

fra dire,

i

il

prof.

non

miei, e che perciò

che la fauna echinologica

suo insieme, completamente.

conserva nel Museo di Paleontologia dell'Istituto Superiore

è stata affidata in studio dal mio maestro

i

Santa fossili,

pure trovate, sulla fede del Coppi stesso:

a specie che io

egli attribuì

— Rocca

Carlo De Stefani,

di

Firenze, e

al quale debbo per ciò la più

viva riconoscenza. Anche gratissimo sono al prof. D. Pantanelli, l'insigne collaboratore del Mazzetti nell'illustrazione della fauna di Montese,

il

quale ha posto a mia disposizione la sua biblioteca e la collezione

Mazzetti, custodita ora nel Museo di Geologia dell'Università di Modena. Ringrazio infine vivamente prof.

Rosa

del

Museo

di

Zoologia (Invertebrati) di Firenze per avermi concesso larga ospitalità nel suo

gabinetto, ove ho potuto fare interessanti confronti con specie viventi, nonché prof.

M. Canavari

i

il

quali,

con

l'

imprestito di

libri,

il

prof. C. F.

Parona

hanno contribuito a completare alquanto

la

e

il

mia

bibliografia echinologica.

DESCRIZIONE DELLE SPECIE I.

1.

Gen.

Tylocidaris

Tylocidaris Scarabellii n.

1872. Cidaris melifensis (nou Foeb. in

sp.



Pomel, 1883. Tav. XIII

Wr.) Mazzetti. Cenno

YI, pag. 11,

flg.

int.

[Ij,

flg. 1, 2.

aifoss. di Montese.

Ann. Soc.

nat.

Modena,

12.

1880.





(non Foeb. in Wk.) Manzoni. Eeh. foss.

1880.





(non Fokb. in Wk.) Manzoni. Spugne mol. mioc. Boi. Atti Soc. tose. Se. nat., V,

1896.





(non Foeb. in Wr.) Mazzetti. Cat.

mal. serp. Denk. k. Ak. "Wiss., XLII,

pag. 186.

pag. 174.

Modena, 1907.



ser. Il,

voi.

Scarabellii (Stefanini) Nelli. Il mioc. del tav.

X,

flg.

eeh. foss. coli.

XI, pag.

Ma%%. Meni. Aee. So. Lett.

Arti,

9.

Monte Titano.

Boll. Soc. geol.

it.,

XXVI,

pag. 254,

4-5.

') Gli esemplari del Mazzetti sono stati ritrovati quasi tutti: quelle specie che non si trovano indicate nelle sinonimie sono rappresentate da esemplari mal conservati, che non permettono una determinazione. Anche di quelli tra questi però non ho potuto trovare quelli dal Manzoni attribuiti al Pygorhyndel Manzoni ne mancano pochi :

chus Colombi e aXV Echinocardium Loveni.

G. STEFANINI

[3]

Echino

dimensioni piuttosto

di

piccole,

67

con guscio di forma circolare, depressa

poli

ai

rigonfia

e

all'ambito.

Zone ambulacrali composte

strette,

leggermente flessuose, costituite da due zone porifere un poco depresse,

di pori unigeminati,

tubercoli: le due

file

separati da granuli.

La zona

interporifera è occupata da quattro

esterne hanno tubercoli più grandi e sono continue,

file

di

interne hanno tubercoli molto

le

meno sviluppati. Manca ogni spazio nudo mediano. Zone interambulacrali ampie, formate di due file di placche larghe e basse, ciascuna delle quali reca un grande tubercolo. I tubercoli, in numero di 6-8 per fila, sono molto sporgenti, non crenellati né perforati, da una profonda scrobicola circolare nelle placche dell'ambito, elhttica in quelle più vicine

cinti ciascuno

al polo adorale.

Le

scrobicole sono limitate ciascuna da

placca la zona porifera adiacente, da altri due

perfettamente chiusa.

da granuli più

Il

lembo interno

piccoli dei precedenti,

i

un cerchio

di granuli,

margini della placca stessa

delle placche interambulacrali,

ma

che tocca da un lato della

— pur rimanendo la scrobicola

mediocremente

largo, è occupato

relativamente piuttosto grossolani, alquanto disuguali fra loro

e non seriati, che costituiscono una zona miliare discretamente estesa, e assolutamente sprovvista di qua-

lunque incisione o depressione

in

corrispondenza della sutura mediana delle placche.

Sono forse da attribuire a questa specie

vari radioli, uno dei quali particolarmente è stato trovato

nella stessa località di alcuni dei gusci descritti. Essi

hanno una forma leggermente

meno distintamente

vata, e sono coperti di grossolani e radi granuli allineati più o

Ho

creduto di dover descrivere come

servati esemplari della melassa, che

Se però litensis,

per

la

la

il

tipi di

Mazzetti

ma in

nettamente file

una nuova specie alcuni incompleti, ma e

il

Manzoni attribuirono

nostra specie, per la inesattezza della figura di

Wright

i'

assai

i

potè essere confusa col D. mé-

rimane da esso ben distinta in realtà per l'assenza dello spazio ambulacrale nudo e depresso, minore disuguaglianza tra

i

granuli delle

file

esterne e quelli delle interne, per la maggior am-

mamelloni non perforati. Quest' ultimo, anzi,

è

per

importanza molto maggiore, servendo a distinguere dagli tuno accettare questo genere, pur osservando che

i

Ciò non significa che non sia un buon carattere il

Pomel indica

esemplari; riguardo

nella

ai quali, però, è

altri

Lambert

il

^)

e,

finalmente

un carattere di

gen. Tylocidaris. Anch'io credo oppor-

il

non perforati

si

ritrovano nello stadio gio-

*'

non possono

da escludere assolutamente che

ho potuto

e per

2*

generico, particolarmente

diagnosi. Questi, per verità,

risulta anche dal confronto, che

Pomel

il

tubercoli

vanile di vari cidaridi, per es. della 2). papillata (Leske)

che

ben con-

C. mélitensis Forb.

al

piezza della zona miliare, non depressa nella sua linea mediana, le scrobicole più profonde,

per

cla-

longitudinali.

fare, coi belli e

tutti

se

essere

associato riscontrati

agli

nei

si tratti di individui giovanili,

numerosi esemplari

di S.

altri,

miei

come

Marino, studiati dal

Nelli. Il

Lambert ®' ha

descritto recentemente

un echino

di

Sardegna, anch'esso munito di tubercoli non perforati,

erigendolo a tipo di un nuovo genere, Sardocìdaris, che sarebbe

1)

»> 3) *)

il

rappresentante terziario dei Tylocidaris

Vedi Stefanini. Echini miocenici di Malta. Bull. Soc. geol. it., XXVII, 1908, pag. 438. Pomel. Classific. méthod. et genera des échin. viv. et foss. Alger, 1883, pag. 109.

Lambert. Descript, des échin. foss. de Barcelon, pt. I, Mém. Soc. géol. de Fr., Paléont., IX, 1902, pag. 27. Agassiz a. Revision of the Echini. 111. Cat. Mus. of Comp. Zool. at Harv. Coli., n.° 7, 1872, pag. 257,

tav. II, fig. 7. ^)

Lambert. Descr.

pag. 22, tav.

II, flg. 1, 2.

des échin. des terr. miocen.

de

la

Sardaigne.

Mém.

Soc.

paléont.

Suisse,

XXXIV,

1907,

G.STEFAUINI

68

[4]

un poco

cretacei. Il genere terziario si distinguerebbe dall'altro per gli ambulacri

non

e per la presenza di

clavati,

una cresta

saliente, traversale, tra

piiì'

per

stretti,

i

radioli

non hanno, a

pori. Tali caratteri

i

parer mio, un gran valore, come generici. Questo S. Piae Lame, è specie per lo meno molto vicina alla nostra

io

:

non

potuto, negli esemplari dell' Emilia e neppure in quelli di S. Marino, studiati dal Nelli,

lio

osservare queste creste degli ambulacri e neppure, con sicurezza, concordare. Comunque, poiché qualche

La

sarda.

rabellii,

radioli; gli altri caratteri

i

piccolo dubbio sussiste ancora,

non pongo

quale, ove la identità fosse riconosciuta, dovrebbe prendere appunto

essendo stata questa specie pubblicata già dui Nelli entro

— —

il

il

sembrano

in sinonimia la specie

nome

specifico di Sca-

1907.

Serra dei Guidoni e Montese. Località: Manzoni, Mazzetti. Collezioni: Miocene medio di S. Marino. Località diverse:



IL Gen.

Tableau des échinides, Act. Soc. Linn.., Bordeaux, pag. 336.

1838. Cidaris avenionensis Desmotjlins.

— —

1885.

stemmacantha Mazzetti. Echinod. avenionensis Mazzetti

— —

1896.

lY, pag.

Ili, voi.

sei-.

avenionensis Mazzetti.





Cat. eohin. foss.

De

voi.

fig.

coli.

XI, pag.

Loeiol. Descr. échin. tav. I,

1904.

1906.





Lambert. Échinides mioc. de

An&elis. Terzo cont. allo

Frammenti

di radioli

Soc.

nat.

meno regolarmente:

pili

che

granuli

i

Mazzetti.

Mem. Acc.

Se. Lett. ed Arti,

Modena,

Direct, destrav. géol.

du

Port., pag. 1,

st.

del mioc.

neW

Umbria. 'Bo]Ì.^O(ì.^eo\.\i.^'^2ig. 15.

XXIV,

la Prov. de Barcelone, pt. Il- III.

pag. 64 (cum

Mém.

Soc. géol. de

syìi.).

con fusto cilindrico o subcilindrico, assottigliato verso l'estremità, e di forme

molto varie. Alcuni sono regolarmente

forma

pag. 5.

Atti

pag. 6.

Fr., Paléont.,

come

XV,

Aieaghi. Echinod. niioc. di S. Maria Tiberina (Umbria). Atti Acc. Se. di Torino,

XL,

tale,

Montese.

5.

du Portugal.

tert.

De

però è

foss.

1-4.

— —

e disposti

Soo. nat. Modena,

9.

— —

1901.

Ann.

Cenno monogr. fauna

striatogranosa? (non D'Aech.) Mazzetti e Pantanelli. Ibid.

ser. II,

1896.

di Montese.

foss.

Pajsttanelli.

e

Modena, 1885.

Klein, 1734.

Cidaris avenionensis Desmottl.

1.

1881.

Cidaris

cilindrici

disposti in fitte

negli esemplari 3 e 4 della tav. I della tipica, terminati all'estremità

con granuli conici ottusi e quasi emisferici, piuttosto radi

in qualche esemplare file

longitudinali

memoria

del

De

schiacciato

ad apice ottuso

e

costituiscono

Loriol.

una specie

Non mancano

da un' espansione ciatiforme internamente

la regolarità

di fine striatura,

infine campioni della

liscia,

esternamente in-

crespata e dentellata sul margine.

Eecentemente

Mater)

di

Malta

un

il

sia

Lambert ha posto

in chiaro

come

il

C. avenionensis

Geeg.

da tenersi distinto dal C. avenionensis Desmoul. per

i

(

= Leiocidaris

Sismondai

radioli sottili, ornati di spine

un fascetto di aghi in luogo dell'espansione terminale. Quanto al guscio, Gregory a detta specie non corrisponderebbe né all'una né all'altra, e viene dal Lambert classificato come Borocidaris Hollandei (Cott.).

lunghe, quello

fini

e

po' ricurve e di

riferito dal

G. STEFAiran

[5]

69

L'attribuzione di questi esemplari ad altre specie da parte del Mazzetti

considera che egli probabilmente non conosceva

d'Arce, ha granuli molto

piìi fini e

— Melassa

Località:

di

il

polimorfismo dei radioli di questa.

Il C.

si

striatogranosa

uniformi di quelli di questa specie, per poter essere con essa confuso.

Montese

loia e di

Collezione: — Mazzetti. Località diverse: — Miocene

(?).

Provenza (Avignon, Dròme),

di

di

Bretagna (Basse

zera (Neuchàtel, Vaud), di Portogallo (Azeitào), e di Spagna (Catalogna). torinesi). — Miocene

spiega facilmente, se

si

dell'Umbria, di

di Egitto.

Sicilia,

— Miocene

medio

— Miocene di

Alpi), di Sviz-

Piemonte

di

San Marino. —

(Colli

Miocene

di

Corsica e di Pianosa. 2.

Cidaris rosaria (Bronu).

1831. Oidariies rosaria Bronn. Italiens teriiaryehilde, pag. 131.



1862. Cidaris

Meneghiot. Echinod. neog. della Toscana. flg. 6, 7

1880.





(cum

Manzoni. Echinod.

pag.

Il territorio di Siena,

tav. II,

16,

syn.).

foss. pliocenici. Atti

Soc, toso. Se. nat., Proc.

verb.,

IV,

voi.

pag. 3.

1885.



acicularis (noii D'Aech.) Mazzetti e Pantanelli.

Cenno monogr. fauna

foss. Montese, p.'II.

Atti Soc. nat. Modena, ser. Ili, voi. VI, pag. 4.

1885.



hirta Mazzetti e Pantanelli. Ihid., pag. 5.

1897.



rosaria Vinassa. Echin. neog. Miis. Parmense. Atti Soc. tose. Se. nat.,

1901.





Frammenti alto,

AmAGHi. jEcMm. /bss. Piem. 19 (cum syn.).

e

non dubbia, non ostante lo stato incompleto di essi. Né è facile comprendere come il Mazzetti ne avesse Località:

pag. 143.

XIX,

fig.

14-

con fusto cihndrico coperto di spine rade, bene sviluppate, lunghette, volte in

di radioli

con disposizione confusamente sedata. L'attribuzione

tanto distanti,

XV,

I;«^M?7a. Palaeont. ital., VII, pag. 168, tav.

G. hirta è stato

coi loro aculei radi. Il

— Montese,

di questi

esemplari alla

C rosaria

mi sembra

attribuiti alcuni al C. acicularis, dal quale

sono

posto in sinonimia con questa specie da Airaghi.

loia (fide Mazz.).

Collezione: — Mazzetti. Miocene Località diverse:



dei Colli torinesi.



Pliocene di

Zinola e

d'Asti, del

Parmense,

del Senese, ecc.

Cidaris

3.

1862. Cidaris iesswata Meneghini. fig.

cfr.

Echinod. neog.

tessurata Mgh. della

Toscana.

Il territorio di

Piccolo radiolo frammentario, di forma conica, piuttosto tozza, non troppo

L'ornamentazione e alternanti, in vicine.

è costituita

modo che

Verso l'apice

si

Siena, pag. 25,

tav. I,

5-7.

da granuli relativamente assai

fini

e

ciascun granulo corrisponde allo spazio

nota una tendenza nei

granuli

a fondersi

acuminato all'estremità.

fitti,

in serie longitudinali ravvicinate

tra

due granuli contigui nelle serie

in

costicine sottili e appressate.

La

forma generale, le dimensioni, nonché la disposizione dei granuli corrispondono pienamente, per quanto rilevasi dalla descrizione

che

si

— che

le figure,

osservano nel C. tessurata Mgh.

specialmente nei dettagli, sono poco dimostrative

— Questa

—a

quelle

specie somiglia anche molto alla C. websteriana Forb.

G. STEFANINI

70

del e

London Clay

alla quale specie fu attribuita dal

[6]

Mazzetti (in

però questa ha granuli più grossolani

sch.);

forma più tozza. Dal C. Lorioli Cott. dell'Eocene francese

si

distingue pure per la maggior finezza

dei granuli.



Località: Pantano. Collezione: Mazzetti. Pliocene Località diverse:





S.Frediano (Toscana), Imola,

di

Cidaris Peroni Coti.

4.

1877. Cidaris Peroni Cotteau. Descr. des éehin.

ieri,

pag. 431, tav.





1885.









Tol.

fìg.

Ann.



e

Soo. Agr. et d'Hist. nat. de Lyon,

8-14,

IV, pag.

AiEAGHi. Ech. foss. Fietn.

(cum 1904.

I,

de Corse.

Mazzetti e Pantanelli. Cenno monogr. fauna ser. III,

1901.

ecc.

Ligur. Palaeont.

ital.,

Echin. mioc. S. M. Tiberina (Umbria). Atti Aco. Se. di Torino,

pato,

il

striati

si

23-25

XL,

pag. 7

fini

coste longitudinali, regolai'i,

arrestano a una discreta distanza dal collaretto. Gli spazi fra le coste sono

longitudinalmente.

Il

collaretto è

ben distinto

e striato, l'anello

mediocremente svilup-

bottone regolarmente conico, la faccetta articolare crenellata.

Questa specie fu riunita a torto di

fìg.

syn.).

Radioli con fusto sottile, elegante, cilindrico, ornato da numerose e

compresse, seghettate, che

YII, pag. 170, tav. XIX,

syn.).

(cum

finemente

Montese. Atti Soc. nat. Modena,

foss.

6.

— come

dimostrò Aieaghi



al

C. Milnsterì Sism., che è sinonimo

C. avenìonensis.

— Montese? Collezione: — Mazzetti. Località diverse: — Miocene di Corsica, Località:

Sardegna, di Serravalle Scrivia.

— Miocene

medio della

Rodano.

valle del

III.

Gen.

Dorocidaris

Dorocidaris Mazzetti!

1.

n. sp.

Agassiz, 1872.

— Tav. XIII

[I],

1878. Dorocidaris papillata (non Lesioe) Manzoni. Eclmiod. foss. Schlier

XXXIX,

— —

1880. 1880.

— —

pag. 5, tav. IH,

fìg.

fig. 3,

coli.

4.

Boi. Denkschr. k. Ak. "Wiss.,

25-27.

(non Leske) Manzoni. Echinod. foss. mol. serp. Ibid., XLII, pag. 4. (non Leske) Manzoni. Spugne

sii.

mol. mioc. Bologn. Atti Soc. tose. Se. nat.,

V, pag. 174.

Guscio a contorno circolare, depresso

Zone ambulacrali

Zone

ai poli,

rigonfio all'ambito.

semplici, sinuose, piuttosto strette.

porifere strette, depresse, costituite di pori grandetti, leggermente

ellittici,

in coppie fitte

non

coniugate.

Due altre due

file

file

di granuli

regolarmente disposti accosto

di granuli

leggermente più

piccoli.

alle

zone porifere e fiancheggiate internamente da

Ogni spazio nudo mediano sembra mancare.

STEFANINI

G.

[7]

Zone interambulacrali ampie, con due Aree

71

serie di 8-9 grandi tubercoli sporgenti, mamellonati e perforati.

scrobicolari liscie, molto depresse, circolari nei tubercoli del polo aborale e dell'ambito, ellittici nei

4 ultimi tubercoli. Le scrobicole sono limitate da corone

3

quali

mantengono nettamente

si

insieme lungo la linea di sutura delle placche:

non toccando

scrobicolari pur

sciano una zona miliare assai

le

grossi degli altri, le

piiì

dove

tali

corone

fondono

si

rimangono però sempre delimitate. Le placche occupate da una fitta e fine granulazione unifome.

scrobicole

le

anambulacrali, piuttosto alte e strette, sono, nel resto,

Le corone

granuli assai

di

distinte, eccetto nelle placche del polo adorale,

zone porifere adiacenti,

stretta, distintamente

incisa

vi

ravvicinano moltissimo, e

si

depressa lungo

e

suturale

linea

la

la-

media

dell'anambulacro.

Manzoni menziona e

Il

figura

io

non ho potuto trovare nella

in

una specie

base

di calcare conchigliaceo

D.

radioli della

come rinvenuto

papìllata.

È

un frammento

in prossimità del guscio,

di radiolo,

che

Qualche altro esemplare però, e particolarmente uno, impastato

collezione.

Serra dei Guidoni,

di

assai grande, (60

mm.) tronco

si

veramente nella forma, simile

rivela

ai

all'estremità ed uniformemente ristretto dalla

all'apice.

Altri esemplari ancora dello all'apice,

munite

Schlier

di

Bologna presentano anch'

sono scannellati, con coste longitudinali più o meno

di

un

colletto sottile striato finissimamente, anello

essi

forma assottigliata e ottusa

fortemente granulate, più o meno

sporgente e pure

striato,

fitte

e

bottone conico ben

sviluppato, faccetta articolare liscia.

In una sua recensione del lavoro

Manzoni

di

che potesse trattarsi di un Leiocidaris invece st'ultimo

genere, consigliava

Lmk.

Jiistrix

i

dei

= D. papillata) e

confronti

affine al C.

che

con

il

Dames

il

Màglichen frammenti del Bolognese alla D. papillata

gli

C.

praehistrix

Schwabenaui Lbe.

affretto

ad assicurare che

del disegnatore.

nare, (

ma

Quanto

A

in realtà,

una specie

ma

da un frammento

Non

di questi belli esemplari,

placche interambulacrali. Ora

contano appena 6-7 di

diecina —

metro

;

si

tali

gli

^'

.

mantengono presso a poco

conservati e tanto completi da

26 del Manzoni presentandoci

D.

Quenstedt

papillata,

D'altra parte tutti di queste stesse

^'

sembra voglia

ravvici-

C. vesicidosa (non Golde.) Sism.

di radiolo, del quale l'Autore si limita

altra

completo e appartenente

individui di

placche

vivente C.

ad

conviene, a parer mio fondere una specie ben

rappresentata da interi gusci e frammenti ben conservati, con

Uno

del

dubbio

con que-

solo nella figura e nell'immaginazione il

delle colline di Torino,

affermare la grande somiglianza con la specie vivente.

di radiolo.

affinità

considerazione sullo stato di con-

la

fatto che la fig.

C. praehistrix, al quale

Sism.), es&o è rappresentato

Quenst., progenitore

parte

ma ottimamente il

le

il

dubbio sulla attribuzione generica, sollevato dal Dames. Mi

non esistono

detti solchi

al confronto col

a torto, secondo me, anche

= C. incurvata

il

l'attribuzione degli hochst

dopo avere sollevato

un Borocidaris, ammettendo

permettere benissimo una coscienziosa classificazione, sta pori riuniti da solchi, rende giustificato

che

incerta, e

di

servazione degli esemplari, che sono bensì frammentari,

i

osservava

'•

sembrava

rappresentata da

alla collezione

Mazzetti, presenta 8-9

che hanno presso a poco gli

un frammento

le stesse

dimensioni

esemplari che mi è stato dato vedere

dimensioni,

oscillanti

intorno ai 35

mm.

— una di dia-

dimensioni che, apparentemente, sono normali per questa specie. Finalmente la B. papillata negli

individui adulti ha scrobicole ellittiche con tubercoli scrobicolari quasi uguali agli altri della zona miliaria

*)

2)

')

Dames. Manzoni. Echin. foss. Schlier etc. N. Jahrb. fùr Minerai, ecc., 1879, pag-. Quenstedt. Petrefaktenkunde Deutschlands, I, 3 Echinodermen, pag. 211, tav. 69, Agassiz a. Revision of the Echini. L. cit., pag. 256.

727. fig. 1.

G. STEFANINI

72

mentre

Le

[8]

_

D. Mazzetta sono circolari e con tubercoli scrobicolari grandi e ben distinti. specie viventi hanno placche anche meno numerose, scrobicole più nettamente ellittiche della B. e quindi sono anche meglio distinte. Dalla D. melitensis (Wr.) si riconosce per la statura magplacche ambulacrali piii alte, la zona ambulacrale media occupata totalmente dai tubercoli, dei

le scrobicole della

altre

papillata, giore, le

quali, quelli

D. papillata fu

Colla

md Lbe.

Il

ma come

da quelli delle

delle file interne sono poco diversi

riunita dal Manzoni, e dopo di

lui.

file

esterne ecc.

da Vinassa e da Airaghi,

piano onde questo fossile proviene farebbe ritenere probabile

la

D. papillata non sono fondate su

le differenze tra questa specie e la

G. Schwaben-

la

sua identità colla C. Mazzetta

:

caratteri che si possano

rimane ancora dubbia: e pur augurandomi

verificare sull'esemplare dei calcari della Leitha, la questione

che essa possa essere presto risoluta, credo più opportuno proporre per la specie del miocene emiliano

Un nome nuovo. Degli esemplari pliocenici attribuiti dal Manzoni, dall'AiRAGHi, dal Vinassa e dal Cheochia alla specie vivente nulla io posso dire G. Milnsteri

gliare alla

B.

Mgh.

:

quelli di

(radiolo)

papillata,

come

ha

Sicilia

la

paiono veramente appartenere alla B. papillata. articolare

faccia

deve

fa I'Airaghi: altrettanto

quindi non sembra

crenellata e

dirsi della G. signata

si

Mgh., per

possa uguala

quale una

fusione analoga è proposta da Vinassa. Quanto alla prima di queste due specie, non vedo in che diffe-

sembra corrispondere

risca essenzialmente dalla G. Peroni: quanto poi alla seconda, essa

vedere — per

Simon, della quale ho potuto



cortesia del prof.

la

Museo di Bologna. La G. Milnsteri Mazz. non Località: Montese, Pavullo, Guiglia, Collezioni: Mazzetti, Manzoni.

Capellini —

gli

alla

G. Milnsteri

esemplari giacenti nel

è stata ritrovata. S.

Leo Praduro

e lano.



IV. Gen.

1.

Phyllacanthus

Brandt, 1835.

Phyllacanthus florescens (Am.).

1881. Gidaris clavigera (non Eoenig) Mazzetti. Eolmiod. foss. di Montese. Ann. Soe. nat. Modena, 1885.



1901.





XV,

pag. 5.

(non Koeotg) Mazzetti e 'Pasikselu. Cenno nionogr. faun. foss. Montese. Atti Soo. nat.

Modena,

ser. Ili, voi.

florescens Airaghi. Ecliin. foss. Pieni, e fig.

IV, pag. 5.

Liguria.

Palaeont.

ita!.,

VII, pag. 169, tav.

XIX,

58-62.

Alcuni frammenti di radioli costituiti di un fusto

con perforazione

cilindrico,

assile,

espanso

all'e-

stremità. Tale espansione trovasi sormontata da una cupoletta emisferica irregolarmente frastagliata; ciò

che dà a questi radioli una forma clavata, che cretaceo.

Da

questa specie

si

li

ha

fatti

confondere con la C. clavigera Koenig, del

riconosce però con tutta facilità per la forma diversa della clava, per l'as-

senza di corone denticolate sulla parte prossimale della espansione, per l'irregolarità delle frastagliature,

che non potrebbero essere confuse colla regolare

granulazione

che

ricuopre

1'

estremità dei

radioli di

G. clavigera.

Questi radioli sono assai vicini a quelli del Phyllacanthus verticillum Mazz., che però hanno diversi ingros-

samenti sul fusto, e a quelli del Phyllacanthus tirsiger Simonelli, che e la forma conica della sua ornamentazione

thus piuttostochè al Gidaris mi è suggerita soltanto dal fatto che

nodosa

di essi,

che

si

si

distingue per

l'

irregolarità

maggiore

cercinata ed asimmetrica. L'attribuzione al gen. Phyllacani

radioli sono canalicolati e dalla

accosta alquanto a quella di alcuni Phyllacanthus viventi.

forma

G.

[9]



Località: Montese. Collezione: Mazzetti. Località diverse: Miocene





2.

73

STEFANINI

dei Colli torinesi.

Phyllacanthus verticillum

IVIazz.

— Tav. XIII

[I],

flg. 5.

Cidarìs verticillum Mazzetti e Pantanelli. Cenno monogr. fauna foss. Montese. Atti Soc. nat. Modena,

1885.

IV,





1896.

voi.

Frammento

ser. Ili, pag. 5.

Mazzetti. Gatal. eck. foss.

di radiolo,

Mazzetti.

coli.

XI, pag.

Mem.

Acc. Se. Lett. Arti, Modena, ser.

II,

9.

con stelo leggermente conico, interrotto da grossi nodi regolari, decrescenti,

e terminante con un bottone. I nodi sono rappresentati da ingrossamenti interi, con margine fortemente crenellato

minette

differiscono così da quelli del Ph. verticillata Agass., nel quale

:

sottili,

a sezione ellittica, impiantate obliquamente sul fusto.

quale la specie Emiliana è molto zioni e pel

numero

si

hanno

veri verticilli di la-

Ph. tirsiger Sim. di Pianosa,

Il

al

distingue da questa per la irregolarità delle sue ornamenta-

affine, si

dei nodi. Ciò non significa, che

non possano magari appai'tenere

alla stessa specie

;

e

altrettanto può dirsi anche rispetto al Ph. florescens Air.

Località:



loia.

—-Mazzetti.

Collezione:

V. Gen. 1.

1847.

Tripneustes

Agassiz,

Tripneustes Parkinsoni Agass.

Tripneustes Parkinsoni Agassiz et Desoe.

1841.

et Des.

Catal. rais, des échin.

Ann. de

Se. nat.

Zool., 111,1847,

pag. 60.

1872.



1877. Hipponoe 1879. Tripneustes 1880. Hipponoe

1881. Tripneustes 1885. Hipponoe



Mazzetti. Cenno intorno ai fossili di Montese. Ann. Soc. nat. Modena, pag. 11,



Cotteau. Descript, de

%.

— — — —

11.

Mazzetti.

La

Manzoni. Ech.



tert.

de Corse, pag. 239, tav. Vili (cuinsyn.).

foss.

mot. serp. Denk. k. Ak. Wiss., XLII, pag.

Mazzetti. Echinod. foss. di Montese. Ann. Soc. nat. Modena,

Cenno monogr. fauna

Mazzetti e Pantanelli.

Modena, 1895.

faune

la

molassa marnosa. Ann. Soc. nat. Modena, XIII.



ser. Ili,

voi.

XV,

foss. Monttse.

8.

fase. I, pag. 5.

Atti Soc. nat.

IV, pag. 6.

Cotteau. Descript. Echin. viioc. de

la

Sardaigne.

Mem.

Mem. Aee.

Se.

Soe.

géol.

de Fr.,

Paléont., V. fase. II, pag. 10.

1896. Tripneustes



Mazzetti. Cat. ech. foss. ser. II,



1901. Hipponoe

Airaghi. Ech. fìg.

La determinazione Corsica, che al sig.

1)

coli.

Mazzetti.

Lett. Arti, Modena,

XI, pag. 10. ter».

Pieni,

Lig.

e

Palaeont.

ital.,

VII, pag. 17G, tav.

italica, voi.

i'

pare non corrisponda in

Barcel., pt. II, ITI, Loc.

XIV,

1908.

XIX,

76.

è stata fatta sulla figura pubblicata dal Cotteau, rappresentante

Lambert

Lambert. Echin. mioc.

Palaeontographia

voi.

cit.,

tutti

i

un esemplare

di

dettagli al tipo della specie. L'Autore stesso

pag. 75. ^^

74

ha

G. STEFANINI

un esemplare

descritto e figurato recentemente

[10]

T. gahardensis

di

(Sednes) Lame, specie che è stata

trovata in Bretagna e in Catalogna. Essa è ben distinta da quella di Corsica e da quella di Provenza,

Lambert ha trovato qualche differenza e perciò egli e non belli esemplari del Modenese non son tali da permetterci Località: Montese, Salto.

tra le quali

il

due diverse varietà.

le ascrive a

I rari

di portare altra luce sulla questione.





Collezioni: Manzoni, Mazzetti. Località diverse: Miocene di Corsica fora.

— Miocene



medio

Psammecliinus

VI. Gen.

1.



1885.

Psamtnechinus





Miocene dei

Colli torinesi

Val Staf-

e

Agassiz, 1847.

sp. ind.

XV,

Mazzetti. Echinod. foss. Montese. Ann. Soc. nat. Modena,

sp. ?

monilis? Cnon Desoe) Mazzetti Atti Soc.

1896.



Rodano.

della Valle del

1881. Psammeohinus

e Sai-degna.

nat.

e Pamtanelli.

Modena,

ser. III.

voi.

Cenno monogr. fauna IV, pag.

(non Desor) Mazzetti. Calai, echin. foss.

Modena,

Arti,

coli.

Montese.

6.

Mazzetti. Meni. Acc. Se. Lett.

XI, pag. 10.

voi.

ser. II,

pag. 6.

foss.

Questo piccolo echino di forma subsferica presenta realmente tutto l'aspetto della specie cui venne dubitativamente riferito dal Mazzetti

;

ma

è

rappresentato da un nucleo interno così poco ben conservato

che permette a mala pena di stabilire che deve trattarsi davvero di un Psammechimis. Sarebbe dunque impossibile attribuirgli coscienziosamente un

nome

specifico.



Località: Montese. Collezione: Mazzetti.



VII. Gen.

Riguardo

alle questioni relative

Echiuocyamus

a questo genere e

ed opportune osservazioni del Cheochia

1.

''

e del

V. Phelsum, 1774.

al

gen. Fibularia Agass. mi riferisco alle giuste

Mortensen

Echinocyamus

ofr.

^f

,

Studeri

1842. Anaster Studeri Sismonda. Monogr. echin. foss. Piem.

Mem.

che le hanno recentemente riassunte.

(Sism.).

R. Acc. So. Tor., IV, pag. 44, tav.

1880. Eohinoeyamus pusillus (non Desm.) Manzoni. Spugne foss. mol. mioc. Boi. Loc. 1901.



Studeri

Aiea&hi. Ech. fig.

1906.





Pieni, e Lig. Palaeont.

ital.,

di piccolissime dimensioni,

Il,

pag. 8, 9.

pag. 174.

VII, pag. 177, tav.

XXII,

10.

Capedek. Fibular. mioc. di S. Gavino a Mare. Boll. Soc. geol. tav.

Guscio

ter».

cit.,

X,

fig.

ovale,

it.,

XXV,

un poco

piìi

allargato in avanti che in dietro. Faccia su-

periore depressa, faccia inferiore debolmente concava intorno al peristoma. I petali e l'apice

Echin. del piano Siciliano. Palaecnt.

*)

Chbcchia. Echin.

')

MoETBNSBN. Echinoidea. The dan. Ingolf-Expedit.,

viv. e foss. di Sicilia. II.

pag. 507,

5 (cum syn.).

voi. IV, p.* 2, 1907,

pag. 38.

ital.,

non sono

XIII, 1907, pag. 213.

G. STEFANINI

[11]

visibili,

causa lo stato di conservazione del mio unico

forma delle zone ambulacrali, più ampie e sviluppate eccentrico indietro.

Periprocto

posto

circolare,

75

esemplare, pei-ò

si

può facilmente riconoscere

bocca e

tra la

l'orlo

la

Peristoma grande circolare,

di quelle interambulacrali.

posteriore,

ma

più vicino a que-

ultimo.

st'

Manzoni indicò questo esemplare come E. pusillus; considerando però

Il

ad

orli

forma del guscio, allargato anteriormente, mentre per regolarmente

ellittico,

o dilatato indietro,

lo

forma molto depressa,

la

debba ravvicinarsi all'È. Studeri.

e la posizione del periprocto, ritengo piuttosto

sottili,

— La

più nelle figure di questa specie esso appare

non saprebbe esser considerata come un carattere differenziale

avvertendo I'Airaghi, che essa può variare

questo

in

E

senso.

altrettanto

deve

dirsi

della

posizione

del peristoma, leggermente eccentrico indietro.

Queste variazioni non possono far meraviglia, stante specie del genere Echinocyamiis. Di

essa parla fra

gli

la

ben nota

altri

variabilità riscontrata da tutti nelle

Capeder nel suo interessante lavoro che

il

trovasi citato in sinonimia. Malauguratamente non posso neppur

tentare un confronto con le specie ivi

descritte, che sono fondate sopratutto sui caratteri del sistema apicale, poiché l'apice nel

è rimasto ostinatamente invisibile,

non ostante

i

mio esemplare

tentativi di colorazione col sistema consigliato dal

Capeder

stesso; sistema apparso insufficiente nel caso mio, forse per la natura della ganga. Credo bene lasciare

dubbiosa

la identificazione specifica, stante la cattiva

esemplare: debbo quindi omettere

Mi sembra però

di

un certo interesse segnalare

conservazione della faccia superiore nel mio unico

alcune questioni relative alla sinonimia

la trattazione di la

presenza

di

questa specie.

questo Echìnocyamus nella melassa, stante

di

l'estrema rarità di questo genere e della famiglia da esso rappresentata, nella formazione in studio. Esso

trovava aderente ad un guscio di Spatangus aequedìlatatus.

si

— Serra dei Guidoni. Collezione: — Manzoni. Località diverse: — Miocene

Località:

.

di Egitto.

dei Colli torinesi.

(Comunicazione epistolare del

VIIL

Gen.

sig.

— Miocene

Fourteau).

di

— Pliocene

Tristomantlius

Lombardia, di

Cipro

di

(fide

Malta

dell'Umbria,

(?),

Gaudrt).

Bittner, 1892.

Lambert *' ha cercato recentemente di mettere un po' d'ordine alla confusione che regna relativamente ai generi Pliolampas Pom., Gitolampas Gauth., Galerolampas Cott., MUletia Dunc, Tristomanthus BiTTN., ed Echinanthus Breyn. MUletia e Pliolampas sono molto affini, e non differiscono che pel Il

primo tipo del gen. Tristomantlius, Catopygus elegans Dam. del miocene australiano, ritenendo che esso non possa distinguersi dalle MUletia stesse e lasciando come tipo dei Tristomantlius il Niicleolites suhcarinatus Goldf., specie che il Bittner

numero

dei pori genitali.

Tra

le

MUletia

il

Lambert pone anche

considerò come secondo tipo del suo genere, e con la quale

il

il

Lambet pone

sinonimia V Echinanthus suhhemispliaericus Ebert. Se però confrontiamo (MiLL.), noi troviamo che le C. elegans, infatti,

i>

Varice.

ha

la

due specie presentano qualche

difl'erenza,

il

— parmi

giustamente

0. elegans con la

M.

— in

eleganfula

che non sarà inutile segnalare.

Il

parte ventrale dell'anambulacro impari rigonfia e posteriormente angolosa, per

Lambert. Echin. foss. Barcel. pt. II-III. Loc. cit., pag. 95; —Lambert. Étude sur Ann. Se. Lett. Arts Alpes-Marit., XX, 1906, pag. 41.

les échin.

de lamol. de

76

a. STEFANINI

modo che

l'ano viene ad aprirsi in alto di

verticale o quasi, analoga a quella che

si

un

[12]

che

solco,

una specie

sviluppa in

si

di faccia posteriore

osserva nella Studeria recens Agass. e nei Catopygus; inoltre la

forma carenata del dorso dà origine ad una piccola sporgenza situata

di sopra del periprocto

al

il

;

guscio

è indietro ristretto, acuminato, protratto.

La M. mento

dell'

che

continua senza angolosità con la faccia inferiore, come nei PUoìampas

si

di tutto

è privo

interambulacro impari e relativa faccia posteriore: inferiormente all'ano

Niicleolìtes subcarinatus,

una differenza

ha guscio

élegans

ma

élegantula ha un guscio pure posteriormente acuminato, protratto,

di

nuovo tipo dei Tristonianthiis secondo che

di forma,

il

Lambert non ha posto

il

tamente e assai profondamente incavata intorno

al

evidenza; infatti orli

più o

peristoma; invece

conica, con faccia inferiore largamente svasata e orli poco rigonfi

suo insieme, alla Studeria

si

ha una superficie

Se confrontiamo poi

.

:

il

meno

le Milletia

rigonfi,

ed anche C.

per lo più stret-

N. subcarinatus ha forma sub-

prima forma rassomiglia

la

Oatopygus, la seconda agli Echinanthus.

recens Agass. e ai

il

Lambert, con la Milletia, troviamo prima

in

forma subcilindrica, con faccia inferiore ad

^)

rigonfia-

del

Il

più, nel

Lambert

cita

invece altri due caratteri differenziali fondati sulla posizione del periprocto e sulla forma posteriormente rostrata o arrotondata del guscio. la

sporgenza

— che

dell'

sembra quella preferita dal

valore generico qui, tal carattere

Ma

che deve intendersi per rostro?

interambulacro impari

come non

lo

sig.

sopra dell'ano? Se

al di

Lambert

— conviene

ha negli Echinolampas

si

La forma posteriormente

osservare

che

il

carattere

non può avere

ecc., se la seconda, possiamo accordare ad

maggior valore, sopratutto perchè esso viene ad essere strettamente connesso

carattere differenziale citato



la posizione dell'ano

ristretta

accetta la prima di queste ipotesi

— ma

allora

col

un

secondo

non è più possibile contrapporre forma

arrotondata a forma rostrata, potendosi avere dei gusci posteriormente arrotondati e magari tronchi o smarginati

— come

quelli del

N. subcarinatus e del Pygorynchus Spratti Wright

mostrano evidente una sporgenza rostriforme



più o

meno

In conformità delle precedenti considerazioni, ritengo doversi fare tra

peristoma allungato e tre pori genitali, queste distinzioni 1.

quali, visti di profilo,

i

sviluppata, al di sopra dell'ano. i

generi di

Cassidulidi con

:

Gen. Milletia Dunc, tipo Echinolampas élegantula Millet. Guscio subcilindrico, faccia posteriore obhqua, periprocto marginale, basso.

2.

Gen. Tristomanthus Bittn., tipo Catopygus elegans Dames. Guscio subcilindrico, faccia posteriore tronca,

3.

Gen.

verticale, periprocto marginale, elevato, in alto di

Un

terzo genere,

cui tipo sarebbe

il

il

un

solco.

Nucleolites subcarinatus Goldf., caratterizzato dal guscio

subconico, faccia posteriore tronca, verticale, peripi'octo marginale, elevato, in alto di

Ai Tristomanthus Bittn. ascriverei, oltre il

il

tipo,

VE.

corsicus Cott.,

il

un

solco.

Pygorynchus Spratti Wright.,

T. LorioU Lamb., e la specie dell'Emilia appresso descritta, T. Pantanellii; affine invece al N. subca-

rinatus è

il

N. dinanensis Baz. Tristomanthus Pantanellii

1.

n. sp.



Tav.

Xin

[1],

............ ........... ........... ..... .....

fig. 6.

DIMENSIONI

mm.

21

»

16,

»

13.5

Distanza della bocca dal margine anteriore

»

10

Distanza dell'apice dal margine anteriore

»

9

Lunghezza Larghezza Altezza

')

Cfr.

CoTTBAU, PaRON

et

G-authihr. Echinod.

fossiles de l'Algerie. Paris,

Masson, 1879-1891.

77

G. STEFiJsT!ri

[13]

Echino

di piccole

dimensioni con guscio di forma subcilindrica, allungato, con

la

massima elevazione

sensibilmente carenato e ristretto indietro, faccia posteriore alta, tronca e assai in-

al terzo posteriore,

cavata, faccia inferiore ricolma agli

e poco divergenti fra loro,

mentre

strettamente

orli,

Zone ambulacrali petaloidee. Petali

stretti,

pari

gii anteriori

superficiali, uguali fra loro in ciascun petalo

e

profondamente depressa intorno

quasi lineari, aperti

peristoma.

al

un poco più lunghi

un angolo molto

formano

per la forma e

posteriori

i

;

degli altri

Zone porifere

ottuso.

dimensioni. Pori radi e grandetti. Zone

le

interporifere non rilevate, larghe quanto una delle zone porifere.

Zone interambulacrali non

rigonfie, eccetto la posteriore, carenata.

Sistema apicale un poco eccentrico in avanti con tre pori

essendo mancante quello ante-

genitali,

riore sinistro.

Periprocto allungato, marginale, posto in alto del solco posteriore e in certo

modo

protetto da

un

piccolo rostro.

Peristoma pentagonale, allungato, subcentrale.

Col

Lbe.

T. elegans

del

guendosene facilmente per

non angoloso, non però

la

nostra specie

d'Australia la

terziario

forma più allungata, più

ristretto indietro, per la faccia inferiore

soprattutto

al

T. Spratti

Wr.

del

Miocene

di

ha' grandi

cilindrica, pel contorno

un poco più

Malta,

quale

dal

afiìnità,

rigonfia ai margini.

non

pur

distin-

più regolarmente ovale,

credo

si

EassomigUa

possa

in

alcun

modo separare genericamente: la specie melitense però ha un guscio meno elevato, non carenato, a contoi'no meno regolarmente ovale, e i suoi petali avrebbero, secondo le figure, zone porifere più strette. Il T. LorioU Lame, ha come il T. Siìratti, al quale somiglia assai, guscio più basso, meno regolarmente ovale e meno carenato della nostra specie. Il T. corsicus Cott. — confuso a torto, come notò il Lailbeet, colla Milletia Tassali — è un poco più basso, ha petali più larghi, orli meno rigonfi, dorso meno carenato maggiore della nostra specie. Finalmente VE. camerinensis Desor del quale, per

e statura

ho potuto esaminare l'esemplare

prof. Capellini,

pure a questo genere

(i

pori genitali

non sono

tipo, nel

Museo

più bassa, più larga, non carenata, non rialzata posteriormente,

JBadinsMi Pom. ha vari tratti a comune con altri

per

forma fortemente dilatata

la

Kef Ighoud,

la cui eocenicità

la

di

visibili) e si distingue

nostra specie

al terzo posteriore.

mi sembra alquanto dubbia

:

ma

la cortesia del

Bologna, sembra appartenere esso per la forma assai

meno

allungata,

e

per

si

distingue per molti caratteri, tra gli

la

statura molto minore. L'i".

Esso appartiene a quella singolare fauna di

e dubbia

sembra anche l'appartenenza

di quella

specie al genere cui è stata ascritta.

Località:



Serra dei Guidoni.

— Manzoni.

Collezione:

IX. Gen.

Ililletia

quattro

in

attribuito,

non

differisce

questo.

ma

— Pur

da Pliólampas Pom. che per

la distinzione.

la

Vedi indietro, pag.

75.

il

numero

dei il

pori

genitali

valore che

— tre

gli

in quello e

è stato da altri

sua costanza assai notevole, credo convenga accettare, almeno

Vedere, a questo proposito l'ampia discussione del Lambert e

biezioni alle conclusioni di questo insigne scienziato

*)

Duncan, 1889.

non riconoscendo a questo carattere tutto

considerando col Lambert

provvisoriamente

Milletia

''.

le

mie ob-

78

G. STEPAOTMl

1.

Mìlletia marginata (Mazz.).

[14J

— Tav. XIII

[I],

flg. 7.

1881. Echinanthus marginatus Mazzetti. Echin. foss. Montese. Ann. Soc. nat. Modena,

— —

1885. 1896.

Echino

di piccole

XV,

pag. 14, tav. I^

fig. 1.



Mazzetti e Pantanelli. Cenno moìiogr. etc, L.



Mazzetti. Catal. ech. foss.

Mazzetti. L.

coli.

pag. 32.

cit.,

cit.,

pag. 29.

dimensioni, con guscio arrotondato in avanti, dilatato al terzo posteriore, ristretto,

acuminato e leggermente rostrato indietro

prima essenzialmente carenata

nell'

superficie superiore e inferiore

;

mediocremente convesse,

interambulacro posteriore, l'ultima incavata intorno

al

la

peristoma.

Zone ambulacrali petaloidee. Petali superficiali lineari, aperti, lunghi quasi egualmente, gli anteriori pari alquanto più larghi degli altri. Zone porifere larghe presso a poco quanto le interporifere, e subeguali fra loro in lunghezza. I petali anteriori pari sono molto divergenti, ravvicinati invece

e alquanto curvi in fuori; ambulacri

pari

posteriori proporzionalmente più

ampi

degli

i

posteriori

anteriori. Pori

esterni allungati, interni circolari.

Apparato apicale assai eccentrico

in

avanti, con tre pori genitali, essendo

mancante l'anteriore

di

sinistra.

Periprocto

subcircolare,

margine, subito sotto

il

leggermente allungato in

senso antero-posteriore, posto

obliquamente al

rostro.

Peristoma un poco spostato

in avanti, sensibilmente

ma

strettamente incavato, di forma pentagonale

allungata.

Epistroma

costituito

di fitti

e fini tubercoletti scrobicolati.

M. Fischeuri Pom. anzi, se i tipi del Mazzetti non fossero stati piuttosto mal ridotti dalle compressioni subite, non avrei probabilmente esitato a porre in sinonimia la specie di Algeria e di Spagna. E da notarsi che questa ha statura un poco maggiore e, forse, petali Questa specie

è strettamente affine alla

;

alquanto più larghi della 3f. marginata.

La M.

M.

Vassali non è carenata e sembra avere

élegantula ha

i



petali posteriori

meno

le

zone porifere più strette,

i

petali più estesi; la

larghi della specie dell'Emilia.

Montese, Salto. Località: Manzoni, Mazzetti. Collezioni:



2.

Milletia angulosa (Mazz.).

1881. Echinanthus sp. Mazzetti. Echin. foss. Montese. L. 1885.



1896.



cit.,

pag. 15, tav.

I,

fig. 2.

migulosus Mazzetti e Pantanelli. Cenno monogr. fauna

foss. Montese.

angulatus Mazzetti. Cai. ech. foss.

pag. 29.

coli.

Mazz. L.

cit.,

Piccola specie con guscio ovalare, tumido sui margini, arrotondato in avanti,

Li. cit.,

pag. 32.

acuminato e rostrato

indietro: faccia inferiore assai incavata nel mezzo, piuttosto rigonfia agli orli.

Zone ambulacrali

petaloidee. Petali posteriori

un poco più

stretti degli anteriori, tutti poi

lunghi, aperti, con zone porifere uguali alle interporifere e pori in coppie rade, coniugate.

Apice assai eccentrico

in

avanti, con tre pori genitali

:

manca

l'anteriore sinistro.

molto

stretti,



[15]

G.

STEFANINI

Periprocto ovale-longitudinale, posto subito sotto riore, in quel

Vassali

è assai vicina alla 3£.

stata a torto fusa col T. corsicus Cott. e che egli la

forma un po' meno allungata, per

rigonfia agli

per

orli,

le

di quattro pori genitali;

mancanza del

rostro, all'estremità posteriore della faccia infe-

il

punto obliqua e sfuggente.

Questa specie per

79

Wr.

che

di Malta,

sembra voler ravvicinare,

la faccia

inferiore

ma

ritengo che,

non

si

come

tratta di

come Pliolampas, ha

dall'A.

M.

depressa

piìi

ne conti

maggiore

statura

La M.

dilatata.

guscio dilatato

e

per

è distinta dalla 31.

forma posteriormente non

la

piiì

in realtà tre soli,

La M. angidosa

rovesciata.

al centro,

Vassali è descritta come provvista

rilevasi dalla figura, essa

immagine

marginata Mazz. per l'assenza della carena dorsale e per titanensìs Nelli, descritta

la

Se ne distingue

alle llarionia.

apparentemente

zone interporifere più strette. Inoltre

destro, se pure

Lambert acutamente osserva essere

il

terzo

al

posteriore.

UE.

(=

camerinensis de Lor.

Tristomanfhus.

Da

essa deve esser

PI. camerinensis Air.) è

tenuto distinto

VE.

una minuscola specie, pertinente forse

Monte Cedrone, poiché questo esemplare, che ho potuto vedere

nensis Air.) del miocene del

ai

camerinensis Ugolini, (non Fliolampas cameria Pisa

ed

avere in comunicazione, per la cortesia del prof. Canavari, appartiene ad una specie grandetta, probabil-

mente che

gli

alla

M.

Vassalli, segnalata

esemplari indicati con tal

Che

in parte al T. corsicus.

essi

anche dall'AiRAGHi nella stessa località dell'Umbria.

nome

di

al

in

riferiti

parte

un

profilo

tre pori genitali,

Milletia. Si riconosce subito dalla

ilf.

Lambert

al

ritiene

suo T. Lorioli

ma non mi

pare che

posteriormente acuminato, con faccia posteriore sfuggente,

T. corsicus, che ha profilo tronco e faccia posteriore verticale.

Umbria (Airaghi) ha

una

debbano essere

appartengano a due specie diverse può essere;

quello delle figure 9, 10, che mostra

possa corrispondere

dall' Airaghi

Il

come ho potuto riscontrare

Il

PI. aremoricus

sul tipo, a Torino: sai-ebbe

dunque

angulosa, non foss'altro, per l'assenza del rostro.

— Salto. Collezione: — Mazzetti.

Località:

X.

1.

Geti.

Echinolampas

Echinolampas angulatus Mér.

Grat, 1834.

— Tav. XIII

[I],

fìg.

10-13.

1847. Echinolampas angulatus Mérian in Agassiz et Desor. Calai, rais, des échin., pag. 108. d'Orbignt. JRev. et Mag. de Zool., 2' sér., t. IV, pag. 23. 1854. 1858.

— —

1880.



1880.



1882.







Desor. Syn. des échin.

fossiles, pag.

302.

depressa (non G-ray) Manzoni. Echin. foss. mal. serp. Denk. k. Ak. Wiss. XLII, pag. 4, tav. I, fìg. 4-15.



(non Gtbay) Manzoni. Spugne

foss.

mol. mioc. Bologn. L.

depressus (non Gbay) Mazzetti. Echin. foss. Montese.

Ann.

cit.,

pag. 174.

Soc. nat. Modena,

XV,

pag. 16.

1882.

1882. 1882. 1882.

— — — —

scutìformis (non Desmoux.) Mazzetti. Ibid.

hemisphaericus (non Agass., non Lame.) Mazzetti. Ihid.

hayesianus (non Des.) Mazzetti. Ihid. angulatus

De

Loeiol. Desci-ipt. des échin.

de

de Gen. XXVIII, pag. 13, tav.

Camerino. II,

III,

Mem.

fig. 1, 2.

Soc. Phys. Hist. Nat.

G- STEFANINI

80

1883. Echinolampas Manxonii Pomel. 1885.



[16]

Classif. méth. et genera des échin. viv. et foss. pag. 62.

depressus (non Gea.y) Mazzetti e Panianelli. Cenno

monogr. fauna

foss.,

Montese.

Atti Soc. nat. Modena, ser. Ili, voi. IV, pag. 34.

1885.



similis (non Ag. et Des.) Mazzetti. Ihid.

1885.



angulatus Mazzetti. Ibid.

1885.

— — — —

1885.



1885. 1885. 1885.

1885. 1885. 1885. 1885.

1885. 1885. 1885. 1885. 1885.

18851885.

siibangulatus (non Herklots) Mazzetti. Ibid.

globulus (non Laube) Mazzetti. Ibid. silensis

(non Desoe) Mazzetti.

Ibid., pag. 35.

productus Mazzetti. Ibid., pag. 85, tav.

II,

rostratus Mazzetti. Ibid., pag. 35, tav. II,

— — — — — — — — — — —

subquadrangulatus Mazzetti. ellipticus

Ibid., pag.

10.

36, tav. II,

11.

flg.

(non Des. non Auct.) Mazzetti. Ibid.

Kleini (non Gtoldf.) Mazzetti. Ibid., pag. 37. discus (non Des.) Mazzetti. Ibid.

hemisphaericus (non Agass., non Lame.) Mazzetti. Ibid.

hayesianus (non Agass. et Des.) Mazzetti. Ibid. scutifm-mis (non Desmoitl.) Mazzetti. Ibid. pilus Mazzetti. Ibid., pag. 38.

hemipilus Mazzetti. Ibid., pag. 39, tav.

II,

iig.

13.

Blainvillei (non Agass. et Des.) Mazzetti. Ibid.

Beaumonti (non Agass.

et Des.) Mazzetti. Ibid.

1885. Nucleolites pyramidalis Mazzetti. Ibid., pag. 33, tav. II, ?

9,

flg. fig.

fig.

8.

1887. Echinolampas cartenniensis Pomel. Echitiod. foss. de l'Algerie, pag. 136, tav. Vili.

1889.

1891.

— —

angulatus

Manzoni

Suionelli.

Terr. e foss. di Pianosa. Boll. E.

Gsegob-y. Themaltese foss. Echinoidea. Trems.

Com. geoL, XX, pag. 232.

r.

Soo. 'Edm'h.,XXX.YI, -p.IÌJ.

pag. 606, 607 (cum syn.).

1891. 1896.

— —

cartenniensis Cottbatt,

Peron

magnificus

Echin. foss. de l'Algerie, X, pag. 157.

et Gatjthiee.

Mazzetti. Catal. echin. foss.

coli.

Modena, XI, pag. 33. Tutte

Mazzetti.

Mem.

Acc.

Lett.

Se.

Arti,

Mazzetti vi

le specie sopra indicate del

si

trovano ripetute. 1897.



angulatus

De

Alessandri.

La

pietra da Cantone, ecc.

Mem.

Soc.

it.

Se. nat., VI, fase. I,

pag. 77 (non figura).

1899.





Ugolini. Sopra ale. foss.

d. Schlier

d.

M.

Cedrone. Boll. Soc. geol.

it.,

XVIII,

pag. 4.

1901.

— —

1902.



1901.

— — —

AiRAGai. Echin.

terz.

Piem.

e Lig.

L.

cit.,

Verri e De" Angelis. Stud. mioc. Umbria. Mariani. Osserva», geol. sui dint.

pag. 195, tav. V. Boll. Soc. geol.

di Camerino. Boll.

Soc.

it.,

X, pag. 20.

geol.

it.,

XX,

pag. 321. 1904.

1907.

Il

— —

De Loriol

— — ''

,

AiBAGHi. Echin. mioc. S. M.

Nelli.

Il mioc. del

M.

Tiberina. L. cit., pag. 12.

Titano. Boll. Soc. geol.

it.,

" figure des variations

une éspèce vivante,

'1

Db

pag. 263.

nella sua accuratissima descrizione di questa specie tratta per disteso di

variabilità riscontrata da lui negli esemplari del Camerinese, e accenna già che

"

XXVI,

presque aussi considerables dans 1'

E. depressa Grat ....

nn Echinolampas

il

Manzoni

una grande "

signale et

qu'il rapporte, a tort

etc. „

Loriol. Descr. des échin. de Camerino. Mem. Soc. Phys. Hist. nat. Genève, XXVIII, 1882, pag. 13.

à

G. STEFANINI

[17]

Questa specie del Manzoni fu col

nome mutato

infatti riconosciuta diversa dalla vivente,

di esemplari, credo di

presenta delle variazioni parallele a quelle

analoga conclusione è giunto Infatti

il

De

Loriol

nell'

dell' Agassiz,

Ne

assai poco precise.

l'angolosità maggiore e

il

enumerare

;

mentre

E. depressa;

all'

maggiore sviluppo del rostro

7,

8 e

9,

esemplari che servirono

il

10; l'ultimo dei quali realmente

spiccato questo carattere; però

in oltre

di

Marino.

S.

nell'



sono, almeno

le altre

in parte,

carattere difi"erenziale tra le due specie

E. angulatus, questi caratteri sono invece

grande echinologo svizzero, basandosi probabilmente sulla



"

questa specie

di ;

face inferieure moins ac-

malauguratamente,

Manzoni; mi mancano

al

E. Manzonii non solo

1'

che è addirittura da riunirsi a questo.

De Loriol pone come

il

cidentée et plus uniformement évidée du bord au peristome gli

Bichardi We.

ora la prima è un semplice accenno, fatto sopratutto

le quali, si sa, si riferivano

10 dell'opuscolo del Manzoni, pone come caratteristica

vare tutti

coli' -E.

caratteri differenziali fra le due specie dovette per necessità

i

propri anche della nostra specie: così pure fig.

ma

Nelli nello studio degli Echitiólampas

il

viene, che,

concludere che

poter

E. angulatus,

dell'

fondarsi sulla descrizione e le figure del Manzoni

con le parole

fusa

e

E. Manzoniì, del Pomel, fu poi descritta dal Gregory. Oggi però, dopo uno studio

di

maturo sopra un grande numero

Ad

81

da

quelli

se la figura è esatta



lui

io

non ho potuto

rappresentati con le

presenterebbe in modo specialmente

100 che ne ho potuto esaminare, provenienti dall'Emilia, e ap-

partenenti alla collezione Manzoni, e in molti altri della stessa provenienza, appartenenti alla

non ne ho potuto osservare neppure uno che avesse

zetti,

ma

tutti

quanti erano assai convessi presso agli

orli, o,

come dicono :

i

miei esemplari ho potuto osservare bene

meno

pulvinés

il

floscello,

l'ato

tutti

fig.

Se adunque questo

10.

che, a

detta

esame veramente corrispondente i

in tutti

quanto dai

tipi dell'

X

distinti gli altri esemplari della

il

tipo di

maggiore

nell' -E.

Manzonii che

^'

.

Un

tutt' altro

l'

Loriol.

Ove questo

sola,

alle interporifere è

altri

E.

specie, dalla quale però sarebbero

E. Manzonii

si

Anche questa

di

della

una differenza

giovani hanno zone porifere

esemplari superficialmente

più

diversità

non

direi,

*)

-E*,

si

avve-

sempre da tener

sussiste: la larghezza è

Manzoni sono

molto più che

la strettezza delle

angulatus; d'altra parte

è

da

zone porifere rispetto

notare che

non

ma non mi

gli

appariscono pure provvisti di petali più stretti e

gli

individui

adulti: di più gli di

zone porifere

altri.

Cfr. Stefanini. Echini mioc. di Malia. L. cit., pag. 451.

Palaeontographia

italica, voi.

XIV,

1908.

in

che le zone porifere nei miei esemplari

larghe, relativamente alle interporifere, che

consunti

relativamente più larghe degli

suificiente;

tipico dell'

melassa,

Malta, come risulta da un confronto

tien conto del fatto, che le figure del

che modelli di precisione. Piuttosto

un carattere

sensibile

ad un accu-

caso poco probabile

sono relativamente alle interporifere, un po' più strette che negli esemplari del Camerinese:

pare questa, da

Lo-

altro carattere differenziale sarebbe la larghezza dei petali,

nell'i/, angulatus.

presso a poco la stessa, e la forma anche, se

questo caso

De

una nuova

molassa ed anche

fatto con esemplari di quella provenienza

De

dettagli alla verità, tale echino sarebbe così diverso per

i

aìiguìatus, rappresentati dal

rasse, queir esemplare resterebbe

pili

la figura risultasse

maggiore eccentricità dell'apice, dagli

caratteri indicati ed altresì per la

del

sviluppato qui che nell' E. angulatus; in quei

potesse ritrovare e

si

con relativi



l'età.

pochi però ho potuto riconoscere che esso appariva, se non molto sviluppato, certo assai

che negli esemplari della

Maz-

questo carattere è anzi esageratissimo negli

esemplari giovani, e pur conservandosi sempre sensibile, va attenuandosi con

riol, e sulla fede della solita figura, dovrebb' essere

"

francesi

coli.

uniformemente concava;

la superficie inferiore

rigonfiamenti più sentiti in corrispondenza degli anambulacri

In pochissimi dei

tro-

fig. 6,

11

G. STEFANINI

83

Un'ultima differenza sterebbe nella diversità"

non accennata dagli

che,

di

[18

potrebbe trovare fra

autori, si

lunghezza delle zone porifere nel petalo impari,

due specie, consi-

le

quale può sembrare

la

piii

forte neir

E. Mansonii che nelF E. anguìatus. Premesso che anche in questo una tale disuguaglianza

sussiste

e

•)

non

come a

è nulla

torto afferma I'Airaghi

^)

diremo che nei nostri esemplari

,

di

Montese

e di Serra dei Guidoni essa è assai variabile nella sua entità, oscillando fra limiti piuttosto larghi in-

torno

dati che

ai

De Loriol pone

il

adunque a mettere

in sinonimia

per

con

1'

suoi esemplari. Per le considerazioni

i

non

precedenti,

esito

E. anguìatus questa povera e tanto tartassata specie della

col-

lina bolognese.

Notevolissima sopratutto con

depresse e

l'

è

l'

che

affinità

lega questa specie con alcuni Echinolampas di Schio

E. hatystoma Opfenh., che

meno

disuguali,

h' E.scurellensis

diversa; V E. orcagnanus Oppenh.

,

distingue per

si

ha

Ov'P'ese..,

la

peristoma più profondo,

il

forma generale e

la

le

questi

e tra

zone porifere

forma dei petali molto

più eccentrico, peristoma più incavato, zone porifere

presenta apice

del petalo impari uguali tra loro in lunghezza.

L' E. Savini Lame, della melassa di Vence ha forma più emisferica, contorno

subpentagouale, più ristretto in avanti, più dilatato

VE.

vicino

sulcatus Pom. del giacimento di

Lambert

Il

dice che

^'

l'

— grazie

vedere che

tali

causa

come

lo si

figure

esaminando

il

anguìatus è anche assai

All'-E".

Pomel considera come

rappresentano per

il

De Loriol non

Capellini



Museo

nel

De

al

può anche riconoscere i

prezzamento

De Loriol

in alcune delle figure del

solchi

non sono

ma non

visibili;

può benissimo osservarne

si

come vorrebbe

specie nel gen. Frogonoìampas Bittn.,

solchetti

i

modo

non essere neppure

il

per

*'

ciò

.

Aggiungerò che anche nella maggior

mi credo autorizzato a negarne

le tracce.

Lambert: e

Per ciò,

tali

ne sono alcuni che merinese; così

lo

la fig.

variabilità

principali delle

*)

l'esi-

ragioni non pongo questa

prescindendo da qualunque ap-

dell'esistenza di pori non coniugati negli esemplari italiani nonché sul-

in ciò

d'accordo

presentano,

numerose

alla quale

e svariate

Memoria

abbiamo

di

di

Loriol. Ech. foss. Camerino. L. cit., pag. AiRAGHi. Echin. ierz. Piem. e Liguria. L. cit.,

Lambert. Étude sur

*)

Db

Loriol. L.

cit.

les échin.

lisci.

Ciò

De Loriol

si

Lambert ^) Dròme. Mi rincresce

ci

ma

anche tra

il

ritengo che cotesto aspetto gli

esemplari dell'Emilia ve

verifica altresì negli

esemplari del Ca-

presenta appunto un esemplare

liscio.

sopra accennato è stata probabilmente una delle cause

attribuzioni specifiche, che

Db

')

echinologo francese;

di carattere specifico:

invece sono

altri

tav. II, della

3,

grande

esemplari italiani e quelli della

gli

coli' illustre

puramente casuale e non abbia valore

"1

visibili,

sulla accettabilità di detto genere.

tale pretesa differenza,

vorrebbe fondare una distinzione specifica tra

La

di

d'accertare

non erano

l'aspetto bitorzoluto di questi e su qualche lieve differenza nella grandezza dei tubercoli,

sia

non so

Loriol, e che ho potuto

Bologna, ho avuto

di

maggior parte esemplari, nei quali

la

:

stato di conservazione. Vari infatti ve ne sono che presentano ancora assai distinti dei solchi,

stenza: molto più che in diversi

di

eocenico.

parla affatto di ciò: forse egli lo ha desunto

esemplari camerinesi che servirono

gli

alla cortesia del prof.

parte dei miei esemplari

Su

(Algeria), che

allungato, quasi

E. anguìatus Mér. ha ambulacri con pori rotondi non coniugati

dove abbia tratto questa notizia, poiché dalle figure; io però,

al terzo posteriore.

Kef Ighoud

meno

il

Mazzetti ha dato ad esemplari, che

18.

pag. 196.

de la mot. de Vence. Ann. Se. Lett. Arts des AlpesMaritimes,

XX,

1906, pag. 85.

tav. II, fig. 7, 8.

^) Lambert. Echin. Mioc. Bare. Stefanini. Echini mioc. di Malta. L.

L. cit.,

cit.

pag. 94, nota.

pag. 452.

Cfr.

a questo proposito anche quanto è detto in

:

G. STEFANINI

[19]

pure appartengono

83

questa specie: altra causa importante è

tutti a

il

fatto,

che egli non

si

sia reso esatto

conto dei cambiamenti di forma e di dimensioni dovuti all'effetto delle pressioni subite dai

VE.

Jiemipilus, del quale

temente compresso

Mazzetti ha fatto una specie nuova, non è che un esemplare

il

in direzione longitudinale e

assumente per

ciò quel

Così

fossili.

E. angulatus

di

contorno circolare, che

si

for-

trova

disegnato nell'opera del Mazzetti: e questo dà una ragione anche della posizione dell'ano, assai discosto dal margine.

Analogamente

si

potrebbero spiegare quasi tutti

zetti le sue specie dall' E. angulatus. Io ritengo inutile

il

tra le altre specie, trovasi in sinonimia di questa anche

ben conservata, ed è quella

riore di questo echino è

forma, che,

si

il

periprocto,

me

poste in sinonimia,

di Echinolampas, e alcune altre ancora ne

che non

conservati e

tali

Località:

cui solo

ho trovate, con nome nuovo,

ti'ovano citate in questa o

si

il

ridotti,

ma

gio-

permettono

in corrispondenza dell'apice: la

margine anteriore, largamente

Mazzetti descrive brevemente o indica varie altre specie

il

cate: diverse di queste ultime e forse qualcuna anche delle le altre,

Maz-

dove in realtà trovavasi tale apertura.

è visibile sulla faccia inferiore,

ellittico,

Oltre quelle da

margini sono assai mal

i

il

soltanto, che,

NucleoUtes pyramidalis Mazz.: la faccia infe-

può essere assai elevata

sa,

parte posteriore è tronca, e non lascia vedere

ed ampiamente

un simile lavoro: accennerò

un Echinolampas angulatus nel suo stadio

di

vanile, cioè molto pulvinata: la superfìcie superiore e

sempi'e di riconoscere tale

il

caratteri che distinguono secondo

i

fare

prime sono da

sulle schede, e riferirsi a

non mai pubbli-

questa stessa specie;

in altre sinonimie, sono rappresentate

da esemplari mal

da non permettere un' esatta determinazione.

— Montese,

Salto,

Maserna, Serra dei Guidoni,

— Manzoni, Mazzetti, Stefanini. diverse: — Melassa miocenica

S.

Maria Vigliana e Panilo.

Collezioni:

Località Camerino

della

(Marche),

Marino,

S.

di

Umbria,

dell'

Dròme, Miocene medio

di

Pianosa. Miocene

di

Rosignano (Piemonte),

di

Malta (Gloh.

lìmest.).

di

Lan-

ghiano d'Algeria?

Echinolampas Lorioli

2.

?

— Tav. XIII

n. sp.

[I],

fig.

U.

189G. Echinolampas stelliferus (non Lamk., non Desm.) Mazzetti. Cai. ech. foss. Se. Lett. Arti,

Modena,

ser. II,

voi.

Mazzetti.

coli.

Mem. Acc.

XI, pag. 34.

DIMENSIONI

............ .........

Lunghezza Larghezza Altezza

Petalo impari. Liinghezza »

Distanza

.

dell'

Larghezza

.

.

.

apice dal margine anteriore

......

.

.





Guscio di forma subpentagonale arrotondata, quasi discoidale, schiacciato,

non molto

rigonfia,

il

profilo

anteriormente assai rialzato e tondeggiante,

di

.45

»

42

»

17,5

»

16

»





mm.

con

3,

»

18

la

faccia

superiore

dietro e ai lati leggermente

declive; faccia inferiore concava; orli poco rigonfi.

Zone ambulacrali petaloidee.

Petali

stretti, assai

lunghi, aperti; disuguali, essendo l'anteriore impari

uguale agli anteriori pari, questi un po' più corti dei posteriori; quello di dietro.

Le zone

il

paio davanti molto più divergente di

porifere sono larghe circa quanto lo spazio interporifero; quelle sono

un poco

84

STEFANim

G.

Le zone

incavate, questo sensibilmente rigonfio, costulato.

[20]

porifere dell' ambulacro impari sono quasi uguali

in lunghezza; quelle degli ambulacri pari sono invece disuguali, essendo più corta la linea anteriore dei

Tali linee

petali anteriori, la posteriore dei posteriori.

sono leggermente incurvate, non flessuose, e

continuano ciascuna in una singola serie di piccoli pori estrapetali; queste serie,

si

uno degli

in

visibili

esemplari, percorrono le zone ambulacrali fino al peristoma.

Zone interambulacrali un poco

rigonfie.

Sistema apicale di tipo monobasale, piccolo, liti

e costituito

dalla placca madreporica

stellata, coi so-

quattro pori genitali, che in questa specie sono piccoli e ravvicinati. L' apice è assai spostato in avanti.

Periprocto piuttosto grande, di forma non ben determinabile, inframarginale e posto in un leggero rostro.

Tubercoli piccoli,

uguali,

profondamente

scrobicolati,

fittissimi,

almeno

faccia

sulla

inferiore,

e

sparsi uniformemente.

Dei miei due esemplari meglio conservati, circolare.

l'

uno è spiccatamente pentagonale, V altro è un po' più

Ciò nonostante, per l'insieme dei loro caratteri mi sembrano evidentemente appartenere alla

stessa specie. Il

per

coW E.

nostro echino ha una certa affinità

minore, per

la statura

differisce

principalmente per

Alessandri, dal quale però

petalo impari lungo quanto

il

e per le zone porifere degli ambulacri posteriori disuguali,

pressa AiRAGHi

De

calarensis

petali assai più stretti, per

i

kaohe ia\V Echinolampas

la ristrettezza

gli

distingue

cassinellensis Ya.r. de-

zone ambulacrali e per

delle

si

anteriori pari,

le

dimensioni

minori. Dall'

X

angulatus

si

riconosce per la forma più circolare, più larga, per le zone porifere leggermente

costulate e larghe circa quanto le zone porifere.

Finalmente

si

distingue questa specie dall'i', stelliferus Lame., al quale fu attribuito,

ha ben pochi rapporti, per Località:

— Montese,

Collezioni:

S.

— Manzoni, 3.

guscio più depresso, non allungato,

il

ma

col quale

petali più stretti ecc.

i

Maria Vigliana. Mazzetti. (?)

Echinolampas Peroni

n. sp.

— Tav.

XIII

[I],

flg.

15.

DIMENSIONI

....... ....;.. ........

li

I

Lunghezza

mm.

28,5

mm

29

Larghezza

»

26,5

»

25

»

16,5

»

15,4

»

11,5

»

10

Altezza

Petalo impari. Lunghezza, zona destra »

.....

»

»

.

sinistra

»

.

Larghezza Petali pari anteriori. Lunghezza, zona anteriore »

»

»

»

»

Petali pari posteriori. »

»

»

!>

Lunghezza, zona anteriore

»

»

»

Distanza del margine anteriore

Echino di piccole dimensioni, elevazione un poco

indietro

posteriore

di

dall'

forma

dell'apice,

ma

posteriore

apice

circolare, sferico,

»

7

»

9

»

2

»

2

»

6

»

6,5

»

10,5

11,5

.

»

14

9

13

»

7

»

10,5

»

13

T>

13,5

molto convesso, assai

alto,

con la massima

poco distinta; fortemente rigonfio all'ambito, specialmente

G. STEFANINI

[21]

— per

in avanti e ai lati; faccia inferiore

a

quanto

si

85

può vedere



rigonfia sugli

Nessun accenno

orli.

rostro.

Zone ambulacrali

petaloidee. Petali stretti, aperti, assai lunghi, disuguali tra loro in lunghezza, essendo

ma

l'impari uguale ai pari anteriori,

Le zone porifere

uguali, lanceolati. sinistra

è'

più corta della destra,

ma

forma sono

assai più corto di quelli del paio posteriore; per la

sono disuguali tra loro

di ciascun petalo

tutte e

:

nell'

ambulacro impari

due sono ugualmente curve; nei pari anteriori

la

tutti

zona

la

zona porifera

anteriore è curva in dietro e raggiunge quasi la metà della posteriore la quale è invece curva in avanti; negli ambulacri posteriori la zona porifera anteriore è lunga e flessuosa, la posteriore più corta e leggermente

piegata in avanti. I due petali davanti sono molto più divergenti di quelli di dietro

sono strette e

superficiali; le interporifere, circa

Dell'apparato apicale

mente

alle

la placca

doppio

una

di

i

Le zone porifere

delle porifere.

quattro pori genitali assai

grandi,

relativa-

dimensioni dell'esemplare, e distanti tra loro; e ciò indica che l'apparato nel suo insieme e

madreporica dev' esser grandetta. L' apice è leggermente spostato in avanti.

Periprocto

La forma ben

il

possono facilmente scorgere

si

.

distinto

ellittico,

trasversale, inframarginale.

quasi sferica ravvicinerebbe forse

da questi per

mio echino

all'

E. glóbulus

minore, per una maggiore sfericità, per

la statura

lunghezza delle zone porifere, e per

il

fatto che

il

suoi

e

affini;

ma

esso è

diverso rapporto tra la

il

anche F ambulacro impari ha, nella specie qui studiata,

zone porifere di lunghezza diversa. Differenze grandi nella larghezza degli ambulacri e nella proporzione tra le zone porifere tengono distinta la nostra specie anche dall' E. Dall' bito,

£. Conta Desor

forma non

e per la Dall'

la nostra specie diversifica

di questa specie ho

differisce



si

per

la

forma

può supporre

si

due esemplari

Castrai Cott.

petali più brevi,

sferica, rigonfia, tratti

di

non prolungati

fino all'am-

a contorno circolare, senza angolosità

una fase giovanile

esaminato vari esemplari piccoli, che hanno, come

rostrata e non differiscono da quelli se non per essere I

i

ristretta posteriormente.

E. angulatus essa

né rostro posteriormente.

per

tipi della specie

un po' più

i

rigonfi

dell'

E. angulatus, poiché

più grandi, forma allungata, sugli orli della faccia inferiore.

differiscono alquanto fra loro nel rapporto tra le

due lunghezze

delle

zone porifere del petalo anteriore: esaminando però numerosi esemplari di E. angulatus ho dovuto per-

suadermi che tale rapporto é un carattere

di valore specifico assai

dubbio, e ciò fu già osservato anche

'

dal Mazzetti.

— Montese. Collezione: — Manzoni.

Località:

4.

Echìnolampas

italicus Lame.

— Tav.

XIII

[I],

fìg.

16, 17.

1880. Echinolainpas hemisphaericus (non Laìik.) Manzoni. Echin. foss. mol. serp. L. 1881.





cit.,

pag. 4, tav.

I, fig.

1-3.

(non Lame.) Manzoni. Spugtie mol. mioc. Boi. Atti Soc. tose. Se. nat.,

V, pag. 174. 1906.

,^^^^t.

italicus

Lambert. Echin. mioc. de Paléont.,

XXrV,

la

pag. 90.

Prov. de Barcelona.

Mém.

Soc. géol. de Fr.,

86

G.

STEFAimn

[22]

DIMENSIONI

......... .......... .......... .......

mm.

Altezza

Petalo impari. Lunghezza, zona destra >

t

>

»

»

.

sinistra

»

.

.

.

.

.

64

62,5

56

>

40

»

28,

28

»

16

.

»

24,

25,5

»

20

.

»

22,

24

Larghezza

zona sinistra

Petali ant. pari. »

»

»

7>

Petali posteriori pari. »

»

»

»



»

dell'

.

.

.

.

.

apice dal margine anteriore

di

.

.

.

.

zona posteriore

mediana,

statura

.

.

»

.

27,5

26

21

mm. »

26

27,5

19

21

»

6

5,

».

coli'

4,5

38

31,2

30

31

30

mm.

19,5 21,5

molto alta, circolare, subpentago-

apice spostato in avanti, ugualmente de-

Ambito non

lati.

20

48

n.°

»

mm.

48

»

mm.

20

37

n.°

.

mm.

6

5,

forma generale conica, non

di

avanti e in dietro, un poco più declive ai

in"

18,4

»

.... .

40

»

.

4

»

45

mm.

debolmente rostrata. Faccia superiore assai convessa,

nale, clive

.

.

Lunghezza, zona anteriore

Distanza della bocca dal margine anteriore

Echino

.

.

Larghezza

zona anteriore

>

.

.

... ...... ........ ........ ..... ........ »

zona posteriore

»

.

.

zona posteriore

»

zona posteriore

Pori,

.

Larghezza

Pori, zona anteriore »

.

.

Lunghezza, zona anteriore

43,5



6

5,5

>>

n."

Pori, zona destra »

mm.

65

»

Lunghezza. Larghezza

iita

II

I

rigonfio, anzi molto

sottile.

Faccia

inferiore fortemente, largamente ed uniformente concava intorno al peristoma, a pena rigonfia a mo' di

cercine intorno agli

orli.

Ambulacri petaloidei lunghi, mediocremente

estremità, terminanti oltre

impari leggermente

piìi

un pochette più breve

i

due

corto degli altri.

Il

la

lineari,

mentre

Il

paio posteriore è molto

zona porifera anteriore lunga e flessuosa,

leggermente infossate,

riuniti in coppie

zone porifere

si

la destra è curva.

paio

Il

costituite

alle

ugualmente, quello

anteriore

zona porifera anteriore è corta e a pena curva

riore è più lunga e sensibilmente flessuosa. la

completamente aperti

petalo impari è asimmetrico, per avere la zona porifera sinistra

della destra e dritta,

molto divergente: in questi petali

hanno

larghi,

terzi della distanza tra l'apice e l'orlo; tutti larghi

di

la

pori rotondi

posteriore

meno

file

i

suoi

petali strette,

petali in corrispondenza delle

semplici di pori minuti, visibili solo in qualche

punto, e che prolungandosi sulla faccia inferiore, convergono al peristoma. Quivi e costituiscono dei fillodi grandetti e bene sviluppati.

i

Zone porifere

gl'interni, allungati e più grandi gli esterni,

da cospicue fossette oblique. Dal punto ove terminano continuano nelle zone ambulacrali due

divergente, e

quasi dritta.

dei petali è

in dietro, la poste-

si

allargano,

si

sdoppiano

Zone interporifere debolmente convesse, larghe

quattro volte le zone porifere.

tre

Zone interambulacrali leggermente

mente

in

un leggero

rigonfie; la

rostro, limitato dalla sutura

impari non più delle pari,

mediana degli ambulacri

ma

protratta posterior-

posteriori.

G. STEFANINI

[23]

Sistema apicale

da una grande placca madreporica,

costituito

un poco

tipo monobasale, grande,

di

stellata,

trovano

si

Periprocto grandetto, largamente

ellittico,

spostato in avanti, e

crivellata di finissimi idrotremi

in

:

quattro pori genitali, assai grandi; in corrispon-

i

cinque pori neurali

i

leggermente

rilevato,

uniformemente

corrispondenza del vertice degli interambulacri stanno

denza del vertice degli ambulacri

87

(ocellari).

inframarginale,

trasversale,

separato dall'orlo

uno

da

stretto spazio.

Peristoma spostato in avanti, meno però che l'apice;

ma

ben marcati

fillodi Il

forma confusamente pentagonale,

di

da

e cinto

con carelli poco sviluppati.

guscio è coperto di piccoli tubercoli scrobicolati, tutti uguali e uniformemente diffusi, molto

intorno all'ambito, sia nella faccia superiore sia nella inferiore, un po' più radi presso

il

fitti

peristoma e

tutto all'intorno dell'apice.

L'opportunità di erigere questo

echino a tipo di una nuova specie è apparsa presso a poco

temporaneamente a me, che l'ho indicata come bert

^'

il

,

sp. n. nella nota preventiva di questo lavoro

quale, accennando ad essa quasi per incidens,

ha proposto

di darle

nome

il

di

E.

''

e al

con-

Lam-

italicus,

che

Lambert aggiunge anche una specie di diagnosi, che però, per essere fondata sulle sole figure inesatte del Manzoni, non è riuscita molto precisa. Di qui la convenienza di darne una de-

adotto. Il

— assai



scrizione più

ampia

e dettagliata.

Dall' E. hemisphaericus

Lame,

si

pari subeguali e più lunghi di quello

riconosce per la minore statura, per la forma conica,

gli

ambulacri

impari, che, a sua volta, è uguale in larghezza agli anteriori pari e

poco dissimile dai posteriori, per la faccia inferiore molto concava, per

periprocto ellittico e non sub-

il

triangolare, come, a detta del Cotteau, sarebbe quello della specie in questione. Kiguardo alla quale

uno studio assai profondo

fatto

distingue dall'i?, cassìnellensìs

il

De

Lambert

Lor. per

la

nel suo recente

forma conica

e

lavoro citato in sinonimia.

non ovalare, per

la

più



forma

l'apice e nella

da

lui

anche

si

può forse essere

certe leggere differenze nella posizione del-

l'esemplare figurato dal Laube mi sembra più circolare, un poco più basso e

distintamente conico del mio

alla disuguaglianza delle

parte

ha

larghezza dei petali, sempre

minore, per la disuguaglianza delle linee porifere nel petalo anteriore. Questa specie ravvicinata anche &\V E. conicus Lbe.; ma, a

L' E. italicus

— debbo notare che

la descrizione di

questo autore non accenna affatto

zone porifere nel petalo impari, carattere non comune tra

studiate, e che per ciò

non sarebbe certo

sfuggita, per

quanto piccola

le

forme eoceniche

fosse, all'attenta osserva-

zione dello scienziato tedesco, se veramente avesse caratterizzato la sua specie. Concludo quindi tenendo

separata la nuova specie anche dalla specie del Laube, che, del resto, è eocenica.

E. Guebardi Lamb. ha petali più larghi, profilo più arrotondato, Il

confronto con

è reso

difficile

1'

E. subhemisphaericus Pom.

dalla

meno uniformemente h'

mancanza

di figure.

ma ha

Sembra però che

la distinzione si

rigonfi dell'

E.

italicus.

possa fare in base

al

guscio

di

Catalogna ha

il

profilo

molto simile a quello

della specie

statura molto maggiore, guscio a contorno quasi circolare, non dilatato indietro, petali

pari disuguali etc. Probabilmente dovrà porsi in sinonimia con

De

più

orli

Elveziano d'Algeria, che pur sarebbe molto opportuno,

circolare e ai petali più stretti.

E. barcinensis Lamb. dell'Elveziano

emiliana,

dell'

Alessandri (pars) che I'Airaghi riunì a torto

il

Stefanini. Echini

')

Lambert. Ech. mioc. Bare. Loc.

cit.,

pag. 93.

italicus,

VE. angulatus (non Mér.),

Lambert dimostra

medio Emilia. Rendic. Acc. Lincei,

')

foss. mioc.

— come

VE.

voi.



XVI, pag.

all'

540.

E. hemisphaericus.

88

G. STEFANINI

Le due

[341

specie paiono differire solo per essere la faccia inferiore

non incavata; ma non oso effettuare una Località:

— Montese, Serra — Manzoni.

di

piemontese pianeggiante e

quella

tale i-iunione in base alla sola fotografia.

dei Guidoni, S. Maria Vigliana.

Collezione:

Echinolampas plagiosomus

5.

1897. Echinolampas plagiosomus

De

Alessaiibri. it.





1907.

La

(Agass.).

pietra da cantoni di Rosignano e Vignale.

pag. 363, tav. XII,

fig.

(cum

1

porifere più sottili e statura alquanto minore.

non espansa

per

alla base,

Gli esemplari

Località:



S.



come

De

Alessandri.



maggior parte senza descrizione né nessuna però appartiene

Sardegna, del Monferrato e di Nizza. La specie è

di Corsica, di ;

siccome con essa ne sono state confuse varie

molto

figure, è

alla specie. Il

ma

De Alessandri

^>

cita

questa specie per l'Eocene d'Egitto,

come appare da quanto ne

come mi ha confermato, con

Fourteau.

6.

la

consueta cortesia,

prof.

il

Echinolampas montesiensis

(Mazz.).

— Tav. XIII

[I],

fig.

1880. Conoclypeus plagiosomus (non Agass.) Manzoni (pars). Echin. foss. mol. fig.

— si

Echidi,

foss.

Stefanini.

trova la ricca

fig.

ad

esso e ad altro

*)

Db

Desor

e

18.

pag. 5, tav. Il,

serpi.

L.

nat.

Modena, XV, pag.

cit.,

Ann.

Soc.

17,

le questioni

mio lavoro

di

come specie diverse

forme elevate

e

,

che ha

del gen. Conoclypeus. Quivi sono

di Cassidulidi dai Conoclipeidi, coi quali

concernenti questi Cassidulidi conoclipeiformi rimando senz'altro

prossima pubblicazione, sugli echini

Alessandri. Appunti di geolog.

conoclipeiformi. L. cit., pag. 370,

Cassidulidi

3-6 (cum syn.).

sinonimia e un' ampia descrizione di questa specie

caratteri che distinguono queste

erano in origine confuse. Per

Montese.

Conoclipeidi e

Xin,

-assorbito quasi tutti gli echini descritti dal Mazzetti i

il

in

tav. II, fig. 3.

tav.

Nel mio lavoro citato

dice

ma

23.

montesiensis Mazzetti.

1907. Echinolampas

la

altre,

forme figurate

stabilire la sinonimia. Delle

diificile

realtà anche in Egitto essa proviene da terreni miocenici,

posti in evidenza

an-

C. Lucae.

segnalata in molte altre località nel Miocene



Un

Maria Vigliana.

Collezione: Manzoni. Località diverse: Miocene

1881.

quali differiscono

Torino ho potuto trovare anche un

di

Nizza (Palaces), menzionato già dal Sismonda e ricercato invano dal

tico cartello lo indica

i

petali più stretti, con zone

Rosignano e Vignale studiati dal De

di

Alessandri corrispondono in realtà a questa specie. Nel Museo

i

it.,

syn.).

Kiferisco a questa specie alcuni pochi tra gli esemplari della collezione Manzoni, dagli altri per la forma del guscio più bassa e

di

Soc.

Stefanini. Conoclipeidi e Gassidulidi conoclipeiformi. Boll. Soc. geol.

XXVI,

esemplare

Mem.

Se. nat.^ YI, pag. 75 (non syn.).

di Malta.

Aggiungerò

paleontol. sui dintorni di Acqui. Milano, 1901, pag. 112.

qui,

che la

varietà di forma, da in

89

Q. STEFANINI

[25]

Sardegna dal

Località:

me

dott.

riscontrata negli esemplari emiliani,

Capeder e giacenti nel Museo

— Montese,

osserva pure nei due campioni raccolti

si

di Torino.

Serra dei Guidoni, S. Maria Vigliana

Collezioni: — Manzoni, Mazzetti. Località diverse: — Miocene

Sardegna e della Verna

di

XI. Gen.

Guscio grande, depresso,

sottile,

Toxopatagus

(?).

Pomel, 1883.

cuoriforme, con due rigonfiamenti alla pai-te posteriore del piastrone,

apice eccentrico indietro, e grande solco anteriore lanceolato, largo e profondo, intaccante

Ambulacro impari disuguale

porifere divergenti e disuguali, le posteriori

meno meno

larghe delle anteriori, con pori coniugati, più o

piili

uasi uguali tra loro in ciascuna zona porifera: quelli delle zone anteriori più piccoli e

allungati,

allungati di quelli della posteriore. Pori estrapetali circolari in coppie rade cale di tipo intercalare, allungato. Peristoma fortemente

ovale trasversale, posto sotto bicolati e perforati, più

tipo è

Il

margine.

il

dagli altri: ambulacri pari sub-petaloidei, superficiali, aperti, flessuosi; zone

il

fitti

al

labiato, molto

margine posteriore. Tubercoli

non coniugate. Sistema

api-

eccentrico in avanti. Periprocto

piccoli, uguali,

uniformi, assai radi, scro-

e cospicui intorno all'apice e al solco anteriore.

Toxopatagus itaUcus Manz. et Mazz. (sub Hemipneustes) del Miocene emiliano. Si rico-

nosce dagli Hemipneustes per la forma

depressa,

guscio

il

sottile,

l'apice molto

indietro,

eccentrico

i

pori nelle zone porifere posteriori degli ambulacri pari subeguali, nonché per la posizione del periprocto al di sotto

di

un potente

rostro, e per la

forma larga e lanceolata del solco anteriore; dagli Holaster

per la diversa conformazione e struttura degli

ambulacri e per

il

peristoma fortemente e nettamente

labiato.

Già

il

Dames

in

^'

una recensione del lavoro del Manzoni

ragioni, per le quali credeva inopportuna la collocazione

manifestava anche

il

dubbio che

sugli echini dello Schlier

AqW H.

italicus nt\ gen.

miocenica possedesse veramente l'apparato apicale intercalare,

la specie

che quella determinazione generica sottintendeva, seguito in ciò anche dal parato apicale non fosse intercalare

nuovo genere Toxopatagus

^'

ma

esponeva diverse

Hemipneustes. Egli anzi

tetrabasale

— con evidente

allusione

De Alessandri

sembra aver ritenuto anche

il

ad insussistenti analogie con

gli

^'

.

Che

1'

ap-

Pomel, fondando Spatangus

—e

il

col-

locandolo appunto nella sotto famiglia degli Spatangidi (Tribù Euspatangidi, sotto-tribù Ipsospatangidi fra

il

gen. Brissomorpha e

il

gen. Heterobrissus



cioè in

una specie

di

magazzino

)

di generi d'incerta

sede, ben distante dalla sede naturale del nuovo genere, che era ed è fra gU Ananchitidi, e molto vicino al gen.

Hemipneustes. Dal mio esame dei

fossili

è infatti resultato evidente che quell'apparato è del più

puro tipo intercalare, e questo tronca ogni altra questione in proposito. Del resto, nel lavoro

Peron

et

Gauthier

*)

le

*)

Dambs. a. Manzoni.

')

Db

3) *)

affinità

AeW

H

italicus cogli Ananchitidi

Gli echinod. foss. dello Schl.

etc.

L.

cit.,

di

Cotteatj,

sono implicitamente riconosciute.

pag. 726.

Alessandri. Geologia e paleont. dei diniorni di Acqui, 1901, pag. 134, nota. Pomel. Class, méth. L. cit., pag. 30. CoTTBAU, Pbron et Gauthibr. Echinod. foss. etc. L. cit., fase. Vili, 1884.

Palaeontograpliia italica, voi. XIV, 1908.

12

90

G. STEFANINI

1.

Toxopatagus

[26



italicus (Manz. e Mazz.).

Tav.

XIV

1

flg. 1-3.

pj,

1877. Hemipneustes italicus Manzoni e Mazzetti. Eohinod. nuovi della mol. mioc. di Montese. Atti Soc. tose. Se. nat., Ili, pag. 352, tar.



1878.



Manzoni.

Echinod.







Echinod.

foss.

tav. Il, fig.

1880.

1881.



1883.

Toxopatagus

1884. Hemipneustes



XIX,

dello Schlier

tav. II, fig. 16, 17, tav.

fig. 3,

1880.

foss.

mol.

serp.

fig. 1.

delle

IV,

coli.

fig.

Denk.

k.

Akad.

PoiiEL.



Coppi. Il miocene medio nei colli modenesi. Boll. E.

sii.

pag. 8, tav.

cit.,

I,

"Wiss.

XLII,

pag.

5,

18.

— — —

Spugne

Boi. L.

31, 32.

mol. mioc. Boi. Atti Soe. tose. Se. nat., V, pag. 174.

Mazzetti. Echinod. foss. di Montese. L.

pag. 14.

cit.,

Class, méth. et gener. des échin. viv. et fossiles. Alger., pag. 30.

Com.

geol.^

ser, II, tav.

V,

pag. 192.



1885.

— —

1896.

1897.

Mazzetti e Pantanelli. Cenno nionogr. fauna foss. Montese. L.

— —

Mazzetti. Cai. echin. foss. della

De An&elis

d''

geol.



1899.



De Angelis

b'

geol.



1899.



1901.



— —



Mazzetti. L.

Ossat e Luzi. I fossili dello Schlier

XVI, pag.

it.,

De

Ossat e Lrzi. Altri

eit.,

pag. 30.

pag. 28.

di S. Severino. Boll. Soc.

Marche. Boll. Soc.

fossili dello Schlier delle

XVIII, pag. 64.

it.,

it.,

XVIII, pag. 163,

tav. II,

2.

Ech.

Piem.

terz.

e Liguria.

Alessandri. Appunti di geol. Se. nat.,

it.

cit.,

66.

Aibaghi. Ech. del bac. di Bormida. Boll. Soc. geol. fig.

1901. Toxopatagus

coli.

XXXIX,

L.

eit.,

pag. 213. sui dintorni di Acqui. Atti Soc.

e paleontol.

pag. 134.

dimensioni

...... .......

mm.

Lunghezza Larghezza Altezza

.

.

.

.

Distanza dall'apice al margine anteriore dalla bocca al

»

margine anteriore

IH

II

I

129

mm.

109

mm.

»

127

»

106

»

105

»



»

33

9

38 51

.

r.

79

»

70

»

.

»

26

»



»

V

IV

mm.

90



mm.

80

74

77

»

»



»

27

.

55

»

45

»



»

r>

73



Guscio schiacciato, di notevoli dimensioni, di forma subcircolare, talora più larga che lunga, talora invece un poco ovale, cuoriforme, fortemente smarginato in avanti, a margini sottili

;

faccia inferiore pia-

neggiante, depressa attorno al peristoraa, con due rigonfiamenti tuberiformi alla base del piastrone; faccia

superiore debolmente e uniformemente convessa, con la massima elevazione verso circa al terzo posteriore del guscio. Solco anteriore largo e profondo, di nati, intaccante

il

margine e prolungantesi

fino

l'

apice, che è situato

forma lanceolata, ad

orli care-

al peristoma.

Zona ambulacrale impari posta nel solco anteriore e diversa dalle altre, formata di due file di piccoli pori circolari ravvicinati a due a due in rade coppie non geminate. Ambulacri pari sub-petaloidei superficiali, flessuosi,

perfettamente aperti, con zone porifere divergenti,

indietro

Sì nel paio anteriore

.

un terzo

dell'altra, e

composta

come

in quello posteriore la

di pori

gli

anteriori

piegati in avanti,

i

posteriori

zona porifera anteriore è lineare, larga circa

leggermente allungati, coniugati: la zona porifera posteriore è

invece alquanto dilatata nel suo mezzo e con le estremità

affilate,

ha

i

pori geminati in forma di lunghe

fessure lineari subeguali. Verso l'ambito le zone porifere degli ambulacri pari tendono a restringersi e

O.

[27]

i

STEFANINI

91

pori a diradarsi, poiché le placche vanno facendosi via via più alte, e viene così ad aumentare di assai la inoltre questi, presso l'ambito si fanno

due coppie contigue:

distanza fra

incospicui, quasi

circolari e

sembrano non coniugati.

Le zone

interporifere

amplificano

si

procedendo dal vertice verso l'ambito per

descritta diver-

la

genza delle zone porifere.

Zone interambulacrali larghe.

^

L'apparecchio apicale appartiene basali recanti dei pori genitali di

detto intercalare

al tipo così

:

consta cioè di due coppie di placche

media grandezza, alternate con due coppie

di placche radiali e con

una

quinta placca radiale impari; le placche radiali sono pure perforate dai pori neurali, più piccoli degli

La

altri.

placca genitale anteriore

destra è

madreporite e

il

mostra crivellata da numerosi e

si

sottili

idrotremi.

Periprocto ovale trasversale, posto nella faccia posteriore, completamente al disotto della sporgenza costituita dall' interambulacro impari, fra detta sporgenza rostriforme e gli ingrossamenti tuberiformi della

parte posteriore del piastrone.

Peristoma semilunare con labbro sporgente e posto in avanti.

Epistroma

costituito di piccoli tubercoli tutti uguali, assai radi,

ohe nella faccia superiore

forati,

teriore, nella faccia inferiore

— Montese,

Località:

si

si

fanno più grossi e

addensano soprattutto verso

Serra Guidoni

un poco

rilevati, scrobicolati e per-

specialmente intorno all'apice e

fitti

gli

al solco

e S. M. Vigliana; Pantano,

S.

Leo, Praduro e Jano, Tolè e

Guiglia, Chiusa di Casalecchio. Schlier delle colline d'Ancona, Rocca S. Maria {fide Coppi), Rocca latina. Rosola,

Semelano, Salto, Pavullo



(fide



(

Guscio

di

Gen.

Palaeopneustes

Heterobrissus

(pars)

iVla-

Mazz.).

Collezioni: Manzoni, Mazzetti. Langhiano di Val Bogliona Località diverse: (Marche), Fabriano e M. Luco (esemplari nel Museo di

XIL

an-

orli e nel piastrone.

A. Agassiz, 1879.

forma conica, inferiormente piatto

o

e

Mondovì (Piemonte), Marne

Manzoni



di S. Severino

Torino).

e Mazzetti,

1877.

Archaeopneustes Gregory, 1892).

leggermente convesso, senza solco anteriore. Piastrone

amfisterno, posteriormente non strozzato; placche dell'ambito uguali alle altre. Ambulacro impari diverso dagli altri; ambulacri pari subpetaloidi, aperti,

meno

disuguali,

superficiali,

molto sviluppati. Pori grandi, radi,

non coniugati. Sommità coincidente con l'apparato

più

o

apicale, spostata in avanti. Sistema

apicale di tipo tetrabasale.

ma

Periprocto subcircolare, infraraarginale,

posto strettamente accosto

al

margine, che ne viene un

po' intaccato. Peristoma semilunare fortemente labiato, circondato da cinque solchi ambulacrali actinali, assai eccentrico in avanti. Tubercoli primari numerosi, grandetti, leggermente scrobicolati, perforati e crenellati,

bulacri

;

occupanti tutti

gli

interambulacri,

sulla faccia inferiore essi sono più

e,

fitti

lungo

i

margini, nella parte estrapetala,

e rivestono tutta la superficie, eccetto

nella parte adorale delle vie ambulacrali. Tubercoli secondari crenellati



scrobicolati.

fini,

un

anche

gli

am-

piccolo spazio

numerosi, uniformi, piuttosto radi, non

G. STEFAisriNi

92

Come

nome

il

stesso lo dimostra, in origine

Riconobbe in seguito l'errore il

[28

Manzoni intese

il

di ravvicinare questo

ma, senza tener conto delle osservazioni di

;

Dames

''

,

genere

ai Brissus.

limitò a confrontare

si

suo echino col gen. Brissomorpha Lbe. (sabbie di Gauderndorf) dal quale esso è assai distante per

senza del catteristico rostro, nel quale

apre

si

periprocto,

il

questi due generi

mi paiono presentare una certa

che tutti e due

pose

li

vergenti, e dai caratteri

Wright

*)

diverso

pel

come sembra

apparso anche

sia

torto però, e trascurando

l'as-

sviluppo dei petali. Pure, al

completamente

Duncan

')

le differenze

che in Heterobrissus e in Brissomorpha sono superficiali, a zone porifere didell'

nel considerare

A

sinonimia di Brissus.

in

costituite dagli ambulacri,

affinità,

e

1

epistroma

ecc.

come un Prenaster

Altrettanto a torto, probabilmente,

Gregory

il

Pr. (Pericosmus) excentricus ; la quale

il

^'

specie

somiglianze notevolissime col gen. Brissomorpha (già lo notarono Cotteau, Peron e Gatjthier

^)

)

segue

il

presenta e soprat-

tutto col nostro genere. Questa impressione, destata dall'esame della figura, è assai attenuata dalla descrizione, che

ci

presenta quell'echino come provvisto

che dalla figura non risulta evidente.

Comunque

di

un solco débolmente intaccante l'ambito: carattere

altre differenze, più positive, sono date dal diverso svi-

A

luppo dei petali e dall'esistenza delle fasciole peripetala e laterale. giunge, che

in

quella

il

Wright

ag-

una considerevole deviazione dal tipo normale, soprattutto

forma c'è

sua

ragione, dunque,

in

quel che riguarda appunto le fasciole.

Le vere

affinità del gen. Heterobrissus

pose anche meglio in evidenza

''

,

sono da ricercarsi, come Dames

singolari generi

tra quei

quali Asterostoma, Linopneustes, Palaeopnetistes

parte tra

gli

Oviclypeus Dam., parte tra

i

''

.

Il

terziari

di

sede

^'

tassonomica tanto

gen. Asterostoma Agass.,

Palaeopneusles A. Ag., fu dal

accennò e come Oppenheim discussa,

smembrato da Al. Agassiz

Gregory

^)

limitato

alla

sola

specie tipo: esso ha peristoma pentagonale subcentrale con lunghi solchi actinali, e periprocto marginale.

Linopneustes A. Ag. sorse come sottogenere di Pàlaeopneustes e fu elevato al grado di genere da Dun-

can

^"f ;

esso è discretamente affine agli Heterobrissus, perchè provvisto esso pure di ambulacri subpetaloidi,

tubercoli numerosi ed uniformemente diffusi, ambulacro impari disuguale dagli altri, dalla presenza di labiale le

un

ma

è caratterizzato

lieve solco anteriore, dal piccolo sviluppo dei solchi actinali e dall'avere la placca

lungamente prolungata indietro

zone periplastronali

si

in

un lembo a forma quasi

di losanga,

posteriormente

al

quale

ravvicinano molto, limitando un piastrone piuttosto corto e lanceolato; finalmente

Dames. A. Manzoni. Echinod. foss. mol. serp. L. cit., pag. 128. Ddncan. Revision of the gen. and gr. grjups of echin. Journ. Linn. Soc. Zool., XXIII, 1889, pag. 242-243. 3) Gregory. The Maltese foss. Echinoidea. Trans, r. Soc. Edinburg-h., XXXVI, p.* Ili, n.» 22, 1891, pag. 619. *) Wright. On foss. echinod. of Malta. Ann. and Mag. of Nat. Hist., XV, pag. 195; Wright. On the foss. Echinoidea of Malta. Quart. Journ. Geol. Soc, XX, pag. 487, tav. XXII, flg. 3. ^) Cottbau, Peron et Gauthier. Echin. foss. Àlg. L. cit. ") Dames. A. Manzoni. Ech. foss. mol. Ibid. "1 Oppenheim. Revision tert. ech. Venet. und Trentino. Zeitschr. deutsch. geol. Gesellsch., 1902, pag. 221, 222 i)

2)



e 256. *) Questo ravvicinamento non dovè, in principio, sfuggire al Mazzetti. Nel 1878, infatti, egli faceva una comunicazione alla Società dei Naturalisti dì Modena (Ann. Soc. nat. Mod., ser. II, voi. XII, pag. 35), sopra un Asterostoma trovato a Guiglia. Sebbene ciò non sia detto esplicitamente, né sia possibile ricavarlo dalla brevissima comuni-

cazione o dai lavori successivi,

il

fatto

appunto

fa credere che questo presunto Asterostoma

non

di questo silenzio e la

frequenza della specie nelle marne di Guiglia mi

un esemplare Manzoni col nome

fosse altro che

di quella specie,

che quasi contempo-

raneamente il Mazzetti pubblicava in collaborazione col di Heterobrissus Montesii. ^) Gregory. On Archaeopneustes abruptus. Quart. Journ. Geol. Soc, XLVIII, 1892, pag. 163-169. '") Duncan. Revis. L. cit. pag. 223, 257.

G. STEFASINI

[29J

93,

in Linopneustes le placche degli ambulacri pari posteriori pressi dell'ano, per

Le

modo che

si

estendono molto verso

l'interambulacro impari viene in quel punto ad essere molto ristretto.

maggiori sono evidentemente coi Pcdaeopneustes A. Ae., 1873

affinità

cristatus A. Ag., vivente, cui si aggiunse presto P. Jujstrix A. Ag.,

dell'oceano Indiano.

bastanza vicina

Ma

nel 1892

Gregory

il

1880

(s. s.).

Questo ebbe per tipo

alle precedenti, negli strati cenozoici (serie oceanica) delle isole e,

tra

le

il

P.

molto appresso, altre specie,

e,

prendendo occasione dal rinvenimento

''

sione delle specie pertinenti a questo gruppo di generi,

da

mediana nei

la linea

una specie ab-

di

Barbados, faceva una revi-

altre cose, notava alcune differenze,

ritenute abbastanza importanti, tra P. hystrix e P. cristatus, e precisamente una maggiore estensione

lui

subpetaloide

della parte

degli

ambulacri e una minore eccentricità del peristoma nel primo che nel

secondo.

In base a ciò fondò

V Asterostoma

altresì

delle Barbados, che

nendo

il

gen. Archaeopneustes, considerando

A

chiamò A. abruptus.

primo luogo che A. abruptus

in

come

del quale egli fece conoscere

ciibense Cott.,

queste conclusioni

tipo di esso

il

P. hystrix ed ascrivendovi

nonché

la bocca labiata,

ad Amphipneustes Koehler: ravvicinamento, reso possibile dalla Gregory, la quale non permette di verificare se l'ambulacro impari

cattiva sia

conservazione

la

presentano

^'

forma generale del guscio, per

la

la diversa costituzione

forma

del

veramente uguale

è carattere del gen. Amphipneustes. L'osservazione è infatti giustissima, e VA. abruptus

tamente dal P. hystrix per

sua specie ,

soste-

genericamente diverso da P. hystrix, e limitandosi a ravvicinarlo

è

germente embriciate, e soprattutto per

la

oppone recentemente I'Agassiz

si

fossile

agli altri,

di

come

distingue net-

si

delle placche a V, rigonfie e leg-

delle zone periplastronali, che nel fossile

placche più vicine al peristoma lunghe ed assottigliate, mentre le placche occupanti quella

le

posizione nella specie vivente sono larghe, corte, costipate, a formare quei solchi ambulacrali actinali, che

LovÉN ed Agassiz chiamano a nologo osserva, che nel P.

gannato dalle

secondo me,

torto,

hijstrix

i

petali

cristatus

Ma

ben

un accurato esame

altre differenze.

che generico, come

il

stronali tali

il

margine

^) ;

ma

orale, l'assenza del

fra le

^>

2)

8)

essi accrescono di



*)

il

due specie

ci

carattere

l'altro

mi sembra rivelare di

poco momento e

tra P. hystrix e

di valore più

soli

P.

specifico

mostra in ambedue

Gregory. On Archaeopneustes. L.

poro genitale anteriore destro e

riscontrano

molto

il

^)

nel P. cristatus,

le

zone peripla-

non sembrano

valore anche di alcuni degli

altri,

caratteri

già citati,

mi sembrano abbastanza importanti per tenere da

P. hystrix.

P. hystrix ha strettissime affinità la stessa

V Heterobrissus Montesii Manz. e Mazz.^'

forma conica, con base

piatta, gli stessi

:

un confronto

ambulacri sub-

cit.

Agassiz A. Pànamic deep sea Echini. Mem. Mus. Comp. Zool. at Harw. Coli., XXXI, 1904, pag. Agassiz A. Ibid., tav. 95 e 97 pag. 183, flg. 269-270. Agassiz A. Ibid., pag. 178, fig. 261; pag. 179, flg. 262, tav. 96-97, e pag. 190, tav. 95 e 97. Agassiz. Ibid., tav. 95. Vedi pag. 95. Vedi pure le descrizioni e le figure degli AA. ivi citati in sinonimia. ;

^)

si

quello della diversa posizione della bocca ecc. e

col

come anche

Gregory, in-

forma delle placche primordiali degli interambulacri po-

la

sprovviste di tubercoli principali, quali

quella specie distinto anche genericamente

Ora

esistito,

il

grado di eccentricità della bocca, non siano da

Lasciamone pure da parte alcune

da potere essere trascurati:

come

In secondo luogo questo illustre echi-

contorno diverso, la forma pure diversa dalla placca labiale, la posizione alquanto

non raggiungenti *'

il

delle belle figure di Agassiz

varia del peristoma e del periprocto steriori,

di fillodi.

che tanto questo, se fosse

figure. Io penso, del resto,

invocato dal Gregory come generico e concernente sufficienti.

nome

col

non raggiungono l'ambito, come invece afferma

186.

6. STEFANINI

84

petaloidi discretamente estesi, e

[30]

peristoma fortemente labiato, non molto eccentrico

il

forti solchi actinali formati di placche corte, larghe e fitte: in

dato da

infero, in

ambedue

grossi tubercoli primari, sparsi su tutto

i

ambedue

il

guscio, anche nelle

il

rivelano la grandezza dei radioli, che erano destinati a sostenere. Quindi

nome

il

in avanti, circon-

periprocto è marginale

zone periplastronali, Archaeopneusies,

dal

nome

Heteróbrissus, proposto già, per

la specie fossile, nel 1877. Arcliaeopneustes potrà forse essere conservato

per la terza specie indicata dal

Gresort proposto per P. Gregory, A. abruptus.

V Asterostoma gory

^)

hystrix nel 1892, deve cedere

posto al

il

differenziali fra Heteróbrissus e -Pàlaeopneustes già

I caratteri

Jimenoi Cott., pel quale Duncan creò

il

sono stati indicati.

suo gen. Pseudasterostoma

i>

e che

il

Gre-

incluse nel gen. Pàlaeopneustes, sembra per la forma del guscio e delle placche, assai prossimo

sàVArcheopneustes abruptus Greg.

denza a chiudersi

;

ne

gli

che in questa specie presentano una maggior ten-

ambulacri,

sono da

e divenire petaloidei,

soli

un

sufficiente carattere distintivo: l'esame del pe-

ristoma e delle zone periplastronali del Pseudasterostoma Jimenoi da un

lato, la

conoscenza dell'ambulacro

impari delV Archaeopneustes abruptus dall'altro sono però necessarie, per stabilire qualcosa sulle relazioni

che corrono tra queste due specie. Asterostoma cubense Cott.

^'

,

Gregory

ravvicinato giustamente dal

*'

al

P. hystrix, rientra molto bene nel gen. Heteróbrissus, né mi sembra un ostacolo a ciò l'estensione degli

ambulacri che nella specie di Cuba raggiungono l'ambito, né lo sviluppo un po' minore del labbro orale: la struttura dei

riore (Schio

;

nome

per la quale Pomel

Italia)

pose in seguito

una figura del Cotteau

solchi ambulacrali actinali, posti in evidenza da

in questa opinione. Finalmente col

di includere nel

''

di P. conicus

creò

Dam.

fu

descritta

^'

gen. Brissolampas (Euspatangidae) e che

il

,

mi conferma

una specie del Miocene

^'

Duncan

*'

infe-

pro-

suo gen. Plesioìampas (CassiduUdae), senza por mente alla forma labiata

e alla posizione eccentrica del peristoma, e preoccupato solo dallo sviluppo normale dell'ambulacro anteriore impari, petaloideo.

dovrà costituire essa dal

Pomel

il

tipo di

e che

pneustes Koehl."'

Come

Oppenheim " probabilmente questa specie singolarissima

fu osservato da

un genere a

sé,

al

quale però converrà conservare

sembra ignoto all'OpPENHEiM.

— caratterizzato

Un

accurato

confronto

il

tra

nome, già proposto per Brissolampas e Amphi-

esso pure dai pori dell'ambulacro impari non dissimili da quelli degli

ambulacri pari, uniforme distribuzione dei tubercoli sulla parte aborale e notevole tendenza dei petali a chiudersi alla loro estremità distale II

— potrebbe

P. Antillarum Cott. è un Macropneustes,

L'omogeneità (1871) dal Cotteau

di questo 1''

gruppo

riuscire assai interessante.

come già

di generi è forse

fra gli Bchinocoridi, e, più

recentemente da Duncan

quasi anello di congiunzione fra Cassidulidi e Spatangidi

*)

^' ') •1 51

^1 ')

*> "1

") *'i

'2)

fu riconosciuto dal

Cotteau medesimo.

più apparente che reale. Asterostoma, posto un tempo

(s. L),

ha

''''

finito col

a capo dei Plesiospatangidi,

passare per opera del Cot-

Duncan. Bevis. L. cit., pag. 203. Gregory. On Archaeopneustes. L. cit., pag. 165-167. Cotteau. Eqicin. fossiles de la isla de Cuba. Bolet. Comis. Mapa Geol; de Espafia, SXII, 1897, pag. 67. Gregory. Ibid., pag. 167. Cotteau in Gregory. Ibid., tav. IV, flg. 6. Dambs. Die echin. der Veron. und Vicent. tert.-Ahlag. Palaeontographica, XXV, 1878, flg. 47, tav. Vili, fig. Pomel. Classif. méth. L. cit., pag. 31. Duncan. Mevis. L. cit., pag. 193. Oppenheim. Revision. L. cit. KoBHLER. Exped. antarct. belge. Result. du voy. du S. Y. Belgica. Echinides et ophiures. Anvers, 1901. Cotteau. Noiice sur les genre Asterostoma. Mem. Soc. géol. de Fr., Paléont., ser. II, voi. IX, 1873. Duncan. Revision. L. cit., pag. 201-202.

1.

G. STEFANINI

J31J

TEAU

stesso (1889),

^'

ai

Cassidulidi

con ciò

e

si

95

è venuti a riconoscere

forma e posizione della

alla

bocca e alla disposizione delle placche nell'interambulacro impari un maggior valore tassonomico, che

alla

disuguaglianza degli ambulacri.

La

posizione di Stenonia, posta in questo

Lambert

^'

e da

De Meijere

medesimo gruppo da Agassiz,

veramente dagli Echìnocorydae,

e

doversi ravvicinare agli Aèropidae o agli EcMnospatangidae.

Palaeopneustes e Linopneustes furono da Agassiz

«AN

^'

li

colloca fra gli

lungamente discussa da

è

In base ai caratteri del suo piastrone e dell'apice, essa sembra allontanarsi

^'.

Spantangidae

(s. s.)

;

'')

come Holasteridae. DunEcMnospatan-

considerati pure, in origine,

De Meijere

"'

sembra

ritenerli

non

distinti dagli

gidae. Quasi contemporaneamente alla pubblicazione dell'opera di questo recente autore, Agassiz

''

fondava

molto opportunamente, a parer mio, la fam. Palaeopneustidae, per comprendervi, oltre ai due generi indicati,

anche Flesìozonus De Meij. ed Amphipneustes Koehl. Heteróbrissus, che ha tante

affinità

con Palaeopneustes,

trova benissimo posto in questa famiglia.

Archaeopneustes (abruptus) e Pseudasterostoma (Jimenoi) da un

avere delle

affinità

con Amphipneustes,

apparterrebbe secondo Agassiz amfisterno del quale (s. s.)

se questo genere potrà essere

andranno probabilmente anch'essi a

gli è stata attribuita,

tangidi

e,

i

*'

al

lato, JBrissolampas dall'altro

Palaeopneustidae. Questa

far parte della fam.

gruppo degli Ananchitidi

;

ma

il

sembrano

mantenuto nella posizione che

Mortensen

considerando

')

generi che vi appartengono sono provvisti, la ritiene assai

il

piastrone

più vicina agli Spa-

che agli Ananchitidi, sebbene, in quel primo gruppo, rappresentante di un tipo piuttosto

non

antico. Io sono del tutto della sua opinione, a questo proposito; anzi, se la fam. dei Paleopneustidi

dovesse essere accettata, considerando di veri Spatangidi, 3,

i

legami che stringono specialmente Linopneustes a

come Hypsopatagus od Eupatagus,

sarei più favorevole a ravvicinarne

certi generi i

componenti

questi, anziché agli Ananchitidi. 1.

Heteróbrissus Montesii Manz.

et

XIV

Mazz. - Tav.

[II], fìg, 4, 5;

Tav.

1617. 'Heteróbrissus Moniesii Manzoni e Mazzetti. Eehinod. mot. mioc. Montese. Ili, pag. 350,

1878. 1880. 1881. 1884.

— — — —

— — — —

Manzoni Eehinod.



tav.

XIX,

flg.

foss. Sehl. coli. Boi.

fìg. 1.

Atti Soc. tose.

So.

nat.,

2.

L.

Eehinod. foss. mol. serpent. L.

Mazzetti. Eehinod. foss. Montese. L.

XY [IlIJ,

cit.,

cit., cit.,

pag. 14.

pag.

7,

tav. III, flg. 24-26.

pag. 10.

Coppi. Il Miocene inedia dei colli modenesi. Boll. E.

Com.

geol.

ser. II,

t.

V,

pag. 191.

1885.



1896.



1901.



— —

Mazzetti e Pantanelli. Cenno monogr. faun. Mazzetti.

Formai Aibaghi. Echin. fig.

*) 2)

^) •1

*) ') ''>

8)

^)

foss.

Montese. L. e, pag. 30.

Catal. echin. foss, coli. Mazzetti. L. cit., pag. 28. terz.

Piem.

e

Lig. Palaeontogr.

ital.

VII, pag. 210, tav.

6.

Cottbau. Paléont. Frane. Terr. eoe. L. cit., voi. I, pag. 460. Lambert. Note sur q. échin. crét. de Madagascar. Bull. Soc. géol. de Fr., 3, XXIV, 1896, pag. 322. Db Mbijbrh. Die Echinoidea der Siboga-Expedition. Leiden, 1904, pag. 240 e seg. Agassiz A. Sep. on the echin. dredg. by Challenger. London, 1881, pag. 167. Doncan. Revision. L. cit., pag. 223, 257. Db Mbijerb. Siboga-Expedit. L. cit., pag. 240. Agassiz. Panamic deep sea echin. Mem. Mns. Comp. Zool. Harw. Coli., XXXI, 1904, pag. 150, 178. Agassiz. Ibidem.

MoRTBNSBN. Danisch Ingolf- Expedition. Echinoidea, IL L.

cit.,

pag. 58.

XXVI,

96

STEFAMOT

G.

[32]

DIMENSIONI

..... ..... ......

Altezza

55

»

— — —

Distanza dall'apice al marg. anteriore dalla bocca

D

»

mm.

69

»

non molto

ampio. Placche dell'ambito uguali alle altre per giovani



i

l'IT.

l'adi.

50

»

54

»

44

92

»

»

88

»

45





47

»

— ma



fortemente ristretto in

Negli individui piccoli

— probabilmente

forma generale del guscio è quasi ovalare,

la

L'individuo figurato da Manzoni e Mazzetti nel 1877 ne è un esempio:

Formai Airaghi

99

,

i

tubercoli

il

tipo del-

pure un giovane.

è

Zone ambulacrali subpetaloidee. Ambulacro impari disuguale dagli assai stretto, e costituito di due

file

altri,

perfettamente superficiale,

ravvicinate di pori semplici, grandetti. Ambulacri pari dritti, aperti,

leggermente depressi vicino

superficiali e

mm.

108

rigonfio, faccia inferiore piana, piastrone amfisterno,

dimensioni.

le

margini sono tumidi, rotondeggianti,

sembrano più

102,

»

uniformemente

Guscio di medie o grandi dimensioni a contorno ovale, dietro; faccia superiore subconica, ambito

mm.

123

»

IV

III

II

I

mm.

Lunghezza Larghezza

all'apice; gli anteriori moltissimo divergenti e

due zone porifere uguali,

dei posteriori. Ciascuno di essi è formato da

un poco

divei'genti, costituite

piiì corti

a loro volta

di pori assai grandi, virgolari gli esterni, ellittici gli interni; zone interporifere ampie. Intorno alla bocca

ambulacri

gli

si

un poco

allargano

e

divengono sensibilmente escavati. Però anche qui

essi constano di

tutte placche semplici ed intere, con pori singoli grandetti, posti sulle suture.

Zone interambulacrali piane

o

appena rigonfie verso

l'apice.

Apparato apicale leggermente spostato in avanti, non visibile, nei suoi dettagli, in alcuno dei miei esemplari.

Peristoma grande, semilunare, con un fortissimo labbro, circondato da cinque sensibili spondenti alle zone ambulacrali.

La bocca

Periprocto subcircolare posto obliquamente fra si

corri-

solchi,

è spostata in avanti assai più dell'apice. il

margine posteriore e

la faccia inferiore, sulla quale

estende in gran parte.

Epistroma costituito e disposti

di tubercoli grandi,

uniformemente su tutta

leggermente scrobicolati, perforati,

crenellati, piuttosto radi

della quale essi occupano tutti gli interambulacri,

la faccia superiore,

e perfino gli ambulacri, nelle parti estrapetale.

Sulla faccia inferiore superficie

— ambulacri

tratto, incavati e nudi.

e

i

tubercoli sono più

interambulacri —

Fra

i

tubercoli,

fitti,

e

del Miocene

ratteri invocati dall' Airaghi

canza quasi totale

probabilmente coli

dei

dall'età,

come

tubercoli il

modo assolutamente uniforme

eccetto intorno alla bocca, ove

almeno

gli

io so,

su tutta la

ambulacri sono, per breve

una rada granulazione.

nella faccia superiore, si osserva

Fino ad oggi, questo genere contava, per quanto dei Colli torinesi, che io

in

difl'usi

un'altra sola specie,

1'

H. Formai Airaghi,

ho posto in sinonimia, avendo potuto constatare a Torino, che

differenziali sulla

— minor

faccia superiore

primo dall'essere

le assule

rimasti e lo stato generale di conservazione

^*

,

numero



di tubercoli

sono solo

consunte come

lo

sulla faccia

inferiore e

apparenti e derivano

dimostrano

il

i

ca-

man-

secondo,

le irregolarità dei

tuber-

specialmente della faccia superiore. Occorre avvertire

') Anche il primo tipo della specie è mal conservato. Il Cottbau {Monographie des Spatangus. Grenoble 1896, pag. 9-10) in riguardo a ciò dice di non poter accettare nel metodo il gen. Heierobrissus ; ma evidentemente egli dimenticava in quel momento il lavoro del Manzoni, dove un neotipo, di ottima conservazione, trovasi illustrato.

G. STEFANINI

[33]

97

che l'esemplare dal Manzoni figurato nel suo secondo lavoro citato non

ho potuto togliermi

dubbio che tale figura

il

— che

che, negli esemplari esaminati,

uno che avesse

il

numero

di venti

me

non

ingenerato dal fatto

— non ne ho trovato

neppure

dubbio

la specie

più affine alla nostra: ne diferisce per avei-e le

tubercoli disposti più regolarmente, gli ambulacri pari disuguali in larghezza, gli ante-

riori più divergenti,

il

guscio alquanto più elevato e

forma più elevata, guscio più tumido

Località:

parte inesatta: dubbio in

in

pur oltrepassano

L'IT, hystrix (Agass), vivente, è senza i

è potuto ritrovare e per ciò

fortemente spostato in avanti.

l'apice così

assule più corte,

sia

si

— Montese,

agli orli,

meno

dilatato in avanti.

petali più estesi,

Rocca Malatina, Zocca, Guiglia,

S.

UH.

citòensis (Cott.)

ha pure

peristoma con labbro meno sviluppato.

Leo, Praduro e Jano, Rocca S. Maria (fide

Coppi).

Collezioni:

— Manzoni,

Mazzetti, Stefanini.

Linopneustes

XIII. Gen.

(Maretia [non

Agassiz, 1881.

Manzoni, 1880.

Atjct.]

— Manzonia

Pomel, 1883).

Guscio depresso, subconico o subemisferico, smarginato in avanti da un solco anteriore non molto eccetto nel piastrone carenato e

sviluppato; faccia inferiore pianeggiante, anteriore; apice più o

meno

eccentrico

Ambulacro impari diverso dagli

meno

più

meno

flessuosi, più o

altri

;

corrispondenza del solco

in

avanti.

in

ambulacri pari subpetaloidei, superficiali, espansi, molto estesi,

aperti. Pori subeguali, coniugati.

Piastrone amfisterno lanceolato, ombilicato, carenato, coperto tutto di tubercoli disposti in linee raggianti.

La

placca labiale

si

prolunga indietro in uno stretto lembo di forma rombica od elHttica, che può essere

intero o diviso dal labbro per una sutura

mediante una angolosità

di

una

'' ,

posteriormente alla quale

le

due vie ambulacrali

delle loro placche, fino quasi a toccarsi, divergendo,

si

inflettono,

da quel punto, in avanti

e in dietro. Sistema apicale di tipo tetrabasale etmolisiano, con quattro pori genitali. Peristoma semilunare labiato, anteriore, allargato e con labbro poco sviluppato; periprocto ovale,

Epistroma

costituito

forati, sparsi sulle

da una granulazione uniforme, con

zone interporifere e su tutto

il

piccoli tubercoli

nel margine posteriore.

secondari crenellati e per-

resto della faccia superiore. Tubercoli principali

diocremente sviluppati, scrobicolati, crenellati e perforati, in linee

costeggianti

tutte le placche interambulacrali fino all'ambito. Nella faccia inferiore

i

bulacri eccetto

il

labbro ed occupano anche

gli

ambulacri presso

i

il

me-

margine superiore

di

tubercoli cuoprono tutti gli interam-

margini.

Zone periplastronali nude.

Fasciole sottoanale e peripetala.

Ravioli corti,

sottili,

curvi,

Subito dopo pubblicato

non appartiene

'1

al

il

striati,

canalicolati,

con grosso capo articolare.

lavoro di Manzoni, fu osservato che la specie da lui descritta

gen. Maretia. Il

Dames

Agassiz A. Rep. Challeng. Eahin.,

tav.

^'

,

che per

XXV,

primo fece l'osservazione,

il

fig. 2, 7;

si

Agassiz A. Panamic deep sea

come M.

sforzò di

Pareti,

dimostrare

echin. L. cit., pag. 183,

tav. 92, flg. 1-2. 2)

Dambs. a. Manzoni. Gli

Palaeontographia

italica, voi.

eeh. dello Schl. etc. L. cit.,

XIV,

1908.

pag. 727. 13

G. STEFANDri

98

S.Mamonii;

che era uno Spatangus e propose di chiamarla

tribuzione generica del Manzoni è errata, la conservò il

le

De Loriol

e,

in seguito,

sue affinità con

vare

fatto,

il

nome al

^)

che

Pomel

^'

grado

di

genere dal Doncan

che non esito

— alquanto

Lovén

me

*'

^'

si

accorse

fondava

il



o

;

almeno fece osser-

gen. Linopneustes,

s.

l'at-



come dice ponendo in rilievo „

un sottogenere, dandogli

specie

*'

Le

.

Manzonia

affinità tra

il

elevato poi

e Linopneustes sono tanto

primo nome, più recente, in sinonimia del

più

secondo,

Le

antico.

ristretto posteriormente nei Linopneustes viventi, e dello sterno

— non

più lungo nella specie estinta

che negli individui da

pure

il

guscio — non

differenze nella forma del

pur notandoche

ripetono incidentalmente l'osservazione,

fino dal 1881, Agassiz

luce da

in

a porre

^',

che ne riconobbe la somiglianza cogli Eupatagus e colle Maretta, somi-

",

glianza già anche meglio posta strette,

Mazzetti invece

il

per non ingenerare confusioni

avesse nel 1883 proposto per questa

Manzonìa. Intanto però,

di

^'

"

Spatangus. Nessuno però prima dell'AiRAGHi

gli il

Botto Micca

il

[34]

mi sembrano

caratteri diiferenziali sufficienti.

esaminati non è stato possibile riconoscere la presenza delle fasciole,

è possibile escluderne l'esistenza, dato

il

loro stato di conservazione. Finalmente,

i

petali

È

vero,

ma

nep-

sembrano

avere una maggior tendenza a chiudersi nella specie estinta che nelle viventi,

ma un

L. Pareti piuttosto variabile; d'altra parte cotesta tendenza

sebbene in grado alquanto

riscontra,

si

tale carattere è nel

minore, anche nel L. longispinus A. Aa. gen. Spatangus, cui la specie estinta fu anche attribuita, è ben caratterizzato dalla forma rigonfia,

Il

labbro non prolungato indietro, dai tu-

dai petali ordinariamente più chiusi, dal piastrone ampio, con bercoli diversamente sviluppati e disposti: lascianti più o

meno

liberi

i

margini,

i

fasciola peripetala, per distinguerli

;

principali più grandi, raggruppati all'apice degli interambulacri e

i

secondari assenti, la granulazione alquanto più grossolana; vi è inoltre la

ma ben

si

vede, che, anche prescindendo da cotale carattere, che nel

L. Pareti non può essere riscontrato, questo è ben distinto da tutti quali

Linopneustes

i

dinario anche più sorta,

i

si

Spatangus. Dalle Maretta, alle

gli

avvicinano per la forma quasi identica del piastrone

corto — questi

ultimi

si

principali relativamente piccoli e

carattere e la presenza di una netta



che però in quelle è d'or-

riconoscono per la fasciola peripetala e per

fitti,

e occupanti anche

l'

i

tubercoli di tre

interambulacro impari.

smarginatura anteriore servono a distinguere

i

Quest'ultimo

Linopneustes dagli

Eupatagus. 1.

Linopneustes Pareti Manz.

1878. Maretta Pareti Manzoni. Echinod. foss. sohl. fìg.

1881.





De

')

Mazzetti

^)

Db

3) •) =)

*) ')

*)

Coppi.

XV [III],

Boi. L.

fìg.

pag.

cit.,

2-4.

9, tav. I, fig. 1-2, II, fìg. J8,

IV,

34-39. cit,,

pag. 8 e 22.

Loeiol. Descript, des éehin. de Camerino. L.

1883. Manzonia Pareli Fomel. Classific. méth.



eoli.

Tav.

Mazzetti. Echinod. foss. di Montese. L.

1882. Spatangus Ganavarii

1884. Maretia



H

et

genera. L.

cit.,

cit.,

pag. 25, tav. Ili,

pag. 29.

Mioc. medio nei colli Modenesi. L.

cit.,

pag. 192.

e Pantanelli. Cenno monogr. L. cit., pag. 12. Loriol. Descr. des échin. de Camerino. L. cit., pag. 27. Botto Micca. Contrib. st. ech, terz. ecc. L. cit., pag. 370. AiRAGHi. Ech. terz. Piera, e Lig. L. cit., pag. 217.

Pomel.

Classif. meth. L. cit., pag. 29. Aqassiz. Report. Challeng. Echin., L.

cit.,

pag. 167.

DuNCAN. Revis. of the gen. and gr. gr. of echin. Journ. Linn. Lovén. On Pourtalesia. K. Svenska Vet.-Ak. Handling., XIX,

Soc. Zool. XXIII, 1889, pag. 257. 1881,

pag. 88.

fìg.

8-10.

Q. STEFANINI

[35]

1885. Maretta

Pareti

1896. Spatangus 1896.



1902.



Mazzetti e Pantanelli. Cenno monogr. fauna

— —



1896.

99

Mazzetti. Oaial. eoh. foss.

Mazzetti. L.

coli.

Montese,

foss.

I.

L.

cit.,

pag. 12.

pag. 20.

cit.,

Cotteau. Monog. des Spatangus. Soo. Stat. Se. nat., ecc., de l'Isère, pag. 30.

Canavarii. Cotteau. Ibid, pag. 31.



Makiakti.

OsseTOffs;. g'eoL

sw'

direi,

Camermo.

di

Boll. Soo. geol.

it.,

XXI,

pag. 821.

DIMENSIONI

...... ......

Lunghezza Larghezza Altezza

mm.

.

Petalo anteriore. »

»

Lunghezza

.

Larghezza

.

135

mm.

100

mm.

101

»

115

»

»

30

.

della bocca

»

»

Guscio cuoriforme

»

ellittico,

per lo

piiì

»

63

»

35

molto

48

»

40

9

»

8

»

42

57

»

inciso.

Ambito

hanno due rigonfiamenti appena di questo.

Non

»

8

»

48



»

mm.

95 65

»



— — — — »

40

meno

flessuosi.

fino

a

viene leggermente, largamente

sensibili alla base del piastrone, e

flessuose

un

rilievo carenato nella parte

mediana

siano corte e larghe,

più

di tipo tetrabasale,

lunghi,

molto divergenti e più o

gli anteriori

pari, curve

nei posteriori

;

sono leggermente disuguali, congiunti a due a

I pori

Zona interporifera

sentiti solchi trasversali.

Sistema apicale

lo

un poco depresse nei petali anteriori

larghe tutte circa la metà della zona interporifera.

due da

ma

sottilissimo, tagliente. Faccia inferiore piana fuorché in dietro, ove si

poca distanza dall'ambito; per

Zone porifere

32

»

schiacciato, con solco nullo sulla superficie

allungato,

è possibile verificare sui miei esemplari se le placche dell'ambito

tutti

52

— — —

come nelle specie viventi e come sembra probabile per la sottigliezza del medesimo. Aree ambulacrali subpetaloidee. Ambulacro anteriore diverso dagli altri; ambulacri pari molto prolungantisi

79





_

superiore presso l'apice, assai poco sensibile verso l'ambito, che ne

poco profondamente

83



— —



.

mm.

110



»

T

IT

Ili

»

— — —

Lunghezza » » Larghezza Distanza dell'apice dal margine anteriore posteriore.

»

ir

I

talora alquanto convessa.

con quattro pori genitali; più o

avanti, a seconda che gl'individui sono di forma più o

meno

meno perfettamente

spostato in

allungata.

Peristoma semilunare labiato, situato assai in avanti, con placca labiale lunga e labbro poco sporgente; non è possibile osservare se detta placca sia intera o no.

Epistroma costituito

di

una granulazione minuta ed uniforme, che ricuopre tutto

superiormente; in mezzo alla quale

ugualmente fitti

sono

rato, orli.

i

diffusi

tubercoli primari

ugualmente

e

per lo

meno

osservano, assai distanti fra loro, dei tubercoletti mediani, sparsi

zone interambulacrali e interporifere. Finalmente più radi ancora,

sulle

e uniformi,

si

l'echino,

non grandi, copiosamente

scrobicolati, crenellati

in

tutti

gli

con

ma

pur abbastanza

un piccolo mamellone perfo-

interambulacri,

Questi tubercoli sono distribuiti in linee ad angolo, aventi la loro base

che ricuoprono al

fino

agli

margine superiore delle

placche. Fasciola sottoanale: la peripetala non è visibile nei miei esemplari, causa forse la conservazione

non perfetta in quel punto.

di essi,

Il

Manzoni, incerto se

vedendo

d'altro canto, che

la

forma da

lui studiata fosse

uno Spatangus non

era,

ma

si

da attribuirsi avvicinava

allo

alle

Spatangus Pareti Agass., e Maretia, chiamò tale forma

100

Maretta Faveti. Essa

meno profondamente dei

STEFANun

G.

non

belli

Quanto

[36]

per la forma più cordata, per

infatti differisce dallo S. Pareti

alle dimensioni,

si

Botto Micca

il

tubercoli più piccoli,

ho potuto desumere dall'esame

scrobicolati e più numerosi. Queste sole differenze

esemplari di S. Pareti che

i

trovano nel Museo di Torino, dove ho potuto esaminarli.

non

^l

che allo S. Pareti, mentre nella prima specie

si

è esatto, attribuendo

M.

dimensioni minori alla

Pareti

hanno esemplari grandissimi, come apparisce anche

dalle

figure del Manzoni. Il

Museo

De Lobiol "

guerebbe;

come

poi descrive

di Bologna, e che

non

S.

Ganavarii una specie, della quale ho potuto vedere

esito a porre in sinonimia con la nostra

par sa région postérieure beaucoup plus acuminée, son

;

sembra sussistere

in realtà:

che anche

il

tipi

nel

ambulacraire antérieur beaucoup

sillon

moins accuse, son sommet plus excentrique en avant et ses ambulacres beaucoup plus courts differenze l'ultima sola

i

a detta dell'autore se ne distin-

„.

Di tutte queste

nostro echino è molto acuminato poste-

riormente, ha un solco anteriore debolissimo e un apice, la cui eccentricità varia colla lunghezza relativa e che perciò negli esemplari più lunghi e acuminati è molto

di ciascun individuo,

desumere essi

Quanto

dalle figure.

sono più corti e

stretti.

ai petali, già

il

Manzoni

Relativamente poi

dimensioni

alle

ai grossi

esemplari nella collezione Manzoni siano anche copiosi

quelli di

Camerino.

Il

i

come

può

si

del i

guscio, ho già detto come, accanto

piccóU;

anche più

talora, di

piccoli,

L. Pareti è ben distinto dalle specie viventi dello stesso genere per la sua forma allungata,

stretta e acuminata indietro, a profilo

per

forte,

avvertiva, che negli esemplari giovani e piccoli

^)

petali

meno

meno nettamente

conico. Dal L.

più allungato; dal L. lov,gispinus Agass. delle Antille,

oltre

una maggior tendenza a chiudersi Leo, Praduro e Jano, Guiglia, Rocca

nell'adulto, e mostranti

Località: specie anche a attribuiti



S.

S.

M. Vigliana

ad essa sono invece

Murrayi Agass.

si

riconosce inoltre

per l'apice un poco più eccentrico in avanti e per

aperti all'estremità,

ma ho

e a Pantano;

che per la forma, per

i

ri-

il

piastrone

petali più estesi

all'estremità. S.

potuto

Maria

(fide Coppi). Il

Mazzetti indica questa

verificare che parte degli esemplari da lui

di S. austriacus.



Collezioni: Manzoni, Mazzetti. Località diverse: Miocene di Camerino (Marche).



XIV. Gen. 1.

Eupatagus

Eupatagus pressus

L. Agassiz, 1847.

Mazzetti.

— Tav. XV [III],

fìg. 5.

1887. Eupatagus pressus Mazzetti e Pautaitelu. Cenno monogr. fauna foss. Montese, parte 1896. Euspatangus lateralis (non Desok) Botto Micca. geol.,

1901.

Echino



it.,

XV,

Mela AiBAQHi. Echin.

la

L.

cit.,

pag. 9.

pag. 29.

Piem.

foss.

di piccole dimensioni, provvisto di

germente sinuoso in avanti, con

II,

Contrib. allo studio echin. ter». Piemonte. Boll. Soc.

e

Liguria. L.

cit,,

pag. 215, tav.

un guscio ottusamente pentagonale

faccia superiore pianeggiante, leggermente

XXVII,

fìg. 3.

indietro, ristretto, leg-

carenata indietro, faccia

posteriore tronca.

Ambulacro impari diverso dai

pari. Questi

sono petaloidei,

superficiali,

espansi,

costituiti di

zone

porifere più larghe dello spazio interporifero. I petali pari anteriori sono moltissimo divergenti, quasi ad

')

Botto Micca.

'1

Manzoni. Echinod.

Contribuzione ecc. L.

cit.,

pag. 370.

foss. Schl. ecc. L. cit.,

pag. 10.

101

G. STEFAiriNI

[37]

angolo retto con la linea mediana;

Le zone

i

posteriori, ravvicinati,

terminano a notevole distanza dall'ambito.

porifere hanno pori grandetti, in coppie rade distintamente coniugate.

Sistema apicale tetrabasale, di tipo etmolisiano, con quattro pori genitali ravvicinati. La posizione

non

è determinabile, stante le deformazioni subite dall'unico esemplare.

Periprocto subcircolare, posto nella faccia posteriore.

Epistroma

costituito

di

tubercoli

posteriori pari, nei quali ultimi però

sono

anambulacri anteriori

principali scrobicolati, aggruppati negli

sembrano

assai poco numerosi.

Le

fasciole e

visibili.

Pongo quando

in sinonimia con questa specie

VE. Mélii

Air., che

non presenta

differenze sensibili con essa,

ricordi che la posizione dell'apice è molto eccentrica, nell'esemplare emiliano, causa lo schiac-

si

ciamento subito da esso. L'Airaghi ha già fatto notare questa specie

dall'i/, lateralis,

i

del quale malaugui'atamente

caratteri è

per

andato

i

quali è lecito tener distinta

smarrito

canto suo rilevò le differenze della sua specie coll'X rostratus D'Arch. al quale alquanto.

Un

altra specie eocenica è a questa vicina, E. suhrostratus d'Algeria;

distinta la nostra, per la

forma

piiì

lontano dall'apice ecc. L'-B. de-Konincki i

e

tubercoli piccoli non

i

depressa,

petali

i

Wright ha

posteriori più divergenti, gli anteriori meno.

margine anteriore, ed ha tubercoli più numerosi

ha guscio più

*'

nome

dal

Lambert

.

Un esame



un po' ad occhi

il

è difficile tenerne

arrestantisi assai pili

questo però è del tutto privo



a quanto pare

di

affinità

con

sinuosità

nel

negli ambulari posteriori. E. méli-

^^

indicavo la specie presente e la seguente

chiusi, lo confesso, la modificazione recata in proposito

loro vecchio

Lago Vrazzano (Salto). Località: Miocene dei Colli Località diverse: Mazzetti. Collezione:



avvicinasse

successivo della questione e della figura di Klein mi ha persuaso delia con-

venienza di conservare agli Eupatagus



si

ovale, più grande, petali più stretti ecc.

di JBrissoides, accettando ^)

ma non

posteriori

Mazzetti dal

Il

pareva

statura alquanto maggiore, petali un poco più espansi,

Nella mia nota preventiva su questo stesso argomento col

i

tipo.

gli

Eupatagus pressiis ha finalmente una innegabile

Srissoìdes Oppenheimi Lame, della melassa di Vence:

tensis (Gres.)

meno ampi,

il



2.

Eupatagus

nome.

torinesi.

sp.

- Tav. SV[1II],

%.

6.

Guscio di grandi dimensioni, schiacciato, a contorno ovale, uniformemente convesso periore e con margini taglienti.

Di un solco anteriore sembra mancare ogni

alla faccia su-

traccia.

Ambulacro impari diverso dagli altri. Ambulacri pari petaloidei, superficiali, assai grandi e diffusi, sublanceolati, gli anteriori un poco flessuosi, i posteriori con una caratteristica forma di scimitarra, essendo la loro zona porifera anteriore diritta e la posteriore fortemente incurvata in avanti. Zone porifere larghe circa un terzo delle interporifere, costituite

Le

zone porifere

*) 2)

')

si

di pori circolari,

assottigliano molto avvicinandosi all'apice,

ma

geminati da profondi e larghi solchi.

specialmente assottigliate sono la zona

Stefanini. Echini mioeen. di Malta. L. cit., pag. 464 e seg. foss. mioc. medio Emilia. Rendic. Acc. Lincei, XVI, ser. V, 1907, pag. 538. Lambert. Desc. ech. foss. prov. Bare., I, Mém. Soc. géol. de Fr., Paléont.IX, 1902, pag. 48. Cfr.

Stefanini. Echin.

G. STEFANINI

102

metà dei pori più

porifera anteriore dei petali anteriori, avendo oltre la e la

[38]

zona posteriore dei petali posteriori (10 su 30 pori

atrofizzati).

meno

o

Zone

atrofizzati (15 su

25)

inte rporifere rigonfie legger-

mente.

Zone interambulacrali alquanto tumide. Apparato apicale sub centrale, con quattro Epistroma

mentre

costituito di

granuli

i

una

fitta

rati, assai fitti, visibili

ma sempre

radi,

nato

di

avvicinano al peristoma, nei cui pressi

si

solo negl' interambulacri pari posteriori.

La determinazione generica gen. Eupatagus.

il

che

disposti regolarmente. Tubercoli principali scrobicolati e perfo-

ho potuto osservare un esemplare

di questo interessante echino, del quale

solo e frammentario, è dubbia: pure di tutti

essere

man mano

fanno via via più grossi,

si

sembrano molto grossi e

piccoli pori genitali ravvicinati.

granulazione uniforme, finissima sulla faccia superiore e sui margini,

i

generi di Spatangidi, quello cui meglio

Comunque ho creduto

avvicina sembra

si

utile farlo conoscere, nella speranza, che altri, più fortu-

me, possa trovarne e descriverne qualche esemplare migliore.



Località: Collezione:

Montese.

— Manzoni. XV.

Gen.

Sarsella

Pomel, 1883.

Sarsella anteroalta Greg.

1.

1885. Hemipatagus grignonensis (non Desmak., non Desoe) Mazzetti

Montese. L.

foss.

1891.

Sarsella

anteroalta Q-regort.

Tìie

e Pantanelli.

Cenno monogr. fauna

pag. 31.

cit.,

maltese foss. echin. L.

cit.,

pag. 626, tav. II,

1896. Heìnipatagus grignonensis (non Desmab., non Desor.) Mazzetti. Cat. echin. foss.

fig.

78.

Mazzetti. L. cit.,

coli.

pag. 29.

Veramente nel nostro esemplare confronto specialmente con formi,

asimmetrici,

mente

e

per

la fasciola interna, caratteristica di questo

Ma

Maretta, non è visibile.

le

essere

le

due zone porifere

forma

la

dei

disugualmente

nettamente atrofizzata su metà del suo percorso,

inclinate

l'esistenza

scrobicole profondamente incise, la forma stessa del guscio, con

solco

tale atrofia così pronunciata,

mi sembra

pari

cunei-

anteriore

forte-

anteriori e

la

pochi grossi

di

tubercoli con

anteriore nullo presso l'apice, e

sviluppato alla periferia, mi fanno ritenere non dubbia l'attribuzione generica.

una

dei generi vicini, in

e

petali

indizio sicuro della esistenza di

Infatti, in

una

queste forme

fasciola interna,

anche

se di essa non resta più altra traccia.

D'altro canto, nessuna Maretia io

eccezione forse della

Per

ciò ritengo

conosco,

che la specie descritta da Airaghi

conformazione degli ambulacri,

— come ho potuto

quale

nella

M. Guebhardi Lame., che potrebbe ''

come Maretia

più larghi e larghi quanto

i

la

Saccoi, che presenta spiccatissima questa

al

Museo

di

ed anche

Firenze

nostra specie, che le è vicinissima,

posteriori,

mentre nella

neggiante, alquanto diverso da quello della specie

*>

possa riscontrare cotesto carattere, ad

verificare nel tipo

questa specie, proveniente dalla Sardegna e appartenente Dalla Sarsella Saccoi, adunque,

si

essere benissimo anche una vera e propria Lovenia.

si





in

un buon esemplare di pure una Sarsella.

sia essa

distingue per

i

petali anteriori

S. Saccoi essi sono più sottili, e per

umbra

e sarda, che discende

Airaghi. Echinod. mioc. di S. Maria Tiberina. Atti R. Acc. Se.

di Torino,

XL,

il

profilo pia-

uniformemente dal

di

1904, pag. 13, fig. 21, 22.



[39]

a. STEFANINI

103

Anche la sinuosità corrispondente al solco anteriore sembra maggiore in questa che nella specie di Malta. Le differenze fra la S. anteroalta e la S.'Wrightl (Wright) Pomel 1887 (= Spatangus ocellatus y^RiGUT Sarsella Duncani Gees. 1891), sono diffusamente poste in rilievo dal Gregory. Del resto il Lambert opina che si tratti di una Lovenia. La Lovenia Peroni, fu a torto considerata dal Gregory come una Sarsella. E dal tipo delle Sarsella mi sembi'a allontanarsi non poco anche la S. dietro in

avanti.

=



mauritanica (non Pom.) Cotteau, 1885-1889. Dalla

numero

distingue facilmente pel minor anteriori

meno

Sarsella

dell'Eocene

sulcata

di tubercoli, pel profilo diverso,

i

specie miocenica

la

margini

piìi

sottili,

i

si

petali

divergenti.

Probabilmente appartiene a questa medesima specie anche un altro esemplare dell'Emilia, che

Mazzetti descrisse e figurò schematicamente

È

un esemplare molto guasto

cuoriforme, che

si

^'

come

tipo di

— Hemipatagus

una specie nuova

il

cordiformis.

posteriormente, al punto da simulare quel curioso contorno

e schiacciato

osserva nella figura del Mazzetti.

suo stato

Il

di

conservazione non mi permette

però una sicura identificazione.

— —

Località:^ Salto, Montese? Collezione: Mazzetti. Località diverse: Miocene



di

Malta (Gloh. Lbnest.).

XVI. Gen.

Non tipo

Mariania

starò a ripetere la diagnosi di questo genere, pubblicata di recente dall' Airaghi, prendendo per

Macropneustes Marmorae Agass. et Des., e

il

Airaghi, 1901.

lo

Spatangus chitonosus SiSM. Le

affinità del

genere sono, più assai che col gen. Macropneustes, coi gen. Hypsopatagus e Spatangus, appartiene senza dubbio. Dal primo differisce per l'assenza, ormai sicura, di tubercoli non limitati verso l'ambito, per

i

strette e zona interporifera relativamente ampia; dal terzo per

grandi non ineguali,

diffusi

su tutto

il

campo

ma non

depressi

petali larghi,

i

petali aperti all'estremità, per

Cotteau appaiono non coniugati e

per

contrario. Il

Hypsospatangus,

al

il

tubercoli

Di più

tali

Cotteau indica poi

i

i

pori nei miei esem-

sono anche nel tipo dell'AiRAGHi, per quanto,

come quasi

solchi

nulli.

quale la nostra specie fu a torto ascritta dal Botto Micca,

stingue per l'assenza di

i

i

ponfere

degli interambulacri fino al confine coi petali e fino all'ambito

plari e nella figura di svista, egli dica

alia cui famiglia

fasciola polipetala, per

escavati, con zone

faccia superiore, anche nella parte estrapetala delle zone ambulacrali.

e, sulla

nuovo

il

Finalmente dal gen. gen. Mariania

si

di-

presenza di quella sottoanale. Pure seguendo nella

fasciola peripetala e per la

sua ipotesi I'Airaghi, ed ammettendo per un momento

la

mancanza anche

di quest'ultima fasciola,

quale però mi sembra avere scorto qualche traccia nei miei esemplari meglio conservati,

rebbero sempre assai lontane dai Leiopneiistes per

la

le

della

Mariania reste-

presenza di tubercoli principali, che mancano

invece in quest'ultimo genere. Il

La

dott.

Checchia

^)

ed anche

il

sig.

Lambert

^)

fecero poco

base principale delle loro critiche sta nel valore attribuito

dei petali, caratteri dei quali

')

2) 3)

il

Checchia contesta perfino

l'

buona accoglienza a questo nuovo genere.

dall'AiRAGHi alla forma depressa e aperta

esistenza

e Pantanblli. Cenno monogr. ecc., L. cit., pag. 31, t. Checchia, in Riv. IL di PaleontoL, voi. Vili, fase. 1, 1902, pag. Lambert, in Revue de Paléozool., par. M. Cossman, voi. VI, n."

Mazzetti

Vence, L.

cit.,

pag. 51.

:

ora io ho potuto riscontrarli anche

II, fig. 7.

16. 2,

pag. 91

;

— Lambert.

Elude

échin. de

104

G. siErANiin

È

sui miei numerosissimi esemplari.

non a torto

caratteri; e pressi,

il

opportuna

invece

[40]

che è ben diverso da incavati, con la quale parola

il

dei Brissidi,

quali,

i

del resto,

discussione

la

si

i

l'essere

i

Anch'io ho riscontrato questo fatto talvolta;

— almeno

in certe specie

petali aperti all'estremità

non

costituisce

sidera

il

gen. Spatangus

ma

E

non abbia alcuna importanza.

capisce con discrezione,

una frase del Cotteau

come provvisto

^* ;

io

mi contenterò

di petali chiusi

*'

di



con la pro-

un carattere im-

bisogna osservare, che

come

I'Airaghi

2)

cita,

accennare che anche Duncan con-

e ricorderò che

carattere sopra indicato è accompagnato anche da altri,

il

caratteri

esso non significa, a parer mio, che la forma aperta o

sua descrizione di questa specie insiste sull'importanza di tale carattere.

che

petali

della stessa specie.

a tale carattere dei petali è stato sempre attribuito dagli echinologhi uu certo valore:

a difesa del suo genere,

altri

i

sa che la maggiore o minore depressione di essi è spesso

si

portante, potendosi trovare petali aperti e petali chiusi perfino in individui diversi

si

tali

leggermente de-

diversi individui ^K

Lambert aggiunge che anche

chiusa dei petali, intesa

a

attribuirsi

petali

sogliono più particolarmente indicare

un carattere puramente individuale, connesso, a quel che pare Il

hanno

possono riconoscere da quelli degli Spatangidi per vari

si

e per l'aspetto, agevolmente; d'altro canto

fondità dei mari nei quali vissero

valore da

sul

diversi veri Spatangus

Lambert osserva, che

il

Cotteau perfino nella prima

Ma

ciò

che più importa

quello dei pori

solchi actinali molto impressi e della disposizione e diffusione dei tubercoli sul

si

è,

non coniugati, dei

guscio

della

Mariania

Marmorae; prima di accettare l'abolizione di Mariania, ho voluto porre in evidenza una tale conformami sembra non priva di importanza, e non si trova indicata, che io sappia, in alcuna descrifossili appartenenti al genere Spatangus. L'unico Spatangus fossile al quale la M. Mardi echini zione

'zione, che

morae

si

però

tubercoli

le

i

avvicina

alquanto è lo S. pes-equuU Cott.

sugli ambulacri e

dell'Eocene medio belga e francese: esso non ha

suoi pori sarebbero

i

coniugati. I caratteri

due specie abbondano, e risiedono nel solco anteriore, nell'ampiezza dei

specifici

differenziali fra

petali, nella diversa disposi-

zione delle vie ambulacrali e diversa estensione degli ambulacri laterali sulla faccia inferiore ecc.

Tra dalla

i

viventi è notevole lo S. Baschi Lev., delle coste atlantiche orientali, specificamente ben distinto

M. Marmorae, ma

caratterizzato

come essa da

solchi actinali molto marcati,

forma subconica, elevata

e tubercoli principali copiosi, uniformi, e distribuiti ugualmente sugl'interambulacrali e sulla parte estra-

petala degli ambulacri, fino agli

orli.

Anche qui



giudicando dalle belle fotografie del Mortensen

*'



i

pori appaiono molto debolmente coniugati, se pure lo sono. Il

spiega

Bell il

però cita degli esemplari intermedi fra lo S. Raschi e lo S. purpureus, e

^'

fatto,

supponendo possa

trattarsi di

il

Mortensen

''

un'incrociatura tra le due specie. Se ciò venisse confer-

mato, costituirebbe un valido ai'gomento contro l'accettazione del gen. Mariania,

in

quanto sarebbe

la.

prova migliore della poca importanza di quei caratteri che abbiamo invocato come differenziali tra essa e Spatangus;

ma

l'esempio

di

questo preteso ibrido, che

il

Mortensen

figura

*',

mi pare poco persuasivo

esso non sembra accostarsi allo S. Raschi che per l'altezza.

1) 2)

") ^1 '• ^) '• *)

LovÉN. On Pourtalesia. K. Svenska "Vetensk.-Ak. Handl. XIX, n.° 7, pag-. 96. AiRAGHi. Echinofauna oligo-Tnioc. della conca benne. Boll. Soc. geol. it., XXI, 1902, pag. 387, nota. Cotteau. Paleont. frane. Echin. Eoe. L. cit., voi. I, pag. 140. Duncan. Revision ecc. L. cit., pag. 251. Mortensen. Echinoidea, II, L. cit., pag. 129, tav. I, fig. 4, 5, tav. II, fig. 19. Bell. Rep. on a deep-sea traivi. Cruise S. W. Coast of Ireland. Ann. Mag. Nat. Hist., IV, 1889. Mortensen. Ibid., pag. 130, 131. Mortensen. Ibid., tav. II, fig. 12, 14, 16.

:

105

G. STEFAUUfl

[41]

1.

Mariania Marmorae Agass.

XVI

- Tav.

et Des.

1847. Macropneustes Marmorae Agassiz et Desoe. Calai, rais, echin. L. 1877.





CoTTEAU. Descript, échin.

1880.





Manzoni. Spugtie

tav.

XV,

ieri.

flV], fig. 1.

pag. 115.

cit.,

Ann.

Corse.

Soc. Agric. Lyon, IX, pag. 320,

fig. 1-3.

mot. mioc. Boi. Atti Soc.

sii.

tose.

Se.

nat., voi.

V,

pag. 174.

Botto Micca. Contrib.

1896. Hypsospatangus

st.

echin. ierz. Pieni., L. eit., pag. 28.

1896. Spatangus

CoTTEAU. Moìiogr. des Spatangus. L.

1901. Mariania

AiRAGHi. Echin.

pag. 7 (cuni syn.).

cit.,

Pieni, e Lig. L.

terz.

cit.^

pag. 211, tav.

XXVII,

fig. 5.

DIMENSIOia

mm.

Lunghezza

50

Larghezza. Altezza

54,5

»

49

23,5

>

23,5

Lunghezza

25,5

»

24

Larghezza

4.5 »

24

Petali anteriori pari.

Lunghezza Larghezza bocca dal margine anteriore

Petali posteriori. »

Distanza della

dell'apice

»



23

»

»

48

5

»

15

»

12

23,5

»

24

5,5

Specie di mediocri dimensioni, provvista di un guscio cordiforme, subcircolare, subemisferico, poco inciso in avanti e troncato in dietro. Superficie superiore uniformemente e fortemente convessa, con la

elevazione corrispondente

interambulacri

all'

ove

anteriori,

margine

il

poco

con due forti solchi actinali.

Il

modo

piega sensibilmente in giù, in

si

posteriore limitata, tronca. Faccia inferiore piana o leggermente concava per orli,

massima

apice, che è quasi centrale. Orli sottili, particolarmente in corrispondenza degli

prolunga

solco anteriore si

fino

al

l'

caratteristico. Faccia

accennato piegamento degli

peristoma. Piastrone amfisterno

punto rilevato.

Zone ambulacrali petaloidee. oblique, decorre in

un

Il

petalo

anteriore,

solco poco pronunziato.

costituito

da due linee di pori semplici in coppie

sono un poco depressi, lanceolati, assai lunghi

I petali pari

e piuttosto larghi, imperfettamente chiusi all'estremità; essi sono formati da due zone porifere legger-

mente curve,

superficiali.

tali anteriori e posteriori

generalmente un poco

piiì

Le zone

porifere sono larghe un po'

meno

sono

incirca uguali fra loro per

forma e dimensioni;

all'

della

metà

lunghi. Le zone porifere dal punto ove termina

il

delle interporifere. I pegli anteriori, tuttavia,

petalo

si

continuano cia-

scuna in una linea di pori piccoli e radi, che convergono intorno alla bocca; quelli degli ambulacri pari anteriori sono particolarmente notevoli, perchè sono bene sviluppati e in parecchi degli esemplari

dono formare,

ai lati

del peristoma, entro

Zone interambulacrali debolmente

i

solchi actinali,

due ben distinte linee curve e quasi

è

tempestata

ve-

rigonfie vicino all'apice.

Sistema apicale quasi centrale, tetrabasale, di tipo etmolisiano, con quattro pori

madreporica

si

parallele.

genitali.

La

placca

di sottili idrotremi.

Periprocto grande, ovale trasversale, situato nella faccia posteriore.

Peristoma, assai eccentrico in avanti, semicircolare, con labbro grande e saliente.

Epistroma i

costituito

da una

fine granulazione, in

mezzo

tubercoli grandi scrobicolati, mamellonati, e perforati

confusamente,

ma

Palaeontographia

spesso anche in italica, voi.

XIV,

1908.

,

modo molto evidente

alla quale, sulla faccia superiore, si trovano

uguali, molto numerosi,

e disposti spesso assai

in gruppi triangolari al margine superiore di 14

G. STEFANINI

106

[42]

ambu-

tutte le placche, fino all'ambito. Presso agli orli alcuni tubercoli invadono in parte anche le zone lacrali e di qui

inferiore sono tutte

dispongono uniformemente, più piccoli e numerosi verso

si

misura che

grossi e radi a

via via piìi

orli,

faccia inferioi'e, ove

la

avvicinano

si

gli

mezzo. Le zone ambulacrali sulla faccia

al

cinque nude. In pochissimi campioni credo riconoscere alcune traccie di fasciola

e

sottoanale.

Ad uno degh

esemplari stanno ancora aderenti alcuni radioli, piccoli,

L' identificazione dei numerosi esemplari della melassa con

indubbia: e così pure credo giustificato attribuirli tutti abbia osservato che riormente,

il

i

meglio conservati tra

l'

alcuni esemplari evidente, in ciò

di fila:

non

sottile di quello figurato dal

toglie che

prima della specie dicesse rita altresì l'espressione

come

sussista. Così si spiega

detta

disposizione

tubercoli sono solo talora

un

forma

di

V, è in

invece è un poco confusa e mascherata da alcuni tubercoli che escono

che

i

Cotteau, sebbene

Cotteau. La disposizione dei

orlo superiore delle placche ambulacrali in gruppetti triangolari o in altri

mi sembra

quelli delle colline torinesi

alla specie corsa descritta dal

miei esemplari sono più bassi ed hanno, sopratutto ante-

i

margine piegato e un poco più

tubercoli lungo

cilindrici, lisci.

sottili,

"

disposti in

po' incerta del Cotteau. Questi dice che

i

Desor

il

chevrons



tubercoli sono

;

"

descrizione

nella

ne vien chia-

e

quasi nulli

aree ambulacrali: ciò è smentito dalle sue stesse figure nelle quali, come nei miei esemplari,

si

sulle



vede

la

parte estrapetala degli ambulacri pari occupata da tubercoli uguali a quelli degl' interambulacri.

Località:

— Serra

dei Guidoni.

Collezione: — Manzoni.

Località diverse: Miocene

di Corsica e dei Colli torinesi.

XVIL Il "

sig.

Gen.

Spatangus

Klein, 1754.

Lambert, osservando con molta erudizione, che

insìgnem habentes lucunam in dorso, suUcosque in vertice



il

Klein creò

vorrebbe cambiato

nuovo, Prospatangus. Egli propose questo cambiamento fino dal 1902 anzi

affrettò

si

ad aggiungere una giusta

riflessione:

revenir sur une tradition presque séculaire; mais

erreur



.

Nei suoi più recenti lavori

— già

il

"

est

gen. Spatangus per echini

il

^),

ma

peut-étre aujourd' hui

il

est-il

bon de ne pas ignorer,

più volte citati



egli

vecchio

Altrettanto

propone ora

:

di fare,

"

il

nome a

Ludwig

sull'

sione, che elimina

una inesauribile sorgente

')

2)

autorità di

Bather ed

e di

le

queste questioni di nomenclatura, che in certi casi il

dott.

une pro-

Ricordo

Gauthier, col suo „

.

E

così fu fatto.

Mortensen

^J

ap-

credo opportuno accettare questa conclu-

123, 132, 175-176. V.

genre Schizaster. Bull. Inst. Egypt.,

un' enorme confusione negli studi echinologici, allo scopo di venire

io

il

il

di confusioni.

Lambert. Descr. ech. Bare. P. I (L. cìt.), pag. 55, nota. Mortensen. Echinoidea (Dan. Ingolf-Exp.: L. cit.), pag.

Schizaster gibberulus et obs. sur

il

uno

de ne pas

certi Scìiizaster.

eut peut-étre mieux valu laisser dormir la question

per quanto riguarda Spatangus e ScMzaster,

poggiandosi anche

in

adottò,

qu' elle repose sur

che ad una proposta consimile, fatta dal Gregory a proposito del gen. Echinanthus,

commentò

possible

lo

mette invece in esecuzione

gettato cambiamento, e ribattezza tutti gli Spatangus, riserbando questo

fine spirito di critico,

nome

per allora non

si

b.^ sér.,

tome

anche: Fouetbau. Noie sur le 1908, pag. 197. Per risolvere

I,

sono fatte quasi inestricabili e che minacciano di portare

dott.

ad un accordo. La proposta merita

Mortensen propone la

di

formare un comitato internazionale,

maggiore considerazione.

G. STEFANINI

[^3J

1.

— Tav.

Spatangus corsicus Desoe.

1847. Spatangus corsicus Dbsob ia Agassiz et Desoe.



1878.

1880.



1883.



107

XVI

[IV],

Catal. raisonn'e des Échìn., pag. 113.

ckitonosus (non Sesm.) Manzoni. Echin. foss. Schlier flg.



_

_

(pars).

coli.

Boi. L.

cit.,

pag. 11, tav. ITI

30.

28, 29,

^e/j. foss^

Manxonii (non Daìies) Simonelli

fìg. 2.

mol. serp. L.

cit.,

pag. 6.

I fossili del M. della Verna. Boll. Soc. geol.

it.

pag. 276 (non figure).

1885.



^

hemiornatus Mazzetti e PAi^TAinsLLi. Cenno man. fauna tav. I, fig.

— — — — — — —

1887.

1887. 1887.

1887. 1887.

1896. 1896.

— — — —

discoidalis

semelanensis

podex ooì-

'

— — — —

foss. Montese. parte I, L. cit., pag. 7

3.

Ihid. parte II. L. cit., Ibid., pag.

ser.

De

VI, pag. 6.

Ibid., pag. 8.

Ibid., pag.

8.

corsicus? Paeona. Appunti paleont, mioc. Sard. Boll. Soc. geol.



Ili, voi.

7.

Loeiol. Deser. Ech.

Philippii (non Desoe) Mazzetti.

it.,

VI, pag. 21.

Porfugal, pag. 47, tav. XIII,

tert.

Mazz. L.

Gai. echin. foss. coli.

(cum

syn.).

pag. 12. (In questo

cit.,

lavoro sono citate anche le altre specie del

nimia

— — — —

1896. 1896.

1896. 1897.

Mazzetti che ho posto in sinoche tralascio di ripetere per brevità).

e

corsicus Botto Micca.



Contr. studio echin. terz. Pieni. L. cit., pag. 369.

CoTTEAU. Monog. des Spatangus. L.

pag.

cit.,

tav. I, flg. 1-3, tav. II. flg. 1.

2,

hemiornatus. Cotteau. Ibid, pag. 30. corsicus

De

Alessandri.

La

pietra

da

Cantoni di Bos.

e

Mem. Mus.

Vignale.

Civ.

St.

Nat. Milano, V, pag. 69.

— _

1899. 1901.

— _

AiRAGHi. Ech. bac. Bormida. Boll. Soc. geol.

_

Echin.

terz.

it.,

XVIII, pag. 177.

Pieni, e Liguria. L. cit., pag. 215.

1906. Prospatangus corsicus Lambert. Echin. de la Molasse de Vence. Ann. Soc. Lett. Se. Arts des Alp. Mar., pag. 57, tav. XX. Riferisco a questa specie

un

discreto

numero

di echini, dal

Manzoni considerati a

torto

come appar-

tenenti allo Spatangus chiionosus SiSM. del Miocene medio piemontese.

Da

forma più lunga che larga, per

in gruppetti triangolari e

linee a

forma

e infine per

per

di V,

i

i

gli

miei

tissimo a quella del

distinguono per la

non

in

si

ho osservato

i

petali assai aperti

;

ma

coin-

con la specie, credo debbano considerarsi come anomali.

altri caratteri

fossili

De

si

ambulacri, a pena depressi in confronto degli interambulacri, che sono rigonfi,

petali di regola chiusi. In due soli esemplari

cidendo essi in tutti

Per verità

gli

la disposizione dei tubercoli principali

questo

discostano alquanto dalla figura del

Cotteau;

si

avvicinano invece mol-

Loriol; e siccome quest'ultimo insigne autore, dopo accurati confronti con

gli

esemplari di Corsica, concluse che la figura del Cotteau, non era, in certi particolari, molto esatta, non

ho esitato a prendere per modello

la

sua figura.

Qualche piccola variazione individuale, unita a variazioni diversi fossili sono andati soggetti, di altrettante specie

nuove, cui

il

hanno dato origine Mazzetti sottopose

alle gli

di

forma dovuta

numerose

alle

compressioni, cui

i

distinzioni specifiche, con creazione

individui, che io

non

esito

ad ascrivere tutti

a questa specie.

Località:



Collezioni:

S.

M. Vigliana, Montese,

— Manzoni,

Località diverse: Portogallo e della



Salto,

Semelano, PavuUo,

S.

Leo, Praduro e Jano, Guiglia.

Mazzetti.

Miocene

Dròmo; Melassa

di Corsica e

di Vence.

Sardegna, Miocene

di

Piemonte, Miocene medio del

G. STEFAOTNI

108

Spatangus pustulosus Wright.

2.

On

18G4. Spatangus pustulosus "Weigut.



the foss. echin.

XXI,

tav.

1881.

[44]

fig.

of Malta. Quart. Journ. Geol. Soc,

chitonosus (non Sism.) Mazzetti (^ars^. Echin. foss. Montese. L.

1881. Prenaster

falax Mazzetti. Ibid., pag. 12. tav.

(?)

L.



1885.



1891. 1S96.

pustulosus





Ibid., pag.

EoMnod. L.

cit.,

9.

pag. Q2^(cuinsyn.).

foss. coli. Mazzetti.

L.

cit.,

pag. 13.

Loriol) Mazzetti. Ibid., pag. 26.

subelliptica Mazzetti. Ibid., pag. 26.

1896. Spatangus

pustulosus Cotteatt. Moìiographie des Spatangus. L.

— —

1906. Prospatangus 1908. Spatangus

Il

the Maltese

4.

fig.

I,

(pars).

(non Sism.) Mazzetti (pars). Cai. ech.

De

foss. Montese, I.

pag. 14.

On

(j'SE.QORY .

1896. Linthia Capellina (non 1896.

della Verna. L. cit., pag. 276, tav. VI,

Cenno monog. fauna

Lohiol) Mazzetti e Pantanelli. cit.,

1885. Spatangus chitonosus (non Sism.) Mazzetti e Pantanelli.

— —

M.

Mazzetti e Pantanelli. Ibid., pag. 16, tav.

suhelliptica

pag. 6.

cit.,

22.

fig.

De

pag. 489,

fig. 5.

I,

1883. Spantangus Manzonii (non Dames) Simonelli (pars). I fossili del

1885. Linthia Capellina (non

XX,

2.

Lambert. Echin. Mol. de Vence. L. Stefanini. Ech. niioc. Malta. L.

cit.,

cit.,

pag. 29.

cit.,

pag. 51, tav. X,

fig.

2, 3.

pag. 462 e seg.

guscio di dimensioni piuttosto piccole, alquanto depresso, smarginato in avanti, con apice

spostato anteriormente;

petali pari depressi,

i

zone porifere larghe oltre la metà delle interporiferé

;

un poco

espansi, stretti, gli anteriori molto divergenti; le

affilati,

l'

epistroma costituito

di tubercoli principali

aggrup-

pati negli interambulacri, sono altrettanti caratteri che mi sembrano provare largamente l'appartenenza di questi echini alla specie maltese.

Nella nota preventiva

anteriori

non

come

indicavo

li

Lambert.

di questa specie, descritta dal

flessuosi, e sopratutto

hanno dimostrato che a questa

il

specie, e

S. délphinus,

Un esame

a Linthia, V altro

petali, che

serva nei Brissidae, nonché

all'altra,

peripetala, che in realtà

gerò che quasi tutti

dei

debbono essere

quali

non

la

riferiti gli

originariamente come Linthia.

L. Capellina (non

esiste, e

minor

esemplari emiliani. Rien-

attribuito in origine al gen. Frenaster, fu pas-

sembra essere stata confusa

— per

alla var.

accurato dei miei esemplari, che hanno petali

dilungarmi a provare l'errore di

descrittivo precedente, di

forma depressa dei

descritto

parendomi potessero ravvicinarsi

confronto con due buoni esemplari di Malta dello S. pustulosus, mi

non

trano in questa sinonimia due campioni, uno sato poi

più

De

tali

Non ho

bisogno,

dopo

il

cenno

determinazioni, errore prodotto dalla

dal Mazzetti con quella incavata che

Lor.) Mazz.



dall'

apparenza

di

una

si

os-

fasciola

da una certa somiglianza nella forma generale del guscio. Aggiun-

gli altri individui,

considerati dal Mazzetti

come Linthia, pur non essendo per

maggior parte esattamente determinabili, sono evidentemente ben lontani dal genere e appartengono probabilmente a questa specie.

Con essa

il

Gregory pose

la

cui furono attribuiti,

in sinonimia lo S. aequedilatatus

Mazz., di queste stesse formazioni emiliane, che io credo di dover lasciare separato, per ragioni che dirò appresso. In sinonimia ho posto anche

molto meglio, dall'esame diretto,

Località:

— Semelano,

Località diverse: Miocene

di

Sicilia,



Grecia?

si

una parte

dello 8.

Manzonii Sim.

il

quale, sia dalla figura, sia,

mostra ben distinto dallo S. austriacus.

Salto e Montese.

Malta (Glóbig. Limest.), Melassa di Vence, Miocene della Verna (Toscana),

G. STEFAOTIfl

[45]

109

Spatangus austriacus Laube.

3.

1861. Spatangus purpureus (non Mììll.) Michelotti. Descr. nouv. foss. mioc.

1871.



1878.



1887.

— — — — —

1887.



1880.

1881. 1884. 1885.

XTX,

pag. 67, tav.



Manzoni,

— — — — — — — —

— —

1880.

Zool.

austriacus IjK-ubs. Die Eohin. oest-ung. oh. tert.-AU. Abhandl. k. k. geol. Eeichsanst., V,

Ech.

(pars).

21-22

fig.

1880.

Twin. Eev. Mag.

coli,

Manz.).

[fide

;

3.

flg.

foss. Sdii. coli. Boi.

lY,

40 (non

fìg.

flg.

L.

pag. 12, tav. Il,

cit.,

Manzoni. Ech. foss. mol. serp. Ibid., XLII, pag.



Spugne

10-15; III,

6.

mol. mioc. Boi. Atti Soc. tose. Se. nat., V, pag. 175.

sii.

Manzoni in De Bosniaski. La

cit.,

pag. 21.

Coppi. Il mioc. medio nei colli modenesi. Boll. E.

Cenno mon. fauna

Mìazzetii e Pantanelli.

Yerb. Soc. Tose. Se. nat.

foi-m. gess.-zolf. Pr.

Mazzetti. Ech. foss. Montese. L.

ISTeviani.

flg.

19, 20, 41).

Com.

geol.,

Montese. L.

foss.

Contrib. alla geol. del Catanzarese, 1. Boll. Soc. geol.

Parona. Appunti per

XV,

pag. 191.

cit.,

pag. 11.

it.,

VI, pag. 208.

Sardegna. Boll. Soc. geol.

la paleont. mioc. della

it.,

VI,

pag. 307.

— — —

— — — —

1896. 1896.

1897. 1897.

Mazzetti. Cat. ech. foss.

Mazzetti. L.

coli.

CoTTEAU. Monogr. des Spatangus. L. Vestassa. Echin. neog.

—De

Angelis.

Gontr

pai.

.

valle

dell'

pag. 15.

pag. 30.

mus. parm. Atti Soc. st

.

cit.,

cit.,

XV,

Se. nat.,

tose.

Aniene.

Boll.

Soc.

pag. 19.

geol.

it.,

XVI,

pag. 292.

1898, Marella Pareti (non Manz.) Aieaghi. Echini del Plioe. lomb. Atti Soe.

1901. Spatangus austriacus Aieaghi. Ech.

XXVII,



1903.

fig.

Piemonte

e

ital.,

pag. 21.

VII, pag. 215, tavola

8.

tav. Vili, fig. 2, 3; tav.





XXXVII,

nat.

It. Se.

Liguria. Palaeont.

Manxonii (non Sim.) Nelli. Fossili mioc. mac.Porretta.



1907,

terz.

—Il miocene

del

M.

Boll. ^oc. geol.

X,

flg.

it.,

XXII, pag. 194,

5.

Titano. Boll. Soe. geol.

XXVI,

it.,

pag. 273.

dimensioni

Lunghezza

.

.



....

Larghezza Altezza

,

Petali ant. pari. »

»

.

.

mm.

42

mm.

»

42

»



Lunghezza

»

Tia.rghezza



»

3

»

Petali posteriori.

Lunghezza

»

»

Larghezza

»

3

»

Distanzadell'apice dalmarg. ant.»

19

»

Grande specie

ma ma

14,5

*)

93

mm.

116,5

»

T>



93

109,5

»

37

29

»

39

63,5

»

3,2 29

3,2

28

» »

» »

»

— — —

8,2 36 8,2 41

38

»

52

Limiti di 40 es. adulti i)

mm.

La

es.



da0,19a0,24

— —

»

76,4 38

»

29

»

»

meno

81

»

»

da 0,40 a 0,50

o

2 di Latjbe

mm.

60-123

da 0,93 a 116 da0,28a0,40

forma largamente cordata, profondamente incisa in avanti, più



a pena smarginata in dietro. si rialza

mm.

60

.

15

IV

III

li

I

7

31,5 6,8



troncata,

superficie superiore è bassa lungo gli orli, che sono per ciò taglienti,

poi ad un tratto specialmente negli interambulacri pari anteriori e nel posteriore impari,

I dati di questa

colonna relativi alla larghezza, altezza e distanza dell'Apice sono posti iu rapporto con quelli della larghezza dei petali anteriori con la rispettiva lunghezza.

la lunghezza del guscio

:

G. STEFANINI

110

che sono fortemente rigonfi:

[46

rigonfiamenti cedono però presso l'apice,

questi

così alquanto depresso rispetto ai punti circostanti e particolarmente rispetto riore, sul quale si riscontra

in il

la

massima

altezza.

La

superficie inferiore

è,

quale viene a trovarsi

il

all'

interambulacro poste-

in complesso, piana, rigonfia

forma di due gobbe nella parte posteriore del piastrone, un poco incavata intorno al peristoma, verso quale si continua il solco anteriore, fiancheggiato da due rilievi. La superficie posteriore è ristretta, poco incavata.

obliqua,

Zone ambulacrali petaloidee. Il petalo anteriore impari, diverso dagli altri è costituito di due linee pori semplici e decorre in un solco, a pena accennato e talora assolutamente mancante nella prima metà

di

ma

del suo percorso, fino

all'

orlo,

media larghezza, molto divergenti.

nati, flessuosi, di

sono però,

che va crescendo rapidamente in profondità se non in larghezza, da quel

all'

I petali posteriori,

interporifera, e constano ciascuna di

gli interni, e riuniti visibili.

sempre

degli anteriori,

piìi corti

ma

incirca della stessa larghezza di quelli; sono essi pure chiusi e acuminati,

zone porifere, flessuose nei petali anteriori, curve nei posteriori, sono della zona

punto

che ne viene intaccato profondamente. I petali pari anteriori sono chiusi, piuttosto acumi-

La zona

una doppia

di

fila

pori, virgolari

gli

Le metà

dritti.

superficiali, larghe circa la

esterni, rotondi

a due a due da sensibili solchi obliqui. Pori estrapetali finissimi e radi, difiìcilmente

porifera anteriore dei petali anteriori pari ha alcuni pori atrofici.

Zone interambulacrali

sopratutto la posteriore impari.

rigonfie,

Sistema apicale più o meno eccentrico in avanti, assai grande e costituito da tre placche basali, più la placca madreporica, tutte e quattro recanti ciascuna

stata di idrotremi, attraversa tutto l'apparato, e

si

un poro

genitale; la placca madreporica,

tempe-

espande largamente in dietro, in corrispondenza del-

l'ihterambulacro impari. In corrispondenza delle zone ambulacrali stanno le placche radiali, che assomigliano per la forma, ad un accento circonflesso.

Periprocto ovale trasversale, posto in alto della faccia posteriore.

Peristoma molto eccentrico in avanti, con labbro bene sviluppato.

La si

faccia superiore è ricoperta da

trasformano

una sottilissima granulazione uniforme,

in veri tubercoli scrobiculati,

i

cui minutissimi granuli

molto più grossi e radi, regolarmente e uniformemente

dif-

sugl'interambulacri della faccia inferiore, ove crescono in grandezza gradatamente e insensibilmente

fusi,

a partire dall'estremità posteriore venendo verso l'anteriore.

Una

fasciola sottoanale. GÌ' interambulacri

della faccia superiore sono inoltre occupati dai tubercoli principali, molto grandi, scrobiculati crenellati,

recanti dei mamelloni perforati. Questi tubercoli sono all'orlo superiore delle placche; in quelle

una gamba gono

fino

sola. Negl'

all'

orlo,

sui margini

Negl' interambulacri posteriori pari

i

in

triangoli o in V, aventi la loro base

più lontane dall'apice, però, del primitivo

interambulacri anteriori

mentre

disposti

i

tubercoli,

diminuendo gradatamente

del solco anteriore si

tubercoli

si

V

non resta che

di grossezza, giun-

hanno pure numerosissimi

piccoli tubercoli.

arrestano a un tratto all'altezza dei petali vicini. Anche

neir interambulacro impari raggiungono sempre questa altezza o la oltrepassano di poco.



tivi

Avendo a mia disposizione un grande numero di esemplari circa settantacinque fra buoni e catho potuto osservare numerose e notevoli variazioni, sempre però entro limiti assai ristretti.



Nella descrizione ho già accennato che avrei tenuto conto degli esemplari tipici; infatti ne ho potuti osservare diversi, nei quali la modellatura speciale del guscio, sopra descritta, ha uno sviluppo minimo nullo, tal che per gradi insensibili,

e quasi uniformemente convessa.

mensioni più piccole degli

altri;

Ho e

ne

si

passa ad esemplari

però notato che inferisco

che

gli

la

cui superficie

superiore

esemplari accennati hanno

è

leggermente

costantemente

questa diversità di forma sia in rapporto

di-

coli' età.

Quanto all'esemplare figurato dal Manzoni a

tav. Ili, fig. 19,

credo che esso possa rimanere in questa specie, sia per

che

lo

111

STEFAMTNI

G.

[47]

ed hanno, come ho detto,

Variazioni degne di essere mentovate

si

come esemplare giovane,

numerose differenze che ne

le

fanno piuttosto ravvicinare allo S. suhconicus Mazz., sia per

S. austriacus sono noti,

i),

20

la superficie

il

che

fatto,

osservano anche nella larghezza relativa delle zone porifere

misure che espongo in principio, queste variazioni

dalle

d'altra parte,

passaggio tra

il

piìi

larghi che lunghi, mentre

maggiore o minore dell'apice. Come risulta

contrario, e finalmente nella eccentricità

il

esemplari giovani dello

superiore poco ed uniformemente convessa.

e interporifere, nella larghezza stessa degli esemplari, alcuni dei quali sono in altri avviene

gli

non

io

distinguono, e

lo

esercitano entro limiti piuttosto ristretti,

si

e,

vari tipi avviene così gradatamente, che sarebbe impossibile, a parer mio,

i

distinguere in base ad esse delle specie o anche delle varietà.

forma meno regolarmente cordata,

Differisce dallo S. purpureus per la

tronca in dietro, per

meno numerosi

tubercoli più grandi,

i

larga, generalmente più

pili

e disposti più regolarmente:

dallo S.

corsiciis

per la curvatura meno uniforme della superficie superiore, per la forma del guscio e dei petali anteriori,

che in quest'ultima specie sono solo subflessuosi.

Wr.

Infine lo S. austriacus si distingue dallo S. pustidosus il

minor numero

come

di tubercoli,

i

petali anteriori flessuosi,

Gli esemplari che

ho attribuito a questa specie furono

Manzoni con questo

stesso

nome. Nel 1883 però

suoi campioni

della

Verna



allo S. corsicus

— osservava

che

ho riscontrato appartenere in parte

io

primi avrebbero

i

loro valore per

il

Ma

Manzoni.

inesatte, del

tali

difese dell'antica attribuzione

sero completamente persuasi

potuto risolvere

"'.

apice

meno

eccentrico, per

ma non

smarginato,

a torto

allo

con essa alcuni

S. pustulosus,

esemplari dello Schlier italiano e

gli

petali più stretti, gli ambulacri anteriori

i

parte

in

quelli austriaci,

più lunghi

almeno raggiungenti

l'altezza

sue osservazioni, sebbene fatte a proposito di echini che non appartenevano

Le

specie, conservano

l'

ed accuratamente figurati dal

descritti già

tubercoli dell' area interambulacrale impai'i oltrepassanti o

i

dei petali vicini.

le

Adams per

Simonelli^), identificando

il

alcune difi"erenze tra

e particolarmente notava, che

non

et

margine posteriore troncato

Wright.

nella specie del

dei posteriori,

il

^'

,

a Vienna per ragioni

Coppi

altri il

Simonelli

il

si

basava sopratutto sull'esame delle

figure,

osservazioni furono subito contestate. Fin da principio infatti presero

il

Così io pregai

che

fatto,

il

alla

^'

e

il

Mazzetti

•'* ;

seguito a

e, in

conservarono dei dubbi, che

il

esame

solo

prof. G. Dainelli, della cui amicizia

di studio, a volermi inviare notizie e misure.

ciò,

alcuni degli autori rima-

dei tipi del

Laube avrebbe

mi onoro, e che trovavasi

Occorre intanto osservare come

allora i

due

esemplari figurati dal Laube appariscano dalle figure stesse assai diversi tra loro; l'uno molto convesso, conico, espanso alla base, con petali flessuosi; l'altro con la superficie

vessa, e petali apparentemente dritti. Quest' ultimo

come effettuare una

tipi

l'esemplare

Confrontando ora con questo

descrivo

di

una specie nuova,

*)

Manzoni. Ech.

2)

Simonelli.

^1

Coppi.

*)

Mazzetti

^)

AlRAGHi. Ech. terz. Pierri, e Lig. L. Nelli. Foss. mioc. macigno PorreUa.

«)

Farm. L.

cit.,

H

Il

lo S. De-Stefanii.

credo però

tale separazione,

2.

uniformemente e debolmente con-

sembra rassomigliare molto ad alcuni esemplari, che

Non

potendo, senza aver visto

gli

esemplari,

opportuno considerare come tipo della specie soprattutto gli

echini dell'Emilia, apparisce assai chiara l'affinità stret-

foss. Schl. L. cit.

Monte

della

mioc. medio

ecc.

Verna L.

cit.,

e

i

suoi fossili. Boll. Soc. geol.

e Pantanelli. Cenno monogr. ecc. L.

pag. 19.

it.,

II,

1883, pag. 276, tav. VI, fig. 22.

pag. 191.

cit.,

cit.,

pag. II.

pag. 216.

Boll. Soc. geol.

it.,

XXII, 1903, pag. 195;

— Vinassa.

Ech. neog. Mus.

112

G. STEFANINI

tissima delle due forme, non ostante che

il

tipo è

un modello interno, nel quale

D'altra parte, anche

il

i

tali,

che

si

possono spiegare agevolmente notando, che

debbono necessariamente apparire un poco più larghi

petali

confronto con la figura 2^, a parte le differenze già

cherebbe necessariamente ad una separazione

un poco meno

dimostrassero in parte reali

dati trasmessimi dal Dainelli

i

sono però

le differenze; le quali in questo caso

[48]

specifica,

estesi sul guscio sia in sé stesso

sembrandomi che

un carattere

l'

essere

tubercoli

i

di scarso valore. Eiporto

emiliani alla specie austriaca; e con questo cade definitivamente

il

nome

— Montese,

Località:

un poco

dunque

gli

pili

echini

Manzonii, che, del resto,

di S.

avrebbe dovuto in ogni modo essere sostituito, essendo già stato proposto dal Dames Faveti, che egli considerava

ecc.

messe in evidenza, non re-

*>

per

il

Linopneustes

appunto come uno Spatangus. Maria Vigliana, Serra dei Guidoni, Rocca

S.

S.

Maria

{fide Coppi),

Pantano,

Tolé, Praduro e Jano e Guiglia. Ciano d'Enza (fide Vinassa), Macigno miocenico di Porretta.

Collezioni:

— Manzoni,

Località diverse:

Mazzetti.

— Miocene

d'Austria (ScMier). Miocene di Val Stafferà (Lombardia), di Sarabuci

(Valle dell'Aniene), di Sardegna e di Calabria. Miocene di S. Marino.

4.

Spatangus De-Stefanii

n. sp.

— Tav.

XVI

[IV], fìg. 3.

1878. Spatangus ausiriacus (non. Lattee) Manzoni (pars). Ech. foss. Schlier

IV,

flg.

41 (non

Boi. L.

coli.

cit.,

pag. 12, tavola

aliae).

Specie di grandi dimensioni, provvista di un guscio dì forma uniformemente e debolmente convessa,

con

orli

sottili,

contorno confusamente cuoriforme, con una angolosità

taccatura in avanti in corrispondenza del solco,

il

al terzo

anteriore e una forte in-

quale è assai debole presso l'apice

ma

si fa

assai piiì

largo e profondo all'ambito.

Zone ambulacrali 1 petali pari

petaloidee, l'impari

sono chiusi, lanceolati,

diritti,

disuguale

dalle

altre e costituita di

pori

semplici e minuti.

simmetrici, in lunghezza e larghezza subeguali.

Zone porifere

larghe circa la metà della zona interporifera, un poco depresse, composte di pori geminati, diseguali, virgolavi gli esterni, circolari gì' interni. Presso alle

l'

apice alcune coppie atrofiche o mancanti specialmente

zone anteriori dei petali anteriori.

Zone interambulacrali un poco convesse,

le

posteriori pari con

una

lieve

costola

in corrispondenza

della angolosità accennata del contorno.

Sistema apicale subcentrale, tetrabasale etmolisiano, con placca madreporica lungamente prolungata indietro,

con

idrotremi

relativamente

grandi, placche

basali

con grandi pori ravvicinati,

subcircolari

placche radiali in forma di accento circonflesso. Tubercoli principali grandi, scrobicolati, perforati e crenellati, molto numerosi e disposti in gruppi triangolari o in linee a forma di V, con la base al

anteriori

i

margine superiore delle placche. Negl' interambulacri

tubercoli vanno diminuendo di grandezza verso

l'

ambito,

ma

si

prolungano fino ad esso, anzi,

vi si raffittiscono. Negl' interambulacri pari posteriori

raggiungono a pena l'altezza dei petali, e distribuendosi più in avanti che in dietro. Neil' interambulacro impari sono molto numerosi e si prolungano, molto oltre l'altezza dei petali; nelle placche più distanti dall' apice dei primitivi

gamba, quella accosto

')

alla linea

mediana dell'interambulacro. La

Dames. A. Manzoni. Gli echinod.

V

non resta però che una sola

superficie è poi ricoperta di granuli finis-

dello Schl. etc. L. cit., pag. 727.

G. STEFANINI

[49]

113

simi nella faccia superiore, più radi e grossi sui margini della inferiore, dove vanno facendosi via via più grossolani fino ad assumere la forma di tubercoletti scrobicolati, disposti in serie assai regolari.

Questa specie la

differisce dallo S. austriacus

Laube,

quale

al

i

furono dal Manzoni attribuiti, per

tipi

forma uniformemente e debolmente convessa, non subconica ed espansa

alla

base, per le angolosità

del contorno, specialmente al terzo anteriore, originate dall' esistenza di lievi costole, per la forma lan-

ceolata simmetrica e dritta, non flessuosa, dei petali anteriori pari, pel solco anteriore più uniformemente e

gradatamente marcato dall'apice in realtà assai vicino

gli è

profondamente

da esso

:

margine,

il

all'orlo.

i

lo

Le sue maggiori

S. Be-Stefanii

un poco più

petali

affinità

sono

con

lo

S.

Peroni Cott, che

riconosce pel solco anteriore intaccante molto

si

qualche differenza vi è nella disposizione

estesi, e, forse,

dei tubercoli.

È

degno

di

nota

per qualche carattere,

fatto, che,

il

la

nostra specie

plare 2.* dello S. austriacus di Laube, che non all'esemplare 2.

Ho

si

avvicina assai più all'esem-

già accennato al dubbio, che

i

due

esemplari figurati dal Laube non possano essere mantenuti nella stessa specie.

Località:



Praduro e Jano.

S. Leo,

Collezione: — Manzoni. 5.

— Tav.

Spatangus subconicus Mazzetti.

1878. Spatangus austriacus (pars) Manzoni. Echin. foss. Schlier

20 (non

— — —

1881.

1884. 1885.

cit.,

cit.,

pag. 21 tav. II,

Cenno mon. fauna

arcuatus Mazzetti e Pantanelli.



Boi. L.

Coppi. Il Mioc. medio nei colli modenesi. L.

tav. I,

1887.

coli.

fig. 4.

pag. 12, tav.

m,

fig.

cit.,

pag. 7,

19,

aliae).

subconicus Mazzetti. Echin. foss. Montese. L.



XYI [IVJ,

cit.,

fig. 2.

pag. 191.

foss. Moniese^ I parte.

L.

fig. 2.

hemisphaericus Mazzetti e Pantanelli. Cenno mon, fauna foss. Montese, Il parte. L.

cit.,

pag. 5.



1896.



Botto Micca. Contr. tav.

— — — — —

1896.

1896. 1896. 1896. 1901.

X,

allo si. d. echin.

d.

Piemonte. L.

cit.,

pag. 373,

7.

fig.

subconicus Mazzetti. Cai. echin. foss. arcuatus

ierz.

coli.

Mazzetti. L.

cit.,

pag. 12.

Mazzetti. Ibid., pag. 10.

hemisphaericus Mazzetti. Ibid., pag. 12. arcuatus Cotteatt. Monogr. des Spatangus. L.

cit.,

Botto-Miccai (non Vinassa)

terx.

vola

Aieaghi. Echin.

XXVn,

fig.

pag.

30.

Piem.

e

Liguria. L.

cit.,

pag. 216, ta-

7.

dimensioni

Lunghezza Larghezza

.... ....

84

mm.

87

mm.

90

mm.

91

mm.

78

»

78

»

88

»

93

9

88

>

78





45



»

42

»

32

.

31,5

>

35

36

»

33

33

30,5

7

»

»

31

jt

Altezza Petali anteriori pari. j

»

>

Petali posteriori.

Lunghezza Larghezza Lunghezza

Larghezza Distanza dell'apice dal marg. ant. »

>

Palaeoutographia

italica, voi.

XIV,

»

1908.

V

IV

III

II

I

mm.

8,5

33

>

35

»

7

)>

9

»

39

»

41

»

7,5

36

8,5 41

>

8

S

33

»

30

»

7

>

8

»

36

>

»

6,5

44,6

15

114

G. STEFANINI

Echino

tamente

[50]

grandi dimensioni, provvisto di un guscio cordiforme, rigonfio,

di

che vanno dall'apice

petaloidja.

Petalo anteriore impari diverso dagli

ma

pochissimo pronunciato presso l'apice,

che

si

1'

orlo

Petali pari subflessuosi, assai

.

piiì

stretta via via che

dei pori: le coppie di

pori più o

avvicina

si

meno

atrofici

metà

circa la

delle inter-

due a due da ben marcati solchi obliqui:

zona porifera anteriore dei petali pari anteriori ricurva indietro, è assai larga va facendosi sempre

e decorrente in un solco

altri

Zone porifere un poco depresse, larghe

grandi, presso a poco uguali tra loro.

porifere, costituite di pori tondeggianti, grandetti, uniti a

ma

costole,

approfondisce rapidamente, e descrivendo, per la forte

convessità del guscio, un arco molto accentuato, scende a intaccare

fizzarsi

profondamente e net-

margini, ove determinano delle ottuse angolosità nella linea di contorno.

ai

Zone ambulacrali

alto,

acuminato e tronco in dietro, percorso sulla faccia superiore da leggere

inciso in avanti,

all'

apice, per

alla

graduale ravvicinarsi e atro-

il

completamente mancanti sono circa 10

o

la

sua estremità distale,

sulle

32 che costituiscono l'intera zona.

Zone interambulacrali un poco

rigonfie, specialmente le

Sistema apicale spostato debolmente in avanti

Epistroma

costituito

^)

due anteriori e

la posteriore impari.

con quattro pori genitali non molto grandi.

scrobicolati e perforati, grandi e assai numerosi. Negli ambulacri

di tubercoli

anteriori essi occupano tutto lo spazio, nei posteriori pari raggiungono e non oltrepassano l'altezza dei petali, neir

impari la oltrepassano sensibilmente, giungendo circa a metà strada fra

minuta granulazione della faccia superiore sottoanale,

1'

unica che

Questa specie

è

si

trovi negli Spatangus,

si

l'

apice e

fa assai più rada e grossolana nella inferiore.

nettamente distinta dalle

non

l'

La

orlo.

La

fasciola

è visibile nei nostri esemplari.

altre per la sua superficie superiore

tumida, pel contorno

cordiforme, strettamente e profondamente inciso dal solco anteriore, ottusamente angoloso ai

lati,

ristretto

e acuminato indietro. Questi caratteri mi sembrano sufficienti per riconoscerla dallo S. délphinus Dkfe., al quale,

che

io

più che agli

altri

ad una certa

Mazzetti aveva distinto alcune altre specie,

Il

variabilità della specie.

Le dimensioni sono un

Spatangus, sembra avvicinarsi.

riunisco a questa, in base a piccole differenze di forma, dovute talora a deformazioni, più spesso

assai variabili, essendovi individui più lunghi che larghi, e individui, al contrario,

più larghi che lunghi: anche l'ampiezza dei petali è un poco

po'

nel loro complesso e

l'

aspetto generale sono così

concordanti, e

variabile;

attenuate da forme intermedie di passaggio, che sarebbe impossibile fare

Come

variabili altrettanti caratteri specifici differenziali.

individui

giovani

di

dal

Manzoni come

Lo

5'.

tutti

i

caratteri

questi caratteri alquanto

questa specie considero

di

alcuni piccoli esemplari alti e rigonfi, con solco anteriore svasato e petali dritti S. austriacus.

ma

canto, le variazioni sono così

d' altro

;

uno dei quali è figurato

arcuaius Mazz. è fondato su di un esemplare molto guasto dalle

pressioni, talché la descrizione e la figura schematica

che

ce

ne dà

l'

A. riescono grandemente inesatte:

esso parmi sicuramente coincidere con lo S. siéconicus.

Con questo pongo torinese. Tale specie

in

sinonimia anche

ma 2)

il

nome

di 8.

(Botto M.) Air. (non Vin.) del Miocene medio

in una recensione del citato Manzonei da questo imposto ad una specie pliocenica di vicende. Il

Vinassa

^'

un poco eccentrico indietro nell'esemplare da me riprodotto, causa la non perfetta collocazione appare invece molto eccentrico in avanti nella figura del tipo di Botto Micca per una causa ana

Esso appare

sotto l'obiettivo:

Ioga,

S. Botto-Miccai

ha subito una complessa serie

lavoro del Botto Micca osservava che

1)

lo

opposta.

Vinassa in Riv.

It.

di Paleont., Ili, 1897, pag. 3.

G. STEFANIOT

[51]

non era dunque il

norma

accettabile, a

il

fatto,

nome

delle leggi di nomenclatura, perchè troppo simile

Simonelli per la ben nota specie dello

già proposto dal

E

di S. Botto-Miccai.

che I'Airaghi

lo sbagliare, e lo

ponendo

''

115

lo

che

:

a quello di S.

in sostituzione

Vinassa avesse ragione

il

Manzonei

S.

Schlier

di

temere

di

quello,

Manzonii proponeva

confusioni, lo dimostra

le

in sinonimia con lo S. piirpureus, cominciò subito

con

chiamò Manzonii. Però un altro errore più grave commise nel tempo stesso I'Airaghi,

confondendo tra loro

S.

lo

Manzonei

e lo S. sp., descritti

e applicando al secondo, nella sinonimia,

nome

il

ambedue

nello stesso lavoro dal

di S. Botto-Miccai, dal

Botto Micca,

Vinassa proposto per

il

primo,

e le osservazioni stesse a proposito di questa specie.

Riassumendo, ecco come deve esser corretta

S.

= Botto M. ^

Manzonei Botto M.

S. sp.

Questa osservazione resulta,

sinonimia:

la

8.

Botto-Miccai Vin. ^=

S.

Botto-Miccai Air. (non Vin.)

S.

purpurens Mììll

Airaghi).

(fide

= 8. subconicus

Mazzetti.

compendio, anche dalla mia nota preventiva a questo lavoro, apparsa

in

nell'ottobre 1907. Quasi contemporaneamente

il

Checchia

piano siciliano molto affine alla nostra e notava anch' egli

Miccai Air., ponendo questa specie in sinonimia con

creava

^'

il

suo 8. Lamberti per una specie del

confusione nata a proposito dello 8. Botto-

la

Se

la sua.

l'identità di tali

due specie venisse ad

essere confermata, lo 8. Lamberti Checchia dovrebbe cadere in sinonimia dello S. subconicus; però mi sem-

bra notare

nella specie pliocenica

petali, la mole,

di Sicilia alcuni caratteri

differenziali,

come

minor ampiezza dei

la

pure minore, dei tubercoli, e l'assenza delle costole interambulacrali

;

preferisco

adunque

non effettuare per ora l'accennata fusione. L'Airaghi parla, a proposito rinchiusi

tubercoli grandi,

i

di

ma non

questa specie,

una

è che

peripetala, né la presenza di questa risulta in alcun

raghi stesso. D' altra parte, è notorio che toanale;

anomalo

onde, ^'

,

Ma

altrettanto

fasciola peripetala, entro la

modo

gen. Spatangus

il

questo carattere esistesse

oppure, ad

questo genere. tala ed

se

una

di

svista: nei miei esemplari

vi

quale

ha traccia

sarebbero di fasciola

fotografie del Botto Micca e dell' Ainon ha tipicamente che una fasciola, la sot-

dalle

realmente, l'esemplare

onta del suo aspetto e dei suoi

non

caratteri di

dovrebbe esser considerato come 8patangus

,

essere escluso tosto da

a Torino ho potuto verificare che anche quegli esemplari non hanno fasciola peripe-

ho riscontrato sopra un esemplare della Collina torinese, esistente nel Museo

di

Firenze.

— Montese, Pantano, Praduro e Jano; Collezioni: — Manzoni, Mazzetti. Località diverse: — Miocene Piemonte.

Località:

Montorsello. Rocca S. Maria {fide Coppi).

di

')

Airaghi. Eeh.

terz.

Piem. Lig. L.

cit.,

pag. 218.

Parte II, Piano Siciliano. Palaeont. ital. XIII, 1907, pag. 229. Dall'AGASsiz è stato descritta come Macropneustes spatangoides una specie vivente affine agli Spatangus, ma provvista di una curiosa fasciola peripetala multipla. Di essa ho scritto qualcosa in un mio g'ià citato studio sugli echini di Malta (pag. 466, 467). Ivi affermo, che essa non pxiò in alcun modo appartenere ai Macropneustes e propendo 2)

Checchia -RiSPOLi. Echin.

e viv. foss. di Sicilia.

')

a ritenerla uno Spatangus ; e ciò non perchè non accordi importanza alla esistenza o meno di fasciola peripetala, perchè dubito che quella struttura possa solo fino ad un certo punto omologarsi ad una fasciola, data specialmente la sua forma bizzarra e variabile e la incostanza della sua presenza nella specie; della quale si conoscono

ma

esemplari

al tutto privi di

qualunque traccia

di

una

localizzazione dei granuli.

G. STEFANINI

IIG

[52J

Spatangus aequedilatatus Mazzetti.

6.



Tav.

XVI

1881. Spatangus aequedilatatus Mazzetti. Echin. foss. Montese. L. 1881. 1885.

1885. 1885. 1887. 1896. 1896. 1896. 1896. 1896. 1896. 1896.

— — — — — — — — — — — —

delphinus (non Defb.) Mazzetti. Ibid., pag. aequedilatatus Mazzetti e Pantahelli.

8,

fIV|, fìg. 5.

pag. 6, tav. Ili,

cit.,

Cenno monog. fauna

purpureus (non Mììll.) Mazzetti e Pahtanelli

6.

fìg.

tav. ITI, fig. 5. foss. Montese, I.

L.

cit.

pag. 9.

(pars). Ibid.

delphinus (non Defb.) Mazzetti e Pantahelli. Ibid. brissoides Mazzetti e

Pantanelli

aequedilatatus Mazzetti.

(pars). Ibid., parte II. L. cit., pag. 4.

Catat. echin. foss. coli. Mazzetti. L. oit., pag. 14.

delphinus (non Defe.). Mazzetti. Ibid., pag. 10.

spinosissimus (non Desob.) Mazzetti. Ibid., pag. 11, tav.

I,

3.

fig.

meridionalis (non Eisso.) Mazzetti. Ibid., pag. 12. bì'issoides

Mazzetti (pars). Ibid., pag. 15, tav.

purpureus (non Mull.) Mazzetti.

Ibid., pag.

I,

fig.

4.

16, tav. I,

aequedilatatus Cotteatt. Monogr. des Spatangus. L.

cit.,

fig.

5.

pag. 31.

dimensioni

.... .....

Lunghezza

.

.

Larghezza Altezza

mm.

80

»

75

Lunghezza

Petali anteriori pari.

29

Larghezza Larghezza di una zona porifera »

»

»

»

»

Petali posteriori. »

di

»

1,5

4

interporifera

Lunghezza

27

.

Larghezza una zona porifera

»

Larghezza

7

»

»

»

8

1,7

interporifera

4,5 35

Distanza dell'apice dal margine anteriore

Echino

di grandi

dimensioni, provvisto di un guscio

non molto convessa ed

orli rigonfi;

cuoriforme, angoloso, con superficie superiore

profondamente e largamente inciso in avanti, sensibilmente smargi-

nato in dietro.

Zone ambulacrali petaloidee. Petalo anteriore impari disuguale plici di pori

ben

visibili

dagli altri e costituito di

due

file

sem-

ad occhio nudo, posti, per la notevole grandezza delle placche, a parecchia

stanza r uno dall' altro. Esso decorre in un solco stretto e quasi insensibile

prendendo una forma svasata verso

l'

orlo. Petali pari

all'

di-

apice, che si allarga molto,

lunghi e larghi, chiusi, non perfettamente uguali

tra loro. Infatti gli anteriori sono più lunghi, piìi flessuosi, più

affilati

dei posteriori, ed

hanno

1'

estremità

piegata in avanti. Zone porifere larghe circa la metà delle interporifere, tutte molto flessuose, costituite di pori solchi.

ovali (gli esterni di

Le zone

un ovale un

po' più allungato, quasi ellittici) riuniti

due a due da profondi

porifere anteriori dei petali anteriori cominciano ad atrofizzarsi a notevole distanza dal-

l'apice, essendo più o

meno

atrofiche o addirittura nulle circa 12 coppie di pori sulle 33 che costituireb-

bero l'intera linea. Zone interporifere piuttosto strette e sinuose.

Zone interambulacrali

rigonfie, particolarmente le pari posteriori e la impari, la quale ultima è carenata.

Sistema apicale di tipo tetrabasale, e cioè costituito da tre placche basali poligonali, più

la placca

madreporica, tutte e quattro perforate ciascuna da un grande poro genitale circolare, ed occupanti

le

estremità dei quattro interambulacri pari: la placca madreporica, visibilmente tempestata di minutissimi

117

G. STEFAinirt

[53J

idrotremi, attraversa tutto

il

sistema e

si

prolunga indietro, occupando così

spazio corrispondente al vertice del quinto

il

centro dell' apparato e lo

interambulacro. Al vertice degli ambulacri stanno

cinque

le

placche radiali, provviste di pori neurali. L'apice è subcentrale. Tubercoli non molto grandi, numerosissimi, e disposti molto regolarmente in triangoli, aventi la loro

base

alla

sutura superiore di ciascuna placca e

essi giungono

il

vertice volto in basso. Negli interambulacri anteriori

all'ambito, e sono uniti ad altri,

fino

un po'

minuti, che

piìi

si

aggruppano

sugli

orli

del solco; nei posteriori pari essi superano di poco l'altezza dei petali in avanti, mentre invece neppur la

raggiungono completamente nella metà posteriore

oltrepassano l'altezza dei petali

rada alla superficie

una fine granulazione, che Fasciola sottoanale ben distinta.

infei'iore.

poi coperta da

è

Sebbene questa specie abbia caratteri assai limiti essa possa variare. I tubercoli

dono, negli ambulacri posteriori pari, gere, talora superando di poco

l'

bene

costanti, è

meno ed

flessuosi, aflilati

formi, più

fitti,

si

fa molto pili grossa e

far notare in che cosa ed entro quali

in quello

da

me

figurato,

può

pur mantenendosi sempre grandi, espansi

petali,

i

come





come in alcuni di quelli figurati dal Mazzetti assai Ove questo carattere, realmente assai sensibile, potesse ritenersi sufficiente diversa od una varietà, essa dovrebbe conservare il nome di S. brissoides dato sono in certi individui

*)

del solito.

a stabilire una specie ad uno di tali individui Questa specie

e

Tutta

isolato.

altezza dei petali. Altrettanto avviene nell'anambulacro impari posteriore.

subire uno spostamento alquanto maggiore. Finalmente

sottili

si

ed

numero

non molto grandi e presso a poco tutti uguali in grossezza, si estenpiù o meno secondo gli individui, talora non riuscendo a raggiun-

posizione dell'apice, generalmente subcentrale, in certi individui,

e più

e così pure raggiungono

impari, ove però essi appariscono in minor

nell' interambulacro

la superficie superiore del guscio

più

;

mediana. Neil' ambulacro impari ogni placca porta un piccolo tubercoletto

limitati alla linea

La

interambulacro

dell'

dal Mazzetti.

Lbe per

distingue dallo S. aiistriacus

i

tubercoli più numerosi, più minuti ed uni-

pel solco anteriore più svasato e più uniformemente escavato dall'apice all'orlo, per la

forma generale del guscio più uniformemente convessa e non tagliente sui margini. Dallo S. purpureus e dalle altre forme recenti, che con questa costituiscono una sola specie, ma che il Mazzetti teneva distinte, la nostra differisce per le dimensioni alquanto minori, per

forma dei

la diversa

petali. Dallo S. pustulosus

pose con esso in sinonimia, riore,

per

i

si

Wr.,

al

quale

si

avvicina molto, tanto che

riconosce peri petali flessuosi, per l'incisione

tubercoli più numerosi e più grandi ecc. Grandi affinità

nella specie dell'Emilia circa all'altezza

i

si

il

Defr.

il

meno

^'

,

non

si

i

petali, più

ampi ed espansi,

flessuosi, tronchi ed aperti: gli anteriori pari

contigui;

petali

per

Gregory

la

dell'orlo ante-

però

all'

essendo

in-

questi

può loro attribuire grande valore come

— rispetto a questa specie e

gli anteriori

con l'estremità

Lo S. Oranensis d'Algeria ha i meno divaricati, il contorno più

pronunziato.

e

riscontrano anche con lo S. corsiciis:

nostra specie è bene individualizzata

— dai suoi grandi

solco anteriore

quasi

allargano fino a toccare

carattere distintivo; comunque, la 8. deìphinus

si

meno ampia

gruppetti dei tubercoli principali negli ambulacri laterali sono limitati

dei petali, e

caratteri soggetti a notevoli variazioni nello S. corsicus

in avanti,

una maggiore angolosità del contorno,

petali

affilata e

meno

allo

piegata

affilati,

meno

dilatato in avanti ecc.

L'individuo descritto dal Mazzetti come tipo di questa specie malauguratamente non presenta ben distinti e tipicamente marcati quei caratteri, che

') 2)

Mazzetti. Cat. ech. ecc. Li. cit.,'tav. I,fig. 3,4. CoTTBAU. Ech. mioc. Sard. L. cit., pag. 53.

l'

esame

di oltre cento esemplari

mi ha mostrato essere

G. STEFANINI

118

[54]

propri di essa. Alcune compressioni e rotture, sebbene non molto pronunziate, sono state sufficienti a fare

apparire

i

meno

petali

flessuosi,

l'apice più centrale,

il

contorno più quadrangolare (donde

il

nome)

di

quanto non siano in realtà, negli esemplari meglio conservati. Mal volentieri adunque e solo in omaggio al principio

della anteriorità conservo a questa specie

suo nome, e procuro di rimediare, presentando

il

la fotografia di un esemplare, che ritengo più espressivo e caratteristico. Del resto le fotografie stesse

delle altre specie del Mazzetti,

Località:

— Montese,

da

me

poste con questa in sinonimia, mostrano esemplari assai migliori.

Serra dei Guidoni, S. Maria Vigliana, Rocca S. Maria, Salto, Pantano, Guiglia,

Zocca, Semelano.



Collezioni:

Manzoni, Mazzetti, Stefanini.

Trachypatagus

XVIII. Gen.

Pomel, 1868.

Grandi echini con guscio più o meno elevato e convesso, tronco indietro, non smarginato in avanti e privo di

ambulacri pari

altri;

sviluppata;

meno

solco anteriore. Apice più o

petaloidei, superficiali, imperfettamente chiusi, con zona

disuguali coniugati. Sistema

poi'i

Ambulacro impari diverso dagli

eccentrico anteriormente.

tetrabasale

apicale

bene

interporifera assai

con quattro pori genitali.

etraolisiano

Peristoma semilunare labiato, eccentrico in avanti. Periprocto grande, situato nella troncatura postei'iore. Tubercoli principali crenellati e perforati, diffusi su gran parte della faccia superiore, nelle zone inte-

rambulacrali e interporifere

completamente

tubercoli secondari più minuti ed uniformi. Fasciola peripetala

;

Miocene superiore algerino: se ne conoscono specie eoceniche e mioceniche.

tipo è T. oranensis del

Il

Si riconosce dai Macropneustes Agass. per l'assenza di solco anteriore e per

Brissus Klein per

patagus PoM. per

Ho

non limitante

tubercoli grandi: fasciola sottoanale.

i

i

il

petali superficiali,

i

petali

i

superficiali; dai

tubercoli diversi ed occupanti un' area più estesa; dagli Sypso-

solco anteriore nullo e la presenza di fasciola sottoanale.

creduto bene di ripetere e completare alquanto la diagnosi del Pomel, ed aggiungere

coi generi vicini;

essendo

le

opere echinologiche di questo autore assai rare, specialmente in

i

rapporti

Italia, e la

diagnosi assai poco nota.

1.

Trachypatagus tuberculatus (Weight).

1864. Brissus tuberculatits Weight. Foss. eohin. of Malfa. L. 1873. Macropneustes Meneghina (non Des.) Manzoni.

//

eit.,

pag. 486, tav.

Monte Titano,

XXTI,

flg.

suoi fossili ecc. Boll.

i

1.

E. Com.

geol.,

IV, pag. 121. 1877. 1880.

— —

Peroni. Cotteatj. Descr. faune

Perroni Manzoni. Spugne

sii.

terr.

1787. Trachypatagus tuberculatus Pomel. Echinod. foss. de 1891.



Brissus

Gregory.

On

Corse. L. cit., pag. 323, tav.

tert.

mol. mioc. Boi. L. l'

L.

cit.,



XV,

flg. 4, 5.

pag. 174.

Algerie, pag. 29, tav.

the Maltese ecc.

1895. Trachyspatangus Peroni Cotteau. Descr. évhin. mioc. Sard. L.

1906.

cit.,

XXU,

fig. 8, 4.

{eum

syn.).

pag. 620.

cit.,

pag. 51.

tuberculatus Lambert. Echin. mioc. Prov. d. Barcelone.

Mém.

Soc. géol. de Fr.,

XXIV,

pag. 120. 1907.



La forma emisferica

Peroni Nelli.

Il

mioc. del Monte Titano. Boll. Soc. geol.

a contorno ovale, con orli non molto rigonfi,

sciali, aperti, gli anteriori

molto più divergenti e un po' più

corti dei

i

it.,

XXVI,

pag. 274.

petali stretti, lanceolati, superposteriori, tutti con zone

inter-

Q.

[55]

siEFAsnn

porifere leggermente rigonfie, tubercolate e larghe

119

un po' più

delle zone porifere, la

forma dei

gli esterni e circolari gl'interni, l'apice eccentrico in avanti, l'assenza del solco anteriore e la

pori, ovali

natura dei

mi permettono di ascrivere senz'altro a questa specie, un notevole esemplare della molassa. avevo dapprima creduto necessario tener distinta questa specie dal T. ttibercidatus Wb. di Malta, in

tubercoli Io

base

maggiore strettezza dei petali

alla ristrettezza della pai'te posteriore del guscio e alla

timo. Ora

il

Lambert

i'

afferma che

il

primo

di questi caratteri

è solo un'

nel tipo di Malta. Il secondo rimane così solo e perde molto del suo valore. riunire le due specie, ed è quanto faccio. Il T. tiiberculatus

del miocene d'Algeria per

i

suoi petali posteriori

Meneghina

(Des.)

ha

—a

Non

resta

dunque

altro che

riconosce dal T. depressus Per. et Gauth.

divergenti, per la forma dei pori ambulacrali ecc.;

piìi

meno convessa

dal T. oranensis Poii. per la forma indietro. Il T.

si

in quest'ul-

apparenza, dovuta a frattura

e gibbosa,

non angolosa nel contorno

differenza della nostra specie

— un

guscio

e

non ristretta

cuoriforme, debol-

mente ma sensibilmente ondulato in avanti, per la presenza di una leggera depressione e, almeno a giudicare dalla figura del Laube ^' sembra presentare dei petali chiusi all' estremità. Finalmente il T. si distingue per le zone interporifere uguali alle zone porifere e gì' interambulacri un Con quest'ultima spècie 1' Oppenheiii ^' pone in sinonimia anche un fossile del Vicentino, Mazzetti *' come Rypsospatangus (llacropneustes) Peroni. Questa fusione, però, considerando

HantTceni (Pav.)

poco

rilevati.

descritto dal

la larghezza relativa delle

zone porifere e interporifere nei due

tipi,

nonché

la

forma stessa dei

petali,

mi sembra assai poco giustificata. La descrizione del Mazzetti lasciava invece sospettare una reale identità con la nostra specie, molto più che l'apice, da lui erroneamente descritto come situato eccentricamente indietro è, al contrario, eccentrico in avanti, come nel T. Peroni Cott. (= T. tuhercuìatus). Per sincerarmi, ho esaminato, grazie lineari nella prima, sublanceolati e flessuosi nell'altra,

alla cortesia del prof. Canavari,

potuto convincermi che

l'

esemplare tipo del Mazzetti, che

esso differisce

larmente ovata e non dilatata

al

si

conserva

al

Museo

realmente dalla specie di Corsica e dell'Emilia per

terzo posteriore, per

rifere più rigonfie, costulate, e infine, per la

i

petali anteriori

flessuosi,

per

le





Cagliari (Sardegna), Miocene di S. Marino. Elveziano

')

2)

3) *)

(?)

di

Minorca

Lambert. Bescr. échin. Barcel. L. cit., pag. 120. Laubb. Ein Beitr. zur Kenntn. der Echin. Vicent. und Verones.

1868, tav. VII,

fig.

ed ho

forma rego-

zone interpo-

minore statura. Credo che l'echinide del Vicentino, debba

esser considerato come il tipo di una specie nuova, per la quale propongo il nome di T. Serra dei Guidoni. Località: Manzoni. Collezione: Miocene di Malta (Up. Cord. Limest.), Miocene di Bonifacio Località diverse:



di Pisa, la

(Baleari),

tertidr - Abl.

Miocene

Mazsettii.

(Corsica) e di

di Algeria.

Denkschr. k. Ak. Wiss.

1.

Oppenheim. Rev. tert. echin. ecc. L. cit. pag. 267. Mazzetti. Echin. /vss. del Vicentino. Mem. Pont. Acc. N. Lincei, X, 1894, pag.

Finito di stampare

il

20 dicembre 1908.

6, tav.

I,

fig. 4.

XXXI,

SILVESTRI

A..

DELLA CONTRADA CALCASAGCO

FOSSILI CRETACEI

TERMINI-IMERESE (Palermo)

PRESSO

(Tav.

XVII-XX

[I-IV] e Fig. 1-38 intere.)

INTRODUZIONE materiale contenente

Il

macchie verdicce,

di cui

il

fossili

i

prof.

che formano oggetto di questa memoria, è un calcare grigio con

Saverio Ciofalo

indicandomi d'averlo scoperto alla profondità di contrada Calcasacco fatti

di

di

Termini-Imerese m'inviò campioni nell'aprile del

piii

d'un metro dalla superficie del terreno

Termini, e precisamente nel vigneto detto

per una piantagione

di

viti

Indovina

„,

in occasione di scassi

americane, ed esponendomi come fosse stato trovato da

a contatto con calcari brunastri a Fucoidi, eocenici, al hartoniano,

"

avendovi potuto determinare: Paronaea

quali anch'io dovetti riconoscer

i

TchiJiafcJieffi

1905..

coltivato, nella

lui in

tali,

posto ed

ed attribuire

(d'Arch.) var. depressa (Tellini), P. Guet-

tardi (d'Arce.), Orthophragmina sella (d'Arce.), 0. stellata (d'Arce.), ecc.; e ciò nei campioni di quest'ultimi,

pur gentilmente favoritimi.

Le poche fornire,

notizie sul giacimento di quel calcare grigio a macchie verdicce, che

m' indussero, appena ricevuti

i

campioni

spessore di appena 15 o 20 mm., e veduto che

novità per la regione, a metter da parte

mettessero di stabilire anche

lo

tali

sopita,

di cui si

il

Ciofalo mi potè

consistenti in frammenti di straterelli dello

trattava di roccia cretacea ad Orhitoides, cioè d'una

campioni, in attesa che

altri fortunati

rinvenimenti mi per-

sviluppo del dordoniano ad Orhitoides nel territorio di Termini-Imerese;

l'esistenza del quale ivi avevo già potuto intravedere, per

mezzo

di certe Orbitoidi

mescolate a Nummuliti

eoceniche, avute precedentemente dallo stesso Ciofalo, e provenienti dal vallone Trepietre in quel di Termini.

Segnalatasi in seguito la presenza di Lepidocicline in alcuni calcari eocenici a Nummuliti del vallone in discorso, sovrapposti in

concordanza e con intimo legame litologico

al

cretaceo superiore

'*

,

compresi

e,

come potesse trattarsi di quelle medesime Orbitoidi per vederci chiaro, mi decisi a pubblicare quel che sapevo circa

la probabile loro origine, indicandole nel

dordoniano della contrada Calcasacco, nella hreccetta di trasgres-

subito, data l'isomorfia à^ Orhitoides e di tipo

dordoniano a mia conoscenza,

Lepidocyclina,

sione delV eocene sul dordoniano del vallone Trernetre

'1

Di Stefano G. I

^'

,

ed anche nel dordoniano della rupe del Castello

grandi fenomsni di carreggiamento in Sicilia. Rendic. R. Acc. Lincei, CI. se. tìs. mat. 1°, pag. 265, in nota. Fossili dordoniani nei dintorni di Termini-Imerese (Palermo). Atti Pontif. Acc. N. Lincei, anno LX (1906-1907), pretesi

e nat., ser. 5», voi. 'XVI, 1907, seni. ^)

1907, pag. 105-109. Palaeontograpliia italica, voi. XIV, 1908.

16

A. SILVESTRI

122

di Termini

''

,

dove successivamente

le

[2]

avevo scoperte. Le pubblicazioni che han seguito

la

mia mi hanno

dimostrato come in parte ben mi apponessi^'; però è sorto un singoiar contrasto sull'età dei

fossili

di

quella roccia di Calcasacco, che, dordoniani per me, da altri sono stati giudicati eocenici ed attribuiti al

bartoniano inferiore

^'

.

Formano

detti fossili l'argomento del presente lavoro, che

ha per mira

di

richiamar

E

su di essi l'attenzione dei competenti, affinchè decidano a qual età debbano veramente riferirsi.

non per una semplice

e sterile verifica di determinazioni e deduzioni, bensì perchè

ne può venir

ciò

fuori

qualcosa d'importante paleontologicamente e geologicamente, in riguardo alla nota questione sull'età delle Lepidocicline: parte, a sua volta, notevole d'un problema ancor più complesso, qual terreni terziari del nostro

i

miei

piìi

sinceri

quello se taluni

come son

ringraziamenti al prof. M. Canavabi, per aver permessa una ricca

strazione grafica al presente studio, qual

addiceva

si

al

fine

che

si

propone, ed a tutti coloro

direttamente ovvero indirettamente, con materiali di confronto, pubblicazioni bile di

si è

in realtà eocenici, anziché oligocenici o miocenici,

maggioranza dei geologi.

ritenuti dalla

Vadano

Appennino siano

mandarlo a termine: in particolare

ai

sigg. E.

ecc.,

i

mi hanno reso

van ben Broeck, E. Vredenburg,

J.

illu-

quali o possi-

Bòckln, ingegner

C. Crema, dott. P. Lemoine, dott. R. Doxjvillé, prof. H. Douvillé, prof. C. F. Parona, prof. P. E. Vinassa de

Regny, professori Saverio e Michele Ciofalo, e

dott. P. L.

Prever.

ILLUSTRAZIONE DEI FOSSILI Data

la

natura della roccia, calcare

stato agevole, e scrivere,

ed

i

mi

clastico,

tempo prima

è occorso del

quali rappresentano

compatto e duro, l'esame dei

di venirne a piena conoscenza.

costituenti principali della roccia,

i

bigerine e Miliolidi di tipo mesozoico, per ora indeterminate di calcare dalla grana minutissima

denza non coetanei

come

il

fossili

A

contenutivi non è

quelli che passo a de-

vanno aggiunte piccolissime Glo-

specificamente, appartenenti a frammenti

litografico, facenti parte della roccia in discorso,

agli elementi litologici organogenici predominanti,

ma

con evi-

da distinguersi come segue:

Algae. Lithothamnium Frammenti

cilindroidi, lunghi circa

da 3 a

sp.

3, 5



Tav.

mm.,

salmente all'asse maggiore zone d'accrescimento, tra

XVII

[I],

flg. 1.

ramificati o no, nel cui interno osservansi trasver-

le quali la struttura del fossile

presentasi

come un

Atti Pont. Acc. N. Lincei, anno LX (1906-1907), 1907, p. 168, in nota. Di Stefano G. / calcari cretacei con Orbiioidi di Termini-Imerese e di Bagìieria (Palermo). Giorn. Se. nat. Checchia-Rispoli G. Nota preventiva sulla serie nummued econ., Palermo, voi. XXVII, 1907, pag. 3 estr., e seg. litica dei dintorni di Bagheria e di Termini-Iinerese in Provincia di Palermo. Ibid., pag. 9 estr., e seg. — ChecchiaRispoli G. e Gbmmbllaro M. Prima nota sulle Orbitoidi del Sistema Cretaceo della Sicilia. Ibid., pag. 4 estr., e seg. Checchia-Rispoli G. Sulla provenienza di alcune Lepidocicline dei dintorni di Termini-Imerese (Palermo), pagina 2 e seg. Palermo, 1907. 31 Di Stefano G. / calcari cretacei con Orbitoidi ecc. Loc. cit., pag. 4 estr. e seg. Checchia-Rispoli G. Nota preventiva sulla serie nummulitica ecc. Loc. cit., pag. 15 estr., e seg. Checchia-Rispoli G. e Gemmbllaro M. ')

La qucsUone delle Lepidocicline neW Umbria.

-)









Prima

nota sulle Orbitoidi ecc. Loc.

cit.,

pag. 4 e 5 estr.

A. SILVESTRI

[3]

complesso

di linee

curve concentriche, molto vicine, aventi

esse perpendicolari, ossia disposte

XVII

(Tav. pili

[I],

133

che credo rappresentino

fig. I),

Qua

radialmente. i

da

loro intervallo suddiviso

il

notansi spazi

e là

di

solito

ad

fitte lineette

irregolarmente

concettaceli di questa forma; presso di essi

il

ovali

tessuto è

rado. Piuttosto rari nel calcare grigio a macchie verdicce della contrada Calcasacco.

Può

darsi che la

forma

prossima

in questione sia

dordoniano di Maastricht nel Belgio,

ma non mi

LUhothaninium procoenum Gdmbel, trovato nel

al

è stato possibile accertarmene.

Protozoa. Orbitolina Paronai Prevee. Orhitolina

f.

Parona, 1903 in Cheltjssi. Atti Soc.

Orhìtolina

f.

Paeona, 1904. Trattato CI. So. fìs.

ser.

5%

Se. nat., voi.

mat. e nat., ser. 5% voi. XVI, sem.

un campione

ricerche, allo scopo di

campioni di roccia

un

"

*' ,

LXI

conica e

l'



^'

ivi

mi sembra

spetti la

(diametro alla base di

per

1,

rammenta

"

me nuova mi

la Orbitolina concava

E

difatti essa (Tav.

37 mm., con altezza di circa

ma

lo strato corticale assottigliantesi

quest'ultima.

')

(1906-1907), pag. 168.

frammento d'una sezione

il

in quel

Non



A.

assiale d' Or-

tempo. Fatte in seguito altre

è stato dato ritrovarne esemplari in altri

al livello n." 2

due specie, comuni con

0,

dei

il

"

Polyconites BoicCalcari con Poly-

Lamk.

XVII

i



calcari a

sp. del

Caprotina, una molto

Cenomaniano

[I], fig. 2), oltre

ad

^>.

„ *'

,

a nessuna

ad esser molto piccola

65 mm.), presentasi nelle sezioni litologiche,

le

schiacciata, e con la base convessa e priva d'avvallamento centrale;

gradatamente verso

apparisce che la forma esterna degli individui isolati

*)

LX

basso di quello con Caprotina striata d'Orb.

mia forma.

sole in cui l'ho potuta studiare, conica e,

XV,

distinto dall'autore or nominato, che lo giudicò, nel 1898, spettante piìi

Di Stefano ricorda

il

altra piìi bassa, che

delle quali

voi.

del calcare grigio a macchie verdicce della contrada Calcasacco, dal

per cui credo di non sbagliare attribuendolo

in tal livello

5=",

mat. e nat.,

(1907-1908), pag. 18.

la descrizione completa, non

cenomaniano leggermente

Ma

ser.

CI. So. fìs.

Calcasacco. Però ciò mi è invece accaduto nel calcare grigio cristallino a Foìijco-

di

VerneulU Bayle

conites

mat. e nat.,

rupe del Castello di Termini-Imerese, ed in esemplari dove ho osservato

Di Stefano

villei

fls.

1908 in Paeona. Mem. R. Acc. Lincei,

quale potei arguire d'essere in presenza di forma per

darne

1907. Eendic. R. Acc. Lincei,

pag. 232.

2°,

Nell'aprile del 1907 istituii certa Orhitolina Michaelis, sopra bitolina, contenuta in

71.

— Pakona,

A. Silvestri, 1907. Atti Pontif. Acc. N. Lincei, anno

Silvestri, 1908. Ibid., anno

nites della

XLII, pag.

323 e 324.

voi. VII, pag.

Orbitolina michaelis

2.

fig.

[I],

Rendic. R. Acc. Lincei, CI. Se.

— Peever,

pag. 168 e 164.

1°,

XVII

Tav.

di Geologia (1903-1904), pag. 549.

Orhitolina Paronai Peevee, 1906 in Paeona.

sem.

It.



si

il

vertice, dalla sezione riprodotta in figura,

discosti

non

molto da quella conica deducibile da

resulta quindi da confondersi, né con la prima delle due specie indicate dal Di Ste-

1898. Palaeontogr. italica, voi. IV, pag. 36, tav. III, flg. 3; tav. IV, fig. 2, 3 a-c, 4, 5 a-d; tav. V, fig. 1 a-c,

Studi stratigrafici

e

paleontologici sul sistema cretaceo della Sicilia. II.

Imerese. Palaeontogr. italica, voi. »)

Ibid.,

pag. 22.

<)

Ibid.,

pag. 23.

IV

(1898), 1899, pag. 1.

3, 4.

I calcari con Polyconites di Termini-

124

A. SLLVESTBI

FANO, e

nemmeno

le osservazioni

di

con la seconda, ossia con

H. Dodvillé,

la

[4]

lamarckiana Orbitolina concava.

di solito le Orbitoline

È

vero però che, secondo

sono conico-concave, e soltanto

"

dans

coniques, la face mférieure peut rester dans son ensemble réyulièrement et Ugèrement convexe

posso escludere affatto obliqua



les

formes très

''

quindi non

,

possibità d'un errore per parte mia, consistente nello scambio d'una sezione

la

con sezione prossima alla retta;

ed in

caso

tal

avremmo

corrispondenza con la suddetta

la

Jrima specie.

Ma

se ciò è possibile, è in realtà poco probabile:

di Torino,

buon conoscitore

supposta specie nuova,

e,

Orbitoline,

d'

inviategliela,

Orbitolina Paronai del 1906

^';

il

il

9

marzo

di

mi chiese d'esaminare

quest'anno (1908)

la fotografia

il

dott. P. L.

Prever

che oggi pubblico, della mia

14 aprile successivo, mi scrisse che era da attribuirsi

forma conica depressa, priva anche questa d'incavo

alla

sua

centro della base

al

convessa, rinvenuta dapprima nel cenomaniano del Veneto orientale e nel calcare di scogliera, pure ceno-

maniano, del Colle Pagliare, nella catena del Monte Ocre (Aquila), e successivamente nel cenomaniano di

Termini-Imerese. Orbitolina però resa nota finora soltanto mediante questa succinta descrizione pubblica-

tane dal prof. C. F. Parona:

"

La

0. Paronai, conica, a faccia inferiore generalmente convessa

^',

qualche volta

piana, nell'aquilano ha parecchie varietà e specialmente notevole quella molto convessa nella faccia inferiore, ci

che sembra rappresentare

consta, del Col dei Schiosi



il

passaggio dalla forma tipo alla 0. ovulumn.

f.,

esclusiva, per

quanto

*'

Alla futura illustrazione della specie in parola per parte del suo autore, cioè del Prever, sono costretto a rimettermi nel caso mio, perchè l'avanzata spatizzazione de' miei esemplari rilevarvi maggiori dettagli morfologici e strutturali, di quelli offerti dalla

La presenza la

dell'

fig.

non mi consente

2 dell'annessa Tav.

rimaneggiato, però, di sicuro,

Sur

2)

Loc.

non eocenico, e

ciò

frammento, mi fanno supporre mi premeva metter in evidenza^*.

la struciure des Òrbitolines. Bull. Soc. géol. France, ser. cit.

[I].

Orbitolina Paronai, cenomaniana, nel calcare ad Orbitoidi di Calcasacco è sospetta;

sua estrema rarità, nonché l'averla rinvenuta in un solo

')

XVII

4=",

voi. IV, 1904,

sia

fossile

pag. 654.

nella sinonimia.

Tal carattere, che effettivamente si riscontra nella forma di Termini-Imerese (vedasi la fig. 2, Tav. XVII [I]), saseguente brano del medesimo chiarissimo autore, -il quale trascrivo dal di Ini lavoro sui «Fossili turoniani della Tr ipolitania n (Rendic. R. Acc. Lincei, CI. Se. fls. mat. e nat. ser. S'', voi. XV, sem. 1. 1906, pag. 163): « Orbitolina. Il dott. P. L. Prever, per un suo studio comparativo di orbitoline di diverse prove3'

i-ebbe però contraddetto dal

,

nienze e dei diversi orizzonti del Cretaceo, ebbe anche occasione di esaminare gli esemplari di Tarahuna comuniViNASsA. Egli mi informa di avere riconosciuto tre forme».

catigli dal pi-of.

« Una forma regolarmente conica, colla faccia conica liscia ed a colletto molto pronunciato e con quella inferiore piana o leggermente convessa: è affine alla 0. bulgarica (Dbsh.) dell' Albiano ed alla 0. Paronai n. f. del Cenomaniano del Veneto orientale e dell'Appennino aquilano, differendone per il colletto basale e per la faccia inferiore

che non è mai concava » Eia contraddizione resulta precisamente da quest'ultima frase, per la quale V Orbitolina Paronai avrebbe la faccia inferiore non convessa, ma concava. •'ì

Saggio

orientali. ^)

i^er

Durante

Parona

uno studio

Mem. R. Acc.

sulle Caprinidi dei calcari di scogliera (orizzonte del Col dei Schiosi) nelle Prealpi venete

Lincei, CI. Se.

la correzione delle

dal titolo

«

Notizie sulla

fis.

mat. e nat.,

ser. 5», voi.

VII, 1908, pag. 323 e 324.

bozze di questa memoria, mi è capitato

fauna a Sudiste

della pietra di Subiaco

»

sott'

occhio

uno studio

(Boll. Soc. geol.

it.,

del prof. C. F.

voi.

XXVII,

1908,

dove a pag. 300 l'illustre autore segnala il rinvenimento per parte della dott. G. OsiMO, nella lumachella senoniana di Subiaco detta «marmo Occhi di Pavone » d'una OrèitoZina specificamente non determinata, in merito al qual rinvenimento egli osserva che è « abbastanza interessante in una roccia più recente del Turoniano, per quanto non si possa escludere che V Orbitolina si trovi qui in giacimento secondario ».

pag. 299-310,

iig.

a-c,

tav. IX),

,

125

A. SLLYESTBI

[5]

Rotalia?



sp.

Rotalina piano-convessa, del diametro di appena

È

grande.

costituita d' otto logge disposte in

XVn

Tav.

0,

un giro

[I],

fig.

3.

76min.; ha pareti grosse, porose, sfera (Tav.

di spirale

XVII

[I], fig.

iniziale

3).

Resulta rarissima nella faunula di Calcasacco.

Calcarina

Per

XVII

le sezioni (Tav.

sp.

— Tav. XVn

4) riterrei spettassero al

[IJ, fig.

fi],

flg. 4.

genere Calcarina d'Orbignt, rarissimi esem-

ma

plari d'una conchiglia contenuta nel calcare grigio a macchie verdicce della contrada Calcasacco,

una

ri-

serva mi s'impone, essendo sottile la distinzione del suddetto dal genere Siderolites Lamarck, poiché

fin

qui prevalentemente fondata sul disporsi delle logge in spirale

un

coté seulement „

nel primo, in spirale

^'

'''

" 2}lus

ou nioins

élevée,

apparente

embrassante en tout ou en partie; point de tours

d'

vìsibles „ ^',

nel secondo. Tali esemplari sono microsferici, di forma globosa un po' compressa, dotata di grosse papille disposte con

una certa regolarità

fig. 4);

alla superficie, le quali

ci

rappresentano

compagine del plasmostraco. L'avviluppo a spirale

santi la

suo diametro misura

il

nome

Col

2, 6

estremità superiore di pilastri radiali, attraver-

di

questo resulta piuttosto

„,

il

De Gregorio

accenna

^'

cilia,

d'una specie che, per

non espone

di



egli

ne dà, sembrerebbe simile

nel cretaceo superiore del

Bradt

il

Capo Passero

alla

mia.

Ed

M. Conerò, presso Ancona,

in Si-

anche

di cui

il

però

^K

Siderolites tnarines» Kitoee, 176S-1778

^ Étoiles

[I],

Calcasacco è molto alfine certamente alla Calcarina Qiioyi d'Orbignt°', che poi corri-

C. Jdspida

alla

XVII

connotati.

i

La forma sponde

la descrizione la quale

indica una " Calcarina sp.

*'

(Tav.

alla presenza, nel calcare

cretàceo ad Orlntoides ed Hippurites cornucopiae (Defrance), di Porto Palo presso

Prever

fitto

mm.

eterommfa De Geeg.

di " Calcarina'^

l'

in

cfr.

calcitrapoides Lamakck.

Walch. Recueil monum.

catasir.

conten. Péirif., voi. HI,

pag.

158,

tav. VI, fìg. 8 e 16.

Tableau méfhodique de la classe des Céphalopodes, ecc. Ann. Se. nat., voi. VII, 1826, Per la struttura di Calcarina son da tenersi presenti gli ottimi studi del Carpekter (Eesearches on FoIntroduction io the study raminifera. Fourth and concluding Series. Phil. Trans., voi. CL, 1860, pag. 548 e seg. of the Foraminifera. Ray Society, 1862, pag. 216 e seg.). -> d'Orbigny a. D. Tableau, ecc. hoc. cit., pag. 282. 11 carattere dell'aìTolgimento pianospirale del plasmo')

d'Oebigmy A. D.



pag. 268.





segmenti abbracciantisi, è poi confermato nella seg'uente descrizione contenuta nei Forami nifères fossiles du bassin tertiaire de Vienne, ecc. » (Paris 1846, pag. 116). « Siderolites Montfort, Lamakck. Coquille libre, équilaférale, orbiculaire, encroùtée en dehors, composée d'une spire embrassante à tous ks straco nel genere Siderolites, con

i

'^



ayant des appendices allongés aii pourtour, inierrompant, dayìs l' intérieur, la suite des loges. Ouverture cantre retour de la spire toujours masquée à la dernière Ioga ». '> Fossili dei dintorni di Pachino, ecc. Palermo 1882, pag. 13. *' In Cassetti M. Appunti geologici sul Monte Conerà presso Ancona a suoi dintorni. Boll. E. Comit. geol. It.,

tìges,

le

(voi.

XXXVI). 5)

1826.

pag. 45, tav. «)

ser. 4^, voi.

Ann.

Ili, fig. 8,

1876.. Proc.

VI, fase.

1°,

1905, pag. 60.

Se. nat., voi. VII, pag. 276, n."

R. Irish Acad.,

tav. CVIII, flg. 6a-c.

6.—

Fornasiki, 1908.

Mem.

K. Acc. Se. Bologna, ser.

6^, voi.

V,

8a, 86, 9 (dai disegui inediti del d'Orbigny). ser. 2', voi. Il,

pag. 590.



1884. Report Challenger, Zool., voi. IX, pag. 714,

126

A. SILVESTEI

Sicletolites Galcifrapoides li amauck,

pag. 15, tav.

I,

fìg.

[6J



ISQl. Syst. Anim. sans Veri., p. 376. 23.

— Blainville,

— Cbottch, 1827. Inirod. Lamarok, pag. 41, tav. XXII, 4. — Bbown, Vers», voi. ITI (1827), pag. 948, tav. 470,

«

fig.



12.

Browst, 1843. Eleni. Foss. Conch., pag. 23, tav.

3%

Petref., ediz.

fase.

1839. Conch. Text-book, pag. 60, tav. X,



IT, fig. 10.

Quenstedt, 1885. Handbuch

24.

fìg.

Lamaeck.

Conch. Syst., voi.

Mojsttfoet, 1808.

Siderolina calcytrapoides (Lamaeck). Defeance,

pag. 151, genere 38°.

I,

XXXII,

1824. Dict. Sciences nat., voi.

XLIX,

1827. Dict. Sciences nat., voi.

pag. 98, Atlas

— —

tav. II, fig. 8. tav. Ili, fig. 8.

Cuviee, 1834. Animai Kingdom, ediz.

Syst.

urweltl.

Conchyl.,

1845-1846 in GrEnniz. Grundr. Verstein., pag. 661, tav.

100 Gypsmod., n. 88 e 89. ed econom., Palermo,

nat.

— Reuss,

XLII, pag. 280,

So. Torino, voi.

Henderson,

Règne Animai, pag.

46.

fig.

16 e 17.

10,



XV,



I,

21.

Ann.

— Osmo,

1907. Atti R. Acc.

fig.

Rotalia (Galcarina) Spengleri (Gmelest). §

Paekee

fig.

XXXIII, fig. 17 XXXIII, fìg. 17 a-c.

voi. II, pag. 83, tav.

91.

a-^-.

fig.

a-e.

— Beonn,

8 e 9.

— Ansted, 1848. Ancient Wcn-ld, ediz. 2", pag. 221,

et Jones, 1859.

Ann. and Mag.

fig.

87.

nat. Hist., ser. 3", voi. Ili, pag. 480,

H, e pag. 482.

Galcarina Spengleri (Gcmelin). Paekee et Jones, 1860. Ann. and Mag. nat. Hist., ser.

— Paekee

pag. 288, n. 3, pag. 290, n. 3.

pag. 216, n." 127, pag. 437, n.

et Jones, 1863.

tav. IV, fig.

1-4 e 6.

— Zittel,

Ak. Wiss. Wien,

1876. Handbuch Palaeont., voi.

Traité Palaeont., trad. Babrois, voi.

Galcarina (Siderolina Lamaeck). Cabpentee, G.

aff.

fascio.

Spengleri (Linné).

1°,

Ann. and Mag.

voi.

3",

V, pag. 286, n.

nat. Hist., ser.

3'",

3,

XII,

voi.

.55.

Galcarina calcitrapoides (Lamaeck). Reuss, 1861. Sitzungsb. k.

Galcarina sp.

12

Se. nat., voi. VII, pag. 297, n. 1.

Traile de Paléont., pag. 228, tav. XII,

Siderolina Ansted, 1847. Ancient World, pag. 237,

Reuss,

Di Stefano, 1907. Giorn. So.

Siderolithus calcitrapoides Beonn, 1837. Lethaea Geognostica, ediz. 2^, pag. 712, tav.

Siderolina Pictet, 1846.



Reuss, 1861. Verxeichn.

pag. 8 e 9 estr.

Calcitrapoides (Lamaeck). d'Oebigny. 1826.

B'»,

9,

(1837).

6.

fìg.

fig.

Sideroporus oalcitrapa (Lamaeck). Beonn, 1825. Syst. urweltl. Pflanzenihiere, pag. 31, tav. VII,

1851-52. Lethaea Geognostica, ediz.

17

voi. Ili, pag.

pag. 7, tav.

1865. Gypsmodellen, n. 53 e 54.

tav., fig. 3, 4, 6 a,

XXVII,

voi.

XXIV,

Defkance,

7.

fig.

Cuviee, 1836-1846. Bègne Animai, voi. IX, pag. 33, tav.

Lamabck. Beonn, 1824.

calcitrapoides

di



pag. 180.

Conch.-», tav. XXIII,

e

Siderolina calcitrapoides d' Orbignt. Cuviee, 1824-1843 in Giiéein-Menéville. Iconogr.

Sidei-olitia

XXXIV,

tav.

5-12.

Siderolites calciirapes

Sidei-olithes

V,

— Lamaeck, 1832. Encycl. Méthod.

Montagne Saint- Pierre de Maestricht, pag. 188,

*.Polypiers étoilés» Faujas-Saint-Fond, 1799. Hist. nat. fig.

LXXXVI,

pag. 1053, tav.

5°,

Conc/i., parte 1",

Conch., pag. 373 (1827), tav.

et

fig. 8.

fig. 7.

fig.

Bowdich, 1822. Élém.

1825. Manuel Malacol.

I,

Parkee

parte 1*, pag. 93, et Jones,

Peeveb, 1905

in

fig.

I,

voi.

XLIV

pag. 99,

fig.

(1862),

pag. 315,

— Zittel,

33.

1888.

34.

1862. Introd. Foram., pag. 223.

Cassetti. Boll. R. Comit. geol. It., ser.

4*,

voi.

VI,

pag. 60.

1907. Atti R. Acc. Se. Torino, voi. XLII, pag. 280, tav.,

Siderolithes Preveri Osimo,

Siderolithes nummulitispira

Osino. 1907. Atti

Di Stefano, 1907. Giorn. Siderolithes calcitrapoides

Lamaeck

R. Acc. Se. Torino,

voi.

fig.

XLII, pag. 280,

Se. nat. ed econom., Palermo, voi.

XXVIT,

1,

13,

tav.,

14 e 15.

fig.

2 e 12.



pag. 9 estr.

var. brevispina Osimo, 1907. Atti R. Acc. Se. Torino,

voi.

XLII, pag. 281,

tav., fig. 5 e 18.

Siderolithes rhomboidalis Osimo,

1907. Atti R. Acc. Se. Torino, voi. XLII, pag. 282, tav.,

Di Stefano, 1907. Giorn. So. Siderolithes rhomboidalis

nat. ed econom., Palermo, voi.

Osimo var. crassissima

Osimo,

1907. Atti

XXVII,

fìg. 7,

19, 20 e 21.



pag. 9 estr.

R. Acc. Se. Torino, voi. XLII, pag. 283,

tav., fìg. 22.

Siderolithes rhomboidalis Osimo var. latispina Osuio, fìg.

6

6,

23 e 24.

1907. Atti R. Acc. Se. Torino, voi. XLII, pag. 283, tav.,

'

127

A. SILVESTRI

J7]

Siderolithes Siderolites

Van den Broecki Osmo, 1907. Atti R. Acc. Se. Torino, 1907. sp. (aff. calcitrapoides Lamaeck) A. Silvestbi .

XLII, pag. 283,

voi.

Atti

,

8 e 25.

tav., fig.

Acc. N.

Pontif.

anno

Lincei,

LX

(1906-1907), pag. 168. Siderolites

calcitrapoides (Lamaeck). A. Silvestri, 1908. Atti Pont. Acc.

aff.

Non ho

N. Lincei, anno

introdotto in questa sinonimia la Siderolites laevigata d' Orbigny

^'

LXI

(1907-1908), p. 18.

sebbene

,

la ritenga spe-

cificamente inseparabile dalla S. calcitrapoides, e la stessa cosa della S. rhomhoidalis Osino, la quale ul-

come

tima,

Lamarck da cui

il

^) ,

d'

forme distinte dalla Osimo

tutte le altre

perchè essendo venuto in possesso

Orbigny sembrerebbe avesse

rientra nella variabilissima

(v. sopra),

ricco materiale a Siderolites, della

di

tratto la sua specie,

"

la

specie

medesima

del

località

montagne de Saint-Pierre de Maestricht

„^>

preferisco verificare prima se per combinazione vi fosse davvero qualche forma romboidale liscia; quan-

tunque un esame sommario non mi abbia dimostrato nulla che

medesimo

il

Come

d'

Orbigny abbia avuto fiducia

già sapevo

''' ,

e

come ha detto

la

Osimo

^'

,

il

la

Jones, e lo Zittel,

il

li

abbiano

Calcarina Spengleri Gmelin

"' ;

la

riuniti,

simile, e pertanto sia

genere Siderolites va tenuto distinto, almen per

confondendo persino

prima, fossile

venuto a sospettare

Knorr.

come per

ora dal Calcarina, ad onta che vari autori e di merito

ed

di

in figure dello

es.

il

Reuss,

il

Carpenter,

la Siderolites calcitrapoides

Parker

il

Lamck. con

per quanto mi consta, solo nel cretaceo superiore,

e,

la seconda, recente.

In preparati del calcare grigio a macchie verdicce della contrada Calcasacco, ho osservato, benché rare, sezioni d' una Siderolites dalle apofisi spinose corte e grosse, molto prossima, se torni e per la struttura,

imbattuto in sezioni orientate, mi è necessaria una certa riserva. di circa 2,70

non identica

e pei con-

ad una delle tante forme della specie calcitrapoides. Non essendomi però finora Il

diametro maggiore di

tali

sezioni è

mm.

L'istessa Siderolites di Calcasacco ho trovato pure, insieme alle Orbitoides media e gensacica ed alla

Lepidorhitoides Paronai

'',

nonché a frammenti

di

Sphaerulites o Badiolites, nel calcare grigio-chiaro cri-

stalhno della rupe del Castello di Termini-Imerese, dove V ha rinvenuta anche bitoides

medesime

diante questo

nome

il

Di Stefano con

le Or-

specie la calcitrapoides, me-

e la Lepidorhitoìdes socialis (Leymerie), indicandone per e sinonimi.

Scarse sono le località della 8. calcitrapoides citate

dagli

autori:

la

montagna

di

Saint-Pierre di

Maastricht nel Belgio, dov' é comunissima nella creta a Briozoi, Omphalocyclus macropora Lamck., Oriitoides apiculata

Schlumberger, 0. media

Faujas-Saint-Fond, Defrance,

Osimo, A. Silvestri];

i

d'

(d'

Archiac), e Lepidorbitoides minor (Schlumb.) [Knorr, Lamarck;

Orbigny, Bronn, Blainville, Reuss, Carpenter, Parker e Jones, Zittel,

dintorni di Bagheria (Palermo), nel calcare del cretaceo superiore ad Orbitoides

gensacica, 0. apiculata, e Lepidorbitoides bageriensis (Checchia e

Gemmellaro) [Di Stefano]. Con Orbitoides

gensacica, 0. Tissoti Schlumb., e Lepidorbitoides minor, ne é stata poi indicata la presenza di forma afiìne nel

Ann.

Se. Nat., voi. VII, pag. 297, n." 2.

')

1826.

~)

Vedasi a questo riguardo

la



Modèles, n.° 89.

mia recensione a pag. 55

della Riv.

Tariabilità della Siderolites calcitrapoides era del resto evidente dalle

FoND

(v. la

Tableau méthodìque, ecc. Ann. Se. nat.,

<)

Riv.

5)

')

Paleont.,

anno XIII

XXXIV,

voi. VII, 1826,

pag. 297.

anno XI, 1905, pag. 102. Il gen. Siderolithes Lamk. Atti R. Acc. Scienze Torino, voi. XLII, 1907, pag. 274. Nauttlus Spengleri Gmblin, 1788 in Linné. Syst. Nat., ediz. 13°, di Gmblin, pag. 3371. Si veda in seguito. It.

Paleont.,



La grande Faujas de Saint-

(1907).

del

sinonimia).

3)

«)

It.

fig. 5-12, tav.

A. SILVESTRI

128

cretaceo superiore del

'[8}.

Monte Conerò presso Ancona [Prever]. Io

(Haute-Garonne), dove l'ho rinvenuta frequente insieme



Omphalocyclus macropora (Lamarck).

a,\V

XIX

Tav.

pure del dordoniano di Latoue media ed ^\V Omphàlocyclus macropora,

la conosco

Orbitoides

Discoliihes FoETis, 1801. Journ. de Physique, voi. LII, pag. 106, tav. II,

^Diseoliie orbicolare, piatta, con

un

XX

Tav.

[IIIJ, flg. 1;

[IV], fìg. 1.

1-3.

fìg.

Fortis, 1803. Opuscoli scelti Se. ed Arti,

bottonciìio al centro ov' è depressa»

XXII, pag. 159, tav. Ili, fìg. 13. 4. Numismale piate un peu concave, et presque papyracée» Paujas-Saint-Eond, 1799. voi.

Hist. nat.

Montagne Saint-Pierre

de Maestricht, pag. 186.

Lamakce, 1816. Hist.

Orhulites macropora

Anim. sans

nat.

Vert., voi.

OrbitoUtes macropm-a (Lamaeck). Defrance, 1825. Dict. Se. nat., voi.

K. Bruxelles, voi. XII.

couronnés Ac.

1865. Gypsmodellen, n. 90.

Reuss,

pag.

197, n." 5.

— Galeotti,

pag. 295.

1826-1833. Petrefacta Germaniae, voi.

1845-1846 in Geujitz. Orundr. Verstein., pag. 626, tav. XXIII,

tav.

(Lamarck). Beonw, 1851-1852. Léihaea

macroporus

XXIX,

fìg.

9 a-c, p. 907.

— Paquiee,

OrbitoUtes complanata var. macropora Lamaeck.

et Jones, 1860.

Ann. and Mag.

fig.

fig. 8.

14.



1184.

n.

4%

Eeuss,

Hagenow, 1851.

n. 1 tav.

Oeognostica, edizione

1904. Bull. Soc. géol. France, ser.

Parker



5.

fig.

Bryo%oen Maestrickter Kreide, pag. 108, tav. XII, fig. 17 a-c. Oupuliies macìvpora (Lamahck). d'Oebigny. 1850. Prodrome Paléont. Stratigr., pag. 397, OrbitoUtes disculus Leymerie, 1851. Mém. Soc. géol. France, ser. 2'>, voi. IV, mem. 3^, p. 190, Omphalocyclus



pag. 41, tav. XII,

I,

Mém.

1837.

Verxeichn. 100 Oypsmod., n. 30.

1861.

— Quewstedt, 1866. Handbuch Petrefactenk., pag. 474, tav. LXXIII,

Orbitulites macropoo-a (Lamaeck). Golbfuss, Eetjss,



II,

XXXVI,

IX,

fig.

\a-d.

3=^,

voi. II, pag. 95,

voi.

IV, p. 417 e 418.

nat. Hist., ser. 3", voi.

V,

pag. 286; voi. VI, pag. 38. OrbitoUtes complanata Lamaeck, « large-celled variety»

Xn,

voi.

Parkee

et Jones, 1863.

Ann. and. Mag.

OrbitoUtes duplexl Carpentee, 1883. Report. Challenger, Zool., voi. VII, parte

21=",

Omphalocyclus macropora (Lamaeck). H. Douvilllé, 1902. Bull. Soc. géol. France, DE Geossouvee, 1904. Bull. Soc. géol. France, Soc. géol. France, ser. voi. Ili, pag. 1456. fìg.

1-3.

nat. Hist., ser. 3^,

pag. 212.

— A.

4=",

voi.

ser. 4", voi.

IV, pag. 550 e 551.

— A. Silvestri,

It.

Paleont., anno

Omphalocyclus macropora (Lamarck) Orbitoides schlumbergeri

var.

5»,

XIV, pag.

voi. Ili, pag.

Schlumbergeri A.

307.



Douvillé, 1904. BuU.

annoLXI

S'',

(1907-1908), pag. 20,

125.

Omphalocyclus disculus (Leimerie). H. Douvillé, 1902. Bull, Soc. géol. France, de Lapparent, 1906. Traité de Geologie, ediz.

voi. II, pag.

1906. Traité de Geologie, ediz.

1908. Atti Pontif. Acc. N. Lincei,

Silvestri, 1908. Riv.

4=",

— H.

IV, pag. 514.

— de Lappaeent,

pag. 29.

ser.

ser.

4",

voi. II, pag.

308.



1453.

Silvestri.

A. Silvestri, 1907. Atti Pontif. Acc. N. Lincei, anno



Tav.

LX

XVII

[l], fig. 5-7.

(1906-1907), pag. 106.

Omphalocyclus macropora (Lamaeck) var. schlumbergeri A. Silvestri, 1908. Atti Pontif. Acc. N. Lincei, anno

LXI

(1907-1908), pag. 20. Il

pili

antico accenno a questa specie del Lamarck, tanto, e sotto vari aspetti, interessante, sembre-

rebbe fosse quello che troviamo di Maastricht^',

')

nell'

estesa opera del Faujas de Saint-Fond, sulla montagna di S.Pietro

dove a pag. 186, trattando in generale delle Orbitoidine del cretaceo superiore

di tal

Hisioire naturelle de la montagne de Saint-Pierre de Maestricht. In 4", pag. 1-263, tav. I-LIV. H. J. Jansen

;

Paris 1799.

La data

delle varie parti

di

quest' opera è incerta,

non resultando dal suo

frontespizio che quella del prin-

129

A. SILTESTKI

[9]

località, che egli

chiama

viene a dire che:

un

piate,

"

Niiniìsmaìes

Lamarck a

"

peii concave,

guide par V analogie,

si òien senti cette verité, que,

1,

fig.

2

du genre nummulite,

3, poiir la tirer

et

particulier, par-mi les polypìers solìdes et à rayons et sur la tigne le

genre 19 des polypiers, page 376,

Fortis considère

È

comme une

da notare che

il

FRANCE, dal GoLDFUss, al

il

a désigné sous

verìtdble discolithe,

e'

la

numismale

H

& est

en fait que

cèlle

et fragile „.

quale pur così chiaramente designa, tra

la

lettre

en former un genre

éloignée des rétépores.

une numismale mince

est-à-dire,

forma

la

peu

et

la dénomination d' orhitulite;

Faujas fu preceduto dal Fortis e seguito dal Lamarck; "

macropora, qual Orbulites

d'Orbignt

cJioisi

i

fossili

per cui sembrerebbe pure che non ve l'avesse trovata.

di Maastricht;

In realtà

qii'

Faujas non descrive

il

a

il

presque papyracée, de Grignon; la métne que Fortis a fait figurer dans la

et

ci-dessus [1801; loc. cit.],

citée

ed opina siano sorta di polipai liberi somiglianti alle Madrepore,



centro

fu attribuita al genere

ecc.,

la

loc.

sua specie

cit.);

De-

dal

oA Orlittdites del suddetto Lamarck'', dal

Orbitolites

Lamouroux (1821); finalmente

Cupulites del

questi intese

poris utroque latere majusculis „ (1816;

depressa,

Bronn

il

la

prese a tipo del nuovo genei'e

Omphalocyclus, indicandone le pi'ovenienze di Maastricht, Falkenberg, Bemelen, Heer, Grignon e Montpellier,

figurandola e descrivendola. Nella sua descrizione

der Mittelscheibe miinden nach der Randflàclie aus

Però, successivamente,

esposero

il

Parker ed

il

loro parere che

1'

conservarono la denominazione distìnctive characters,

il

Jones

Orbidites macropora

compared

di tvitJi

„ ^',

si

common

the

mode of

macropora

una varietà

di questi fosse

varìeties of 0.

groirth of the later

thiclc

"

Complanata and

disJc

d' Orbitolites

At

complanata, cui

has

first sight tJiis Orbitolite

— sudi as

its

small primordiàl

large chambers, readily

worn doun

accompanied by any peculiarìty of structure essentially

so as to resemble pores; but these features are not

from

die aussersten Zellcìien

occupandosi delle specie enumerate dal Lamarck,

macropora, ed ebbero a soggiungere: the

Nur

^)

chamber, the strong limbation of the septa, comparatively

dìfferent

contiene la frase "

and

worìd-ioide 0.

complanata



and appears

there as the first common representative of a genus and species which (tvith some others, naniely Lagena, Hotalia Turbo, Caicarina Spengleri, Flanorbulina Poeyl, and Amphistegina vulgaris), first occurring in that deposit, have continued through the Tertiary period to our own day „ *K "

0.

Ed

is

anche in seguito

FEANCE, confermarono large-celled variety of

in the Bryosoan ChalJc of Maestricht,

il

i

sopra nominati,

nell'

critico delle specie citate dal

Orbitolites complanata Lamk.

sua pubblicazione neir«jlre T.éme de

cipio della

esame

giudizio già espresso, dicendo

la

essere „

1'

"

Blainville e dal De-

Orbitoides macropora Lam.



"

A

°'.

République Frangoiseo, cioè nel 1799:

lo

Sherborn {A

Bi-

Uiography of the Foraminifera ecc. London 1888, pag. 49) dà complessivamente ad esse quella del 1799, ed io sto ad attribuir loro -invece date diverse, dal 1799 al 1802, per lo meno. La pubblicazione ebbe luogo in 9 puntate; la parte cui sopra mi riferisco, la puntata settima, è certamente posteriore al 1799, perchè il Faujas vi cita, sebbene indirettamente, il « Système des Animaux sans vertèbres, ecc. » del Lamarck, portante la data del 1801, e, direttamente, il lavoro del Fortis « Sur quelques nouvelles Espèces de Discolifes » (Journ. de Physique, voi. LII), che rimonta pure allo stesso anno. ') 1801. Syst. Anim. sans veri., pag-. 376. 3", 1851-1856, voi. II, pag. 95. Pari IV. The species enumerated by Lamarck. Ann. and Mag. nat. Foraminifera. oftJie

2)

Lethaea Geognostica, ecc. Ediz.

3)

On

the

Nomenclature

Hist., ser. 3», voi. V, 1860, pag. 38. *)

Loc.

5)

On

cit.,

the

pag. 39.

Nomenclature of

Ann. and Mag. Nat. Palaeontographia

Foraminifera. Pari IX. The Species enumerated by Blainville and Defrance.

3%

voi.

XIV,

1908.

Hist., ser.

italica, voi.

the

XII, 1863, pag. 212. ^'

A. SILVESTRI

130

Ma duplex

il

Carpenter, buon conoscitore

A' OrbitoUtes, fu

[10]

d'altro avviso: egli, trattando dell'" Orhitolites

„, ossia del Sorites Hemprichi, vi mise in sinonimia

bene con punto interrogativo, perchè

"

1'

"

Orhitolites

yet as ivorn specimens of

seniblance to the representation given hy GoLDFtJSS (Petrefacta, PI.

macropora, it

ichich he distinguishes hy

prohable that the two are

identicàl

duplex]

fig.

i' .

E

da

ciò

resulta

come

il

often present

seb-

„,

a dose

re-

8) ofhis (Lamarck) Orhitolites

poris utroque latere majusculìs

its „

[0.

it

XII,

macropora Lamarck

„,

Carpenter

ne concluse: fidasse d'

si

"

I

un

thinJc

solo e

frainteso carattere dimostrato dalle figure del Goldfuss, quello delle perforazioni, per giungere a resultato elle

H. Douvillé aver chiarito erroneo.

è merito di

Questi, nel suo importante studio del 1902 sulla " Dìstrìbution des Orhitolites Fig.

Fig.

1.

Struttura Fig.

la Craie les

1,

Fio.

2.

des Orhitoìdes dans

.S.

Omphalocyclus inacropnra di Maastricht.

sezione equatoriale d'esemplare megalosferico (x22); fig. 2, sez. meridiana d'esemplare miorosferioo (X22); fig. 3, id." d'esemplare megalosferico (x22) =).

du Sud-Ouest

„, ricordato

couches à Bryozoaires, oà

*)

(Ì.g\V

et

il

il

fatto

accompagne

Report on the specimens of the genus

che les

"

macropora

L' 0.

Orhitoìdes

Orbiiolites ,

„ ^',.

ecc.

n' est

pas rare a Maèstricht dans

"

sur plusieurs préparations de

soggiunge:

Report Challenger, Zool.,

voi. VII, parte

XXI,

1883, pag. 29. 2)

Le

anno LXI

presenti figure sono la riproduzione delle 1-3 pubblicate nel 1908, a pag. 19 degli Atti Pontif. Acc. N. Lincei, (1907-1908),

nella

rnini-Imerese (Palermo). Esse ')

Distribution

voi. II, 1902,

des

pag. 307.

mia nota preliminare dal si

titolo:

corrispondono cosi: Fig.

Orbitolltes

et

des

Orbito'tdes

l

dans

L'

= Fig.

Omphalocyclus macropora 2;

la craie

Fig'.

2^ Fig.

du Sud-Ouest.

1; Fig.

3^ Fig.

(Lamck.) a Ter3.

Bull. Soc. Géol. France, ser. 4=,

A. SILVESTRI

[11]

nous avons reconnu que

cette espèce iitolites,

mais des

ce genre

Omphalocyclus du

et

à

Jes

parois des loges, présentaient non pas des ouvcrturcs

fines perforations tout-à-fait

comparàbles à

d'

celles

des Orhìtoìdes;

ahord simple de loges cyclostègues,

V épaisseur augmente progressivemeni celle

gettes. '

de V Orbitolites

Mais

Per

le

cette

aperture, che

et

complanata; il

par V absence des couches latérales, et il se compose comme celles des Orbitoìdes; cette

l'analogie est encore augmentée

plasmostraco

dell'



molto grandi, e quindi facilmente

FlG.

4,

FiG.

la disposition rcgidière des lo-

(V

nelle

pareti delle

al

margine

delle parti, cioè dei segmenti, prominenti di esso,

dette aperture corrispondono agli intervalli

tra

i

delle vere

facce e le accidentali

FiG.

6.

7.

Omphalocyclus macropora di Maastriclit.

sezione equatoriale dell'apparato normale (x60); fig. 5, id. di variazione comune (X60); fig. di variazione tendente all'apparato embrionale di Lcpidocyclina (tipo marginata) (X60); sezione meridiana, verticale rispetto alla

si

que

facce stesse, dovute a corrosione per attrito

5.

Apparati eiubrionali megalosferici Fig.

par

Omphalocyclus macropora presenta

visibili, alla periferia delle

i.

ielle sorte

i'

non sono da confondersi con quelle piccolissime

FlG.

Or-

que la forme extérieure devient jusq' à un certain point comparàble

analogie est purement stcperficielle

mie osservazioni,

les

sididivisées en logettes

conche se dédoidìle ensuite, puis une troisième vieni sHniercaler, entre les deux premières, de

à

comme

faut dono faìre passer

il

groupe des Foraminifères imperforés dans celui des Foramìnìfères perforés

Orbitoìdes. Il se distingue de ces derniers

cote des

d'une conche

131

fig. 4,

6, id.

fig. 7,

d'apparato normale (x60).

e ciò per la sua

segmenti

i

forma discoidale depressa

quali lo costituiscono (Fig.

1

al centro

e 8).

:

Questi

sviluppano ciclicamente ed alternatamente attorno ad un apparato embrionale tondeggiante, per regola Fig.

./Sa.

Fig.

8.

^=^

,i^:;\

8,

di sezioni equatoriali A' Omphalocyclvs,

deWOviphalocyehis macropora di Maastricht (x60) fig. fig. 10, a&W Orbitoìdes media di Calcasacco (X60). ;

tetralobato e diviso in quattro cavità, ridiana), nella

1)

Loc.

cit.,

forma megalosferica pag. 307 e 308.

10.

^

Frammenti marginali Fig.

Fig.

9.

(v.

come pure

9,

LepidorMtoides ed Orbitoìdes.

della Lepitorbitoides Paronai di Caloasacco (X60)

resulta dalle Fig. 4 (sezione equatoriale) e le Fig. 1 e 3),

;

7 (sezione

ancora oscuro, pei guasti che subisce

me-

fossiliz-

132

A. SILTESTEI

zandosi, nella microsferica (Fig. 2

Tav.

;

XVII

[I],

a spirale attorno alla microsfera. Sono tipicamente

fig. 6),

costituiti

[121

ma

con probabilità formato di segmenti disposti

da una porzione

munita

di superficie cilindrica

compariscono foggiati ad arco nella sezione equatoriale (Fig.

di basi, e pertanto

e 8), a

1

D più

meno

o

irregolare nella meridiana (Fig. 2, 3 e 11); essendo tale superficie continuata oppostamente al lato concavo

con altra ad essa parallela, che s'addossa

rimangono larghe aperture, per

consecutivi aderiscono perfettamente tra di loro, e

continua (Fig. FlG.

11.

un

1 1),

due nuovi segmenti

mare due, Tav.

fig. 1).

ma

Costruzione questa che ha,

minor spessore

di

si,

la

grande

affinità tra

accennata anche dall'omologia tra simili del primo.

Quest'affinità,

i

il

(Fig. 2;

analogie con l'altra delle

ne è anche ben distinta principalmente per

mente dimostra

ai fianchi

basi dei segmenti

allontano dal centro ne vengono a for-

si

numerosi secondari

ricordate basi, e la figura dell'apparecchio embrionale;

sezioni

Le

e 8).

1

segmenti, che originariamente costituiscono

gli stessi

mano che

tre, ecc., principali, e

XX [IV],

Orbitolìtes,

a

(Fig.

prolungano in guisa da dare origine ad una lamina

si

però

mano

solo strato,

d'un segmento consimile, mentre

lato convesso

al

le quali s'incastrano

la saldatura delle

quale ultimo netta-

il

genere OmpJialocyclus e VOrbitoides,

segmenti equatoriali del secondo ed

mancandomi

i

allora la conoscenza delle

in

orientate dell' Omphalocyclus macropora, e della meridiana di certa

forma del calcare grigio con macchie verdicce della contrada Calcasacco, m'indusse a determinar quest'ultima qual nuova Orhitoides, cui imposi Frammeuto marginale

sezione meridiana d' Otnpkalocyclus macroiiora di Maastriclit {x60). di

nome

specifico Schlumbergeri

i' ,

V Omphalocyclus indicato, alla quale, tanto per distinguerla, conserverò

come

Schlumbergeri. Essa è dimorfa

sezione equatoriale d'individuo megalosferico con la simile,

fig.

6,

XVII

Tav.

dal tipo specifico,

o,

[I],

fig. 5,

il

mentre invece è una semplice varietà àe\-

tutti gli

della Tav.

XVII

e la meridiana di esemplare microsferico,

nome

il

Omphalocyclus ; posso darne la

meridiana di altro con-

la

[I],

fig.

Tav.

7,

XVII

Differisce

[I].

per meglio dire, dagli esemplari di Maastricht, che presentano spesso alla superficie

un singolare aspetto vermicolato, prodotto dalla limbazione

delle suture (Tav.

XIX

[III],

fig.

1),

a causa

delle minori dimensioni di tutte le sue parti, e Fig.

Fio.

12.

Fig.

13.

14.

d'una curiosa modificazione brionale, Fig. 18, la quale

em-

dell'apparato

ben

risalta confrontan-

dolo col simile d'individuo di Maastricht, Fig. e 4:

una loggia

Fig. 13, Apparati embrionali megaloslerioi

&^ Omphalocyclus

macropora.

Fig. 12, sezione equatoriale di variazione teorica tendente all'apparato embrionale di JJepidocycUna (tipo marginata) {X60); fig. 13, id. della var. Schlumbergeri di Calcasacco (X60) zioutile,

doppia, di Maastricht {X60).

;

fig. 14, id.

di

i

si

1

riduce molto, la superiore della

due tramezzi

laterali che la delimitano

accennano a scomparire (Tav. XVII l'inferiore s'arrotonda e viene a

[I],

fig.

5),

formare una linea

continua coi due rimanenti, per

cui,

alla

scom-

forma ecce-

parsa totale dei suddetti,

si

dovrebbe avere un

apparato embrionale corrispondente alla Fig. 12, ossia somigliante a quello d'

Non

una Lepidocyclina del tipo marginata (Michelotti)

convien però dare soverchia importanza a questi caratteri differenziali:

(Fig. 35). le variazioni nella

dezza dei segmenti in una stessa specie son comunissime nelle Orbitoidine, cui spetta pure

'I

Fossili

dordoniani nei dintorni di Termini-Imerese (Palermo). Atti Pontif. Acc. N. Lincei, anno

1907, pag. 106.

LX

1'

gran-

Omphalo-

(1906-1907),

133

A. SILVESTRI

[13]

quanto all'apparato embrionale, esso subisce modificazioni profonde anche nei campioni di

cyclus; in

Maastricht; bastino le unite Fig.

5, 6 e

14 a convincerne. L'ultima però va forse riguardata come anomalia

resultante dall'accoppiamento di due apparati.

La

mediocremente rara nel calcare ricordato

var. Schlimibergeri è

variano in diametro da 3 a 4 mm., con

lo

spessore quasi costante di 1

r ho riscontrata mediocremente comune, e variabile 0, 9

od

1

mm.

;

grandi sono microsferici,

:

circa.

A

Maastricht la specie

diametro da 2 a 5 mm., in spessore, da

in

esemplari più frequenti misurano

gli

Calcasacco; le sue conchiglie

di

mm.

diam. 3 a 4

mm.

spess. 0, 8

,

ad

mm.

1

0,

8 a

i

più

;

più piccoli, megalosferici. Ivi trovasi in compagnia delle Orbitoides media

i

e

apicnlata, e della Lepidorbitoides minor.

'U Omphaloqjclus macropora (Lamck.) è stato

come avevo

tra essi non esiste,

ma

qui tenuto distinto dall' 0. disculus (Letmerie),

fin

già avuto occasione di constatare

''

maggior differenza

,

di quella

derivante

dal dimorfismo specifico, e pertanto vanno riuniti in una sola specie, cui, per la maggiore antichità, devesi conservare

nome lamarckiano:

il

prima conosciuta, la distinzione,

si

è dato per lo

più questo

alla

forma megalosferica, che fu

0. disculus alla microsferica, scoperta in seguito, e

l'altro di

è potuta

si

perchè dove l'una abbonda l'altra è scarsamente rappresentata. Però, già

autore della specie disculus, fondata sopra individui del diametro dai 10

ai

14

mm.

il

la

mantenere Leymerie,

e dello spessore di

2 mm., trovati molto abbondanti a Saint-Marcet ed a Latoue (Haute-Garonne) e che erano microsferici, come ho potuto verificare su campioni raccolti a Latoue, a pochi chilometri di distanza dal punto donde

provennero

Letmerie

del

quelli

^)

0. macropora, e tra

aveva notato

,

suoi esemplari, certo megalosferici

,

con quelli

que V on trouve à Latoue, que je

les

auraìs

Maastricht, che avevano servito ad istituire la specie

quali prevale la forma megalosferica, e così

i

Je considère camme des jeunes de

"

grande, anzi stretta rassomiglianza d' alcuni piccoli

la

di

méme

rapportées à cette dernière, si ce n'était

Del resto, anche H. Douvillé, cui debbonsi, come

ha considerato ultimamente

Secondo

gli autori

nelle sue due forme

A

il

s'

con

come a Foréts

ces petits individus

,

1'

Omphàlocyclus macropora, inteso come sopra

;

Om-

*)

,

ossia

di Saint-Pierre a Maastricht

^f

rinviensi anche nel senoniano superiore d'altre

e St. Gilles [Galeotti], ed in quello di Montpellier [Serres],

Grignon

anno XIV, 1908, pag. 93. dott. E. Douvillé: in essi la dimensione più frequente è di 8 a 9, 5 mm. di diametro, per la forma B, che è la più comune; di 6 o 7 mm., e spessore di 1,5 ad 1,8 mm., 1,2 a 2 mm.

Paleont.,

Eiv.

2)

Li debbo alla cortesia del

lo

Lauk., de MaèstricM,

''

B, non è raro nella creta a Briozoi della montagna

*)

It.

macropora

passage graduel de

è veduto, le migliori conoscenze sul genere

[Defrance, Bronn, Parker e Jones, H. Douvillé, Paquier] località del Belgio,



le

disculus qual semplice varietà (" race „) del macropora

che se ne sono interessati e

scrisse:

de petites Oriitolites à pores, relativement plus grands,

catte espèce

qui ressemUent tellement à V Orhitolites

et

à ceux hien plus grands, qui m' ont servi à éfablir V espèce

phalocyclus,

ne

spessore di

,

per la forma A. Vi è poco evidente la limbazione delle suture esterne dei segmenti nelle facce, marcatissima invece in esemplari di Maastricht (Tav. SIX [III], fig. 1), ma ciò può dipendere in parte dall'esser dessi logori. Li ho trovati comuni ed in compagnia di Briozoi, deW Orbiioides media (D'Archiac), e della SideroUies calcitrapoides Lamarck,

con lunghe spine. 3) Mémoire sur un voi. IV, "i)

^1

mem. 3%

iiouve.au type

pyrénéen parallèle à

proprement

dite.

Mém.

Soc. géol. France, ser. 2»,

Les explorations de M. de Morgan en Perse. Bull. Soc. géol. France, ser. 4*, voi. IV, 1904, pag. 544. II Paquier ne precisa l'orizzonte nel penultimo strato a Briozoi, che immediatamente l'icopre il calcare tu-

faceo di Saint-Pierre, le cui cave sono in esercizio (Sur

France,

la craie

1851, pag. 190.

ser. 4», voi.

IV, 1904, pag. 418).

le

calcaire à Orbiioides de

Meaudre

(Isère). Bull. Soc. géol.

A. SILTESTBI

134

[FoRTis, Faujas-Saint-Fond, Goldfuss, d'Orbignt],

ed è pure specie degli strati superiori del cretaceo del livello

genericamente,

e,

abbondante a

in Francia. In questa stessa regione è poi

[14]

St.

dell'

Haute-Garonne [de Grossouvre],

Marcet ed a Lato uè [Letmerie, A. Silvestri],

Gensac, dov' è associato

di

SW

più elevato del dordoniano a Mauléon, nel

all'

Orhitoides gensacica, e

della Francia, in compagnia dell' 0. gensacica

stessa e della LepidorhHoides socialis (Letmerie), mentre ne resulta probabile la presenza nel dordoniano

medio

(SW della

cava Badeo

della

Francia), assieme alla Lepidorbitoides wiwor (Schlumberger), ed alla

Fallotia Jaguoti [Douvillé],

Di recente è stato ritrovato nel maastrichtiano superiore (dordoniano)

di

Zardalal nel Luristan (Persia),

associato alla Loftusia Morgani, sopra gli strati con Loftusia persica, Folyphjchus, Hippurites cornucopiae

una Lapeirousia prossima

alla Jouanneti,

Besmìeria rugosa [H. Douvillé]; già però conoscevasi del

e la

maastrichtiano del Belucistan (Persia), sempre in unione alla Loftusia Morgani [H. Douvillé], ed in particolare della località di Dès-Valley

[Vredemburg]

^'

Da

.

poco

l'ho

io

poi

scoperto in calcari

bianco-

brunastri dordoniani di S. Emiliano nella Terra d'Otranto, con Y Orhitoides media.

In

conclusione

suo habitat

il

rappresentanti

di tutti gli altri

esclusivamente

è

me

genere a

del

senoniano superiore, dordoniano, come quello

nel

se pur

noti,

si

tratta di

specie nuove, quale per es.

r OmpJialocyclus specificamente indeterminato, rinvenuto dal Eedlich con Orhitoides a nucleo

come

lare,

Da

ed Hippurites Lapelrousei, nel cretaceo superiore della Transilvania

la gensacica,

che cosa derivi la forma ciclica OmpTialocyclus non

bilmente non da Arnaudiélla H. Douvillé

ben

ostante anche Arnaudiélla è

al

i



può ancor dire con certezza,

si

segmenti del primo (Fig.

d'

Omphalocyclus, pei fatti paleontologici che conosco,

G. Sequenza*', scoperta da questi aderente aXV Ostrea

Exogira oxyntas (Coquand), nel cretaceo medio, cenomaniano, della Portella

zano

di

S.

ma

proba-

son troppo

8)

ciclici.

Ciò non

di

si

è dalla

JDélettrei

"

Tla-

Coquand ed

Falcò presso Ferruz-

Giorgio, nelle vicinanze di Brancaleone, in provincia di Reggio-Calabria. Però questa forma,

che a parer mio non appartiene

genere Planorhulina d'Orbignt, andrebbe ristudiata con nuovi

al

ed in confronto con Omphalocyclus; per ora

mi

in

radiali convertiti

altri

e

1

caso di dar luogo a forme orbitoidi, a distinguer le quali occorrerà ancor

verosimile

piiì

norhulina? cenomaniana

e

perchè

per potersi ritener prodotti dalla suddivisione di

distinti

del tempo. L' origine

all'

^),

pluricellu-

^)

limito a cambiarle

il

nome

non mi è

ciò

possibile,

mancando

del materiale

generico in quello cV Archaecyclus, nell'ipotesi

di

cui

criteri

necessario,

sopra, e per di-

stinguerla dalle vere Planorbuline.

Non

è però da escludersi

a priori un'

da qualche Cyclolina turoniana, sebbene genere Cyclolina "

Coquille

d'

E.

le

dessiis

un

cercle complet

de la dernière loge

Vredbnbukg della « una fotografia di

provenienza, nonché

d'

Omphalocyclus,

poco attendibile, stando

sia

di

quella da Cyclolina

ossia

definizione classica del

alla

:

comprimée, entierement

discoidale, libre, régulière, équilatérale, très

nombreuses, éparses sur

Il sig.

ciò

Orbignt, dovuta a quest' autore,

loges concentriques faisant chacune

''

altra derivazione

autour des autres de

méme

circulaire,

forme.

formée de

Ouvertures

très

„ ^).

Geological Survey of India

»

,

mi ha gentilmente

inviato campioni di questa

sezione equatoriale di forma A, coi quali ho potuto verificare l'esattezza della

determinazione, la stretta somiglianza loro con quelli di Latone nell' Haute-Garonne, anche per le dimensioni e lo stato di fossilizzazione.

sulla

Mi resultano frequenti, ma con predominio mm., spess. da 1 a 0,8 mm.).

^

(diam. da 4 a 5

^)

H. Douvillé. Disiribiiiion des

Orbitolites et des

Orbiio'ides

della forma

dans

B

la craie

(diam. da

7,

5 a9

du Sud-Ouest.

mm.

spess. 1,5

mm.)

Bull. Soc. géol. Trance,

ser. 4», voi. II, 1902, pag. 308. 3)

1907. Bull. Soc. géol. Trance, ser. 4^, voi.

<)

1882.

^'

Foraminifères

Mem.

R. Ace. Lincei, CI. Se. fossiles

du

fis.

VI

(1906), pag. 599.

mat. e nat.,

ser.

3", voi.

XII, pag. 200, tav. XXI,

bassin terfiaire de Vienne (Aiitriche), ecc., pag. 139, tav.

XXI, fig.

fig. 4, 4a-e.

22-25. Paris 1846.

"

[15]

Nondimeno sembrami

A. SILVESTEI

che tra

sicuro

Cycloììna

135

ed Ompìiaìocyclus corrano egualmente relazioni di

parentela.

Ma parmi la

sospendendo pel momento

trattazione di

la

ad ogni modo da riconoscere

sia

media (D'Archiac), Vapicidata Schlumberger,

ancor immature,

questioni

Ompìiaìocyclus

nell'

il

i)

gione H. DouviLLÉ nel ritenere discenda da Arnaudiella

^'.

Basta, per

d'aumentare radialmente e nel senso dello spessore del nicchio (Fig. 2 estendendosi

e

ripiegandosi

XX

tempo s'appiattiscano (Tav.

può complicarsi con

XVIII

facce,

produzione accessoria dei

la

secondo, raggi di spazi tra lineari (Tav.

sulle

rendersene agevolmente conto,

[II],

i

segmenti;

fig.

pilastri,

luogo

[IV], fig. 1), si mol-

centro di queste, e che

al

il

in

massimo,

organi di sostegno derivanti dal riempimento

il

mentre

gli

Linderina Schlumberger

^'

danno maggior robustezza. ,

rappresentato, tra le forme

meglio studiate, dalla Linderina sp. raccolta dall'ARNAUD nel calcare del campaniano ad Alveolina

dei dintorni di Belvès in Francia

'')

e dalla L. hrugesi Schlumb.

,

tratta di parentela

riguardo toclypeus

al ^'1

;

collaterale e

non

in linea

retta,

genere Orhitoides, strido sensu, press' a poco esso

è,

in

poche parole,

il

s) ,

non

riore di Bruges (Gironda), provenienza che andrebbe verificata, se si

XX

al

quali pilastri traduconsi alla superficie del plasmostraco in rilievi

i

Stretto parente del genere Omphalocyclus è fin qui

segmenti marginali,

Quando questo fenomeno raggiunge

pustole, papille, o granulazioni,

3),

i

e 3. Tav.

a congiungersi

fino

[IV], fig. 2 e 3).

nell' attualità

per V Orhitoides mamillata, possa aver ra-

e,

immaginare che ad un certo punto dell'accrescimento d'un Ompìiaìocyclus,

pari

che

Schldmb., e forse anche la mamillata Schlumb.,

la Tissoti

quantunque queste due ultime sembrino un po' aberranti

tiplichino

dirò

progenitore diretto d'alcune Orhitoides, quali

trovata,

ripetendo a mio i

ma

rara, nell' eocene

supe-

altro per l'orizzonte geologico; però

avviso

il

genere Linderina in

rapporti intercedenti tra Cydoclypeus ed Orhi-

Cydoclypeus delle Orhitoides

''K

rinvenuta abbondantissima, dall'autore, in una roccia probabilmente senoniana delOrbito'ides. Bull. Soc. géol. France, ser. 4^, voi. II, 1902, pag. 260), da H. Douvillé nelle selci a Faujasia del dordoniano superiore di Maurens-au-Buisson in Francia, ma in esemplari molto mal conservati e di diibbia determinazione (Disiribution des Orbitolites et des Orbifoì'des dans *'

l'

'L'

Oi'bitoides Tissoti fu

Oued-el-Arab, in provincia di Costantina (Deuxihne note sur Us

la crede

du Sud-Ouest.

Bull. Soc. géol. France, ser. 4^, voi. II, 1902, pag. 309), e sarebbe stata ritrovata dal

Preveb

nelsenoniano del Monte Conerò presso Ancona, con la Lepidorbitoides minor (Schlumb.) (in Cassetti. Appu7iti geologici sul Monte Conerò presso Ancona e suoi dintorni. Boll. R. Comit. geol. it., (voi. XXXVI), ser. 4^, voi. VI, fase. 1°, 1905,

Prbvbr stesso e dal Paroma, nella formazione coeva dei monti di Bagno nell'Aquilano (in Parona. uno studio sul cretaceo superiore dei monti di Bagno presso Aquila. Eendic. E,. Acc. Lincei, CI. Se. fis. mat. e nat., ser. 5", voi. XVI, sem. 2°, 1907, pag. 236). Ma pur riconoscendo la grande autorità scientifica del prof. Parona e la competenza speciale del dott. Prever in simili fossili, credo prudente attenderne conferma negli ultimi due casi, perchè, se questi autori non hanno potuto esaminar sezioni orientate dei loro campioni, non è impossibile, né inverosimile, abbiano determinato per 0. Tissoti 1' 0. media (d'Archiac), cui molto rassomigliasi. ^) H. Douvillé (pense quej les nombreux travaux doni les Orbito'ides ont été V objet rendent nécessaire une revision d'ensemble de tout le groupe. C. R. sommaire Séances Soc. géol. France, n.° 14, 1907, pag. 109. pag.

60), e dal

Risultati di

3% voi. XXI, pag. 121. Enchaìnement des Foraminifères. Bull. Soc. géol. France,

3)

1893. Bull. Soc. géol. France, ser.

*i

H. Douvillé. Évolution

et

ser. 4", voi.

VI, (1906),

1907, pag. 601, tav. XVIII, fig. 18. -I

1893. Bull. Soc. géol. France, ser.

3%

^)

Si consultino a questo proposito le

mie

Heferostegina, Cydoclypeus ')

",

voi. «

XXI, pag.

120-122, fig. 3-5, tav. III, fig. 7-9.

Considerazioni paleontologiche e morfologiche sui generi

nel Boll. Soc. geol.

it.,

voi.

XXVI,

il nome di Linderina si siano comgenere in questione non siasi cone da questo all'oligocene e miocene.

Ciò sia detto per le conoscenze attuali, non essendo inverosimile che sotto

prese dagli autori forme essenzialmente diverse per la loro origine, a tinuato, cosa ancor da provarsi in

modo

sodisfacente, dal cretaceo

meno che

a.\V

Operculina

1907, pag. 58 e 59.

eocene,

il

136

A. SILVESTRI

Mi

potrebbe opporre quanto

si

"

brugesì, ossia che

lo

Schlumberger

scrive in merito alla struttura della sua Linderìna

dans la partie mediane de leur hauteur, la paroi de aucune trace de suture

tout le pourtour, sans

neW

come abbiamo

Omphalocycltts,

visto,

far

ad un certo punto sian

fig. 2, l'

tav.

liberi nel resto,

divisi,

danno a capire tanto

lo

"

della

?

Linderìna, sp.



di

un peu plus accentués

les plis étaient

la craie se trouverait réalisée

*'

Piiì

.

"

type L.

le

comme celles

que les cloisons soni à plis contrariés

^)

,

trovata da

media

"



Dict.

3% pag. 1056, 1837.

[pars] d'Akchiac,

tav.

^'

Cours fig.

él'em.

657.

-

LXXXVI,

Mém.

1888.

''

Note sur

2)

Ibidem.

les

genres Trillina

et

calcare del-

che H. Dou-

'&gb.vjw&. présente cetfe partieidarité .

XVII

Tav.

%.

[I],

pag. 271

').

giri

:

.

si

de

continui



®'.

8-11.



Quenstedt, 1885.

ser.

Handbuch

39.

5^,

voi.

stratigr., voi. II, pag. fig.

316; voi.

Geology, voi. II, pag. 290,



Fallot

IV, pag. 353.

fig.

151

279, n. 1349.

;

I.



d'Orbigny, 1851.

2° (18.^.2), pag.

II, fase.

— Carter,

683 e 689,

1888. Ann. and Mag.

446 e 447.

cretacea Fraas, 1867. "Wurttemh. nat. Jahresb., pag. 227, tav. II, fig. 8a-c.

Geol. Palestine, pag. 177

che

oligocene di Celebes, e la Linderìna hrugesi,

XXIV,

JSg.

Paléont., voi. II, fase. 1°, pag. 193,

— Prestwigh,

un

ciò singolare

Ili,

la fotografia

Soc. géol. France, ser. 1^, voi. II (1835), pag. 178.

nat. Hist., ser. Q^, voi. Il, pag. 440, 444,

Nummulites

dell'

Se. nat., voi.

Prodrome Paléont.

Orhitoides media d'Orbignt, 1850.

quanto

non appaiono formate da lamine continue e ondulate, ma,

Reyt, 1891. Actes Soc. Linn. Bordeaux,

et

Brugesi

^',

questi in

ed è per

da tante laminette isolate e alternanti con quelle dei

Petref., ediz.

in

singolare ancora che la OsiMO abbia creduto poter stabilire un carat-

Orbitoides media (d'Aechiac).

Orhitolina

contenuta nella tav.

la disposition caractéristique des loges équatoriales des Orhitoides

sull'osservazione che nella prima: le camere

Lycophris Fmijasii Defrawce, 1822.

come manifestasi

des Fusulìn es, ce qui sìmule une division en logettes

tere differenziale tra certa sua " Linderìna Paronai

in Lepidocyclina,

è che

formandovi una

segmenti delle forme di quest'ultimo genere

i

la fotografia fig. 9,

Newton ed Holland

TiLLÉ abbia sul proposito scritto ultimamente:

sur

e questo

,

per cui una sezione prossima alla

flessuosa, proprio

Isola Iriomoté nell'arcipelago di Riu-Kiu, oligocenico o miocenico,

come

alle basi

lavoro dello Schlumberger dov' esso è descritto per la prima volta

il

I,

segmenti saldansi

sembrare costituiscano una parete continua

Linderìna, ed a mìo parere nelle stesse condizioni. Che

accompagna

i

^'



ma non

generi Omphalocyclus e Linderìna,

i

lamina unica, ed anche per una certa altezza, essendo lamina stessa può

loges est continue

les

toittrs

former chacune des petites loges

et s' infléchit poiir

carattere a tutta prima sembrerebbe diiferenziale tra

apparenza: anche

[16]

— Fraas,

1869 in Lartet.

»)

Linderìna. Bull. Soc. géol. France, ser.

3", voi.

XXI,

1893, pag. 122.

Imp. Univ. Tokyo, voi. XVI, art. 6, pag. 15, tav. I, fig. 2. Enchcdnement des Foramìnifhres. Loc. cit., pag. 600. 5) 1908. Eiv. It. Paléont., anno XIV, pag. 38, tav. I, fig. 13-14; tav. II, fig. 3-5. ^) Di alcuni Foraminiferi dell'eocene superiore di Celebes. Riv. It. Paléont., anno XIV, 1908, pag. 39. ') Questa citazione parrebbe dovesse riferirsi all' Orbitoides apiculata Schlumbbrgbr ( figurata dal Paujas db Saint-Fond) ovvero alla Lepidorbitoides minor (Schlumb.) (descritta dallo stesso Faujas) però, sopra esemplari della collezione Defrance, lo Schlumberger ne ha riconosciuto la sinonimia con 1' Orbitoides media {Prem,ière note sur 3)

1902. Joiirn. Coli. Science,

•1

Évolution

et

;

les

Orbitoides. Bull. Soc. géol. France, ser.

La

4'>,

voi. I, 1901,

pag. 461).

presunta Nummulites del Fraas, dei calcari ippuritici di Gerusalemme in Palestina, credo sia un' Orbitoides; ne do però con riserva l'assegnazione alla specie del d'Archiac. 8)

A. SILVESTRI

[17]

Orbitoides

media (D'ARcmAc). Paekee

1860. Ann. and Mag. nat. Hist., ser. 3^, voi. VI, pag. 36.

et Jones,

Caetee, 1889. Ann. and Mag. nat. Hist.,

ser.

Eeyt, 1892. Bull. Soc. géol. France,

3%

3%

Fi-ance, ser. ser. 3»,

pag. 464, tav. VII,

— Pabona,

e 312.

XXVI

voi.

XXVin,

voi.

XX,

voi.

pag. 356.



pag. 1449, 1452, 1453, 1460 e 1461. (1906-1907), pag. 168

econom.,

Palermo,

LXI

anno

;

XXVII,

voi.

somm. Séances

France, ser.

—A. 8 e 9

pag. 374.

Silvestei,

De

Simplorbites peì'forataeformis



estr.

XXVIl,

— H.

310.

1908. Eiv.

Geossotivee, 1904. Bull. Soc. géol. ediz. 5», voi. Ili,

pag.



5 estr., tav.

Paleont., anno

Geegoeio, 1882. Fossili dint.



1.

I, flg.

— H.

XIV, pag.

1899. Atti e Eendic. Aoo. So. Lett. ed Arti, Acireale, n.

s.,

Douvillé, 1907.

E. Douvillé, 1907. Bull. Soc. géol. ser. 4»,

fig.

data del 18 giugno 1847, diresse

con

1=

OrbitoUnae, ad

le



al

Ltell, inserita a pag. 11, voi.

e dove indicò soltanto d' aver dato detto

,

un gruppo

di

forme

fossili

comprendente

Orbitoides Mantelli (Morton)]. Eicordatolo poi nel

drome de Paleontologie stratigrapMque

medesime

V Orbitoides media



(figure

316

di pag. 193)

du

disque, très

Tanto in questo, quanto nei

sibile eliminarla

LX

(1906-1907),

IV (1848)



lettera che

del

"

Quarterly Journal

nome, a causa delle loro analogie

le specie inedia,

papyracea ed americana

„,

194 del

"

del

voi. II, fase. 1°,

Cours

accompagnata da cinque figure concernenti ^':

discoidale

convexe

des

deux

sempre con incertezza che metto in sinonimia

essendo queste insufficientemente illustrate.

perchè non mi è stato conceduto l'esame dei topotipi, però essa

formée

còtes,

fortement encrouté extérieurement au milieu,

casi successivi, è

questi, in

a proposito della distribuzione stratigrafica delle

,

e così concepita

Db Geegoeio,

pag. 8 e 9 estr.

et

di

soit

qualche specie

Non mi

riflettesi soltanto sui

dinne

montrant

è stato

nomi

pos-

specifici.

Shbrborn, nel suo prezioso repertorio di citazioni « An Index io the Genera and Species of the Fora(Smithsonian Mise. Collect., n.° 856 e n," 1031, 1893 e 1896), segna V Orbitoides media d'Orbigny nel 1849, del « Cours élémentaire de Paleontologie, ecc. », a pag. 193, fig. 316; e nel voi. II, fase. 2°, 1852, a pag. 689, C. D.

minifera voi. I,

ecc.

de Geologie stratigrapMque

le Orbitoides dette Simplorbifes dal

2)

universelle,

1420. G. Orbitiodes, d'Orb., 1847. Coquille

seule rangée de loges atdour

')

et

— Coppa,

1850, a pag. 279, 334 e 406, del voi. II del " Pro-

specie, ne dette finalmente la descrizione nel 1851, a pag.

élémentaire de Paleontologie

').

LVIII, pag. 133.

XXVII,

una

volta fu data notizia del genere Orbitoides dal d'Orbignt, in

of the Geólogical Society

25

(1907-1908), pag. 18.

Orbitoides Philippi Checchia-Eispoli, 1907. Giorn. Se. nat. ed econom., Palermo, voi.

La prima

VII,

voi IX, (1897-98), pag. 8.

geol. Gesellscli., voi.

Orbitoides cfr. inedia (d'Aechiac). A. Silvestri, 1907 e 1908. Atti Pontif. Acc. N, Lincei, anno

LXI

voi.

125.

Pachino, pag. 13, tav. VI,

Orbitoides medius (d'Archiac). Oppenheim, 1906. Zeitschr. Deutsch.

pag. 106 e 107; anno

LX

N. Lincei, anno

Douvillé, 1907. BuU. Soc. géol. France,

It.

808

1904. BuU.

Di Stefano, 1907. Giorn. Se. nat. ed Checchia- Eispoli e Gemmellaeo, 1907. Giorn.

pag. 22.

(1907-1908),

pag.

— de

Silvestei, 1907. Atti Pontif. Acc.

Soc. géol. France, n. 14, pag. 108.

voi. VII, pag.

4=",

— A.

Fallot et

voi. II, pag.

— Paqtiiee,

de Lappaeent, 1906. Traile de Geologie,

Scienze nat. ed econom., Palermo, voi. C. R.

4%

Dotjvillé, 1902. Bull. Soc. géol. France, ser.

IV, pag. 514.

voi.

4»,



— H.

Trattato di Geologia (1903-1904), pag. 539 e 546.

Soc. géol. France, ser. 4», voi. IV, pag. 416, 417, 418 e 419.

France, ser.







— H.

1-7.

fig.

1904.

6%

213 e 214.

voi. Ili, pag. 210, 211, 212,

DoimxLÉ, 1898. Bull. Soc. géol. pag. 592 e 595. H. Dotjvillé, 1900. BuU. Soc. géol. France, ScHLtniBEKGER, 1901. BuU. Soc. géol. France, ser. 4», voi. I, ser.

(1899),

pag. 232.

137

fig. 557.

»

Evidentemente per

H. Douvillé (Sur V àge (1898), 1899,

élém., ecc. »,

la

prima parte della citazione egli

des couches traversées

pag. 592), complicandolo con mentre questo porta due date:

PalaeontograpWa

italica, voi.

XIV,

1908.

l'

il

par

le

indicare

è caduto in errore,

ed è curioso ciò sia ripetuto per

Panama. Bull. Soc. géol. France, ser. 3', voi. XXVI 1852 come data di pubblicazione del voi. II del « Cours

canal de il

1851 pel fase.

1°,

ed

il

1852 pel fase.

2°.

18

138

A. SILTESTRI

des Uncoles rayonnantes, soit des gramdations.

Nous connaissons de ce genre perdu 4 espèces le maximum, de V étage parisien (fig. 316) „.

premières, de V étage sénonien:

Nel

voi.

toides

media tra

dotte

(fig.

557

di maniera,

i

fossili

cretacee "

sua identificazione con la specie,

France

la

Orhitolina media,

noh.



'',



genere, benché

Mémoire sur

la formation

ed in questi termini:

Lenticulaire, déprimée.

Du

di questi era considerata] se divìse en

uno

"

il

in sinonimia della sua

centre de cìiaque face partent de petits sillons

en se dirigeant vers la circonférence; pores irréguliers à la surface; souvent

se croisent

pólyiÀer [come

la

istituito

messa del resto

d'Archiac aveva descritto nel 1837, a pag. 178 della

du Sud-Ouest de

nombreux, qui

1852, a pag. 683, comprese poi la specie OrU-

perchè ripetizione delle altre su cui era già stato

hanno permesso il

fossiles: les

più diffusi e caratteristici del senoniano; e le figure di questa nuovamente pro-

di pag. 689),

dal d'Orbignt, che

dernières et

les

2" dell'opera citata, pubblicato nel

fase.

II,

[18]

deux parties égdles dans

le

sens de son épais-

seur; l'intérieur présente alors des couches d' accroissement et des cercles qui, en se croisant, ornent ces

de losanges disposés en quinconces circulaires. "

Les individus jeunes, doni on seraìt

Diamètre de plus grands individus, 50 une

tenté de faire

espèce, soni

moina

le

mill.; épaisseur,

lames

3

mill.

larges, plus elevés, proportion

gardée, et ressemhlent à deux cónes opposés base à hase. "

Cette espèce est figurée

stricht „, pi.

figs. 1, 2, 3, 4).

Loc. de

S.

"

Loc. du

Nord

"

Étage. Graie

non

nome

Hìstoire de la

Montagne de Saint-Fierre de Maa-

Elle est aussi indiquée, mais non décrite dans

de la

France

genre discholite de Fortis.

le

VEurope.

et de

Maestricht.

tuffeau. „

se le due specie in discorso

zione del

("'

Ouest. Royan, Lanquais, Dordogne.

"

Ma e

XXXIV,

dans Faiijas de Saint-Fond

si

son potute identificare, ciò che ha portato per conseguenza l'ado-

del d'Archiac, perchè più antico, giova osservare che è questa un' identificazione parziale

totale, perchè, e ciò resulta dal contesto del d'Archiac, or riferito, questi

comprese nella propria

specie forme diverse, una delle quali può agevolmente riconoscersi per VOrhitoides apiculata Schlumberger.

Eitornando ora e come sopra ho

al

d'

Orbignt

avendo

:

egli

compreso nel suo genere Oriitoidès, oltre

già significato, la papyracea {Nummulites papyracea Boubée, 1832), e

ossia la Mantelli

la specie media,

Y americana d'Ore.,

(Nummulites Mantelli Morton, 1833), ed indicatone V habitat generale nei

limiti inclusivi

dal senoniano al luteziano, è evidente v'intendesse attribuite le forme di poi aggruppate in generi distinti da.\V Oriitoidès, detti

Quindi abbiamo un genere

Orthophragmina dal Munier-Chalmas (1891) e Lepidocyclina dal GUmbel (1868). Orbitoides, lato sensu,

nessuno s'è preoccupato

degli autori moderni, di cui però l'antico genere d'orbignyano.

Ed

ed un altro strido sensu; questo, secondo

in vero:

il

GOmbel

lo

il

concetto

d'emendare completamente ed esattamente

suddivise in Discocyclina, Rhipidocyclina, Akti-

nocyclina, Asterocyclina e Lepidocyclina, soprattutto in base alla figura esterna ed ai caratteri dei segmenti

ma

equatoriali,

egli

zioni solo l'ultima è

s'interessò

soltanto di forme

comunemente

adottata, ed attende pur essa

degli autori recenti che l'abbiano preso in seria

médian rliomiique

loges

arcs de cercle semblàbles, appartenant

voi.

eoceniche ed oligo-mioceniche^', e delle sue distin-

limitées en avant

aux deux

un emendamento. H. Douvillé,

par un are de

loges précédentes „

''

,

dà per tipo

1)

Mém.

2)

BeitrSge zur Foraininiferenfauna der nordalpinen Eocàngébilde. Abhandl.

X 3)

primo

:

cercle et

e gli

il

come dotato di " réseau en arrière par deux demi

considerazione, lo definisce

1'

Orbitoides

media

Soc. géol. France, voi. II (1835), 1837, pag. 157-192. k.

bayer.

Ak. Wiss.,

II

CI.,

(1870), fase. 2°, 1868, pag. 581-730, tav. I-IV.

Sur

l'àge des couches

(1898), 1899, pag. 595.

traversées

par

le

canal de

Panama.

Bull. Soc.

géol.

France,

ser.

3*

voi.

XXVI,

A. SILVESTRI

[19]

139

del dordoniano. C. Schlumberger, secondo in ordine di data, pur mantenendogli detto

caratteri: " Loges équatorìales rhomhiques augmentant



elles

soni fréquemmenf subdivisées ; perforations

tipo,

ne dà per

assez sensiilement en hauteur vers la circonférence

des cloisons assez fortes „^K Descrizioni queste troppo

incerte e troppo comprensive.

Non

pretendo, almeno pel momento, far di più o meglio dei due ultimi autori nominati,

di limitar

maggiormente

nale per Io (Fig. 36),

pili

il

genere in questione, da cui escludo affatto tutte

le specie

genere distinto che dico Lepidorbitoides, e presente descrizione

minor Schlumberger

ma

solo

forme ad apparato embrio-

e dai segmenti equatoriali a lati paralleli riuniti da

biloculare (Fig. 31-34)

od ogivale, aventi per tipo

le

e socialis (Letmerie),

di

cui tratterò nelle

pagine seguenti;

— Plasmostraco

lenticolare, pili o

meno

ciò

arco tondo

aggregandole in per mezzo della

:

Gen. Orhitoides d'Orbignt.

convesso,

pili

o

meno

appiattito,

spesso disugualmente dalle due parti, presentante sulle due facce, o rilievi vermicolari irradiantisi dal centro (forme più antiche), ovvero pustolette o granulazioni (forme più recenti), non di rado assieme sullo Fig.

Fig.

IS.

Fig.

16.

Apparati emlirionali

à^ Orhitoides

Fig. 15, sezione equatoriale d'apparato di

normale (X60)

;

fig. 17

stesso esemplare. Nell'interno osservasi

Fig.

17.

18.

media di Calcasacco.

forma normale (X60);

fig. 16, id. id.

di

forma quasi

e 18, id. di variazioni (X60).

uno strato mediano

di

segmenti disposti secondo una superficie,

coincidente negli individui regolarmente sviluppatisi col piano principale di simmetria, altrimenti curva. Fig.

Fig.

19.

Fig.

20.

21.

Apparati embrionali à.'OrMtoides. Fig. 19, sezione equatoriale di quello àéiì' Orhitoides media di Maastriolit (X60) à.'

;

fig.

20 e 21, id. id.

Orhitoides apiculata di Calcasacco (x60).

e costituito per lo più d'un solo ordine di essi, che però può sdoppiarsi, specialmente a distanza dal centro, od altrimenti complicarsi, per es. con ordini di segmenti più piccoli.

*)

Première note sur ks

Orbìto'ides. Bull. Soc. géol.

France,

ser. 4^ voi. I, 1901,

Da

questo strato mediano

pag. 463.

140

A. SILVESTKI

hanno origine e

vi

addossano accavalcandosi

si

ai

due

lati

[20]

di esso,

altri

numerosi, piccoli segmenti, che

crescono in numero dalla periferia al centro del nicchio. I segmenti mediani s'iniziano da

sempre provveduto

parete grossa

di

da

(Fig. 15-25) e suddiviso

sottili

e,

un apparato embrionale micro o megalosferico

il

,

carattere fondamentale, mai biloculare (Fig. 31-34),

tramezzi secondari in 4 o

piii (Fig.

quale ultimo è

ma

monoculare

26) scompartimenti, eccezionalmente

in tre o due. Nelle sezioni equatoriali presentano contorno ad arco per regola depresso (Fig. 10, 27 e 28), disposizione radiale ed a fig. 1,

2 e 4; Tav.

XIX Fie.

cicli

alternati a partire dalla megalosfera (Tav.

[III], fig. 3 e

4; Tav.

XX

[IV], Fig.

22.

fig. 4),

XVII

[I], fig.

8-10

;

Tav. XVIII

[II],

a spirale e poi nella stessa guisa nel caso Fig.

23.

24.

Apparati embrionali à'Orbitoides apicvlata. Fig. 22 e 23, sezioni equatoriali d'apparati eccezionali in esemplari di Calcasacco.(x60) d'apparato eccezionale in esemplare di Maastricht (X60).

di microsfera,

rimanendo sempre un piccolo intervallo tra ogni segmento ed

diatamente (Fig. 10, 27 e

28). Nelle sezioni

Fig.

25,

XVII

[I], fig.

i

sezione equatoriale

due che

lo

precedono imme-

Fig.

25.

à.'

26.

OrWtoides.

comune à' Orbitoides apieulata in esemplare di Maastricht d'apparato normale d'Orbitoides gensacica in esemplare di Calcasacoo (x60).

sezione equatoriale d'apparato non (X60)

(Tav.

iìg. 24,

meridiane mostrano pure contorno ad arco, però meno depresso

Apparati embrionali Fig.

;

11

;

;

flg. 26, id.

Tav. XVIII

[II], fig. 5;

Tav.

XIX

[III], fig.

2 e 5

;

Tav.

concavità è costantemente rivolta al centro della conchiglia; in tali sezioni

si

XX

[IV], fig. 2 e 3), la cui

osservano perforati.

A. SILYESTKI

[21]

I fig.

14:1

segmenti laterali offrono contorno pure arcuato e depresso nelle sezioni meridiane stesse (Tav. XVII

11; Tav.

XVIII

[II],

5; Tav.

fig.

XIX

[III], fig. 2 e 5;

XX

Tav.

[IV],

fig.

2 e

[I],

poligonale nelle

3),

tangenziali; la loro disposizione è radiale, convergendo dalla periferia al centro delle facce del plasmo-

alternante parallelamente e perpendicolarmente a queste.

straco, ed

Nelle

tangenziali

sezioni

essi

si

riconoscono perforati, e con forellini assai minuti.

Tra

tali

segmenti

che determinano cellette intercomunicanti per la loro base, produconsi

laterali,

nelle pareti di contatto ovvero agli angoli, degli ispessimenti, oppure

diano,

riempionsi

2 e 5; Tav.

fig.

e con ciò

il

complica coi

continuativamente di sostanza del nicchio

XX

[IV], fig. 3), questo

probabilmente

allo

(Tav.

di

file

XVIII

essi,

[II],

;

Tav.

XIX

[III],

scopo d'irrobustirlo (endoscheletro di sostegno);

reticolo superficiale suo, determinato dalle suture dei diversi segmenti, rilievi

me-

radiali dal piano

fig. 5

rimane coperto, o

si

esterni precedentemente indicati.

Esempi: Orhitoides media (d'Akchiac), 0. apiculata Schlumbeeger, 0. gensacica (Leymerie). Fig.

^

,5=^==^

Fig.

27.

-^^^^^^

;i.

<===^

Frammenti marginali

di sezioni equatoriali

Fig. 27, i^Orbitoiàes apiculata di Caloasacco (X60);

28.

.#^==-

&.'

^=N. ,^=^

Orìntoides.

fig. 28, à' Orbitoides

gensacica di Calcasacco (x60).

Premesse queste indispensabili considerazioni tassinomiche, confermo

1'

esistenza dell' 0. media

nel

calcare grigio a macchie verdicce della contrada Calcasacco presso Termini-Imerese, dov' è piuttosto fre-

quentemente rappresentata da esemplari megalosferici (Tav. XVII 3; 4; eccezionalmente di 4, 5

mm. L'ho

[I], fig.

8-11), del

diametro di

mm.

2,8;

riscontrata pure, e mediocremente comune, nella breccetta ros-

siccia di trasgressione eocenica del vallone Trepietre e nel calcare grigio-chiaro cristallino a SphaeruUtes

Sauvagesi della rupe del Castello di Termini-Imerese. Anche

Gemmellaro

la ricordano di quest'ultima località,

golari, e difatti lo

mentre per

esemplari

di

i

Checchia-Rispoli ed

rupe del Castello

mi riprova

la fig.

1,

di

caratteristici sopimenti longitudinali

di

Bagheria (Palermo).

XVII

[I], fig. 8-10),

Termini, nulla avevo avuto da osservare in proposito, e

Checchia e Gemmellaro

tav. I, del i

(loc. cit.,

in sgn.),

riguar-

primi sono specificamente indistinguibili dai secondi,

con briglia trasversale (Fig. 15 e 16; Tav.

individui, lasciano adito a dubbio. Di vari

il

Calcasacco presentassero segmenti equatoriali un po' irre-

dante individuo dell'ultimo habitat ricordato. Però



il

sono tanto per la forma, quanto per la disposizione (Fig. 10; Tav.

quelli della

giustamente, come

gli

Di Stefano,

e dell'a-lto vallone Trepietre, accennando d'averla rin-

venuta pure nella regione Serradifalco nei dintorni Già avevo notato come

il

ho detto,

e

non

di tutti,

perchè

tali

XVII

[I], fig.

10), di vari

sopimenti subiscono per

regola nelle Orhitoides grandissime variazioni, di cui le Fig. 17 e 18 concernenti campioni di Calcasacco, e la 19 individuo di Maastricht nel Belgio, bastino a darne un saggio pel caso dell' 0. media. Attribuisco alla specie stessa anche la sezione meridiana riprodotta nella [I],

ricavata da una conchiglia di Calcasacco avente lo

fig.

scheletro supplementare

11 dell'unita Tav.

XVII

piano

delle

ridotto,

il

logge equatoriali spostato, e l'apparato embrionale anomalo. Disgraziatamente la spatizzazione ha distrutto

A. SILTESTRI

142

in parte

i

Tanto Fig. 15

per cui potrei anche essermi ingannato, sebbene l'identità dei segmenti equa-

setti di questo,

toriali e laterali a quelli

e

dell'

0. media

mi

assicuri di no.

segmenti mediani, od equatoriali che dir

i

specie

5) della

[22]

in

si

discorso, mostrano tale

voglia, quanto

grande

affinità

1'

o

apparato embrionale

somiglianza con

gli

cfr.

(

le

omologhi

délV Omphalocycliis macropora, da farmi giungere per altra via alla medesima conclusione di H. Douvillé ^\ e cioè che cyclus

^'

,

0.

1'

ed

i

media presenti caratteri

rilievi

arcaici; è

per

me

l'Orbitoide più prossima al genere Omphalo-

vermicolari della superficie ne darebbero la conferma.

L' 0. media comparisce in Francia al livello superiore del campaniano, nei calcari bianchi a Crania

ma abbonda

ìgnahergensis di Talmont [Arnatjd e H. Douvillé],

nella

"

craie bianche „

del

Royan (Charente-Inférieure) [d'Archiac, d' Oebignt, Berthklin, Carter, e H. Dou[Schlumberger], raggiungendo il massimo della frequenza nei calcari grigio-verdastri

dordoniano inferiore villé] e dintorni

soprattutto

di

di Meschei'S (Charente-Inférieure), coi quali comincia

dordoniano e che racchiudono già Nerlta rugosa

il

HoENiNG f= Otostoma ponticum) ed Medryonia ungulata (Schloth.) (= Ostrea larva Lamok.) [Arnatjd e H. Douvillé]. Anche nella regione dell' Haute-Garonne è stata trovata abbondante negli strati inferiori del campaniano superiore, ossia del dordoniano [de Grossouvee], ed è ricordata negli strati coevi di Ro-

Mirambeau

quefort [Fallot e Reyt], Saint-Georges, Suzac,

(Charent-Inf.),

Maurens

Périgord [Schlumberger], Lanquais (Dordogne) [d'Archiac, d'Orbignt], nel calcare

(Isère),

Beaumont-de-

(" calcaire-nankin „)

ad

Alectryonia ungulata, Nerita rugosa, Hemipnèiistes pyrenaicus, ed Orbitoides gensacica, d'Ausseing e Gensac [de Lapparent], nei calcari gialli con Nerita rugosa, Alectryonia ungulata e Pyenodonta vesicularis (Lamck.], di

Méaudre

(Isère) a

TF di Grenoble [Munier-Chalmas, Lort

e Paquier]; ed in

generale nel dordoniano

dell'interno del bacino d'Aquitania [Fallot e Reyt]. Io l'ho rinvenuta anche nel dordoniano di

(Haute-Garonne) assieme alla Siderólites calcifrapoides ed

all'

Inoltre se ne cita la presenza nella creta di Maastricht starei a confermarla (Fig. la Lepìdorbitoides di

nel Belgio [d'Archiac e d'Orbignt],

dove

19 e 30) ed in società colV Omphalocyclus macropora, V Orbitoides apiculata e

minor; quindi nei calcari e nelle marne sabbiose dordoniani ad Alectryonia ungulata

Monsech (Catalogna) [Vidal],

e di Alcoy

calcare ad Actaeonella cfr.

penisola Balcanica,

ritenuto

Eenauxiana

d'

Valenza, come

e

base Semipneustes pyrenaicus e Clypeolampas

calcari grigiastri a

Latoue

Omphalocyclus macropora.

LesJcei,

dei

pure in quelli arenacei contenenti

dintorni

Orb. ed Endiaplocus

corrispondente

Spagna [Micklès]

Hamlin ) di Mkow Gosau (Traunwand) [Oppenheim];

cfr.

formazione di

alla

d'Alicante, in

libanensìs

(

Pironaea polystylus Pironi, inclusi nei conglomerati eocenici presso

,

la valle dell'

alla ;

nel

nella

e nei

Isonzo

[H. Douvillé, e Parona].

Sembrerebbe Palo presso

il

esistesse pure tra

Capo Passero

in Palestina [Fraas e Lartet],

')

i

in Sicilia

Distribution des OrbiioUtes

ma

et

fossili

dell'orizzonte ad Hippurites cornucopiae Defrance, di Porto

[De Gregorio]

esiste

,

Gerusalemme bianco-brunastri dordoniani di S. Emi-

e nei calcari ippuritici dei dintorni di

certamente in

des Orbitoides, ecc. Loc.

calcari

cit.,

pag. 308.

nome di « 0. lohannis Checchia » il Checchia-Rispoli descrive brevemente uu' Orbitoides dei calcari marnosi e marne di color biancastro, verdiccio, rossiccio, associati a sottili strati d' argille scagliose di color rosso vinaccia del valloncello Calcasacco, nella regione omonima dei dintorni Termini-Imerese, il cui apparato em^)

Sotto

il

,

brionale apparirebbe quello dell' Omphalocyclus viacropora, per cui è molto probabile caratteri arcaici dell' O. media,



le

dimensioni di

«

6

X 2,5 mm.

preventiva sulla serie nuramulitica dei dintorni di Bagheria Se. nat. ed econom., Palermo, voi.

XXVII,

1907, pag. 17).

e

»

e la forma

«

di Termini-Imerese

si tratti di

semplice varietà dai

lenticolare » vi contraddicono (Nota in Provincia di Palermo. Giorn.

A. SILVESTRI

[23]

liano nella Terra d'Otranto, in

143

compagnia deìV Oinphalocyclus wiacro^ora

enei

[A. Silvestri],

calcari del

cretaceo superiore della regione Serradifalco nel territorio di Baglieria (Palermo), in unione ad Hippu-

FiG.

Apparati embrionali

30.

à.^Orhitoides.

Fig. 29, sezione meridiana di quello dell' Orbitoides apiculata di Maastricht (X60);

rites Oppéli

ecc.

fig. 30, id. id. deìl'

medesima

località (x60).

H. Douvillé, Caprina commimis Gemmellaro, Orbitoides apiculata Schlumb., 0. gensacica (Letm.),

[Checchia-Rispoli e M. Gemmellaro].

Orbitoides apiculata Schìumbergee. Disoolithus lentiformis FoEiis, 1802. «

Orbitoides media della

Mém,



Tav.

Hist. nat.

XVin

Pierre de Maestricht, pag. 186, tav.

»

XXXIV,

1823; in schedis

fig. 1,

2; Tav.

XIX

[III], fig. 2, 3.

Oryet. Balie, voi. II, pag, 106, tav. ET,

Nimiismale .... uvea une éhauche de mamelon au centre

Disoolithus lentiforme Defkance,

[II],

f'/itZe

FAujAS-SAiNT-I"oin), 1799. Hist. nat.

fig.

N

ed 0.

Montagne Saint-

fig. 1-4.

Schliuibekgee, 1901. Bull. Soe. géol. Trance, ser.

4",

voi. I, pag. 461).

Lycophris lenticularis var. B, Defbaìjce, 1823; in schedis ser.

4%

voi. I, pag.

461

Orhitolina media [pars] d'Abchiac, 1837.

Mém.

Hymenocyclus Faujasi (Defeance). Beonn,

XXIX:

1,

fig.

(fide

Schlumbeeger, 1901. BuU. Soc. géol. Franca,

).

Soc. géol. Franco, ser. 1», voi. Il (1835), pag. 178.

1851-1852.

Lethaea

Geognostica,

ediz. 3^, voi.

Orbitoides Faujasi (Defeance). [Pars] Retjss, 1862. Sitzungsb. k. Ak. Wiss. Wien, voi. tav. lY, fig.

II,

pag. 94.

tav.

29').

7-9; tav. V,

fig.

XLIV

(1861), pag. 309.

1-5.

Bronm propose il nome generico Hymenocyclus in sostituzione di quello à' Orbitoides d' Oebigny che giunon con tutti i torti, ibrido, prendendone a tipo {Faujasi) la forma figurata e descritta dal Faujas de SaintFoND come « Numismale » (v. la sinonimia), e ricordata dal Dbprance qual Lycophris Faujasi. Ma, come abbiamo veduto (v. la nota in calce a pag. 136 [16]) quest'ultima è 1' Orbitoides media (d'Arch.), diversa, per quanto il d'Abchiac l'abbia invece identificata ad essa, dalla forma del Faujas, riconoscibile per V Orbitoides apiculata Schlumb. Nasce dunque la questione a quale delle due specie, O. apiculata od 0. media, abbia voluto alludere il Bronn. A me pare, sulla scorta delle figure di questi, non possa esser dubbia la corrispondenza àaW Hymenocyclus Faujasi ')

Il

dicò, e

all'O. apiculata, ed è perciò che l'ho posto nella sinonimia di quest'ultima.

A. SILVESTRI

144

De

Simplorhites cupulimis

[24]

Geegorio, 1882. Fossili dint. Pachino, pag. 11, tav. VI,

1899. Atti e Eendic. Acc. Se. Lett. ed Arti, Acireale, n. Simplorhites expansopsis

De De

s.,

De

Simplorbites nuvimulitinus

s.,

voi

Orhitoides apiculaia ScnLUUBERGER, 1901. Bull. Soc. géol. Franco,

e 811.

IX

IX,

fig.

— Paquier,

1 e 4.

— H.

fìg.

s.,

ser.

4=",

IV, pag. 514.

voi.

Coppa,

— Coppa,

23 e 24.

fig.

— Coppa,

26.

1899.

1899. Atti

(1897-98), pag. 8.

voi. 4^,

IX

fig.

Coppa, 1899.

tav. Vili, fig.

voi. I, pag. 465,

— de



28.

(1897-98), pag. 5.

ser.

4%

1904. Bull. Soc. géol. France, ser. 4^, voi. IV, pag. 417-418. ser.



(1897-98), pag. 8.

Douvillé, 1902. Bull. Soc. géol. Franca,

géol. France,

1904. Bull. Soc.

IX

').

(1897-98), pag. 8.

Gregorio, 1882. Fossili dint. Pachino, pag. 12, tav. VI,

Atti e Eendic. Acc. Se. Lettere ed Arti, Acireale, n.

6; tav.

voi.

Gregorio, 1882. Fossili dint. Pachino pag. 12, tav. VI,

e Eendic. Acc. Se. Lett. ed Arti, Acireale, n.

4 e

IX

Gregorio, 1882. Fossili dint. Pachino, pag. 12, tav. VI,

Atti e Eendic. Acc. So. Lett. ed Arti, Acireale, n. Simploì-hites uniconieus

voi.

s.,

21 e 22

fig.



1,

308

voi. II, pag.

de GROSsorvRE,

Lapparent, 1906. Traile de

Geo-

pag. 106 e 107;

— A. Silvestri, 1907el908. AttiPontif. Acc. N. Lincei, anno LX (1906-1907), anno LXI (1907-1908), pag. 18 e 22. — Di Stefano, 1907. Giorn. Se. nat. ed econom.,

Palermo,

XXVII,

logie, voi. Ili,

pag. 1456.

voi.

France, n. 14,

pag. 9 e 10 estr.

pag. 108.



Palermo, voi. XXVTI, pag. 6

6 (non fig. 7;

non

Douvillé,

somm. Séances

1907. C. E.

1907.

tav. Vili,

BuU.

Soc. Géol. France, ser. 4^, voi. II, tav. VT,

15 e 16).

fig.

anno X, pag. 122, tav. VT, anno X, pag. 122 e 127, tav. VI, fig.

Silvestrina apiculata (Schlumbergee). Prever, 1904. Eiv. It. Paleont., Silvestrina Vanden-Broecki Prever, 1904. Eiv. It. Paleont.

Lepidocyclina Giofaloi Checchia-Eispoli, 1905. Eiv. voi.

italica,

XI, pag. 148.

— Id.,

Palermo,

Paleont. anno XI, pag. 81^>.

It.

1906. Boll.

1907. BuU. Soc. Géol. France, ser. straiigr.

4%

XXVII,

Soc. geol. It.

VI

voi.

Eoe. dint. Termini-Imerese, pag. 14. voi.

Soc. géol.

ed econom.,

Giorn. Se. nat.

estr.

(Leymeeie). Schlttmbeeger, 1902 (pars).

Orhitoides socialis fig.

— H.

Checchia-Eispoli e Gemmellaeo,

voi.

(1906), pag.

XXV,



— Checchia-Eispoli,

8.

Id., 1905. Palaeontogr.

pag. 219.

629').— M.

fig.

2.



[?]

E. Douvillé,

Ciofalo, 1907.

Giae. e

1907. Giorn. Se. nat. ed econom.,

pag. 13 estr., n. 2.

Lepidocyclina Giofaloi {A) Checchia-Eispoli, 1906. Eiv.

M. Ciofalo, 1907. L'Eocene nei Orhitoides Faujasi de Lapparent, 1906.

dint.

It.

Paleont.,

anno XII, pag. 88-89,

tav.

IH,

fìg.

4-5

'').



di Termini, pag. 3.

Traile de Geologie voi. Ili, pag. 1460.

Lepidocyclina Giofali Checchia. Sacco, 1906. Bull. Soc. géol.. France, ser.

4=,

voi.

V, pag. 889.

Secondo quello che ho significato nella nota a pag. 137 [17], le Simplorhites del De Gregorio qui segnate in. lo sono con riserva; però è sicuro che tra le forme del proprio genere l'autore comprese pure 1' 0. apiculata, avendola rinvenuta anche il Dì Stefano nella medesima località esplorata dal primo (I calcari cretacei con Orbitoidi dei dintorni di Termini-Imerese e di Bagheria (Palermo). Giorn. Se. nat. ed econom. Palermo, voi. XXVII, ')

sinonimia,

,

1907, pag. 10 estr.). ^'

Questa forma va distinta dall'altra da

N. Lincei,

me

indicata, per incompleta figura e descrizione per parte dell'autore

come Lepidocyclina ciofaloiì i? Checchia » (SidV età geologica delle Lepidocicline. Atti Pontif. Acc. anno LX (1906-1907), 1907, pag. 89), e da M. Ciofalo qual a Lepidocyclina ciofaloi ? Checchia » (Sulla

della specie,

«:

Posizione delle rocce a Lepidocicline nel territorio di Termini-Imerese (Palermo). In 8°; Palermo, 1907, pag.

sendo la prima un' Orbitoides,

str. s.,

e la seconda

una vera Lepidocyclina; originariamente dordoniana

7),

es-

la prima,

sebbene trovata dal Chbcchia-Rispoli assieme a fossili eocenici, e spettante, per quanto finora so, alla specie O. apiScHLUMBBRGER, oligocenica la seconda ed appartenente al gruppo della Lepidocyclina marginata (Michelotti). 3) Credo che anche a R. Douvillé sia accaduto un caso come quello sopra indicato, ossia la confusione d'una

culata

Lepidocyclina oligocenica con un' Orbitoides cretacea, ma, nella mancanza d'indicazioni che certezza, ho preferito tener conto, con la debita riserva, del supposto sinonimo. *1

Si

veda

la

precedente annotazione u.»

2.

me ne

possano dar la

145

A. SILVESTRI

[25]

1907 e 1908. Atti Pontif. Acc. N. Lincei, anno

Orhitoides saverii A. Silvestri,

LXI



(1907-1908), pag. 18.

XXYII,

Checchi a-Eispoli, 1907.

Giorn.

LX

nat.

Se.

Checchia-Rispoli, 1907. Giorn. So- nat. ed econom., Palermo,

Ciofaloi n.

— A.

pag. 2 e 4. Orhitoides

Adelis

Checchia-Eispoli e

pag. 8 estr., tav.

.

Dobbiamo

al

es.

a Maastricht,



e scomparsa dei due

XXVII,

e cioè che essa

sembra

le

mie indagini mi portano a confermarla: dove VO. apiculata è

il

si

rinvengono talune forme, di

solito le più piccole, aventi

il

tramezzi

in alto della briglia di tale

corti,

convertono

lo

in

apparato embrionale, col successivo distacco

quello dell'O. apiculata (Fig. 20 e 21); in pari

i

Gemmellaro

sinominia). Quest'ultima fase è molto importante, perchè

(v. la

embrionale delle Lepidocycììna

dell'apparato

con segmenti mediani e laterali diversi

del

(cfr. le

tipo dilatata (Michelotti) (Fig. 38),

mi

a qualche

limito

XIX

Anche

le sezioni

[III],

si

la ripetizione

ma

continuantesi

possono pur avere posizioni insolite

esempio riprodotto per mezzo

quale ultima è ricavata da quella forma che avevo denominato nella unita Tav.

0. Adelis dal



ci

Fig. 27 e 37). Però, essendo grande la variabilità dell'ap-

parato in questione anche nell'O. apiculata, come nell'O. media, dei sepimenti, di cui

scom-

rimanenti diventano continui ed assumono un contorno ton-

deggiante (Fig. 24) come nelle varietà, o piuttosto variazioni, dette 0. panormitana ed e

connotati

vermicolari s'interrompono, convertendosi in protuberanze irregolari. Avvenuta la

parsa dei tramezzi corti (Fig. 20 e 21)

Checchia

i

fre-

cui apparato

Lo spostamento

specie in discorso.

rilievi

si

voi.

Econom., Palermo,

embrionale è però quello dell'O. media (Fig. 19), per la maggior valore, come gli ho dato, esse vanno classificate nell'ultima delle

nominata,

qual cosa, se a questo

i

media;

dell'O.

esterni della specie

tempo

Se. Nat. ed

Paquier " un'importante osservazione ^v\V Orlitoìdes apiculata,

una mutazione

quente, come p.

econom., Palermo, voi. XXVII,

Se. nat. ed

4.

fig.

I,

17 e 30 estr. pag. 17 estr.,

2 e 3.

fìg.

I,

XXVII, pag. 8, voi. XXVII,

N. Lincei, anno LXI, (1907-1908), pag. 172.

Gemmellako, 1907. Giorn.

panormitana Checchia-Rispoli e Gemmellaro, 1907. Giorn.

Orhitoides

Palermo, voi.

1907. Sulla pivven. ale. Lepidoc. dint. Termini- Imei-ese (Palermo),

Silvestri, 1908. Atti Pontif. Acc.

pag. 7 estr., tav.

sia

— Id.,

pag. 21 estr., n. 8.

7,

ed econom.,

pag. 18 estr.

Orhitoides Caroli Ohecchia-Eispoli, 1907. G-iorn. Se. nat. ed econom., Palermo, voi. Orhitoides

(1906-1907), pag. 106; anno

delle Figure 25,

0. Saverii

(v.

la

22 e 23, la

sinonimia) riprodotta

3.

fig.

meridiane provano gl'intimi rapporti di parentela tra l'O. media (Yig. 30) o l'O.

apiculata (Fig. 29).

La seconda

di

queste specie non è infrequente nel calcare grigio a macchie verdicce della contrada Cal-

casacco, dove raggiunge

anche nella breccetta losferica (Tav.

XVIII

il

di transizione [II], fig. 1

assai variabile (Fig. 20-23).

Belgio, presenta l'altra (Tav.

XIX

il

diametro da 4 a 5,5

A

XIX [III],

fig. 3),

lo

spessore di 2 a 2,5

È

questo

il

meno

ambedue

mm.

;

l'ho riscontrata

le rocce

sempre mega-

con apparato embrionale, come già ho significato,

somiglianza delle forme del cretaceo

di

Maurens

in Francia e di Maastricht nel

conico al centro d'una faccia, convesso pianeggiante nel-

carattere pel quale

apiculata in genere a parte, che denominò Silvestrina,

ma

il

Prever

il

^'

credè poter distinguere V Orhitoides

quale tanto

io

^'

quanto Lemoine e R. Dou-

Méaudre (Isère). Bull. Soc. géol. France, ser. A?-, voi. IV, 1904, pag. 417. Orbitoidinae. Riv. It. Paleont., anno X, 1904, pag. 122. fossili del territorio d'Anghiari. Atti Pontif. Acc. N. Lincei, anno LVIII (1904-1905),

')

Sur

')

Osservazioni sulla sottofamiglia delle

3)

Lepidocyclinae

le

con

eocenica del vallone Trepietre, ed in

e 2; Tav.

nicchio dissimmetrico, più o

[III], fig. 2).

mm.

calcaire à Orbitoìdes de

ed altri

1905, pag. 127. Palaeontographia

italica, voi.

XIV,

1908.

19

146

A. SILVESTRI

VILLE "

abbiamo osservato non esser

,

ma non

nella specie apiculata, tale irregolarità

non

si

[L'6]

comune

valido, resultando fondato sopra irregolarità d'accrescimento,

infrequente anche in altre, p.

produce subito (Tav.

XIX

es. nella

[III], fig. 2),

ma

gensacìca (Tav.

XX [IV], fig.

3)

^' .

Spesso

invece dopo una certa fase d'accrescimento

del plasmostraco, quasiché, diventato troppo pesante, fosse costretto a rimaner posato al suolo sopra

Peever credo

una

che è poi quella in cui non infrequentemente lo scheletro secondario prende notevole sviluppo.

faccia,

accenna anche ad altra Silvestrina,

^'

una differenza sostanziale tra

la

Vanden-Broecki n.

f. „

,

due: è vero che egli la trova ne

"

indica in che cosa consista, laonde

mi ritengo autorizzato a supporre

si

mutazioni dell'apparato embrionale

Il

che distingue àaìVapiculata; io non

le

vi sia

ma non

"

camera embrionale

la

tratti

„,

d'una delle tante

apiculata.

dell' 0.

L'esistenza della specie in discorso a Calcasacco è stata confermata dal Checchia-Rispoli, che la ricorda nei calcari marnosi varicolori del valloncello

ed

0. Saverii A. SiLv.; circa l'O. Ciofaloi

omonimo,

nomi d'O. Caroli

coi

0. Ciofaloi, Checchia,

n. sp.,

debbo osservare come perla prima volta

sia stata rinvenuta dall'au-

tore assieme a fossili eocenici della contrada Rocca nel territorio di Termini-Imerese, e perciò attribuita all'eocene

*'

.

Ivi è con tutta la probabilità

ma

loggia circolare senza tramezzi,

credo sia capitato

un

fossile

non conosco

io

rimaneggiato. L'A. stesso la descrive come dotata d'una di simili Orbitoidi,

Checchia qualche esemplare dove

al

i

né ne trovo ricordate negli autori:

sepimenti interni dell'apparato embrionale siano

rimasti distrutti nella fossilizzazione. Altri punti

dei

dintorni di Termini-Imerese nei quali

si

é constatata la

presenza

dell' 0. apiculata,

resultano, la rupe del Castello di Termini e l'alto vallone Trepietre, dove presentasi in Orhìtoides

ve

media e gensacìca,

ecc.

ma

indicano nel senoniano,

la

;

ciò

secondo

il

Di Stefano,

il

Checchia-Rispoli ed

il

compagnia

mi

delle

Gemmellaro, che

anche, pel vallone Trepietre, nella breccetta di cui sopra ho detto.

In altre regioni: trovasi negli strati elevati del dordoniano di Maurens (Isére) assieme all'O. media

[ScHLUMBERGER, DE Grossouvre], e nell'ultima zona senoniana della regione dell'Haute-Garonne con Omphalocyclus di

macropora [de Grossouvre], però fa

Beaumont

Belgio

;

tamente

la

sua prima comparsa nel dordoniano medio della Francia (strati

e del Buisson nelle Charentes e la Dordogne), associata alle

Meandropsina [H. Douvillé], e del

essendo in quest'ultimo territorio frequente nel penultimo strato a Briozoi, che ricopre immediail

calcare tufaceo, le cui cave sono in esercizio, di Saint-Pierre di Maastricht, in compagnia della

Hippurites Lapeirousei, delle Sphaerulites Hoeninghausi e Faujasi [H. Douvillé, de Lapparent], nonché dé[-

V Omphalocyclus macropora e della Lepidorbitoides minor [Faujas-Saint-Fond, Defrance, Schlumberger,

H. Douvillé, Prever, Paquier, A. Silvestri], presentata nel dordoniano di rites

Méaudre

25

(Fig. 24,

e

29).

Resulta pure abbondantemente rap-

(Isère) in Francia [Paquier], e nei

calcari

cretacei

con Hippu-

cornucopiae Defr., Actaeonella crassa d'Ore., A. laevis d'Ore. Orbitoides gensacica, ecc., di Porto Palo

*)

Bemarques à propos d'une

note de

M. Prever sur

les

Orbitoides. Bull. Soc. géol.

France, ser.

4",

voi.

V,

1905, pag. 58. 2)

La dissimmetria

nell'accrescimento dei nicchi delle Orbitoidi, non è del resto esclusiva di queste: possono

presentarla le Ortoframmine, istituir

Lepidocicline e financo

le

per essa, di nessun valore paleontologico, e tanto

pag. 127, tav. VI,

')

Loc.

*)

Osservazioni sulle Orbitoidi. Riv.

cit.,

Nummuliti. Troppi generi nuovi

It.

BERGBR, è indicata

col

Paleontogr. italica, voi. XI, 1905, pag. 148. It. Paleont., anno XII, 1906, pag. 88-89, tav. Ili,

V Orbitoides Ciofaloi Checchia-Rispoli, che corrisponde Lepidocyclina Ciofaloi j>.

così citati

nome

di

*

dovrebbero quindi

Palaeont., anno XI, 1905, pag. 81. Sicilia.

Lepidocicline eoceniche della Sicilia. Riv.

Avverto che nei luoghi

si

zoologico.

fig. 3.

Sopra alcune Alveoline eoceniche della

Di alcune

le

meno

fig.

aW O. apiculata

4 e

5.

Schluj:-

147

A. SILVESTRI

[27]

presso

il

Capo Passero

e nei calcari

sopra

il

[De Gregorio, Coppa, Di Stefano]. Rinviensi anche nelle marne a Baculites

in Sicilia

ad Hippurìtes Lapeirousei, H.

cóllìciatus,

Aledryonia ungulata ed Orhitoides gensacìca, situate

fiume Olt, nella regione Carpatica [de Lapparent],

communis Gemm., Fecten quadricostatus d'Orb., Adaeonella toides hageriensis (Checchia e

M. Gemm.),

Orbitoides gensacica (Letmerie).

Nwnmulites papyracea Orbitolites gensacica flg.

ed in

;

Sicilia,

- Tav. XVIII [II],

fig.

3-5

;

Tav.

XIX

[III], fig. 4,

5

Mém.

Soc. géol. France, ser.

2'",

voi IV,

mem.

3»,

XX

Tav.

;

Bottbée, 1832. Bull. Soc. géol. Fi-ance, ser. 1', voi II, pag. 445

Leymerie, 1851.

Leymerie, var. gigantea Leymerie, 1851.

pag. 190, n. Orbitolites gensacica

[IV], fig. 2-4.

').

pag. 190, n. 2, tav. IX,

Orbitolites gensacica

mem. Orbitolites secans

IX,

tav.

2,

Leymerie,

3^,

Mém.

Soc. géol. France, ser. 2», voi. IV,

mem.

3=,

Mém.

Soc. géol. France, ser. 2^, voi. IV,

mem.

3*,

voi.

IV,

4

a-b.

tav. IX, fig. 2 a-d.

2,

Leymerie, var. concava Leymerie, 1851.

pag. 190, n.

fìg.

3 a-d.

nummularia Leymerie, 1851. Mém.

var.

Mém.

Leymerie, 1851.

fìg.

France.

Soc. géol.

ser.

2'*,

pag. 190, n. 2. Soc. géol. France, ser.

2'',

voi.

IV,

mem.

ilymenocyclus papyraceus (Bourée). Bronn, 1853-56. Lethaea Geognostica, ediz.

3^, p. 191, n. 3», voi. II.

3 tav. IX,

flg.

pag. 251, tav.

XXXV:

\Oa-g.

Svmplorbites spongians

De Gregorio,

1882. Fossili

ditit.

Pachino, pag. 13, tav. VI,

Atti e Rendic. Acc. Se. Lett. ed Arti, Acireale, n.

*)

Orhitoides gensacìca, Lepìdorhì-

laevis d'Orb.,

Stefano, Checchia-Rispoli e Gemmellaro].

ecc. [Di

2 a-d, e 3 a-d.

Orbitolites gensacica

3,

nei calcari del cretaceo supe-

Bagheria (Palermo), unitamente ad Hippurìtes Oppeli H. Douv., Caprina

riore, nella regione Serradifalco a

Per la dichiarazione

dell'aiitore

s.,

voi.

IX

fig.

30

2).



Coppa, 1899.

(1897-98), pag. 8.

che questa supposta Nummulite fu da lui raccolta nel terreno cretaceo dei tenuta distinta, non solo dalle Nummuliti, ma

dintorni di Boulogne e di Gensac nella Haute-Garonne, essa va

eziandio dalle Ortoframmine dette

:

Orbitoides papyracea (Boubéb). d'Archiac, 1846.

Mém.



Soc. géol. France, ser. 2^, voi. III, pag. 405, tav. VIII,



d'Orbigny, 1850. Prodrome Paléont. stratigr., voi. II, pag. 334. [Orbitoides (Discocyclina) papyracea] GùMBBL, 1868. Abh. k. bayer. Ak. Wiss., II CI., voi. XI (1870), pag. 690, tav. III, fig. 3-12, 18-29. Ecc. 2' Come già ho avuto occasione di esporre (v. la nota a pag. 137 [17]), in mancanza dei topotipi è impossibile l'esatta identificazione delle Siìnplorbites, cioè delle Orbitoides del De Gregorio, con le specie d'altri autori, e pertanto anche il sinonimo di cui sopra va inteso con riserva. Però è da notare che tanto H. Douvillé (Etudes sur les fig. 13.



lìudistes. Distribution régionelle des Hippurites. il

Di Stefano (I calcari

cretacei con

Mém.

Soc. géol. France, Paléont., voi. VII,

1897, pag. 223) quanto

Orbitoidi dei dintorni di Termini-Imerese e di Bagheria (Palei'mo). Giorn. Scienze

XXVII, 1907, pag. 10 estr.), assicurano l'esistenza dell' 0. gensacica (Lbym.), associata Dbfrancb, nel calcare cretaceo del Capo Passero, donde il Db Gregorio trasse le sue

nat. ed econom., Palermo, voi. alla Hippurites cornucopiae

Simplorbites. Il

Checchia-Eispoli ed

il

Gemmellaro (Prima nota XXVII, 1907, pag.

Scienze nat. ed econom., Palermo, voi.

me

sulle Orbitoidi del Sistema Cretaceo della Sicilia. 9),

preferiscono mettere in sinonimia

deWO.

Giornale

gensacica la

meno che essi non abbiano non condivido la loro opinione, perchè la flg. 28, tav. VI, del De Gregorio (Loc. cif.J, che riguarda la specie nummulitinus, mi ricorda troppo le forme dissimmetriche dell'O. apiculaia, ad onta, fatto sopra osservato, di simili ne possa pur presentare VO. gensacica (Tav. XX [IV], fig. 3), come d'altronde resulta ottimamente dalle fig. 36 e 4& del Licymerib, riguardanti: l'una la sua var. Concava AelV Orbitoides gensacica (Orbitolites, 1851) e l'altra quella forma da lui detta «Orbitolites secaììs » (1851), reputata pure sinonima della specie Simplorbites detta nummiditinus da

attribuita all'O. apicidata (v. a pag. 144 [24]); a

os.servato esemplari eccezionali della Sicilia,

O. gensacica.

148

A. SILVESTRI

Orhitoides gensacica (Leymerie). Eoussel, 1892.

Mém. ser.

France,

Géol.

Soc.

— H.

8-14.

fig.

— Eedlioh,

voi. L, pag. 5.

Bull.

— Parona,

4%

voi. II, pag.

256,

— DE

550 e 553.

4%

— Paquier,

Douvillé, 1897.

4

flg.

YII,

e 5; tav.

— Parona, 1904.

1904. Bull. Soc. géol. France, ser. 4^,

IV, pag. 514.

ser. 4^, voi.

1452, 1460 e

voi. Ili, pag.

YI,

voi. II, pag. 310.

Grossouvee, 1904. Bull. Soc. géol. France,

DE Lappaeent, 1906. Traité de Geologie,

— H.

Mem. E. Acc. Se. Torino, voi. XLIX. — Schlitmberger,

1; tav.

fig.

DoTiviLLÉ, 1902. Bull. Soc. géol. France, ser.

IV, pag. 418.

pag. 287.

1901.

1899. Jahrb. k. k. geol. Eeichsanst., ser.

Trattato di Geologia (1903-1904), pag. voi.

XX,

Soc. géol. Nord, voi.

Soc. géol. France, Paléont., voi. VII, pag. 223.

2'>,

1902.

Ann.

[28]

1461. — H.



Douvillé, 1907.

— A. Silvestri, 1907 e 1908. Atti Pontif. Acc. N. Lincei, anno LX (1906-1907), pag. 107 e 168; anno LXI (1907-1908), pag. 18. — H. Douvillé, 1907. C. E. somm. Séances Soc. géol. France, n. 14, pag. 108. — H. Douvillé, 1907. Bull. Soc. géol. France, ser. 4=, voi. VII, pag, 374. — Garez, 1907. Bull. Soc. géol. France, ser. 4^ voi. VII, p. 256. — 4%

Bull. Soo. géol. France, ser.

voi.

VI

(1906), pag. 601.

Di Stefano, 1907. Giorn. Scienze nat. ed econom., Palermo, voi. XXVII, pag. Cheochia-Eispoli e Gemmellaeo, 1907. Giorn. Scienze nat. ed econom., Palermo» estr.,

tav. I,

Orhitoides papyraeea

Simplorhiies

De

(

^= gensacica)

pag. 5 e 10. 1. seni.,

Orhitoides

VI,

ser.

mat. e nat.,

ser.

fls.

Peevee, 1905 in Cassetti. Boll. E. Comit. geol.

1452

Traile de Geologie, voi. Ili, pag.

fig.

pag. 9 estr., tav. II,

Schlumbeeger

fig.

It.,

ser. 4^,

e ]460.

Di Stefano, 1907. Giorn. Se. nat. ed econom., Palermo,

XXVII,

Gemmellaro, 1907. Giorn. Se.

che neìV Oriitoides gensacica

^'

ed econom.,

pag. 17 estr.

Palermo,

voi.

XXVII,

nat.

ed econom., Palermo,

voi.

XXVII,

2-5.

forme generale présente beaucoup de variétés

„,

"

camme dans heaucoup

nulla di più vero,

ma

tali

setti irregolarissimi, molteplici,

d^espèces de ce genre, la

varietà rifiettonsi anche nei parti-

dell'apparato embrionale, grande, e dalla grossa parete esterna (Tav.

internamente da

XI,

1.

Orhitoides euracensis Checchia-Eispoli e

colari

voi.

pag. 8 estr.

pag. 9 estr., tav. II,

Scrisse lo

L,

2», voi. 5=^,

pag. 60.

1°,

Checchia-Eispoli e Gemmellaro, 1907. Giorn. Se. nat.

sicula

XXVIII, pag. 232.

Acc. Se. Torino,

Orhitoides Januarii Chegghia-Eispoli, 1907. Giorn. Se. nat. ed econom., Palermo, voi.

Orhitoides

pag. 8

1904. Trattato di Geologia (1903-1904), p. 553.

(

gensacica Leymeeie.

Orhitoides gensacica (Leymerie), var. secans Leymerie.

XXVII,

Mem. E.

1902. Eendic. E. Acc. Lincei, 01. Se.

STEFAisn,

Orhitoides secans de Lapparent, 1906.

voi.

géol. France, ser. 3*, voi.

1901.

— ^ Orhitoides gensacica) Parona,

pag. 513.

fase.

H. Douvillé, 1900. Bull. Soc.

=: Orhitoides gensacica) Parona,

— De

(Lepidocyclina) voi.

(

XXVII,

voi.



5-9.

fig.

Gregorio.

e 10 estr.

9

8,

XVIII

[II], fig. 4),

traversato

che prendono origine dalle inflessioni della parete stessa.

Basta, per acquistarne un' idea, esaminare accuratamente le figure contenute nella tav. VII dell'autore ricordato.

Per questa variabilità

io

non trovo mezzo

Gemmellaro, ben quattro specie (januarii, gensacica,

di distinguere,

come fanno

sicula, euracensis),

anche tener conto del fatto che in alcuni casi l'apparato embrionale [III], fig. 5) e,

alle

osservò che

i

sviluppa obliquamente (Tav,

petites còtes



^' ,

il

le

facce plasmostraco

"

1)

Deuxième note sur Loc.

cit.,

pag. 256.

les

il

XIX

giovano

medesimo

parfois, s'anastomosenf vers le centra

qual fenomeno è offerto dalla sezione tangenziale

fig.

[II].

2)



caratteri dello scheletro secondario, poiché lo Schltjmberger

numerose granulazioni ricoprenti

pour former des Tav. XVIII

Checchia-Rispoli ed

variando la sua obliquità, se ne possono avere sezioni equatoriali diversissime.

suddette distinzioni specifiche le

si

il

dove ne vedo una sola; conviene

Orbitoides. Bull. Soc. géol. France, ser. 4", voi. II, 1902,

pag. 256.

3 dell'annessa

149

A. SILVESTRI

[29]

Ho

verificato che nel calcare grigio a

macchie verdicce

di

Calcasacco YO.gensacìca è piuttosto frequente,

come lo è anche nel calcare grigio-chiaro cristallino della rupe del Castello di Termini-Imerese; maggiormente comune si mostra nella breccetta a cemento rossiccio, di transizione eocenica, del vallone Trepietre, la quale mi ha fornito l'individuo della fig. 5, Tav. XVIII [II], che, e per le dimensioni e per la struttura, mi sembra debba riconoscersi per forma microsferica della specie. Esemplari di Calcasacco son quelli riprodotti mediante

Tav. XVIII [II]; 4 e

le fig. 3 e 4,

5,

XIX

Tav.

[III]; 2-4,

Tav.

XX

[IV], dalle quali

ben ne resulta

embrionale; un esempio del quale ho voluto dare nella

la variabilità de' connotati esterni e dell'apparato

Fig. 26 intercalata in questo testo.

Nei dintorni

ed

il

Termini-Imerese VO. gensacica è stata pur ritrovata dal Di Stefano,

di

Gemmellaro,

il

Checchia-Eispoli

per precisare, nei calcari marnosi varicolori da loro detti eocenici, del valloncello

e,

Calcasacco, con 0. media ed 0. apiculata; assieme ad 0. media e Lepidorbitoides socialis nei

calcari del

cretaceo superiore della rupe del Castello di Termini, ed infine, nei calcari varicolori con Actaeonella laevis d'Orb., Orhitoìdes media ed 0. apiculata, dell'alto vallone Trepietre.

Essa raggiunge nei campioni che ho esaminato,

il

diametro

Calcasacco, ed in generale in quelli del territorio di Termini-Imerese

di

mm., con

di 6 a 9

lo

spessore di 1,8; 2; 3 a 3,5 mm.;

conchiglie spesse al centro [Orbitoides secans (Leym.)] (Tav. piattite [0. gensacica (Leym.)] (Tav.

La

posizione filogenetica

apparentemente molto agli

si

dell' 0.

XX

[IV], fig.

le

mediani e

[IV],

fig. 3)

delle ap-

gensacica è un po' incerta a cagione del suo apparato embrionale che

,

per cui dovrei concluderne con H. Douvillé

une origine commune avec

ce dernier

confronto dei primi (Fig. 28) e dei secondi (Tav.

il

XX

Tav.

le

discosta da quelli delle specie in precedenza trattate, e sembrerebbe somigliante

considérer cornine ayant laterali,

[III], fig. 5;

comuni son

2).

embrioni della Polytrema miniacea (Pallas) "

devrait

XIX

piti

Orbitoidi, rispettivamente (Fig. 10 e 27; Tav.

XVII

[I], fig.

genre

^'

.

Ma

"

qu'oìi

l'esame dei segmenti

XIX [III], fig. 5), con quelli delle altre XIX [III], fig. 2), la forma fondamen-

11, e Tav.

talmente, prescindendo dai sopimenti secondari, uniloculare dell'apparato in discorso, qual resulta in tutte le

rende molto problematica una simile comunanza d'origine, a meno che

altre Orbitoidi com'io le intendo,

non

sia molto,

ma

molto remota

"' .

Preferisco supporre sia VO. gensacica lo stadio

massimo

del processo di

V Ompludocìjclus macropora, nel

divisione della loggia embrionale d'un gruppo morfologico avente per stipite

quale VOrhitoides media rappresenterebbe a sua volta lo stadio minimo, come V Ompludocìjclus nominato, e

V Orbitoides apiculata una variazione laterale.

Passando

alla distribuzione dell'O. gensacica xìzqxAo

del dordoniano dei Pirenei (Roussel)

')

Millepora

;

è

comune

nelle

che in Francia essa caratterizza la parte superiore

marne

giallastre, nei

miniacea Pallas, 1766. Elencus Zoophytorum, pag. 251.

pag. 225, tav. XVII,

fig.



calcari

marnosi disgregati, e

Esper, 1791. Die Pflanzenthiere,

1-4.

2) È però da notarsi che, per quanto mi sovvenga, non si conoscono Polytrema cretacee e son dubbie le eoceniche; accertata resulterebbe l'esistenza del genere nel miocene, aquitaniano od elveziano (p. es., il Chapman ne ha trovato di recente il genere planum, Carter, in formazioni di tale età dell' Isola dello Spirito Santo, nelle Nuove Ebribi, come dai: Proceed. Liun. Soc. New South Wales, anno 1905, parte 2=", pag. 264, 268 e 270; però convien tener presente che il Polytrema planimi istituito dal Carter nel 1876, negli Ann. and Mag. nat. Hist., ser. 4", voi. XVI, pag. 211, tav. XIII, fig. 18 e 19, fu da lui in seguito, ossia nel 1880, ibid., ser. 5", voi. V, pag. 455, riferito alla sua Gypsina melobesioides del 1877, e di cui nei suddetti annali, ser. 4", voi. XX, pag. 172). Sarebbe utile di verificare che cosa esattamente sia la Polytrema sp. indicata dal Savi e dal Meneghini (1851 in MuRCHisoN. Mem. sulla struttura yeol. Apennini e Carpazi, pag. 418, n. 30) nel calcare eocenico di Mosciano nelle

vicinanze di Firenze.

Polytrema sicure

si

possono dire per ora soltanto quelle trovate nelle acque basse dei mari attuali.

150

A. SILVESTRI

nel calcare

Gensac e

{"

càlcaire

dintorni,

nanldn

come

alla

„)

[30]

ad Aledryonia ungulata, Nerita rugosa, Hemipneustes pyrenaicus,

Barade presso Gensac ed

al

Moulin-de-Gensac, della costa

Ausseing,

di

Terme

di

(o

Ternes,

secondo l'ortografia dello Schlumberger) presso Saint-Marcet, e tra Licoux e Latoue, tutte località dell'

Haute-Garonne, assieme

locyclus

macropora ed

Lepidorbitoides socialis, che vi è abbondante,

alla

e spesso anche aXV

Ompha-

media [Boubée, Leymerie, Schlumberger, Carez, de Lappaeent]. Si

slV Orhitoides

ricorda inoltre nel dordoniano dei dintorni di Boulogne (Haute-Garonne) [Schlumberger, Carez], di Mauléon e d'Audignon

(al

S

della

Gironda presso

i

Pirenei), di solito in

compagnia deW Omphalocyclus macropora

e della Lepidorbitoides socialis, più raramente àeWOrbitoides mamillata ScHLirMBERGER [H. Douvillé, de Gros-

souvRE, Paquier].

Ma

esiste

pure nel calcare nerastro ad Aledryonia ungulata, Anancliytes ovata e Lepidor-

bitoides socialis del Cirque-de-Gavarnie, fino alla

Brèche-de-Roland ed

a Baculites e nei calcari ad Hippurites Lapeirousei, H. di sopra

il

colliciatus,

ai

Tours-du-Marboré, e nelle marne

Aledryonia ungulata ed Orbitoides apiculata,

fiume Olt, nella regione Carpatica [de Lapparent]. Anche in Romania la specie in questione è

comparsa, e precisamente nei calcari cretacei contenenti V Hippurites

colliciatus

Wood.

e

VS.

Lapeirousei

(GoLDF.) [Redlich].

In Italia l'O. gensacica è stata trovata nel senoniano del monte Conerò presso Ancona, unitamente airO. Tissoti ScHLUMB. ed alla iepic7or6Jtoic?es

monte Gesso

mmor

(Schlumb.) [Prever], nonché in formazione coeva del

nelle vicinanze d'Ariano di Puglia (Avellino) [Parona]. Si cita nei calcari del cretaceo su-

periore ad Hippurites Oppeli H. Douvillé, Caprina communis Gemm., Pecten quadricostatus d'Ore., Actaeonella laevis d'Orb., della regione Serradifalco presso Bagheria (Palermo), insieme

Schlumb. e Lepidorbitoides bageriensìs [Checchia-Rispoli e Gemhellaro], e negli nucopiae Defr., Actaeonella crassa d'Orb., A. laevis d'Orb.,

ecc., del

Capo Passero

ad Orbitoides apiculata altri

ad Hippurites

cor-

in Sicilia [De Gregorio,

H. Douvillé, Schlumberger, Parona, Di Stefano, Checchia-Rispoli e Gemmellaeo]. Una forma prossima all'O. gensacica, se non questa medesima, pare, infine, sia stata osservata nel cretaceo del

Monte

Judica, nella provincia di Catania [Marinelli,

Lepidorbitoides Paronai A. Silvestri.

De



Stefani].

Tav.

XX

Orbitoides paronai A. Silvestri, 1907. Atti Poatif. Acc. N. Lincei, anno

[IV], fig. 5, 6.

LX

Lepidorbitoides paronai A. Silvestri, 1908. Atti Pontif. Acc. N. Lincei, anno

Ho

detto avanti come

Orbitoidi

degli autori,

escluda

Fig.

31.

(1907-1908), pag. 18 e 99.

mio emendamento del genere Orbitoides d'Orbignt, embrionale biloculare (Fig. 31-34),

l'apparato

aventi FiG.

dal

(190G-1907), pag. 168.

LXI

32.

Fig.

33.

Fig.

34.

Fig.

le antiche

od eccezionalmente

di-

35.

Apparati embrionali di Juepidorhltoidcs e Lepidocìfcìina. Fig.

31, 32 e 33,

sezioni equatoriali d'apparati embrionali

minor

comuni nella Lepidorbitoides

di Maastriclit {X60) fig. 34, sezione equatoriale d'apparato embrionale della Lepidorbitoides Paronai di Calcas.ac&o (X(50); fìg.35, id. id. di Lepidoci/elina marginata

della

verso,

i

;

Collina della

segmenti equatoriali a

tipo delle specie minor

lati

Madonna

della Catena presso Termini-Imerese (x60).

paralleli congiunti

Schlumberger

da arco tondo (Fig. 36) od ogivale, e quindi del

e socialis (Leymerie), per farne, assieme ad altre

forme consimili,

A. SILVESTRI

131]

uà genere

a sé che dico Lepìdorhitoìdes

^' .

151

Senza stare a ripetere caratteri comuni

pei

di costruzione,

quali mi rimetto a quanto ho significato a pag. 139 [19], mi limito ora ad esporre d'intender comprese in esso, tutte quelle Orbitoidi


9),

i

segmenti mediani offrono nella sezione equatoriale, contorno semilunare

cui

oppure ad arco tondo, spesso prolungato PiG.

verso

la

base con Fig.

36.

rrammenti marginali

due

lati

paralleli

(Fig. 36),

od

37.

di sezioni equatoriali di JDepidorbitoides e Lepidocyclina.

Vig.'^, à-Ala Zepidorbitoides minor di Maastricht (x60); fig. 37, Ai Lepidocyclina dilatata della Collina della Madonna della Catena presso Termini-Imerese (x60).

anche ad arco ogivale, prolungato o no nella stessa guisa

alla base,

e sono

prevalentemente dotate d'ap-

parato embrionale biloculare, costituito di due segmenti di diversa grandezza, dalle pareti grosse, addossati pei

hanno

capi degli archi di cui

la forma, la cavità

determinata dai quali è divisa da un tramezzo avente

origine dal segmento minore, che apparisce anche d'essersi formato pel primo (Fig. 31-34). Aventi poi la volta dei segmenti laterali manifestamente perforata, benché tali perforazioni misurino appena 3,3 superficie delle facce cosparsa di granulazioni piìi o

Le

Lepidorbitoides, per la

e 37), la

costruzione

forma dell'apparato embrionale

generale, (cfr.

il

le Fig.

morfologicamente così somiglianti

superficie, sono

meno minute

segmenti mediani

contorno dei

31-34 e

perfino per gli

35), e

alle Lepidocicline oligo-mioceniche,

nele genericamente, almeno per talune forme, è estremamente

jj.,

e la

^*

le

(cfr.

Fig. 36

ornamenti della

che

il

differenziar-

e va affidata principalmente alle

difficile,

piccole dimensioni ed uniformità dell'apparato embrionale nelle prime, quand'è biloculare, ed alle suddette

perforazioni, che

non appariscono

bisogna nascondersi

il

così evidenti

valore precario

;

non

finché

discorso, rimarrà aperta la questione se essi

nelle si

Lepidocicline. Caratteri

saranno trovate

debbano considerarsi

le

difì'erenziali

ci

quali

non

forme ancestrali dei due generi in

identici o no,

prove geologiche attendibili della loro continuità attraverso l'eocene,

dei

ad onta che

la

mancanza

di

obblighi a spiegar tale stretta ras-

somiglianza con la convergenza.

Per ora non sono

al caso

è certo però che talune della L. Paronai

pochissimo agli

(Fig. 9),

altri delle

di i

d'indicare con qualche precisione qual sia lo stipite delle Lepidorbitoides;

esse

presentano caratteri arcaici, come

p.

es.

quelli dei

segmenti mediani

quali rassomigliano assai ai segmenti omologhi degli Omphalocyclus (Fig. 8),

Orbitoides (Fig. 10, 27 e 28).

Ma

di

Omphaìoci/dus ad apparato embrionale

bilo-

Questo mio genere prende data dal 28 novembre 1907 (Eiv. It. Paleont., anno XIII, pag. 89). V'è una forma, la « Lepidocyclina bayhariensis » Cs'ECcai a et GEMUBhhAJio, di cui in seguito, che sembra spetti al mio genere, e farebbe eccezione a questa regola, perchè, a detta degli autori, i suoi « esemplari meglio conserati appaiono perfettamente lisci alla superficie » (Prima nota sulle Orbitoidi del Sistema Cretaceo della Sicilia. *'

')

.

Giorn. Se. nat. ed econom. Palermo, voi.

XXVII,

1907, pag. 13, estr.).

152

A. siLVESTEi

culare, o simile

ad

[32]

che pur possono presentare le LepidorUtoides

altri

e segmenti equatoriali minuti' e

fitti,

veda

(si

in seguito a pag.

o di Lepidocydina dilatata (Michelotti) e L.

154

[34]),

marginata (Mich.), nel

momento non ne conosco. È forse possibile si tratti di qualche forma del campaniano considerata fin qui come Orbitolitina; d'altronde non è inverosimile che tanto le Orbitolitine quanto le Orbitoidine cretacee dei-ivino da un ceppo comune,

potrebbe esser rappresentato dal genere ArcJiaecyclus

quale

il

a pag. 134 [14]), oppure dal Cyclólina d'Orbigny,

(v. ante,

che nelle forme

affini

recenti,

piii

come

in

es.

p.

nicchio finamente arenaceo dei quali sappiamo

il

Broeckina,

Praesorites,

diviene

ecc.,

calcareo

poi

omogeneo.

È

poi possibile che le LepidorUtoides abbiano dato origine a certe Ortoframmine, quelle del daniano,

rappresentate per ora dalla Orfhophragmina

A

H. Douvillé "

,

trovata dal Seunes nei giacimenti di Les-

coumières e di Bos-d'Arros nei Pirenei, sempre in compagnia deWOpercuUna Heberti, e nella seconda

due

delle

località,

anche del Cidaris Beaugeyi e della Nummulites

uno dei primi campioni del genere

sp.,

Nummidites, la cui forma è poco diversa da quella delle giovani Opercoline

Le Ortoframmine

^' .

del

daniano

avrebbero prodotto alla loro volta alcune Ortofi'ammine delF eocene; non tutte, perchè ritengo di varia origine le forme fin qui comprese dagli autori nel genere Orthophragmina.

Le LepidorUtoides attualmente conosciute sono poche: dal Faujas de Saint-Fond nella sua

che

in ordine di data

" Histoire natureìle de la

ha

primo posto quella descritta

Montagne de Saint-Pierre de Maestricht

abbondante nel calcare dordoniano a Briozoi della regione,

la trovò

il

e

disse

la

"

numismale



^'

lenticu-

nome à'OrUtoides

minor, sopra

Essa

è facilmente

riconoscibile dalla sezione equatoriale, dove, oltre dell'apparato embrionale caratteristico del

mio genere

laire „*'

figurata soltanto posteriormente dallo Schlumberger, che gl'impose

;

esemplari della medesima provenienza, nella

(Fig. 31-34),

i

segmenti

"

Première note sur

les

OrUtoìdes

spondente a quello delle Lepidocydina del tipo dilatata (Michelotti) (Fig.

Limite du Creiacé

')

A

et



del 1901.

^'

presentano foggiati ad arco tondo, spesso prolungato

si

però differente (Fig. 38).

il

simihtudine dei segmenti di quest'ultime,

37),

il

alla

cui apparato embrionale è

primi" fanno

i

base (Fig. 36), corri-

vedere

di

frequente

de l'Eocène dans l'Aquitaine. Bull. Soc. géol. France, ser. 4", voi. VI, 1906, pag. 47,

48 e 40. Loc.

^)

cit.,

pag. 49. Qui stesso H. Douvillé ricorda d'aver osservato nella roccia calcarea ad Hippurites cordel Capo Passero in Sicilia, la sezione di forma avente tutti i confermerebbe quanto sopra, ossia la prima comparsa del genere Nummu-

nucopiae, Orbitoìdes gensacica, 0. apiculata, ecc., caratteri

d'una piccola Nummulite;

ciò

lato sensu, nei piani pili alti del cretaceo superiore.

lites,

5)

cit.,

pag. 187. Allo

forma in discorso,

della

Montagne de Saint-Pierre de Maestricht. Paris, 1799, pag. 187. Schlumbbrgek (v. in seguito) sembra sia sfuggita l'importanza della descrizione pubblicata dal Faujas, poiché non la cita per nulla. Essendo diventata rara l'opera del

Histoire natureìle de la

) Loc.

Fauja.s, stimo utile, per la storia delle Lspidorbitoides

On

«

au

centre {^= Orbitoides apiculata Schlumb.)],

qu'elle n'est

méme

,

sottoporre a chi legge tale descrizione

trouve une autre numismale, beaucoup plus petite que

les

unes que

les

:

numismale.... avec une ébauchede

mamelon

environs de Maestricht; cn pourroit l'appeller lenticulaire, parce

soni à peu de chose près de la Leur sur face cdérieure est plus raboteuse on reconnott que ces petites prone soni pas accidentelles ; mais tiennent à l'organisation pariiculière de cette espèce

pas plus grosse qu'une

grosseur

dans

celle-ci \la

petite lentille; j'en possedè plus de cinq cent qui

les autres.

tubérances, presque globuleuses,

de numismale. L'on voit à coté de ces Tnamelong, qui son très-rapprochés, des espèces de points enfoncés, qui donnent

à

cette

surface l'aspect

pierre à repasser reticulées ^1

3

de certains madrepores à contexture grenue; en usant, d'un

les rasoirs, et

en se servant d'eau au lieu d'huile,

Oìi

déeouvre

coté,

ces

num,ismales sur une

les cellules intérieures ,

qui sont comnie

»

Première note sur

e 5; tav. IX, fig. 2 e 3.

les

Orbitoìdes. Bull. Soc.

géol. France, ser.

4'»,

voi.

I,

1901,

pag. 466, tav. VITI,

fig.

2,

153

A. SIL"VESTKI

[331

nel loro spessore

una linea oscura

36) che

(Fig.

sembrerebbe indicasse un sistema

di canali interpa-

due porzioni d'ogni segmento costituitesi successivamente; a giudicarne almeno da quanto avviene nélV OmpJialocycJus macropora (Fig. 8).

ma

rietali,

significa piuttosto la sutura di

Fig.

Apparato embrionale

38.

di Lepidocyclina dilatata.

normale in esemplare della Collina

Fig. 38, sezione equatoriale d'apparato

della

Vien seconda

la

"

Madonna deUa Catena presso Termini-Imerese

Orhitolites social is



(X60).

del Letmerie, illustrata da questi nel 1851, su esemplari del dordo-

niano dei dintorni di Gensac e della costa di Terme presso Saint-Marcet,

abbondante dallo Schlumberser nel dordoniano della seconda Ternes-Saint-Marcet

Letm.

,

e da lui

1902 ^\

nel

sp. „,

^'

E

di queste

ridescritta e riprodotta in figure,

nell'

due

sotto

il

Haute-Garonne "

nome

,

ritrovata

che egli però chiama

località,

di

"

Orlitoides socialis

questa riconoscesi dalla sezione equatoriale qual Lepidorbitoides, pel sohto

apparato embrionale biloculare (Fig. 32); distinguendosi dalla precedente pel contorno ogivale dei seg-

menti equatoriali, determinato più che da un arco, da una linea spezzata: carattere che denti ai simili delle LepidocycUna del tipo

È

margmata

li

terza la forma proveniente dal dordoniano di Ausseing (Haute-Garonne), la quale

e figurò nel 1902, pure sotto

il

nome

di

"

rende corrispon-

(Michelotti).

Orbitoides socialis Letmerie



*'

,

che non

gli

TEgger

descrisse

può esser mante-

nuto, perchè, pur rassomigliandosi dessa esternamente alla specie del Letmerie, secondo la descrizione di

')

Mémoire sur un nouveau fype pyrénéen,

n. 4, tav. 2)

sia la 'I

fig.

IX,

Non ho

*i

ecc.

Mém.

Soc. géol. France, ser. 2^, voi. IV,

mém.

3", 1851,

p. 191,

5a-c.

potuto appurare quale delle due ortografie sia più esatta, se cioè

«

Terme »

o

«

Ternes

»

,

ma mi sembra

prima.

Deuxième note sur (non

7

fig.

Deir

fig.

les Orbito'ides.

6= Orbitoides

Bau

der Orbitolinen

pag. 596 e seg., tav. Palaeontographia

II, fig.

Bull.

Soc. géol. Frauce, ser.

4^",

voi. II, 1902,

pag. 258,

tav. VI,

fig.

2,

voi.

XXI,

apiciilata)\ tav. VIII, fig. 15 e 16.

und verwandten Formen. Abhandl.

k. bayer.

Ak. Wiss.,

II CI.,

1-10.

italica, voi.

XIV,

1908.

20

1902,

154

A. SILVESTRI

[34]

questi e dello Schlumbergeb, ne differisce assai per l'apparato embrionale, resultante di due logge semilu-

camera centrale

nari di differente grandezza che chiudono tra le loro concavità una

logge equatoriali, a

forma delle

da arco tondo, come nella Lepidocyclìna dilatata (Michelotti)

paralleli congiunti

lati

non da linea spezzata od arco

(Fig. 37), e

sferica, e la

ogivale.

Per questa

ho proposto

io

nuovo nome

il

Lepi-

di

dorbitoides Eggeri, dedicando la specie al suo scopritore "

Quarta

è,

per data, la curiosa ed interessante

"

Orbitoides Vidali

del Preterì'



dal plasmostraco discoidale

,

ornato di granulazioni Sulle facce, molto appiattito ed un po' ondulato, tagliente sottile

segue un rilievo arrotondato, anulare,

rilievo

mamellonare. Forma proveniente da Bel in provincia

illustrazione (1904)

quale

si

al

margine, al cui bordo

succede poi un solco anulare portante

dall'autore alla facies

attribuita

fu

al

di Castellon (Spagna),

urgoniana

anche pel parere dell'autore stesso, più giovane del turoniano,

dell'

e quindi,

aptiano,

centro un

al

che all'epoca della sua

ma

resulterebbe

probabilmente, senoniana

oggi,

5' .

Essa,

essendosi presentata con un solo esemplare, non ha potuto essere studiata a fondo strutturalmente, ma, da quello che

è riuscito

ad osservare

al

Prever, parrebbe avesse

le

logge equatoriah corrispondenti a quelle

della Lepidorbitoides socialis, già Orbitoides socialis, nel senso in cui l'intese lo

Schlumberger

zioni

a"

toriale,

capo di quest'articolo), che i

al

osservansi certe singolari striature (Fig. 9 e Tav. di cui

"

XX

mezzaluna (Tav.

XX

[IV],

fig. 5),

le

forme dette dal Checchia-Rispoli e dal Gemmellaro

Lepidocyclina bayhariensis



però,

gli

;

lo

dagli autori,

ma non per

sarebbe la seconda,

autori stessi

"

la

;

ora, se per

una Orbitoidina appaiono subito

delle laterali ve ne son dorbitoides,

di

queste, a giudicarne

non è separabile dalla specie

stati precisi nel descrivere, e

delle

una logorazione superficiale

("

Lbymbrie». Atti

super-

liscio alla

essi scrivono che,

un

reticolo

dei loro

esem-

formato dalle pareti

alquanto logorati

„)

e

non profonda,

delle logge equatoriali, ossia mediane, è segno che

poche o punte, ed in quest' ultimo caso non

ma una

si

ha

piiì

né Orbitoides, né Lepi-

costruzione di Cycloclypeus.

Pontif. Acc. N. Lincei,

anno LXI

')

Sulla

2)

Osservazioni sopra alcune nuove Orbitoides. Atti R. Acc. Se. Torino, voi.

Orbitoides socialis

socialis,

invece che con una Lepidorbitoides

medesime. Ciò perchè

le pareti verticali

né Lepidocyclina, né OrtJiopJiragmina,

«

„*'>

sezione equatoriale, sebbene pel carattere

quelli alquanto logorati mostrano, specialmente verso la periferia,

delle loggie equatoriali „ in

non son

ha che fare con una forma Cycloclypens

plari

quali

Lepidocyclina senoniana

d'estrema sottigliezza del plasmostraco, leggermente apiculato al centro, perfettamente

si

i

(per errore; deve dirsi bageriensis), trovate rispettivamente nel territorio

^'

dalle figure incomplete e troppo in piccolo prodotte

precedentemente trattata

'^

Bagheria (Palermo) nel senoniano superiore. La prima

suddetto ed in quello di

ficie,

tra

anche in talune

[IV], fig. 5), riscontrate del resto

per ora non mi so spiegare la natura.

Vengono per ultime e

(v. le cita-

consueto apparato embrionale (Fig. 84) unisce, nella sezione equa-

caratteri arcaici de' suoi segmenti (Fig. 9), fatti a

Ortoframmine,

sopra).

(v.

Quinta è poi la mia Lepidorbitoides Paronai del dordonianio del territorio di Termini-Imerese

Nuove comunicazioni

(1907-1908), 1908, pag. 98 e 99.

XXXIX,

1904, pag. 3 estr., tavola,

fig. 1-5. 3)

Vedasi: A. Silvestri. Philippe de la

anno LXI <)

Harpe

nella questione delle Lepidocicline. Atti Pontif. Acc. N. Lincei,

(1907-1908), pag. 172, in nota.

Prima

nota sulle Orbitoidi del Sistema Cretaceo della Sicilia. Giorn. Se. nat. ed econom., Palermo, voi.

XXVII,

Questa forma compare con Hippurites Oppeli H. Douv., Caprina communis Gemm., Pecten quadricostatiis d'Orb., Actaeonella laevis d'Ore., ecc., e le Orbitoides apiculai a e gensacica; è la stessa cosa delV « Orbitoides (Lepidocyclina) sp. nov. » del Di Stefano (1907. Gior. Se. nat. ed econom., Palermo, voi. XXVII, pag. 11

pag. 9 5)

estr.,

tav.

II, fig. 6-8.

estr.).

Loc.

cit.,

pag. 13 estr., tav.

II, fig. 9-12.

155

A. SILVESTEI

[35]

ma

per parte dei suddetti autori, rato di produrre,

ci

soprattutto la conoscenza della sezione meridiana, ch'essi han trascu-

permetteranno deciderci

nome che propongo per designare Eitornando

alla

per la Lepidorhitoides o la Clypeocyclina, nuovo

in seguito

detta costruzione nelle Lepidorbitoides.

Lepidorbitoides Paronai, ne completo la descrizione

colare, sottile, particolarmente

margine, che

al

è

acuto

e

superficie cosparsa di minute e fitte papille; diametro di 6 a 10

Tav.

teri interni, indicati dalla fig. 5,

XX

sezione meridiana (Tav.

[IV], fig. 6)

rapidamente in altezza verso

una specie rara,

[IV], e dalla Fig. 9, i

segmenti

margine, dove

il

laterali

si

:

mm., spessore

di

circa 2

[IV],

lenti-

fig.

mm. Dei

6)

;

carat-

ho già dato notizia; aggiungerò che nella presentano molto

fitti,

i

mediani crescenti

Non sembra

primi tendono a scomparire.

i

XX

come

dimorfa,

Orbitoidìnae.

invece sono in generale le

È

XX

come segue plasmostraco

prolunga un po' (Tav.

si

ma non

rarissima nel calcare grigio a macchie verdicce della contrada Calcasacco,

rara pure nella breccetta a cemento rossiccio, di transizione eocenica, del vallone Trepietre, e mediocremente

comune

nel calcare cristallino, grigio-chiaro, della rupe

indicazioni di frequenza vadano modificate, perchè loro Lepìdocyclina senoniana

{v.

il

Può darsi però che queste Gemmellaro indicano con la

del castello di Termini.

Checchia-Rispoli ed

il

ante), l'esistenza della Lepidorbitoides socialis, nell'ultima roccia or ram-

mentata, la quale specie è quindi probabilmente diffusa nel territorio

;

ed è un po'

diificile

distinguere nelle

non perfettamente orientate, che son quelle le quali piìi spesso presentansi nelle sezioni litouna Lepidorbitoides dall'altra. Potrei averle scambiate, per quanto ciò mi sembri poco probabile. Se mai non è un gran male, anzi mi giova, perchè una volta che le due Lepidorbitoides, Paronai e socialis, trovansi nello stesso ambiente, Y habitat della seconda sarà utile a stabilire in massima la posizione geologica

sezioni meridiane logiche,

della prima.

In Francia la Lepidorbitoides socialis trovasi indicata genericamente tra le specie del senoniano superiore nella regione

0. gi'iisacica [de

dell'

Haute-Garonne, assieme ad Omphalocyclus macropora,

Grossouvre "

,

e

Lambert

^'

],

e

Orbitoides

maniillata ed

resulta efi'ettivamente abbondante nel dordoniano della

costa di Terme, o Ternes, presso Saint-Marcet, e nei dintorni di Gensac e Boulogne, nella regione predetta, in

compagnia à%\V Omphalocyclus macropora e

H. DouA'iLLÉ

5',

e

Paquier

e

mata

Lapparent

[de

*'];

*"],

Orbitoides gensacica

[Leymerie

presentasi pure con queste specie nel livello più

Mauléon [H. Douvillé

Audignon

ieW

''

,

Schlumberger

*'

elevato del dordoniano di

ad Alectryonia ungulata ed Ananchites

"], ed anche nel calcare nerastro

del Girque-de-Gavarnie, fino alla Brèche-de-Roland ed ai Tours-du-Marboré.

Nel Belgio, ossia nella montagna

di Saint-Pierre di Maastricht,

non

è

citata; forse v'è sostituita dalla

Lepidorbitoides minor (Schlumb.), che morfologicamente le resulta assai prossima. Quest'ultima,

come abbiamo

veduto (pag. 152 [32]), è comune nel dordoniano della località in discorso.

fig.

*)

Orbitoides socialis, 1904.

21

OrUtolina

3)

Orbitolites socialis,

Bull. Soc. géol. France, ser. 4^,

socialis, 1908. Bull.

1851.

Mém.

Soc. géol. France, ser.

Soc. géol.

France,

4%

ser.

voi. IV,

voi. Vili, 2^,

pag. 514.

pag. 374.

voi. IV,

mera.

3=,

pag.

191,

n.

4,

tav.

IX,

5 a-c. *l

Orbitoides socialis, 1902. Bull. Soc. géol. France, ser. 4», voi. II, pag. 258, flg. 2, tav. VI, fig. 7 (non

fig. 6);

tav. 8, fig. 15-16.

4%

pag. 308.

5)

Orbitoides socialis, 1902. Bull. Soc. géol. France, ser.

«)

Orbitoides socialis, 1904. Bull. Soc. géol. France, ser.

")

Orbitoides socialis, 1902. Bull. Soc. géol. France, ser. 4», voi. II, pag. 310.

Geologie, voi. Ili, 8)

4=",

voi. II,

voi.

IV, pag. 418.

pag. 1453.

Orbitoides socialis, 1906. Traiti de Geologie, voi. Ili, pag. 1452.

—de

L.ìpparext, 1906. Traiti de

156

A. SILVESTRI

-

superiore una Lepidorbitoides prossima alla socialis

Al Madagascar è stata rinvenuta nel cretaceo [H. DOUTILLÉ

[36]

>)J.

Nel Belucistan

la specie in questione

assieme ad Alestryonia ungulata, Semipneustes

è ricordata

si

pyrenaicus, Sphaenodiscus acutidorsatus, JBaculites binodosus, ecc. [Noetling

In calcari

Sicilia

pare che

la Lepidorbitoides

socialis esista,

Capo Passero

[De Gregorio

in Sicilia

de Lappabent

,

d'Orb., Orbitoides gensacica

laevis

ha ricordo

e nell'Italia continentale si

*'],

^'].

che nelle rocce e luoghi sopra indicati, nei

oltre

ad Hippurites cornucopiae Defr., Actaeonélla crassa d'Orb., A.

(Letm.), ecc., del

^'

del suo

rinvenimento nel calcare bianco senoniano dei monti di Bagno nell'Aquilano, con Orbitoides Tissoti Scelitm-

berger (vedasi l'osservazione a pag. 135 [15]) [Prever e Paeona

^'].

Porifera. Doryderma?

sp.



Tav.

XYII

12.

flg.

[I],

Spongiae gen., sp. A. Suvestri, 1907 e 1908. Atti Pontif. Aco. N. Lincei, anno

LXl Con molta

riserva attribuisco al genere

Bory derma

dello Zittel,

trattasse proprio di facilità

(1906-1907), pag. 106

Doryderma dichotoma (Bennet)

Doryderma,

mio

il

al

fossile alla

luogo

Stolic^Jcaria

di

non

;

anno

frammenti informi del calcare

rari

ammasso ramoso,

grigio a macchie verdicce della contrada Calcasacco, costituiti d'un

rapporti con la struttura della

troppa

LX

(1907-1908), pag. 18.

nel quale parmi trovar

del cretaceo superiore.

od altro

^)

Ma ammesso

mi guarderei bene

,

che

si

dall'attribuire con

specie indicata, sia non corrispondendovi esattamente, sia perchè giusta-

Pocta ebbe ad osservare nel suo lavoro " Sur quelques Éponges du Sénonien de Nice „ '" come i caratteri i quali distinguono le tre specie di Doryderma, dichotoma (Bennet), ramosa (Mant.) e JRoemeri

mente

il

,

HiNDE, siano insufficienti alla determinazione sicura dei campioni

Anche

il

De Gregorio

indica l'esistenza d'una

sopra), di Porto Palo presso

"

Spongia

sp.

Capo Passero in

Defr., ecc.

(v.

frammenti

digitiformi, dendroidi, d' incertissima determinazione

il

di esse. „

^'

nel calcare ad Hippurites cornucopiae

Sicilia, „

;

scrivendo che

si

"

tratta di

Diversi

caso simile al mio.

Mollusca. Hippurites, Mollusca gen.,

sp.

LXI

e

Sphaerulites o Radiolites

sp.



Tav.

XIX

A. Silvestri, 1907 e 1908. Atti Pontif. Acc. N. Lincei, anno

LX

flg.

6.

(1906-1907), pag. 106; anno

(1907-1908), pag. 18.

Radiolites sp. A. Silvestri, 1907. Atti Pontif. Acc.

voisine

du

')

Orbitoides

2)

Orbitoides socialis, 1897.

«

0. socialis

Mem.

«

,

geol.

N. Lincei, anno

LX

(1906-1907), pag. 168.

1908. Bull. Soc. géol. Franca, ser. 4°, voi. IV, pag. 476.

Survey India.

3)

Orbitoides socialis, 1906. Traile de Geologie, voi. III, pag. 1463.

*)

Simplorbites pachinensis, 1882. Fossili dint. Pachino, pag. 12, tav. VI,

Acc. Se. Lett. ed Arti, Acireale, n.

s., voi.

IX

fig. 27.

— Coppa, 1899. Atti

e Bendic.

(1897-98), pag. 8.

Così la specie Lejndorbitoides socialis sarebbe stata indicata dal

Db Gregorio

conto a questo proposito di quanto ho esposto nell'annotazione in calce a pag. 137 dell' Orbitoides

[III],

gensacica nella medesima località della forma del

De Gregorio,

e poi dal Coppa, però

[17],

si tenga sebbene l'esistenza accertata

renda probabile l'identificazione

questa con la Lepidorbitoides nominata, essendone l'O. gensacica la compagna quasi costante. ^1 Lepidocgclina socialis, 1907. Rendic. R. Acc. Lincei, CI. Se. fls. mat. e nat., ser. 5», voi. XVI, eem. ^) P. es. di un Chaetide, cui detti frammenti si rassomigliano in alcuni punti. 'ì

Bull. Soc. géol. France, ser. 4", voi. VII, 1907, pag. 165.

^1

1882. Fossili dint Pachino, pag. 14.

2°,

pag. 236.

di

157

A. SILVESTRI

[37]

Nel calcare grigio a maccliie verdicce della contrada Calcasacco, ho osservato diversi frammenti dai quali

ad una diagnosi

è impossibile procedere

specifica,

di nicchi

essendone perfino dubbia quella generica:

Lamarck (1801), altri allo SphaeruKtes de la Méthekie (1805), oppure Lamarck (1801) [o BiradioUtes d'Oeb. (1850)J, mancando in tali frammenti il mezzo per giuditrattisi di Badiolitìdae con {Sphaerulites] o senza [Radiolites] piega legamentare sulle due valve;

alcuni attribuisco al genere Hippurites al Radiolites

care se

e ciò adottando

i

criteri del

Bayle " Più frequenti .

rassomigliante a quello rappresentato nella logie



dello ZiTTEL

i

secondi, dall'aspetto di reticolato a celle prismatiche

123, pag. 86, del voi

fig.

Anche a Sphaendites di

parte P, del

"

Traité de Paleonto-

credo siano da assegnarsi caratteristici frammenti con pori ovali, o

o Radiolites

rettangolari aventi un lato arcuato, di cui do esempio mediante la

Di tritumi

II,

^'

Rudiste in generale

si

ha pur ricordo

fig.

XIX

6 dell'annessa Tav.

[IIIJ.

nella breccetta di trasgressione eocenica sul cretaceo,

del vallone Trepietre nei dintorni di Termini-Imerese (Palermo) [Checchia-Rispoli, A. Silvestri].

CONCLUSIONE E

col testo e

con

le figure le quali

lo

corredano, spero aver dimostrato l'esattezza delle mie determi-

nazioni. Rinunziando a tutte le forme fatte conoscere pel solo genere, dubbie o no, e che

sembrami accidentale

aìV Orbitolina Paronai, la cui presenza nella faunula esaminata

neggiamento

di materiali cretacei

più antichi,

i

fossili

si

da

riducono a poche,

attribuii'si a

rima-

del calcare grigio a macchie verdicce raccolto,

come

e

già ho avuto occasione di dire, nel vigneto Indovina della contrada Calcasacco presso Termini-Imerese (Pa-

lermo) dal prof. S. Ciofalo (pag. 121

[1]),

dimostrano una facies molto omogenea, data da:

Lamck.

Siderolites cfr. calcitrapoides

Omphalocyclus macropora (Lamck.) var. Schlumbergeri A. Silv. Orbitoides

media (d'Arch.)



apiculata Schlumb.



gensacica (Letm.)

Lepidorbitoides Paronai A. Silv.

Quest'ultima è forma nuova, però ha stretti rapporti con

averne

lo stesso

valore cronologico

(v.

la Lepidorbitoides socialis (Letm.) e

dimostra di

pag. 155 [35]). Ciò posto, tenendo conto degli habitat geologici indicati

volta per volta nel corso di questo studio, resulta

come

tutte le specie

nominate spettino esclusivamente

al

senoniano superiore, dordoniano, ad eccezione d'una, V Orbitoides media, che già sarebbe comparsa in oriz-

zonte più basso dello stesso senoniano superiore, ossia nel campaniano; mai ne era stata dichiarata

venienza dall'eocene, se non in seguito a rimaneggiamento

*)

.

Non

solo,

2=',

voi.

la pro-

ma, a dar fede ad una competenza

Observations sur la structure des coquilles des Hippurites, suivies de quelques remarques sur

Bull. Soc. géol. France, ser. ')

^'

les

lìadioUtes

XII, 1855, pag. 772 e seg.

Trad. Barrois. Munich et Leipzig, 1883.

Come nel caso che il Parona ricorda in questi termini: «... verso la valle dell' Isonzo esistono tra la scaglia molasse eoceniche, dei conglomerati eocenici (pseudocretacei), con massi di calcari grigiastri ad Orbitoides media e rudiste, fra cui specialmente notevole il Pironaea polystylus : questi massi derivano dallo sfacelo di una assise ippuritica che secondo Douvillé, dovrebbe corrispondere al dordoniano (campaniano sup.), ultimo livello ippuritico » 2)

e

le

(Trattato di Geologia. Milano, 1903-1904, pag. 546).

158

A. SILVESTRI

in fatto di fossili cretacei qual è

il

prof.

Henri Doutillé,

[38]

tutte le forme delle Orbitoides, str.

s., "

se rencontrent

Campanien supérieur (3Iaestrichtìen ou Dordonien) „ ^' e se quest'autorevole parere non bastasse, aggiungerò che il de Geossouvre ripete che " les Orbitoides (s. str.) soni toutes confinées, comme Va montré M. H. Douvillé dans la Craie supérieure. Nbus les rencontrons uniquement dans la dernière zone sénonienne, c'est-à-dire dans cet ensemble de couches hàbitées par une faune d'' Ammonìtes largement répandue sur toute la siirface de la terre, Pachydiscuscolligatus, P. neuiergicus, P. gollevillensis, couches toujours situées immédiatement sous le Danien, qui lui, aii contraire, est caractérìsé par la disjìarition des Ammonites, excìusivement dans

le

,

des ScapMtes, des Sacidites, des PélemniteMes, des Hippurites, des SpJiéridites

più importante, in quanto che e forme

affini

il

de Grossouvre dissente dal Doutillé circa

nel cretaceo. Difatti,

mentre

il

et

des Eadiolites

^'



.

E

tanto

la distribuzione delle Orbitoides

secondo ammette per esse, dall'alto

al basso,

i

seguenti

livelli

nel sud-ovest della Francia:

il

primo

5.

Omphalocyclus- Orbitoides gensacica-Lepidorbitoides socialis

i.

Omphalocyclus

Lepidorbitoides minor

3.

Orbitoides apiculata- Lepidorbitoides

2.

Orbitoides

1.-

Orbitoides media [Talmont]

fa conoscere d'aver osservato a

minor

media [Royan] ^'

sud della Gironda, sempre

dall'alto al basso,

i

livelli a:

2.

Omphalocyclus macropora- Orbitoides gensacica-Lepidorbitoides socialis

1.

Omphalocyclus macropora- Orbitoides mamillata-Lepidorbitoides minor

e nella regione dell' Haute-Garonne: 3.

Omphalocyclus macropora- Orbitoides apìcidata

2.

Omphalocyclus macropora- Orbitoides mamìllata-Orbitoides gensacica Orbitoides

1.

traendone duzione

la

conseguenza

alla quale,

"

qu'il n'en résidte

tenendo anche presenti

media

aucun ordre de succession bien

le associazioni di

défìni des diverses espèces „

*' .

De-

Maastricht nel Belgio, a:

Omphalocyclus macropora-Orbitoides media-Orbitoides apiculata-Lepidorbitoides minor della rupe del Castello di Termini-Imerese (Palermo), a:

Orbitoides media- Orbitoides apiculata-Orbitoides gensacica-Lepidorbitoides socialis dei dintorni di Bagheria (Palermo), a:

Orbitoides apiculata-Orbitoides gensacica-Lepidorbitoides bageriensis

voi.

') Sur la distribution géographique des Rudistes, des Orbitolines et des Orbitoides. Bull. Soc. géol. France, ser. XXVIII, 1900, pag. 232. 2| Sur la distribution verticale des Orbìto'ides. Bull. Soc. géol. France, ser. 4°, voi. IV, 1904, pag. 514. ') Distribution des OrììUolites et Orbitoides dans la craie du Sud-Ouest. Bull. Soc. géol. France, ser. 4*, voi.

1902, pag. 312. *'>

Sur

la distribution verticale des Orbitoides. Bull.

Soc. géol. France, ser. 4', voi. IV, 1904, pag. 514.

3",

II,

A. SILVESTRI

[39]

e dal Capo Passero in

159

Sicilia, a:

Orbitoìdes apiculata-Orbitoides gensacica

mi assoderei, se i resultati delle mie ricerche sulle faunule non m' inducessero a stabilire, in base alla filogenia, i al basso

geologici che passo ad indicare, dall'alto

:

4.

— [Orbitoìdes media] — [Orbitoìdes apicidata] — Orbitoìdes gensacica — — Lepìdorbitoides macropora] — [Orbitoìdes media] — Orbitoìdes apiculata — Lepidorbitoides minor macropora] — Orbitoìdes media

[Omphalocydus macropora]

[Lepidorbitoides minor] 3.

[Omphalocydus

2.

[Omphalocydus

1.

Omphalocydus macropora

Dove ho segnato

tra parentesi le

alle più recenti,

come avviene per

ripetersi,

mini,

dei dintorni di Termini-Imerese e di Maastricht, livelli

sebbene

della

le

forme

socìalis

antiche, e che in favorevoh condizioni possono persistere assieme

piiì

faunula di Calcasacco, da attribuirsi al livello n.°

la

conoscenze non ne siano ancora complete,

pei-

altre

le

4.

Lo

stesso è da

della rupe del Castello di Ter-

regione Serradifalco nelle vicinanze di Bagheria (Palermo), del Capo Passero, di S. Emiliano

nella Terra d'Otranto, e forse pure per quelle del

Monte Conerò presso Ancona, lano presso Subiaco (Roma)

dei Monti di

*"

,

le cui

Bagno

Monte Gesso presso Ariano di Puglia (Avellino), del Monte Ocre (Aquila) " e del Monte Afii-

nel gruppo del

,

formazioni ad Orbitoides e Lepidorbitoides mi resulterebbero quindi

sincronizzabili ed attribuibili al livello superiore del dordoniano ad Orbitoidi, inteso

In qualunque modo, e prescindendo pure da qualsivoglia

livello del

come sopra

3'

dordoniano, mi sembra

di

poter

affermare con tutta sicurezza che la faunula di Calcasacco la quale ho qui illustrata spetti a questo sotto-

piano del senoniano superiore, e non al bartoniano inferiore, cui da



Paeona. BisultaH

Lincei, CI. Se. ^)

di

uno studio sul

mat. e nat.,

fls.

ser.

5=",

voi.

cretaceo superiore dei

XVI,

seni. 2°, 1907,

altri è stata attribuita (v.

monti

di

a pag. 122 [2])

*'

Bagno presso Aquila. Rendic. E. Acc.

pag. 236.

Idem. Ibidem.

Formazioni calcaree ad Orbitoidi esistono probabilmente anche ad Alatri, a Fumone, nella Valle di Santa Marta, ed in vari luoghi dei Monti Ernici, nel Lazio, al Monte Judica in Sicilia (Db Stefani. I terreni tei'ziari della Provincia di Roma. I. Eocene. Atti E. Acc. Lincei, CI. Se. fls. mat. e nat., ser. 5*, voi. XI, sem. 1°, 1902, pag. 513), ma se ne hanno per ora conoscenze troppo limitate e quindi insufficienti a deduzioni cronologiche. Sempre, s'intende, 3)

dal punto di vista delle- Orbitoidi- stesse. •)

La

controversia che così presentasi, è

di cui trattarono

i

(Escursioni geologiche nella Brianza. Atti Soc.

Brianza. Ibid., voi. XXVIII. Milano, 1885), Se.

iìs.

mat. e nat.,

Pavia, 1881), Se. nat., voi.

pennino

il

viceversa dell'altra sui

il

Villa A. e G. (Memoria geologica

ser.

3^

voi. XIII.

Db Alessandri

XXXVIII. Milano,

il

Roma,

It.

sulla Brianza.

Se. nat., voi.

Taeamelli 1882.

XXVI.

il

eocenici nella scaglia ritenuta cretacea, Industriale. Milano, 1844),

Milano, 1883.

Cahavari

{Geologia delle provincie Venete.

Mem.

sull'Eocene della Lombardia.

Atti Soc.

It.

Ap-

centrale. Atti Soc. Tose. Se. nat., Proc. verb., voi.

Vili

e

(1892). Pisa, 1891-93.

— Ancora IX

Viola (Appunti geologici ed idrologici sui dintorni di Teramo. Boll. R. Comit. geol. It., Mariani (Fossili miocenici del Camerinese. Eiv. Ital. Paleont., anno VI. Bologna, 1900),

voi.

il

E. Acc. Lincei, CI.

(provincia di Udine).

(I terreni del Terziario e quelli della Creta superiore nelV

parte superiore della Scaglia nell'Appennino centrale. Atti Soc. Tose. Se. nat., Proc. verb., voi. il

Villa G.

— Sivista geologica dei terreni della

— Spiiegasione della carta geologica del Friuli

(Osservazioni geologiche sulla Creta 1889),

fossili

Lo Spettatore

il

su

l'

eocenicità della

(1894). Pisa, 1894-96),

XXIV. Roma,

1893).

Lotti {Inocerami

nella

Eoma, 1902), il Prevee (Stilla Fatma nummulitica della scaglia nell'Appennino centrale. Atti E. Acc. Se. Torino, voi. XL. Torino, 1905), ecc., e simile a quella discussa dal Cassetti, sull'eocenìcità di formazioni a fossili cretacei (Appunti geologici sul Monte Conerò presso Ancona e suoi dintorni. Boll. R. Comit. geol. It., ser. 4", voi. VI, fase. 1° e 2». Eoma, 1905). scaglia cinerea senoniana presso Titignano (Orvieto). Boll. E. Comit. geol. It., ser. 4^, voi. III.

A. SILVESTRI

160

In quanto all'età della roccia che

ammettersi pei dintorni

De

quella osservata dal

trovano

dei dordoniani,

non avrei ;

difficoltà

forma rotonda o lenticolare,

ad accettare l'ipotesi che

per

all'attrito,

recenti, e perfino di formazione attuale

a somiglianza di quanto, ^'

,

^*.

di

cui spesso

Ma

secondo

se le

che nella fattispecie è semplicemente assurdo fossili,

ma

*'

.

il

Rizopodi reticolari, sopratutto di

costituitosi

Ed

si

tratti d'eocene privo di fossili propri,

loro,

Fossili cretacei

')

sem.

da assegnarsi

al

come

dordoniano,

mio avviso possono esservi state dell'eocene medio e superiore

Termini-Imerese in generale, con

2°, 1892,

dell'

Emilia

conseguenza

la

e delle

il

in vero v'è la contradizione determinata dell'esistenza al valloncello

vallone Trepietre, salvo se altrove, con le Orbifoides e Lepidorbitoides dordoniane.

di

a spese esclusive del

osservazioni del Sacco, sarebbe avvenuto negli Abruzzi

benanco della mescolanza

la roccia in questione, dai fossili dordoniani, sia

ancor più antichi

fossili

passano quasi inalterati da terreni più antichi a più

ammette un eocene

si

si

essi

suddetto calcare potesse appartenere ad

certi nicchi dei

convien pure ammettere nel mio caso

nel territorio, non solo di tali

sioni che a

da

data la triturazione in cui

,

ad onta della presenza tra

quale accennerebbe se mai a rimaneggiamento di

il

nota essendo la grande resistenza

centrali e meridionali

sia

Termini-Imerese un'alternanza nelle formazioni eoceniche e cretacee, simile a

di

Stefani nel Pesarese e nell'Appennino meridionale "

d'un frammento d'OrbitoUna,

orizzonte eocenico

mia conoscenza,

contiene, non ritenendo, per quel poco a

nicchi delle Rudiste nei miei campioni del calcai-e di Calcasacco,

i

cretaceo,

li

[40]

o

e,

prescindendo dalle trasgres-

sul cretaceo superiore nel territorio

no del rimaneggiamento dei

Marche. Eeiidic. E. Acc. Lincei,

Calcasacco, al

Laonde ritengo che anche

CI.

Se.

fis.

fossili cretacei, sto

mat. e nat.,

ser.

a

5", voi. I,

pag. 297 e 298.

2) Su quest'argomento sia sufBcente il ricordo che nel pliocene di Sudbovirne in Inghilterra, Parkbk, Jones Brady trovarono una Nummulite (NummuUtes Boucheri db la Harpb, 1897. Foram. Crag, parte 4", pag. 367, :

e

lav. II,flg. 51 e 52)

ed una Orbitoidina, probabilmente del genere Orthophragmina (Orbitoides aspera GOmbel, Id.,

Jones e Parker un'Anflstegina di tipo terziario nelle sabbie della spiaggia di Kimini (Amphistegina vulgaris d'O., 1860. Quart. Journ. Geol. Soc, voi. XLI, tavola di fronte a pag. 302, n. 147), tutti fossili più antichi, ed, almeno apparentemente, incompatibili con la formazione in cui presentaronsi. Aggiungendo poi, come, per mie osservazioni, ben poche siano le argille attribuite dai geologi al pliocene continentale, affatto prive di Globigerine, Orbuline, od altre forme marine dal nicchio tondeggiante, e come qualche volta vi abbia financo riscontrato faunule intiere a Rizopodi reticolari marini. Uno di questi casi è offerto dal colle Risana, Ibid., pag. 369, tav. Ili, flg. 25), e

presso Spoleto, assegnato fin qui senza contestazione al pliocene suddetto, le cui argille, in strati alternati ai ciottoli fluviali,

nel fianco che guarda la città nominata, ne ricettano

una

interessantissima, e che

un giorno

o l'altro

mi deciderò a pubblicare. ^1 Dice in proposito il Sacco: «È assai interessante il fatto... della frequenza, anzi talora di una vera abbondanza di frammenti, anche assai grandi, di Rudiste (sia Ippuriti sia Radioliti) nei calcari che paiono dell'Eocene, di gran parte degli Abruzzi centrali e meridionali, ciò che può talora ingannare nel riferimento cronologico di certe formazioni anche assai vaste; tale fatto ci ìndica un notevole rimaneggiamento di depositi riccamente fossiliferi, ed ancora poco coerenti, del cretaceo nelle prima metà dell' Era terziaria, probabilmente in seguito al movimento orogenetico che chiuse l'Era secondaria ma ne restano pure zone incerte » {Gli Abruzzi. Schema geologico. Boll. Soc. ;

geol.

it.,

voi.

XXVI

(1907), 1908, pag. 400).

L'ipotesi che nel territorio di Termini-Imerese, calcari dai fossili cretacei potessero rappresentare sedimenti

'•

eocenici costituitisi a spese del cretaceo, fu per la prima volta avanzata per quelli della rupe del Castello di Termini,

dal Tblllini (Rassegna delle Scienze geologiche in Italia, anno

I,

fase. 3"

(Palaeontogr. italica, voi. IV, 1898, pag. 23) la escluse affermando che

luogo

».

tale in

E

«

Il

«

e 4», 1892, pag. 483),

ma

il

Di Stefano

l'Eocene ben caratterizzato esiste in quel

come non è nummuliti determinabili e dalla sospetto che quelli a camacee e rudiste

caso di calcari eocenici formati a spese di altri cretacei non è poi assai raro in Italia,

Grecia e nei Balcani

;

ma

l'età di tali calcari è

provata dalla presenza

posizione stratigrafica. Certamente né l'un carattere né l'altro giustificano

il

di

possano eventualmente appartenere all'Eocene. Non è inutile qui di far rilevare che quegli strati non contengono nummuliti, bensì Orbitoliìia » (doveva dire Orbitolina ed Orbitoides). di Termini-Imerese

161

A. SILVESTRI

[41]

spiegare la presenza pur verificatasi di qualche Orbitoide cretacea

corrispondente all'O. apiculata Schlumberger), o forma discorso,

supponendo siano state

(p. es.

V Orhitoides

affine, nell'eocene

medio

Cio/'aZoi

e superiore del territorio in

isolate dalla loro roccia ancor poco coerente, per via della

marine

rica nell'età eocenica, ovvero dell'erosione di acque continentali o

e,

Checchi a-Rispoli,

degradazione meteo-

non essendo andate

causa della loro peculiare resistenza agli agenti fisico-chimici, siano poi state disseminate più o

dantemente, tra

i

nicchi degli animali viventi sul littorale dei mari di detta età "

sizione, oltre agli esposti, Siderolites

due

ne Omphalocyclus,

altri il

fatti:

1",

.

Confortano

nell'eocene di Termini-Imerese non

in sfacelo a

meno abbonla

mia suppo-

sono stati rinvenuti né

plasmostraco dei quali, angoloso e largamente concamerato, ovvero discoidale

e sottile, facilmente deperisce, mentre ciò è accaduto per le loro compagne, le Orhitoides, la cui conchiglia, lenticolare e

minutamente concamerata, presenta una resistenza eccezionale. Perchè

nell'eocene le Orhitoides e non le Siderolites e gli Omphalocyclus ?

più antichi, possano essersi estinti al

(Gmelin)

^' ,

ed

sopraggiunger dell'eocene,

sono troppo prossime

altre,

alle

territorio di

Termini-Imerese assieme

alle Orhitoides così

ma

le

;

2°, fossili

E

ciò vie

maggiormente in quanto che

Nummuliti, non mancan mai

come un

sol

le

ipotesi, conce-

eocenici identici a quelli trovati nel

dunque

alle Orhitoides

numero

delle volte

risulta dimostrata accidentale

fossili eocenici in discorso,

illustrato fatti, significato

perchè mi sarebbe sembrato incompleto se e,

i

affini

come

per la maggior parte

che un tempo

si

consideravano

genere con esse.

Nel presente studio ho esposto ed

conto,

tra

Orthophragmina, così

quest'ultimi,

Calcarina recenti del tipo Spengleri

dette eoceniche, nel maggior

costituiscono in esso faunule affatto prive delle stesse Orhitoides, dì cui la presenza.

sarebbero continuate

da permetterci per queste simile

Siderolites

duta la sopravvivenza delle Orhitoides cretacee nell'eocene

si

Ammettiamo pure che

li

avessi taciuti,

ma

anche dei modi di vedere, e questi solo chi

legge può

benissimo non tenerne

basandosi esclusivamente sui primi, decidere in merito alla questione posta sull'età dei

fossili presi

a considerare.

'I

Credo

ciò

possa ripetersi in riguardo alla comunicazione datami per lettera

Prbvee, dell'accertata comparsa di Orbitoidi (Orbitoides a Nummuliti, da lui e da altri raccolti nella Brianza.

dal dott. nici

Anche

nel Friuli

mia supposizione,

si

lettiira

il

17 giugno di quest'anno (1908)

0. apiculata, o forme affini) in calcari eoce-

le associazioni Orbitoides cretacee con Nummulites eoceniche; ciò per d'un lavoro del Marinelli (Descrizione geologica dei dintorni di Tarcento in

dovrebbero trovare

sorta dalla

Tissoti,

à.''

Friuli. Pubbl. E. Ist. Studi sup. Firenze, 1902, "pag. 54). 2)

j^autilus Spengleri, 1788 in Linné. Syst. Nat., ediz. 13= (di Gmelin), pag. 8371.

Palaeontographia

italica, voi.

XIV,

1908.

21

162

A. SILVESTRI

[42]

INDICE BIBLIOaRAFICO

1.

2.

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turelles. In 8.°; voi.

XXIV

(1822),

XXXII

(1824),

XXXVI

(1825)

eXLIX

Paris et Strass-

(1827).

burg, 1882-1827. 3.

— [Idem]. — Dizionario e

4.

— Bourée

XX,

Nérée.

delle Scienze naturali. In 8.°; voi. XIII, parte 2.», fase. 11.» (1844);

XVI,

fase. 6.»

(1846)

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Tnillecàput et

N. papyracea. In

8.°; Bull. Soc. géol.

France,

ser.

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— Bronn

6.





Lethaea Geognostica, oder Abbildung und Beschreibung der fiir die Gebirgs-Formation bezeichnendsten Versteinerungen. In 8.°; ediz. 3.», voi. I-III. Stuttgart, 1851-1856. Caeez Louis Observations sur la classificatiou du Tertiaire inférieur de 1' Ariège et de la Haute-Garonne. In 8.0; Bull. Soc. géol. France, ser. 4.=-, voi. VII, fase. 5.°, pag. 255-256. Paris, 1907. Carpbnter William Benjamin. Eesearches on Foraminifera. Fourth and concluding Series. In 4.°; Phil Trans., voi. CL, pag. 535-594, tav. XVII-XXII. London, 1861. Idem. (Assistedby William K. Parker and T. Eupert Jones). Introduction to thestudy of the Foraminifera. In 4.0; Bay Society, pag. I-XXII, 1-319, flg. 1-47, tav. I XXII. London, 1862. Idem. Report on the specimens of the genus OrbitoUtes collected by H. M. S. Challenger during the years 1873-1876. In 4.°; Report Challeng., Zool., voi. VII, parte XXI, pag. 1-47, tav. I-VIII. London, 1883. Carter Henry John. Further Observations on the Structure of Foraminifera, and on the larger Fossilised Forms of Scinde, with Observations on their Internai Structure, including a new Genus and Species. In 8.°; Journ. Bombay Br. R. Asiatic Soc, voi. VI, pag. 32-96. Bombay, 1861. In 8.»; Ann. and Mag. nat. Hist., ser. 3.% voi. VIII, pag. 309-333, 366-382, 446-470, tav. XV-XVII. London, 1861. Idem. Description of a Large Variety of OrbitoUtes Mantelli, Cart., from the West Bank of the River Irrawadi, in the Province of Pegu, Burma, about 36 miles above Prome. In 8.°; Ann. and Mag. nat. Hist., ser. 6.^, voi. II, pag. 342-348. London, 1888. Idem. On the Foraminiferal Genus Orhitoides of d' Orbigny. In 8.°; Ann. and Mag. nat. Hist., ser. 6.^, voi. II, pag. 439-450. London, 1888. Idem. Further observations on the Foraminiferal genus Orbitoides ofd' Orbigny. In 8.°; Ann. and Mag. nat. Hist., ser. 6.^, voi. Ili, pag. 210-214. London, 1889. Cassetti Michele. Appunti geologici sul Monte Conerò presso Ancona e suoi dintorni. In 8.» BoU. E. Comit.

Heinrich Georg.





7.*



8.



9.



10.



11.



12.



13.



14.









— —



geol. It. (voi.

;

XXXVI),

e sezioni geologiche). 15.

— Checchia-Rispoli

Giuseppe.

—I

ser.

Roma

4.% voi. VI, fase.

1.°,

Riguarda soltanto

2.°,

pag. 89-106, tav.

V

(carta

1905.

Foraminiferi eocenici del gruppo del M. ludica e dei dintorni di Catenanuova

in provincia di Catania. In 8.°; Boll. Soc. geol.

'1

pag. 54-65; fase.

It.,

le pubblicazioni aventi stretta attinenza col

vato. Vi ho distinto con asterisco quelle che

non trattano

voi.

mio

di Orbitoidinae.

XXHI,

pag. 25-66, tav. IL Roma, 1904.

studio, o di cui

maggiormente mi son

gio-

16. 17.

163

A. SILVESTRI

[43]

— Idem. — Osservazioni sulle Orbitoidi. in 8.°; Eiv. — Idem. — Sopra alcune Alveoline eoceniche della

It.

anno XI, pag.

Paleont.,

Sicilia.

In

4."

79-81. Perugia, 1905.

Paleontogr. italica, voi. XI,

;

pag. 147-197,

tav. XII-XIII. Pisa, 1905. 18.

— Idem. — Un

19.

— Idem. —

nuovo rinvenimento di LepidocycUna nell'eocene della Sicilia. In 8.°; Naturalista Siciliano, anno XVII, n.° 11, pag. 1-2 estr. Palermo, 1905. Di alcune Lepidocline eoceniche della Sicilia. In 8.°; Eiv. It. Paleont., anno XII, pag. 86-92, tav. III.

20.

— Idem. —

Nota preventiva sulla

Perugia, 1906.

nummulitica dei dintorni

serie

di

Bagheria

e di

Termini-Imerese in Provincia

ed econom., voi. XXVII, pag. 3-35 estr. Palermo, 1907. Idem, e Gemmbllaeo Mariano. Prima nota sulle Orbitoidi del Sistema Cretaceo della Sicilia. In 4."; Giorn. Se. nat. ed econom., voi. XXVII, pag. 3-15 estr., tav. I-II. Palermo, 1907. di

Palermo. In

4.°; Giorn. Se. nat.



21.



22.

— Idem. — Sulla

provenienza di alcune Lepidocicline dei dintorni di Termini-Imerese (Palermo). In

4.°;

pag.

1-7.

[Tipografia Domenico Vena] Palermo (15 luglio 1907). 23.

— Chelussi

Italo.

— Sulla

geologia della Conca aquilana. In

24.

— Coppa

— Studio

Antonino.

25.

— Dainblli

Geol. 26.

27.



Giotto.

It.,

nat., voi.

XLII, pag. 58-87,

geologico e paleontologico del miocene del Siracusano. In 8.°; Atti e Eendic. Acc.

ed Arti, Acireale, n.

Se. Lett.

8.°; Atti Soc. It. Se.

Milano, 1903.

1 profilo geol.

voi.

s.,

IX

(1897-98), pag. 1-46. Acireale, 1899.

Vaccinites (Pironcea) polystylus Pirona nel cretaceo del

XXIV, pag.

voi.

Eoma,

119-136, fig. I-III.

Capo

di

Leuca. In

8.°; Boll. Soc.

1905.

— Dbfrance Jacques Louis Maein. — Vedi: db Blainville (1822-1827). — De Gregorio Antonio. — Fossili dei dintorni di Pachino (Cretacei dell'orizzonte Defr. e terziari dell'orizzonte a Carcharodon megalodon Ag.

In

).

8.°;

a Hippurites Cornucopiae

pag. 1-22, tav. I-VI. Tipo-

grafia del Giornale 11 Tempo. Palermo, 1882. 28.

— Db

Stefani Carlo.



Fossili cretacei dell'Emilia e delle

mat. e nat., 29.

— Idem. — I

— Di

sem.

terreni terziari della provincia di nat., ser.

30.

ser. 5.^, voi. I,

— Il

Stefano Giovanni.

— Idem. ^ Studj

32.*

— Idem. — Studi

1.°,

Pliocene ed

il

Eoma.

Marche. In

Eendic. E. Acc. Lincei, CI. Se.

8.";

I.

Eocene. In

8."

;

Eendic. E. Acc. Lincei, Ci. Se.

fis.

mat. e

pag. 508-513. Eoma, 1902. Postpliocene di Sciacca: osservazioni stratigrafiche. In 8.°; Boll.

X,

n.» 3 e 4, pag. 69-110.

Eoma,

Sistema cretaceo della

Sicilia. 1. Gli Strati

It.,

fis.

pag. 294-298. Eoma, 1892.

stratigrafici e paleontologici sul

E. Comit. geol. 31.*

XI, sem.

voi.

5.'»,

2.°,

ser. 2.^, voi.

1889.

con Caprotina di Termini-Imerese. In 4.»; Atti E. Acc. Se. Lett. e Belle Arti, voi. X, pag. III-XVI, 1-44, 1 fig. (se,

zione geol.

),

Termini-Imerese. In 33.

— Idem. — I

34.

— DoLLPUS

35.

— Idem. — Sulla

G. F.

In



37.



38.



4.°

;

Palaeontogr.

cretaceo della Sicilia. IL I calcari con Polyconites di

italica, voi.



ed econom., voi. XXVII, pag. 3-11

8.°; «

estr.

Eevue

Orbitoides

critique Paléozool. socialis

»

Palermo, 1907.

Cossmann, anno XIII,

Leymerie, per Prof. A.

n.° 1, pag. 60-61. Paris, 1909

Silvestri.

In

8.";

Eevue

').

critique Paléozool.

Cos-

smann, anno XIII, n." 1, pag. 61-62. Paris, 1909.2) Idem. — Sulla « Orbitolites complanata» Martelli, per Prof. A. Silvestri. In 8.°; Eevue critique Paléozool. Cossmann, anno XIII, n." 1, pag. 62. Paris, 1909.3) Idem. — Philippe de la Harpe nella questione delle Lepidocicline, per Prof. A. Silvestri. In 8.°; Eevue critique Paléozool. Cossmann, anno XIII, n." 1, pag. 62-63. Paris, 1909*). Sur l'àge des couches traversées par le canal de Panama. In 4.*'; Comptes rend. Acc. DouviLLÉ Henri. Sciences, voi. CXII, (2 mars 1891) pag. 497-499. Paris, 1891.



')

Eecensione

critica della pubblicazione di cui al n." 135.

Idem idem Idem idem Idem idem

al n." 138.

<)

fig. A-E, tav. I-V. Pisa, 1899. Bagheria (Palermo). In 4°; Giorn.

(1898), pag. 1-46,

L' Omphalocyclus macropora (Lamck.) a Termini-Imerese (Palermo), per Prof. Alf. Silvestri.

2) 3)

IV

calcari cretacei con Orbitoidi dei dintorni di Termini-Imerese e di Se. nat.

36.

Palermo, 1888.

tav. I-XI.

stratigrafici e paleontologici sul sistema

al n," 137.

al n.° 139.

164

39.

A. SILVESTRI



Idem.

— Etudes sur les Rudistes. Distribution

[44]

régionelle des Hippurites. In 4.°;

Mém.

Soc. gèol. Trance, Paléont.

voi. VII. Paris, 1897. 40.



Idem.

— Sur

41.

— Idem. — Sur

XXVI

géographique des Kudistes, des

la distribution

— Idem. — Distribution des ser.

XXVIII, pag.

43.

ser. 3.^,

Orbitolines et des Orbito'ides. In 8.°;

Bull. Soc.

222-235, [indicazioni supplementari] pag. 1002. Paris, 1900.

Orbitolites et des Orbitoides

dans la craie du Sud-Ouest. In

8.»; Bull. Soc. géol.

France,

pag. 307-313. Paris, 1902.

voi. II,

4.=^,

géol. Franca,

8.°; Bull. Soc.

(1898), pag. 587-600. Paris, 1899.

géol. France, ser. 3.^, voi. 42.

Panama. In

l'àge des couches traversées par le canal de

voi.

— Idem. — Les explorations de M.

de Morgan en Perse. In

8."

;

Bull. Soc. géol.

France,

IV, pag. 539-

ser. 4.^, voi.

553. Paris, 1904. 44.

— Idem. — Évolution des France,

45.

— Idem. — Limite

Nummulites dans

du Crétacé

pag. 43-49, 46.

— Idem. —

fig.

les différents bassins

de l'Europe occidentale. In

8."; Bull. Soc. géol.

VI, pag. 13-42. Paris, 1906.

ser. 4.», voi.

et

de l'Eocène dans

1.

Paris, 1906.

l'

Aquitaine. In 8.°; Bull. Soc. géol. France, ser.

Charles Schlumberger. Notice nécrologique. In

8."

;

Bull. Soc. géol.

France,

i^, voi.

ser. 4.*, voi. VI,

VI,

pag. 340-

350, 1 fig. Paris, 1906. 47.

— Idem. — Évolution

et

Enchalnement des Foraminifères. In

pag. 588-602, 48.



Idem.



[Pense que]

nombreux travaux dont

les

d'ensemble de tout

le

groupe. In

pag. 108-109. Paris, 1907. In

— Idem. — Les

8.°; Bull. Soc. géol.

France, ser.

4.^, voi.

VI

(1906),

11-13, tav. XVIII. Paris, 1907.

fig.

les Orbito'ides

8.°;

ont été l'objet rendent nécessaire une retóiore

Compte rendu sommaire Séances

8.°; Bull. Soc. géol.

France,

ser.

Soc. géol. France, n.° 14,

4.% voi. VII, pag. 373-375. Paris, 1907.

couches à Lépidocyclines dans

51.

— —

52.



53.



1' Aquitaine et la Vénétie. In 8.°; Bull. Soc. géol. France, ser. 4.*, VII (1907), pag. 465-476. Paris, 1908. Vedi: Lemoine et Douvillé (1904). DouTiLLÉ Robert. Douvillé Robert. — Sur 1' àge des Lépidocyclines (A propos d"'une Note de M. Silvestri). In 8.°; Feuille jeun. Nat., ser. 4.^, anno XXXVII, n.» 438, pag. 121. Paris 1907. Idem. Sur les « Argiles écailleuses » des environs de Palerme, sur le Tertiaire de la cote d' Otrante et sur celui de Malte. In 8°; Bull. Soc. géol. France, ser. 4.", voi. VI (1906), pag. 626-634. Paris, 1907. Idem. Sur la variation cbez les Foraminifères du genre Lepidocyclina. In 8.°; Bull. Soc. géol. France, ser. 4.^,

54.



Idem.

49.

voi.

50.







voi. VII,

— Sur

des

pag. 51-57. Paris, 1907.

Lépidocyclines

fig. 1-3, tav.

55.

— Idem. — Observations

sur les Faunes à Foraminifères du sommet

géol. France, ser. 56.

— Eggbr

nouvelles. In 8.°; Bull. Soc. géol.

Joseph Georg.

France,

ser.

pag. 307-313,

voi. VII,

4.^^,

X. Paris, 1907.

— Der

4.'»,

voi. Vili, pag. 88-95, fig.

Bau der

Orbitolìnen

du Nummulitique

italien.

In

8.°;

Bull. Soc.

1-10, tav. II. Paris, 1908.

und verwandten Formen. In

4.°;

Abhandl. k. bayer. Ak.

Wiss., II CI., voi. XXI, pag. 577-600, tav. I-VI. Miinchen, 1902. 57.

— Fallot

e. et

Reyt L.



Observations sur le 'Crétacé de Roquefort et ses relations avec quelques assises ter-

tiaires affleurant

dans

cette localité. In 8."

;

Actes Soc. Linn. Bordeaux,

ser. 5.^, voi.

IV, pag. 353-

360. Bordeaux, 1891. 58.

— Idem. — Quelques

observations sur le Crétacé supérieur

dans l'interieur du Bassin de

lations avec les Terrains tertiaires. In 8°; Bull. Soc. géol. France, ser.

3.=',

l'

Aquitaine, et ses re-

voi.

XX,

pag. 350-370.

Paris, 1892. 59.

— Faujas

db Saint-Fond Barthélemy.

— Histoire naturelle de la montagne de Saint-Pierre de Maestricht.

pag. 1-263, tav. I-LIV. H.

')

Vedasi quanto ho detto in riguardo

nel consultare 1908), «

mi

il

«

n

In

4.°;

Jansen. Paris, 1799').

alla

Bilcher-Verzeichnis N." 466

data di quest'opera nella nota della libreria S. Friedlaender u.

')

di

Sohn

pag. 128 di

[8].

Ultimamente,

Berlino (pubblicato nel

è capitata sott' occhio l'indicazione libraria che trascrivo:

Faujas de St. Fono, B. Natuurl.

52 Kpfrt.

J.

,

ecc.

Hist. v. d. St. Pietersberg bij

Maastricht. (Paiaont.) Amsterd. 1802.

8.

m.

»

Chieste informazioni alla suddetta libreria, ne ho avuto gentilmente la risposta che

si

tratta di 1 voi. di 336

60.



FoRTis Giovanni Battista.

— Sur quelques nouvelles espéces de Discolithes. In

pag. 106-115, tav. 61.

1G5

A. SILVESTRI

[45]

— Idem. — Mémoire

II.

pour servir à

1'

8.°;

Journ. dePhysique, voi. LII,

Paris, 1801.

principalement à

Histoire Naturelle, et

Oryctographie de

l'

In 8.»;

l'Italie.

voi. I e II. Paris, 1802.

62.

— Idem. — Sulle

chiamate dianzi pietre Lenticolare, Numismale, Frumentarie, Elicite e ultimamente CaOpuscoli scelti Se. e Arti, voi. XXII, pag. 145-163, tav. III. Milano, 1803. Geologisches aus dem Orient. In 8.°; Wùrttemb. nat. Jahreshefte, pag. 145-364, tav. I-II.

Discoliti

meriue. In 63.

— Feaas

Oskar.



8.°;

Stuttgart, 1867. 64.

— Galeotti

Henri Guillaume.



Sur

la constitution

ronnés Ac. E. Bruxelles, 65.

— Geinitz

Hans Bruno.

— Grundriss

voi. XII,

géognostique de la province de Brabant. In

8."

;

Mém.

cou-

pag. 1-192, 1 carta e tavole. Bruxelles, 1837.

der Versteinerungskunde. In

8.°;

[pag. 635-686, tav.

XXIV]. Dresden

u.

Leipzig, 1845-46.

GoLDFUSS Gborg August. — Petrefacta Germaniae, tam ea quae in Museo Universitatis Eegiae Borussicae Fridericiae Wilhelmiae Eenanae servantur, quam alia, etc. In folio; voi. I-III, con tavole. Dus-

66.



67.

— Idem. — Idem.

68.

— DB

seldorf, 1826-1844.

Ediz. 2.% di Giebel. In 4.» Leipzig, 1862-1866.

Gkossouvre a.



Sur

la distribution verticale des

Orbitoides. In 8.°;

Bull.

Soc.

Bryozoen der Maestrichter Kreide-Bildung. In

4.°;

géol.

France,

ser.

4.»-,

voi. IV, pag. 513-514. Paris, 1904. 69.

— VON

Hagenow

Friedrich.

— Die

pag. 1-111, tav.

I-XII.

Cassel, 1851. 70. 71.

— Jones Thomas Eupert. Vedi: Carpenter (1862). — DB Lamarck Jean Baptistb Pierre Antoine de

Monbt.

— Système

des

Animaux

general des classes, des ordres et des genres de ces animaux. In

VII (1822) [pag. 580-632]. Paris, 1816-1822. Idem. Idem idem. Ediz. '2,^ Paris, 1835-1845. Notes sur quelques Echinides de la Haute-Garonne. Lambert J.

sans vertèbres, ou tableau

8.°; voi. II

(1816) [pag. 193-197];

voi.

72. 73.

— —





voi. Vili, pag. 360-375, tav.

74.

— DB —

Masson

II.

In

8."; Bull. Soc. géol.

France,

ser. 4.",

13-15. Paris, 1908.

flg.

— Traité de Geologie.

Lapparbnt Albert.

In

8.°; ediz. 5.=, voi. Ili

(Geologie propremente dite), pag. 1289-

C". Paris, 1906. Essai sur la Geologie de la Palestine et les Contrées avoisinantes. Part. I (1869), Part. II, Lartbt Louis. Paleontologie (1872). In 4.°; Ann. Se. géol., voi. Ili, art. 5, pag. 1-94, 4 tav. Paris, 1869-1872. 2015,

75.

V,

flg.

581-883.

et



[Eistampa nella:] Bibl. École Hautes Études,

voi. VII, n." 2. Paris, 1873.

— Idem. — Exploration géologique de la Mer Morte, etc. In (Voyage du Due de Luynes) pag. 1-326. Paris, 1877. 77. — Lbmoiìjb Paul et Douvillé Eobert. — Sur le genre Lepidocycliva Giimbel. In 4."; Mém. Soc. géol. France, 4.°;

76.

Paléont., voi. XII, fase. 78. — Idbm. — [Font]

2.°,

mem.

n.» 32, pag. 5-41, flg. 1-4, tav. I-III. Paris, 1904.

remarques à propos d'une note del M. Prever sur les Orbitoides ». In 8.°; Compte rend. somm. Séances Soc. géol. France, anno 1905, n.° 2, pag. 12-14. Paris, 1905. Eemarques à propos d'une note de M. Prever sur les Orbitoìdes. In 8.°; Bull. Soc. géol. France,

79.

— Idem. —

80.

— Lbymerie

81.

— Ltell

82.



«

quelques

ser. 4.", voi.

V, pag. 58-59. Paris, 1905.

Alexandre Felix Gustave Achille. — Mémoire sur un nouveau type pyrénéen parallèle à la craie proprement dite. In 4.»; Mém. Soc. géol. France, ser. 2.=-, voi. IV, mem. S.'», pag. 177-202, tav. IX-

XI. Paris, 1851. On the Eelative Age and Position of the so-called Nummulite Limestone of Alabama. In 8.°; Charles. Quart. Journ. geol. Soc, voi. IV, pag. 14-16. London, 1848. Étude du Tithonique, du Crétacé et du Tertiaire du Vicentin. In 8.°; Sèrie Stratigr., voi. I, Munier-Chalmas.





pag. 1-184,

flg.

1-30.

Savy. Paris, 1891.

pagine con 52 tavole e 2 carte topografiche, cui fu aggiunto nel legarlo il catalogo della biblioteca del Faujas, venduta all'asta nel 1820. Eesulta dunque che l'opera in discorso ha avuto due edizioni: la prima in francese e la seconda in olandese; ma è singolare che lo Sherboen (v. il n.» 124 di questa bibliografia) non faccia alcuna menzione di quest'ultima.

166

83.

A. SILVESTRI

— Idem. — Communication pago,

84.



l'

In

Istrie,

XXXIII. Paris, 1391. Newton E. Bullen and Holland Eichard.

(=Loo

— Oppenheim

8."



;

et

Bull. Soc. géol. Trance,

On Some

Fossils

au Danien du Bellunais, de l' Ai3.=, voi. XIX, pag. XXXII-

ser.

from the Islands of Formosa and Riu-Kiu

Choo). In 8.»; Journ. Coli. Soc. Imp. University Tokyo, voi. XVI,

art. 6,

pag. 1-23, tav.

Tokyo, 1902.

I-IV. 85.

au Cénomanien, au Turonien, au Sénonien

relath-e

Frioul et de

dii

[46]



Paul. Neue BeitrSge zur Geologie tind Paleontologie der Balkanhalbinsel. Unter Diskussion von damit zusammenhangenden Fragen (Neogen in Griechenland, Alter des Ellipsactinienkalkes und Stellung der Schichten von Priabona). In 8.°; Zeitschr. Deutsch. geol. Gesellsch., voi. LVIII, pag. 109-180,

flg.

tav. Vili. Berlin, 1906.

1-8,



86.*— D' Orbigny Alcide Dessalinbs. Tableau méthodique de la classe des Céphalopodes, precède d'une introduction par M. de Férussac. In 8.<>; Ann. Se. nat., voi. VII, pag. 96-169 [introd. del Férussac], 245314. In 4.°; Ann. Se. nat., Atlas des tomes 7, 8, 9, pag. 5-6, 10-15, tav. X-XVII. Paris, 1826. 87.* Idem. Foraminifères fossiles du bassin tertiaire de Vienne (Autrìche), découverts par son exellence le chevalier Joseph de Hauer. In 4." pag. I-XXXVII, 1-312, tav. I-XXI. Gide et Comp. Paris, 1846.





;

;

— Idem. — In: Ltell (1848). 89. — Idem. — Prodrome de Paleontologie 88.

427. 90.

— Idem. — Cours — OsiMO

et

élémentaire de Paleontologie et de Geologie stratigraphiques. In

pag. 1-382, 91.

Animaux mollusques et rayonnés, faisant de Geologie stratigraphiques. In 16.°; voi. Il, pag. 1-

stratigraphique universelle des

au Cours élémentaire de Paleontologie Victor Masson; Paris, 1850.

suite

Giuseppina.



fig.

Il

166-392; voi.

genere

«

II, fase. 2.»

Siderolithes

»

8.°; voi. II, fase. 1.° (1851),

(1852), pag. 383-847, fìg. 393-626. Paris, 1851-1852.

Lamk. In

8.»; Atti E.

Acc. Scienze Torino, voi. XLII, pag. 272-

285, 1 tav. Torino, 1907. 92.

— Idem. — Di alcuni Foraminiferi tav. I-III.

93.

— Paquier

Victor Lucien. ser.

94.*

— Parker

4.=^,

dell'eocene superiore di Celebes. In 8."; Eiv.

It.

Paleont.,

anno XIV, pag.

28-54,

Perugia, 1908.

— Sur

voi. IV,

le calcaire

à Orbitoides de Meaudre (Isère). In

8.°; Bull. Soc. géol.

France,

pag. 416-419. Paris, 1904.

William Kitchen and Jones Thomas Eupert. — On the Nomenclature of the Foraminifera. I. On the Species enumerated by Linnaeus and Gmelin. In 8.°; Ann. and Mag. nat. Hist., ser. 3.", voi. Ili, pag. 472-482. London, 1859.

95.

— Idem. — On

96.

— —

97.

98.*

99.





the Nomenclature of the Foraminifera. Part IV. The Species enumerated by Lamarck. In 8.°; Ann. and Mag. nat. Hist., ser. 3.% voi. V, pag. 285-298, 416-477; voi. VI, pag. 29-40. London, 1860. Vedi: Carpbntbr (1862). Idem. Idem and Jones Thomas Eupert. On the Nomenclature of the Foraminifera. Part IX. The Species enumerated by de Blainville and Defrance. In 8.°; Ann. and Mag. nat. Hist., ser. 3.=', voi. XII, pag. 200219. London, 1863. Idem. — On the Nomenclature of the Foraminifera. Part X. The Species enumerated by d' Orbigny in the « Annales des Sciences Naturelles », voi. VII, 1826. In 8."; Ann. and Mag. nat. Hist., ser. 3.*, voi. XII, pag. 429-441. London, 1863. Parona Carlo Fabrizio. Sopra alcune Sudiste senoniane dell'Appennino meridionale. In 4.»; Mem; E. Acc.







Se. Torino, ser. 2.», voi. L, pag. 1-23, tav. I-II. Torino, 1901.

100. 101.

— Idem. — In Chelussi (1903). — Idem. — Trattato di Geologia, con speciale

riguardo alla Geologia

In

d' Italia.

8.°;

pag. I-XIV, 1-730,

fig. 1-406,

2 carte geol., tav. I-XVIII. Casa Editrice dott. Francesco Vallardi; Milano [1903-1904]. 102.

— Idem. — Eisultati

di

uno

studio sul cretaceo superiore dei monti di

Acc. Lincei, CI. Se. 103.*

— Idem. — Saggio

per uno

fls.

mat, e nat.,

studio sulle Caprinidi

Prealpi venete orientali. In 4.°;

pag. 319-346, 104.



Idem.

— Notizie geol.

sulla it.,

fig.

1-30.

Eoma,

ser. 5.^, voi.

XXVII, pag.

presso Aquila. In 8.°; Eendic. E.

2.»,

pag. 229-236. Eoma, 1907.

dei calcari di scogliera (orizzonte del Col dei

Mem.

E. Acc. Lincei, CI. Se.

fls.

mat. e nat.,

Schiosi) nelle

ser. 5.=, voi.

VII,

1908.

fauna a Eudiste della pietra

voi

Bagno

XVI, sem.

di

Subiaco nella Valle dell'Amene. In

299-310, fig. a-c, tav. IX.

Eoma,

1908.

8.°; Boll. Soc.

A. SILVESTBI

[47]

105.*— PocTA Philippe.

— Sur quelques Éponges du Sénonien de Nice. In

pag. 163-173, 106. 107.

108.

fig.

XXXIX,

— Idem. — Osservazioni

8.°;

Bull. Soc. géol. France, ser. 4.", voi. VII,

1-7, tav. III. Paris, 1907.

— Peestwich Joseph.— Geology. In 8.°; voi. II. London, — Pebvbr Pietro Lodovico. — Osservazioni sopra alcune voi.

167

pag. 3-10

estr.,

1 tavola.

1888.

nuove

Orbitoidinae. In 8.°; Riv.

sulla sottofamiglia delle

In

Orbitoides.

8."; Atti E.

Acc. Se. Torino,

Torino, 1904.

anno X, pag.

111-127,

centrale. In 8.°; Atti E. Acc. Se.

Torino,

It.

Paleont.,

tav. VI. Perugia, 1904.

109.

— Idem. — Sulla

Fauna Nummulitica della Scaglia nell'Appennino XL, pag. 3-15 estr. Torino, 1905.

voi.

110. 111.

— Idem. — In: Cassetti (1905). — QUENSTEDT F. A. — Handbuch

8.o;

der Pretrefactenkunde. In

ediz. 1.^ (1852), 2.» (1866), 3.^ (1885).

Tubin-

gen, 1852-1885. 112.

— Rbdlich

— Geologische

K. a.

Studien im Gebiete des Olt und Oltentzthales in Eumanien. In

geol. Reichsanst., voi.

XLIX. Wien,

114.

— Rhuss AtTGusTus Emakubl. — In: Gbinitz (1845-46). — Idem und Fritsch Anton. — Verzeichniss von 100 Gypsmodellen von Foraminiferen

115.

— Idem. —

113.

In



Die Foraminireren der senonischen Griinsandes von New-Jersey.

XLIV, pag.

304-324, 324-333, 334-340, tav. I-VIII.

Wien, 1861. RousSBL J. — Sur la composition des terrains crétacées des Pyrénées centrals

du Nord,

— Sacco

Federico.

— Gli

XX. Paris, 1892. Schema geologico. In

— ScHLUMBERGBE voi.

Abruzzi.

119.— Idem.

— Note

Gharlbs.

XXI, pag.

— Première

et des Corbières.

In

8.»;

Ann.

voi.

460, 1 carta geotettonica, tav. 118.

4.

Sitzungsber. k. Ak. Wiss. Wien., voi.

8.°;

Soc. géol. 117.

Jahrb. k. k.

welche unter der Leitung der prof. A. Reuss und Dr. Anton Fritsch gearbeitet wurden. Id 8.°; 4 pag. Prag., 1861. Palaontologische Beitrage. 2. Die Foraminiferen der Kreidetuffes von Mastricht. 3. Die Foraminiferen der Schreibkreide von Riigen.

116.

8.°;

1899.

XIV

8.°; Boll. Soc. geol. It., voi.

(carta geologica).

Roma,

XXVI

(1907), pag. 377-

1908.

sur les genres TrilUna et Linderina. In 8.°; Bull. Soc. géol. France,

ser. 3.",

118-123, fig. 1-5, tav. III. Paris, 1893.

note sur les

Orbitoides. In 8; Bull. Soc. géol. France,

ser. 4.», voi. I,

pag. 459-467, tav.

VII-IX. Paris, 1901. 120.

— Idem. — Deuxième note sur les Orbitoides. In 8."

;

Bull. Soc.

géol. France, ser.

4.'',

voi. Il,

pag. 255-261,

fig. 1-2,

tav. VI-VIII. Paris, 1902.

121.

— ScHUBBET

Richard Johann.



Beitrage zu einer natiirlicheren Systematik der Foraminiferen. In XXV, pag. 232-260, 1 fig. Stuttgart, 1907.

8.°;

Neuen

Jahrb. Min., Geol. u. Palaont., voi.



122.*— Sbgubnza Giuseppe. 4.°;

Mem.

Roma, 123.

— Seunbs

124.

— Shbrboen

Studi

geologici e paleontologici sul

R. Acc. Lincei, CI.

fis.

mat. e nat.,

Cretaceo

ser. 3.»,

medio

voi. XII,

dell' Italia

pag. 3-152

meridionale. estr.,

In

tav. I-XXI.

1882.



Jean. Recherches géologiques sur les terrains secondaires et l' Eocène inférieur de la région souspyrénéenne du Sud-Ouest de la France (Basses-Pyrénées et Landes). In 8.°; (pag. 109-120), 9 tav. Paris, 1890.

Charles Davibs.

—A

Bibliography of the Foraminifera, recent and

fossil,

from 1565-1888; with

notes explanatory of some of rare and little-known publications. In 8."; pag. I-VI, 1-152.

Dulau

e C.o; London, 1888. 125.

— Idem. — An

Index

(Part

I.

Genera and Species of the Foraminifera. In 8.°; Smithsonian Mise. CoUect., n.° 856 Non) (1893) pag. I-IV, 1-240; n.» 1031 (Part II. Non to Z.) (1896) pag. 214-485. Wa-

to the

A

to

shington, 1893 e 1896. 126.

— Silvestri



Osservazioni critiche sul genere Baculogypsina Sacco. In Alfredo. anno LVIII (1904-1905), pag. 66-82, fig. 1-8. Roma, 1905.

4.°; Atti Pontif.

Acc. N.

Lincei, 127.

— Idem. — Lepidocycliìiae

128.

— Idem. —

ed altri fossili del territorio d'Anghiari. In 8.°; Atti Pontif. Acc. N. Lincei, anno LVIII (1904-1905), pag. 122-128, fig. 1. Roma, 1905. [Recensione della nota di P. L. Pkbvee: Sulla Fauna Nummulitica della Scaglia nell'Appennino centrale]. In 8.°; Riv. It. Paleont., anno XI, pag. 100-103. Perugia, 1905.

168

129.

A. SILVESTRI

— Idem. — Sull'età

geologica delle

Lepidocicline.

— In

[48]

anno

Atti Pontif. Acc. N. Lincei,

4.''-,

LX

(1906-1907),

pag. 83-95. Koma, 1907. 130.

— Idem. — Fossili

dordoniani nei

LS

anno 131.



— Probabile

Idem.

dintorni di Termini-Imerese (Palermo). In 4.°; Atti

Koma

(1906-1907), pag. 105-110.

anno XXVII, pag.

Orbitoidine. In 8.°; Boll. Naturalista,

origine d'alcune

Pontif. Acc. N. Lincei,

1907. 11-12. Siena,

1907. 132.

— Idem. —La

Lepidocicline nell'Umbria. In 4.°; Atti Pontif. Acc. N. Lincei, anno

questione delle

1907), pag. 167-187. 133.

— Idem. — [Eecensione

anno SUI, pag.

134.

— Idem. — Considerazioni

135.

— Idem. — U Omphalocyclus Lincei,

136.



Idem.



79-81. Perugia, 1907.

It.,

voi.

XXVI. pag.

tnacropora (Lamk.

29-62, fig. A-C, tav.

IL Eoma,

1907.

Atti Pontif. Acc. N.

a Termini-Imerese (Palermo). In 4.°;

)

anno LXI (1907-1908), pag.

17-26, fig. 1-3.

Eoma,

1908.

L,' Omphalocyclus macropora (Lamck.) a Termini-Imerese anno XIV, pag. 93. Perugia, 1908. (Leymerib)». In 4.°; Atti Pontif. Acc. N. Lincei, anno LXI (1907-1908),

[Eecensione della nota di A. Silvestri su: (Palermo)]. In 8.»; Kiv.

137.

(1906-

paleontologiche e morfologiche sui generi Operculina, Heterostegina, Cycloclypeus. In

Soc. geol.

8.»; Boll.

LX

1907.

della nota di A. Silvestri sulla: Probabile origine d' alcune Orbitoidine]. In 8.°; Eiv.

Paleont.,

It.

Eoma,

— Idem. — Sulla

Orbitoides

a

socialis

Paleont.,

It.

pag. 94-99. Eoma, 1908. 138.

— Idem. — Sulla

«

OrbituUtes complanata» Martelli. In 4.°; Atti Pontif. Acc. N. Lincei, anno

LXI

(1907-1908),

pag. 128-137. Eoma, 1908. 139.

— Idem. — Philippe LXI

140.

de la Harpe nella questione delle Lepidocicline.

(1907-1908), pag. 171-179.

— Idem. — Miliolidi trematoforate

Eoma,

In

4."; Atti Pontif.

Acc. N. Lincei, anno

1908.

nell'eocene della Terra d'Otranto. In 8.°; Eiv.

It.

Paleont.,

anno XIV, pag. 117-

148, tav. IX. Perugia, 1908.

141.

— Idem.

142.



—Osservazioni ad uno scritto di G. Eovereto «Sur le Stampien à Lépidocyclines des environs de Varazze». In 4.°; Atti Pontif. Acc. N. Lincei, anno LXII (1908-1909), pag. 17-25, fig. 1-3. Eoma, 1909. Idem. Nummuliti oligoceniche della Madonna della Catena, presso Termini-Imerese (Palermo). In 8.°: Boll.



Soc. geol.

It.,

voi.

— Idem. — In Dollfus (1909). 144. — TouTKOwSKi Paul. — [Index

XXVII

(1908), pag. 593-654, fig. I, tav.

XXI. Eoma,

1909.

143.

1898)].

In

8.°;

bibliographique de la littérature sur les Foraminifères vivants et fossiles (1888-

Zapiski Kievsk. Obsch Estest.

[Mém.

Soc. Natur. Kiev], voi.

XVI

(1898), pag. 137-

240. Kiew, 1899. 145.

— WiNTER

F.

W.

— Foraminifera (Testacea reticulosa)

voi. II, fase. 3.0,

146.

1891-1895. In

— Idem. — Foraminifera (Testacea reticulosa) fùr 1896-1900. In 8.°; fase. 3.»,

147.

filr

— Weedbnburg

8.°;

Archiv fùr Naturgesch., anno LXVII,

pag. 37-146. Berlin, 1904.

Archiv fur Naturgesch., anno LXXI,

voi. II,

pag. 1-78. Berlin, 1908.

Ernest W.

— Nummulites

Douvillei,

an undescribed Species from Kachh with Eemarks on the 8.»; Eecords Geol. Survey India, voi. XXXIV, parte

zonal Distribution of Indian Nummulites. In 2.% pag. 79-95, tav. Vili. Calcutta, 1906. 148.

— Idem. —

A Summary

of the Geology of India. In 8.»;

pag. 1-67, 2 quadri.

Thacker,

Spink e C"; Cal-

cutta, 1907.

149.

— Idem. — Note

on the Distribution of the Genera Orthophrayrnina and Lepidocyclina in the Nummulitic Series

of the Indian Empire. In 8.»; Eecords Geol.

Survey India,

voi.

XXXV,

fase. 1.°,

pag. 62-67. Cal-

cutta, 1907.

150.

— ZiTTBL

Karl Alfred. terata,

151.

— Idem. —



Handbuch der

Palaeontologie. Voi.

Echinodermata und Molluscoidea. In

8.»;

I.

Palaeozoologie. Parte

pag. I-VIII, 1-765,

fig. 1-558.

1.=':

Protozoa,

Coelen-

Mùn-

E. Oldenbourg;

chen u. Leipzig, 1880. Traité de Paleontologie, traduit par le Dr. Charles Barrois. Voi. I: Paleozoologie. Parte 1.= Protozoa, Coelenterata, Echinodermata et Molluscoidea. In 8.°; pag. I-VIII, 1-764, fig. 1-563. E. Oldenbourg; Munich et Leipzig, 1883. :

Addenda 152.

169

A. SILVESIEI

[49]

— Chbcchia-Kispoli

— La

Giuseppe.

ed econom. Palermo,

serie

voi.

^).

nummulitica dei dintorni

XXVII

di

Termini-Imerese. In

(1908), pag. 53-137, tav. I-VII.

4.°;

Giom.

Se. nat.

Palermo, 1909.

153.*— Heron-Allbn Edward and Earland Arthur. — On Cycloloculina, a New Generic Type of the Foraminifera. With a Preliminary Study of the Foraminiferous Deposits and Shore-sands of Selsey Bill. In 8."; Journ. E. Micr. Soc, anno 1908, pag. 529-543, fig. 138, tav. XII. London, 1908. In 8.°; Becords Geol. Survey India, voi. 154. — Wrbdbnburg Ernest. The Cretaceous Orbitoides of India.



XXXVI,

Durante

*)

la

stampa

parte



3.^,

pag. 171-213,

fig.

1-5,

tav.

XXV-XXIX.

di questo lavoro, per cortesia degli autori, ai quali

possesso di alcune opere di recente pubblicazione, che cito qui onde

il

Calcutta, 1908.

ne sono molto grato, son venuto in prenderne conoscenza, e rime-

lettore possa

diare dopo di ciò alle mie involontarie omissioni.

E

soprattutto di speciale interesse per

1'

argomento che ho

trattato, la bellissima

memoria

del

Vredenburg,

cui al superiore n.» 154.

Palaeontographia

italica, toI.

XIV,

1908.

22

di

170

A. SILVESTRI

[50]

INDICE DELLE MATERIE

Introduzione

.............

Illustrazione dei fossili

Lithothamnium

.

sp.

Genere

:

.

[1]

122

[2]

»

122

[2]

»

123

[2]

125

[5]

........... .......... ............

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

Calcarina

Calcarina sp.

121

»

»

Peevek

Orhitolina Paronai

Botalia sp.

pag.

d'

Orbigny

.

Genere: Siderolites Lamaeck

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

»

127

[7]

.

.

.

»

125

[5]

.

.

.

»

127

|7J

Lamaeck

125

[5]

128

[8]

»

128

[8]

»

128

[8]

[14]

Genere: Orhitoides d'Oebignt (emend.)

137

[17]

media (d'Aechiac)

.......... ............ ........... ........... ............ ........... .......... ............ ...........

134

136

[16]

Siderolites cfr. calcitrapoides

Genere

:

Omphalociiclus

Beohn

Onvphalocyclus macropora (Lamaeck)

.

.

.

.

...

Omphalocyclus macropora (Lamck.) var. Schlumb&rgeri A. Silvestri

Genere

:

Archaecyclus A. Silvestei

Orhitoides

Orhitoides apiculata

.

...

.

.

....

.

.

.

.

.

.

.

.

»

Schlbmbeegee

Orhitoides gensacica (LE^ofEniE)

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

»

Genere: Lepidorhitoides A. Silvestei Lepidorbitoides Paronai A. Silvestei

Lepidorhitoides

minor (Sceliimbergee)

Lepidorhoides socialis (Leymeeie)

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

Lepidorbitoides Eggeri A. Silvestri

Lepidorbitoides Vidali (Peevee)

Genere

:

»



Glypeocyclina A. Silvestei

143

[23]

147

[27]

151

[31]

150

[30]

152

[32]

153

[33]

153

[33]

154

[34|

155

[35]

Lepidorhitoides [Glypeocyclina?] hageriensis (Qhecchia-Eispoli et Gemmellaeo)

.

.

»

154

[34]

Doryderma

? sp.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

»

156

[36]

.

.

.

.

.

»

156

[36]

Conclusione

»

157

[37]

Indice bibliografico

»

162

[42]

Hippurites, e Sphaerulites o Radiolites sp.

.

Finito di stampare

.

il

.

23

.

dicembre

1908.

REONY

VINA.SSA. de

F. E.

FOSSILI DEI MONTI DI LODIN (Tav.

Di questi

Fauna

ha parlato per primo

fossili

Ma

Alpi Carniche ^K

fossile delle

XXI

il

[I]

e Fig.

De Angelis

già prima di

prevalentemente

tanza in questo periodo, durante

mancano

De Angelis

Il

quale

intere.)

nella sua

Ter^a Contribuzione

ne aveva parlato

lui

riferito al Siluriano superiore tali fossili, il

2

1,

corallari,

il

allo Skidio^délla

Frech,

invece credè di dover riferire tale fauna

memoria

Siluriano

del

ma nemmeno

;

invece che

accettando

il

il

Devoniano medio. Evidentemente

al

Frech rispondeva riconoscendo

riferimento del

grigi appartenessero al

calcari

i

De Angelis

Nel lavoro che, insieme

De Angelis

modo

riferirsi al

importanza per

i

egli dallo studio dei fossili

calcari con Coralli silicizzati

Devoniano medio. Per alcun tempo ho

la geologia

suo errore di riferimento al

ammetteva

Devoniano inferiore.

accennai come, per evidenti ragioni stratigi'afiche e tettoniche, in alcun

:

il

egli si

osservazione sul

Gortani, pubblicai nel 1902 sui terreni della Tavoletta

al

quale aveva

nelle Carniche formazioni di scogliera.

era limitato al puro e semplice studio paleontologico, e non doveva aver fatto alcuna terreno. Alla

il

facendo anzi notare la loro impor-

carnica avendo occupato

il

di

Paluzza^',

non potessero

lasciato tale argomento, altri di

maggiore

mio tempo. Nella estate dell'anno scorso però ho

potuto raccogliere nuovo materiale anche in altre località e fare alcune osservazioni tettoniche,

le quali,

a mio parere, escludono assolutamente ogni riferimento al Devoniano medio degli strati in questione.

nuovo materiale ho raccolto pure

Poiché anche dal punto di vista paleontologico

gli

una breve descrizione, e

così comincio dal fare di essi

E

nella revisione eseguita quest'anno.

esemplari da lascio al

me

raccolti

hanno qualche interesse,

termine del lavoro la discussione stra-

tigrafica dei risultati. Il

nome

scelto dal

presso la Casera

De Angelis

di Lodinìit

alto

di

non

Devoniano medio si

di

Lodinut non

Ora

il

si

hanno rocce

si

vede sopra

la

fossili

Mem. E. Accad.

2)

Boll. Soc. geol.

Lincei,

it.,

CCXCVIII,

XXIV,

2,

silicizzati si

Difatti

fossilifero,

e,

a

presso la Casera

trova poco sopra alla Casera di Lodìn alto. Qual-

Casera di Lodin Grande e molti blocchi franati

Confin dietro alla stessa Casera.

')

Orthoceras; mentre

e

felice.

eruttive.

giacimento principale dei

che altra massa

troppo

ha che Carbonifero superiore trasgressivo

qualche distanza. Siluriano in forma del tipico Calcare rosso con Lodinìit bassa

è forse

1905.

1901.

si

hanno nel Rio

di

172

P. E.

Come

VINASSA DE REGNT

[2]

già ho detto, fossili silicizzati delle stesse forme e dello stesso periodo

hanno:

si

alla

cima

Val di Puartis tanto e specialmente sul versante settentrionale quanto sul meridionale; poi alla Gaserà di

Eamàz

e

finalmente sui declivi della

masse minori ed

in

alto,

Cima

cima culminante, fauna che

Non

ci

Monte Lodin (Findenig Kofel

il

occupa adesso col

alto,

costa alta alla cosiddetta Creta rossa. Poiché tutte queste località

possono essere molto logicamente, anche dal punto

la

sopra Lodin

quelle che affiorano

in evidente continuazione di

nome

di

vista geografico, aggruppate

sotto

il

nome

della

bene denominare

della carta austriaca) così credo sia

di Lodin. il

materiale che ha

De Angelis. Non mi è quindi possibile dare un giudizio su varie forme che mancano nel mio quali il De Angelis non ha dato figura o la ha data mal riuscita e accompagnata da

descrizione spesso

potei,

quantunque

lo desiderassi

e

ne avessi anche fatto richiesta, avere

servito allo studio del Prof.

materiale e

delle

insufficiente.

Me

ne spiace tanto più perchè

da quelle cui giunge

il

De

i

resultati del

mio studio conducono a conclusioni stratigrafiche diverse

Angelis, come già ho accennato; e perchè quindi talune delle determinazioni

meritano una revisione. Le forme descritte dal De Angelis, non comprese le due varietà di Hélìólites, sono 21; di queste nel mio materiale ne ho riconosciute solo 10; due (Alveolites siiborbicularis e Stromatojwra concentrica) come vedremo, sono erroneamente determinate; le rimanenti, prevalentemente Ciatofillidi, non son riu-

da

Tui fatte

scito a trovare in esemplari determinabili. I coralli isolati

sempre

così

mal conservati, che sino ad ora mi è stato

non sono

rari in questi giacimenti,

difficilissimo

ma

sono

procurarmi esemplari che permet-

tessero una determinazione sicura.

E

sono appunto prevalentemente queste forme, che

il

De Angelis non

figura e che

come

sue descrizioni, anche nella sua collezione sono malissimo conservate, quelle che hanno indotto alla

il

risulta dalle

De Angelis

sua determinazione cronologica.

Ma

se poche delle forme citate dal

avuto a disposizione

altre,

pongono

antichità del deposito e

De

Angelis ho potuto riconoscere nei miei esemplari, ne ho

e benissimo conservate queste, le quali parlano chiaramente per così,

una maggiore

ancora una volta, in accordo la paleontologia colla stratigrafia.

Tetracorallia Haeck.

Cyadiophyllidae Gen.

Cyathophyllum

Cyathophyllum Taramellii De Ang. 1901.

La

Gyathophyllum Taramellii De Angelis. Op.

descrizione e

che altro la figura del

pili

pur tuttavia credo che

l'

corallo è isolato, unico, di

incompleto, poco Il

calice

si

Gdfs. Tav.

XXI

pag. 12, tavola,

De Angelis

[I],

fig.

1.

fig. 1.

lasciano molto a desiderare per chiarezza,

esemplare che passo a descrivere sia da riportare a questa forma a causa della

caratteristica disposizione delle tavole Il

cit.,



E. H.

ammassate

nella porzione

mediana dei

forma conica, leggermente appuntita

setti.

al basso.

Ma

l'esemplare essendo

può dire della sua forma esterna. Invece sono benissimo conservati

misura circa cm.

2, 5

di

diametro.

La sua porzione esterna non

i

caratteri interni.

è conservata che per tre quarti

VINASSA DE EEGNY

P. E.

[3]

circa della circonferenza. I setti sono

24+24.

173

maggiori giungono sin quasi

I

al centro,

stano prima. La lunghezza dei setti maggiori è quindi di nun. 12; quella dei minori va da I setti

mine

maggiori sono alla loro terminazione leggermente ondulati;

sin quasi a toccare

La forma corrispondenza

i

all'

incirca del

setti,

lo scheletro di essi

Le

setti

maggiori

ai quali

i

minori

lasso.

Nel punto

che nella loro parte terminale

piegano

in cui si inizia

erano

compatti,

il

arre-

mm.

al loro

9.

ter-

contatto.

il

distanza

dalla parete

cali-

rigonfiamento, ed anche un

rendono discontinui.

si

si

8 a

dilatano singolarmente in

si

primo terzo per ridursi poi un poco a breve

da tessuto molto

si

minori

mm.

sono interposti; anzi per alcuni avviene

dei setti è caratteristica. Essi sono irregolari di dimensioni e

cinale, che è costituita

poco prima,

i

i

È come

se

dividesse in ramificazioni irregolari.

si

tavole sono abbastanza rare e quasi mancanti nella porzione prossima alla parete calicinale

a circa mezzo centimetro di distanza da essa sono fittissime, in

mm. Più

cingolo continuo nel calice della larghezza di circa quattro

ma

;

maniera da produrre quasi come un verso

il

centro del calice le tavole

sono irregolari e più grosse ed anche leggermente ricurve. Anch'io, come di farla coli' unico

il

De

Angelis, nulla posso dire della sezione longitudinale non avendo

Non

esemplare a mia disposizione.

trasversale basta per caratterizzare la specie, distinta

la possibilità

però necessaria in quanto che la sola sezione

è

dalla

tipica

forma dei

setti e dalla disposizione

delle traverse.

Questa forma

Wolayer Thòri

trova,

si

secondo

indicazione

la

del

Frech comunicata

De

dal

Angelis, anche

al

>).

Cyathophyllum helianthoides Gdfs. 1901. Cyathophyllum helianthoides Gdfs.

De Angelis

II

di

cita

De Angelis.

Op.

cit.,

pag. 8 (cimi syn.J.

questa forma un solo esemplare; nel mio materiale,

dei

dintorni di Lodin,

sono arrivato a riconoscerne quattro con sicurezza ed altri sono dubbiosi. In generale difatti lo stato di conservazione dei Tetracoralli di questi strati lascia sempre moltissimo a desiderare.

come giustamente osservò De Angelis, che

tuzione dei setti esclude,

si

La forma

e la costi-

possa trattare della varietà

pJii-

locrina più recente. dall' Eodevonico

superiore

cioè al Neodevonico. Col ritrovamento di essa in questo giacimento la sua estensione verticale

aumenta

Questa forma non ha valore cronologico, essendo diffusa in tutto

il

Devoniano:

ancora.

Cyathophyllum vermiculare Gdfs. 1901. Cyathophyllum vermiculare Gdfs.

La forma non

è rara a Lodin, ove

De

Angelis. Op.



Tav.

cit.,

XXI

[T],

fig. 2.

pag. 8 (cum syn.).

un esemplare quasi completo mi ha permesso una sezione

tras-

versale che è poi quella che ho disegnata da una fotografia.

L'esemplare misura nellata,

mm.

21 di diametro massimo;

esternamente la superficie è tutta quanta scan-

alla Tav. II fig. 7. La forma è subcilindrica, hevemente come nell'esemplare figurato dal Feech numero di 32+32; quelli di secondo ordine sono poco meno estesi di quelli ^)

appuntita. I setti sono in

*)

Che non

2)

Cyathophylliden

è affatto

il

passo di Volaia come erède

und Zaphrentiden

il

Db

Angelis.

des deufschen Mitteldevon. Palaeont.

Abh. Damhs und Katser,

ITI, 3, 1886.

174

di

P. E.

primo; questi non raggiungono mai

meno

più

VrNASSA DE EEGNY

centro.

il

La

loro

ondulati e terminano in punte sottilissime.

[4]

massima lunghezza è di 10 mm. I setti sono Le tavole settali sono abbastanza numerose,

irregolarmente disposte, ricurve, colla convessità verso la parete calicinale, che è fortemente ingrossata.

Non ho

potuto eseguire una sezione longitudinale tale che permettesse di vedere nettamente

Mi sembra però che

suto spugnoso mediano.

il

tes-

sezione trasversale siano sufficienti a dar

caratteri della

i

sicurezza alla determinazione.

È

notevole la somiglianza che

ha coll'esemplare mesodevonico descritto dal Lebedew

si

''

il

,

quale è

solo più piccolo.

Questa forma

è

prevalente nel Mesodevonico,

ma

trova pure

si

e

non

di

rado nell'Eodevonico

germanico. Oltre agli esemplari

Puartis e della Gas.

Lodin ho anche esemplari del versante settentrionale della Cima

di

Ramàz

di

Val

alto.

Cyathophyllum angustum Lonsd. Gyathopyllum angustum Lonsdale in Mtjechison. Silur. Pag. 690, tav. XVI,

1839.



1S54.



LoNSD. M. Edwards and Haime. pag. 281, tav. 06,

Questa forma venne

mente non

uno solo è dubbio,

ma

il

9.

45 (ciim syn.).

prima volta dal Feech come presente

citata la

fu più da lui ricordata. Il

plari di cui

fig.

fìg.

British fossil Corals, V. Palaeont. Soc,

De Angelis nemmeno

la

in questi strati;

calice è

il

Manca

l'

nomina. Io ne ho rinvenuto due esem-

profondo poco più

di

1

ai

sono sottilissimi, ridotti

del corallo è l'ipieno di

1,5 e

mm.

di

setti. ;

un tessuto

le

tavole settali sono limitate alla porzione periferica,

vescicolare,

fitto.

Le

mm.

il

rimanente

pareti delle vescicole sono abbastanza spesse,

ricurve a semiluna; le vescicole sono regolarmente disposte e

La

25

ed è dovuta alla presenza e potenza di sedimenti che fittamente e regolarmente

sono disposti perpendicolannente

mm.

di

cm.

epiteca e la superficie apparisce quindi colla sua tipica quadrellatura alveolare, che è carat-

teristica della specie

I setti

successiva-

secondo è invece del tutto rispondente a questa specie.

L'esemplare determinabile è completo nella parte inferiore; esso misura poco più diametro;

ma

hanno dimensioni

limitate

oscillando tra

2,5.

sottigliezza dei setti, la

forma tipica della parete senza epiteca,

la caratteristica riduzione delle

tabule, la sufficiente regolarità e fittezza del tessuto vescicolare, e la uniformità di questo riempimento

vescicolare per tutta quanta la estensione del corallo sono particolari a questa forma, abbastanza rara e caratteristica sino

Nei

ad ora del Siluriano (Wenlok e Caradoc).

calcari dei dintorni di Gas.

Lodin ^K Gen.

Cystiphyllum

Lonsd.

Cystiphyllum Geyeri De Ang. 1901.

Cystiphyllum Oeyeri

De

Angelis. Op.

cit.,

pag

17,

tavola,

%.

5-7.

Rol Korallow Devonskih Otlogenah Rossii. Mém. du Com. géolog. russe, XVII 2, 1902, tav. V, fig. 59. Varie altre forme di Cyathophyllum esistono in questa fauna e talune sembrano appartenere a nuove forme esse sono però cosi mal conservate da non permettere una determinazione sicura. '>

^1

:

P. E.

[5]

mio esemplare

Il

minore

di quello che

Lodin, che è

di il

De Angelis

il

VINASSA DE REGNY

175

solo che possa con tutta sicurezza riportarsi a questa specie, è

misurando esso un diametro

figura,

tamente a questa specie del gruppo del G. cristatum Frech.

di 2

cm. Risponde però perfet-

mio esemplare è però

Il

troppo cattivo

in

stato di conservazione per potermi permettere di fare aggiunte o modificazioni alla descrizione data dal

De Angelis

e corredata di buone figure.

L'esemplare descritto è unico e proviene dai calcari attorno

pure

plare,

riferibile

a questa forma, ho trovato a Gas.

Ramàz

alla

alta.

Un

Gaserà Lodin.

Un

terzo,

ma

secondo esem-

però molto dubbio,

proviene dai calcari della Creta rossa.

Alcyonaria Heliolìtiflae Gen.

genere Heliolites venne per

Il

dal

località,

Anche

De Angelis nel

^'

il

la

Lindstr.

Heliolites

prima volta

M. E.

Dana. ed appunto

fatto conoscere in Italia,

di questa stessa

quale descrisse poi nella sua terza contribuzione citata cinque forme diverse.

mio materiale non son rare

le

forme di Heliolites, sebbene quasi sempre in frammenti.

Heliolites interstinctus L. sp.

— Tav.

XXI

flg.

[I],

4.

1899. Heliolites interstinctus L. sp. Lindstrom. Reniarks on the Heliolitidae. K. Svensk. "Veten. Ak. Handl.

Bnd. XXXII,

pag. 41, tav.

1,

1901. Heliolites interstinctus L. sp.

Ne ho due frammenti che conservano I calici circolari.

Tra

tutti

I,

fig.

1-36; tav. II, fig. 1, 2; tav. III,

Angelis. Op.

cit.,

pag. 24, tavola,

fig.

fìg. 1,

2

(cum

syn.J.

18, 19.

che non mi permettono di dir niente sulla forma generale del polipierite,

la stessa

di essi intercede

canali cenenchimatici dei quali

dimensione che

aggira attorno ad

si

1

una distanza che va da mm. 1,5 a mm. si

ma

per una esatta determinazione specifica.

sufiìcienti caratteri

hanno

De

trovano da 2 a 3 per

mm.

2,

Essi sono perfettamente

occupata dalle aperture dei

mm.

ma

assai brevi. Solo

per eccezione in qualche calice è possibile notare una alternanza nella dimensione dei

setti; negli altri

La

teca calicinale è assai sottile; da essa partono 12 setti,

la erosione

di

distinti,

vedere questo carattere. La columella manca. Le tavole sono

sottili,

il

riferimento a questa forma prevalentemente siluriana,

ma

nota anche nell'Eodevonico.

Le dimensioni, specialmente Angelis ha distinto come varietà devonica, collegata però alla forma tipica da numerosi come del resto ammette lo stesso De Angelis (Op. cit., pag. 25, tavola, fig. 20). di

il

nume-

da 4 a 5 per mm., orizzontali e regolarmente disposte. Tutti questi caratteri parlano chiaramente

rose,

per

non permette

sempre ben

un secondo esemplare, accennano però piuttosto a quella forma, che

De

passaggi,

Galcari dei dintorni di Gas. Lodin.

Heliolites porosus Gdfs. 1899. Heliolites porosus Gdfs. Lindsikom. Op. 1901.

'1



II gen. Heliolites





De

cit.,

Angelis. Op.

— Tav.

XXI

[IJ,

pag. 53, tav. II,

cit.,

pag. 26, tavola,

fig.

fig.

fig.

3.

29-37; tav. Ili,

fìg.

37.

21.

nel Devoniano delle Alpi carniche italiane. Boll. Soc. geol.

it.,

XVIII

(1899), n.° 1

P- E.

176

Un

VINASSA DE EEGNT

pezzo di polipierite, magnificamente conservato, può

Devoniano inferiore

e

[6]

questa specie, caratteristica del

riferirsi a

medio.

La forma dell'esemplare sembra accennare ad una coppa: ma poco

sicuro

di

può

su di essa,

dirsi

causa l'erosione subita dal pezzo. I calici circolari quasi tutti uguali tra loro

bastanza irregolarmente; e canali

I

del

hanno un diametro

infatti taluni distano tra loro

di

mm.

mm.

di circa

1, altri

1,5 e sono disposti ab-

allontanano sino al doppio.

si

cenenchima hanno forma irregolarmente poliedrica, e sono molto

contandone

sottili,

circa 4 per ogni millimetro.

La

teca è ingrossata, a contorno esterno leggermente ondulato per effetto dell'inserzione dei canali

cenenchimatici.

Da

essa partono 12 setti, sottilissimi

ma ben

che arrivano sino

netti,

al

come l'apparenza

intrecciano irregolarmente coi processi spiniformi tanto da formare

centro, ove si

una columella,

di

che invece effettivamente manca.

Trasversalmente

si

notano numerose tavole, da 3 a 4 per mm., irregolarmente disseminate,

sottili,

orizzontali, indipendenti nei singoli canali cenenchimatici e nei calici.

Come

è noto questa

forma è abbastanza

variabile,

pur mantenendo caratteri

sufficienti a distinguerla.

Pei setti assai più allungati di quanto normalmente non avvenga comunemente in questa forma,

mio esemplare rassomiglia a quello del Devoniano

La non

var. Lindstromi che

esiste nel

Nei

De Angelis

il

di

Torquay, figurato dal Lindstrom tav.

mio materiale.

calcari di Gas. Lodin.

1899. Heliolites Barrandei Pen. Lindsteom. Op.





?1901.



La forma esterna di questa come costituita da tanti

drica e

lineari.

De

cit.,

Angelis. Op.

Heliolites è



pag. 58, tav. Ili,

cit.,

XXI

Tav.

fig.

[I],

fig.

5,6.

8-12, 17-27; tav. IV,

abbastanza strana. Essa

infatti è tozza,

irregolarmente

cingoli irregolari, a superficie esterna tondeggiante,

espandono come un ventaglio, irraggiando da un centro mediano e divaricando

si

Ha

per questo talune analogie

Esternamente

(cumsyn.)

fig. 1

pag. 27.

nettamente

cilin-

distinti

Questo aspetto è dato dal fatto che l'accrescimento è dovuto a masse cenenchimatiche

che

i

calici

zoW H.

hanno

parvistella

come è

la teca rilevata,

per qualche forma di Plasmopora.

Un

figurato dal

questa forma è la rarità dei I calici circolari

hanno

calici il

LindstrOm (Op.

in

curva verso

cit.,

prima vista potrebbe prendersi

tanto che la forma a

i

l'alto.

tav. IV, fig. 10).

attento esame però dimostra che questo è semplice

silizzazione, poiché sezionando l'esemplare si riconoscono tutti

mai

6.

distingue esclusivamente basandosi sulle minori dimensioni,

Heliolites Barrandei E. Horn. in Fehecke.

da solchi

Ili, fig.

il

eff'etto di fos-

caratteri di Heliolites. Caratteristica di

e la grande frequenza quindi dei canalicoli cenenchimatici.

diametro che, oltrepassando sempre

il

millimetro e sono sempre distanti tra loro almeno di

I

canali

mm.

il

3, 5

mezzo millimetro, non, raggiunge

ma

taluni distano anche

mm.

5.

cenenchimatici sono tondeggianti, numerosi, su per giù della stessa dimensione, e se ne

contano da 4 a 5 per miUimetro.

La teca

calicinale è ingrossata;

i

setti

sono brevissimi,

delle spine. Trasversalmente si notano tavole che sono calici

ma

nettamente

meno numerose

distinti.

nei calici che

Nulla

si

non nei

può vedere canali

;

nei

sono 2-3 per mm., nei canali 3-5. Le tavole sono orizzontali, non molto regolarmente disposte.

La somiglianza rate dal LindstrOm.

della superficie del

A

esempio

la fig.

mio esemplare è abbastanza grande con alcune 8 della tav. Ili, che risponde

per

le

delle

forme

figu-

dimensioni dei

calici,

e si

m

P. E.

distingue soltanto perchè

sponde anche bene per

specialmente per la

la struttura interna,

numero

nella mia, è netta la diversità del

177

Ma

leggermente più avvicinati.

sono

calici

i

VUTASSA DE BEGNT

questo esemplare siluriano

sezione

trasversale, nella quale,

meno numerose

delle tavole, molto

nei calici che

ri-

come

non nei

ca-

nali cenenchimatici.

La mancanza

di spine

ben

non credo possa modificare

visibili

ma

che esse non mancano del tutto;

pili

che la fossilizzazione in

Non

determinazione. Tanto

la esattezza della

una sezione anzi sono relativamente ben manifeste. Soltanto

impedisce di veder bene questo carattere.

silice

mancando una

saprei,

in

figura, giudicare se gli

esemplari

riferiti

dal

De

Angelis a questa specie

effettivamente vi appartengano. Dalla descrizione sembrerebbe di no. Specialmente la fittezza dei calici e le dimensioni dei canahcoli non mi sembrano troppo rispondenti a quanto

si

sa di questa forma.

Nei calcari di Gas. Lodin.

Tabulata

E. H.

Favosilitlae

E. H.

Gen.

Favosites

Favosites Goldfussi Ed.H.

De

1901. Favosites Ooldfussi E. H.

Ho rato.



Lam.

XXI

Tav.

fig. 7.

[I],

Angelis. Op. di., pag. 10, tavola,

cinque frammenti poco ben conservati e molto inferiori all'esemplare che

Pur

tuttavia anche nei miei esemplari sono riuscito a riconoscere

specie, che è quello di avere

pori disposti in

i

una

Non

il

il

carattere

De Angelis ha

figu-

fondamentale della

sola serie, a differenza di quanto avviene nel F. go-

thlandicus, da parecchi ritenuto distinto, che ha invece pori disposti in

due

serie.

raro nei calcari attorno alla Gas. Lodin.

Favosites Thildae De Ang. 1901. Favosites Thildae

È

13 (cum syn.).

fig.

forma

la

la

De

Angelis. Op.

cit.,

-

Tav.

XXI

pag. 18, tavola,

[I],

fig.

fig.

8, 9.

8-12.

più comune di questo genere e ne ho raccolto esemplari tanto attorno a Gas. Lodin

quanto anche alla Gas. Ramaz,

Cima Val

alla

di

Puartis sia

sul versante

settentrionale sia sul meri-

dionale, ed alla Greta rossa.

Nulla ho da aggiungere alla descrizione data dal

chele somiglianze

col

De

sono maggiori di quanto non appaia dalla descrizione del dei pori risponde a quello che stintivo, forse di

non grande

si

riscontra nel

-F.

Dei

i

calcari il

attorno alla Gaserà

di

loro stato di conservazione

rami hanno

il

diametro

di

De

Ottilìae.

tav.

Angelis.

IX,

Ho

fig.

10-12 e tav. XI,

difatti

esemplari ove

fig. 9, il

10)

numero

Resterebbero dunque come solo carattere

di-

valore, le tavole curve e più rade.

Favosites

che per

Angelis di questa specie. Solo faccio osservare

F. O^i/iae Penecke (Grazer Bevon, pag. 605,

mm.

Lodin ho

altri

sp. pi.

tre

frammenti che certamente sono

non mi permettono sicurezza

di

determinazione.

di Favosites

La forma

è

ma

ramosa,

15-20 e portano celle poligonali abbastanza uniformi a spessa parete.

Palaeontograpliia italica, voL XIV, 1908.

23

DE KEGNT

P. E. YINASSA

178

[8]

e più che altro con

Le somiglianze sono specialmente forti col F. reticulatus Blain. determinato dal Frech e proveniente dal Devoniano chinese. Un'

altra forma, a celle molto sottili,

sufi&cienti

per

ha somiglianze

F. JBowerbanU, siluriana,

colla

Pachypora

Gen.

Pachyphora retìculata 1896. Pachyphora reiioulaia Gdfs. sp. Gueich.







solo esemplare incompleto,

dato così netti stata fatta per

De

ma

caratteri tipici della

i

il

ho dati

Nich. Gdfs. sp.

Das Palaeoxoicum im polnisohen

Kais. Miner. Gresell., pag. 182, tav. V,

Un

ma non

così

ad essa con sicurezza.

riferirla

1901.

un esemplare

Angelis. Op.

che conserva

pag. 20, tavola,

cit.,

forma che quasi

mio esemplare, tanto la forma delle

metà

della sua

piìi

Miitelgebirge. Verli. russ.

fig.

4.

14.

fìg.

mi ha GOrich sia

laterale, alla lustratura

potrebbe credere che la figura del

si

la loro disposizione,

celle,

il

loro numero, le loro

Una sola e piccolissima meno piegate all' infuori.

dimensioni e la dimensione generale della colonia corrispondono perfettamente. diversità

si

nota nelle celle laterali che sono nel mio esemplare un pochino

Unico. Nei

calcari dei dintorni di Gas. Lodin.

Gen.

Alveolites

Alveolites

Labechei E. H.

cfr.

Lam.



Tav.

per r esemplare da

delle Alveolites è

affinities of the " Tabulate Corals „

solo per esemplari che siano

comune

tutt'altro

of the

10.

in condizioni tali di con-

sicura. Osservazione questa fatta

detei'minato e riferito alla

lui

La determinazione

[I], fìg.

ma sempre

Gli esemplari di Alveolites non son rari in questi giacimenti

servazione da non permettere una determinazione

XXI

che

De Angeus

anche dal

Alv. suborbiciilaris Lmk. del Devoniano.

facile.

Falaeosoic period,

Il

lavoro del

Nicholson (Structure and

Edimburgh 1879) soccorre

ben conservati. Intanto per VAlveolites suborbicularis

il

parte,

in

ma

Nicholson pone come

un corpo estraneo sul sembra anche mancare in

carattere di grande importanza distintiva la sua forma a strati concentrici su di

quale

il

Questo carattere manca del tutto nei miei esemplari e

corallo viveva.

quello figurato dal

De

Angelis. Quanto

che Milne Edwardes e Haime (British

hanno benissimo segnato figura del

De Angelis

i

ai

restanti

fossil Corals,

caratteri interni, tra

invece ha frequentissimi

i

caratteri

il

Nicholson (Op.

cit.,

pag. 126)

Paleont. Society, Vili, pag. 219, tav.

quali primeggia la quasi assoluta

tali setti, quali

mai

si

XLIX,

mancanza

avverte fig. I,

la)

di setto.

La

rinvengono nella vera Alv. subor-

bicularis.

Nei miei esemplari

due

si

tre per ogni calice.

distinguono invece piccolissimi

ma

distinti

setti

Potrebbe darsi che anche nell'esemplare del

De

che non son mai Angelis, oltre

disegnato, altri ne esistano, scomparsi forse per la fossilizzazione. Oi-a questo carattere riporta plari

ad un tipo diverso

di Alveolites e cioè alla Alveolites Labechei,

meno

di

da

lui

al setto i

miei esem-

senza però permettermi una deter-

minazione sicura. L' A. Labechei ha dimensioni di calice

un poco più tondeggiante

e nell' interno si

un poco maggiori di quelle della suborbicularis; la forma è hanno vari setti, brevi ma distinti. Questo è appunto il caso

dei miei esemplari, che rispondono anche per dimensioni. In

uno

di essi si

vede nettamente in sezione

P. E.

[9]

longitudinale la presenza di questi setti

VI

tav.

del

VINASSA DE EEGNY

sotto

forma

179

La somiglianza

di spine.

perciò colla

Ma come

ho detto e come ripeto, sinché non

nome

della

3

avranno migliori esemplari sarà impossibile aver

si

sicurezza su questa determinazione. Quello che è certo è che la forma descritta e figurata dal sotto

fig.

Nicholson è grande.

De Angelis

Alv. suborbicidaris non appartiene a questa specie, la quale va radiata dall'elenco dei coralli

Lodin.

fossili di

Non molto

rara nei calcari dei dintorni di Gas. Lodin.

^ t r o m a t o p o r o i d e a. Hydractìiiioidea NiCH. Fam. Actinostroinidae Gen.

E

uno Stromatoporoide, come

Actìuostroma

Nich.

Nich.

tutti quelli di tipo idractinioide, privo

di tubi zooidiali, caratterizzato

dalla struttura a maglie reticolate a tipo esactinellide con pilastri radiali, che

mente a traverso a due

È

si

continuano successiva-

o più lamine e spazi interlaminari corrispondenti.

forma quindi facilmente riconoscibile a prima

vista.

Tra

i

in studio

fossili

il

genere è abbastanza

De Angelis non lo cita, quantunque la sua presenza fosse accennata dal Frech. Giustamente il De Angelis pone in guardia contro la facile confusione, che, ad una superficiale, si può fare tra un Actinostromide ed una Stromatopora. Ed è perciò tanto più diffuso. Il

l'errore che egli vista,

si

commette determinando come Stromatopora concentrica una forma

osservazione inesplicabile

che, anche a

prima

riconosce facilmente per V Àctinostroma clathratum Nich.

Actinostroma clathratum Nich.

— Tav.

XXI

flg.

[I],

11-17.

1881. Stromatopora concentrica (non Gdfs.) Baegatzky. Die Stromatoporen des rheinisc. Devons, pag. 54.



1885.





Feech. Devon Ostalpen. Zeitschr. d. deut. geol. Gesell., pag. 116.

1886-1888. Actinostroma clathratum Nicholsom". British Stì'omatojìoroids, pag. 131, tav. XII,

1895. Stroinatopora concentrica non Gdfs.

È

la

forma più comune nei

di fossilizzazione. cati

i

Ne ho

De

Angelis. Op.

calcari tanto attorno a

parecchi esemplari tutti più o

cit.,

pag. 29 (p.p.); tavola,

Lodin quanto

meno

pag. 76, tav.

I,

I,

fig.

8-13

;

II,

flg. 1-5. fig.

22.

in altre località, colla stessa facies

incompleti.

Ma

tutti

però presentano spic-

altri

coralli.

caratteri di questa forma, facilmente riconoscibile e molto variabile.

La forma generale in taluni casi

ed irregolare. Spesso ricopre ed investe

è massiccia

esemplare, quasi completo, di Gas.

Ramàz

alto

misura 14 cm.

di

larghezza massima;

ma

Un

magnifico

queste dimensioni

dovevano essere maggiori, a giudicarne dai frammenti che posseggo. Non ho mai avuto la

fortuna di vedere un esemplare

completo nella parte

basale,

cosicché

nulla

posso

dire

della

forma

dell' epiteca.

Frequentissimo é zione superficiale,

si

concentriche e più o

il

caso che

il

cenosteo cresca sotto forma di latilamine ed allora, ad una osserva-

può forse fare errore con un tipo

meno

ondulate.

Ho

di

vera

Stromatopora. Le lamine

ad esempio esemplari ove

la

sono sempre

ondulazione é piccolissima e

le

180

VINASSA DE KESNY

P. E.

[10]

lamine possono dirsi quasi pianeggianti, ed ho invece esemplari ove l'ondulazione è molto

giunge però mai

ben conservati come sono

maggior parte

la

me

da

quelli

di

che

presenta nettissimi

raccolti,

XXI

tondeggianti che sono la terminazione dei pilastri radiali (Tav. terali,

fig.

[IJ,

17) ed anche

collegano con un reticolato regolare caratteristico dei tipici Actinostroma.

li

Non

forte.

si

formazione di protuberanze o mammelloni alla superficie. Questa, negli esemplari

alla

Non

i

i

tubercoli

processi la-

son mai riuscito

a vedere le astrorize.

Microscopicamente longitudinale cioè

si

si

presenta la struttura che è esclusiva e caratteristica di questa specie. In sezione

vedono nettamente delle maglia regolari

forma quadrata. Sono

di

questa

difatti in

specie caratteristiche le distanze uguali tra lamina e lamina concentrica e tra pilastro e pilastro .radiale (Tav.

XXI

[I], fig.

12, 13). I pilastri che

hanno una sezione

Come

si

continuano per parecchie lamine di seguito e che hanno lo stesso

lamine concentriche, a differenza

valore delle

io

fitte.

si

ai

Clathrodictyum,

di questa specie si

hanno due

tipi.

Uno

a maglie

Nicholson crede che qualche paleontologo potrebbe esser

Il

come specie

disposto a considerare questi due tipi

più prossimi

altri tipi

trovato esemplari con pilastri a sezione angolosa.

debbo avvertire che

molto rade ed uno a maglie molto

saggi e di più

quanto avviene in

Non ho mai

circolare nettissima.

NiCHOLSON anche

il

di

trovano anche assieme nelle

diverse.

A

parer mio essi sono collegati da tanti pas-

giacimento,

stesso

che non credo

si

possano separare

specificamente. Tutt'al più potremo, per comodità di nomenclatura, distinguere una varietà macropora per i

a maglie molto larghe ed una varietà conferta per

tipi

La

varietà macropora (Tav.

metro se ne contano trici,

la

forma

tre.

è riconoscibile

La forma

di essi

[I],

11-13), ha

fig.

sono nettamente

i

tipi

a maglie

sottili.

pilastri posti a distanza tale che in

cilindrici e,

date

le

un

milli-

dimensioni degli elementi schele-

anche senza ricorrere a sezioni o ad ingrandimento.

Nella varietà conferta (Tav. millimetro.

XXI

I pilastri

i

XXI

[I],

fig.

14-15)

si

contano da 4 a 5

pilastri, talvolta più,

solamente in questo tipo

è al solito cilindrica;

si

per ogni

avverte una minore rego-

larità nella struttura scheletrica.

Le due la

varietà sono poi riunite da termini di passaggio, sia per la dimensione delle maglie sia per

minor regolarità nel loro

Le

diversità notate dal

parallelismo dei pilastri.

Ed

intreccio.

Nicholson

si

riferiscono

è notevole che

non

solo alle dimensioni delle maglie

mentre nei miei esemplari sono più regolari

larghe, negli esemplari distinti dal Nicholson sono questi invece

concludere che questa specie è molto variabile per caratteri

tali

che non

è possibile

tenerne

distinte

i

più irregolari.

ma

anche

quelli a

Mi pare quindi

al

maglie di

poter

dimensioni e forma delle maglie, pur mantenendo specificamente

le

singole modalità

colle

quali

si

presenta.

La forma Nicholson fig.

di

Lodin a maglie larghe ha innegabili somiglianze

alla tavola I,

fig.

9 e 12.

3 della tav. XII.

Nessun dubbio mi pare possa sussistere

sulla

appartenenza a questa specie, che come ho detto è

molto diffusa in questi giacimenti, dell'esemplare figurato dal centrica. di

di struttura cogli esemplari figurati dal

Invece la varietà conferta presenta le maggiori somiglianze colle

La

De Angelis col nome di Stromatopora conil De Angelis abbia confuso sotto il nome

descrizione della specie nel testo lascia supporre che

Stromatopora concentrica, insieme a vere Stromatopore, anche Actinostroma ed

si riferisce alla

carattere questo tipico degli Actinostroma, mentre

E

manca ogni

Ma

per quanto

e qualunque carattere di vera Stromatopora.

credo pure che senz'altro possa riferirsi a questa forma, che come

l'esemplare

altri tipi.

figura della tavola, chiarissima risulta la continuità dei pilastri radiali da lamina a lamina;

dell' Eodevonico

russo figurato dallo Tschebnischew.

si

vede è molto variabile, anche

P. E.

[11]

Del resto anche

il

GDrich (Op.

181

VINASSA DE EEGNY

pag. 115) cita questa specie come molto vai'iabile per

cit.,

dimen-

le

sioni degli spazi interlaminari.

Parecchi esemplari dei calcari attorno alla Gaserà Lodin. Nei calcari di Cima Val di Puartis tanto

Comune anche

sul versante settentrionale quanto sul versante meridionale.

presso Gaserà

Ramàz

alto e

M. Culèt.

al



Actinostroma bifarium Nich. 1888. Actinostroma bifarium Nicholson. Si tratta di

non

vi

un solo frammento,

può esser dubbio

La forma generale

ma

Op.

flg.

[I],

22.

L36, tav. XIII, fig. 3-7.

pag.

cit.,

XXI

Tav.

sua struttura, benissimo conservata, è così caratteristica che

la

sulla sua determinazione.

è ignota. Dall'

andamento

sembra che V esemplare

lamine però

delle

sia stato

massiccio. Nulla pure posso dire della base né della superficie, e del resto anche l'esemplare originale

del NiCHOLSON ne era privo. il

Non

si

vedono nettamente

i

pilastri

maggiori paral-

tra loro, posti a distanze diverse, tramezzo ai quali appariscono pilastri secondari molto più piccoli

leli

e più numerosi o

fitti.

Le lamine sono abbastanza le

resta quindi che la struttura microscopica, e questa è identica a quanto

NiCHOLSON dice del suo esemplare. Già ad occhio nudo

fitte;

se

ne contano da cinque a

sei

per millimetro, ed anche per questo

somiglianze colla specie del Nicholson sono grandissime.

La forma non pilastri,

si

può confondere certamente con

che apparisce nettissima. Piuttosto

piuttosto di

si

dato

altre,

il

carattere della varia dimensione dei

potrebbe far la questione se

una varietà deìV Actinostroma clathratum.

È

si tratti di

vera specie o non

certo che dalle osservazioni stesse del Nicholson e

da quelle del Tschernischew, del Giìeich e mie risulta che VA. clathratum è forma molto variabile e forse la variabilità potrà presentarsi anche nella diversa

mettersi un gruppo compreso col ciali

nome

di

forma dei

A. clathratum e

tutte le varietà a lamelle fitte e rade, a pilastri più o

risolvere

una

tal

pilastri.

di

Potrebbe quindi forse meglio am-

cui dovrebbero far

meno

parte con nomi spe-

vicini o di dimensioni diverse.

Ma

per

questione saranno necessari nuovi studi su materiale molto più ricco di quello, che non

abbia avuto a mia disposizione. Unico. Nei calcari dei dintorni della Gas. Lodin.

Actinostroma intertextum Nich. 1888. Actinostroma intertextum. Nicholson.

Op.

cit.,

Il,

Caratteristica di questa forma, già riconosciuta dal pilastri radiali e la

mancanza assoluta



Tav.

XXI

p],

flg.

pag. 338, tav. XIII,

Frech

21.

fig.

8-11.

in questi giacimenti, è la sottigliezza dei

di regolarità nella disposizione delle

lamine trasversali, che a

dif-

ferenza degli Actinostroma precedentemente descritti, non son mai regolarmente parallele e concentriche,

ma assumono

un tipo più

o

meno

vesiculare ed irregolare.

Anche la forma generale, che è quella di una espansione laminare sottile con epiteca basale, è una buona caratteristica, secondo il Nicholson, per distinguere la specie. Secondo me non sarei per dare troppa importanza alla forma esterna generale delle Stromatoporoidi, dacché, come avrò occasione di accennare anche per di

il

Clathrodictyum regulare,

forma generale.

si

hanno con identità

di struttura microscopica, diversità fortissime

182

P.

li'

A. intertextum è

E.TINASSA DE EEGNT

[12]

a riconoscersi anche a prima vista, dacché mantenendo

facile

i

caratteri di Acti-

per la irregolarità delle

pilastri continui a traverso varie lamelle, si distingue subito

nostroma, cioè dei

lamine concentriche.

Raro nei

calcari attorno a Gas. Lodin;

un esemplare anche a Gas. Ramàz

Clathrodìctyum

Gen.

Olathrodictyum regalare Eosen

Eosen

Claihrodicfyum regulare

Nich.

XXI

[I],

fig.

18-20.

Weber die Natur der Sfromatoporen, pag. 74, tav. IX,

1887. Stromaiopora regularis Eosen. 1888.

— Tav.

sp.

alto.

fig.

Monograph British Stromatoporoids,

Nicholson.

sp.

I,

1-4.

pag.

155,

tav. Ili, fig. 8-11.

NiCHOLSON descrivendo questa forma avverte che

Il

me

da

raccolto presso Lodin è invece

ben noto che

la

il

cenosteo è di piccole dimensioni. L'esemplare

più grande Stromatoporide che

il

dimensione e forse anche

esito a riferire a questa specie

il

la

si

trovi in quella località.

forma non hanno valore nemmeno

mio esemplare, poiché

Ma

di varietà e quindi

è

non

la struttura microscopica, che è poi quella che

veramente interessa, corrisponde perfettamente. L'esemplare come ho detto è grande molto. Esso misura un diametro

La forma è nettamente concentriche. La superficie è

cm. 15 ed uno spes-

di circa

sore di cm. 10.

emisferica, regolare, con netta formazione di lamine regolarmente

successive,

curva, priva di ogni e qualunque rigonfiamento o

Essa però é tutta ricoperta

di

minutissime granulazioni che sono

la

terminazione dei pilastri radiali.

Insieme all'esemplare maggiore completo ho raccolto anche numerosi

La

microscopica è

struttura

Prevalgono

le

caratteristica

e

risponde

mammellone.

altri

frammenti.

perfettamente a quella della forma tipica.

lamelle concentriche, in generale leggermente flessuose, solo qua e là irregolari, in

che due di esse

fondono in una o che una di esse

si

si

maggiore che non nel resto dello scheletro. Le lamine sono assai grosse, misurando uno spessore di

1/4

mm. ed hanno

nel loro

interno

una linea

piiì

scura, dimostrandosi

il

più delle volte arrivano sino alla lamina inferiore,

Può avvenire che si

tali

pilastri siano posti

Ma

AcUnostroma.

tipi di

tratta di pilastri continui

denti,

come

in tutti

i

uno sotto

è facile riconoscere

ma

l'altro,

così

ma

ed allora

dei prolungamenti

che talvolta si

di circa

formate da due strati

meno grande,

diversi. Dalla parte inferiore di esso sporgono, con regolarità più pilastri che

modo

interrompe lasciando uno spazio interlaminare

si

arrestano prima.

manifesta una somiglianza con

che tale aspetto è semplice apparenza, e che in realtà non

di sovrapposizione causale di pilastri

tra

loro

assolutamente indipen-

ClathrocUctyum.

Le lamine concentriche sono molto fitte, di esse infatti si contano da sei a sette per ogni millimetro. Le logge invece che si originano per la sporgenza dei pilastri hanno grandezze variabili, pilastri nascendo irregolarmente. Le dimensioni vanno da un minimo di 0,1 mm. ad un massimo di 0,2 mm. Una sezione trasversale mostra la terminazione dei pilastri radiali sotto forma di punteggiature toni

deggianti (Tav. visibili,

Le per

il

XXI

[I], fig. 19).

Queste sono riunite tra loro da prolungamenti più

meno

regolari e

che però non presentano quella tipica struttura esactinelloide caratteristica degli Actìnostroma. astrorize

mancano

del tutto.

suo stato di conservazione

si

E

per quante sezioni abbia fatte in vari punti dell'esemplare, che

prestava benissimo, non son mai riuscito a trovarle.

Il

dubbio quindi

espresso dal Nicholson che questa specie non presenti astrorize è pienamente giustificato, e credo che si

possa asserire

la

mancanza

di esse.

P. E.

[13]

Non mi pare

spender parole per sostenere

sia necessario

Carnia con quella descritta dal

183

TINASSA DE EEGNT

Rosen

v.

questa forma della

la assoluta identità di

Uno sguardo

e dal Nicholson.

alle figure della

modo

dotte da fotografie, ed a quelle della tavola del Nicholson, in special

alle fig.

mia tavola ripro-

10 e 11, dimostra

che la determinazione è giusta. Resta la sola dimensione e questa non basta a creare una nuova forma.

La

Un località

non venne trovata che

specie è rarissima; essa

Sempre però

in tre sole località dell' Inghilterra e dell'Estonia.

nel Siluriano.

Gaserà Lodin, e vari frammenti della stessa

solo esemplare completo nei calcari dei dintorni della

ed a Raniàz

alto.

Clatrodictyum bohemicum Pocta.



XXI

Tav.

[I],

fig.

23.

V

Clathrodictyum bohemicum Pocta in Barrande. Syst.

1894.

de la Bohème. YIII, 1, Hydroxoaires etc,

sii.

pag. 151, tav. XVIII.

È

questa una forma che rientra nel gruppo del CI. regulare Rosen sp. a cui

ma

r aspetto,

media 4 con

Per

tre spazi interlaminari per millimetro.

striatellum d'Orb. sp. (Nicholson,

Da

questo però

si

Op.

cit.,

pag. 117, tav.

modo

il

1; tav.

fig.

I,

V,

lamine, per

nelle

XIX,

8; tav.

fig.

formazione dei pilastri che non sono doppi

di

rade e cioè in

piìi

dimensioni la forma è più prossima

tali

distingue subito per la mancanza di ondulazione

spessore e più che altro per

avvicina molto per

si

subito per le dimensioni delle maglie che sono molto

se ne distingue

al CI.

12).

fig.

loro maggiore

il

base e non

alla

si

sviluppano solo alla superficie inferiore delle lamelle.

Invece la forma boema è del tutto

corrispondente.

La

descrizione di essa lascia a desiderare,

ma

per fortuna è completata da una buona figura e dalla spiegazione di essa, nella quale sono posti in evi-

denza caratteri

distintivi importanti, dei quali

non

parla nel testo.

si

Nulla posso dire della forma esterna del mio esemplare, che è eroso da ogni

frammenti

lustrati dalle acque.

Ad

occhio nudo

leggermente ricurve, equidistanti; e disposti.

La

In sezione trasversale pilastri

i

quali sono riuniti

cano. Forse

essi

si

da

che nel mio esemplare

si

scorgono

sottili

vedono pure benissimo

i

pilastri

di punti scuri assai

processi laterali. Nella specie

si

non continui

e irregolarmente

le astrorize.

boema

fitti

le

terminazioni dei

il Pocta manPocta stesso dice un poco mal riuscite. Ma del resto possa distinguere la forma carnica dalla forma boema. Sta il fatto

nelle sezioni che

solo fatto

vedono

e diviso in tre

lato,

lamine concentriche regolarissime, appena

le

vedono nettamente sotto forma

non appariscono

non credo che per questo

si

mancano

superficie è liscia e

si

in taluni punti,

questi, secondo

il

dove

nettamente uno spazio interlami-

la sezione taglia

nare, che dei sottili processi includenti delle aree triangolari,

come

in molti tipi di Clathrodictyum, partono

dai pilastri.

In sezione verticale

si

vedono

le

quattro in un millimetro. Spesso però caso,

come

avviene anche nella forma

concentriche regolari,

lamelle si

avverte una biforcazione di

boema

e

come

vandone

così

la

seconda lamella

un aspetto ad ampolla ovoidale, che

si

tali

lamelle

generale

per dicotomia. In

tal

è notato nella spiegazione della tavola, la lamella

secondaria corre vicinissima alla lamella madre. Si può anche dare

anche dalla figura data dal Pocta, che

equidistanti, disposte in

si

il

caso, che

mi pare

del resto risulti

riunisca di nuovo alla lamella primitiva, deri-

vede chiaramente anche nella mia

figura.

I pilastri sono irregolarmente disposti. Se ne possono in taluni punti contare cinque o sei per mil-

limetro ed in altri non vederne volta difatti, anzi

il

nemmeno uno

nello spazio stesso.

più delle volte, giungono da una lamella

Anche

all'aitila

il

loro sviluppo è svariato. Tal-

e chiudono tutta la loggia

come

184

P. E.

VINASSA DE KEGNY

[14]

nel CI. regulare Rosen. Tal'altra invece non la raggiungono e persino coli aculei

si

manifestano soltanto come pic-

sporgenti dalla lamella.

Unico. Nei calcari attorno alla Gas. Lodin.

Milleporoidea

NiCH.

Fam. Stroinaloporidae

Stromatopora

Gen.

Ho

centrica Gdfs.

nome

Gdfs.

De Angelis

genere era stato citato in questa località dal

Il

forma così chiamata dal

già mostrato che la

Nich.

che vi determinò la Stromatopora con-

De Angelis

V Actinostroma clathratum. Nella descrizione però sembrerebbe che

è

e da lui figurata con questa

De Angelis

il

avesse avuto

anche delle vere Stromatopora a sua disposizione, poiché parla, sebbene molto poco chiaramente, di tubi

Nel

zooidiali e di astrorize.

ma ho

trica;

materiale da

ricco

me

raccolto io non ho

trovata un' altra forma che è senza dubbio una vera Stromatopora, ben diversa però dalla

concentrica.

Stromatopora

Ho

di questa

noscere

le

Stromatopora concen-

trovato la

cfr.

discoidea Lonsd.



sp.

Tav.

XXI

[I],

25, 26.

fig.

forma un esemplare completo ed un frammento, che sebbene mi autorizzino a

rico-

somiglianze con questa forma così ben descritta ed individuata dal Nicholson non mi per-

mettono però piena sicurezza.

L'esemplare completo di

mm.

22.

È

esterna superiormente.

forma

tipica.

scritto e i

il

Una

La base

minore; esso misura una altezza di

invece

vede molto bene

essa è inferiormente incavata,

;

si

Ha una

larghezza massima di

può quindi vedere se presenta

dalle sezioni le somiglianze risultano molto forti.

Non

De

mm. l'

come

La

24.

prima de-

superficie in entrambi

apparisce difatti l'accrescimento per la presente

una tendenza

alla disposizione concentrica

come

nelle Stromatoporella.

lati-

mancasse, poiché

Angelis parla tra l'altro anche di latilamine. Si vede netto però, specialmente negli

esterni,

nella

aspetto tipico della specie inglese.

De Angelis

lamine. Questo mi dà a credere che tra le forme vedute dal il

18 ed una larghezza massima

l'erosione ne ha modificato la forma

della base; esso è superiormente meglio conservato dell'esemplare

mostra una forma tondeggiante.

pezzi è troppo mal conservata e non

Ma

si

mm.

Ma

epiteca sottile, lievemente rugosa la ricopre.

frammento manca

Il

è

irregolarmente piriforme avendo la base ristrettita.

strati

L'andamento generale

piìi

delle

lamine é lievemente ondulato.

Le sime

le

metro

astrorize sono caratteristiche per la lora grande ramificazione.

tabule astrorizali (Tav.

all'

incirca di

mm.

XXI

[I],

6-7; alla loro

fig.

26) come

terminazione

si

forma

nella

In esse

tipica.

Le

si

trovano anche nettis-

astrorize misurano

un dia-

intrecciano variamente e danno così allo scheletro

un'apparenza caratteristica. In sezione perpendicolare appariscono numerosi e metri. Gli zooidi sono di di

un gran numero

forma irregolare,

di tabule

per

ricurvi,

fitti

i

tubi zooidiali, da 5 a 6 per ogni due milli-

contorti, irregolai'mente

cilindrici e

sempre muniti

più diritte.

lo

Nella sezione appariscono tubi di Gaunopora.

Per

la

forma delle astrorize così ramificate e munite

e la disposizione dei tubi zooidiali,

l'

esemplare

di

di tavole astrorizali,

Lodin ed

il

per

il

numero,

la

forma

frammento che con esso ho raccolto é

cer-

tamente molto prossimo a questa forma del Siluriano inglese. Nuovi esemplari spero potranno dare sicurezza maggiore

al

mio riferimento.

P. E.

[15]

Gaunopora I tubi di

sp.

VINASSA DE EEGNY



Tav.

XXI

185

[I],

fig.

Caunopora sono molto frequenti nelle Stromatoporidi

commensali in esemplari

di

24.

di questi giacimenti.

Actinostroma clathratum ove sono comunissimi (Tav.

trovati anche in taluni esemplari di Clathrodictyu sebbene molto più rari.

sono pure insieme alla Siromatopora

cfr.

Ho

XXI

[I],

Ne ho fig.

riscontrati

24) e ne ho

già detto che le Caunopora

discoidea. *

Vediamo adesso

a cui lo studio di questa piccola

risultati

i

ma

importante fauna

ci

conduce, e che

appariscono chiaramente dalla tabella che segue:

Devoniano

Ramaz Lodin

Siluriano ecc.

inferiore

medio

superiore

+

+









Gdfs

+





+

+

C-

vermiculare Gdfs

+

+

+

C.

angustiim Lonsd

+ —

+ +

+ —





+ —







+

+

+



+ + +

+









+ —

+ —

+ —

+ —

+ —

+

+

+

+ —

+

Oyathophyllum Taramellii C. fieliantoides

Db Ang.

..... Db

+ + +

+ —

+



+

+



+

+



+ +

+ —

+ —

+



Actinostroma clathratum NiCH.

+

+

+ —

A. bifarium. Nich

+





A. intertextum Nich

+



+

+ —

Clathrodictyum, regulare Eos.

+

+ —

+







+

-







+







Cystiphyllum Geyeri

Ang.

Heliolites interstinctus L. sp.

.

H. porosus Gdes

....

H. Barrandei Pen.

Favosites Goldfussi E. H.

F. Thildae

De Ang

Pachypora

reticulata Gdfs.

Alveolites cfr.

CI.

LàbecMi E. H.

bohemicum Poe.

Stromatopora

.

.

cfr. discoidea

Palaeontographia

.

.

.

Lonsd.

italica, voi.

XIV,

1908.

+ +

+



24

DE KEGIST

P. E. VINASSA

186

[16]

Di queste 18 forme non hanno valore perchè nuove o dubbie:

De Ang. De Ang. De Ang.

Oyathophyllum Taraméllii Oysiiphyllum Geyeri Favosites Thildae

AlveoUtes

cfr.

Stromatopora delle quali le ultime

due accennano però a tipo

Delle dodici rimanenti

niano

Lahechei E. H. discoidea Lonsd.

cfr.

siluriano.

hanno valore limitato perchè passano dal Siluriano, anche basso,

al

Devo-

le seguenti:

CyathopTiyllum vermiculare Gdfs. Heliolites interstinctus L. „

porosus Gdfs.



Barrandei Pen.

Favosites Goldfussi E. H.

Fachypora reticulata Gdfs.

Ne

restano quindi solo sette che hanno valore stratigrafico. Di

sino ad ora, del

queste se ne hanno tre esclusive,

Devoniano e cioè: Cyathophyllum heliantoides Gdfs. Actinostrmna clathratum NlCH.

A. bifarium NiCH. mentre quattro sono esclusive del Siluriano e

cioè:

Cyathophyllum angustum Lonsd. Actinostroma intertextum NiOH. Clathrodìctyum regulare Ros. „

Avendo dunque riguardo che

le

bohemicitm Poe.

forme esclusive siluriche sono più

di quelle

devoniche e che, dell'altre

forme, le più accennano a Siluriano, mentre poche invece a Devoniano, io credo che il

Devoniano

tipico e si

Come sempre

debba invece accogliere piuttosto un riferimento

avviene per

gli

strati di passaggio, si potrà esser in

esatto. Vi potrebbe forse essere alcuno che voglia accettare piuttosto che

riorissimo

all'

Eodevonico

inferiore,

tipici del Siluriano. Quello

si

possa escludere

al Neosilurico

superiorissimo.

qualche dubbio sul riferimento

un riferimento

al Neosilurico

supe-

anche tenuto conto della mancanza dei generi di corallari ritenuti

che però è fuori di discussione è senza alcun dubbio

il

Devoniano medio

*'.

* *

E

vediamo adesso come

desunte dallo studio dei

1)

le condizioni tettoniche

*

confermino pienamente

le

deduzioni cronologiche

fossili.

In una nota preventiva (Proc. verb. Soc. tose. Se. nat., 3 maggio 1908) riferivo questa fauna aU' Eodevonico Le nuove ricerche di quest'anno mi hanno invece fatto propendere per il Siluriano.

inferiori ssimo.

[17]

P. E.

La cima Val

di Puartis (Thorl

Hohe

VINASSA DE BEGNT

perta trasgressivamente da strati carboniferi il

una ripidissima

della carta militare austriaca) è costituita da

anticlinale, con frequenti piccole rotture e sospingimenti locali,

Tutta la sella che è tra

187

Segnale ed

prevalentemente siluriana, erosa e rico-

fossiliferi. il

dossone che fa capo a Cima Val di Puartis è carbonifera.

In vari punti della copertura neocarbonifera scistosa, facilmente erodibile, sporgono delle pareti ripide, di pochissima estensione superficiale, di calcare siluriano rosso tutto contorto. Prima di giungere alla vetta, specialmente sul versante settentrionale, compariscono delle masse grigie calcaree isolate,

scorgano in mezzo In

grande prevalenza

alla

grigi si

tali calcari

Casere Lodin. Anche

alle

Il

medesimo

hanno alcune

delle più tipiche

la facies di fossilizzazione

forme che appariscono

è identica,

strato che affiora in anticlinale sui

massa maggiore dei

alla

Ramàz

si

maggior copia attorno

in

essendo anche qui

due versanti

Cima Val

di

fossili silicizzati.

i

alto e per tutto

Sud

di Puartis, più a

Ma

piega con dolce sinclinale, nella quale giace ancora del Neocarbonifero trasgressivo.

precisamente sopra a Cas.

che

le sole

di scisti e di calcari rossi.

si

un punto, e

in

declive sino circa a Gas. Lodin Grande, sovrastante

il

soliti calcari rossi neosilurici si

ha un

lembo

altro

questo calcare

fossilifero di

grigio corallino. Solo è da osservare che qui al di sopra del calcare grigio

compariscono ancora pochi

banchi di calcare rosso identico a quello Neosilurico con Orthoceras.

Nessun dubbio mi pare possa esservi massa dei

sulla pertinenza di questi calcari grigi sovrastanti alla

grande

calcari rossi e grigi neosilurici o intercalati ai banchi che la terminano, o al Neosilurico supe-

riorissimo o

all'

Eodevonico inferiorissimo. Tutto dipende dal valore che

vuol dare alla facies litologica

si

dei calcari rossi. Questi possono appartenere anche, nella loro porzione terminale,

all'

privi di fossili di qualche valore, certo è che la facies litologica dei calcari rossi,

comoda per

la delimitazione del Siluriano dal

Devoniano, e che a Volala

il

Eodevonico essendo

quando

esiste, è

Devoniano inferiore

molto

tipico si

presenta diversamente.

Là dove mancano quanto non

si

''

calcari rossi la facies a Stromatoporoidi silicizzate, che è assai ,

stesse condizioni di Val di Puartis

La

austriaca).

cima di esso è coronata da

per

dato

credo debbano riferirsi

fossili,

Sopra i

il

si

ripetono anche per

scisti che,

alla

le

motivo tettonico della

alla Cas.

Lodin

alto e

Neocarbonifero.

al

Cima Val seguendo

calcari grigi con fossili silicizzati,

ma

Il

che sono ruzzolati

M. Lodin (Findenigkofel

i

blocchi che

si

una antichnale; qui però

sentiero che conduce a

Cima Val

questa volta in massa più estesa,

di Puartis,

fossili.

ripete

compariscono

È

calcare

da questa massa

trovano al Rio Confin ad Ovest di Cas. Lodin Grande.

La prima

enormemente

esse (Fig. 1) va

di

la

in

Stua

parte di

con

Ramàz

:

contorti e ripiegati. Forse la grande potenza del Siluriano

a facies calcarea può riportarsi anche a numerose piegature secondarie, oltre che ad

La ho potuta

si

al solito sovrastanti al

rovesciamento locale del Siluriano dal Eio Major sino alla gola del Chiarsò, che precede

')

e

in parte rovesciata.

dal Ponte Fusèt sul rio Major alla Cima Val di Puartis. Continua qui un motivo che è già accennato al Germula; cioè una piega devoniana,

calcari rossi siluriani sono

della cai'ta

quantunque sino ad oggi non abbiano

Tali condizioni tettoniche sono espresse nelle due sezioni che seguono.

i



determinazione del-

nucleo però del monte è siluriano

di Puartis, cioè di il

il

rosso e grigio neosilurico e ricoperto da pochi banchi di calcare rosso senza

ove

diffusa

per analogia con quelli di Val di Puartis, per la

condizioni geologiche della regione attorno,

giacitura e

anche qui

potrebbe benissimo servire

è tipica e caratteristica, e

più

Devoniano.

l'inizio del

Le

credesse

i

seguire dal Passo di Pizzùl, pel Germula e Lodin, sino a Pai Piccolo.

un maggiore

svi-

188

P. E.

VUTASSA DE EEGNT

luppo locale in confronto della facies scistosa. Gli

Stua

di

Eamàz ed

alcuni di essi

Al disopra degli

vanno

però compariscono con grande potenza sopra alla

riferiti al Siluriano

viene

scisti siluriani

scisti

il

[18]

medio.

Neocarbonifero trasgressivo,

quale lascia vedere come

il

bottoni sporgenti dalla sua copertura erosa, delle masse calcaree neosiluriche con

Pig.

1.

Fig.

2.

fossili silicizzati.

La

Fio.

1.

Fio.

2.

— Sezione da P. Fusèt a Cima Val di Puartis. — Sezione da C. Culèt a M. Lodin. Scala di 1:25,000

1.

Scisti siluriani.— 2. Calcari siluriani.

enorme

3.

Calcari neosilurici con fossili silicizzati.

pila degli strati devonici del

assai grande che

si



4.

Calcari devoniani.— 5. Neocarbomfero.— G.AUuvione.

Germula, ove pure sottostanno

ha presso a Ponte Fusèt che rappresenta

i

la

calcari con stromatoporidi, e la

gamba meridionale

della

massa

anticlinale

quale è scavata la valle del Cercevesa, sono quassiì ridotte a presentare solo dei lembi di strati con

nella fossili

silicizzati

che loro servono di base.

Questi lembi però alla



cima Il

di

si

continuano

al

M. Lodin,

come

risulta dalla

fig.

2 che da Gas. Culèt giunge

M. Lodin.

Devoniano

in

doppia piega

di P.

Fusèt e M. Culèt, ove pure appariscono

i

calcari

con Stromatoporidi,

svanisce poco a poco sotto al Neocarbonifero trasgressivo. Nella Valle del Cercevesa predominano scisti e calcari siluriani. Pel

più complessa e

si

rimanente

è

come a Cima Val

rovescia verso Nord, iniziando così

di Puartis, salvo il

caratteristico del nucleo centrale carnico più occidentale.

che qui

il

siluriano fa

una curva

motivo tettonico che, da qui in avanti, diviene

19]

p. E.

L'andamento

della piega, ripidissima

189

vutassa de kegny

ma non

fagliata,

di

Val

di Puartis

conferma

tazione della doppia curvatura del Siluriano di M. Lodin senza ricorrere alla faglia che

Anche di

forme,

all'

il

infuori del

gruppo dei Monti

di

Lodin

medesimo orizzonte con Stromatoporoidi

si

ritrova,

la mia interpreammise il Geyer.

sebbene non sempre con tanta ricchezza

silicizzate con identica facies litologica e giacitura

identica.

Sul versante meridionale del Germula poco sopra alla Gas. Germula

si

hanno

i

soliti calcari rossi,

continuazione del Siluriano che sino da anni fa dimostrammo esistere in questo versante, e che al Clap di Milie è fossilifero. Intercalati agli ultimi

banchi di questo calcare e poco sotto

calcare grigio di scogliera, che verso la vetta è Mesodevonico, tornano

i

al tipico

e massiccio

calcari grigi

soliti

e stromatopore (Adinostroma clathratum, ClatJirodictyum regulare ecc.) e quindi

si

con coralli

ha identità

di giaci-

tura con Lodin.

Anche identico è il tipo che si ha nel nucleo siluriano

calcari con

dei

del Pizzo di

Pradersachia dalla quale ha origine

il

fossili,

per quanto poco ricchi di specie,

di faccia alla Gas.

Pai Grande e nella regione detta

abbondantissimi

Timau

Rio Gaier. Qui sopra

ai

Orthoceras e sottostanti ad altri banchi di calcari rossi senza

calcari rossi strabocchevolmente ricchi di

fossili,

tornano

i

grossi banchi grigi identici

a quelli che stanno attorno alla Gas. Lodin.

Mi sembra adunque che non fossili silicizzati

vi

non appartengono

possa esser dubbio che, anche tettonicamente,

Devoniano medio,

al

ma

che, essendo

i

calcari

grigi

con

immediatamente sovrastanti

al

Neosilurico e intercalati agli ultimi banchi di esso, siano da riferirsi al Neosilurico superiore o tutt' al

più ad un gruppo di passaggio dal Neosilurico superiorissimo

Sono

così

confermate pienamente

le

all'

Eodevonico

inferiore.

deduzioni a cui lo studio della faunula aveva condotto.

Catania, Istituto geologico della E. Università.

Dicembre 1908.

Finito di stampare

il

26 dicembre 1908.

RICCARDO UGOLINI MONOGRAFIA DEI PETTINIDI NEOGENIGI DELLA SARDEGNA PARTE TERZA ED ULTIMA Generi:

Amnssiopecten

XXII-XXV

(Tav.

7.

Amussiopecten Koheni Fuchs.

1876. Pecien Koheni Fttchs.

1882.

-

-



Tav.

XXn

Weber den sogenannten

LXXVIII,

sensoh., Bd.

riabellipecten, Pecten,

[cont.],

«

[V-VIII]).

[V], fìg. 1-6; Tav.

Badner

XXni

auf Malta.

Tegel »

[TE], fig.

1, 2.

Sitzb. d. k.

Atad. Wis-

1 Abth., pag. 3, tav. I, fig. 1, 2.

HiLBEE. Neue u. wenig bekannte Conchylien

a. d. Ostgalixischen

Mioeàn. Abhandl. geol.

Eeiolisanst., VII, pag. 32, tav. IV, fig. 10,11.

1899.

-

Ugolini. Sopra ale. Pettinidi d. aren. mioc. d. circond. di Rossano in Calabria. Atti Soc. tose. Se. nat.,



1899.

Monogr.

d. Pettinidi

Mem.,

voi.

XVII, pag. 107,

tav.

VI,

fig.

mioc. d. Italia centrale. Boll. Soc. geol.

1.

ital., voi.

XX,

pag. 190.

DIMENSIONI Altezza della valva destra » Larghezza Angolo apicale

.... .... »

.

Altezza della valva sinistra

Larghezza » Angolo apicale

»

.

72

=1

48

»

76

=1,05

50,5

=1 =1,05

140°

mm.

.

.

mm.

.

140°

70

=1

73,5

= 1,05

47 1

140»

=1

= 1,06 140°

Conchiglia di media grandezza, con guscio di medio spessore, di forma suborbicolare, leggermente inequilaterale ed obliqua, biconvessa.

La valva

da altre 4 secondarie, disposte due a due sui l'

apice, più grosse, piiì sporgenti e di

destra è poco rigonfia, percorsa da 10 coste principali e lati

della valva stessa.

forma subquadrangolare

alla

Le

coste principali sono sottili al-

porzione mediana, larghe e depresse

Le coste secondarie sono pressoché meno spiccate. I solchi profondi ed angusti come le coste nella parte superiore e si abbassano sino a confondersi con le coste medesime dalla parte inferiore

sin

quasi ad obliterarsi verso la periferia.

simili alle principali,

ma

della valva, si allargano

o palleale. L'ornamenta-

zione concentrica è finissima nella parte centrale, più rada in quella periferica. Quivi

le strie

concentriche

sono, anzi, attraversate da altre striettine radiali molto sottili e visibili soltanto sotto speciali incidenze di luce. Le un margine

orecchiette sono piccole, disuguali, distintamente ornate di strie concentriche, e provviste di

cardinale che è un poco angoloso ed aperto in fuori e fortemente seghettato.

B. TTGOLim

192

La

valva sinistra, che è la più caratteristica, è un poco

numero

stesso

[64]

rigonfia della sua contigua e fornita dello

Quest'ultime, però, nella metà superiore della valva, mostransi

di coste.

mediante due

tripartite

pili

piccoli solchi

graduale della costa. I solchi intercostali di questa valva sono, qui

quanto

le coste, piiì ristretti e

mezzo

nel loro

si

perfettamente uguali, ornate concentricamente come tutto

Questa specie,

presenza

la cui

io

cit.

Tutte

resto della valva e prive affatto di coste. I

il

esemplari da

me

Fuchs sopra esemplari

sopra menzionata. Nella

primo

del Miocene di

stessa

caratteri particolari di ciascuna valva; senonchè parrebbe dalla

i

che

carattere

il

tripartizione

della

Miocene della Calabria, degli Abruzzi, della Toscana ed

caratteri stessi

i

il

descrizione

delle

squamulatura fosse proprio della valva destra, mentrechè, invece, in

studiati pel

della Sardegna,

già più

che l'accompagna

ed anche dalla figura della loro

in sin.) fi^ istituita dal

Memoria

descritta e figurata nella

come quello sissimi

affatto.

orecchiette sono piccole,

ebbi occasione di riconoscere forse per la prima volta e per

sono assai efficacemente messi in rilievo descrizione

Le

diritto e liscio.

nelle formazioni mioceniche italiane (Op. lui

deprimersi

profondi nella me'tà superiore, larghi e depressi nella metà inferiore. Però,

nota una costicina intercalare sottile che nella valva destra, invece, manca

margine cardinale è

il

pure come nella destra, tanto larghi

le costicine costali ed intercalari sono poi sensibilmente granuloso-scaghose.

Malta e da

distintamente

spariscono poi a poco a poco con

che

longitudinali

si

in quelli

coste

tutti

gli

numero-

manifestano sempre e costantemente nella valva superiore

sinistra.

Lo

stesso f